lunedì 25 marzo 2013

L'italo-tedesco che non vuol più essere tedesco

Corriere della sera

André Rizzello ma si è sentito offeso dalle dichiarazioni anti italiane del candidato cancelliere della Spd, Steinbrück

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BERLINO – In molti hanno tentato di dissuaderlo, ma lui è andato avanti per la sua strada. André Rizzello, nato in Germania da padre italiano, non vuole più essere tedesco. Ha restituito il passaporto e rinunciato alla cittadinanza del Paese dove lavora da molti anni, gestendo una gelateria a Solingen, nella Nord Renania-Vestfalia. «Ne ho abbastanza», ha detto. «L'Italia non è solo pizza, pasta, cappuccino e mafia».

REAZIONE AI «DUE CLOWN» - La sua storia è stata raccontata dal giornale locale Solinger Tageblatt e poi ripresa, con grande evidenza, dalla Welt am Sonntag. A quanto pare, la goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbero state le dichiarazioni del candidato cancelliere della Spd, Peer Steinbrück. Lo sfidante di Angela Merkel si lasciò scappare che le elezioni italiane erano state vinte da due «clown», Beppe Grillo e Silvio Berlusconi, facendo arrabbiare perfino il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ma l’ex ministro della Finanze socialdemocratico, noto per la sua lingua tagliente, ha evidentemente irritato ancora di più questo quarantaduenne di sangue pugliese. Anche se la poco diplomatica esternazione non sarebbe stata l'unica ragione di un gesto così clamoroso.

LA RICHIESTA UNICA ALL'ANAGRAFE - Rizzello era indispettito da tempo, infatti, per come l’Italia viene vista in Germania. Il giorno dell’uscita di Steinbrück è tornato a casa, ha preso il passaporto della Bundesrepublik, è andato negli uffici comunali, si è seduto davanti all’incredulo impiegato, ha messo il documento sul tavolo e ha presentato la sua richiesta. «È il primo caso di questo tipo che abbiamo avuto», ha confessato al Solinger Tageblatt il direttore dell’anagrafe, Mike Häusgen. Ha preso così il via una lunga trafila burocratica che si è poi conclusa al consolato di Colonia. Arriverà un certificato con cui si stabilisce che il quarantaduenne italo-tedesco non è più tedesco. Alla fine ha vinto lui.

CUORE A METÀ - «Il mio cuore rimane diviso a metà, ma volevo dare un segnale: noi italiani meritiamo più rispetto» sono alcune delle frasi citate da Die Welt am Sonntag. Per il momento non è stato possibile sentire direttamente la sua voce. Secondo i giornali tedeschi, Rizzello (che è nato a Solingen, ha vissuto la giovinezza in Puglia e poi è tornato in Germania quando aveva venti anni) non sottovaluta i tanti problemi economici e politici italiani, ma ritiene che del nostro Paese si dia un’immagine profondamente sbagliata, soprattutto in un’Europa che dovrebbe essere unita. Di tutto questo ha parlato anche in una mail inviata al Popolo della libertà, il partito di Silvio Berlusconi.

GLI AMICI DEL CALCETTO - Molte reazioni in città sono state negative. C’è anche chi gli ha dato del pazzo. «Io non me ne voglio andare, amo la Germania», ha detto a tutti. I parenti e la moglie, che è tedesca (hanno un figlio di sei anni) non hanno capito il suo gesto. La madre ha cercato di fargli cambiare idea, ma non ci è riuscita. Lui ha spiegato i motivi della sua protesta agli amici con cui gioca a calcio. Alla fine, nessuna rottura. «Se vivessi in Italia e ci fosse una campagna persecutoria contro i tedeschi, avrei restituito invece il mio passaporto italiano», è stata la sua rassicurazione.

Paolo Lepri
25 marzo 2013 | 14:14

Più telefonini che wc nel mondo

Corriere della sera

Nel mondo sono 6 miliardi le persone che hanno un telefonino, mentre solo 4,5 miliardi hanno un wc

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Nel mondo occidentale si calcola che almeno una volta nella vita capiti l’imbarazzante incidente di far cadere inavvertitamente lo smartphone nel water (magari mentre si è intenti a messaggiare o giocare nel corso dei bisogni fisiologici). E questo fa pensare a chi invece ha un telefono mobile, ma non corre assolutamente questo rischio. E non perché non si porti in bagno l’amato e inseparabile cellulare, ma semplicemente perché non ha un bagno.

CELLULARI E WATER - Con il telefonino, ma senza wc: 1,5 miliardi di persone al mondo sono in queste condizioni, con la possibilità di telefonare, ma senza accesso all’acqua potabile né ai servizi nelle proprie case, se di case si può parlare, e 2,5 miliardi di persone complessivamente non hanno accesso ai fondamentali servizi igienici. E’ la denuncia di uno studio delle Nazioni Unite (diffuso proprio in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua) che suona come un grido d’allarme e stride decisamente per l’assurdità dei suoi risultati. L’auto-protezione dalle malattie è la prima regola per la salute e i servizi igienici hanno in questo un ruolo chiave. Ben più delle telefonate, senza nulla togliere all’importanza della comunicazione.

Ma 1,1 miliardi di persone al mondo è costretta a defecare all’aperto, con gravi e varie implicazioni per la salute. Nell’India rurale usano l’espressione «andare nella giungla», in Cambogia dicono «gambe pieghevoli», ma in tutto il mondo, oltre a essere un’umiliazione, questa pratica costituisce una seria minaccia alla salute. «Dobbiamo focalizzare le energie su questo tema», ha sottolineato il dirigente dell’Unicef Martin Mogwanja, spiegando che mettendo fine alla defecazione all’aperto si contribuirà a una riduzione del 36 per cento della diarrea, responsabile della morte dei tre quarti dei piccoli sotto i cinque anni di vita.

L’IMPORTANZA DELLE FOGNATURE – L’importanza della rete fognaria era già stata compresa dagli antichi romani, che nel VI secolo a.C. costruirono la Cloaca Massima, avvalendosi dell’esperienza dell’ingegneria etrusca e intuendo con lungimiranza e straordinaria abilità la rilevanza della cultura dell’acqua. Due milioni di morti nel mondo sono causate dalla diarrea, da virus e da infezioni intestinali e una quota significative di questi decessi dipende dalla mancanza di acqua pulita e di fognature efficienti. Non a caso nel 2007, quando il British Medical Journal, in occasione della sua nuova veste editoriale lanciò un sondaggio sulla scoperta che dal 1840 aveva contribuito di più a cambiare lo stato della salute, i lettori votarono quasi coralmente l’idea di portare le tubature dell’acqua fin dentro le case per favorire gli scarichi fognari.

