domenica 9 dicembre 2012

Occhio da Terminator: lenti a contatto col display (per leggere gli sms)

Corriere della sera

Lo schermo lcd potrebbe scurirsi per ripararsi dal sole. Oppure diventare un terminale per leggere messaggi
Un minuscolo schermo a curvatura sferica: il prototipo



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Un grande passo per i ricercatori, uno importante verso la realtà aumentata: gli studiosi del Centre of Microsystems (Cmst) presso l’università di Gand, in Belgio, hanno sviluppato lenti a contatto con un display Lcd integrato. Un prototipo è già pronto. Per ora, il minuscolo schermo a curvatura sferica ha solo una funzione ludica, ma presto potrebbe servire per correggere difetti visivi e per migliorare i dispositivi di realtà aumentata.

«AUGMENTED REALITY» - Con l’attuale prototipo di schermi Lcd flessibili in forma di lenti a contatto, i ricercatori si sono limitati a usare i pixel per mostrare semplici forme, come il simbolo del dollaro. Tuttavia, quello che a prima vista appare come un divertente artificio cosmetico, a lungo termine può invece permettere più ampie e serie applicazioni. «La tecnologia, com’è ora, è solo un primo passo verso i display per la realtà aumentata», ha spiegato Jelle De Smet. Già in precedenza i colleghi americani dell’Università di Washington avevano sperimentato con speciali lenti a contatto bioniche con schermi Led. I display Lcd dei belgi, invece, hanno il vantaggio che la grandezza dei pixel non dipende da quella della dimensione dei Led. A livello teorico le applicazioni potrebbero dunque essere molteplici.

APPLICAZIONI - Una lente a contatto Lcd potrebbe essere costituita da un unico e grande pixel e fungere, per esempio, da occhiali da sole variando automaticamente la loro trasparenza. Oltre alle applicazioni estetiche, come pupille a colore variabile a comando, si potrebbero pure leggere informazioni, dati, immagini o anche gli sms, spiegano dall’Università di Gand. Una sorta di interfaccia di realtà aumentata. In campo medico l’«occhio bionico» potrebbe invece servire per correggere i difetti visivi. I ricercatori del Cmst non nascondono che ci sono ancora alcuni importanti dettagli da risolvere per completare la lente a contatto del futuro: non solo è necessario assicurare un’immagine che sia il più nitida possibile, resta da superare anche l’ostacolo della trasmissione dati e dell’energia elettrica necessaria al funzionamento dei display una volta piazzati sulle pupille. Si dice però ottimista Jelle De Smet: «Adesso che abbiamo stabilito la base tecnologica, possiamo cominciare a lavorare alle applicazioni reali, che potrebbero essere disponibili nel giro di pochi anni».



Occhio da Terminator: lenti a contatto col display (09/12/2012)

Elmar Burchia
9 dicembre 2012 | 16:07

La storia di Pierre, una vita in fuga dalla guerra

La Stampa
francesco collina e alessio schiesari (magzine)

Due guerre civili alle spalle, due migrazioni forzate. Pierre lavora come lavapiatti, ma rischia di rimanere senza un tetto



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Pierre, ivoriano di 30 anni, parla un ottimo italiano e lavora in un ristorante a Rozzano. Quando è scoppiato il conflitto, lavorava come piastrellista nella Libia meridionale. «Per fuggire dalle bombe ho deciso di provare ad arrivare in Italia. Sapevo che c’era la crisi ma nel mio Paese continuava la guerra civile dove avevo perso mia madre. Non avevo altra scelta.» Pierre si è recato a Tripoli ed è andato al porto della capitale dove ha consegnato a degli scafisti l’equivalente di mille euro in dinaro libico – inutili al di fuori dei confini nazionali – e un cellulare. «I libici ci odiavano, pensavano che fossimo tutti dei mercenari».

Prima di partire ha aspettato due settimane in una struttura recintata all’interno del porto. Poi è arrivato il suo turno e si è imbarcato insieme ad altre cinquecento persone. Quindi quattro giorni in mare, su una barca da pesca, cercando di avvistare la costa italiana, osservando il mare accanto al timoniere. «Non avevamo cibo né Gps, ci orientavamo con la luce del sole, dormivamo la notte. Era un ragazzo dalla Mauritania, che aveva fatto il pescatore, a consigliare il timoniere osservando la posizione del sole e indicando la direzione da prendere. In acque italiane sono stati alcuni pescatori ad indicarci la giusta direzione.» Arrivato a Lampedusa è iniziato il viaggio in Italia.

