sabato 22 dicembre 2012

Stabilità, ecco le misure diventate legge

La Stampa


Iva, Irpef, detrazioni, esodati, proroghe per i precari e sfratti: punto per punto, ecco cosa cambia

Ecco le misure più importanti della legge di stablità.


-IVA. Via libera dal prossimo luglio all’aumento di 1 punto della aliquota Iva attualmente al 10%. Stop invece all’incremento dell’aliquota al 21%.

- IRPEF. Invariate le aliquote Irpef che il Governo aveva invece previsto di rivedere al ribasso. Resta l’esenzione Irpef per le pensioni di guerra, ma non per gli assegni di reversibilità nel caso in cui i soggetti abbiano redditi superiori ai 15mila euro.

- CARTELLE PAZZE. Stop ai pagamenti delle cartelle fiscali emesse prima del 2000 e con ruoli sotto i 2.000 euro.

- MAGGIORI DETRAZIONI PER I FIGLI. Passano da 900 a 1.220 euro le detrazioni fiscali per i figli di età inferiore ai tre anni, per i figli piu’grandi si passa da 800 a 950. Aumentano anche le detrazioni per i figli con disabilità che arrivano ad un massimo di 1.620 euro, per quelli di età inferiore ai tre anni. Stop a tetti e franchigie e alla retroattività per le detrazioni fiscali.

- PIÙ ESODATI TUTELATI. Saranno 10.130, secondo la Ragioneria dello Stato, gli esodati salvaguardati dalla legge di stabilità, oltre ai 120mila già tutelati dagli altri provvedimenti. I 100 milioni necessari arriveranno dalle risorse già stanziate ma non ancora utilizzate. Monitoraggio entro il 30 settembre 2013 e, nel caso fossero necessarie risorse aggiuntive, stop alla rivalutazione delle pensioni 6 volte superiori alla minima. Stop anche alle rivalutazioni dei vitalizi dei politici regionali e nazionali. Nella platea dei tutelati non ci saranno i licenziati a causa del fallimento dell’azienda.

-RICONGIUNZIONI ONEROSE. Si trasformano in gratuite le ricongiunzioni pensionistiche onerose. Secondo l’emendamento approvato le ricongiunzioni potranno avere luogo gratuitamente per tutti coloro che sono stati precedentemente iscritti all’ex-Inpdap, passando, prima del 30 luglio 2010, dal pubblico impiego ad altre attività che prevedono i versamenti all’Inps. produttivo.

-AMMORTIZZATORI PER 1,7 MLD. Rifinanziamento di circa 900 milioni di euro degli ammortizzatori in deroga. Le risorse si sommano a quelle già previste, pari a circa 800 milioni.

-SCONTI ASSUNZIONI. Le deduzioni forfettarie per le assunzioni a tempo indeterminato sale a 7.500 euro che per le donne e i giovani sotto i 35 anni arriva a 13.500 euro. Al sud gli sconti salgono a 15.000 euro, che per i giovani sotto i 35 anni arriva fino a 21.000 euro. Le deduzioni ai fini Irap potrà arrivare fino a 8.000 euro per le basi imponibili fino a 180.759 euro, che andrà a diminuire con l’aumentare della base imponibile.

-RISPARMI ENTI PREVIDENZA. Riduzione del personale, stretta sulla consulenze e taglio dell’esternalizzazione dei servizi informatici per gli enti di previdenza assistenza pubblici ai fini di risparmi si spesa pari a 300 milioni all’anno.

-CUD PER VIA TELEMATICA. A partire dal 2013 gli enti previdenziali rendono disponibile il Cud in modalità telematica.

-PROROGA PRECARI P.A.. I precari della Pubblica amministrazione saranno «salvi» sino al 31 luglio. La proroga riguarda i contratti a tempo che hanno superato il limite dei 36 mesi e sarà subordinata a un accordo sindacale. Potranno essere riservati fino al 40% dei posti banditi nei concorsi ai precari con almeno tre anni di servizio nella P.A. Possibile anche una selezione per titoli ed esami per valorizzare l’esperienza lavorativa svolta.

-ORARIO INSEGNANTI. Nessun aumento dell’orario di presenza a scuola dei professori che, secondo il testo uscito da Palazzo Chigi, sarebbe invece passato da 18 a 24 ore. Prevista una riduzione di distacchi e permessi sindacali per docenti e personale scolastico, dei fondi per il progetto `smart city´ e dei Fondi First e Trin. 47,5 milioni in meno anche per il fondo per l’offerta formativa.

- SCUOLE PARITARIE. 223 i milioni che andranno alle scuole paritarie.

- STRETTA SU FALSI INVALIDI. In arrivo mezzo di milione di nuove verifiche in tre anni per scovare i falsi invalidi civili nel prossimo triennio.

- CONTROLLI ANTI FANNULLONI. Verifiche straordinarie nei confronti del personale sanitario destinato alle cosiddette mansioni di minore aggravio in quanto inidoneo. Nel caso in cui dai controlli il lavoratore risultasse non avere diritto a tale inidoneita’, le aziende sanitarie dovranno ricollocarlo a svolgere la prorpia mansione specifica.

- PRODUTTIVITÀ. 800 milioni in più da utilizzare per la detassazione dei premi di produttività tra il 2014 e il 2015.

- CREDITO D’IMPOSTA PER PMI. Credito d’imposta per imprese che affidano attività di ricerca e sviluppo a università, enti pubblici di ricerca o organismi di ricerca, ovvero che realizzano direttamente investimenti in ricerca e sviluppo.

- PATTO DI STABILITÀ. Arrivano altri 600 milioni per allentare il patto di stabilità interno per gli enti locali , cui si aggiungono 20 milioni per i comuni che hanno adottato il bilancio consolidato e 180 milioni alle amministrazioni tra 1.001 e 5.000 abitanti. Altri 150 milioni vanno ad aumentare la dote del Fondo di solidarietà. 250 milioni serviranno invece per compensare i tagli previsti.

-IMU. Quasi 8 miliardi di euro in più derivanti dal gettito Imu sarà trasferita ai Comuni nel biennio 2013-2014 e si andrà a sommare ai trasfrimenti già previsti. A compensazione parziale della mancata entrata, lo Stato si attribuira’ le entrate relative alla tassa sugli immobili a uso produttivo.

- TARES. Pagamento ad aprile della prima delle quattro rate della Tares, la tassa sui rifiuti e servizi: 3 ad aprile, luglio, ottobre. I Comuni dovranno mettere a punto le nuove tariffe, quindi la prima sarà considerata come un acconto e un conguaglio finale dovrebbe essere previsto per dicembre. Viene inoltre rinviata l’applicazione del criterio della superficie catastale per il calcolo della tassa a quando sarà effettuata la riforma del catasto, al momento naufragata insieme con la delega fiscale.

- SFRATTI. Prorogata di sei mesi del blocco degli sfratti

- RITENUTE TFR STATALI. Stop per le trattenute del 2,5% sul Tfr in busta paga deiidipendenti pubblici. La norma traduce in emendamento un decreto che il Governo aveva varato per attuare una sentenza della Corte Costituzionale.

- TOBIN TAX. Imposta innalzata allo 0,22% per il 2013 sui titoli trattati in mercati non regolamentati, gli Otc, e dello 0,12% per i titoli dei mercati regolamentati. L’imposta sulle transazione dei titoli entrerà in vigore dal 1 marzo 2013, mentre quella sui derivati a partire dal 1 luglio 2013. A partire dal 2014 le aliquote saranno dello 0,2% per i titoli dei mercati non regolamentati e dello 0,1% per i titoli `in borsa´. Raddoppia l’imposta massima della Tobin tax sui derivati

- TAV. Nuovo stanziamento di 2,25 miliardi in 15 anni per la Tav Torino-Lione. La proposta di modifica aumenta gli stanziamenti di 150 milioni all’anno dal 2015 al 2029.

