lunedì 21 gennaio 2013

Scientology nella bufera

La Stampa

vatican

Giorni di fuoco per la Chiesa fondata da Ron Hubbard

Giacomo Galeazzi
Città del Vaticano


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Mentre a Bruxelles tre deputati belgi d'origine congolose (Bertin Mampaka, Pierre Migisha et Gisèle Mandaila) sono stati accusati con una serie di dossier apparsi sui mass media di essere stati infiltrati in Parlamento dall'organizzazione religiosa per difenderne gli interessi, a scuotere dalle fondamenta la controversa "multinazionale della fede" è un libro esplosivo del premio Pulitzer Lawrence Wright "Going Clear: Scientology, Hollywood & The Prison of belief", che rivela numerose indiscrezioni. Per esempio dal libro-inchiesta spuntano nuovi dettagli  sulla vita privata "segreta" di John Travolta: la star di "Pulp fiction" (1994) avrebbe voluto sposare il suo allora fidanzato.

L'autore racconta come Travolta minacciò di lasciare la setta di Ron Hubbard per sposare il suo boyfriend. Nei primi anni Ottanta, l'attore americano si era disilluso con Scientology, ma temeva di essere additato come gay se fosse uscito dalla chiesa. Pare che, il protagonista di "Grease" (1978) confessò le sue tendenze sessuali durante un "corso di formazione" scientologico. Travolta minacciò di lasciare la chiesa e di sposare il suo amante, anche se ai tempi i matrimoni gay non erano ancora legali, secondo un ex funzionario di Scientology, Jesse Prince.

Il libro di Wright parla anche di altri famosi adepti di Scientology, come Tom Cruise. Immediata la replica. "Il libro del signor Wright è così grottesco che merita di stare tra le riviste scandalistiche. Le affermazioni in esso contenute non sono altro che rimaneggiamenti di affermazioni confutate da tempo", scrive Scientology, che precisa come l'autore e l'editore si siano rifiutati di fornire alla Chiesa di Scientology una copia del libro e abbiano dimostrato un quasi completo disinteresse nell'avere informazioni durante la stesura del libro durata due anni.

Secondo Scientology, la sola cosa certa riguardo al libro di Wright è il fatto che ha voluto tirare acqua al mulino di un gruppo di persone animate dal solo proposito di vendicarsi dopo essere stati rimosse da ruoli di responsabilità che ricoprivano all'interno dell'organizzazione. Scientology ricorda anche che "sia l'editore britannico che quello canadese, dopo esser stati informati delle numerose inaccuratezze e affermazioni false e diffamatorie contenute nel libro di Wright, fornitegli da un gruppetto di ex-scientologist già sbugiardati, hanno deciso di non pubblicarlo nei loro rispettivi paesi".

Attrici di Scientology ma non solo: secondo il nuovo libro su Tom Cruise, la setta in cui l'attore è uno dei leader avrebbe invitato dive come Scarlett Johansson, Kate Bosworth, Jessica Alba, Lindsay Lohan a finte audizioni per una parte in un film della serie "Mission:Impossible" che dovevano in realtà servire a trovargli una moglie dopo la fine della relazione con Penelope Cruz. Secondo quanto documentato dal giornalista del New Yorker Lawrence Wright, Cruise si sarebbe lamentato con la sorella e con l'amico e leader della setta David Miscavige che «nessuno riusciva a trovargli una ragazza». Detto fatto: Miscavige avrebbe immediatamente ordinato a membri di Scientology di mettersi in caccia.

E il risultato sarebbero state le finte audizioni di attrici di "serie A" al Celebrity Center del gruppo, convocate  con la scusa di fare provini per un nuovo film della star di Top Gun. Il libro contiene anche la "rivelazione" che Cruise avrebbe cercato di reclutare Steven Spielberg nella setta. Del processo di selezione curato da Scientology per dare una moglie a Cruise aveva dato notizia qualche mese fa Vanity Fair: i "provini" avrebbero portato inizialmente alla "investitura" dell'attrice di origini iraniane Nazanian Boniadi, di cui però, dopo un periodo di prova, Cruise non aveva più voluto sapere, poi alla scelta di Katie Holmes da cui l'attore ha recentemente divorziato. Intanto precisa il suo rapporto con la Chiea di Scientology anche l'attrice Nicole Kidman.

"Ho due figli che appartengono a Scientology, Connor e Isabella, e rispetto assolutamente le loro credenze". La diva ausstraliana si riferisce alla scelta dei due figli maggiori, Isabella, di 20 anni e Connor, di 17, adottati con l'ex marito Tom Cruise, i quali, seguendo il padre, hanno deciso di diventare membri dell'organizzazione religiosa. E aggiunge: "Ho scelto di non parlare in pubblico di Scientology". Intanto l'organizzazione sta prendendo piede anche in Italia e ha appena inaugurato a Padova, con una cerimonia alla quale hanno preso parte settemila adepti provenineti da tutta Europa, la Chiesa di Scientology e Organizzazione Ideale di Padova (Org Ideale).

Come se non bastasse il clamore mondiale creato da "The Master", il film di Paul Thomas Anderson ispirato anche se non ufficialmente alla storia di Scientology in corsa per l'Oscar 2013.

Canone Rai di tutti Anche le altre reti si dividano i ricavi

Riccardo Gallo - Ven, 18/01/2013 - 08:44

Sul bollettino c'è scritto "Rinnovo abbonamento Tv". Quei soldi vadano pro-quota anche a Mediaset, La7 e Sky. Decida l'Auditel

Il televisore è un qualsiasi elettrodomestico di casa, un cane ci si infila e lo usa come propria cuccia.


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Una voce in sottofondo dice: «Il canone è un'imposta obbligatoria legata al suo possesso». Si intuisce: un'imposta sul possesso del televisore. Questa pubblicità ci sta martellando sui canali Rai. Dunque, il canone non è più com'è stato finora il corrispettivo di un servizio pubblico pattuito tra ministero delle Comunicazioni e Rai, è diventato una patrimoniale.

Una rivoluzione epocale stranamente non denunciata. Ne discendono molte conseguenze, tutte anch'esse rivoluzionarie. Se non c'è più servizio pubblico, Michele Santoro, che ci ha fatto il titolo del suo programma, è un dinosauro. La Rai diventa privatizzabile, magari dopo un break-up. Se il televisore è un elettrodomestico come un altro, un prossimo governo Monti estenderà l'imposta obbligatoria su frigo, lavatrice, lavastoviglie, aspirapolvere. Una tragedia.