Prima in nave fino a Genova, quindi in autobus per Milano, verso il Residence Ripamonti. I profughi dovevano rimanere poche settimane, dopo un anno e mezzo Pierre è ancora qui. Ha imparato l’italiano, certo, ed ha anche un lavoro, ma non sa dove vivrà dal primo gennaio. Dei primi giorni a Pieve Emanuele si ricorda la manifestazione contro di loro organizzata da alcuni cittadini che, lo dice sorridendo, « non si tenne per via della pioggia». Qui al Residence ha vissuto condividendo in tre una stanza per due, separata, come la mensa, dal resto del residence riservato ai soli turisti. A Pieve non c’è molto da fare, «si dorme e si mangia la pasta». Un’esperienza di integrazione riuscita a metà, separati nel residence come nella società.

Una vita che apparirebbe monotona, forse, se non ci fosse la burocrazia a movimentare le acque. Pierre racconta di essere sempre con l’acqua alla gola per quanto riguarda il lato legale. I permessi di soggiorno per richiedenti asilo sono stati rinnovati ogni sei mesi, l’ultimo deve ancora arrivare. Poi c’è la questione della carta di identità cui manca ogni indicazione della residenza. Lo prevede la legge italiana, normalmente non si rilasciano attestazioni di residenza alle persone che vivono in strutture alberghiere. Ma la situazione dei profughi dalla Libia è tutt’altro che normale. «Una volta – ricorda – ero sull’autobus per andare a Milano a cercare lavoro. Un poliziotto ha voluto controllarmi i documenti e, notando che mancava la residenza, ha pensato fosse fasulla.

Mi ci è voluto molto per spiegargli la situazione.» E i problemi sorgono soprattutto con i possibili datori di lavoro. Se il permesso è in scadenza sono in pochi ad offrire un lavoro con un contratto regolare. E può capitare, così, di trovare solo lavori in nero. «Vedrai che la prossima estate saremmo tutti a raccogliere pomodori nel Sud Italia». Pierre, come gli altri 80 profughi, sta aspettando il permesso di soggiorno annuale per motivi umanitari attendendo soprattutto di sapere dove potrà vivere. «È stato molto difficile trovare un lavoro, non vorrei perderlo. Non guadagno abbastanza per permettermi una sistemazione alternativa». Per il momento non rimane che “godersi” il ghetto a quattro stelle del Residence Ripamonti.

Crisi delle confessioni? Si può fare anche in treno»

La Stampa

vatican

Parla il direttore del centro Russia Ecumenica: i preti, per venire incontro ai fedeli, confessano sempre più in luoghi alternativi

redazione
roma


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Sos confessioni, i preti si  attrezzano contro la crisi e, in certi casi, pur di venire incontro ai fedeli che disertano i confessionali, ricevono le confidenze dei  peccati in luoghi insoliti, alternativi. Uno su tutti, lo scomparto  dei treni. Racconta don Sergio Mercanzin, direttore del Centro Russia  Ecumenica a Borgo Pio (Roma): «E’ vero, i confessionali sono sempre più  vuoti ma, al di là della crisi delle confessioni, ormai le persone  preferiscono dialogare con il prete anzichè fare una lista di  peccati». Il pentimento, in questi casi, può essere anche più  sincero.

Da qui le confessioni alternative: nei posti più impensati,  come lo scomparto di un treno. «Il viaggio in carrozza accanto ad un  prete - spiega - può diventare il momento ideale per ricevere la  confessione dei peccati. A patto che si riesca a mantenere la  riservatezza». Secondo le ultime ricerche solo l’8 - 10% dei fedeli si confessa una volta al mese, il 2% più di una volta, il 50 - 60% una  volta all´anno, al massimo due. Il 30% non si confessa mai. «Qualcuno  racconta i suoi peccati anche per strada. Il fatto è - riflette il  sacerdote - che la confessione, in questo modo, diventa più un  dialogo che non una semplice lista di peccati dove magari il penitente teme di essere giudicato. Un dialogo nel quale ognuno racconta la sua condizione di vita che è una miscela di condizione psicologica e  spirituale».

L’importante è che la confessione avvenga nella  riservatezza. «Mi è capitato di raccogliere confessioni anche nel  corso di una passeggiata nel bosco - racconta ancora don Mercanzin -.  Anche la natura aiuta perchè il penitente non ha davanti a sè  l’occhio inquisitore e quindi è più disposto ad aprirsi». Bandite le confessioni al telefono. «In un periodo in cui viene  intercettato anche il Capo dello Stato non sarebbe salvaguardata la  riservatezza», osserva il sacerdote. Anche se la confessione non  avviene nel tradizionale confessionale, il concetto non cambia e l’assoluzione arriva con un segno della croce sul penitente. «Le  preghiere - spiega ancora il direttore di Russia Ecumenica - possono  essere dette in separata sede. Quel che conta, è che ci sia il reale  pentimento di chi si confessa. Diversamente il perdono non si concede».

