giovedì 11 ottobre 2012

Voci sul web: «Fidel Castro è morto»

Corriere della sera

Secondo il quotidiano venezuelano El Nacional «è attaccato a un respiratore, la sua è una morte celebrale»

Fidel Castro (Epa)Fidel Castro (Epa)

Tra un sussurro e un cinguettio. Un post e uno status. Sul web impazza la voce: «Fidel Castro è morto». Non è la prima volta che su internet si rincorrono notizie sulla salute del Líder Máximo. Ma a dare il via, questa volta, è stato il giornalista cubano Alberto Muller che vive a Miami sul suo blog e su Twitter. Sulla salute di Castro interviene anche quotidiano venezuelano «El Nacional». Parla di «morte celebrale» per l'ex presidente cubano, 86 anni.

LE CONDIZIONI- Tutti chiedono, nessuno ha la certezza. La comunità cubana in esilio a Miami non si sorprende. «Ogni giorno si parla di questa ipotesi». Ma Muller sembra convinto: «Da mesi la sindrome da demenza senile di Castro si è aggravata fino al punto che il leader rivoluzionario cubano non riesce neanche a sedersi a cenare con i suoi figli». E ancora: «Non riesce più a camminare».

A CUBA- Le notizie circolano all'estero. Ma a Cuba? Risponde la blogger Yoani Sanchez: «Non ho nessuna certezza, circolano solo voci...». Voci che lo vorrebbero, appunto, morto. È da mesi che Castro non parla in pubblico e, soprattutto «non si è congratulato con Hugo Chavez per il trionfo alle elezioni e che la sua presenza è sparita dalla stampa cubana». E una grave malattia intestinale lo ha costretto, nel luglio 2006, lo obbligò a delegare i poteri al fratello Raul, che formalmente ha assunto la presidenza di Cuba nel 2008.

B. Arg.
11 ottobre 2012 | 22:36

Addio a Haller, l'ala di Bologna e Juve

Corriere della sera

Aveva avuto un attacco cardiaco sei anni fa. Soffriva di demenza senile e del morbo di Parkinson

Helmut Haller con la maglia bianconera durante la sua permanenza in ItaliaHelmut Haller con la maglia bianconera durante la sua permanenza in Italia

Si è spento nella città di Augsburg all'età di 73 anni l'ex nazionale tedesco Helmut Haller, che ha militato in Italia nel Bologna e nella Juventus vincendo tre scudetti (uno con i rossoblù) e due con i bianconeri a cavallo degli anni 70. Fece parte della prima generazione di tedeschi a giocare all'estero, in un periodo in cui i trasferimenti di giocatori oltre-confine erano ancora in una fase embrionale. Sei anni fa aveva avuto un attacco cardiaco, dal quale non si era più ripreso vivendo in condizioni di non autosufficienza anche a seguito di una forte demenza senile e del morbo di Parkinson.


E una foto più recente del campione tedescoE una foto più recente del campione tedesco

CON LA NAZIONALE - Ha giocato anche tre campionati nel mondo, in Cile nel 1962, disputando anche la finale del '66 (quella del gol-fantasma) segnando anche il provvisorio vantaggio per i tedeschi. E infine il mondiale messicano, perdendo la semifinale con l'Italia all'Azteca. In totale con la maglia tedesca ha giocato 33 partite, realizzando 13 reti. Ha avuto tre matrimoni. L'ultima moglie - di origine cubana - l'aveva sposata nel 2003. Il campione tedesco aveva anche tre figli.

Redazione Online11 ottobre 2012 | 20:36

La Sicilia vista dagli Usa: «La regione come esempio della crisi italiana»

Corriere del Mezzogiorno

Opere pubbliche non concluse e assunzioni facili . A Giarre, in provincia di Catania, record di incompiute


L'articolo nel settimanale «Internazionale» L'articolo nel settimanale «Internazionale»

PALERMO- Com’ è vista la Sicilia all’estero? Il settimanale «Internazionale» riporta l'articolo pubblicato nel quotidiano statunitense “Bloomberg Businessweek” che ha analizzato le condizioni economiche e politiche della regione e il risultato non è dei migliori.

L’ESEMPIO DELLO SPRECO, IL PAESE GIARRE- L’inchiesta dell'inviata del quotidiano americano Stephan Faris è partita da Giarre, un paese della Sicilia orientale che si trova tra il mare e l’Etna, un tempo famoso punto di raccolta per il vino prodotto nei dintorni. Oggi la fama di Giarre è meno lusinghiera. La città ha 28mila abitanti e il record nazionale di opere pubbliche incompiute: sono venticinque, una ogni mille abitanti. Un pomeriggio di settembre l’inviata ha visitato insieme a Turi Caggegi, un giornalista che dagli anni novanta scrive sugli sprechi, alcuni degli orrori di Giarre: un teatro non finito, ormai ricoperto di graffiti, oppure una piscina olimpionica scavata ma mai completata. “Denaro sprecato che non è stato speso in investimenti produttivi, ma solo per comprare voti”, ha commentato il giornalista siciliano.

«LA SICILIA RISCHIA DI DIVENTARE LA GRECIA»- Nel 2011 il governo regionale della Sicilia aveva un deficit di 5,3 miliardi di euro su un bilancio complessivo di 27 miliardi di euro. Quest’anno, con i tagli imposti dal presidente del consiglio Mario Monti ai trasferimenti alle regioni, la Sicilia ha raggiunto un punto critico. A luglio Ivanhoe Lo Bello, vicepresidente di Confindustria, ha dichiarato che la Sicilia, la regione più grande del paese, rischia di diventare “la Grecia d’Italia”, con un deficit di bilancio che potrebbe trascinare il resto del paese verso il fallimento.

