lunedì 11 marzo 2013

Niente mutua, se venite da noi» In 4 per rifiutare il welfare ai comunitari

Corriere della sera

Germania, Gran Bretagna, Austria e Olanda temono che i Paesi dell'Est abusino dei servizi delle nazioni «benestanti»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE Luigi Offeddu


BRUXELLES - Unione Europea sì, ma forse non più unione del welfare, dell'assistenza, della solidarietà. Così sembrano pensarla - e volerla - Germania, Austria, Olanda, e Gran Bretagna, Paesi ricchi e «custodi» del rigore. Come preannunciato dal ministero della Giustizia olandese, hanno appena concordato di inviare una lettera alla Commissione europea, e quella lettera è l'auspicio di una barriera: ogni Paese - vi si dirà - deve poter rifiutare l'assistenza sociale agli immigrati Ue che non abbiano mai lavorato prima entro i suoi confini, o deve anche avere il diritto di espellerli, se c'è qualche imbroglio nelle carte.

Bersaglio non troppo nascosto: quei cittadini romeni e bulgari che dal 2014, finita la moratoria sui loro trasferimenti, potranno cercar lavoro altrove. Già si parla di centinaia di migliaia di nuovi immigrati. Almeno sulla carta, non hanno mai potuto trapiantarsi lontano dalle proprie frontiere: una volta arrivati a Berlino, o a Londra, saranno loro quelli che «non hanno mai lavorato prima» in quel Paese, e dunque i più esposti alle norme che si vuole proporre.

Alla base di tutto vi è un concetto sottinteso, fondato o no che sia: troppi abusano di servizi migliori in Paesi più benestanti del loro, troppi fanno i «turisti del welfare» solo per ottenere ciò che a casa non hanno. E ora la crisi economica - altro sottinteso - non permette più di far troppa beneficenza, di scialare. Ma la barriera dovrebbe riguardare anche studenti, ricercatori, artisti, insomma tutti e di tutti i Paesi? E come si potrà mai discriminare fra un passaporto e l'altro? Troppo presto per capirlo: finora il documento è stato solo preannunciato, i tempi della Ue viaggiano a quinquenni. E vi è un'obiezione intuibile: la solidarietà comunitaria, e la libertà di movimento delle persone, sono fra i valori fondanti dell'Ue, non basta invocare la crisi per calpestarli.

Forse la lettera sarà davvero un segnale politico, all'avvicinarsi dell'«ondata da Est». Ma anche da Ovest, da Nord, da Sud: ciò che si auspica, se mai sarà applicato, alla fine potrà riguardare tutti. Per David Cameron, il premier britannico, l'«invasione» da Est è diventata quasi un'ossessione. E anche per chi governa a Berlino: la Germania attende fino a 180 mila nuovi immigrati. Magari il vero obiettivo di Cameron e colleghi è il solito, mitologico idraulico, stavolta non polacco ma romeno. Ma destinatario del messaggio può essere anche l'elettore conservatore di Londra, o di Berlino. 

Fino a oggi, con più o meno difficoltà, qualunque immigrato europeo in una nazione Ue ha sempre ottenuto il suo «medico della mutua», i suoi rimborsi. E la minaccia di espulsione invocata dalla lettera esiste già ora: per esempio, quando l'immigrato non abbia i mezzi per mantenersi. Esistono anche, però, paure e pregiudizi legate alle ondate immigratorie, in ogni Paese. Lo testimoniano su Internet certi «blog» europei dedicati proprio ai problemi del lavoro, e spesso ricettacolo di schiume di altri secoli. Domenica mattina, su uno di questi blog, si potevano leggere simili perle: «Turismo del welfare, roba da parassiti. Come questi fottuti zingari, non fanno niente se non star seduti ad aspettare l'assegno sociale. Camere a gas, per tutti loro...». A sera, quello stesso blog vantava 127.314 visitatori.

Luigi Offeddu
11 marzo 2013 | 8:43

Dimenticato in isolamento, maxi risarcimento

La Stampa


Questa immagine rilasciata dal Dipartimento di Polizia della contea di Dona Ana, in New Mexico, mostra Stephen Slevin, che ha ricevuto 15,5 milioni di dollari di risarcimento per essere stato detenuto in isolamento per due anni senza processo. Slevin è stato infatti arrestato nel 2005 per guida sotto l’effetto di sostanze alcoliche. Dopo il suo arresto il prigioniero è stato ritenuto in pericolo di suicidio e sottoposto a regime di isolamento dagli altri detenuti. Il malcapitato è stato però dimenticato in questa durissima condizione per ben 22 mesi senza processo. Nel maggio del 2007 Slevin è stato infine rilasciato e oggi ha ottenuto un risarcimento milionario.



132

Viaggio nel carcere Usa di Guantanamo

La Stampa


Il campo di prigionia di Guantánamo è una struttura detentiva statunitense di massima sicurezza interna alla base navale di Guantanamo, sull’isola di Cuba.


L’area di detenzione è composta da tre campi: il “Camp Delta” (che include il “Camp Echo”), il “Camp Iguana”, e il “Camp X-Ray”, l’ultimo dei quali è stato chiuso. Dall’11 gennaio 2002, il governo degli Stati Uniti, sotto l’amministrazione Bush, ha aperto un campo di prigionia all’interno della base, finalizzato alla detenzione di prigionieri catturati in Afghanistan e ritenuti collegati ad attività terroristiche. Il numero totale di prigionieri detenuti nella prigione di Guantanamo ammonta a circa 800. Ecco le immagini esclusive scattate all’interno del carcere.


123
456
789
101213
141516
171819

Il nuovo iPhone saranno due. In arrivo il modello low cost e colorato

Corriere della sera


3
Hong Kong, Taiwan e Thailandia. Queste le basi da cui opera la KGI, gruppo di servizi finanziari che ormai si è specializzato nel prevedere (con successo crescente) le mosse di Apple. In particolare l’aruspice massimo è l’analista Ming-Chi Kuo, ormai quotatissimo dai siti americani dopo che lo scorso giugno aveva imbroccato per primo il ridimensionamento dello schermo touch dell’iPhone. E che i rumors più fondati, e le previsioni finora più corrette su Cupertino vengano dalla vasta Asia non può essere un caso. Perché il mercato che più fa gola adesso è qui, perché il nemico numero 1 – i “pirati” coreani di Samsung – ha base qui. E perché la “nuova vita” di Apple – l’era post-Jobs inizia in realtà ora perché quanto pianificato da\con il guru massimo finisce proprio con il 2013 – passa proprio da qui. Dalle centinaia di milioni di cittadini asiatici dotati di scheda Sim (la sola China Mobile, il più grande carrier del mondo, ne conta circa 600 milioni) e ansiosi di metterla al lavoro su un device potente, di moda e che non sia troppo costoso. E magari pure colorato.

