venerdì 22 marzo 2013

Il delirio dello scienziato grillino: "Chi si vaccina diventerà gay, bevete l'urina e vi salverete"

Libero

Gian Paolo Vanoli fa parte del MeetUp di Segrate. Ha un chiodo fisso: "abolire i vaccini perchè favoriscono l'omosessualità". Le sue teorie vuole trasformarle in legge


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"Se assumi un vaccino diventi gay". E' questa in sostanza la tesi di Gian Paolo Vanoli. Lui è un grillino. E sul meetup di Segrate si definisce così: "Giornalista investigativo (Albo speciale), specializzato da 40 anni in Sanita' Consulente in Scienza della Nutrizione e Medicina Naturale". Insomma è una delle voci scientifiche del Movimento Cinque Stelle Lombardia. La sua battaglia è una sola: abolire le vaccinazioni obbligatorie. Secondo Vanoli i vaccini, quelli tradizionali che vengono somministrati ad ogni bambino in tenera età sarebbero dannosi.

I vaccini fanno male - "Una delle cose peggiori che puoi fare al sistema immunitario è vaccinare un bambino. I vaccini stroncano la formazione del sistema immunitario", spiega il guru scientifico intervistato da Vice.com. E' talmente convinto delle sue tesi che sta mobilitando i grillini lombardi per far diventare legge l'abolizone della vaccinazione: "Al Movimento 5 Stelle interessano le mie idee. Sono un attivista e mi sto attivando proprio per cambiare queste cose attraverso il Meetup Lombardia 5 Stelle. Se va lì trova tutto il mio lavoro in questo senso. Porto sempre informazioni e idee per permettere a tutti una scelta consapevole e bandire così la piaga dei vaccini".

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"Tutti gay" -  Nonostante le sue idee non abbiano un riscontro scentifico, Velardi tenta comunque di spiegare perchè è così dannoso fare un vaccino e soprattutto il legame con l'omosessualità: "Quando il vaccino viene introdotto nel bambino, questo poi cresce e cerca di trovare una propria personalità, e se questa viene inibita dal mercurio o dalle sostanze vaccinali che si introducono nel cervello diventa gay.

Il problema lo sentiremo soprattutto nelle prossime generazioni, perché quando abbiamo un omosessuale che genera una figliolanza questi si porteranno dietro il DNA dell’ammalamento del genitore. Perché l’omosessualità è una malattia, anche se l’OMS ha deciso che non lo è. Chissenefrega! La realtà è che è così. Ogni vaccinazione produce omosessualità, perché impedisce la formazione della personalità. È una microforma di autismo, se vogliamo. Lei vedrà quanti omosessuali ci saranno nelle prossime generazioni, sarà un disastro". Dunque prepariamoci ad un futuro pieno di omosessuali.

Bevete l'urina -  Ma Vanoli suggerisce anche come salvarsi: "Per curarsi serve l’urinoterapia. Per quattro anni ho bevuto la mia urina. Non la prima della giornata, la seconda. Un bicchiere, ogni dì. E posso dire che alla mia età—ho 72 anni—è stata davvero una terapia eccezionale. A mia moglie sono tornate pure le mestruazioni a settant'anni. L’ho insegnata a dieci, forse ventimila persone. È una cosa che circola sull’onda del popolo, come la chiamo io. Ho ricevuto tantissime testimonianze e ringraziamenti". Ecco chi c'è dietro i Cinque Stelle. Giudicate voi.

Messora, sul blog pubblicità di Italo Treno

Libero

Chiesta l'archiviazione a Monza per il portavoce del silenzio. Grillo esulta, lui insulta. E poi sul suo blog...


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Il censore di Gianroberto Casaleggio, il blogger Claudio Messora alias Byoblu, continua la sua personalissima offensiva, pur trincerandosi dietro un goffo silenzio stampa (parla, ma soltanto sul suo blog). Ma procediamo con ordine. Per prima, la notizia della richiesta d'archiviazione del pm della procura di Monza relativa all'esposto di Marco Marsili nei confronti di Messora. Marsili lamentava la pubblicazione sul blog di Messora di chat private di esponenti del suo movimento, i Pirati Italiani. Gli inquirenti non hanno rilevato alcun reato, anche perché quelle conversazioni circolavano già in rete.

Parla il capetto - Una notizia che ha rinfrancato il capetto Beppe Grillo, che sul blog, in un post dal titolo "Messora non si tocca", scrive: "Da quando sono stati annunciati i due gruppi di comunicazione del M5S per Camera e Senato a supporto dei capigruppo che sono gli unici portavoce, si è scatenato un tiro al bersaglio da parte della stampa. Premesso che i due Gruppi sono ancora in via di costituzione e prenderanno possesso degli uffici a loro destinati nei prossimi giorni, vi è un attacco ad alzo zero preventivo della stampa su Claudio Messora, questo certifica la bontà della scelta".

Delirio d'onnipotenza - Messora, dopo il siparietto sull'apertura al Pd in cui ha dimostrato di essere o in malafede oppure uno sprovveduto molto permaloso, si è appuntato la stelletta gentilmente elargita da Grillo sul petto. Anzi, le cinque stellette. Orgoglioso della nuova benedizione del grande capo Grillo, sul suo blog ne ha rilanciato le parole, titolando: "Spalatori di comunicatori, su Rieducational Channel". Messora si scaglia contro chi insiste "nel dare una visione distorta del gruppo di comunicazione". Il punto è che se lo chiami "portavoce", quale in effetti è, perde la pazienza e insulta.

Quindi Messora riporta le parole di Grillo e le usa come risposta a quanto scritto dai quotidiani (insomma, Beppe parla per tutti. Anche per il grande comunicatore Byoblu). Messora, infine, chiude con un vero e proprio delirio di onnipotenza: "Tanto dovevo agli 'Spalatori di Comunicatori', buoni per il Rieducational Channel di Guzzanti. Per tutti gli altri, quelli che amano informarsi, c'è questo". E quindi il link a "cosa sono i gruppi di comunicazione". Perché, ovvio, al tempo di Beppe Grillo e del signor Messora chi vuole informarsi deve leggere solo i loro post, i loro deliri, i loro insulti. Tutti gli altri sono venduti. Tutte le altre sono soltanto balle.

Cosa spunta sul blog - Ma forse, un po' venduto, lo è anche il grande moralizzatore Byoblu, il portavoce del silenzio stampa Messora, il grande censore nominato dal duopolio del pensiero Grillo-Casaleggio. Perché? Perché succede che ci si collega al suo blog, e in homepage troviamo un bel banner pubblicitario: quello di Italo Treno. L'alta velocità ferroviaria di Montezemolo, un montiano (o ex montiano), quindi un venduto, uno zombie, un colluso. Ma come, signora Messora, facciamo la pubblicità a Italo Treno sul suo blog?

La pubblicità all'alta velocità ferroviaria (ossia, in ottica cinquestellata, al demonio)? Certo, la Tav in Val di Susa e Italo Treno sono cose ben diverse e ben distinte, ma appare comunque un po' paradossale. Il signor Byoblu, ambasciatore di un nuovo mondo senza macchia, ospita la pubblicità di un emblema del capitalismo sul suo blog pro-decrescita. Curioso. Immaginavamo che un "cittadino" a Cinque Stelle dovesse fare attenzione a queste cose, non soltanto a filtrare il pensiero scomodo, ma anche le pubblicità.

Conflitto su Wikipedia: la British Petroleum si auto-descrive

La Stampa

L’azienda responsabile dell’incidente nel Golfo del Messico ha redatto metà dell’articolo che la riguarda, «rispettando le regole»

claudio leonardi


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Storie di conflitti di interesse: protagonista, per una volta, non l’Italia ma Wikipedia e la British Petroleum. L’azienda petrolifera è tristemente nota per l’incidente nel Golfo del Messico, un disastro ambientale di vaste proporzioni costato ai responsabili miliardi di dollari di danni .

Sull’enciclopedia online c’è ovviamente una voce dedicata all’episodio e alla BP, ma secondo alcuni editor indignati sarebbe stata riscritta al 44% dalla società stessa, in particolare per quanto riguarda le politiche di riparazione ambientale. La polemica si infiamma proprio mentre la BP si appresta, il 5 aprile, ad affrontare in udienza una class action miliardaria per rivendicazioni che l’azienda definisce “fittizie o gonfiate”.

Ma il dubbio avanzato da alcuni redattori della Wikipedia è che “gonfiate” o comunque faziose siano le informazioni che l’enciclopedia ospita attualmente sulla vicenda. Il danno d’immagine per la BP è stato quasi inquantificabile e non stupisce che il marketing stia lavorando alacremente per darle una ripulita, su Internet prima di tutto.

La BP non avrebbe mai messo mano direttamente alla pagina che la riguarda, ma avrebbe inserito un suo rappresentante nella comunità di collaboratori di Wikipedia. Il testo sarebbe poi copiato “così com’è” nella pagina dai redattori, all’insaputa dei lettori che pensano di leggere informazioni imparziali.

Le sezioni sotto accusa sono state curate dall’”Utente: Arturo presso BP ”, e includerebbero le voci “Energia Alternativa”, “Le accuse di greenwashing” (termine che indica attività di pr che tendono a dare un’immagine “ecologica” di una particolare azienda), e “risultati Ambientali”, tra gli altri.
“Arturo presso BP”, che peraltro si qualifica come un membro dell’ufficio stampa, fornisce il contenuto per la pagina di Wikipedia.

Lui stesso dichiara di avere “creato questo account per contribuire a migliorare gli articoli su BP, in linea con gli standard e le linee guida di Wikipedia”. E sulla pagina di discussione dell’enciclopedia aggiunge: “Le informazioni che presento da nuove fonti sono verificate dai vari esperti del tema all’interno della società. Io non sono un esperto su tutti gli argomenti e voglio fare in modo che qualsiasi contenuto proposto dalle fonti adottate sia in realtà preciso”.