Ogni scusa è stata buona per Monti per aumentare le tasse. Il canone era il corrispettivo di un servizio malinteso, ma pur sempre un servizio. È legittimo presumere che Monti non si sia fidato dell'opera del presidente della Rai per una ridefinizione della mission dell'azienda radio-televisiva. Quindi, altra conseguenza, c'è una sconfessione di Anna Maria Tarantola.

O al contrario la Rai è grata a Monti che ha reso più certa la riscossione del canone. La gratitudine si vede da come la Rai sta trattando con favore Monti in campagna elettorale. I richiami dell'Agcom sono la prova del nove. Perché la pubblicità dice «un'imposta obbligatoria»? Forse esistono imposte non obbligatorie? Se sì, diteci quali per favore, così non le paghiamo. Se non esistono, perché dire «obbligatoria»? Forse perché siamo il paese in cui gli avvisi recitano «È severamente vietato»? Questa è l'educazione civica da dare agli italiani? È civica la lista Monti?

Se è un'imposta, destinataria è l'Agenzia delle Entrate. Se non c'è servizio pubblico, perché trasferire questi soldi tra i ricavi della Rai? Sul bollettino prestampato che è giunto a casa mia e che ho tempestivamente pagato, c'è scritto «Rinnovo abbonamento Tv». Non c'è scritto «abbonamento Rai-Tv». Delle due l'una: o i soldi restano all'Erario o, se vanno alla Rai, devono andare pro-quota anche a Mediaset, Telecom Italia Media (La7), Sky e a tutte le emittenti. Il pro-quota potrebbe essere deciso sulla base dell'Auditel.

Invece di aumentare le imposte, bisognerebbe ridurle facendo arretrare lo Stato, come recita Fare per Fermare il Declino di Oscar Giannino.

Riccardo Gallo
Ordinario di Economia Applicata, Sapienza, Roma

Isole Cayman, addio segretezza

Corriere della sera

Il possedimento britannico pronto a pubblicare i nomi di migliaia di società, hedge fund e manager in precedenza nascosti

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Le Cayman verso una svolta: le isole considerate un paradiso fiscale si apprestano a diventare più trasparenti. Nel tentativo di cambiare la propria reputazione di segretezza, le Cayman stanno introducendo un'ampia riforma con la quale saranno resi pubblici i nomi di migliaia di società, hedge fund e manager in precedenza nascosti. Lo riporta il Financial Times. L'autorità monetaria locale, Cima, ha inviato agli hedge fund un piano con il quale intende creare un database pubblico dei fondi con domicilio nell'isola per la prima volta.

Redazione Online 17 gennaio 2013 | 23:37

La casa degli iPhone perduti

Corriere della sera

Wayne Dobson abita in una villetta di Las Vegas dove per errore vengono triangolati tutti gli smartphone persi o rubati


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MILANO - Le applicazioni che tracciano il nostro telefono sono una manna in caso di smarrimento o furto ma non per Wayne Dobson. Fuori casa sua, a Las Vegas, si legge questo cartello: “Non ci sono telefoni smarriti!!”. Da due anni infatti il povero pensionato di 59 anni riceve visite di persone che cercano il loro iPhone perduto. A qualsiasi ora, dal mattino alla sera e perfino in piena notte, una folla inferocita si riversa al suo portone a caccia dell'amato smartphone, che lì, inutile dirlo, non c'è: la colpa è di un ripetitore che si trova proprio dietro casa sua.

QUESTIONI DI TRIANGOLAZIONE - Per rilevare la posizione di uno smartphone il gps triangola i dati ricevuti dai satelliti con quello delle antenne cui il telefono è agganciato e a causa di un errore tutti i telefoni della compagnia telefonica Sprint nei dintorni venivano posizionati proprio a casa di Wayne.

UNA STORIA DI DUE ANNI - La rivelazione è avvenuta nel 2011 quando una giovane coppia ha suonato il suo campanello per chiedere indietro il proprio telefono. Dobson non capiva quale fosse il problema, tra l'altro per lui la tecnologia è un'estranea, e così entrambe le parti della contesa avevano chiamato la polizia senza riuscire a risolvere nulla. Da quel giorno il povero pensionato vive come un rifugiato. Dorme vicino alla porta per rispondere prontamente al campanello e spiegare il malinteso e raramente riesce a farsi una notte di sonno senza essere disturbato. Talvolta poi sull'uscio ha trovato poliziotti resi euforici dall'aver scovato un potentissimo ladro capace di rubare decine di cellulari al giorno. Ma invece del Lupin del terzo millennio si trovavano di fronte solo un imbarazzo cittadino.

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NON RESTA CHE ASPETTARE - La polizia è andata a fargli visita anche in occasione di due chiamate al 911 per violenze domestiche. Pure il gps dei poliziotti infatti rintracciava sempre la casa di Wayne come l'origine della chiamata che lui non aveva mai fatto. Ora si sta lavorando a una soluzione, che forse comporterà lo spostamento dell'antenna, un'operazione che comunque richiederà del tempo. Nel frattempo Wayne sospira e aspetta il prossimo utente infuriato.


Alessio Lana17 gennaio 2013 | 17:23

Quando Michelangelo copiava Leonardo: storia di un plagio d'autore

Il Messaggero


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FIRENZE - Michelangelo “copiò” Leonardo per realizzare la sfera, in rame dorato, di coronamento collocata sulla cima della cupola della sagrestia nuova della basilica di San Lorenzo a Firenze. Per Vincenzo Vaccaro, studioso e funzionario della soprintendenza di Firenze, infatti, il Buonarroti, nell'elaborare il progetto della struttura, si sarebbe fortemente ispirato ad una serie di disegni geometrici creati dal genio di Vinci.

È quanto è emerso a Firenze nel corso della presentazione dell'avvenuto restauro del coronamento: sottoposto ad un intervento di ripulitura teso a restituirgli la sua originale lucentezza, andata perduta nel corso dei secoli e ora sarà esposto, in via permanente, all'interno delle Cappelle medicee. Il debutto tra le opere del percorso museale avverrà, a partire da marzo, nell'ambito dell'esposizione “Nello splendore Mediceo. Papa Leone X e Firenze”, dedicata alla figura del Pontefice che nel 1520 commissionò la realizzazione del coronamento a Michelangelo Buonarroti.

Il “corpo del reato”. La struttura (che fu poi costruita, per mano dell'orefice Piloto, alcuni anni dopo, durante il pontificato del successore di Leone, anche lui un Medici, Clemente VII, ed ha ornato la cupola di San Lorenzo per oltre 500 anni prima di essere rimossa) è formata dall'unione di due semisfere ognuna suddivisa in 30 triangoli e montate su un blocco ornato di leoni (marzocchi); nel suo celebre trattato “Le vite” Giorgio Vasari parla dell'opera, ma descrivendola in modo sbagliato, e cioè come di una «palla a 72 facce».