Secondo l’inchiesta del quotidiano americano i problemi della regione sono più politici che economici: “ Dal 1946 l’isola ha usufruito dello status di regione autonoma, con un parlamento e delle leggi proprie. Altrove l’autodeterminazione ha incoraggiato il senso di responsabilità. In Sicilia è successo il contrario”. E nell’articolo non vengono risparmiati commenti sui politici siciliani che “sono diventati dispensatori di benefici, e distribuiscono posti di lavoro e favori senza preoccuparsi degli sprechi".

GLI IMPIEGATI PUBBLICI- Il quotidiano americano si concentra sui numeri dell’amministrazione pubblica sottolineando che il governo regionale impiega direttamente circa 18mila persone,cinque volte più della regione Lombardia, che ha il doppio degli abitanti dell’isola. Solo nella città di Palermo ci sono ventimila impiegati della pubblica amministrazione.

Redazione online 11 ottobre 2012

Nuove scoperte sulla morte di Giulio Cesare ma non è stato trovato il suo scranno

Corriere della sera

Dopo sei anni di ricerche nel cuore della Roma Repubblicana, possibile identificazione del luogo dell'agguato. Il malinteso di «El Pais» che aveva dato per ritrovato lo scranno


TOMBACESAR1_b1
ROMA - Giulio Cesare è morto nel cuore di Roma antica. Dove, per la precisione, è ancora difficile stabilirlo anche se gli ultimi scavi archeologici indicherebbero come luogo del decesso largo Argentina. Di sicuro, lo scranno su cui era seduto in quelle idi di marzo del 44 a.C. non è stato ancora trovato, come spiega l’archeologa Marina Mattei della sovrintendenza comunale di Roma. Tuttavia è stato rinvenuto il muro cementizio in cui sarebbe stato collocato quello scranno… Il quotidiano spagnolo El Pais nei giorni scorsi è corso un po’ avanti - con una notizia infondata - affidando la scoperta del sedile (non ancora trovato) a uno studioso spagnolo del Csic (Consejo Superior de Investigaciones Cientificas), Antonio Monterroso, ma è stata una forzatura. Eppure Cesare morì da queste parti, in una delle aree monumentali più note della moderna Capitale.

NON-LUOGO ARCHEOLOGICO - E' certo che nell’area archeologica di Largo Argentina sono stati identificati la sede della Curia di Pompeo e il muro di tamponatura con cui Augusto poi procedette a chiudere il primo Senato romano. La Curia al Foro Romano ha accolto il Senato venuto dopo. Ed è sicuro, infine, che tutta questa area sacra dell’Argentina, in cui si scava e si studia ormai da sei anni, scoperta nel 1926 da Giuseppe Marchetti Longhi e divenuta nel tempo un non-luogo archeologico lasciato abbastanza a se stesso e ai gatti, ora - con la scoperta dell'area in cui morì Cesare - è candidata finalmente a voltare pagina trasformandosi in un vero sito archeologico monumentale visitabile.

«APRIRE AL PUBBLICO» - «Tutti i miei sforzi – dice Marina Mattei che lavora in questa area da sei anni – sono tesi ad aprire ai visitatori questo che è il cuore della Roma repubblicana». Umberto Broccoli, sovrintendente comunale, aggiunge: «Il cantiere archeologico chiuderà entro il 2013…». Il giallo del luogo in cui sarebbe morto Giulio Cesare è legato all’area adiacente al lato del Teatro Argentina. Si tratta di un muro di tamponatura sovrastato da un pino secolare che svetta alto. E’ ciò che resta del primo Senato romano, quello della Curia di Pompeo. E’ volto in direzione di Campo de’ Fiori dove all’altezza di piazza dei Satiri è stato rinvenuto il Teatro di Pompeo.

UCCISO SOTTO LA STATUA DI POMPEO - Sulla sommità del teatro c’era il tempio di Venere Genitrice. Tutta lo spazio è dunque frutto dell’urbanizzazione di Pompeo a metà del primo secolo a.C. nell’area di Campo Marzio. Fonti come Svetonio dicono che Augusto lo chiuse. Dunque, il muro ritrovato è quello fatto costruire da Augusto. Svetonio dice anche che la statua di Pompeo fu trasferita, Cicerone aggiunge che sotto quella statua è morto Giulio Cesare. «Stiamo analizzando tutti questi elementi – spiega Marina Mattei -. Siamo partiti dalla pianta della Curia e stiamo indagando sulla struttura e questo lavoro è condiviso con gli spagnoli che hanno investito in questa area…».

SEI TEMPLI NELLA STESSA AREA - Su un punto la Mattei è categorica: «Questa area è la più importante comunque di tutta la Roma repubblicana». Non è semplice identificare i passaggi che dal IV secolo portano ai giorni di Giulio Cesare ed Augusto., a cavallo del passaggio nell’era volgare. «Qui ci sono almeno sei templi – spiega Marina Mattei -, sotto ci sono le fondamenta in peperino che poggiano sull’argilla a sette metri di profondità». Sono quattro i resti di tempio oggi visibili, sono indicati da lettere che vanno dalla a alla d. Difficili le attribuzioni. Al centro dell’area si erge il tempio più conservato, a pianta rotonda, del II secolo, dedicato alla Fortuna huiusce diei. Ai suoi due lati altri due templi di epoca precedente: quello forse di Giuturna e l’altro dedicato a Feronia.

