mercoledì 26 dicembre 2012

Rai, il canone sale ancora nel 2013 Costerà caro vedere Benigni e Saviano

Libero

Un salasso che dura ormai da anni. Ora l'aumento sarà di 1,50 euro rispetto al 2013. Sono sempre i contribuenti a tappare le falle del servizio pubblico che non riesce a decollare. Da solo

L'ennesimo aumento. Ormai tutto diventa sempre più caro. Un continuo salasso per le tasche degli italiani


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L'anno si è chiuso sotto i colpi delle tasse e si aprirà sotto una raffica di aumenti. Sara' di 113,50 euro l'importo del canone Rai per il 2013, con un aumento di 1,50 euro rispetto al 2012. L'ammontare, che e' stato stabilito con decreto del ministero dello Sviluppo Economico, come sottolineato nel sito abbonamenti della tv pubblica, va versato entro il 31 gennaio 2013. Insomma toccherà a noi contribuenti dare benzina al servizio pubblico. E toccherà a noi finanziare i programmi di Benigni, Fazio, Littizzetto ed anche Saviano.

Prepensionamenti - L'emergenza finanziaria delle reti pubbliche continua, come continua lo stillicidio di soldi pubblici. Nel piano di Viale Mazzini, anche una causa contro Youtube per la trasmissione non autorizzata di filmati di sua proprietà (che vanno da Sanremo fino ai gol della nazionale), poi seicento prepensionamenti che riguarderebbero in particolare i massimi dirigenti aziendali. Quindi la Rai vuole assumere 300 giovani, anche attraverso concorsi.

Gli obiettivi - La televisione pubblica, per far fronte alla crisi di bilancio, ha in rampa di lancio anche tagli ai cachet delle stelle e una "spending review" per quel che concerne i diritti televisivi. Da parte della Rai è in arrivo un pacchetto di misure strutturali che si pone l'obiettivo di risanare i bilanci entro cinque anni, ma che vuole incidere sul bilancio di Viale Mazzini già a partire dal 2013.

Spagna, i rapiti nelle zone a rischio dovranno restituire il riscatto allo Stato

La Stampa

La proposta ministero degli Esteri “I soldi andranno rimborsati”

gian antonio orighi
madrid


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Se uno spagnolo va volontariamente in una zona già segnalata a rischio dalla web governativa www.maec.es, e viene sequestrato, dovrá rimborsare il riscatto che paga lo Stato per la sua liberazione. É la innovativa proposta del ddl Ley de Acción Exterior del ministero degli Esteri e Cooperazione del premier conservatore Mariano Rajoy, che sta tagliando tutto il possibile. 

Finora la Spagna, sia con l’ex premier socialista José Luis Rodríguez Zapatero che con l’attuale Esecutivo popolare, ha sempre pagato in tutti i rapimenti, anche se non l’ha mai ammesso ufficialmente. L’ultimo esempio è stato quello dei due cooperanti Ainhoa Fernández e Enric Gonyalons, rapiti nell’ottobre 2011 dalla jihadista Al Qaeda per il Magreb islamico (Aqmi) in Algeria insieme alla italiana Rossella Urru, e rilasciati nel luglio scorso in Mali. Stando alla stampa di Madrid, la liberazione è costata ai contribuenti spagnoli 7, 5 milioni di euro, la stessa cifra que al governo italiano. Per altri 3 operatori umanitari, sempre rapiti nel 2010 da Aqmi, il riscatto è stato lo stesso. Insomma, il ddl è un avviso ai naviganti per le Ong che operano soprattutto in Africa, dove Aqmi si finanzia con i sequestri.

Medico in preda all'ansia non può essere licenziato

La Stampa


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Il medico in preda all'ansia non può essere licenziato se non si dimostra la «totale inidoneita' allo svolgimento delle mansioni». Lo sottolinea la Cassazione, accogliendo il ricorso di un dirigente medico radiologo in servizio presso l'Asl di Lodi dall'ottobre 1991 che si era visto licenziare per «inidoneita' al lavoro» in quanto, essendo affetto da una «sintomatologia ansiosa, secondo le prescrizioni mediche doveva essere esentato dai turni di reperibilità e doveva essere affiancato nella redazione dei referti da un collega». Adesso la Cassazione non solo ha confermato l'illegittimità della rimozione del radiologo Paolo Giovanni R. ma ha diposto un nuovo esame della vicenda davanti alla Corte d'appello di Milano per stabilire l'esatto risarcimento.

