martedì 9 aprile 2013

Guardate: ecco il volto dell'omofobia» La foto del gay picchiato fa il giro del web

Corriere della sera

Wilfred de Bruijn, olandese che vive a Parigi, ha pubblicato su Facebook la foto della sua faccia tumefatta dopo l'aggressione

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«Mi dispiace mostrarvi questo: ma guardate, è il volto dell'omofobia». Inizia così il breve testo che Wilfred de Bruijn ha scritto sotto la fotografia della sua faccia gonfia, deformata, tumefatta per le botte prese domenica sera, in strada a Parigi mentre camminava insieme al suo ragazzo. Wilfred, olandese che vive nella capitale francese da dieci anni e fa il bibliotecario, racconta sinteticamente quanto accaduto: «L'altra notte io e Olivier stavamo camminando nel 19esimo arrondissement e siamo stati selvaggiamente pestati solo perché eravamo sottobraccio». Calci e pugni hanno fatto perdere conoscenza al ragazzo: «Mi sono svegliato in ambulanza, coperto di sangue, senza un dente e con gli zigomi fratturati». «Ora sono a casa - scrive ancora l'olandese - e sono molto triste, Olivier si prende cura di me, non potrò andare al lavoro per dieci giorni». Pubblicare la foto, hanno spiegato Wilfred e il compagno, «è un atto politico». Il ragazzo ha sporto denuncia per «aggressione di gruppo a carattere omofobo».

«LA SUA TESTA COME UN PALLONE» - Al sito Rue89.com Olivier ha raccontato che la sera dell'aggressione lui e Wilfred stavano tornando a casa dopo essere stati a cena da amici: «Era stata una serata piacevole». A un certo punto, mentre stavano per prendere la metro alla stazione Ourcq, «abbiamo sentito "Ah, dei gay!": il primo pugno mi è arrivato in un occhio, ho cercato di proteggermi ma sono stato colpito almeno sei volte». Intanto il compagno era per terra: «È stata un'ondata di odio, la testa di Wilfred era diventata un pallone da calcio». La coppia ammette di aver pensato a lungo prima di pubblicare la faccia di Wilfred martoriata sul web. «Ci rendevamo conto che era choccante - hanno ammesso le vittime dell'aggressione - ma alla fine renderla pubblica è stato un gesto politico». Del resto Wilfred ha a lungo militato in un centro LGBT (acronimo che sta per Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender), e Oliver aveva creato una associazione per la lotta contro l'omofobia nella sua business school. Entrambi hanno spiegato che di solito stanno molto attenti per strada: raramente camminano abbracciati, mai mano nella mano. «Questa volta abbiamo abbassato la soglia della prudenza ed ecco cosa è accaduto».

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«AGGRESSIONI OMOFOBE IN AUMENTO» - La foto di Wilfred in poche ore è stata condivisa sul social network migliaia di volte ed è finita sui siti dei giornali francesi diventando il simbolo della lotta all'omofobia, proprio adesso che in Francia è forte la protesta contro il progetto di legge per le nozze gay - in esame al Senato. Mercoledì le associazioni in difesa dei gay hanno organizzato una marcia nel quartiere parigino del Marais, dove la comunità è molto presente. L'organizzazione «Act Up Paris» denuncia «l'esplosione dell'odio e della violenza» contro gli omosessuali e lancia un appello alle autorità pubbliche perché vengano prese «le misure necessarie per far cessare le aggressioni contro gay, lesbiche e trans». Mentre «SOS Homophobie» denuncia che l'associazione riceve dieci testimonianze al giorno di aggressioni ai danni di omosessuali, un numero tre volte superiore a quello degli anni precedenti. Anche l'associazione «Refuge», che accoglie i giovani gay respinti dalle famiglie, comunica cifre in crescita: tra 400 e 450 chiamate al mese, contro le 150 in media del 2011 e del 2012.


Angela Geraci
9 aprile 2013 | 16:41

Facebook e i messaggi a pagamento I test anche in Italia

Corriere della sera

di Marta Serafini


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La notizia gira da tempo. Facebook introdurrà un sistema di messaggi a pagamento, attraverso i quali si potranno contattare gli utenti che non rientrano nella cerchia di amicizia. E non solo. Secondo le indiscrezioni si potranno contattare anche attori e personalità famosi. Il tutto a un prezzo più alto. Così  si potrà scrivere a Tom Cruise, Laetitia Casta o a Mark Zuckerberg. Ma per togliersi la soddisfazione  si dovranno sborsare anche  100 dollari.
Secondo quanto riporta Mashable, i prezzi varieranno in base a fama e popolarità, attraverso un algoritmo, con un sistema che si applica a giudizio del social network. Ad ogni modo, sembra che al popolo dei famosi non andrà un centesimo.
Una sorta di precauzione per evitare un ingorgo di messaggi ai personaggi più seguiti e amati sul social network?