Il Papa: “Il Natale non sia una festa solo esteriore”

La Stampa

vatican

Lo ha detto il Pontefice all’Angelus. “Sull’esempio di Giovanni Battista viviamo in maniera essenziale”

redazione
roma


«Nella società dei consumi» il Natale rischia di «essere vissuto come una festa solo esteriore». Lo denuncia il Papa all’Angelus, invitando, sull’esempio di Giovanni Battista, a «vivere in maniera essenziale». «Nella società dei consumi, in cui si è tentati di cercare la gioia nelle cose, - ha detto il Papa commentando un brano del Vangelo di Luca - il Battista ci insegna a vivere in maniera essenziale, affinchè il Natale sia vissuto non solo come una festa esteriore, ma come la festa del Figlio di Dio che è venuto a portare agli uomini la pace, la vita e la gioia vera». Benedetto XVI ha quindi esortato a vivere l’avvento «con gli occhi della fede» e cercare nella «grotta di Betlemme» «la salvezza di Dio».  

Il Pontefice ha poi parlato dei«grandi» che per la storia nello sguardo di Dio «fanno da cornice ai piccoli». Il Papa ha preso le mosse dal racconto della nascita di Gesù del Vangelo di Luca che, ha detto, «sfata ogni lettura mitica che spesso si fa dei Vangeli e colloca storicamente la vita del Battista», ai tempi di Tiberio  e con Pilato governatore. «All’interno di questo quadro storico - rimarca papa Ratzinger - si colloca il vero grande avvenimento, la nascita di Cristo, che i contemporanei non noteranno neppure. Per Dio i grandi della storia fanno da cornice ai piccoli». Giovanni Battista, ha detto ancora il Pontefice, si definisce «la voce di uno che grida nel deserto». «Se alla voce togli la parola - si è chiesto il Papa - che cosa resta? Un vago suono. La voce senza parola colpisce bensì l’udito - e qui il Papa cita sant’Agostino - ma non edifica il cuore»

Nei saluti in francese dopo l’Angelus , Ratzinger ha parlato dei migranti, «Le persone obbligate a lasciare la loro terra per differenti ragioni, tra cui guerre e povertà» - ha detto Benedetto XVI -  hanno diritto all’«accoglienza e a una esistenza degna». Lo ha affermato il Papa nei saluti in francese dopo l’Angelus, Il Papa ha ricordato che «i migranti conoscono la precarietà e incontrano spesso poca comprensione». Dopo aver denunciato la «precarietà» e le «incomprensioni» subite da quanti devono lasciare la propria terra per guerre o povertà, Benedetto XVI ha esortato: «In questo tempo di preparazione al Natale, una solidarietà fraterna e gioiosa venga in aiuto ai loro bisogni e sostenga le loro speranze. Non dimentichiamo che ogni cristiano è in cammino verso la sua vera patria: il cielo».

Se nella coppia che scoppia a stare male è solo il cane

Oscar Grazioli - Dom, 09/12/2012 - 08:36

Lui aveva regalato un labrador alla fidanzata, ma poi si sono lasciati. Ora gli ex innamorati si contendono l'animale in tribunale

La storia di cui ci occupiamo prende le origini nella provincia di Padova, dove, come in tute le parti del mondo a ogni minuto, Cupido scaglia la sua freccia, talvolta avvelenata con una sostanza tossica a lento rilascio.


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Siamo nel 2008 e Valentina di Rovolon incontra il suo Lui che è di Rubano. Scocca l'amore e i due diventano fidanzati. L'anno successivo lui le regala un bel cucciolo di Labrador al quale vien dato il nome di Jack. Visto che la coppia decide di convivere nella casa di lei, Jack naturalmente ne segue le orme, condividendo la stessa abitazione, come è giusto che sia. «Jack ha sempre vissuto con me - narra Valentina - è sempre stato più con la mia presenza affettiva che con la presenza ben poco affettiva del mio compagno».

E immagino che già da queste parole possiate capire che il veleno, nella freccia di Cupido, cominciava presto ad agire. La storia che racconta Valentina non solo è di scarsa affezione, da parte del compagno, verso Jack, ma addirittura si tinge di giallo, quando lei narra alle autorità e ai legali che il suo dolce amore non disdegnava di sferrare calci nella pancia del povero cane, il quale, più di una volta, era costretto a farsi la pipì addosso per la paura. Per quanto poi riguarda la salute di Jack, questa, secondo Valentina, era interamente demandata al suo buon cuore visto che lui se ne fregava. Visite, vaccinazioni e controlli dal, veterinario, come testimoniato dal sanitario, vedevano quasi sempre arrivare una sola coppia in clinica: Jack ovviamente e Valentina. Chi era poi a portare Jack e Spillo, l'altro cane della famiglia di Valentina, a fare le canoniche passeggiate vi lascio immaginare chi era.

