giovedì 18 ottobre 2012

Il vitalizio? 6800 euro, molto modesto

Corriere della sera

Poi Mario Tassone dell'Udc, deputato dal '76, insulta il conduttore



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«Il mio vitalizio? 6.800 euro, una cifra molto modesta?. Mario Tassone, deputato dell?Udc in Parlamento da ben 36 anni, ha spiegato così a ?24 Mattino? su Radio 24 a quanto ammonta la pensione da parlamentare che lo attende al termine della sua lunga militanza politica (semmai dovesse finire...). E al conduttore Alessandro Milan che gli chiedeva se non fosse esagerato considerare molto modesto un vitalizio da 6.800 euro, Tassone ha risposto: «Deve farsi un quadro di riferimento più serio. Le auguro moltissimo che la mantengano a Radio 24, però ritengo che gli scoop che lei fa sono di bassa lega»



Video

«Il mio vitalizio? 6.800 euro, una cifra molto modesta?. Mario Tassone, deputato dell?Udc in Parlamento da ben 36 anni, ha spiegato così a ?24 Mattino? su Radio 24  a quanto ammonta la pensione da parlamentare che lo attende al termine della sua lunga militanza politica (semmai dovesse finire...). E al conduttore Alessandro Milan che gli chiedeva se non fosse esagerato considerare molto modesto un vitalizio da 6.800 euro, Tassone ha risposto: «Deve farsi un quadro di riferimento più serio. Le auguro moltissimo che la mantengano a Radio 24, però ritengo che gli scoop che lei fa sono di bassa lega»

«Il vitalizio? 6800 euro, molto modesto»

I partiti scrivono a Libero: leggi tutti i bilanci

Libero

Abbiamo chiesto a tutti i gruppi provinciali, regionali e parlamentari di mostrarci i loro conti per pubblicarli. Ecco le prime risposte



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I partiti iniziano a rispondere alla sfida di Libero. Nel pieno della bufera Regionopoli, abbiamo chiesto a tutti i gruppi provinciali, regionali e parlamentari di mostrarci i loro conti per pubblicarli. Dopo la bufera Lazio e le inchieste sulle spese dei gruppi consiliari di Sicilia, Campania, Piemonte ed Emilio Romagna, vedremo quali sono i partiti che hanno qualcosa da nascondere.



Qui di seguito, ecco tutte le risposte ricevute:



CAMERA DEI DEPUTATI Bilancio Camera dei Deputati 2012
Contratti Camera del primo semestre 2012
Pdl -
Camera dei deputati 2011
Pdl - Relazione bilancio Camera dei deputati 2011
Pd - Camera dei deputati 2011
Udc - Camera dei deputati 2011


SENATO DELLA REPUBBLICA
Bilancio Senato della Repubblica 2012
Bilancio Senato della Repubblica 2011
Pdl -
Senato della Repubblica 2011
Pdl - Relazione bilancio Senato della Repubblica 2011
Pd - Senato della Repubblica 2011
Coesione Nazionale - Senato della Repubblica 2011

VALLE D'AOSTA

Pdl - Valle d'Aosta 2011 Union Valdotaine - Valle d'Aosta 2011
PIEMONTE
Pd - Regione Piemonte 2011
Italia dei Valori - Regione Piemonte 2011
Udc - Regione Piemonte 2011
Lega Nord - Regione Piemonte 2011
Insieme per Bresso - Regione Piemonte 2011
Uniti per Bresso - Regione Piemonte 2011
 
Provincia di Torino
Tutti i gruppi - Provincia di Torino 2011

LOMBARDIA

Pdl - Regione Lombardia 2011
Provincia di Milano
Pd - Provincia di Milano 2011
Sinistra ecologia e libertà - Provincia di Milano 2011 Udc - Provincia di Milano 2011
Lega Nord - Provincia di Milano 2011
Italia dei valori - Provincia di Milano 2011
Un'altra provincia (Rifondazione-Comunisti italiani) - Provincia di Milano 2011


VENETO
Pd - Regione Veneto 2011
Pdl - Regione Veneto - 2011
Lega Nord - Regione Veneto 2011
Gruppo misto - Regione Veneto - 2011
Gruppo Bortolussi - Regione Veneto - 2011
Italia dei Valori - Regione Veneto 2011
Udc - Regione Veneto 2011

Provincia di Venezia Pd - Provincia di Venezia 2011
Lega Nord - Provincia di Venezia 2011
Misto Verso Nord - Provincia di Venezia 2011
Gruppo Misto - Provincia di Venezia 2011

TRENTINO ALTO ADIGE

Lega Nord - Trentino Alto Adige 2011

Provincia di Bolzano
Lega Nord - Provincia di Bolzano 2011
Svp - Provincia di Bolzano 2011
Burger Union - Provincia di Bolzano 2011

Provincia di Trento
Italia dei Valori - Provincia di Trento 2011

FRIULI VENEZIA GIULIA Pd - Regione Friuli Venezia Giulia 2011
Lega Nord - Regione Friuli Venezia Giulia 2011
Gruppo Cittadini Responsabilità Civica - Regione Friuli Venezia Giulia 2011
Sinistra arcobaleno - Regione Friuli Venezia Giulia 2011

LIGURIA

Pd - Regione Liguria 2011
Pdl - Regione Liguria 2011
Lega Nord - Regione Liguria 2011
Udc - Regione Liguria 2011
Italia dei Valori - Regione Liguria 2011
Gruppo Misto Riformisti italiani - Regione Liguria 2012 (marzo settembre)
Noi con Claudio Burlando - Regione Liguria 2011
Liste civiche per Biasotti - Regione Liguria 2011
Sinistra Ecologia e Libertà - Regione Liguria 2011
Federazione della Sinistra - Regione Liguria 2011

EMILIA ROMAGNA

Provincia di Bologna
Pdl - Provincia di Bologna 2011
Udc - Provincia di Bologna 2011
M5S - Regione Emilia Romagna 2011
Federazione della Sinistra - Provincia di Bologna 2011

TOSCANA
Pd - Regione Toscana 2011
Pdl - Regione Toscana 2011
Lega Nord - Regione Toscana 2011
Gruppo Misto - Regione Toscana 2011 Sinistra Verdi - Regione Toscana 2011
Udc - Regione Toscana 2011
Idv - Regione Toscana 201


UMBRIA Pd - Regione Umbria 2011
Pdl - Regione Umbria 2011 Udc - Regione Umbria 2011
Italia dei Valori - Regione Umbria 2011
Fare Italia - Regione Umbria 2011
Socialisti e riformisti per l'Umbria - Regione Umbria 2011
Rifondazione comunista - Regione Umbria 2011
Per l'Umbria Marini presidente - Regione Umbria 2011

MARCHE

Gruppo per le Marche - Regione Marche 2011
Popolo e territorio - Regione Marche 2011
Gruppo Misto - Regione Marche 2011
Lega Nord - Regione Marche 2011
Psi - Regione Marche 2011
Udc - Regione Marche 2011