LA CHIESA BIZANTINA - Il quarto edificio (quello verso Corso Vittorio) poi ospitante una chiesa bizantina dell’alto medioevo (di cui si ammirano ancora affreschi e mosaici) è quello dedicato ai Lari Permarini protettori dei naviganti. Tutte attribuzioni da verificare ancora. «Abbiamo lavorato e scavato in tutto questo complesso grazie a un paio di milioni di euro derivati da fondi Arcus – spiega l’archeologa -. Con noi collaborano cattedre universitarie come quella di Patrizio Pensabene, topografi, epigrafisti, geologi con cui abbiamo fatto carotaggi. Il tutto per ottenere in primo luogo i rilievi e la verifica dei documenti e delle fonti antiche. La Spagna ha inoltre finanziato le indagini al laser scanner del Csic, utili soprattutto per le ricostruzioni topografiche».

FONTI DI RILETTURA STORICA - Insomma verifica attenta di tutte le fonti e rilettura di questa complessa struttura organizzata su oltre quattro secoli di vita, in cui si nasconde l’epicentro della storia repubblicana romana. Un posto dove, questo è certo, il 15 marzo del ’44 è morto Giulio Cesare. A sorvegliare il luogo si erge la torre medievale che dà nome allo slargo. E’ chiusa, c’è il progetto di aprirla e farla diventare il centro visitatori. Intanto sui muri dell’angusto luogo scorrazzano indisturbati (e fotografatissimi) i gatti romani di tutti i colori.

Paolo Brogi
11 ottobre 2012 | 17:07

L'adesivo «Bimbo a bordo»? Aumenta il numero degli incidenti

Corriere della sera

Secondo un sito inglese sarebbe causa di distrazioni che porterebbe poi anche a incidenti stradali

Cattura
MILANO – Quell’adesivo appiccicato con orgoglio e un po’ di apprensione sul lunotto posteriore dell’auto, che recita, tra pupazzetti e ciucciotti, che c’è un «bimbo a bordo», potrebbe essere, invece che strumento di protezione dei piccoli di famiglia, causa di scontri e incidenti. È la prima volta che se ne parla usando dati raccolti tra gli automobilisti, e un portale inglese che confronta assicurazioni in tutti i campi, Confused.com, ha appena pubblicato i risultati di un sondaggio tra 2.000 utenti del sito, indagando su fastidi e pericoli dello sticker di famiglia.

UN INGOMBRO FASTIDIOSO – Tra gli intervistati, il 46% dichiarava di trovare il segnale pericoloso: per via della porzione di visuale tolta al guidatore, dato che spesso l’adesivo è posizionato non correttamente, a occupare una parte del lunotto utile magari in fase di manovra. Ma anche, argomentazione più sottile e opinabile, perché il vedere davanti a sé tale adesivo metterebbe in allarme maggiormente chi si trova subito dietro in coda, causando il riflesso incondizionato di una brusca frenata o di uno stop repentino. Un terzo del campione intervistato poi ha anche affermato di trovare l’adesivo di cattivo gusto: spesso il segnale baby on board prende forme, colori e dimensioni particolari e viene personalizzato accogliendo il disegno di tutta la famiglia, il nome, il pupazzo del cuore, la squadra calcistica tifata in casa. Mentre una parte degli intervistati ammette anche di aver posizionato lo sticker del baby on board dove in effetti potrebbe dare fastidio alla guida. O di averlo appiccicato con orgoglio per raccontare al mondo di aspettare un figlio.

SICUREZZA A BORDO – E tale scelta, così come quella di posizionare adesivi di altro genere su lunotti e finestrini ostruendo la visuale, è da condannare: secondo un’esponente della associazione inglese «Brake» che lavora sui temi della sicurezza stradale, «il segnale di bimbo a bordo è utile in caso di pericolo e incidente, perché segnala la presenza di un piccolo da salvare nell’abitacolo, ma diventa un ostacolo se l’avvertimento c’è quando il bimbo non è a bordo. Gli autisti dovrebbero sempre dare priorità alla sicurezza ed evitare ogni azione tesa a mettere in pericolo se stessi e gli altri passeggeri». Il pensiero è suggellato dai dati del governo inglese sulle cause degli incidenti stradali: in Gran Bretagna si registrano 150mila incidenti auto l’anno, e il 10% sono scontri tra mezzi. Il 3% degli incidenti totali deriverebbero da distrazione, mentre il 2% sarebbe causato da visuale cieca alla guida.

CINTURE ALLACCIATE – Più in generale invece, e a livello europeo, tra il 2000 e il 2010 avrebbero perso la vita in strada 18.500 bambini, e 17.000 sarebbero rimasti feriti: i dati dell’European Transport Safety Council riguardano i 27 Paesi dell'Ue. Per proteggere i più piccoli in auto, restano fondamentali le regole base prescritte anche dal Codice della Strada: oltre al rispetto dei segnali, delle distanze minime e dei limiti di velocità, è bene ricordare di trasportare i bambini con i seggiolini omologati e allacciare sempre le loro cinture correttamente. Lo scorso anno, una efficace campagna promossa da blog e siti italiani che si occupano dei temi legati alla famiglia e alle mamme aveva sensibilizzato i genitori italiani sul tema, usando una frase efficace: «Se lo ami legalo» .


Eva Perasso
11 ottobre 2012 | 16:30

Siracusa, scoperto in mare il relitto di un galeone spagnolo del 1600

Corriere del Mezzogiorno

Nelle acque di Avola. Le operazioni partite dalla segnalazione di un finanziere che aveva notato elementi di ferro e legno


Cattura
PALERMO - «Stavamo rastrellando la zona tra Siracusa e Porto Palo, e con un pizzico di fortuna uno dei nostri militari, al di fuori della propria attività di servizio, ha notato alcuni elementi di ferro e di legno». È così, come ha raccontato Costanzo Ciaprini, comandante del Reparto operativo aeronavale della Guardia di Finanza di Palermo, che è iniziata la storia di un ritrovamento che si può considerare «eccezionale». Quegli elementi di ferro e legno in realtà, potrebbero essere parte di un relitto di una nave che, molto probabilmente, apparteneva della flotta spagnola del XVII secolo che combattè contro quella inglese a largo di Siracusa lungo coste della Sicilia sud- orientale.

