domenica 27 gennaio 2013

L'Italia ha il record di prescrizioni» I giudici contro i processi -lumaca

Corriere della sera

«Oltre 130 mila lo scorso anno un triste primato». I magistrati plaudono alle nuove norme anti-corruzione


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MILANO- «L'Italia ha il triste primato in Europa del maggior numero di estinzioni del reato per prescrizione (circa 130.000 quest'ultimo anno) e paradossalmente del più alto numero di condanne della Corte europea dei Diritti dell'uomo per la irragionevole durata dei processi». Si apre così l'anno giudiziario a Milano con le parole del presidente della Corte di Appello di Milano Giovanni Canzio. Fra i presenti anche il presidente del Consiglio uscente Mario Monti.



Anno giudiziario, l'arrivo di Monti (26/01/2013)

GLI OSPITI - Canzio ha iniziato la sua relazione ringraziando e salutando alcuni «ospiti» presenti nell'Aula Magna del Palazzo di Giustizia: oltre al presidente del Consiglio Monti, il cardinale Scola, i giudici Frigo e Lattanzi della Corte Costituzionale e ha rivolto «un saluto particolarmente affettuoso» a Ernesto Lupo, primo presidente della Corte di Cassazione



Inaugurazione anno giudiziario, Canzio: «Carceri strapiene lesive della dignità» (26/01/2013)


ILLEGALITA' PUBBLICA- I magistrati, poi, plaudono alle nuove norme anti-corruzione: «Vanno accolte con favore perché recano un chiaro messaggio di ripulsa degli attuali tassi di corruzione e si inseriscono negli sforzi di adeguamento del nostro Paese ai precetti internazionali delle convenzioni di Merida e Strasburgo».

CARCERI SOVRAFFOLLATE- Penitenziari pieni, condizioni di vita intollerabili per i detenuti, mancanza di dignità per i detenuti. Sono alcuni dei passaggi del discorso di Canzio sul sovraffollamento nelle carceri. La situazione è così grave «da mettere in dubbio la legittimità, nelle condizioni date, delle modalità di esercizio del diritto punitivo dello Stato».

Redazione Online 26 gennaio 2013 | 17:51





Carceri strapiene e condizioni intollerabiliI magistrati lanciano l'allarme


Da Roma a Milano è emergenza nei penitenziari. A San Vittore 1.616 detenuti per una capacità di 712
MILANO-C'è chi parla di vergogna, di condizioni intollerabili e di mancanza di dignità. Nell'inaugurazione dell'anno giudiziario è la situazione delle carceri italiane a tornare al centro del dibattito.


«PENITENZIARI STRAPIENI»- A Milano il presidente della Corte d'Appello Giovanni Canzio lancia l'allarme sul sovraffolamento fornendo i dati sui penitenziari in Lombardia: «La capienza delle strutture è di 4.737 detenuti, mentre al 31 dicembre ne è stata registrata la presenza di 7.279; San Vittore ha una capacità di 712 presenze e può tollerarne fino a 1.127, ma al 31 dicembre le presenze erano 1,616». Dopo le censure della Corte Europea arrivano quelle dei magistrati: da Roma a Palermo, passando per Firenze il coro di critiche è unanime: in queste condizioni «si può anche mettere in dubbio la legittimità punitiva dello Stato» accusa Canzio.

Dalla capitale Giorgio Santacroce, presidente della Corte d'Appello, parla di «situazione grave». A confermarlo anche in questo caso sono numeri sui penitenziari romani: che «ospitano» 7.171 detenuti, quando la loro capacità sarebbe di 4.834 posti. «Le carceri traboccano di detenuti che vivono in condizioni inaccettabili», ha aggiunto il magistrato. A Sollicciano, in provincia di Firenze il sovraffolamento supera il 200% contro il 155% della media nazionale. L'eccezione in Emilia- Romagna: qui il numero di detenuti è diminuito del 13% negli ultimi 12 mesi.

Con Ivona, Amazon prepara il suo Siri

La Stampa

Il gruppo ha annunciato l’acquisizione della società specializzata nel settore della tecnologia «text-to-speech»
roma


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Amazon annuncia in un comunicato ufficiale di aver acquisito Ivona, società che produce un software per tecnologie «text-to-speech» (dal testo al parlato): potrebbe essere un primo passo verso un assistente vocale come Siri, presente sui dispositivi mobile Apple.

Ivona, che possiede un portafoglio vocale di 44 voci in 17 lingue, «è leader nel settore per qualità della voce naturale, precisione e facilità d’uso. È già fondamentale per aiutarci a fornire servizi dedicati ai disabili su Kindle Fire», spiega Dave Limp, vice presidente Amazon Kindle. Sul tablet di Amazon, infatti, sono attive le fuzioni «esplora al tocco» e «guida vocale», che ripete a voce alta i comandi eseguiti dall’utente, pensati per gli utenti con la vista debole. Ma l’idea è che il colosso del web voglia perfezionare la funzionalità di assistenza vocale per il lancio di un telefonino, di cui si parla da tempo.

(fonte: Ansa)

Dopo oltre mezzo secolo corretta la targa a Gobetti

Redazione - Dom, 27/01/2013 - 07:17

Dopo oltre mezzo secolo, il Comune correggerà la targa che ricorda Piero Gobetti. Intellettuale, simbolo dell'antifascismo, Gobetti morì a soli 25 anni in Francia, dove era stato costretto a trasferirsi lasciando Torino per sfuggire alle ripetute aggressioni squadriste e per poter continuare a pubblicare i suoi scritti.
 

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Milano dopo la Liberazione gli tributò l'onore di una targa con il suo nome su una piazza, in zona Lambrate. «Pietro Gobetti, 1902-1926». Ben due errori. La data di nascita vera è il 19 giugno 1901 e il giornalista si firmò sempre Piero e aveva aperto con quel nome nel 1923 aveva aperto una casa editrice. Non si sa per quale anomalia mezzo secolo fa sia spuntata quella t di troppo. Si chiama Centro studi Piero Gobetti anche l'istituto culturale che raccoglie tutti i suoi scritti, oltre a 50mila titoli e 3.800 testate giornalistiche sulla storia e il pensiero politico contemporaneo, fondato dalla vedova Ada Prospero, dal figlio Paolo e dalla nuora Carla a Torino nel 1961. E con il nome Pietro è stato sepolto nel 1926 nel Cimitero monumentale parigino Père Lachaise.

É proprio dopo un passaggio lì l'estate scorsa che il Capo di gabinetto del sindaco, Maurizio Baruffi, ha pensato che fosse ora di porre rimedio agli errori del passato e sono state avviate le procedure. E la giunta venerdì scorso ha approvato l'installazione della nuova lapide, accogliendo un'altra richiesta che veniva dai gobettiani. «Oltre alla data e al nome corretti - spiega - la targa riporterà anche una nuova declaratoria più adeguata alla sfaccettata e poliedrica di Gobetti». Da «scrittore e politico» a «intellettuale liberale e antifascista». Parole sottolinea la giunta che «meglio individuano la personalità di questo giovane italiano che ha difeso la libertà di pensiero a costo della vita e ha onorato la sua Patria fino in fondo». La nuova targa sarà posata entro il prossimo 15 febbraio, anniversario della scomparsa.