LAZIO

Provincia di Roma
Pd - Provincia Roma 2011
Pdl - gennaio marzo aprile 2011
Pdl - aprile maggio giugno 2011
Pdl - luglio agosto settembre 2011
Pdl - ottobre novembre dicembre 2011 Verdi - gennaio febbraio marzo 2011 Verdi - aprile maggio giugno 2011 Verdi - luglio agosto settembre 2011 Verdi - ottobre novembre dicembre 2011
Italia dei Valori - gennaio febbraio marzo 2011
Italia dei Valori - aprile maggio giugno 2011
Italia dei Valori - luglio agosto settembre 2011
Italia dei Valori - ottobre novembre dicembre 2011
Sinistra ecologia e libertà - gennaio febbraio marzo 2011
Sinistra ecologia e libertà - aprile maggio giugno 2011
Sinistra ecologia e libertà - luglio agosto settembre 2011
Sinistra ecologia e libertà - ottobre novembre dicembre 2011
Lista civica Zingaretti - gennaio febbraio marzo 2011
Lista civica Zingaretti - aprile maggio giugno 2011
Lista civica Zingaretti - luglio agosto settembre 2011
Lista civica Zingaretti - ottobre novembre dicembre 2011
Udc - gennaio febbraio marzo 2011
Udc - aprile maggio giugno 2011
Udc - luglio agosto settembre 2011
Udc - ottobre novembre dicembre 2011
La Destra - gennaio febbraio marzo 2011
La Destra - aprile maggio giugno 2011
La Destra - luglio agosto settembre 2011
La Destra - ottobre novembre dicembre 2011


CAMPANIA Pd - Regione Campania 2011 Udeur - Regione Campania 2011

BASILICATA

Popolari Uniti - Regione Basilicata 2011
Psi - Regione Basilicata 2011
Per la Basilicata - Regione Basilicata 2011

A processo il finto cieco di Arona. E' assistito dall’avvocato degli invalidi

La Stampa

Scoperto dalla Finanza e accusato di truffa è stato rinviato a giudizio a Verbania: sarà difeso dal consulente dell'Anmil

marco benvenuti


Alessandro Dell’Acqua. Nel video della Finanza di Novara si vede il pensionato che si spacciava per cieco totale camminare agevolmente per strada, andare in bicicletta e guidare una minicar


Rinvio a giudizio per Alessandro Dell’Acqua, l’aronese di 69 anni, che per quasi due decenni avrebbe goduto di una pensione di invalidità, più indennità d’accompagnamento, perché non vedente, mentre in realtà ci vedeva bene o almeno abbastanza da poter guidare la sua «minicar». Così ha deciso il gup di Verbania accogliendo la richiesta avanzata dal pm Gianluca Periani, fissando il processo a gennaio. All’udienza preliminare il «finto cieco» si è presentato con le stampelle per camminare, assistito dall’avvocato Mauro Dalla Chiesa, consulente legale del patronato dell’Associazione lavoratori, mutilati e invalidi che offre il servizio di consulenza legale gratuito ai propri soci. Anche a Dell’Acqua.

Andava in bicicletta e guidava una minicar
L’ex operaio meccanico ha sempre respinto le accuse sostenendo che al momento di fare la visita medica per avere la pensione di invalidità era effettivamente cieco a seguito di un infortunio sul lavoro, ma che in tempi recenti la vista gli era tornata: «Mi scoppiò una lampadina in faccia. Non mi curarono bene, mi rimasero i pezzi di vetro negli occhi.

Poi, ho cominciato a vedere meglio». Ed in effetti quello che la Guardia di Finanza aveva monitorato nel dicembre dello scorso anno era ben altro che un cieco totale. Dell’Acqua sembrava un pensionato come tanti: andava ogni giorno a fare la spesa col «minicar», d’estate tirava fuori la bicicletta per andare in posta. Tutto era filato liscio per 18 anni, fino a quando i finanzieri, durante un controllo, avevano scoperto la truffa.
 
L’aronese era stato fermato fuori dagli uffici dell’Inps di Novara, dove era stato convocato per una visita. Aveva cercato di giustificarsi in tutti i modi: «Adesso qualcosa in più ci vedo perché sono migliorato». In realtà era stata proprio la Finanza, che lo controllava dall’estate del 2011, a sollecitare quella visita: dopo una verifica tra i nominativi di assegnatari di unapensione d’invalidità e titolari di un patentino per «minicar», era nato qualche sospetto.

Occhiali neri, passo malfermo come se fosse cieco, in realtà Dell’Acqua si godeva la sua vita da pensionato: dal 1994 usufruiva di entrambi i sostegni per la cecità assoluta. Peccato che nel 2005 era riuscito ad ottenere la patente per «minicar», superando visita medica e prova pratica a Domodossola. Alla famosa visita di controllo si era presentato accompagnato da un conoscente che lo scortava per un braccio, dopo la denuncia si era allontanato da solo.
 
L'avvocato: innocente fino al terzo grado L'opportunità che a difenderlo in giudizio sia lo stesso avvocato consulente dell'Anmil ha suscitato polemiche. L'Anmil fa sapere che il servizio di consulenza offerto a tutti gli iscritti - e il falso cieco lo è - riguarda solo un primo consulto: «Poi, eventualmente, spetterà all'imputato pagare la parcella dell'avvocato, che è libero di scegliere chi assistere nella sua attività privata». L'associazione prevede tariffe agevolate per i soci. L’avvocato Mauro Dalla Chiesa precisa: «Dal '92, svolgo come libero professionista l’incarico di consulente dell’Associazione nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro, per la tutela in generale degli interessi dei lavoratori vittime di infortuni o malattie professionali.

Nel caso specifico, ho ricevuto l’incarico dal signor Dell’Acqua in via diretta e privata, e senza l’intervento dell’associazione. Non riesco a comprendere a quale titolo, per quale ragione, l’Anmil venga accostata al conferimento del mandato. I fatti in questione non riguardano in alcun modo le battaglie dell’Anmil». «Per quanto riguarda l’iter processuale - conclude il legale -, per la miglior tutela degli interessi dei miei assistiti, preferisco discutere dei casi giudiziari esclusivamente in tribunale. E’ opportuno ricordare che la Costituzione, all’articolo 27 recita: l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva».
 
Un tesoretto da 160 mila euro Alessandro Dell’Acqua è accusato di truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, reato per il quale è prevista una pena da 1 a 6 anni. E se, vista l’età, difficilmente, anche in caso di condanna, si apriranno per lui le porte del carcere, è invece certo che dovrà restituire allo Stato circa 160 mila euro, il «tesoretto» che avrebbe accumulato in tanti anni di finzione. Solo nel 2011 ha percepito dall’Inps più di 13 mila euro, poco più di mille euro al mese. Ai soldi per il momento non ci pensa.

O meglio, ha sempre detto di non averne: «Non ho denaro da parte, mi possono anche mandare in prigione». Anche il processo non sembra preoccuparlo: «Io non ne so nulla di queste cose – ha detto ieri al telefono – pensa a tutto il mio avvocato». Dell’Acqua abita in un piccolo condominio di via Monte Leone ad Arona mentre i figli vivono in un’altra regione. La moglie, quando era stata scoperta la vicenda, aveva commentato: «Gli avevo sempre detto che sarebbe finita male»

La Luna è “nata” dalla Terra

La Stampa

Un impatto gigantesco potrebbe averle separate
roma



Una nuova teoria di due scienzati di Harward Luna sostiene che la luna era originariamente parte della Terra e si separò a causa di una gigantesca collisione con un altro corpo celeste. In uno studio pubblicato sul Journal Science, Sarah Stewart e Matija Uk scrivono che la teoria spiegherebbe il perché della similitudine tra la composizione e la chimica del pianeta e del suo satellite.

