lunedì 7 gennaio 2013

Rex e Lilli, i due inseparabili

Corriere della sera

Al rifugio «Salva la zampa» i volontari si danno il turno per accudire i cani che aspettano una famiglia

 

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MILANO - Continua il nostro viaggio nei rifugi dell’hinterland milanese che vivono solo grazie all’attività del volontariato. Ed ecco la nuova tappa a Gaggiano, per incontrare gli inseparabili Rex e Lilli (hanno provato a darli in adozione separatamente: si lasciavano morire), il pastore tedesco Chanel che ha 10 anni ma è scatenata come un cucciolone, i fratelli Blacky e Blacko, sequestrati ad un campo rom in via Ripamonti, due anni fa, quando avevano pochi mesi, Yuri, rimasto senza casa come Dick e il segugio Furia quando la ditta dove era cresciuto ha chiuso i battenti. E ancora Eter, due anni, un setter dolcissimo ma scartato da un allevamento, perché giudicata non idonea alla caccia, Giotto il pointer di un anno appena arrivato da Napoli insieme al setter Dino.

Sono solo alcuni dei senza famiglia sotto la tutela dell’associazione «Salva La Zampa» e ospiti della pensione Puttini di Gaggiano. Ogni giorno i volontari si danno il turno per accudirli, durante le lunghe sgambate nel parco della pensione modello, alla periferia Sud Est di Milano. La squadra ai compone, come ben spiega il sito (www.salvalazampa.eu; salvalazampa@yahoo.it) di bipedi «esperti» e del gatto.Jacarilla, che viene utilizzato come test quando si presenta una nuova famiglia adottiva che in casa ha già dei gatti, i quali dovranno necessariamente convivere con il nuovo pet.

Il rifugio «Salva la zampa» Il rifugio «Salva la zampa» Il rifugio «Salva la zampa» Il rifugio «Salva la zampa» Il rifugio «Salva la zampa»

Corinna Epifania è la presidente dell’associazione nata da una costola di una storica associazione animalista milanese, meno di un anno fa. L’obiettivo è trovare a ciascun peloso – bello o brutto, giovane o vecchio, sano o malato, con handicap o senza – una nuova casa. Vicepresidente è l’instancabile veterinaria Cristina D’Alessandro che da anni si prodiga per i cani e i gatti abbandonati. Ogni volontario ha un compito preciso: Chiara, responsabile annunci, Luisa, pr, Laura, contatto per adozioni a distanza, e ancora Marco, Cristina e Rosella si dividono tra l’attività in canile, Stefano è il webmaster, Roberto il dog-driver, Lorena il tesoriere, Patrizia realizza bomboniere solidali, Massimiliamo è l’uomo degli eventi. Per informazioni: 0039.347.2549083- 0039.347.2549083.

Paola D'Amico
6 gennaio 2013 (modifica il 7 gennaio 2013)

Auto: le novità più attese dell'anno

Corriere della sera

Dall'Alfa Romeo 4C alla nuova Jaguar F-Type. Così il mercato in crisi prova a ripartire


MILANO - Anno nuovo, vita nuova. Il 2013 ha appena aperto le immacolate pagine del suo calendario facendo rispolverare un detto vecchio come il mondo. Vale anche per le auto? Certamente, visto che le novità creano interesse, migliorano la qualità del prodotto e danno una spinta alle vendite. Cosa ci dobbiamo aspettare nel nuovo anno? Ecco, di seguito, una rassegna dei modelli più vicini all'arrivo nelle concessionarie.


Alfa Romeo 4c-Piccola, leggera e a trazione posteriore. Un ritorno al passato che piacerà agli appassionati del marchio: la 4c, infatti, è una sportiva purosangue: due posti secchi, 850 kg, telaio in carbonio, motore turbo in alluminio da 250 Cv per una velocità massima di 250 orari. Sarà costruita negli stabilimenti Maserati di Modena.

BMW Serie 4 Coupé - Svolta storica per la Casa di Monaco, che abbandona le tradizionali Serie 3 a due porte per dare vita a una nuova famiglia indipendente. La Serie 4 debutta come coupé di impronta sportiva per poi essere lanciata in veste di cabriolet con tetto rigido. A inizio del 2014 dovrebbe arrivare la sportivissima versione M4.

Fiat 500 L Trekking - È ispirata all'omologa Panda Trekking ed è la prima novità Fiat in attesa della 500 Xl a 7 posti. In entrambi i casi la base è quella della 500 L, con la Trekking dotata di modifiche che permettono di pensare a moderate escursioni fuori da strade asfaltate.