In nome del Comune

Corriere del Mezzogiorno

«A nome del Comune di Napoli...». Cartello «privato» per dissuadere chi lascia la spazzatura fuori dagli appositi spazi, apparso nel quartiere di Soccavo. Ma con tanto di «forza» comunale....

(ph. A, Cangiano)


In nome del Comune  - «A nome del Comune di Napoli...». Cartello «privato» per dissuadere chi lascia la spazzatura fuori dagli appositi spazi, apparso nel quartiere di Soccavo. Ma con tanto di «forza» comunale.... (ph. A, Cangiano)

Se al secondo clic aumenta il prezzo dei biglietti online

Corriere della sera

È possibile spiare l'utente tracciando il suo pc. I sospetti in Francia e le segnalazioni in Italia

È più di una sensazione se ce l'hanno in tanti. E il blog dedicato ai consumatori di Le Monde ha avuto il coraggio di darle voce. A chi non è mai capitato di andare a prenotare un biglietto online , verificare l'offerta e a distanza di poche ore trovare per la stessa tratta un prezzo più alto? Altra curiosa coincidenza: tra le 9 e le undici del mattino, orario in cui per definizione lavorano maggiormente le segreterie e i servizi generali delle imprese, i prezzi sono sempre più alti.

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È una questione di algoritmi, dicono le compagnie di trasporto. È «IP tracking », dicono invece i lettori del quotidiano francese, cioè il modo con cui le aziende che fanno commercio elettronico sono in grado riconoscere il cliente: ne «tracciano» l'identità attraverso l'IP del computer. Le Ferrovie francesi, Sncf, hanno naturalmente negato, facendo piuttosto notare che si tratta di un «grande classico» di certi altri colleghi che operano sui binari dell'Europa, e delle compagnie aeree. Non AirFrance, però, a giudicare dalla sua replica.

Mistero. Segnalato un po' ovunque, anche in Italia. «Abbiamo ricevuto qualche reclamo per comportamento non proprio cristallino da parte di diverse compagnie dei trasporti, soprattutto quelle low cost », racconta il presidente dell'Adusbef Elio Lannutti. Perché spesso basta il tempo di fare un giro di chiamate ai compagni di viaggio per accordarsi sulla data o dell'ok del capo per avere quel giorno libero in più e la spesa non è più la stessa: un allettante volo per Londra da 49 euro sale d'incanto a 79. Ufficialmente, non ci sono più posti disponibili a quella stessa tariffa. I lettori di Le Monde , tuttavia, hanno verificato che questa infelice coincidenza succede soltanto quando si prenota dallo stesso computer. Non succede quando ci si sposta sull'iPad del figlio o sulla postazione del collega.

«Tutti i siti di e-commerce sanno riconoscere l'IP del computer di chi si collega. È un sistema che ha il vantaggio di verificare l'identità di chi fa una transazione online», spiega l'avvocato Carlo Blengino, esperto di diritto digitale. «Le aziende tracciano le abitudini degli acquirenti attraverso i " cookies ", dall'inglese "biscotti", che fungono da segugi. La direttiva europea del 2009 sulla e-privacy all'articolo 5 stabilisce che il loro utilizzo non è illegale se è funzionale a migliorare le prestazioni del sito e il servizio ai consumatori. Dunque non è tanto sorprendente che un'impresa ti riconosca, quanto piuttosto che usi a suo vantaggio questa informazione, per penalizzarti sul prezzo. Il vero problema è riuscire a dimostrarlo: bisognerebbe mettere le mani sui server».

Un modo ci sarebbe, secondo il legale Ernesto Belisario, autore del blog Diritto 2.0: «Basterebbe un esposto all'Autorità garante per le pratiche commerciali per far aprire un'istruttoria: ci sono gli estremi di scarsa trasparenza che determinano un comportamento dell'utente in modo ingannevole. È sicuramente una frontiera importante che non dobbiamo lasciare scoperta». La Polizia postale e delle telecomunicazioni non ha ricevuto segnalazioni. E gli esperti del settore fanno notare che, qualora venisse dimostrato l'IP tracking, difficilmente sarebbe configurabile come reato: si tratterebbe di stratagemmi, a meno che non si vedesse una manovra più ampia di aggiotaggio.

La prova sul campo, comunque, assolve i nostri maggiori operatori. Scelta una data (il 12 aprile) per prenotare un viaggio di sola andata da Milano a Roma in treno o in aereo alle otto del mattino, tutti e tre i gestori scelti hanno confermato l'offerta trovata al primo clic, con anzi il caso virtuoso di Trenitalia che in seconda battuta metteva in vendita un prezzo ancora più basso del precedente.

«Non usiamo cookies per policy aziendale. Mediamente emettiamo un biglietto su tre a tariffa ridotta, su un monte complessivo mensile di un milione e mezzo», assicurano da Trenitalia. Alitalia impiega i cookies per fare re-marketing, cioè per capire dove piazzare i banner pubblicitari, mai l'IP tracking: «Troppo costoso. Se davvero fossimo in grado di riconoscere il cliente, magari alla quinta visita gli proporremmo il buono sconto. Sarebbe la soluzione più intelligente».

Elvira Serra
@elvira_serra27 gennaio 2013 | 9:22

Il delfino chiede aiuto ai sub per essere liberato dalla lenza

Il Mattino

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Resta impigliato nella lenza e chiede aiuto ai sub per essere liberato. Chi è il protagonista di questa vicenda? Un delfino. Che questi mammiferi fossero intelligenti lo si sapeva, ma addirittura chiedere aiuto agli uomini? È successo alle Hawaii a un gruppo di turisti che faceva immersioni subacquee e stava seguendo un branco di mante al largo dell'isola di Kona, secondo quanto riporta l'emittente tv CBS8 sul suo sito Internet. Il fatto è avvenuto l'11 gennaio scorso ed è stato documentato in un video.

GUARDA IL VIDEO

Apple, bambini impiegati in 11 fabbriche dei fornitori

Il Messaggero

E' quanto emerge dal rapporto sulla responsabilità dei fornitori stilato da Cupertino

 

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NEW YORK - In 11 fabbriche dei fornitori della Apple lavoravano dei bambini nel 2012. È quanto emerge dal rapporto sulla responsabilità dei fornitori stilato da Cupertino, nel quale si evidenzia che sonos tati riscontrati lo scorso anno 106 casi di bambini impiegati negli stabilimenti dei suoi fornitori.

Nessuno dei bambini lavora ora più negli impianti dopo che Apple ha collaborato con i vari fornitori per smascherare i documenti falsi di cui i ragazzi erano muniti. Il caso estremo - riporta il Financial Times - è stato quello di un produttore cinese, dove 75 dei 106 impiegati erano bambini: quasi tutti avevano meno di 16 anni.