La Terra, secondo gli studiosi, girava più velocemente all’epoca in cui si formò la Luna, e un giorno durava solo due o tre ore. Con la Terra che si muoveva più celermente, un impatto gigantesco potrebbe aver separato abbastanza materia del pianeta da formare una luna, espongono gli scienziati sul sito dell’università americana.

Secondo la nuova teoria, la Terra più tardi raggiunse la sua attuale velocità attraverso l’interazione gravitazionale tra la sua orbita intorno al Sole e l’orbita della Luna attorno alla Terra stessa.
Gli studiosi notano che il loro assunto differisce dalla teoria prevalente, che sostiene la Luna sia stata creata da un gigantesco corpo celeste che colpì la Terra.

E' reato far pesare alla moglie che è mantenuta

La Stampa


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Va condannato per maltrattamenti chi offende la propria moglie perché, non avendo un lavoro, non contribuisce al menage familiare.  Lo sottolinea la Cassazione che spiega come apostrofare continuamente la consorte, insistendo sul fatto che non contribuisce al bilancio familiare equivale a maltrattarla. In questo modo, la Terza sezione penale ha convalidato una condanna a due anni di reclusione, pena sospesa con la condizionale, nei confronti di un 48enne pugliese, M. I. , colpevole di avere fatto pesare alla moglie, ancora impegnata negli studi universitari, di essere a suo completo carico e di non contribuire al menage familiare.

Nella pena è stata conteggiata anche la condanna per la tentata violenza sessuale per un episodio avvenuto nel novembre 2004 quando l'uomo, in via di separazione dalla moglie S.G. dalla quale aveva avuto una figlia, l'aveva costretta a seguirlo in camera da letto e, immobilizzandola, aveva tentato di avere un rapporto sessuale con lei. Secondo la Suprema Corte è stata legittima la condanna per maltrattamenti inflitta a M.I. dalla Corte d'appello di Lecce, nel luglio 2011, in quanto «è stato evidenziato come l'uomo, fin dall'inizio della vita coniugale, era solito offendere la moglie rivolgendosi a lei con epiteti infamanti e umilianti, facendole pesare di essere a suo carico non percependo un proprio reddito, sì da instaurare un regime di vita logorante, volto al continuo discredito della moglie annientandone la personalità».

Inutilmente l'uomo ha tentato di difendersi in Cassazione contestando anche la condanna per il tentato stupro che, a suo dire, rappresentava un «tentativo di recuperare il rapporto matrimoniale». La Suprema Corte - sentenza 40845 - ha ricordato che «il reato di violenza sessuale è configurabile ogni qual volta vi sia un costringimento fisico-psichico idoneo ad incidere sulla libertà di autodeterminazione del partner». Disposto un nuovo esame della vicenda limitatamente al punto della non menzione della condanna. Per il resto la condanna è stata confermata.
 
(Fonte Ansa)

Tablet e brevetti, Apple sconfitta da Samsung in appello a Londra

Corriere della sera

La sentenza d'appello del tribunale conferma il primo grado: il Galaxy Tab non ha copiato il design dell'iPad

L'Apple iPad (a sinistra) e il Galaxy /Afp)L'Apple iPad (a sinistra) e il Galaxy /Afp)

Apple ha perso oggi in Gran Bretagna l'appello contro una sentenza che stabilisce che la concorrente Samsung non ha copiato l'iPad nel realizzare il suo tablet Galaxy Tab. I due principali produttori al mondo di smartphone sono da tempo protagonisti di un'aspra battaglia legale sui brevetti, sia per gli smartphone che per i tablet, in molti tribunali di tutto il mondo. La corte d'Appello ha confermato il giudizio secondo cui, nonostante alcune somiglianze, Samsung non ha copiato il design di Apple, in parte perché i suoi prodotti non sono così attraenti («cool», aveva letteralmente detto il giudice Colin Birss, nella sentenza di primo grado) come l'iPad. Apple non potrà così procedere a bloccare le vendite dei prodotti Samsung come il Galaxy Tab in Gran Bretagna, in quanto il design non è stato giudicato copiato.

PRIMO GRADO - La sentenza chiude la vertenza iniziata in estate, e sfociata in una prima pronuncia favorevole a Samsung, nella quale i giudici motivavano anche che il software della casa coreana non presentava le caratteristiche di «estrema semplicità» proprie del prodotto della casa di Cupertino. La sentenza del giudice Birss era stata chiara: nessun illecito da parte dell’azienda Sud-Coreana e obbligo per Apple di dichiararlo pubblicamente sul suo sito inglese, mantenendo visibile il comunicato per ben sei mesi; allo stesso modo Apple, aveva stabilito il giudice, avrebbe dovuto prendere accordi con alcune tra le più famose testate giornalistiche del Regno Unito per scusarsi. Il tutto sospeso dall'appello. Ora le previsioni della corte dovranno avere seguito.

LA CONDANNA - Azioni legali tra i due colossi dell'elettronica sono aperte in diversi Paesi del mondo tra cui Olanda, Australia e Stati Uniti. Pochi mesi fa, un tribunale californiano aveva condannato Samsung a pagare 1,05 miliardi di dollari alla Apple per aver volontariamente violato diversi brevetti. Il gruppo coreano ha presentato ricorso.



Redazione online18 ottobre 2012 | 13:34

Twitter censura per la prima volta: blocca un account neonazista

La Stampa

Il sito ha adottato una nuova policy per bandire i contenuti che violano le leggi locali
berlino


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Twitter ha bloccato l’account di un piccolo gruppo neonazista in Germania su richiesta della polizia locale. E’ la prima volta che il social network mette in atto un provvedimento simile.
«Avevamo annunciato lo scorso gennaio la nostra capacità di bloccare i contenuti. Ne abbiamo fatto per la prima volta uso con un gruppo giudicato illegale in Germania», ha scritto il consigliere giuridico di Twitter, Alex Macgillivray, in un messaggio sul suo account @amac.

«Noi non vogliamo mai bloccare di contenuti, ma è una buona cosa avere a disposizione degli strumenti per farlo in modo mirato e trasparente», ha aggiunto Macgillivray. Dallo scorso gennaio Twitter ha adottato una nuova policy per bloccare i contenuti di un account in un paese specifico se i “tweets” violano le leggi locali.  Macgillivray ha in un altro messaggio su Twitter ha pubblicato anche il link per leggere la lettera con ui la polizia tedesca ha richiesto la chiusura dell’account del gruppo neonazista, messo fuorilegge il 25 settembre scorso. 