Ecco allora che arrivano le previsioni di Ming-Chi Kuo per il prossimo giugno, periodo di lancio dell’atteso 5s. E di un nuovo iPhone, nuovo proprio nel concetto “low cost”, una linea di pensiero da sempre “proibita” a Cupertino e pure nei sobborghi della città californiana. Ma il mercato cambia e così anche Tim Cook si vede costretto a dare un (ennesimo?) dispiacere postumo a Steve Jobs. Perché se l’iPhone rimane il telefono più venduto, Samsung con una linea di prodotti semi-sconfinata (molti dei quali da noi non arrivano) è di gran lunga il marchio più venduto. E allora bisogna allargare e differenziare l’offerta, così come l’azienda della Mela ha già fatto – da tempo, ma con maggior vigore con gli ultimi modelli – con l’iPod.

2
A giugno vedremo dunque, come già anticipato anche sulle nostre pagine, oltre al classico rilancio “s” del modello in corso (che dovrebbe proporre un po’ di novità tecnologiche, da un nuovo chip A7 allo “Smart flash” fino ad arrivare al futuribile tasto home con lettura dei dati biometrici), un iPhone meno costoso: 300 dollari, forse una versione anche da meno. Il tutto grazie all’utilizzo di materiali – plastiche e fibra di vetro, come il vecchio 3G e 3Gs – e componentistiche interne differenti rispetto al fratellone “ricco e famoso”. Sarà un telefono un po’ più pesante rispetto all’altro modello, ma dovrebbe comunque supportare la connessione LTE. E poi potrebbe e dovrebbe essere colorato, non più solo in tradizionale bianco o nero. Perché tanto lo zen di Jobs, come detto, ormai è superato. Non solo il modello in plastica potrebbe e avere i brillanti colori dei nuovi iPod, ma anche il 5s potrebbe essere presentato in alluminio colorato.

Il lancio? Come detto, con la presentazione a giugno – e i fornitori al lavoro da maggio per arrivare rapidamente a una produzione di massa – i due modelli potrebbero arrivare sul mercato a luglio. Con dunque un paio di mesi in anticipo rispetto al 2012 per evitare di dare a Samsung – che presenterà il suo Galaxy 4 giovedì prossimo – un vantaggio largamente sfruttato con l’S3. Le previsioni di vendita? Positive. Malgrado il cambio del vento, l’iPhone dovrebbe confermarsi come lo smartphone più venduto anche nel 2013. Oltre 90 milioni di pezzi entro la fine dell’anno. Non male per un’azienda “in crisi”.

Trans a Roma, così funziona la holding del sesso

Il Messaggero
di Adelaide Pierucci


Cattura
C’era una vera holding del sesso a pagamento nelle pieghe dell’inchiesta che ha portato in carcere il pm romano Roberto Staffa. Che adesso il pubblico ministero Barbara Zuin ha messo a fuoco nei dettagli, individuando gli sfruttatori dei trans, il tariffario dei marciapiedi romani e persino l’agenzia immobiliare che procurava i monolocali per gli incontri di chi preferiva evitare rapporti in automobile. L'inchiesta, che finora ha portato all’iscrizione nel registro indagati di 29 persone, tra brasiliani e romani, ha creato un terremoto nella gestione delle vie del sesso trans, a partire da quella che ne è considerata la mecca: il Fungo dell'Eur. E’ quello il regno di Sasà, che si vanta di gestire i trans più belli di Roma. Che da qualche tempo, però, non può battere cassa.

IL MERCATO Nilton Candido da Silva, in arte Sasà, gay dichiarato ma patron del Fungo, è stato il primo, infatti, a finire nei guai. E proprio per una "tassa" una tantum che imponeva alle trans per passeggiare lungo i viali intorno al Fungo: tremila euro da versare in contanti alla sua segretaria, Joel Proenca Soledade, o da rateizzare incassati i primi soldi dei clienti. Zona ambita quella del "Fungo": viados selezionati (da Sasà) e clienti esigenti. Mentre era la trans Paola (Sergio Luis De Olivera, la viados che ha denunciato il pm Staffa, accusato di favorire i trans in cambio di sesso) a gestire la fetta del sesso trans ritenuta il top nel settore, quella di Piazza dei Navigatori.

Per ancheggiare in quella zona, i trans dovevano sborsare quattromila euro. Che non tutte potevano però permettersi. E non per i soldi. Paola, infatti, dava l'ok solo alle trans più femminili e sexy. Quindi le più richieste. Una legge di mercato, la sua. Così a via Longoni la tassa d'accesso, da versare a un'altra trans maitresse, Fabiola (Fabio Ageu Da Silva) scendeva insieme alle doti delle richiedenti, tra i 1.500 e i 2.000 euro. Ogni marciapiede una tariffa. Come Palmiro Togliatti o all'Acqua Acetosa (mille euro), dove a pretendere la tassa di passeggio erano rispettivamente Michelle e Jennifer.

L'IMMOBILIARE A Roma l'organizzazione prevedeva pure una sorta di agenzia di viaggio che organizzava gli arrivi chiedendo un esborso tra i 12mila i 15mile euro. Ed anche una agenzia immobiliare (abusiva), con base a Termini. Qua per le lucciole brasiliane era facile accaparrarsi un tetto. I titolari dell'agenzia assoldavano italiani disposti ad intestarsi i contratti di affitto di appartamenti per poi consegnare le chiavi a una dozzina di trans che pagavano la media di 200 euro a settimana per usufruirne in diverse fasce orarie.

Tra i presunti sfruttatori di trans nel mirino della procura anche un quarantenne romano, Marco Pezzani. Aveva affittato un appartamento in via Chioggia chiedendo in pagamento la somma di 250/300 euro settimanale. Intanto il mondo trans si sta riassestando. E rischia di rimetterci proprio Sasà. Il quale, come si legge nelle carte, era «il padrone della zona del Fungo e decideva a quali transessuali consentire di prostituirsi nella suddetta zona, indicando il luogo e l'orario di lavoro». Il capo indiscusso così resta lui, ma i trans più rampanti puntano al suo posto, ora vacante per motivi di giustizia. Perché l'inchiesta sul Fungo l'ha portato in carcere.