Questa è la motivazione ufficiale. Di sicuro lo scopo è di tipo commerciale. Ma in questo modo Menlo Park vuole anche aggiornare la sezione “Altri messaggi” dove, senza notifica, finiscono tutti i messaggi inviati dai contatti che non sono nella lista dei propri amici.
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Sia quel che sia, l’idea è in fase di test sul  sul 10% degli utenti di molti paesi, tra cui l’Italia. E in questi mesi di sperimentazione dalla California stanno provando anche diverse soluzioni sulle schermate (quella nell’immagine non è infatti quella definitiva). Stesso discorso sui prezzi.
Da Facebook dunque non si sbottonano più di tanto e commentano:

Stiamo sperimentando diversi tipi di tariffe nel Regno Unito e in altri paesi per stabilire la cifra ottimale. Gli importi saranno più elevati per i personaggi pubblici, in base al numero di seguaci che hanno. Questo è ancora un test e questi prezzi non sono scolpiti nella pietra .

Bocche cucite, insomma, ma quello che viene reso noto è che il servizio sarà attivo solo per gli account personali e non per le pagine. E non solo. Si potrà ricevere un numero massimo di messaggi a pagamento alla settimana. Il tutto solo per gli utenti che abbiano compiuto 18 anni, nel pieno rispetto della privacy degli iscritti.

E, in attesa di sapere quando partirà il servizio di messaggistica, resta un dubbio.

Mark Zuckerberg risponderà a tutti quelli che gli scriveranno pagando del denaro?

Cassazione: fare il parcheggiatore abusivo non è reato

La Stampa


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L’esercizio abusivo dell’attività di parcheggiatore non è un reato, ma integra un illecito amministrativo previsto nel codice della strada. Lo puntualizza la prima sezione penale della Cassazione annullando senza rinvio «perché il fatto non è previsto dalla legge come reato» la condanna al pagamento di 100 euro di ammenda, inflitta ad un immigrato dal tribunale di Salerno. 

L’uomo era stato ritenuto colpevole del reato previsto dall’articolo 650 del codice penale (in ottemperanza di un provvedimento dell’autorità) per non aver rispettato l’ordine del questore della città campana che, per ragioni di ordine pubblico, gli aveva imposto di desistere dalla condotta di parcheggiatore abusivo nei pressi dell’ospedale.

L’imputato, dunque, si era rivolto alla Cassazione, la quale ha ritenuto fondato il suo ricorso: «l’ordine questorile riguardava l’osservanza di una condotta specificamente contemplata da una norma amministrativa (l’articolo 7, comma 15-bis, del codice della strada), di guisa che - si legge in una sentenza depositata oggi - con esso si è creata la paradossale situazione di un’autorità di polizia che ordina il rispetto di una norma amministrativa la quale ha in se la sua forza cogente indipendentemente dall’ordine del questore». 

Fonte: Agi

Antitrust, anche Android nel mirino Ue

Corriere della sera

Google utilizzerebbe il sistema operativo presente su oltre il 70% degli smartphone per avvantaggiare le proprie app

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MILANO - Nuove grane in arrivo per Google da Bruxelles. La Commissione europea sta per mettere sotto la lente una ulteriore pratica commerciale del colosso americano, proprio mentre si sta per concludere una investigazione durata due anni sul posizionamento dei risultati di ricerca nel motore di Big G. Il commissario Ue all’antitrust Joaquin Almunia ha infatti rivelato al New York Times che i funzionari europei starebbero esaminando anche il modo in cui è gestito e commercializzato Android, il suo sistema operativo mobile. L’iniziativa nasce da una denuncia presentata da FairSearch Europe, un gruppo che raccoglie diverse aziende tra cui Microsoft, Nokia, Oracle, Expedia e che formalmente si prefigge di contrastare pratiche anticompetitive su Internet. Ma che di fatto è diventato la spina nel fianco della rivale Google.

L’ACCUSA - La multinazionale di Brin e Page è accusata di usare Android in modo scorretto, al fine di «costruire una posizione di vantaggio per cruciali app di Google nel 70 per cento degli smartphone venduti oggi», come ha dichiarato l’avvocato di FairSearch Europe Thomas Vinje. Il problema principale è il modo in cui la grande G lega i sui servizi con il sistema operativo. Se un produttore di smartphone vuole metterci sopra Android, e alcune delle app preferite dagli utenti come le Mappe o YouTube, deve «precaricare un’intera suite di servizi mobili di Google e dare loro una posizione di rilievo sul telefono», scrive il gruppo. Insomma, deve prendere l’intero pacchetto e piazzare alcune delle sue cose in primo piano nelle schermate.

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IL PRECEDENTE - L’accusa tiene anche conto naturalmente di un altro particolare non trascurabile: la posizione giudicata dominante nel campo dei sistemi operativi mobili. FairSearch fa notare infatti che la quota di mercato di Google al riguardo è arrivata al 70,1 per cento nel quarto trimestre 2012, contro il 52,9 per cento dell’anno precedente (dati IDC). Mentre il secondo sul podio, Apple, è intorno al 21 per cento (seguono Blackberry col 3,2 per cento e Windows Phone/Mobile con 2,6, più altri minori). Difficile non rievocare l’indagine Ue di qualche anno fa contro la stessa Microsoft, sospettata di abuso di posizione dominante per il legame tra Internet Explorer e Windows, e multata ancora recentemente dall’Europa per aver in parte disatteso gli impegni presi. Ora paradossalmente in questa vicenda la multinazionale di Redmond gioca la parte del difensore della libera concorrenza.