«Si tratta invece di un poliedro complesso, del quale si trova simile esemplare rappresentato nel manoscritto di Luca Pacioli De Divina Proportione - ha spiegato Vincenzo Vaccaro, che da anni studia la storia e l'architettura del coronamento - il testo contiene 60 disegni derivati dagli originali di Leonardo, e tra questi vi è il duodecaedron elevatus solidus, che Michelangelo utilizzò come fonte d'ispirazione».

Il camuffamento. Della raffigurazione leonardesca, spiega ancora lo specialista, «Michelangelo conservò l'impostazione geometrica, che poi, a fini artistici, nascose stemperando le forme del poliedro in modo da farlo assomigliare ad un cristallo rotondeggiante».

Giovedì 17 Gennaio 2013 - 18:35

Addio a Paolo Morales, disegnatore di “Martin Mystère”

La Stampa

Si è spento a Roma all’età di 56 anni. Volto storico della Bonelli, aveva lavorato anche a Hollywood


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Lutto nel mondo del fumetto. È scomparso Paolo Morales, poliedrico e talentuoso disegnatore e sceneggiatore, conosciuto soprattutto per le sue storie di “Martin Mystère”. Nato a Roma nel 1956, inizia la carriera nel 1981 con varie riviste, fra cui “Scorpio”, “Lanciostory” e “L’Eternauta” e 10 anni dopo entra nella casa editrice Sergio Bonelli, scrivendo e disegnando le storie del detective dell’Impossibile, grazie al quale, nel 2001 vince il premio Internet Comics Academy per il miglior

personaggio maschile. Dopo aver contribuito a creare la “Scuola Romana dei Fumetti” nel 1993, Morales, che con i suoi lavori, soprattutto di stampo horror gode di notevole fama in Germania, ha mostrato il suo talento anche come autore televisivo, con il cartone “Sandokan” prodotto dalla Rai, a cui hanno fatto seguito “L’Ultimo dei Mohicani” e “Kim”. Ma soprattutto può vantare collaborazioni d’autore, con grandi registi come Francis Ford Coppola e Martin Scorsese, per i quali ha disegnato le story board di film come “Il Padrino parte III” e “Gangs of New York”. 

Bulgaria, scene di terrore al comizio Pistola alla tempia di un politico

Quotidiano.net

Fallito attentato contro il leader del partito della minoranza turca

Ahmed Dogan si stava rivolgendo ai delegati dal podio, quando l’aggressore, 25 anni, si è avvicinato e gli ha puntato contro una pistola a gas
Sofia, 19 gennaio 2012 


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Un uomo ha aggredito Ahmed Dogan, leader della minoranza turca in Bulgaria, durante un comizio al congresso del partito a Sofia. Dogan si stava rivolgendo ai delegati dal podio, quando l’aggressore, 25 anni, si è avvicinato e gli ha puntato contro una pistola a gas. L’uomo, che aveva con sé anche due coltelli, non ha sparato ed è stato rapidamente disarmato dai delegati, che lo hanno pestato. Dogan, 58 anni, è rimasto illeso, ha confermato il suo vice, Lyutvi Mestan, mentre l’aggressore è stato portato via con il volto tumefatto. Dogan, che guida il Movimento per i diritti e le libertà (Dps, destra liberale) da 23 anni, cioè da quando è stato creato, oggi doveva annunciare le sue dimissioni.

LE IMMAGINI CHOC
Tutta la foto-sequenza



La felpa anti-drone: «Rendeinvisibili»

Corriere della sera

Stilista presenta la maglia che elude i controlli termici

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Una felpa che rende invisibili ai droni? Lo stilista americano Adam Harvey ha presentato a Londra la prima collezione «anti-spionaggio», una linea d’abbigliamento che permette l'occultamento di chi la indossa. Una protesta contro il Grande Fratello moderno - che tutto vede e tutto sa. Solo paranoia? Una burla? No, la sua Stealth Wear è terribilmente seria.

INVISIBILI - I suoi capi non vogliono essere eleganti o all’ultima moda, ma funzionali. Giovedì scorso, l’artista di New York e la collega Johanna Bloomfield hanno presentato sulla passerella londinese una mantellina col cappuccio decisamente insolita. La sua funzione? Nientemeno che proteggere dalla totale sorveglianza. «Vogliamo esplorare l'estetica della privacy», scrive Harvey sulla sua pagina web. Questi capi d'abbigliamento funzionano grazie a speciali leghe metalliche che i due hanno sviluppato e integrato nei vestiti. Il metallo nella mantellina «maschera» chi la indossa dai droni e dai sistemi di sorveglianza elettronica. Insomma, «si diventa di colpo invisibili ai sensori termici dei veicoli senza pilota che girano sopra le nostre teste», spiega Harvey, che ha testato il vestito con una termocamera a infrarossi. «Non è perfetto - ammette l’artista - ma funziona». La sua collezione denominata Stealth Wear (dai famosi velivoli invisibili al radar), comprende inoltre una sciarpa anti-drone; una maglietta che blocca i raggi X e il cosiddetto «off pocket», taschini dei pantaloni che assorbono il segnale del cellulare e rendono perciò impossibile una localizzazione del possessore.

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CACCIA AI TERRORISTI - I vestiti sono stati «realizzati per essere venduti nei negozi», sottolinea il newyorkese. Il prezzo: circa 100 dollari per i taschini anti-localizzazione, più o meno 300 dollari per gli altri capi. Certo, qualcuno sorriderà di fronte a questa fantasiosa moda. L’intento dell’artista è però tutt’altro che frivolo: i veicoli senza pilota sono usati da solo dieci anni. Ciò nonostante, hanno una vasta applicazione in ambito militare e civile. Il loro uso - e spesso anche abuso - è oggetto di controversia, soprattutto negli Stati Uniti. Da qualche tempo, infatti, una legge permette l'uso domestico di droni senza armi. Col presidente Barack Obama il numero di questi veicoli comandati a distanza è salito rapidamente, soprattutto per le missioni all’estero, per dare la caccia ai terroristi.

DAL CIELO E DA TERRA - I droni si sono nel frattempo sviluppati in una grande varietà di utilizzi e modelli. Entro il 2020 - la stima dell'autorità che sovrintende alla navigazione aerea americana (Faa) - circa 30.000 droni potrebbero volteggiare sulle teste degli americani, e monitorare la loro vita quotidiana. Attualmente sono poco meno di 300 i droni con un permesso ufficiale a volare nei cieli Usa. Ma gli statunitensi non vengono solo osservati dall’alto: 30 milioni sono ad oggi le telecamere di sorveglianza installate qua e là nel Paese. Raccolgono quattro miliardi di ore di riprese, alla settimana. Harvey ha trovato un modo per aggirare anche questo tipo di controllo: qualche tempo fa aveva infatti suscitato grande interesse il suo progetto CV Dazzle che consiste nell’usare il make-up per eludere il riconoscimento facciale degli scanner.


