mercoledì 9 gennaio 2013

In arrivo la nuova banconota da 5 euro

Corriere della sera

Avrà una nuova filigrana e cambierà il colore del numero che sarà verde smeraldo. La presentazione sarà Francoforte
Sarà in circolazione a partire da maggio prossimo, ma verrà svelata giovedì dal presidente della Bce Mario Draghi la nuova banconota da 5 euro. Verrà illustrata in tutti i suoi elementi in occasione di una cerimonia che avrà luogo presso il Museo Archeologico di Francoforte sul Meno.


Cattura ELEMENTI DI SICUREZZA - A maggio quindi le banche inizieranno a immettere in circolazione i nuovi biglietti attraverso i canali consueti (sportelli o casse prelievo contanti). Si prevede che entro l'autunno 2013 le nuove banconote da 5 euro saranno più diffuse di quelle della prima serie. Poi verranno diffuse le banconote degli altri tagli, in via ascendente (e cioè da 10, 50, 100, 200 e 500 euro). Le nuove banconote fanno parte della nuova serie dedicata a Europa e saranno facilmente distinguibili dai biglietti della prima serie. Mostreranno gli stessi disegni della prima serie e gli stessi colori dominanti, con modifiche dovute ad elevanti elementi di sicurezza. La scala dei tagli resterà immutata, ovvero 5-10-20-50-100-200 e 500 euro e l'introduzione avverrà in ordine ascendente.

Cattura1 VERDE SMERALDO - Alla banconota da 5 euro seguirà quindi il biglietto da 10. Le tre nuove caratteristiche sono l'ologramma con ritratto (muovendo una banconota, la striscia argentata rivela il ritratto di europa, identico a quello della filigrana mentre sulla striscia è possibile scorgere una finestra e la cifra del valore); la filigrana con ritratto (guardando una banconota in controluce, appare un'immagine sfumata che mostra il ritratto di Europa, la cifra del valore e una finestra) e il numero verde smeraldo (muovendo una banconota, la cifra brillante produce l'effetto di una luce che si sposta in senso verticale. La cifra inoltre cambia colore passando dal verde smeraldo al blu scuro). Si parte così con la banconota da 5: si tratta di un taglio diffusissimo se si considera che le banconote da 5 euro prodotte nel 2012 disposte in successione arriverebbero quasi a coprire la distanza tra la Terra e la Luna e che quelle circolanti coprirebbero invece la circonferenza della terra per 4,6 volte.

Redazione Online9 gennaio 2013 | 17:35

Giglio: il naufragio della Costa Concordia sull'«isola che non c'è»

Corriere della sera

Disegnata da Mercatore su una carta del Cinquecento tra Giglio e Giannutri

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GROSSETO – Un’isola «che non c’è» ma che sorprendentemente viene disegnata dal cartografo, scienziato e astronomo fiammingo del Cinquecento, Gerard De Cremer a noi conosciuto come Gerardo Mercatore. Uno spazio di mare (dove sorgeva l’isola misteriosa) conosciuto ancora oggi come Secca della Vedova e descritto come una sorta di «triangolo delle Bermude» dove si consumavano inquietanti naufragi. Coordinate geografiche che, cinque secoli dopo, diventano tristemente famose per la tragedia della Costa Concordia che in quel tratto di mare navigò immediatamente prima della collisione. 

ZANARA - È questa la storia della leggenda di Zanara (o Zanera), un’isola fantasma riportata nelle carte rinascimentali tra Giannutri e il Giglio. Nessun collegamento, se non immaginario, con il disastro della nave da crociera e le gesta del suo comandante Francesco Schettino, ma la storia che sembrava dimenticata sta riaffiorando non solo nella memoria dei maremmani, ma anche degli studiosi. Galgano Filmtour, una delle società che promuove la Toscana all’estero, ha deciso di dedicare alla storia un approfondimento. E il professor Piergiorgio Zotti, direttore dell’archivio delle tradizioni popolari della Maremma grossetana, da tempo studia l’«isola che non c’è».

 FINO AL SETTECENTO - «Che ritroviamo anche successivamente alla carta del Mercatore», spiega lo studioso, «nei lavori di alcuni dei più importanti incisori e cartografi del Seicento, come nell’Atlas Novus del Bleu, nelle incisioni dell’Italia centrale di Johannes Janssonius e nell’opera Topographia Italiae dell’incisore svizzero Merian. Zanara è riprodotta anche nel 1670 anche nella Carta dello Stato del Papa e del Granduca di Toscana, di Pietro Tedeschi. Poi, nel Settecento quando le carte diventano più dettagliate, l’isola scompare». Resta però la curiosità di questo errore macroscopico di grandi scienziati (anche se al tempo di Mercatore il metodo scientifico di Galileo era ancora lontano e magia e speculazione filosofica si mescolavano con la realtà) che disegnarono questa isola nei minimi particolari.

LEGGENDE - A Zanara si aggiunge poi la leggenda di Mamiliano, il santo del V secolo il cui tesoro (monete d’oro) è stato ritrovato recentemente a Sovana (Grosseto), che sarebbe vissuto e morto nell’isola di Montecristo e, secondo alcune storie popolari, si sarebbe fermato a Zanara. «Al Giglio oggi si continua a parlare della Secca delle Vedove», continua Zotti, «che si trova pressappoco dove Mercatore posizione Zanara – un luogo, si racconta, dove succedevano frequenti naufragi».

SCOMPARSA - Ma scientificamente è possibile che nel Cinquecento un’isola del Tirreno scompaia improvvisamente magari per un’attività vulcanica? «Nel Tirreno ci sono isole vulcaniche», spiega Carlo Meletti, ricercatore all’Istituto di geofisica e vulcanologia, «e Marsili, che si trova nelle profondità del Tirreno tra Toscana e Campania ed è ancora attiva, ne è uno degli esempi. Però se nel Cinquecento un’isola fosse scomparsa, le cronache del tempo avrebbero registrato l’evento e invece noi non abbiamo nessuna testimonianza. Forse Mercatore ha sbagliato trascrizione, magari posizionando nel punto sbagliato Montecristo.

STUDI - Comunque per capire se in quella zona c’è stata un’isola bisognerebbe avviare studi sottomarini: la presenza di secche non può giustificare una tale teoria». Resta la suggestione di una storia intrigante accompagnata dalla «verità» di quelle antiche carte geografiche. «È una storia che ha un richiamo profondo per tutto ciò che riguarda la grande mitologia dell’isola scomparsa, dell’isola che non c’è», conclude il professor Zottoli, «con le sue infinite rappresentazioni. E non si deve pensare che quest’isola, che esiste nell’anima umana, sia solo esclusivamente un fatto mitologico e psicologico».



L'isola misteriosa di Zanara (09/01/2013)

Marco Gasperetti
9 gennaio 2013 | 17:08

Abusi carcere di Abu Ghraib, azienda risarcisce 71 ex detenuti

Orlando Sacchelli - Mer, 09/01/2013 - 12:08

La filiale di un'azienda a cui il governo americano aveva dato in appalto la gestione del carcere iracheno pagherà poco più di 70mila dollari a ciascuno degli ex prigionieri torturati

Poco più di settantamilaquattrocento dollari. È la somma che percepiranno, a testa, settantuno ex prigionieri del carcere iracheno di Abu Ghraib, a titolo di risarcimento per le torture subite.


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A pagare - complessivamente 5 milioni di dollari - è la filiale di un'azienda a cui il governo americano aveva dato in appalto la gestione della prigione, l’americana Engility Holdings per conto della L-3 Services (quest’ultima ha fornito traduttori all’esercito americano dopo la guerra in Iraq).

È la prima volta che gli avvocati degli ex prigionieri iracheni ottengono un risarcimento dagli appaltatori della Difesa Usa nei processi relativi alle torture subite. Uno dei legali, Baher Azmy, ha detto che ciascuno dei prigionieri ha ricevuto una parte della liquidazione per aver sofferto "vaste e feroci torture e abusi". Il fatto che alcuni soldati siano stati già sottoposti a processo (corte marziale), non fa venir meno le responsabilità di quei privati che, per conto del governo americano, lavoravano e torturavano i prigionieri ad Abu Ghraib.