Lunedì 11 Marzo 2013 - 09:15
Ultimo aggiornamento: 09:48

Roma, insulti dal carcere al deportato ad Auschwitz Shlomo Venezia

Il Messaggero
di Marco Pasqua


Cattura
In carcere dal 16 novembre scorso, con l'accusa di aver promosso e fatto parte di un gruppo che aveva tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, etnici e religiosi, non rinuncia a propagandare, dalla sua cella di isolamento, a Regina Coeli, idee negazioniste sull'Olocausto. E ad offendere la memoria di Shlomo Venezia, sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, ma anche ad insultare Luca Tescaroli, il pubblico ministero del processo, che viene definito “ignorante”. Mirko Viola, 42 anni di Como, legato agli ambienti di Forza Nuova, è stato arrestato in seguito alle indagini della Polizia postale e della Digos, che hanno permesso di smantellare, dopo attente intercettazioni telefoniche e telematiche, il forum neonazista Stormfront. Insieme a lui sono finiti in carcere altri tre neonazisti, che saranno processati con rito abbreviato: la prima udienza è stata fissata a Roma il prossimo 28 marzo.

NEGAZIONISMO
 
1Ma se alcuni degli imputati hanno fatto una parziale retromarcia, arrivando anche a scusarsi con alcune delle personalità (tra queste il presidente della Camera, Gianfranco Fini e il ministro Andrea Riccardi) che avevano insultato a più riprese sul forum, Viola, meglio noto sul forum con il nickname “biomirko”, ha continuato a diffondere, dal carcere, le sue folli tesi neonaziste. E a sostenere di essere vittima di una persecuzione. Nelle quattro lettere diffuse, tramite un avvocato, su alcuni forum neofascisti e blog, il militante di Forza Nuova – già autore, tra le altre cose, di un documentario in cui negava la Shoah – oltraggia la memoria di Venezia (scomparso nell'ottobre dello scorso anno), definendolo un “bugiardo” e tentando di contestare i dati ufficiali relativi allo sterminio degli ebrei nei campi di concentramento nazisti.

“I ricercatori revisionisti hanno dimostrato che la testimonianza di Venezia è una ridicola panzana”, sostiene Viola, che parla di una “patetica glorificazione mediatica di un bugiardo”, che non serve a “rendere vere le sue menzogne”. Offese che vengono condite anche da considerazioni antisemite. Sarebbe stata, infatti, una fantomatica lobby ebraica, d'intesa con la magistratura, ad averlo perseguitato, per aver “dimostrato che i vari Shlomo Venezia, ElieWiesel e Simon Wiesenthal sono stati dei truffatori”.

2Viola, che si definisce “compiutamente fascista, ovvero nazionalsocialista”, lascia anche intendere di volere continuare ad occuparsi di teorie negazioniste, una volta che i giudici gli avranno concesso gli arresti domiciliari: “I miei ideali si sono rafforzati durante la carcerazione: onestà, onore, rispetto per me stesso e ricerca della verità non ce l'hanno fatta a togliermi tutto questo. Non basta privare la libertà ad un uomo per trasformarlo in una pecora”. Del pm Tescaroli scrive che preferisce sorvolare “sulla sua macroscopica e crassa ignoranza”.





Lunedì 11 Marzo 2013 - 09:00
Ultimo aggiornamento: 09:01

Vaticano, Nuzzi: abusi sessuali nella scuola di Emanuela Orlandi

Libero

Un giovane fu vittima di un prof, forse un prete, che insegnò anche alla ragazza scomparsa misteriosamente a Roma il 22 giugno 1983

di Gianluigi Nuzzi



Cattura
Nell’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi irrompe una novità che potrebbe condizionare i passi dell’indagine. Una decina di giorni fa infatti sono stati sentiti quattro testimoni che avrebbero tutti confermato come negli anni in cui la giovane frequentava la scuola di musica della basilica di Sant’Apollinare, un loro amico abbia subìto ripetuti abusi sessuali da diverse persone collegate tra loro. Tra questi, un professore della scuola - sembra che si tratti di un sacerdote - che aveva anche insegnato a Emanuela prima che sparisse.

Sembra quindi che la pista sessuale assuma, mese dopo mese, sempre più corpo in questo ultimo troncone dell’inchiesta che da trent’anni cerca di trovare verità sulla misteriosa scomparsa. Emanuela sparì dopo la lezione di musica. Venne riaccompagnata nel complesso della basilica, venne portata via in auto? O, forse, mai uscì da Sant’Apollinare? Sono domande che si ripetono. Non abbiamo una risposta certa ma gli inquirenti della squadra mobile della capitale ritengono che di certo la studentessa si fidò di qualcuno che conosceva. Era troppo schiva, attenta e seria per poter accettare inviti da sconosciuti.

I sospetti - Adesso la storia di questo abuso che seppur ormai caduto in prescrizione dà conferma a certi sospetti su chi frequentava la basilica o l’istituto di musica. La procura sta infatti verificando non solo i seminaristi che in quegli anni, per l’accusa, venivano ospitati dal rettori in camerette attigue, ma anche i professori. Tra loro ci sarebbe stato chi «amava le ragazzine - spiega una fonte - i ragazzini per qualche appuntamento inconfessabile». Tra l’altro questa ultima storia è particolarmente drammatica. Sembra infatti che il giovane frequentante della scuola fosse arrivato lì in una situazione di profondo disagio. Il padre lo aveva iscritto al corso di musica per dargli sollievo dopo l’improvvisa morte della fidanzata, rimasta vittima di uno scioccante incidente stradale.

Così lo studente e il padre erano convinti che la musica gli avrebbe fatto bene. Il professore avrebbe invece approfittato di questa situazione di bisogno, utilizzando il disagio del minore come leva per ottenere prestazioni sessuali. Una storia nemmeno commentabile che ha segnato questo uomo per tutta la vita. Ancora oggi ha difficoltà relazioniali. Certo se si tratta di una diabolica coincidenza o di qualcosa di diverso è ancora presto per dirlo. Sarebbe comunque interessante sapere - ad esempio - se don Vergari, appunto il rettore della basilica - era a conoscenza delle perversioni sessuali di almeno un professore, forse persino sacerdote, che frequentava la scuola.