(TMNews) 

Parigi, record di vendita per il manoscritto di Beethoven

La Stampa

In totale, l’asta ha fruttato più di 3 milioni di euro


Una lettera di Beethoven

È stato battuto per un prezzo da record uno dei manoscritti di Beethoven, da lui stesso regalato successivamente a Chopin. La cifra pagata per ottenere il preziosissimo manoscritto è stata di 252.750 mila euro, questo il prezzo per ottenere il miglior pezzo di un asta francese che ha fruttato in totale più di 3 milioni di euro. Il celebre scritto, dopo essere stato donato all’amico Chopin, era stato acquistato in prima battuta dal grande collezionista Aloys Fuchs, nel 1827.

All’incanto anche altri scritti firmati hanno fruttato lauti guadagni: oltre 240 mila euro sono stati pagati per un manoscritto autografato da Arnold Schoenberg, compositore all’avanguardia che mai ottenne tanto successo attraverso la vendita di un suo pentagramma personalizzato. Da record anche Johann Sebastian Bach: una delle sue partiture è stata comprata con 228.750 euro. Le vendite sono avvenute durante l’asta di Sotheby’s, a Parigi, ed hanno fruttato 3,3 milioni di euro, guadagno assai maggiore rispetto a quello auspicato, che si aggirava fra i 1,8 e i 2,5 milioni.

Ubriachi e drogati, il video-choc dei contractor

Corriere della sera

Clip diffusa in Rete da ex colleghi. L'esercito americano avvia un'inchiesta


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Un video girato a Kabul, mostra un gruppo di mercenari che lavorano per le forze di Sicurezza statunitensi ubriachi e drogati. Il filmato, divulgato dalla Abc, sta scuotendo l'America. Mostra due dipendenti della società della Virginia, Jorge Scientific, che ha vinto un appalto da 47 mln di dollari per la sicurezza in Afghanistan e per istruire le forze di polizia locali. Il video è stato consegnato alla rete da due ex dipendenti della società. La Jorge Scientific ha annunciato provvedimenti e l'esercito un'inchiesta interna.


 Video : Afghanistan, contractor ubriachi e drogati

A Salò è caccia al fantasma dell'amante del duce

Corriere della sera

«Sono Claretta» avrebbe detto lo spettro ad un gruppo di amici prima di sparire nel nulla. L'apparizione è stata filmata


Claretta Petacci e Benito MussoliniClaretta Petacci e Benito Mussolini

«Acchiappa fantasmi» a Salò, a caccia dello spettro di Claretta Petacci, l'amante del duce. Già, perchè quella figura eterea avvistata sul lungolago Zanardelli per tre volte nell'ultimo anno e mezzo potrebbe appartenere - a detta di Massimo Merendi e Gianfranco Morgagni, presidente e responsabile tecnico dell'associazione National Ghost Uncover - proprio alla donna che condivise con Benito Mussolini gli anni della Repubblica sociale di Salò e la tragica fine in piazza Loreto a Milano.

«Sono Claretta». L'avvistamento più sospetto (come riporta il Giornale di Brescia nell'edizione del 18 ottobre) risale al Ferragosto 2011, quando tre ragazzi bresciani che intorno alle undici di sera passeggiano sul lungolago, davanti alla gelateria Vassalli notano una signora elegantissima fasciata in un abitino anni Trenta dire loro: «Sono Claretta» per poi sparire nel nulla. I ragazzi conoscono un membro ell'associazione Ghost Uncover e lo contattano. Gli acchiappafantasmi inizialmente sono scettici. Ma arrivano altre due segnalazioni, una nel novembre 2011 e l'altra ad aprile, dove un turista riprende l'apparizione con una telecamera. Il filmato adesso è al vaglio dei Ghostbusters che mercoledì 17 ottobre hanno deciso di effettuare un sopralluogo a Salò. Ritorneranno a febbraio con telecamere a infrarossi e rilevatori di calore.

Redazione Online18 ottobre 2012 | 12:07

IPad Mini, conto alla rovescia Apple svela il prezzo

Il Messaggero
di Francesco Piccinini

Presentazione il 23 ottobre, un errore sul sito rivela i listini


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ROMA - Cresce l’attesa intorno la presentazione del nuovo iPad Mini prevista per il prossimo 23 ottobre.Manca meno di una settimana ormai e la rete è in fibrillazione per il nuovo device creato dalla casa di Cupertino. Oltre la campagna stampa tradizionale messa in piedi da Apple che ha per slogan «We've got a little more to show you», stampato sugli inviti inviati ai giornalisti di mezzo mondo, c’è una fervente attività di marketing parallelo che avanza in rete. Secondo rumors il nuovo iPad Mini avrà uno schermo a 7,8 pollici e costerà meno di 300 euro.

A rivelarlo, «involontariamente», è la stessa Apple sulla versione britannica del suo store. Ad accorgersi dell’annuncio il blogger Kristian Tapaninaho che, accedendo alla versione UK del sito della casa di Cupertino, ha notato che il prezzo dell’iPad3 risultava essere di 80 sterline inferiore rispetto al solito. In altri termini il modello base veniva venduto sull’Apple Store inglese a 249£ (296 euro circa) invece delle usuali 329. L'errore è stato immediatamente corretto e sul sito di Apple Uk è ricomparsa la cifra esatta. Ma, secondo il blogger, la cifra corrisponderebbe al prezzo dell'iPad mini, che indiscrezioni vogliono sarà venduto in Europa a 249 euro . La notizia è stata subito rilanciata dal Guardian; il blogger inglese avrebbe mandato lo screenshot con il prezzo al giornale britannico che ha subito provveduto a diffondere la notizia in rete.

Strategia di marketing o errore? Sono in tanti a chiederselo in queste ore, anche perché non sarebbe la prima volta che Apple crea attesa sfruttando i rumors in rete. Come quando Gray Powell, giovane ingegnere della Apple, dimenticò un prototipo dell’allora segretissimo iPhone4 in una birreria di Redwood City. Il telefonino fu acquistato per cinquemila dollari dal seguitissimo sito newyorkese di «avanguardisti digitali» Gizmodo che fece circolare le foto facendo così crescere l’attesa intorno al prodotto. I dubbi restano, sia per la prossimità della data del lancio - il 23 ottobre – sia perché risulta difficile immaginare i motivi che avrebbero spinto i responsabili del sito Apple UK abbiano voluto cambiare e/o modificare la voce di prezzo senza un’autorizzazione diretta di Cupertino.

Le indiscrezioni troverebbero riscontro anche grazie alle immagini pubblicate dal sito Geeks mobile, rivenditore tedesco di elettronica Media Markt, dalle quali si evince che il mini iPad sarà disponibile in 16 configurazioni. Nella foto presente sul sito viene mostrato un documento interna della società che mostrerebbe il prezzo dei tablet nei formati da 8, 16, 32 e 64Gb. Ciascun modello offrirebbe la possibilità di scegliere tra la versione bianca e quella nera, nonché tra una connettività 3G o solo WiFi. Nella foto sono visibili, inoltre, i prezzi, che sarebbero in linea con quanto rivelato dal blogger britannico. Si partirebbe dai 249 euro per la versione 8 GB WiFi, salendo progressivamente a 349 per quello da 16 GB, 449 euro per quello da 32 e 549 per la versione da 64 GB.