L’INDAGINE SUI LINK - La Commissione sta ancora esaminando la denuncia presentata e dovrà decidere se lanciare una investigazione formale o meno. Nel frattempo si sta per concludere la precedente indagine sul posizionamento dei risultati nel motore di ricerca di Google, aperta nel novembre 2010. Anche in quel caso si analizzava la posizione di vantaggio dell’azienda in questo settore e il fatto che potesse abusarne privilegiando i link ai propri servizi rispetto ai concorrenti. La Commissione ha quindi proposto a Mountain View alcuni cambiamenti nel modo in cui sono presentati i risultati e questa settimana il colosso dovrebbe dare delle risposte.

LA PRIVACY - Ma i grattacapi europei per Big G non finiscono qua. Proprio pochi giorni fa il Garante per la privacy italiano, insieme ad altre 5 authority europee, ha aperto un’istruttoria nei confronti dell’azienda per verificare il rispetto della disciplina sulla protezione dei dati personali. Sotto accusa la possibilità per Google, stabilita dalla sua stessa policy, di incrociare i dati sugli utenti raccolti dai diversi servizi.

Carola Frediani
9 aprile 2013 | 14:28

Berlino, giù il muro per appartamenti di lusso Sospetti sull'imprenditore: «Era della Stasi»

Corriere della sera

Maik Uwe Hinkel, che vuole costruire nella ex «striscia della morte» sulla Sprea un condominio, era un collaboratore della Ddr
Dal nostro corrispondente PAOLO LEPRI



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BERLINO – È un paradosso della Storia. Il discusso imprenditore che sta riuscendo a fare smantellare una parte della East Side Gallery, la sezione più lunga ancora esistente del Muro di Berlino, è sospettato di essere stato un collaboratore della Stasi, la potente e temuta polizia segreta della Germania comunista. Maik Uwe Hinkel, che vuole costruire nella ex «striscia della morte» sulla Sprea un condominio di lusso, si difende. Fa dire al suo avvocato che l’obiettivo di questa campagna è gettare fango sul suo lavoro. Ma le rivelazioni pubblicate sull’ultimo numero del settimanale Der Spiegel hanno rafforzato la mobilitazione dei gruppi che manifestano da oltre un mese per tenere in piedi questo simbolo della città divisa durante la guerra fredda. Un nuovo sit-in è previsto per domenica.

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LA BATTAGLIA PER IL MURO - Ci sono quindi nuove speranze di vincere una battaglia che sembrava perduta. Sascha Disselkam, uno dei dirigenti del gruppo «Salviamo la East Side Gallery», ha detto alla Berliner Zeitung che se le accuse venissero confermate «nell’interesse delle famiglie delle vittime del Muro il progetto dovrà essere immediatamente bloccato». Visitata da migliaia di persone, questa parte della barriera di cemento costruita nel 1961 per separare le due zone della città è diventata una galleria d’arte a cielo aperto dipinta da decine di artisti di tutto il mondo. Famose le immagini del bacio tra Leonid Breznev ed Erich Honecker e della Trabant che sfonda il Muro caduto nel novembre 1989. Realizzata all'inizio degli anni Novanta, è stata restaurata recentemente con un intervento costato due milioni di euro.

LE «OMBRE» SULL'IMPRENDITORE- Qual'è il pericoloso segreto che nasconde questo cinquantenne mago degli investimenti, oggi iscritto alla Linke, il partito di estrema sinistra che affonda le sue radici nella ex Germania orientale? Secondo quanto ha scritto Der Spiegel, Petra Meier, ex collega di Hinkel negli uffici municipali di Zwickau, avrebbe scoperto nel proprio dossier della Stasi, dopo la riunificazione, resoconti di conversazioni private e appunti lasciati sulla scrivania. A compilare il fascicolo, sostiene, non potrebbe essere stato che Hinkel. Il futuro milionario avrebbe collaborato con la polizia politica usando lo pseudonimo di «Jens Peter». Carsten Wegner, il legale di Hinkel , ha dichiarato che «si vuole discreditarlo con accuse infondate».

GLI APPARTAMENTI DI LUSSO - L’imprenditore sta cercando di trovare un compromesso con i gruppi contrari alla realizzazione della lussuosa torre, alta 63 metri, in cui verranno costruiti 36 appartamenti panoramici venduti a prezzi che arrivano fino a 7.000 euro al metro quadrato. Ha proposto la nascita di una Fondazione. Intanto, l'appello contro la parziale demolizione della East Side Gallery è stato firmato fino ad ora da 87.000 persone. Ma i lavori di demolizione iniziati ai primi di marzo, interrotti dopo le proteste, sono ripresi quasi di nascosto qualche giorno prima di Pasqua. Ora, però, potrebbero arrivare altre sorprese. Anche se a Berlino le cose finiscono spesso come vuole chi investe denaro sul futuro della città.

9 aprile 2013 | 13:45

Stormfront, condannati 4 neonazisti Pene da 3 anni a 2 anni e sei mesi

Il Messaggero
di Marco Pasqua


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ROMA - Per anni hanno disseminato sul web, attraverso la sezione italiana del forum neonazista Stormfront, blacklist di ebrei, insulti contro omosessuali e immigrati, istigando all'odio nei confronti di chiunque non appartenesse alla “razza bianca”. Arrivando anche a pubblicare minacce contro esponenti politici di primo piano, giornalisti, magistrati, personalità delle comunità ebraiche.