Elmar Burchia
19 gennaio 2013 | 12:32

Tra arance e cioccolatini, la Camera ci costa 124 milioni all'anno

Clarissa Gigante - Ven, 18/01/2013 - 13:07

Tra arance, dolciumi, corsi di informatica e cerimoniali, ecco le spese dei deputati nel 2012

Oltre 124milioni di euro. Tanto ci sono costati i deputati solo nel 2012, come dimostrano i documenti pubblicati sul sito della Camera (scaricali qui: primo semestre - secondo semestre).


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Per lo più si tratta di servizi, consulenze o interventi di manutenzione o restauro del palazzo seicentesco.
Ma spuntano anche voci quantomeno curiose, soprattutto per quanto riguarda il cibo. Alla voce "Ristorazione" (4,8 milioni di euro) si legge che a Montecitorio sono stati spesi circa 4mila euro per le forniture della ditta di cioccolatini Venchi, altri 5mila sono andati a Nestlè, 4mila a Baratti&Milano, 9mila a Perfetti. Insomma, circa 22mila euro se ne sono andati in dolciumi, 107mila in caffé, quasi 17mila in macelleria e oltre 8mila in arance fresche.

Certo, si tratta di prodotti utilizzati per mensa dei dipendenti e bouvette e quindi "rivenduti" a deputati e entourage, ma sono cifre che fanno comunque impressione. Spulciando il documento, inoltre, scopriamo che agli onorevoli vengono offerti anche diversi corsi di lingue straniere e informatiche perché possano essere al passo con i tempi. Una voce che ci costa ben 500mila euro all'anno. E che dire dei cerimoniali per cui sono stati spesi oltre 350mila euro? Che vanno ad aggiungersi alle spese "istituzionali", come bandiere di ogni genere (oltre 10mila euro), cancelleria (665mila euro) e apparato informatico (computer, programmi e manutenzione sono costati complessivamente quasi 7 milioni di euro.

La casta dei funzionari Ue

Domenico Ferrara - Gio, 17/01/2013 - 16:28

I funzionari delle istituzioni Ue godono di stipendi faraonici e di benefit e rimborsi: dall'indennità di dislocazione ai rimborsi spese, benzina e trasporti

“Chi accoglie un beneficio con animo grato paga la prima rata del suo debito”, sosteneva il filosofo Seneca. Ma i tempi dei romani sono lontani. E di benefici, ai giorni nostri, i funzionari europei ne accolgono ad libitum, con animo grato e senza metter mano al portafogli.


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Le istituzioni europee sono l’eldorado per i burocrati, il cui unico compito impervio è quello di superare il duro concorso. Varcata la soglia della Commissione Ue (ma per gli altri palazzi del potere la solfa non cambia), ecco che inizia il declivio. Basti pensare che un neoassunto viene inquadrato subito con un grado AD5 e riceve la bellezza di 4.300 euro al mese.Insomma, chi ben comincia è a metà dell’opera. E chi scala la vetta e raggiunge il grado 16, cioè quello di direttore generale, arriva a guadagnare fino a 18mila euro al mese. Ma non finisce qui. Perché a questi va aggiunta una corposa sfilza di benefici e indennità.

Qualche esempio? 170 euro di base al mese (maggiorato del 2% dello stipendio) al funzionario che convive, che è sposato, ma anche a colui che è divorziato, separato legalmente o celibe e con un figlio a carico. È l’assegno famiglia, bellezza. Se poi si ha la fortuna di avere un figlio (a carico, legittimo, naturale, adottivo o anche se sono state solo avviate le procedure di adozione) ecco che piovono dal cielo pubblico 372 euro al mese. Ma questo figlio dovrà pure andare a scuola. E anche in questo caso, alla formazione della giovane leva ci pensa mamma Europa. Come? Elargendo fino a un massimo di 252 euro di indennità scolastica.

Indennità che continua a esistere fino al compimento del ventiseiesimo anno di età da parte dello studente. Per i figli inferiori a cinque anni o che non frequentano a tempo pieno una scuola primaria o secondaria viene invece garantita una indennità di 91 euro al mese. Tornando ai benefit dei funzionari, si annovera poi l’indennità di dislocazione. Ossia: se per lavorare all’Ue devi lasciare il tuo paese di orgine, ecco che le istituzioni europee ti offrono una indennità pari al 16% dello stipendio base (sommato all’assegno famiglia e a quello per i figli) e che comunque non può essere

inferiore a 505 euro. E, come se non bastasse, l’Ue ti offre un’altra indennità di prima sistemazione, pari a due mesi di stipendio. Ma per cambiare casa, città e abitudini, bisognerà portarsi dietro mobili e oggetti a cui si è affezionati. Inutile dire che anche le spese di trasloco sono offerte dalla madre patria Europa. Che, tra le altre cose, assiste economicamente il funzionario nei procedimenti a carico di autori di minacce, oltraggi, ingiurie e attentati contro la persona o i beni di cui il funzionario o i suoi familiari siano oggetto.

Per quanto riguarda le spese sanitarie e assicurative, queste vengono coperte dall’Ue all’80% e sono estese alla moglie, al partner non sposato, ai figli e alle persone a carico. La copertura vale fino a sei mesi dopo le dimissioni o il pensionamento del funzionario. Mentre il coniuge divorziato e il figlio non più a carico ne possono beneficiare fino a un anno dopo. Ma non è finita, perché c’è poi il capitolo dei rimborsi. Trasporti, alberghi, benzina: tutto pagato dall’Unione Europea. O dai cittadini, fate voi. Per fare un esempio: se un funzionario dovesse andare in missione in una città italiana, potrebbe spendere 135 euro al giorno per le spese di pernottamento e 95 euro al giorno per le altre spese correnti.

Se poi ci fosse qualche sfortunato che non avesse in dotazione una macchina, può chiedere all’Ue una indennità di massimo 892 euro all’anno per le spese di spostamento urbano. Qualcuno potrà obiettare che i vantaggi economici garantiti ai funzionari compensano il duro lavoro svolto nella Commissione Europea (dove i dipendenti sono circa 33mila), nel Parlamento Europeo e quant’altro. Eppure, al netto dell’importanza e della difficoltà di svolgere mansioni di tutto rispetto, a guardare bene non è che le condizioni di lavoro siano poi così massacranti.

