lunedì 17 dicembre 2012

Festività natalizie private

La Stampa

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Piccoli alberi di plastica spuntano da ogni parte, decorati con ghirlande conservate dagli anni precedenti e con una stella in fil di ferro sulla punta. Superbe conifere zeppe di addobbi vengono disposte nelle hall dei grandi alberghi e nelle sale delle abitazioni di Miramar. Luci, colori, melodie che si susseguono senza mai finire. In una strada di Nuevo Vedado i vicini di casa fanno a gara per vedere chi mette le decorazioni più sgargianti sulla balaustra dei balconi o nelle siepi dei giardini. Ma ci sono anche migliaia di abitazioni che non presentano un solo indizio delle prossime festività natalizie. Forse per ateismo, per mancanza di risorse o per semplice apatia nei confronti dei festeggiamenti. Che cosa dovremmo festeggiare? Risponderebbero molti cubani in caso di domanda. 

I lavoratori privati durante queste ricorrenze natalizie si sono appropriati dei festeggiamenti di fine anno. Nei negozietti che vendono cibo, nelle stanzette che smerciano cianfrusaglie e nei ristoranti privati dell’Avana, si stanno decorando gli spazi con immagini di Santa Claus, palle di vetro e lucine intermittenti. Il settore privato dei servizi si differenzia in maniera sensibile dalle corrispettive attività statali per un’esplosione di colori e canti natalizi. Come se esagerare in addobbi e ornamenti fosse un modo per differenziarsi dai molti luoghi impersonali diretti da ministeri o istituzioni. Gli eccessi visivi di oggi molto probabilmente sono la riposta popolare alle troppe Vigilie di Natale trascorse parlando a voce bassa o addirittura senza festeggiare, quando possedere un albero con un presepe era un indizio di “deviazione ideologica”. 

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Resta ancora il ricordo di una circolare, attribuita all’attuale vicepresidente José Ramón Machado Ventura, che proibiva gli alberi di Natale nei luoghi pubblici. Un tentativo fallito di regolamentare persino come festeggiare la fine dell’anno e che - per fortuna - non è stato possibile sostenere per molto tempo. Certi eccessi di prescrizioni e una falsa austerità hanno prodotto l’esuberanza attuale.

Molti cubani vogliono avere l’immagine della Vergine e del bambino nelle sale delle loro case, anche se non sanno neppure se mettere fieno o neve ai piedi del presepe. Da ogni parte vediamo corone rosso fuoco, luci che lampeggiano e volti paffutelli con in testa un cappello appuntito. Troppi dicembre passati nell’incertezza tra il “non si può” e “si può fare”, hanno alimentato questo furore natalizio. Adesso sono davvero in pochi a lasciare le ghirlande riposte nelle scatole o la stella in fil di ferro, con le sue cinque punte, in qualche cassetto. 



Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Debutta il 3D ad alta velocità, il cinema è a una svolta

Corriere della sera


Il cinema sta per cambiare volto con l’arrivo del 3D high frame rates (Hfr), la cosiddetta alta velocità cinematografica? Il debutto del primo capitolo de «Lo Hobbit» il primo film girato e mostrato nelle sale con l’apporto di questa nuova tecnologia ci impone di dare una risposta. Che purtroppo non può essere netta. Diciamo che, in questo momento è: sì e no.  Più precisamente: se ci saranno dei passi avanti nel suo sviluppo l’Hfr diventerà lo standard futuro per ogni tipo di film. Se invece non subirà sviluppi significativi rimarrà lo standard solo di alcuni tipi di film.

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HFR – Per chi non lo sapesse spieghiamo subito in cosa consiste l’Hfr. Dall’avvento del sonoro i film sono stati girati generalmente usando un numero di fotogrammi per secondo, 24, pari al minimo indispensabile per sincronizzare l’audio al video. Questo consentiva di risparmiare al massinmo la pellicola necessaria per girare un lungometraggio. Il problema è che il frame rate minimo in cui dovrebbe essere girato un filmato, affinché non si percepiscano sfarfallii e artefatti, si attesta sui 30 fotogrammi per secondo.

E che solo a 55 fotogrammi per secondo i frames diventano del tutto indistinguibili separatamente dall’occhio umano (almeno a livello cosciente). Senza contare che per filmare gli oggetti che si muovono molto veloci sullo schermo la velocità dovrebbe anche essere maggiore. Ora però, con lo sviluppo del cinema digitale, è possibile girare film in 48 o 60 fotogrammi per secondo senza che i costi siano eccessivi in quanto non si utilizza più la pellicola e si è in grado di gestire grazie alla computer grafica in maniera efficiente la post-produzione. I vantaggi dell’Hfr dovrebbero essere evidenti: maggiore realismo, niente artefatti, occhi dello spettatore più riposati. Ma è davvero così?

LA RESA SULLO SCHERMO -Cominciamo con una frase ad effetto, ma che è la pura verità. Il 3D hfr presenta una resa sullo schermo diversa da qualunque altra. Chiamerei questa tecnica dell’iperrealismo cinematografico, che consiste nel farci vedere il film come lo vede il regista mentre lo sta girando. Questo significa che in alcune situazioni soprattutto negli esterni, più in generale nelle scene con le alte luci in cui comunque sono presenti le figure umane, l’impressione è quella di assistere ad un documentario in presa diretta. Non ad un film in senso tradizionale. Piuttosto ad una troupe che sta girando un film.

Soltanto che quello che ci appare è un mondo che non c’è. E questo è uno dei punti di forza del nuovo formato: la sospensione dell’incredulità. Ciò che reale è ciò computer grafica è indistinguibile. Una scena su tutte: il duello degli indovinelli tra Bilbo e Gollum. Gollum lo abbiamovisto  evolvere nei film tratti da «Il signore degli anelli». Ora è perfetto:  un attore, un essere credibile al 100%. Solo che non esiste. Altra scena. La compagnia dei nani con Gandalf e Bilbo arriva a Granburrone la piazzetta in cui sostano è reale, materica e con esso tutto il contesto del palazzo intorno: che però non esiste.

Volti, vestiti, oggetti, sono tutti di un realismo senza pari. Eppure c’è qualcosa che manca. Quel senso di finzione e di distacco che siamo abituati ad associare al cinema. Così la visione diventa in alcuni casi anche disturbante. Però in un contesto quasi documentaristico ci sono momenti che fanno intravedere una nuova straordinaria strada. Mi riferisco a tutto il girato sulle basse luci, scene notturne, albe, tramonti. In questo caso assistiamo ad una fusione perfetta tra il cinema come era e il cinema come sarà. Probabilmente la strada da seguire fino a quando almeno non ci sarà un ulteriore progresso.

Probabilmente il 3D Hfr richiederebbe (e qui siamo nel campo delle ipotesi) un successivo lavoro di post-produzione per mediare tra ciò che si vede e quello che ci aspetta. Ma finchè i film dovranno uscire in varie versioni (2D, 3D 24 fotogrammi, ecc…) e finchè le sale in grado di trasmettere questo tipo di formato saranno largamente minoritarie è improbabile che ciò avvenga. Vedremo tuttavia cosa succederà con i futuri Avatar di James Cameron. Resta comunque il ricordo di una qualità visiva senza pari (grazie all’ottima taratura dei proiettori della sala Energia del cinema Arcadia di Melzo dove ho visto il fim) con cui tutti dovranno in ogni caso fare i conti.

Lo spreco della centrale elettrica: la chiusa tecnologica è in stato di abbandono

Corriere della sera

Costata quasi tre milioni, ha funzionato solo per il collaudo


MILANO - È una cascata di erbacce e alghe. Il flusso del Naviglio s'interrompe nel punto in cui dovrebbe spingere, le griglie d'accesso alla turbina sono intasate, rami e sterpaglie fanno da tappo. La centrale idroelettrica è ferma. L'alternatore: disalimentato. Il sogno dell'energia pulita s'è infranto alla fonte, nel 2006, incagliato nelle promesse di Comune e Regione: «Anche così - erano i proclami dell'epoca - combattiamo l'inquinamento». La Conca Fallata iper moderna è costata 2,8 milioni di euro, ma ha funzionato solo durante i collaudi e le fiere: «Avrebbe dovuto rappresentare un salto di qualità nelle politiche sostenibili - osserva il pd Carlo Monguzzi, presidente della commissione comunale Ambiente -. Purtroppo è rimasta un monumento allo spreco di denaro pubblico».

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LO SPRECO - La Conca Fallata è guasta. Ci si arriva seguendo il corso del Pavese, la Darsena alle spalle, percorrendo via Ascanio Sforza fino a via della Chiesa Rossa. La chiusa aspetta i battelli dei turisti, il semaforo è sul rosso, la vecchia casetta del custode è sporcata dai graffiti, il vapore sale dall'acqua e si mescola alla nebbia. C'è una nebbia fitta su questa storia di soldi persi e promesse mancate. Il progetto, affascinante e ambizioso, era stato commissionato ad Aem (poi A2A) per rilanciare il paesaggio fluviale di Milano legando lo sviluppo turistico alle prospettive ambientali. Il restauro delle paratie antiche venne accompagnato da una revisione funzionale del sistema idraulico; identità e innovazione; il solco di Leonardo da Vinci e una traccia per l'energia a impatto zero. «Dobbiamo recuperare l'impianto - sostiene Monguzzi -. Non possiamo permetterci di disperdere un patrimonio della città».