I partecipanti al sondaggio tra l’invenzione dei vaccini, dell’anestesia, della pillola anticoncezionale e un altro esercito di scoperte rivoluzionarie che scandirono l’Ottocento optarono per l’illuminante idea di Edwin Chadwick, avvocato (e non medico né scienziato) che capì che per prevenire le malattie infettive acute bisognava pulire l'aria dai miasmi, ovvero portare le tubature dell'acqua fin dentro gli appartamenti. Strutture fognarie e servizi igienici dunque hanno battuto, per ben 11.341 persone, la portata di intuizioni rivoluzionarie come i vaccini .

REINVENTARE LA TOILETTE - In agosto la Fondazione Bill e Melinda Gates ha lanciato l’idea di ripensare il wc, proprio per risolvere il problema di nazioni come l’india o la Cina, dove ci sono più cellulari che bagni. In Cina infatti sono 14milioni le persone che vivono prive di servizi igienici, mentre i possessori di telefonino sono 986 milioni. In India invece 626 milioni di abitanti vivono senza wc, ma un miliardo di persone ha un cellulare. Una contraddizione forte, quasi grottesca, che suggerisce l’idea del cofondatore di Microsoft di una toilette del futuro, senza necessità di acque e alimentata a energia solare.

Un wc che usa l'energia a microonde per trasformare gli escrementi in elettricità, riusa l'urina per lo sciacquone e trasforma le feci in carbone: questo infatti è il progetto di Gates, che ha partecipato con questa idea al concorso di Seattle dedicato ai wc, da lui stesso ideato. Fare dell’igiene un bene accessibile a tutti è una delle sfide più importanti dell’umanità, per diminuire quell’esercito di 2,5 miliardi di esseri umani che nel mondo non ha accesso a sistemi sanitari moderni, anche se magari possiede un cellulare. E difficilmente il mondo riuscirà a raggiungere il traguardo del Millennium Development Goal di dimezzare la quota di persone senza accesso sostenibile ad acqua potabile e servizi igienico-sanitari entro il 2015.

Emanuela Di Pasqua
25 marzo 2013 | 16:05

Internet veloce, nuovo record: mille miliardi di bit al secondo

La Stampa
roma


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È stato battuto il record mondiale di velocità su Internet, con la trasmissione di dati al ritmo di mille miliardi di bit (un terabit) al secondo. Il test è avvenuto in Australia, con il gestore Telstra, nel collegamento fra Sydney e Melbourne, e la tecnologia che lo ha reso possibile è italiana, nata della collaborazione fra Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni (Cnit) e l’azienda Ericsson. 
Nel test è stato raddoppiato il record precedente, di 448 milioni di bit al secondo, raggiungendo una velocità oggi impensabile, se non in laboratorio. Il risultato viene presentato oggi a Pisa dagli autori del test, appena rientrati dall’Australia, dove hanno lavorato un mese fra calcoli, sperimentazioni e misure. Del gruppo di ricerca fanno parte l’Istituto di Tecnologie della Comunicazione, dell’Informazione e della Percezione (Tecip) della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e del Laboratorio Nazionale di Reti Fotoniche del Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni (Cnit). La ricerca è stata condotta in collaborazione con Ericsson e con la compagnia telefonica australiana Telstra.

«Impieghiamo tecnologie sviluppate da noi per aumentare la velocità senza aumentare l’utilizzo della banda», spiega all’Ansa il ricercatore che ha sviluppato la tecnica, Luca Poti’, dell’istituto Tecip. La nuoca tecnologia consiste in un sistema di compressione che permette di aumentare moltissimo la quantità dei dati trasmessi nelle attuali reti in fibra ottica, senza modificarle in alcun modo. Sia i ricercatori sia le aziende sono convinti che entro 4 anni la velocità record sperimentata in Australia potrà essere una realtà.

Sarà cioè possibile aumentare fino a 10 volte i livelli di navigabilita’ dei migliori impianti attuali. Per esempio in un secondo potranno essere trasmessi 200 milioni di chiamate voip, 15 milioni di videochiamate, e sempre in un secondo potranno essere scaricati 25 Dvd multimediali, garantire 50.000 connessioni Adsl a 20 milioni di bit al secondo e trasmettere in simultanea 300.000 video ad alta definizione. «Il nostro prossimo obiettivo - ha detto Poti’ - è riuscire a raddoppiare la velocità, arrivando a 2 terabit nel prossimo dicembre». 

(Ansa)

La password funziona ancora?

Corriere della sera

di Carlo Davide Lodolin


Riabilitare il Newton alla “Kazzenger”?

La Stampa
piero bianucci


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Anche la storia della scienza ha i suoi revisionisti. Su Isaac Newton trovava consenso pressoché unanime il giudizio dato da Richard Westfall, il più autorevole dei suoi biografi: un grandissimo scienziato che però fu tale solo per una parte limitata della sua vita, mentre nell’altra parte si smarrì nei meandri di un pensiero magico di sapore ancora medievale. Straordinari i “Principia Mathematica” (1687), dove pone le basi della meccanica moderna e del calcolo infinitesimale, eccezionale e coraggiosa l’”Ottica” (1704). Ma inconsistenti i saggi teologici e specialmente la “Cronologia degli antichi regni” pubblicata nel 1728.

Ora invece proprio del Newton deprecato da Westfall e dalla maggioranza della comunità scientifica tentano una riabilitazione due storici della scienza del California Institute of Technology: Jed Z. Buchwald e Mordechai Feingold, autori del massiccio saggio, 540 pagine per 49,50 dollari, “Newton and the Origin of Civilization”, edito dalla Princeton University Press.

Per Westfall la “Cronologia degli antichi regni” è un’opera senza alcun fondamento “di una noia colossale, che dopo aver suscitato per breve tempo l’interesse – e l’opposizione – di un ristretto gruppo di persone capaci di appassionarsi per la data della spedizione degli Argonauti, cadde nel più totale oblio. E’ letta oggi da quei pochissimi che, a sconto dei loro peccati, devono passare attraverso quel purgatorio.”

Eppure, proprio dalla “Cronologia degli antichi regni” e da altri dimenticati scritti inediti parte la rivalutazione tentata dagli storici del Caltech, che vedono in queste pagine una testimonianza della complessità della figura di Newton, e una “modalità di pensiero e di azione che è alla base tanto dei suoi sforzi di svelare l’opera di una divinità nella storia, quanto di afferrare i misteri più reconditi dei meccanismi della natura”.

