venerdì 5 ottobre 2012

Arrestata la blogger cubana Yoani Sánchez

Corriere della sera

Fermata insieme al marito. Voleva seguire il processo contro Carromero, accusato della morte dei dissidenti Payá e Cepero

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La nota blogger cubana Yoani Sánchez è stata arrestata giovedì sera a Bayamo, Cuba, insieme al marito, il giornalista Reinaldo Escobar, e altri attivisti. Come riferisce il sito Cuba Encuentro, (ritenuto vicino al governo cubano) sembra che gli attivisti volessero coprire il processo che si celebrerà oggi a Bayamo al giovane politico spagnolo Angel Carromero, accusato di omicidio dopo la morte in un incidente stradale dei dissidenti Oswaldo Paya e Harold Cepero.

«AZIONI ILLEGALI» - La blogger Sanchez, che in Italia scrive per Internazionale, si trovava a Bayamo, est di Cuba, con l'intenzione di fare una provocazione e uno show mediatico contro il processo a un cittadino spagnolo, Angel Francisco Carromero Barrios, membro del movimento dei giovani del Partito popolare (conservatore), al potere a Madrid. Carromero è accusato di omicidio per un incidente automobilistico nel quale lo scorso 22 luglio sono morte 2 persone. Il giornalista cubano Garcia Ginarte ha twittato che la collega aveva in programma di compiere azioni illegali per disturbare il processo, in programma oggi al Tribunal Provincial y Popular de Granma.

«ISOLATA IN COMMISSARIATO» - Yoani Sanchez e il marito «sono al momento irraggiungibili in quanto i loro cellulari sono in mano alla polizia segreta cubana», ha detto il dissidente Elizardo Sanchez, che ha riferito di aver avuto conferma degli arresti a Bayamo attraverso «familiari della Sanchez». «A Bayamo sono d'altra parte stati arrestati - ha aggiunto l'oppositore cubano - almeno sei dissidenti locali per impedire loro di avvicinarsi al tribunale. «A quanto pare, solo la stampa internazionale potrà seguire il processo grazie a un circuito tv allestito in una sala vicino alla sede del tribunale», ha commentato alla Cnn in spagnolo Sanchez, della Commissione cubana dei diritti umani (Ccdhrn, organismo illegale ma tollerato dalle autorità).

ULTIMI TWEET - Gli ultimi tweet raccontano il viaggio della sociologa dissidente dall'Avana verso Bayamo, includendo la notizia dell'arresto di Farinas, un altro dei volti più noti dell'opposizione al governo dell'isola. «Mi informano che Farinas è stato arrestato. Non ho altri dettagli. La copertura dei cellulari sulla strada è pessima», poco prima del suo tweet finale nel quale Sanchez osservava, includendo una foto, i «chilometri e chilometri di marabù», una pianta invasiva considerata una piaga a Cuba, che vedeva dal suo finestrino. «Verso est, la situazione epidemiologica si deteriora, Poliziotti ci fermano a Camaguey per fumigare la macchina», racconta la blogger e tre ore dopo aggiunge «ci fermano un'altra volta per fumigare la macchina. Chiedo al poliziotto se è per il dengue e non mi risponde».

APPELLO - Matteo Mecacci, deputato dei Radicali-Pd e presidente della commissione Diritti umani dell'Osce, esprime solidarietà alla blogger: «Spero che Yoani Sanchez sia presto libera di tornare a informare», dichiara Mecacci, il quale chiede l'intervento del ministro degli Esteri Giulio Terzi e dell'Unione europea.



Redazione Online5 ottobre 2012 | 17:54

Uno sportello di sostegno per politici trombati

La Stampa


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Un sostegno psicologico ai politici che perdono la carica, ovvero la poltrona.A Pisa ha aperto lo sportello “Sos politici trombati”, dedicato a chi nelle amministrazioni comunali o regionali o anche in Parlamento è sulla via della rottamazione. Protagonista dell’iniziativa, a metà tra il serio e il faceto, è l’associazione di consumatori Baby Consumers. Il presidente dell’associazione, Pino Staffa: “L’idea - spiega Staffa - è nata sentendo le lamentele dei politici preoccupati per la fine della legislature della loro carriera.