Lo scandalo di Abu Ghraib

Le umiliazioni e le torture attuate nella prigione irachena, situata a 32 km a ovest da Baghdad, emerse alla fine del 2004. Fu un programma tv americano, 60Minutes, a mostrare le prime immagini in cui si vedevano i soldati Usa (poi anche quelli britannici) intenti a torturare i prigionieri. Immediato fu il tam-tam sui giornali di tutto il mondo, con la Croce rossa internazionale che accusò gli americani di essere al corrente dei fattacci sin dal 2003. La Casa Bianca, attraverso il segretario alla Difesa

Donald Rumsfeld, dovette scusarsi
(leggi l'articolo).  

La foto originale dell’atomica su Hiroshima ritrovata in una scuola

La Stampa

Si pensa che l’immagine, in bianco e nero, sia stata scattata circa 30 minuti dopo l’esplosione a 10 chilometri circa dal luogo in cui l’ordigno impattò al suolo


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Un’eccezionale e rarissima fotografia del fungo atomico su Hiroshina scattata da terra è stata scoperta nella biblioteca di una scuola della città. Secondo le ipotesi più accreditate, si ritiene che la foto, in bianco e nero, sia stata scattata circa 30 minuti dopo l’esplosione a 10 km circa dal luogo in cui l’ordigno impattò al suolo. Il mattino del 6 agosto 1945, alle ore 8,16, l’aeronautica militare statunitense lanciava la prima bomba atomica sulla città giapponese di Hiroshima segnando la resa dell’impero nipponico nel secondo conflitto mondiale. L’evento scosse la memoria collettiva della comunità internazionale ed oggi quei drammatici momenti sono ritratti in uno scatto autentico, recuperato tra gli archivi della Honkawa Elementary School. Una foto in bianco e nero che dipinge il fungo nucleare della ’’Little Boy’’ appena un’ora dopo la sua deflagrazione e a soli 10 chilometri dall’ipocentro. 

“L’esistenza di questo scatto è sempre stata conosciuta nei libri di storia, ma questa è la prima volta che viene ritrovata la foto originale e mostra il fungo atomico diviso in due parti, un aspetto molto raro’’, ha spiegato uno specialista del Peace Memorial Museum di Hiroshima. Tre giorni dopo, il 9 agosto, le forze aree americane lanceranno poi un nuovo ordigno, la ’’Fat Man’’, sulla città di Nagasaki. Il numero di vittime dirette dei due attacchi è oggi stimato dai 100 mila ai 200 mila morti, quasi esclusivamente civili. Per la gravità dei danni diretti ed indiretti causati dagli ordigni, per le implicazioni etiche comportate dall’utilizzo di un’arma di distruzione di massa e per il fatto che si è trattato del primo e unico utilizzo in guerra di tali armi, i due attacchi atomici vengono considerati fra gli episodi bellici più significativi dell’intera storia dell’umanità. 

Francia, il ministro delle tasse indagato per evasione

Gaia Cesare - Mer, 09/01/2013 - 07:33


Ci mancava solo questa a turbare i propositi ottimisti di monsieur le président per il nuovo anno. La notizia ha il sapore di una beffa e potrebbe pure essere un pacco-dono rifilato da una moglie imbufalita in piena guerra dei Roses (ma non è Valérie) o semplicemente la vendetta servita a distanza di tempo da qualche nemico, ma lo scandalo esploso ieri in Francia è tanto clamoroso quanto paradossale: la Procura di Parigi ha aperto un'indagine a carico del ministro del Bilancio Jérôme Cahuzac per verificare se abbia davvero detenuto un conto segreto in Svizzera come denunciato dal sito di informazione Mediapart a inizio dicembre.


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A pochi giorni dall'appello di unità lanciato al suo governo polifonico, mentre i riflettori sono ancora accesi sul caso Depardieu in fuga dalla supertassa anti-ricchi della gauche, quando la bocciatura del provvedimento da parte della Corte Costituzionale brucia ancora insieme con le accuse di improvvisazione mosse al capo dello Stato e al suo entourage, un'altra tegola piomba sulla testa di François Hollande e rischia di far inabissare nei sondaggi il leader socialista già ai minimi e di offuscare ulteriormente la sua immagine.

Perché il ministro Cahuzac - chirurgo estetico e proprietario di una nota clinica parigina specializzata in microtrapianti del capello - è stato finora il «padre del rigore», «il paladino dell'ortodossia di bilancio», il cattivo che con i suoi «no» tiene dritta la barra economica, il tirchio che scoccia i ministri ma convince gli elettori. D'un colpo la sua immagine è nella polvere, almeno per ora, mentre lui promette da settimane e ha ribadito ieri - dopo due querele per diffamazione contro Mediapart e una lettera del sito che chiedeva alla Procura l'apertura dell'inchiesta - che «dimostrerà la completa innocenza rispetto alle assurde accuse di cui è oggetto».

Lo scandalo è degno dei migliori intrecci alla francese. Politica, soldi, donne e lo spettro di molte vendette sullo sfondo. C'è un conto presso la Ubs di Ginevra - denunciano i media - che Cahuzac avrebbe posseduto fino al 2010 (anno della sua nomina a presidente della Commissione Finanze dell'Assemblée) senza mai dichiarare nulla al fisco e poi svuotato per trasferire tutto in una banca di Singapore. C'è un agente del fisco, Rémy Garnier, detto «Colombo» - dal quale è partita l'inchiesta giornalistica anche se lui nega di essere la fonte dello scandalo - che denuncia come il fine ultimo del conto sarebbe stato l'acquisto di un appartamento di 210 metri quadri, valore 6 milioni e mezzo di franchi, pagati in contanti a inizio carriera.

«Colombo», oggi in pensione dopo aver lavorato per anni nella circoscrizione di Cahuzac (tra l'altro sindaco di Villeneuve-sur-Lot fino alla nomina a ministro), avrebbe scritto tutto su un rapporto del 2008, forse infuriato per l'intervento politico a favore di un'azienda pizzicata dal fisco. Il suo legale è l'ex sindaco di Villeneuve battuto proprio da Cahuzac nel 2001. C'è una donna, la moglie del ministro Patricia, dermatologa, che è in causa di divorzio e in lotta col marito sull'appartamento, per il quale ha scatenato una serie di detective. C'è la legale di lei, Isabelle Copé, che è sorella di Jean François, il segretario proclamato dell'Ump all'opposizione e al centro di una fortissima contestazione dopo le primarie-flop del centrodestra.

C'è infine «la prova» sulla quale Mediapart basa le «accuse»: una telefonata registrata a insaputa dei protagonisti (secondo Cahuzac proprio dal sindaco sconfitto) in cui - è la fine del 2000 - una voce che Mediapart considera quella del ministro (ma per qualcun altro difficilmente identificabile) chiama un interlocutore sconosciuto per dirgli: «Quello che mi scoccia è che ho ancora un conto aperto all'Ubs, ma non c'è più niente lì, vero? Mi fa cac... avere un conto lì, l'Ubs non è proprio una delle banche più discrete...Non è escluso che diventi sindaco a marzo, perciò ci tengo proprio a che non ci sia la minima ambiguità». Quanto basta per far sospettare di ogni minima ambiguità.

Il ventennio? Sì, ma delle toghe politicizzate

Lodovico Festa - Mer, 09/01/2013 - 08:42

Sui quotidiani che vogliono in qualche modo dominare la scena politica, la parola d'ordine è minimizzare il berlusconismo

Sui quotidiani - dalla faziosa Repubblica al paludato Corriere della Sera al furbesco Messaggero - che vogliono in qualche modo dominare la scena politica, la principale parola d'ordine che si sta affermando è minimizzare il berlusconismo, non attaccarlo più direttamente ma svilirlo sostenendo che si è alla fine di un fenomeno ormai ventennale che non può rigenerarsi.


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Questa tattica politica ha però una basilare difficoltà: i motivi che hanno determinato la tendenza avviata con Forza Italia non si sono esauriti. Così il diffuso senso di oppressione statalistica, il fastidio per un circuito spasmodicamente chiuso dei poteri legati all'establishment (ridotto oramai quasi solo alle banche), l'insofferenza per eccesso di influenze internazionali e radicalismo in salsa nichilistica di molte élite. Ed è dunque il peso della realtà stessa che sta svuotando la propaganda in corso (sgonfiando il borioso palloncino montiano). È questo «peso» che ha imposto il rassemblement delle forze del centrodestra e contiene le improprie pressioni nazionali e straniere.