Nel caso in cui l’utente dovesse richiedere la versione 3G di questi dispositivi c’è da aggiungere un costo supplementare di 100 euro. Se i prezzi dovessero essere confermati questo comporterebbe un risparmio di 150 dollari rispetto all’attuale modello 9.7 pollici da 16 GB WiFi.  Secondo recenti stime gli italiani che utilizzano tali dispositivi sono già due milioni, una sostenuta riduzione di prezzo non può che accresce il mercato di potenziali acquirenti e consolidare i tablet come strumento d’accesso alla rete. A questo punto non resta che attendere il 23 ottobre per scoprire se le anticipazioni sono state solo bufale d’inizio autunno o una sagace strategia di marketing made in Apple.


Giovedì 18 Ottobre 2012 - 09:34
Ultimo aggiornamento: 09:50

Resuscitato (e premiato) il primo software che scrisse lettere d’amore

La Stampa

Si chiamava LoveLetters, programmato nel ’50: è stato trasformato in installazione d’arte vincendo il Tony Sale Award
claudio leonardi


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Il progetto LoveLetters, vincitore della prima edizione del premio britannico Tony Sale, è contemporaneamente un’idea romantica e il suo opposto. Il software, che permette di scrivere in automatico lettere d’amore con l’ausilio di una macchina, sembra la morte di ogni poesia. E tuttavia, è pienamente romantica l’idea di recuperare questo programma, creato nel 1950 dal Cristopher Strachey, per dargli una nuova vita. 

Questo è lo spirito del Sale Award, intitolato a quel Tony Sale che ricostruì il computer Colossus, istituì il Museo Nazionale di informatica a Bletchley Park e fondo la società nazionale per la conservazione dei computer, prima della sua morte nel 2011.

David Link, il “rianimatore” di LoveLetters, si è messo sulle sue tracce. Ha rispolverato il programma ideato originariamente da Strachey, che fu tra i primi, insieme al più noto Alan Turing, a lavorare sui Manchester Mark I, antenati dei moderni calcolatori. La sua creazione, infatti, era destinata ai Ferranti Mark I, considerati i primi esempi di computer destinati a un mercato ampio, e aveva proprio lo scopo di produrre lettere d’amore, pescando da un archivio di parole selezionate.

Link ha frugato negli archivi e nelle carte, rigenerando l’idea, ancor più bizzarra negli anni Cinquanta, di mettere un computer in condizione di formulare frasi d’amore. È stato un lavoro complicato, più vicino all’archeologia che all’informatica. Le tecniche di programmazione sono completamente mutate, e, ha spiegato Link, è stato difficile interpretare le indicazioni originali di Strachey.

Per riuscirci, è stato creato un simulatore del Ferranti Mark I, ma nel corso del lavoro sono comunque sorte complicazioni che hanno costretto Link ha inventare una porzione di codice, successivamente dimostratasi assai diversa dall’originale. Alla fine, è stata realizzata una console che riproponesse l’accesso e il funzionamento del vecchio computer, nella forma però di una installazione artistica, in modo da permettere al pubblico di cimentarsi sulla macchina e sperimentarne le capacità poetiche.

Sul sito della BBC hanno pubblicato alcuni esempi della poesia del Cyrano meccanico , potenziale suggeritore per i tanti Cristiani di oggi, belli e tecnologici ma poco dotati di parole che facciano battere il cuore delle loro Rossane. “Tu - scrive LoveLetters - sei il mio rapimento d’amore. Il mio cuore adora senza respiro il tuo desiderio”. Forse, dal 1950 a oggi, è ancora meglio affidarsi ai propri sentimenti, ma la vera passione l’ha dimostrata Link, che ha riportato in vita la sua creatura tecnologica, come un novello dottor Frankenstein. 

Sono finita in un carcere… inaccessibile»

Corriere della sera
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di Simone Fanti


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Carceri italiane sovraffollate, vecchie, carenti… non è una novità. E tra gli oltre 66 mila ospiti delle strutture penitenziarie ci sono anche 78 persone con disabilità (fonte Ministero della Giustizia, aggiornamento al 15 ottobre 2012). Solo due le donne. Sempre stando ai dati del Ministero le disponibilità di celle attrezzate copre fino a 98 persone (compresi i non autosufficienti) suddivisi in 19 istituti di detenzione.

Detto così sembra che il modello italiano funzioni. Ma solo sulla carta. Perché non tutti i commissariati delle forze dell’ordine sono accessibili. Difficile accedervi per fare qualche denuncia, difficile trascorrerci la notte se si delinque. La vicenda che vi racconto oggi, anzi vi faccio raccontare da una ragazza con disabilità che è stata arrestata, è accaduta a Roma qualche settimana fa. Niente nomi ovviamente, d’intesa con la ragazza, solo la storia. E qualche riflessione preventiva. Il tema non è la cannabis terapeutica, che in qualche regione è in fase di sperimentazione, ma l’argomento è carceri e disabilità.

Caro Simone, ho 25 anni e sono nata disabile: sono nata con una neoplasia scheletrica, l’emimelia bilaterale agli arti inferiori (per intenderci lo stesso problema di Oscar Pistorius). Fortunatamente, sia per il buonsenso dei miei famigliari, sia per la competenza di certi medici sono riuscita, attraverso molti dolorosi interventi (il primo a 14 mesi) a recuperare le mie “zampette” e a poter camminare. Dopo una pausa nella fase adolescenziale, da circa due anni ho cominciato nuovamente un ciclo di interventi e quindi mi sono ritrovata a dover stampellare. Le scrivo perché sono indignata e arrabbiata e vorrei che questo fatto venisse alla luce, perchè è davvero una vergogna. Si parla di carceri sporche, sovraffolate, ma non del fatto che siano inaccessibili.

Ebbene sì sono stata, per una notte, una “carcerata con disabilità”. Sono stata arrestata per detenzione di stupefacenti. Il medico per i dolori mi dava Tachidol e Valium e io tra i due farmaci ho scelto la cannabis… può non essere una posizione condivisa, ovviamente, però è la sostanza con cui mi sono trovata meglio nel rapporto benefici-effetti collaterali. Non voglio nascondermi dietro la disabilità per evitare di essere sanzionata, ma avrei voluto che si tenesse conto delle mie condizioni, cosa che non è stata fatta. Ho passato una notte in una cella sporca e maleodorante, e questo nonostante la gamba fosse ingabbiata da un fissatore esterno circolare Ilizarov: avevo delle ferite aperte. 

La situazione igienica era tale che la mattina dopo il Maresciallo mi ha detto di ringraziarlo di non avermi mandato nelle infermerie del carcere, perchè sono molto più sporche. Mi sono state tolte le scarpe per via dei lacci e mi avrebbero portato via anche le stampelle e l’elastico della tuta se non avessi protestato. L’unico bagno disponibile era quello alla turca e ho dovuto discutere non poco per poter utilizzare l’unico con il water di tutta la caserma, sempre diligentemente accompagnata da tre piantoni, casomai decidessi di mettermi a correre per scappare. Ovviamente con le stampelle.
Il giorno dopo mi hanno rimesso in cella di sicurezza in attesa del processo, lontana dal gabbiotto dei piantoni e quando li chiamavo per qualche necessità sentivo che ridevano e mi ignoravano, fingendo di non sentire le mie grida. 