ENERGIA - La turbina della Conca Fallata dovrebbe sfruttare il salto d'acqua nella chiusa e, in teoria, avrebbe una buona capacità di produzione energetica: due milioni di kilowattora l'anno (a pieno regime), quanto basta per illuminare 500 case e 20 chilometri di strada tra Milano e Pavia. Non ci fossero le erbacce, qualcuno pagherebbe meno la bolletta della luce. Ma cinque metri cubi di alghe, tagliate ogni giorno dal Consorzio Villoresi per tenere pulito il fondale, ingrossano il flusso d'acqua e ostruiscono le griglie. Il problema può apparire banale, ma per anni è risultato insormontabile. Ci sono stati degli errori di progettazione da parte di Aem? Probabile. Ma poi? Il gestore ha tentato di «filtrare» il Naviglio Pavese a monte dell'ingresso della chiusa, quattro anni fa, posizionando un rastrello di assi di legno per setacciare le erbe galleggianti. Ma l'esperimento è fallito. Da allora, poco o nulla.

I CANALI STORICI - La città che scava le nuove Vie d'Acqua per l'Expo del 2015 può permettersi di trascurare i suoi canali storici? Lo scandalo della Conca Fallata (nome sfortunato, si dirà) è stato sollevato nelle ultime settimane da Aldo Ugliano, il combattivo presidente della Zona 5. Nei prossimi giorni la commissione Ambiente risponderà all'invito e farà un sopralluogo in via della Chiesa Rossa per verificare la funzionalità dell'impianto e avere risposte da A2A: «È inaccettabile che un'opera pagata dai milanesi venga abbandonata al suo destino - conclude Monguzzi -. La turbina può consentirci di recuperare energia pulita e risorse. Ne abbiamo bisogno». Di fare luce sulle responsabilità, in attesa dell'elettricità per i lampioni, magari, anche.

Armando Stella
17 dicembre 2012 | 15:50

Google maps parte forte su iPhone: rischio inciampo nella privacy

La Stampa

Esperti di privacy tedeschi denunciano: l’app non è compatibile con le regole europee sui dati personali

claudio leonardi


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Google Maps per iPhone è apparsa sull’App store mercoledì scorso ed è diventata, in breve tempo, una delle applicazioni più scaricate. Un’associazione tedesca per la difesa della privacy, però, già prova a fare uno sgambetto al software del motore di ricerca, colpevole di non rispettare le norme europee in materia di riservatezza. Quando gli utenti installano Google Maps sul proprio iPhone, infatti, la possibilità di condividere dati di posizione con Google sarebbe attivata come impostazione predefinita.

E proprio questo dettaglio renderebbe l’app incompatibile con le regole del vecchio continente. Nel momento in cui si scarica il programma sul telefonino, Google chiede agli utenti di accettare i termini del servizio e sottoscrivere l’informativa sulla privacy nella schermata di avvio. Nella stessa schermata, l’applicazione avverte gli utenti che stanno per condividere i propri dati di posizione con Google. “Aiutaci a migliorare Google, compreso il traffico e altri servizi. I dati anonimi relativi alla posizione saranno raccolti dal servizio di localizzazione di e inviate a Google, e possono essere memorizzati sul dispositivo” recita l’avviso.

La casella di opzione accanto al testo, tuttavia, è già attivata sul sì, come impostazione predefinita, il che non sarebbe consentito dalla normativa europea sulla protezione dei dati, secondo quanto ha riferito Marit Hansen, vice commissario privacy e informazioni presso il Centro Indipendente per la Tutela della privacy di Schleswig-Holstein, in Germania. Secondo Hansen, inoltre, anche la definizione di “anonimo” usata da Google sarebbe lacunosa, tanto da non garantire il completo anonimato delle persone, poiché “tutti i dati disponibili hanno identificatori collegabili a un utente”. 

Insomma, anche le informazioni sulla posizione sarebbero da considerarsi dati personali a tutti gli effetti, e dunque scatterebbe per essi l’obbligo, per ogni società che li voglia trattare, di ottenere un consenso informato. Quella a disposizione attualmente su Google Maps, invece, è una cosiddetta opzione di “opting out”. L’utente, cioè, può dire di no, ma se non lo fa sarà sottinteso il suo consenso. La differenza può apparire sottile, e in parte lo è, ma non bisogna mai perdere di vista un punto: la maggioranza degli utenti non tocca nulla di ciò che è già preimpostato in un software, un po’ per pigrizia e un po’ per imperizia, tecnica o linguistica. C’è dunque una notevole e sostanziale differenza tra ottenere un sì attivo da parte dei propri iscritti e non riceverne un rifiuto.

Nel settore, ci sarebbe poi un precedente. Nel mese di gennaio, l’autorità olandese per la protezione dei dati (Cbp) ha stabilito che i servizi di navigazione TomTom, una delle più note marche di navigatori satellitari nel mondo, non poteva raccogliere ed elaborare i dati di geolocalizzazione anonimi, che sfrutta poi per mappare il traffico, senza un preventivo ed esplicito consenso da parte dell’utente, in quanto i dati di geolocalizzazione sono da considerarsi dati personali sensibili. Secondo la Cbp, TomTom potrebbe usare i dati di localizzazione per dedurre, per esempio, dove qualcuno dei suoi clienti vive, presumibilmente. 

Per tutta risposta, Google ha rimandato, per informazioni, a una propria pagina , dove si ribadisce che l’azienda “non sa chi sei quando si utilizza My position (Beta) in Google Maps per cellulari.”  “La raccolta di informazioni sulla posizione è effettuata solo con il consenso degli utenti,” ha spiegato il portavoce di Google, Webwereld, per quanto riguarda i risultati olandesi, aggiungendo che gli utenti possono scegliere di disattivare questa funzione in qualsiasi momento. Affermazione indiscutibile. E infatti il punto dibattuto è un altro: questa possibilità di disattivazione è effettivamente conforme alle regole sulla privacy? In fondo, non costerebbe poi molto togliere un segno di spunta preimpostato e aspettare che siano gli utenti, consapevolmente, a mettercelo. 

Quella statua di Wojtyla che non trova posto a Parigi

La Stampa

vatican

Da tre anni non c’è accordo fra la città e la missione polacca. “Motivi tecnici” dicono i funzionari. “Questioni ideologiche” ribattono i cattolici

mauro pianta
roma


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Tre anni. Sono trascorsi tre anni e ancora la città di Parigi non è riuscita a trovare una collocazione per una statua di Giovanni Paolo II. E’ una questione «tecnica», legata alla «compatibilità architettonica» dell’opera con gli spazi individuati, assicurano i funzionari del Comune.  Macchè, ribattono i cattolici, si tratta di ostruzionismo ideologico bello e buono. E per ribadire il concetto hanno raccolto finora 5mila firme.

La storia, come la racconta Le Figaro, risale al 2010 quando monsignor Jez, rettore della Missione cattolica polacca in Francia, offre alla capitale la possibilità di piazzare una statua del beato di fronte alla chiesa polacca di Nostra Signora dell’Assunzione. Risposta dalla città: il progetto deve comparire davanti a un’apposita commissione.

Ad aprile 2012 il verdetto: la scultura in bronzo, realizzata dall’artista Zourab Tsereteli, direttore delle Belle Arti di Mosca, alta 3,6 metri e dal peso di una tonnellata e mezzo, non è compatibile con il contesto urbano. La città offre però un sito diverso: piazza Giovanni XXIII. Ma qui interviene un altro ufficio: nel luglio 2012 la Direzione spazi verdi stabilisce infatti che quel luogo non è adatto. Motivi di sicurezza, dicono.

I cattolici non ci stanno. «Quando i funzionari –scrive Le Figaro riportando alcune testimonianze -  non sapevano che la statua rappresentasse Wojtyla erano disponibili. Quando invece è venuto fuori il nome del papa polacco si sono irrigiditi». Monsignor Jez ha dichiarato: «Giovanni Paolo II è stato un uomo straordinario, pieno di carisma, un fine diplomatico. Per me chi si oppone a questo progetto lo fa chiaramente in nome di un’ideologia». E per ora la statua del papa globetrotter resta ferma nello scantinato  delle Suore della Visitazione nel distretto XIV, dove è stata depositata. In attesa di giudizio.   

Ingroia si candida: chiesta l'aspettativa al Csm

Libero

Il pm-prezzemolino torna dal Guatemala e chiede l'aspettativa al Csm: si candida per De Magistris. E Tonino disperato prova (ancora) a riciclarsi


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Una fugace comparsata in Guatemala per il pm che ha ridefinito gli standard della parola "prezzemolino", quindi l'immediato ritorno in Italia. Il motivo? La campagna elettorale. Antonio Ingoria ha già chiesto l'aspettativa al Consiglio Superiore della Magistratura per "motivi elettorali". Soltanto pochi giorni fa, il magistrato teorico della trattativa tra Stato e Mafia e che ha definito il Pdl "il partito della mafia", aveva ricevuto l'invito di un altro manettaro doc, il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, a scendere in campo come candidato premier del suo movimento arancione. Invito subito accolto, tanto che l'ex procuratore aggiunto di Palermo sarà presente venerdì alla formalizzazione del "movimento degli arancioni": il magistrato-spettacolo è infatti il primo firmatario del manifesto "Io ci sto", insieme al sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, e allo stesso De Magistris. Ingroia, venerdì, tornerà dal Guatemala per prendere parte al gran festival delle toghe politiche che si terrà nel teatro Capranica di Roma.

E Di Pietro ci prova - Chi proprio non può restare immobile nell'udire tanto tintitnnio di manette è Antonio Di Pietro, che sta letteralmente sparendo da qualsivoglia orizzonte politico con la sua Italia dei Valori, travolta dagli scandali e sprofondata ai minimi storici: i sondaggi danno la formazione dipietrista sotto il 2 per cento. E così Tonino, dopo averci provato un po' con tutti, prova a riciclarsi anche con gli ex colleghi: "Sarà al fianco di Ingroia all'assemblea del 21 dicembre", ha annunciato Di Pietro. "L'Idv considera importante che il centrosinistra non abbia una deriva definitiva verso l'agenda Monti. Quindi è necessario che tutte le forze che si sono opposte prima a Berlusconi e poi alle scelte liberiste di Monti creino in Italia un'alternativa vincente". Tonino non vuole morire: quale miglior luogo per riciclarsi se non il partito delle manette?