Però in una situazione complessa non basta la pura forza delle cose per un adeguato sbocco politico: non basta mobilitare la «pancia». Senza un adeguato uso anche del cervello, la resistenza è sempre inadeguata. E per parlare a un pezzo di élite liberali e conservatrici solidali con il centrodestra per un lungo periodo ma oggi in parte sbandate, bisogna dare le chiavi per capire quel che è avvenuto e per spiegare come si potranno superare gli errori.

La prima base per un simile sforzo è evitare di «giocare la partita» sul terreno scelto dagli avversari. Dal 1992 al 2012 non vi è stato alcun ventennio berlusconiano: l'ex premier ha guidato tre governi (1994, 2001-2006, 2008-2011) per meno di 10 anni totali, con governi di sinistra per circa 7 anni e tre governi «tecnici» ('93, '95-'96 e 2011-2012) che hanno segnato in modo decisivo la Repubblica con alcune scelte utili di rattoppo emergenziale ma subordinate a influenze straniere tali da provocare guasti profondi.

Il ventennio è questo e va analizzato perché non si è riusciti a difendere a sufficienza la nostra sovranità esponendoci così a un indebolimento complessivo. La causa principale è la crisi della Costituzione, di cui l'esplodere dei comportamenti della magistratura - innanzi tutto di quella politicizzata - è l'espressione più violenta: nell'anno montiano - tralasciando le vicende berlusconiane - vi sono stati caso Ilva, intercettazioni a Napolitano, condanna di Sallusti, persecuzione ad personam di Formigoni, Corte dell'Aquila che condanna scienziati per mancata profezia, sentenze anti-Fiat a Pomigliano e Melfi, processi non conclusi ai preventivamente linciati Mori,

Del Turco, Scaglia. L'uscita dai cardini del sistema giustizia è evidente senza che il governo tecnico, pur rappresentato da una persona di qualità come Paola Severino, abbia saputo arginare. È il blocco della Costituzione - che poi si declina anche nella crisi dei poteri dell'esecutivo, nel ruolo anomalo del Quirinale, nel dramma degli enti locali - il fenomeno ventennale che va inquadrato anche in campagna elettorale spiegando come e perché stavolta il centrodestra saprà affrontarlo.

Maldive, il patrigno la stupra e lei rischia di essere frustata per fornicazione

Corriere della sera
di Monica Ricci Sargentin


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Giustizia alla rovescia nelle Maldive. Una ragazzina di 15 anni stuprata per anni dal patrigno rischia ora di essere frustrata pubblicamente per fornicazione. La polizia, durante le indagini, avrebbe trovato prove di rapporti sessuali consensuali con un altro uomo, un reato per la legge islamica rigidamente applicata nel piccolo paradiso sull’Oceano Indiano. La sharia, infatti, vieta alle donne relazioni amorose al di fuori del matrimonio.

L’adolescente era anche rimasta incinta dopo gli stupri e aveva dato luce  a un neonato ucciso dal patrigno. Agli arresti, oltre all’uomo accusato di stupro, omicidio e possesso di pornografia, anche la madre che avrebbe fatto sparire il corpicino. Il fatto è accaduto nell’atollo Feydhoo lo scorso giugno.

“Le indagini sono finite – ha detto alla France Presse il portavoce della polizia maldiviana Hassan Haneef – abbiamo trasmesso il rapporto all’ufficio del procuratore generale”. Ufficialmente non sono stati resi pubblici altri dettagli ma il quotidiano Haveeru ha rivelato le accuse di fornicazione contro la vittima. La fonte è un funzionario anonimo della procura generale.

Per Amnesty International le accuse contro la quindicenne sono oltraggiose: “Le vittime di stupro e di altri abusi sessuali – ha detto Abbas Faiz,  ricercatore di Amnesty International nelle Maldive – dovrebbero ricevere supporto psicologico e aiuto, non certo essere incriminate. Chiediamo alle autorità maldiviane di far cadere immediatamente tutte le accuse nei confronti della ragazza e di provvedere alla sua sicurezza”.

Se giudicata colpevole la quindicenne potrebbe essere tenuta agli arresti domiciliari fino alla maggiore età quando, secondo la legge maldiviana, la pena potrebbe essere eseguita. “Le frustate – dice ancora Faiz – sono una violazione del divieto di torture o di altre punizioni crudeli, disumane e degradanti. Tale pratica potrebbe portare a danni psicologici e fisici”.

L’organizzazione per i diritti umani denuncia altri casi del genere avvenuti nel passato in cui alcune ragazze sopravvissute a stupri o attacchi sessuali sono state accusate di fornicazione e punite con la fustigazione pubblica. Lo scorso settembre fece scalpore la storia della sedicenne  che era stata condannata a cento frustate per aver confessato di aver avuto un rapporto sessuale con un uomo di 29 anni.

Le Maldive, un arcipelago dell’ Oceano Indiano costituito da una ventina di atolli e da 1.192 isole di cui 220 abitate, contano circa 300 mila abitanti, al 100% musulmani sunniti. Il codice penale si basa su elementi della legge islamica ma anche di quella britannica. Le Nazioni Unite e diverse organizzazioni umanitarie hanno condannato più volte la fustigazione delle donne.  Un anno fa l’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani Navi Pillay aveva intimato al governo di mettere fine alle punizioni corporali sulle donne che avevano rapporti sessuali al di fuori del matrimonio.

Il premio Nobel Watson: nuova ipotesi sulla cura dei tumori

Corriere della sera

Nel suo studio lo scienziato punta l’attenzione su un gruppo di molecole chiamate ROS e sul ruolo cruciale degli antiossidanti

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MILANO - «Sebbene negli ultimi anni la mortalità per molti tipi di cancro sia andata stabilmente diminuendo, soprattutto per quelli del sangue, restano purtroppo ancora in larga parte inguaribili tante forme di tumori epiteliali (carcinomi) e mesenchimiali (sarcomi)». Con queste parole lo scienziato e biologo James D. Watson, che scoprì la struttura della molecola del DNA insieme a Francis Crick e Maurice Wilkins con i quali ricevette anche il Premio Nobel per la medicina nel 1962, apre la sua ultima pubblicazione sulla rivista Open Biology , giornale della Royal Society britannica. Lo studio espone una nuova ipotesi sull’azione compiuta da ossidanti e antiossidanti soprattutto nelle neoplasie in fase metastatica avanzata e Watson stesso lo definisce come «uno dei miei lavori più importanti dall’epoca della doppia elica».

IL RUOLO CRUCIALE DEGLI ANTIOSSIDANTI - Al centro della sua nuova tesi c’è un gruppo di molecole che gli scienziati chiamano ROS (dall’inglese reactive oxygen species), ovvero Specie Reattive dell’Ossigeno: i radicali liberi a maggior diffusione, che giocano un ruolo importante in molti altri processi chimici, compresi quelli che riguardano la fisiologia umana. Solo per fare un esempio, basti pensare che i radicali liberi possono determinare mutazioni o danneggiare macroscopicamente lo stesso Dna e alterare la struttura chimica delle cellule. Secondo lo scienziato i ROS «hanno una funzione cruciale, perché da un lato hanno una parte importante nell’apoptosi, cioè il meccanismo naturale che spinge le cellule con il Dna troppo danneggiato a morire, ma dall’altro sono capaci di danneggiare irreversibilmente i componenti della cellula, proteine chiave e acidi nucleici».

In pratica, sostiene Watson, nei tumori in stadio avanzato gli antiossidanti promuovono la progressione della malattia. Così, la capacità di uccidere cellule cancerose di alcune attuali terapie (come agenti chemioterapici tossici quali il taxolo o la radioterapia) è dovuta principalmente all’azione dei ROS che inducono apoptosi. «Questo spiegherebbe – dice il premio Nobel – perché quelle forme di cancro che diventano resistenti alla chemio lo sono perlopiù anche alla radio. La caratteristica comune è la dipendenza, sempre presente, dal ruolo giocato dai ROS nell’uccidere le cellule malate».

V. M. 9 gennaio 2013 | 10:55

Ponte aereo con i confetti ai bambini per festeggiare il compleanno del capo

La Stampa

La Nord Corea è piegata dalla carestia, ma il leader Kim Jon-un non rinuncia a mostrare al Paese la sua munifica generosità

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Nonostante la carestia che colpisce il paese, il leader nordcoreano Kim Jong-un ha annunciato che 900 grammi di bon bon saranno offerti a tutti i bambini del paese per festeggiare il suo compleanno, l’8 gennaio 2012. La storia, riportata da fonti governative, è ovviamente difficile da verificare, e probabilmente si tratta solo di un annuncio.