In particolare, la sezione Lavoro ha sottolineato che «la Corte territoriale non solo non ha dimostrato che da parte del medico ci potesse essere un recupero della piena idoneità fisica, ma l'amministrazione, aveva omesso di provare, tenuto conto delle contestazioni effettuate sul punto dal medico che, pur con la ridotta capacità lavorativa, il dipendente non potesse svolgere mansioni compatibili con l'organizzazione aziendale». Inoltre, aggiunge la Suprema Corte che «dalla documentazione medica prodotta risultava la mera esistenza di un disturbo d'ansia per il quale il medico competente non aveva attestato la totale inidoneita' di Paolo Giovanni R. allo svolgimento delle mansioni cui era adibito».

Già la Corte d'appello di Milano - nel 2009 - aveva condannato l'Asl a rifondere il radiologo con 100 mila euro a titolo di indennità supplementare con gli interessi legali dal licenziamento al saldo. Ora la Cassazione ha accolto l'ulteriore richiesta risarcitoria del medico

(Fonte: Adnkronos)

Miracolo di Natale, Abby ritrova la strada di casa

Corriere della sera

Il meticcio si era perso in una tempesta di neve il 13 dicembre, grazie a Facebook sono riusciti a rintracciare i proprietari

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Come in una favola, Abby ha ritrovato la strada di casa. Lei, meticcio di 8 anni e cieco, ha sfidato una tempesta di neve, le gelide temperature dell'Alaska camminando oltre 15 chilometri, per riabbracciare la sua famiglia. Proprio nel momento in cui loro avevano perso ogni speranza, credendola morta o dispersa per sempre. E invece ora la possono stringere tra le braccia. «È un miracolo».

LA TEMPESTA- Il 13 dicembre a Fairbanks, Alaska, si era scatenata una tempesta di neve, racconta il News Miner. Nonostante il tempo, e come ogni giorno, Abby è uscita per fare un giretto nella proprietà dei Grapengeter, famiglia composta da genitori e tre bambini. Ma non è più rientrata a casa. I proprietari l'hanno cercata dovunque. Anche perché il termometro ha cominciato a segnare meno 40 gradi. Le speranze di ritrovare il bastardino, preso al canile, si affievolivano con il passare delle ore. Cartelli per strada e messaggi sui social network.

IL LIETO FINE -Nel frattempo Abby ha vagato per 16 chilometri. Non riusciva più a trovare la strada di casa. Il veterinario Mark May, mentre correva sulla slitta trainata da cani, l'ha vista, ma non è riuscito a prenderla. Lei però, più tardi, si è presentata davanti a casa sua. «Quando l'ho vista, mi sono stupito, anche perché non aveva alcun segno di congelamento». Insomma stava bene. Il dottore credeva fosse abbandonata: «non aveva né il tatuaggio né il microchip». Poi però ha visto gli appelli su Facebook. Le foto di Abby con la sua famiglia. E così, alla vigilia di Natale, la cagnolina è tornata a casa. Come in una favola.

Benedetta Argentieri
26 dicembre 2012 | 16:05

Un giornale americano pubblica le mappe con i nomi di chi possiede armi a New York

Corriere della sera

Un giornale locale rende note le informazioni per la contea di Rockland e di Westchester. E si scatena la polemica

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Richard Lerner abita al numero 40 di Morrow Avenue, Scarsdale, contea di Westchester, sobborgo settentrionale della città di New York. Martin Smith vive ad Haverstraw, lungo l’Hudson, al numero 12 della Hudson avenue. Entrambe hanno un particolare in comune: possiedono il porto d’armi. Ed entrambe, insieme a centinaia di vicini di casa, sono finiti nella mappa pubblicata dalThe Journal News – Lower Hudson Online domenica scorsa, con cui il giornale locale ha voluto mettere in guardia i suoi lettori, informandoli su uno dei temi più dibattuti nelle ultime settimane, quello della libera circolazione delle armi da fuoco nel Paese. E rispondendo a un interrogativo: «Dove si trovano le licenze di possesso di armi da fuoco nel vostro vicinato?» 

