venerdì 7 dicembre 2012

Fuori lista i condannati a oltre 2 anni

Corriere della sera

Cancellieri: Le misure sulla non candidabilità per i condannati in via definitiva sono ispirate a criteri oggettivi

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ROMA - Mentre le fibrillazioni nella maggioranza di governo riportano in primo piano la possibilità di un voto anticipato tra fine febbraio e marzo, al punto che il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, fa sapere che valuterà «tempi necessari e opportuni per il voto», il governo vara il decreto legislativo sulle Liste Pulite. Quello che prevede la non candidabilità, a deputato, senatore, europarlamentare, membro di governo o di giunte regionali, comunali e provinciali, di chi riceverà una condanna definitiva a pene superiori ai due anni di carcere per reati contro la pubblica amministrazione, ma anche per mafia, terrorismo, traffico di esseri umani e altri crimini gravi. Un divieto che vale anche per condanne ricevute nel passato (ma non al termine di un patteggiamento), che però ha una durata: il doppio delle pene accessorie ricevute e comunque non inferiore ai 6 anni.

Chi riceverà la condanna, dopo essere stato eletto, decadrà dall'incarico. Ma nel caso dei parlamentari solo dopo un voto della Camera di appartenenza. Una modifica che ha un po' allentato le maglie rispetto alla previsione iniziale di un automatismo. «L'accertamento delle cause di incandidabilità avverrà d'ufficio per garantire maggiore immediatezza prima delle elezioni visto che dopo sarà il Parlamento a decidere su requisiti e decadenza», anticipa il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà.

Per il premier Mario Monti, sono misure di «grande rilevanza» «per l'economia e la società moderne e per una vita politica trasparente e ordinata». Ispirate a «criteri oggettivi» evidenzia il ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri. «Si tratta di reati che palesemente contrastano con l'interesse alla eleggibilità di soggetti che siano candidabili secondo criteri di trasparenza inerenti alla carica che devono andare a ricoprire», aggiunge il ministro della Giustizia, Paola Severino.

La nuova norma potrebbe vedere il suo debutto già alle prossime elezioni perché le Camere hanno 60 giorni per esprimere un parere obbligatorio ma non vincolante. Oggi stesso il prefetto di Roma potrebbe firmare il decreto per indire quelle del Lazio per il 3 e 4 febbraio, come previsto dal Tar. L'orientamento del governo è far convergere su quella data anche le regionali della Lombardia e Molise. In ogni caso, ha annunciato il ministro Patroni Griffi «è in tempo utile per le prossime elezioni politiche».

A chi gli chiedeva se il venir meno dell'appoggio al governo da parte del Pdl fosse dovuto al decreto, Monti ha risposto: «Non sta a me far processi alle intenzioni». «È stato fatto un lavoro rigoroso e obiettivo, non influenzato dai sentimenti delle parti politiche», ha aggiunto, sottolineando che il provvedimento è in ottemperanza di una delega ricevuta dal governo precedente. Del resto a rivendicare la norma è stato lo stesso ex Guardasigilli, Angelino Alfano, che ha dichiarato: «Non riguarda il nostro presidente perché Berlusconi sarà assolto».

Virginia Piccolillo7
dicembre 2012 | 9:06




Quasi tutti salvi. Anche Dell'Utri

Corriere della sera


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ROMA - Anche Marcello Dell'Utri sarà candidabile. Tra le maglie del provvedimento passano quasi tutti i parlamentari che avevano temuto di non poter ripresentarsi alle elezioni. Tra questi l'amico di Silvio Berlusconi, che ha condiviso successi e avventure politiche e giudiziarie. Dei diversi procedimenti subiti, incluso quello per concorso esterno in associazione mafiosa (la condanna in appello a 7 anni è stata annullata con rinvio in Cassazione), solo uno avrebbe potuto fermare una sua ricandidatura: la condanna definitiva a 2 anni e 3 mesi per false fatture e frode fiscale in Publitalia. Ma arrivò al termine di un patteggiamento, nel '99.

Quindi non vale. A fugare ogni sospetto il ministro Severino chiarisce: «Chi decide di patteggiare deve essere messo nella possibilità di conoscere le conseguenze della sua scelta. Applicarla oggi ritornerebbe a carico dell'imputato in modo irrazionale». Anche Marcello De Angelis (Pdl) era e resta candidabile perché ha scontato la sua pena a 5 anni e 6 mesi per associazione sovversiva e banda armata nell'89. Tra i condannati in via definitiva si salva il pdl Aldo Brancher perché condannato solo a due anni per ricettazione e appropriazione indebita nello scandalo Antonveneta. Anche Salvatore Sciascia (Pdl) potrebbe essere candidato perché la condanna a 2 anni e sei mesi per aver corrotto alcuni ex colleghi della Finanza risale al 2001: troppo vecchia.


V.Pic.7 dicembre 2012 | 9:08

Il fiocco giallo per i marò scatena la rissa

Enrico Silvestri - Ven, 07/12/2012 - 08:52

Iniziativa di Regione e commercianti per i militari prigionieri in India. Due autonomi picchiano un anziano

I commercianti di corso Buenos Aires attaccano sui loro negozi coccarde gialle in segno di solidarietà con i marò detenuti in India e vengono aggrediti al grido di «fascisti» da una coppia di giovani antagonisti.


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La zuffa si è conclusa con l'intervento delle ambulanze per portare all'ospedale una passante contusa ma anche i due «compagni» che durante il parapiglia urlavano di essere stati aggrediti dai «fascisti» e per questo hanno voluto farsi medicare al pronto soccorso. Proprio ieri mattina l'assessore regionale al Commercio Giovanni Bozzetti aveva presentato l'iniziativa a sostegno dei due militari, Salvatore Girone e Massimiliano

La Torre, frutto di una collaborazione tra Regione Lombardia e Confcommercio, Confesercenti e Federdistributori. Dopo la cerimonia, a cui hanno preso parte ufficiali della Marina che hanno portato i ringraziamenti dei famigliari dei due marò, nel pomeriggio è iniziata la distribuzione presso diversi esercizi. «Siamo partiti da corso Buenos Aires, passando poi progressivamente al resto della città» spiega Luigi Ferrario presidente del comitato di 18 Associazioni delle vie dello shopping.

Poco dopo le 14.30, il gruppo di volontari è in piazza Oberdan e sui primi negozi iniziano ad apparire i fiocchi gialli con la scritta «Salviamo i nostri marò». Quando passano due baldi compagni toscani, entrambi di 30 anni: R. J. e L. E., lui ha precedenti per reati relativi all'ordine pubblico, lei per furto. Il primo a passare all'azione è R. J. che inizia a staccare sistematicamente tutte le coccarde. Sotto gli occhi di Gaetano Bianchi, 74 anni, presidente dei commercianti di Lorenteggio. «Gli ho detto di piantarla subito - racconta ora Bianchi - e lui mi si è rivoltato contro come un matto gridandomi “Italiani di m... Tutti voi italiani siete dei pezzi di m...”. Curioso perché anche lui mi sembrava italiano.

Poi è arrivata la sua compagna strillando che gli avevo messo le mani addosso e s'è messa a urlare “Fascista e vecchio di m...”. Ho reagito per le rime, ne è nato un vivace battibecco poi hanno iniziato a mettermi le mani addosso, spingendomi e facendomi finire contro un muro». Una scena, due trentenni che malmenano un signore di 74, a cui due signore di 33 e 49 anni non rimangono insensibili e intervengono per difenderlo, ma vengono anche loro aggredite al grido «Fasciste» e spintonate, prese a sputi e sembra anche a morsi.

Poi nel giro di qualche minuto, attirati dal parapiglia e dagli strilli, arrivano altre persone. «Quando sono arrivato io - aggiunge Ferrario - persino due sudamericani avevano preso le difese di Bianchi». A questo punto partono le chiamate alle centrali operative e dopo pochi istanti sul posto arrivano le ambulanze del 118 e un paio di volanti che identificano tutti. La signora di 49 anni si fa portare al Policlinico mentre i due antagonisti, lamentano le ferite subite dalla «brutale aggressione delle squadra fascista» e si fanno anche loro portare al pronto soccorso, codice vere ovviamente, il più basso livello di allarme, e finiscono alla clinica Città Studi.