Lo abbiamo fatto in modo un po’ provocatorio perché naturalmente sono altre le categorie che hanno bisogno di questo genere di aiuto”. Sul web, nei forum, sono fioccate le proteste sdegnate per una iniziativa di sostegno psicologico e legale alla casta, per altro annunciata come gratuita. Ma Staffa sottolinea che per i politici veri e propri il rischio depressione a fine carriera è forte. Inoltre attorno ai nomi dei politici più o meno noti, grava tutta una serie di altre persone ad essi legata nella buona e nella cattiva sorte, dai portaborse ai segretari e i portavoce: anche loro esposti a malanni emotivi e mentali. “Chi lo fa da dieci anni - ha detto - si trova in difficoltà perché perde la visibilità, perchè nessuno lo chiama più al telefono, perché si scordano degli auguri per il compleanno”.


video : Uno sportello di sostegno per politici trombati

Omaggio Apple a Steve Jobs: il ricordo in rete

La Stampa


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«La morte di Steve un anno fa è stato un momento triste e difficile per tutti noi. Spero che oggi tutti riflettano sulla sua vita straordinaria e i tanti modi in cui ha reso il mondo un posto migliore». Con una lettera pubblicata sul sito Apple, l’amministratore delegato Tim Cook, commemora Steve Jobs, scomparso il 5 ottobre 2011. «Il suo spirito sarà per sempre tra i valori fondanti di Apple. Abbiamo il grande privilegio e responsabilità di mantenere la sua eredità per il futuro», aggiunge Cook.

Ecco il video omaggio a Jobs pubblicato sull’homepage del sito di Apple

video Omaggio Apple a Steve Jobs: il ricordo in rete

La zarina silura la giornalista che non è abbastanza Pd

Libero

Elisabetta Margonari non manda in tempo il servizio su Bersani e la Berlinguer la sospende per 4 giorni

di Enrico Paoli

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Per i colleghi della televisione i tempi sono importanti, soprattutto quando sei fuori per  servizio e il telegiornale incombe. Se poi c’è di mezzo il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, e il telegiornale in questione e il Tg3, quello diretto dalla zarina di Saxa Rubra, Bianca Berlinguer, la gradazione passa da «importante» a «fondamentale».

Anzi letale, come ha sperimentato sulla propria pelle Elisabetta Margonari, redattrice alle dipendente della zarina, incaricata di seguire il leader del Pd. «Solo» per aver lasciato orfana  l’edizione di domenica delle 14.20 del verbo di Bersani - il servizio non è arrivato in tempo per essere messo in onda - l’inviata è stata messa in castigo. Quattro giorni dietro la lavagna, senza servizi e senza andare in onda, con il comitato di redazione (la rappresentanza  sindacale interna) che avalla tutto. 
Il dramma, o la farsa a seconda dei punti di vista, è andato in scena domenica.

La giornalista del Tg3, come consuetudine, era al seguito di Bersani impegnato a Lamezia Terme per la Conferenza nazionale per il mezzogiorno. Appuntamento importante, fondamentale per le sorti del Paese. «Allora ’sto servizio?», urlano da Roma. «Arriva, arriva...». Invece il servizio non è mai arrivato. Anzi, non è arrivato in tempo utile per essere mandato in onda. Anche la tecnologia ha i suoi limiti. Senza limiti, invece, la zarina che ha messo nel freezer la giornalista del Tg3, sostituita con Alessandra  Carli, conduttrice dell’edizione delle 14,20 e fedele alla linea. Perché non sia mai che il Tg3 non dia la linea al Pd. Anzi non ne diffonda il verbo.