- FINMECCANICA. Rifinanziamento per 8,43 miliardi in 16 anni della legge 808 in materia di `interventi per lo sviluppo e l’accrescimento di competitività delle industrie operanti nel settore aeronautico´.

- AUTOSTRADE. 80 milioni di euro per la realizzazione dell’asse autostradale `pedemontana piemontese´. Le risorse saranno assegnate alla regione Piemonte per l’anno 2015. Trenta milioni di euro per «garantire il miglioramento della viabilità e dei trasporti della strada statale Tirreno-adriatica.

- ZONE TERREMOTATE. Nelle zone di Emilia Romagna, Lombardia e Veneto colpite dall’ultimo terremoto le imprese che non hanno avuto un danno materiale, ma hanno comunque subito una significativa diminuzione del volume d’affari nel periodo giugno-novembre 2012, avranno accesso ai mutui garantiti dallo Stato per il pagamento di tasse e contributi. Buste-paga pesanti per i lavoratori che potranno restituire a fine dicembre Irpef e contribuiti con una quota non superiore a un quinto della busta paga e non l’intero importo in un’unica soluzione.

- ABRUZZO. Venti milioni di euro, nel biennio 2013-2014, per `fronteggiare il grave dissesto idrogeologico´` nell’Abruzzo.

- L’AQUILA. Assegnato un contributo straordinario di 35 milioni per assicurare la stabilità dell’equilibrio finanziario e il servizio di smaltimento rifiuti al comune dell’Aquila e gli altri comuni colpiti dal sisma del 2009.

- POPOLAZIONI ALLUVIONATE. Stanziati 250 milioni di euro per le popolazioni colpite dai fenomeni alluvionali del novembre 2012.

- FONDO PROTEZIONE CIVILE. 40 milioni di euro per il 2013 sono assegnati per gli interventi da realizzare nei territori colpiti da calamità naturali, Liguria, Toscana,Veneto, provincia di Messina, Marche, Emilia Romagna, Calabria e Basilicata.

- MO.S.E. Ridotti i fondi per il MO.S.E.. Oltre un miliardo di euro in quattro anni dovranno garantire la prosecuzione dell’opera, 100 milioni in meno, rispetto al previsto che andranno ai comuni di Venezia, Chioggia e Cavallino Treporti per la realizzazione di una piattaforma d’altura avanti al Porto di Venezia.

- STRETTO DI MESSINA. Trasferite alla Capitaneria di Porto di Messina le competenze dell’Autorità marittima della navigazione dello Stretto di Messina.

- BELICE. Dieci milioni nel 2013 per la zona del Belice, colpita dal terremoto oltre 40 anni fa. Lo scopo è quello di definire le contenzioni in atto.

- CROAZIA E ISTRIA. 15 milioni di euro nel triennio 2013-2015 per finanziare le minoranze italiane in Slovenia, Croazia e per gli esuli di Istria, Fiume e Dalmazia.

- SANITÀ NELLE REGIONI AUTONOME. Per quanto riguarda le misure di razionalizzazione delle spese nel settore sanitario, viene previsto che le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano possono conseguire gli obiettivi di razionalizzazione del sistema sanitario attraverso l’adozione di misure alternative alla riduzione del 10% degli importi e delle prestazioni dei contratti di appalto di servizi e fornitura di beni e di servizi sanitari, come previsto dalla legge di stabilità.

- FORESTALI. Previsto un finanziamento di cinque milioni di euro in favore del Corpo forestale dello Stato «per le spese di funzionamento della flotta aerea pesante destinata alla lotta agli incendi boschivi» nel 2013.

- STOP DI UN ANNO A RIFORMA PROVINCE. Congelata per un anno la riforma delle Province e alla costituzione delle Città metropolitane prevista dal Governo dalla spending review. Riallineate anche le norme che riguardano le prefetture.

- SANITÀ. Arrivano 52,5 milioni per i Policlinici gestiti direttamente da università non statali. 12,5 milioni per il Bambin Gesù di Roma e 5 milioni alla Fondazione Gaslini. Nel 2013 ci saranno 500 mila euro a favore della Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt). 500 mila euro vanno alla Fondazione italiana onlus per sostenere l’attività di ricerca sul genoma del pancreas.

- SICUREZZA. Aumentano i fondi per le assunzioni di personale del comparto sicurezza. I fondi salgano da 10 milioni all’anno a 70 milioni per il 2013 e a 120 milioni di euro dal 2014. Stop al blocco del turn over, previsto dalla spending review, per il comparto sicurezza, forze armate e soccorso pubblico. Salgono dal 20% al 50% del personale uscente le nuove assunzioni nel 2013 e nel 2014, mentre salgono al 70% nel 2015.

- SEQUESTRO BENI MAFIA. Potenziata l’Agenzia che gestisce i beni sequestrati e confiscati alla mafia che potranno essere affidati dal tribunale in custodia giudiziale agli organi di polizia giudiziaria per l’impiego delle attività istituzionali o possono essere affidati all’Agenzia per i beni confiscati, o agli enti territoriali per finalità di giustizia, di protezione civile o di tutela ambientale. Possono essere venduti i beni deperibili, ma non quelli immobili. Da parte della polizia e degli enti territoriali ci sarà la possibilità di usare i veicoli sequestrati.

-COMITATO PARAOLIMPICO. Il comitato paraolimpico avrà a disposizione un finanziamento di 6 milioni di euro, nel 2013, per il finanziamento delle attività istituzionali.

- ANTI-INFRAZIONI UE. Inserite anche le misure previste dal decreto salva-infrazioni, approvato dal Governo e poi confluito nel ddl stabilità, che riguarda l’attuazione di obblighi comunitari e l’esecuzione di sentenze della Corte di giustizia della Comunità europea. Tra le norme che potrebbero chiudere alcune procedure d’infrazione, anche quelle sui congedi parentali a ore, il taglio alle sanzioni sulla violazione degli obblighi di dichiarazione delle attività estere, le fatture elettroniche.

- MONTI BOND. Slitta all’1 marzo termine entro il quale Mps potrà emettere le obbligazioni da vendere al Tesoro.

- 1,6 MLD PER LA BEI. L’Italia parteciperà all’aumento di capitale della Banca europea per gli investimenti con 1,6 miliardi nel 2013.

- INFANZIA. Le risorse assegnate all’Autorità garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza «sono integrate di 1 milione di euro» per il 2013.

- SLA. Stanziati 115 milioni per i malati di Sla e per le non autosufficienze.

- ABS. Salta l’obbligo per i produttiri di offrire gli Abs per le moto previsto da una norma del decreto Sviluppo. Abolita anche la norma del decreto sviluppo che obbligava l’uso dei pneumatici da neve.

- BICENTENARIO VERDIANO. Un milione di euro per le celebrazioni del `bicentenario verdiano´. E una sforbiciata di 2,3 milioni di euro per il 2013 al fondo unico per lo spettacolo.

- EDITORIA. Proroga di un anno per lo stop all’incrocio tra stampa e televisione. Le risorse per l’editoria aumentano di 45w milioni nel 2013, mentre per le tv locali e le radio arrivano 15 mln

-INCROCI PROPRIETARI TV-STAMPA. Prorogato sino alla fine del 2013 il divieto di incroci proprietari tra tv e carta stampa.

- PENSIONI DI GUERRA. Stop alla tassazione della reversibilità delle pensioni di guerra.

- RESISTENZA. Un milione di euro per la celebrazione del settantesimo anniversario della Resistenza e della guerra di Liberazione.

- COMUNI MONTANI. Nasce un Fondo nazionale integrativo a favore dei comuni montani che è finanziato per il 2013 con 1 milione e per il 2014 con 6 milioni.

- STOP OPERAZIONE `CIELI BUI´. Stralciata per motivi di sicurezza la cosiddetta `operazione cieli bui´, che prevedeva lo spegnimento parziale dell’illuminazione notturna nei centri abitati.