LA MAPPA – Sul Lower Hudson, pubblicazione locale dell’editore Gannett (lo stesso di Usa Today) sono piovute molte critiche per la raccolta e pubblicazione di questo genere di dati, che fomenterebbe l’apprensione creando un clima di terrore nei vicinati. E in effetti la mappa colloca con precisione gli edifici in cui i possessori di licenza abitano: è stata ricreata usando Google Maps e a ogni puntino sulla mappa corrisponde una persona fisica, con il suo indirizzo preciso. Spostandosi sulle versioni satellitari o di navigazione di Street View in molti casi è possibile vedere la porta di casa delle persone segnalate. La mappa riguarda non tutta l’area metropolitana di New York ma nello specifico le contee di Westchester e Rockland, mentre è tuttora in corso la mappatura dell’area di Putnam, i cui uffici pubblici non avevano a disposizione elenchi aggiornati. Si tratta di contee tra loro confinanti, situate lungo l’Hudson, a nord del centro della Grande Mela, proprio quelle aree di cui la testata online scrive ogni giorno.

LICENZE E POSSESSO – Come precisa lo stesso Journal News, a ogni segnalazione corrisponde chi ha richiesto la licenza per arma da fuoco nello stato di New York, in particolare per pistole e rivoltelle, sia per uso privato che per uso professionale, per caccia, e così via. Ma non è detto che il possesso del porto d’armi corrisponda all’averne una in casa. Mentre dalla mappatura sono escluse altre categorie, come quelle dei fucili, per cui non è richiesto alcun permesso specifico. E le cui vendite, dopo il massacro alla scuola elementare di Newtown, nel Connecticut, in cui hanno perso la vita 26 persone, sono aumentate drasticamente negli Stati Uniti.

FREEDOM OF INFORMATION – Come è stato possibile raccogliere questo tipo di dati sensibili e renderli pubblici? Il giornale ha sfruttato la possibilità di richiedere dati trasparenti raccolti dalle pubbliche amministrazioni appellandosi al Freedom of Information, legge per la libertà dell’informazione che esiste negli Stati Uniti dagli anni Sessanta. Nel caso delle due contee segnalate, cambiano anche le modalità di richiesta e di rilascio della licenza: nel Westchester per esempio ogni 5 anni è necessario rinnovare il permesso, mentre nel Rockland è a vita, anche se la mappa differenzia tra possessori “attivi” che hanno acquistato armi negli ultimi 5 anni o hanno chiesto variazioni alla licenza, e possessori “storici”, che non hanno registrato attività legate alle armi negli ultimi tempi. In entrambe i casi, le contee non hanno rilasciato informazioni ritenute invece coperte da privacy relative al numero di pistole presenti nelle singole abitazioni e alle operazioni di acquisto e vendita delle stesse.

Eva Perasso
26 dicembre 2012 | 14:55

Affittavano online case inesistenti per vacanze in Valle d'Aosta, denunciati

Corriere della sera

I carabinieri hanno individuato una coppia di milanesi, che forse agiva in collaborazione con una coppia romana


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MILANO - Pubblicizzavano online splendide case di montagna in Valle d'Aosta, in affitto a prezzi vantaggiosi per le vacanze invernali e le settimane bianche. Chiedevano un acconto di mille euro, e poi sparivano nel nulla: le indagini dei carabinieri hanno portato alla denuncia di una coppia di milanesi, marito e moglie, che forse agiva in accordo con una coppia di coniugi romani, anche loro denunciati. Le vittime della presunta organizzazione sarebbero parecchie: sono già una decina le denunce inoltrate ai carabinieri.

LA TRUFFA - Il sistema era semplice quanto efficace: su alcuni siti di annunci commerciali venivano inseriti alloggi in affitto a Courmayeur, La Thuile e Pila, a prezzi vantaggiosi, con tanto di foto. Gli interessati, dopo un contatto telefonico (l'utenza telefonica era stata aperta con documenti falsi), venivano invitati a versare un acconto di circa mille euro su una carta prepagata. Anche le carte prepagate venivano ottenute presentando carte di identità false oppure intestate a immigrati irreperibili.

LA SCOPERTA - Quando i turisti, felici per il buon affare concluso, arrivavano nella località turistica muniti di sci e scarponcini, arrivava la doccia fredda: o l'appartamento in questione non esisteva proprio, oppure era tranquillamente abitato dai legittimi proprietari. Il fenomeno - come ammettono i carabinieri - è in espansione. Fino all'anno scorso il fenomeno aveva interessato solo Courmayeur, quest'anno si sono già verificati episodi analoghi anche a La Thuile e Pila. L'anno scorso le denunce erano state una quindicina, le persone danneggiate una settantina (provenienti da Piemonte, Liguria e Lombardia).