Scoperto un nuovo tipo di dinosauro nano

Corriere della sera

Il Pegomastax africanus era erbivoro, lungo circa un metro e pesava meno di un gatto

Il Pegomastax africanusIl Pegomastax africanus

MILANO - Era lungo circa un metro e pesava meno di un gatto, ma grazie ai suoi denti affilatissimi e alla sua grande mascella, riusciva a difendersi nel mondo preistorico di 200 milioni anni fa. Mercoledì scorso è stato presentata sulla rivista online ZooKeys una nuova specie di «dinosauro nano», il Pegomastax africanus. I resti fossili, scoperti in una roccia rossastra nel lontano 1963 in Sudafrica e conservati a lungo all’Università di Harvard, negli Usa, solo recentemente sono stati riuniti e si è potuto ricostruire l'anatomia dell'animale preistorico. Erbivoro, appartenente alla famiglia degli Eterodontosauri e soprannominato il «mascellone africano» aveva due gambe, il corpo ricoperto da aculei di porcospino e un becco che assomigliava a quello di un pappagallo.

ERBIVORO - Secondo la ricostruzione di Paul C. Sereno, paleontologo dell'Università di Chicago e autore dello studio sulla rivista online, i denti aguzzi presenti sull'arcata superiore e inferiore servivano non solo a tagliare le piante e i frutti: Le zanne di questo dinosauro - spiega lo studioso americano - sono molto insolite perché è davvero raro che un erbivoro abbia canini così appuntiti e così grandi. Probabilmente servivano anche a pungere e a difendersi e non per mangiare carne.

I denti nella mascella e nella mandibola funzionavano come forbici auto-affilanti». A dire la verità altri scienziati pensano che occasionalmente il piccolo dinosauro si nutrisse di carne o almeno di insetti. «Poteva assomigliare a un porcospino a due gambe - continua il paleontologo - le setole non erano abbastanza forti come quelle di un istrice. Forse erano colorate e contribuivano a differenziare la specie o facevano apparire il Pegomastax più grande di quello che realmente era e ciò gli permetteva di difendersi da potenziali predatori».

BECCO - Lo studioso si sofferma anche sul becco del dinosauro, simile a quello di un pappagallo e lungo meno di 5 centimetri: «Forse assomigliava a Dracula - scherza Sereno in un'intervista al sito web LiveScience - Visto che siamo vicini ad Halloween, questa scoperta è più che attuale». Il paleontologo ha spiegato di aver visto per la prima volta i resti del dinosauro erbivoro quasi trenta anni fa: «Sono imbarazzato nel confessare che la prima volta che ho visto il fossile era il 1983.

Sono rimasto stupefatto e ho capito che si trattava di una nuova specie. Ma al tempo ero solo uno studente dell'American Museum of Natural History. Per tanto tempo da allora mi sono chiesto se qualche altro scienziato avesse riconosciuto questa creatura nascosta tra i cassetti del laboratorio». Ma l'onore di farla conoscere al grande pubblico è toccato proprio a lui: «Pazientare qualche anno in più in scatole di cartone prima di essere scoperto non deve essere stato un problema per questo piccolo dinosauro morto duecento milioni di anni fa» ha commentato ironicamente il sito transalpino Maxisciences.


Francesco Tortora
5 ottobre 2012 | 15:47

Magistrati fuori ruolo, un privilegio che non si vuole abolire

Corriere della sera

La Severino propone un emendamento che boccia quello abrogativo della Camera

di Bernardo Iovene


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Il caso dei fuori ruolo: l'emendamento Giachetti, che portava a cinque anni il periodo consecutivo che un magistrato può prestare ad un'altra amministrazione mantenendo un unico trattamento economico, è stato bocciato nel corso del tempo da tre ministri e dai magistrati deputati anche del Pd.  Abbiamo seguito questo emendamento proposto dal deputato Giachetti quando è passato in commissione contro il parere del suo stesso partito e quando è stato approvato alla camera con tentativi falliti di inserire delle deroghe. Oggi prima di approdare al Senato il Ministro Severino propone di cambiarlo. Giachetti accusa: sono stati oltre al Ministro i magistrati del Pd e del Pdl ad affossarlo.