In questo modo, il ruolo della BP resta nascosto ai lettori di Wikipedia, ma non ai redattori abilitati, che a quanto pare si dilungano in discussioni e polemiche , senza intervenire. Polemiche che favoriscono l’attività di marketing della BP, che ha potuto dichiarare a Cnet di non avere mai leso le regole di Wikipedia. “La BP – hanno spiegato al sito - opera all’interno delle linee guida di Wikipedia su come rappresentanti delle società devono interagire con i redattori del sito.

Per quasi un anno, siamo stati completamente trasparenti, senza mai operare direttamente le modifiche” e “rivelando quando abbiamo offerto suggerimenti ai redattori di Wikipedia che provenivano da un nostro rappresentante”. “La nostra partecipazione al processo editoriale - sostiene l’azienda petrolifera – ha senza dubbio portato a una maggiore precisione, che in fondo dovrebbe essere la principale preoccupazione di tutti coloro che si basano su questa risorsa per le informazioni”.

La polemica non cade in un momento troppo favorevole per la grande enciclopedia aperta del web. Il sito cerca fondi ed è stato investito da accuse e sospetti di articoli comprati e commissionati .
Le informazioni offerte dalla British Petroleum potrebbero anche essere le più precise e corrette, non vorremmo negarlo a priori, ma di fronte ai sostenitori dell’idea e del progetto Wikipedia, una compagnia petrolifera responsabile di uno dei più gravi disastri ecologici degli ultimi anni che redige da sé gli articoli che la riguardano è il peggiore degli spot possibili. Anche questo è un danno di immagine.

Coppie di fatto: se finisce il rapporto, il partner non può essere cacciato

La Stampa


Più tutela per le coppie di fatto: anche se finisce il rapporto, il partner non può essere buttato fuori casa dall'oggi al domani anche se la casa è di proprietà dell'altro. Lo sottolinea la Cassazione con una sentenza della Seconda sezione civile depositata i. La Suprema Corte spiega che dal momento che «la famiglia di fatto è compresa tra le formazioni sociali che l'art. 2 della Costituzione considera la sede di svolgimento della personalità individuale, il convivente gode della casa familiare, di proprietà del compagno o della compagna, per soddisfare un interesse proprio, oltre che della coppia, sulla base di un titolo a contenuto e matrice personale la cui rilevanza sul piano della giuridicita' è custodita dalla Costituzione, sì da assumere i connotati tipici della detenzione qualificata».

La Cassazione si è così pronunciata occupandosi del caso di una coppia di fatto della provincia di Roma il cui rapporto era naufragato. Ginaluca M. nel marzo 1998 aveva venduto l'immobile alla convivente Laura L.. L'uomo, ricostruisce la sentenza 7214, aveva continuato a frequentare la casa sia pernottandovi sia usandola come appoggio ad altro sottostante appartamento in cui esercitava la professione medica anche dopo la fine del rapporto.

La donna lo aveva sbattuto fuori casa. La Cassazione dice che il convivente non è un «ospite» e che dunque non doveva essere messo alla porta all'improvviso. Ciò beninteso, precisa la Suprema Corte, «non significa pervenire ad un completo pareggiamento tra la convivenza more uxorio e il matrimonio, contrastante con la stessa volontà degli interessati, che hanno liberamente scelto di non vincolarsi con il matrimonio proprio per evitare le conseguenze legali che discendono dal coniugio».

Detto questo, la Cassazione dice chiaramente che «questa distinzione non comporta che, in una unione libera che tuttavia abbia assunto, per durata, stabilità, esclusività e contribuzione, i caratteri di comunità familiare, il rapporto del soggetto con la casa destinata ad abitazione comune, ma di proprietà dell'altro convivente, si fondi su un titolo giuridicamente irrilevante quale l'ospitalità, anziché sul negozio a contenuto personale alla base della scelta di vivere insieme e di instaurare un consorzio familiare, come tale anche socialmente riconoscibile». 

(Fonte: Adnkronos) 

Sallusti sospeso tre mesi dall'Ordine dei giornalisti. Lui: buffoni

Il Messaggero


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MILANO - Il Consiglio dell'Ordine della Lombardia ha sospeso per tre mesi l'allora direttore di Libero Alessandro Sallusti in relazione agli articoli apparsi su Libero nel marzo 2007 per i quali era stato arrestato. La sentenza è sospesa fino al termine per la presentazione di un eventuale appello al Consiglio nazionale dell'Ordine.

Il tweet di Sallusti.
«Graziato» dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ma «condannato dai colleghi a tre mesi di sospensione», è il tweet scritto dal direttore del Giornale. Sallusti spiega di essere stato appunto «graziato» da Napolitano «per manifesta ingiustizia» e, prosegue, «condannato dai colleghi a tre mesi di sospensione. Buffoni», conclude.

I pezzi contestati.
Gli articoli nel mirino sono quelli relativi alla «falsa notizia della ragazzina torinese che sarebbe stata costretta ad abortire per decisione di un giudice minorile, notizia mai seguita da rettifica», precisa l'Ordine in una nota. Da qui la decisione presa «a maggioranza di comminare all'allora direttore responsabile di Libero la sanzione della sospensione per tre mesi dalla professione. La sanzione resta sospesa fino al termine per la presentazione dell'eventuale giudizio d'appello al Consiglio nazionale dell'ordine. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro trenta giorni».


Venerdì 22 Marzo 2013 - 12:44
Ultimo aggiornamento: 12:45

Pisapia, una selezione per gli artisti di strada in centro a Milano

Libero

Lotta tra disperati: soltanto i migliori tra chi vuole ricevere l'elemosina avrà accesso al "salotto" della città

di Fabio Rubini


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La cifra della delibera sugli artisti di strada voluta dal Comune di Milano sta tutta nella data della sua entrata in vigore: il primo di aprile. Sì, perché a ben vedere più che una cosa seria sembra un classico pesce d’aprile, con tanto di vittima designata: gli artisti di strada medesimi, che per potersi esibire in pubblico sono stati divisi in categorie e sottocategorie e dovranno sottoporsi a vere e proprie audizioni fatte da una fantomatica commissione che al momento non è ancora stata istituita. Il tutto spruzzato da una sottile vena di snobismo radical chic, vero fil rouge dell’amministrazione milanese, fin qui più attenta a non scontentare i salotti buoni della Milano bene che a interessarsi dei veri problemi di chi la città la vive tutti i giorni. Artisti di strada compresi.

Corea del Sud, legge contro le minigonne

Corriere della sera

La norma sulla «sovraesposizione»della Park in vigore da venerdì ed è contro l’esibizione di nudità o pose indecenti
Dal nostro corrispondente  GUIDO SANTEVECCHI 


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PECHINO - Si chiama «legge sulla sovraesposizione» ed è entrata in vigore oggi in Corea del Sud. Il testo ammonisce i cittadini contro l’esibizione di nudità o pose indecenti, pena una multa di 50 mila won, poco meno di 40 euro. Spiega un comunicato della polizia: «L’infrazione scatta se l’esposizione indecente provoca sentimenti vergognosi o disagio in chi assiste». Che significa? Che cosa è la «sovraesposizione»? Vuol dire che le minogonne e le microgonne, così popolari tra le ragazze di Seul, sono fuorilegge? Si dovranno rivestire anche i gruppi musicali sudcoreani che dominano la scena asiatica con il loro pop e la generosa esposizione di epidermide femminile?

LA LEGGE - Di sicuro c’è solo che il decreto attuativo è stato varato nella prima seduta del governo della nuova presidentessa Park Geun-hye. Evidentemente la signora deve essere molto in ansia per la pubblica decenza se ha trovato posto nella sua agenda politica, occupata da problemi come le minacce nuclear-missilistiche della Corea del Nord e un attacco di hackers che l’altro giorno ha spento decine e decine di computer del Sud. La legge anti-sovraesposizione è diventata un caso politico: Ki Sik Kim, del Partito democratico unito (all’opposizione) l’ha contestata chiedendo: «Quale regime interviene anche sul modo di vestire dei cittadini?».

INTERNET - Il popolo del web è entrato in fibrillazione. Nancy Land, una stella dello showbiz sudcoreano, ha postato una foto su Twitter con una banconota infilata nella scollatura abbondante, pronta a pagare per la sua «libertà di espressione». Altri si sono preoccupati per il K-pop, la musica pop sudcoreana i cui gruppi (SNSD, Dal Shabet, T-ARA) sono noti per i costumi aggressivamente sexy. «Saranno messi fuorilegge?». Molti si sono ricordati di Park Chung-hee, il padre della presidentessa, che fu capo dello Stato tra il 1963 e il 1979, e negli anni Settanta aveva messo al bando le gonne più corte di venti cemtimetri sopra il ginocchio (e imposto il taglio dei capelli troppo lunghi dei ragazzi). Poco conta che un alto funzionario della polizia abbia detto alla Cnn: «Qualsiasi interpretazione secondo la quale i nostri agenti controlleranno i vestiti della gente è completamente falsa. Non andremo certo in giro con il centimetro per controllare gli orli delle gonne».