Apple ha interrotto ogni tipo di rapporto con il fornitore in questione e lo ha denunciato alle autorità locali, che gli hanno revocato la licenza. «Il nostro approccio al lavoro minorile è chiaro: non lo tolleriamo e stiamo lavorando affinché venga sradicato dalla nostra industria - afferma Apple nel rapporto -. Quando scopriamo fornitori che impiegano bambini chiediamo azioni correttive immediate».


Sabato 26 Gennaio 2013 - 16:08
Ultimo aggiornamento: 16:15

Ironia sulla lista, il premier contro Crozza

Corriere della sera

Il comico: il più povero dei suoi possiede la Kamchatka. La replica del Professore: buffonate, patetica disinformazione

ROMA - Passi (chissà) per la parodia del Monti-androide che parla e gesticola come Zed il robot. Ma l'ironia del comico genovese sui candidati «che il più povero possiede la Kamchatka, non quella del Risiko, quella vera», il Professore non l'ha gradita e non se l'è tenuto per sé.

Anzi. «Non l'ho mai incontrato, ma amo molto Maurizio Crozza» ha premesso, stuzzicato da Gad Lerner venerdì sera a Zeta su La7, subito dopo lo show satirico visto da quasi 3 milioni di spettatori. Approfittandone, già che c'era, per assestare un colpo al candidato premier del Pd. «Crozza mi piace moltissimo anche quando non imita Bersani, che rimane comunque il suo pezzo più bello». Per poi attaccare: «Ma se ha detto questo è una buffonata, di solito è più sottile, mi spiace che sia così pateticamente disinformato su questo argomento».

Ovvero: la composizione della sua lista Scelta Civica, su cui l'attore aveva ironizzato lungamente in trasmissione - Crozza nel Paese delle Meraviglie - davanti a una foto di gruppo dell'«alta società civile» con Emma Marcegaglia, Elsa Fornero, Lorenzo Dellai, Luca Cordero di Montezemolo, Paolo Vitelli «che è il re degli yacht», Ilaria Borletti Buitoni, e Lidia Rota Vender: «Questi hanno un doppio cognome e un doppio patrimonio, basterebbe mettere una tassa direttamente su di loro e i problemi sarebbero risolti. È gente che non ha mai preso un tram, piuttosto li costruiscono, che non resta bloccata nel traffico, che non va al pronto soccorso, che non ti passa davanti alla Posta, magari le privatizza». E ancora: «I loro figli studiano all'estero ma poi il posto glielo trovano qui in Italia, sono il contrario degli emigranti».

Un monologo che il premier bolla appunto come «buffonata» e spiega perché: «Con noi abbiamo dei terremotati poveri, abbiamo gente che si è dedicata al volontariato», rigettando l'etichetta di lista d'élite Rotary-style. Già altre volte, durante il suo governo, Monti era stato preso di mira da Crozza che gli dedicò persino la cover «Pover Christ Superstar» in cui, vestito da Gesù, cantava: «Mario, l'Italia aiuterò, fino a ottant'anni lavorerò, Mario dissanguami, prosciugami, tassami, che poi entriamo in Europa ma in terza class».

O il duetto con Merkel sulle note di «Parole, Parole» stile Mina-Alberto Lupo. O le allusioni al «cetriolione che già punta dritto su di noi». O (questo sempre venerdì) la non sottile presa in giro per «la legge Fornero che forse è da rivedere. Mario! Ma l'hai fatta tu!». Il Professore della Bocconi non è il primo politico suscettibile all'ironia di Crozza. Nemmeno Roberto Formigoni gradì la parodia del presidente della Regione con il suo «Formaglione» sgargiante e dichiarò: «Non mi piace, mi fa arrabbiare e non mi somiglia nemmeno un po'». Per la cronaca, si è risentito persino il comandante Schettino («Basta offendermi), trafitto dal refrain di «Come può uno scoglio...».

Pochi giorni fa Antonio Di Pietro, sul suo blog, ha scritto una lettera per protestare contro il trattamento ricevuto, definendolo di «killeraggio mediatico». Rinfacciandogli di aver diffuso «in perfetta buona fede, delle bugie, grandissime e sfacciate». A lui il comico, che non ama parlare senza copione, ha risposto in tv, con un altro monologo, forse più sicuro del confronto diretto con le vittime di turno. Può darsi che dedichi un bis anche al leader del centro, nella prossima puntata, suggeriscono dalla rete.

Giovanna Cavalli
27 gennaio 2013 | 8:43

Mps, leggende metropolitane & cose indicibili

Stefano Zurlo - Sab, 26/01/2013 - 08:00

Il caso Mps alimenta le voci più fantasiose: scenari verosimili s'intrecciano a bufale e regolamenti di conti. Dal ruolo dei massoni a quello di Profumo, dallo zampino di D'Alema e quello di Mister X


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Vero e verosimile. Come insegnava Fiodor Dosoevskij, il secondo risulta più credibile del primo. E così tutto si combina e si confonde in rete, sui media, nei salotti in cui i soliti ben informati ripetono quello che hanno appena orecchiato accoccolati su un altro divano, o con un blitz sul web o chissà in quale fabbrica di pseudonotizie. In queste ore circolano molte leggende metropolitane. Storie non verificabili o difficilmente dimostrabili, ma suggestive, ambientate a Siena e al Monte dei Paschi. Ve ne presentiamo dieci, le più quotate al mercato ansiogeno della notizia. Attenzione: potrebbe trattarsi di bufale. Forse anche peggio. Spesso un chicco di verità è quasi soffocato dalla gramigna delle menzogne.


1) Caveau e compassi. A Siena il boccino sarebbe nelle mani della massoneria non meglio specificata. Certo, quando il potere è nelle mani di una cerchia ristretta, la soluzione più comoda è rifugiarsi nei segreti impenetrabili della massoneria. Affiliazioni misteriose, strette di mano inappellabili, un potere che non si può misurare. Un'inchiesta di Report metteva in successione i tre edifici più importanti di Siena. Il palazzo Comunale, sede del municipio. Rocca Salimbeni, roccaforte della banca. Palazzo Sansedoni, quartier generale della Fondazione. Chiosando: «Il suo controllo è saldamente nelle mani dei gruppi di potere dei partiti, della massoneria, dell'economia.

A Siena lo chiamano il groviglio armonioso». Il tema è una calamita che attira esperti e dietrologi. E tutti hanno le loro presunte verità e gli scoop che però possono essere rivelati solo a mezza voce. Perché sai... Se si va su internet si trovano riferimenti a Gustavo Raffi, nome eccellente delle logge, e ai suoi punti di contatto con il Monte. Di curva in curva, si arriva, o meglio si arriverebbe a un link fra il suo studio legale di Ravenna e il Monte nella persona dell'ex direttore generale Vincenzo De Bustis, per un certo periodo banchiere di riferimento per Massimo D'Alema. Compasso e martello. E naturalmente anche De Bustis viene indicato come uno dei pezzi pregiati della massoneria. «Gruppo degli illuminati». Che però tanto illuminati, come si è visto, non erano.