Telefonata erotica - Né bisogna dimenticare la telefonica erotica che qualche anno fa proprio don Vergari ebbe con un ex seminarista che dopo esser arrivato dall’estremo oriente venne ospitato in una struttura nell’alto lazio proprio di Vergari. Nella telefonata, intercettata dagli inquirenti, il giovane sacerdote si masturbava raccontando e descrivendo all’ex rettore di Sant’Apollinare l’autoerotismo, alludendo a «yogurt», «latte» e grossi ortaggi. Vergari cercava di cambiare discorso, non accondiscendendo alle sollecitazioni del suo ex discepolo che insisteva per poter ancora dormire insieme, vicini.

Ancora nessuna novità invece dall’analisi delle ossa, oltre 250 mila frammenti recuperati sotto la cripta di Sant’Apollinare dove si è scavato nel maggio scorso nella speranza di ritrovare segni della Orlandi o di Mirella Grigori, l’altra romana scomparsa nello stesso periodo da casa sempre nella capitale. Dal laboratorio Labanoff dell’istituto di medicina legale di Milano dove si stanno verificando tutti i reperti si aprono i sacchi di ossa compiendo verifiche per sesso, età e periodo storico su quelle che potrebbero appartenere alle due ragazze. Ma purtroppo finora ogni controllo, con approfondimento anche in strutture per la datazione delle ossa americane, ha dato esito negativo.

gianluigi.nuzzi@la7.it







Caso Orlandi, in fuga il prete indagato: il monsignore asserragliato in casa

libero

L'ex rettore di Sant'Apollinare, accusato di concorso nel sequestro di Emanuela, si è rinchiuso nella natìa Perugia


L'autodifesa: "Sono assolutamente tranquillo, non ho niente da nascondere" «Sono assolutamente tranquillo, non ho nulla da nascondere». Poche parole, poi il nulla. Perché, non appena appresa la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati per concorso nel sequestro di Emanuela Orlandi, monsignor Pietro Vergari ha lasciato in tutta fretta la casa di Turania, il paesino del reatino dove vive ormai da anni. Non ha nulla da nascondere l’ex rettore della Basilica di Sant’Apollinare. Eppure, all’indomani dell’avviso di garanzia, è come svanito nel nulla.

«Qui non c’è, se n’è andato in macchina, le finestre sono chiuse, è chiaro che non tornerà per adesso», dicono i residenti di piazza Umberto I, indicando il balcone al civico 2. «Sicuramente sarà andato a Sigillo, il suo paese d’origine in provincia di Perugia». E così seguiamo le sue tracce, fino alla piccola cittadina che ha dato i natali al monsignore oggi sotto accusa. Una piccola casa lasciatagli da suo padre, proprio davanti alla chiesa, in via Fazi numero 40.

Poco prima di arrivare nel paesino una strada richiama alla mente i misteri che avvolgono il prete: Sant'Apollinaire, come la basilica che Vergari ha amministrato e in cui è tumulato il boss della Banda della Magliana, Enrico De Pedis. «No, non l’abbiamo visto», dicono i sigillani. Al citofono non risponde nessuno, però le persiane sono aperte. «Inutile continuare a suonare», dicono due signore che attendono la messa delle 18. «A Sigillo non c’è».

Poi Enzo, un residente, ci avvicina e ci rivela: «Vergari è qui, è chiuso in casa, non apre a nessuno, non vuole parlare». E a riprova della presenza del prete che fugge ci porta in una piazzetta isolata, dove è parcheggiata la Punto targata Roma del monsignore. «Lo conosco da quando avevamo 4 anni», spiega l'anziano, «però non ho più rapporti con lui, perché non mi piace». Alcuni lo dipingono come un tipo controverso, uno che potrebbe tranquillamente celare i segreti del Vaticano.

Per altri, invece, lui è solo il capro espiatorio, uno che ha ricevuto ordini dall’alto e li ha eseguiti. In un caso o nell’altro monsignor Vergari non ha intenzione di parlare, non vuole spiegare, non vuole giustificarsi. Ha 86 anni e preferisce scappare, restare nascosto dietro le tende della casetta di via Fazi. E chissà se si celerà dietro lo stesso silenzio anche quando sarà di fronte ai magistrati che lo interrogheranno in merito alla scomparsa di Emanuela Orlandi, svanita nel nulla il 22 giugno del 1983.

Vergari ha 86 anni e, qualora ne sia al corrente, potrebbe portarsi nella tomba i segreti e i misteri di quella sparizione, l’eventuale coinvolgimento della Banda della Magliana nel rapimento della figlia del messo pontificio.  Si nasconde  dietro un portone  perché indagato per concorso nel sequestro di una ragazzina. La porta della sua chiesa, invece, Vergari l’ha aperta  a chiunque, anche a Renatino, che da boss è passato per benefattore.

«Don Pietro non ha mai fatto mistero dell’amicizia con De Pedis», ha raccontato Marcello, un abitante di Turania, «lui ha sempre detto che la storia non è quella che raccontano». Don Vergari però fugge, e la storia che tutti vorrebbero conoscere non la racconta nemmeno lui, che da parroco di una piccola chiesa romana a Casalbertone negli anni ’70 (quando in cella di esponenti della Banda ce n’erano)  è diventato cappellano del carcere e poi rettore di Sant’Apollinare.

Nella sua chiesa gli inquirenti, che prima di iscrivere il prete nel registro degli indagati hanno perquisito la casa e sequestrato un computer, hanno scoperto l’ossario con oltre duecento frammenti, proprio a pochi metri dal sarcofago in cui è tumulato De Pedis. Le analisi della polizia scientifica si stanno concentrando su alcune ossa apparentemente di datazione recente. Sui frammenti considerati più interessanti si eseguirà il test del Dna non solo di Emanuela ma anche di Mirella Gregori, l’altra ragazza giovanissima scomparsa sempre nel 1983, quaranta giorni prima della Orlandi. I risultati dovrebbero essere pronti il prossimo mese. Intanto gli inquirenti stanno setacciando il computer di Don Vergari, che sarà ascoltato nei prossimi giorni. Nel frattempo della convocazione dei magistrati, però, si rifugia a Sigillo, lontano dal Roma e dai misteri del Vaticano.

di Rita Cavallaro







Emanuela Orlandi e i preti pedofili Spunta la pista che porta a Boston

Libero

Un timbro postale lega la scomparsa della ragazza allo scandalo nella Chiesa americana


Cattura
La lettera che annunciava l'"imminente uccisione dell'ostaggio" proviene dalla stazione Kenmore di Boston dove si era formato il gruppo pedofilo Nambla  C’è un filo che lega la scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori allo scandalo dei preti pedofili a Boston che scoppiò nel 2002 e che portò alle dimissioni dell’arcivescovo Bernard Law, poi tornato a  Roma nel 2005.