CINQUE CANNONI - Custoditi dai fondali sono stati ritrovati anche cinque cannoni dalla lunghezza di oltre 2 metri con relativi carrelli risalenti alla fine del 1600 e l'inizio del 1700, armi da fuoco più piccole. L'operazione è stata effettuata dalla sezione operativa navale di Siracusa nell'ambito di un servizio coordinato dal Reparto operativo aeronavale della Guardia di finanza di Palermo e dalla Sovrintendenza del Mare della Regione siciliana.

SOMMOZZATORI IN ACQUA PER 20 GIORNI - Le operazioni di localizzazione al 5-6 metri di profondità a largo delle acque di Avola sono iniziate lo scorso mese: dopo la segnalazione, militari e Sovrintendenza, come previsto dai protocolli d'intesa, hanno avviato le esplorazioni, che hanno impegnato per 15-20 giorni il Nucleo sommozzatori di Messina e due motovedette della Gdf in stretta collaborazione con l'equipe di subacquei archeologici guidati dal sovrintendente Sebastiano Tusa. «Evito sempre esagerazioni o grandi metafore, però in questo caso si tratta davvero di una scoperta eccezionale, importantissima per la storia di quest'Isola - ha detto Tusa..

Una scoperta assolutamente inedita, di grandissime potenzialità dal punto di vista storico e archeologico». Secondo Tusa «questo risultato è frutto anche di una strettissima intesa umana tra la Sovrintendenza e la Finanza, una collaborazione lunga un decennio. Faremo subito un progetto di ricerca - ha concluso il sovrintendente - per cercare di approfondire il ritrovamento del relitto». Nell'ultimo anno il Reparto navale delle Fiamme gialle ha rinvenuto, sempre nel Siracusano, un cannone spagnolo a Capo Passero, uno a Capo del Melo, e due ancore di epoca romana a Capo Murro di Porco.

Redazione online 11 ottobre 2012

Scoperto il segreto dei fulmini ascendenti

Corriere della sera

Meno dell'uno per cento dei fulmini va in direzione opposta al normale: dalla terra verso il cielo


Cattura
La prima documentazione scientifica relativa ai fulmini ascendenti – quelli che salgono da terra alle nuvole – risale al 1939. Sino a oggi, però, gli scienziati non erano riusciti a comprenderne il funzionamento. Ora un team di ricercatori della School of Mines and Technology di Rapid City (Sud Dakota), grazie all’analisi di un video ad altissima definizione, azzarda una possibile spiegazione. Il video in questione è stato analizzato in slow-motion, espediente che ha permesso di trasformare l’intervallo di tempo reale di poco meno di un secondo in circa 40 secondi.

FULMINI - Nel filmato si vedono, in sequenza, un lampo sul lato sinistro che cade dalle nuvole e colpisce il suolo, e poi altri lampi che dalla sommità di un ripetitore televisivo salgono invece verso il cielo. I fulmini ascendenti sono rari, spiega Tom Warner, responsabile del gruppo di ricerca e primo autore dello studio pubblicato nel Journal of Geophysical Research. La maggior parte dei lampi scorre tra le nuvole oppure da una nuvola al suolo, seguendo percorsi di aria ionizzata chiamati scariche leader (o scariche pilota). Come queste si formino è ancora poco chiaro. Si sa però che di solito una scarica pilota con carica positiva scende dalle nuvole e costringe una leader con carica negativa a salire dal suolo. Quando le due si incontrano, il risultato è un flusso di corrente elettrica accompagnato da un forte lampo di luce.

ASCENDENTI - Meno dell’1% della totalità dei fulmini viaggia in direzione opposta. Di solito, i lampi ascendenti si registrano in prossimità di oggetti alti, come grattacieli, ripetitori o pale eoliche. Secondo Warner e colleghi, il segreto potrebbe consistere in un meccanismo a scintilla. Al minutaggio 14 si vede, a sinistra, un lampo discendente: è il fulmine «di innesco». Al mark 17 si notano tre lampi ascendenti che dal ripetitore salgono verso il cielo.

Questi incontrano percorsi di carica negativa, chiamati scariche leader di ritorno, che riportano il flusso di elettroni al ripetitore e quindi al suolo. Stando allo studio americano, nel quale sono stati analizzati 81 fulmini ascendenti, l’innesco discendente avviene di norma a 17,5 km di distanza dal lampo ascendente, e con circa 1,50 millesimi di secondo di anticipo. Per scoprire di più sui fulmini «in salita», il prossimo obiettivo degli scienziati è la mappatura delle scariche elettriche in 3D.

Video

Elisabetta Curzel
10 ottobre 2012 (modifica il 11 ottobre 2012)

La miglior pizza si sforna a Verona” E Napoli si ribella

La Stampa

Incoronato il locale di un paesino “Razzismo culinario” replicano in Campania

anna martellato
verona


Cattura
Dove si sforna la miglior pizza d’Italia? Sbagliato, non è Napoli. A soffiare il primato alla città del caldo Sud, udite udite, è nientemeno che una città del freddo Nord: Verona. 

Quella della «pasta e fasoi», della polenta, dei «risi e bisi» e delle nebbie. La beffa arriva neanche da Verona città, dove tra un concerto di Celentano e l’altro ci si potrebbe magari gustare una pizza con vista Arena. Lo schiaffo a Napoli arriva da San Bonifacio, paesino nella provincia che, a quanto pare, con la pizza ci sa fare. 