Sì, proprio lei, Valentina di Revolon. Le poche volte che il suio amore (sempre meno amato) era a casa in panciolle e lei gli chiedeva di portare i cani a fare due passi veniva fuori un impegno inderogabile, magari il derby che in effetti qualche volta potrebbe anche avere una valenza di inderogabilità. E sia chiaro che non dico questo per difendere lui che, avrete già capito non mi sta molto simpatico, ma l'intera categoria dei maschietti. Il veleno di Cupido colpisce duro e, a marzo di quest'anno, lui decide di mollare Valentina e se ne va dal nido d'amore, ovvero la casa di lei. Pochi giorni e lui fa scattare una denuncia per appropriazione indebita di Jack. Sì, d'accordo lui glielo aveva regalato, ma si sa l'amore acceca momentaneamente le facoltà mentali che poi riprendono a lavorare. Il cane è intestato a lui. Poche balle, amore o no, regalo o no, carta canta e villan dorme. E infatti, Jack viene messo ai domiciliari a casa di lui per tre giorni.

Ma Valentina di Revelon, come s'intuisce dalla nomea non è mica la fragile Valentina della canzone. Sotto coi legali e un giudice di Padova decreta che il cane torni a casa sua. Finita la storia? No, perché il 29 novembre a casa di Valentina si presentano un avvocato, l'ufficiale giudiziario e un veterinario. Le pignorano il cane, facendolo salire nel baule dell'auto di lui dove un Jack riluttante è costretto a iniziare un altro viaggio per l'appartamento di lui al secondo piano di un condominio. Valentina è disperata e Jack pure, a detta di lei. A questo punto arrivano gli animalisti che, di notte, mettono uno striscione minaccioso sulla di lui magione. «Non staremo qui a vedere un cane strappato alla sua mamma». La morale della storia, se vogliamo trarne una, è che Cupido ha delle frecce taroccate (ma si sapeva) e che è bene non regalare mai animali, neanche al proprio amore.

Studente inglese condannato per l'attacco di Anonymous a Paypal

Corriere della sera

Il ragazzo di 22 anni avrebbe preso parte all'operazione contro il sito di pagamenti online con altri tre ragazzi
Ha 22 anni. Ed è uno dei membri più importanti di Anonymous. Si tratta di Christopher Weatherhead, studente inglese, condannato settimana scorsa in Gran Bretagna, per aver presto parte ad una serie di cyber-attacchi contro Paypal, con il nome in codice di Nerdo.

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IL VERDETTO -Secondo quanto riporta il Guardian, ad aiutarlo sono stati altri tre giovanissimi: Peter Gibson, 24 anni, Ashley Rhodes, 28, e Jake Birchall, 18 anni. L'attacco - nome in codice Operation Payback è nata nel settembre 2010 per la difesa del filesharing e contro le società di copyright.  

Nel dicembre 2010 Anonymous ha colpito - causando perdite per 3.5 milioni di sterline - Paypal e Postfinance, una banca svizzera che pochi giorni prima aveva chiuso il conto dell'organizzazione WikiLeaks. Il giovane Weatherhead è stato condannato dai tribunali di Sua Maestà per aver violato una legge penale del 1977 antipirateria.

Una giuria di sei uomini e cinque donne ha stabilito che Weatherhead ha avuto un «ruolo
fondamentale» negli attacchi. All'epoca dei fatti il giovane era studente alla Northampton University. Durante la lettura del verdetto Weatherhead ha tenuto lo sguardo fisso verso i suoi genitori. Il giudice Peter Testar lo ha avvertito che potrebbe finire prigione ma si è riservato di valutare altri elementi:

«Quelli per cui è stato condannati sono reati gravi, a mio parere, e spero che l'imputato lo capisca», ha detto. Come molti altri hacktivisti Weatherhead sogna di lavorare per Amazon o Google. Inizialmente ha tentato di negare la sua responsabilità e ha spiegato di essere stato solo un osservatore degli attacchi e di essere entrato a far parte di Anonymous per la lotta del gruppo contro la censura. Ma evidentemente i giudici inglesi non gli hanno creduto.

Marta Serafini
@martaserafini9 dicembre 2012 | 13:45

L'asteroide Toutatis si avvicina alla Terra: appuntamento l'11 dicembre

Il Mattino

Il passaggio avverrà a una distanza di tutta sicurezza, 6,9 milioni di chilometri


ROMA - Si avvicina l'incontro con l'asteroide Toutatis che fra l'11 e il 12 dicembre saluterà la Terra. Il passaggio avverrà a una distanza di tutta sicurezza, 6,9 milioni di chilometri dalla Terra, e «non vi è alcun pericolo di impatto con il nostro pianeta» osserva l'astrofisico Gianluca Masi, curatore scientifico del Planetario di Roma e responsabile del Virtual Telescope.