Quarantadue ore settimanali, con la facoltà di chiedere l’autorizzazione per lavorare a orario ridotto, che spetta di diritto per occuparsi di un figlio di età inferiore a nove anni o per seguire una formazione complementare. Per il figlio tra 9 e 12 anni la riduzione richiesta non può superare il 20% dell’orario normale. Inoltre, il funzionario gode di un congedo minimo di 24 giorni e massimo di 30, a cui però si può aggiungere un congedo straordinario per esempio per il trasloco (due giorni), per la nascita di un figlio (10 giorni per il funzionario maschio e 20-24 per la donna) o per il matrimonio del figlio (due giorni).

Infine c’è il capitolo delle tasse, anche queste europee. Perché lo stipendio dei funzionari non è soggetto all’imposta sul reddito nazionale. Le retribuzioni pagate dalla Commissione sono direttamente assoggettate all’imposta comunitaria (aliquota progressiva che va dall’8% al 45% a cui si aggiunge un prelievo speciale del 5%) che viene riversata nel bilancio Ue. Insomma, gli eurofunzionari con una mano pagano l’Ue e con l'altra incassano benefit, indennità e vantaggi. Rigorosamente esentasse. Anche l'Europa ha la sua casta. Alla faccia della sobrietà e della crisi.

Calcio, c'era una volta Garrincha: 30 anni senza il dribbling più imprendibile di sempre

Il Messaggero


ROMA - Trenta anni senza “A Alegria do povo”, l'allegria del popolo, ovvero Manoel Francisco dos Santos detto Garrincha, l'indio che non capiva come fosse possibile essere pagati per divertirsi giocando a pallone. Era lui, stroncato dall'alcol e dalla cirrosi epatica all'alba del 21 gennaio 1983, il più amato dai brasiliani, la magia del “futebol bailado”. Lui che come premio per il Mondiale vinto nel '58 chiese al presidente Juscelino Kubitschek non un appartamento a Copacabana, come tutti i compagni, ma di liberare un canarino dalla gabbietta nel palazzo del Capo di Stato.



Cattura Garrincha era questo: l'uomo con l'intelligenza da bambino e una malformazione dovuta alla poliomelite, uno spirito ingenuo e libero con le gambe storte, l'andatura da zoppo e il corpo che, come dicono in Brasile, «era tutta una rivoluzione». Così quando se ne andava in dribbling non era possibile fermarlo e seminava un avversario dopo l'altro sulla fascia, facendo impazzire i tifosi. Per questo era il preferito della gente, in fatto di passioni superava perfino O Rei Pelè, con il quale formava una coppia da favola, due fuoriclasse che non si sono mai capiti fino in fondo, e per questo nemmeno amati.

Ma anche chi non sapeva di calcio conosceva i loro nomi. Pelè era la perfezione applicata al pallone. La stella solitaria del Botafogo invece l'esatto contrario: l'imperfezione fatta calciatore, il re di serpentine e dell'arte del dribblare. C'è un aforisma dello scrittore Ruy Castro, poi ripreso da altri, che fa capire cosa sia stato Garrincha per i suoi connazionali: «se parli di Pelè a un vecchio brasiliano questi si toglie il cappello per un senso di devota gratitudine. Se gli parli di Garrincha, il vecchio si mette a piangere».

Il miglior numero 7 della storia ha lasciato questo mondo che non l'ha mai capito fino in fondo a soli 49 anni, ucciso dalla cirrosi epatica, dall'alcol, dalla povertà e dalla solitudine. In Brasile un sentimento di colpa si respira ancora adesso e per farsi perdonare gli hanno intitolato lo stadio di Brasilia. Uscì definitivamente di scena mentre si trovava nel padiglione Santa Teresa di un ospedale carioca, buttato prima su una sedia a rotelle e poi su un letto del reparto riservato agli alcolizzati. Ciò che non era riuscito a chi lo affrontava sul campo - fermarlo - avvenne per colpa della cachaca, bevanda nazionale ad alto tasso alcolico: confessò alla sua compagna Elza Soares, cantante famosa quasi quanto lui, che aveva cominciato a berla a 5 anni, seguendo l'esempio del padre.

L'autopsia rivelò che cervello, cuore, polmoni e fegato di Garrincha erano stati tutti distrutti dall'alcol, e questa fu la fine dell'uomo che oltre al pallone inseguiva sempre le ragazze, al punto da aver avuto 13 figli da 5 donne diverse. Non c'è più stata un'ala destra come lui, l'uomo che, prima di Maradona nel 1986, vinse un Mondiale quasi da solo, in Cile nel 1962: riuscì a giocare la finale contro la Cecoslovacchia nonostante un'espulsione in semifinale. Ma l'allora premier del Brasile Tancredo Neves intervenne presso la Fifa e la squalifica venne cancellata.

La sua leggenda era cominciata 9 anni prima, nel 1953: fece un provino con il Botafogo e fu subito preso dopo aver ridicolizzato con il suo repertorio di finte il miglior terzino sinistro del mondo, quel Nilton Santos che non a caso veniva chiamato l'Enciclopedia (ovviamente del calcio). In Italia fece lo stesso nel 1958 in un'amichevole pre-mondiale tra Fiorentina e Brasile. Quel giorno al Comunale Garrincha entusiasma, esibisce tutto il campionario, di finte, dribbling e assist, poi sul 3-0 lascia tutti a bocca aperta: punta Robotti, lo scarta, evita il portiere e invece di mettere la palla in rete aspetta ancora Robotti, lo scarta un'altra volta, mandandolo per terra, e segna ridendo. Questo era Garrincha, il fuoriclasse che dribblò tutto il mondo meno se stesso.

La descrizione di Gianni Brera del suo dribbling inarrestabile. «Garrincha fingeva di avviarsi con il piede sinistro: scambiava rabbiosamente il sinistro con il destro evitando il tackle avversario, poi comodamente avanzava per il cross...».



Giovedì 17 Gennaio 2013 - 17:00    Ultimo aggiornamento: 17:34

Roma, al militare morto in Afghanistan negato il nome del parco

Il Messaggero
di Davide Desario


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ROMA - La burocrazia è in grado di fare cose vergognose. Storie che si fa fatica anche solo a raccontare. Ma che è giusto farlo perchè non si ripetano mai più. Come quella di David Tobini, il Primo caporalmaggiore dell’esercito italiano ucciso a luglio del 2011 durante la missione in Afghanistan. David aveva 28 anni, era romano e viveva nel XX muicipio. E lì, in via Camilluccia, c’è un’area verde che la sezione romana dell’associazione paracadutisti ha chiesto che sia intitolata al militare caduto. Un’istanza inviata a luglio al sindaco Alemanno, all’assessore all’Ambiente Visconti e al presidente del XX Municipio Giacomini.