Violenza sessuale, Padre Fedele condannato anche in appello

La Stampa

Confermata la sentenza: nove anni e tre mesi. «Chi mi ha condannato stia attento a Dio. Un’ingiustizia, vado a raccogliere fondi e poi in Africa ad aiutare i bimbi che hanno bisogno»


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La Corte d’appello di Catanzaro, dopo 3 ore di camera di consiglio,ha confermato la condanna inflitta il 6 luglio 2011 dal tribunale di Cosenza a padre Fedele Bisceglia a nove anni e tre mesi per violenza sessuale su una suora. Stessa decisione per il suo segretario, Antonio Gaudio, per il quale è stata confermata la condanna a sei anni e tre mesi. Alla lettura della sentenza erano presenti gli imputati e alcune suore contro le quali una parente di Gaudio ha inveito.

«È un’ingiustizia . ha commentato l’avvocato Roberto Loscerbo, difensore di Antonello Gaudio - Ricorreremo in Cassazione». «Sono un sacerdote di Gesù Cristo, hanno condannato lui e non potevano condannare me?». Così padre Fedele Bisceglia ha poi commentato la sentenza. «È stata scritta una pagina dolorosa - ha aggiunto uscendo dall’aula della Corte - dalla magistratura e dalla Chiesa cosentina. Adesso vado a raccogliere fondi per i bambini affamati e poi vado in Africa ad aiutare i bimbi che hanno bisogno».

«Le persone che mi hanno condannato - ha detto l’ex sacerdote - devono stare molto attente con Gesù Cristo. E la suora, in particolare, non può morire con questo macigno nel cuore e le altre suore, che con uno squallore squallido erano presenti qui oggi, non so che Natale vivranno. Io perdono tutti comunque perché sarebbe diametralmente opposti a quello che ho detto. Io sono un sacerdote di Cristo e questo peccano non l’ho neanche pensato. Lo sappia corte di Catanzaro. Ha fatto una grande ingiustizia. Debbono rendere conto anche loro a Dio e come dice il Papa attuale non si debbono sentire e considerare dei domini dio. Che squallore squallido. Io prego per loro».

È dunque giunta la conferma della condanna per quest’uomo, che da missionario appassionato pare essersi trasformato, a detta delle prime due sentenze, in presunto stupratore. Padre Fedele ha sempre fatto parlare di sé. Prima per la passione nella sua vita sacerdotale, che ha votato ai più poveri, e le innovative quanto stravaganti iniziative mediatiche, poi per lo scandalo che lo coinvolse nel 2006. Oltre alla laurea in teologia e filosofia, ha conseguito anche quella in medicina per curare i bambini in Africa dove numerose volte è andato in missione.

Padre Fedele (tutti continuano a chiamarlo così nonostante la sospensione a divinis dopo l’inchiesta giudiziaria che lo ha colpito) ha sempre frequentato gli ultras del Cosenza calcio, insieme ai quali assisteva alle partite allo stadio San Vito con la sciarpa rossoblu al collo. Nel 1995 destò scalpore la sua apparizione a Erotika a Bologna e annunciò la conversione della pornostar Luana Borgia. Poi il tonfo il 23 gennaio 2006, quando la squadra mobile di Cosenza lo arrestò per la presunta violenza sessuale nei confronti di una suora che prestava la sua opera nell’Oasi francescana, la struttura che padre Fedele ha costruito con le offerte e i contributi dei fedeli.

Il magistrato titolare dell’inchiesta era Claudio Curreli, lo stesso che aveva condotto le inchieste “Spezzacatene” e “Marianna” contro lo sfruttamento dei minori a Cosenza, argomento che lo stesso monaco aveva denunciato più volte in passato. Da quella data è iniziato il calvario del francescano, che si è sempre dichiarato innocente e ha definito «diaboliche» le accuse mosse dalla suora nei suoi confronti. Padre Fedele tuttora parla di un «complotto» ordito nei suoi confronti per gestire l’Oasi francescana.

Nel 2008 è iniziato il processo a suo carico, terminato il 6 luglio 2011 con una condanna che supera la richiesta della procura. Nove anni e tre mesi di reclusione in luogo degli otto anni richiesti. Insieme a lui è stato condannato il suo segretario Antonello Gaudio a sei anni e tre mesi. Anche durante il processo padre Fedele ha continuato a stupire con le sue uscite dure nei confronti dei confratelli e della Chiesa, da cui si è sentito abbandonato. Particolarmente significativa la processione con una croce sulle spalle che l’ex frate ha fatto sul corso principale di Cosenza per simboleggiare la sua via crucis e ribadire ancora una volta la sua innocenza. 

Vatileaks: il Papa incontra i tre cardinali sull’esito delle indagini

La Stampa

vatican

Si avvicina la grazia per Gabriele. Ma Herranz, Tomko e De Giorgi hanno continuato il loro lavoro. A tutto campo

Andrea tornielli
Città del Vaticano


CatturaBenedetto XVI ha ricevuto in udienza gli «Em.mi Cardinali: Julian Herranz, Jozef Tomko, e Salvatore De Giorgi». Una scarna riga nel bollettino della Sala Stampa della Sede, un’udienza infilata tra quelle con gli atleti azzurri di Londra 2012 e il leader palestinese Abu Mazen. Che significato ha questo incontro con i tre porporati della commissione istituita lo scorso aprile, incaricata di svolgere un’approfondita indagine interna sulla fuga dei documenti?

Com’è noto, i tre cardinali avevano già consegnato lo scorso luglio un loro primo rapporto al Pontefice, un testo contenente l’esito delle tante audizioni tenute in gran segreto, dalle quali emergevano  non soltanto le responsabilità dell’ex aiutante di camera Paolo Gabriele – reo confesso e ora definitivamente condannato per aver sottratto e diffuso le carte riservate – ma anche il clima nel quale vatileaks si è verificato.

Non è escluso che durante l’incontro si sia parlato della grazia per Paolo Gabriele, che secondo alcune fonti potrebbe essere concessa per Natale, permettendo all’ex maggiordomo attualmente incarcerato in una cella della Gendarmeria vaticana, di trascorrere le feste con la sua famiglia. Provvedimento che il Papa aveva voluto far sapere non essere affatto scontato o automatico, in assenza di una piena consapevolezza da parte dell’interessato della gravità di ciò che ha commesso.

Nelle motivazioni della sentenza si specificava che l’azione dell’ex aiutante di camera era stata «lesiva nell’ordinamento vaticano della persona del Pontefice, dei diritti della Santa Sede, di tutta la Chiesa cattolica e dello Stato della Città del Vaticano». Ma al tempo stesso i giudici avevano ritenuto di credere alla sua buona fede quando ha affermato di aver agito per «giovare» non per danneggiare la Chiesa. Una conclusione che sembra condivisa anche dai tre cardinali.

Nell’agenda dell’udienza con il Pontefice avvenuta oggi ci sarebbe stato però anche dell’altro. I tre cardinali hanno infatti continuato a svolgere il loro lavoro, hanno proseguito con le loro audizioni anche dopo l’estate. Vatileaks non si sarebbe dunque chiuso con il processo a Gabriele e al tecnico informatico Claudio Sciarpelletti, che riprenderà servizio in Segreteria di Stato ma sarà trasferito all’ufficio statistica.

Soprattutto non si può considerare chiuso lo squarcio sulla realtà interna vaticana che i documenti pubblicati hanno aperto. La commissione cardinalizia ha lavorato sodo, con determinazione, spiegando che mentre il Tribunale vaticano si è occupato del cosiddetto «foro esterno», cioè delle conseguenze pubbliche di vatileaks, la giurisdizione dei tre cardinali nominati dal Papa, ha riguardato di più l’aspetto del «foro interno», anche se non dal punto di vista sacramentale. Sotto la lente d’ingrandimento dei tre porporati non è dunque finito solo il trafugamento delle carte dalla segreteria papale, ma sono finiti anche i rapporti interni alla Curia romana, le tensioni esistenti, il ruolo dei personaggi citati nei documenti pubblicati.

Dopo l’esplodere dello scandalo vatileaks, Benedetto XVI ha riconfermato la fiducia nei suoi collaboratori. Al tempo stesso, ha preso decisioni precise, che indicano un rinnovato protagonismo: ha indetto un secondo concistoro per correggere la linea troppo italiana e troppo curiale di quello tenuto nel febbraio scorso. Ha concesso la porpora al Prefetto della Casa Pontificia James Harvey.Ha nominato al suo posto – con la dignità arcivescovile – il suo segretario privato Georg Gänswein, rafforzandolo nel ruolo di interfaccia tra il Papa e l’esterno. E le sorprese potrebbero non essere finite.