Il timbro - Come rivela il Corriere della Sera c’è una novità: un timbro, un fermo posta, entrambi localizzati a Kenmore Station, nel centro di Boston. Uno è agli atti e risale alle prime rivendicazioni delle sparizioni delle ragazze, l’altro, usato dall’associazione pedofila Nambla (North american man boy lover association)  no. Facciamo un passo indietro. Il 27 settembre 1983 Richard Roth, corrispondente da Roma della Cbs , riceve una lettera che preannuncia “un episodio tecnico che rimorde la nostra coscienza”, l’”imminente uccisione dell’ostaggio”. Gli investigatori, scrive l' Ansa il giorno dopo, sono sicuri: si tratta dei “veri rapitori di Emanuela.

Il Fag rag - Diciannove anni dopo, Boston. A gennaio il cardinale Law è accusato di aver coperto per molti anni sacerdoti pedofili della diocesi.  A maggio inizia il processo. A giugno Law viene messo sotto torchio dall’accusa: “È emerso in una precedente deposizione che 32 uomini e due ragazzi hanno formato il gruppo Nambla. Per contattarlo si può scrivere presso il Fag Rag, Box 331, Kenmore Station, Boston... Cardinale Law, ha inteso?”. Risposta: “I do”. Sì.  Il Fag Rag “Giornalaccio omosessuale” faceva proseliti per conto del sodalizio pedofilo proprio dalla stazione da cui partì la lettera su Emanuela. E questo apre a sconvolgenti scenari.

E'reato dare dello iettatore, lede la dignità

La Stampa


Cattura
Si va incontro a una condanna per diffamazione se si definisce «iettatore» una persona. Lo si evince da una sentenza con cui la quinta sezione penale della Cassazione ha rigettato il ricorso di un uomo, concessionario di un impianto di radio diffusione e conduttore delle trasmissioni dell'emittente radiofonica `Radio Regio Stereo´, operante ad Altamura, condannato dalla Corte d'Appello di Bari per diffamazione verso diverse parti offese. Nei confronti di una di queste, l'imputato aveva detto che «porta male», tanto che «devo toccar ferro perché porta anche sfortuna».

La Suprema Corte, con una sentenza depositata il 6 marzo, ha sancito che «commette il reato di diffamazione chiunque adoperi termini che risultino offensivi, in base al significato che essi vengono oggettivamente ad assumere, a prescindere dal loro spessore culturale e dalla loro base scientifica, nella comune sensibilità di un essere umano, collocata in un determinato contesto storico e in un determinato contesto sociale».

Per i giudici di piazza Cavour, la dannosita' di false credenze popolari è empiricamente rilevabile, al di là di singoli casi che hanno avuto estrema risonanza nella pubblica opinione anche se non specialmente nella storia dell'umanità. È ampiamente e dolorosamente noto che il `sapere superstizioso´ diretto a distinguere e a disprezzare categorie sociali, identificate per sesso, religione, colore della pelle, provenienza geo politica, etnica, culturale, ha condotto a ingiustificate emarginazioni, a disumane persecuzioni.

(Fonte: Agi)

M5S, pronte nuove regole per arginare i dissidenti

Il Mattino
di Claudio Marincola


Cattura
ROMA - Per i 163 deputati 5Stelle che da venerdì prossimo siederanno in Parlamento potrebbero scattare presto nuove regole. La semplice scomunica dettata dal «capo», il minipost di tre righe firmato da Grillo e utilizzato in passato per allontanare attivisti e amministratori dissidenti non basta più. Il tema è scomodo ma centrale. «Chiudere la stalla quando i buoi saranno già scappati sarebbe un errore imperdonabile», si fa osservare tra i neoletti. «Sono in gioco il futuro del moVimento e di conseguenza quello della legislatura», è il tormentone che ha alimentato le discussioni vis à vis. Il problema insomma, si pone eccome. E non si può risolvere con l’espulsione decretata dal blog in un impeto d’ira.

IL NON STATUTO

Il «non statuto», i 7 articoli scritti nel 2009, dicevamo, non bastano più. Ecco allora che Grillo e Casaleggio starebbero pensando a un nuovo di codice di comportamento. E qualcosa di questo genere è già trapelato - con le dovute cautele - sulla Rete. Una delle proposte è che a decidere in caso di conclamato dissenso saranno in futuro gli stessi parlamentari. Come è già successo per i casi più recenti - Pirini, Salsi, Favia - la formula resterebbe la stessa, «l’inibizione a utilizzare il logo 5Stelle», la richiesta di «astenersi per il futuro a qualificare la loro azione» con quella del moVimento. Restano da stabilire quali saranno le motivazioni tali da giustificare un’eventuale radiazione.

LA SCOMUNICA

Grillo e Casaleggio non ne hanno mai fatto mistero. L’articolo 67 della Costituzione non gli piace. È stato scritto e concepito per garantire la libertà di espressione più assoluta ai membri del Parlamento eletti alla Camera e al Senato. Per l’ex comico a prevalere deve essere invece principalmente il vincolo che lega i parlamentari agli elettori. Chi vota non può essere tradito, insomma. Autorizzare il trasformismo parlamentare vorrebbe dire dare la stura, il via libera alla scilipotizzazione selvaggia dei neoeletti grillini.

Ma esiste anche il rovescio della medaglia. Una volta stabilito il «vincolo» per la durata del mandato deputati, e senatori diventerebbero avatar nelle mani dei loro due capi. E non è pensabile, neanche lontanamente ipotizzabile l’idea di trasformare il web in una gogna mediatica in cui chiunque possa decidere con un clic il destino di un «cittadino portavoce». Facile immaginare l’assalto dei troll, i molestatori 2.0 che turbano i Forum.

AUTOCONTROLLO
«Mille volte meglio perdere pezzi in Parlamento che cedere terreno sulla nostra linea», hanno sostenuto in questi giorni Grillo e Casaleggio. A costo di dichiarare la morte del moVimento. Cedere vorrebbe dire annacquare l’identità perdere la spinta propulsiva, disintegrarsi. Anche perché da adesso in poi verrà meno l’effetto sorpresa e chi ha caricato di attese gli elettori e gli attivisti dovrà rispondere con atti concreti.