Da sempre i compleanni dei leader della dittatura comunista sono infatti celebrati con doni (o annunci di doni) in cibo e prodotti che mancano ogni giorno alla popolazione. Ma la qualità e la quantità di questi doni, negli ultimi anni, sono sempre più scarse, riferisce l’Afp. “Secondo le informazioni fornite dalla stazione radio centrale in Corea del Nord, ascoltate a Seoul lunedi, Kim avrebbe messo in moto una potente organizzazione per garantire che tutti i bambini di età inferiore ai 10 anni ricevano il dono in tempo per le celebrazioni”. Gli abitanti dei villaggi e delle campagne - sempre stando a quanto scrive Afp - sarebbero “esplosi di gioia” per la notizia delle caramelle via ponte aereo. 

Secondo il Programma alimentare mondiale, un bambino della Corea del Nord su tre soffre di un ritardo della crescita a causa della malnutrizione. Nel giugno 2011, un video girato con una telecamera nascosta da un giornalista nordcoreano e poi trasmesse dall’emittente australiana ABC News, mostrava bambini abbandonati per le strade della periferia di Pjongjang, affamati, che vivevano nella sporcizia e nel degrado. Sempre nel 2011, il paese politicamente ed economicamente molto isolato, aveva chiesto aiuto alla comunità internazionale per impedire che un’altra carestia si diffondesse in seguito ai danni causati dalle inondazioni e dai tifoni in estate. 

Pensionamento anticipato e opzione contributiva: ecco i chiarimenti dell’Inps

La Stampa


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Con il messaggio n. 219 del 4 gennaio 2013 l’Inps ha fornito dei chiarimenti in merito ai nuovi requisiti per il conseguimento del diritto nonché alle modalità di accesso alla pensione di vecchiaia e pensione anticipata che, come disposto dall’art. 24, d.l. n. 201/2011 convertito dalla l. n. 214/2011, a decorrere dal 1° gennaio 2012 hanno sostituito le pensioni di vecchiaia, di vecchiaia anticipata e di anzianità. Ecco alcune delle questioni approfondite dal documento.Pensionamento anticipato ...  Ai soggetti iscritti al 31 dicembre 1995, che accedono a decorrere dal 1° gennaio 2012 alla pensione anticipata nel sistema misto in presenza di un’età inferiore a 62 anni, si applica la riduzione pari all’1% della quota retributiva di pensione maturata al 31 dicembre 2011 (art. 24, comma 10, l. n. 214/2011) per ogni anno di anticipo nell’accesso al pensionamento rispetto all’età di 62 anni.

Questa riduzione si applica sulla quota di trattamento pensionistico calcolata secondo il sistema retributivo: pertanto, per i soggetti che possono vantare 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, la riduzione si applica sulla quota di pensione maturata fino al 31 dicembre 2011; per gli altri soggetti invece, la riduzione si applica solo alla quota di pensione relativa alle anzianità contributive maturate al 31 dicembre 1995. Queste disposizioni non trovano applicazione nei confronti dei lavoratori che maturano la prevista anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2017, qualora tale requisito derivi esclusivamente da prestazione effettiva di lavoro, inclusi i periodi di astensione obbligatoria per maternità, per l’assolvimento degli obblighi di leva, per infortunio, per malattia e cassa integrazione guadagni ordinaria.

... e contribuzione utile. A seguito dei chiarimenti richiesti dalle Sedi, l’Inps conferma inoltre che la contribuzione da riscatto ex art. 13, l. n. 1338/1962, può essere compresa tra la contribuzione utile per determinare l’anzianità contributiva necessaria per non applicare la riduzione del trattamento pensionistico: essa infatti costituisce contribuzione per la quale è stato accertato lo svolgimento di attività lavorativa. L’opzione per il sistema contributivo. Sono stati chiesti chiarimenti anche per i soggetti che hanno maturato i requisiti per il diritto all’esercizio della facoltà di opzione nonché i requisiti per il diritto alla pensione nel sistema contributivo al 31 dicembre 2011 e che esercitino tale facoltà a partire dall’anno 2012, tenuto conto che la c.d. riforma Fornero ha disposto che i soggetti che esercitano la facoltà di opzione al sistema contributivo a decorrere dal 1° gennaio 2012 accedono ai trattamenti pensionistici in base ai requisiti previsti per coloro che liquidano la pensione nel sistema misto.

In particolare è stato chiesto se anche nei confronti di questi soggetti si debba applicare la disciplina in materia di requisiti per il diritto a pensione prevista per coloro che liquidano la pensione nel sistema misto. Conta il riferimento al 31 dicembre 2011. L’Inps afferma che i criteri sono confermati anche per quanto riguarda coloro che abbiano esercitato la facoltà di opzione al sistema contributivo entro il 31 dicembre 2011 ovvero esercitino tale facoltà successivamente a tale data purché entro il 31 dicembre 2011 sussistano i requisiti di legge per conseguire la pensione. Insomma, per il diritto alla pensione di vecchiaia nel sistema contributivo secondo la normativa vigente al 31 dicembre 2011, è necessario che il soggetto optante, a questa data, abbia perfezionato sia i requisiti amministrativi per il conseguimento della pensione di vecchiaia nonché quelli per l’esercizio della facoltà di opzione, anche se questa viene esercitata successivamente al 31 dicembre 2011.

Il regime sperimentale per le lavoratrici. Ai sensi dell'art. 1, comma 9, l. n. 243/2004, le lavoratrici, in via sperimentale e fino al 31 dicembre 2015, possono optare per la liquidazione della pensione di anzianità secondo le regole di calcolo del sistema contributivo, a condizione che la decorrenza del trattamento pensionistico avvenga entro il 31 dicembre 2015. L’Inps chiarisce che la facoltà in oggetto è finalizzata a consentire alle lavoratrici, in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, di accedere al pensionamento di anzianità con requisiti anagrafici più favorevoli, 57 anni e 35 anni di contribuzione, rispetto a quelli in vigore dal 1° gennaio 2012.

Le escluse dalla sperimentazione. Qualora la lavoratrice abbia perfezionato il diritto alla pensione in base ai requisiti previsti per la generalità dei lavoratori al 31 dicembre 2011 o i nuovi requisiti per la pensione di vecchiaia o pensione anticipata introdotti dal citato art. 24, non può accedere al regime sperimentale in questione. Non possono beneficiare della sperimentazione nemmeno le lavoratrici destinatarie delle disposizioni in materia di «salvaguardia» introdotte dalle norme che sono intervenute nel tempo. Qualora invece tali lavoratrici non rientrino tra i beneficiari potranno usufruire del regime sperimentale a condizione che la decorrenza della pensione di anzianità si collochi entro il dicembre 2015; la facoltà in questione non può essere esercitata dalle lavoratrici che maturano il requisito anagrafico e contributivo nell’anno 2015 e per le quali la prima decorrenza utile si colloca oltre il 2015.

Infine, il messaggio chiarisce che la scelta della lavoratrice di accedere al regime sperimentale può essere oggetto di rinuncia, in base ai criteri generali in materia di domanda di pensione.

Stati Uniti, «Tide» il detersivo che va a ruba più dei lingotti d'oro

Corriere della sera

È diventato il modo più semplice per procurarsi l'equivalente del bottino di una rapina in appartamento

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NEW YORK – «Oro liquido», così i ladri dei supermercati hanno soprannominato il detersivo «Tide» che da quasi un anno viene rubato in quantità industriali in molti supermercati degli Stati Uniti. Perché tanto accanimento su un solo prodotto? Perché non puntare su oggetti meno voluminosi e di maggior valore come le cuffie stereo o gli accessori per gli «smartphone»? Incuriositi, i poliziotti di vari distretti hanno indagato a lungo sullo strano fenomeno, hanno sguinzagliato informatori, hanno promesso il perdono a chi li avesse aiutati a venire a capo del mistero. Alla fine sono arrivati a una conclusione sorprendente quanto ragionevole: per drogati e spacciatori arraffare confezioni dagli scaffali è un modo meno rischioso di una rapina o di un furto in un appartamento per procurarsi i soldi necessari per i loro traffici.