2) Ascesa e caduta di Giuseppe Mussari, l'avvocato calabrese che aveva afferrato le chiavi secolari del Monte. «Era il leader degli studenti universitari comunisti - scrive Franco Bechis su Libero - E in quella veste fu il ragazzo degli accordi con il rettore dell'epoca Luigi Berlinguer». Ma quello fu l'incipit nell'orgogliosa città del Palio, per nulla tenera con i forestieri. E il seguito? Qui una delle piste più battute è quella che porta alla moglie Luisa Stasi, imprenditrice alberghiera con tre ottimi esercizi in città. Sarebbe stata lei il suo biglietto da visita e il passepartout. Chiacchiere e gossip. Ma basta sfogliare i giornali per un dettaglio: la signora Mussari ha un'esposizione con il Banco di 13 milioni. Mica noccioline.

3) Gli esperti, sempre del giorno dopo, hanno constatato anche un'altra anomalia: l'andamento strano del titolo. Con l'inevitabile avanzarsi la nube dei sospetti. Chi manovra che cosa? A chi giova? A rendere più enigmatico l'intrigo, ecco che salta fuori un altro fatto tutti da interpretare: l'anno scorso Francesco Gaetano Caltagirone, industriale e suocero di Casini, aveva spostato i suoi investimenti su Unicredit ed era sceso dal 4,72% al 2. «Alimentando - annotava il Sole24ore - più di una spiegazione fra gli operatori di Borsa». Non avevano dato ascolto agli scricchiolii di Babbo Monte.

4) Uno scoop è sempre orfano di padre. Ma qui conta il nome del giornale: il Fatto Quotidiano. E allora ricomincia la solita filastrocca complottista. Il Fatto è il quotidiano più vicino a Beppe Grillo che, guardacaso, è corso a Siena per arringare la piazza. Il Fatto, sempre lui, è anche l'organo d'informazione più vicino a Antonio Ingroia, il concorrente che sul lato sinistro può far perdere molti voti a Bersani. E dunque l'operazione servirebbe in questa chiave per dare una bella spinta a Rivoluzione civile e un calcione al Pd.

5) Si almanacca anche sul ruolo di Alessandro Profumo. Profumo il salvatore che va in coppia con Profumo il tagliatore. Clima di terrore e ghigliottina per salvare il salvabile, per espugnare fortini altrimenti inespugnabili. Le cifre sono quelle che sono: l'istituto ha in pancia titoli per 26 miliardi e di questi 11 sono derivati. Dunque, potenzialmente infetti e pronti a esplodere come bombe piazzate sotto Rocca Salimbeni. Profumo, per i soliti maestri della sfumatura, avrebbe spinto nel baratro l'amico Mussari per salvare se stesso e il banco.

6) È l'argomento che viene srotolato nelle conversazioni in Transatlantico. D'Alema il perfido avrebbe messo il cappello del Pd proprio sulla banca. E l'avrebbe appoggiato, chissà, per una raffinata vendetta dentro la nomenklatura rossa, con poche paroline: «Mussari - vedi la Stampa del 24 gennaio - l'abbiamo cambiato noi del Pd». Un disastro dal punto di vista dell'immagine e in piena bagarre elettorale.

7) D'Alema, i poteri forti e lui: Francesco Greco. Sembra quasi il titolo di un film, ma lui, il pm dei pm di tutte o quasi le inchieste finanziarie d'Italia, non poteva non esserci. E, soprattutto, non poteva non sapere. A infilarlo nell'affollatissimo parterre di questa storia provvede, solerte, il confindustriale Sole24ore che spiega come l'inchiesta senese sia nata da una costola dell'indagine milanese. Spinta insomma, come Mosè sul Nilo, dai magistrati di rito ambrosiano su acque sicure per evitare una morte certa in culla, nella fragile Siena.

8) Il mandato ai vertici dell'Abi era stato rinnovato a suo tempo ma Giovanni Bazoli, grande vecchio del colosso IntesaSanPaolo, aveva già espresso dubbi. Perché? Nella mitica stanza dei bottoni, nella situation room degli gnomi italiani, avevano già avuto informazioni di un qualche peso?
9) Si sentiva, si fa per dire, la sua assenza. Ora mister X è piombato in scena... O meglio, ha preso posto. Anche se il suo ruolo è, eufemismo, poco chiaro. Mister X è lavora gomito a gomito con Mussari, ne condivide perfino gli sforzi in palestra, come sostiene Libero, poi fa bye bye a Siena e passa a Intesa dove Bazoli lo reinventa mettendolo alla testa degli sportelli. Infine, nuova casella: a Merril Lynch, a occuparsi, nientemeno, di derivati.

10) Non poteva mancare la cassaforte ed eccola, con presunto giallo. Giallo a tempo: perché l'attenta coppia Profumo-Viola ha atteso mesi su mesi, circa sei, prima di aprirla. I due erano pienamente operativi dalla scorsa primavera, eppure hanno indugiato fino a ottobre prima di violarla. E di scoprire il contratto segreto con Nomura. Forse volevano giocare ai segreti di Fatima?

Un sito (pirata) sull'isola di Antigua Così parte la sfida alle majors Usa

Corriere della sera

Si mobilita anche la Casa Bianca, ma il governo di Saint John's replica: «Abbiamo l'approvazione della Wto»

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Un sito pirata sull'isola dei pirati? Troppo facile (forse) il gioco di parole, ma la notizia è che il governo di Antigua ha deciso di aprire un portale per la vendita di film, musica e software scaricati illegalmente. Dal governo locale arriverebbe così una sfida al mondo delle majors americane, come riporta l'edizione elettronica della Bbc.

LA BATTAGLIA - Il Paese caraibico avrebbe intrapreso questa battaglia per una sorta di vendetta nei confronti degli Stati Uniti che - nel frattempo - hanno imposto una legislazione molto rigida sul gioco d'azzardo online, autentico core business dell'economia antiguana. Washington avrebbe bloccato l'accesso a molti siti del settore originari dell'isola, rileva un articolo di Torrent Freak. E questa decisione avrebbe messo in ginocchio «un industria miliardaria, che occupava quasi il 5% della popolazione, si è ridotto praticamente a zero», spiega Carl Roberts, Alto Commissario di Antigua a Londra, giustificando così la «rappresaglia» commerciale del governo di Saint John's.