E, ieri, sono stati tutti condannati con rito abbreviato dal gup Carmine Castaldo, per aver promosso e diretto un gruppo il cui fine era «l'incitamento alla discriminazione e alla violenza etnica, religiosa e razziale, anche attraverso la diffusione del loro pensiero». Daniele Scarpino, 24, ritenuto l'ideologo del gruppo, è stato condannato a tre anni, e interdetto dai pubblici uffici per cinque anni; Diego Masi, 30enne di Ceccano (Fr) e Luca Ciampaglia, 23enne di Atri (Teramo) a 2 anni e 6 mesi; infine, Mirko Viola, 42enne di Cantù, vicino a Forza Nuova, a 2 anni e 8 mesi. A tutti sono stati concessi i domiciliari, ma il giudice ha firmato un'ordinanza con la quale vieta espressamente loro di utilizzare, durante la detenzione domiciliare, il web.

Il timore, naturalmente, è che possano tornare a scrivere sui forum neofascisti. Il pm, Luca Tescaroli, che ha coordinato le complesse indagini che, dall'ottobre 2011, hanno visti impegnati gli uomini del Servizio di Polizia Postale, aveva chiesto pene che oscillavano dai 4 anni e 10 mesi ai 4 anni e un mese. Alle parti civili – tra queste, la comunità ebraica, Roberto Saviano e la presidenza del consiglio dei Ministri – è stato riconosciuto un risarcimento danni di cinquemila euro.

E' stata, inoltre, confermata la confisca di tutto il materiale sequestrato lo scorso 16 novembre dalla polizia nelle abitazioni dei ragazzi: una ventina di coltelli, una baionetta, un pugnale, 6 Baton kali, una mazza da baseball, un lancia massi, uno sfollagente telescopico. Respinta, invece, la richiesta, avanzata da Tescaroli, di confiscare il sito web Stormfront. Agli imputati è stato contestato di essersi associati, «perché accomunati da una vocazione ideologica di estrema destra nazionalsocialista allo scopo di commettere più delitti di diffusione di idee on-line e tramite volantinaggio, fondati sulla superiorità della razza bianca, sull'odio razziale, etnico e di incitamento a commettere atti di discriminazione e di violenza per motivi razziale ed tecnici».

SUPPORTER IN AULA
«Si tratta della prima sentenza che riconosce l'associazione a delinquere nei confronti di un gruppo che agiva sul web – ha commentato l'avvocato di parte civile, Daniele Stoppello – Un'operazione, quella della Postale, che dimostra come l'istigazione all'odio razziale sia perseguibile anche quando ci si nasconde dietro ad un nickname. Il diritto di manifestare il proprio pensiero - va ricordato - non deve essere confuso con il diritto di incitare all’odio e oltraggiare la memoria degli ebrei uccisi nei campi di sterminio». Al processo hanno assistito, oltre agli agenti che hanno condotto le indagini, alcuni supporter neonazisti, che avevano tatuate sulle braccia svastiche, celtiche e simboli della RSI. Imponente lo schieramento di agenti della Digos, fuori dal tribunale e dell'Aula della corte d'Assise, nel timore che ci potessero essere contestazioni.


Martedì 09 Aprile 2013 - 08:08 Ultimo aggiornamento: 12:42



Stormfront, Pacifici soddisfatto: «E ora si trovi chi ha rubato la mia identità sul web»

Il Messaggero


ROMA - Per anni lo hanno insultato e minacciato, nascondendosi dietro a dei nickname e, per questo, aveva sporto diverse denunce alla polizia postale. Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica, ha voluto assistere a tutte le udienze del processo. E’ soddisfatto della sentenza? «Il giudice ha preso una decisione esemplare che segna un punto importante nella lotta all'odio razziale. Non gioisco, perché all'odio non rispondo con altro odio. All'odio si risponde con la giustizia e questa sentenza ha fatto giustizia». Il giudice ha, di fatto, accolto l'impianto accusatorio del pm Tescaroli.

«Il pubblico ministero ha avuto il merito di aver impostato un'arringa chiara, ben incastonata da parte del giudice. Ora si è creato un precedente, perché finalmente non si rimane più immuni per tutto ciò che avviene sulla Rete». La comunità ebraica ha ottenuto un risarcimento, in quanto parte civile, pari a cinquemila euro. Cosa farete di quella somma? «Avevamo chiesto una cifra simbolica, pari a 7.128 euro, tanti quanti furono gli ebrei italiani uccisi nei campi di sterminio. E' chiaro che dei loro soldi non ce ne vogliamo fare nulla: li gireremo al reparto oncologico del Bambino Gesù, per aiutare coloro i quali stanno soffrendo».

La sentenza arriva in una giornata particolare, Yom HaShoah ovvero il giorno del ricordo dell’Olocausto. Cosa significa per lei? «Per noi c'era un carico emotivo molto forte. Oggi (ieri, ndr) si celebra la resistenza degli ebrei nel ghetto di Varsavia, che rimane il nostro punto di riferimento. Fu resistenza attiva e morale, visto che gli ebrei riuscirono a non farsi abbrutire dai loro aguzzini, ma sono rimasti uomini». Lei ha subito più volte minacce e, per questo, vive sotto scorta.