Come se non bastasse, la mattina dopo, durante il processo per direttissima, sono stata umiliata fortemente per la mia disabilità… dal giudice e dal pm, che mi hanno denigrato perchè in queste condizioni non mi è possibile lavorare (o meglio, non trovo lavoro da nessuna parte, anche se lo desidero molto). Figurarsi se hanno prestato attenzione alle mie rimostranze, come il fatto che non esistevano bagni disabili nelle strutture in cui mi hanno detenuta. Mi è stato detto che sono in torto e che se mi sono ritrovata in quella situazione è solo colpa mia. 

E’ vero, ho sbagliato e devo pagare ma a questo punto mi pongo il problema del trattamento dei disabili in carcere, che c’è, è estremamente sommerso e non viene mai preso in considerazione da nessuno. Si tratta pur sempre di esseri umani e di persone con specifiche necessità che non possono essere prese e buttate in strutture non adeguate solo perchè hanno commesso dei reati. Mi vergogno un pò a raccontarle questa cosa ma è un problema serio e non penso che vada sottovalutato, anche se mi rendo conto della sua estrema complessità».

I vigili si voltano dall'altra parte e i ladri si fanno fotografare»

Corriere della sera

L'odissea del lettore che si è improvvisato fotoreporter dopo che gli è stata rubata la bici a Palazzo Marino


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MILANO - Decine di migliaia di lettori hanno seguito, sul nostro sito, il racconto di Giuseppe Mazzoni, e si staranno chiedendo come prosegue la sua ricerca della sua amata mountain bike, rubata proprio fuori da Palazzo Marino, praticamente sotto il naso dei vigili. Ecco come procede la ricerca di Giuseppe, che di mestiere non fa il giornalista ma si è improvvisato fotoreporter, quasi per caso, per documentare la sua odissea. L'invito iniziale gli è arrivato proprio dai vigili in piazza Scala: «Fotografi il telaio, le servirà in caso di furto!». Quella foto è stata la prima di una lunga serie...


 In cerca della bici rubata In cerca della bici rubata In cerca della bici rubata In cerca della bici rubata In cerca della bici rubata

SABATO 6 OTTOBRE - Seguendo il suggerimento della polizia, la mattina presto vado a Porta Genova, alla fiera di Sinigaglia vicino alla stazione, per cercare la mia bicicletta. Parlo con molti rivenditori, guardo dappertutto, ma della mia bici non trovo nessuna traccia. Alla fine compro una bici da uomo rossa per 65 euro compresa la catena da Assan, un commerciante molto gentile e simpatico di Marrakech, che ha uno stand e mi garantisce che non è rubata.

(Giuseppe visita poi il mercatino di San Donato e quello di Cormano, senza esito; torna anche in piazzale Cantore, dove aveva rischiato di essere picchiato, ma trova soltanto un ragazzo che vende la sua bici perché ha bisogno di soldi.)


 In cerca della bici rubata/2 In cerca della bici rubata/2 In cerca della bici rubata/2 In cerca della bici rubata/2 In cerca della bici rubata/2

SABATO 13 OTTOBRE - Mi armo di foto della bici, della mia lettera pubblicata su Corriere.it, del documento di cessione tra privati che ho trovato su www.rubbici.it, aggiungo una buona dose di speranza e spirito di avventura e mi rimetto in cerca della mia amata bici. Alle 16.30 arrivo alla Fiera di Sinigaglia, a Porta Genova. All'entrata noto subito un gruppetto di 5 o 6 vigili e mostro le foto della mia bici. Si dimostrano gentili e disponibili e mi chiedono se desidero essere accompagnato nel mio giro: per il momento declino l'offerta. Entro nel mercato, giro, ma non vedo traccia della Cannondale arancione.

Torno da Assan, che mi ha venduto la bici rossa e gli chiedo se è disponibile a firmarmi il documento di cessione tra privati. Risponde che non c’è alcun problema, in quanto è sicuro della provenienza della bicicletta. Compila la dichiarazione, completa anche dei riferimenti della carta d’identità italiana e me la firma. La sensazione di fiducia della settimana precedente è confermata. Mi racconta che in Marocco, in mercatini simili, c'è un impiegato del Comune che annota tutti i passaggi di proprietà delle bici, stroncando i traffici illeciti.

Assan mi indica poi alcuni uomini, di fronte a lui, senza stand, che occupano abusivamente uno spazio e cercano di vendere biciclette da diverse ore. Vado lì, chiedo a uno di loro (italiano) informazioni sulla mountain bike che ha in mano, dice che la venderebbe per 100 euro. Gli chiedo se sarebbe disponibile a vendermi la bici firmando la dichiarazione che gli mostro. Inventa tutta una serie di scuse e dice che non la firmerebbe. E’ abbastanza chiaro che la provenienza della bicicletta è per lo meno sospetta.

Esco dal mercato e torno dai vigili (sono ancora 5 o 6). Gli racconto tutto e gli chiedo se possono venire con me nel mercato, per chiedere al venditore abusivo dove ha preso quella bicicletta. Mi dicono che loro non possono muoversi (mentre mezz’ora prima si erano offerti di accompagnarmi all’interno del mercato), perché devono impedire l’accesso a venditori abusivi. Gli dico che i venditori abusivi sono all’interno, a 100 metri da loro, e che mi pare che uno o due di loro potrebbero senz’altro venire.

Si rifiutano di nuovo. Provo una notevole rabbia e senso di impotenza. Prendo il cellulare e scatto delle foto a loro, che si voltano per non essere riconoscibili e mi dicono che non posso fotografarli. Mi ordinano di consegnargli un documento. A quel punto mi arrabbio veramente e mi viene ingiunto di moderare i termini e dargli il documento. Consegno la carta d’identità e chiedo di denunciarmi pure per aver scattato la foto, così poi vedremo cosa succede! Controllano con la centrale i miei dati, me la restituiscono ed ovviamente lasciano i venditori abusivi indisturbati (erano sanzionabili anche per il solo fatto di non aver affittato uno stand) a continuare il loro lavoro di vendita di bici rubate a 100 metri da loro.

DOMENICA 14 OTTOBRE - Dopo due tentativi inutili ai mercatini di piazzale Cuoco e al Parco Alessandrini, alle 12.30 torno al mercatino di San Donato. Parlo con i vigili in borghese fermi in un'auto fuori dal mercato, dove li avevo trovati la settimana precedente: si erano dimostrati molto attenti e disponibili. Racconto la mia storia, mi dicono che per loro è molto difficile bloccare i venditori di bici rubate in quanto non sono beni registrati e aggiunge: «Bisognerebbe registrarle, come si è fatto coi motorini: ora li rubano molto di meno!». Mostro le foto della bici e mi raccomandano di guardare in giro, e in caso la trovassi di chiamarli. Entro nel mercato, ci sono in vendita varie bici, qualcuna decisamente interessante, chiedo il prezzo e chiedo se firmerebbero la dichiarazione di vendita. Qualcuno è un po’ perplesso, altri non capiscono bene, ma in genere acconsentono. Della mia bici sempre nessuna traccia.