Sia il minisindaco che Visconti hanno espresso parere favorevole inoltrando la pratica alla commissione toponomastica del Comune. Anche l’associazione ha riscritto alla commissione. Ma poco prima di Natale il colpo di scena: «È arrivato il diniego perchè non sono ancora trascorsi dieci anni dal decesso - racconta Ivana Perina dell’associazione - Ma non hanno nemmeno studiato la pratica. Esiste un articolo di legge che deroga ai tempi in caso di morte per causa nazionale». Su Facebook è scoppita la protesta. Ora i consiglieri comunali Guidi e Mollicone cercano di rimediare a una burocrazia comunale senza cuore.


Giovedì 17 Gennaio 2013 - 14:51
Ultimo aggiornamento: 15:43

Pacco con Gps e webcam: “opera d’arte” spedita ad Assange

La Stampa

Una performance battezzata «ping nel mondo reale» sta tracciando un pacchetto che andrà e tornerà dal fondatore di Wikileaks
claudio leonardi


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Si può fare arte con un Gps, una webcam e un pacco postale? Ne sono convinti due artisti svizzeri, che hanno spedito un’opera così assemblata al fondatore di Wikileaks, Julian Assange, presso l’ambasciata ecuadoriana in Gran Bretagna, dove è tuttora rifugiato. Lo scopo è testare quel che loro definiscono un “REAL_WORLD_PING”. Gli informatici, infatti, usano l’espressione Ping (originariamente un software) per indicare un’operazione che consenta di misurare il tempo di trasmissione di un pacchetto di dati da un punto a un altro di una rete. In questo caso, la rete è la posta, e il pacchetto non è un insieme di bit, ma una scatola vera e propria.

“Abbiamo voluto visualizzare il percorso invisibile intrapreso da un pacco attraverso il sistema postale”, hanno dichiarato al sito della Bbc Domagoj Smoljo e Carmen Weisskopf, gli autori della performance. Ma, in particolare, hanno voluto immergere questa operazione nel contesto di una forte tensione diplomatica. Il fondatore di Wikileaks, infatti, ha evitato l’estradizione in Svezia, dove lo attende una indagine per violenze sessuali che lui nega, chiedendo asilo politico all’Ecuador, e da giugno risiede nell’ambasciata britannica dello stato sudamericano. Tutto ciò, secondo gli artisti, ha reso Londra lo scenario di “uno scontro intenso tra l’ordinamento internazionale e gli attivisti per la libertà di informazione”.

I due svizzeri hanno chiesto che Assange usasse la camera per “visualizzare la crisi diplomatica che si dispiega davanti all’ambasciata”. Una volta terminato, dovrebbe inviare l’apparecchio a un’altra persona di sua scelta. Gli artisti hanno già scattato immagini del pacco all’interno dell’ufficio postale e poco prima che scomparisse all’interno di un furgone della Royal mail. Secondo l’ultimo aggiornamento, il gps segnalerebbe che l’oggetto si trova ora all’attenzione della sicurezza dell’ambasciata, ma è possibile seguirne la corsa in diretta su Twitter .  “Ci piace sperimentare con sistemi tecnologici e vedere quanto lontano possiamo spingerci”, ha dichiarato la coppia. Sulla definizione di arte non ci azzarderemmo a pronunciarci, ma non si può negare un certo ingegno e, soprattutto, una notevole furbizia ai due autori di questa performance tecnologica. 

Graph Search: ecco come funziona il motore di ricerca di Facebook

La Stampa

Mark Zuckerberg ha presentato il suo nuovo progetto realizzato grazie a Unicorn
antonino caffo


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Dopo il clamore inziale scaturito dall’annuncio della ricerca social introdotta da Facebook, è possibile fare alcune considerazioni su cosa comporta questa novità, sia per gli utenti del social network che per il resto degli internauti. Nonostante sin dall’inizio il Ceo di Facebook abbia evidenziato come il suo obiettivo non sia quello di trasformare Facebook in un motore di ricerca, è inevitabile che il paragone principale da fare sia proprio con Google. Se il colosso di Mountain View ha in cantiere di portare in auge il progetto della ricerca semantica, con la quale ogni termine presente sul web va ben oltre il semplice significato letterale, quello che ha presentato Facebook ci si avvicina, mettendo però al centro dell’esperienza la sua piattaforma.

Ma come funziona esattamente la ricerca grafica di Facebook? Secondo gli esperti di GigaOM il Graph Search sarebbe composto da due parti principali, entrambe sviluppate in casa. La prima è basata sul linguaggio naturale che è essenziale per interpretare le domande degli utenti. La seconda è quella che restituisce le risposte. Quest’ultima è stata costruita grazie ad uno strumento di sviluppo interno chiamato “Unicorn” che è stato già utilizzato in passato da Facebook.

Grazie ad Unicorn gli sviluppatori hanno creato un indice con tutti gli oggetti presenti sulla piattaforma social. Sul blog degli ingegneri, Lars Rasmussen, responsabile del settore di sviluppo di Graph Search, ha scritto: “Il problema non era utilizzare le informazioni personali dei singoli utenti per restituire risposte arricchite, ma quello di fornire risposte che avessero più di una connessione con i singoli utenti come ad esempio la query <<ristoranti che piacciono ai miei amici in India>>. Siamo stati fortunati visto che uno dei tre sistemi esistenti, Unicorn, è stato progettato proprio per fare questo tipo di operazioni”.

Rasmussen ha riconosciuto che ci sono molte incognite nella società riguardo a ciò che riserverà il futuro. Non è ancora chiaro quante risorse saranno necessarie per rendere Graph Search un prodotto finito, né se possa rappresentare un core business per l’azienda. Per adesso il social network intende lanciare la nuova ricerca in via graduale, prima ai tester, poi a chi ha richiesto un’iscrizione e poi a tutti gli altri, raccogliendo il maggior numero di feedback sin da ora. Inoltre Rasmussen ha sottolineato come l’algoritmo che regola l’ordine della visualizzazione dei risultati migliora di giorno in giorno e si perfezionerà quando le persone cominceranno ad utilizzare la ricerca; con un miliardo di ricerche su internet ogni giorno basterà qualche milione di query per aiutare a calibrare questo speciale algoritmo. 