L'APPROVAZIONE - A suffragare l'intemerata governativa l'approvazione da parte del World Trade Organization (l'organizzazione mondiale del commercio): «Non ci sono enti al mondo che possano impedircelo», ha rincarato Mark Mendel, rappresentante legale del governo Antigua, vicino al dossier ed esperto di copyright. Di più - rilevano i giornalisti di Torrent Freak - l'ipotesi successiva è che il futuro sito potrebbe proporre un abbonamento di cinque dollari al mese per accedere senza limiti a tutti i contenuti. Un'idea terrorizzante per tutta l'industria dell'audiovisivo e che avrebbe messo sull'attenti anche la Casa Bianca, data la pervasività (e la straordinaria liquidità) delle majors Usa anche nelle campagne elettorali a stelle e strisce. Tale da condizionarne l'esito. Ma i consumatori di tutto il mondo in fondo ci sperano. Sarebbe una straordinario ammortizzatore sociale per il ceto medio globale. Contenuti gratis per tutti. Su un sito. Pirata. Di Antigua.

Fabio Savelli
FabioSavelli26 gennaio 2013 | 11:55

Matrimonio della Marini, il Vaticano vieta le nozze in chiesa

Il Messaggero
di Franca Giansoldati


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CITTÀ DEL VATICANO Per il suo matrimonio Valeria Marini dovrà trovare un’altra location. In Vaticano non potrà farlo. Ufficialmente il motivo che impedisce all’attrice di sposarsi all’ombra del Cupolone è la ristrutturazione in corso della facciata di Sant’Anna, una deliziosa chiesetta del Seicento situata appena oltre i cancelli delle Mura Leonine, controllati notte e giorno dalle guardie svizzere. Le nozze con Giovanni Cottone si sarebbero dovute celebrare proprio lì, se non fosse arrivata una comunicazione interna che ricordava ai religiosi che matrimoni sono permessi solo ai fedeli della parrocchia o ai dipendenti vaticani.

La stessa regola, in vigore da un po’ di tempo, vale anche per le altre chiese del piccolo Stato: Santo Stefano degli Abissini, la cappella del Governatorato e di San Pellegrino. Così il celebrante, l’arcivescovo Francesco Gioia, direttore della Pelleginatio ad Petri Sedem, amico di lunga data della soubrette, sta cercando per l’11 maggio una soluzione alternativa a Roma. Visto che il futuro marito avrà come testimone Gigi D'Alessio, mentre per la sposa ci saranno Anna Tatangelo, la Cucinotta e Ivana Trump qualcuno nel Palazzo Apostolico si sarà forse preoccupato del trambusto che avrebbero causato queste nozze vip. L’attrice, intanto, in attesa della fatidica data ha già promosso un concorso tra i fan per disegnare l’abito da sposa.


Sabato 26 Gennaio 2013 - 08:59
Ultimo aggiornamento: 09:01

Minzolini sospeso da Twitter: «Troppi insulti ad altri utenti»

Il Messaggero


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ROMA - Twitter sospende il profilo dell'ex direttore del Tg1 Augusto Minzolini, da poco aperto sul social network, dopo alcuni messaggi con insulti rivolti ad altri utenti. Il giornalista, ora candidato per il Pdl in Liguria, ha replicato agli attacchi che gli sono piovuti addosso, dopo che aveva difeso il suo tg, anche di fronte all'andamento non positivo degli ascolti dopo la sua gestione.

«Squadristi del web».
«Sono sorpreso di fronte a questi squadristi del web - ha spiegato Minzolini -. Non pensavo che ci fossero bande organizzate per attaccare altri utenti. Comunque non sono stato io ad inviare i messaggi di insulti. Mio figlio, che ha venti anni, ha trovato aperto il profilo e ha risposto agli attacchi senza pensarci troppo. Sia chiaro, condivido il senso delle cose che ha scritto, ma io ci avrei pensato su prima di scriverle in quella maniera».


Venerdì 25 Gennaio 2013 - 19:52

Lupo: “Regole per le toghe in politica”

La Stampa

Il primo presidente di Cassazione: “Bene il taglio dei piccoli tribunali”


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Per la terza e ultima volta - dal momento che andrà in pensione il prossimo maggio - il Primo presidente della Cassazione, Ernesto Lupo, ha illustrato - alla presenza del Presidente della Repubblica e delle alte cariche dello Stato - la «drammatica» situazione della giustizia in Italia non solo per la cronica lentezza dei processi, 128 mila dei quali si sono conclusi nel 2012 con la prescrizione, ma anche per la continua violazione dei diritti umani dei detenuti per la quale è arrivato l’ultimatum dalla Corte Ue. Sebbene abbia apprezzato le riforme del ministro Paola Severino - taglio dei “tribunalini” e riscrittura dei reati contro la pubblica amministrazione - Lupo ha tuttavia sottolineato che l’Italia continua ad essere tra i Paesi più propensi alla corruzione. Pari merito con la Bosnia, e persino dietro a nazioni del terzo mondo. Il Primo presidente ha, poi, chiamato gli stessi magistrati a darsi regole severe per chi scende in politica e a limitarsi, molto, nel ricorso alla custodia in carcere.

LA CERIMONIA
Oltre alla presenza di Giorgio Napolitano - che Lupo ha ringraziato per l’attenzione sempre rivolta ai temi della giustizia «sovente oggetto di tensioni e contrapposizioni che il Suo intervento ha ricondotto nell’alveo della fisiologia costituzionale dello Stato di diritto» - c’erano i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, e il premier uscente Mario Monti. Nutrita la pattuglia dei ministri, non solo il Guardasigilli, ma anche Annamaria Cancellieri, Giampaolo Di Paola, Filippo Patroni Griffi, Piero Giarda, Francesco Profumo, Enzo Moavero. Nell’Aula magna tirata a lucido e come tutta la Corte abbellita da piante e guide rosse, c’erano pure il sottosegretario Antonio Catricalà e il vicepresidente del Csm Michele Vietti - che ha chiesto riforme per deflazionare le carceri e riestendere la prescrizione - oltre ad esponenti dell’Anm e giudici della Consulta.

LARGHE INTESE
La giustizia è una delle «tematiche cruciali» su cui il nuovo Parlamento dovrà impegnarsi in «sforzi convergenti» e «alla ricerca di intese», ha auspicato Lupo, che teme un imminente dietrofront sui tagli dei tribunali.

TOGHE IN CAMPO
«È auspicabile - esorta Lupo - che nella perdurante carenza della legge, sia introdotta nel codice etico quella disciplina più rigorosa sulla partecipazione dei magistrati alla vita politica e parlamentare, che in decenni il legislatore non è riuscito ad approvare». Per regole sulle toghe in politica, si sono espressi a favore anche il Procuratore generale della Suprema Corte Gianfranco Ciani, che ha criticato i pm che flirtano con certi media cavalcando le inchieste per poi candidarsi, e il presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli.

RIFORME
Sono un risultato «storico», ha detto Lupo, la nuova geografia giudiziaria e il ddl anticorruzione, resi possibili dalla «fermezza e tenacia» del Guardasigilli.

CARCERI, TROPPI “ESUBERI” E POCHI PERMESSI
Per il Primo presidente nelle celle ci sono 18.861 detenuti di troppo e bisogna dare più permessi premio. Almeno un quarto dei reclusi è in attesa di condanna definitiva e i giudici devono usare di più le misure alternative.