(AGI) Rmm/Pit 211604 DIC 12

Il cuore spezzato dal lutto: muore la moglie di Febo Conti

Corriere della sera

La cantante Italia Vaniglio vittima di un infarto 4 giorni dopo la morte del marito. I due corpi cremati insieme


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Dopo una vita insieme, il suo cuore non ha retto alla morte del marito, Febo Conti. La cantante Italia Vaniglio è morta 4 giorni dopo di lui, il 20 dicembre, colpita da un infarto. E il 22 dicembre i loro corpi sono stati cremati insieme; le ceneri verranno sparse nell'oceano del Brasile, dove i due avevano casa. I due si erano sposati nel 1953 e dopo decenni di matrimonio e un temporaneo allontanamento erano tornati a vivere insieme nella casa di Desenzano del Garda.

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Italia, era diventata famosa negli anni Quaranta con brani come «L'usignolo triste» e «Nebbia» e dopo aver fatto da spalla anche al trombettista Duke Ellington nel 1949 era diventata la cantante solista nell'orchestra di Piero Rizza. Dopo le nozze si era ritirata a vita privata, dedicandosi alla famiglia (ha avuto un figlio) e indirettamente sostenendo i successi di Febo, che raggiunse l'apice della notorietà con «Chissà chi lo sa?» nel 1961. Italia nei giorni scorsi era stata ricoverata all'ospedale di Desenzano per problemi di salute, ma si era ripresa. Martedì ha voluto far visita a Febo nella camera mortuaria dell'ospedale. Troppo il dolore. La stessa sera viene colpita da un infarto cardiaco e ricoverata nuovamente in ospedale, dove è morta giovedì.

Redazione Online 22 dicembre 2012 | 14:31

Governo Monti: la storia di 401 giorni

Quotidiano.net

Dallo spread a 578 alle lacrime della Fornero

Tutte le tappe più significative dal 13 novembre 2011 quando ricevette l'incarico

Roma, 21 dicembre 2012 - Ecco le tappe più significative dei 401 giorni di vita del governo Monti giunto questa sera al capolinea.


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Lo spread era arrivato a 578 punti. Probabilmente uno dei parametri di base per la cronistoria dei 401 giorni di vita, fino ovviamente al momento in cui inizia il mandato per gli affari correnti, del 61esimo governo della Repubblica sta proprio in quel numero e in quella parola, divenuta ormai molto familiare agli italiani. Mario Monti ("nato il 19 marzo 1943 a Varese. Il 9 novembre 2011 e' nominato Senatore a vita dal Presidente della Repubblica", recita la biografia sul sito di Palazzo Chigi, certamente la piu' minimalista mai apparsa) riceve da Giorgio Napolitano il 13 novembre 2011 l'incarico di formare il secondo esecutivo della XVI legislatura, iniziata il 29 aprile 2008. Succede al Berlusconi IV (8 maggio 2008-16 novembre 2011).

Un esecutivo breve, sicuramente non il primo, ma dalla vita densa di significati, tanto per cominciare perche' apre la stagione 'dei tecnici' e proietta davanti a se' liste, richiami ad 'agende', nel senso di punti programmatici ovviamente, e segna una cesura rispetto alla stagione della 'politica' tout court. Quello che segue e' un sintetico album dei passaggi essenziali di questo anno vissuto tecnicamente.

Le premesse del cambio della guardia scattano l'8 novembre 2011. La Camera approva il Rendiconto generale dello Stato ma con soli 308 voti favorevoli, al di sotto della maggioranza che sulla quale si regge il governo Pdl. Silvio Berlusconi sale al Quirinale ed e' il Capo dello Stato ad annunciare che il presidente del Consiglio rimettera' il mandato appena approvata la legge di Stabilita'. Il 12 novembre infatti Berlusconi torna sul Colle, e si dimette. Il 17 novembre Monti incassa la fiducia del Senato con 281 si', 25 no e nessun astenuto.

Alla Camera, il giorno dopo, ci saranno 556 si', 61 no e nessun astenuto. Si apre la stagione dei tecnici, cioe' ministri non politici guidati da un presidente del Consiglio altrettanto non politico. Schivi, sobri come si dira' da subito come cifra stilistica dell'esecutivo. Una compagine via via, quanto meno, un po' meno distante dal mondo dei media rispetto agli esordi e sempre piu' coinvolta nel dibattito e nelle dinamiche, come raccontano le cronache che accompagnano l'apertura della campagna elettorale, della vita di politica e partiti.

Prima e significativa missione internazionale il 24 novembre, a Strasburgo: Monti incontra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, per un'analisi della situazione dei mercati in Ue che ha anche un forte peso metaforico. La risatina ironica della Cancelliera tedesca e del Presidente francese aveva infatti segnato, di fatto, il sigillo delle perplessita' degli 'azionisti di maggioranza' dell'Ue sull'inquilino di Palazzo Chigi. Il 30 novembre c'e' il si' bipartisan alla Camera del pareggio di bilancio in Costituzione.

Il 4 dicembre arriva il decreto con la manovra fiscale. Una data che si lega anche a una delle 'immagini simbolo' della vita del governo: le lacrime del ministro del Welfare, Elsa Fornero, quando affronta la parola "sacrifici" per i cittadini nella conferenza stampa insieme a Mario Monti.
Il 22 dicembre il Senato approva definitivamente la manovra economica del governo. E' il Salva Italia, primo tassello del 'trittico' di provvedimenti, come il Cresci Italia (20 gennaio) e Semplifica Italia (27 gennaio) che rappresentano le misure per disciplina di bilancio e rilancio del Paese. Sono i tempi in cui gli italiani familiarizzano con un altro termine inglese: "spending review".

Il 9 febbraio 2012 il presidente del Consiglio e' a Washington da Obama, altro momento saliente nell'azione di relazioni internazionali per un altro dei punti programmatici fissati da Monti, quello del recupero della credibilita' internazionale del nostro Paese. Il 20 maggio viene presentata la riforma del lavoro che prevede l'intervento sull'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Durante il vertice europeo del 28/29 giugno si adotta lo scudo anti-spread che prevede l'intervento dell'European Financial Stability per monitorare le 'oscillazioni' in ambito Ue. Altro termine chiave, i "firewall" per impedire che il temutissimo incendio della crisi finisca per propagarsi anche in Italia e nel resto dell'Ue. Il 31 ottobre e' approvata la riforma generale delle province.

La parola fine arriva il 6 dicembre. Angelino Alfano, in Aula alla Camera, dichiara conclusa la stagione del governo Monti: il PdL si astiene sul voto al Senato del dl Sviluppo e alla Camera sulle spese di Regioni ed enti locali. E' nella serata dell'8 dicembre che si tiene il colloquio tra Monti e Napolitano, ed e' nel comunicato del Colle che si anticipa che Monti rimettera' il mandato al Capo dello Stato dopo l'approvazione della legge di Stabilita'. E si arriva a oggi. Da domenica, con una conferenza stampa di fine anno senz'altro non rituale e foriera di indicazioni per il futuro da parte del presidente del Consiglio dimissionario, si apre una fase nuova.

Arriva l'X Phone, l'arma segreta di Google contro Apple e Samsung

Corriere della sera

Mountain View sta studiando con Motorola un prototipo di smartphone in grado di competere con iPhone e Galaxy

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Il nome scelto non è azzeccatissimo e speriamo che cambi. Ma l'X Phone, il prototipo di smartphone su cui sta lavorando Google farà sicuramente discutere. Se gli ingegneri di Mountain View sono al lavoro con i colleghi di Motorola, l'obiettivo è soprattutto uno. Gettare il guanto di sfida ai due colossi del settore, Samsung e Apple. Dopo essere stata acquisita per 12,5 miliardi da Google nel luglio 2011, Motorola aveva lavorato finora alla realizzazione di smartphone che utilizzano il sistema operativo Android. Secondo il Wall Street Journal però, Motorola starebbe iniziando a ideare dei dispositivi in grado di competere con gli iPhone e gli iPad della società di Cupertino e con gli equivalenti prodotti Galaxy del colosso sud-coreano.