La rivolta dei mille: vincono il concorso in polizia e finiscono in Afghanistan

La Stampa

La protesta di 1700 aspiranti poliziotti che in base a un bizantino sistema di quote sono obbligati a passare 4 anni nelle forze armate. Tra loro anche l’alpino Chierotti, ucciso sul fronte afgano

francesco grignetti
roma


Cattura
È quasi una rivolta dei mille. Sono quei giovani soldati, esattamente millesettecento, che si trovano a servire le forze armate per quattro anni, ma hanno vinto un concorso per entrare in polizia, e che ora si vedono passare davanti un treno (si parla di un nuovo concorso per 1600 agenti) su cui non possono salire. Tra loro si chiamano “quelli della Seconda aliquota” perché il loro concorso prevede la stranezza che grossomodo la metà va subito a fare il poliziotto e l’altra metà, le seconde aliquote appunto, devono prima trascorrere quattro anni nelle forze armate, con tutto quel che comporta in termini di addestramento, mentalità, missioni, rischi. Hanno una pagina Facebook molto attiva. Hanno trovato sponde in Parlamento. E da adesso hanno anche un martire da piangere: era uno di loro, una “seconda aliquota”, l’alpino Tiziano Chierotti che è morto da valoroso in Afghanistan qualche settimana fa, vittima di un agguato all’ingresso di un villaggio.

I millesettecento in agitazione si battono per entrare in polizia il prima possibile. Non riescono a credere che il ministero dell’Interno stia per indire un nuovo concorso per selezionare altrettanti giovani. Per dirla con le parole dell’onorevole Aldo Di Biagio, Fli, che ha preso a cuore il loro caso (dopo una serie di incontri discreti tra una delegazione e il presidente Gianfranco Fini): “Sono letteralmente parcheggiati tra le fila delle Forze armate per anni, in attesa di una transizione nella polizia che, purtroppo, non arriva. Nel frattempo, si continua ad indire concorsi e, di conseguenza, ad incrementare le fila della seconda aliquota. Sarebbe opportuno integrare questi giovani senza che si proceda con altri onerosi concorsi”. 

I millesettecento sono preoccupatissimi perché le restrizioni al turn-over imposte dalla Spending Review potrebbero drasticamente rallentare gli ingressi, con il paradossale effetto di avere migliaia di agenti parcheggiati a casa loro, vincitori di concorso, formalmente in forza al ministero dell’Interno (attualmente sono definiti “forza assente” perché in prestito alla Difesa), ma costretti ad anni di attesa della fatidica chiamata. E sono arrabbiati. Una battuta su tutte, dalla loro pagina di Facebook, dedicata al concorsone per gli insegnanti, per capire l’umore che gira da quelle parti: “Ma è vero che il 45% dei vincitori dell’attuale concorso docenti prima di insegnare deve fare 4 anni in esercito marina o aeronautica?”. 

“Migliaia di ragazzi vincitori di un concorso – insiste Di Biagio - , con la falsa speranza di essere integrati nella Polizia, per la quale sono idonei, passano la loro giovinezza nell’esercito. Al termine della ferma, sono congedati, praticamente licenziati, senza nessun’altra possibilità di transizione. Ovviamente escono da questa esperienza con qualche anno in più e formati secondo logica militare, elementi che limitano anche la potenzialità di reinserimento nel mondo del lavoro, in questo modo alimentando un drammatico precariato militare, per lo più immotivato, se consideriamo l’esigenza di risorse umane di cui abbiamo bisogno in questo momento”.

Nella bottega dell'arrotino che resiste alla crisi

La Stampa

Dagli Usa a Porta Romana, la famiglia Polli affila coltelli dal 1890. La loro arte ha attraversato quattro generazioni

andrea mari (magzine)

Milano è una città che non ama più gli artigiani. Questa è l'opinione di Ezio Polli, 68 anni, titolare, insieme al nipote Andrea, dell'omonima bottega di arrotino. La sua famiglia, originaria di Massimeno (un piccolo paese in Val Rendena, nota come la “valle degli arrotini”) fa questo mestiere da quattro generazioni, da quando il nonno di Ezio avviò l'attività nel 1890.

1Inizialmente i Polli lavoravano come ambulanti, prima in Italia poi negli Stati Uniti, finché nel 1952 il padre di Ezio acquistò lo storico negozio di via Porta Romana, abbandonato due anni fa per trasferirsi nell'attuale sede di via Bergamo. «Il trasloco si era reso necessario per vari motivi - spiega Ezio -. Innanzitutto a causa dell'introduzione prima dell'Ecopass, poi dell'area C, che ci ha fatto perdere parte della clientela; infine le lamentele degli inquilini degli stabili vicini, disturbati dal rumore della mola, erano sempre più frequenti. Se a questo si aggiunge che l'affitto era ormai diventato troppo costoso, il trasloco era inevitabile. Sembra un controsenso, poi, raccogliere le lamentele dei milanesi che, per una qualsiasi riparazione, sono “costretti” ad uscire dalla città».

Nonostante questo, però, il lavoro non manca: i Polli affilano coltelli per macellerie, supermercati e ristoranti ma si occupano anche di cose più complesse che richiedono un'abilità che in pochi ormai possiedono. «Le commissioni per certi tipi di lavori ci arrivano anche da altre regioni - dice Andrea, il nipote di Ezio - perché ci sono operazioni, come l'affilatura dei tronchesini, che a Milano sanno fare solo tre persone». Mentre lo dice, indica un tavolo di legno molto spesso solcato da profonde scanalature, risultato di anni di lavoro affilando tronchesini.

La bravura nel lavoro artigianale ha consentito alla famiglia Polli di sopravvivere, per ora, alla crisi economica: «La sezione commerciale della nostra attività ha sicuramente risentito della situazione generale. La produzione artigianale invece va molto bene, tanto che qui si lavora dalla mattina alla sera per sei giorni alla settimana: il problema è che per il tipo di lavoro che svolgiamo non possiamo chiedere ai nostri clienti di pagare più di tanto. Quindi, lavoriamo molto ma facciamo fatica ad arrivare alla fine del mese, anche perché le tasse che dobbiamo pagare sono davvero alte».

Nonostante le difficoltà siano sempre più grandi, né Ezio né Andrea si rassegnano: «Finché ne avremo la possibilità continueremo a fare questo mestiere, perché per noi non si tratta di un lavoro qualsiasi, ma di un'arte, che richiede passione e abilità». A chi sostiene che quello dell'arrotino è un mestiere che sta scomparendo, i Polli rispondono che è vero. Ma aggiungono che «per fortuna, c'è ancora qualcuno che ha voglia di imparare».

Ezio racconta: «Tre anni fa venne da noi un ragazzo bulgaro, diplomato al conservatorio, che da quando era arrivato in Italia faceva il calzolaio ma che voleva imparare a fare l'arrotino: gli abbiamo insegnato il mestiere e ora è diventato piuttosto bravo; continua a venire qui a prendere lezioni ogni settimana, perché si è reso conto di quanto sia difficile questo lavoro. Ha compreso che la nostra è un'arte: così non si è accontentato di impararla soltanto a metà. Pensi che quello che sa già fare gli consentirebbe di sopravvivere tranquillamente a Milano. Tutta un’altra musica».


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Un museo del rasoio in via Montenapoleone

Coltelli, passione di famiglia Giancristofaro [magzine]

M5S, Grillo caccia una consigliera a Forlì E Salsi passa nel gruppo misto

Corriere della sera

Il comico revoca l'uso del logo anche a Raffaella Pirini che aveva appoggiato la Salsi. «Una coltellata alle spalle»

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Si allunga la lista degli epurati nel Movimento Cinque Stelle. Dopo la cacciata di Giovanni Favia e Federica Salsi, Beppe Grillo vieta l'uso del simbolo anche a Raffaella Pirini, consigliere comunale della lista Destinazione Forlì eletta nel 2009. Lo rende noto lei stessa in una nota cui allega anche l'e-mail, datata 6 novembre, e la successiva raccomandata, recapitata il 12, dello studio legale Squassi e Montefusco in cui il comico genovese le intima di cessare l'uso e ogni riferimento diretto al marchio di sua proprietà del movimento.

EPURATI - Stessa procedura dunque, anche se con meno clamore, dell'espulsione dei dissidenti bolognesi Favia e Salsi e del piemontese Biolè. La convinzione fra gli attivisti del gruppo forlivese è che l'atto di Grillo sia stato determinato «da un'intenzione censoria e punitiva». All'indomani della partecipazione di Federica Salsi a Ballarò, ricorda Pirini, Grillo esordì con «la famosa frase del punto G». E la stessa Raffaella Pirini si espresse in difesa della Salsi e «in difesa anche del sacrosanto diritto di critica e di espressione». Anche il consigliere regionale Fabrizio Biolè venne espulso dopo aver espresso parole di sostegno alla Salsi. Il tutto mentre si profila all'orizzonte una battaglia legale per l'uso del marchio.

«UNA COLTELLATA ALLE SPALLE» - Per Pirini la situazione è «imbarazzante Ci sono da presentare le candidature alle Parlamentarie on line. Le richieste dei candidati forlivesi non vengono nemmeno prese in considerazione». La Lista Civica DestinAzione Forlì, informa la nota, nasce nel 2009 dallo sforzo congiunto degli attivisti del Meetup - Amici di Beppe Grillo a Forlì e da diversi membri dell'associazione Clan-Destino, che opera da 10 anni sul territorio forlivese e di cui Pirini è stata presidente per 7 anni. «Ecco perché - aggiunge Pirini - la raccomandata che abbiamo ricevuto dai legali di Grillo è stata per noi come una pugnalata alla schiena. Ci è stata contestata una banale quanto insussistente questione formale: dato che siamo stati certificati prima della nascita del movimento, non avremmo più diritto ad usarne il logo sul nostro sito. Eppure siamo lista civica certificata, Beppe lo sa bene».