Cattura L'oggetto, il cui nome deriva dal dio celtico Toutatis, si troverà alla minima distanza dalla Terra il 12 dicembre, alle 7,40 del mattino. L'asteroide, il cui lato più grande misura circa 5 chilometri, anche se non sarà visibile a occhio nudo, osserva Masi, apparirà molto brillante anche con i piccoli telescopi del diametro di dieci centimetri che permetteranno di apprezzarne il movimento tra le stelle. I giorni migliori per le osservazioni, aggiunge Masi, saranno l'11 dicembre e i successi, «nelle prime fasi di allontanamento, infatti, l'oggetto apparirà ancora più luminoso a causa della posizione relativa fra asteroide, Sole e Terra».

Nuvole permettendo, chi dispone di un piccolo telescopio, per osservare l'asteroide dovrà puntare l'apparecchiatura verso sud, fra le costellazioni dei Pesci e della Balena. Quando è stato scoperto nel 1989, sottolinea l'Unione astrofili Italiani Uai), l'asteroide Toutatis sembrava una possibile minaccia per la Terra ma fortunatamente i calcoli hanno poi mostrato che, trascinato dalla forza gravitazionale della Terra e di Giove, l'oggetto sta allargando la sua orbita. Nonostante l'oggetto non sia una minaccia per la Terra «merita la nostra attenzione – rileva Masi - perchè fa parte degli oggetti vicini alla Terra (Near Earth Objects o Neo) e rientra nella categoria degli asteroidi potenzialmente pericolosi, perché raggiungerà una distanza minima dalla Terra inferiore a 7,4 milioni di chilometri e ha dimensioni superiori ai 150 metri di diametro».

Approfitterà del passaggio ravvicinato la sonda cinese Chang'e 2 che «come riferisce anche la Planetary Society - spiega Masi - dovrebbe avvicinarsi all'asteroide intorno al 13 dicembre, per osservarlo da vicino». Il Virtual Telescope mostrerà l'asteroide in diretta, il giorno 13 alle ore 21 italiane, con una sessione gratuita di osservazioni.

Domenica 09 Dicembre 2012 - 11:20

Il progetto di Teheran della «Iran Net»

Corriere della sera

Una Rete «halal» per proteggere il Paese dagli attacchi esterni. Ma si teme il tentativo di controllo dei contenuti

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MILANO - I siti del governo, le banche, le compagnie d’assicurazione e le grandi aziende sono già collegati: sulla Rete nazionale "surfano" ogni giorno qualche decina di migliaia di funzionari. Poca cosa, rispetto agli oltre 74 milioni di abitanti dell’Iran. Ma i piani del governo per il Web nazionale sono ben più ambiziosi: entro marzo 2013 il 15% delle famiglie dovrà essere collegato, entro il 2015 si vuole arrivare al 60. L’annuncio ufficiale della creazione di una Internet "halal" (cioè "permessa" dalla religione musulmana) tutta iraniana risale alla fine di settembre, ma già a metà novembre il presidente Mahmoud Ahmadinejad ha rilanciato, proponendo ai capi di stato di Turkmenistan, Uzbekistan e Afghanistan di unirsi al progetto per «diffondere e promuovere sublimi, umani e pacifici pensieri nel cyperspazio».

Ufficialmente, infatti, l’Iran-net è stato creato per proteggere il Paese dagli attacchi in arrivo dall’estero, chiudendo la porta a virus e attacchi hacker. Le autorità hanno sempre sottolineato che la Rete nazionale potrà coesistere a fianco di quella mondiale. Ma, di fatto, in molti temono che non sia altro che un metodo in più per controllare l’opposizione: «In un futuro prossimo, il governo potrebbe mantenere l’Internet globale per imprese e banche, chiudendo l’accesso ai cittadini comuni», avverte Reza Moini, responsabile dell’Iran per l’ong Reporters sans frontières. Un modello basato sul sistema cubano, dove solo una percentuale che va dal 3 al 5% della popolazione ha accesso al Web. Secondo l’ong Freedom House invece l’Iran guarda all’esempio della Cina, come suggerisce anche la partnership con le società tecnologiche cinese Huawei e ZTE, incaricate dello sviluppo del progetto.


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Controllo sì, insomma, ma sofisticato in modo da poter tenere d’occhio la popolazione. E, magari, favorire le imprese locali di fronte alla concorrenza dei colossi americani: Ya Haq, il motore di ricerca iraniano lanciato ad agosto, è stato accolto con una certa indifferenza. Ben lontani dal successo anche i servizi di messaggistica creati dallo Stato (mail.iran.ir) e dai privati (new.mihanmail, sabamail, mailfa): malgrado il governo abbia già più volte bloccato il servizio di Gmail, gli iraniani per il momento preferiscono mantenere i loro account su piattaforme estere. Mentre Facebok e Twitter, raggiungibili tramite proxy e VPN, sono molto apprezzati: il primo è già utilizzato da tempo, il secondo sta diventando sempre più popolare. 