Colombia, una flotta di sottomarini per il contrabbando dei narcos

La Stampa

Possono trasportare più di otto tonnellate di cocaina per migliaia di miglia. Fra gli altri trucchi sommergibili i siluri cavi da trainare con insospettabili pescherecci

lorenzo cairoli


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In questi anni nessuno come i guru degli effetti speciali del cinema hollywoodiano e i narcos sono stati maestri nello sfruttare in modo così clamoroso i progressi della tecnologia. E così dai corrieri di droga che cercavano di dare scaccomatto ai doganieri degli aeroporti occultando tasselli di eroina nelle parrucche, imbottendo tavole da surf di marijuana, infilando ovuli di cocaina nello stomaco di pitbull, si è passati ai narcosommergibili, fiore all’occhiello dell’ipertecnologia dei cartelli colombiani.

Nella base navale di Bahia Malaga, Valle del Cauca, Colombia, in un’area ribattezzata “il museo” si può ammirare una vera e propria flotta in secca di imbarcazioni sequestrate al narcotraffico. Si va dalle barche in legno usate negli Anni Settanta per trasportare marijuana ai go-fast boats dei contrabbandieri di Miami Vice e si finisce con una flotta di semi sommergibili - così li definisce la DEA, Self Propelled Semi Submersibles (Spss), strutture semoventi semi sommergibili - con o senza equipaggio. Gioielli da due milioni di dollari, più sofisticati di qualsiasi gadget o auto accessoriata rifilata a James Bond in questi 50 anni. Come conferma il capitano Nelson Hernandez che, di questo mirabolante museo, è la guida.

«I primi narcosommergibili fecero la loro comparsa negli Anni Novanta, anche se abbiamo prove di un avvistamento nel 1980, proprio qui vicino, a Buenaventura. Erano semplici, artigianali, potevano ospitare solo due uomini d’equipaggio e la cocaina non poteva superare le due tonnellate. Disponevano di un solo motore diesel e navigavano a pelo d’acqua. A non più di otto nodi. E costituivano un mezzo di trasporto alternativo ad aerei e corrieri via terra.

I narcosommergibili di oggi possono trasportare più di otto tonnellate di cocaina, come il modello che abbiamo qui alla Base, viaggiano a una velocità di 15 nodi per oltre ottomila miglia e a una profondità di 10 metri e non hanno nulla da invidiare ai sottomarini della marina militare colombiana. Anzi. Sono meglio equipaggiati e più confortevoli, con posti letto più ampi. Bizzarro, non trova?» sottolinea Hernandez con una smorfia sardonica. Ma la grande novità di questi narcosommergibili è la grande facilità con cui irridono i controlli radar. «Più del 60% dei nostri intercettamenti è merito di uno straordinario lavoro di intelligence. Se fosse per i radar, il Pacifico e il Mar dei Caraibi sarebbero un parco a tema per gli equipaggi dei cartelli».

La maggioranza dei narcosommergibili intercettati sono di fabbricazione colombiana. Montati nella selva di Tumaco o nei cantieri invisibili della conca del fiume Cajambre. Ma anche nella periferia Bogotà, a 2600 metri sopra il livello del mare, come successe nel 2000 quando la polizia colombiana fece irruzione in un capannone e scoprì un sottomarino disegnato da ingegneri russi in grado di trasportare 150 tonnellate di droga. Un leviatano da quindici milioni di dollari per far sognare gli zar della cocaina.

«Ad oggi - fa presente Hernandez - abbiamo intercettato 23 semi sommergibili. Ne abbiamo scoperti altri 96. Più un numero incalcolabile di semi sommergibili autoaffondati dai narcos». In questa lotta senza esclusione di colpi l’intelligence si aggrappa a tutto. Persino alla superstizione dei narcotrafficanti. Si studia con molta attenzione il flusso delle maree, la luna - la sua massa, il suo passaggio, la sua distanza, l’inclinazione della sua orbita sul piano equatoriale. «Teniamo d’occhio tutte le brujas, la “fattucchiere” della costa - rivela il tenente - Quando vediamo che cominciano a raccogliere erbe in quantità, ad aprire le loro case, a ricevere ospiti, per noi è un campanello d’allarme. Un altro narcosommergibile sta per prendere il largo».

Ma il tour nella base di Bahia Malaga non finisce qui. Il tenente Hernandez mostra con orgoglio dei siluri, “sumergibles no tripulados”, sommergibili senza equipaggio, li chiama. I siluri sono in realtà container aerodinamici in cui si possono stipare diverse tonnellate di cocaina. Possono essere trainati da una nave da pesca, senza dare nell’occhio, o attaccati allo scafo di un’imbarcazione. Se i trafficanti sospettano un’imboscata della polizia non devono fare altro che recidere i cavi. «E’ da poco più di un mese che abbiamo scoperto fari montati su questi sommergibili. In questo modo i narcotrafficanti possono recuperare la droga anche molte settimane dopo il suo affondamento». 

Camillo, il mago delle corde che rianima chitarre

La Stampa

Dal 1982 in via Ripamonti c'è un angolo dove gli strumenti a corda vengono ristrutturati. «E pensare che studiavo odontoiatria», dice uno dei protagonisti

federico durante



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Via Ripamonti tiene insieme diversi pezzi del puzzle della città: lega il centro alla periferia e segna un invisibile confine fra il Sud-Est e il Sud-Ovest. Via Ripamonti è una realtà di quartiere, familiare, genuina. I negozi hanno una sola vetrina e sono le botteghe di una volta: di sarti, calzolai, tabaccai. Dietro a una di queste vetrine lavora il liutaio Camillo Sampaolo. L'interno della sua bottega è disordinato. C'è odore di legno umido. Seduto dietro al suo piano da lavoro, Camillo esibisce il suo sorriso enigmatico e comincia a raccontare la sua storia.

Il negozio esiste dal 1982, ma lui faceva questo mestiere già da alcuni anni. L'approccio alla liuteria è stato una sommatoria di esperienze lunghe tutta la vita: da bambino si è appassionato al modellismo, da adolescente all'elettronica, settore in cui successivamente ha lavorato come cablatore, suonando nel tempo libero. Una figura come la sua, che sa coniugare elettronica e tecnica manuale, è difficile da trovare. Camillo è un tipo di liutaio particolare: «I liutai inorridiscono quando si parla di elettronica», afferma.

Una volta Camillo costruiva chitarre (soprattutto elettriche, la sua specialità), ora le ripara soltanto. Tuttavia non si tratta di una soluzione di ripiego: «Anche se la costruzione è la cosa più bella che può fare un artigiano - dice -, la riparazione non è per niente da disprezzare perché anche in quel caso bisogna mettere in atto strategie e risolvere problemi». Una simile attività artigianale regala soddisfazioni che non sono solo materiali ma anche sensoriali.

«C'è un aspetto scultoreo che è molto interessante», secondo Camillo; quando si dà forma a un manico il senso tattile è fondamentale, è un continuo raspare e accarezzare il legno. C'è anche un aspetto visivo: per esempio, i riflessi del legno rivelano cosa è dritto e cosa no. Non ultimo, l'aspetto mentale è più faticoso ma molto appagante, soprattutto nella fase finale, cioè la progettazione matematica. Ed è questa la fase più impegnativa del lavoro: «Chi lavora il legno sa che il tocco è leggerissimo: se sai come si taglia lo strumento i muscoli non fanno fatica».

Stefano, il suo assistente, si occupa di riparazione e modifica di amplificatori. Ha iniziato questa attività a vent'anni. Allora studiava odontoiatria ma ha capito che quella non era la sua strada: «Quando hai davanti a un libro di fisiologia e ti accorgi che stai pensando a un amplificatore e a come ripararlo comprendi che devi fare tutt'altro», dice sorridendo. Indica il grosso amplificatore accanto all'ingresso del negozio: è un Binson, marca italiana un tempo famosa in tutto il mondo, concepita dall'ingegner Bini di Milano. Uno dei suoi prodotti migliori era il Binson Echorec, un effetto di eco.

I Pink Floyd ne avevano tre, uno per chitarra, uno per basso e uno per organo che usavano sempre, sia dal vivo che in studio di registrazione (basti ascoltare l'intro di basso in One of these days). Ma non si tratta di un caso isolato: negli anni '60 l'elettronica italiana era leader nel mondo. Poi però ha subito la concorrenza dei giapponesi, che con una manodopera a basso costo offrivano prodotti di buona qualità a prezzi competitivi. «Il Binson ti dà un suono che non ritrovi in nessun amplificatore moderno - prosegue Stefano -. Riportare alla vita un amplificatore così è una grandissima soddisfazione».