«Non è facile essere oggetto dell'attenzione di persone che, anche nei corridoi di questo tribunale, esibendo svastiche tatuate, hanno lanciato sguardi di sfida e di minaccia, ai quali abbiamo risposto senza alcuna paura. Li combatteremo con le armi della legalità, perché noi non ci fermeremo e non ci arrendiamo. Neanche di fronte a chi ha rubato la mia identità sul web e pubblica, sui social network, foto della mia famiglia, spacciandosi per il sottoscritto. Ma sono tranquillo, perché so che la polizia postale li andrà a scovare».

La scorsa legislatura era stata avviata una discussione sul reato di cybercrime e negazionismo. Pensa sia possibile proseguire su quella strada? «Venerdì incontreremo in sinagoga la presidente della Camera, Laura Boldrini. Gliene parleremo e mi auguro che sia possibile tornare a parlare, concretamente, di questi nuovi reati».



Ma.Pas.

Martedì 09 Aprile 2013 - 09:43
Ultimo aggiornamento: 10:47

La Grecia ora inchioda la Merkel: "Dacci 162 mld per l'occupazione nazista" Atene pronta a tutto contro la Germania

Libero

Berlino dovrebbe svenarsi per risarcire gli ellenici per i danni dovuti all'aggressione della Wehrmacht. Il premier Samaras: "Abbiamo un rapporto top secret"


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Atene è pronta a prendersi la rivincita con Berlino. Quando il conto si fa salato, i greci cominciano a giocare duro. La Grecia iperindebitata e strozzata dal suo maggior creditore, la Germania passa al contrattacco con un rapporto top secret che fa tremare la cancelleria tedesca. Il governo ellenico pretende un maxirisarcimento di 162 miliardi di euro per l'occupazione nazista durante la seconda guerra mondiale.

Una bomba per Berlino -  Una cifra così alta è il frutto di uno studio approfondito di una commissione di "saggi" (ce li hanno pure ad Atene) che dopo la lettura di trattati internazionale e soprattutto di diverse sentenze ha stilato il conto salatissimo. I 162 miliardi di euro equivalgono all'80 per cento del pil greco. Una somma del genere potrebbe mettere in sesto le casse del partenone e con le spalle al muro l'esattore tedesco. La Germania infatti di questi problemi non ne ha mai avuti, pur essendo una nazione perdente al tavolo della pace post-bellico. Per la sua posizione strategica sullo scacchiere europeo in piena guerra fredda, la Germania ha goduto di un condonno del 60 per cento del debito di guerra.

Conto salatissimo - La stessa sorte non è toccata alla Grecia. Il premier greco, Antonis Samaras, che con i ministri degli Esteri e delle Finanze ha letto ed esaminato del rapporto frena. C'è la paura di indispettire di teutonici che tengono per la gola Atene essendo appunto Berlino il maggior creditore dello Stato ellenico. "La decisione se pubblicarlo sarà presa al massimo livello, e non è questo il momento di aprire un nuovo scontro con Berlino", ha detto, citato da Spiegel online, un alto esponente greco. Nel conto rientrano le ingenti distruzioni che l'esercito tedesco seminò in tutta la penisola greca e anche gli orrendi crimini contro l'umanità cosumati durante l'occupazione. La Germania dovrebbe alla Repubblica ellenica, al valore attuale, circa 108 miliardi di euro per la ricostruzione postbellica imposta dai gravissimi danni dell'aggressione nazista e dell'occupazione. Più altri 54 per i prestiti coatti che dal 1942 al 1944 il paese occupato dovette versare all'occupante, senza mai ricevere nulla indietro,

Ribaltare il tavolo - Il silenzio che ha applicato il governo greco non gode di favori tra l'opinione pubblica greca. E i giornali spingono per ribaltare il tavolo con Berlino: "Il governo di coalizione attuale ha una responsabilità storica, dovrebbe rendere pubblici tutti i risultati dell'inchiesta e trovare una posizione su questo tema scottante che, nel momento in cui siamo sottoposti all'estremo pressing dei nostri creditori, può esplodere come una bomba". Insomma ora la Merkel potrebbe prendersi in testa un bel boomerang a ritmo di sirtaki. La storia prima o poi estingue il suo debito. (I.S.)

In Cina 30mila cani uccisi a bastonate ogni giorno

La Stampa

Viaggio choc nei macelli dei quattrozampe: animali uccisi con due colpi sulla testa e sgozzati di fronte agli altri chiusi in gabbia in attesa del loro triste destino

FULVIO CERUTTI (AGB)


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Il girone più profondo dell’inferno. Spesso vengono mostrate le immagini di cani rinchiusi in gabbie strettissime, caricati su camion destinati ai macelli di alcuni Paesi asiatici. Spesso questi trasporti vengono bloccati e talvolta, grazie all’intervento delle associazioni animaliste, gli animali, anche acquistandoli, vengono salvati. Raramente però è stato possibile mostrare la parte più profonda dell’inferno che attende questi cani al termine del viaggio.

Trentamila di loro vengono uccisi a bastonate ogni giorno nei macelli in Cina, per la carne o per la pelliccia, per un giro d’affari di più di dieci milioni di euro l’anno. È quanto riporta l’organizzazione internazionale “Animal Equality “ che ha documentato il tutto infiltrarsi dove si produce carne di cane a Jiangmen e a Zhanjiang, filmando quanto succede. Immagini che descrivono come «assolutamente inedite e che rivelano gli orrori quotidiani connessi al commercio di questo tipo di carne in Cina».