E LA SALSI VA NEL GRUPPO MISTO - Nel frattempo Federica Salsi ha formalizzato il suo addio al Movimento 5 stelle. La consigliera comunale ha presentato formale richiesta al sindaco di Bologna, Virginio Merola, e alla presidente del Consiglio comunale, Simona Lembi, per entrare nel gruppo misto. E non solo. Salsi ha anche convocato una conferenza stampa per martedì. La consigliera scrive poi in una nota pubblicata sul suo profilo Facebook : «Grillo e Casaleggio stanno anche facendo un uso di internet contrario all'etica della rete. Capisco solo adesso perché gli hacker di Anonymous hanno attaccato il suo blog», riferendosi a un attacco portato avanti dagli hacktivist contro il blog del comico. Il tutto mentre continua il tour di Beppe Grillo per l'Italia, occupato con il Firma Day, la raccolta delle firme per presentare i candidati delle Parlamentarie alle prossime elezioni politiche.



M.Ser. 17 dicembre 2012 | 17:41

Arriva Natale, crescono i traffici di cuccioli

Corriere della sera

Aumentano i controlli sulle importazioni illegali dall'est. La Forestale sequestra un carico di 46 cani di razze pregiate

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MILANO - Sarebbero stati in grado di accontentare chiunque: gli amanti dei piccoletti adorabili, come chihuahua, shi-tsu maltesi, westie, yorkshire o king cavalier; ma anche gli appassionati di taglie più imponenti, come l'akita inu, il dobermann, il pastore malinoise, il bulldog o il dogue de Bordeaux. Se non fossero incappati dagli uomini del nucleo investigativo della Forestale nei pressi della barriera autostradale di Ugovizza, nell'Udinese, i due autisti sloveni che stavano cercando di importare illegalmente in Italia 46 cuccioli

di varie razze avrebbero probabilmente realizzato un bel gruzzoletto dalla vendita attraverso canali non ufficiali. Gli incauti acquirenti, in compenso, si sarebbero ritrovati per le mani animali potenzialmente a rischio salute, importati nel nostro Paese in condizioni precarie (erano tutti stipati all'interno di un furgone e sprovvisti d'acqua) e senza i dovuti accorgimenti sanitari: alcuni di loro non erano ancora stati svezzati, altri riportavano segni di interventi chirurgici recenti e punti di sutura per il taglio della coda - una pratica vietata in Italia - con ferite non rimarginate.

LA DENUNCIA - Molte le irregolarità riscontrate. Alcuni esemplari erano sprovvisti di microchip e non erano accompagnati da documentazione che ne comprovasse la provenienza o che certificasse l’esecuzione di un adeguato piano di profilassi sanitaria. I cuccioli sono stati presi in custodia dagli agenti e portati in una struttura idonea in attesa di un loro affido. I due autisti sono stati invece denunciati per maltrattamento di animali («in quanto i cani sono stati strappati anzitempo alle proprie madri») oltre che per trasporto e detenzione in condizioni incompatibili con la loro natura, frode in

commercio, uso di documenti falsi e traffico illecito di animali da compagnia. Purtroppo non si tratta di un caso isolato e la storia è di quelle che si sono sentite fin troppo spesso. «Il fenomeno dell'importazione illegale di animali, purtroppo è in continua crescita - confermano alla Forestale -. Cani strappati alle mamme precocemente e spediti verso l'Italia nel portabagagli di un'auto o nella stiva di una nave, poi drogati, una volta giunti a destinazione, con antibiotici ed eccitanti, per sembrare più pimpanti».

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NON SONO PACCHI DONO - In questo periodo sono stati intensificati gli accertamenti da parte del personale dei vari corpi impegnati nella prevenzione dei traffici illegali. L'avvicinarsi del Natale e l'idea sbagliata che un cane possa essere un regalo da far trovare sotto l'albero rende infatti particolarmente favorevole le condizioni per uno smercio in tempi brevi, che assicura ai trafficanti guadagni elevati e, quando va in porto, poche complicazioni. I cani di razza del mercato parallelo costano alcune centinaia di euro, ma molto meno della metà rispetto a cuccioli provenienti da allevamenti certificati.

«Prima di acquistare o donare un cucciolo, bisogna fare attenzione e ricordare che occorre essere certi di volersi assumere l'impegno di curarlo per tutta la vita - spiegano alla Forestale -. Ma è anche importante che, una volta compiuta la scelta, si verifichi che l’animale abbia i certificati in regola, per non alimentare il triste fenomeno del traffico illecito. I cani, infatti, molto spesso sono importati nel nostro Paese mediante estenuanti viaggi, che talvolta ne provocano la morte a causa delle carenti condizioni igienico-sanitarie nelle quali sono costretti a viaggiare».

INCAUTI ACQUISTI - Come fare dunque? Bastano pochi accorgimenti, che la Forestale ha riassunto in un proprio decalogo. Ma prima ancora basta usare il buon senso. Così come non si comprerebbe mai un computer o un cellulare in un'area di servizio conoscendone la provenienza illecita (e i rischi a cui si va in contro in caso di «pacco»), a maggior ragione non bisogna farlo con dei piccoli quattrozampe, che sono prima di tutto esseri viventi e dunque occorre fuggire dalla tentazione di fare un affare - che quasi mai si rivela tale - giocando sulla loro pelle. E se proprio si vuole arricchire il Natale con la gioia che un animale può portare nelle proprie case, allora perché non fare prima un giro al più vicino canile?


Al. S.
@lex_sala17 dicembre 2012 | 16:56

Google assume il «filosofo dell'impossibile»

Corriere della sera

Raymond Kurtzweil nuovo direttore degli ingegneri della Big G: «Realizzerò le visioni irrealistiche di Mountain View»

MILANO - «Sono molto contento di poter dire che dal 17 dicembre sarò il Direttore di Ingegneria di Google». Così Raymond Kurzweil, una delle personalità più celebri e influenti della storia della tecnologia, annuncia il nuovo incarico a Mountain View. Di quali progetti si occuperà non è dato ancora sapere, e l'interessato non è andato oltre un sibillino «lavorerò su alcuni dei più complessi problemi di informatica per trasformare le visioni irrealistiche in realtà nel prossimo decennio».

A rendere più precisi i termini della collaborazione ci ha pensato il direttore della ricerca di Google, Peter Norvig, che ha indicato nelle tecnologie di riconoscimento vocale e in quelle per l'apprendimento delle macchine le frontiere che saranno esplorate anche grazie al contributo di Kurzweil. In realtà però la "bulimia cognitiva" sia della grande G sia del futurologo fa sì che le aree di interesse di entrambi abbiano numerose sovrapposizioni.

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POLIEDRICO – Il talento di Kurzweil, nato nel 1948, non ha tardato a manifestarsi: già a 15 anni scrisse un programma di elaborazione statistica che piacque molto a IBM; poco dopo un software che analizzava la musica dei compositori classici ed era in grado di crearne di nuovi usando i diversi stili dei compositori. Niente che sia rimasto nella storia della musica, ma un evento in quella dell'informatica che gli valse le congratulazioni personali del presidente Lindon Johnson.

Il suo nome è legato, e lo sarà per sempre, al sistema di riconoscimento dei caratteri stampati e al sintetizzatore vocale che traduce il testo in suono, che permisero la realizzazione della Kurzweil Reading Machine, una macchina in grado di leggere ad alta voce qualsiasi testo scritto. Questo strumento di potente emancipazione per i non vedenti entusiasmò il musicista Stevie Wonder che, dopo aver comprato uno dei primi apparecchi prodotti, volle conoscere l'inventore e strinse con lui un rapporto di amicizia e di collaborazione. Con Stevie Wonder, Kurzweil sviluppò sintetizzatori musicali, il cui modello di punta, la Kurzweil 250, era in grado di riprodurre il suono di un pianoforte a coda senza che un pianista riuscisse a distinguere alcuna differenza.


LA SINGOLARITA'
- Dopo la musica, gli interessi principali divennero l'intelligenza artificiale e la medicina. Kurzweil in una serie di saggi illustra la sua teoria nota come “la singolarità”, ovvero l'avvento di una intelligenza – artificiale – superiore a quella umana entro la metà del XXI secolo. A rendere possibile l'emergere di un tale fenomeno sarebbero tre discipline, che stanno compiendo progressi esponenziali: la genetica, la nanotecnologie e la robotica. Esseri umani potenziati e Intelligenze Artificiali Forti rappresenteranno la forma più evoluta di vita senziente nel giro di pochi anni.

Parole che ancora nel 2005, anno dell'ultimo dei tre saggi dedicati all'esposizione della teoria sulla singolarità tecnologica, parevano deliri visionari e che solo sette anni dopo sembrano invece più probabili. Non sono mancate e non mancano le critiche alla teoria di Kurzweil, una delle più celebri l'ha scritta solo l'anno scorso Paul Allen, cofondatore di Microsoft, che è convinto che se l'uomo sarà superato dalla singularity, questo avverrà molto più avanti nel tempo.

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IL FUTURO E' VICINO – Proprio alla posizione espressa da Paul Allen sembra rispondere l'ultima parte dell'annuncio di Kurzweil sul suo nuovo incarico in Google: «Nel 1999 predissi che in dieci anni avremmo visto tecnologie come le automobili con pilota automatico e telefoni in grado di rispondere alle domande vocali degli utenti, e molti criticarono le mie parole come irrealistiche. Google invece ha mostrato auto che si guidano da sole ed effettivamente le persone ora fanno domande ai propri smartphone Android. […]

Siamo in un momento di accelerazione eccezionale dell'innovazione tecnologica, e Google è all'avanguardia su molti di questi fronti». Se Project Glass (gli occhiali smart su cui stanno lavorando a Mountain View) e il sistema di assistente vocale Google Now sembrano quindi le destinazioni più probabili per gli sforzi del nuovo Direttore di Ingegneria, non sono da escludersi nemmeno intersezioni con una delle aziende più all'avanguardia nella genetica, la 23andMe di Anne Wojcicki, moglie del fondatore Sergey Brin, che ha appena abbassato il pezzo per lo screening fai da te del dna a novantanove dollari. Lo scorso anno ne costava 999. Ha ragione Kurzweil: il presente corre, il futuro è sempre più vicino.