Il governo, però, ha dalla sua
un asso nella manica: la velocità di connessione. Secondo alcuni analisti per convincere gli iraniani ad utilizzare la Rete nazionale basterebbe creare un internet a due velocità: connessioni nazionali veloci contrapposte alle lentissime connessioni al web globale (per legge, l’Adsl nelle case dei privati è limitato a 128 Kbps ma spesso non supera i 6kbps). Anche i costi dei due servizi potrebbero avere un certo peso nella diffusione di Iran-net: una connessione alla Rete internazionale ora costa tra i 20 e i 25 euro al mese. Quella alla Rete nazionale, c’è da scommetterci, avrà prezzi concorrenziali.
 

Greta Sclaunich

Quando il nazismo dichiarò guerra ai canti di Natale

La Stampa

Nei testi tutti i riferimenti ebraici, nonché tutti i termini non tedeschi, a partire da “Alleluia” e “Amen”, vennero sistematicamente eliminati e sostituiti con altri “neutri”

alessandro alviani


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Il totalitarismo nazista non risparmiò neanche le tradizionali canzoni di Natale in Germania. Nei testi tutti i riferimenti ebraici, nonché tutti i termini non tedeschi, a partire da “Alleluia” e “Amen”, vennero infatti sistematicamente eliminati e sostituiti con altri “neutri”, senza tener conto neanche dello schema metrico dei versi, scrive la Welt sul suo sito.  Ecco allora che nella seconda strofa di “Stille Nacht” (“Astro del Ciel”) “attraverso gli angeli Alleluia” dovette lasciare il posto a “attraverso gli angeli la parola santa risuona forte da luogo a luogo” - un’espressione talmente lunga da risultare quasi impossibile da cantare.

Oppure in “Es ist ein Ros’ entsprungen” (“È spuntata una rosa”), una delle più famose canzoni natalizie tedesche, il passaggio “la specie arrivò da Iesse” - cioè dal padre del re Davide - fu cambiato in “la specie arrivò dal cielo”. In altri casi i nazisti non riscrissero affatto le strofe: vietarono piuttosto l’intero canto. In realtà già prima dell’arrivo di Hitler al potere alcuni esperti di musica sacra avevano iniziato a “entjuden” (“degiudaizzare”) il repertorio musicale religioso tedesco. Nel 1932 l’esperto del Vecchio Testamento Wilhelm Caspari, originario di Kiel, setacciò le 342 canzoni del “Libro evangelico tedesco dei canti” alla ricerca di termini come “Sion” (il monte sinonimo della città di Davide), “Gerusalemme” o “seme di Abramo” e li sostituì.

Così, ad esempio, “Sion ode cantare i custodi” diventò “Chi ode là cantare i custodi”. L’anno dopo Caspari pubblicò uno studio intitolato “Dei riferimenti al Vecchio Testamento nel libro evangelico dei canti e della loro eliminazione”. Le conseguenze di un simile fenomeno sono riassunte in un caso citato dalla Welt: a causa di una svista, nel programma di un concerto organizzato l’8 ottobre 1937 nella Gustav-Adolf-Kirche di Berlino comparivano dei termini ebraici; il solista baritono dovette pertanto improvvisare, cantando delle strofe senza alcun senso.  Solo pochi musicisti sacri si opposero allo stravolgimento dei canti religiosi, finalizzato a trasformarli in uno strumento dell’ideologia antisemita nazista.

Tra questi l’organista e direttore di Colonia Julio Goslar, che prese posizione contro Caspari e riuscì addirittura a pubblicare delle tesi in cui criticava le sue modifiche. Nel 1935, però, circa 10.000 musicisti sacri evangelici vennero passati al vaglio dalla Reichsmusikkammer, un’istituzione nazista che aveva il compito di incentivare la musica in linea con l’ideologia nazista e di reprimere quella che contrastava con essa. Julio Goslar fu messo in congedo forzato. Nel 1936, quando provò a tornare al lavoro in una chiesa di Colonia, una parte del presbiterio si dimise in segno di protesta, ricorda la Welt. Molti nazisti minacciarono di fare irruzione nella chiesa se solo avesse osato suonare di nuovo l’organo.

E Grillo candida portaborse e trombati

Paolo Bracalini - Dom, 09/12/2012 - 08:30

Bocciati alle amministrative e assunti dai gruppi consiliari, ora si ritrovano la strada spianata verso il Parlamento

Roma Basta qualche decina di amici per finire in Parlamento. Tanti sono i voti presi nelle «Parlamentarie» online molti dei prossimi candidati M5S, specie nelle regioni dove il movimento è meno radicato.