Camillo e Stefano non tornerebbero indietro: nel loro lavoro trovano soddisfazioni che compensano i magri guadagni. Secondo Camillo l'artigianato rappresenta una possibilità anche per i giovani laureati che non trovano ingresso nel mercato del lavoro: «Ci sono potenzialità in questo Paese che potrebbero determinare una nuova rinascita artigiana - afferma -. L'artigianato non ha bisogno di grandi finanziamenti, si può partire dalle piccole cose. Studiare all'università è una cosa bella e utile ma quando si constata la difficoltà a inserirsi nel mercato lavoro, si potrebbero sfruttare gli strumenti della conoscenza per intraprendere mestieri che sembrano più umili».

6 dicembre 1952: nasce La Notte l'altra «voce» del pomeriggio di Milano

Corriere della sera

Da mille copie dell'inizio passerà alle 250 mila degli anni Sessanta


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MILANO - Sabato 6 dicembre 1952 è il giorno de “La Notte”. Alla vigilia di Sant’Ambrogio i milanesi trovano in edicola a 25 lire un nuovo quotidiano del pomeriggio, voce della destra imprenditoriale. Un deciso concorrente per il “Corriere d’Informazione” – edizione pomeridiana del “Corriere della Sera” - e per “Milano Sera” di area opposta. Nato con la data di scadenza, le politiche del 7 giugno '53, vive contro ogni pronostico fino agli anni 90, crescendo dalle mille copie del primo numero alle 250.000 degli anni 60. Al timone, per 26 anni, Nino Nutrizio che nel fondo scrive: «…ci siamo prefissi di essere essenziali, semplici e quanto più possibile precisi».

IL DIRETTORE - Dalmata di Trau, prima della guerra è redattore del “Secolo XIX” di Genova e inviato al Giro del “Popolo d’Italia”. Durante il conflitto è corrispondente in Marina sull’incrociatore “Pola” silurato nella battaglia di Capo Matapan del marzo 1941. Passa 48 ore in mare prima di essere salvato e poi fatto prigioniero da un cacciatorpediniere inglese. Fascista, ricomincia a scrivere grazie a un antifascista, Filippo Sacchi direttore del “Corriere di Milano”. Ex portiere dilettante con profonda competenza e passione per il calcio, nel febbraio del 1947, per 50 mila lire al mese, diventa direttore sportivo dell’Inter con Meazza nella figura di giocatore-allenatore. La strana coppia prende la squadra da Carcano sull’orlo della B e la salva trascinandola al decimo posto. Nutrizio non verrà poi riconfermato dal presidente Masseroni.

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LA «SQUADRA» - Rimanendo un, raro, esempio di giornalista che ha dimostrato di saper scegliere la formazione prima, non dopo la partita. Come, bene, ha saputo scegliere i collaboratori con i quali lavorare: nella sua squadra redazionale entrano e si formano Natalia Aspesi, Enzo Biagi, Vittorio Zucconi e Ferdinando Palmieri. Tanta cronaca e immagini, La Notte è il primo giornale a promuovere o bocciare con stellette e asterischi i film e a pubblicare il listino di Borsa. I giudizi sul mondo della celluloide scatenano la reazione dei produttori cinematografici e dei proprietari delle sale che invitano i lettori a non acquistare il giornale.

Lo sport come asse portante: il calcio, con le imprese di Inter e Milan, e le gesta dei campioni meneghini di pugilato, ciclismo, pallacanestro, ippica. Il declino arriva quasi improvviso nel corso degli anni 80. Il continuo aumento dell’offerta informativa televisiva e la crescita esponenziale del traffico milanese, che crea problemi nella consegna delle tre edizioni pomeridiane, fanno scendere la diffusione. Alla storia editoriale si consegna un quotidiano che ha tracciato una lunga epoca, raccontando i milanesi dalla lenta ripresa del dopoguerra al boom economico, dal terrorismo alla Milano da bere.

Marco Pedrazzini
6 dicembre 2012 | 21:09

L'Università di Messina infanga la Folgore Gli ex parà insorgono

Redazione - Ven, 07/12/2012 - 08:58

Un saggio dipinge la Brigata come una fabbrica di fascisti E un docente avvia una raccolta di firme contro i colleghi

L'Università di Messina ha pubblicato un «saggio» che infanga la brigata paracadutisti Folgore accusandola di creare dei mostri fascistoidi, che vanno in giro per il mondo per il gusto di ammazzare la gente.





Il titolo del «working paper n. 50» di Charlie Barnao e Pietro Saitta, con lo stemma universitario in copertina, è Autoritarismo e costituzione di personalità fasciste nelle forze armate italiane: un'autoetnografia. È stato pubblicato in gennaio dal Cirsdig, un Centro interuniversitario, nella collana dei «Quaderni». Per Marco Orioles, che insegna sociologia all'Università di Verona, si tratta di «una grande bufala teoricamente debole e metodologicamente azzardata, che denota un grandissimo velo ideologico». Il «saggio», di una trentina di pagine, ha scatenato la reazione degli ex parà. Prima hanno inviato all'Università di Messina una contro ricerca che smonta il paper anti Folgore, senza ricevere, per ora, risposta.

E ora stanno raccogliendo una petizione su Facebook. Il lavoro pseudo scientifico si basa, prima assurdità, sul diario di recluta di uno degli autori, Charlie Barnao, assistente presso la facoltà di Sociologia a Messina. Un'esperienza di 20 anni fa quando c'era ancora la leva. «Il presente articolo indaga le modalità di apprendimento della violenza all'interno di una “istituzione totale” e di un corpo d'élite dell'esercito italiano: la Folgore», si legge nell'introduzione. Gli autori arrivano a sostenere che in Italia si assiste «alla trasmissione di pratiche e ideologie dall'esercito alla polizia, producendo una commistione che rende il confine tra guerra e pace sempre più confuso».

La conclusione è che la fabbrica di «mostri» fascistoidi in armi serve per «(...) l'occultamento della guerre e delle sue vittime civili e militari dietro etichette come “peace-keeping” (...)». Il riferimento è all'Afghanistan, dove i paracadutisti hanno sputato sangue e sudore. Ma il valore scientifico dell'opera si chiarisce già nelle prime pagine, dove si chiamano in causa i Nocs, per i loro riti di iniziazione, come corpi speciali dei carabinieri. Peccato che dipendano dalla Polizia.
«La violenza verbale, fisica e psicologica dei primi giorni in caserma si compone di ordini urlati, annullamento di qualunque individualità», scrivono gli autori riferendosi al diario del 1994 presso il 186° reggimento di Siena.

«Il taglio di capelli e la cosiddetta vestizione» sono altri esempi di «autoritarismo e costruzione di personalità fasciste». Per non parlare «dell'inesorabile rituale fascista di ogni giorno» che consiste nell'«inno nazionale cantato obbligatoriamente a squarciagola, alzabandiera, (...), marcia di tutte le compagnie». Pure la «pompata» ha l'onore di un capitolo nel saggio dell'Università di Messina. La tradizionale pratica delle flessioni in voga fra i parà diventa l'ennesimo strumento della trasformazione delle reclute in ammazza bambini. Per il sociologo Orioles «questo paper è ridicolo. Si basa su un solo caso studio, per di più diario di uno degli autori, di 20 anni fa e riferito a un periodo limitato in una sola caserma».

Delle 15 interviste ad altre fonti non c'è traccia. «L'aspetto più grave è il nesso più ampio con le missioni di pace dell'Italia negli ultimi anni, che sarebbero condotte per esercitare violenza di massa», sottolinea Orioles. Ex parà come il designer Paolo Velcich, l'avvocato Gianluca Sani e il docente universitario Igino Pitacco si stanno mobilitando. Ma il paper anti Folgore, che dovrebbe aver passato la revisione di un comitato scientifico internazionale di docenti universitarie, è sul sito delle pubblicazioni accademiche e potrebbe diventare oggetto di studio per gli studenti o fonte di tesi di laurea.