Inoltre non tutti sanno che quando si ricerca qualcosa nel nuovo Facebook la pagina dei risultati viene divisa in due colonne che contengono anche le risposte prese da Bing, che includono il numero di “mi piace” cliccato dagli utenti. Lo ha spiegato proprio Mark Zuckerberg durante la presentazione: “Abbiamo una forte collaborazione con Microsoft e questo è evidente dall’integrazione di Bing in Facebook. Ciò mette in evidenza la differenza tra una ricerca grafica e quella sul web”. I risultati di Facebook rendono quelli di Bing più “social” e la ricerca di Bing permette agli utenti di Facebook di trovare link e informazioni di cui hanno bisogno, senza uscire dal social network. Che è proprio quello che vuole Mr. Zuckerberg: creare una piattaforma universale dove chattare, ascoltare musica, guardare video, giocare e fare ricerche, e per ora ci sta riuscendo.

Un bacio sulla guancia come ripiego dopo avances è violenza sessuale

La Stampa


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Prima avances pressanti, con un tentativo di baciare la ragazza sulle labbra, poi il ripiego su un bacio più casto, ma catalogabile come violenza sessuale. E' finito in Cassazione (sentenza 44480/12) il caso del portiere di un condominio per un bacio sulla guancia alla figlia di una coppia che abita nello stabile; per i giudici l’azione lede la libertà sessuale della ragazza. Così si spiega la condanna a quattordici mesi di reclusione e a 6mila euro da pagare come risarcimento del danno.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it

Quando gli italiani beffarono i tedeschi

Fausto Biloslavo - Ven, 18/01/2013 - 09:14


«Telefono a Ciano informandolo che oltre ai 12 quintali sono state trovate altre 100 casse di oro». L'appunto sul diario del generale Ugo Cavallero, del 2 maggio 1941, era sfuggito fino a oggi alla saga del tesoro jugoslavo diventato bottino di guerra degli italiani.

Lo riporta alla luce Carlo de Risio sul numero di Nuova storia contemporanea in questi giorni nelle edicole e nelle librerie. Che fine ha fatto il tesoro di Cavallero? - Il mistero dell'oro di Stato jugoslavo finito in mani italiane è l'accattivante titolo. Dalla nota sul diario di Cavallero, comandante del fronte greco-albanese nella primavera 1941, è chiaro che il ministro degli Esteri, Galeazzo Ciano, era già stato messo al corrente dei 12 quintali d'oro di Belgrado finiti in mani italiane. Le nuove 100 casse sono l'ennesimo bottino di una vera e propria caccia all'oro tentata dagli inglesi e dai tedeschi, ma riuscita agli italiani.


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Nella convulsa primavera del 1941 il governo di Belgrado aveva deciso di «decentrare» l'intero tesoro di Stato nella base navale di Cattaro di fronte a profondi fondali. Il 17 marzo su «57 autocarri, nel più assoluto segreto, furono caricati non soltanto lingotti d'oro e monete - anche del defunto Impero Ottomano - per un peso complessivo di 60 tonnellate, ma divisa pregiata (6.000.000 di dollari, 2.000.000 di sterline, 800.000 franchi svizzeri)» riporta Nuova storia contemporanea. Mossa previdente, tenendo conto che il 27 marzo gli inglesi fomentarono un colpo di stato a Belgrado per rovesciare il patto con la Germania. Hitler ordinò di annientare la Jugoslavia il 6 aprile 1941. La rotta dell'esercito jugoslavo risultò subito inevitabile. Si salvò, per poco, solo un settore, il Montenegro, la via di fuga di Pietro II nominato re, dell'ambasciatore inglese e zona dove era stato nascosto il tesoro di Stato.

Da Scutari, scrive De Risio, «avanzò in direzione del Montenegro il XIX Corpo d'Armata, formato dalle divisioni “Marche” e “Messina” e dalla divisione corazzata “Centauro”. Furono i fanti della “Marche”, comandata dal generale Riccardo Pentimalli a scoprire, in una caverna naturale, a due chilometri dalla cittadina di Niksic, le casse ferrate e sigillate con una chiusura sulla quale si poteva leggere: Banque Nationale - Royaume de Yougoslavie - Caisse Centrale». Le famose 100 casse, una parte del tesoro di Belgrado, che faceva gola anche ai paracadutisti tedeschi lanciati sulle tracce dell'oro. Gli inglesi forse speravano di portarsi via il tesoro caricandolo su dei sommergibili. Parte del bottino, però, finì nelle mani degli italiani. Il 21 aprile 1941 il generale Cavallero annota: «Mi si comunica da Cattaro che si è presentato un sommergibile inglese per ritirare l'ambasciatore inglese accreditato a Belgrado.

Do l'ordine di catturare il sommergibile e se questo fa resistenza affondarlo. L'ambasciatore sia trattato con la massima deferenza». Il «Regent» viene costretto a immergersi dalla raffiche di due caccia italiani. La missione del sottomarino fu provvidenziale per depistare i tedeschi collegandola alla «sparizione» del tesoro jugoslavo, che gli italiani avevano già trovato. Il 19 aprile il ministero della Cultura popolare a Roma aveva fatto comparire sui giornali un articolo dall'eloquente titolo: «Rapina britannica». Si sosteneva che Pietro II, in combutta con gli inglesi, aveva trasferito l'oro di Belgrado al Cairo. Nella ricostruzione su Nuova storia contemporanea vengono riportati passi salienti di una lettera inviata all'autore dell'articolo da Antonio Degortes, maresciallo maggiore dei carabinieri di un plotone a cavallo a Tirana nell'aprile del 1941.

«Un colonnello dell'Esercito - scrive il carabiniere di Ladispoli, che allora aveva 23 anni - ci ordinò di raggiungere Cattaro per prelevare delle casse contenenti lingotti d'oro. Giunti a Cattaro (...) L'indomani, dopo l'alba, ci raggiunse un camion militare e un'auto con degli ufficiali. Trasbordammo trentaquattro casse in legno con impresso in ogn'una di esse un sigillo in Argento». Le casse dell'oro jugoslavo pesavano fra i 50 e gli 80 chilogrammi e sono state trasferite a Tirana per imbarcarle, come racconta il carabiniere, «su due aerei (S.81). (...) Giungemmo all'aeroporto di Foggia dove, oltre al colonnello comandante vi erano dei civili che presero in consegna le casse».