A decretarlo il Gambero Rosso, che ha assegnato i suoi «Tre Spicchi» 2013 alla pizzeria I Tigli capitanata da Simone Padoan. A Napoli qualcuno probabilmente è caduto dalla sedia, alla notizia. Un padoan? («padovano» in dialetto veneto). Così, all’ombra del Vesuvio è scoppiata la protesta. Per i maestri della pizza si può trattare solo di una cosa: cospirazione politica, altrimenti detto «razzismo culinario», riporta il quotidiano L’Arena. 

Nella fattispecie, questa pizza avrebbe una farcitura verde leghista. Viene indetta un’iniziativa di protesta al «Sorbillo dei Tribunali», storico locale di Napoli, e il processo si svolge alla presenza di cittadini e pizzaioli: una decisione «surreale e incredibile», sentenziano tutti non si sa se più scioccati o più indignati (o forse entrambe le cose). Macché operazione politica. 

Non capisco il motivo di tutte queste polemiche da parte dei miei colleghi napoletani. Sono già quattro anni che siamo indicati tra i migliori d’Italia», spiega Padoan, sorridendo all’insinuazione napoletana. I grandi pizzaioli partenopei, in fondo, sono (ancora?) amici suoi: da Sorbillo a Jervolino, a Coccia. La stizza passerà. Forse. E chissà se qualche chef napoletano non stia meditando la rivincita. Stavolta, a suon di lesso e pearà.

Alpi, riserva d’acqua e natura che tiene in vita l’Europa

La Stampa

Ai 1.200 chilometri di vette, fiumi, animali e piante il Wwf dedica “Biodiversamente” manifestazione che promuove l’Ecoscienza e tutti i modi per preservare l’ambiente

carlo grande


Cattura
Sono una delle ultime regioni naturali del Centro Europa e la più importante riserva d’acqua del Continente, perché i grandi fiumi che le attraversano - come Reno, Rodano e Po - hanno le loro sorgenti proprio alle loro pendici: sono le Alpi, un territorio straordinario - 1.200 chilometri di valli e di vette, cerniera e non certo barriera della nuova Europa – area fondamentale per l’equilibrio ecologico ed economico della civiltà urbana, per il nostro benessere, fisico e spirituale. Una campagna del Wwf pone l’accento su di loro: la terza edizione di «Biodiversamente», il Festival dell’Ecoscienza che il 27-28 ottobre aprirà gratuitamente musei scientifici e aree naturali in tutta Italia per far conoscere il valore della biodiversità e della ricerca nel conservare la natura, è dedicato alle Alpi e all’Acqua. 

Per il biennio 2013-2014 spetta all’Italia la presidenza della Convenzione delle Alpi e l’allarme va ascoltato: le Alpi ospitano 30 mila specie animali, tra cui specie-simbolo come orso bruno, stambecco, camoscio, lupo, lince e aquila reale, e 13 mila specie vegetali, di cui un gran numero vivono esclusivamente lassù, ovvero sono «endemiche». In tutto, si tratta di 20 mila invertebrati, 200 uccelli nidificanti, 80 mammiferi, 80 pesci, 21 anfibi, 15 rettili e, tra le specie vegetali, oltre 5.000 funghi, 4.500 piante vascolari ovvero il 39% della flora europea e di queste l’8% vivono solo qui, 2.500 licheni, 800 muschi, 300 epatiche. 

L’Italia, in particolare, ha una biodiversità record: la biodiversità è l’assicurazione sulla vita del nostro Pianeta, è il «serbatoio» da cui attinge l’evoluzione che permette alle specie viventi di adattarsi ai mutamenti delle condizioni ecologiche, e fornisce servizi naturali come cibo, medicine, risorse naturali e aria pulita che sono alla base del nostro benessere e della nostra economia. L’unico modo per conservarla è conoscerla e studiare strategie per proteggerla, definendo nuovi modelli di sviluppo sostenibile.

 L’Italia è tra i Paesi europei più ricchi di biodiversità: ci sono 57.468 specie animali (di cui l’8,6% endemiche, ovvero vivono solo nel nostro Paese), e oltre 33.700 specie di piante vascolari, funghi, licheni e alghe (con il 13% di specie endemiche solo tra le piante vascolari). Ma attualmente sono a rischio il 68% dei vertebrati terrestri, il 66% degli uccelli, il 64% dei mammiferi, il 76% degli anfibi e addirittura l’88% dei pesci d’acqua dolce, tanto che nei prossimi anni rischiamo di perdere specie come l’orso bruno, la lontra, il capovaccaio, l’aquila del Bonelli o la pernice bianca e una lunga schiera di specie meno note.

La perdita di habitat e la sua frammentazione sono le principali minacce per la biodiversità alpina. La diffusione degli insediamenti agevolata anche dal turismo di massa, l’agricoltura insostenibile, le reti stradali e le dighe sono i principali colpevoli. A questi si aggiungono i cambiamenti climatici, a cui le Alpi sono molto sensibili. 

Il Wwf lavora da anni in un Programma Alpi Europeo che coinvolge gli uffici Wwf di Italia, Germania, Austria, Svizzera, Francia e segue i principi della conservazione ecoregionale, ovvero conservare la biodiversità su una scala spaziale molto vasta dell’arco alpino, nella sua interezza, che va oltre i confini dei Paesi. Gli obiettivi sono ovviamente a lungo termine, anche cinquant’anni, e puntano anche sul coinvolgimento delle comunità locali. Tentano di far leva sulla qualità, anziché sul bieco «sviluppo», nel nome del quale da decenni si compiono scempi incredibili.

Le Alpi non sono il luna park dei cittadini: ospitano oltre quattordici milioni di abitanti, e migliaia di borghi che compongono uno straordinario e fragile mosaico culturale. Vivono ormai in una condizione di forte disagio, soprattutto a causa dello spopolamento: se non verrà arginato, con l’inquinamento e il degrado, scompariranno paesaggio e identità alpina. E tutto in nome del progresso e della «funzionalità» - come scriveva lo scrittore Jean Giono - dello sviluppo materiale, cioè del livello più basso dello sviluppo. Non per il bene delle comunità, ma per la speculazione di pochi. 

Il satellite svela la finta casa di Osama costruita dalla CIA

La Stampa

I Navy SEALs si addestrarono al blitz in North Carolina, in una perfetta ricostruzione del fortino del capo di Al Qaeda

marco bardazzi


Cattura
Un piccolo angolo di Pakistan ricostruito fedelmente nel luogo più impensabile: una baia del North Carolina, non lontano dalle spiagge affacciate sull’Atlantico dove migliaia di famiglie americane trascorrono le vacanze estive. 

È qui, a Harvey Point, che la CIA aveva realizzato per le forze speciali dei Navy SEALs una ricostruzione fedele del fortino pakistano in cui si nascondeva Osama bin Laden. Quando nel maggio 2011 il Team Six dei SEALs lanciò l’assalto al nascondiglio del capo di Al Qaeda ad Abbottabad, il blitz era stato provato e riprovato fino all’esasperazione nel simulatore. 

L’esistenza del finto «compound» di bin Laden in North Carolina era stata svelata nel libro «No Easy Day» da uno dei membri del Team Six, ma adesso grazie al web e ai satelliti spuntano anche le immagini. La rivista The Atlantic ha svelato che sulle mappe satellitari di Bing, il motore di ricerca di Microsoft, la ricostruzione del nascondiglio di Osama fatta dalla CIA è ancora visibile: è quella che si vede nella foto in questa pagina. 
La cosa curiosa è che invece sulle più aggiornate mappe di Google la stessa area risulta rasa al suolo, cancellata, come hanno scoperto gli esperti di una società specializzata in rilevazioni satellitari, Cryptome.org. La stessa sorte toccata alla versione reale della roccaforte in cui il capo di Al Qaeda fu scovato e ucciso. 


fotogallery

La finta “casa” di Osama costruita dalla CIA

Cuba, la vedova Payà “Il regime ci minaccia”

La Stampa

“Ci serve protezione, la comunità internazionale ci aiuti”

paolo mastrolilli
inviato a new york


Cattura
Vi chiediamo aiuto. Per convincere il governo cubano ad accettare un’inchiesta indipendente sulla morte di mio marito e per proteggere la mia famiglia dalle minacce e le intimidazioni che ormai subiamo ogni giorno».

Ofelia Acevedo, la moglie di Oswaldo Payà, è appena stata con i figli a Bayamo, lungo la strada dove il 22 luglio scorso ha perso l’uomo della sua vita. Il fondatore del «Movimiento Cristiano Liberación» viaggiava su un’auto guidata dall’attivista spagnolo Angelo Carromero, insieme al collega dissidente Harold Cepero e allo svedese Jens Aron Modig. All’improvviso la macchina ha sbandato e si è schiantata contro un albero: Payà e Cepero sono morti, Carromero e Modig sono rimasti feriti. Il primo ora è sotto processo a Bayamo per omicidio colposo, mentre il secondo è tornato in Svezia. Qualche giorno fa la blogger Yoani Sánchez è stata arresta perché cercava di raccontare questo giudizio. Ofelia ci parla al telefono, con un filo di voce interrotto spesso dall’emozione. 

Cosa pensa del processo in corso?
«Non credo alla versione ufficiale e non l’accetto. Spero che Carromero venga assolto poiché è innocente».

Perché non crede all’incidente?
«È impossibile, non regge alla prova dei fatti. L’auto era in buone condizioni e non viaggiava ad alta velocità. È passata da un tratto asfaltato a uno sterrato, ma senza particolari ostacoli che richiedessero una frenata o una sterzata improvvisa. Anche l’albero dell’impatto è così piccolo da rendere non credibile il danno fatto alla macchina».

Lei cosa pensa che sia successo?
«Ho una serie di domande, a cui il governo cubano si rifiuta di rispondere. Perché mio marito non è stato portato in ospedale con gli altri tre feriti, ed è rimasto per ore sul ciglio della strada ad aspettare un’ambulanza, fino a quando è morto? Perché alcuni testimoni hanno parlato della presenza di una Lada rossa nella zona dell’incidente, da cui sarebbe uscito un ufficiale di polizia per gestire i soccorsi? Le autorità sostengono che c’è un filmato che prova lo scontro: come lo hanno ripreso? Seguivano l’auto di Oswaldo? E perché?».

Come spera di ottenere le risposte?
«Un’inchiesta indipendente, che il governo cubano non può condurre. Serve una indagine internazionale, anche perché nell’incidente erano coinvolti degli stranieri. Noi siamo cristiani e non cerchiamo vendetta, però chiediamo verità e giustizia. Come diceva il Papa, non c’è pace senza giustizia».

Come vi possono aiutare l’Italia, il Vaticano, la comunità internazionale?
«Appoggiando la nostra richiesta e premendo affinché il governo cubano l’accetti, dando anche garanzie sulla nostra sicurezza».

Vi sentite in pericolo?
«Io, i miei figli, la mia famiglia, riceviamo quasi ogni giorno minacce e intimidazioni. A Cuba non esistono i diritti umani e civili, al punto che i parenti di un morto non hanno nemmeno la possibilità di domandare cosa gli è successo. Io chiedo che la comunità internazionale ci aiuti per proteggere la mia famiglia minacciata».

Perché il regime temeva così tanto suo marito?
«Oswaldo era un buon marito, un padre affettuoso, e un fedele cattolico che amava la Chiesa. Aveva dedicato la sua vita alla lotta pacifica per i diritti umani del popolo, e rappresentava l’alternativa per un cambiamento non violento verso la democrazia. Con le sue iniziative, come le firme raccolte per il Progetto Varela, che si basa sul diritto costituzionale di presentare proposte di legge sostenute dai cittadini, aveva costruito il percorso lungo cui i cubani potevano camminare verso la libertà».

Cosa resterà di questa eredità politica?
«Il Movimiento ha un consiglio di coordinamento, e sta già lavorando per continuare l’opera di Oswaldo, perché il popolo vuole una transizione pacifica verso la democrazia. Proprio per questo, però, la repressione è sempre più forte, e abbiamo bisogno dell’aiuto del mondo per sopravvivere».

La Consulta: incostituzionale il contributo di solidarietà

La Stampa

“No al prelievo solo per alcuni dipendenti pubblici”
ALESSANDRO BARBERA
ROMA


Cattura
Quando hanno letto la bozza della legge di Stabilità, magistrati, dirigenti della Polizia e delle agenzie fiscali (non tutti), alti gradi militari hanno subito protestato. Alcuni in silenzio, altri meno. 
Per loro, e solo per loro, doveva essere confermata fino a tutto il 2014 la norma che dall’anno scorso costringe chi guadagna più di novantamila euro a versare un contributo di solidarietà.

Per la precisione del 5% per la parte eccedente i 90mila, del 10% sopra i 150mila. «Il governo vuole colpire i magistrati nella loro indipendenza economica», sbottava ieri Cosimo Ferri di Magistratura Indipendente, che somma a quel taglio la conferma del blocco ad ogni aumento di stipendio. Non sapevano ancora che nelle stesse ore in cui il governo dei tecnici stava inserendo quella postilla, la Corte Costituzionale decideva sul ricorso che loro stessi avevano presentato contro quel provvedimento in vigore dal 2011 e voluto dal governo Berlusconi. 

È questione di ore: probabilmente già stamattina la Consulta renderà pubblica la decisione dichiarando l’incostituzionalità della norma. Non è difficile spiegare il perché: il contributo avrebbe dovuto essere applicato a tutti, nessuno escluso. Ma la maggioranza di allora, divisa sul da farsi, si incartò, finendo per imporlo solo ai dipendenti pubblici, e nemmeno a tutti. Anche nello Stato c’è infatti chi è riuscito ad eludere il contributo, perché «non contrattualizzato». Ad esempio i dipendenti di Equitalia pagavano, quelli di Sogei no.

Twitter @alexbarbera

Nuovo scandalo in Regione Soldi alla 'ndrangheta per voti, arrestato assessore Zambetti

Il Giorno

L'assessore regionale alla Casa della giunta Formigoni è accusato di voto di scambio: avrebbe pagato 200 mila euro alla ‘ndrangheta per acquistare un pacchetto di 4000 preferenze: 20 le persone arrestate. Formigoni annuncia: "Non me ne vado. Già ritirate le deleghe". E Pisapia perde la pazienza: "Adesso basta!". In un pizzino la minaccia: "Salta per aria"

Milano, 10 ottobre 2012


Cattura
Domenico Zambetti, assessore regionale alla Casa della giunta Formigoni, è stato arrestato con l’accusa di voto di scambio. Avrebbe pagato 200 mila euro a due esponenti della ‘ndrangheta per acquistare un pacchetto di 4000 preferenze, decisivi per la sua rielezione nel 2010. Uno è Giuseppe D'Agostino, gestore di locali notturni, già condannato negli anni scorsi per traffico di droga, che appartiene alla cosca calabrese Morabito-Bruzzaniti; l'altro, referente del clan Mancuso, è l'imprenditore Eugenio Costantino. L'ultimo scandalo politico al Pirellone rischia di far crollare la giunta Formigoni:la Lega infatti ha ottenuto la firma delle dimissioni dei suoi assessori e consiglieri e intende utilizzarle per gestire la situazione in Regione. 

IL CASO ZAMBETTI - A carico di Zambetti (per cui è stato anche ipotizzato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa) vi sarebbero intercettazioni telefoniche che documentano le fasi del pagamento. In una di queste due arrestati (Eugenio Costantino e Ciro Simonte) conversano e il primo dice: "Hai visto quel 'pisciaturu' (uomo di poco conto, ndr) di Zambetti, come ha pagato -afferma uno degli arrestati- Eh.... lo facevamo saltare in aria.... Ciru'.... eh, tu l'avevi letta la lettera che gli hanno mandato?" E l'altro risponde: "Sì... il pizzino!" In un'altra D'Agostino si interessa dello stato di salute dell'assessore e ''gli raccomanda 'bisogna fare attenzione ...' ed aggiunge, dopo una lunga e significativa pausa 'con il mangiare ...'''

L'arresto è stato chiesto dal pm della Dda Giuseppe D'Amico ed è stato disposto dal gip Alessandro Santangelo. In carcere c'è finito anche Ambrogio Crespi, fratello minore di Luigi, ex sondaggista preferito di Silvio Berlusconi. Era Crespi, secondo l’accusa, a rastrellare i voti nei quartieri periferici di Milano, grazie ai suoi numerosi contatti con la malavita organizzata. Nell'ordinanza è incluso anche il nome del sindaco di Sedriano, Alfredo Celeste, per fatti non riguardanti la compravendita dei voti: lui è finito ai domiciliari con l'accusa di aver dato 'spinte' e raccomandazioni, favorendo una persona invece che un'altra nelle gare di appalti, a chi lo aveva aiutato in campagna elettorale.

RAFFICA DI ARRESTI - Sono 20 le persone arrestate (una ai domiciliari e 19 in carcere) nell’operazione che ha coinvolto l’assessore regionale alla casa Domenico Zambetti. Nel comunicato emesso dal capo della procura Edmondo Bruti Liberati c’è anche l’indicazione di due obblighi di dimora. I reati contestati sono oltre al voto di scambio, il concorso esterno in associazione mafiosa (‘ndrangheta) e la corruzione.

INQUINATE ELEZIONI ANCHE A MILANO - “E’ stata inquinata la vita democratica del paese, perchè le elezioni sono il momento in cui il popolo liberamente sceglie chi eleggere, ma se c’è lo scambio voti in cambio di soldi con la criminalità organizzata salta tutto”. Lo ha detto i pm Ilda Boccassini nella conferenza stampa relativa all’arresto di 20 persone tra cui l’assessore regionale alla Casa Domenico Zambetti. Boccassini ha anche ribadito: “C’è una pletora di imprenditori che sceglie di rivolgersi all’anti-stato e non alle autorità. Fatto particolarmente grave in momento di crisi economica”. “Furono inquinate anche le elezioni del 2001 per il comune di Milano”. Lo dice il pm Giuseppe D’Amico nella conferenza stampa relativa all’arresto di 20 persone per voto di scambio con la ‘ndrangheta. Il magistrato parla di Vincenzo Giudice che avvicinato dai clan rifiutò di pagare ma accettò i voti a favore della figlia Sara promettendo favori a livello di appalti sia a Cosenza sia a Milano.

FORMIGONI NON SE NE VA - "Ho le notizie che avete voi. E’ chiaro che quello di cui si sta parlando è qualcosa di estremamente grave, pero’ non ho notizie diverse da quelle che hanno battuto le agenzie questa mattina. Quindi intendo approfondire e vedere di cosa si tratta”. Il presidente della Regione Roberto Formigoni a margine della cerimonia delle bandiere per Expo ha commentato così l’arresto dell’assessore regionale alla Casa Domenico Zambetti. “Ovviamente all’assessore Zambetti è revocata la sua delega assessorile che sarà gestita senza rottura di continuità già dagli incontri di questa mattina dal direttore generale Nova e dall’assessore Ruffinelli per la firma di un importante accordo”, ha poi aggiunto. “Il fatto è molto grave, vediamo quali sono le notizie che filtreranno nelle prossime ore”. Il presidente ha assunto ad interim le deleghe dell'assessore.

CENTROSINISTRA IN RIVOLTA, PRONTO A DARE DIMISSIONI - Le opposizioni del centrosinistra in Regione Lombardia hanno deciso oggi di non partecipare ai lavori delle Commissioni consiliari e agli impegni istituzionali della Regione Lombardia, dopo l’arresto dell’assessore Domenico Zambetti. "Un’accusa gravissima" ha detto il segretario regionale del Pd, Maurizio Martina. Alle 18 è attesa una manifestazione dei democratici sotto Palazzo Lombardia. Obiettivo: chiedere il voto immediato in Regione. I consiglieri di Pd, Idv e Sel in Regione sono infatti pronti a dimettersi e invitano i colleghi, anche della maggioranza, soprattutto della Lega, a fare altrettanto in modo da arrivare a 41 consiglieri dimissionari, far decadere il Consiglio Regionale e tornare subito al voto.

Lo hanno spiegato durante una conferenza stampa al Pirellone i capigruppo Luca Gaffuri (Pd), Stefano Zamponi (Idv) e Chiara Cremonesi (Sel). Come spiegato durante l’incontro la disponibiltà a presentare le dimissioni è stata data per il momento dai 21 consiglieri del Pd, dai 3 dell’Idv e dai 2 di Sel e l’appello è quindi rivolto agli altri consiglieri di opposizione (3 Udc, Elisabetta Fatuzzo del Partito Pensionati e Filippo Penati del gruppo misto), oltre che ad almeno 10 consiglieri fra Lega e Pdl.

UN ANNO PER L'ARRESTO - Il gip Alessandro Dantangelo in pratica ha impiegato un anno per decidere di firmare la richiesta di arresto per l’assessore Domenico Zambetti e altre 19 persone accusate a vario titolo di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione e voto di scambio. Dall’ordinanza risulta infatti che la richiesta di arresto venne mandata dal pm Giuseppe D’Amico al gip il 28 novembre del 2011. Con ogni probabilità in questo lasso di tempo ci sono state delle richieste di integrazione dell’istanza alla fine soddisfatte dalla procura.

LE REAZIONI DEL MONDO POLITICO 

Giuliano Pisapia, sindaco di Milano: "Non si può più andare avanti così. Questo è sicuro" (LE DICHIARAZIONI IN VIDEO).

Walter Veltroni, ex segretario del Pd: "Quando denunciavo le infiltrazioni delle mafie e il Prefetto di Milano rispondeva che a Milano la mafia non esiste".

Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista: "Cinque in Giunta e 13 in Consiglio: la Regione Lombardia ha più indagati del carcere di San Vittore. E' evidente che in Lombardia l'intero sistema è malato, deviato, sporco: Formigoni si deve dimettere e bisogna andare subito a nuove elezioni".


Studenti tentano irruzione in sede Regione Lombardia

PIZZINO - Minaccia del boss all'assessore: "O paghi, o salti per aria"
Assunta la figlia del boss all'Aler come anticipo del pagamento
Il lato buono della politica: candidato Tizzoni disse 'no' ai voti Nel mirino anche i voti per Sara Giudice. Lei: "Tutto assurdo" Scandali in Regione, già 14 indagati Boccassini: "Democrazia violata" Agli arresti domiciliari anche il sindaco di Sedriano LA SCHEDA - Chi è Domenico Zambetti
FOTOGALLERY - L'opposizione in piazza con bandiere e striscioni
VIDEO - Roberto Formigoni sul caso Zambetti VIDEO - Sara Giudice: "Complotto contro di me" VIDEO - Pisapia: "Così non si va avanti"
LEGGI IL TESTO DELL'ORDINANZA