F-35, alla Camera la verità sui supercaccia: “Primo aereo pronto nel 2015”

La Stampa

Il generale Debertolis: "Novanta velivoli entro il 2027 e addio ai Tornado". All’inizio ne erano previsti 131: verranno spesi quattro miliardi di euro in meno

claudio Bressani


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L’ a s s e m b l agg i o dei primi tre «caccia» F-35, ordinati dall’Italia, inizierà alla Faco di Cameri alla metà del prossimo anno. I tempi di costruzione previsti sono di 18 mesi: il primo velivolo sarà consegnato a gennaio 2015. È il cronoprogramma illustrato mercoledì pomeriggio dal generale di squadra aerea Claudio Debertolis, segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli armamenti, nella sua audizione in commissione Difesa alla Camera, durata circa un’ora. La previsione iniziale di 131 caccia è stata ridimensionata a 90 lo scorso febbraio, un taglio che, ha precisato Debertolis, «comporterà una minor spesa di 4 miliardi di euro. I 90 velivoli saranno costruiti entro il 2027, data in cui saranno eliminati gli ultimi Tornado. Il programma ne prevede 34 entro il 2020, quando usciranno dal servizio gli Amx».

L’alto ufficiale ha difeso vigorosamente il progetto F-35, definito «il miglior sistema d’arma disponibile e uno dei tasselli per migliorare la capacità operativa del nostro strumento militare». L’acquisto di 90 F-35, ha aggiunto, è «ineludibile per sostituire tre linee, per un totale di 253 velivoli: 18 Av8 a decollo verticale in dotazione alla Marina, 136 Amx e 99 Tornado». In futuro avremo dunque solo gli F-35 accanto agli Eurofighter, la cui produzione per altro si concluderà nel 2018. Il progetto F-35, secondo Debertolis, comporta «15 miliardi di dollari di reali opportunità,che sta solo a noi saper cogliere».

A Cameri, oltre all’assemblaggio dei velivoli destinati a Italia e Olanda (nessun cenno, invece, all’ipotesi di realizzare qui parte della produzione per gli Usa), saranno costruite circa mille ali e parti centrali di fusoliera per un terzo della flotta totale. «Quello di Cameri - ha aggiunto - è l’unico stabilimento oltre a Forth Worth. L’Inghilterra non sta investendo, l’Australia e il Giappone non hanno messo neanche le fondamenta. La possibilità che il lavoro ci arrivi c’è». Sui costi i deputati l’hanno incalzato ed ecco altri dati: «A febbraio - ha ammesso Debertolis - avevo parlato di 60 milioni di euro a velivolo perché eravano ancora ad una previsione di 131. Scendendo a novanta la cifra aumenta. Per questi primi tre spenderemo novanta milioni, ma il costo a regime, nel 2020, sarà di 63 milioni l’uno».

Svizzera, la crociata antireligiosa del pirata Bruderer

La Stampa

vatican

In un forum l'invettiva del leader elvetico del movimento politico che raccoglie molti consensi ed è rappresentato al Parlamento europeo

Luca Rolandi
Roma


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Thomas Bruderer il leader Pirati svizzeri, in un forum frequentato da attivisti e sostenitori del movimento politico si scaglia contro tutto ciò che si ispira alle fedi e al trascendente. Ne parlamo con grande eco sui giornali della Confederazione e rilancia la notizia il sito giornalettismo.

Secondo il politico svizzero la religione è un disturbo mentale, una psicosi di massa in analogia alla definizione di Sigmund Freud. E la conseguenza è duqnue per Bruderer è la promozione dello status di ateismo militante per il partito che dovrebbe rifiutare ogni tipo di religione.

Per il "pirata" esse sono quasi tutte sono pericolose, nonostante il suo indebolimento nei paesi occidentali dall’Illuminismo in avanti. “Dio è un tiranno” per citare l'insulto più generoso espresso da Bruderer, che ha citato la definizione dell’ateista Richard Dawkins, mentre i religiosi e i fedeli, sempre secondo il politico pirata, sono spesso schizzofrenici. Unica apertura una parziale“Rispetto chi pratica la fede in privato, ma difesa da chi ci vuole imporre le sue dottrine. Ecco perché uso parole così nette”

Le reazioni alle dichiarazioni di Bruderer non si sono fatte attendere l ’Alleanza evangelica svizzera ha invece reagito in modo furibondo, rimarcando come il presidente dei Pirati abbia offeso le persone che la pensano diversamente da lui. I Pirati hanno confermato di aver ricevuto un vero e proprio “shitstorm” nelle loro caselle di posta elettronica, piene di mail di insulti contro Bruderer.

Genova, un amore lungo 70 anni Coniugi muoiono insieme in casa

La Stampa

Avevano 90 anni lei, 94 lui. Quando uno s’è spento per cause naturali, anche il cuore dell’altro s’è fermato


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Una lunga esistenza sempre insieme, in simbiosi. Hanno passato tutta la vita l’uno accanto all’altra, e insieme sono morti. Quando uno s’è spento per cause naturali, anche il cuore dell’altro coniuge ha smesso di battere.

Sono morti così, per cause naturali, a un’ora di distanza l’uno dall’altro, i coniugi trovati senza vita ieri sera nel loro apppartamento in via Tanini, a Genova. 

A dare l’allarme era stata una nipote, preoccupata perché i due anziani parenti, lui di 94 e lei 91 anni, non rispondevano al telefono. Sono intervenuti il 118, i vigili del fuoco e i carabinieri e hanno trovato entrambi senza vita in cucina. I due corpi non presentano segni di violenza, porte e finestre non sono state forzate, nell’appartamento non sono state riscontrate tracce di fughe di gas. I carabinieri ritengono che i due anziani siano morti per cause naturali. 

Abs obbligatorio per moto e scooter La novità nel decreto sviluppo

Corriere della sera

Ma solo il 50% delle due ruote ne è dotato E sulla decisione del Parlamento pende il giudizio dell'Unione Europea.
 
MILANO- Mai più senza Abs. Il decreto sviluppo ha preso a cuore la sicurezza di scooter e motocicli. I quali dovranno obbligatoriamente essere dotati di un sistema antibloccaggio delle ruote in frenata per potere essere venduti.


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LA MODIFICA AL TESTO-La norma entrerà in vigore subito, non appena approvata la legge. E riguarderà tutti i modelli di cilindrata pari o superiore a 125 cc. All’apparenza una modifica dettata dal buon senso e volta a salvaguardare la salute dei motociclisti, ma sul piano pratico un ostacolo enorme per l’industria delle due ruote che rischia di lasciare in fabbrica i modelli che non sono dotati di tale sistema.

Non tutti i veicoli commercializzati sono infatti dotati di Abs, nemmeno su richiesta. E comunque, chi li vende a parte, non sempre lo fa a buon mercato. Ma il comma 38 dell’articolo 34, aggiunto all’ultimo momento dalla commissione Industria del Senato, è molto chiaro: i sistemi di frenata avanzati devono essere previsti «tra le dotazioni opzionali a disposizione dell’acquirente» su «tutti i veicoli di nuova immatricolazione a due e tre ruote».

DIFFICILE DA ESEGUIRE-L’industria di settore rappresentata dall’Ancma ha sottolineato l’impossibilità di adattare su due piedi quei veicoli che non sono pensati per questa modifica. L’Abs richiede infatti l’aggiunta di ruote foniche, sensori e centraline di controllo. E non è proprio come montare un’autoradio sull’automobile. Tale modifica va pensata in fase di costruzione. Un problema noto anche all’Unione Europea che ha infatti già stabilito l’obbligatorietà dell’Abs. Ma a partire dal 2016 per dare modo all’industria di adeguarsi. Nel frattempo i costruttori si sono portati avanti e oggi il 50% della produzione ne è fornita.

SCOOTER I PIU' PENALIZZATI-E La fuga in avanti del nostro Parlamento prende però in contropiede in particolare la fascia economica del mercato scooter, dove l’Abs non è previsto per motivi di costo. Rischiano di farne le spese nomi importanti come Peugeot e Piaggio che hanno in gamma diversi modelli che potrebbero restare fermi dai concessionari. Veri best seller come la Vespa versione LX, S e Gts per esempio. Tutto questo mentre il mercato delle due ruote langue in una crisi spaventosa. Inoltre, visto il palese contrasto con le decisioni prese a livello europeo la norma nazionale potrebbe obbligare Bruxelles ad aprire una procedura d’infrazione contro l’Italia. Alla fine, oltre il danno anche la beffa. Per diventare definitiva la legge deve ottenere l’ok della Camera, entro il 18 dicembre. Vista l’importanza del decreto sviluppo per il governo Monti, disposto a chiedere la fiducia, è difficile ipotizzare una modifica in corso d’opera.