Redazione Milano online26 dicembre 2012 | 11:51

Costa e quell'inchino, da far sparire

Corriere della sera

Un manager in un'intercettazione ambientale dice: «La Capitaneria deve aiutarci, e dimostrare che non siamo passati così vicino»


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GROSSETO — «Allora adesso abbiamo chiesto alla Capitaneria di Porto, speriamo che con le buone relazioni che abbiamo, di aiutarci no?... E dimostrare che noi non siamo mai passati così vicino!.. E sono i tracciati ufficiali loro!...», dice in una registrazione ambientale un manager della Costa che in quel momento commenta le accuse che «piovono» sulla compagnia a causa di quel famoso inchino al Giglio. Ovvero quella manovra che, secondo la Procura, fu pianificata dal capitano Francesco Schettino e che la sera del 13 gennaio scorso causò la morte di 32 morti e 157 feriti. Questa registrazione è contenuta agli atti dell’inchiesta che la Procura di Grosseto ha chiuso nei confronti di otto indagati e fa parte di un’informativa dei carabinieri che si trova nel capitolo «Nuovi sviluppi investigativi».

Intercettazioni che prendono in esame alcuni presunti rapporti tra la Costa Crociere, Fincantieri, Rina (il Registro italiano navale) e Capitanerie di Porto. A finire sotto controllo è anche il telefono di Roberto Ferrarini, capo dell’unità di crisi della compagnia marittima genovese che compare nella lista dell’avviso di conclusione delle indagini arrivato a otto persone, tra personale di plancia e ufficiali della Concordia. Nessun commento da parte della compagnia marittima sulle registrazioni agli atti che racconterebbero passo passo una presunta ricerca di accordi per ottenere un verbale ispettivo documento con meno contestazioni nei confronti della Costa. Ma in quelle carte, agli atti e a disposizione delle parti, vengono analizzate anche altre situazioni. Al di là di un’intercettazione, nella quale si lamenterebbe di controlli troppo pignoli da parte di «gente della capitaneria che viene in crociera con noi, ti comporti come tutti gli altri croceristi. Erano sulla Concordia proprio», emergono anche altre circostanze.

Una viene cristallizzata nel rapporto dei carabinieri: su una nave sarebbe stata «riscontrata un’anomalia ad una “boccola” (pare dell’asse di trasmissione)». I due interlocutori «convengono che per i controlli non ci sono problemi perché, si dice nelle telefonate, «il Rina fa tutto quello che dice Fincantieri». Insomma, si spiega che «è interesse di tutti fare delle prove a mare finte». L’opzione sarebbe quella di effettuare prove più «leggere». Qualcosa del genere parrebbe essere già avvenuto — stando almeno a quello che racconta per telefono un altro funzionario della Costa che è intercettato: «Tieni presente che questo è già successo con una nave, ce la siamo presi con la... con la prescrizione di classe che non poteva superare il.... che se non sbaglio era il Concordia». Intercettazioni e non altro. Nessun eventuale riscontro alle parole dei funzionari intercettati compare infatti negli atti depositati nei giorni scorsi. Per difendere l’azienda, che in quel momento sarebbe sotto ispezione, alcuni interlocutori arrivano a paventare un tentativo di intervento sul Comandante Generale delle Capitanerie di Porto.

E anche questo nuovo particolare, evocato nei dialoghi, non trova alcun riscontro nelle carte depositate dalla magistratura di Grosseto. Nei dialoghi intercettati spuntano anche i nomi di due politici che gli interlocutori sostengono di voler chiamare per cose inerenti la Concordia: si tratta di un ex senatore del Pdl e di un attuale esponente del Pd. I carabinieri, a margine dell’intercettazione, annotano che i «due alti dirigenti intercettati fanno riferimento a pressioni di natura politica sulla vicenda Concordia». Non risulta però che siano state fatte pressioni. Sempre i carabinieri scrivono che, sostanzialmente, «la lettura dei dialoghi intercettati, quasi totalmente rivolti all’Ispezione addizionale “doc” del Comando Generale ed alle, parrebbe, connesse verifiche parte del Rina, lascia intendere chiaramente che la Compagnia di navigazione genovese sta subendo verifiche» molto rigide.