Il Csm: «Ingroia torni in magistratura come giudice del tribunale di Aosta»

Corriere della sera

La proposta per il rientro in ruolo dell'ex procuratore di Palermo. L'aspettativa elettorale terminata l'11 marzo

La terza commissione del Csm ha deliberato - con due astensioni e un assente - di proporre al plenum la ricollocazione in ruolo dell'ex procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, con funzioni di giudice, al tribunale di Aosta, unica sede d'Italia nella quale non è stato candidato. L'aspettativa elettorale di Ingroia, in qualità di candidato alle elezioni politiche come leader di Rivoluzione Civile, è infatti terminata l'11 marzo scorso, e lui non è risultato eletto. La decisione - spiega una nota del Csm- «È stata presa nel rispetto del divieto previsto dall'art 8 del DPR 30 marzo 1957 n. 361 che prevede che i magistrati candidati e non eletti "non posso esercitare per un periodo di cinque anni le loro funzioni nella circoscrizione nel cui ambito si sono svolte le elezioni"».

PROCEDIMENTO D'UFFICIO - Proprio mercoledì, il comitato di presidenza di Palazzo dei Marescialli, aveva autorizzato l'apertura di una pratica in terza commissione per il ricollocamento dei magistrati fuori ruolo senza una giustificazione. Ingroia era risultato essere l'unico magistrato che, allo scadere dell'aspettativa elettorale, non aveva inviato alcuna comunicazione al Csm: solitamente, infatti, in casi simili, è il magistrato a indicare all'organo di autogoverno delle toghe le sedi preferite in cui tornare a svolgere le sue funzioni.

Il Csm, dato il silenzio di Ingroia (che prima dell'aspettativa elettorale, aveva ottenuto il fuori ruolo per svolgere un incarico Onu in Guatemala), ha deciso di procedere d'ufficio. Il caso del leader di Rivoluzione Civile, inoltre, era apparso anomalo anche perché la sua candidatura era stata presentata in tutta Italia, per cui sussistevano questioni di incompatibilità territoriale. La terza commissione ha sciolto il nodo proponendo la sede di Aosta. Per quanto riguarda le funzioni, Ingroia, rientrando in magistratura dopo essersi candidato alle politiche, sulla base di una circolare del Csm, non può svolgere per cinque anni il ruolo di pubblico ministero, per cui gli è stato proposto un incarico da giudice.



Ingroia su toghe rosse: «C'è una magistratura conservatrice e una progressista» (01/02/2013)
 

Rissa tv tra Sallusti e Ingroia (18/01/2013)
 
 
Ingroia: «Non sono l'uomo della provvidenza» (29/12/2012)

Redazione Online21 marzo 2013 | 18:46

C’è Yoani al Festival del giornalismo

La Stampa

A Perugia quattro giorni dedicati all’informazione che si trasforma
francesco rigatelli


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Torna a Perugia dal 24 al 28 aprile per il settimo anno il Festival del giornalismo, l’evento gratuito organizzato da Arianna Ciccone insieme al compagno Christopher Potter grazie a sponsor quali Unicredit e Tim. 

 Il programma, come la coppia di fondatori, è diviso in due: metà italiano e metà inglese. Per questo ci sono molti ospiti stranieri. In questa edizione, in particolare, gli interventi principali sono affidati a Mathew Ingram di GigaOm, Emily Bell, docente Columbia ed ex Guardian e Harper Reed, responsabile tecnologico della campagna per la rielezione di Obama.

Protagonista del venerdì, uno dei giorni clou, è la blogger cubana Yoani Sanchez, che presenta il suo libro In attesa della primavera (edizione Anordest) con il direttore de La Stampa, Mario Calabresi. Poco prima, lo stesso giorno, le figlie insieme a Vittorio Zucconi ricordano Enzo Biagi: è l’incontro, anche graficamente, nel cuore del programma. Venerdì sera, Bill Emmott e John Lloyd, editorialista del Financial Times, discutono il nuovo libro di Gianni Riotta, Il web ci rende liberi?, che esce da Einaudi ad aprile. 

Nel programma i giornalisti italiani non mancano: da Ezio Mauro a Beppe Severgnini, da Gianni Mura che dialoga con Beppe Smorto a una curiosa intervista del conduttore de La zanzara di Radio 24, Giuseppe Cruciani, al direttore di Sky Tg24, Sarah Varetto. Ma il fiore all’occhiello del Festival sono gli approfondimenti sul mondo digitale, sulla sicurezza informatica, sull’analisi dei dati, sul controllo dei fatti, sulla potenzialità e sulla manipolazione della democrazia online. Insomma, tutte le

frontiere dei media. Che vengono affrontate da Anthony De Rosa di Reuters, Aron Pilhofer del New York Times, Paul Lewis del Guardian, Stuart Hughes della Bbc, Justin Peters della Columbia journalism review come da tanti giovani emergenti. L’obiettivo? Fare il punto su giornalismo, informazione, libertà di stampa e democrazia secondo il modello 2.0. 

Il Festival è un evento nato dal basso, aperto ai suggerimenti dai frequentatori, e la sera, oltre a cene e chiacchiere di gruppo, ci sono spesso eventi teatrali o musicali. Come lo spettacolo Viaggio nel mondo della burocrazia, che vede sul palco insieme la strana coppia Paolo Rossi e Gian Antonio Stella. Da Tacito a Montesquieu, il comico e il giornalista raccolgono le riflessioni fatte sul tema nella storia, giungendo all’amara conclusione che «il mondo della burocrazia è fuori dal mondo».

twitter @rigatells

Le 11 foto che non avremmo mai scattato (se esistesse ancora la pellicola)

Corriere della sera

Cartelli, scarpe, animali e ali d'aereo: il digitale ha creato generi impensabili all'epoca in cui gli scatti avevano un costo

MILANO - Promuovere la cultura fotografica per stimolare lo sviluppo del settore è lo slogan del Photoshow, la più importante rassegna in Italia dedicata alla fotografia e all'imaging che dal 22 al 25 marzo sarà ospitata dalla Fieramilanocity. Un'opportunità per conoscere i nuovi prodotti di oltre cento marchi e partecipare ai tanti eventi studiati per soddisfare amatori e professionisti, con lo scopo di incentivare un mercato in crisi.

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LA DISSEMINAZIONE DIGITALE - Tra tanti eventi di livello della fiera, e nuove macchine foto e video potentissime, sembra però quasi che nessuno ricordi più che un tempo scattare fotografie era un lusso, poi, con l'arrivo delle compatte e delle Polaroid, è diventato un costo e che oggi invece - con la scomparsa delle pellicola - è un'abitudine. A ricordarcelo è la disegnatrice Angela Liao di 20px e la sua vignetta dedicata alle fotografie che con un rullino da 24 pose non avremmo mai scattato perché sarebbero state solo uno spreco.

L'AUTOSCATTO – Personaggi stilizzati e grafiche pastello puntano il dito contro gli autoscatti allo specchio, una moda che contagia tutti, uomini e donne, giovani e adulti, e spinge talvolta a mostrare le proprie grazie al mondo intero. Da qui gli scatti multipli il passo è breve, perché limitarsi alle vecchie fototessere con gli amici in quelle macchinette con le tendine quando possiamo ritrarci senza tregua? E infatti non ci limitiamo e ogni serata ci vede protagonisti di un book degno di una modella professionista.




LE FOTO AEREE - Poi c'è il cibo, onnipresente nelle noiosissime serate a base di foto e filmini delle vacanze altrui. Dal cheesburger alla pajata ogni piatto è buono per essere ripreso, magari con qualche filtro che fa tanto artistico, e inserito con abilità tra altri scatti (generalmente pessimi) ripresi dai finestrini dell'aereo. Una lunga sequenza di nuvole, sole e ali d'aereo ai quali non sappiamo resistere. Tanto è gratis.

PERCHÉ LE SCARPE? - Discorso a parte meritano per le scarpe, appendice sporca e periferica oggi assurta a soggetto da pose artistiche. In macchina, nei locali o su panorami mozzafiato, sono sempre e comunque scarpe ma il dito non può non immortalarle. Nella stessa categoria troviamo i vestiti, generalmente disposti sul letto. Chissà perché.

Le 11 fotografie che non avremmo mai scattato Le 11 fotografie che non avremmo mai scattato Le 11 fotografie che non avremmo mai scattato Le 11 fotografie che non avremmo mai scattato



IL MICETTO - Sulla cresta dell'ondata digitale gli animali, soprattutto nella loro componente felina, fanno incetta di ritratti mentre mangiano, dormono o fanno ciò che hanno sempre fatto. Niente. Se sapessero di essere ripresi così spesso forse non ci darebbero l'autorizzazione ma al momento non risultano moti di protesta.

INVIDIA DI MASSA - Tra gli undici "vizi fotodigitali" meritano una menzione d'onore i biglietti dei concerti, arma di invidia di massa per far riempire di bile chi non ha potuto partecipare all'evento o non può permetterselo. Per questi ultimi la valvola di sfogo consigliata sono i cartelli trovati in giro. Quelli dei bagni sono delle superstar al pari di Michael Jackson mentre le scritte con gli errori ortografici sono una specialità tutta italica di cui andar fieri.

I PARCHEGGI - La peggiore abitudine di noi figli dello scatto gratis sono però i promemoria, quelle immagini scattate nei parcheggi di supermercati e centri commerciali per ricordarci dove abbiamo lasciato l'auto. Ora, siamo onesti, chi di noi non l'ha mai fatto alzi la mano.

PROMOZIONE IN TEMPO DI CRISI - Anche perché, tornando al Photoshow e alla ricerca svolta da Ipsos per l'occasione, il nostro Paese non se la passa bene neanche sotto l'aspetto "fotografico". Che sta conoscendo una flessione preoccupante. Le fotocamere distribuite nel 2012 sono state 2.395.221, con un calo del 27 per cento rispetto all'anno precedente mentre il fatturato complessivo ha segnato un meno 14,3 per cento attestandosi sui 490 milioni di euro. Eppure in questo panorama decadente sono le attrezzature di qualità a far la parte del leone e in particolare le mirrorless che in Italia sono cresciute del 41 per cento e rappresentano ormai una macchina su dieci tra quelle a ottiche intercambiabili in cui troviamo anche le reflex.