Esco dal mercato e noto all'entrata diversi uomini in attesa, ognuno con una bicicletta. Non è chiaro se sono in attesa di qualcuno o se vogliono venderle. Chiedo a qualcuno se la venderebbe. Chiedo il prezzo (molto conveniente) e chiedo se firmerebbero la dichiarazione di vendita. Rispondono di no. Poco dopo di fianco a noi arrivano altri uomini con bici nuove. E’ praticamente sicuro che siano tutte bici rubate. Tiro fuori nuovo la mia «arma segreta», il cellulare, e scatto foto alle bici e ai venditori.

Cominciano a insultarmi, ma non si nascondono, uno fa gestacci e si mette in bella mostra per un’altra foto, sfidandomi. L’atmosfera è decisamente tesa. Mi allontano e vado verso l’auto dei vigili, e gli individui non mi seguono. L’auto dei vigili ora è vuota, e non li vedo nei dintorni. Aspetto un po’ e poi prendo la mia bici rossa e vado.

LE MIE PROPOSTE - In tutti i mercati dell’usato esporre cartelli che invitino gli acquirenti a chiedere ai rivenditori di firmare il documento di cessione tra privati predisposto da rubbici.it. Rendere noti gli strumenti e i consigli presenti su rubbici.it (caricare lì le foto di bici rubate, fare la denuncia, mettere gli alert su Google, fotografare le bici sospette nei mercatini ecc.). Introdurre nella Polizia Municipale un sistema meritocratico che premi chi si dedica al proprio lavoro e sanzioni chi chiacchera e incassa stipendi a sbafo. Installare telecamere ad altezza d’uomo nei parcheggi bici in centro noti per il saccheggio quotidiano di biciclette. Il Comune poi dovrebbe organizzare un incontro pubblico, con stampa, associazioni di ciclisti, forze dell'ordine e così via per illustrare che cosa ognuna di queste istituzioni intende fare per affrontare il problema.

Giuseppe Mazzoni
17 ottobre 2012 (modifica il 18 ottobre 2012)

I figli di desaparecidos Le verità nascoste in Italia

Corriere della sera

Aperte le ricerche anche in Lombardia: «Se sei argentino, nato tra il 1975 e il 1980, e hai dei dubbi, contattaci»


Guillermo Pérez Roisinblit mostra le foto dei suoi genitori uccisi: ha ritrovato la nonnaGuillermo Pérez Roisinblit mostra le foto dei suoi genitori uccisi: ha ritrovato la nonna

MILANO -La bambina 107 - oggi una donna di 34 anni - è stata ritrovata la settimana scorsa e ha chiesto che le sia concesso un po' di tempo prima dell'incontro con la madre naturale, sopravvissuta a un centro di detenzione clandestino a Córdoba. Il nipote 106 è apparso ad agosto, a Buenos Aires, e ha recuperato subito il vero nome: Pablo Javier Gaona Miranda, figlio di desaparecidos , rapito alla nascita dal cugino di un colonnello in pensione.

Succede dall'altra parte del mondo, può accadere, presto, anche in Italia, forse proprio a Milano: una donna, un uomo, nati in Argentina, ma residenti nel nostro Paese, che sanno o hanno il sospetto di essere stati adottati, si rivolgono alla Rete per l'identità o ai consolati, avviano una ricerca, fanno l'esame del Dna, scoprono di essere stati «rubati» negli anni della dittatura (1976-83) e affidati a famiglie vicine al regime. Figli, in realtà, di una ragazza che ha partorito in un centro clandestino di tortura, ed è poi stata «eliminata», scomparsa. Una dei 30 mila desaparecidos.
 
Le nonne, le Abuelas de Plaza de Mayo, li cercano da 35 anni. A guidarle c'è Estela Carlotto, che ha perso la figlia Laura, uccisa dai militari in un finto conflitto a fuoco, e ancora spera di riabbracciare il nipote Guido. Ma intanto s'impegna per gli altri 393 che mancano all'appello (500 in totale, nei calcoli delle associazioni per i diritti umani). Con lei in questa battaglia, anche la sorella di Laura, Claudia, che a Buenos Aires è diventata coordinatrice della Conadi, Commissione nazionale per il diritto all'identità, e che oggi incontrerà a Palazzo Marino il sindaco Giuliano Pisapia, per sostenere la ricerca dei nipoti anche a Milano. Volantini, messaggi audio, cartelli da affiggere all'anagrafe e in altri uffici pubblici.
 
«Se sei argentino - recita lo spot - , se sei nato tra il 1975 e il 1980 (gli anni del «furto» di neonati, ndr) e hai dei dubbi, contatta la Rete per l'identità-Italia», un ombrello di associazioni che aiutano le Abuelas, numero di telefono 335-5866777, email dubbio@retexi.it. Si può anche chiamare direttamente l'ambasciata a Roma: 06-48073300. Se ci sono elementi sufficienti, sul caso viene avviata un'indagine, fino al test del Dna.
 
«Abbiamo tessuto la Rete perché ricevevamo molte telefonate e email di argentini che risiedono in Italia - dice Claudia Carlotto -, ma era difficile sostenere il percorso a distanza». Da qualche mese, invece, è possibile fare gli esami anche qui. «Qualcuno tra gli italoargentini ha già chiesto l'analisi del Dna - continua -, ma finora l'esito è negativo. Ci sono, però, dei casi sui quali le ricerche sono in corso», anche qui, in Lombardia. Non è strano. Per gli intrecci storici profondi, l'emigrazione massiccia di lavoratori dal nostro Paese verso il Río de la Plata.

Ma anche per i legami mai abbastanza esplorati tra le nostre imprese, i politici, la massoneria, le trame oscure italiane e la dittatura argentina. È possibile, allora, fare l'ipotesi di un bambino arrivato con i genitori-rapitori che fuggivano dalla giustizia dopo la caduta dell'ultima giunta a metà anni Ottanta, spiega il responsabile dei Diritti umani dell'ambasciata a Roma, Carlos Cherniak, o immaginare un ragazzo sbarcato in Europa sulla spinta della crisi economica del 2001.

«La differenza tra me, che ho recuperato l'identità dieci anni fa, e quelli che lo scoprono adesso è che magari hanno dei figli, questo processo riguarderà anche loro, tutto è più complicato - nella delegazione oggi in Comune c'è anche il nipote ritrovato Guillermo Pérez Roisinblit -. Ognuno ha la sua storia, ma per tutti è difficile. Io ho impiegato tre-quattro anni di andata e ritorno prima di accettare la nuova identità». Ma adesso è in prima linea, «perché il tempo passa, molte delle nonne stanno morendo senza aver conosciuto i nipoti. Lo faccio per loro, ma anche per quelli come me: la verità è dura, ma - io lo posso testimoniare - liberatoria».

Alessandra Coppola
18 ottobre 2012 | 9:54

Usa, arrestato trafficante di dinosauri

La Stampa

zampa

L’uomo metteva sul mercato nero fossili, falsificando documenti doganali: rischia 35 anni di carcere


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Eric Prokopi, cittadino americano di 38 anni si presenta come un “paleontologo commerciale”. L’uomo è stato arrestato nella sua casa in Florida, con l’accusa di importazione illegale di dinosauri. In particolare, secondo quanto riferito dall’ufficio del procuratore di Manhattan, l’uomo avrebbe messo sul mercato nero, dopo averlo importato, uno scheletro di tirannosauro mongolo vissuto 70 milioni di anni fa. 