Ma le eventuali defezioni non dovranno causare emorragie. Le espulsioni dovranno essere dunque «certificate», decise in modo inoppugnabile, non devono evidenziare insomma quello che finora è stato forse il vero limite dei 5Stelle: il deficit di democrazia interna, la conduzione verticistica e autoritaria che ha stroncato qualsiasi dissenso. La regola dell’autocontrollo del gruppo parlamentare metterebbe a riparo il leader maximo dalle critiche e limiterebbe al tempo stesso le possibilità di contagio.

lunedì 11 marzo 2013 - 08:08   Ultimo aggiornamento: 08:08

Caso Orlandi, quella perizia mai fatta su cinque voci

Il Messaggero
di Cristiana Mangani


Cattura
ROMA - Ci sono cinque voci registrate e mai analizzate nell’inchiesta per la scomparsa di Emanuela Orlandi . Cinque persone i cui nomi sarebbero stati segnalati e inseriti nel fascicolo d’indagine perché il loro timbro e la loro pronuncia somigliavano tanto a quello dell’Amerikano, il personaggio più misterioso della vicenda, la cui identità non è stata mai accertata. L’ispettore Pasquale Viglione era alla squadra mobile, a fianco dell’ex capo Vittorio Rizzi, proprio negli anni in cui Sabrina Minardi, l’amante di Enrico De Pedis, decide di cominciare a collaborare. Conosce ogni segreto di questa storia, e ora dice: «Grazie a diverse testimonianze e a una in particolare, di una signora che lavorava nei pressi del Vaticano, siamo riusciti a individuare cinque persone che avevano una voce molto simile a quella dell’Amerikano. La teste è stata sentita in procura, ma la perizia fonica non è stata effettuata. Questa storia sembra proprio che debba fermarsi alla Magliana».

LA NOTA RISERVATA
Dell’Amerikano e delle sue telefonate è pieno il fascicolo dell’inchiesta. In una nota rimasta riservata fino al 1995 e stilata dall'allora vicecapo del Sisde Vincenzo Parisi, veniva evidenziato che la voce era quella di monsignor Paul Marcinkus, all'epoca presidente dello Ior. Gli 007, analizzando i messaggi e le telefonate arrivate alla famiglia, per un totale di 34, ne hanno ritenute legate a chi aveva effettuato il sequestro 16. Riguardavano una persona con una conoscenza approfondita della lingua latina, migliore di quella italiana, probabilmente di cultura anglosassone e con una conoscenza del mondo ecclesiastico.

IL DEBITO
«Sabrina Minardi non sa dire le ragioni del sequestro - continua il poliziotto - anche se ricorda che la ragazza è stata consegnata a un prete molto elegante, dopo essere stata rapita. Non posso sentire quando Alì Agca pontifica dicendo che Emanuela è in un convento e che la Minardi è una drogata. Noi abbiamo fatto tutti i riscontri, ed è risultata attendibile. L’83, anno del rapimento è anche l’anno in cui viene celebrato un Giubileo straordinario. Dalle testimonianze si evince che la chiesa non aveva più i soldi da dare indietro a De Pedis e soci per i loro investimenti nello Ior, ed è da qui che parte l’idea di sequestrare la cittadina vaticana. La Magliana, poi, ha comunque dovuto finanziarsi e lo ha fatto con la rapina del secolo, quella dell’84 alla Brink’s securmark, dove sono stati rubati 35 miliardi. E ora più di prima sono convinto che la perizia fonica avrebbe aiutato a trovare l’Amerikano».


Lunedì 11 Marzo 2013 - 08:10
Ultimo aggiornamento: 08:11

Nella comunità invisibile dell’amore senza sesso

La Stampa

Viaggio nei siti per “asessuali”: siamo normali, non disturbate Freud
federico taddia


Cattura
Innamorarsi. Avere una relazione. Fidanzarsi. Vivere insieme. Ma rigorosamente senza sesso. Non per scelta, non per motivi etici o religiosi, non per astinenza forzata: semplicemente perché manca totalmente il desiderio e l’attrazione erotica. Con consapevolezza e la voglia di sentirsi comunque normali. Si definiscono «asessuali», uomini e donne per i quali l’amore è «sex-free». 

Una comunità invisibile, non quantificabile, senza numeri e statistiche ufficiali, che si ritrova in Rete per raccontarsi, confrontarsi e condividere la propria esperienze. Il sito www.asexuality.org/it/ conta circa 2100 iscritti (ed è una sezione del forum mondiale di Aven, Asexual Visibility and Education Network) e www.asessuali.it, portale nato un anno fa, sono i punti di riferimento in Italia.

Piazze virtuali che ho frequentato alla ricerca di storie e parole che permettessero agli asessuali di presentarsi, uscire allo scoperto e farsi conoscere. «La maggior parte di noi non ha un atteggiamento di disprezzo o vergogna verso il sesso, anzi ci eccitiamo, possiamo provare piacere a livello fisico e siamo in grado di avere rapporti: l’unica verità è che tutto questo non c’interessa». Lea, 26 anni, vive a Roma dove lavora in un centro commerciale.

Dopo l’ultima relazione durata qualche mese e finita oltre un anno fa, ora è single e ammette di non sentire il bisogno di trovare un nuovo partner. «Ho scoperto di essere asessuale quando avevo 24 anni: al termine di un fidanzamento mi sono chiesta perché sentissi questo distacco dal sesso. Mi sono decisa a fare un po’ di ricerche in Internet, e ho capito che non c’è nulla di sbagliato o di disfunzionale in me, non sono malata o repressa, e ci sono migliaia e migliaia di persone che provano ciò che provo io». 

Jun ha 24 anni ed è fidanzata da 8 anni con un ragazzo: «La prima volta che mi ha chiesto di avere un rapporto, dopo che l’avevo fatto aspettare per due anni, con tutta la mia ingenuità gli ho chiesto: “Perché?”. Poi per amore ho ceduto, anche perché mi sembrava ingiusto che si adattasse sempre lui. Quando ho capito di essere asessuale con estrema difficoltà gli ho spiegato tutto: inizialmente per lui non è stato facile, non era felice. Ora ci siamo chiariti dettagliatamente su limiti e desideri di ognuno di noi, e abbiamo trovato dei compromessi accettabili per entrambi». 