LE MOSTRE – Grande attenzione è stata quindi posta alla (vera) cultura fotografica con Photofestival, evento parallelo che fino al 30 aprile coinvolge gallerie, musei e palazzi storici meneghini proponendo oltre cento mostre di grandi maestri e fotografi emergenti. Tra i nomi troviamo Robert Doisneau allo Spazio Oberdan, Jeff Wall al PAC, August Sander alla Fondazione Stelline, ma anche i reportage impegnati di Uliano Lucas e una mostra collettiva sul tema dell’acqua all’Acquario Civico. La guida-catalogo è consultabile e scaricabile dal sito.

IL PORTALE – Visto che il digitale è comunque l'indiscusso protagonista, con la fiera è stato lanciato anche un ricco portale dedicato a notizie e approfondimenti su eventi, concorsi, prodotti e applicazioni fotografici. Al suo interno si trova uno spazio dedicato a chi vuole imparare o migliorare le proprie abilità con le scuole di fotografia, i corsi e i tutorial mentre i professionisti possono informarsi sulle leggi, i servizi e tutto ciò che riguarda la categoria.

Alessio Lana
@alessiolana22 marzo 2013 | 11:55

Virginia, annuncio choc: 1.647 animali uccisi dagli animalisti della Peta

La Stampa

zampa


Nel 2012 nel rifugio di Norfolk ucciso il 90% dei cani e gatti soccorsi. La loro difesa: “Erano inadottabili”



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La Peta (People for the Ethical Treatment of Animals), organizzazione no-profit a sostegno degli animali, si trova a doversi difendere da una montagna di critiche che potrebbe comprometterne per sempre la reputazione. L’associazione animalista, molto nota in America grazie a campagne shock e all’adesione di diversi vip, avrebbe infatti ordinato ed eseguito l’eutanasia di ben 1.647 animali domestici nel rifugio di Norfolk, Virginia. 

I numeri
Le statistiche, che hanno costretto l’organizzazione animalista ad una difficile difesa, sono state promosse dal Center for Consumer Freedom, associazione in difesa dei diritti dei consumatori che più volte si è scontrata con la Peta. L’accusa di uccidere i propri ospiti risale infatti a diversi anni fa, già nel 2009 il Center for Consumer Freedom denunciò in maniera molto chiara l’uso dell’eutanasia da parte della Peta. Ora, però, l’accusa è sostenuta da dati precisi. Secondo le statistiche nel 2012 il ricovero in Virginia ha ospitato 1110 gatti e 733 cani, di cui sono stati trasferiti presso altre sedi 22 gatti e 108 cani, sono stati reclamati dai legittimi proprietari 2 gatti e 3 cani, mentre 1045 gatti e 602 cani sono morti attraverso eutanasia. Infine, 34 gatti e 7 cani sono stati collocati sotto la voce “Miscellanea”. Secondo il centro dal 1998 la Peta avrebbe ucciso 29.398 animali domestici.

“L’eutanasia è una tragica necessità”
Il portavoce della Peta ha difeso l’associazione affermando che “la maggior parte degli animali che prendiamo in custodia sono rifiutati dalla società, sono aggressivi, su punto di morte, o comunque non adottabili”. Quando la campagna contro la Peta mosse i primi significativi passi nel 2009, sul blog ufficiale veniva difesa la scelta dell’eutanasia come un male necessario. Le associazioni che rifiutavano l’uso dell’eutanasia – veniva scritto nel post – finivano per riempirsi subito e dover rifiutare nuovi ingressi. Del resto, “fino a quando gli animali si fanno riprodurre di propria iniziativa e le persone non sterilizzano i loro amici a quattro zampe, i rifugi aperti e le organizzazioni come le Peta devono fare il lavoro sporco della società. L’eutanasia non è una soluzione alla sovrappopolazione, ma, vista la crisi attuale, è una tragica necessità”.

Sky esclusa dalla prima fila Tasto 9 del telecomando a Deejay

Corriere della sera

La decisione Restano fuori Telenorba e Retecapri

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Si chiude la guerra del telecomando, ovvero l'importanza di chiamarsi «7», «8» 0 «9». Vincitori: rispettivamente La7, Mtv e Deejay tv (la ex Rete A rilevata dalla famiglia De Benedetti). Sconfitti: Retecapri, Telenorba, le tv locali e i big come Sky con il canale Cielo. Sui primi sei tasti della numerazione automatica non c'è mai stata discussione: dall'1 al 3 a Rai e dal 4 al 6 a Mediaset. Ma per gli ultimi tre posti è da anni che si consuma una feroce battaglia sfociata in una valanga di ricorsi al Tar contro la decisione della precedente Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni di affidarli proprio a La7, Mtv e Deejay.
Già dal 31 agosto 2012 il Consiglio di Stato si era espresso con 4 sentenze portando all'azzeramento della decisione. Da allora si è rischiata anche l'occupazione selvaggia degli ultimi numeri, tanto che il nuovo presidente Agcom, Angelo Marcello Cardani, se n'è dovuto occupare personalmente appena insediato. Retecapri è da anni che rivendica il proprio status di tv nazionale (sul 9) mentre Telenorba al Sud voleva il posto de La7.

Sky da parte sua ha tentato di rientrare nella categoria delle generaliste accanto alle ex tv analogiche. Ora l'Agcom basandosi su un nuovo sondaggio dell'istituto Piepoli ha ridefinito il perimetro degli ultimi 3 canali assegnandoli ai «canali generalisti ex analogici». Non si fanno nomi perché l'assegnazione dovrà avvenire per decisione del ministero dello Sviluppo economico. Ma la riassegnazione con la stessa gerarchia è considerata scontata, nonostante le polemiche sul carattere «generalista» dei due canali musicali, Mtv e Deejay.
Ps: per la libertà dell'utente non resta che cambiare la gerarchia a mano, un diritto preservato dalla legge.

Massimo Sideri
massimosideri22 marzo 2013 | 8:25

Il cosmo cambia data di nascita Ha cento milioni di anni in più

Antonino Zichichi - Ven, 22/03/2013 - 08:48

Dal telescopio spaziale Planck immagini che rivoluzionano le nostre conoscenze: l'universo nei suoi primi "istanti" di vita

Diamo tutti per scontato che si possa vivere su un satellite come è la nostra Terra che gira attorno a una Stella come è il nostro Sole. Ma ai tempi del Big Bang l'Universo non aveva né satelliti né Stelle né Galassie.


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Come se non bastasse, l'Universo ai tempi del Big Bang non aveva né atomi né molecole. L'acqua è fatta di molecole ciascuna delle quali composta da due atomi di Idrogeno e un atomo di Ossigeno. Nulla di tutto ciò esisteva ai tempi del Big Bang. Ma noi siamo fatti di atomi e molecole vediamo la luce e viviamo in un satellite che gira attorno a una Stella. Il nostro Universo fatto con Stelle e Galassie viene da quello che è successo qualcosa come 300 mila anni dopo il Big Bang.

Fu a questo punto che la miscela di energia e materia è diventata «visibile». E qui interviene l'alto valore del satellite Planck che studiando questa luce ci permette di capire come sono nate le Galassie. E infatti nessuno è finora riuscito a capire come nascono le Galassie fatte ciascuna con 200 miliardi di Stelle. C'è un dettaglio che desidero segnalare. In ciascuna Galassia - inclusa la nostra - c'è un «buco nero» con massa pari a circa centomilioni di Stelle. Ecco perché una scuola di pensiero - alla quale io appartengo - pensa che queste enormi masse siano state prodotte già nell'Universo del Big Bang.

Per passare dall'Universo del Big Bang al nostro ci sono voluti qualcosa come quindici miliardi di anni, che a noi sembrano una quantità di tempo enorme in quanto - se ci va bene - riusciamo a vivere cent'anni. Il che corrisponde a circa tre miliardi centoquaranta milioni di battiti del nostro cuore. Infatti il nostro cuore invece batte al ritmo di un colpo al secondo. Il cuore del Big Bang batte invece a un ritmo enormemente più veloce. Qualcosa come centomilioni di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di volte più del nostro cuore.

Fu il grande Planck a capire che il nostro secondo è una quantità di tempo che non può essere presa in considerazione se vogliamo capire la Logica che regge il mondo. Se prendiamo come base il ritmo al quale batte il cuore del Big Bang ci rendiamo conto che 300 mila dei nostri anni, sono una quantità di tempo enormemente più grande affinché vengano fuori dall'Universo del Big Bang i primi segnali di luce. È questa la luce osservata dal satellite che porta il nome di Planck, il padre della Fisica Quantistica. Vedremo che è dalla struttura Quantistica dell'Universo che nascono le Galassie.

Struttura Quantistica vuol dire che tutto è fatto di «pezzettini» (cioè «Quanti») e che il continuo è pura illusione. Questo satellite - che si trova a circa un milione e mezzo di chilometri dalla Terra - riesce quindi a vedere gli istanti in cui, per la prima volta nell'evoluzione cosmica, l'Universo divenne trasparente: il che vuol dire osservabile. È motivo di orgoglio nazionale che ben sessanta ricercatori italiani delle Università di Bologna, Milano, Pisa e Roma (Tor Vergata) siano coinvolti nello studio dei dati ottenuti con questo satellite alla cui realizzazione hanno partecipato Inaf e Asi.