Ferrari, ecco l'erede della Enzo-Una supercar esclusiva riservata a pochi eletti con tecnologie derivate dalla Formula 1 e un motore ibrido. E un prezzo- si dice- superiore al milione di euro. L'erede della Enzo si vedrà in marzo al Salone di Ginevra e sarà venduta«su invito»

Jaguar F-Type - Al debutto a Parigi è piaciuta moltissimo la nuova spider inglese, che a tanti ricorda la leggendaria E-Type degli anni Sessanta. Promette distinzione e divertimento alla guida, spinta da un V6 di 3 litri o da un ancor più potente V8 di 5 litri da 495 cv.

Mercedes Cla - Tra le più attese c'è la versione a tre volumi della recente Classe A, battezzata Cla. La linea prende spunto da quella della Cls, rilanciando il concetto di coupé a quattro porte. Al vertice della gamma ci sarà la 45 Amg a trazione integrale spinta da un 2 litri turbo a benzina da 350 cv.

Mini Paceman - Si sa ormai tutto della più recente Mini, realizzata con carrozzeria a 2 porte sulla base della Countryman, con cui condivide telaio, motori e cambi. Tra le novità ci sono i fari posteriori orizzontali e gli alzacristalli nelle porte.

Opel Adam - Il successo di Fiat 500 e Citroën Ds3 ha suggerito ampie possibilità di personalizzazione per la piccola Opel. Disponibile in una vasta gamma di colori e combinazioni di interni, è mossa dai motori a benzina 1.2 e 1.4 della Corsa.

Renault Zoe - La Casa francese punta molto sull'elettrica che si può ordinare anche sul sito della Renault a un prezzo di 21.650 euro più 79 euro al mese per il noleggio della batteria. A 5 posti e 4 porte, raggiunge i 135 orari con un'autonomia virtuale di circa 200 km.

Seat Leon - Si tratta della versione in salsa Seat di Volkswagen Golf e Audi A3 con cui condivide il nuovo pianale del gruppo automobilistico comune. La gamma di motori è completa.

Toyota Rav4 - L'ultima generazione segue l'evoluzione stilistica inaugurata da Yaris e Auris. La nuova Rav4 è decisamente più spigolosa di prima, con miglioramenti nella spaziosità interna e trazione anteriore oppure integrale.

Volkswagen Maggiolino Cabrio - La seconda generazione del nuovo Maggiolino ha il tetto in tela che si apre e chiude in 11 secondi. Il prezzo parte da 23.800 euro.

L'erede della Ferrari Enzo

Fotogallerygallery | 19 dicembre 2012

Il Maggiolino si scopre e diventa cabrio

FotogalleryMotori | 04 dicembre 2012

Opel Adam

FotogalleryMotori | 11 luglio 2012

Mini Paceman

FotogalleryMotori | 14 settembre 2012

Jaguar F-Type

FotogalleryMotori | 27 settembre 2012

Ecco la nuova 500 Trekking

FotogalleryMotori | 28 novembre 2012

Bmw Serie 4

FotogalleryMotori | 05 dicembre 2012

La nuova Toyota Rav4

Video Los Angeles Auto showmotori | 01 dicembre 2012

Opel Adam

Video Internet (Media Opel)motori | 14 novembre 2012


Roberto Gurian e Daniele Sparisci
7 gennaio 2013 | 12:34

Internet produce 830 milioni di tonnellate di Co2

La Stampa

Secondo una ricerca australiana, l’impatto ambientale dell’Information Technology è lo stesso del traffico aereo

claudio leonardi
torino


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Internet e tutto l’apparato della cosiddetta Information Technology produrrebbero, ogni anno, circa 830 milioni di tonnellate di biossido di carbonio, considerato uno dei principali gas serra. Un dato ancor più sorprendente se lo si traduce in percentuale: circa il 2% delle emissioni globali, la stessa quantità prodotta dal traffico e dall’industria aeronautica, secondo il centro australiano per Energy-Efficient Telecommunications (CEET) e i laboratori Bell, autori della ricerca.

La domanda è vecchia quanto la Rete, che si avvia a festeggiare il suo trentesimo compleanno: è la comunicazione digitale un’alternativa ecologica al tradizionale uso di carta, viaggi aerei o in auto e a tutto l’arsenale tradizionale della comunicazione e dell’informazione? Questione spinosa. I data center che consentono a Internet di offrire i tantissimi servizi pubblici e privati consumano molta energia, usata per alimentare i server, ma anche i potenti sistemi di condizionamento che impediscono alle macchine di surriscaldarsi. E tuttavia, ci si dovrebbe sempre chiedere quanta energia facciano risparmiare. Ma la ricerca australiana non aveva e non ha come scopo mettere Internet su un anacronistico banco degli imputati, quanto di segnalare modelli di efficienza in grado di abbattere le attuali emissioni di Co2, tra l’altro destinati a raddoppiare entro il 2020.