La tesi sarebbe facilmente ribaltabile: se è così, se cioè Newton applicò la stessa razionalità alla meccanica e alla cronologia, c’è da mettere in discussione anche la sua opera scientifica, non nei risultati, ma nel metodo che lo portò a ottenerli. Non sembra possibile applicare lo stesso metodo sia alla scienza sia alle pseudoscienze. Né si può essere troppo indulgenti – pur concedendo il beneficio dell’epoca a cui si risalgono i fatti – quando uno scienziato non distingue tra scienza e pseudoscienza. 

Dobbiamo dunque constatare che, pur avendo dedicato trent’anni a sminuzzare, fondere e mescolare i minerali più diversi, l’apporto di Newton alla nascita della chimica è uguale a zero. Magro risultato, visto che l’alchimia lo impegnò a tal punto che, per i vapori di mercurio inalati durante gli esperimenti, i capelli prima gli si scolorarono e poi gli caddero fino a lasciarlo quasi del tutto calvo. La fluente parrucca che vediamo nei ritratti apparteneva al costume dell’epoca ma a lui serviva per nascondere la calvizie. 

Il mercurio, in quanto metallo liquido, era secondo gli alchimisti l’elemento fondamentale per produrre le trasmutazioni e ottenere la mitica pietra filosofale. Purtroppo l’avvelenamento da mercurio attacca il sistema nervoso e il cervello. Si spiegano così, almeno in parte, le ossessioni che occuparono la mente dello scienziato nella seconda metà della sua vita. Forse all’avvelenamento contribuì anche la pozione con cui si curava, un elisir di trementina, acqua di rose, olio di oliva, cera di api e vino bianco spagnolo.

Gli alchimisti cercavano la “pietra filosofale”, capace di trasformare in oro i metalli vili. L’unico “esperimento” del genere che riuscì a Newton fu quello che attuò quando divenne direttore della Zecca di Londra: su ogni nuova sterlina battuta, Newton si prendeva una percentuale, tanto che divenne ricco. Fu questa per lui vera la pietra filosofale. Così si comprende pure perché nelle vesti di direttore della Zecca sia stato così spietato da mandare a morte decine di falsari e una donnetta che durante la lavorazione si era messa in tasca qualche moneta.

Quanto alla cronologia e alla passione per le misure, ricordiamo inoltre che Newton dedusse dai testi biblici le dimensioni del tabernacolo e del tempio di Gerusalemme e calcolò l’anno della fine del mondo, identificato nel 2060. Non ne siamo lontani: i ragazzi di oggi avranno l’opportunità di verificare la previsione. Intanto “Voyager-Cazzenger”, il programma di Roberto Giacobbo, avrà tempo e modo di approfondire la questione.

Revisioniste o non revisioniste, in ogni caso tra le biografie di Isaac Newton c’è ampia scelta. Una recente l’ha scritta Niccolò Guicciardini, docente di storia della scienza all’Università di Bergamo, e si distingue perché mette insieme con equilibrio tutte le sfaccettature intellettuali del grande fisico e matematico inglese: che fu sì scienziato, ma – appunto – anche alchimista, teologo (eretico), uomo della pubblica amministrazione e personalità borderline con gravi disturbi depressivi. (Niccolò Guicciardini. “Newton”, Carocci Editore, 228 pagine, 16 euro).

Lo scienziato giovane e geniale che formalizza la legge di gravitazione universale, sviluppa il calcolo infinitesimale e dà una sistemazione organica all’ottica occupa le prime cento pagine. Sono le vicende più note, qui ben situate nella grande svolta della scienza moderna iniziata con Copernico. Più intriganti, per il lettore curioso, sono le pagine su Newton alchimista, che non deve troppo scandalizzarci, spiega Guicciardini, perché tra Sei e Settecento la chimica come noi la intendiamo non era ancora nata e del resto l’alchimia non era solo attività “magica” ma anche pratica, servendo alla purificazione dei metalli. 

Interessante è il nesso che Guicciardini stabilisce tra l’alchimista e il teologo: “la concezione volontaristica di Dio abbracciata da Newton può forse essere annoverata fra le motivazioni che lo hanno indotto ad interessarsi di alchimia. Newton era convinto che il Mondo non potesse essere spiegato solo in termini di collisioni e disposizioni tra corpuscoli, come voleva la filosofia meccanicistica”, per lui “il destino dell’universo, se non fosse per il continuo intervento di Dio, sarebbe il caos”.

Illustrati i rapporti ostili con Hooke e amicali con Halley, il libro non trascura la relazione quasi da telenovola tra Newton e il matematico svizzero Nicolas Fatio de Duillier. Tra i due germoglia una passione contorta e lacerante. La separazione porterà Newton sull’orlo del suicidio; il suo amico si perderà in una setta di fanatici religiosi. Gli ultimi anni di Newton sono segnati invece dalla rancorosa polemica con Leibniz sulla priorità del calcolo infinitesimale e su altre questioni. Gravità inclusa, perché Leibniz la vede come una qualità occulta, un retaggio del pensiero magico, non un concetto scientifico. E’m dunque complessa e ricca di sfumature la vicenda di Newton che i due storici del Caltech hanno sottoposto alla loro lettura revisionista.

Magdi Cristiano Allam: «Lascio la Chiesa»

Corriere della sera

La motivazione: «Troppa debolezza con l'Islam»
 
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«La mia conversione al cattolicesimo la considero conclusa». Lo dichiara Magdi Cristiano Allam dalle pagine de Il Giornale spiegando che si tratta di «una scelta maturata anche di fronte alla realtà di due Papi», ma ciò che «più di ogni altro fattore mi ha allontanato dalla Chiesa -spiega- è la legittimazione dell'islam come vera religione di Allah come vero Dio, di Maometto come vero profeta, del Corano come testo sacro, delle moschee come luogo di culto».

1LA SVOLTA - «Sono invece convinto - aggiunge - che l'Islam sia un'ideologia intrinsecamente violenta così come è stata storicamente conflittuale al suo interno e bellicosa al suo esterno. Ancor più sono convinto che l'Europa finirà per essere sottomessa all'islam, così come è già accaduto a partire dal Settimo secolo», «se non avrà la lucidità e il coraggio di denunciare l'incompatibilità dell'islam con la nostra civilità e i diritti fondamentali della persona, se non metterà al bando il Corano per apologia dell'odio». «Continuerò - conclude Magdi Cristiano Allam- a credere nel Gesù che ho sempre amato e a identificarmi orgogliosamente con il cristianesimo come la civiltà che più di altre avvicina l'uomo al Dio che ha scelto di diventare uomo».