Quello dei compromessi è un tema critico e sensibile: in un sondaggio realizzato da Aven internazionale, a cui hanno risposto tremila degli oltre 43 mila iscritti, il 28% per cento ha ammesso di cedere alle richieste del partner occasionalmente, il 17% di farlo regolarmente e il 25% di rimanere fermo sulle proprie posizioni. Mentre al pensiero di immaginarsi durante un atto sessuale il 17% ha provato repulsione totale, il 38% repulsione moderata e il 27% indifferenza. 

«Io non ho mai sperimentato cosa voglia dire sentirsi fisicamente attratti, anche se ho sempre avuto un tipo di richiamo romantico nei confronti delle ragazze della mia età – spiega invece Andrea, 20 anni, studente di medicina – ho costantemente pensato di costruirmi una famiglia con una ragazza che mi amasse per ciò che sono, e tale sogno è rimasto inalterato anche ora che so di essere asessuale: sarà un rapporto sentimentale fatto di baci, abbracci e coccole». 

«Anche io sono un asessuale romantico: provo emozioni e attrazione emotiva per altre persone – aggiunge Marco, 21 anni, impiegato nel settore turistico – il sesso non mi dà nulla, e giusto per confutare tanti pregiudizi nei nostri confronti, non ho avuto nessun trauma da bambino, i miei genitori erano presenti e ho avuto un’infanzia felice: quindi è inutile disturbare Freud». 
È stata invece una lezione di Psicologia sociale all’Università a far scoprire l’esistenza degli asessuali a Klizia, 32enne romana impiegata nel settore finanziario:

«Benché non m’interessasse a 17 anni ho voluto avere rapporti con il mio fidanzato di allora, per capire qual era la differenza tra pulsione e attrazione sessuale. A 24 anni poi, rendendomi disponibile a un rapporto sessuale, speravo di far funzionare meglio una storia con un ragazzo. Non è servito a molto, perché abbiamo capito in fretta che il problema della nostra relazione era altrove. Ora ho un compagno da sei anni, viviamo insieme ed è asessuale: siamo compagni di vita e ci amiamo come sappiamo e vogliamo amarci: in modo platonico».

Bolle papali, pirati e petrolio L’infinita contesa delle isole

La Stampa

L’arcipelago Falkland/Malvinas al centro di una disputa dall’Ottocento. La scoperta di giacimenti di oro nero ha inasprito le tensioni dal2010. Gli abitanti: «Chi sceglie l’Argentina nel referendum ha solo da perdere»

filippo femia


Cattura
Bolle papali, esploratori del Cinquecento e petrolio. Sono alcuni degli ingredienti dell’infinita disputa tra Inghilterra e Argentina sulle isole Falkland/Malvinas. Lo scontro tra Londra e Buenos Aires è totale, anche sulla storiografia. Secondo gli argentini l’arcipelago dell’Atlantico del Sud è stato scoperto nel 1520 dal portoghese Fernando de Magallanes durante una spedizione al servizio della corona spagnola. «Tutte storie, il primo a mettervi piede fu il capitano britannico John Davis, nel 1592», replicano gli inglesi.

Ma la vera contesa è su chi vi si stabilì per primo. La rivendicazione sudamericana riporta indietro al 1493: due bolle papali di Alessandro VI legittimavano gli spagnoli al possesso dei territori del Nuovo Mondo. Un insediamento francese sulle isole passò inoltre in mano spagnola nel 1767 e dopo l’indipendenza argentina (1816), le isole rimasero sotto la giurisdizione di Buenos Aires, spiegano gli argentini. «I “pirati inglesi” non reclamarono le isole ma nel 1833 iniziarono l’occupazione dopo aver espulso tutti i nostri abitanti». La versione britannica è opposta: «Nel 1768 una spedizione di Sua Maestà arrivò nella parte occidentale dell’arcipelago e prese possesso formale di tutte le isole, consegnandole al re Giorgio III». Da allora la sovranità non fu mai ceduta, mentre l’insediamento spagnolo fu abbandonato nel 1811, lasciando le isole senza abitanti. 

E’ da quasi due secoli che il governo di Buenos Aires reclama le isole. La vicinanza alle coste argentine (480 km) è uno dei principali argomenti, ma per il governo inglese le rivendicazioni non hanno alcun fondamento. Neanche due risoluzioni dell’Onu a favore dei sudamericani (1962 e 1965) hanno fatto cambiare idea a Londra, che considera i “kelpers” – soprannome degli isolani – sudditi di sua Maestà a tutti gli effetti. I 73 giorni di guerra, che costarono la vita a mille persone nel 1982, hanno sancito la supremazia inglese e la fine della dittatura argentina.

Il referendum di questi giorni arriva a tre anni dalla scoperta di importanti giacimenti petroliferi: circa 1300 milioni di barili, secondo le ultime stime. I sondaggi sono stati definiti illegali da Cristina Kirchner. Da allora la contesa si è inasprita. Oltre all’oro nero, è la ricchezza ittica a fare gola all’Argentina. Gli introiti delle licenze di pesca hanno innescato un boom economico: portano nelle case delle isole fino a 200 milioni di dollari all’anno, contribuendo a farne il sesto Paese con il Pil-pro capite più alto al mondo. Importante, poi, l’esportazione della lana pregiata delle pecore che abbondano nelle immense distese verdi e il turismo.

Le isole sono una grande comunità dove si conoscono tutti, la criminalità non esiste - l’unica carcere è praticamente deserta – e la frenesia delle grandi città è un miraggio. Molti dei giovani che viaggiano a Londra per studiare tornano dopo pochi mesi: insopportabile il caos della City, se paragonato con la pace dell’isola. Molti temono che questo paradiso potrebbe sgretolarsi se le isole non restassero territorio d’oltremare britannico. Per questo l’affermazione dello “Yes” appare scontata. 

«Perché mai dovremmo scegliere l’Argentina? Da noi la disoccupazione e la crisi non esistono. Ma soprattutto il governo non può prendere i soldi dalle tasche dei cittadini», dice sarcastico Tim Miller, responsabile dell’impresa che rifornisce i supermercati, davanti a un tipico pub inglese. Alle sue spalle sventola la Union Jack con la scritta: “Le nostre isole, la nostra scelta: vota sì”.

Imbalsamazione made in Italy per Hugo Chavez?