Paolo Lorenzi
6 dicembre 2012 (modifica il 7 dicembre 2012)

Ex funzionari Nasa vendono voli privati per la Luna

La Stampa

Un viaggio per due persone con passeggiata costerà 1,5 mld Usd. L’azienda Golden Spike conta di offrire il servizio entro la fine del decennio
Washington


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Vendesi voli per la Luna: questo il progetto presentato da due ex alti funzionari dell’Agenzia spaciale americana (Nasa), annunciando la creazione della società privata Golden Spike Company. Un volo andata e ritorno per due passeggeri con passeggiata sulla Luna avrà un costo di 1,5 miliardo di dollari, pari a «una frazione di qualsiasi programma lunare mai concepito», hanno precisato in un comunicato. 

«Golden Spike Company è la prima azienda che vuole offrire in modo regolare spedizioni di esplorazione sulla superficie della Luna entro la fine del decennio», hanno aggiunto nella nota. L’azienda precisa di voler ricorrere a “razzi disponibili e ai veicoli spaziali per passeggeri in fase di sviluppo”, per vendere i voli a «nazioni, individui e aziende con obiettivi e ambizioni di esplorazione lunare».

La presentazione della nuova azienda è avvenuta alla vigilia del 40esimo anniversario del lancio di Apollo 17, l’ultima missione che portò l’uomo sulla Luna. I due protagonisti del progetto sono Alan Stern, ex numero uno Nasa per la scienza, e Gerry Griffin, ex direttore di volo di Apollo e numero uno del Johnson Space Center Houston della Nasa in Texas: Stern sarà l’amministratore delegato dell’azienda, mentre Griffin Presidente del Consiglio di amministrazione. Tra i consiglieri dell’azienda figurano anche uomini politici, tra cui l’ex Presidente della Camera dei rappresentanti Newt Gingrich e Bill Richardson, ex ambasciatore dell’Onu ed ex Segretario per l’Energia dell’ex Presidente Bill Clinton.

Cassazione: si può cacciare la suocera, se resta è violazione di domicilio

La Stampa


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La Cassazione dichiara "guerra" alle suocere e, con una sentenza della Quinta sezione penale, stabilisce che quando la coppia è separata di fatto e la suocera continua con ostinazione a rimanere nell'ormai ex nido coniugale, rischia una condanna per violazione di domicilio. In altre parole, la nuora ha il sacrosanto diritto di estromettere la suocera di casa. Applicando questo principio, la Quinta sezione penale - sentenza 47500 - ha convalidato una condanna per violazione di domicilio ad una suocera abruzzese, Vincenza C., ormai novantenne che, con la scusa di dovere assistere il figlio ricoverato in ospedale, si era piazzata, armi e bagagli, nella casa coniugale ormai abitata dalla sola nuora Fernanda S., dal momento che il marito -figlio dell'anziana- ancora prima del giudizio del giudice civile, aveva abbandonato il nido coniugale trasferendosi da Chieti a Francavilla.

In primo grado la signora Vincenza era stata addirittura condannata a sei mesi di reclusione in base al reato punito dall'art. 614 c.p. Pena ridotta a quattro mesi dalla Corte d'appello dell'Aquila, nell'aprile 2011. Quasi inutile il ricorso della suocera in Cassazione. Piazza Cavour ha ricordato che «nel caso in cui, all'esito di una separazione di fatto, uno dei coniugi abbia abbandonato l'abitazione familiare, trasferendosi a vivere altrove, l'unico titolare del diritto di esclusione dei terzi va individuato nel coniuge rimasto nell'abitazione familiare, con conseguente configurabilita' del delitto di violazione di domicilio nei confronti di chi vi si introduce o vi si intrattiene contro la volontà espressa o tacita di quest'ultimo ovvero clandestinamente o con l'inganno, ivi compreso il coniuge trasferitosi avivere altrove». Unica consolazione per l'anziana suocera sarà la sospensione condizionale della pena. Le sarà concessa dalla Corte d'appello di Perugia nel prossimo giudizio.

(Fonte: Adnkronos)

Cina, fotografati due rari leopardi di Amur

La Stampa

zampa

Si tratta di un avvistamento eccezionale che potrebbe far sperare nell’esistenza di più esemplari in natura di quanti sinora calcolati dagli esperti.


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Una coppia di leopardi di Amur (Panthera pardus orientalis), uno dei più rari felini al mondo con una popolazione stimata di soli trentaquattro esemplari, è stata fotografata in Cina. La notizia è stata riportata dai media nazionali cinesi.
Si tratta, secondo quanto segnalato dal sito Phys.org, di un avvistamento eccezionale che potrebbe far sperare nell’esistenza di più esemplari in natura di quanti sinora calcolati dagli esperti. L’animale è noto anche come leopardo della Manciuria e leopardo dell’Estremo Oriente ed è originario principalmente della Corea, della Cina nord-orientale e della Russia orientale.

L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura ha concluso nel 2007 che i gatti si sono definitivamente estinti in Cina e che una manciata di leopardi viveva ancora in Russia. Ma un censimento cinese effettuato nella provincia di Jilin nello scorso mese di aprile ha rilevato la presenza di otto dei grandi felini all’interno della riserva naturale creata nella città di Hunchun nel 2011. Lang Jianmin, responsabile della fauna di Hunchun, ha spiegato all’agenzia di stampa cinese Xinhua che una videocamera nell’area ha catturato i movimenti di un maschio e di una femmina di leopardo di Amur il 16 novembre in atteggiamenti «romantici». Una buona notizia dato che gli animali quasi estinti sono molto solitari e si accoppiano circa una volta ogni tre anni. 

Vendite online nel mirino dell’Ue: oltre il 75% dei siti è fuorilegge

La Stampa

Indagine: 254 siti Internet sui 333 esaminati hanno «destato dubbi» Tra i consumatori più vulnerabili  ci sono i bambini e i giovanissimi

BRUXELLES


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Il neo Commissario europeo per la politica dei consumatori, Tonio Borg, mette in guardia i cittadini europei: in Europa non sono a norma oltre il 75% dei siti web che vendono giochi, libri, video e musica che possono essere scaricati su computer o apparecchi mobili. Nel mirino, il labirinto di condizioni contrattuali che inducono ad acquistare articoli che si suppone gratuiti e invece non lo sono. Tra i consumatori più assidui e vulnerabili ci sono i bambini e i giovanissimi.

L’indagine svolta ha interessato 333 siti e di questi 254 hanno «destato dubbi rispetto alla loro conformità con la normativa europea, in particolare sulle regole che disciplinano la pubblicità, oltre alle informazioni fondamentali sui costi e il contenuto digitale per permettere ai consumatori di decidere informati». In particolare è emerso che su 55 siti individuati tra quelli che vendono giochi a bambini, il 71% non rispettava le norme europee. Nessun Paese sfugge a questa situazione. In Italia sono stati verificati 10 siti di cui sette dovranno essere ulteriormente ispezionati.

La ricerca ha anche rilevato la mancanza di informazioni sull’identità del rivenditore (il 36% infatti dei 333 siti esaminati erano anonimi) e di chiarezza nelle clausole contrattuali (nel 69% dei casi): dalla responsabilità del commerciante in caso di danni al computer del consumatore alla difficoltà dell’acquirente ad ottenere riparazione. Ma anche clausole che privano il consumatore del diritto di recesso dall’acquisto o di ricevere un nuovo prodotto o di essere rimborsato se quello acquistato non funziona. La parola passa ora alle autorità nazionali: non sono escluse azioni legali seguite da sanzioni pecuniarie o addirittura dalla chiusura obbligata dei siti.

(fonte: Ansa)

Catene addio, rivolta contro l'obbligo di pneumatici da neve

Il Messaggero
di Alberto Guarnieri


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ROMA - Addio alle catene per auto? Addio alle lotte sotto la neve con i maledetti ganci che non le vogliono stringere attorno agli pneumatici? E’ probabile, almeno possibile. A tutto vantaggio delle gomme invernali che diventerebbero quasi obbligatorie. E per questo «regalo» ai produttori (che negano con forza, sia chiaro) scoppia già una vivace polemica. È un emendamento dei senatori Pdl Ghigo e Paravia al disegno di legge n°3533, già approvato dalla commissione industria del Senato, che vuole imporre l’uso esclusivo degli pneumatici invernali in alcune situazioni. Si legge nel testo che «va prescritto, al di fuori dei centri abitati, in previsione di manifestazioni atmosferiche nevose di rilevante intensità, l'utilizzo esclusivo di pneumatici invernali, qualora non sia possibile garantire adeguate condizioni di sicurezza per la circolazione stradale e per l'incolumità delle persone mediante il ricorso a soluzioni alternative».