Gabriele De Palma17 dicembre 2012 | 16:05

Il messaggio segreto del piccione viaggiatore «Truppe, carri armati, artiglieria...»

Corriere della sera

Decifrato il messaggio in codice affidato al volatile durante la Seconda Guerra mondiale: spedito dalla Normandia

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Per settimane esperti e servizi segreti inglesi hanno provato in tutti i modi a decifrare un misterioso messaggio in codice trovato in Inghilterra sul corpo di un piccione viaggiatore della Seconda Guerra Mondiale. Mentre altri ricercatori avevano già alzato bandiera bianca, uno storico sarebbe riuscito adesso a risolvere l’enigma. Cosa si nasconde dietro quelle lettere? «Truppe, carri armati, artiglieria, ingegneri, qui».


IL MISTERO - La storia del «piccione col messaggio segreto» risale a quattro settimane fa. Nel corso dei lavori di ristrutturazione della sua casa a Bletchingley, nel Surrey (sudest dell’Inghilterra), il 74enne britannico David Martin aveva fatto un’incredibile scoperta: nel camino aveva infatti trovato lo scheletro di un piccione viaggiatore risalente all’epoca della Seconda Guerra Mondiale. Legato a una zampa dell’animale c’era un cilindro rosso dentro al quale era custodito un foglietto con un messaggio in codice. Era composto da quattro colonne e sei righe di gruppi di cinque lettere. Il contenuto? Un arcano. Gli storici del dipartimento per le comunicazioni dell’intelligence britannica (il Government Communications Headquarters) si sono arresi dopo pochi giorni spiegando che il codice non poteva essere tradotto poiché i volumi che contenevano le chiavi di decrittazione erano stati distrutti alla fine del conflitto mondiale.


LA SOLUZIONE - Martin, però, era convinto che quel rebus poteva essere risolto. E aveva ragione. Uno storico britannico si è applicato giorno e notte a questo enigma e, come riferisce il Daily Mail, ora ha fornito parte della soluzione. Il messaggio sarebbe stato spedito da un soldato di 27 anni: in Normandia, il sergente inglese stava infatti tenendo sotto controllo le truppe e i carri armati tedeschi e spiava possibili obbiettivi d’attacco. Nel breve dispaccio descrive i tedeschi come «Jerrys», un nomignolo assai noto durante il Secondo conflitto mondiale. E poi: «Truppe, carri armati, artiglieria, ingegneri, qui. Contromisure contro i carri armati non funzionano».


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IL GIORNO DELL’ATTACCO - A scardinare quella combinazione complicata è stato l’esperto Gord Young grazie a un vecchio manuale della Royal Artillery, l’Artiglieria campale. Quel manuale era stato custodito da un veterano della Seconda Guerra Mondiale, parente di Young. Lo storico lavora al Lakefield Heritage Research, in Ontario (Canada). Ma cosa si nasconde effettivamente nel messaggio trasportato dal piccione? Secondo Young, il foglietto è la conferma che il paracadutista William Stott si era spinto oltre le linee nemiche. Il soldato doveva di conseguenza aiutare gli strateghi militari a guidare l’attacco degli alleati nel cosidetto D-Day dell’estate del 1944.

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I CODICI - «Siamo riusciuti a decifrare gran parte della comunicazione che solo in apparenza risultava incomprensibile», ha detto lo storico. Ciononostante, non tutto è stato tradotto. Il messaggio scritto a mano si compone di 27 gruppi di parole, ciascuna di cinque lettere: «AOAKN»; «HVPKD»; «FNFJW»; «FNFJW» e così via. Il piccione viaggiatore era uno dei circa 250 mila animali consegnati dagli allevatori durante la Seconda Guerra Mondiale, avevano riferito i servizi segreti britannici.


Elmar Burchia17 dicembre 2012 | 14:18

Profezia Maya, squlibrato ferisce 23 bambini in una scuola cinese: «Volevo anticipare la loro fine»

Il Messaggero


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PECHINO - Un uomo, indicato come Min Yongjun dai mezzi d' informazione cinesi, è stato fermato dalla polizia e accusato di aver ferito a colpi di coltello 23 bambini e un adulto, la scorsa settimana a Guangshan, nella provincia centrale dell'Henan. L' uomo che soffre di crisi di epilessia, sarebbe stato «psicologicamente scosso» dalla cosidetta profezia dei Maya, secondo la quale la fine del mondo si verificherà il prossimo 21 dicembre. In preda ad un raptus, Min avrebbe attaccato una donna nella sua abitazione prima di irrompere in una scuola elementare e ferire i bambini. Lo squilibrato è poi stato bloccato da insegnanti e guardiani della scuola: «Volevo anticipare la fine per quei bimbi innocenti», ha dichiarato agli inquirenti stupiti. L'agenzia Nuova Cina riferisce che nessuno dei feriti è in grave condizioni.



Lunedì 17 Dicembre 2012 - 12:54
Ultimo aggiornamento: 12:55

Writer tradito dalla sua «firma»: confrontati i «graffiti» sui treni con quelli del profilo online

Corriere della sera

Sorpreso durante un raid nel deposito Atm. «Sue le scritte sui vagoni»


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MILANO - È il contagio di Erpes. C'è la sua firma su molti treni, infetta e patologica, replicata sulle fiancate e sui finestrini dei vagoni. Il segno grafico inconfondibile: stampatello maiuscolo e lettere riempite di colore. Erpes è un passeggero abusivo del metrò e un compagno di viaggio per i pendolari Atm: fa correre i suoi disegni perché Milano si fermi a guardarli. Gli addetti del deposito di Famagosta sono inciampati su di lui durante un turno di pulizie: Erpes ha tentato la fuga, si è slogato una caviglia, ha perso il passo e ha dovuto arrendersi. Fine dell'anonimato e dell'impunità.

L'INDAGINE - L'Atm e i cacciatori di writer della polizia locale hanno ricostruito il suo curriculum d'artista criminale, l'hanno associato ai «pezzi» sui treni e hanno trasferito il catalogo in una denuncia: G. Z., milanese di vent'anni, è uscito dalla lista dei ricercati da Atm, Trenitalia e delle Nord. È indagato per imbrattamento e invasione dell'area ferroviaria. Erpes è la tag del giovane G., il suo doppio di strada, un po' pseudonimo e un po' marchio di fabbrica. Difficile quantificare i danni provocati dalla sua vernice, ma un dato può servire ad inquadrare l'impatto complessivo del graffitismo vandalico sul trasporto pubblico milanese: ogni anno l'Atm spende circa sei milioni di euro per liberare i treni dallo spray.

BANCA DATI - «La vicenda di Erpes dimostra quanto sia importante una collaborazione sinergica tra l'azienda e l'Unità dei vigili urbani per la tutela del decoro urbano - commenta Fabiola Minoletti, studiosa del fenomeno writing e presidente del comitato spontaneo Abruzzi-Piccinni -. Ma bisogna fare di più. La creazione di una banca dati unificata delle tag , nella quale archiviare tutti i dati acquisiti dalle forze dell'ordine, rappresenterebbe uno strumento molto più efficiente nel contrasto al graffitismo selvaggio».

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LA «CARRIERA» DEL WRITER - I dolori del giovane Erpes cominciano il 9 settembre 2011. Il ragazzo «buca» i sistemi di sicurezza del deposito di Famagosta assieme ad altri due soci del suo gruppo (la crew Nmb). I due amici riescono a fuggire. Lui rovina a terra nel tentativo di scavalcare il muro di cinta su via Boffalora, viene raggiunto e consegnato ai carabinieri della stazione Barona (verrà interrogato il 23 dicembre e indagato per «invasione di terreni ed edifici» in concorso con ignoti). È a questo punto che entrano in scena i funzionari Atm e gli specialisti della polizia locale. L'attività di indagine si sdoppia. Mesi di accertamenti, controlli incrociati sui profili Internet del giovane G., verifiche su fotografie e filmati. L'associazione delle «opere» all'autore è un passaggio fondamentale per irrobustire e allargare la denuncia. Tutto il materiale confluisce in 16 fogli e un dvd: c'è molto della carriera di Erpes. Quel fascicolo, adesso, è in Procura.

PISAPIA - Il sindaco Giuliano Pisapia, in estate, aveva incontrato gli attivisti no-tag e ascoltato «con interesse» le proposte delle associazioni antigraffiti: «Ma da allora non s'è fatto granché - conclude Minoletti -. Auspichiamo che venga attivato presto un pool di collaborazione tra vigili urbani, Atm, Trenitalia e LeNord per ottimizzare i dati acquisiti sui graffitari e rendere le ricerche più incisive».