bernardo.iovene@reportime.it5 ottobre 2012 | 16:02

Il microsatellite giapponese che lancia segnali luminosi in codice Morse

Corriere della sera

Fitsat-1 è un cubo di 10 centimetri pesante 1,33 chilogrammi

Un piccolissimo satellite giapponese, un cubo di 10 centimetri pesante 1,33 chilogrammi, ha fatto rivivere nello spazio intorno alla Terra Samuel Morse e Guglielmo Marconi. La storia è iniziata giovedì mattina, quando il braccio robotizzato del modulo abitato giapponese Kibo della Stazione spaziale internazione (Iss), manovrato dall’astronauta Akihiko Hoshide, ha rilasciando cinque Cubesat, uno dei quali aveva il compito di illuminarsi con dei Led lanciando con il codice Morse un messaggio che sarebbe stato visto da tutti i nipponici. Il messaggio con linee e punti diceva: «Salve, sono Niwaka del Giappone».

 Il satellite a codice Morse Il satellite a codice Morse Il satellite a codice Morse Il satellite a codice Morse Il satellite a codice Morse

NIWAKA - Niwaka è il «nome d’arte» del satellite e l’espressione si presenta come un gioco di parole in un dialetto del meridione nipponico. In realtà il nome vero è Fitsat-1. L’operazione ha funzionato e la sequenza di punti e linee che avrebbe fatto felice il signor Morse se l’avesse potuta inseguire appariva ben visibile nel cielo notturno: con colori verdi nell’emisfero Nord e rossi nell’emisfero Sud grazie ai Led distribuiti diversamente nella struttura del satellite.

MESSAGGIO - La diffusione del messaggio non mira ad alcun aspetto pratico, ma ha sollevato molta curiosità per cui l’agenzia spaziale giapponese Jaxa si è vista subissata da richieste extra-Giappone, tanto dagli Stati Uniti quanto dall’Italia. Tanto clamore ha stupito il protagonista della vicenda, il professor Takushi Tanaka del Fukuoka Institute of Technology (Fit, appunto, da cui il nome), progettista del satellite che funziona grazie alle celle solari sistemate sulla ristretta superficie.

IMMAGINI - Sul piccolo veicolo spaziale è però installata anche una telecamera che riprende immagini del nostro pianeta e le trasmette a una stazione di terra per effettuare un esperimento di trasmissione dati ad alta velocità.

RISCHIO SULLA ISS - I segni luminosi di Fitsat-1 hanno fatto dimenticare l’increscioso rischio portato alla stazione Iss da un grosso relitto di un satellite giapponese vagante fuori controllo, il quale era entrato nel «corridoio rosso» dove viaggia la Stazione spaziale facendo ipotizzare la necessità di uno spostamento dell’intera base per evitare eventuali collisioni. Proprio questa emergenza, poi rientrata, aveva fatto rinviare il rilascio dei cinque microsatelliti Cubesat, tra cui il Fitsat-1. E ora lo spettacolo con punti e linee è visibile da ogni angolo del pianeta. Anche - a occhio nudo - dall'Italia (nuvole permettendo).