Questo testo un po’ nebuloso diventerà legge se passerà all'esame dell'Aula. In buona sostanza sarà la discrezionalità delle Forze dell’Ordine a valutare quale sia la «rilevante intensità», che consentirebbe la circolazione solamente a quegli automobilisti che sono dotati degli pneumatici invernali. E toccherebbe poi ai proprietari o ai concessionari di strade e autostrade la scelta se consentire o meno l’uso delle catene.

LA PROTESTA


«Se non fosse che il problema delle catene o gomme invernali è un argomento molto serio – si legge in una nota dell’Associazione amici della Polizia Stradale - ci sarebbe da pensare ad uno scherzo di un prematuro carnevale. Per altro l'utilizzo in esclusiva impedirebbe alla Polizia per situazioni estreme, nei passi di montagna, di richiedere comunque il montaggio della catene». Che l’associazione ritiene «essenziali per i veicoli pesanti non appena una salita supera il 2% di pendenza.

Già oggi gli automobilisti sono costretti a consultare la mappa delle varie ordinanze locali per non incorrere in sanzioni. Se trasformato in legge - concluse l’associazione - questo provvedimento inserirebbe un dubbio in più: dove sono vietate le catene da neve?». Ci sarebbe il rischio. per fare solo un esempio, che tra Rimini e Bologna, una cinquantina di chilometri di strada, ci si trovi di fronte a due diverse prescrizioni sulla gommatura.
 

Magari a dover smontare e rimontare le catene. Assogomma, che rappresenta i costruttori di pneumatici, precisa: «Si tratta di un provvedimento che darebbe una facoltà aggiuntiva all’ente proprietario o gestore della strada. Pertanto non si tratta di un obbligo. Inoltre, è un provvedimento che non sostituisce il comma e - ovverosia quello che ha dato luogo all’emanazione delle attuali ordinanze che prevedono l’equivalenza pneumatici invernali o catene a bordo - ma lo può integrare, senza nessun obbligo, sulla base di precise limitazioni atmosferiche e temporali.

Di conseguenza si applica solo in condizioni estreme e limitate nel tempo». In Germania il 90 per cento degli automobilisti monta gomme invernali da novembre a marzo. In Italia la tendenza è in aumento. In cinque anni si è passati da uno a otto milioni di pezzi venduti per un parco circolante di 32 milioni di autovetture. Le gomme «normali» sono circa 40 milioni. «Sempre più lisce e quindi meno performanti di inverno - dicono ad Assogomma - perché la crisi si sente anche qui e prima di cambiarle si aspetta di consumare l’ultimo millimetro di battistrada».


Venerdì 07 Dicembre 2012 - 10:29
Ultimo aggiornamento: 10:33

Morte Stefano Cucchi, impugnata l'assoluzione funzionario penitenziaria

Il Messaggero
di Adelaide Pierucci


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ROMA - Stefano Cucchi era stato ricoverato nel reparto detenuti del Pertini per essere «tenuto lontano da occhi indiscreti». Per nascondere il pestaggio dopo l’arresto. E chi l’ha condotto in un reparto adatto a pazienti stabili e non con patologie acute in corso, non poteva che esserne a conoscenza. Il sostituto procuratore presso la Corte di appello Eugenio Rubolino, con queste motivazioni e con un ricorso di 15 pagine, ha impugnato davanti alla Corte di cassazione la sentenza di assoluzione di Claudio Marchiandi, l’alto funzionario del Prap (Provveditorato regione dell’amministrazione penitenziaria), che ha sollecitato di persona il ricovero di Cucchi.

Il pg, convinto della colpevolezza di Marchiandi, punta all’annullamento della sentenza per riportare l’imputato in aula davanti a un altro collegio. Perché il funzionario è l’unico dei tredici imputati del caso Cucchi a essere già stato processato. Mentre, nel gennaio 2011, gli altri dodici coimputati – 3 guardie penitenziarie, 6 medici e 3 infermieri, venivano rinviati a giudizio davanti alla terza Corte di assise -, Claudio Marchiandi veniva condannato in abbreviato a due anni di carcere per falso e abuso d’ufficio.

Una sentenza che è stata ribaltata con l’assoluzione nell’aprile di quest’anno, ottenuta dal difensore, l’avvocato Oliviero De Carolis, e ora contestata dal pg Rubolino. «La Corte di appello nella sentenza impugnata - ha scritto il procuratore generale - dà per dovuto, in quanto necessario ai fini del ricovero di Cucchi, l’intervento di Marchiandi, tra l’altro recatosi personalmente il giorno festivo fuori servizio presso l’ospedale Pertini fino a quasi ravvisarne un comportamento lodevole».

«Proprio in questo passaggio la Corte incorre pertanto nell’errore di ritenere l’intervento come un comportamento privo di disvalore», ossia negativo, finalizzato ad avere «un ricovero altrimenti non eseguibile». Per Rubolino, insomma, l’autorizzazione per il ricovero non era necessaria. Per lui il funzionario del Prap era andato lì per tenere il detenuto «lontano da occhi e orecchie indiscrete», essendo «consapevole che con quelle patologie era impossibile altrimenti ricoverare Cucchi in quel posto».

«La Corte - ha aggiunto poi Rubolino - sarebbe arrivata all’assoluzione anche sulla convinzione che l’imputato non avrebbe mai visto Cucchi e pertanto non poteva essere a conoscenza delle reali condizioni di salute». Un altro errore dell’appello per la pubblica accusa. Quel giorno Marchiandi aveva sentito otto volte il direttore di Rebibbia, ben informato sullo stato di salute di Cucchi, e anche delle cause.


Venerdì 07 Dicembre 2012 - 10:35
Ultimo aggiornamento: 10:36

Inps: boom della cassa integrazione oltre un miliardo di ore da inizio anno Volano le domande di disoccupazione

Il Messaggero

A novembre la cig sale del 5,1% su ottobre e del 27,5% rispetto a un anno fa. In ottobre richieste di sussidio +47% rispetto a settembre


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ROMA - A novembre vola ancora la cassa integrazione con un aumento del 5,1% rispetto a ottobre scorso e del 27,5% rispetto a novembre 2011. Nei primi 11 mesi -rileva l'Inps - si è superato il miliardo di ore (1.004 milioni), con un aumento dell'11,8% rispetto allo stesso periodo del 2011 (erano 898 milioni). Nel mese sono state autorizzate 108,3 milioni di ore di cassa.

In aumento, soprattutto, le ore di cassa ordinaria chieste dalle aziende industriali: +60,2% rispetto a novembre 2011. «Si conferma, rafforzata - sottolinea il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua - la tendenza all'aumento di richieste di cassa integrazione riproponendo l'andamento del 2010, quando furono autorizzate 1,2 miliardi di ore, piuttosto che quello del 2011, quando non venne raggiunto il miliardo. La difficoltà del sistema produttivo e del mercato del lavoro si misura tutta in questi dati». Mastrapasqua sottolinea che il 96% delle prestazioni viene erogato entro 30 giorni dalla domanda. Per gli interventi ordinari (Cigo, per la sospensione dell'attività produttiva dovuta a eventi temporanei non imputabili al datore di lavoro, situazioni temporanee di mercato, intemperie) le ore autorizzate a novembre 2012 sono state 33 milioni (+4,8% su ottobre, +52,2% su novembre 2011).

L'incremento tendenziale è da attribuire principalmente alle autorizzazioni riguardanti il settore industriale. La crisi nell'industria infatti ha fatto volare le ore autorizzate del 60,2% rispetto a novembre 2011. Il settore edile ha invece registrato un aumento tendenziale delle ore di Cigo pari al 20,5%. Le ore di cassa integrazione straordinaria (riguarda i casi di ristrutturazione, riconversione e riorganizzazione aziendale) a novembre sono state 46,1 milioni, con un aumento del 14,9% rispetto al precedente mese di ottobre 2012 (40,1 milioni) e del 17,7% rispetto al mese di novembre del 2011 (39,2 milioni). Gli interventi in deroga (Cigd, si può ottenere una volta esauriti i periodi massimi di cassa ordinaria e dalle aziende non ammesse agli interventi straordinari) a novembre sono stati pari a 29,1 milioni di ore con un calo del 7,1% su ottobre e un aumento dell'1,2% su novembre 2011.