Armando Stella17 dicembre 2012 | 12:26

Oroscopo per gli scampati alla profezia dei Maya

La Stampa

piero bianucci
torino

Provate a leggere questi pronostici guardando al 2013 e abbandonandovi a libere associazioni di pensiero con fatti e persone dell’attualità:


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- 1) quest’anno ci saranno tante eclissi di Sole e di Luna che le nostre borse soffriranno
- 2) gli sgabelli saliranno sui banchi, gli spiedi sugli alari e i berretti sui cappelli
- 3) non si riuscirà a trovare la fava nella torta dei re
- 4) in molti luoghi le bestie parleranno
- 5) Acchiappaquaresima vincerà il suo processo
- 6) metà delle persone si maschereranno per ingannare l’altra metà e correranno per le strade alla maniera di pazzi e insensati che nessuno vedrà mai un tale disordine in natura
- 7) saranno creati quest’anno più di ventisette verbi anomali
- 8) i ciechi non vedranno che ben poco
- 9) i sordi udiranno assai male
- 10) i muti non parleranno affatto
- 11) i ricchi se la caveranno un po’ meglio dei poveri e i sani meglio dei malati
- 12) molti spesso cadranno in farneticazioni, sillogizzando sulla pietra filosofale e sulle orecchie di Mida
- 13) a causa dell’influsso di Giove i baciapile, gabbatori di santi, monaci, venditori d’indulgenze, scrivani, copisti, cavillocrati, frati, eremiti, ipocriti, gatte e gattemorte, falsisanti, collitorti, imbrattacarte, prelinguanti, furbacchioni, chierici di cancelleria, vendisantini della Vergine, paternostrieri, notai, sfoggiaermellini, merciai e promotori se la passeranno a seconda di quanti soldi hanno
- 14) la bugiarderia ci assillerà a destra e a manca con i suoi antichi gemiti
- 15) grazie all’influsso di Venere, puttane, mantenute, bellimbusti, sodomiti, damerini, puttanieri, ruffiani, sfaccendati, camerieri da bettola, avvocatesse e straccivendole quest’anno aumenteranno in reputazione ma,entrando il Sole nel Cancro e in altri segni, si dovranno guardare dalla sifilide, pisciacalda e bubboni inguinali
- 16) a causa dell’influsso di Mercurio gli imbroglioni, truffatori, turlupinatori, venditori di farmaci miracolosi, ladri, mugnai, maestri d’arte, decretisti, poetastri, prestigiatori, codardi buoni a niente e pirati, faranno finta d’essere più gioiosi di quanto sovente non siano; talvolta rideranno anche se non ne avranno voglia, e saranno soggetti a fare bancarotta se avranno più soldi in borsa di quanto gli occorra
- 17) Italia, Romagna, Napoli e Sicilia rimarranno dov’erano l’anno scorso
- 18) Germania, Svizzera, Sassonia, Strasburgo eccetera avranno dei profitti, a meno che non perdano
- 19) Spagna, Castiglia, Portogallo e Aragona saranno abbastanza soggette a subitanee alterazioni
- 20) di Austria, Ungheria e Turchia non so come se la caveranno
- 21) in primavera vedrete più della metà dei fiori delle altre tre stagioni messe insieme
- 22) in estate non so che tempo né che venti girerarnno, ma so bene che farà caldo
- 23) in autunno prima o poi si vendemmierà; per me è lo stesso, purché ci sia vino a sufficienza
- 24) d’inverno non saranno saggi coloro che venderanno le pellicce e i loro abiti imbottiti per comprar legna

Non so di voi, a me sono passati per la mente borse e Borse, sono stati evocati personaggi come Berlusconi, Alfano, Gasparri, La Russa, Osvaldo Napoli, Ghedini, Lupi, Santanché, Schifani, Giovanardi e tanti altri della banda. E poi quelli che, sequestrando la parola nel dizionario della lingua italiana, si autodefiniscono “moderati” ma sono estremisti che stanno a destra, a sinistra, a destra della destra, a sinistra della sinistra, e rimangono estremisti (cioè fondamentalisti) anche quando fanno equilibrismi al centro-centro. Quanto a sordi, ciechi e muti non c’è che l’imbarazzo della scelta, e così per i camerieri, le mantenute, i ruffiani, i cavillocrati i vendisantini della Vergine, mentre un capitolo a sé meriterebbero scrivani, copisti e imbrattacarte (il carcerato Sallusti è in buona e numerosa compagnia).

Chi fosse sorpreso dalla straordinaria attualità di questo oroscopo, si sorprenderà ancora di più apprendendo che non riguarda il 2013 ma risale al 1542 e che lo ha scritto François Rabelais (nel ritratto qui accanto).

Certo, dirà qualcuno: qualsiasi oroscopo si adatta a qualsiasi persona di qualsiasi segno in qualsiasi anno. Ciò è cosa ben nota, che il CICAP ha più volte dimostrato. Né sussiste qualche dubbio che l’astrologia sia una truffa a danno dei semplici, ma una truffa che ha sempre funzionato e tuttora funziona. Dunque, in linea di principio, niente di sconvolgente. Tuttavia che tanti particolari combacino con tanta precisione per eventi e persone, rimane ugualmente un fatto curioso che sottopongo fin d’ora all’attenzione dei sopravvissuti della profezia Maya per il 21 dicembre, convinto come sono che di scampati ce ne saranno molti, anzi troppi, e in particolare Roberto Giacobbo, il genio di “Voyager” e RaiDue, il quale alla profezia dovrebbe credere.

A riscoprire la “Prognosticazione Pantagruelina” di François Rabelais è stato Andrea Albini, che lavora all’Università di Pavia, è consulente del CICAP e studioso di storia delle scienze controverse. Se l’abbia fatto con malizia, non saprei. Di sicuro non per guadagno, perché il libriccino, edito da Stampa Alternativa, costa un euro. Di Albini si segnalano vari libri pubblicati nelle Edizioni Avverbi e il recentissimo saggio “Atlantide nel mare dei testi” (Italian University Press).

Nato nel 1494, due anni dopo la scoperta dell’America, e morto nel 1553, autore dello stravagante romanzo satirico “Garganthua et Pantagruel”, François Rabelais è il più grande scrittore del Rinascimento francese. Ma nella vita fu medico, e di riflesso astrologo, poiché all’epoca l’astrologia affiancava inevitabilmente l’arte sanitaria. Inoltre fu anche monaco, sia pure assai sensibile al sesso femminile, tanto che una compagna lo rese padre, viaggiatore, polemista, educatore, umanista traduttore di Ippocrate e Galeno.

Rabelais fece oroscopi seriamente, forse credendoci, e oroscopi satirici, nei quali con ogni probabilità credeva di più. Paradossalmente la satirica “Prognosticazione Pantagruelina” è il suo oroscopo più azzeccato, il più vicino alla realtà di ogni tempo, e infatti il sottotitolo ne garantiva la validità per “l’Anno Perpetuo”, cioè per sempre. Eppure non pretendeva di rispondere a tutte le domande, tant’è vero che si chiude con un interrogativo che Rabelais aggiunse proprio all’edizione del 1542, da considerarsi definitiva: “Oh, oh pollastrelle, perché fate i vostri nidi così in alto?”

Si noti l’anno: 1542. Copernico un anno dopo avrebbe pubblicato il suo “De revolutionibus orbium coelestium”, il testo che fonda l’astronomia moderna. 

Babbo Natale scarica Google per Microsoft

La Stampa

Dopo cinque anni di cooperazione con Mountain View, la sorveglianza aerea Usa si affida alle tecnologie satellitari del concorrente per seguire il percorso di Santa Claus

roma


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Il Norad, servizio di Difesa antiaerea statunitense, non ha molta fortuna con gli ufo ma in compenso segue fin dal 1955 il percorso di Babbo Natale nei cieli del Paese, per rassicurare tutti i bambini sull’arrivo dei regali.

In ossequio alle nuove tecnologie satellitari negli ultimi cinque anni il Norad si era affidata a Google, ma - come riporta il quotidiano britannico The Daily Telegraph - quest’anno ha scelto come partner natalizio Microsoft, oltre a preparare delle apposite app per gli smartphone.

La richiesta è infatti notevole: lo scorso natale il «Centro Operativo Santa Claus» di Colorado Springs ha ricevuto oltre 102mila chiamate e 7.721 e-mail. All’origine dell’operazione c’è un refuso su un numero telefonico pubblicitario destinato ai bambini che volevano chiamare Babbo Natale: incredibilmente, il numero risultante era quello del «telefono rosso» del Comandante in capo della sorveglianza aerea, che decise di stare al gioco. 
(TMNews)

Volume alto e minacce La vicina fa stalking e il giudice la sfratta

Corriere della sera

Costretta ad andar via di casa per due mesi L'inizio Tutto comincia con rumori molesti, tv e radio che disturbano

MILANO - «Voi del quinto piano siete morti, se vi incontro sulle scale vi ammazzo». Tv a tutto volume di notte, martellate contro la parete confinante, dispetti sempre più aggressivi, biglietti di insulti appesi sulla bacheca in portineria, ritorsioni e minacce: a Milano un caso di stalking in condominio induce per la prima volta il Tribunale, facendo ricorso a una interpretazione estensiva della legge sui maltrattamenti in famiglia, a sfrattare da casa sua la vicina che ossessionava i condomini sul loro pianerottolo. Tecnicamente, la misura cautelare è l'«obbligo di allontanamento dalla casa familiare», che qui però è l'abitazione della dirimpettaia degli inquilini-vittime, peraltro di proprietà del padre dell'ex compagno dell'indagata, ed è norma che il giudice prende eccezionalmente in prestito appunto da quelle invece abitualmente applicate nei casi di maltrattamenti tra familiari che coabitano.

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Come nel più classico dei contrasti tra inquilini, anche in questo condominio della periferia est di Milano tutto comincia con rumori molesti, tv e radio ad alto volume, urla in casa e sul pianerottolo da parte di una 40enne e del suo convivente dell'epoca. La coppia che vive nell'appartamento di fronte chiede loro cortesemente un po' di tranquillità, ma come risposta il marito viene apostrofato «sei un coglione... testa di c... vaff...». E gli insulti, in fondo, sono ancora quasi niente in confronto allo spavento che, qualche settimana dopo aver posto la questione nell'assemblea di condominio, il marito si prende quando, incrociando i molesti vicini sul pianerottolo, viene afferrato per la collottola da chi lo blocca contro il muro, gli mette le mani alla gola e lo minaccia gridandogli «voi del quinto piano siete morti, se vi incontro sulle scale vi ammazzo, ho la pistola io».