Gli autori della ricerca, pubblicata sull’Environmental Science & Technology, indicano nuovi modelli, più efficienti, nella misurazione della produzione ed emissione del biossido di carbonio in ambito Ict, ma anche la strada per abbatterle. In base ai due modelli di monitoraggio testati, infatti, i ricercatori suggeriscono che lo sfruttamento delle energie rinnovabili e l’uso corretto di tecnologie che consentono la razionalizzazione dei consumi sono le strade da battere per un’industria informatica con un migliore impatto ambientale. Da qualche anno, infatti, i produttori di pc destinati alle famiglie e alle aziende sono più sensibili al tema del consumo di energia, ma anche all’uso di materiali riciclabili e meno inquinanti.

Le aziende stanno da tempo sperimentando, per esempio, i vantaggi della cosiddetta virtualizzazione, che consente di disporre di molte postazioni di lavoro a partire però da un singolo server, con conseguente risparmio di hardware e di elettricità. Ma una volta creata la tecnologia, occorre la giusta sensibilità e competenza per usarla nel modo migliore. Anche a questo servono istituzioni come il Ceet, che pubblica un rapporto annuale sullo stato dell’arte nell’uso efficiente delle risorse energetiche da parte dell’industria dell’Information Technology. 

All'asta rare foto a colori dei Beatles

La Stampa

Ritraggono i quattro di Liverpool durante il loro primo tour Usa


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Immagini tanto rare quanto belle. Sono i 65 scatti a colori che ritraggono i Beatles durante il loro primo tour negli Stati Uniti. Fotografie che il 22 marzo prossimo verranno messe in vendita dalla Omega Auctions. Un'asta che potrebbe arrivare anche a offerte importanti visto che sono immagini a colori. Negli anni '60, infatti, la maggior parte delle fotografie veniva realizzata in bianco e nero per via dell'elevato prezzo di quelle a colori. Le immagini,  pubblicate sul Mail Online, ritraggono i quattro di Liverpool  anche durante le loro prove, incluso George Harrison con la sua leggendaria chitarra rossa Rickenbacker e scatti delal conferenza stampa tenutasi al Las Vegas Sahara Hotel. Le foto sono state realizzate dal Dr. Robert Beck, morto nel 2002, e sono rimaste nel suo archivio fotografico nella sua casa di Hollywood.

Oro, incenso e Storia: i Re Magi tra verità e leggenda

Il Messaggero
di Rossella Fabiani


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Chi rispetta la tradizione li mette nel Presepe soltanto il 6 gennaio. Chi se lo può permettere compra addirittura statuine di dimensioni diverse per farle arrivare dalle montagne di cartapesta prima piccole sui cammelli, poi sempre più grandi verso la capanna che raggiungeranno in adorazione.Uno inginocchiato e due in piedi con i doni per Gesù Bambino: l’oro (la regalità), l’incenso (la divinità) e la mirra (la passione). Sono i Re Magi. Tanti pensano che siano dei personaggi mitici, mentre secondo antiche fonti, non soltanto sono esistiti in carne ed ossa, ma i loro corpi sono conservati a Milano nella basilica di Sant’Eustorgio. Le spoglie dei Magi furono portate in Italia da Costantinopoli, dove si trovavano, alla metà del IV secolo e oggi sono in una cappella della basilica nella zona di Porta Ticinese

LE VIE DI COSTANTINOPOLI
Eustorgio – il nono vescovo di Milano – è ricordato come “confessor” (testimone della fede) da Sant’Ambrogio, che lo indica tra i suoi predecessori dediti a diffondere il cristianesimo nella città lombarda, insieme a Dionigi e a Mirocle. La tradizione vuole che prima di insediarsi a Milano – in quel periodo cuore dell’Impero romano – Eustorgio ricevette le reliquie dall’imperatore di Costantinopoli, Costante I. Fino ad allora i corpi dei Re Magi si trovavano nella basilica di Santa Sofia dove erano stati portati alcuni decenni prima da Sant’Elena, madre di Costantino, che li aveva ritrovati durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa. Le reliquie furono traslate a Milano in un grande sarcofago di pietra che si trova a destra dell’altare maggiore, nella Cappella dei Magi.

LA SCRITTA

Sul sarcofago appare la scritta Sepulcrum Trium Magorum e una stella. Anche sul capitello di una colonna della navata destra della basilica è scolpita la ricostruzione di questo episodio: il vescovo Eustorgio è aiutato da un angelo a trasportare il pesantissimo sarcofago issato su un carro trainato da buoi. La leggenda racconta che Eustorgio sarebbe sbarcato dalla Dalmazia in Abruzzo. Qui un lupo attaccò e uccise uno dei buoi. Aggiogata la belva al posto del bue, l’arca arrivò fino a Milano nei pressi del fonte battesimale detto di San Barnaba dove divenne così pesante che non fu più possibile spostarla. Era il segno di Dio che indicava il luogo in cui doveva essere costruita la basilica per ospitare i resti dei tre sapienti che visitarono Gesù nel giorno che il calendario liturgico cristiano celebra come l’Epifania.