Il video e le fotografie sono state pubblicate anche sul sito italiano (www. senzavoce.org) dell’organizzazione. Sono immagini che definirle un orrore è forse poco e anche per questo LaZampa.it ha preferito non mostrarle, ma descriverle e lasciare la libertà ai lettori di visitare il sito dove sono disponibili. «Questo video è il peggiore, il più crudele e terribile che abbia mai visto», ha commentato Bernard Rollin, docente di Scienze Animali e Scienze Biomediche presso la State University of Colorado, riporta l’associazione.

Probabilmente - prosegue la nota - alcuni dei cani «sono stati rubati dalle case in cui abitavano, secondo un sondaggio realizzato dall’Ong Guo nel maggio 2011 visto che oltre l’80% delle famiglie a Jinan (Shandong) hanno denunciato il furto di un cane». I filmanti mostrano i mercati dove viene venduta la carne di cane, per poi spostarsi alle gabbie dove vengono stipati prima di essere uccisi. Gabbie strettissime, dove per loro è impossibile muoversi, uno schiacciato all’altro e quando provano a far spuntare il loro muso dalle rete, ricevono anche un calcio di qualche persona. 

I cani vengono poi estratti dalle gabbie con delle pinze, trascinati sul pavimento e poi colpiti con due bastonate sulla testa. Alcuni muoiono subito, altri perdono solo i sensi. Così quando la lama del coltello taglia loro la gola per farli dissanguare, alcuni si dimenano dal dolore. Possono passare anche alcuni minuti prima che muoiano definitivamente. Così alcuni si muovono ancora, accatastati uno sull’altro in attesa di essere buttati nei contenitori dell’acqua bollente, privati del loro pelo e ripuliti delle loro viscere.

Uno spettacolo orrendo, vissuto anche dagli animali che attendono il loro triste destino. In alcuni momenti del video si vede un cane terrorizzato (quello della foto in questo articolo) , chiuso in una gabbia che non gli permette neanche di coricarsi, che guarda a un metro da lui scorrere il sangue dei suoi simili. Mangiare carne di cane «è particolarmente popolare nel Nord-Est del Paese, al confine con la Corea, e nelle regioni meridionali, come Guizhou, Guandong e Guangxi - spiega l’organizzazione.

L’unica zona dove è vietato il consumo di questo prodotto è Hong Kong, mentre al momento, in Cina, non sono presenti leggi nazionali a tutela degli animali». Con questa indagine, presentata contemporaneamente in Gran Bretagna, Italia, Germania, Francia, Messico e India, Animal Equality lancia una campagna internazionale, in collaborazione con organizzazioni cinesi per i diritti animali, per porre fine alla pratica del commercio di carne di cane.

twitter@fulviocerutti

Il Papa commissaria la diocesi dei preti sposati

La Stampa

Francesco ha nominato l’arcivescovo di Palermo amministratore apostolico di Piana degli Albanesi diocesi siciliana di rito orientale

GIACOMO GALEAZZI
CITTA' DEL VATICANO


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In Italia esiste da secoli un clero cattolico sposato, italiano, con tutti i crismi della legittimità. È quello delle diocesi di rito greco albanese, in Calabria, Basilicata e Sicilia. Oggi papa Francesco ha commissariato la diocesi siciliana di rito orientale di Piana degli Albanesi, nominando amministratore apostolico l'arcivescovo della vicina città di Palermo, cardinale Paolo Romeo.

In Italia sono tre le realtà di rito orientale erette canonicamente: oltre alla diocesi di Piana degli Albanesi in Sicilia c'è quella di Lungro in Calabria e infine l'abbazia di Grottaferrata vicino a Roma. Un progetto prevede la costituzione di un'unica Eparchia Orientale (sul modello di quelle costituite recentemente da Benedetto XVI per la Gran Bretagna e la Francia) che possa provvedere all'assistenza religiosa dei tanti cristiani di rito orientale immigrati soprattutto da Ucraina e Romania e che vivono in altre città italiane, privi spesso della possibilità di mantenere le proprie tradizioni.

I preti cattolici di rito latino sono obbligati a essere celibi, quelli d´oriente, pur cattolici anch´essi, sono per la gran parte sposati per tradizione antichissima. La Cei, in particolare, ha sconsigliato ai vescovi orientali dei due Paesi di inviare sacerdoti sposati al seguito degli immigrati per consentire la celebrazione regolare delle liturgie in tutte le località dove risiedono. "Non è stato il Vaticano ad aver chiesto alla Cei di non far venire i preti sposati dall'Europa Orientale- osservano in Curia-.Malgrado il parere contrario del prefetto del Clero, Piacenza, Benedetto XVI ha istituito le eparchie nel Regno Unito e in Francia, oltre agli ordinariati". Il tema è il celibato. Francesco è vicino agli orientali. In Ucraina preti con mogli e figli andarono nei lager e sono considerati eroi del XX secolo . Ma finché gli uni e gli altri se ne stanno nei rispettivi paesi d´origine, questo va bene a tutti.

