sabato 9 febbraio 2013

La GIF è morta, lunga vita alla GIF

Corriere della sera
di Elmar Burchia


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Negli anni ‘90 le GIF (Graphics Interchange Format), erano così popolari su Internet come lo sono oggi i video su YouTube. Poi si sono scontrate con il Web 2.0 e il loro declino sembrava inarrestabile. Invece no, oggi più che mai sono tornate alla ribalta, soprattutto su Tumblr, Twitter e Google+ (solo Facebook le rifiuta, per ora).
Prima dei video c’erano le GIF. Ciò che oggi è per ognuno il profilo personale su Facebook, vent’anni fa era una pagina vuota sul World Wide Web dove si pubblicava una foto, un breve curriculum e innumerevoli GIF animate, per dare un tocco di creatività. Come dimenticare una delle classiche: l’animazione «under construction» (per comunicare: la mia pagina non è ancora finita, ripassate dopo).



Ma chi le ha inventate? L’allora servizio online Compuserve. Il formato per immagini digitali di tipo bitmap è nato da un’idea di Steve Wilhite, nel 1987.




Ce ne sono davvero di ogni genere. E per le situazioni più disparate. Nel frattempo sono spuntate come funghi sul web anche le pagine che raccolgono innumerevoli gallerie di GIF.



C’è l’imbarazzo della scelta. Per coloro che vogliono spedire auguri divertenti agli amici o anche dare un tocco di originalità alle mail.



Quali le più popolari? Attualmente sono quelle che mostrano azioni che si ripetono all’infinito, perlopiù microscene tratte film famosi – le cosiddette GIF ipnotiche.



Qui trovate un breve video sulla storia delle GIF, realizzato da Sean Pecknold per Moving the Still: A GIF Festival!




Insomma, le GIF animate hanno di gran lunga superato anche il noto smiley sul Web.



Persino grandi giornali hanno riscoperto le vecchie GIF. Il New York Times, per esempio, ha riassunto in GIF animate le migliori scene dei Giochi Olimpici di Londra.



Il britannico Guardian, invece, ha montato in divertenti filmatini GIF i duelli elettorali fra Barack Obama e Mitt Romney.



Poi, da non sottovalutare, a differenza dei video sono facili (e veloci) da scaricare anche sugli smartphones.



Per inciso, e a ulteriore conferma della rinascita delle GIF, il serioso Oxford American Dictionary ha eletto «GIFing» come verbo dell’anno 2012.



Eccone alcune divertenti.






Niente direttori in video". Ma la zarina del Tg3 fa come le pare...

Libero
di Enrico Paoli

Par condicio, ma non per tutti: nonostante la direttiva del direttore generale Gubitosi, la giornalista di sinistra non si adegua


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Al Tg1 si sono già adeguati: basta con i doppi incarichi. Applicando alla lettera la direttiva del direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, tutti coloro che facevano il «doppio lavoro», d’ora in poi, ne faranno uno solo. E così Susanna Petruni ha lasciato la conduzione dell’edizione delle 20, avendo la qualifica di vice direttore. Francesco Giorgino  resta in video, ma perde il ruolo di capo della redazione politica. E via di questo passo. Solo che non tutti i giornalisti dell’emittente pubblica sono così ligi alle direttive di Gubitosi. 
Bianca Berlinguer, la «Zarina» del Tg3, ha deciso di fare le barricate. Prima di mollare la conduzione dell’edizione delle 19,30 pur essendo la responsabile della testata, è pronta a  tutto.

La «Zarina» vuol giocare un ruolo da protagonista - tanto che il suo nome circola anche  per la candidatura a sindaco di Roma - in questa rovente campagna elettorale, al punto da attaccarsi ad un «cavillo» contenuto nella lettera inviata da Gubitosi a tutte le testate. «Ciascun Direttore», si legge nella direttiva, «è chiamato a definire e risolvere eventuali situazioni di questo tipo attualmente in essere, valutando soluzioni coerenti e funzionali agli interessi ed obiettivi aziendali». Sin qui il principio generale. Il dettaglio incriminato, in realtà, è un altro. «Tali valutazioni dovranno essere svolte da ciascun Direttore responsabile nei prossimi giorni, in maniera tale da applicare ogni soluzione operativa entro il mese di febbraio». E per la Zarina, «entro febbraio» vuol dire campagna elettorale e risultati compresi.



Berlinguer
La zarina Bianca gioca si inchina subito ai sindacati

La zarina Bianca gioca si inchina subito ai sindacati

Troppo rossa
La Berlinguer fa un servizio su Grillo e lui chiede la sua testa VIDEO

La Berlinguer fa un servizio su Grillo e lui chiede la sua testa VIDEO

Zarina al campidoglio?
Tentazione Pd: Bianca Berlinguer sindaco di Roma 

Tentazione Pd: Bianca Berlinguer sindaco di Roma

Così i sindacati barano: 200mila iscritti finti

Libero

Lo scandalo di Cgil, Cisl e Uil: parlano di un milione e mezzo di tessere tra gli statali, ma i numeri certificati dall'agenzia pubblica sono nettamente inferiori

di Tobia De Stefano



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AAA cercasi 200 mila tessere sindacali «fantasma» che si sono smarrite nel breve percorso che porta dalle centralissime sedi romane degli statali di Cgil, Cisl e Uil fino al palazzo di via del Corso dell’Aran, l’agenzia che contratta con le confederazioni per il solo settore pubblico. Cos’è successo? Semplice, da circa tre lustri a questa parte l’ente della Pa misura la rappresentatività di tutte le sigle nei ministeri, nelle agenzie fiscali, nelle Regioni, nella scuola ecc. Come fa? Prende le deleghe del lavoratore (quelle che autorizzano le pubbliche amministrazioni alle trattenute in busta paga) e le incrocia con i voti raccolti nelle elezioni periodiche delle Rsu (rappresentanze sindacali unitarie): dal rapporto ne viene fuori l’indice di rappresentatività che dà il peso effettivo di ciascun sindacato e consente di attribuire i distacchi.

L’ultimo rilevamento, quello di novembre 2012, non è andato granché bene. Nel senso che per la prima volta le deleghe (quindi gli iscritti) alla funzione pubblica sono diminuite. Qualche esempio: nel comparto “Sanità” calano tutti. La Cgil ci rimette  un 10% secco (da 82.650 a 74.270), la Cisl fa ancora peggio (da 81.511 a 71.566) e la Uil tira un sospiro di sollievo: da 48.206 a 46.915, la flessione è inferiore al 3%. I motivi sono diversi: sicuramente hanno influito il blocco del turn over, la mancata stabilizzazione dei precari e la forte politica di prepensionamenti, ma fin qui tutto rientra nella norma. Il mistero è un altro. Se si confrontano i numeri dell’Aran con quelli dei sindacati di categoria, infatti, i conti non tornano.

Prendiamo il caso della Cgil. Secondo l’agenzia statale le deleghe dei lavoratori del settore pubblico a trattenere dalla busta paga la quota a favore di Camusso e compagni sono 186 mila 382 contro i 411.924 iscritti del comparto (dati 2011) messi nero su bianco dal sindacato. E lo stesso discorso vale per la scuola, l’università, la ricerca, l’alta formazione artistica e musicale (Afam) e il personale non dirigente di altri enti (tra questi c’è il Cnel): 138.375 dice l’Aran e 201.918 scrive la Cgil Flc. Insomma all’appello mancherebbero circa 290 mila tessere.  

Altri numeri, questa volta in casa Cisl. Per l’ente pubblico le deleghe degli statali di Bonanni sono meno di 173 mila (basta sommare i vari comparti fatta eccezione per scuola e università), mentre le recentissime rilevazioni della confederazione di via Po sugli iscritti 2012 parlano di 325 mila 666 tesserati (e comunque i dati del 2011 non divergono di molto). E su scuola e università che abbiamo scorporato sopra? Cambia poco. Per l’Aran le deleghe sono rispettivamente a quota 154.212 mila e 7.083, per la Cisl invece le tessere si attesterebbero a 227.885 mila e 9.358. Calcolatrice alla mano ballano quasi 230 mila iscritti.

Non fa eccezione la Uil. In via Lucullo ci dicono (dati ufficiali sugli iscritti 2011) che sommando tutte le voci della pubblica amministrazione (sanità ed enti locali, lavoratori degli organi costituzionali, scuola ed Fp) raggiungiamo quota 339.551 tessere. Eppure l’agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni certifica intorno alle 187 mila deleghe (187.120) a favore di Angeletti & C. Circa 152 mila in meno.

Insomma c’è qualcosa che non quadra se rispetto ai numeri di Cgil, Cisl e Uil mancano 670 mila iscritti. Evidentemente l’Aran non conteggia alcune categorie che invece sono ricomprese nei dati ufficiali di Camusso, Bonanni e Angeletti. Ecco la spiegazione della stessa agenzia.  La premessa: «Questi dati- sottolinea un funzionario - sono certificati dal comitato paritetico (ndr riunioni del 20 settembre 2012 e del 29 ottobre 2012) composto anche dai rappresentanti delle confederazioni dei sindacati».

In soldoni: sono stati validati anche da Cgil, Cisl e Uil. La ciccia: «Nella nostra  fotografia sullo stato dell’arte (al 31 dicembre del 2011) – continua un dirigente – non sono ricompresi i lavoratori che hanno un contratto a tempo determinato, alcune categorie assimilabili al pubblico impiego, ma con rapporto di lavoro privatizzato, come la sanità privata o i vigili del fuoco e alcuni enti delle Regioni a statuto speciale che hanno un contratto diverso rispetto a quello dell’Aran nazionale.

Per esempio? Tutti gli enti locali di Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige, mentre per la Sardegna e la Sicilia bisogna scorporare solo gli enti regionali, quindi, per capirci, i Comuni sono inclusi». E sostanzialmente la stessa cosa ce la dicono Cisl e Uil. Sintetizza Giovanni Faverin, segretario generale della Funzione pubblica  della Cisl: «Nei dati dell’agenzia non sono ricompresi i dirigenti che non hanno votato (ma non c’entra con le iscrizioni ndr), i precari, una parte dei dipendenti delle regioni a statuto speciale e quella fetta abbastanza consistente dei nostri iscritti che si sono spostati nella sanità privata, nel terzo settore e nelle municipalizzate».

Mentre Alfredo Garzi, responsabile per l’organizzazione della funzione pubblica della Cgil precisa: «Noi organizziamo anche i lavoratori della sanità privata, dell’igiene ambientale e delle cooperative private che non sono calcolati dall’Aran. E si tratta di una fetta rilevante delle tessere rispetto al totale della funzione pubblica. Poi ci sono i settori che prima erano pubblici e che in seguito sono stati privatizzati (per esempio i lavoratori ex Ipab) e i pubblici non contrattualizzati (vigili del fuoco, polizia penitenziaria ecc.)». Numeri ufficiali? Insomma, quanti sono gli iscritti tra i vigili del fuoco? E tra i contratti a termine e i dipendenti delle autonomie locali? È possibile che la differenza tra i dati Aran e quelli sindacali stia tutta in queste categorie? È chiedere troppo, le cifre non le dà nessuno.

E allora i calcoli proviamo a farli noi. Punto uno: i precari. La Ragioneria dello Stato ci dice che nel 2011 il totale dei lavoratori flessibili (tempo determinato, formazione lavoro, interinali e lavori socialmente utili) della pubblica amministrazione dava 251.106. Se a questi togliamo i 130 mila e passa della scuola, che almeno per gli incarichi annuali sono conteggiati dall’Aran, arriviamo a 120 mila unità. Punto due: secondo le ultime rilevazioni della stessa Ragioneria dello Stato i dipendenti a tempo indeterminato delle Regioni a Statuto Speciale sono 93.928.

Punto tre: per l’Aiop (l’associazione italiana ospedalità privata) la sanità privata (che è di gran lunga la categoria, tra quelle assimilabili al pubblico impiego ma con rapporto di lavoro privatizzato, più corposa) impegna complessivamente circa 130.000 unità, pari a un 25% rispetto al personale impegnato nella sanità pubblica. Punto quattro: sommando vigili del fuoco (32 mila), polizia penitenziaria (40 mila) e addetti dell’igiene ambientale (42 mila), a stento si superano le 110 mila unità (dati Ragioneria generale dello Stato e Federambiente).

Morale della favola: anche volendo dire che tutti i precari, i lavoratori delle regioni a Statuto speciale e della sanità privata, i vigili, i poliziotti  e gli addetti all’igiene ambientale sono iscritti ai tre principali sindacati italiani i conti non tornano. Ma la cosa è palesemente inverosimile (da fonti non ufficiali tra la stessa sanità, le cooperative e il terzo settore gli iscritti alla Cgil non supererebbero le 50 mila unità, quelli della Cisl quota 20 mila e alla Uil le 15 mila). E anche volendo considerare non completamente omogenei i dati dell’Aran rispetto a quelli dei sindacati ci sono almeno 200 mila tessere che non si riesce a capire bene da chi siano state firmate. Certo, se fosse possibile fare un controllo sugli iscritti dichiarati da Cgil, Cisl e Uil sarebbe tutto più semplice e trasparente. Ma questa è un'altra storia.

Occhiali per daltonici, una scoperta casuale già in commercio

Lucio Di Marzo - Ven, 08/02/2013 - 12:36

Scoperte per caso, le lenti aiutano a distinguere rosso e verde. Controindicazioni? ad affievolirsi è la visione delle tonalità di blu e giallo


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Una notizia inattesa potrebbe migliorare la giornata a quanti soffrono di daltonismo. 2Al Labs, un centro di ricerca americano, è riuscito - per puro caso - nell'impresa di realizzare un paio di occhiali che compensano la carenza.
Il lavoro era partito per correggere la "deficienza rosso-verde", problema genetico di cui soffre un adulto maschio su dieci. Il neurobiologo Mark Changizi è partito da un'intuzione: gli umani colgono le variazioni di colore della pelle. E sanno usarli per scoprire emozioni e stati d'animo.

Da qui si è arrivati alla realizzazione di un paio di lenti in gradi di individuare il grado di "diffusione sanguigna" della pelle, un aiutino utili per i medici impegnati in un prelievo o a caccia di arrossamenti superficiali. Il ricercatore si rese poi conto che gli occhiali - se indossati da persone affette da daltonismo - permettevano effettivamente di vedere anche i colori che prima faticavano a riconoscere. Verde e rosso dunque diventavano facili da distinguere. Con una piccola limitazioni: ad affievolirsi era la percezioni di giallo e blu.

Londra, trovata carne di cavallo nelle lasagne e negli hamburger: ritirati i prodotti della Findus

Sergio Rame - Ven, 08/02/2013 - 15:56

Scandalo nel Regno Unito: carne di cavallo è stata trovata nelle lasagne e negli hamburger confezionati in Francia e venduti in Inghilterra

Adesso la Findus è nei guai. Carne di cavallo è stata trovata nelle lasagne e negli hamburger confezionati in Francia e venduti nel Regno Unito.


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Il responso, destinato a creare non poche polemiche contro il colosso alimentare, è arrivato dai test condotti dalle autorità britanniche per la sicurezza alimentare, che hanno invitato la popolazione a non consumarle.

Dalla analisi è emersa la presenza dal 60% al 100% di carne di cavallo. "Findus ha ritirato i prodotti del suo rifornitore francese, Comigel, sollevando dubbi sul tipo di carne usata nelle lasagne", ha fatto sapere l’Agenzia per la sicurezza alimentare del Regno Unito precisando che i test sono stati condotti "nell’ambito dell’inchiesta in corso su carne mal-etichettata". In un comunicato pubblicato oggi, anche la Findus Uk ha confermato che le lasagne e gli hamburger, prodotti dalla francese Comigel, hanno rivelato la presenza di carne di cavallo.

Due settimane fa, erano state trovate tracce di dna equino negli hamburger di manzo in vendita in quattro delle principali catene di supermercati in Gran Bretagna e Irlanda, tra cui la Tesco. L’agenzia per la sicurezza alimentare ha comunque rassicurato i consumatori, affermando che al momento non sono emerse prove del fatto che "ci siano rischi per la salute", ma ha ordinato nuove analisi sulle lasagne per accertare l’eventuale presenza del farmaco fenilbutazone, somministrato agli animali e bandito dalla catena alimentare.

I consumatori che hanno acquistato il prodotto potranno, ad ogni modo, contattare la compagnia per essere risarciti.  La Findus ha già cominciato a ritirare dai supermercati le sue lasagne, così come Tesco e Aldi hanno ritirato diversi piatti preparati dalla Comigel. Ad ogni modo, la Findus ha assicurato che tutti gli altri prodotti sono stati testati e, quindi, non sono coinvolti nel caso. In Gran Bretagna e Irlanda il consumo di carne equina è pressoché inesistente e rappresenta quasi un tabù.

La Fabbrica di Carosello rivive a Wow Spazio Fumetto

Corriere della sera

di Marco Lottaroli - Ultimo aggiornamento: 08/02/2013

Un omaggio al contenitore di pubblicità televisiva più amato di tutti i tempi. A dedicare una retrospettiva alla ”Fabbrica di Carosello” è dall’8 febbraio al 14 aprile, Wow Spazio Fumetto. 


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Il mitico programma di reclame, che per vent’anni – dal 3 febbraio 1957 al 1° gennaio 1977 – ha portato con simpatia i prodotti del boom economico nelle case degli italiani, rivivrà nei saloni del Museo del Fumetto, dell’Illustrazione e dell’Immagine animata di Milano. Un tuffo indietro nel tempo, attraverso ricordi, testimonianze e cimeli che ricostruiranno il mondo di Carosello, come recita il sottotitolo ”la pubblicità televisiva che unì l’Italia”.

Un successo epocale reso possibile da un gruppo di autori e creativi, pionieri della comunicazione, come i fratelli Pagot (il pulcino Calimero), Osvaldo Cavandoli (la Linea), Bruno Bozzetto (Unca Dunca), Armando Testa (Caballero e Carmencita) per citarne solo alcuni, e dalla partecipazione agli sketch di attori e cantanti famosi. In mostra fotografie, rodovetri, disegni, giornali, dischi, albi, libri, documenti, lettere e filmati (cortometraggi e animazioni) originali. Ospiti d’onore, Susanna e la Mucca Carolina, Ercolino Sempreinpiedi e gli abitanti del pianeta Papalla. Orari: da martedì a venerdì 15-19; sabato e domenica 15-20 (chiuso lunedì). Sito: www.museowow.it.


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Quelli che... la morte di Pasolini è un complotto

Massimiliano Parente - Sab, 09/02/2013 - 10:32

Ecco "Frocio e basta". Si parla solo di "Petrolio" e dell'omicidio. Dimenticando l'artista

In Italia quando un cosiddetto intellettuale non sa cosa scrivere, scrive un libro su Pasolini, meglio ancora sulla morte di Pasolini.


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C'è talmente un complotto di regime per ridurre la questione sotto silenzio che da quarant'anni non si parla d'altro, per cui a scadenze regolari esce un articolo, un saggio, un pamphlet sulla morte di PPP. È inutile entrare nel merito anche di quest'ultimo librino, stavolta firmato da Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti e intitolato Frocio e basta (e pubblicato da Effigie, cioè da Giovannetti stesso) dove ci sono tutti gli ingredienti per cucinare la solita frittata: l'Eni, Mattei, Cefis, i servizi segreti, la Dc, l'appunto 21, stavolta con l'inserimento di un mistero intorno a Marcello Dell'Utri.