In ottobre boom delle domande di disoccupazione. Boom delle richieste di disoccupazione: a ottobre, rileva l'Inps, le richieste di sussidio per chi ha perso il lavoro sono state 161.150, in aumento del 12,84% su ottobre 2011 e del 47,68% rispetto a settembre 2012. Volano anche le domande di mobilità, con 17.074 richieste a ottobre (+69,47% tendenziale e +67% sul mese precedente). Nei primi 10 mesi del 2012 sono state presentate 1.146.520 domande di disoccupazione (+16,05% rispetto allo stesso periodo 2011), e 120.736 di mobilità (+16,81% rispetto ai primi 10 mesi 2011).


Giovedì 06 Dicembre 2012 - 12:39
Ultimo aggiornamento: 15:02

Scoppia la battaglia delle foto social Instagram: niente più scatti su Twitter

La Stampa

Non sarà più possibile condividereimmagini sul sito di microblogging

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Instagram taglia i ponti con Twitter. L’applicazione di photo sharing ha annunciato che non sarà più possibile condividere le foto sul social network. Una mossa che, secondo gli osservatori, è facilmente collegabile alla recente acquisizione di Instagram da parte di Facebook, avversario agguerrito di Twitter.

Instagram, tuttavia, nega che la decisione di eliminare l’integrazione con Twitter sia stata una imposizione di Facebook. “Siamo stati tra i primi a sfruttare la possibilità di integrazione con Twitter, ma poi abbiamo aperto i profili sul web attraverso i quali si può fare Like e commentare e preferiamo che l’esperienza di chi usa Instagram si sviluppi sulla nostra piattaforma”, ha spiegato Kevin Systrom, amministratore delegato della società. 

L'osceno patto tra clan del Sud e le industrie del Nord Italia

Corriere del Mezzogiorno

Parla il pentito Dario De Simone, per anni uomo di punta dei Casalesi: rifiuti da depuratori toscani, Brescia, Torino

di GIAN ANTONIO STELLA


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«Io penso che sono più pericolosi personaggi del genere, che uno che va a sparare…». Dario De Simone, per anni uomo di punta dei Casalesi nel ruolo di sicario, prima di pentirsi e diventare un collaboratore di giustizia, aveva ovviamente buoni motivi per cercare di sgravare un po’ la propria coscienza accusando altri. Nella sua prima vita aveva ucciso una decina di persone. Non deve essere facile convivere con quei ricordi.

È vero però che quelli che hanno ammazzato la Campania Felix, vale a dire la Campania fertile descritta con parole estasiate dai grandi viaggiatori del passato, seppellendola sotto montagne di rifiuti tossici omicidi, hanno ucciso, uccidono e continueranno a uccidere più ancora che i killer armati di mitra o pistola. Hanno infettato a morte una terra stupenda, quei bastardi. L’ultimo assassinato dal cancro si chiamava Salvatore Simeoli ed è morto la settimana scorsa. Aveva lavorato per anni con Antonio Bruno al Consorzio di Bacino che si occupava della discarica di Pianura.
Sono stati nove, i compagni Scarichi tossici e paesi ammalati. Le analisi eseguite sugli oli della centrale hanno accertato la presenza di policlorobifenili, molto inquinanti.

A causa dell’inefficienza delle strutture depurative, non di competenza dell’azienda, le sostanze finiscono nella fitta rete di canali irrigui delle province di Caserta, Napoli e Benevento. Sopra, un Gesù Cristo a Terzigno, uno dei paesi a più alta incidenza di tumori. Cinque se ne sono già andati, gli altri tirano avanti tra chemioterapie, trattamenti farmaceutici, lunghe attese nelle anticamere degli ambulatori ospedalieri, un ricovero ogni tanto Antonio è uno dei tanti napoletani, casertani, salernitani colpiti da tumore che hanno scelto di uscire dal ghetto del silenzio e del pudore per affidare il loro dolore all’obiettivo di Diego Barsuglia, il fotografo toscano autore di un duro reportage sul martoriato territorio intorno al capoluogo campano.

Si intitola «La terra desolata» e mette insieme le immagini delle vittime dello spaventoso assalto camorrista: di qua i campi, i vigneti, le colline, i ruscelli, i laghetti devastati dal pattume tossico, di là le donne e gli uomini attaccati dalla malattia. Un pugno allo stomaco. Che pubblichiamo in anteprima. Perché tutti vedano, perché tutti sappiano. Business mafioso. Antonio, che «per 22 anni ha lavorato in discarica, ignaro della pericolosità dei rifiuti che, abusivamente, venivano conferiti nelle cave dall’avvocato Cipriano Chianese», non può urlare la sua rabbia: ha un carcinoma alle corde vocali.

Chi fosse Chianese, uno di quei personaggi che da sempre tengono i contatti tra la criminalità e la politica, lo ricorda l’ultimo Rapporto Ecomafia di Legambiente attraverso la deposizione ai magistrati di quel Dario De Simone che abbiamo citato, fondamentale per il processo “Spartacus”:
«Per quanto riguarda i rifiuti, il clan dei Casalesi per qualcuno che non lo sa è entrato nel business dei rifiuti tra il 1989 e il 1990. In quell’epoca gli imprenditori ci hanno fatto capire il business dell’immondizia, noi prima di quel giorno non sapevamo niente, non sapevamo che con i rifiuti si potevano fare tanti soldi. Ce lo spiegò l’avvocato Chianese, che con le discariche ha guadagnato miliardi, i fratelli Bruscino, Cardiello, Iossa, tutti imprenditori che navigavano in questo ambito».

«Quando noi ce ne siamo accorti», prosegue il pentito, «era un po’ tardi e abbiamo cercato di recuperare il terreno perduto. In due-tre anni di lavoro hanno tirato su tanti soldi. Ci spiegarono che se in una discarica in un giorno arrivano 100 camion di immondizia, l’ultimo è pieno di soldi. I soldi che entravano nelle casse del clan erano davvero molti (pari a quasi 5 miliardi delle vecchie lire, ndr). Servivano per pagare gli affiliati o gli stipendi, che arrivavano fino a 400 milioni di lire al mese». Cioè circa 400mila euro di oggi distribuiti ogni mese tra i pesci piccoli che si occupavano del lavoro più sporco. I rifiuti del Nord. (...) «Una volta capito come funzionava», si legge ancora nella deposizione dell’ex camorrista, «me ne interessai io per circa due anni e mezzo.

I rifiuti arrivano dal Nord, dai depuratori toscani, da Brescia, erano fabbriche industriali di vernici, erano lavanderie industriali, le concerie, arrivava di tutto». Da Padova, Ferrara, Torino, Milano, Varese… (...) L’uomo dei Casalesi racconta come la borghesia mafiosa ha istruito la camorra nell’avviare il business dei rifiuti tossici tasso di mortalità per tumore al fegato negli uomini negli ultimi venti anni in provincia di Napoli è salito dal 22,1% al 38%, e in provincia di Caserta dal 22,3% al 26,4%», era allarmatissimo: «Questo eccesso di mortalità, che riguarda anche altre patologie cronico-degenerative, si configura come un grave problema sociale e ambientale, oltre che sanitario, di vasta dimensione e notevole gravità».

Eppure, spiega il dossier di Legambiente, «nonostante ogni anno si scoprano tanti cimiteri dell’ecomafia, che costringono soprattutto giovani della Campania a intraprendere i “viaggi della speranza” verso i reparti di oncologia del Nord Italia per curarsi da patologie tumorali, nella regione dell’ecomafia non esiste un registro tumori. Non c’è O meglio, esiste un mini-registro curato a partire dal 1995 dall’ex Asl Napoli 4 che riguarda in parte il Napoletano e un altro per la provincia di Salerno». Urge un registro tumori. (...) Dopo anni di attesa, finalmente, l’agognato registro che potrebbe consentire di avere un’idea chiara della situazione ha avuto il via libera della Regione. Ma questa ha deciso di assumersi direttamente la responsabilità della compilazione della mappa mettendo ai margini l’Istituto Pascale. Una scelta discutibile: non è stata forse la Regione a perdere per decenni la guerra contro l’emergenza e anzi ad aggravarla con la sua imperizia, le sue timidezze, le sue complicità?