MENO RISCHI - Forzando una porta si rischia la galera e magari si può anche prendere una pallottola in fronte. Rubare merce in un supermarket è assai meno pericoloso e, se si viene colti sul fatto, raramente scattano le manette: in genere te la puoi cavare con una multa. Certo, eludere la sorveglianza, scappare con un carrello pieno di bottiglioni da due litri senza essere scoperti, non è facile. Ma qui i malviventi approfittano dei cambi di turno di un personale che, generalmente malpagato, spesso finge di non vedere per non affrontare ladri che potrebbero anche essere armati. Ma perché proprio questo detersivo? Perché, a differenza degli oggetti di maggior valore, queste confezioni sono prive di etichette traccianti. E tra i detersivi il «Tide», un prodotto introdotto dalla Procter & Gamble dopo la Seconda Guerra mondiale, è tuttora quello più ricercato e venduto a un prezzo più elevato degli altri. Il «Tide» degli anni Cinquanta fece furore tra i bambini di allora perché per la prima volta vennero regalati pupazzetti annegati nel sapone, che allora era in polvere.

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FACILE DA PIAZZARE - Oggi la maxibottiglia rubata può facilmente essere rivenduta ad altri supermercati. È tutto talmente facile che alcuni spacciatori accettano direttamente il «Tide» come pagamento del loro «crack»: cinque dollari per una bottiglia che il supermercato rivenderà a venti. Oro liquido, insomma. Un traffico, quello raccontato da un’inchiesta di New York magazine, che la Procter & Gamble, ovviamente condanna. Anche se, sotto sotto, la storia deve creare un certo compiacimento ai piani alti della società: in un’epoca in cui tutti cercano forme di propaganda alternativa alla pubblicità tradizionale, anche il marchio di qualità impresso sulle confezioni di «Tide» dalla malavita americana ha un suo valore commerciale. Una forma di marketing sicuramente non ricercata, ma a suo modo innovativa.



Massimo Gaggi
8 gennaio 2013 | 20:26

Vaticano, è ancora caos tra bancomat e bollettini postali

La Stampa

vatican

Dai Musei Vaticani alla Farmacia proseguono i disagi per romani e turisti: dopo l’intervento della Banca d’Italia i pagamenti online restano off limits

GIACOMO GALEAZZI
CITTA' DEL VATICANO


 

CatturaBancomat no, bollettini postali sì. E' caos nei punti vendita del piccolo Stato del Papa: le casse dei Musei Vaticani sono affollate da turisti stranieri che chiedono invano di poter effettuare il pagamento elettronico del biglietto d'ingresso. Stessa scena alla sempre affollatissima Farmacia interna: anche qui si può saldare il conto solo in contanti. Insomma, i pagamenti con Bancomat o carta di credito in Vaticano restano «off limits».

E' scaturito da una segnalazione della Procura di Roma, nell'ambito dell'inchiesta su presunte attività di riciclaggio legate ad operazioni avviate dallo Ior, la «banca» della Santa Sede, lo stop imposto dal primo gennaio dalla Banca d'Italia. Un nuovo affaire per le sacre finanze in un momento in cui la Santa Sede è sott'osservazione all'Ocse per l'ingresso nella "white list" dei paesi finanziariamente trasparenti e alla Procura di Roma. L'inchiesta sulle presunte attività di riciclaggio riconducibili ad operazioni dell'Istituto per le opere di religione, è affidata al pm Stefano Rocco Fava. Lo sviluppo più eclatante fu, nel settembre 2010, il maxi-sequestro di 23 milioni di euro (dissequestrati poi in seguito), ritenuti dagli inquirenti oggetto di una movimentazione caratterizzata da omissioni punite dalle norme anti-riciclaggio.

Un caso che vede tuttora coinvolti l'ex presidente Ettore Gotti Tedeschi e il direttore generale Paolo Cipriani. Ma da oggi le Poste del piccolo Stato offrono un nuovo servizio, che fa sicuramente aumentare circolazione di denaro e introiti: alle Poste Vaticane sarà infatti possibile pagare anche i bollettini di conto corrente postale emessi in Italia. Una novità per gli utenti, in particolare i romani, che ora per i loro versamenti, al costo di 1,50 euro a bollettino, possono rivolgersi anche agli sportelli della Posta centrale vaticana, della succursale della Guardia Svizzera situata in Piazza San Pietro e di quella ai Musei Vaticani.

Ma una novità non di poco conto anche per la Città del Vaticano, alle prese da tempo con la necessità di rimettere a posto bilanci che soffrono le conseguenze della crisi economica: quindi, da una parte, con una severa «spending review», e tagli a tutte le spese, dall'altra con l'intento di rastrellare introiti dove possibile. Un piano, quest'ultimo, a cui ha dato un colpo inaspettato proprio il blocco dei pagamenti elettronici, quindi con carte di credito e Bancomat che non siano quelli emessi dallo Ior, imposto dal primo gennaio dalla Banca d'Italia, che ha negato l'autorizzazione al provider Deutsche Bank Spa.

I riflessi si vedono, ad esempio, ai Musei Vaticani e alla Cappella Sistina, visitati da un flusso di turisti nell'ordine dei cinque milioni l'anno, e tradizionalmente forte voce attiva nei bilanci d'Oltretevere: in questi giorni, tra code e disagi, sono soprattutto i visitatori stranieri a non capire perché si debbano pagare in contanti l'ingresso o gli acquisti nello shop. Intanto, in evidenza sul sito dei Musei, continua a campeggiare l'avviso sul fatto che «per cause indipendenti da questa Direzione» non è attualmente possibile «effettuare pagamenti in forma elettronica tramite bancomat o carta di credito». Con la doverosa postilla: «Ci scusiamo per i possibili disagi».

Per quanto riguarda il nuovo servizio delle Poste Vaticane, è stata una circolare del Governatorato e della Direzione delle Telecomunicazioni a informare che «saranno accettati sia i bollettini prepagati, con o senza codice a barre, sia i bollettini in bianco compilati dall'utente». In base alle normative, «l'importo massimo di ogni bollettino non potrà superare i 1.499,99 euro». E anche qui cadranno le conseguenze del blocco ai pagamenti Pos: «il pagamento in contanti - spiega ancora la circolare a firma del capo ufficio, don Attilio Riva - è consentito fino a 999,99 euro, da intendersi come somma dei singoli bollettini. Per importi superiori, è ammesso il pagamento con Bancomat (dopo il ripristino dei servizio) o tramite assegno circolare intestato alle Poste Vaticane».

Intanto in Vaticano ci si interroga su come uscire dall'impasse dello stop ai pagamenti con Bancomat e carta di credito. Per quanto, infatti, da Oltretevere si assicuri che il blocco sarà solo temporaneo e che ci sono già contatti con altri provider che non siano Deutsche Bank Italia, il problema appare non di semplice soluzione e il disservizio rischia di avere tempi lunghi. Fonti di Bankitalia hanno spiegato che il "no" all'autorizzazione a Deutsche Bank è stato dato per assenza dei presupposti giuridici. In particolare l'assenza, presso lo Stato della Città del Vaticano, che è extracomunitario, di una legislazione bancaria e finanziaria e di un sistema di vigilanza prudenziale, ulteriori rispetto a quelli in materia di anti-riciclaggio. E sopperire a queste mancanze non è una cosa che si risolva dall'oggi al domani.

«La stampa italiana si è scatenata attorno a quella che considera come un nuovo scandalo che coinvolge le finanze del Vaticano, ma in realtà il blocco dei pagamenti è legato a un problema tecnico» riguardante in particolare il fornitore del servizio, la filiale italiana della Deutsche Bank, che operava senza la necessaria autorizzazione", ribadisce la Radio Vaticana, nel servizio in lingua francese. L'emittente pontificia cita le parole del direttore della sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, secondo cui «i rapporti tra certi uffici della Città del Vaticano e uno dei loro fornitori di servizio per l'utilizzo delle carte di credito e di pagamento elettronico era in via di scadenza». Secondo il portavoce  vaticano, contatti erano in corso con diversi fornitori di servizi e l'interruzione sarà quindi di breve durata, anche se fino a un termine ancora da definire. Viene inoltre ricordato il processo avviato dal Vaticano, sotto Benedetto XVI, «per rendere più trasparenti le sue finanze», impegno valutato positivamente nel luglio scorso, in materia di lotto al riciclaggio, anche dagli esperti europei di Moneyval.