La Stampa

La stampa locale parla dei Signoracci, imbalsamatori di Papi, ma loro non ne sanno nulla

gianluca nicoletti


Cattura
Tra le eccellenze italiane più che mai fulgide nell’ immaginario globale c’è sicuramente quella d’ imbalsamatori di cadaveri. La stampa latino americana sta facendo rimbalzare la notizia che a occuparsi dell’ eterna conservazione della salma di Hugo Chavez sarà un rappresentante dell’ illustre dinastia dei Signoracci, necroestetisti di fama, attivi nella capitale dal 1870. 

I Signoracci hanno all’attivo un palmares di tutto rispetto, con un numero d’imbalsmazioni illustri capace di annichilire a qualunque altro loro concorrente. Le loro abili mani hanno messo nelle migliori condizioni di attendere la resurrezione della carne le spoglie mortali degli ultimi 4 papi, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I (in questo caso fu un trattamento parziale, che alimentò le voci riguardo alle circostanze “misteriose” sulla morte di Albino Luciani) e Giovanni Paolo II.

Nel sito sito della testata venezuelana, la Tercera è anticipato un singolare retroscena per cui il responsabile della premiata ditta, Massimo Signoracci ebbe già occasione di osservare il corpo dell'ex presidente venezuelano, (forse per un esame preventivo?) durante una visita a Cuba a gennaio, dove Chavez era in convalescenza dall'11 dicembre scorso, dopo il quarto intervento per l'asportazione di un tumore. Massimo Signoracci, in realtà, avrebbe già dichiarato di non saperne nulla e di non essere stato contattato, anche se su La Tercera appare la sua foto in camice bianco con sullo sfondo tutta la sua attrezzatura per il restauro cadaverico. 

Attorno ai Signoracci imbalsamatori romani aleggia un alone leggendario, si sono occupati del restauro delle salme dei protagonisti dei casi di cronaca casi più noti degli ultimi decenni, da Wilma Montesi a Pier Paolo Pasolini, da Alfredino Rampi a Giorgiana Masi ad Aldo Moro. Si tramandano il mestiere di padre in figlio, le cronache riportano con insistenza l’ aneddoto che vuole il bisnonno dell’ attuale titolare, Giovanni, soprannominato "Vetrinone" perché si era inventato una sorta di altarino sottovetro per esporre i cadaveri degli affogati nel Tevere. 

La foga leggendaria attribuisce agli imbalsamatori Signoracci  fantastici episodi splatter, tra cui una gamba amputata che custodirono per anni perché il legittimo proprietario non sapeva che farsene, il bambolotto di plastica che fu loro recapitato da un medico alle prime armi che lo aveva scambiato per il cadaverino di un innocente.  Si ricorda una nonna Assunta con il primato essere stata la prima becchina della storia patria. Costei aveva il simpatico passatempo del bricolage mortuario. Nonna Assunta Signoracci costruiva graziosi oggettini ingegnandosi con residui recuperati da antichi ossari. Si legge in un’ intervista al nipote, Cesare Junior, l’ aneddoto dell’ ingegnosa nonnina che una volta costruì un lampadario, tutto fatto con le ossa abbandonate sotto a una chiesa, che pare fosse una delizia.

Auto, il meccanico va in pensione Arriva il "meccatronico"

Il Messaggero

Ma per avviare l'attività serve un corso di formazione non ancora istituito dalla legge


Cattura
- Il vecchio meccanico va in pensione, arriva il «meccatronico». Lo prevede una nuova legge operativa dal 5 gennaio scorso, unendo in una sola figura meccanico ed elettrauto.

Tuttavia una vacatio normativa di competenze impedisce ai neo-imprenditori, per lo più giovani, di avviare l'attività. «Siamo sommersi da centinaia di proteste - raccontano gli artigiani della Cna - dei tanti che si sono visti respingere le domande alle Camere di commercio». Per diventare meccatronici infatti serve un corso di formazione che non è ancora stato istituito. «Così si impedisce di creare nuova occupazione mentre in Italia muoiono 600 imprese al giorno e la disoccupazione galoppa» dice la Cna che chiede al ministero dello Sviluppo economico di risolvere l'impasse.


Domenica 10 Marzo 2013 - 16:04
Ultimo aggiornamento: 16:32

Insultato perché favorevole alle unioni omosessuali: lesione dell’identità o diffamazione?

La Stampa


Cattura
Nel 2000, richiamando una recente risoluzione del Parlamento europeo, un consigliere comunale esprime in assemblea le proprie posizioni liberali e democratiche in tema di riconoscimento delle unioni omosessuali. Un’associazione, schierata a tutela della famiglia, diffonde volantini in cui lo descrive come filo-omosessuale, come fan comunale dell’omosessualismo e come appartenente al club dei pederasti. Il consigliere chiede il risarcimento per la lesione del suo onore, della sua reputazione, della sua immagine e della sua identità personale. Ottiene 5mila euro, essendo riconosciuta la lesione del diritto al nome ex art. 7 c.c..

La Corte di Appello conferma la sentenza, motivando l’esistenza della lesione in base all’accertamento del reato di diffamazione, accogliendo la domanda incidentale del risarcito, espressa dopo la precisazione delle conclusioni. Il ricorso per cassazione si basa principalmente sull’illegittimità dell’introduzione di una causa petendi dopo la precisazione delle conclusioni, e quindi sull’illegittima extrapetizione del giudice, impedendo così il contradditorio e violando il principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato. Il ricorrente lamenta inoltre che il risarcimento sia stato disposto per via equitativa e non con le modalità di prova dovute ex artt. 2043 e 2059 c.c..

La Corte di Cassazione (sentenza 23314/12) rileva che «nessun difetto di ultrapetizione può seriamente ascriversi alla sentenza impugnata», poiché è stata domandata fin dall’inizio l’accertamento dell’illiceità, se del caso penale, delle affermazioni contenute sul volantino. La corte territoriale ha giustamente ritenuto violato il diritto all’identità personale dell’appellato, come tutelato anche dall’art. 2 Cost., senza alcuna violazione del contradditorio. Per quanto riguarda la quantificazione del risarcimento, la Corte rileva la correttezza della liquidazione di tipo equitativo effettuata nel merito. Il giudice ha infatti motivato che l’esistenza e la consistenza della lesione erano tali da risultarne «vulnerato il rapporto di chiarezza con gli elettori sotto il profilo della attività e della credibilità» del consigliere comunale.

Per questi motivi la Corte rigetta il ricorso e condanna l’associazione ricorrente al pagamento delle spese di giudizio.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it