Redazione Online25 marzo 2013 | 9:56

La pena degli onorevoli M5S: com’è difficile sfuggire ai privilegi

Il Mattino
di Mario Ajello


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ROMA - Quanto è difficile restare francescani, o diventarlo, nel tempio dei mercanti di Montecitorio. Come è complicata l’arte di sfuggire ai privilegi dentro il Palazzo , dove i privilegi ti vengono addosso senza neppure avvertirti, ti avvolgono e ti travolgono e tu a volte non puoi farci niente. Perciò i grillini soffrono in questi giorni. Vivere lì dentro, nel luogo della casta, senza farsi contaminare, come si fa? Si fa facendosi accreditare lo stipendio (dimezzato) presso la Banca Etica e non tramite il Banco di Napoli, che è quello di tutti gli inquilini di Montecitorio. Anche se alcuni 5 Stelle sono andati a informarsi l’altro giorno proprio allo sportello della casta: «Quali sono le condizioni del conto corrente da onorevole?».

IL MITICO ZAC L’esempio più eclatante di come non è facile sottrarsi ai benefit è quello del mitico Zac. Di chi? Dell’ex segretario democristiano Benigno Zaccagnini, buonanima? Macchè. Ora il mitico Zac è Adriano Zaccagnini, un bel ragazzo alto che sembra un po’ un modello. E’ il deputato grillino diventato celebre grazie al famoso pranzo che ha consumato al ristorante di Montecitorio («Ma non mi sono fatto servire dal cameriere, ho preso le cose al bancone») ed è finito al centro di polemiche e sfottò. Del tipo: tu quoque, parlamentare pentastellato, ti gusti i privilegi alimentari della casta.
Adesso, per liberarsi dalla colpa, per trasformare la contrizione in contrattacco, il mitico Zac è diventato il più celere cecchino degli sprechi eno-gastronomici nel Palazzo. Ha bruciato sul tempo tutti i suoi colleghi anti-casta e annuncia su Facebook: «Ho fatto richiesta di tutti i contratti del bar, della buvette, della mensa e delle macchinette che stanno nei corridoi. Per vedere se ci sono eventuali sprechi».

LO SCONTRINO
Comunque, è dura per i grillini convivere con il complesso di non apparire abbastanza francescani come si vorrebbe da loro e con la fatica di stare nel tempio del potere dove è più semplice prendere lo stipendio pieno che dimezzarselo, più facile avere l’acqua minerale a prezzo scontato piuttosto che l’«acqua pubblica» come chiedono loro in questi giorni ma le caraffe del Palazzo non sono sufficienti a dissetarli tutti. Per non incorrere in accuse, e per poi non dover chiedere scusa come il mitico Zac, il suo collega pentastellato Dino Alberti ha fotografato lo scontrino al termine di un pasto alla mensa di Montecitorio (quella dei dipendenti, non il ristorante) e lo ha postato su Facebook così: «Ho speso sei euro per un pasto. Ditemi voi se è il prezzo giusto. Se lo è, continuerò a mangiare qui. Se non lo è, andrò altrove». La difficile arte di sfuggire ai privilegi è una battaglia condotta quotidianamente. Che riguarda anche la pipì. I commessi della Camera stanno notando che i deputati a 5 Stelle si recano meno volte, rispetto agli altri, nei wc. Forse, per evitare l’onta del privilegio, la fanno altrove. O rischiano di farsi scoppiare la vescica, pur di apparire francescani.

 
lunedì 25 marzo 2013 - 08:08   Ultimo aggiornamento: 09:09

Gli scheletri nell'armadio di Prodi Ecco perchè non andrà al Quirinale

Libero

La spy story dell'ex premier va dal rapimento Moro ai "favori" a De Benedetti passando per il Kgb e la Cina


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Nonostante ci sia ancora un mese per iniziare la discussione in Aula sul sul successore di Giorgio Napolitano, la ricerca della quadra per formare un nuovo governo si intreccia a doppio nodo con quella per un nome condiviso sul nuovo Presidente della Repubblica. Berlusconi è stato chiaro e più passano i giorni e più paletti il Cav mette a Bersani sulla questione Colle. Prima chiedeva un Capo di Stato di garanzia, non escludendo che fosse di sinistra. Ora vuole sul campo una personalità espressione di centrodestra. Il leader del Pdl ne ha fatto una questione di principio se il Pd vuole provare a dar vita al suo esecutivo.

Ma i democratici non ci stanno: non hanno alcuna intenzione di votare un nome indicato da Berlusconi, deve essere il Pd e solo il Pd a proporre colui o colei che siederà in Quirinale. Il problema è che il Pdl da parte sua ha già fatto sapere che non darà il suo voto a nessuno che non venga proposto dal Cav. "E non ci sta bene altro", ha tuonato il capogruppo Renato Brunetta. "Nemmeno un moderato di sinistra perché tutti i nomi fatti non vanno più bene. Né Amato, né Marini, né D'Alema". E sul fatto che comunque i democratici hanno i numeri per eleggere chi vogliono, Brunetta alza le spalle: "Si eleggano Prodi o Zagrebelsky così noi arriviamo al 40% alle prossime elezioni.

La spy story di Prodi - E a proposito di Romano Prodi, pure se le sue quotazioni sono in calo, rimane comunque uno dei favoriti. Peccato che nel suo passato ci sono dei lati oscuri, "un quid inesplorabile", fa notare Giancarlo Perna sul Giornale, "emerso in diverse circostanze che egli stesso trincerandosi dietro il famoso sorriso giocondo rifiuta da chiarire. A partire dalla inquietante seduta spiritica organizzata da lui il 2 aprile 1978, in pieno rapimento Moro, durante la quale venne fuori che il presidente della Dc era tenuto prigioniero dalle Br a Gradoli. Prodi si precipitò nella sede della Democrazia Cristiana annunciando il responso dell'Aldilà. Chi indagava mise al setaccio il paese laziale Gradoli, mentre uno dei covi dei brigadisti si trovava in realtà a via Gradoli, a Roma. Ora, a parte il misunderstanding chi aveva soffiato a Prodi il nome "Gradoli"? Lui ancora oggi continua a sostenere la tesi della seduta spiritica, mentre sono in parecchi che si sia inventato tutto per coprire qualcuno.

Kgb - Nel 2006, inoltre, un eurodeputato britannico, Gerard Batten rivelò che l'ex agente dell'Urss Alexander Litvinenko, ammazzato dai colleghi con il polonio, gli aveva confessato che "Romano Prodi è l'agente in Italia del Kgb". Cosa in parte confermata da un altro ex Kgb. Oleg Gprdievsky disse a Paolo Guzzanti che lo interrogava durante una seduta sulla commissione d'inchiesta Mitrokin: "Non ho mai saputo se Prodi fosse o no reclutato dal Kgn, ma una cosa è certa: quando ero a Mosca tra il 1981 e il 1982 Prodi era popolarissimo nel Kgb, lo trovavano in sintonia dalla parte dell'Unione Sovietica".  Ora, fa notare Giancarlo Perna, si è aperto il capitolo Cina. Da anni è più a Pechino e Shangai che a Bologna.