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Basti pensare che i campioni di voti, come la bolognese Giulia Sarti, capolista in Emilia Romagna, ne hanno presi 370, su circa 3mila voti complessivi nella regione dov'è più forte il M5S. In Toscana un migliaio di elettori, e basta. L'impiegato Riccardo Nuti, con appena 147 voti, sarà capolista in Sicilia (elezione molto probabile, se non certa). Trentamila elettori, forse meno, in tutta Italia, praticamente un quartiere di Milano che decide tutti i parlamentari (stando ai sondaggi, più di cento) che Grillo porterà a Roma.

Lo sappiamo ufficiosamente, perché il dato complessivo non è pubblico, neppure per gli elettori, solo Grillo e Casaleggio custodiscono le cifre complete. Ogni iscritto può accedere soltanto ad una pagina con i dati della sua circoscrizione, ma non a quelle degli altri, perciò gli stessi grillini stanno cercando faticosamente di ricostruire il quadro complessivo, a partire dai «95mila voti disponibili» che Grillo ha dichiarato in un video. In Rete partono le (auto)critiche («Lo 0,8% della popolazione... ma non siamo una casta eh», «vi volevo votare ma state già diventando un classico partito» eccetera). Ma Grillo rimette tutti in riga con un post scriptum minaccioso nel blog:

«Sono in corso alcuni tentativi di acquisire i dati degli iscritti al M5S tramite sedicenti sondaggi o censimenti sulle Parlamentarie (..). Sono degli illeciti e saranno denunciati alle autorità». La «ps-crazia», le epurazioni tramite post scriptum, come le chiama Valentino Tavolazzi, nel M5S dalla prima ora ma cacciato da Grillo: «La base votante è assolutamente ristretta. Colpa del “Casaleggium” che ha costretto le Parlamentarie alle dimensioni del suo computer. Ma gli iscritti hanno il terrore di dirlo, c'è un clima di paura». Il Casaleggium ha aperto le liste solo a chi si era candidato a precedenti elezioni (non eletto), e le ha chiuse agli altri. Anche questa restrizione è oggetto di pesanti critiche.

I numeri risicatissimi, poi, non significano solo un mezzo flop («Trentamila votanti sono comunque più dei segretari di partito che nominano i candidati col Porcellum» sottolinea Tavolazzi), ma anche il rischio di un voto pilotato su alcuni candidati. E qui si innesta l'altro nodo: i «raccomandati». Ai primi posti ci sono persone già in staff di eletti M5S, ma non solo. Sul web gira un commento sul capolista in Campania, Roberto Fico, e la sua presunta fidanzata, Yvonne De Rosa, risultata prima nella circoscrizione Europa.

Poi c'è Azzurra Cancelleri, sorella di Giovanni, candidato governatore in Sicilia. Azzurra è settima in lista. E ci sono i «portaborse», alle dipendenze dei gruppi consiliari M5S. Come Laura Castelli, collaboratrice del capogruppo regionale piemontese Davide Bono grazie ai fondi pubblici ai gruppi («assunta a tempo determinato, stipendio netto 1.400 euro per 13 mensilità»), prima classificata (273 preferenze) nelle Parlamentarie in Piemonte.

Poco sotto, un altro dipendente del gruppo M5S in Regione, il No Tav Marco Scibona («stipendio netto 1.600 euro per 13 mensilità»), e Ivan Della Valle, anche lui nella segreteria del gruppo (1.600 euro). Più giù Cinzia Carlevaris, moglie di Marco Nunnari, un altro dipendente del gruppo regionale. La capolista Castelli, poi, non è di primo pelo: si era già candidata alle regionali con una lista Verdi in sostegno della Bresso, e anche con Lista civica per Collegno nel 2009. La capolista in Emilia Romagna, Giulia Sarti, invece è una ex popolo viola e Bologna Libera, web tv che rincorre e sputtana personaggi come Sgarbi e Fede. Militanti già noti, candidati trombati, staffisti di eletti. Ci sono anche questi, non solo «cittadini della strada».

Le croci templari nelle viscere di Napoli

Il Mattino
di Paolo Barbuto



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NAPOLI - Siamo scesi nelle viscere della città, trenta metri sotto le strade dei Tribunali per andare a scoprire le croci templari nascoste all'interno dell'acquedotto greco e portate alla luce poco più di un anno fa dagli speleologi della "Macchina del Tempo", esperienza raccontata in esclusiva all'epoca proprio dalle pagine del Mattino. Il percorso che conduce alle croci parte dalla basilica della Pietrasanta e si inoltra per centinaia di metri lungo cunicoli che, in tempo di guerra, vennero usati come ricoveri. La zona sottostante la basilica verrà resa visitabile entro la prossima primavera. Il percorso che conduce alle croci templari, invece, è più difficile da affrontare e, probabilmente, richiederà maggiore organizzazione e sarà riservato ad utenti più esperti.