Giovanni Caprara
5 ottobre 2012 | 17:38

Cina: il blog che tiene vivo il vescovo “prigioniero”

La Stampa

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Solo attraverso la rete monsignor Taddeo Ma Daqin, ausiliare di Shanghai, comunica con il mondo. Il suo appello rilanciato dalle agenzie MissiOnline e Asianews


Luca Rolandi
Roma


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La condizione del giovane ausiliare di Shanghai (44 anni), da tre mesi agli arresti domiciliari è grave, secondo le informazioni che trapelano attraverso le agenzie missionarie parlano di un forte stato di prostrazione per il religioso: “è dimagrito e pallido, speriamo che continui a resistere”. Il vescovo è stato privato della libertà per punizione contro il suo gesto di ribellione pubblico al potere politico cinese: il 7 luglio scorso, durante la sua ordinazione episcopale,

Ma ha avuto il coraggio  di annunciare pubblicamente le dimissioni dall'Associazione patriottica dei cattolici cinesi, l'organismo politico con il quale il Partito comunista controlla la vita della cosiddetta "Chiesa ufficiale" in Cina, e quel suo coraggioso gesto di libertà gli è costato molto.

Nella medesima occasione il vescovo aveva rifiutato l'imposizione delle mani da un vescovo scomunicato presente alla cerimonia per imposizione del governo (monsignor Zhan Silu, vescovo di Mindong nel Fujian). La scelta di abbandonare l'Apcc si è trasformata in un incubo per il vescovo: che vive in un isolamento quasi totale. Mandati a casa d'imperio i giovani che vi risiedevano, il seminario è stato svuotato per trasformarsi in "residenza provvisoria" del presule. L'unico contatto con l'esterno è il blog che per il momento il vescovo riesce ad aggiornare. Di recente è stato riaperto, dopo che il 16 luglio scorso  un black out imposto dalle autorità, l’aveva oscurato.

Nel suo spazio in rete – racconta MissiOnline - il vescovo Ma ha caricato, oltre ad alcuni articoli, il testo di un'opera cinese in 6 scene (da lui composta) su Xu Guangqi e sulla sua amicizia con Matteo Ricci, spiegando di aver voluto così celebrare il 450esimo anniversario della nascita di Xu Guangqi,. Alcuni cattolici cinesi - riferisce Asia News - hanno risposto ai suoi articoli inviando il proprio saluto, sostegno e preghiere per il vescovo.

Cuba, arrestata Yoani Sanchez

La Stampa

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La blogger fermata a Bayamo insieme al marito Reinaldo Escobar per aver cercato di assistere al processo controlo spagnolo Ángel Carromero. In manette anche Fariñas

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La blogger Yoani Sánchez e suo marito, il giornalista indipendente Reinaldo Escobar, sono stati arrestati ieri a Bayamo, dove si erano recati per cercare di assistere al processo contro lo spagnolo Ángel Carromero, accusato di omicidio colposo per la morte dei dissidenti Oswaldo Payá e Harold Cepero.

Yoani Sánchez “è venuta a Bayamo per mettere in scena una provocazione e danneggiare il processo a Carromero. E’ stata arrestata dalle autorità locali”, ha scritto su Twitter il giornalista di regime Yunior Garcia Ginarte, corrispondente della Televisione dalla provincia di Granma, qualificando la blogger come “filostatunitense”. García Ginarte ha accusato Sánchez ed Escobar di seguire gli ordini della Sezione di Interessi degli Stati Uniti all’Avana, per creare uno show mediatico.

In realtà, Yoani Sánchez è corrispondente da Cuba per El Pais, quindi era suo preciso dovere di giornalista recarsi a Bayamo per reperire informazioni sul processo. Cuba la considera una “corrispondente illegale”, non accreditata, perché il regime dei fratelli Castro vuole scegliere i giornalisti autorizzati a parlare del Paese. Il blog della Sicurezza di Stato conferma l’arresto di Yoani, “per impedire il teatro in occasione del processo” e la “manipolazione della realtà”. 