TOP SECRET - «La squadra di Motorola pensa in grande e vuole raggiungere lo stesso successo ottenuto da Samsung», ha commentato Larry Page, amministratore delegato di Google. Ma nessun dettaglio viene lasciato trapelare. Unica concessione, sono le informazioni sulla squadra di lavoro. Dennis Woodside, ex manager di Google e ora amministratore delegato di Motorola ha infatti confermato che l'azienda «sta investendo in un team per una nuova tecnologia che farà qualcosa di innovativo». Ha poi aggiunto che la sua compagnia sta lavorando in autonomia per smentire i timori su possibili complicazioni nei rapporti tra Google e Samsung. La società sudcoreana attualmente nei suoi dispositivi mobili pre-installa, infatti, applicazioni e servizi di Google per ricerche, browser e mappe. Come dire, insomma, che il guanto di sfida è lanciato. Ma non troppo forte.

M.Ser. 22 dicembre 2012 | 12:03

Addio a Franco Ceccarelli, fondatore dell'Equipe 84

Il Messaggero


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MODENA - È morto nelle prime ore di oggi a 70 anni il musicista e produttore Franco Ceccarelli, tra i fondatori dell'Equipe 84. Tra gli anni '60 e '70 con Maurizio Vandelli, Alfio Cantarella e Victor Sogliani segnò un'epoca nella musica italiana. Lascia la figlia Sandra,attrice. A dare notizia della scomparsa è stato il Comune di Modena. «Ci resta la sua musica - commenta il sindaco Giorgio Pighi - che ha continuato a suonare fino all'ultimo senza mai perdere il legame con la sua Modena».

Franco Ceccarelli, dopo lo scioglimento della band simbolo del beat e la partenza del suo leader Maurizio Vandelli, a metà anni '80 aveva proseguito il percorso con Sogliani e Cantarella, altri due componenti storici. La formazione aveva poi vissuto del contributo di altri musicisti nel decennio successivo. Il chitarrista era stato autore di musiche anche per teatro e cinema, aveva prodotto due dischi di Pierangelo Bertoli e nel '96 aveva pubblicato il libro 'Io ho in mente te.

Storia dell'Equipe 84'. «Le sue canzoni con l'Equipe 84 - ricorda l'assessore comunale alla Cultura di Modena, Roberto Alperoli - hanno cambiato il volto di questa città con leggerezza, hanno accompagnato e favorito trasformazioni sociali, attraversato generazioni. La sua e quella dei suoi compagni di viaggio è stata una rivoluzione dolce, non violenta, e proprio per questo efficace. L'impegno nostro, anche per lui, sarà continuare ad aiutare i giovani ad esprimersi anche con la musica, con libertà e fantasia, determinazione e allegria».


Venerdì 21 Dicembre 2012 - 22:27
Ultimo aggiornamento: 22:28

Gli strani 401 giorni di Monti tra spread, lacrime e gaffe

Andrea Cuomo - Sab, 22/12/2012 - 08:00

Il più politico dei governi tecnici al capolinea. Rimarranno gli inchini alla Merkel, la grana esodati e le uscite infelici

Roma - Quattrocento giorni più uno. Poche riforme fatte, molte arenate. Lo spread abbattuto, il morale degli italiani pure. Lacrime (non solo quelle di Elsa Fornero) e sangue. A fine anno, si sa, è uso regalare agende.


Governo Monti
Il governo Monti, ovvero il più politico dei governi tecnici e il più tecnico dei politici - fate voi - nasce ufficialmente il 16 novembre 2011, quando il Professore e i suoi vecchietti (con 64 anni di media al momento del suo insediamento è di gran lunga l'esecutivo più anziano della storia repubblicana)
Ma tutto si decide prima, il 9 novembre, quando accadono due cose: Monti viene nominato senatore a vita e lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi per qualche ora supera quota 500. Il giorno dopo Il Sole24Ore lancia a titoli cubitali in prima pagina il suo grido d'angoscia: «Fate presto!». Berlusconi lascia, a Palazzo Chigi sale Monti e il suo drappello di tecnici («un governo senza infamia ma col loden», si scherza). Lo spread però continua a salire, a fine novembre tocca quota 575. Torna a scendere solo dopo la collocazione di titoli di Stato senza commissioni: un atto di spavalderia che rassicura i mercati e accolla parte del debito pubblico ai risparmiatori, limitando le speculazioni. E lo spread inizia a scendere fino all'«under 300» di queste ore.
Ma lo spread non si mangia. Il resto degli indicatori, quelli commestibili, dopo tredici mesi sono allo stremo: il debito pubblico oltre la soglia psicologica dei 2 milioni di miliardi (li avete mai visti tanti zeri in fila indiana?), i consumi a picco, la produzione industriale idem, i mutui dimezzati, piazza Affari che piange, le retribuzioni senza ossigeno, la disoccupazione a due cifre (10,8 per cento), il pareggio di bilancio un'utopia, anche se infilata a forza nella Costituzione (ma a che serve sennò la Carta?). Perfino la stampa tedesca, la curva dei tifosi di Monti, in pagella mette al Professore un sei meno meno. «I tecnici al governo hanno amministrato bene l'Italia, ma non l'hanno trasformata in modo duraturo», sibila Die Zeit. Insomma, un pool di commercialisti. Per le rivoluzioni, prego ripassare.

L'esecutivo si insedia il 16 novembre e parte di slancio: dopo il via libera del Senato (281 sì, 25 no, 0 astenuti) e della Camera (556-61-0) il 4 dicembre viene emanato il decreto legge Salva Italia, tutto bilancio pubblico, previdenza e sviluppo. Il 16 dicembre ecco la manovra economica, con la prima delle oltre cinquanta fiducie chieste dal governo nato con la più ampia maggioranza della storia repubblicana. Il 10 gennaio il primo scandaletto: si dimette il sottosegretario Carlo Malinconico, che avrebbe beneficiato di alcune vacanze pagategli da un imprenditore. L'azione del governo rallenta, a marzo viene varata la riforma del mercato del lavoro, che diverrà legge a luglio e scoppia la grana degli esodati.

A maggio gli italiani imparano un'altra locuzione inglese: spending review, ovvero la revisione della spesa pubblica con cui Monti intende reperire i 4,2 miliardi per evitare l'aumento dell'aliquota Iva. Nel frattempo è partita anche la riforma della previdenza, che istituisce il sistema contributivo per tutti. Il 31 ottobre arriva il decreto legge sul taglio delle province, che poi naufragherà miseramente. Triste, solitario y final il governo Monti si arena nel velleitarismo e nelle distrazioni personali dei ministri, impegnati al ricollocamento politico personale in vista della fine della legislatura. Che viene anticipata improvvisamente a inizio dicembre, quando il Pdl inaugura un sostegno a intermittenza a Monti e questi annuncia le dimissioni. Adieu.

Che cosa resta di questi tredici mesi di Italia in loden? Restano le lacrime di Elsa Fornero, ministra del Welfare, mentre pronuncia la parola «sacrifici» (sapesse le nostre). Resta il silenzio di Monti allo stadio di Kiev all'esecuzione dell'inno italiano prima di Italia-Spagna finale degli Europei di calcio (finirà 0-4 e qualcuno darà la colpa all'illustre tifoso occasionale). Restano i continui inchini ad Angela Merkel, a Bruxelles, all'eurozona. Restano le gaffe del Professore, che agli esordi giura sulla volontà di «andare più a fondo» (promessa mantenuta) e più avanti consola così i lavoratori precari: «Diciamoci la verità: che monotonia un posto fisso per tutta la vita!». Peccato che il Professore non sembri trovare affatto noiosa la prospettiva di conservare quella scrivania di Palazzo Chigi.