Appena i preti orientali sposati emigrano e si mescolano ai celibi, c'e' chi entra in allarme. Così dal Vaticano qualcuno  (l'asse Piacenza-Bagnasco) ha chiesto agli episcopati d´occidente di alzare uno sbarramento e la Cei l´ha subito fatto, al pari di altri episcopati europei. A Piana degli Albanesi il vescovo Sotir Rerrara ha compiuto 75 anni lo scorso 5 dicembre e per questo le sue dimissioni sono state accettate per ragioni di età. In realtà, però, a causa della difficoltà incontrata dal presule nell'armonizzare la convivenza sullo stesso territorio di sacerdoti di rito latino celibi e sacerdoti orientali uxorati, dal 2009 la diocesi era governata da un delegato pontificio nella persona dell'arcivescovo di Foggia, Francesco Pio Tamburrino.

Molti fedeli delle diocesi con clero "uxorato" sono eredi delle popolazioni albanesi che nella seconda metà del XIV secolo, incalzate dai turchi, emigrarono in Calabria e Sicilia, dove hanno cercato di mantenere vive le proprie tradizioni all'interno delle diocesi di rito latino fino a quando, nel 1919, la Santa Sede ha concesso l'istituzione della eparchia di Lungro, concedendo quindici anni dopo l'altra diocesi in Sicilia. La lunga attesa per vedere riconosciuti i propri diritti di appartenenti al rito bizantino ha lasciato cicatrici nelle comunità italo-albanesi oltre al turbamento per il fatto che sia l'amministratore apostolico Nunnari che il delegato Tamburrino sono vescovi di rito latino.

L'eparca di Lungro Ercole Lupinacci aveva compiuto 75 anni nel novembre 2008 e per due anni si è tentato inutilmente di individuare un successore, impresa rivelatasi difficile per l'esistenza di fazioni contrapposte nel clero locale, con conseguenti veti reciproci che si aggiungono alla difficoltà di scegliere in una rosa ristretta di candidati perché il diritto canonico esclude dall'episcopato i preti sposati. Le realtà cattoliche di rito bizantino in Italia sono state tutte commissariate dalla Santa Sede: al loro interno, i sacerdoti hanno una compagna, come permesso dal diritto canonico orientale.

Attualmente restano "commissariate" dalla Santa Sede, due delle tre realtà cattoliche di rito bizantino nel nostro Paese, che hanno nelle loro file preti sposati, come previsto dal diritto canonico orientale. L'eparchia di Lungro, in Calabria, era stata affidata a un amministratore apostolico, l'arcivescovo di Cosenza Salvatore Nunnari. Da luglio scorso l'eparchia italo-albanese di Lungro ha un nuovo vescovo eparchiale, successore di Lupinacci, nella persona di monsignor Donato Oliverio. L'eparchia di Piana degli Albanesi ha un delegato apostolico, monsignor Francesco Pio Tamburrino, arcivescovo di Foggia (sostituito ora dal cardinale Romeo) dal quale dipende anche il monastero basiliano di Grottaferrata.

Il TripAdvisor dei parcheggi dell’amore

La Stampa

Su Internet la mappa dei luoghi più adatti per il sesso mordi e fuggi
anna martellato


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In un vigneto della Valpolicella o in riva al mare in Sicilia (per i più romantici), in un parcheggio nei sobborghi di Torino o di Milano (per i più frettolosi), o ancora dietro dune di sabbia, al Lido di Venezia (per i più estrosi). La fantasia si scatena quando non si ha a disposizione una casa e si è alla ricerca di una “location” en plein air per un po’ di intimità con il/la propria partner. 

E allora ecco che l’ultima novità per trovare il luogo più adatta dove andare a fare l’amore e dintorni, magari senza guardoni o peggio, si trova su internet: c-guide è la prima guida dei luoghi del sesso mordi e fuggi. Una specie di TripAdvisor dei luoghi dell’amore, insomma, in cui sono proprio gli utenti a segnalare i luoghi migliori dove appartarsi, con tanto di voto. La guida è stata lanciata da C-date, il sito internet “dedicato alle relazioni senza compromessi” con oltre 1.500.000 iscritti, ed è attiva in tutte le principali città italiane: dai parcheggi (chiamati love parking: suona meglio) di supermercati o ristoranti, Motel e Hotel, B&B puliti ma economici. Una mappa interattiva permette poi di localizzare il set per le proprie effusioni amorose. 

Giovani concupiscenti o coppia assodata in cerca di diversivi alla “famolo strano”, amanti focosi: tutti alla ricerca di un consiglio adatto al caso o desiderosi di aiutare il prossimo. I frequentatori della guida infatti prendono sul serio la cosa, lasciando commenti utili. Ecco allora che le Terrazze di Sondrio è un posto “comodo e romantico”; il parcheggio di una nota catena di supermercati a Milano è “perfetto dopo le 23 perché si spengono anche le luci”, mentre la zona industriale di Bogaretto (Torino) è posto tranquillo la notte durante i fine settimana”. A Roma, la zona nord del parco Villa Ada è “un posto pieno di coppie, singoli, guardoni ed esibizionisti”, segnala un utente.