Tra conferenze, lezioni e ospitate in tv il compito più rilevante di Prodi è quello di consulente della nuova agenzia di rating cinese, Dagong che a fine 2011, da poco insediato il governo Monti, abbassò l'affidabilità del debito italiano. Perna infine ricorda che fu proprio Prodi il primo che cercò di dare con beni pubblici una bella mano all'arricchimento di Carlo De Benedetti, proprietario di Repubblica, è stato il nostro Prodi (gli altri furono Carlo Azeglio Ciampi e Giuliano Amato). "Graziosamente introdotto dal giornalista Scalfari", racconta il Giornale, "l'Ingegnere si presentò da Romano presidente dell'Iri e gli chiese di cedergli la Sme, holding alimentare. All'istante, Prodi si accordò per vendergliela a 497 miliardi di lire. Un regalo. Tanto che il governo Craxi (siamo nel 1985), ignorando la stipula, mandò il piano all'aria".

Le Iene, Pizzarotti: "Kabul è in Iraq e Medvev fa parte della Commissione Eu

Libero

Nella 'rete' della iena Sabrina Nobile, da anni incubo di deputati e senatori, stavolta ci finisce un grillino


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Lo pensano un po' tutti: l'onesta, da sola, in politica non porta molta lontano. E' necessaria, ma solo se accompagnata dalla competenza. Qualità che i grillini, però, non hanno e, anzi, ne fanno un vanto. Domenica sera, ad esempio, a cascare nella rete, quella de Le Iene in questo caso, è stato Federico Pizzarotti, primo sindaco grillino di una grande città (Parma).

A Sabrina Nobile, che ogni settimana si diverte a mettere a nudo i politici con domande di cultura generale, che gli chiedeva dove si trovasse Kabul, Pizzarotti, sicuro di se, ha risposto: "Iraq". Visto che con la geografia non pare cavarsela così bene, la iena gli concede un'altra chance. Stavolta è facile: "Chi è Medvedev?", chiede. "Adesso il ruolo preciso, come dire, non ve lo devo dire io", afferma esitante Pizzarotti. Poi però ci prova: "Commissione europea, poi adesso dove nella Commissione Europea ve lo lascio dire a voi". Il grillino proprio non riesce a mettere a fuoco, così la Nobile prova a prenderla alla larga: "Ma di che nazione può essere?". Pizzarotti, allora, azzarda: "Ce la giochiamo sulla Russia?". Insomma, la Russia, secondo Pizzarotti, fa parte dell'Unione Europea.

Grillo, i guadagni del blog tra i 5-10 mln l'anno

Libero

I conflitti d'interesse del capetto a Cinque Stelle. Impone agli "adepti" una vita di stenti e incassa come Paparone. Poi gli intrecci con l'editoria


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Conflitto d'interessi. Le parole magiche che la sinistra ha spesso evocato per far fuori, per via legislativa, chi non si riusciva a battere politicamente: Silvio Berlusconi. Tra i suoi detrattori, il Cav può sicuramente annoverare Beppe Grillo, che per questo nei suoi spettacoli lo ha spesso messo alla berlina. Ma il comico genovese, a furia di guardare oltre l'uscio, si è 'dimenticato' di guardare in casa propria. Anche, e soprattutto, ora che è un politico.

Il conflitto d'interessi di Beppe - Se lo avesse fatto, ne avrebbe trovato uno di un certa rilevanza, di conflitto d'interessi: il suo, quello del suo blog, beppegrillo.it. Infatti, Grillo è, al contempo, leader del M5s, proprietario del marchio del movimento e, soprattutto, insieme a Gianroberto Casaleggio - che cura il sito della casa editrice Chiare Lettere, azionista de Il Fatto - gestore del sito beppegrillo.it, che guadagna, e anche molto bene, con la pubblicità online. Funziona così: tu clicchi sul sito, magari per informarti sulla linea politica del movimento, gli accessi aumentano e così gli introiti pubblicitari, calcolati, appunto, sul numero di accessi. Anche quelli che Beppe definsice "schizzi di merda digitale".

Guadagni da capogiro - In sintesi, più il M5s va bene, più utenti accedono al sito e più il volume affari di Beppe Grillo s'impenna. La prova? Le ultime elezioni. Come riporta Il Giornale di oggi, lunedì 25 marzo, nei mesi della campagna elettorale, il sito-blog bepepgrillo.it ha registrato dai dati clamorosi: +82% di accessi al sito e, ancor impressionante, +96% di pagine viste. Quotidianamente, il sito registra un numero di pagine viste di 1,5 milioni e 175 mila utenti, per un ricavo annuo - stima Il Sole 24 Ore - tra i 5 e 10 milioni di euro. Tutto trasparente, per carità, almeno fino a quando Grillo era solamente un comico. Ora è un politico e la cosa inizia a puzzare di conflitto d'interesse, seppur 2.0.

Saviano pontifica sulla legalità ma scorda gli impresentabili Pd

Gian Marco Chiocci Simone Di Meo - Lun, 25/03/2013 - 08:00

La ricetta dello scrittore per il governo Bersani è eliminare chi ha delle ombre. Però lui sorvola sulle inchieste a carico degli esponenti democrat in Campania

Non riuscendo a smacchiare il giaguaro, ora prova a bollire la Piovra. Per far digerire la ricetta governativa il premier in pectore Pier Luigi Bersani è andato a lezione dallo chef antimafia Roberto Saviano, e ha detto: via gli «impresentabili», sì a i volti nuovi.


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Ma la domanda è: Robertino avrà mica fatto l'omertoso nascondendo «impresentabili» e «guai» democrat delle sue parti? Gli avrà parlato della neodeputata Pd Michela Rostan, la cui famiglia spunta nei verbali del pentito Maurizio Prestieri sul riciclaggio dei milioni di euro accumulati dal boss Ciruzzo ‘o milionario con la droga? E avrà fatto cenno all'ex sindaco di Portici, Enzo Cuomo, neo senatore Pd, stando a una relazione della commissione d'accesso del 2008 ripescata dalla Voce delle voci è imparentato con la famiglia camorristica degli Zaza.

Legami familiari scomodi, ma certo non costituenti reato. Eppure sul tanto strombazzato discorso dell'impresentabilità e delle parentele imbarazzanti, tali parametri sono stati bypassati per i soli parenti casalesi di Nick Cosentino. Perché sennò uno dovrebbe scomodare una brava persona come la deputata casertana Pd, Pina Picierno: un suo zio ebbe come testimoni di nozze il boss Lello Lubrano e Rosa Nuvoletta, figlia del capoclan Lorenzo, rappresentante della Cupola di Totò Riina in Campania. Oppure Rosaria Capacchione, ottima cronista sotto processo per calunnia a un finanziere che aveva scoperto qualche magagna sul fratello imprenditore, eletta come capolista al Senato.