Cosa c'era nell'appunto 21? Nessuno lo sa, probabilmente non è mai esistito. La logica è la stessa degli avvistamenti ufologici, e funziona così: vedono un Ufo, che per definizione è appunto un Unidentified Flight Object, per cui un fenomeno atmosferico, un pallone aerostatico, un miraggio, un colpo di sole, una sbornia da smaltire, e scelgono la soluzione scientificamente più improbabile: è un disco volante. Sostituite all'appunto 21 di Petrolio l'Area 51 e noterete tutte le somiglianze. Chiunque provi a contrastarli sul piano delle prove, c'è sempre qualcosa che non torna. A cominciare da voi: se non siete d'accordo fate parte del complotto in cui c'entrano la Cia, l'Fbi, la Nasa, le multinazionali; e se negate ne siete pedine inconsapevoli. Così Pasolini è diventato il nostro Ufo.

Tuttavia, essendo in Italia, aver reso Pasolini un E.T. non basta, e viene declinato in una variante morale cristologica: è morto per noi. Difatti più che le opere, di Pasolini si ricordano le profezie: Pasolini aveva previsto, Pasolini aveva avvertito, Pasolini aveva scoperto. Non si contano le sette dei credenti pasoliniani, è una specie di scientology di noia catacombale e catatonica. Nella fattispecie la pasolinology dei benedettini di Carla Benedetti si riunisce nel Primo Amore, una rivista che sembra l'avanguardia scapigliata del Vaticano e dei boy scout più peripatetici: organizzano marce per la pace, contro la cattiveria, per la bontà.

Ma poiché sono comunque italiani non basta: oltre a essere ufologi teologici, hanno il vizio italiano di credere di rendere onore a Pasolini riducendolo a uno scopritore di scandali politici e finanziari, come se fosse stato solo un anticipatore di Beppe Grillo. Sono i primi a voler oscurare la parte sessuale, carnale di Pasolini, che fra l'altro era la più interessante. C'era ma non c'entra niente, erano fatti suoi, è solo una scusa. Fu espulso dal Pci per la sua omosessualità e continua a essere espulso dai seguaci postmarxisti di pasolinology. Il corpo di Pasolini al massimo è usato come corpo martoriato, da ostentare per denunciare le colpe dei suoi oscuri assassini. Peccato non sia morto crocifisso, era perfetto, ma anche schiacciato da una macchina fa il suo effetto.

È un triste destino quello di Pasolini ridotto a santino: più la sua opera viene reputata politicamente interessante, più diventa artisticamente nulla. Non si cita mai un solo romanzo, non è come Proust, come Flaubert, come Shakespeare, come Joyce: di Pasolini si cita ciò che lui sapeva, quindi Petrolio, e in particolare le pagine sparite, al massimo i suoi editoriali, le sue frasi. E sapeva in un modo inventato da Pasolini e molto in voga in Italia, quello del celebre editoriale dell'io so. Che significa io so, ma non ho le prove. Cioè: io so, pur senza sapere un cazzo. Slogan di grande successo in un Paese poco incline alle verifiche e molto alla fede superficiale, uno come Ingroia ci ha intitolato perfino il suo libro: Io so. E quindi, chi ha ucciso Pasolini? Su una cosa mi hanno convinto: Pasolini non l'ha ucciso Pelosi. L'hanno ucciso loro.

Tagliata la minerale ai consiglieri: la spending review colpisce anche 3 mila euro di spesa

Corriere della sera

L'ironia corre su Facebook. Rizzo: «Spero che Mm distribuisca acqua frizzante»


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MILANO La spending review taglia anche l'acqua minerale dei consiglieri comunali. «Nelle more della definizione degli stanziamenti di bilancio destinati al funzionamento della presidenza - si legge nella mail arrivata ieri negli uffici dei consiglieri comunali - è sospesa la fornitura dell'acqua minerale». Dopo le polemiche per i biglietti gratis per la Scala e San Siro, a Palazzo Marino si apre il capitolo del privilegio dell'acqua minerale.

LA SPESA - Nel 2012 per dissetare 48 consiglieri si sono spesi circa 3 mila euro, un'uscita oggi ritenuta superflua visto che l'acqua del rubinetto è gratis. Ma in Comune ironie e battute si sprecano e la protesta corre via Facebook. «Per fortuna personalmente bevo poco acqua, che, come diceva mio nonno, fa ruggine - scrive agli amici il consigliere di Sel, Luca Gibillini -. Mi sembra che corriamo tutti il rischio, in buonafede e in nome di necessari risparmi alla spesa pubblica, di proseguire nello svilimento della politica a favore di tutt'altri poteri». Il presidente del consiglio comunale, Basilio Rizzo, la mette così: «Stiamo verificando i conti - dice -, ma il mio sogno è ci possa essere da parte di Mm la distribuzione negli uffici del Comune di acqua pubblica, magari anche gassata. In fondo l'acqua del rubinetto è buona».

Rossella Verga
9 febbraio 2013 | 12:21

Il maialino senza zampe che si muove con la «sedia a rotelle»

Il Mattino


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La storia del maialino senza zampe posteriori commuove il web. “Chris P. Bacon“, questo il nome dell'animale di dieci giorni, riesce a muoversi in libertà grazie ad una speciale "sedia a rotelle
L'utente che ha caricato il video su YouTube, Len Lucero, ha costruito la "sedia a rotelle" con dei pezzi di alcuni giocattoli. Il filmato ha totalizzato migliaia di click in pochi giorni.




venerdì 8 febbraio 2013 - 16:04   Ultimo aggiornamento: 16:04

E' morto per infarto», ma era vivo. Muore assiderato dopo due giorni in obitorio

Il Mattino


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E' stato colpito da infarto a 57 anni. La sua sfortuna? Vivere in una sperduta zona della Russia. Nel suo villaggio di Ulianovshina, nella regione di Pskov. Dove è toccato ad un infermiere constatare l'"avvenuto decesso" dell'uomo.
Disperazione dei familiari, e corpo infilato nella cella frigorifera del locale obitorio in attesa dell'autopsia del medico legale.

Quando il medico è arrivato, dopo due giorni, e stava per cominciare l'intervento si è accorto che il cuore dell'uomo batteva ancora e la morte non era arrivata due giorni prima. Immediati i tentativi di rianimazione, l'uomo è morto, questa volta davvero, ma non per l'infarto ma per assideramento. L'episodio viene raccontato sul sito Lifenews.ru

venerdì 8 febbraio 2013 - 13:01   Ultimo aggiornamento: 14:02

La favola a lieto fine dei cavalli di Roma Dal lager di fango ai giochi con i bambini

La Stampa

zampa

Trovati denutriti e senza microchip a Collefermo, adesso vivono nelle scuderie dell’Ufficio Territoriale per la Biodiversità.

grazia longo
roma


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Non solo potranno vivere in condizioni migliori, ma potranno anche essere utili alla collettività grazie al loro coinvolgimento in attività ludiche e curative destinate a bambini e adulti. C’è anche un progetto di ippoterapia nel futuro di 21 cavalli sui 50 esemplari sequestrati lo scorso gennaio a Colleferro, Segni e Gavignano (RM) dove erano tenuti insieme a pony, muli e asini in pessime condizioni igienico-sanitarie e in grave stato di denutrizione nei terreni di un allevatore laziale. La maggior parte degli esemplari erano privi di microchip identificativo del quale sono stati successivamente muniti dai competenti servizi veterinari. 

Passati dall’orrore del maltrattamento alla confortevole vita nelle scuderie dell’Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Castel di Sangro (AQ) del Corpo forestale dello Stato, prossimamente svolgeranno preziose attività socio-educative. Nel complesso erano 100 gli equini sequestrati che, dopo i dovuti accertamenti, potranno essere ospitati presso idonee strutture del Corpo forestale.

Subito dopo il sequestro, avvenuto lo scorso gennaio, i cavalli erano stati temporaneamente ricoverati in un’azienda zootecnica di Paliano (in provincia di Frosinone). Proprio da lì stamattina sono stati da lì prelevati da una task force della Forestale composta da unità specializzate provenienti dai Centri di selezione equestre degli Uffici Territoriali per la Biodiversità di Castel di Sangro, Follonica, Siena, Pieve Santo Stefano e dal personale del Comando Provinciale di Roma e Frosinone. 

L’operazione, particolarmente delicata considerando le condizioni di deperimento e lo stato brado degli equini, ha richiesto il supporto di personale medico-veterinario che ha curato anche tutti gli aspetti legati alla certificazione sanitaria degli animali per consentirne lo spostamento. Gli esemplari, compresi puledri e alcune fattrici gravide, sono stati caricati all’interno di appositi mezzi Van del Corpo forestale dello Stato e della Polizia di Stato che, per l’occasione, sono stati adattati alle condizioni di allevamento brado da cui provengono i cavalli, prevedendo quindi la rimozione delle strutture di separazione tra i comparti in modo da garantire un trasporto più confortevole e meno traumatico possibile per gli animali.

Ora i cavalli seguiranno un percorso di riabilitazione psicofisica presso le strutture del Centro di selezione equestre della Forestale dell’Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Castel di Sangro al termine del quale sarà possibile addestrarli secondo i metodi della doma dolce. Per poi poter essere protagonisti di importanti progetti come l’ippoterapia.

Roma, il rogo dei manoscritti durante l'Impero: distrutti oltre 2mila testi

Il Messaggero
di Renato Minore

Nel suo saggio La memoria e il potere, Mario Lentano ripercorre la storia del rogo dei manoscritti durante l’Impero


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ROMA - Basta muoversi, anche a vol d’uccello, nella storia della letteratura latina, dalla sua nascita intorno alla metà del terzo secolo a.C.,e attraverso le sue epoche più importanti, l’età repubblicana e l’imperiale fino al quinto secolo d.C. Incontriamo così molti protagonisti, Tacito, Cicerone, Virgilio, Catullo, Ovidio che furono anche, su quella scena, i nomi più celebri del dissenso. Quelli che più facevano paura e che furono fermati in modi diversi, ridotti al silenzio, costretti a rivedere i loro testi, esiliati, uccisi, dimenticati, rimossi.