TORTURA
Questo reato deve essere introdotto nel nostro ordinamento, ha detto Lupo, ricordando le violenze della polizia alla scuola Diaz che sono rimaste impunite.

DEPENALIZZAZIONE E PRESCRIZIONE
Sfoltire i 35mila reati puniti dalle nostre leggi e ridare spazio alla prescrizione per non vanificare i processi.

SEVERINO
Nel suo intervento il Guardasigilli ha sottolineato che «c’è stata un’atmosfera straordinaria, una sinergia e sintonia tra i nostri discorsi che sono andati tutti nella stessa direzione. In futuro auspico una continuità di progetti e di idee, se non di uomini. Ho visto oggi quanto questi progetti sono condivisi, anche quelli che non siamo riusciti a realizzare ma sono pronti. Chi verrà dopo di noi - ha concluso - potrà continuare su questo solco».

PENALISTI
Dagli avvocati penalisti è arrivata la consueta richiesta di separare le carriere di giudici e pm ritenuti la vera causa dei mali della giustizia, mentre il Consiglio nazionale forense ha ribadito la sua contrarietà all’accorpamento dei tribunali. 

Google svela le prigioni di Pyongyang

La Stampa

Gli attivisti postano le immagini dei “Gulag” in cui sono rinchiusi oltre duecentomila dissidenti


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Utilizzare Google Earth per individuare i campi di prigionia nella Corea del Nord. Alcuni gruppi di attivisti si sono rivolti al servizio di Google per individuare le prigioni dove potrebbero esserci almeno 200.000 persone giudicate ostili al regime.

Lo riporta il Daily Telegraph che sottolinea come questi gruppi stiano spingendo l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ad aprire un’inchiesta su Pyongyang per effettuare delle indagini sul sistema di prigionia che è attivo ormai da 50 anni. Grazie alla qualità delle immagini è anche possibile che gli ex prigionieri riescano a riconoscere il campo in cui sono stati rinchiusi. Le autorità di Pyongyang si sono subito difese sostenendo che si tratta di propaganda straniera e che non esiste nessuna prigione. Cosa che è stata subito smentita dalle immagini rilasciate da Google Earth.

Stando a quanto riporta il quotidiano inglese, il 18 gennaio il sito web North Korean Economy Watch ha annunciato che è stato identificato un nuovo campo di prigionia che si trova nella provincia a sud di Pyongyang. Il campo, come ha affermato l’analista di Google Curtis Melvis, è circondato da una recinzione di ben 13 chilometri. L’impianto dovrebbe essere stato costruito nel 2006 ed è dotato di sei posti di guardia e due posti di blocco, uffici, alloggi e una miniera di carbone forse non operativa. 

Iran, dita mozzate in pubblico per condotta immorale

Corriere della sera
di Monica Ricci Sargentini


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La colpa di A.S.H. 29 anni, è di aver avuto una relazione immorale e per questo è stato condannato all’amputazione “di quattro dita della mano destra”, tre anni di prigione e 99 frustate. La sentenza è stata eseguita su una pubblica piazza nella città di Shiraz, nell’Iran del sud.

A darne notizia è Iran Human Rights che chiede alla comunità internazionale di reagire contro la campagna di punizioni pubbliche e medievali che le autorità iraniane stanno continuando a portare avanti. “Il governo iraniano vuole terrorizzare la popolazione – ha detto Mahmood Amiry-Moghaddam, portavoce di IHR – se la comunità internazionale non reagirà in modo forte temiamo che i bambini cresceranno guardando pubbliche impiccagioni, amputazioni e flagellazioni, soprattutto con l’avvicinarsi delle elezioni del giugno 2013″.

Domenica scorsa a Teheran erano stati impiccati due uomini: erano accusati di assalto e furto. Il procuratore capo di Shiraz ha annunciato altri “spettacoli” del genere nel prossimo futuro.
L’associazione per i diritti degli iraniani chiede alle Nazioni Unite, alla Ue e a tutti i Paesi che abbiano legami diplomatici con Teheram di condannare immediatamente queste sentenze barbare. “La leadership iraniana, l’ayatollah Ali Khamanei e il capo dell’autorità giudiziaria Javad Larijani devono essere giudicati responsabili dei loro crimini” ha concluso Amiry-Moghaddam.

Siete cornuti come cervi? Rivolgetevi alla nostra agenzia investigativa»

Corriere del Mezzogiorno

La trovata pubblicitaria: i due animali «simbolo» dell'infedeltà coniugale

La pubblicità coi cervi - Clicca per ingrandire

NAPOLI - «Certo che sei proprio furbo come un cervo» diceva il conte Mascetti al barista Necchi. E lui: «Oh conte, come una volpe vorrai dire». Mascetti: «No, perché la volpe mica c'ha le corna...». Il celebre scambio di battute di Amici miei è perfetto per introdurre l'argomento: un'agenzia investigativa napoletana ha scelto due cornutissimi cervi come «testimonial» per pubblicizzare la sua attività.

Naturalmente su accertamenti di presunte o reali infedeltà coniugali. Il responsabile dell'agenzia si chiama Aurelio Gandini: ha pensato di allestire un mega cartellone pubblicitario piazzato a bordo di un camion che sta girando lungo le strade di Napoli. Sui manifesti sono raffigurati due cervi con corna allusive. «Abbiamo realizzato tutto qui in azienda. A quanto pare sta riscuotendo un discreto successo visto che molti clienti ci hanno chiamato per questo».

Sandro Di Domenico
25 gennaio 2013

Internet è un diritto, perderne l'uso è come perdere l'uso della propria auto"

La Stampa

La sentenza in Germania: a quando in Italia?


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Anche la Germania ha decretato che i consumatori hanno il diritto a essere risarciti quando la loro connessione Internet viene interrotta. Un giudice della corte di giustizia federale tedesca di Karlsruhe ha sentenziato ieri che Internet è una parte essenziale della vita. La sentenza è arrivata in risposta a un cittadino che ha fatto causa al suo fornitore Internet perchè la sua connessione è stata interrotta per due mesi tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009. Secondo il giudice, il valore di Internet è come quello di un'auto: "Internet ha un ruolo molto importante oggi e influisce sulla vita privata di un individuo in maniera decisiva, perderne l'uso è paragonabile alla perdita dell'uso della propria auto".
 
Verdetti simili sono già state emesse da tribunali in Francia (nel 2009 l'accesso a Internet è stato decretato "un diritto umano", bocciando la controversa legge anti-pirateria "Hadopi" che toglieva la connessione a chi scaricava contenuti protetti da copyright) e in Finlandia (subito dopo, quando il ministero dei trasporti e delle telecomunicazioni ha annunciato il piano di fornire a tutti i cittadini 100Mb di connessione a banda larga entro il 2015, perchè "un diritto legale"): adesso ci è arrivata la Germania. 

A quando l'Italia?