Tra le fonti che danno notizia dei Re Magi, quella più nota è il vangelo di Matteo. In realtà, i racconti orientali relativi ai Magi possono essere divisi in due cicli distinti. Il primo, che si collega al racconto di Matteo, è proprio dell’ambiente siro-iranico e dice che i Magi arrivavano dalla Persia. Il secondo, nato nel medioevo inoltrato, non tiene in alcun conto i versetti dell’evangelista e fa venire i Magi dal Turkestan. Per la tradizione cristiana, i Magi erano astronomi e sacerdoti zoroastriani che, secondo quanto scrive Matteo, seguirono la stella cometa per adorare il Bambino Gesù, re dei Giudei. Soltanto la tradizione cristiana successiva – in particolare il “Vangelo armeno dell’Infanzia” – ha aggiunto alcuni particolari: erano tre (sulla base dei doni portati), erano re e si chiamavano Melchiorre, Baldassarre e Gaspare.

LA RAZZIA
Oggi il sarcofago non conserva più tutti i resti dei Magi perché le reliquie, veneratissime nel medioevo, furono trafugate dalle truppe di Federico Barbarossa che conquistarono Milano nel 1162 e furono trasferite nella Cattedrale di Colonia l’11 giugno del 1164. I soldati di Barbarossa danneggiarono anche il sarcofago che fu riparato nel 1733 dalla Confraternita dei Magi. I milanesi lottarono con ogni mezzo per riavere le preziose ossa. Intervennero ben tre Papi, San Carlo Borromeo e il re di Spagna, Filippo II. Ma la disputa con Colonia si concluse soltanto nel 1904 quando una parte delle reliquie venne finalmente restituita a Milano dove oggi è custodita dietro una grata in una nicchia incassata nel muro, sopra l’altare della cappella dedicata ai Magi.

Il mito del Golden Gate ottant'anni tra due sponde

Il Messaggero
di Flavio Pompetti


Nessun'altra opera umana incide sul paesaggio - si legge in documento dell'Unesco che accompagna la lista dei siti patrimonio dell'umanità - come riescono a fare i ponti.E tra i ponti, non ce n'è un altro al mondo che si avvicini per notorietà e numero di visitatori al Golden Gate, l'arco arancione di ferro e cemento che cuce la baia di San Francisco, tra la città a sud e il parco naturale della contea di Marin a nord. 


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BERSAGLIO PER VIDEOGIOCHI Lo conosciamo tutti anche senza mai essere andati a vederlo perché è apparso in più di 60 film: Alfred Hitchcock l'ha usato come sfondo sia in Vertigo che ne Gli Uccelli; i moderni creatori di video giochi ne hanno fatto un bersaglio ideale per gli attacchi aerei e per le esercitazioni di volo a bassa quota. Il ponte appartiene alla cultura popolare in un modo così profondo, da far dimenticare a volte che è con noi solo da 75 anni, e che il progetto che gli ha dato vita si appresta a celebrare l'ottantesimo compleanno.

LO STRETTO NASCOSTO
La baia sulla quale è sorta la città di San Francisco è chiusa come in una tenaglia dai due promontori che formano lo stretto del Golden Gate. L'apertura è talmente stretta che i primi navigatori del '500 come Juan Cabrillo e Francis Drake la costeggiarono senza scoprire l'accesso, e si dovette attendere fino al 1769 perché l'esploratore spagnolo Gaspar de Portolà potesse varcare lo stretto e scoprire l'incantevole rifugio naturale che nascondeva. Con l'urbanizzazione di San Francisco cominciò anche a prendere piede il sogno di unire le due sponde per semplificare il viaggio dei cittadini verso le spiagge e le campagne della costa settentrionale. Nel 1916 un articolo-sfida pubblicato sul San Francisco Bulletin sollecitava idee per la realizzazione del ponte. Tra i primi a rispondere fu l'architetto Joseph Strauss, ambizioso almeno quanto impreparato di fronte all'enormità del progetto.

Ma la prima guerra mondiale incalzava con costi proibitivi per l'economia nazionale, e nessuno era disposto a distogliere dal bilancio pubblico i 35 milioni di dollari richiesti dal preventivo. Bisognò aspettare il venerdì nero della borsa di Wall Street, la grande recessione e il massiccio piano di investimenti nelle infrastrutture del paese del New Deal rooseveltiano per riportare a galla l'idea. E occorse l'impegno finanziario di un italiano, il fondatore e proprietario della Bank of America Amedeo Giannini, per trovare i fondi necessari ad avviare la costruzione nel gennaio del '33. Quattro anni dopo e 900.000 tonnellate di materiale più tardi, lo stesso presidente Roosevelt spinse il bottone che apriva le sbarre di accesso e che permetteva per la prima volta di attraversare lo stretto a 75 metri di altezza sull'acqua, come in volo sull'arcobaleno.