E a Venezia, in zona Lido, c’è chi consiglia “dietro la spiaggia, dune di sabbia e pineta: ideale per nascondersi nella natura”.  Naturalmente la riservatezza della segnalazione è garantita. Perché in fondo, è proprio riservatezza che va cercando chi è alla ricerca di un posticino tranquillo per la cosiddetta “camporella”. A volte però è proprio inevitabile imbattersi in incontri imbarazzanti. Come vicino a Cecina (Toscana), dove un utente suggerisce un parcheggio “enorme, immerso nel verde” ma dove “può capitare di conoscere qualche scoiattolo mentre si fa l’amore”.

E allora ecco che l’ultima novità per trovare il luogo più adatta dove andare a fare l’amore e dintorni, magari senza guardoni o peggio, si trova su internet: si chiama c-guide ed è la prima guida dei luoghi del sesso mordi e fuggi. Una specie di TripAdvisor dei luoghi dell’amore, insomma, in cui sono proprio gli utenti a segnalare i posti migliori dove appartarsi. È attiva in tutte le principali città italiane e mappa parcheggi (chiamati love parking: suona meglio) di supermercati o ristoranti, Motel e Hotel, B&B puliti ma economici. Una vera e propria mappa interattiva permette poi di localizzare il set per le proprie effusioni amorose. Giovani concupiscenti o coppia assodata in cerca di diversivi alla “famolo strano”, amanti focosi: tutti alla ricerca di un consiglio adatto al caso o desiderosi di aiutare il prossimo. 

I frequentatori della guida infatti prendono sul serio la cosa, lasciando commenti utili. Ecco allora che le Terrazze di Sondrio è un posto “comodo e romantico”; il parcheggio di una nota catena di supermercati a Milano è “perfetto dopo le 23 perché si spengono anche le luci”, mentre la zona industriale di Bogaretto (Torino) è posto tranquillo la notte durante i fine settimana”. A Roma, la zona nord del parco Villa Ada è “un posto pieno di coppie, singoli, guardoni ed esibizionisti”, segnala un utente. E a Venezia, in zona Lido, c’è chi consiglia “dietro la spiaggia, dune di sabbia e pineta: ideale per nascondersi nella natura”. 

Naturalmente la riservatezza della segnalazione è garantita. Perché in fondo, è proprio riservatezza che va cercando chi è alla ricerca di un posticino tranquillo per la cosiddetta “camporella”. A volte però è proprio inevitabile imbattersi in incontri imbarazzanti. Come vicino a Cecina (Toscana), dove un utente suggerisce un parcheggio “enorme, immerso nel verde” ma dove “può capitare di conoscere qualche scoiattolo mentre si fa l’amore”.

Ottava legislatura

La Stampa


Cattura
Yoani si trova in Perù, in questo momento è a Lima da Mario Vargas Llosa, ma Ragioni Civiche continua le trasmissioni. Reinaldo Escobar (marito della Sánchez) coordina un interessante dibattito cui prendono parte il direttore della rivista Convivencia, Dagoberto Valdés, e l’economista Karina Galvéz. Il programma viene registrato a Pinar del Río, nel patio che funge da redazione della rivista Convivencia, ed è piacevolmente disturbato dal canto dei galli in sottofondo. 
Il tema del dibattito è l’ottava legislatura cubana, il nuovo Parlamento e il rinnovato Consiglio di Stato. I tre giornalisti indipendenti non si attendono cambiamenti da un governo che è espressione di una sola parte politica e non è legittimato da libere elezioni.

La realtà a Cuba è cambiata solo nella mentalità delle persone, ma il governo si è limitato a piccoli aggiustamenti di facciata. Sarebbe importante dare spazio a nuovi politici che sostituiscano la vecchia generazione della Sierra Maestra, per assurdo anche senza rinunciare al partito unico. Sta di fatto che il nuovo Consiglio di Stato non rappresenta il popolo cubano nella sua totalità, ma solo una parte di esso. Il pluralismo esiste solo all’interno di un’idea, mentre in una Cuba democratica non dovrà esserci solo pluralismo razziale e sessuale, ma anche politico. Un parlamento degno di tale nome dovrà includere ogni tipo di idea, garantendo libertà di espressione e di associazione. Bisogna cambiare la costituzione per cambiare la nazione, per renderla più democratica, più partecipativa e prospera. 

Si sente la necessità storica che la struttura cambi, non basta la piccola cura praticata: la Cuba del futuro dovrà riconoscere e difendere la proprietà privata. Per fare questo non è fondamentale rinunciare all’ideologia, perché la Cina continua a definirsi comunista anche se si è aperta al mercato. Il popolo cubano ha conosciuto il colonialismo spagnolo, il capitalismo selvaggio degli anni Cinquanta e il socialismo reale. Nessuno dei tre sistemi può ancora funzionare. Quel che serve a Cuba è una socialdemocrazia che riconosca la proprietà privata, non demonizzi il benessere, mantenga le conquiste sociali e garantisca a tutti pari opportunità.

Inoltre va superato il sistema della dipendenza da un sola persona, il modello personalistico, il vizio del caudillismo. Cuba ha bisogno di un parlamento eletto dal popolo e di un governo che decida su delega popolare, non di un nuovo Messia che risolva la situazione. Servono un governo collegiale e un leader che assuma il potere con spirito di servizio. La speranza dei tre giornalisti è che le cose cambino senza dover attendere il 2018 e il nuovo leader consacrato, l’attuale vice presidente del consiglio dei ministri Diaz Canel. 




Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi