giovedì 3 gennaio 2013

La Luna tagliata da un disco (volante)

Corriere della sera


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Anche per scongiurare i rischi annessi al famoso adagio (chi non posta a Capodanno, non posta tutto l’anno), sono qui a proporvi un video realizzato da Maicol Borghetti, noto fotografo. Ecco la sua email: “Proprio ieri sera ho registrato questo video con la mia Red One, cinepresa digitale, e una lente 1200 mm equivalente. Al minuto 1 e 12 secondi (nota: è consigliabile allargare al massimo la schermata), passa un oggetto davanti alla Luna. Sarebbe interessante se qualche vostro lettore facesse dei calcoli: a 24 frame al secondo ci mette 8 fotogrammi per passare il disco della Luna per la sua interezza, quindi ci mette 0,33333 secondi per fare 0,447841207266943 gradi (dimensione angolare della Luna vista dalla Terra).  Ipotizzando varie altezze dell’oggetto, si possono stimare varie velocita? E poi, che cosa era: un aereo o un satellite?”. O un disco volante, aggiungiamo noi? Gli appassionati di video e di fotografia sono invitati a darsi da fare. A cominciare dal Fizu, colto da una perniciosa lazzaronite acuta che non sta sfuggendo ai Dargos.


Vaticano, carte di credito bloccate

Corriere della sera

Decisione di Bankitalia per l'antiriciclaggio. Alla Sistina con i contanti

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ROMA - La Banca d'Italia ha bloccato tutti i pagamenti elettronici attraverso Pos e attraverso il circuito mondiale delle carte di credito nello Stato della Città del Vaticano. Anche quelli per pagare i biglietti dei Musei Vaticani, che ogni anno sono visitati da cinque milioni di turisti. Fonti di Palazzo Koch hanno spiegato che il Vaticano può avere tutti i Pos che vuole ma non con banche italiane, perché - ai sensi della normativa antiriciclaggio - la piccola Città Stato è considerata Paese extracomunitario «non equivalente» a fini di vigilanza e, per l'appunto, di antiriciclaggio.

Deutsche Bank Italia che è la banca provider dei moltissimi Pos presenti sul territorio vaticano - hanno spiegato le stesse fonti di Bankitalia - è un soggetto di diritto italiano e quindi vigilato da via Nazionale, ma li aveva aperti senza richiedere la necessaria autorizzazione alla stessa Banca d'Italia. Solo nel corso dello scorso anno, il 2012, ha presentato un'istanza in questo senso, che però è stata respinta da via Nazionale. Ed è per questo che ha dovuto disattivare tutti i Pos in Vaticano: da quelli dei Musei Vaticani a quelli della farmacia internazionale (dove è possibile entrare anche ai cittadini italiani muniti di ricetta e documento), dal supermercato alimentare e ai magazzini di vestiti e tecnologia (dove l'ingresso è limitato ai possessori di determinate tessere). Per non considerare numismatica e filatelia. Scatenando così un nuovo «affaire» sulle finanze vaticane.

La notizia è stata annunciata da una nota diramata via email della direzione dei Servizi economici del governatorato della Santa Sede e ribadita da un'altra nota della ragioneria dello Stato vaticano. Uniche forme di pagamento ammesse, da mercoledì, i contanti, gli assegni e il bancomat dello Ior. Lo stop dei pagamenti elettronici è stato confermato dalla sala stampa della Santa Sede, ma su quando i servizi potranno ricominciare nulla è dato da sapere, tanto che nelle note ufficiali si parla genericamente di «lasso temporale da definire» o di «fino a data da definire».

Il portavoce della Santa Sede Padre Federico Lombardi non ha voluto commentare le «spiegazioni» fornite da Bankitalia in relazione alle motivazioni che hanno portato al blocco dei Pos, ma si è limitato a spiegare che il blocco era stato originato dal fatto che «le relazioni di alcuni uffici della Città del Vaticano con uno dei loro prestatori di servizio per l'uso delle carte di credito e dei Pos presenti nei punti vendita interni alla Città del Vaticano, per facilitare il pagamento dei servizi a turisti e pellegrini, sono in via di scadenza». Padre Lombardi ha aggiunto che «sono in corso contatti con diversi provider o prestatori di servizi» e «si prevede quindi che l'interruzione dell'uso dei servizi connessi alle carte di credito nei Pos sarà breve».

Il blocco dei pagamenti elettronici è certo una prassi molto grave che, spiegano gli esperti, viene messa in pratica in presenza di situazioni sospette, appunto come operazioni di riciclaggio. «È un nodo che è venuto al pettine» hanno commentato a Via Nazionale. Del resto non più tardi di quindici giorni fa rispondendo ad un'interrogazione parlamentare, il sottosegretario al Tesoro Vieri Ceriani aveva sottolineato anche la natura extracomunitaria e non equivalente della cosiddetta «banca vaticana», lo Ior, «che non è autorizzato ad operare in Italia».
Il problema dell'antiriciclaggio é particolarmente sensibile: la Santa Sede ha svolto nell'ultimo anno un lavoro di adeguamento giuridico complesso per entrare a pieno titolo tra i Paesi che ottemperano alle regole internazionali. Tanto che nel luglio scorso nell'Assemblea plenaria del Comitato Moneyval di Strasburgo, ha ricevuto un significativo riconoscimento («La Santa Sede ha percorso una lunga strada in un periodo di tempo assai breve», scrive il Consiglio d'Europa) ma anche l'invito a «rafforzare il proprio regime di vigilanza». Un nuovo esame è previsto tra sei mesi. L'avviso del blocco dei Pos apre l' home page del sito ufficiale dei Musei Vaticani sotto il titolo «No pagamenti elettronici dal 1 gennaio», con la formula di rito: «Ci scusiamo per i possibili disagi».

M.Antonietta Calabrò3 gennaio 2013 | 7:56

La lettera di Kirchner a Cameron «Restituiteci le Falkland»

Corriere della sera

La richiesta di «porre fine all'età del colonialismo»

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Una pagina di pubblicità sui principali quotidiani inglesi. Dal Guardian (che ha pubblicato sul suo sito anche il .pdf relativo alla sua versione cartacea) all'Indipendent al Daily Telegraph, al The Times per finire al Daily Express.

«LA FINE DEL COLONIALISMO» - Al suo interno una lettera indirizzata al presidente britannico Cameron, i cui concetti-chiave sono la richiesta di «porre fine al colonialismo» e restituire a Buenos Aires «le isole Malvinas». L'autrice è la presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner. Come già fatto più volte, l'Argentina reclama dal Regno Unito il rispetto di una risoluzione Onu del 1960 nella quale si chiede a tutti gli stati membri delle Nazioni Unite di «porre fine al colonialismo in tutte le sue forme e manifestazioni». La lettera è stata inviata «in copia» al segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon e sottolinea tra l'altro che le Falkland-Malvinas si trovano «a 8.700 miglia, circa 14 mila chilometri da Londra».

 La lettera di Kirchner a Cameron La lettera di Kirchner a Cameron La lettera di Kirchner a Cameron La lettera di Kirchner a Cameron La lettera di Kirchner a Cameron

Redazione Online3 gennaio 2013 | 11:29

Trattativa Stato-mafia, spunta un dossier con i nomi dei politici coinvolti

Libero

Un esposto anonimo inviato al pm Di Matteo svela che i magistrati che stanno indagando sono spiati

L'autore del dossier è ritenuto attendibile. La Procura di Palermo ha aperto un'inchiesta. Tra le rivelazioni: "Un carabiniere ha rubato l'agenda rossa di Borsellino"


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Una gola profonda che fa nomi e cognomi, parla di circostanze precise e lancia pesanti accuse. L'inchiesta sulla trattativa tra Stato e mafia sembra ad essere ad una svolta grazie a un dossier anonimo spedito al pm Antonino Di Matteo, che da quattro anni cerca di far luce su un patto stretto tra le stragi del '92-93, e sui cui la Procura sta cercando di fare luce. Come riporta 'Repubblica', la lettera anonima sostiene che il pool dei magistrati palermitani che si occupano dell'inchiesta  sarebbero spiati.

Ma anche dove trovare altre prove del patto tra Stato e boss mafiosi dopo le stragi mafiose del '92, fa i nomi di vecchi uomini politici (mai sfiorati finora dall'inchiesta) che potrebbero essere a conoscenza di molti fatti e sostiene che tra gli spioni ci sono anche alcuni magistrati. Non solo. L'anonimo avverte anche che l'agenda rossa di Borsellino "è stata rubata da un carabiniere" e che la mattina del 15 gennaio 1993, poco prima della cattura di Totò Riina, qualcuno entrò nel rifugio del boss prima della perquisizione del procuratore Caselli per ripulire l'archivio del capo dei capi di Cosa Nostra.

L'esposto è composto da dodici pagine e secondo la Dia sarebbe "attendibile": gli investigatori, sostiene Repubblica, ritengono che l'autore possa essere qualcuno che all'inizio degli anni '90 abbia lavorato in qualche reparto investigativo. Del resto sul frontespizio del dossier c'è anche lo stemma della Repubblica italiana. L'autore avrebbe attribuito un numero di fascicolo, proprio come si usa nei documenti ufficiali. Insomma, come spensano gli stessi inquirenti, l'anonimo sarebbe persona molto informata sui fatti, tanto che i pm di Palermo starebbero già verificando ogni sua dichiarazione.

Nella lettera si ripercorrono i più noti delitti mafiosi di Palermo: dall’omicidio del segretario del Pci siciliano Pio La Torre, a Capaci e via D’Amelio. L'anonimo avverte i magistrati che "uomini delle Istituzioni", ma anche alcuni magistrati, li stanno sorvegliando, "canalizzano tutte le informazioni che riescono ad avere sul vostro conto". E spiega che questi dati sono contenuti "a Roma", in una "centrale". La lettera a Di Matteo si chiude con un frase in latino: "Impunitas semper ad deteriora invitat". Ovvero: l'impunità invita sempre a cose peggiori.

Equitalia gli chiede 700mila euro: hanno sbagliato persona, ma deve pagare lo stesso

Libero

Un pensionato riceve una cartella relativa a una società che non ha mai fondato. "E' un furto d'identità", ma non c'è niente da fare

di Gianluca Veneziani


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«La giustizia è amministrata in modo che si è condannati non solo innocenti, ma anche ignari». La frase, tratta da Il processo di Kafka, descrive bene la situazione del signor Pier Giovanni Vandelli, pensionato 82enne, ex ristoratore bolognese adesso residente a Specchia (Lecce), costretto a versare 700 mila euro a Equitalia, pur senza aver mai contratto debiti con l’erario.

Secondo la società incaricata della riscossione delle tasse, infatti, il signor Vandelli sarebbe titolare di una cooperativa, la «Risorse Brianza», con sede a Giardini di Naxos in provincia di Messina e insolvente nei confronti dello Stato. Peccato però che l’uomo non abbia mai fatto l’imprenditore né sia mai stato in Sicilia in vita sua. L’assurda vicenda, riportata da La Gazzetta del Mezzogiorno, viene raccontata a Libero dallo stesso Vandelli. «Nell’ottobre 2011», ci dice, «ho ricevuto la prima cartella esattoriale da Equitalia, che mi chiedeva di corrispondere un primo pagamento pari a 470 mila euro. Subito mi sono recato alla Camera di Commercio di Bologna, dove ho scoperto di essere stato registrato come imprenditore. Di fronte alla mia sorpresa, mi hanno detto che probabilmente avevo subìto un furto d’identità».

Putin dà la cittadinanza a Depardieu

La Stampa

Promessa mantenuta all’attore in fuga dalla Francia che lo tartassa
albero mattioli
corrispondente da parigi


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Promessa mantenuta. Vladimir Putin aveva annunciato di essere disposto a concedere la cittadinanza russa a Gérard Depardieu, disgustato della sua e in fuga dalla Francia che lo tassa e tartassa. Detto fatto. Poco fa, un comunicato del Cremlino ha annunciato che il decreto è stato firmato e che quindi da oggi Gégé è cittadino russo. Non è chiaro, però, se oltre che russo di passaporto, Depardieu lo diventerà anche di residenza. A Mosca, comunque, lo aspettano a braccia aperte e ad aliquote basse. Giorni fa, anche il primo ministro dello zar Vladimir, Dmitri Medvedev, si era rivolto l’attore in questi termini: «Depardieu venga pure. Da noi, l’imposta sul reddito è del 13% e non l’aumenteremo».

In effetti, Depardieu non avrebbe più nessun bisogno di tagliare la corda. Il Consiglio costituzionale francese ha infatti colpito e affondato la legge che alzava al 75% l’aliquota per chi guadagna più di un milione di euro l’anno, giudicandola contraria ai sacri principi dell’égalité. Nel suo messaggio di fine anno, il Presidente François Hollande ha reagito dicendo che la legge sarà riscritta e ripresentata, ma è chiaro che la sua approvazione è tutt’altro che imminente. 

Depardieu, comunque, ha già fatto sapere che, aliquota vecchia o nuova, la sua posizione non cambia e resta quella espressa nella bombastica lettera aperta che ha indirizzato al primo ministro Jean-Marc Ayrault: lui e il premier «non hanno più la stessa Patria», dunque addio alla Francia ingrata e ingorda. Alle parole l’Obélix nazionale ha fatto seguire i fatti: ha messo in vendita per 50 milioni di euro il suo palazzo nel sesto arrondissement di Parigi (dove tuttavia lo si continua a vedere in giro per botteghe) e comprato casa a Néchin, il primo paesello belga che s’incontra venendo da Roubaix, a meno di un chilometro dalla frontiera francese (per inciso, il sindaco di Néchin ha colto la palla al balzo e per fare gli auguri ai suoi amministrati si è travestito da Asterix...).

Resta da capire se Gégé vorrà autoesiliarsi in Belgio e da lì condurre la sua battaglia contro il regime, come già Victor Hugo contro Napoleone III, o se sceglierà la Russia. O magari l’Italia, dove ovviamente si trova benissimo e dove ha anche detto di voler comprare casa, in Toscana. Di certo, si trova bene anche con gli uomini forti dell’ex Urss. A parte l’amico Putin, Depardieu è un assiduo frequentatore dei vari despoti delle repubbliche dell’Asia centrale. Fra i molti rimproveri che ultimamente gli fanno in Francia c’è anche quello di aver recitato in un videoclip della nota (si fa per dire...) popstar uzbeka Gulnara Karimova. Che, guarda caso, è la figlia del dittatore locale. 



video

Putin offre il passaporto a Depardieu



fotogallery

Riecco Depardieu. Shopping a Parigi per l’ex francese

Funerali per la protagonista Funeralino

Corriere del Mezzogiorno

È scomparsa ieri a Napoli Teresa De Vita, protagonista dell'episodio del film «L'oro di Napoli» De Sica l'aveva notata a una sfilata all'hotel Vesuvio


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Funerale per la protagonista del «Funeralino», il celeberrimo e struggente episodio del film «L'oro di Napoli» di Vittorio De Sica. Quello in cui lungo il lungomare libero e non ancora liberato si snodava il tragico corteo dietro una piccola bara bianca. La madre addolorata, organizzatrice del rito, era interpretata da Teresa De Vita scomparsa ieri a 87 anni. L'attrice con De Sica recitò anche nel «Giudizio Universale». Rinunciò tuttavia presto alla carriera artistica per dedicarsi alla famiglia. I funerali giovedì 3 gennaio alle 11.30 nella cappella di via Guantai a Orsolona, a Napoli.

SCOPERTA DURANTE UNA SFILATA - Fu il grande Vittorio a scoprirla. Avvenne proprio mentre preparava il film tratto dal libro di Giuseppe Marotta. Il regista la notò a una sfilata di moda all'hotel Vesuvio e la volle protagonista dell'episodio girato poi proprio lì di fronte. Agli amici Teresa raccontava che la scena del funerale girata nei vicoli, prima che il corteo prendesse la via del lungomare, risultò talmente realistica che alcuni passanti le si avvicinarono per darle le condoglianze, convinti che si trattasse di un vero funerale. Domani il suo.


Nat. Fe.02 gennaio 2013

L’agenzia di Vendola disegna il simbolo della lista Monti

La Stampa

Pronte le bozze con il simbolo. Satira con i finti manifesti sul Web
giuseppe salvaggiulo
torino


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A disegnare il simbolo elettorale della lista Monti sulla scheda sono i giovani creativi baresi di Proforma, l’agenzia di comunicazione che finora aveva curato tutte le campagne di Nichi Vendola, dalla prima storica delle regionali del 2005 all’ultima per le primarie di due mesi fa. Il primo contatto è avvenuto venti giorni fa, prima che il Professore sciogliesse ufficialmente la riserva, quando lo staff di Italia Futura, il movimento di Luca Cordero di Montezemolo che sostiene Monti, ha contattato Proforma per elaborare il simbolo della lista elettorale ispirata dal premier.

Durante le vacanze di Natale, i creativi hanno lavorato su diverse ipotesi, proponendo a Monti alcune bozze di simboli. In queste ore lo staff del Professore le sta valutando per la decisione., Tutte le ipotesi devono essere compatibili con la diversa formula scelta per la Camera, dove la lista sarà limitata a esponenti della società civile e affiancata da quella dei partiti come l’Udc, e per il Senato, dove la lista con il nome di Monti conterrà anche esponenti dei partiti centristi. Ciò comporta che i due simboli dovranno avere un qualche denominatore comune grafico, oltre al nome di Monti, ma non potranno confondersi, in modo da non penalizzare i partiti alleati alla Camera.

Il lavoro di Proforma, per il momento, si è limitato al simbolo, e nulla è stato pensato per la campagna elettorale. Proforma è diventata un caso nazionale nel 2004, quando per la candidatura del magistrato Michele Emiliano a sindaco di Bari fu coniato lo spot “Metti a Cassano”, in cui un gruppo di anziani pugliesi davanti al televisore, durante una partita della nazionale italiana, implorava il ct Giovanni Trapattoni di far giocare il talento barese. Lo slogan a sfondo politico era “Questa volta scegli tu chi mettere in campo. Vota Emiliano”. L’anno dopo il bis con Vendola, sparato sui manifesti di tutta la Puglia girando in chiave positiva le peculiarità che la destra gli rinfacciava (”Estremista”, “Sovversivo”, “Diverso”, “Pericoloso”, ).

E proprio quella campagna per Vendola è diventata oggetto di satira sul web, non appena si è sparsa la voce di un impegno professionale per Monti. Un gruppo su facebook ha taroccato i manifesti del governatore pugliese, sostituendo la faccia di Monti e utilizzando i vecchi slogan in chiave ostile: “Estremista, perché se trovo dei diritti li cancello”. E lo slogan “La Puglia migliore” diventa “La finanza migliore”. Una presa in giro “da sinistra”. I creativi di Proforma, che non hanno mai nascosto idee di sinistra ma senza manicheismi ideologici hanno già lavorato per candidati centristi in elezioni locali, pare ci abbiano riso, sportivamente.


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Quando la ferrovia sfidò il buonsenso

Corriere della sera
di Mariarosa Mancuso


La prima metropolitana inaugura a Londra il 10 gennaio 1863. Il «Times» aveva definito balzana l’idea di Charles Pearson per ridurre il traffico, ma dovette ricredersi



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L’illuminazione a gas nei vagoni di prima classe consentiva di leggere il giornale, faceva notare il «Times», il giorno dopo l’inaugurazione, avvenuta il 10 gennaio 1863. Nessuno dei passeggeri aveva però intenzione di distrarsi. Erano curiosi di sperimentare il nuovo mezzo di trasporto: per questo in 40 mila avevano comprato il biglietto. Alle sei del pomeriggio, dopo 12 ore di attività, molto affollamento ma nessun incidente. Charles Pearson, visionario avvocato che da trent’anni si batteva per la metropolitana londinese, aveva vinto la scommessa. Morto poche settimane prima dell’inaugurazione, non riuscì a godersi il trionfo. Nessuno si prese la briga di ricordare ai cronisti entusiasti che il «Times» aveva in precedenza liquidato l’idea come «un insulto al buon senso». Tanto valeva immaginare macchine volanti.

Nei primi 50 anni dell’Ottocento la popolazione di Londra era raddoppiata, toccando i due milioni e mezzo di abitanti. Da qui il problema del traffico cittadino, che la prima ferrovia sotterranea al mondo avrebbe dovuto risolvere liberando le congestionate strade del centro (dove allora vivevano ammassati i poveri). Parigi inaugurò la sua metropolitana solo nel 1900, New York ancora più tardi, nel 1904. Oggi che la città sul Tamigi ha superato gli otto milioni di abitanti, The Tube trasporta ogni anno un miliardo di passeggeri. Undici linee e 270 stazioni, con il diritto al rimborso del biglietto se i ritardi superano i 15 minuti. Il primo attentato della sua storia avvenne nel 1883: i terroristi erano irlandesi. Gli ultimi li ricordiamo bene: il 7 luglio 2005, di matrice islamica, fecero 55 morti e settecento feriti.

A bordo della metropolitana viaggiava il dandy Oscar Wilde, tra Sloane Square e il suo ufficio da direttore della rivista «The Woman’s World». «Su Charles Darwin e Charles Dickens non abbiamo certezze, e neppure su Jack lo Squartatore», scrive Peter Ackroyd in London Under (uscito da Chatto & Windus, dei sotterranei racconta anche le fogne), precisando che la metropolitana di Londra fu costruita quando ancora l’Italia non esisteva, e la Germania neppure. La mappa tracciata nel 1931, che fruttò al disegnatore Harry Beck l’equivalente di 175 sterline attuali, è una delle icone pop più celebri, situata in un punto intermedio tra i quadri di Mondrian e un circuito elettrico (Beck lavorava al reparto segnaletica). Lo storico Eric Hobsbawm non ha dubbi: si tratta della «più originale opera d’avanguardia tra le due guerre». Riappare nella saga di Harry Potter come cicatrice sul ginocchio di Albus Silente.

Tutte le altre metropolitane del mondo hanno copiato il diagramma di Beck, semplice e geniale: niente curve, solo angoli retti o di 45 gradi, e nessun rispetto per le distanze: un disegno più realistico avrebbe la forma di un grande delfino, con le stazioni accalcate al centro e distanti in periferia. Come capita ai grandi e riconoscibili capolavori del design, fa da canovaccio per molte variazioni sul tema. È stata ridisegnata in occasione dell’Olimpiade, con i nomi dei campioni sportivi, da Pietro Mennea a Usain Bolt, da Mark Spitz a Roger Federer, che sostituiscono le stazioni. Ne esiste una versione che riproduce la Londra multietnica dalle 300 lingue; una con una ricca raccolta di insulti; una con i nomi delle stazioni anagrammati; una sentimentale, a imitazione di certe mappe settecentesche con il lago della tenerezza e la collina dell’indifferenza; una culturale, dove ogni linea è dedicata a una celebrità scientifica o artistica (sui nomi attuali delle stazioni, si esercitano numerosi volumetti che fanno risalire Elephant & Castle a una storpiatura cockney di «Infanta di Castiglia» e Gospel Oaks a una quercia un tempo luogo di preghiera).

Il London Underground Film Office esamina migliaia di richieste ogni anno, esigendo da chiunque il pagamento anticipato, secondo tariffa: 500 sterline per un paio di giorni, a orari ristretti, più un supplemento per entrare nella cabina di guida. L’ultimo film con una lunga scena in metropolitana è Skyfall, il meraviglioso 007 — sulla via della rottamazione assieme a M di Judy Dench — diretto da Sam Mendes. James Bond insegue da un treno all’altro l’ex agente dei servizi segreti Raoul Silva, l’attore Javier Bardem con i capelli ossigenati. Il cattivo ruba una divisa da controllore per mimetizzarsi, il deragliamento è stato girato negli studi di Pinewood: una trentina di set, necessari per la Temple Station e le fogne circostanti.

Uno dei primi film ambientati in metropolitana — che cominciò a chiamarsi The Tube quando le linee divennero completamente sotterranee e sempre più profonde, le prime erano scavate appena sotto il livello stradale e poi ricoperte — fu Underground di Anthony Asquith, nel 1928. Muto e in bianco e nero, girato senza bisogno di ricostruire alcunché, racconta di due uomini innamorati della stessa fanciulla: il buono è impiegato alla metropolitana, il cattivo fa l’operaio alla centrale che fornisce ai treni l’elettricità. Le locomotive che prima funzionavano a vapore, con gravi problemi di smaltimento fumi, adottarono la più pulita energia a partire dal 1890. Grazie al finanziere (e avventuriero) Charles Yerkes, che negli Stati Uniti si era fatto qualche anno di prigione per corruzione, e nel Vecchio Continente ricostruì una fortuna.

Alfred Hitchcock appare per un attimo in metropolitana, mentre legge un libro infastidito da un moccioso, nel suo primo film sonoro Blackmail (1929, titolo italiano Ricatto). Nel 1998, Sliding Doors di Peter Howitt mette in scena una storia di destini alternati in un vagone della metropolitana: la porta scorrevole che resta aperta o si chiude cambia la vita a Gwyneth Paltrow. C’è la metropolitana in Un lupo mannaro americano a Londra di John Landis, e in altri horror meno blasonati come Creep di Christopher Smith: nel tunnel, i cannibali discendenti da un gruppo di manovali intrappolati mentre costruivano la stazione di Russel Square.

Il grande romanzo della metropolitana londinese è firmato Barbara Vine, nom de plume — per i libri «seri», avrebbe detto Simenon, vale a dire quelli senza Maigret — di Ruth Rendell (il suo Maigret si chiama Ispettore Wexford). Titolo: King’s Solomon Carpet, con riferimento al tappeto volante di Re Salomone. Sia il popolare e futurista H. G. Wells, nel romanzo quasi autobiografico Tono-Bungay, sia il raffinato Henry James, in Una vita londinese, usano la metropolitana come sfondo per un intermezzo romantico. George Gissing ne raccontò le stazioni come un inferno (ugualmente infernale, nel suo romanzo New Grub Street, è il mondo dell’editoria e del giornalismo).

Sulla Circle Line, che non ha capolinea, viaggiano per ore Ludo e sua madre Sibylla, nel romanzo L’ultimo samurai di Helen DeWitt: il riscaldamento è gratis, c’è molto tempo per leggere. La pensavano allo stesso modo le persone — almeno 170 mila, calcolano gli storici — che si rifugiarono nella metropolitana per sfuggire alle bombe tedesche nel 1940. All’inizio le autorità cercarono di dissuadere la popolazione. Poi accettarono la realtà, e fornirono cibo, servizi igienici, perfino scuole serali. Del resto anche il governo si era rifugiato sotto terra (come l’MI6 nell’ultimo Bond movie), nelle gallerie erano stati trasportati i marmi del British Museum e i quadri della Tate Gallery. Identificato dal cerchio rosso — detto Roundel — a partire dal 1908, l’Underground londinese vanta anche un giornale: «The Swiss Cottager», stampato durante la guerra alla stazione Swiss Cottage, che prese il nome da una taverna costruita nel 1840 a forma di chalet.

Mariarosa Mancuso

Regno Unito, l’arcivescovo cancella le “messe gay”

La Stampa

vatican

Erano state istituite sei anni fa nel quartiere londinese di Soho. “Al via una nuova fase ma la cura pastorale sarà garantita”

Marco Tosatti
ROMA


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La messa che si celebrava ogni due settimane nel quartiere di Soho, a Londra, “riservata” a omosessuali, lesbiche, bisex e trans gender non si terrà più. Lo ha annunciato Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster. La messa aveva suscitato perplessità a livello pastorale e teologico, e provocato le proteste di molti cattolici londinesi, che ne avevano scritto ripetutamente a Roma. Il nuovo Prefetto della Congregazione per la Fede, Gerhard Ludwig Mueller, aveva deciso di affrontare il problema, come abbiamo scritto qualche tempo fa.

Ed evidentemente qualche cosa è accaduto. La messa si svolgeva a Warwick Street, nella Chiesa di Nostra Signora dell’Assunzione. La cancellazione, che può essere interpretata come una risposta alle proteste, viene d’altronde nel momento in cui la Chiesa cattolica, insieme ad altre confessioni cristiane e non, è fortemente impegnata a contrastare il progetto del leader conservatore Cameron che tende a ridisegnare, con l’approvazione del matrimonio fra persone dello stesso sesso, l’immagine della famiglia.

La diocesi di Westminster in una dichiarazione afferma che mentre la celebrazione della liturgia riservata in particolare agli omosessuali cesserà, “continuerà la cura pastorale della comunità”, nella chiesa Jesuit Farm, a Mayfair, nel centro di Londra, la sera della domenica. L’arcivescovo Nichols ha pubblicato una sua dichiarazione sul sito web del “Catholic Herald” ricordando che “L’uso corretto della nostra facoltà sessuale è all’interno del matrimonio, fra un uomo e una donna, aperto alla procreazione e alla cura di una nuova vita umana”. La dottrina cattolica chiede alle persone con orientamento omosessuale di condurre una vita casta. La celebrazione della messa sollevava proteste, a dispetto delle assicurazioni in base alle quali questo insegnamento non sarebbe stato messo in discussione.

La tradizione della messa quindicinale durava da sei anni. Nichols ha affermato: “Per molti anni la diocesi di Westminster ha cercato di estendere la cura pastorale della Chiesa a coloro che vivono un’attrazione verso lo stesso esso. Questa attenzione è stata motivata dalla consapevolezza delle difficoltà e dell’isolamento che possono sperimentare e dall’imperativo di Cristo di amare tutti”. Ora, ha detto Nichols, dopo sei anni “era matura una nuova fase”. E in questi sei “La situazione della gente con attrazione verso lo stesso sesso è cambiata sia socialmente che nella legge civile. Comunque i principi della cura pastorale offerti dalla Chiesa e l’insegnamento della Chiesa in tema di morale sessuale non sono cambiati”.

Lo scopo dell’iniziativa era quello di permettere alle persone omosessuali di entrare più pienamente nella vita della Chiesa. E adesso l’arcivescovo chiede “al gruppo che negli anni recenti ha aiutato a organizzare la celebrazione della messa due domeniche al mese a focalizzare i suoi sforzi nel fornire a quelle persone la cura pastorale”, senza però l’organizzazione di una messa speciale a loro riservata. La chiesa di Our Lady of the Assumption sarà affidata all’Ordinariato di nostra signora di Walsingham, che raccoglie fedeli e sacerdoti di tradizione anglicana entrati in comunione con Roma.

Adriano Celentano compie 75 anni

Corriere della sera

Il 6 gennaio 1938 nella periferia di Milano nasceva uno degli artisti più amati dagli italiani. La carriera di Adriano, dai primi successi degli anni Sessanta agli show “politici“ in tv

di Gloria Ghisi - 02 gennaio 2013


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Adriano Celentano è nato il 6 gennaio 1938, giorno della Befana. La famiglia è originaria di Foggia, emigrata al Nord in cerca di lavoro. Il futuro “molleggiato“ è il primo figlio maschio di Leontino Celentano e Giuditta Giuva e nasce nel quartiere Greco, periferia nord est di Milano che molti anni dopo sarà ricordato in una celebre canzone, Il ragazzo della via Gluck. Dopo la licenza elementare il piccolo Adriano cerca di aiutare la famiglia tentando vari mestieri, tra cui l'orologiaio.



Adriano Celentano con la madreAdriano Celentano come Jerry LewisCelentano con Giorgio GaberAdriano Celentano e MinaAdriano Celentano e Claudia Mori nel 1963Celentano con Milena CantùCelentano nel 1961 a Sanremo

Claps, le donne delle pulizie hanno mentito sul ritrovamento del corpo”

La Stampa

«False le dichiarazioni ai magistrati. Hanno avvisato il viceparroco e poi negato tutto». Nell’inchiesta anche il perito che non riscontrò sul corpo il Dna di Danilo Restivo


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La Procura di Salerno ha chiuso una parte dell’inchiesta sul ritrovamento del cadavere di Elisa Claps, avvenuto il 17 marzo 2010 nel sottotetto della Chiesa della Trinità di Potenza. Avvisi di chiusura indagini per false dichiarazioni al pm - atto che frequentemente prelude alla richiesta di rinvio a giudizio -sono state notificate da parte della Polizia di Potenza ad Annalisa Lo Vito e a sua madre Margherita Santarsiero, le due donne addette alle pulizie della chiesa. Le due donne - secondo l’accusa - avrebbero mentito al pm riguardo a un avvistamento del cadavere precedentemente alla data del ritrovamento «ufficiale».

In particolare le due donne - secondo quanto emerso durante l’inchiesta - si erano recate nel sottotetto alcune settimane prima del ritrovamento, avevano visto un corpo ed avevano informato il viceparroco don Wagno, circostanza confermata anche da quest’ultimo. Successivamente al ritrovamento «ufficiale» del 17 marzo, avvenuto ad opera di due operai, le due donne avevano negato di essersi mai recate nel sottotetto e di aver visto un corpo. Anche successivamente, quando la vicenda è emersa, le due donne, parlando con i giornalisti, avevano ribadito di non essersi mai recate in quel sottotetto. Altre vicende legate al ritrovamento del cadavere sono tutt’ora all’esame della magistratura di Salerno.

Elisa Claps era scomparsa a Potenza il 12 settembre 1993, il suo corpo è stato ritrovato dopo 17 anni: per l’omicidio, un uomo di Potenza, Danilo Restivo, detenuto in Inghilterra per un altro delitto, è stato condannato in primo grado a 30 anni di reclusione. Il processo d’appello dovrebbe svolgersi nella prossima primavera a Salerno.

I senatori hanno bisogno di cure e la casta assume altri 10 medici

Libero

Cinque cardiologi e cinque specialisti per un bel regalo di fine anno. La casta non si fa mancare nulla. I dottori per i senatori ci costano 650mila euro all'anno. Le cure per chi ha la poltrona sono gratis


Casta senza vergogna. Altre dieci assunzioni last minute per riempire il laboratorio del Senato

 
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Un posto di lavoro di "lusso" a spese dei contribuenti. Medici e infermieri che lavorano al Senato sono dei veri privilegiati. Curare i nostri senatori costa agli italiani 650mila euro all'anno. Ma non basta. C'è bisogno di qualche altro camice bianco per i nostri senatori. Così il presidio dell'Ambulatorio di Palazzo Madama ha avviato la selezioni di dieci nuovi medici, cinque cardiologi e cinque specialisti in anestesia e rianimazione.

I requisiti per l'ammissione sono rigidissimi.  Alle selezioni non passa chi si sia laureato con meno di 105/110. E neppure chi non abbia maturato un'esperienza professionale di livello. Cinque anni almeno per i medici e quattro per gli infermieri. L'organico ad oggi conta un medico e quattro infermieri, oltre a 26 camici bianchi pagati a chiamata. Il servizio naturalmente è garantito h24. Precedntemente il presidio medico del Senato era una piccola clinica per i senatori residenti nella Capitale, poi all'improvviso si è allargato. Le porte dell'ambulatorio sono aperte a tutti:deputati, ex parlamentari, dipendenti del Senato e dei gruppi. Quanto costa farsi visitare? Nulla. E' tutto gratis, pagano gli italiani.

I tablet hanno «ucciso» i netbook Escono di scena i computer mini

Il Mattino


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In pochi anni è passato da "salvatore" del mercato dei pc a cimelio fuori produzione. Il netbook, "fratello minore" dei notebook introdotto nel 2009 esce di scena quest'anno, con i due principali produttori rimasti, Acer e Asus, che dal primo dell'anno hanno smesso di produrlo. Nel 2007 l'introduzione di questa variante più leggera, piccola e meno potente dei portatili, destinata prevalentemente alla navigazione su web, era stata salutata, come ricorda il sito del Guardian, come una rivoluzione, e all'inizio aveva trainato le vendite di un mercato già in forte crisi, risultando determinante nel sorpasso dei portatili sui pc da tavolo.

Ma le vendite sono diminuite sensibilmente già a partire dal 2009, con un crollo nel 2011 coinciso con l'ascesa definitiva dei principali concorrenti, i tablet: «Il 2011 ha visto il sorpasso dei tablet, di cui sono stati venduti 63 milioni di esemplari, sui netbook, fermi a meno di 30 milioni - riporta il sito - per il 2012 si stima che i tablet venduti saranno 123 milioni, mentre le vendite dei netbook non valgono neppure una stima, e per il 2013 si sa già che i pezzi venduti saranno pari a zero, a parte qualche fondo di magazzino». A "uccidere" i netbook sono stati da una parte i tablet, in grado di fare più o meno le stesse cose ma con una molto maggiore maneggevolezza, e dall'altra gli stessi "fratelli maggiori", i portatili veri e propri, che sono scesi di peso e prezzo avvicinandosi molto ai rivali più piccoli.

Una dimostrazione di questo fenomeno la sta dando in questi giorni la classifica dei notebook più venduti su Amazon, che vede in testa il Chromebook prodotto da Samsung con il sistema operativo ideato da Google, che pur essendo un portatile tradizionale nelle intenzioni dei produttori è destinato a insidiare gli stessi tablet.

mercoledì 2 gennaio 2013 - 15:03   Ultimo aggiornamento: 15:03

Una legge contro le modelle troppo magre In Israele è guerra all'anoressia

Corriere della sera

È il primo stato a varare un provvedimento del genere grazie all'iniziativa di un ex agente di moda

Dal nostro inviato  Viviana Mazza


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GERUSALEMME - Troppo magra per la passerella. È quello che alcune modelle israeliane potrebbero sentirsi dire dopo il passaggio di una nuova legge che, dal primo dell’anno, ha bandito dalla pubblicità le donne (e gli uomini) con un indice di massa corporea inferiore a 18,5 (il tasso usato per identificare la malnutrizione dall'Organizzazione mondiale della sanità).

L'INDICE CORPOREO-Il mondo della moda è da tempo accusato di spingere le giovani all’anoressia idealizzando esempi di bellezza di una magrezza innaturale, ma non c'è accordo tra i vari Paesi su come affrontare il problema. Israele, dove il 2% circa delle ragazze tra i 14 e i 18 anni soffrono di gravi disturbi alimentari (un tasso simile a quello di altri Paesi sviluppati secondo gli esperti), è il primo Stato a stabilire per legge che l’indice di massa corporea (il rapporto tra peso e altezza) di chi posa per la pubblicità non debba essere inferiore a 18,5. Se per esempio una modella è alta 1 metro e 72 non potrà pesare meno di 54 chili.

CONTRO I PROFESSIONISTI DEL FOTO RITOCCO-Chi pubblica le immagini pubblicitarie dovrà inoltre rivelare se sono state alterate per fare sembrare più magri i soggetti. Le compagnie pubblicitarie che violano le norme possono essere denunciate (dagli stessi cittadini) e multate. In Italia, la settimana della moda di Milano ha adottato il limite di 18,5 come indice di massa corporea delle modelle, e quella di Madrid prevede un limite di 18. In America, l'associazione degli stilisti ha formulato alcune linee guida per raccomandare un’alimentazione e un ambiente di lavoro salutari, ma senza regole precise sul peso. Si tratta di forme di autoregolamentazione che secondo alcuni non sono sufficienti. La legge israeliana è il risultato della battaglia di Adi Barkan, noto agente israeliano delle top model che dice di averne viste tante, troppe, ammalarsi e morire. Ma altri avrebbero preferito delle norme meno precise sul peso e che si concentrassero sulla salute delle modelle.

Viviana Mazza
2 gennaio 2013 | 15:43

L’ospedale adatta il braccialetto per la figlia della coppia lesbica

La Stampa

In corsia cambia la prassi: la parola “padre” sostituita da “partner”. Il direttore: «Evitati gli imbarazzi»


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La gestione delle coppie di fatto bussa alle porte dell’ospedale di Padova: la notte di Capodanno infatti annovera tra i primi nati un bambino di una coppia lesbica: una delle due donne infatti, per restare incinta, ha scelto la via della fecondazione artificiale all’estero e poi si è recata a partorire presso l’ospedale patavino. Nulla di strano se non l’obbligo «in corsa» per la struttura di modificare una prassi: l’assegnazione del braccialetto identificativo a mamma e papà; a Padova infatti questo viene consegnato oltre che al neonato e alla mamma anche al padre per motivi di sicurezza. Stavolta però, non essendoci il papà il direttore del reparto, il dottor Giovan Battista Nardelli, ha deciso di sostituire la parola `padre´ dal braccialetto con quella `partner´; «di fronte a questa situazione - ha spiegato - abbiamo capito che era il caso di evitare la dicitura `padre´ per evitare imbarazzi e abbiamo modificato i bracciali».

Per dimagrire davvero dite no all'alcol

Corrriere della sera

Spesso sottovalutate le calorie dei drink. Online uno strumento per calcolarle con il tempo necessario per smaltire

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MILANO - Solo un paio di bicchieri, o magari di più: in ogni caso i drink alcolici apportano più calorie di quanto tendiamo a immaginare. Secondo gli esperti di nutrizione i consumatori d’alcol sottovalutano regolarmente le chilocalorie dei propri drink. In Inghilterra si corre ai ripari, con semplici calcolatori di calorie alcoliche.

SECONDE SOLO AI GRASSI - L’apporto calorico dell’alcol è secondo in classifica solo dopo a quello dei grassi: contiene 7 kcal per grammo, contro le 9 kcal/g dei lipidi. Le proteine e i carboidrati ne contengono rispettivamente 4 e 2. In una dieta regolare, che si aggira intorno alle 2.500 calorie per gli uomini e 2.000 calorie per le donne, l’impatto delle bevande alcoliche può essere dunque molto più pesante di quello che si suole – o vuole – immaginare.

Un bicchiere di vino grande (250 ml circa) costa ben 178 calorie, ossia già oltre il 10 per cento dell’apporto calorico che una signora necessita quotidianamente. Contiene inoltre già da solo tre "unità" d’alcol - cioè il massimo accettabile per la salute secondo le linee guida del governo inglese (2-3 unità al giorno per le donne; 3- 4 per gli uomini). Il 10 per cento sarebbe proprio la percentuale media di apporto calorico quotidiano che arriva via alcol ai bevitori. Soprattutto per chi vuole tenere il proprio peso a bada, la notizia può non essere confortante. In più, si tratta di calorie "vuote", che apportano – a differenza di molte altre – scarsissimo valore nutritivo.

UN FATTORE A RISCHIO CANCRO - L’obesità è uno dei fattori più comuni di rischio rispetto allo sviluppo dei tumori: per questo a intervenire sull’argomento ci ha pensato l’inglese World Cancer Research Fund, che ha raccolto l’allarme degli esperti. «Studi hanno dimostrato che le persone sono inconsapevoli delle calorie nelle bevande alcoliche e non le includono nei calcoli del loro consumo quotidiano – ha dichiarato Kate Mendoza, portavoce della fondazione –. Ciò è significativo rispetto al cancro perché dopo il fumo, l’essere sovrappeso o obesi è il più grande fattore di rischio. Ci sono anche forti prove scientifiche che l’alcol di per sé sia un fattore di rischio, forse perché danneggia il nostro Dna, rispetto a vari tipi di tumore, in particolare quelli al seno, all’intestino, bocca, faringe, laringe, esofago e fegato».

CALCOLARE LE CALORIE ALCOLICHE - Ed è così che la fondazione ha messo online il suo Alcohol Calorie Calculator, per calcolare quanto costa ogni drink in termini calorici (i biscotti "digestive" ricoperti al cioccolato sono il termine di paragone) e quanto esercizio fisico è necessario per smaltire le calorie accumulate con i vari tipi di drink. Non è probabilmente un caso che il calcolatore sia apparso proprio a margine dei bagordi festivi, né l’iniziativa è isolata. Prima del periodo natalizio un sito di salute – sempre inglese – sovvenzionato dal governo, Change4Life aveva messo a disposizione uno strumento simile, il "drinks checker".

Anche qui le bevande alcoliche sono divise per categorie: birra e sidro; vino e champagne; superalcolici e bevande alcoliche in bottigliette, e si possono capire "unità", calorie e soldi consumati a seconda del tipo di drink. Avete consumato tre bicchieri medi di vino (175 ml) a 13 gradi e un cocktail a base di succo di frutta? Sappiate che corrispondono a 7,8 unità d’alcol e a 492 calorie. Il sito offre anche un’app per smartphone per tenere il conteggio dei drink bevuti (e dei rischi annessi e connessi). Chi è reduce da eccessi alcolici è servito: calcolando le proprie "pecche" può aspettare le 48 ore suggerite dagli esperti prima di rimetter mano al bicchiere – o digerire la notizia bevendoci sopra... un bel bicchiere d’acqua.

Carola Traverso Saibante
2 gennaio 2013 | 13:59

Il 2013? Numero sexy e fortunato

Corriere del Mezzogiorno

Osservazioni e aneddoti sulle cifre dell’anno appena iniziato. Il 13 è un numero di fama alterna, ma abbondano i casi di buona sorte


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Per gioco si intende un'attività volontaria, gestuale o intellettuale che ha come unica finalità quella di divertire chi vi si dedica. Ebbene non ho resistito a «giocare» un poco con il numero del nuovo anno, il 2013? Intanto una prima osservazione. Esso si ottiene dalle cifre dei primi quattro numeri interi non negativi. 0,1,2,3. Il prossimo anno che si ottenga con le stesse quattro cifre sarà il 2031. Il precedente è stato il 1320.

FAMA ALTERNA - Il primo gennaio è cominciato il tredicesimo anno del ventunesimo secolo. Sappiamo tutti che il 13 gode di fama alterna. Essendo considerato portatore di buona sorte in alcune culture. Di cattiva sorte in altre. Fino a generare la triskadekafobia , un vero e proprio terrore del numero 13. Lo sapevate che il 13 ha una famiglia? Con due parenti stretti. Un gemello ed un cugino. E due cugini larghi. Sono impazzito? No. Semplicemente la teoria dei numeri è un po' come le favole. I problemi si possono raccontare anche ai bambini. Salvo essere spesso difficilissimi da risolvere. I nomi utilizzati sono spesso di pura fantasia . Ad esempio esistono i numeri gemelli, cugini, sexy (cugini larghi). I numeri felici o fortunati. Come i numeri sublimi o intoccabili...

I GEMELLI - Dicevamo che il 13 — numero primo — ha un gemello. I numeri primi gemelli hanno vissuto un momento di grande ribalta grazie al bel romanzo di Paolo Giordana «La solitudine dei numeri primi». Per descrivere un rapporto speciale tra due giovani Giordana scrive «Mattia pensava che lui e Alice erano così, come due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero». Ebbene 11 è gemello di 13. Infatti due numeri primi si dicono gemelli se differiscono di due unità. Euclide per primo (pare) si pose il problema di dimostrare che le coppie di numeri primi gemelli sono infinite. Senza riuscirci. La questione non è ancora risolta. La più grande coppia di numeri primi gemelli che si conosca, a quanto io ne sappia, è stata trovata nel 2007. Essa è composta da due numeri di 58.711 cifre.

I NUMERI CUGINI - Due numeri primi si dicono invece cugini se differiscono di quattro unità. Così 13 è cugino di 17 . Due numeri primi si dicono poi sexy (cugini larghi) se differiscono di sei unità. E allora 7 e 13, e 13 e19 sono coppie di cugini larghi. Le coppie di primi cugini e dei primi sexy sono infinite? Non si sa. Il numero 13 è anche un numero felice e fortunato. E questo dovrebbe bastare a sciogliere i sospetti relativi a suoi presunti influssi malefici.

IL GIOCO - Prendete un numero. Elevate al quadrato le sue cifre. E sommatele. Otterrete un nuovo numero. Ripetete il procedimento. E cosi via. Se ad un certo punto il risultato è 1 il procedimento si arresta perché da quel momento il risultato sarà sempre 1. Ed il numero si dirà felice. Se ciò non accade il numero si dirà infelice . Che 13 sia un numero felice si controlla facilmente. Infatti 1 al quadrato piú 3 al quadrato da 10. 1al quadrato più 0 al quadrato da1. E il procedimento si arresta. Non è difficile verificare che invece 2013 è un numero infelice. 13 è anche un numero fortunato. Perché? Facciamo un piccolo gioco al massacro. Tra i numeri naturali cancelliamo i secondi numeri, cioè i numeri pari. Cosi dopo la prima ecatombe restano 1,3,5,7,9,11,13,15,17,19 ,21,23... Tra questi cancelliamo i terzi numeri cioè 5, 11,17, 23... . Restano in vita 1,3,7,9,13,15,19, 21.... Tra questi cancelliamo i settimi numeri. I superstiti saranno 1,3,7,9,13,15,21... Poi si cancellano i noni numeri in questa sequenza. Chi sopravvive a questa strage è giustamente definito un numero fortunato. E 13 lo è.

IL CASO FIBONACCI - Il numero 13 è poi un numero di Fibonacci . Fibonacci (XIII secolo) si pose il problema di trovare una legge matematica che potesse descrivere la crescita di una popolazione di conigli. Partendo da una coppia di conigli appena nati. Sapendo che ogni coppia genera in un mese un'altra coppia. E che ogni coppia si riproduce a partire dal secondo mese di vita. I primi numeri della successione di Fibonacci sono: 0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55 ,89, 144, 233, 377. Ognuno si ottiene sommando i due precedenti. Questa la legge di Fibonacci. E qui mi viene in mente un episodio divertente accaduto quando tenevo il corso di Analisi Matematica in facoltà di Ingegneria. Una volta in aula assegnai il problema di Fibonacci per esercizio. Uno studente, dotato di gran senso dell'umorismo, mi fece trovare alla lavagna la scritta «il problema non si può risolvere perché i conigli potrebbero fare l'amore con Control!».

Guido Trombetti

Le lunghe missioni nello spazio potrebbero causare danni al cervello

Corriere della sera

L'esposizione a livelli di raggi cosmici equivalenti a un viaggio verso Marte potrebbe produrre problemi cognitivi

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MILANO - I lunghi viaggi spaziali, come per esempio una ipotetica missione dell'uomo su Marte, potrebbero essere dannosi per il cervello. Uno studio dal Medical Center dell'Università di Rochester, pubblicato sulla rivista PLoS ONE, mostra come i raggi cosmici che bombardano gli astronauti impegnati nelle missioni spaziali potrebbero accelerare la comparsa di alcuni sintomi dell'Alzheimer.

VIAGGIO SU MARTE - «Le radiazioni cosmiche pongono una seria minaccia al futuro degli astronauti. Per la prima volta, abbiamo dimostrato che l'esposizione a livelli di raggi cosmici equivalenti a un viaggio verso Marte (programmato dalla Nasa per il 2035, ndr) potrebbe produrre problemi cognitivi e accelerare modificazioni del cervello associate al morbo di Alzheimer» ha spiegato Kerry O'Banion, uno degli autori. Un viaggio di andata e ritorno verso il "pianeta rosso" potrebbe durare tre anni.

PARTICELLE DI FERRO - La ricerca ha riguardato una specifica forma di radiazione, quella da particelle ad alta carica e alta massa, in particolare soffermandosi sulle particelle di ferro prodotte dalle eruzioni solari. Queste, grazie anche alla loro velocità, possono penetrare gli schermi protettivi dei velivoli spaziali. Gli animali coinvolti nell'esperimento, esposti a radiazioni equivalenti a quelle di un ipotetico viaggio verso Marte, hanno mostrato peggioramento neurologico nei test di memoria e accumulo di proteina beta amiloide, caratteristica "firma" dell'Alzheimer.

Redazione Salute Online2 gennaio 2013 | 15:02

Elisa Claps, chiuse le indagini sulle donne che ritrovarono il cadavere

Il Messaggero


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SALERNO - La Procura di Salerno ha chiuso una parte dell'inchiesta sul ritrovamento del cadavere di Elisa Claps, avvenuto il 17 marzo 2010 nel sottotettodella Chiesa della Trinità di Potenza. Avvisi di chiusura indagini per false dichiarazioni al pm - atto che frequentemente prelude alla richiesta di rinvio a giudizio - sono in corso di notifica da parte della Polizia di Potenza ad Annalisa Lo Vito e a sua madre Margherita Santarsiero, le due donne addette alle pulizie della chiesa.

Avviso di conclusione delle indagini anche al perito Vincenzo Pascali la cui perizia non riscontrò la presenza di Dna di Danilo Restivo, condannato a 30 anni - il massimo della pena previsto dal processo con rito abbreviato - sui resti di Elisa. Dna che, invece, fu trovato sulla maglietta della studentessa potentina dai carabinieri del Ris di Parma e Roma. Le posizioni di altre persone coinvolte sarebbero al centro di un ulteriore stralcio dell'inchiesta che è ancora in corso.

Chiuse le indagini sulle donne che ritrovarono il cadavere. Le due donne - secondo l'accusa - avrebbero mentito al pm riguardo a un avvistamento del cadavere precedentemente alla data del ritrovamento «ufficiale». In particolare le due donne - secondo quanto emerso durante l'inchiesta - si erano recate nel sottotetto alcune settimane prima del ritrovamento, avevano visto un corpo ed avevano informato il viceparroco don Wagno, circostanza confermata anche da quest'ultimo.

Successivamente al ritrovamento «ufficiale» del 17 marzo, avvenuto ad opera di due operai, le due donne avevano negato di essersi mai recate nel sottotetto e di aver visto un corpo. Anche successivamente, quando la vicenda è emersa, le due donne, parlando con i giornalisti, avevano ribadito di non essersi mai recate in quel sottotetto. Altre vicende legate al ritrovamento del cadavere sono tutt'ora all'esame della magistratura di Salerno.

Elisa Claps era scomparsa a Potenza il 12 settembre 1993, il suo corpo è stato ritrovato dopo 17 anni: per l'omicidio, un uomo di Potenza, Danilo Restivo, detenuto in Inghilterra per un altro delitto, è stato condannato in primo grado a 30 anni di reclusione. Il processo d'appello dovrebbe svolgersi nella prossima primavera a Salerno.


Mercoledì 02 Gennaio 2013 - 13:49
Ultimo aggiornamento: 14:56

Altro che crisi: nel 2012, ricchi sempre più ricchi A brindare 2 big del low cost, Mr Zara e Mr Ikea

Corriere della sera

Amancio Ortega che possiede il marchio di abbigliamento spagnolo, ha aumentato il patrimonio di 22 miliardi di dollari

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La crisi c'è, ma non per tutti. Quelli a cui va meglio sono i ricchi del pianeta che diventano sempre più ricchi, alla faccia della congiuntura. Nell'anno appena passato i cento uomini più facoltosi del pianeta hanno infatti aumentato il loro patrimonio complessivo. Secondo il Bloomberg Billionaires Index il capitale aggregato dei più benestanti del mondo è salito di 241 miliardi di dollari all'impressionante cifra di 1.900 miliardi di dollari. Su cento patrimoni censiti, si legge sul sito Bloomberg.com, solo sedici hanno subito perdite rispetto al 2011.

LA CLASSIFICA - Il primo della classifica è Amancio Ortega, patron (tra l'altro) del celebre marchio d'abbigliamento low cost Zara. In 12 mesi le sue disponibilità sono quasi raddoppiate: sono aumentate di 22 miliardi di dollari a 57,5 miliardi pari a un +66,7%. Meno bene, ma sempre bene è andata al proprietario di uno dei grandi marchi del low cost, ma stavolta fronte arredamento, vale a dire ad Ingvar Kamprad, 86 anni patron dell'Ikea e quinto uomo più ricco del pianeta, che ha visto le sue fortune salire del 16,6% dai 42,9 miliardi di dollari di partenza. Carlos Slim, il magnate delle telecomunicazioni che la messicana America Movil, ha mantenuto il titolo di uomo più ricco della Terra. Secondo l'inchiesta di Bloomberg il suo patrimonio netto è aumentato del 21,6%: 13,4 miliardi in più dell'anno precedente. Anno meraviglioso anche per Bill Gates. Il co-fondatore della Microsoft ha aggiunto 7 miliardi ai suoi averi. Tra i nomi noti al grande pubblico quello che piange (si fa per dire) lacrime amare è Mark Zuckerberg fondatore di Facebook il del social network più noto del pianeta. dal momento della sua quotazione in Borsa il titolo del social network più noto del pianeta ha ceduto circa il 30%. Per lui ha voluto dire una perdita di 5,2 miliardi di dollari.

Redazione Online2 gennaio 2013 | 13:26

Apple già al lavoro sull'iPhone6?

Corriere della sera

Secondo le indiscrezioni, Cupertino starebbe testando il nuovo melafonino. In arrivo anche iOS 7 e miglioramenti su Siri

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A poco più di tre mesi dal lancio dell'iPhone 5, i primi rumors sul prossimo arrivo del settimo "melafonino" prendono già corpo. La notizia arriva dalla testata The Next Web, contattata da uno sviluppatore che ha registrato la presenza di un device identificato come "iPhone 6,1" tra i log della sua applicazione sull’AppStore.

I TEMPI DI RILASCIO - Gli identificativi del sesto modello di iPhone sono due: “iPhone 5.1” e “iPhone 5.2” (a seconda delle diverse configurazioni 4G/LTE): a meno che non si tratti di un fake pare proprio che il colosso di Cupertino stia già testando i software su un nuovo prodotto. Un altro indizio arriva dall’analisi dell’ip del device registrato: corrisponderebbe proprio agli indirizzi del campus di Cupertino, il quartier generale della Apple. Altri dettagli sembrano confermare l’ipotesi: dal lancio del primo iPhone nel 2007 ogni anno Apple ha presentato, puntualmente, un nuovo modello dello smartphone (anche se nel 2011 non è arrivato l’atteso iPhone 5 ma il 4S, la versione aggiornata e rimessa a nuovo dell’iPhone 4). E come ricorda la testata online The Verge, nei laboratori di Cupertino vengono testati prodotti e design con un anticipo di anni rispetto al lancio per il grande pubblico.

MIGLIORAMENTI ANCHE PER SIRI - Se sul lancio del prossimo “melafonino” per ora ci sono solo voci di corridoio, già diverse fonti hanno confermato il prossimo rilascio del nuovo sistema operativo. La Apple è al lavoro su iOS 7 dalla fine del 2012 e dovrebbe ultimarlo entro breve: la presentazione ufficiale potrebbe essere la “sorpresa” del prossimo Wwdc (World Wide Developers Conference) la conferenza annuale degli sviluppatori della società che si tiene tradizionalmente a San Francisco in giugno. Se la tabella di marcia degli scorsi anni resterà invariata, è probabile che l’iPhone 6 venga presentato invece entro settembre o ottobre. Ma secondo altri rumors quest’anno Apple potrebbe anticipare il lancio del prossimo melafonino tra la primavera e l’estate. Anche per il 2013, insomma, Apple di carne al fuoco ne avrà parecchia: oltre al nuovo sistema operativo e al nuovo smartphone, dovrebbe essere l’anno del lancio della Apple Tv e dello sviluppo di schermi smart, ma in gioco ci sono anche possibili partnership con reti via cavo. Pare che Cupertino stia anche lavorando su Siri, il software di riconoscimento vocale: secondo il Wall Street Journal in vista ci sarebbero diversi sviluppi e miglioramenti

Greta Sclaunich
2 gennaio 2013 | 13:14