Ieri, intanto , la polizia cubana ha arrestato a Santa Clara Guillermo Fariñas, Premio Sacharov 2010 del Parlamento Europeo, e altri 21 dissidenti, colpevoli di aver organizzato una riunione per dibattere argomenti politici. Il tema fondamentale: “Domanda civica per un’altra Cuba”. Le detenzioni arbitrarie per motivi politici sono in forte aumento a Cuba, secondo la Commissione per i Diritti Umani, che negli ultimi sei mesi ha denunciato ben 533 arresti immotivati. Le autorità cubane accusano i dissidenti di essere mercenari al servizio degli Stati Uniti. Nelle ultime settimane la televisione di Stato sta dedicando grande attenzione al problema dissidenza, visto secondo l’ottica del regime. I media parlano di finanziamenti stranieri per distruggere la rivoluzione cubana.

Un tribunale di Bayamo sta giudicando lo spagnolo Ángel Carromero, accusato di omicidio colposo per la morte degli oppositori Oswaldo Payá e Harold Cepero nel corso di un incidente stradale accaduto a luglio nell’oriente di Cuba. Carromero guidava l’auto. Il pubblico ministero chiede una condanna a sei anni di reclusione. Secondo la versione ufficiale l’incidente sarebbe accaduto a causa di un eccesso di velocità e per altri errori del conducente che non avrebbe prestato attenzione alle condizioni dei luoghi.

La famiglia di Payá insiste per ottenere un’indagine indipendente e - per bocca della figlia - ribadisce di non credere alla spiegazione ufficiale. Tra l’altro non si è costituita parte civile contro Carromero. Le autorità cubane hanno diffuso un video dove Carromero si prende ogni responsabilità e chiede alla comunità internazionale di fare il possibile per farlo uscire da Cuba e di non usare l’accaduto per scopi politici. L’altro sopravvissuto, lo svedese Modig, ha fatto rientro al suo paese ma ha dichiarato di non ricordare niente sul sinistro perchè stava dormendo.

I media cubani accusano Carromero e Modig di essere entrati a cuba con visto turistico, ma di essersi occupati di attività politiche a carattere controrivoluzionario, tra queste la consegna di denaro al movimento dissidente diretto da Payá. Il Governo spagnolo ha chiesto massima discrezione sul caso e spera di poter rimpatriare in tempi brevi il proprio cittadino. 

In Alsazia le api fanno il miele blu Colpa della fabbrica delle «M&M’s»

Corriere della sera

In Francia gli insetti si sono depositati su un impianto per la trasformazione degli scarti dei celebri bonbon



Di quale colore è solitamente il miele? Giallo chiaro, verrebbe da dire. Non è così in Francia: qui il miele è verde, ma anche marrone o addirittura blu, un blu vivace. Da agosto le api a Ribeauvillé, nella regione francese dell’Alsazia, producono infatti uno strano miele variopinto. La causa? Anziché dedicarsi ai fiori, gli insetti si sono approvvigionati sulle caramelle colorate M&M’s, o meglio sugli scarti di produzione accumulati all’aperto per essere trasformati in biogas.

PAESE DELLA CUCCAGNA - Il miele, in quanto prodotto alimentare che le api producono dal nettare dei fiori, cambia sapore, colore e proprietà a seconda del tipo di pianta sulla quale si sono posati gli instancabili insetti. Fin qui la teoria, nota a tutti. Gli apicoltori francesi di Ribeauvillé sono però rimasti a bocca aperta quando di colpo le loro api hanno iniziato a ritornare all’alveare con le zampe colorate. Colpa dei pesticidi o perfino del riscaldamento globale? L‘enigma è stato presto risolto: le api non avevano raccolto il nettare dal calice dei fiori, ma si erano invece depositate in prossimità di un impianto per la trasformazione degli scarti (zuccherini) della produzione dei cioccolatini colorati M&M's. Per gli insetti un vero e proprio paese della cuccagna.