Durante l’incidente probatorio l’avvocato Marco De Luca, legale della Costa, aveva detto che la compagnia «è parte offesa, senza alcuna possibile alternativa e la Costa è qui per fare una valutazione sull’accertamento della verità dei fatti». E di fatto alla compagnia il gip Valeria Montesarchio ha riconosciuto uno status giuridico ben preciso: è quello di parte lesa nell’ambito dell’inchiesta che nei giorni scorsi è stata chiusa. Foschi, presidente di Costa Crociere, aveva sempre ribadito un altro concetto: «La compagnia sottolinea che la rotta era stata impostata correttamente e che la manovra attuata dal comandante Schettino non era approvata, non era stata autorizzata dal comando, nè quest’ultimo ne era a conoscenza». Una dichiarazione pubblica, questa, che trova piena conferma nelle carte dell’inchiesta.

Simone Innocenti
26 dicembre 2012

Dodici più uno

La Stampa

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yoani sánchez


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La cabala, il numero che non si menziona, la superstizione fatta di cifre, la calamità che potrebbe arrivare solo pronunciando cinque lettere (in spagnolo tredici si scrive trece, ndt). Ricordo che quando compii tredici anni a scuola circolavano molte battute sulla mia età. Quanti anni hai? Domandavano gli studenti delle classi superiori per prendersi gioco del mio turbamento mentre rispondevo.

Dovevo replicare con un “dodici più uno” o con un “quindici meno due”, perché se pronunciavo quelle lettere maledette sarei stata sommersa da un’ondata di risate. Potevo ricevere persino uno schiaffo nel collo seguito da grido di Toccati! che ancora oggi non riesco a capire cosa significasse in quel contesto. E così sono cresciuta pensando che il tredici non solo portasse sfortuna, ma anche scherno, burla e oltraggio. 

Quando andai a vivere con Reinaldo, pensai: “Che sollievo! Almeno vive al quattordicesimo piano e non a quello inferiore”. Immaginatevi se ogni volta che avessi detto il mio indirizzo mi avessero gridato quel sarcastico toccati! che aveva caratterizzato la mia adolescenza. Sarei diventata rossa come un peperone. Anni dopo, i medici prevedevano che mio figlio sarebbe nato il 13 agosto del 1995, ma - per fortuna - la natura anticipò il momento e ci liberò da quella “data oscura”. E così, arrangiandomi in un modo o nell’altro, qualche volta cercando di non pronunciare il numero, altre volte usando le somme e le differenze, ho evitato la cupa superstizione del “dieci più tre”.

Molte altre persone si sono comportate nello stesso modo, a volte più per precauzione che per reale credenza nella sua cattiva influenza. Ma adesso ci attende una dura prova: l’anno 2013 che sta per cominciare. Ho l’impressione che per i cubani i prossimi dodici mesi non saranno per niente casuali. Fin d’ora sono in grado di prevedere che saranno caratterizzati da momenti di cambiamento e da situazioni epocali.

Il paese che conosciamo subirà una grande trasformazione, positiva ma in parte anche negativa; nuovi nomi calcheranno il palcoscenico nazionale e altri saranno scritti finalmente sul marmo di una lapide. Finirà un’era, per una volta dando ragione ai maya. Ma tutto questo dipende, in maniera quasi fondamentale, da come noi cittadini affronteremo le sfide che si presenteranno, da quanto saremo coscienti del fatto che stiamo vivendo un momento cruciale della nostra storia. Io mi sto già preparando e ripeto come un mantra: tredici, tredici, tredici, tredici, tredici… 

* A tutti i miei amici, colleghi, blogger, giornalisti che vivono in ogni parte del mondo, lettori dei miei testi, commentatori che si sono impossessati di questo blog, traduttori che in maniera volontaria lo rendono fruibile in tante lingue, a coloro che con critiche appropriate e con polemiche pungenti mi hanno aiutato a migliorarmi come persona, a tutti loro, vadano i miei migliori auguri per le prossime feste e per un felice anno nuovo. 

Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Femminicidio, colpa di donne che provocano»

Corriere della sera

Il parroco di San Terenzio: «Fate un esame di coscienza. Provocate gli istinti e andate a cercare guai»

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Polemica nel comune ligure di Lerici per un manifesto affisso sul portone della chiesa dal parroco don Piero Corsi: in sostanza, in poche righe, viene data alle donne parte della colpa dei femminicidi. L'estratto dalla lettera apostolica «Mulieres dignitatem» commentata dall'editorialista del sito Pontifex-roma.it dal titolo «Donne e il femminicidio, facciano sana autocritica. Quante volte provocano?» è stato così affisso sulle porte della chiesa di San Terenzo di Lerici (in provincia di La Spezia). E ha sconcertato i parrocchiani.