I dati sono dieci volte più dettagliati di quelli ottenuti con il satellite Americano Cobe. C'è un dettaglio interessante da mettere in evidenza. Al fine di permettere ai suoi strumenti di operare correttamente la temperatura interna del satellite deve essere 253 gradi sotto zero; il che vuol dire vicina allo zero assoluto che si trova a 273 gradi negativi. Ma è ancora più vicina allo zero assoluta la luce che raccoglie Planck. La temperatura di questa luce è infatti di appena tre gradi sopra lo zero assoluto.

I risultati più interessanti riguardano la quantità di energia oscura (68,3 per cento); quella della materia oscura (26,8 per cento) e quello della materia a noi familiare (protoni, neutroni ed elettroni) che è solo il 4,9 per cento del totale e infine l'età dell'universo che è ora valutata in 13,82 miliardi di anni anziché 13,7, anche se chi scrive pensa che si arriverà forse ad almeno 15 miliardi.
La materia detta oscura non sappiamo di cosa sia fatta. Chi scrive è convinto che sia fatta di neutralini, le particelle più leggere del Supermondo, che non emettono luce ma agiscono come sorgenti di attrazione gravitazionale.

L'energia oscura è invece quella cosa legata a ciò che riuscì matematicamente a inventare Albert Einstein. Un'idea formidabile che dice: basta la sola esistenza dello Spazio per produrre una quantità di energia repulsiva. È stato il sogno di tutte le civiltà riuscire a sapere dove ci troviamo nel Cosmo, come esso è fatto, quali sono le sue origini e le sue strutture. Grazie al satellite Planck abbiamo fatto un passo importante verso la realizzazione del sogno.

Facebook si affida ai cacciatori di taglie “Pagati 2 mila euro per scovare le falle e difendere gli utenti da virus e cracker”

La Stampa

Studenti, ingegneri e “smanettoni” risolvono i gap tecnologici del social network che offre ricompense, posti di lavoro e una menzione speciale

alberto abburra’
torino


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Ci sono le ricompense, il nemico da stanare e persino una locandina di in stile “dead or alive”. A 150 anni dalla comparsa dei primi cacciatori di taglie il Far West si è trasferito sul Web. Ma loro, i nuovi Django (per citare l’ultima trasposizione cinematrografica di Tarantino), non sono professionisti senza scrupoli o avventurieri a caccia di fuorilegge, bensì un esercito silenzioso che lavora per la sicurezza della Rete. 

Niente pistole, niente cavalli, niente sangue e morti ammazzati. A innescare il ritorno del clima Western ci ha pensato Facebook lanciando appelli in Rete affinché gli “smanettoni” di tutto il mondo si prodigassero per scovare le falle del social network. In cambio veniva offerta una taglia in denaro (generalmente da 500 a migliaia di euro) e la menzione in una speciale “Hall of Fame”. 

Hanno risposto in tantissimi, armati solo di conoscenze informatiche e buona volontà. La formula adottata da Facebook (ma anche da Google e Mcrosoft) conviene a entrambe le parti. Il social network fondato da Zuckenberg si ritrova un esercito di collaboratori che non costano (quasi) nulla e comunque vengono pagati solo quando ottengono un risultato. Dall’altra a stimolare l’azione dei White Hats (così vengono chiamati i nuovi cacciatori di taglie) c’è la possibilità di vedersi premiati, migliorare il curriculum e magari strappare anche un colloquio di lavoro. 

Tra le circa 200 persone che il gruppo di Menlo Park ha inserito finora nella “Hall of Fame” ci sono anche degli italiani, come Antonio Sanso, 32 anni, calabrese di origine, emigrante per professione, che in pochi anni ha scoperto 6 falle. Dalla Svizzera, dove lavora per un’azienda informatica spiega: «Dopo aver trovato la prima vulnerabiltà sono stato chiamato da Facebook per avviare i contatti con l’ufficio che seleziona il personale».

Per l’ultima delle sue segnalazioni ha ricevuto una ricompensa da 2000 dollari. Sfruttando alcuni bug era riuscito a ottenere i dati sensibili e gli indirizzi e-mail degli utenti. E non solo di persone iscritte a Facebook. Considerato il valore di quelle informazioni (soprattutto a fini di spam) e la richiesta che c’è sul mercato nero, una scoperta preziosa: «Ma io sono un hacker etico – continua Sanso -, non ho mai sfruttato le mie scoperte per trarne vantaggio. Il mio impegno è volto a migliorare la sicurezza del Web».

Negli anni qualche caso di abuso c’è stato, ma l’approccio più diffuso da parte dei cacciatori di taglie è estremamente collaborativo. «Noi ci impegnano a comunicare eventuali scoperte e Facebook ci tutela», spiega Alessio Ganci, studente 16enne di Genova che nell’estate del 2012 ha ricevuto 1000 dollari per aver corretto un criticità legata agli account business. «Così anche violare il sistema può essere consentito, ma solo se lo si fa per rimediare a un problema».

E allora se è vero che da solo il lavoro del cacciatore di taglie non può costituire un impiego, spesso questo diventa funzionale all’occupazione. «Mi sono avvicinato alle vulnerabilità di Facebook più per la visibilità che possono portare che per il compenso – racconta Emanuele Gentili, 26 anni di Orvieto -. Aprire un azienda nel campo della sicurezza informatica e lavorare è difficile se non hai dei credits».

La scoperta di un bug che permetteva di inserire oggetti estranei all’interno della pagine gli è valso un assegno da 500 dollari anche se «la soddisfazione più grande è quella di contribuire alla sicurezza della piattaforma. Se tutti quelli che hanno queste conoscenze impiegassero un po’ di tempo libero ne gioverebbero tutti». Ma a quel punto, forse, sparirebbero le taglie.

Grillo al Quirinale: «A noi il governo» Crimi, gaffe su Napolitano. Poi le scuse

Corriere della sera

Il leader del M5S al Colle. Non c'è Casaleggio. I portavoce: «Mandato pieno, altrimenti Copasir e commissione Rai»
Incarico di governo (senza però indicare nessun nome). In alternativa, la presidenza di Copasir e di commissione vigilanza Rai. Chiedono questo i Cinque Stelle a Napolitano. Il tutto mentre Grillo, a colloquio finito, dal blog dice no all'opzione Grasso e ai tecnici.

IL GESTO DEI SOLDI - Grillo arriva dal Capo dello Stato nel secondo (e conclusivo) giro di consultazioni per la formazione di un nuovo governo. Venti minuti in anticipo, a bordo di una monovolume guidata dal suo autista, Walter Vezzoli. Il leader del M5S non si ferma, non parla con i giornalisti. Ma tira giù i finestrini oscurati e si mostra alle telecamere. Poi chiede al commesso: «Sono arrivato? Devo andare dal presidente». Sembra mimare il gesto dei soldi, strusciando pollice e indice. Con lui, i portavoce dei Cinque Stelle per Senato e Camera Vito Crimi e Roberta Lombardi.

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«È PERMESSO?» - Grillo, abito scuro con cravatta d'ordinanza, entra nello studio alla vetrata del presidente. C'è tempo per una foto ricordo scattata dall'autista Walter Vezzoli. Poi seguito dai capigruppo di M5S, Vito Crimi e Roberta Lombardi, il leader del movimento viene salutato militarmente dall'addetto militare in alta uniforme. Grillo, un po' sorpreso si porta la mano alla fronte e entra.

CASALEGGIO SI ', CASALEGGIO NO - Manca Gianroberto Casaleggio, consulente per la comunicazione del M5S. Fonti interne al Movimento davano per certa la sua partecipazione. Ma sull'auto entrata al Colle Casaleggio non si è visto. Il tutto mentre nella giornata di martedì erano circolate voci su un cambio di decisione dovuto a un'improvvisa febbre.

2 LE RICHIESTE A CINQUE STELLE - Alla fine del colloquio con Napolitano, dopo un'ora, sono i portavoce a Senato e Camera che riferiscono alla stampa. Grillo se ne va, non parla con i giornalisti. Preferisce scrivere sul blog: «Il M5S non accorderà alcuna fiducia a governi politici o pseudo tecnici con l'ausilio delle ormai familiari foglie di fico come Grasso». Il tutto mentre Vito Crimi e Roberta Lombardi spiegano alla stampa di aver chiesto un incarico di governo senza aver indicato un nome ma un «progetto». Inoltre i due riferiscono di volere per il Movimento Cinque Stelle la presidenza del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) e della commissione di Vigilanza Rai. «Il Movimento 5 Stelle è primo per numero di voti per questo chiediamo ufficialmente un incarico di governo», spiega Lombardi

INCONTRO AMBASCIATA USA - Intanto viene rinviato alla prossima settimana l'incontro dei capigruppo del Movimento 5 Stelle con la rappresentanza statunitense a Roma. Nei giorni scorsi avevano suscitato polemiche le dichiarazioni dell'ambasciatore Thorne in un liceo romano che aveva invitato i giovani a fare come i Cinque Stelle e spingere per il cambiamento politico.

Grillo al Quirinale per le consultazioni Grillo al Quirinale per le consultazioni Grillo al Quirinale per le consultazioni Grillo al Quirinale per le consultazioni Grillo al Quirinale per le consultazioni

LA TAV - Nel frattempo Marco Scibona, senatore del M5S dice rispondendo ai giornalisti che gli hanno chiesto se l'alta velocità Torino-Lione sarà tra i temi al centro delle trattative per la formazione del nuovo governo, il senatore spiega: «La Tav non è merce di scambio». E i Cinque Stelle confermano che saranno in Val di Susa al corteo organizzato No Tav per sabato.

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NESSUNA DIRETTA STREAMING - E non mancano gli strascichi. Emergono nuovi dettagli sulle consultazioni. Il portavoce di Napolitano scrive su Twitter «Alla fine Grillo disse al Presidente: Non la chiamerà più Morfeo. Evidentemente non aveva nemmeno idea di che pasta fosse Napolitano...». Poi il capogruppo grillino Crimi va a riferire in Senato dell'incontro con il presidente: «Non abbiamo chiesto al Quirinale la diretta streaming delle consultazioni. Dentro nemmeno prendeva il cellulare...».