Su costoro Saviano non ha pontificato mai semplicemente perché, per lui, gli impresentabili pd e una «Gomorra rossa» non esistono. Esistono invece gli infortuni, che a taluni vengono perdonati e ad altri no. Prendete la foto, innocente, che ritrae Saviano con Leopoldo Spedaliere, ex sindaco di Portici e all'epoca manager della società pubblica Tess, sospettata di infiltrazioni camorristiche secondo una informativa della Prefettura di Napoli e poi messa in liquidazione. All'epoca (maggio 2009) Spedaliere era stato coinvolto in un bel po' di indagini, anche antimafia. Ne era uscito pulito, ma Saviano forse non aveva letto i verbali dei pentiti e le intercettazioni che lo riguardavano.

Che cosa consiglierebbe a Bersani se Spedaliere volesse candidarsi? A Napoli, i carabinieri stanno indagando sulle primarie Pd del 2011 in odore di camorra, ma non per questo si dirà che il clan Lo Russo ha orientato le elezioni. Saviano avrà certamente parlato di Enrico Fabozzi, l'ex vice capogruppo regionale della Campania Pd sott'inchiesta per mercimonio affaristico-elettorale coi Casalesi, cui la Cassazione ha annullato la scarcerazione per una precedenza inchiesta su voto di scambio col clan Bidognetti.

E del bassoliniano Massimo Paolucci, diventato deputato nonostante spunti qua e là, nelle indagini sulla trattativa tra Stato e camorra, per risolvere l'emergenza rifiuti in Campania nel 2003? E dei consiglieri regionali nei guai per spese d'oro? Indagati e impresentabili Pd escono ovunque in Campania. Peschiamo a caso: Benevento. Qui il presidente della provincia Aniello Cimitile è sotto processo per questioni legate ai rifiuti, mentre il sindaco Fausto Pepe è indagato in una storiaccia di tangenti e appalti, colpito dall'obbligo di dimora (poi revocato) tanto da far sobbalzare pure Beppe Grillo: «È una cosa meravigliosa quella che avete con un sindaco che esce, va a firmare e rientra».

L'avvelenamento da tossina botulinica

La Stampa


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La recente notizia di due decessi e un grave intossicato nel Lazio ricoverato in prognosi riservata dopo una cena a base di prodotti alimentari preparati e conservati in casa, riapre una vecchia ma sempre attuale questione, quella dell'intossicazione alimentare da tossina botulinica. In questi ultimi anni i più ricorderanno come la stessa tossina (in realtà ne sono state isolate ben sette tipi) sia largamente usata in Medicina estetica. Quello di cui vogliamo parlare qui, invece, riguarda gli effetti ben più devastanti e potenzialmente letali della intossicazione sistemica della tossina quando introdotta nell'organismo con cibi contaminati. Quindi la forma classica “alimentare” di intossicazione delle quattro forme classificate e note


Procediamo con ordine.
Quella botulinica è una neurotossina prodotta da un batterio ubiquitariamente presente nell'ambiente terreno, acquatico, nell' intestino di mammiferi e uccelli e molte derrate alimentari: il Clostridium Botulinum (CB) le cui spore (forma latente, inattiva ed estremamente resistente del batterio) rimangono tali finchè non si creino le condizioni ottimali perchè il batterio possa, attraverso un processo di “germinazione”, passare alla forma “vegetativa” e quindi produrre poi la tossina.
Nel caso specifico del CB la condizione ottimale cui si accennava è l' assenza di aria come nel caso di alimenti conservati in barattoli di vetro o metallici, sott'olio o al naturale, giacchè il batterio non sopravvive in presenza di ossigeno, essendo un anaerobio obbligato, ed è presente solo nella forma sporigena.

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Condizioni opposte invece che ne impediscono la germinazione sono un pH (acidità) inferiore a 4,6 (meglio quindi se presente aceto) e la conservazione successiva a basse temperature. L'alto contenuto salino o zuccherino riduce la resistenza delle spore al calore. Le spore resistono a un riscaldamento a 100°C per 3/5 ore, vengono distrutte in circa tre minuti a 120°C. La temibile tossina viene distrutta a 80 °C per almeno 20 min, temperatura facilmente raggiungibile con la bollitura.

I cibi più incriminati sono le preparazioni casalinghe sott'olio a base di verdure (pomodori, peperoni, mais, olive, fagiolini, melazane, zucchine, barbabietole, funghi, frutta), pesce e più raramente, di carne (prosciutto e altri insaccati). Molto dibattuta la questione della contaminazione del miele che viene sconsigliato ai bambini al di sotto dell'anno di vita. In realtà a differenza degli USA, sembra non si siano mai riscontrati in Europa casi di botulismo a questa età legati al consumo del miele.
L'industria alimentare lascia buoni margini di sicurezza giacchè i processi di produzione dovrebbero essere estremamente rigorosi per eliminare a monte il problema. Comunque estrema attenzione alle confezioni acquistate o preparate in casa che presentino deformazioni del contenitore o del coperchio per la presenza di gas o peggio emanino cattivo odore al momento dell'apertura. Vanno smaltite.

La sindrome da avvelenamento
L'eventuale ingestione di questa tossina che è riconosciuta essere tra i veleni più potenti per l'esiguità del dosaggio rispetto al danno provocato produce dopo una latenza dal pasto di qualche ora (dalle 8 alle 16 h ma si sono riscontrati casi di latenza anche fino a 8 giorni) la comparsa di una sintomatologia caratterizzata da problemi visivi (annebbiamento), difficoltà nella deglutizione, riduzione della salivazione, disturbi gastro intestinali (nausea, vomito, diarrea), diffusa debolezza muscolare crescente con progressione verso la paralisi anche dei muscoli respiratori. Non è presente febbre e il sensorio rimane integro. Statisicamente più ridotto è il periodo di latenza dei primi sintomi peggiore sarà la prognosi.