Accanto a loro, i cosiddetti minori, potevano chiamarsi Aruleno Rustico, Erennio Senecione, Gneo Nevio, Cremuzio Cordo. Che poi minori non erano dal momento che i «fulmini non si abbattono se non sulle vette». Mescolando biografie, fonti, dicerie, testi più meno monchi o rifatti, eventi anche cruenti, la conclusione è una: nella Roma antica il libro è stato spesso uno strumento drammaticamente esposto ai tentativi vittoriosi di rimuoverlo, distruggerlo, espellerlo dai meccanismi di circolazione e di lettura.

I ROGHI
Questa la premessa da cui parte il saggio di Mario Lentano, ricercatore di Lingua e Letteratura Latina all’Università di Siena, il quale ripercorre la storia della censura e del rogo dei libri lungo i secoli dell’ascesa e del declino del potere romano. La memoria e il potere (liberilibri 17O pagine, 16 euro) è un libro ben documentato e ben raccontato in cui la sorpresa nasce anche dalla scoperta di quanti scrittori, poeti e pensatori siano caduti sotto la lama affilata della scure censoria, più o meno subdola, impugnata di volta in volta da sacerdoti, pretori, imperatori, tiranni.

Il censore colpiva in diversi modi (incendiando, cancellando, stravolgendo, esiliando, facendo uccidere), seguiva la logica del silenzio e dell’oblio imposta da poteri forti che potevano essere di volta in volta politici o religiosi. Fin dall’origine la letteratura nasceva a Roma come espressione di potere, diretta perché i politici e gli aristocratici erano essi stessi scrittori, indiretta perché la produzione letteraria era appannaggio di varie figure legate per motivi clientelari o di schiavitù alle élite. L’infortunio censorio capitò così al commediografo campano Gneo Nevio che aveva messo in scena un episodio boccaccesco, protagonista il giovane e brillante generale Cornelio Nepote.

Il futuro vincitore di Annibale, in modo poco eroico, era stato rappresentato mentre scappava dalla casa della cortigiana dove suo padre lo aveva sorpreso con addosso la sola tunica. L’incauto scrittore che aveva ricordato il pruriginoso episodio la pagò cara, andò in carcere, dovette fare ammenda, fini in esilio. I libri proibiti erano bruciati spesso in un olocausto pubblico, per ordine del pretore, massima autorità civile in epoca repubblicana, ma «con tanto di sacerdoti in pompa magna e litanie riparatorie».

Accadde con gli enigmatici papiri di Numa, un deposito di testi interrati da agitatori falsari sul Gianicolo, accanto al supposto sarcofago del primo, leggendario successore di re Romolo. Tramandavano precetti greci, considerati sovversivi della moralità e dell’ideologia istituzionale. Era nota la simpatia di Numa per Pitagora e per le sue dottrine, vietate ai profani. Da qui l'idea, proposta da Lentano, che la misteriosa biblioteca sepolta fosse infarcita di aforismi pitagorici. Erano testi sgraditi ai vertici di governo del tempo, una classe senatoriale conservatrice e refrattaria a tutto ciò che odorasse di ellenico.

LA BIBLIOTECA
Chi li aveva celati accanto al simulacro di Numa non poteva che essere un nemico pubblico, il suo messaggio deviante era il candidato perfetto al primo rogo di libri della storia romana. Da Gneo Nevio e Numa ai filosofi e retori greci nel secondo secolo, al commediografo Terenzio, alle repressioni e le deportazioni dell’aurea età augustea, la censura e la sua arbitraria violenza corrono lungo i decenni e i secoli della storia romana. Possono ancora incarnarsi nel lungo esilio di Ovidio forse per aver scritto l’Ars amatoria, nella censura chirurgica di Augusto che fece riscrivere a Virgilio il finale delle Georgiche, nella distruzione di oltre duemila pericolosi libri contenenti vaticini e profezie, dei libri di Tito Labieno e dei libelli di Cassio Severo.

Per non dimenticare il controllo ferreo esercitato da Augusto sui manoscritti da ospitare nelle biblioteche da lui fondate (nel tempio di Apollo Palatino e sotto il Portico di Ottavia) e in quella di Asinio Pollione. Ci furono ancora incendi e persecuzioni sotto Tiberio in cui incapparono Cremuzio Cordo, Fedro, le condanne a morte, sotto Nerone, di Marco Anneo Lucano, Seneca e Petronio e, sotto Domiziano, di Elvidio Prisco il Giovane. I roghi di Efeso nel cinquanta d. C. in cui vennero bruciati testi di magia che contrastavano con la religione cristiana e quelli di Diocleziano che prendevano di mira le scritture e i libri sacri dei cristiani.