LE MILLE COPERTINE Il lunedì successivo la foto del Golden Gate Bridge appariva sulla prima pagina della rivista Time; la prima di migliaia di copertine a venire. Il colore scelto per la pittura dei pilastri: un arancione acceso, che fa da eco al sole al tramonto, è sicuramente una delle ragioni che spiegano il fervore con il quale i turisti di tutto il mondo sono andati a visitarlo per farsi fotografare sul posto. Il fascino ha però un risvolto morboso. Il ponte fu costruito con il sacrificio di 11 vite umane (altri 19 operai furono però salvati da un rivoluzionario sistema di reti sospese che ne impedivano la caduta in acqua). Dalla sua apertura è diventato un magnete per gli aspiranti suicidi, che si avventurano sulle campate e scavalcano il parapetto al ritmo di uno ogni due settimane; oltre 1300 in totale.

L'impatto con l'acqua a 120 kmh è stato fatale a tutti meno ventisei miracolati, sopravvissuti in barba al numero di fratture e di contusioni interne. Tuttavia l'accesso non è mai stato proibito ai pedoni, anzi le corsie preferenziali che fiancheggiano l'asse stradale sono così affollate da richiedere orari esclusivi per i pendolari in bicicletta, e per le folle di curiosi che vi sostano per i frequenti avvistamenti di giovani balene, che entrano nello stretto per puro caso, e rimangono intrappolate nella baia. Ad assisterle dalla spalletta del ponte, arrivano puntuali giovani musicisti con violini e flauti, che cercano di spingerle verso la salvezza con il suono dei loro strumenti.

Rita Levi Montalcini in orbita tra Marte e Giove

La Stampa

piero bianucci
torino


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Rita Levi Montalcini è anche un asteroide in orbita tra Marte e Giove. Le fu dedicato dalla International Astronomical Union con questa motivazione: “Nel 1952 la neurobiologa Rita levi Montalcini, nata a Torino nel 1909, scoprì il Nerve Growth Factor, proteina che controlla la proliferazione delle cellule nervose. Vincitrice nel 1986 del premio Nobel per la Medicina, promuove tuttora progetti a favore delle donne nei paesi in via di sviluppo”. (Minor Planet Circular n. 68446, 2010).

Ora che Rita Levi Montalcini ci ha lasciati dopo una straordinaria avventura scientifica e umana durata 103 anni e 8 mesi, mi fa piacere ricordare che a proporre la dedica di quell’asteroide siamo stati in tre: lo scopritore Giovanni De Sanctis, l’astronomo Mario Di Martino ed io, che grazie al mio lavoro potuto conoscerla bene e anche averla ospite, prima che ricevesse il Nobel, ad un mio programma televisivo su Rai Tre intitolato “Vita da scienziato”.

Di Martino, De Sanctis ed io prendemmo questa iniziativa in occasione dello svolgimento a Torino dell’Euro Science Open Forum (ESOF). Parallelamente mandammo avanti la proposta di battezzare “Torino” un altro asteroide, e anche questa fu accettata. Durante la cerimonia inaugurale di ESOF il certificato del primo fu consegnato alla nipote Piera Levi Montalcini, il certificato del secondo al sindaco di Torino, Sergio Chiamparino.

La scoperta dell’asteroide ora chiamato “Levi Montalcini” risale al 4 marzo 1981, cinque anni prima che le fosse assegnato il premio Nobel per la Medicina. E’ un corpo roccioso dal diametro di una decina di chilometri che si trova nella fascia principale degli asteroidi, a 450 milioni di chilometri dal Sole (il triplo della distanza della Terra). Con l’aiuto di Giovanni De Sanctis dell’Osservatorio di Torino, lo scovò nel cielo l’astronomo belga Henri Debehogne. Fino al battesimo ufficiale lo identificava soltanto il numero d’ordine: 9722. 

Giovanni De Sanctis ha contribuito alla scoperta di una quarantina di asteroidi. Molti sono ancora in attesa di un nome. Henri Debehogne, morto nel 2007, lavorava all’Observatoire Royal de Belgique. Ha scoperto più di 700 asteroidi: è il record dell’era della fotografia, prima dei telescopi a sensori elettronici. Rimarrà imbattuto. Quando De Sanctis e Debehogne trovarono il pianetino “Levi Montalcini” la ricerca si svolgeva ancora riprendendo fotografie a lunga posa e quindi bisognava guidare a mano il telescopio nel gelo della notte.

Oggi la ricerca si fa con telescopi automatici che spazzano il cielo in modo regolare. Così si scoprono pianetini sempre più piccoli, tanto che in trent’anni si è arrivati a contarne più di trecentomila.
A completare il cielo degli asteroidi “torinesi” scoperti da Debehogne, sempre su proposta di Di Martino e mia, è arrivato un anno fa “Primolevi”. Tra il grande scrittore e la grande biologa c’era una profonda reciproca stima, Sicuramente i loro pianetini si faranno buona compagnia. Scoperto nel 1989, per più di vent’anni il pianetino 4545 è rimasto anonimo nella sua orbita tra Marte e Giove. Alla fine del 2011 è diventato “Primolevi” (tutto unito, come vogliono le regole dell’anagrafe celeste).

Così anche il numero d’ordine che lo contrassegnava ha assunto un significato: 1945 è l’anno del rientro di Primo Levi da Auschwitz, e quasi cabalisticamente un 45 sta tra due 17 nel numero che i nazisti gli tatuarono sull’avambraccio e che lui non volle mai cancellare (174517). La motivazione della dedica riporta i dati biografici essenziali: “Primo Levi (1919-1987), chimico e scrittore italiano, fu autore di due romanzi e di alcune raccolte di racconti, di saggi e poesie. La sua opera più nota è Se questo è un uomo, testimonianza del suo periodo di prigionia nel campo di concentramento di Auschwitz.”

Il pianetino Primolevi fu scoperto nel 1989 con un telescopio dell’Osservatorio australe europeo, sulle Ande del Cile. Ha un diametro di 17 chilometri, si trova nella fascia principale degli asteroidi e impiega cinque anni e mezzo a completare la sua orbita. Sarebbe stato bello sentire le reazioni dello scrittore alla notizia di questo battesimo. Il cielo lo affascinava e molta sapienza astronomica è sparsa nelle sue pagine.

Su “La Stampa” commentò la missione dell’Apollo 8 intorno alla Luna, lo sbarco dei primi astronauti, Amstrong e Aldrin, nel 1969, la partenza delle sonde Pioneer verso Giove con a bordo un messaggio ad eventuali alieni, la tragedia dello shuttle Challenger esploso al decollo nel 1986. Nel racconto Una stella tranquilla un astronomo che aveva programmato un weekend con la famiglia se lo vede andare in fumo per colpa di una supernova esplosa migliaia di anni prima. 

Nelle poesie Stelle Nere e Sidereus nuncius lo ispirano un articolo di “Scientific American” sui buchi neri e Galileo che punta il cannocchiale “come una bombarda”. In Notizie dal cielo vede nell’astronomia e nella fisica delle particelle il riscatto intellettuale del Novecento dagli orrori di due guerre mondiali: “credo che quanto si va scoprendo sull’infinitamente grande e sull’infinitamente piccolo sia sufficiente ad assolvere questa fine di secolo e di millennio”. Nel racconto Visto da lontano rovescia il punto di vista come fece Keplero nel suo Somnium e fa osservare da astronomi lunari la comparsa dell’inquinamento luminoso sulla Terra. 

Chi volesse vedere le schede con tutti i dati orbitali degli asteroidi in questione può battere il loro nome nell’apposita casella del Data Base gestito dal JPL, Jet Propulsion Laboratory, istituto della Nasa e dell’Università della California con sede a Pasadena: http://ssd.jpl.nasa.gov/sbdb.cgi#top

Ricicli, dal cartone da imballaggi un caschetto per i ciclisti

La Stampa

Ultrasicuro e leggero
londra


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Con il cartone da imballaggi è possibile realizzare un casco da ciclista che pesa il 15 per cento in meno di quelli tradizionali ma ha una capacità tripla di assorbire gli urti. A mettere a punto il prototipo, descritto dal sito specializzato Echochunk, è stato Anirudha Surabhi del Royal College of Arts di Londra. 

Kranium, questo il nome dell’elmetto realizzato da un unico foglio di cartoncino, è disegnato sulla base della struttura della testa di un picchio, e può assorbire impatti fino a 250G, grazie a tagli e strutture realizzati anche grazie al laser. Il materiale viene trattato con una soluzione idrorepellente per resistere all’acqua: «Oltre a essere uno dei più sicuri mai creati - assicura l’ideatore - è anche il 15 per cento più leggero e molto più sottile di quelli tradizionali».

Filmato per la prima volta un calamaro gigante a 900 metri di profondità

Quotidiano.net

Ripreso da un’equipe del Museo scientifico nazionale giapponese

Il calamaro gigante (Architeuthis), è stato individuato a 630 metri di profondità dagli scienziati all’interno di un sottomarino circa 15 chilometri a est dell’isola di Chichi, nel Pacifico del nord. Il sommergibile lo ha seguito fino a 900 metri prima che scomparisse negli abissi
Tokyo, 7 gennaio 2012 


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Per la prima volta nella storia una telecamera è riuscita a filmare un calamaro gigante fino a 900 metri di profondità nelle acque del Pacifico. La mitica creatura, di color argenteo, è stata ripresa il 10 luglio scorso da un’equipe del Museo scientifico nazionale giapponese in collaborazione con la rete televisiva pubblica giapponese Nhk e quella americana Discovery Channel. Il calamaro gigante - il cui nome scientifico è Architeuthis era stato individuato a 630 metri di profondità dagli scienziati all’interno di un sottomarino circa 15 chilometri a est dell’isola di Chichi, nel Pacifico del nord. Il sommergibile, con tre persone a bordo, lo ha seguito fino a 900 metri prima che l’animale scomparisse negli abissi.

La Nhk ha ora diffuso le immagini del calamaro gigante, il cui solo corpo, senza le braccia e i tentacoli, risulta lungo 3 metri. La lunghezza totale “è stata stimata in otto metri”, ha spiegato Tsunemi Kubodera, del Museo scientifico giapponese, aggiungendo che, “i due principali tentacoli risultano amputati”, per ragioni ignote agli scienziati.


Amsterdam , le famiglie violente chiuse in un ghetto

La Stampa

Trasloco forzoso, vivranno in container
marco zatterin
corrispondente da bruxelles


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Già lo chiamano il «Villaggio dei dannati», ma il sindaco di Amsterdam, Eberhard Van der Laan, in carica dal luglio 2010, sdrammatizza. Ha stanziato un milione di euro per il trasloco forzoso delle famiglie ritenute responsabili di comportamenti antisociali ed è finito sommerso dalle critiche. A suo avviso, chi dovesse essere colto in ripetute azioni ai danni della comunità - dalle molestie ai comportamenti offensivi nei confronti degli omosessuali - sarà costretto ad abbandonare la propria casa e a risiedere temporaneamente in un container. «Vogliamo difendere i nostri valori liberali - spiega il portavoce del Municipio -. Ognuno deve poter essere ciò che si sente. E la società ha l’obbligo di proteggerlo».

La decisione di Van der Laan ha riaperto il dibattito su Amsterdam quale capitale delle libertà e luogo di tolleranza, anche perché il primo a parlare dei «Villaggi della Feccia» era stato, nel 2011, il leader della destra populista Geert Wilders. Non solo. Un esperimento non disssimile nei Paesi bassi nel XIX secolo, quando numerosi disturbatori della pubblica quiete furono deportati nelle province di Drenthe e Overijssel, col solo risultato di creare nuovi quartieri violenti e infrequentabili. Lo spettro del «ghetto dei criminali» è stato agitato per contestare il sindaco laburista.

Il comune invita a ragionare. Anzitutto, ha spiegato il portavoce, la misura si rivolge a famiglie e non a singoli. «Non è per chi disturba il vicino tenendo troppo alto il volume dell’impianto stereo», ha precisato, ma per «i soggetti estremamente violenti, gli autori di intimidazioni ricorrenti, casi di molestie ripetute». Comportamenti non penali, sia chiaro, oltretutto i container «non sono prigioni, ma locali dotati di doccia e cucina già utilizzati per gli studenti fuori sede». Saranno distribuiti nelle aree industriali della capitale olandese e i loro ospiti saranno controllati dalla polizia.

«È sbagliato parlare di “villaggio” - mediano ad Amsterdam -, non intendiamo raggruppare i container». Gli ospiti degli scatoloni di metallo saranno assistiti da personale medico specializzato e assistenti sociali. Dopo un massimo di sei mesi, avranno una nuova abitazione permanente. «È un deterrente - dice il portavoce -. Dobbiamo cercare un modo per evitare che certe situazioni spiacevoli si ripetano». Quest’anno si comincia con dieci famiglie. Per l’anno prossimo si deciderà più avanti. «E’ un deterrente - dice il portavoce -. Dobbiamo cercare un modo per evitare che certe situazioni spiacevoli si ripetano». Si comincia con dieci famiglie. Per l’anno prossimo si deciderà più avanti, anche alla luce delle reazioni al progetto che, in Olanda, ha rilanciato il termine «tuigdorpen», il «villaggio della feccia», al punto da farne la «parola dell’anno» per il 2012 secondo il Van Dale, il principale dizionario del Paese.

Rai3 fa cag...»: il giallo del tweet dell'account @Berlusconi 2013

Corriere della sera

Nel giro di pochi minuti la smentita: un fotomontaggio. E in rete circolano le istantanee del tweet incriminato

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MILANO – Rai3? «Fa cag…». La Gabanelli (anzi la «Gabbanelli»)? «Sembra la Bindi». In definitiva, sono tutti «servi della sx e delle banche. Le porcate della sinistra mai eh?». Quindi gli hashtag: «#schifo» e «#tipisinistri».

Così cinguettò – nella tarda serata di domenica – l’account Twitter @berlusconi2013, il profilo curato dai «volontari digitali» simpatizzanti dell’ex premier. O meglio: così avrebbe cinguettato. Perché nel giro di pochi minuti dallo stesso indirizzo è arrivata la smentita: quelle frasi non sarebbero mai state scritte.

«Adesso fanno anche i fotomontaggi non ci stupisce più niente (staff)», hanno commentato i sostenitori di Silvio Berlusconi. In rete, però, iniziano a circolare le istantanee del tweet «incriminato». Con orari diversi e da browser differenti.

Possibile che sia stato un falso? Il «giallo» resta. Anche se è la seconda volta, in pochi giorni, che lo stesso profilo Twitter – aperto il 6 dicembre – sale alla ribalta. Pochi giorni fa – come raccontato da corriere.it – in un solo giorno l’account di supporto a Silvio Berlusconi ha avuto sessantamila follower in 24 ore. Molti di questi, però, sono risultati falsi, tanti altri provenienti dal Sud America.

E mentre si cerca di far luce sulla paternità di quei 140 caratteri scritti o forse non scritti, in molti hanno iniziato a scherzarci su. Non solo per quell’errore – il cognome della conduttrice di “Report” scritto con la doppia b –, ma soprattutto per il fatto che in quel momento, su Raitre, stavano andando in onda un altro programma (“Presa Diretta”) e un altro presentatore (Riccardo Iacona).

Leonard Berberi
leonard_berberi7 gennaio 2013 | 7:32

La storia di Gianluca, l'ingegnere napoletano premiato da Obama

Il Messaggero
di Ciriaco M. Viggiano


Cattura
PIANO DI SORRENTO - Dalla costiera ad una delle più prestigiose università statunitensi, il passo è più breve di quanto si creda. Basta «inseguire i propri sogni e sfruttare le opportunità offerte dalla vita». Parola di Gianluca Iaccarino, 43 anni, diventato uno dei più accreditati ingegneri meccanici d’America. Iaccarino ha meritato il Presidential Early Career Award, prestigioso riconoscimento attribuito dal governo statunitense a scienziati ed ingegneri nei primi anni della loro carriera che gli verrà consegnato dal presidente Barack Obama. Prima, però, l’amministrazione della sua città d’origine ha offerto a Gianluca Iaccarino la possibilità di raccontare la propria esperienza davanti alle persone che lo hanno visto crescere come uomo e come scienziato.

Una storia fatta di autentica passione per la scienza, nata sui banchi del liceo scientifico Gaetano Salvemini di Sorrento. Poi le due lauree, in Ingegneria meccanica ed aeronautica, conseguite col massimo dei voti all’università Federico II. Da Napoli al Politecnico di Bari, dove Gianluca Iaccarino ha completato il corso di dottorato in Ingegneria aeronautica prima di dedicarsi anima e corpo alla ricerca scientifica negli Stati Uniti, «il luogo ideale dove dedicarsi alla ricerca spinta». Non serve nemmeno ricordare il perché: «Dall’altra parte dell’oceano, l’attività scientifica è molto avanzata ed alla ricerca sono destinate cospicue risorse – ha spiegato. Nel nostro Paese, questo settore deve fare i conti con i tagli imposti dai governi ed un bacino d’utenza necessariamente più ristretto».

Era destino, quindi, che uno scienziato del calibro di Iaccarino andasse a rinfoltire la schiera dei cervelli nostrani costretti ad emigrare negli Stati Uniti. È qui che l’ingegnere originario di Piano ha potuto studiare la fluidodinamica computazionale e contribuire alla comprensione dei flussi turbolenti che si creano attorno ai mezzi in movimento, senza elemosinare il supporto economico dello Stato italiano. Tanto gli è bastato per conquistare la cattedra di ingegneria meccanica alla Stanford University e poi l’importante premio istituito nel 1996 dall’allora presidente americano Bill Clinton. Una storia, quella di Gianluca Iaccarino, che deve far riflettere. Di qui il monito del sindaco Giovanni Ruggiero: «Un popolo ha sempre bisogno di porsi nuovi limiti. E di superarli».


Domenica 06 Gennaio 2013 - 13:33
Ultimo aggiornamento: 13:34

Monti, telefonino a San Pietro: Elsa lo guarda male

Corriere della sera

Il primo ministro alla messa dell'Epifania celebrata da Benedetto XVI



(Ansa/Di Meo)