Il trattamento terapeutico
Alla comparsa di questi sintomi l'ospedalizzazione è assolutamente necessaria. Immediato il contatto con un Centro antiveleni. Entro poche ore può essere somministrato con efficacia un antitodo specifico alla tossina prima che questa si leghi ai recettori nervosi (immunizzazione passiva). Necessario monitorizzare le principali funzioni vitali del paziente in una Terapia Intensiva perchè l'insorgenza di paralisi muscolare può rendere necessaria l'intubazione del paziente e una ventilazione meccanica sostitutiva. La mortalità dei casi non trattati arriva all'80%. In Italia si riscontrano fino a 50 casi all'anno con un indice di mortalità del 10-20%. E' obbligatoria la denuncia all'autorità sanitaria (Istituto Superiore di Sanità - Ministero della Salute) anche per un miglior coordinamento nella organizzazione, approntamento e fornitura del siero antitossina.

Pranzo di Pasqua? No, grazie: il mio agnellino dorme sul divano

Il Mattino
di Alessandra Chello

Il biberon e le cure della “mamma umana” hanno salvato dalla morte un cucciolo di pecora


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Wilson è nato lo scorso 17 dicembre ma la sua mamma era tanto ammalata e il piccolo rischiava di morire. «Sono così felice... ancora non mi sembra vero d'esserci riuscita» racconta Gloria, vegetariana doc, animalista convinta e “mamma umana” del piccolo agnello. Sì perché è proprio grazie alle sue cure e al suo amore che ora Wilson è sano e forte.


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«Contrariamente a quel che si crede - racconta - sono animali intelligentissimi e molto dolci. Risponde al suo nome, si lascia coccolare...Danno davvero dei punti ai cani con i quali ha subito legato. Wilson infatti adora giocare con i miei Dalmata, Grum e Domino. Ogni tanto fa un pisolino sul divano. Quando era poco più di un batuffolo dormiva con me e non appena mi allontanavo per un attimo piangeva, proprio come fanno tutti i cuccioli del mondo. La sua vita è serena e felice, divisa tra casa e la socializzazione con i suoi simili. Ogni volta che lo guardo - continua Gloria - non posso fare a meno di pensare a quanto sia stato fortunato, ma anche alla crudele mattanza di questi giorni che precedono la Pasqua. Giorni di dolore e sangue nei quali tanti, troppi piccoli saranno strappati per sempre alle loro madri per morire tra atroci sofferenze nel nome di una assurda e atroce tradizione. Con una inutile crudeltà. A quanti non danno il giusto valore alla vita d'un essere innocente dico sempre: voi lo mangiate? Io invece lo amo».

 
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Wilson, l'agnellino che gioca come un cagnolino

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agnellino



sabato 23 marzo 2013 - 18:06   Ultimo aggiornamento: lunedì 25 marzo 2013 08:08

Marketing online, quando la strategia è l'aggressività senza limiti

Corriere della sera

Le agenzie usano metodi quasi persecutori. Un'inchiesta in più puntante per scoprire i trucchi e capire come difendersi
 
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Annunci, mail, banner, messaggi. Ormai in rete è difficile stare al riparo dalla pubblicità. Le tecniche di marketing sul web stanno diventando sempre più aggressive e sempre più a tappeto, con buona pace di chi considera la rete un luogo libero, in cui cercare (e trovare) solo ciò che gli interessa. Gli esempi sono tanti e nei prossimi giorni ve li racconteremo in una mini inchiesta a puntate. Partiamo dal più nuovo, quello del bombardamento di mail all'acquirente indeciso.

L'utente va su un sito di e-commerce. Sceglie un articolo, inizia la procedura per perfezionare l’acquisto, inserisce il numero di carta di credito. All’ultimo secondo, però, ha un ripensamento, perché l’oggetto costa troppo o perché non lo considera più così indispensabile. Capita spesso. Più spesso che nella vita reale. A differenza di un negozio vero e proprio, dove ci si deve relazionare con un commesso o con un commerciante, sul web non ci si sente in colpa per aver cambiato idea perché non si è fatto perdere tempo a nessuno. Semplicemente ci basta non premere invio, senza dover più di tanto dare atto delle proprie decisioni.

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RIPENSACI! - La condizione all'apparenza potrebbe sembrare un bene. Ma non è detto che sia così. Perché quell’attimo di indecisione rischia di dare il la a una catena di mail, che in alcuni casi può sfiorare lo stalkeraggio. Ripensaci! Oppure “Eccoti in offerta l’oggetto X e Y”, molto simile a quello che si stava per comprare. Qualche esempio? Accade con le piattaforme di eBook. Tra queste, Kobo che al cliente tentennante manda mail del tipo “non è troppo tardi per una seconda possibilità”. Ma non solo. Anche senza ripensamenti dell’ultimo minuto non si è al riparo. Basta acquistare un buono su Groupon che si viene letteralmente inondati di messaggi pubblicitari di ogni tipo. Stessa cosa per i portali che vendono viaggi, da Lastiminute in giù: in base ai tuoi acquisti precedenti ti vedi arrivare in casella di posta elettronica inviti ammiccanti come “solo per te un weekend romantico in spa 4 stelle”.

E se in precedenza l’utente ha prenotato una vacanza per bambini può stare certo di vedersi recapitare inviti che iniziano con “solo per te e la tua famiglia” o “fai felici i tuoi piccoli”. Ma fin qui niente di illegale è avvenuto. Quando ci si è registrati sul sito di ecommerce si è acconsentito a fornire i propri dati e il proprio indirizzo al gestore. Lui, a sua volta, fa il suo lavoro: cerca di fidelizzare i propri clienti e di non farseli scappare. Proprio come avviene in un negozio in carne e ossa, il venditore sa già quali sono i nostri gusti e le nostre esigenze e cerca di anticiparci. Inoltre – se non si vogliono ricevere altri messaggi – si può sempre possibile chiedere la cancellazione della propria mail dall’indirizzario.

AD-SERVER E ALGORITMI Altro discorso è il retargeting o behavioural targeting. Che, tradotto, significa: dopo aver cliccato su un annuncio o banner, ce lo si ritrova su qualunque indirizzo si finisca. Complici anche i siti di streaming, i social game e i siti pornografici, che traboccano di annunci di ogni tipo su cui, a volte, si finisce senza nemmeno volerlo. Basta un attimo di distrazione e inizia l’operazione retargeting. Per sviluppare questo tipo di re-marketing (così lo chiama Google) in questi ultimi anni sono nate molte agenzie pubblicitarie specializzate che sfruttano algoritmi e particolari ad-server, per raggiungere nuovamente un utente che ha acceduto al sito di e-commerce senza aver acquistato. Il tutto con l’obiettivo di riproporgli il prodotto o di presentargliene di simili.