La notizia riportata da The Verge

Twitter dovrà fornire i dati degli autori di tweet razzisti

La Stampa

Lo ha stabilito tribunale francese
parigi


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Un tribunale francese ha stabilito che Twitter deve consegnare i dati personali degli autori di messaggi razzisti o anti-semiti pubblicati sul social network, per favorire la loro identificazione. Lo ha stabilito ieri un tribunale francese. Il verdetto giunge al termine di un’azione legale promossa a ottobre da un’organizzazione anti-razzisita, che sosteneva che numerosi «tweet» violavano le leggi francesi che proibiscono l’istigazione all’odio razziale.

Nel mese di ottobre 2012, sul sito erano apparsi per diversi giorni una serie di messaggi che sbeffeggiavano gli ebrei, anche con toni volgari o violenti, etichettati con gli hashtag #unbonjuif (un buon ebreo) e #unjuifmort (un ebreo morto). Il sito fece ritirare i tweet, ma da allora è tornato a far parlare di sé con altre «parole chiave » non particolarmente rassicuranti come #UnBuonNero, #SeMioFiglioFosseGay, #SeMiaFigliaPortasseUnNeroaCasa e - a inizio gennaio, - #SefossiNazista.

Le associazioni salite sul piede di guerra (come SOS homophobie o la Rete di assistenza delle vittime di aggressioni e discriminazioni) contro i «tweet della vergogna», hanno chiesto di identificare gli autori, in modo da poterli portare davanti al tribunale. E Parigi chiede adesso l’aiuto del sito di microblogging per poterli rintracciare.

(fonte: TMNews/Ansa)

Alla biblioteca del Congresso Usa il più grande archivio di Twitter

Il Messaggero
di Flavio Pompetti


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La Library of Congress americana è impegnata in un' opera di proporzioni colossali, che richiederà un lavoro di raccolta dati mai tentato prima: l'archiviazione di tutti i messaggi Twitter pubblicati dai cittadini statunitensi.Con i suoi sette anni scarsi di vita, Twitter è poco più di un vagito nella storia della cultura nazionale, ma in questo breve lasso di tempo sono pochi gli avvenimenti di peso che non hanno lasciato una traccia sul network sociale, o che addirittura non hanno avuto il loro esordio con un cinguettio di 140 lettere. «Il compito della nostra biblioteca è quello di raccogliere tutto il materiale che un giorno potrà servire per le ricerche di studio sulla nostra cultura», dice il direttore della comunicazione Gayle Osterberg.

La collezione comprende infatti 34,5 milioni di libri che gli americani hanno scritto in più di due secoli, più 6,2 milioni di registrazioni audiovisive. E poi 117 milioni tra mappe, film, manoscritti, esemplari di storia orale: tutte le forme di comunicazione che compongono l'eredità culturale di una popolazione. Nel progetto degli architetti che l'hanno progettata, doveva essere un archivio ad uso dei parlamentari del Congresso, ma nel tempo è diventato la prima fonte di studio per i ricercatori statunitensi, le cui porte sono aperte ad ogni cittadino che ha compiuto i sedici anni. Dal 1994 ha iniziato ad offrire materiali digitali per la ricerca, e il lavoro dei bibliotecari si è velocizzato, ma al tempo stesso è cresciuto ad una velocità esplosiva. È così che si è arrivati alla sfida di Twitter, icona della comunicazione dei nostri tempi.

L’ACCESSO
Tre anni fa la biblioteca ha attenuto l'accesso all'intera collezione di messaggi generati all'interno del network dai suoi clienti americani, dalla fondazione nel 2006 ai giorni nostri. Ci sono naturalmente aspetti oscuri circa la disciplina del diritto di privacy degli autori, ma nel caso di Twitter il principio è più difficile da difendere rispetto ad altre fonti del web: i contributi sono tutti volontari, e la loro diffusione in pubblico è scontata fin dall'inizio. Il problema per gli archivisti è piuttosto che il volume di questo materiale continua a crescere a vista d'occhio.

Nel febbraio del 2011 i 160 milioni di abbonati al servizio trasmettevano in media 140 milioni di tweet al giorno; nell'ottobre del 2012 il numero degli abbonati era salito oltre i 200 milioni, e quello dei messaggi quotidiani era triplicato, a quota mezzo miliardo. Il lavoro di raccolta richiede un alto livello di specializzazione che gli archivisti di Washington non hanno a disposizione. Per questo l'archiviazione è stata appaltata ad un agenzia di aggregazione dati del Colorado, la Gnip, la quale ha messo a disposizione uno spazio di memoria pari a 133.000 gigabites per ospitare la raccolta.

L’INGORGO
Saranno sufficienti? Il problema non è tanto la dimensione degli scaffali elettronici, ma ancora una volta la limitatezza dell'elemento umano di fronte alla valanga di dati, specie quando un avvenimento di rilevanza internazionale produce un immediato, intenso scambio di tweet tra i protagonisti della vita pubblica e i lettori del loro diario elettronico. I tecnici della Gnip dicono che la semplice ricerca dei dati accumulati nei primi quattro anni di vita del social network, quando la sua diffusione era ancora limitata, richiede almeno 24 ore di tempo.

Erano i giorni in cui Lady Gaga apriva il solco della comunicazione diretta con i suoi fan, e dietro di lei arrivavano Justin Bieber, Britney Spears, e poi Ronaldo e Kaka. Poi venne «Abbiamo scritto una pagina di storia, e il merito è tutto vostro» con la quale Obama apriva la porta della Casa Bianca a Twitter. Il resto è storia, che entrerà appunto nel sacrario della memoria americana, sempreché la tecnologia degli archivisti riesca a stare al passo con quella di chi la scrive con le forme più nuove di comunicazione a nostra disposizione.

Scoperti i tartufi in Germania Merito di Diana, cane venuto dall’Italia

La Stampa

Individuati tra la valle del Reno e la zona occidentale del Lago di Costanza. In vendita le prime piantine, ed è boom di richieste
alessandro alviani
berlino


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Non avete mai sentito parlare di tartufi provenienti dalla Germania? Le cose potrebbero cambiare: ricercatori dell’università di Friburgo hanno individuato nel sud della Repubblica federale sette specie diverse di tartufi. Certo, per la legge tedesca non possono essere raccolti, in quanto sono sotto tutela ambientale. Tuttavia è possibile coltivarli - ed è proprio quello che gli esperti hanno iniziato a fare.

Il merito della scoperta va a Diana, un cane da tartufi addestrato in Umbria. Cinque anni fa, ricorda la Welt, Diana ha iniziato all’improvviso ad abbaiare in uno specifico punto sulla montagna di Schönberg, nei pressi di Friburgo. Da quel momento in poi l’esperto di botanica forestale Ulrich Stobbe e il proprietario di Diana, Ludger Sproll, l’unico tedesco – accanto a un altro – a possedere una licenza per cercare tartufi anche in Italia, ottenuta anni fa a Perugia, hanno perlustrato sistematicamente l’intera regione. E hanno individuato il pregiato fungo in 121 posti diversi all’interno di un’area compresa tra la valle superiore del Reno, la regione montuosa del Giura Svevo (lo Schwäbische Alb) e la zona occidentale del Lago di Costanza, nel Land sud-occidentale del Baden-Württemberg.