Per finire con la distruzione della Biblioteca del Serapeo di Alessandria d’Egitto sotto Teodosio e con l’uccisione di Ipazia, fatta a pezzi, letteralmente dilaniata dai cocci aguzzi armati dal fanatismo della prima chiesa cristiana. Ragionando sui meccanismi della memoria e dell’oblio, nella Vita di Agricola, Tacito ripensava alle vittime del delirio di potere sotto Domiziano: «Lo spionaggio organizzato ci privava perfino della possibilità di parlare e di ascoltare». Ma per lui conservare la memoria voleva dire vincere la battaglia contro la manipolazione della storia. «Insieme con la voce avremmo perso il ricordo stesso, se il dimenticare fosse in nostro potere tanto quanto il tacere». La censura e i roghi, insomma, non avrebbero mai prevalso sulla necessità di non dimenticare.


Venerdì 08 Febbraio 2013 - 13:25

Il bancario che favorisce alcuni clienti può essere licenziato

La Stampa


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Se il dipendente di una banca compie inadempimenti (come operazioni irregolari di versamento e prelievo) per favorire determinati clienti, il datore di lavoro ha una giusta causa per licenziarlo. Lo ha confermato la Cassazione con la sentenza 20879/12.  La legittimità del licenziamento era stata confermata in entrambi i gradi di merito, prima del ricorso in Cassazione. Il licenziato contesta il fatto che le operazioni compiute attenessero ai doveri fondamentali di un dipendente di banca: secondo gli Ermellini, però, i giudici di appello hanno congruamente motivato che le condotte dell’uomo denotavano mancanza di correttezza, onestà e fedeltà.

Il ricorrente lamenta poi la mancanza di specificità delle contestazioni disciplinari che gli erano state mosse nonché del successivo licenziamento: come già rilevato dai giudici di merito, però, la contestazione in oggetto è seguita a una relazione ispettiva dalla quale un esperto bancario avrebbe potuto ricavare tutti gli elementi necessari. Inoltre il licenziato lamenta la violazione del principio di immediatezza della contestazione disciplinare, intervenuta tre mesi dopo la fine dell’ispezione, nonché il mancato rispetto del termine di sette giorni per la comunicazione dei motivi di licenziamento: quanto al primo punto, il lasso di tempo è da ritenersi congruo in quanto l’ispezione era stata effettuata in agosto, periodo di ferie che non consentiva un rapido esame delle risultanze; quanto al secondo punto, è stato accertato che il settimo giorno era festivo e la comunicazione è pertanto correttamente pervenuta il giorno seguente.

Il ricorrente lamenta poi violazione di legge e vizio di motivazione in quanto la sentenza impugnata avrebbe fondato le proprie conclusioni sulle risultanze di una consulenza tecnica illegittimamente disposta; inoltre non sarebbe stato indagato a sufficienza il profilo oggettivo e soggettivo della giusta causa del licenziamento, che costituirebbe una sanzione sproporzionata rispetto alla gravità degli addebiti mossi. Secondo la Cassazione la prima doglianza rappresenta una questione nuova, mentre la seconda investe profili della sentenza immuni da censure. In conclusione, tutti i motivi di ricorso appaiono infondati, dal momento che si limitano a proporre una diversa ricostruzione dei fatti; parimenti infondato è il ricorso incidentale presentato dalla banca, volto ad eccepire l’improcedibilità dell’appello per tardività della notifica del ricorso.Per questi motivi la Cassazione, dopo averli riuniti, rigetta entrambi i ricorsi.


Fonte: www.dirittoegiustizia.it

Nascondeva la targa come 007, denunciato imprenditore bolzanino

Corriere della sera

Un poliziotto di Treviso fuori servizio ha ripreso la scena col telefonino. L'uomo azionava il meccanismo comprato su Internet prima degli autovelox. 'Stanco di pagare multe'


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TREVISO – Stanco di ricevere multe per eccesso di velocità, ha installato sulla sua vettura una targa «a scomparsa», acquistata su internet, del tutto simile a quella che aveva James Bond sulla sua Aston Martin. Protagonista un imprenditore 35enne residente a Bolzano, S.S., incastrato dalle immagini girate con il telefonino da un agente della polizia stradale di Treviso. Il poliziotto era fuori servizio e stava percorrendo l’autostrada A4 quando è stato superato da una Skoda di colore blu, lanciata a quasi 200 all’ora. Oltre alla folle velocità, l’agente ha notato che la targa dell’auto, durante il passaggio attraverso il varco del sistema «Tutor», scompariva grazie a un semplice sistema di abbattimento della stessa.

Non potendo fermare la macchina che percorreva in direzione Milano l’agente ha filmato la scena. Grazie ai numeri di targa, non è stato difficile per la Polstrada individuare il proprietario della vettura, che convocato in comando, non ha potuto far altro che ammettere le sue responsabilità. «L’ho comprata su internet per qualche centinaio di euro» ha spiegato il 35enne, che di recente aveva ricevuto una multa salata proprio per eccesso di velocità, e che ora dovrà rispondere del reato di soppressione, distruzione ed occultamento di atti veri, oltre al sequestro del costoso dispositivo. Dispositivo dotato di un tasto all’interno dell’abitacolo, attraverso il quale, quando necessario, poteva attivare il sistema di occultamento della targa.

A.Belt.
07 febbraio 2013