«NAPOLITANO NON SI È ADDORMENTATO» - Poi Crimi dice «Grillo ha tenuto abbastanza sveglio Napolitano» e che è stato «un presidente sveglio e non si è addormentato». Parole che non piacciono a Luigi Zanda, che ribatte «L'interesse nazionale, che era obiettivo prioritario per Antonio Manganelli, dovrebbe ispirare anche il lavoro di tutti noi, ma non lo ho ritrovato in dichiarazioni di esponenti del nostro Parlamento. Dichiarazioni rivolte in modo irriguardoso al presidente della Repubblica e che pertanto non condivido», ha tuonato Zanda riferendosi alle parole di Crimi. Risultato, il Cinque Stelle si scusa direttamente con il Colle e chiama il Quirinale «frase equivocata e fuori contesto».

«ABBIAMO CAMBIATO IL MONDO» - Poi in serata, in un'intervista alla televisione turca trasmessa nella serata di giovedì 21 a Servizio Pubblico su La 7, Grillo ha spiegato come sia nato il fenomeno M5S: «Volevo cambiare le cose e ci provavo con i miei spettacoli, ma poi la svolta c'è stata con il blog. Ho conosciuto Casaleggio, che è un mostro di internet, e insieme abbiamo dato fuoco alle polveri che stanno cambiando il mondo».



L'arrivo di Grillo al Quirinale (21/03/2013)


Grillo nel cortile del Quirinale (21/03/2013)


Grillo al Quirinale per le consultazioni (21/03/2013)

M.Ser.21 marzo 2013 (modifica il 22 marzo 2013)




Gli stellati che non brillano in educazione.La fuga di Grillo dopo le consultazioni

Corriere della sera
Si fossero comportati così Berlusconi, Bersani o Monti avreste detto, giustamente: l'arroganza del potere davanti alle regole

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«Per sfuggire ai giornalisti, ai cameramen e ai fotografi che lo inseguivano a bordo di moto e scooter, l'auto di Beppe Grillo, uscita dal Quirinale, è passata 3-4 volte col rosso, ha preso la corsia preferenziale di corso Rinascimento e ha effettuato un paio di inversioni a U dove non era consentito».

Dettaglio della cronaca di ieri, che sottoponiamo agli elettori del Movimento 5 Stelle. Si fossero comportati così Berlusconi, Bersani o Monti avreste detto, giustamente: l'arroganza del potere davanti alle regole. Poiché lo ha fatto Beppe Grillo, nessuna obiezione. O almeno non ne abbiamo ancora lette, tra le migliaia di commenti sulla giornata. Anzi: traspare un certo orgoglio davanti alle gesta del capo, campione di slalom urbano e variazioni democratiche (a quale titolo era al Quirinale? Non si sa).

Grillo capisce di comunicazione, non c'è dubbio. Ma quello che capisce lui ormai lo abbiamo capito anche noi. L'uomo ha intuito il valore della scarsità in tempi di eccesso. Meno si fa sentire, più viene ascoltato. Meno si fa vedere, più diventa prezioso. Le fotografie artigianali col cellulare e le immagini ballonzolanti di una diretta streaming diventano gioielli, per i media ricchi di canali d'uscita e poveri di informazioni in entrata. Produrre vetro e venderlo come diamante: il sogno erotico-professionale di ogni uomo di marketing.

Capiamo che ogni paragone tra Grillo e Berlusconi possa risultare indigesto ai sostenitori del primo. In effetti i personaggi non potrebbero essere più diversi, come storia, psicologia, ideologia e tricologia. Ma come venditori sono entrambi dei fuoriclasse. E, quando si tratta di non rispondere, sono due campioni. Perché diciamolo: tra un blog senza contraddittorio e un videomessaggio non c'è poi molta differenza.

Detto ciò: che Grillo ci provi, non è bello; ma ci sta. La delusione è vedere i suoi elettori entusiasti di queste tattiche. Non dev'essere per forza così, lo hanno dimostrato loro stessi. Dopo essersi ribellati in Rete al diktat del capo, che minacciava punizioni per i voti in Senato a Pietro Grasso, gli stellati - gli elettori del Movimento 5 Stelle - hanno ottenuto subito un risultato. Grillo ha ammorbidito i toni, nessuna punizione o espulsione. Perché non far sentire la propria voce anche in materia di trasparenza, comunicazione, accessibilità?

Risposta facile: poiché in Italia, in queste materie, siamo immaturi. Gli elettori di un partito ragionano come tifosi di una squadra: i propri colori vanno difesi sempre e comunque, alla faccia dell'evidenza, della logica e del buon senso. Pensate ai comunisti degli anni 70, ai socialisti degli anni 80, ai leghisti negli anni 90, agli azzurri berlusconiani negli ultimi vent'anni. Gli stellati sono nel solco della tradizione: una brutta tradizione, però.

Prendiamo le inesattezze - al limite della falsità - ripetute come un mantra, sperando che diventino verità. Ieri la coppia Crimi-Lombardi ha spiegato: abbiamo chiesto l'incarico al presidente Napolitano «in quanto primo partito del Paese». Questo, semplicemente, non è vero. Non solo il M5S ha 162 parlamentari su 945, ma è il secondo partito anche come numero di voti: 8.784.499 contro 8.932.615 del Partito democratico. Ma chi l'ha fatto notare, in Rete, è stato sbeffeggiato.

Gli stellati più educati si sono limitati a dire: al primo posto Pd si arriva calcolando anche le circoscrizioni estere, e quelle non contano. Perché? «Perché Striscia ha dimostrato che sono truccate», spiega @ludopice. E va be'.Gli esempi non sono limitati alla giornata di ieri. Abbiamo visto conferenze stampa col divieto di porre domande. Interviste riservate alla stampa straniera. La tattica - un po' leninista, diciamolo - di pretendere ogni apertura dal sistema che si cerca di infiltrare e conquistare; chiudendo invece la porta sulla propria organizzazione e i propri metodi.

Tutto questo cambierà solo quando iscritti, elettori e simpatizzanti del M5S lo chiederanno: non prima. Ci sono persone giovani, oneste e preparate, all'interno del Movimento. Hanno l'autorità, la serenità e il tono per chiedere un cambio di passo. Non devono farlo per compiacere i media. Devono farlo per diventare grandi: ormai è ora.

Beppe Severgnini
22 marzo 2013 | 8:45

Campania, la casta del doppio vitalizio pensione bis per quaranta politici

Il Mattino
di Paolo Mainiero

Costi della politica, la sfida del leader 5 Stelle: più tagli in Parlamento, non basta ridurre gli stipendi del 30%



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NAPOLI - «No al doppio vitalizio», aveva tuonato nei giorni scorsi il presidente del consiglio regionale Paolo Romano. L’elenco dei politici che riscuotono il doppio vitalizio è lungo e corposo. A spulciarlo se ne contano una quarantina e vi sono anche nomi che hanno avuto un ruolo di primo piano nelle istituzioni.

C’è, per esempio, Nicola Mancino, ex ministro degli Interni, ex presidente del Senato, ex vicepresidente Csm, che nel ’70 fu il primo presidente della Regione. Tra i nomi di spicco anche ex ministri: Michele Pinto, al governo con Prodi; l’ex socialista Carmelo Conte; l’ex democristiano Ortensio Zecchino che fu ministro della Ricerca e dell’Università. A leggere l’elenco si scorgono anche tre ex sottosegretari: Iossa, Grippo, Del Mese.


http://www.ilmattino.it/FotoGallery_IMG/HIGH/20130321_12795_tres.jpg

giovedì 21 marzo 2013 - 08:08   Ultimo aggiornamento: 16:04




Doppio vitalizio in Campania, Fantini: «Basta con il populismo, sono soldi miei»

Il Mattino

«Rinunciarci? E perché mai? Ho prestato servizio, ho versato contributi: mica mi hanno regalato nulla», dice Antonio Fantini, ex dc presidente della giunta regionale negli anni ’80 e poi europarlamentare, quando gli si chiede se non sia il caso di rinunciare a uno dei due vitalizi.

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Presidente, tira aria di tempesta in Regione: si ragiona affinché non si possa percepire più di un vitalizio. «Il problema è un altro: i diritti pregressi sono una cosa e come tale non si toccano. Poi se si vuole modificare la norma si faccia pure. Anche se ho i miei dubbi...».

Dica. «Si sta affrontando questo problema come se fosse questo a creare il disastro della società italiana. Ma finiamola».

Qual è allora il problema? «Prendi Boldrini e Grasso che si sono ridotti del 30 per cento lo stipendio. Scusi, ma cosa cambia? Invece in Sicilia stanno abolendo le Province, sovrastrutture inutili e costose. E così come consorzi di bacino, di bonifica, comunità montane, ept, aziende: tutti carrozzoni che non servono. Basterebbero gli assessorati regionali per governare questi enti o i comuni direttamente che sono sul territorio e che devono essere chiamati a svolgere un ruolo nuovo».

Ma perché quest’ondata contro i vitalizi? Colpa del grillismo? «Ognuno pensa di poter cavalcare la tigre. Io, ad esempio, posso essere anche d'accordo in linea di principio a togliere il finanziamento ai partiti o cancellare i rimborsi. E chi la fa poi la politica che costa? È solo populismo sfrenato».

Ma lei rinuncerebbe a uno dei due? «No. Ho prestato un servizio in Regione e al parlamento Ue. Sono istituti diversi: non vedo perché rinunciarci. Già abbiamo subito decurtazioni dalla Regione prima del 10, del 20 e poi del 30 per cento. Ora basta».