L’accusa rivolta al “paleontologo” sarebbe quella di aver importato clandestinamente negli Stati Uniti alcuni resti di dinosauri proveniente dall’Asia, in particolare da Cina, deserto del Gobi e della Mongolia che, a quanto rivelato dalle ricerche, visita spesso.  L’uomo, che in passato ere stato bloccato alla guida di un camion il cui carico consisteva in 200 chili di fossili e reperti, è accusato di aver anche falsificato documenti doganali. Secondo l’Herald Sun, per tutte le accuse presentate l’uomo rischia fino a 35 anni di carcere.
Infine grazie alle ricerche effettuate per l’arresto di Prokopi è stato smascherato un grande mercato nero di fossili preistorici, che secondo quanto dichiarato dal magistrato «saranno restituiti ai Paesi d’origine». 

Il super aereo di don Verzé: "Due milioni solo per il web"

Il Giorno

San Raffaele, in aula la ricostruzione dell'acquisto del velivolo del dominus dell'ospedale. L’aereo acquistato negli Stati Uniti necessitava di interventi strutturali per ottenere le autorizzazioni per volare anche nei cieli europei
di Nicola Palma

Milano, 18 ottobre 2012


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Un aereo extralusso. Con un cablaggio internet da due milioni di dollari. Da fare invidia a tutto il mondo. O quasi. «Ai tempi, solo un governo poteva contare su un sistema così sofisticato». È il Bombardier modello Challenger 604, il velivolo che don Luigi Verzé utilizzava per i suoi viaggi transoceanici. Del resto, il dominus del San Raffaele non amava i «normali check-in».

Così, tra il 2006 e il 2008 l’ormai arcinoto faccendiere Pierangelo Daccò e il suo (ex) braccio operativo Giancarlo Grenci si mettono all’opera per trovare un aereo «capace di fare 8-9 ore di volo per arrivare in Sudamerica e in particolare sulle coste brasiliane». Come venne chiesto a Michele Di Leo, uno dei consulenti contattati per l’affare. Poi, spiega l’altro esperto Carlo Sari, Daccò è uscito di scena: la trattativa fu portata avanti prima da Grenci, «che era il fiduciario di Daccò e che trovò la società svizzera che serviva per la compravendita», poi da Mario Cal, l’allora vicepresidente della Fondazione Monte Tabor.

Passaggi ricostruiti ieri nei dettagli da Sari e Di Leo, chiamati a testimoniare nel processo che vede alla sbarra, tra gli altri, i due imprenditori Pierino e Gianluca Zammarchi, accusati di aver sovrafatturato le forniture all’ospedale per poi retrocedere soldi in nero alle casse di via Olgettina. Secondo l’accusa, una delle dissipazioni più ingenti del patrimonio si è concretizzata proprio con l’acquisto del Challenger 604: tra permessi aerei tutti da rifare, modifiche interne e consulenze fasulle (2,1 milioni a una società riconducibile a Daccò per aver stampato cinque pagine da un sito web), il prezzo si è quasi triplicato (da 13 a più di 35 milioni di euro).

Sì, perché, come ha ricordato in aula Sari, l’aereo acquistato da una società americana non aveva neppure le autorizzazioni necessarie per volare in Europa: questo ha reso necessari costosi interventi strutturali per ottemperare alle regole continentali. Certo, poi don Verzé ci ha messo decisamente del suo: «Ci fu ordinato — afferma il consulente — di montare un sistema di connessione che non interferisse con le apparecchiature di volo». E «di aumentare — aggiunge Di Leo — il numero di posti da 9 a 11, con l’aggiunta di quattro poltrone e un tavolo». Costo dell’operazione? «Due milioni di dollari».

nicola.palma@ilgiorno.net

Quarto Oggiaro contro il Molleggiato, la Mori: "Adriano contro chi specula"

Il Giorno

Nel suo programma televisivo Celentano aveva paragonato il rione di Milano a Scampia, suscitando l'ira dei residenti. Ma la moglie getta acqua sul fuoco
di Marianna Vazzana


Milano, 18 ottobre 2012


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«Siamo sorpresi, dispiaciuti che gli abitanti di Quarto Oggiaro abbiano interpretato le parole di Adriano in maniera offensiva. Era l’esatto contrario». E’ Claudia Mori in persona a rispondere (tramite mail e poi al telefono) ai cittadini della periferia Nord di Milano scagliatisi contro una frase pronunciata dal Molleggiato all’Arena di Verona durante il concerto-evento seguito da oltre 9 milioni di telespettatori.

«Che valore avrebbe vivere in un appartamento con tutti i comfort possibili se poi quell’appartamento è inserito in un contesto come le Vele di Scampia o di Palermo oppure a Quarto Oggiaro a Milano?». La scintilla che ha scatenato un putiferio su Facebook e una protesta con tanto di cartelli e striscioni in piazzetta Capuana. «Siamo stanchi di sentir parlar male del nostro quartiere, sulla bocca di tutti solo perché ha una brutta fama. Altro che Scampia, qui abbiamo 19 associazioni di volontariato eppure nessuno ne parla», il succo della rivolta.

Ma le intenzioni di Celentano non erano quelle di denigrare la zona, anzi. «Adriano, nato e vissuto nelle periferie, si è schierato proprio dalla loro parte, contro i costruttori complici della politica corrotta di comuni e non solo che acconsente a far costruire orrende case per le persone normali che non possono permettersi ville o abitazioni  prestigiose», spiega la Mori. La parola contesto era da intendere in questo modo, in senso architettonico e urbanistico. Casermoni obbrobriosi (mostrati anche in fotografia) che uccidono la bellezza.

«La bellezza intesa come uguaglianza, anche per come vengono costruite le case per i meno abbienti. Le battaglie che Adriano porta avanti da sempre – puntualizza Claudia Mori – riguardano anche dove le persone delle periferie sono costrette a vivere. In loculi e in brutti appartamenti dove anche la sicurezza non esiste. Questo è stato il tema del discorso di Verona, non è quello che la gente ha percepito». E ancora: «Non ha mai inteso parlare del Quarto Oggiaro quale esempio di particolare delinquenza. Così come per le Vele di Scampia o di Palermo. E’ ovvio che la delinquenza  possa esserci ovunque». La Mori conclude inviando i saluti agli abitanti, «con la speranza che sia chiarito l’equivoco».

«Sono contenta che ci abbia risposto, non avevo dubbi», ribatte Paola Iubatti, presidente di Assogeventi e promotrice della protesta. A nome degli abitanti ringrazia Celentano, soprattutto perché «per l’ennesima volta ci fai capire che più un quartiere è invaso dai problemi più cerca la forza di reagire... e questo è anche Quarto Oggiaro». Ma al Molleggiato vuole anche dire che «non in tutte le periferie ci sono orrende case o loculi ma case popolari opportunamente ristrutturate». Per questo rinnova l’invito a visitare la zona. «In questo periodo Adriano è fuori Milano, impegnato in un progetto – spiega la Mori – ma in futuro non mancherà l’occasione. Quarto Oggiaro lo conosciamo bene, abbiamo anche degli amici».