Cori razzisti, Pro Patria giocherà a porte chiuse Un fuorionda inguaia il sindaco leghista

Corriere della sera

Antonio Balzarotti, credendo che i microfoni di SkyTg 24 fossero spenti, ha parlato di «negher»


Cattura
MILANO - Il giudice sportivo della Lega Pro ha disposto che la Pro Patria disputi una gara di campionato a porte chiuse con decorrenza immediata. La decisione è stata presa dopo le manifestazioni di discriminazione razziale durante l’amichevole Pro-Patria Milan a Busto Arsizio. Il comportamento del gruppo dei sostenitori della Pro Patria - si legge nelle decisioni del giudice sportivo - «appare di particolare gravità, in quanto qualificabile come manifestazione di discriminazione razziale avvenuta in occasione di una gara amichevole e quindi priva di tensione agonistica e di spirito di competizione, situazioni che, lungi dal costituire giustificazione, possono essere assunte quali circostanze attenuanti per la quantificazione della relativa sanzione». Il giudice di Lega Pro sottolinea inoltre che la sanzione da irrogare per episodi di tale natura svolge «una funzione non solo afflittiva ma anche preventiva allo scopo di evitare il ripetersi degli stessi episodi» e che «nel corso della stagione la Pro Patria è stata già sanzionata per analoghi episodi con un'ammenda da 5000 euro» e che la precedente sanzione «si manifesta ad oggi inefficace».

L'ASSESSORE - E intanto si è dimesso, martedì mattina, Riccardo Grittini, l'assessore allo sport di Corbetta denunciato insieme ad altri cinque tifosi per i cori razzisti. A darne notizia, in un comunicato, è il sindaco Antonio Balzarotti. «Il giovane assessore, fortemente scosso e mortificato dagli equivoci generati e in attesa che le autorità competenti chiariscano le reali dimensioni dei fatti e le relative responsabilità, ha deciso di rimettere nelle mani del Sindaco le deleghe a lui assegnate», si legge nel comunicato. Balzarotti, dal canto suo, nella nota si dice «dispiaciuto per quanto accaduto» e riconosce all'ex assessore il merito di aver lavorato, fino ad ora «in modo proficuo e soddisfacente». La delega dello sport e e alle politiche giovanili passa al primo cittadino, che spera tuttavia di restituirle a Grittini.

BUFERA SUL SINDACO - «Ciò che è avvenuto è grave, soprattutto perché il signor Grittini ricopriva un ruolo istituzionale. Ma se la magistratura accerterà che non è stato commesso un reato gli restituirò le deleghe e spero che ciò avvenga al più presto», precisa Balzarotti nella nota. Il sindaco però è finito a sua volta nel mirino della polemica: «Ho parlato ieri con Grittini - ha esordito Balzarotti parlando a SkyTg24 - il quale a suo giudizio non ritiene di aver commesso dei reati, a parte qualche buuu e qualche urlo che non era rivolto a qualcuno in particolare ma a tutti. Credo certamente a quello che ha detto lui». Poi, credendo che la conversazione fosse terminata, si è rivolto ai suoi collaboratori: «Se uno fa buuu a un negher è reato? Ma come fai a dire che lo faccio a un negher?». E ai microfoni del Tgr Lombardia: «Non capisco perché fare buu a un bianco non è reato e fare buu a un nero è reato», ha ribadito.

L'OPPOSIZIONE - A seguito di queste dichiarazioni, il gruppo di opposizione del Pd di Corbetta chiede che il sindaco e la giunta si dimettano e per questo ha organizzato una marcia di protesta contro il razzismo che si terrà sabato 12. «La sinistra ha un singolare concetto di democrazia. Vorrebbero distruggere chi non la pensa come loro. Detto questo, ogni manifestazione è legittima, quindi facciano pure», replica il sindaco, che rimanda alle parole del comunicato in cui tutta la giunta «condanna ogni forma di razzismo e qualunque gesto o azione lo possano istigare. Questa amministrazione tutta sostiene fermamente che lo sport in genere debba essere visto come strumento per diffondere principi come tolleranza e integrazione, rispetto e solidarietà fra le persone».

IL DASPO – Grittini, 21 anni, studente universitario di scienze motorie, era diventato assessore allo sport qualche mese fa. Grande appassionato di basket e di calcio, gioca nel Corbetta Calcio come portiere. Per lui e per gli altri cinque tifosi denunciati, però, la Polizia ha emesso il Daspo, il divieto di assistere alle manifestazioni sportive per cinque anni e le indagini della magistratura sono ancora in corso. Gli amici e i colleghi di coalizione lo difendono: «Ha sbagliato, ma non è un razzista come viene definito in questi giorni».

«PRONTO A INCONTRARE BOATENG» - Riccardo Grittini definisce le accuse di razzismo nei suoi confronti come «una montatura vergognosa» e sostiene di essere «pronto a incontrare anche domani Boateng per dimostrargli chi sono davvero e mettere fine a questa brutta storia». L'ex assessore racconta in un comunicato la sua versione dei fatti: «Non sono un ultrà, vado allo stadio poche volte all’anno e stavo facendo dei classici cori di disturbo rivolti indistintamente a tutti i giocatori del Milan – scrive Grittini -. La mia vita, il mio percorso sportivo e la mia attività politica dimostrano senza ombra di dubbio quanto i miei valori siano esattamente l’opposto di qualsiasi sentimento razzista o discriminatorio».

Prova ne sia il fatto che «gioco anche a beach soccer e i miei due compagni di squadra, nonché amici, sono due ragazzi brasiliani, di colore. Il razzismo e la discriminazione non so davvero cosa siano. Sono cresciuto in città come Corbetta e Busto Arsizio che sono emblemi della generosità e del volontariato, tipici della nostra terra». Grittini ha giocato nelle giovanili della Pro Patria e ne è ancora tifoso. «Il calcio mi ha dato la possibilità di giocare e diventare amico di calciatori di colore – sottolinea Grittini - Per evitare di coinvolgere il Comune di Corbetta, ho rimesso le mie deleghe da assessore allo Sport e alle Politiche giovanili: mi spiace perché stavo organizzando delle iniziative culturali e sportive per le persone con disabilità. Questi sono i miei valori, lo ripeto, lo dimostrano i fatti. Le altre sono invenzioni».




Il fuorionda del sindaco (08/01/2013)

Cori razzisti a Boateng, il Milan lascia il campo per protesta (03/01/2013)

Cori contro Boateng, il Milan abbandona l'amichevole con Pro Patria (03/01/2013)

Giovanna Maria Fagnani
8 gennaio 2013 | 16:39

Guenda star a 4 zampe: fuggita per i botti, ritrova il suo padrone

Il Messaggero
di Davide Desario

Storie di cani all'ombra del Colosseo

ROMA- Il cane è il miglior amico dell’uomo. Ma a Roma sempre più spesso l’uomo arriva a fare cose degne del peggior nemico. Storie di violenze e brutalità gratuite nei confronti delle quali i cuori a quattro zampe sono vittime totalmente indifese.


CatturaCome la storia terribile di Life, così è stato ribattezzato il meticcio di due anni che alla vigilia di Capodanno è stato ridotto in fin di vita da un colpo di fucile in pieno volto: qualcuno, a Guidonia Montecelio, ha approfittato del fatto che il cane fosse cieco per avvicinarlo e sparargli in pieno volto una raffica di pallini. È andata addirittura peggio nei giorni scorsi a un Jack Russel di una famiglia che viveva in via Enrico Mazzoccolo, a Torpignattara. La madre ha litigato con il figlio piccolo e in preda ad una crisi di nervi ha lanciato l’animale dalla finestra di casa: un volo dal secondo piano che non gli ha lasciato scampo. Ma per fortuna non siamo tutti così.