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BANNER CHE TI SEGUONO COME OMBRE - L’esempio classico è la vacanza. Hai prenotato un viaggio in India? Su tutti i siti che visiterai ti troverai offerte di alberghi, macchine a noleggio, e quant’altro può essere collegato al tuo itinerario. «Questa pratica di per sé non è illegale», spiega Andrea Febbraio, co fondatore di Ebuzzing. Se utilizzata nel rispetto della privacy permette di personalizzare al meglio le offerte e rende quindi meno fastidiosa la pubblicità”. Il senso? «L’utente sarà meno esposto a messaggi pubblicitari davvero collegati ai suoi interessi, un po' come Amazon quando mi suggerisce un libro che mi potrebbe piacere.

Io direi utile, non fastidioso». Insomma, per chi fa pubblicità si tratta di una strategia lecita. Al consumatore va detto invece che per liberarsene bastano pochi click per eliminare i cookies salvati dal browser durante la navigazione. Il problema però nasce quando le agenzie e i siti di e-commerce non rispettano la privacy dell’utente. E superano il limite Qui entrano in gioco l’history sniffing e il digital stalking. Due pratiche illegali di cui sono state vittime numerosi utenti E pratiche che dagli Usa si stanno diffondendo a macchia d’olio anche sui siti americani. Ma di questo, delle storie di chi ne è rimasto vittima, e di come difendersi parleremo nelle prossime puntate di questa mini inchiesta.

Marta Serafini
@martaserafini18 marzo 2013 (modifica il 25 marzo 2013)

Bill Gates, 100.000 dollari a chi inventa il preservativo che fa venire voglia di usarlo

Corriere della sera

Nuovo design, nuovo packaging, altamente hi-tech. E soprattutto che aumenti il piacere e il comfort

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La Bill and Melinda Gates Foundation, l’organizzazione messa in piedi dal cofondatore di Microsoft insieme con la moglie, assegnerà un finanziamento iniziale di 100.000 dollari a chi svilupperà «preservativo di seconda generazione». Ora, l’utilità del condom è indubbia: protegge contro le gravidanze indesiderate, l’Hiv/Aids e altre malattie sessualmente trasmissibili. Ciò nonostante, l’idea di un uso regolare del profilattico in lattice - questo lo spunto da cui parte l’iniziativa - viene spesso scartata a priori: molti uomini sostengono infatti che riduca il piacere sessuale, un pensiero diffuso soprattutto tra i più giovani. E dato che la decisione di usare il preservativo viene presa pochi istanti prima del rapporto sessuale, il condom resta spesso inutilizzato.

PIACERE - Di preservativi, oggi, ne esistono di ogni tipo e genere: dai classici ai ritardanti, dagli ultrasottili agli aromatizzati, dagli aderenti agli anallergici e via elencando. Ogni anno vengono prodotti circa 15 miliardi di profilattici nel mondo mentre gli utilizzatori sono stimati in 750 milioni. Un settore in costante crescita. Tuttavia, negli ultimi decenni ci sono stati pochi miglioramenti dal punto di vista tecnologico - lamenta la Fondazione dei Gates - ad eccezione dell'utilizzo del lattice come materiale primario.

La Bill and Melinda Gates Foundation, che dispone di circa 29 miliardi di dollari, si chiede perciò: è possibile sviluppare un preservativo di prossima generazione che aumenti il piacere e il comfort? Uno che gli uomini utilizzano con più acutezza? Se sì, i benefici per la salute globale sarebbero enormi, in particolare nei paesi dell'Africa e dell'Asia. Il concorso è stato lanciato nell’ambito del «Grand Challenges in Global Health», iniziativa che prevede finanziamenti a coloro che «esprimono idee audaci, altamente competitive e con un approccio non convenzionale per portare significativi progressi alla salute nel mondo e, in particolare, ai Paesi in via di sviluppo».

DAL WC AL CONDOM - La gara per «reinventare» il preservativo, ma soprattutto per trovare «idee che aumentino o semplifichino un suo uso», è aperta a tutti: studenti, ricercatori e imprenditori. Si può partire anche da un «nuovo design o dal packaging». Tra le sfide anche quella di superare le barriere culturali che molte volte il profilattico comporta. Il preservativo del futuro è l’undicesima prova del programma «Grand Challenges Explorations» che si è prefisso di «migliorare la vita di milioni di persone». In precedenza Bill Gates aveva scommesso sull’invenzione del wc «hi-tech», una toilette a energia solare che ricicla l’acqua e trae energia riutilizzabile dalla degenerazione dei rifiuti organici umani.

Elmar Burchia24 marzo 2013 | 15:07

Morto Peter Scott, il ladro delle star: truffò anche Sofia Loren

Il Messaggero


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ROMA - Dopo anni di rapine ai ricchi e famosi, si è spento a Londra all'età di 82 anni il 're dei ladrì, Peter Scott che amava farsi chiamare 'Robin Hood', anche se donava tutte le refurtive solo a se stesso. Secondo quanto riporta oggi il MailOnline, Scott, nel corso della sua lunga carriera si è vantato di avere derubato star come Sophia Loren, Elizabeth Taylor, Vian Leigh e Lauren Bacall.

Tutti i colpi.
Complessivamente è riuscito ad appropriarsi di gioielli, pellicce e suppellettili e altro per un valore pari a oltre 30 milioni di sterline (circa 25 milioni di euro). E sembra proprio che uno dei suoi bottini più consistenti sia stato il furto di una collana alla Loren del valore di circa 200mila sterline mentre l'attrice girava il film 'La milionarià a Londra nel 1960. In quella occasione la star sembra che abbia reagito :«il ladro non avrà fortuna». E così è stato. Scott infatti si giocò ciò che aveva 'guadagnato' al casino di Cannes e perse tutto.

Irlandese.
Nato a Belfast nel 1931 in una famiglia di media borghesia, Scott cominciò a dedicarsi alla 'professionè già nell'adolescenza. Dopo un centinaio di 'colpi« viene arrestato dalla polizia. Rilasciato anni dopo decide di trasferirsi a Londra dove diventa il topo d'appartamento più famoso del regno un vero e proprio 'professionista' del settore. Prima di ogni colpo comprava addirittura un nuovo vestito adeguato al luogo del furto, in modo da non sembrare un estraneo se veniva notato.

Tra verità e leggenda.
In molte occasioni - ricorda il Mail - sarebbe anche stato 'interrotto' nel corso delle sue rapine nelle case dei vip dagli stessi padroni di casa, ma sarebbe stato capace di reagire con ironia. Sembra proprio che una volta abbia risposto, con un tono rassicurante ad un'anziana aristocratica che tornata in casa lo avrebbe trovato in salotto. »Sono io! Tutto è a posto, signora!«, pare abbia detto. Poi di nuovo la galera, altri colpi ai danni di personaggi celebri dello show-business e dell'alta società, la bancarotta fino alla morte.


Domenica 24 Marzo 2013 - 21:16
Ultimo aggiornamento: Lunedì 25 Marzo - 09:31