L'oro jugoslavo tornò alla ribalta dopo l'8 settembre 1943 quando i tedeschi intimarono la consegna delle riserve auree italiane. Nell'inventario dei lingotti «saltò fuori un quantitativo di provenienza iugoslava: 8 tonnellate 329,9 kg». I tedeschi neppure capirono di essere stati giocati dagli italiani nella caccia all'oro di Belgrado.

www.faustobiloslavo.eu

Strage di Erba, nasce il comitato per l'innocenza di Rosa e Olindo

Il Giorno

Non si arrendono  i sostenitori dell’innocenza dei due coniugi Romano, definitivamente condannati all’ergastolo come autori della strage di Erba, l’11 dicembre del 2006

Erba, 17 gennaio 2013



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Non si arrendono  i sostenitori dell’innocenza di Olindo Romano e della moglie Rosa Bazzi, definitivamente condannati all’ergastolo come autori della strage di Erba, l’11 dicembre del 2006. È nato il «Comitato Rosa-Olindo: giustizia giusta». A costituirlo l’avvocato Diego Soddu e le giornaliste Paola Pagliari e Cristiana Cimmino, autrice del libro «Finché morte non ci separi», che raccoglie le lettere dei coniugi dal carcere.

Il Comitato si definisce "apolitico e apartitico" e «ha come scopo principale quello di promuovere le iniziative e le attività che ritiene idonee al fine di dimostrare l’ingiusta condanna di Rosa Angela Bazzi e Olindo Romano, attualmente condannati all’ergastolo. Sono campi di intervento del Comitato tutti quelli in cui si può impegnare in una lotta civile contro le forme di ignoranza, intolleranza, preconcetti, emarginazione e discriminazione nei confronti di Rosa Angela Bazzi e Olindo Romano». I programmi sono quelli di raccogliere adesioni, fondi e firme e organizzare convegni, dibattiti, riunioni.

di G.Mor.

Un nuovo lavoro per Paolo Gabriele

La Stampa

vatican

L'ex maggiordomo del Papa condannato nel processo Vatileaks, dopo aver ricevuto la grazia sarà assunto dall'Ospedale pediatrico Bambin Gesù

Alessandro Speciale
Città del Vaticano

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L'ex-maggiordomo di papa Benedetto XVI, Paolo Gabriele, dovrebbe cominciare a breve a lavorare presso l'ospedale pediatrico del Vaticano, il Bambin Gesù. Lo riferiscono varie agenzie internazionali, dopo che la notizia era stata anticipata dal quotidiano "Il Messaggero". 'Paoletto', dopo la condanna a 18 mesi per il “furto aggravato” dei documenti confidenziali del papa nel processo celebrato in Vaticano sul'affaire Vatileaks, è stato graziato prima di Natale dallo stesso pontefice.

Da allora, risiede con la moglie e i tre figli nel piccolo appartamento assegnato loro Oltretevere. In un comunicato pubblicato in occasione della grazia lo scorso 22 dicembre, la Segreteria di Stato vaticano aveva sottolineato che Gabriele, “benché non possa riprendere il precedente lavoro e continuare a risiedere in Vaticano”, avrebbe ricevuto dalla Santa Sede “la possibilità di riprendere con serenità la vita insieme alla sua famiglia”.

“Si tiene conto anche della situazione della sua famiglia e della benevolenza con cui il Papa ha voluto intervenire nella situazione – aveva spiegato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi –, e quindi verrà offerta una possibilità per l’alloggio e per l’occupazione, però non nella sede dello Stato della Città del Vaticano”. Secondo le notizie, Gabriele dovrebbe ricoprire “mansioni impiegatizie” presso la sede distaccata dell'ospedale recentemente inaugurata nei pressi della basilica di San Paolo Fuori le Mura. Allo stesso tempo, nel giro di qualche mese, l'ex-maggiordomo dovrebbe anche lasciare il suo appartamento vaticano e trasferirsi con la famiglia in una nuova abitazione, sempre fornita dal Vaticano, nei pressi del suo nuovo posto di lavoro.

Nel suo vecchio appartamento Oltretevere dovrebbe invece insediarsi il nuovo aiutante di camera del papa, Sandro Mariotti. A quanto si apprende, Gabriele potrebbe però lavorare non direttamente per il Bambin Gesù ma in strutture ad esso collegate. L'ospedale non ha rilasciato commenti sulla vicenda. Il portavoce vaticano, padre Lombardi, ha detto di non voler intervenire su una vicenda che riguarda un “privato cittadino”.

New Taxes in Italy": disegni anti-crisi

Corriere del Mezzogiorno

Le illustrazioni del giovane artista Nicola Piscopo per sdrammatizzare l’attuale situazione economica

NAPOLI- Tasse, tasse e ancora tasse. Non se ne può più. Per molti italiani si tratta di un vero e proprio incubo, un chiodo fisso. Mentre da un lato, infatti, c’è chi le tasse le sogna anche di notte, dall’ altro c’è chi riesce a sdrammatizzare la situazione italiana con quel giusto pizzico di ironia. Si tratta di Nicola Piscopo, giovane artista napoletano, che fa della crisi economica, fonte di ispirazione per le sue opere, in mostra questi giorni presso il Portico 340 in via Tribunali , un nuovo spazio letterario nel cuore del centro storico.

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PIU’ TASSE - Un ciclo di illustrazioni che evidenzia, con tono sarcastico, le ulteriori e “improbabili” tasse che il governo potrebbe decidere di istituire. Ecco l’idea di “New Taxes in Italy”, lavoro che illustra un’ Italia sottomessa dall’aggressività del suo governo nel “pretendere” denaro dai cittadini attraverso le tasse, il tutto con il giusto sarcasmo e ironia. Ecco, quindi, che alle tasse già esistenti l’artista ne aggiunge delle nuove, come ad esempio, la tassa sulla pelle, quella sull’ombra e perché no, anche quella sull’aria, sull’ amore e sulla sbronza, per poi finire con quella paradossale sull’Imu non pagata da San Giuseppe e la Madonna sulla capanna del presepe.

« Allora- commenta l’artista- sono più bravo o il governo a inventare nuove tasse?». Tanta creatività e fantasia, quindi, nel riproporre la difficile situazione italiana. Un modo per ridere e dimenticare, anche se solo per pochi attimi, le problematiche legate alla condizione economica del Paese. Il suo lavoro che rientra nel progetto “Una settimana per un’artista” dove ogni artista avrà a disposizione un suo spazio presso il locale Portico 340 per proporre le proprie opere e mostrare il proprio talento. Il giovane autore, classe 1990, ha già partecipato a svariate iniziative culturali, muovendo i primi passi nel 2010 quando partecipa al “premio Nazionale delle arti”. Nel 2011 è la volta di una personale dal titolo: “Tra significato e significante” che inaugura a San Giorgio a Cremano. La mostra “New taxes Italy”, invece, è stata già esposta nel corso del 2012 al Castel dell’ Ovo, in occasione di “Vuotociclo III”e successivamente ad Ercolano.

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Sabrina Rufolo
redazioneweb@comunicareilsociale.com17 gennaio 2013