C’è ancora qualcuno, anzi più di qualcuno, che ama i cani. Lo sa bene Guenda, un meticcio di tipo bassotto color miele che è scappato da una casa del quartiere Trieste la notte di San Silvestro, probabilmente impaurito dai botti di fine anno. È stato trovato da una signora che l’ha portato a casa, l’ha nutrito e protetto. Almeno fino a quando non ha visto uno dei tanti volantini che i proprietari, disperati, avevano attaccato in tutto il quartiere. E allora l’ha riconsegnato. Diglielo Guenda ai tuoi amici a quattro zampe che i romani non sono tutti senza cuore.

davide.desario@ilmessaggero.it

Martedì 08 Gennaio 2013 - 10:49

Spagna, cita Gramsci su Twitter: denunciata

Raffaello Binelli - Mar, 08/01/2013 - 12:05

La donna è un'attivista del movimento degli Indignados. Polemiche sulla censura e la libertà di manifestare il pensiero

Un'attivista spagnola del Movimiento 15-M (un gruppo di Madrid che insieme a molti altri ha dato vita alle proteste degli Indignados), dopo aver twittato alcune frasi di Antonio Gramsci è stata denunciata dalla polizia per incitamento alla violenza.


Cattura
In Spagna impazza la polemica sulla censura e la libertà di pensiero. L'indignada coinvolta nella vicenda su Twitter è nota come @almu_en_lucha. Al momento la sua vera identità non è ancora nota (potrebbe chiamarsi Almudena Montero). La donna, a quanto si apprende, è stata costretta a recarsi all’Audiencia Nacional di Madrid – un tribunale speciale antiterrorismo – per un interrogatorio. Come "prova" dell'accusa nei suoi confronti le sono stati mostrati alcuni twet che in realtà altro non sono altro che citazioni del fondatore del Partito comunista italiano.

Tra le tante frasi c'è anche questa: "Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza”. Nel giro di poco tempo su Twitter l’hashtag #Gramsci è diventato uno dei più popolari, con moltissimi tweet di solidarietà nei confronti della donna. Non sono mancate, però, le offese e le minacce, nei suoi confronti, da parte di simpatizzanti di estrema destra.

Ritrovato un Matisse rubato 25 anni fa in Svezia

La Stampa

Grazie alla ricerca di un mercante d’arte
londra


Cattura
Un quadro di Matisse dal titolo «Il Giardino», valutato un milione di dollari (760.000 euro), è stato ritrovato in Inghilterra, 25 anni dopo essere stato rubato da un museo di Stoccolma. Olio su tela del 1920, il dipinto è stato ritrovato grazie al mercante d’arte londinese Charles Roberts, che desiderando venderlo, ha compiuto una ricerca in un database sulle opere rubate, l’Art Loss Register (Arl). Dopo la verifica, gli esperti dell’Arl hanno rapidamente identificato il quadro scomparso l’11 maggio 1987 dal Museo d’Arte Moderna di Stoccolma. Dal giorno del furto, i ladri avevano più volte tentato di negoziare il suo acquisto con il museo, senza successo. «Il Giardino» è stato messo in sicurezza in una cassaforte dove attende ormai di essere restituito al museo svedese.

Charles Roberts ha spiegato che un cliente polacco, che possedeva l’opera dagli anni ’90, gli aveva chiesto di venderlo a suo nome. «Non pensavo di scoprire che era un quadro rubato», ha dichiarato l’art dealer all’Afp. «Sarebbe stato un buon affare ma la questione non si pone. Non mi resta altro che restituirlo». Il cliente polacco lo aveva acquistato «in buona fede», secondo Roberts. «Quando ha appreso che il quadro non si poteva vedere, l’uomo ha esclamato ’ma allora era veramente autentico’?», ha raccontato ancora il mercante d’arte. All’epoca del furto, il direttore del museo di Stoccolma aveva dichiarato che l’opera era troppo celebre per essere messa sul mercato, ragione per la quale era sparita per così a lungo. Christopher A. Marinello, avvocato specializzato nel recupero di opere repertoriate nell’Alr, ha concluso : «Le opere rubate alla fine non hanno un valore sul mercato dell’arte e finiscono sempre per essere ritrovate. E’ solo questione di tempo». 

Anche Forza Nuova si fa la sua toga rossa

Domenico Ferrara - Mar, 08/01/2013 - 12:18

Ormai avere le toghe tra le fila del proprio partito è diventato un must

"Sono come le figurine Panini". Qualche giorno fa, l'Unione delle Camere Penali ha fotografato così l'entrata in politica dei magistrati.
 

Cattura
Avere una toga tra le proprie fila sembra diventato un must dei partiti. Non si tratta di un fenomeno nuovo, beninteso, ché l'ingresso dei giudici nell'agone politico annovera esempi lontani, a partire dalla Costituente e dal primo Parlamento democraticamente eletto (vedi Oscar Luigi Scalfaro, magistrato eletto all'Assemblea del 1946).

Tuttavia, è innegabile che il ruolo dei magistrati, a partire da Mani Pulite per arrivare ai giorni nostri, sia diventanto dominante nella stessa misura in cui lo sia diventato quello del politico. L'ultimo esempio di questa "transumanza" presenta tratti particolari.

"Il magistrato romano Paolo Ferraro sarà candidato come capolista nel Lazio nelle liste di Forza Nuova alle elezioni politiche", ha dichiarato il segretario di FN, Roberto Fiore, tracciando il profilo professionale di Ferraro: "un magistrato proveniente dalla sinistra che ha creato negli ultimi mesi scompiglio nei poteri forti e nella massoneria".

E così, dopo il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, candidato per il Pd, dopo il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, che ha preferito la rivoluzione civile al Guatemala, dopo Stefano Dambruoso, magistrato esperto di terrorismo internazionale candidato nelle liste Monti, arriva anche una toga, rossa, per Forza Nuova.

Twitter: @domenicoferrara

Fellay: ebrei, massoni e modernisti contro l’accordo con Roma

La Stampa

vatican

Il superiore lefebvriano elenca i «nemici della Chiesa» che avrebbero contrastato il riconoscimento della Fraternità

Andrea TOrnielli
Città del Vaticano


Cattura
Il vescovo Bernard Fellay, superiore generale della Fraternità San Pio X, il gruppo tradizionalista fondato da monsignor Lefebvre, è tornato a parlare delle relazioni con la Santa Sede negli ultimi due anni, individuando i «nemici della Chiesa» che si sono opposti al riconoscimento da parte di Roma. Come si ricorderà, un accordo sembrava ormai quasi raggiunto, ma dalla scorsa estate, da quando ai lefebvriani è stata proposta la versione finale del preambolo dottrinale da sottoscrivere, le posizioni sembrano tornate distanti.

Il nuovo vice-presidente della commissione Ecclesia Dei, l’arcivescovo statunitense Augustin Di Noia, sta cercando di non dissipare il lavoro svolto nei colloqui dottrinali con gli esponenti della Fraternità, mentre sono risuonate quasi come una pietra tombale sul possibile accordo le dure parole pronunciate dal nuovo Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Gerhard Ludwig Müller, che ha definito «eretiche» certe posizioni dei lefebvriani.

Lo scorso 28 dicembre Fellay ha tenuto una conferenza di due ore in Ontario, Canada, durante la quale ha detto: «Chi, durante questo tempo, si è maggiormente opposto al fatto che la Chiesa potesse riconoscere la Fraternità San Pio X? I nemici della Chiesa. Gli ebrei, i massoni, i modernisti…». Un comunicato stampa del Distretto statunitense della Fraternità è corso ai ripari, spiegando che la parola «nemici» usata dal vescovo Fellay è «ovviamente un concetto religioso e si riferisce a qualsiasi gruppo o setta religiosa che si oppone alla missione della Chiesa cattolica e ai suoi sforzi di raggiungere il suo scopo: la salvezza delle anime».

Tale contesto «religioso», continua il comunicato, è basato sulle parole di Gesù riportate nel vangelo di Matteo: «Chi non è con me è contro di me…». E il riferimento agli ebrei, cerca di puntualizzare il comunicato, era indirizzato ai leader delle organizzazioni ebraiche, e non al popolo ebraico, come invece è stato interpretato dai giornalisti. La Fraternità San Pio X denuncia il ripetersi di «false accuse» di antisemitismo o di «parole di odio», fatte nel tentativo di «ridurre al silenzio il suo messaggio».

Nixon talento ancora ineguagliato”

La Stampa

Cerimonia in occasione del centenario della nascita del presidente del Watergate. La figlia: «Un uomo buono»

maurizio molinari
corrispondente da NEW YORK
 

Cattura
La cerimonia della Biblioteca Nixon in occasione del centenario della nascita del presidente del Watergate è l’occasione per una rivalutazione della sua opera da parte di storici e militari. I sondaggi continuano da anni a indicare che Nixon resta il presidente del Novecento meno amato dagli americani e nel tentativo di rovesciare tale immagine la figlia Tricia affida l’intervento più importante della rievocazione a Bruce Herschensohn, che fu lo speechwriter alla Casa Bianca.