Seguono notti nelle quali dall'appartamento di fronte si levano canti a squarciagola che apposta si protraggono fino alle 4 del mattino, bigliettini vengono appesi in bacheca con croci disegnate accanto al cognome dei vicini, si susseguono scritte minacciose tipo «vietata invasione di proprietà privata», e da ultimo anche sms al telefonino con la promessa «ti giuro che ti faccio cieco, non è una minaccia». Per la coppia molestata il disturbo si tramuta presto in una situazione molto più seria: prima spendono soldi per insonorizzare la parete in comune, poi cominciano ad aver paura a uscire e entrare di casa per timore di incrociare i vicini molestatori, infine finiscono dallo psicologo che gli prescrive un farmaco per gli stati di ansia e gli attacchi di panico.

È a questo livello di guardia che il loro avvocato Mauro Carelli ritiene di inquadrare la vicenda nello stalking (cioè nel reato di atti persecutori) e la porta all'attenzione del Tribunale, dove la giudice delle indagini preliminari Stefania Donadeo, su richiesta avanzata dal pm Cristiana Roveda anche in ragione dello «stato depressivo reattivo in disturbo di personalità borderline» diagnosticato dall'ospedale San Paolo all'indagata per stalking, ha ora adottato un innovativo ordine di allontanamento da casa (e quindi per definizione anche dai luoghi abitualmente frequentati dagli inquilini-vittime).

Questa misura cautelare, infatti, per la giudice «deve ritenersi applicabile in via generale» anche in condominio, e non soltanto per i reati commessi ai danni di familiari coabitanti, perché «la collocazione sistematica», e un indiretto passaggio di una sentenza di Cassazione del 2010, «ne consentono un'estensione anche per tutelare persone non coabitanti nella stessa casa». Tanto più che questa «interpretazione estensiva» sarebbe «più favorevole all'indagata», giacché altrimenti le uniche alternative a disposizione della giudice per ottenere lo stesso risultato sarebbero state quelle «più gravose», come il divieto di dimora in un intero Comune o addirittura il carcere.

I poliziotti del commissariato Mecenate si sono così presentati a casa dell'indagata per quello che è stato sostanzialmente uno sfratto, che in quanto misura cautelare sarà periodicamente rivisto nei suoi presupposti a partire da un paio di mesi. Nel frattempo, anche se la 40enne può trovare alloggio nella casa della madre, l'ordinanza, visto il quadro clinico dell'indagata e anche per evitare il rischio che senza casa finisca sotto un ponte, è stata comunicata dalla giudice ai servizi socioassistenziali territorialmente competenti a seguire la donna.


Luigi Ferrarella17 dicembre 2012 | 9:19

Il prete dei «desaparecidos» adesso dice messa a Sorbolo

Corriere della sera

Ricercato dal'Interpol, «assisteva alle torture in Argentina». Il parroco, 75 anni, accusato di crimini contro l'umanità

SORBOLO (Parma) - « Wanted Persons». La foto segnaletica dell'Interpol è negli uffici di polizia di mezzo mondo. Ritrae un uomo anziano, vestito da prete, con il collarino bianco che spunta dall'abito nero. C'è un mandato di cattura internazionale. Non è un truffatore in uno dei suoi tanti travestimenti. È davvero un sacerdote, compirà 75 anni la vigilia di Natale. È di Sorbolo in provincia di Parma, due passi dal Po. A 11 anni, nel '48, si trasferì con la famiglia in Argentina dove poi divenne prete, curando per decenni la sperduta parrocchia di Salto de Las Rosas, vicino alla cittadina di San Rafael, due passi dalle Ande.

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Si chiama Franco Reverberi. L'accusa è tremenda e arriva dall'esito di un'inchiesta della procura federale di San Rafael che pochi giorni fa ha ordinato l'arresto di 35 persone: crimini contro l'umanità. Sono quasi tutti ex militari o agenti dei servizi segreti che avrebbero ordinato, coperto o eseguito sequestri, torture e omicidi compiuti sotto la dittatura militare di Jorge Videla oltre 30 anni fa. Don Franco, sentito tempo fa in tribunale, aveva giurato di non saper nulla di desaparecidos o torture a San Rafael.

Ma come ci è finito in questa storia un parroco di campagna, un «missionario distaccato dalla diocesi di Parma» come si autodefiniva? Chi è don Franco Reverberi? E dov'è ora?
L'immagine di quel colletto bianco che spunta dal clergyman si è impressa negli incubi di alcuni uomini torturati, più di trent'anni fa, dai militari del regime argentino. Affermano che il sacerdote fosse don Franco e che era lì, in piedi, davanti a loro, insieme ai torturatori. Per circa due anni, dal 1980, don Franco fu cappellano militare con il grado di capitano a San Rafael.
«Iba vestido - ha raccontato Roberto Rolando Flores, ex detenuto torturato - con zapatos, pantalón y camisa y saco de color negro y llevaba la cintita blanca en el cuello». Le testimonianze sono agli atti dell'inchiesta della procura, avviata nel 2010.

Tra gli arrestati vi sarebbero anche responsabili diretti dei crimini della dittatura. Erano quelli che con i famigerati Ford Falcon verdi del regime seminavano terrore nei villaggi: incappucciati piombavano di notte nelle case e sequestravano i dissidenti. Molti giovani venivano incarcerati e torturati. Di altri non si seppe più nulla. Tra il 1976 e l'83 si conteranno complessivamente 30 mila desaparecidos. L'ex dittatore Videla, 87 anni, oggi è in carcere a Buenos Aires, sconta due ergastoli più 50 anni per crimini contro l'umanità.

Il sacerdote italiano non avrebbe avuto un ruolo attivo, ma avrebbe assistito di persona alle torture senza denunciarle, un fiancheggiatore insomma. «La presenza di un sacerdote al momento della tortura - ha efficacemente sintetizzato uno dei procuratori - aumenta la sofferenza della vittima che, sola e abbandonata, non può nemmeno confidare in Dio: il suo rappresentante è lì in quell'inferno». Ma era davvero don Franco? Per ora sono solo sospetti. Nessun giudice di merito si è ancora pronunciato. È un fatto però che l'autorità giudiziaria argentina abbia chiesto pochi giorni fa la collaborazione internazionale per l'arresto di don Franco. Irreperibile.

Il don «argentino» ogni tanto tornava in Italia a trovare gli amici, soprattutto il suo coetaneo don Giuseppe, parroco di Sorbolo. La chiesa è di fronte al municipio e domina una grande piazza. L'abitazione del parroco è dietro la chiesa. E lì è ospite don Franco Reverberi, «wanted» in Argentina, ma tranquillo a Sorbolo dove celebra messa e confessa i fedeli. È conosciuto e amato. È nel suo paese natale, aiuta l'amico don Giuseppe. Basta suonare il campanello e risponde. Atmosfera da oratorio, bambini che vanno e vengono.

L'argomento è scontato: Argentina. Don Franco sembra sereno. «Mai saputo che a San Rafael c'erano quelle cose. Sì, io ero cappellano militare, il vescovo mi disse di andare a preparare i soldati per la comunione; celebravo messa, confessavo, facevo catechesi. Ho giurato e detto soltanto la verità: mai saputo e tantomeno assistito a sessioni di tortura». Don Franco è arrivato in Italia l'anno scorso e ci è rimasto per problemi di cuore. I medici sconsigliano il rientro in Argentina. E le testimonianze, don Franco? In quattro hanno giurato di averla vista durante le torture:

«Io ho detto la verità e non so come possano sostenere queste cose: i fatti risalgono al 1976 mentre io sono stato cappellano nel 1980 e, ripeto, non ho mai saputo nulla». Ha un avvocato? «No perché non c'è nulla». Ma lei lo sa che c'è un mandato di cattura internazionale nei suoi confronti? «Non mi hanno mai detto niente». Ecco, questa è la segnalazione dell'Interpol con la sua foto. La guarda, allarga le braccia: «Io sono un prete, ho detto la verità. Mi guardi in faccia: le sembro uno che stava con i torturatori di Videla?». È sereno, è nella sua Sorbolo dopo 64 anni in Argentina. Saluta, torna ad aiutare il parroco. C'è sempre qualcuno da confessare. Magari uno dei carabinieri della caserma che è nella piazza della chiesa, a 50 metri.


Video : Il prete ricercato dall'Interpol


Mario Gerevini
mgerevini@corriere.it17 dicembre 2012 | 7:53

L'ex marito va in affitto, alimenti ridotti alla moglie

La Stampa


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È corretta la decisione di ridurre l'assegno di mantenimento versato da un marito divorziato alla ex moglie in considerazione del fatto che l'uomo è andato a vivere in un appartamento in affitto lasciando la casa coniugale alla consorte divorziata. La Cassazione, infatti, con la sentenza 22950 emessa dalla I Sezione Civile ha ritenuto «correttamente» individuato il parametro della riduzione dell'assegno divorzile in rapporto agli «oneri derivanti dalla locazione di un nuovo alloggio» e anche dalle spese per anticipazioni per un importo pari a 33 mila euro per la ristrutturazione di un altro appartamento nel quale l'ex marito, in futuro, si trasferirà a vivere.

Con questa decisione la Suprema Corte ha respinto la protesta di Giuseppina B. una ex moglie di Trapani contraria alla riduzione dell'assegno divorzile passato da 671 euro a 250 dopo che la Corte d'Appello di Palermo, il 7 aprile del 2008, aveva deciso la decurtazione dell'importo in forza della circostanza che il marito era andato a vivere in affitto. La coppia era stata sposata per circa 40 anni.

Fonte: Ansa