Si tratta della prima ricerca sistematica sulle varietà di tartufi e sulle loro aree di diffusione in Germania. Anche nella Repubblica federale, infatti, e non solo in Italia, Francia o Spagna, è possibile imbattersi in essi: le condizioni favorevoli – terreni calcarei e piante come il faggio o la quercia – esistono. Stobbe ritiene che la diffusione dei tartufi nelle aree meridionali tedesche potrebbe essere favorita dai cambiamenti climatici.

Attualmente la specie più frequente in Germania è il tartufo nero estivo o “scorzone” (Tuber aestivum), che non rientra tra quelle di maggior valore. Tuttavia, ha spiegato Stobbe alla Welt, è possibile trovare anche varietà più pregiate dal punto di vista culinario, come il tartufo uncinato (Tuber uncinatum). Non solo, ma i ricercatori hanno scoperto due specie che si ritenevano estinte in Germania: il tartufo nero ordinario (Tuber mesentericum) e il tartufo nero liscio (Tuber macrosporum).

Insieme, Stobbe e Sproll hanno iniziato a coltivare tartufi e creato già piantagioni in diverse zone della Germania (15 ettari in tutto). Inoltre vendono le piantine da tartufo (da 25 a 35 euro a pianta). Le richieste arrivano da tutta la Germania, sia da privati che da proprietari di boschi, rivela Ludger Sproll alla Welt. Ci vorranno però almeno cinque anni per capire se l’esperimento ha funzionato.

Giappone, impazza il telefono dei fedifraghi

Corriere della sera

Tra i più venduti, un vecchio modello. Il motivo del successo? La modalità privacy che tiene nascosti messaggi e chiamate
 
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In Giappone il telefono più ambito non è uno smarthpone di ultima generazione. Ma è il Fujitsu F-Series, vecchio modello a conchiglia. Ciò che lo rende particolarmente interessante per gli utenti non sono il peso o la durata della batteria. A far gola è la modalità privacy, che permette di guardare messaggi e telefonate solo attraverso un codice. Una caratteristica che ha portato i giapponesi a soprannominare il Fujitsu F-Series «uwaki keitai» o telefono dei fedifraghi.

IL CODICE SEGRETO - Ad accorgersene è anche il Wall Street Journal che oggi dedica un lungo pezzo al modello. A ben guardare si tratta davvero di un modello antiquato, con la chiusura a conchiglia. Ma il design datato e le caratteristiche tecniche sorpassate non scoraggiano i consumatori. A tal punto che il Fujitsu F-Series è tra i modelli più venduti. Ma come funziona il telefono dei fedifraghi? Una volta impostato il profilo privacy, si possono controllare messaggi, fotografie, lista delle chiamate e quant'altro, solo dopo aver digitato un codice particolare. Così né le mogli né i mariti sospettosi potranno mettersi a sbirciare il contenuto del telefonino in assenza del proprietario. Questo sarà avvisato dell'arrivo di un messaggio o di una chiamata attraverso un segnale luminoso particolare che, se ignorato, sparirà dallo schermo. Chi invece non avesse nulla da nascondere o non fosse così geloso della sua privacy può disattivare in qualunque momento l'opzione.

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TIGER WOODS INSEGNA - Un blogger giapponese - il suo pseudonimo è Bakanabe - ha raccontato di aver addirittura riparato più e più volte il suo vecchio modello. Come spiega ancora il Wall Street Journal, la modalità privacy è stata attivata sugli F-Series nel lontano 2002. «Se Tiger Woods avesse avuto questo telefono non sarebbe finito nei guai», ha scherzato un professore della Keio University, docente di Media e Governance. Il modello è infatti disponibile solo in Giappone e la Fujitsu F-Series per il momento non hai mai preso in considerazione di commercializzarlo altrove. La compagnia ha fatto però sapere che sta lavorando per estendere la “privacy mode” anche ai suoi nuovi smartphone di ultima generazione e si prevede che solo con la loro comparsa il Giappone getterà finalmente le sue vecchie conchiglie. Resta da vedere se nei prossimi anni caleranno anche i divorzi all'ombra del Sol Levante.

Marta Serafini
@martaserafini24 gennaio 2013 | 15:34

Se lo può fare lui lo possono fare tutti”, in Romania i randagi insegnano ad attraversare la strada

La Stampa

zampa

Uno spot diffuso dalla Polizia stradale di Bucarest utilizza cani randagi per sensibilizzare i pedoni


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I cani randagi di Bucarest sono diventati testimonial di una campagna che vuole arginare una impressionante strage di pedoni, attribuita alla mancanza di “disciplina” di chi attraversa la strada. Loro, invece, i “maïdanezi” - come vengono chiamati i cani senza padrone, che da decenni fanno parte del paesaggio romeno - sanno come e quando attraversare. E sono stati così filmati per uno spot a scopo educativo che la polizia stradale ora promuove con entusiasmo. “Se lo possono fare loro, tutti possono farlo: attraversate sulle strisce pedonali”, lancia il video diffuso in tv, dove si vedono cani che passano da una parte all’altra della strada calpestando scrupolosamente la zona a strisce.

«E’ un messaggio straordinario, viene mostrato che gli animali sono in grado di rispettare regole di prudenza molto importanti», è il commento del commissario Lucian Dinita, capo del stradale romena. Si tratta di scene reali, non organizzate per il cortometraggio, precisano i vigili, girate a Bucarest e anche in altre città, dove nel 2012 sono morte 360 persone e 1.273 sono rimaste ferite «a causa del comportamento indisciplinato dei pedoni». L’autrice dello spot, Semida Duriga, direttore artistico dell’agenzia Next Advertising, si è detta molto colpita dai dati. E dalla riflessione su queste cifre è nata l’idea di mostrare come i cani sentano istintivamente che il rispetto di certe regole li mette al sicuro: i randagi nello spot non passano con il rosso, attraversano sulle strisce, guardano bene se sta arrivando un’auto prima di muoversi.

A Bucarest ci sono circa 40.000 cani randagi, secondo le Ong che hanno lottato negli anni scorsi contro la campagna di eutanasia lanciata per ridurne il numero. I “maïdanezi” sono eredità dell’abbattimento delle case con cortile ordinato dall’ex dittatore Nicolae Ceausescu negli anni Ottanta: al loro posto sono sorti condomini e case a schiera, dove i cani non hanno più un posto. 
L’ondata di abbandoni di animali seguita alla costruzione dei nuovi quartieri ha popolato le strade romene di randagi, cosa che ha posto non pochi problemi negli anni passati, tanto che le autorità romene a un certo punto hanno scelto di andarci per le spicce: tra il 2001 e il 2007 è stata organizzata una massiccia campagna di eutanasia, poi giudicata incostituzionale nel 2012.


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Lo spot con i cani che attraversano la strada