“Nixon guardava al mondo come ad un insieme di 200 nazioni con 200 leader, studiandone ognuno e conoscendoli quasi tutti”, esordisce Herschensohn, parlando di un “talento ancora ineguagliato”. Fu tale approccio alle relazioni internazionali che lo portò all’apertura alla Cina comunista di Mao, mettendo a segno una svolta internazionale che schiuse agli Stati Uniti nuovi orizzonti e mise in difficoltà l’Urss, così come la scelta di porre fine alla guerra in Vietnam liberò l’America dalla palude di un conflitto impopolare.

Sono argomenti sostenuti anche dal deputato repubblicano della California, Ed Royce, e dall’ex generale dei marines Melvin Spiese che davanti ad un parterre di centinaia di persone nella sede della Nixon Foundation a Yorba Linda, dove nacque in California, rendono onore al 37° presidente in una cerimonia che vede uno squadrone di jet sfrecciare in cielo e 21 colpi di cannone a salve risuonare in lontananza.

Tricia Nixon Cox, la figlia maggiore, depone la corona commemorativa inviata dal presidente Barack Obama, prima di dire dal podio: “Credo che fra 100 anni mio padre sarà ricordato come un uomo buono, da rispettare” anche se la sua eredità resta segnata dallo scandalo del Watergate perché il suo maggiore merito fu di “aprire ad una nazione che era considerata nemica degli Stati Uniti”.

Negli altri interventi nessuno fa esplicito riferimento allo scandalo delle intercettazioni illegali che obbligò Nixon alle dimissioni - unico presidente ad averlo dovuto fare - ma l’ex speechwriter pronuncia una frase che riflette l’opinione di molti presenti: “Sebbene ciò che avvenne non fu giusto, si trattava del modo in cui allora si operava a Washington”. Come dire: non era solo lui a spiare gli avversari in maniera illegale.

Cina, Google rimuove la funzione anti-censura dalle ricerche

La Stampa

Il servizio avvertiva gli internauti che la parola digitata poteva essere tra quelle bloccate

SHANGHAI 


Cattura
Alla fine anche Google ha capitolato e ha rimosso da ieri dal suo motore di ricerca in Cina la funzione che avvertiva che la parola che si stava cercando poteva essere sensibile per la Cina e quindi la ricerca veniva bloccata. Lo scrivono i media cinesi. La decisione della società di Mountain View di interrompere il servizio, che aiutava gli internauti contro la censura, sarebbe nata alla fine di un lungo e tormentato braccio di ferro con le autorità cinesi, cominciato lo scorso giugno.

E la mossa di Google non è piaciuta agli internauti: sul web cinese sono molti i messaggi contro Google, che ha perso «la reputazione come avversatore della censura», accettando una autocensura. La «guerra» tra Google e la grande muraglia di fuoco, il sistema cinese di censura su Internet, non è recente e spinse il gigante informatico a spostare i suoi server a Hong Kong nel 2010. Nonostante questo, spesso sia Google che i sevizi di posta elettronica Gmail risultano bloccati in Cina.

(Ansa) 

Metti un fiocco giallo sul tuo cane per dire agli altri di tenersi lontano

La Stampa

zampa

Un movimento internazionale di padroni lancia l’idea: segnale di riconoscimento colorato per chi non vuole essere avvicinato


Cattura
Cani che hanno bisogno di spazio. Malati e in convalescenza, bisognosi di evitare movimenti bruschi o semplicemente piccoli attaccabrighe che finiscono regolarmente per trovarsi addosso i segni della dentatura di qualche mastodonte. 
Ecco, se avete un cane così da oggi potete unirvi al movimento internazionale che va sotto il nome di «The Yellow Dog Project» e contribuire a diffondere un’idea semplice quanto geniale: un segnale riconosciuto e riconoscibile da tutti che dica agli altri che il vostro amico a quattro zampe ha bisogno di spazio e preferite che nessuno si avvicini. Il segnale è un fiocco giallo, eventualmente sostituibile con una bandana dello stesso colore.
L’intero progetto si basa sul passaparola, perché ovviamente più persone sono a conoscenza del segnale, più la cosa funziona. Dunque lo strumento principe per la diffusione è la condivisione sui social network e infatti è in Rete che troverete informazioni – e la possibilità di collaborare alla diffusione della conoscenza - in ben 65 lingue: basta collegarsi a www.theyellowdogproject.com e cliccare sulla bandierina del proprio paese o cercare “The Yellow Dog Project” su Facebook. 

L'amarcord di Berlusconi: quando a Mediaset facevo regia e casting

Redazione - Mar, 08/01/2013 - 10:37

Silvio Berlusconi, ospite a Mattino Cinque, ricorda gli anni di Fininvest: "Allora mi divertivo, quello che faccio ora è un dramma..."

Tra una domanda e un'esternazione Silvio Berlusconi, ospite degli studi di Canale 5, si abbandona all'aamrcord.


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Formidabili quegli anni, fuori dalla politica e dentro l'avventura della tv commerciale. Dietro le telecamere, in cabina di regia e anche in sala trucco. Berlusconi, come è facile immaginare, faceva tutto. E chi bazzicava quegli ambienti se lo ricorda con le maniche arrotolate dietro qualche telecamera a controllare le inquadrature. Silvio Berlusconi è ospite in studio a Canale 5. "Qui facevo di tutto: il regista, scrivevo i testi, facevo il casting, controllavo il trucco. Insomma, la mia esuberante personalità trovava modo di affermarsi", lo racconta - mentre sul suo volto si allarga un sorriso di rimembranze - ai microfoni di Paolo Del Debbio a Mattino Cinque.

"Se gli dò del tu è perchè ci conosciamo da trent’anni, ci siamo conosciuti quasi in epoca fascista", il Cavaliere spiega così agli spettatori la sua lunga amicizia col conduttore del programma. Ci si divertiva di più a quei tempi, mentre "quello che faccio ora è un dramma, una tragedia", ribadisce il fondatore di Mediaset. E poi scatta il parallelo tra gli anni al timone delle reti commerciali e quelli sulla tolda del governo: "Nei miei 19 anni di presenza in politica ho visto che il presidente del Consiglio in Italia non conta nulla. Qui ero il dominus assoluto. Ho sempre portato grandissimo rispetto a tutti e credo quindi di essere riuscito a creare qui, in quella televisione che stava nascendo tra molte difficoltà, una solidarietà che è stata molto importante".

E reato dire al capo "lei non capisce un c...", anche argomentandolo

La Stampa


Cattura
Rischia una condanna per il reato di ingiuria il dipendente che si rivolge al proprio capo dicendo «lei non capisce un c...». Lo stabilisce una pronuncia della Corte di Cassazione, dando ragione al ricorso della procura di Frosinone, che aveva impugnato un'assoluzione del locale giudice di pace. Il giudice aveva assolto F.P. dal reato di ingiuria, sostenuto dai legali del datore di lavoro M.S.: durante un'accesa litigata per motivi di lavoro, il sottoposto aveva sottolineato con forza e particolare enfasi le sue ragioni, chiosando infine il suo ragionamento con la frase incriminata. E "crimine" infatti è, per la Cassazione.

Malgrado il giudice di pace abbia stabilito che la frase è ormai entrata nel «gergo comune, pronunciata nel corso di una discussione di lavoro e intesa solo a comunicare il proprio dissenso», in realtà secondo la Suprema Corte l'ingiuria rimane. Questo perché, al di là dell'uso comune o meno della locuzione, la Cassazione rileva che è «l'espressione stessa, letta complessivamente e nel contesto in cui veniva pronunciata, ad assumere carattere ingiurioso laddove vi veniva rimarcata con particolare asprezza di tono, e nel corso di una discussione di lavoro, l'incompetenza della persona offesa». Una condotta, conclude la Corte, che va al di là della «mera manifestazione di un contrasto di opinioni fra l'imputato e la parte offesa, presentandosi viceversa quale offesa all'onore professionale di quest'ultima in quanto tale».

(Fonte: Adnkronos)