Un sommergibile (italiano) per i Navy Seals

Corriere della sera

Il progetto del valore 44 milioni di dollari, affidato alla General Dynamics Electric Boat Corp

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WASHINGTON - Quattro righe in fondo ad un comunicato del Pentagono dove si annunciano nuovi contratti. Quattro righe intriganti. Il Socom, commando forze speciali americano, svilupperà in Italia un minisommergibile (in gergo SDV) destinato, probabilmente, ai Navy Seals. Il progetto - valore 44 milioni di dollari, affidato alla General Dynamics Electric Boat Corp - verrà portato avanti nel nostro Paese dove una società (non precisata) si occuperà di disegno e costruzione.

I TEST - Quanto ai test saranno invece eseguiti negli Usa. Una collaborazione – dicono gli esperti – che ha avuto precedenti significativi viste le qualità indiscusse dei prodotti realizzati in Italia. E’ probabile che i Navy Seals vogliano un minisub simile a quelli utilizzati dagli incursori della nostra Marina, i Comsubin, uno dei reparti migliori al mondo e con una grande esperienza in questo settore. Gli italiani, durante la seconda guerra mondiale, non solo hanno usato i famosi "maiali" - i "siluri a lenta corsa” guidati dai sommozzatori - ma hanno anche messo a punto tecniche sofisticate.


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LA DOTAZIONE - Tradizione proseguita fino ad oggi con mezzi innovativi quanto segreti. Di tutte le componenti delle forze armate, i Comsubin sono quelli giustamente più gelosi degli apparati in loro dotazione. Il minisommergibile verrà sistemato all’interno degli speciali contenitori fissati sulla coperta dei sottomarini che appoggiano le attività dei Navy Seals. I battelli degli incursori sono l’ideale per operazioni di sabotaggio o di intelligence all’interno dei porti. E nella nostra Marina il ruolo di battello-madre è affidato soprattutto allo “Scirè”. Anche gli avversari dell’Occidente hanno cercato di dotarsi dei minisub. La Corea del Nord ne ha sviluppati diversi e stessa cosa ha fatto l’Iran. In passato sono circolate informazioni su progetti italiani trafugati o venduti a Teheran. Una spy-story che aveva coinvolto una società oggi fallita e al centro di una vicenda giudiziaria piuttosto intricata.


Guido Olimpio
guidoolimpio22 dicembre 2012 | 10:49

Cavalli, sesso e lettini abbronzanti le tasse creative dei Comuni tedeschi

La Stampa

Il buco nelle casse si restringe, ma per far fronte alle emergenze i sindaci si stanno sbizzarrendo

alessandro alviani
berlino


LCatturaa finanza creativa contagia i Comuni tedeschi. È vero sì che, nel complesso, il buco nelle loro casse si sta restringendo grazie al boom delle entrate fiscali in Germania, tuttavia per alcuni il passivo s’è fatto talmente pesante da richiedere interventi fuori dall’ordinario. È il caso di Bad Sooden-Allendorf, che detiene il record del più alto indebitamento pro capite di tutta l’Assia (il Land di Francoforte sul Meno): 8.400 abitanti e 80 milioni di euro di debiti. Bad Sooden-Allendorf è il primo Comune tedesco a introdurre una “tassa sui cavalli”: dal 2013 i proprietari dei circa 150 cavalli del paese dovranno sborsare 200 euro l’anno per ogni animale (sono esclusi i gestori dei centri di equitazione). In totale fanno 30.000 euro.

L’idea ha causato proteste a non finire, ma sembra già dare i suoi frutti: diversi Comuni vorrebbero copiarla. A Blankenheim, un paesino non lontano dal confine col Belgio, stanno pensando di risanare il bilancio o con una tassa sui cavalli, oppure con una “Sexsteuer”, una “tassa sul sesso” da far pagare alle prostitute che offrono i loro servizi in una delle roulotte parcheggiate nei pressi di una statale e di un’autostrada lì vicino. «A Bonn e Coblenza viene già riscossa una tassa sul sesso», si è giustificato il sindaco. Già, Bonn: nell’agosto del 2011 l’ex capitale tedesca ha deciso che le prostitute devono munirsi ogni notte di un apposito “biglietto” da sei euro da ritirare presso un distributore automatico simile a quello per i parcheggi.

Nel primo anno, rivela ora la Welt, la tassa ha portato nelle casse cittadine 35.200 euro lordi; il distributore, da solo, ne è costati 4.000, senza contare che l’amministrazione deve pagare i controllori e ha creato dei posti di lavoro supplementari. Anche i gestori delle case di piacere, però, devono pagare, per cui alla fine il bilancio non è così magro come si potrebbe pensare leggendo i dati delle prostitute che ogni notte si sono munite di ticket: 15 in media, per un totale di 5.870 biglietti (27 quelle beccate senza).

Ancora più creative si sono rivelate Wurzen, in Sassonia, che voleva incassare 10.000 euro per ogni ripetitore installato dai gestori di telefonia mobile sul suo territorio, Essen, che intendeva far pagare 20 euro al mese per ogni lettino abbronzante in città, Colonia, che stava pensando di tassare i gestori delle discoteche per lo spazio pubblico occupato dai ragazzi che fanno la fila in attesa di entrare (la “tassa sulle code”, com’è stata prontamente ribattezzata), e la ricca Amburgo, che puntava a chiedere 40 euro (la “tassa sui lampeggianti”) a chi fosse rimasto coinvolto in un lieve incidente stradale e avesse chiamato la polizia piuttosto che accordarsi amichevolmente con l’altra parte. In tutti e quattro i casi non se n’è fatto niente e le imposte sono scomparse prima ancora che qualcuno potesse versarle.

Un particolare successo sembra avere invece la “Bettensteuer”, la “tassa sui letti”, che alcune città, come Colonia, richiedono ai turisti per i pernottamenti in albergo. Secondo l’Ufficio federale di statistica da gennaio a settembre il deficit dei Comuni tedeschi è sceso a 1,4 miliardi, quasi quattro miliardi in meno dello stesso periodo del 2011. Il calo si spiega soprattutto con l’aumento delle entrate fiscali a seguito del buon andamento dell’economia tedesca e coi trasferimenti dei Länder ai Comuni. Per l’intero 2012 l’associazione dei Comuni tedeschi prevede un attivo di 2,3 miliardi: sarebbe la prima volta dal 2008 che le entrate dei Comuni superano le uscite. Tuttavia la forbice tra città ricche e città povere si sta ampliando: nella Ruhr alcune sono state costrette a chiudere piscine e altre strutture comunali perché non hanno i soldi per finanziarle, in Assia circa 45 paesi hanno avuto accesso a una speciale programma “salva-Comuni” con cui la regione contribuisce a ridurre i loro debiti in cambio di misure di risparmio.

Internet viaggia veloce e l’Italia non sta al passo

La Stampa
marco bardazzi


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E ancora una volta finisce con un «abbiamo scherzato». La Corte d’appello di Milano ieri ha assolto tre manager di Google condannati in primo grado a sei mesi di reclusione per violazione della privacy, in un processo senza precedenti nel mondo. I tre erano accusati di aver lasciato per due mesi nel 2006 su YouTube un video – guardato da cinquemila persone – realizzato da quattro studenti-bulli di una scuola torinese.

Mostrava vessazioni su un disabile che hanno giustamente fatto indignare e sono costate una sacrosanta condanna del Tribunale dei minori per i quattro ragazzi. Si spera che il quartetto, a distanza di anni, abbia capito la lezione. Ma c’è da sperare che alcune lezioni le lasci in eredità anche l’inutile processo a Google avviato sulla scia dell’episodio. «Il fatto non sussiste», hanno sancito i giudici d’appello. Verrebbe da aggiungere che neppure il buonsenso è sembrato sussistere per anni su questa storia, rimbalzata su tutti i media del mondo. Come altro commentare la pretesa giudiziaria (solo italiana, ricordiamolo) di controllare tutti i contenuti di una piattaforma sulla quale attualmente ogni minuto vengono caricate 48 ore di video, pari all’equivalente ogni giorno di otto anni di immagini?