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PROVOCAZIONI E GUAI - Sostanzialmente, il volantino accusa le donne di meritarsi il peggio per essersi allontanate dalla virtù e dalla famiglia. Don Piero Corsi, che ha curato l'affissione del manifestino, era già noto alle cronache per la sua passione per al «tazebao», avendo già dedicato fogliettoni satirici contro l'Islam e contro gli immigrati appesi alla porta della chiesa.



Redazione Online 25 dicembre 2012 (modifica il 26 dicembre 2012)

Il ritorno al vinile. Con una stampante 3D

Corriere della sera

La musica cambia direzione: da digitale all'analogico tramite la trasformazione di un file Mp3 in un 33 giri


MILANO - Più che un’applicazione pratica è un interessante esperimento pubblicato sul sito Instructables, famoso per la presentazione delle idee più interessanti e bizzarre dal mondo del fai da te. L’ideatrice di questo progetto è la ventitreenne Amanda Ghassaei che, probabilmente, nella sua esistenza non ha potuto vivere l’emozione del vinile sul piatto del giradischi e per questo ha deciso di colmare la lacuna ricreandoli con una stampante 3D (guarda la nostra prova con video e foto).

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In realtà si tratta di un interessante esperimento che permette di trasformare un file MP3 in un modello 3D di un 33 giri che può essere stampato e, successivamente, suonato su un normale giradischi. L’intero processo è ben documentato e spiegato nello stile di questo sito americano – di cui Amanda è un technical editor – proprio perché lo scopo non è duplicare i 33 giri, ma dimostrare come si possano ricreare oggetti familiari con procedimenti del tutto diversi e innovativi.

La qualità del risultato, vale la pena sottolinearlo subito, è ancora modesta perché – come spiega bene Amanda – la risoluzione della migliore stampante 3D capace di creare un classico disco da 12 pollici è di soli 600 punti per pollice e la definizione del microsolco del vinile a 33 giri richiede un ordine di grandezza in più per arrivare alla qualità dei vinili prodotti industrialmente. I risultati si possono ascoltare nel video preparato da Amanda per documentare i suoi risultati. Chiudendo gli occhi si potrebbe pensare alla riproduzione da un cilindro fonografico dei primi del ‘900, ma difficilmente Edison avrebbe potuto registrare le canzoni di Nirvana, Pink Floyd, Radiohead e Joy Division.

Cattura Per raggiungere il suo obiettivo, Amanda ha fatto una lunga serie di esperimenti grazie ai quali ha trovato la combinazione di parametri migliore per portare la musica ad alta qualità degli MP3 ad un livello più basso e gestibile come microsolco alla risoluzione disponibile con la stampante 3D. Gli interventi sono stati principalmente sulla frequenza di campionamento che dai 44.1kHz degli MP3 è stata abbassata anche a soli 9 kHz, diminuendo anche le dimensioni dei file da elaborare con i vari programmi.

I 33 giri realizzati da Amanda sono disponibili in formato STL – quello utilizzato dalle stampanti 3D professioniali e domestiche – su due siti: 123D Gallery e The Pirate Bay, ma solo chi dispone di una stampante 3D con le caratteristiche di una Objet Connex 500 può cimentarsi nella stampa di questi modelli e ottenere un disco che può essere messo sul giradischi senza rischiare di distruggere il cantilever del pickup fonografico.

Il procedimento per realizzare i propri 33 giri è stato documentato e messo a disposizione di chi volesse, sul sito Instructables, sotto forma di programmi gratuiti e script, con la preghiera di condividere con gli altri il risultato generato – ovvero i modelli stampabili - sui siti indicati. La comunità degli sperimentatori ha gradito molto questo progetto, ma c’è già qualcuno che pensa che il mondo dei discografici e delle major troverà in questo esperimento un ulteriore motivo per portare avanti la crociata del diritto d’autore anche bloccando con il Digital Rights Management le stampanti 3D, colpevoli di replicare senza controllo ormai troppe cose, anche soggette a proprietà intellettuale.

Simone Majocchi
26 dicembre 2012 | 10:26