La Regione ci marcia sopra, allora? «Qui si vuole recuperare qualche consenso senza rimetterci nulla, senza contare che in tutta Italia è così. Non ce l'ho con nessuno ma non riesco a capire perché non sono questi i veri problemi. Occorre creare occupazione non correre dietro a questa assurda caccia alle streghe. E sia chiaro: i due vitalizi sono il frutto dei contributi versati in tutti questi anni. Perché rinunciarci?».


ad.pa.

giovedì 21 marzo 2013 - 08:08   Ultimo aggiornamento: 09:09

Ior, scoppia caso diplomatico tra il Vaticano e l’Italia

La Stampa

vatican

La Finanza ha fermato a Ciampino mons Lucchini e l’avvocato Briamonte. Per l'Espresso i pm cercavano carte segrete. Il legale: "Normale controllo doganale"


GIACOMO GALEAZZI
CITTA' DEL VATICANO


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Francesco si appresta a riformare la banca del Vaticano, ancora al centro della bufera. La vicenda giudiziaria che coinvolge lo Ior vive di una nuova accelerazione. La Guardia di Finanza ha fermato all'aeroporto romano di Ciampino monsignor Roberto Lucchini e l'avvocato Michele Briamonte. «Il primo - riferisce una nota diffusa dal settimanale -  è uno dei collaboratori più fidati del segretario di Stato Tarcisio Bertone, mentre il legale, partner dello studio torinese Grande Stevens, è da anni consulente dello Ior».

In base a quanto riporta L'Espresso, a fine febbraio «Briamonte e Lucchini si sono opposti alla perquisizione esibendo un passaporto diplomatico vaticano. Dopo una convulsa trattativa e numerosi contatti telefonici con la Santa Sede - prosegue la nota -, l'avvocato e il monsignore hanno potuto lasciare l'aeroporto romano senza consegnare ai militari le loro borse».

Il settimanale ricostruisce la figura e la «carriera del giovane Briamonte, classe 1977, ascoltato consulente della curia vaticana e che nel 2012 è entrato anche nel consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi». Proprio pochi giorni dopo l'incidente di Ciampino, il legale dello studio Grande Stevens si è visto perquisire casa e ufficio su richiesta della procura di Siena che indaga su un presunto caso di insider trading denunciato dagli stessi vertici di Mps.

Pronta la replica dell’avvocato Briamonte che parla di una “non notizia”: “Occorre molta fantasia per trasformare un normale controllo doganale in un caso diplomatico”. “I bagagli miei e di monsignor Roberto Lucchini, che viaggiava con me”, dice l’avvocato Briamonte, “sono stati sottoposti ad un normale controllo con cane poliziotto che, come riportano i verbali redatti dai militari operanti, veri fino a querela di falso, ha dato esito negativo.

Non è mai esistito, dunque, alcun decreto di perquisizione dell’autorità giudiziaria, al quale mi sarei senz’altro assoggettato, e l’identificazione è avvenuta mediante i rispettivi passaporti delle persone in transito nella zona doganale”, prosegue Briamonte. Quanto poi all’insinuazione di collegamenti tra inchieste della magistratura e normali controlli amministrativi, Briamonte li definisce “una grave mancanza di rispetto per la magistratura stessa e una violazione delle regole di salvaguardia delle prerogative e libertà individuali”. “Dunque nessun incidente e nessun mistero, né tantomeno nessuna relazione con il mio ruolo di consigliere di amministrazione del Montepaschi”, conclude Briamonte.

Intanto si discute sul futuro dell'Istituto. Risollevare l'immagine di una Chiesa dilaniata dagli scandali. Rivedere gli assetti di potere all'interno delle mura vaticane. E riformare la gestione delle risorse economiche che dovranno essere affidate a banche esterne al Vaticano e dunque diverse dallo Ior. Per don Roberto Davanzo, direttore della Caritas Ambrosiana, sono soprattutto queste le sfide prioritarie che Jorge Mario Bergoglio dovra' affrontare dopo essere stato eletto Papa con il nome di Francesco. ''Mi aspetto una significativa riforma della Curia romana, che dovra' avere un look e uno stile piu' umile, piu' sobrio e meno legato a ritualismi medievali'', spiega Davanzo.

''Occorre evitare di offrire al fianco ad attacchi esterni'', aggiunge il sacerdote mettendo il guardia il nuovo Pontefice dalle insidie che lo attendono: ''Oggi ci sono problemi di gestione delle risorse economiche e di lotte intestine che tanto hanno fatto male alla Chiesa in particolare durante il pontificato di Benedetto XVI. Ci sono problemi di cattiva gestione del potere completamente da rivedere. E' questo il mondo con cui il nuovo Papa dovra' fare i conti'', dice senza giri di parole don Davanzo che suggerisce al Santo Padre di ''scegliersi collaboratori leali, schietti e trasparenti''.

E' soprattutto sulla gestione delle risorse economiche del Vaticano che il direttore della Caritas Ambrosiana si aspetta una svolta radicale: ''Il problema - osserva - non e' se usarle o meno, ma come farlo. Auspicherei una gestione diversa delle risorse della Chiesa che dovrebbe appoggiarsi su istituti bancari esterni. C'e' infatti da chiedersi se sia opportuno che il Vaticano abbia una banca sua. La sola idea di avere una banca vaticana e' infatti fonte inesauribile di sospetti e interrogativi. E' meglio non avere una banca nostra''.   

Di cosa parliamo quando parliamo di Apple

La Stampa

Le vicende di Cupertino rimangono tra i temi preferiti del giornalismo tecnologico. Ma oggi non si discute più tanto dei successi della Mela, quanto dei suoi guai. Veri o esagerati?

bruno ruffilli

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Apple sta andando a rotoli, Cupertino ha perso il tocco magico degli anni migliori, l’iPhone è incalzato da Android, l’iPad è destinato a crollare sotto i colpi di Amazon: a leggere giornali, magazine e siti web pare che tutti abbiano fretta di dichiarare morto il re e di incoronarne uno nuovo. Inevitabile, dopo anni in cui Apple è stata costantemente l’azienda tecnologica più in vista, per i prodotti, le innovazioni tecnologiche, i risultati in Borsa e anche per le vicende professionali e private di Steve Jobs. Inevitabile, perché la narrazione di un cambiamento epocale è più stimolante di uno stato di cose che rimane pressoché immutato, da una guerra è più facile tirar fuori un titolo che catturi l’attenzione, mentre su una pace che c’è da dire? 

Così si finisce per parlare di Apple anche quando si parla dei concorrenti. Un esempio è stato il lancio del nuovo Samsung Galaxy S4, la scorsa settimana, accompagnato da una colossale campagna mediatica. Perchè al di là dello Show al radio City Music Hall, c’erano da registrare inedite reazioni di Apple: due interviste di Phil Schiller, prima, e una pagina per spiegare la superiorità dell’iPhone comparsa sul sito dell’azienda poco dopo l’evento. Decisioni forse strategicamente non proprio accorte, perché hanno avuto il risultato di far pensare che a Cupertino davvero temano il Galaxy S4.

E Reuters, che ha pubblicato una delle interviste di Schiller, non ha mancato di sottolineare nell’articolo come “Apple fosse una volta il leader incontrastato del settore degli smartphone ma ha ceduto la sua corona nel 2012 a Samsung”. Affermazione opinabile e non chiarita a sufficienza: Samsung ha effettivamente sorpassato Apple per numero di pezzi venduti, ma il confronto tra la famiglia dei Galaxy e quella dell’iPhone rimane a vantaggio di quest’ultimo.

E la Mela, pur con una quota di mercato minoritaria, vanta un margine di profitto enorme: il 72 per cento nell’ultimo trimestre del 2012 (dopo il lancio dell’iPhone 5), contro il 29 per cento di Samsung. Incidentalmente, questi dati, forniti da Canaccord Genuity e riportati da Forbes, disegnano un quadro ancora più curioso: nel mercato degli smartphone nessuno attualmente guadagna, sono tutti in perdita tranne Apple e Samsung. 

L’iPhone in realtà non è mai stato lo smartphone più venduto al mondo: prima in testa alle classifiche c’erano i modelli Nokia con Symbian, ora quelli basati su Android. Apple viaggia intorno al 20 per cento, percentuale che cala ancora se si considera il mercato totale della telefonia mobile, includendo anche i terminali da pochi euro: ma fu lo stesso Jobs, lanciando l’iPhone, a dichiarare che sarebbe stato un risultato positivo arrivare anche solo all’uno per cento.

All’uscita, lo smartphone Apple fu accolto da molte critiche: la batteria non è rimovibile, non ha tastiera, costa troppo, non invia Mms; oggi è il paradigma della categoria, ha influenzato il design, l’interfaccia e il funzionamento di tutti i modelli in commercio. Poi, certo, il Galaxy S4 tenta strade nuove, passa dal touchscreen allo schermo che non si tocca, inventa il controllo dello scroll con gli occhi: funzioni da fantascienza, ma bisogna vedere quanto le useremo davvero, visto che anche i comandi vocali e Siri non sembrano far parte delle abitudini più comuni di chi ha uno smartphone. 