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Il caso Google si presta ad almeno tre considerazioni. In primo luogo, ancora una volta la giustizia di casa nostra dimostra di soffrire di una lentezza che è sempre intollerabile, ma lo è ancora di più quando viene messa impietosamente a confronto con un ambito in cui l’innovazione viaggia come una navetta spaziale. In questo caso si trattava del mondo digitale e non c’è realtà dove le cose cambino più velocemente. Nel 2006 - quando è avvenuta la vicenda - Facebook muoveva i primi passi fuori dagli Usa, nessuno sapeva che stava nascendo una cosa chiamata Twitter e la Apple doveva ancora inventare l’iPhone. Tra i fatti di cui si parla e la sentenza d’appello, in pratica, sono trascorse almeno un paio di generazioni digitali.

La seconda considerazione è direttamente collegata alla prima: come può il Sistema Italia proporsi agli investitori mondiali, quando il suo diritto è così incerto? E’ giusto che lo Stato indaghi sulla posizione fiscale di Google nel nostro Paese, ma occorre interrogarsi su quanto può essere attraente, per un manager della Silicon Valley, l’idea di venire a creare posti di lavoro in un luogo che sforna sentenze come quelle che hanno decretato prima la condanna, poi l’assoluzione piena dei tre «executives» della società di Mountain View.  Infine, la privacy: è un grande dilemma dei prossimi anni, in una realtà sempre più «social» nella quale condividiamo in Rete una mole crescente di informazioni su noi stessi. Se c’è un tema su cui occorre ragionare in termini europei è sicuramente questo. Non c’è vera Europa, se in Italia viene considerato reato contro la privacy ciò che non lo è in Francia o in Germania. 

A Putin non piace la Zil e ordina di rifarla

Corriere della sera

La limousine presidenziale non ha convinto il premier russo il progetto ora in mano ai tecnici di Formula Uno
 
 CatturaMILANO- Nonostante i milioni di dollari spesi fino ad ora, il progetto per una nuova auto presidenziale «Made in Russia» non è piaciuto a Vladimir Putin.

DESIGN TROPPO «SOVIETICO»- Così il modello della nuova Zil che doveva prendere il posto della Mercedes usata oggi, torna in officina. Grande, grossa e a forma di scatola, la LimoZil, come è stata soprannominata, probabilmente ricorda ancora troppo da vicino i cassoni che portavano in giro Brezhnev e gli altri leader sovietici, fino a Gorbaciov. Così ora alla nuova vettura presidenziale che dovrebbe rilanciare l’orgoglio russo, sono stati chiamati a collaborare anche altri. Innanzitutto i tecnici della Marussia, la ex scuderia Virgin, che ha corso in Formula Uno quest’anno con i piloti Timo Glock e Charles Pic.

UNA VETTURA «AUTARCHICA»La Zil presentata a Putin fa un po’ il verso alla LimoOne, la Cadillac blindata di Obama che in realtà è un furgone trasformato. La Zil è stata costruita dai gloriosi stabilimenti di Mosca nati negli anni Trenta e che allora si chiamavano Zis (Zavod Imeni Stalina, Fabbrica nel nome di Stalin). Per decenni lì sono state sfornate solo auto speciali per gli alti papaveri dell’Urss. Negli ultimi vent’anni, ovviamente, la fabbrica si è mestamente avviata verso la chiusura, visto che nessuno voleva più i pachidermi sovietici quando erano disponibili Mercedes e BMW con blindatura super-collaudata. L’auto per Putin è il tentativo di rinascere, dopo che tempo fa la Zil ha respinto una offerta di collaborazione della Pininfarina.

SISTEMI ANTI-MISSILE- La vettura ha un motore V8 da 7,7 litri fatto in Russia che dovrebbe erogare 400 CV. Trasmissione e cambio provengono invece dall’americana Allison. Blindatura stratificata e capacità di resistere a tutti i tipi di armi, comprese cariche esplosive poste sotto il pavimento. Dentro, ovviamente, tutti i possibili confort, dai sedili in pelle riscaldati al frigobar, a schermi piatti collegati sia a videoregistratori che a computer. Inoltre la LimoZil dovrà montare un potente impianto radio in grado di collegare permanentemente il capo del Cremlino sia con il quartier generale delle forze armate che con l’ufficiale superiore che porta con sé la valigetta contenente i codici di lancio dei missili nucleari.

Fabrizio Dragosei
21 dicembre 2012 (modifica il 22 dicembre 2012)

Ora si va dai «compro oro» per pagare mutui e bollette Ecco le regole anti-truffa

Maria Sorbi - Sab, 22/12/2012 - 07:16


Per pagare il mutuo e le bollette aprono il cofanetto con i gioielli della nonna. A malincuore ma lo fanno. Sono sempre di più le famiglie lombarde che vendono catenine e braccialetti d'oro ai negozi. Sia che si tratti di pochi grammi sia che si tratti delle parure e delle gioie conservate da generazioni. Il pagamento è in contanti e immediato e per parecchi è una soluzione benedetta per far quadrare i conti alla fine del mese. Tuttavia la fregatura è dietro la porta, soprattutto per chi è poco informato. Dopo l'inchiesta della Finanza sulla catena dei «Compro Oro» (118 indagati in undici regioni), la gente si fida meno e sta più in guardia.

Ma capire il valore degli oggetti d'oro è praticamente impossibile se non si viene consigliati da qualcuno. Per investire in modo sicuro i gioielli della famiglia, arrivano le dritte di Ferruccio Invernizzi, presidente di Pronto Gold, banco specializzato nel commercio di oro e metalli preziosi. Una sorta di vademecum per arrivare al banco del negozio ed avere in mano due o tre parametri per capire se la compravendita sta avvenendo secondo le regole o meno. «Per prima cosa - spiega Invernizzi - bisogna chiarire la differenza tra compro oro e banco metalli. Infatti il compro oro è una normale gioielleria che si è dedicata alla compravendita degli oggetti di oro usati. Il compro oro non può quindi acquistare o vendere lingotti di oro puro e monete d'oro, né può fondere o trasformare ciò che acquista.

Il compro oro non deve nemmeno adempiere agli obblighi e ai controlli della Banca d'Italia ma per vendere il materiale da fondere deve rivolgersi esclusivamente agli operatori autorizzati da quest'ultima, cioè i banchi metalli». Prima di vendere, è bene pesare gli oggetti con una bilancia di precisione o in due negozi diversi. «Se entrate in un negozio dove non riuscite agevolmente a controllare il peso degli oggetti - mette in guardia Invernizzi - cambiate operatore senza esitazione». Regola numero due: evitare gli operatori che non indicano le quotazioni dell'oro ma si limitano a scrivere in vetrina «paghiamo i prezzi massimi» o «massime quotazioni di mercato». Va tenuto presente che l'oro ha due prezzi di acquisto: l'oro puro e l'oro usato, verificabile anche sui siti internet.

La linea di condotta migliore resta comunque quella di sentire più campane, cioè rivolgersi a diversi operatori e affidarsi a chi propone il prezzo più conveniente e ispira maggior fiducia. Anche perché spesso in ballo non ci sono solo grammi di oro. Ci sono ricordi di una vita, di momenti e promesse importanti. E quando una coppia decide di vendere le fedi nuziali pur di pagare la retta dell'università del figlio, se non altro deve avere l'assoluta garanzia di essere finita in mani oneste. La Pronto Gold offre precise tutele. Il gruppo punta a chiudere l'anno con un fatturato di 40 milioni di euro, tutti generati dalla sede milanese vicino alla stazione Centrale, con 25mila clienti e una media di quasi cento transazioni al giorno.