Attualmente è raggiungibile solo con l'attenta e indispensabile guida di Luca Cuttitta, lo speleologo che sta studiando quella porzione di sottosuolo e che si occupa da quasi un decennio della parte ipogea della basilica della Pietrasanta. Il percorso è composto da una sequenza di tredici croci che crescono di dimensioni e si abbelliscono in fattura, man mano che il percorso avanza. Secondo le prime indagini degli speleologi si trattava di un percorso iniziatico che i templari avrebbero dovuto seguire in un momento particolare della loro vita comune. Sono in corso, però, ulteriori studi per comprendere il significato del percorso delle croci. Più agevole e decisamente più avveniristico il percorso tra le cisterne e i ricoveri di guerra che sarà reso "vivo" da un esperimento di realtà aumentata. Per ogni ambiente sarà disponibile una guida "virtuale" che comparirà su dispositivi mobili e mostrerà come erano ai tempi in cui venivano utilizzati come acquedotti o come ricoveri.


GUARDA IL VIDEO DELLE CROCI TEMPLARI


Sabato 08 Dicembre 2012 - 16:25    Ultimo aggiornamento: 17:51

Il maestro rivela agli alunni: Babbo Natale non esiste. E i genitori si infuriano

Francesca Angeli - Sab, 08/12/2012 - 16:20

In una scuola elementare inglese il maestro rivela agli alunni che Babbo Natale non esiste. I bimbi lo raccontano ai genitori e si scatena la rivolta. Il maestro, soprannominato Scrooge, come l'avaro di Dickens, chiede scusa. Ma le famiglie protestano

Lo hanno già soprannominato "Scrooge". Ovvero il nemico del Natale per eccellenza, il simbolo dei guastafeste.Ma che cosa ha fatto di tanto grave un insegnante inglese del Dorset per guadagnarsi un nomignolo tanto odioso? Ha rivelato ai suoi alunni che Babbo Natale non esiste, provocando così l'ira dei genitori e l'indignazione di tutta la comunità locale.


Cattura
Come si permette di tarpare i sogni e le illusioni di un gruppo di bimbetti? Il fattaccio è accaduto nella scuola elementare di Christchurch nel Regno Unito e dunque si parla di bimbi in realtà non proprio piccolissimi, tra gli otto ed i nove anni. Bisogna ammettere però che il maestro ha scelto decisamente il momento sbagliato per rovinare i sogni dei bambini. Non solo lo ha fatto ad un paio di settimane dal Natale ma pure mentre i bambini si accingevano a scrivere in classe la classica letterina a Santa Claus per chiedere i regali preferiti, promettendo in cambio di essere più buoni.

Proprio mentre i bimbi prendevano in mano la penna il maestro li ha fermati spiegando che avrebbe svelato un segreto. «Chi non vuole rovinarsi il Natale si copra le orecchie prima che io inizi a parlare», avrebbe detto il maestro. Poi ha aggiunto: «Mi spiace ragazzi ma Babbo Natale non esiste».
Ovviamente quando i bimbi sono tornati a casa si sono precipitati da mamma e papà chiedendo spiegazioni. É stato a questo punto che si è scatenata la reazione dei genitori. Uno di loro ha spiegato ad un giornale locale che il figlio era «devastato» dalla notizia che Babbo Natale è un'invenzione: niente renne, niente campanellini, neanche uno gnomo ad incartare i regali nella fabbrica dei giocattoli più famosa del mondo. «Quando l'ho saputo mi sono veramente arrabbiato e sono andato subito a protestare con l'insegnante e anche con il dirigente scolastico», ha raccontato il papà imbufalito alla stampa.

Il dirigente avrebbe spiegato che in realtà l'insegnante aveva dovuto rispondere alla domanda di uno degli alunni che gli aveva chiesto conto dell'esistenza o meno di Santa Claus. Pare che l'insegnante imbarazzato e colto di sorpresa abbia risposto secondo il dirigente «in modo goffo finendo per combinare un pasticcio». Dunque ora anche l'insegnante è "devastato" dal dispiacere di aver rovinato la festa ai bimbi ma purtroppo sembra assai difficile riuscire a riparare il guasto.

Nel tentativo di far tornare a sognare i piccoli la Royal Mail, le poste inglesi, hanno pubblicato sul sito un messaggio di Babbo Natale che invita tutti i piccoli a mandargli le letterine entro il 14 dicembre in modo da avere il tempo di soddisfare tutte le richieste. «Santa Claus è molto impegnato al Polo Nord per fare in modo che tutti i regali siano pronti e incartati per la notte della vigilia», recita la missiva sul sito delle Poste che indica anche l'indirizzo preciso, Grotta di Babbo Natale Reindeerland, dove mandare le letterine.