Fosse stato targato Apple, il Galaxy S4 avrebbe probabilmente portato il suffisso “S”, come l’iPhone 3GS e 4S, a significare non un cambiamento radicale ma un’evoluzione del modello precedente. Del nuovo smartphone coreano abbiamo scritto, e le impressioni sono per ora positive, in attesa di una prova più approfondita. Il punto è che nemmeno Cupertino pare pronta a lanciare un prodotto completamente nuovo, che ridefinisca un settore del mercato o lo inventi da zero, com’è successo con l’iPhone e l’iPad, e infatti per quest’anno si attende un iPhone 5S e al massimo uno smartphone

economico, che se avrà il merito di allargare il mercato, potrebbe non segnare un passo avanti dal punto di vista della tecnologia. D’altra parte, anche quando Jobs era in vita, sono passati anni tra l’iMac (1998) e l’iPod (2001), fino all’iPhone (2007) e all’iPad (2010): ci vuol tempo, passione, denaro per realizzare un prodotto che abbia un impatto significativo nel mondo della tecnologia consumer. E non è detto che sia davvero l’orologio intelligente o la tv supersmart, due progetti che molti reputano prossimi a uscire dai laboratori di Cupertino per arrivare nei negozi. 

Intanto Apple sta cambiando: nella pianificazione dei lanci, che non segue più i ritmi voluti da Jobs, nel management, ora completamente ripensato da Tim Cook, nella trasparenza rispetto alle condizioni di lavoro nelle aziende partner. Nei prodotti, tutti rinnovati nel giro di un anno. Anche nella comunicazione: ed è qui, forse, che il passaggio dal vecchio al nuovo è più difficile. Jobs, ad esempio, difficilmente avrebbe rilasciato un’intervista per parlare male di Android proprio il giorno

prima dell’uscita di uno degli apparecchi più attesi con il sistema operativo di Google. Ma con ogni probabilità avrebbe intuito che al Radio City Music Hall lo show era tutto per Samsung, tanto che il nome del sistema operativo non è mai stato pronunciato, a indicare che quello che davvero conta per i coreani non è Android, ma le loro personalizzazioni e le loro funzioni aggiuntive. 

Jobs non ha mai evitato gli scontri, né diretti né a distanza, ma ha scelto con cura gli obiettivi, misurando tempi e modi delle sue dichiarazioni, e soprattutto lo ha fatto dall’alto del suo carisma e del suo ruolo, che gli garantivano una posizione di superiorità forse non così scontata per i suoi successori. Dissolto il campo di distorsione della realtà che riusciva a creare, ecco che da raccontare c’è (apparentemente) poco, qualche indiscrezione al massimo, se non ci si vuole limitare a commentare l’andamento in Borsa delle azioni Apple, generando un circolo vizioso in cui più si scrive che calano, più calano. 

Ma quel 9 gennaio 2007, presentando l’iPhone, Jobs aveva anche detto che con Apple era in anticipo di cinque anni su tutti gli altri. Vero: oggi quei cinque anni sono passati e iOS 6 è perfettamente riconoscibile come un’evoluzione del primo sistema operativo, mentre Android comincia ad avere finalmente una sua personalità (anche se non così forte come Windows Phone) e sul mercato si affacciano nuovi pretendenti, da Firefox a Ubuntu. Allargando il campo, gli Ultrabook cominciano a

calare di prezzo e potrebbero davvero strappare punti al MacBook Air, senza il quale non esisterebbero. Nel settore dei tablet, poi, Apple rischia proprio quest’anno di perdere il primato (non in senso assoluto, ma se rapportata a tutti gli altri concorrenti messi insieme). E iTunes ha disperato bisogno di un servizio di streaming, per contrastare l’avanzata di Spotify e simili. 

Prodotti e servizi arriveranno, ma intanto a Cupertino devono stare attenti a non farsi scippare dai concorrenti: quello che vale di più per Apple non è il multitouch o gli spigoli arrotondati dell’iPhone, come non erano il desktop e le cartelle venticinque anni fa, ma le parole e i simboli che hanno fatto la storia della Mela. L’ironia degli spot, l’attenzione per l’esperienza d’uso e il disinteresse per i dati tecnici, un servizio clienti amichevole e competente, la passione per l’innovazione: tutto quello, insomma, che Steve Jobs sintetizzò nel suo ultimo keynote, quando disse che Apple era nata e viveva all’incrocio tra arte e tecnologia. Questo è il patrimonio vero che Cook e i suoi uomini devono proteggere e mettere a frutto. 

Carte di credito e di debito: analogie e differenze

La Stampa

Si diffondono sempre piu' gli strumenti dipagamento elettronico ma non tutte le carte sono uguali. Ecco le principali differenze tra le tipologie in uso.

Le carte non sono tutte uguali

Cattura Il pagamento elettronico si diffonde ogni giorno di piu'. Ma non tutte le carte sono uguali. Una prima differenza di rilievo consiste tra le carte di debito e le carte di credito, le prime denominate generalmente "Bancomat" trattandosi di una tessera plastificata che consente ai consumatori di prelevare contanti presso gli sportelli automatici abilitati pagando una commissione, di solito solo in caso di prelievi effettuati su sportelli differenti rispetto alla Banca in cui e' stata emessa. La carta di debito permette di fare acquisti presso gli esercizi in possesso di un apparecchio POS. Le carte di debito sono solitamente emesse dalla Banca presso cui il titolare ha un conto corrente attivo, ogni transazione e' regolata con valuta del giorno stesso tramite addebito sul conto corrente.

La carta di credito e' invece associata ad una linea di credito, messa a disposizione del cliente dell'istituto bancario/finanziario che la emette. Di solito, piu' un cliente utilizza la propria carta piu' scende l'importo della linea di fido a sua disposizione. La linea di credito puo' essere ricostruita attraverso i rimborsi che possono essere effettuati a saldo o a rate. La carta di credito e' generalmente associata ad un circuito internazionale che ne specifica il circuito di spendibilita' e la cui sicurezza e' garantita grazie alla tecnologia del microchip di cui le carte sono dotate. La carta revolving e' una riserva di credito permanente perche' oltre a garantire i medesimi servizi della carta a saldo, ma ha associata una linea di credito rotativa: la parte di credito in linea capitale rimborsata, ripristina la linea di fido e puo' dunque essere riutilizzata dal cliente. Le Carte di Credito con rimborso rateale prevedono pero' un tasso di interesse che viene espresso dal TAEG.

Il consolidamento debiti, quando serve un prestito per il debito

La Stampa

Una via praticabile per alleggerire il peso di prestiti gia' in essere o unificare varie rate in una sola.


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In alcuni casi, in seguito a un mutamento delle condizioni economiche o per la complessa gestione burocratica dei rapporti con gli istituti di credito, il consumatore puo' avvertire la necessita' di ridefinire alcuni dettagli di finanziamenti gia' ottenuti. In queste situazioni, il consolidamento debiti puo' essere una soluzione praticabile, perche', da un lato, consente di ottenere liquidita' aggiuntiva e, dall'altro, puo' condurre a una sensibile semplificazione dal punto di vista delle pratiche da sbrigare.

Cos'e' il consolidamento debiti?
Tecnicamente, il consolidamento debiti e' un prodotto finanziario (assimilabile a un prestito non finalizzato vero e proprio) che consente di "consolidare" i debiti assunti attraverso altri mutui e prestiti. All'atto pratico, il consumatore che ha gia' sottoscritto altri finanziamenti ? di cui sostiene le rate ? ottiene una nuova somma in prestito da un ente finanziario e lo utilizza per saldare la propria situazione pregressa, aprendo un nuovo ramo di finanziamento.

Ne discende, dunque, che i vantaggi che il consolidamento debiti offre ai consumatori sono essenzialmente di due tipi:- puo' essere utilizzato per allungare la durata del prestito gia' in atto e dunque allegerire l'importo delle singole rate;- puo' essere utilizzato come strumento in cui fare confluire piu' finanziamenti precedenti (nel caso prevedano la clausola dell'estinzione anticipata) e mantenendo vivo un solo rapporto con un solo istituto di credito, unificando varie rate in una sola rata.

Come funziona?
 Per sfruttare il consolidamento debiti, il consumatore deve raggiungere un accordo con un ente finanziario. Quest'ultimo, dopo la stipula del contratto, procede solitamente all'estinzione dei debiti in corso da parte del contraente, spalmandoli su un nuovo progetto di finanziamento contraddistinto da tempistiche piu' lunghe e rate piu' leggere (l'obiettivo e' quello di permettere il rientro in condizioni piu' agevoli per il consumatore). Al fine dell'unificazione delle rate, non e' influente la tipologia dei debiti pregressi, ne' se siano stati stipulati con finanziarie differenti.In Italia, il consolidamento debiti permette di ottenere un prestito di importo fino a 30mila euro rimborsabile in un tempo massimo di 120 mesi.

A chi viene concesso?
Ovviamente, prima di concedere un prestito per consolidamento debiti gli enti finanziari compiono una valutazione della solidita' finanziaria del richiedente. I tre fattori che determinano la concessione o meno del prestito sono: le politiche di rischio dell'istituto, il livello di reddito e l'affidabilita' creditizia del richiedente.Per quanto concerne le politiche di rischio, e' necessario sottolineare come, nella valutazione delle richieste, ogni Istituto applichi i propri criteri basandosi sui dati statistici in suo possesso, nel tentativo di mantenere le insolvenze al di sotto di un determinato livello.

Tra gli elementi che determinano la decisione dell'istituto di credito risulta spesso decisivo il livello di reddito del richiedente. Tanto piu' alto sara' il reddito del consumatore e tanto piu' contenuto il rapporto tra lo stipendio del richiedente e la rata del rimborso, tanto maggiori saranno le possibilita' che il prestito venga concesso.Elemento determinate, infine, e' la valutazione che l'ente finanziario compie sull'affidabilita' creditizia richiedente. Gli istituti di credito, relativamente a ogni richiesta, stimano i livelli di rischio connessi, sulla base dei rapporti di credito forniti dalle Centrali Rischi. Nel caso non siano presenti segnalazioni sulla "storia creditizia" del richiedente, e' piu' facile che tutto scorra liscio.