Fornero si tappa le orecchie, ira della Lega: Fini interviene

Il Mattino


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ROMA - Il ministro Elsa fornero si tappa le orecchie quando Massimo Bitonci, deputato della Lega, interviene alla Camera attaccando la riforma del Lavoro. Gesto plateale da parte del ministro che poi esce dall'aula. Il gruppo della Lega, su tutte le furie, richiama l'attenzione del presidente Gianfranco Fini che riprende il ministro chiedendo un comportamento consono.

Stati Uniti, dopo le guerre migliaia di famiglie distrutte

La Stampa

Un’inchiesta del Wall Street Journal sui traumi e le ferite ancora aperte nelle famiglie dei soldati che hanno combattuto in Iraq e Afghanistan

paolo mastrolilli
inviato a new york


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Certe ferite non si rimarginano mai. Restano li a sanguinare, fino a quando hanno la meglio sul corpo che non riesce più a sopportarle. Per esempio la morte di un figlio, un fratello, un marito in guerra. Dolori che continuano a fare vittime tra i famigliari, anche quando il lutto è passato e la guerra finita, come in Iraq.

Il Wall Street Journal ha dedicato un’inchiesta a questo problema, e leggerla fa venire i brividi. Sapevamo che circa 6.500 soldati americani sono morti, tra l’Iraq e l’Afghanistan, e sapevamo che le pene della guerra hanno un impatto molto duraturo sui militari che la vivono, dalle difficoltà di reinserimento quando tornano, fino ai casi di Post Traumatic Stress Disorder o di suicidio. Il quotidiano di Manhattan però è andato a vedere cosa succede ai famigliari dei caduti, e ha scoperto una realtà tanto triste, quanto dimenticata. Decine di genitori, coniugi, figli, fratelli e sorelle, che continuano a soffrire per anni, e spesso perdono la loro battaglia personale senza che nessuno tenga neppure il conto.

Ad esempio Christine Koch, una madre del New Jersey che nel marzo del 2008 ricevette la visita di una delegazione militare, inviata ad informarla che suo figlio Steven, caporale dell’esercito, era stato ucciso da un attentatore suicida in Afghanistan. Si era messa a piangere, a battere sul petto dei soldati venuti a darle la notizia: non voleva crederci, perché mancavano solo cinque settimane alla fine del servizio di Steven, e ormai si immaginava già il momento in cui avrebbe bussato alla porta.
Chi la prese peggio di lei, però, fu la figlia Lynne, che a causa della differenza d’età aveva fatto spesso da madre surrogata al fratello.

Lynne aveva semplicemente rifiutato il lutto, convincendosi che Steven era vivo e si nascondeva da qualche parte in Afghanistan. Il 6 maggio del 2010 mandò una mail ai genitori, dicendo che li amava molto. Il padre la chiamò per sentire se stava bene, e lei risposte che non c’erano problemi. Qualche ora dopo la polizia bussò alla porta di Christine, per informarla che sua figlia si era tolta la vita con un’overdose di farmaci. Lynne aveva finalmente realizzato che Steven non sarebbe mai più tornato, e quel pensiero era diventato insopportabile. Aveva pianificato il suicidio nei dettagli, lasciando note anche sul vestito con cui voleva essere seppellita.

Purtroppo il Wall Street Journal ha raccolto molte altre storie simili. Una madre di nome Debra, un padre di nome Scott, un fratello di nome Brian, vicende tutte tristemente uguali: persone che non accettano la perdita e finiscono per rinunciare anche alla propria vita, magari a distanza di mesi o anni. Le forze armate americane offrono assistenza medica ai parenti dei caduti, ma non tenevano una statistica delle loro reazioni.

Questi casi però sono diventati così frequenti, che la Uniformed Services University of the Health Sciences di Bethesda, in Maryland, ha deciso di condurre una ricerca a cui partecipano 3.000 persone, proprio per studiare gli effetti della morte dei soldati sui loro famigliari. L’obiettivo non è solo quello di raccogliere statistiche, ma di capire meglio il fenomeno per imparare a prevenirlo. In Iraq, infatti, non ci sono più militari americani, ma quella guerra sbagliata e ormai finita continua ad uccidere i loro parenti in America.

Pakistan, copia del Corano in cenere la folla inferocita brucia vivo un uomo

La Stampa

Sindh, aveva trascorso la notte in una moschea da solo. La mattina dopo trovati i resti del testo sacro: si scatena la furia dopo l’irruzione nella caserna dove era trattenuto


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In Pakistan un uomo è stato ucciso da una folla inferocita perché accusato di aver profanato una copia del Corano. Gli è stata così inflitta la pena prevista dalla legge del taglione: poiché avrebbe bruciato il sacro testo islamico, è stato arso vivo. La vittima era in viaggio nella provincia meridionale del Sindh, e si era fermato nel villaggio di Seeta per la notte, dormendo nella locale moschea. Al mattino l’imam che gli aveva dato ospitalità, tale Maulvi Memon, ha trovato all’interno del tempio i resti inceneriti di un esemplare del Corano. «Nella moschea era da solo, e dunque non c’era nessun altro che potesse aver fatto una cosa così terribile», ha affermato a posteriori il religioso, che ha allertato gli altri abitanti.

Costoro hanno aggredito lo straniero, lo hanno picchiato e infine lo hanno consegnato alla polizia. Non ancora soddisfatti, però, qualche ora dopo circa duecento facinorosi sono tornati, hanno fatto irruzione nel commissariato, hanno trascinato all’esterno il malcapitato e infine gli hanno dato fuoco. Sono una trentina le persone arrestate in relazione all’omicidio, e sette gli agenti posti in custodia per negligenza: non avevano mosso un dito per salvare il disgraziato. Dal 1990 a oggi ammontano ad almeno 53 coloro che hanno perso la vita nel Paese asiatico perché sospettati di blasfemia: la legge pakistana in materia sancisce che si tratta di un reato particolarmente grave, punibile pertanto anche con la morte, ma non ne definisce con precisione le caratteristiche.

Ai processi gli avvocati arrivano al punto di non esercitare la difesa per non essere a loro volta giudicati blasfemi. In agosto a Islamabad rischiò la pena capitale una bambina cristiana di 11 anni, affetta da sindrome di Down, imputata per aver presuntamente bruciato una decina di copie del Corano: risultò infine che era stata calunniata, e l’imam che l’aveva accusata fu arrestato per aver manipolato le prove a suo carico.

Uribe Vargas, il ladro compulsivo incarcerato 72 volte: “Rubare è la mia religione”

La Stampa

L’uomo, 59 anni, non ha fatto altro che entrare e uscire dalle prigioni colombiane: “Lavorare è un peccato”

lorenzo cairoli*



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Ci sono primati e primati. Bob Beamon che salta otto metri e novanta, cinquantacinque centimetri in più del record precedente, lasciando a bocca aperta tifosi e tecnici per più di un ventennio. O il bizzarro record dell’operaio Shuhei Ogawara che per due anni non ha fatto altro che raccogliere tutte le waribashi, le bacchette monouso, che i suoi colleghi gettavano nella spazzatura della mensa. Bacchetta dopo bacchetta, Shuhei si è costruito una canoa. Tre mesi a incollare 7382 bacchette per formare l’ossatura di una canoa lunga 4 metri e pesante 30 chilogrammi. 

In Colombia c’è un uomo il cui record è più singolare di quello di Ogawara e più longevo di quello di Beamon. Lo detiene Óscar Uribe Vargas, cinquantanove anni, di Bucaramanga, un uomo con la fronte segnata da una cicatrice da serramanico, claudicante, obeso, diabetico e con un cancro alla prostata. Uribe Vargas è un ladro compulsivo, uno che in mezzo secolo di vita ha rubato di tutto. Penne stilografiche, computer, ombrelli, radio, calcolatrici, libretti d’assegni, orologi, denaro contante. Ma soprattutto telefoni vivavoce della Panasonic.