06 dicembre 2012

Paese indiano vieta i cellulari alle donne

La Stampa

Sarebbe una misura “anti fughe d’amore” per timore di relazioni prematrimoniali o extraconiugali


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Un villaggio musulmano dello stato del Bihar, nel nord dell’India, ha vietato l’uso dei telefoni cellulari alle donne per timore di relazioni prematrimoniali o extraconiugali. Lo riferisce l’agenzia Ians. Si tratta di una misura “anti fughe d’amore” già presa da altri centri rurali che sono stati paragonati a `villaggi talebani´ per la loro discriminazione nei confronti delle donne.

Le autorità locali (`panchayat´ in hindi) di Sunderbadi, nel distretto di Kishanganj (a maggioranza mussulmana), hanno anche imposto multe salate per le donne che vengono sorprese a usare il cellulare fuori casa. L’ammenda ammonta a 10 mila rupie (circa 183 euro) per le ragazze nubili e di 2.000 (36 euro) per quelle sposate. Secondo la fonte, è la prima volta che un diktat del genere è emesso in Bihar, uno degli stati più poveri e arretrati dell’India, mentre in altri villaggi come il vicino Uttar Pradesh e Rajasthan di recente si sono moltiplicati simili codici di condotta. Il trend è in aumento e ha sollevato le proteste di attivisti e femministe.

Parlando con l’agenzia, uno degli anziani del villaggio, Muhammad Manzoor Alam, ha detto che «il telefonino è la causa di tutti i mali nella nostra società, comprese le relazioni adultere e le fughe d’amore». Nella gran parte dei casi, i matrimoni in India sono combinati dai genitori in base alla casta e al ceto sociale. Lo scorso novembre, un altro centro agricolo, ma questa volta dello stato nord occidentale del Rajasthan, aveva proibito alle ragazze di possedere un cellulare dopo una `piccola fuga´ di due fidanzati che aveva `disonorato´ le loro famiglie.

Nel vicino Uttar Pradesh, invece, lo scorso luglio, un villaggio `talebano´ aveva proibito di celebrare matrimoni d’amore minacciando di ostracizzare dalla comunità le coppie che si ribellavano alle unioni combinate dalle famiglie. Con uno stile che ricorda i fondamentalisti islamici, i membri del `panchayat´ avevano poi imposto un rigido codice morale per le donne di meno di 40 anni che prevedeva il divieto di uscire da sole per andare al mercato, usare il telefono cellulare in pubblico e uscire di casa senza coprirsi il capo con il velo.

Ricetta tedesca per la disoccupazione “Un contapassi per gli over-50”

La Stampa

Esperimento pilota in Brandeburgo “Il rientro nel mercato del lavoro passa per una buona forma fisica” Il sindacato: “Proposta umiliante”

alessandro alviani
berlino


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A Brandeburgo sulla Havel, nell’Est della Germania, si preoccupano talmente tanto della salute dei propri disoccupati ultracinquantenni che ora hanno deciso di seguirne alcuni letteralmente passo per passo, non si sa mai che venga loro in mente di starsene tutto il giorno sul divano e rischiare prima o poi un accidente. Lunedì l’ufficio del lavoro della città tedesca ha fornito un contapassi a 18 ultracinquantenni senza lavoro da tempo, per incentivarli a fare movimento e tenersi così in forma. Non solo, ma l’ente ha pensato anche di dividere i 18 in due squadre: la prima che in 40 giorni coprirà la distanza di 8.848 metri – cioè che “scalerà” idealmente il monte Everest – vincerà un premio per ora segreto. L’idea dietro il progetto: il rientro nel mercato del lavoro dipende anche dalla propria forma fisica. 

Così si rompe il circolo vizioso tra disoccupazione e malattia, spiega il direttore dell’ufficio del lavoro di Brandeburgo sulla Havel Christian Gärtner. Il quale assicura al Tagesspiegel: i 18 partecipano volontariamente, non c’è stata nessuna imposizione, né la minaccia di sanzioni. E a sorpresa Gärtner aggiunge: persino i dipendenti dell’ufficio del lavoro che hanno più di 50 anni – e dunque anche lui stesso - prendono parte al progetto e vanno in giro con un contapassi, visto che, in fondo, se ne stanno seduti tutto il giorno in ufficio.

Sarà, ma l’idea, che ricalca una simile lanciata due mesi fa nel vicino ufficio del lavoro dell’Havelland, ha scatenato polemiche. La confederazione sindacale DGB parla di azione umiliante, i Verdi berlinesi di mossa cinica. Elogi sono arrivati invece dal ministro del Lavoro del Land del Brandeburgo, il socialdemocratico Günter Baaske. Di parere opposto la sua omologa del Land di Berlino, Dilek Kolat: «non trovo l’idea né particolarmente originale, né efficace, la mia impressione è che la maggior parte dei disoccupati si muova abbastanza», ha detto alla Bild.

Gärtner è rimasto sorpreso dalle critiche: l’iniziativa, che rientra in un progetto del ministero federale del Lavoro a favore degli ultracinquantenni, punta a far qualcosa per la salute dei disoccupati, ricorda. A Brandeburgo sulla Havel il tasso di disoccupazione è del 13,1% (il doppio della media nazionale, ferma a novembre al 6,5%) e sale al 36,8% tra gli ultracinquantenni. Poche settimane fa a far parlare di sé era stato un ufficio del lavoro di Dortmund, nell’Ovest della Germania, che aveva promesso una ricompensa di 200 euro ai disoccupati che avessero accettato un’offerta di lavoro.

Maltempo, catene da neve addio: Asaps e Codacons contro l'obbligo di pneumatici invernali nel decreto sviluppo

Il Messaggero


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ROMA - Niente più catene da neve, ma al loro posto «obbligo di utilizzo esclusivo di pneumatici invernali», cioè delle cosiddette gomme termiche. Sarebbe questo - secondo l’Associazione amici sostenitori polizia stradale (Asaps) - il risultato dell’emendamento presentato il 27 novembre scorso dai senatori Paravia e Ghigo alla X Commissione Senato. «La decisione - spiega Giordano Biserni, presidente dell’Asaps - sarebbe rimessa direttamente all’ente proprietario della strada a cui spetterebbe l’adozione del provvedimento fuori dei centri abitati. Come dire che la provincia di Forlì potrebbe non prevedere l'obbligo esclusivo e quella di Bologna o Rimini invece sì.

O ancora, una concessionaria autostradale potrebbe decidere per l'adozione in esclusiva degli pneumatici da neve e l'altra confinante no. Questo ovviamente significherebbe di fatto obbligo di pneumatici da neve per tutti e ovunque, a meno che un conducente non pensi di autolimitarsi e percorrere il solo tratto di strada provinciale, statale o autostrada non sottoposta a tale vincolo. Peraltro l'utilizzo in esclusiva impedirebbe alla Polizia per situazioni estreme nei passi di montagna di richiedere comunque il montaggio della catene, essenziali in particolare per i veicoli pesanti non appena una salita supera il 2% di pendenza».

L'accusa. «Ancora una volta - punta il dito Biserni - c'è chi per difendere interessi di bottega gioca con le tasche e la sicurezza degli automobilisti. Chiediamo al Parlamento di non approvare un emendamento che risponde ad esclusive logiche di interessi settoriali e non di sicurezza e di lasciarci l'utilizzo delle catene così come è previsto dalla normativa attuale».

L'esposto del Codacons. «Provvedimento iniquo, ingiusto e palesemente dannoso per i cittadini italiani»: questa la stroncatura del Codacons all'ipotesi, inserita nel decreto Sviluppo, di obbligo di pneumatici invernali fuori dai centri abitati, e in caso di neve, relegando così a ricordo le tradizionali catene. «Questa misura - attacca il presidente dell'associazione, Carlo Rienzi - non è altro che un maxi regalo milionario alle aziende che producono pneumatici termici, e non produrrà alcun miglioramento sul fronte della sicurezza stradale. Non è possibile infatti obbligare per legge gli automobilisti ad utilizzare gli pneumatici invernali al posto delle catene da neve, e il fatto che debbano essere i gestori delle strade a decidere sull'adozione del provvedimento fuori dei centri abitati, creerebbe confusione e situazioni diversificate tra una arteria e l'altra».

Il Codacons infine «annuncia un esposto contro l'assurdo obbligo, per verificare se questo configuri un ingiusto beneficio a favore delle aziende del settore, e impugnerà nelle sedi opportune il provvedimento allo scopo di impedirne l'applicazione».


Giovedì 06 Dicembre 2012 - 12:46
Ultimo aggiornamento: 13:14