“Quando mi vedevano - ammicca con un ghigno da pirata tagliagole e una risata catarrosa - scoppiavano a piangere”. Per questa sua compulsione irrefrenabile Uribe Vargas non ha fatto altro che entrare e uscire dalle carceri colombiane. “Per 72 volte” - sottolinea con una baldanza da sciuscià. Un record inarrivabile persino per i narcotrafficanti più incalliti. La sua carriera inizia sui banchi di scuola. Rubava matite e quaderni ai suoi compagni. I maestri dopo una settimana lo espellevano dal collegio tra la disperazione della sua famiglia, gente perbene, soprattutto il padre, stimatissimo gerente della Empresa Licorera de Santander.

La famiglia all’inizio lo aiutò. Per undici volte lo fece uscire dal carcere ma la dodicesima Uribe Vargas chiese ai genitori di lasciarlo in pace. “Rubare è la mia religione. Lavorare è un peccato che non commetterò mai. Non spendete più un peso in avvocati e dimenticatevi di me”. Per suo padre Hernando fu un colpo durissimo, lui che aveva sempre ripetuto: “Ladri nella famiglia Uribe non ce ne sono mai stati”. 

Per il primatista Vargas Uribe le carceri colombiane non hanno segreti. Ne parla come un Raspelli potrebbe dissertare di trattorie e ristoranti. Il vecchio e il nuovo carcere di Bucaramanga, La Blanca di Manizales, il carcere di Cúcuta, la Ladera di Medellín, La Modelo, La Picota, La 40 di Pereira, e le carceri di Guateque, Pácora, Zipaquirá e Ramiriquí. Le peggiori? La Modelo di trent’anni fa e la Ladera di Medellín. “I detenuti della Ladera chiedevano sempre a chi arrivava dalla capitale se era più grande Medellín o Bogotá. Se rispondevi Bogotá, ti accoltellavano. Erano gli anni ottanta.

E nelle prigioni di Medellín comandavano i sicari di Escobar. “Io che lo sapevo risposi che Medellin era sessanta volte più grande e nessuno mi torse un capello”. Ma La Modelo di trent’anni fa era realmente un incubo. “Prima di mangiare mi drogavo per non vedere i vermi affiorare nella minestra. Cucinavano delle monache, delle bastarde indemoniate. Una volta mi fini’ in bocca una specie di spaghetto, lungo, viscido. Smisi di masticare, lo sfilai dalla bocca. Gonorrea! era la coda di un sorcio!”. 

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Per i suoi crimini ha sempre pagato. Tranne una volta. E non era un furto. Nel suo andirivieni tra un carcere e l’altro conobbe una donna. La sposò, ci fece cinque figli, passò con lei ventitrè anni della sua vita. La uccise all’inizio degli anni ottanta perché la sorprese con un altro uomo. Poi entrò in una filiale del Banco Grancolombiano, rubò 24 milioni di pesos e con un taxi andò dalla figlia maggiore a Bucaramanga.

Le diede 23 milioni perché si comprasse finalmente una casa, poi senza darle il tempo di respirare, le confessò che quindici giorni prima aveva assassinato sua madre. Un’ora dopo ritornò a Bogotà, sempre in taxi. Per questo crimine non è mai comparso davanti a un giudice. L’assurdo è che lo hanno condannato per avere rubato un Panasonic vivavoce da un ufficio, ma mai per aver assassinato la madre dei suoi figli. E’ il grande, scottante, problema dell’impunità. Lo ha ammesso anche il presidente Santos in un suo recente discorso. Il 98% dei casi di violenza sessuale restano impuniti. La probabilità che ha un imputato di essere condannato per un crimine è del 20%, per un omicidio solo del 3%. 

Ma com’è la vita di un ladro? Uribe Vargas aspira la sua sigaretta, si astrae per qualche istante, poi riprende a raccontare. “Ci sono giorni che la roba che rubi quasi ti si getta tra le braccia. Giorni in cui invece ti va tutto storto e rubare anche un paio di scarpe diventa un’impresa. Quando esco di galera, casa mia sono le pensioni intorno alla Universidad Jorge Tadeo Lozano. Mi sveglio alle undici; una doccia, vestiti puliti, capelli ben pettinati. Per non destare sospetti. Poi esco, scelgo un ufficio, chiedo della direzione e cammino lentamente guardando tutto quello che sta intorno a me.

Appena adocchio su una scrivania qualcosa che richiama la mia attenzione, mi fermo, valuto i rischi, aspetto il momento propizio per rubarlo. Poi vendo tutto alle comproventas de la Caracas. La mattina dopo sono ancora lì a eruttare l’alcol che mi sono bevuto, senza più un soldo, perso tutto in alcol, droga, cibo, puttane. Ma ora faccio sempre più fatica a rubare. Sono lento, sono malato, sono troppo grasso. Una volta ero più rapace di un falco, oggi per me tutto è una missione impossibile”.

Nessuno viene più a trovarlo in carcere. Suo padre morì mentre era recluso a Ramiriquí. La madre gli rimandava indietro i suoi regali. “Li accetterò solo il giorno che saprò che lavori davvero”. I figli non gli hanno mai perdonato l’omicidio della mamma. Ora che arriverà Natale chiederà un regalo speciale ai suoi secondini. “Un sonnifero, il più potente, così per dodici ore, evaderò dal mondo e dalla felicità degli altri”.

*Scrittore, sceneggiatore, blogger giramondo, racconta il mondo di oggi e le sue contraddizioni

L’uomo da undici milioni di miglia

La Stampa

Il record di Tom Stuker, consulente vendite di auto: ha collezionato il maggior numero di voli, dall’Asia al’Australia. «Ma non mi fermo qui»

francesco semprini
new york


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E’ l’uomo da undici milioni di miglia. Tom Stuker, consulente vendite di automobili, ha messo a segno un record tanto singolare quanto lunghissimo. Da quando nel 1983 si è iscritto al MileagePlus di United Airlines, ovvero il programma delle miglia percorse negli aerei della compagnia americana, il cittadino di Chicago ne ha accumulate undici milioni, divenendo il primo uomo sulla terra a superare le barriera dei sette zeri. Un primato che ha raggiunto grazie ai tantissimi viaggi fatti per motivi di lavoro, in particolare in Asia e Australia, ed in tutti i 50 Stati americani. 

Solo quest’anno l’instancabile maratoneta dei cieli ha preso oltre 400 voli, per un totale di un milione di miglia, mentre sono 6 mila quelli su cui è salito da 30 anni a questa parte. Per capire il tempo che Stuker trascorre in aereo United ha spiegato che solo nel 2012 il suo prezioso cliente ha fatto l’equivalente di 40 giri del mondo per un totale di 73 giorni passati a bordo. «E’ stato un anno straordinario questo - spiega l’uomo da undici milioni di miglia - tutto il personale di United, dal servizio clienti ai tecnici in pista, hanno fatto il massimo affinché i miei spostamenti non fossero stancanti e complicati». 

Il «globetrotter» dei cieli, sembra tuttavia avere una specie di passione irrefrenabile per l’alta quota, dal momento che anche quando non si muove da un continente all’altro per motivi di lavoro, lo fa per divertimento. Al suo attivo quest’anno, ad esempio, ci sono un viaggio di due giorni a Buenos Aires, in Argentina, fatto lo scorso gennaio, una fuga alle Hawaii per la ricorrenza del «President Day», e una settimana romantica ad Aprile tra Parigi e Praga.

A vederlo, del resto, il 59 enne Stuker sembra non accusare fisicamente lo sforzo di tanti spostamenti e non disdegna neanche i pasti di bordo. Primato nel primato: mai una situazione di emergenza nella sua infinita maratona in alta quota, nessun decollo o atterraggio non riuscito. E’ una passione reciproca quella tra il consulente e United visto che la compagnia ha iscritto il suo nome su un Boeing della propria flotta in segno di riconoscenza per la sua fedeltà e per aver dato una mano a pagare salari e stipendi.