INVENDIBILE - I responsabili dell’impianto sono immediatamente corsi ai ripari. E quegli scarti sono ora ospitati in un magazzino al chiuso. Per gli apicoltori francesi, tuttavia, una misura tardiva, lamenta André Frieh, il presidente dell’associazione degli apicoltori della Regione. Quella nuova produzione è infatti assolutamente invendibile. La Francia è uno dei maggiori produttori di miele in Europa con circa 18.330 tonnellate all'anno. Anche se Ribeauvillé è più conosciuta per i suoi vigneti. Ciò nonostante, in questa regione operano circa 2.400 apicoltori che, con le loro 35.000 colonie, producono 1.000 tonnellate di miele all'anno.

FINE DEL MONDO - Nel caso della cittadina francese le api non ne avrebbero risentito. Eppure, da qualche anno si registra una vera e propria ecatombe negli alveari. La scomparsa delle api è un fenomeno conosciuto. Sempre più sono infatti i Paesi che denunciano uno spopolamento massiccio. La moria di questi insetti è legata a diversi fattori: cocktail di pesticidi e insetticidi, riduzione della biodiversità, infezioni da funghi, cambiamento climatico, colture Ogm e perfino onde elettromagnetiche. Per alcuni, la morte delle api evoca scenari apocalittici. L'equazione è semplice: senza api non ci sarebbe più impollinazione e questo porterebbe alla scomparsa di un numero importante di piante. Di conseguenza niente più cibo per gli animali, né per gli uomini. Diceva Albert Einstein, oltre 100 anni fa: «Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita».

Elmar Burchia
5 ottobre 2012 | 12:58

Telefonate erotiche: un conto è dire, un conto è fare

La Stampa


Le semplici prestazioni vocali – sia pure effettuate al fine di eccitare gli animi dell’interlocutore – non possono equivalere a prestazioni sessuali: non impegnano infatti zone corporali erogene. Benché le chiamate esaminate nella vicenda siano state a pagamento, non è integrato il reato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione da parte di chi le organizza. Questo il principio di diritto che emerge dalla sentenza 33546/12.


Il caso

La Corte di Appello di Milano conferma la sentenza del Gup di condanna di un uomo alla reclusione e a una multa salata. Egli ha favorito, sfruttato o comunque agevolato la prostituzione di una donna, invitandola a effettuare telefonate erotiche a pagamento (oltre che rapporti carnali) a un altro losco soggetto. L’imputato in sostanza controllava l’attività di meretricio, indicando alla collaboratrice i comportamenti da assumere e dando direttive. Le chiamate erotiche rientrano nella nozione di prostituzione? Questo l’interrogativo che la Suprema Corte, adita dall’uomo, si trova ad affrontare. Il ricorrente evidenzia infatti che non vi sarebbe stato un effettivo «uso strumentale della corporietà» del soggetto passivo, elemento imprescindibile per integrare la fattispecie. Un conto è dire, un conto è fare: su questo punto fa leva l’imputato, come vedremo a buona ragione.

Precedenti in tema di prostituzione. La Cassazione ha costantemente fatto rientrare nella suddetta nozione qualsivoglia attività sessuale posta in essere dietro corrispettivo di denaro, finalizzata a soddisfare la libidine di colui che ha chiesto la prestazione (ex plurimus, Cass. nn. 15158/06; 737/04; 534/04). La componente lesiva della dignità della meretrice consiste nella messa a disposizione del proprio fisico alla mercé del cliente. È possibile che l’attività di prostituzione – la quale non implica necessariamente un contatto fisico – venga svolta «a distanza», ovvero a fronte in due luoghi diversi del soggetto richiedente e richiesto: come si verifica nel caso di hot-line o web-chat a luci rosse.

Il nucleo essenziale. Per configurare la fattispecie, bisogna allora valutare se la persona retribuita per prostituirsi «abbia a compiere un atto sessuale», con la messa a disposizione del proprio fisico per fini di altrui libidine. In analoghi termini, con riferimento al reato di cui all’art. 609-bis c.p., è necessario che gli atti riguardino «zone erogene del corpo suscettibili di eccitare la concupiscenza sessuale» (Cass. nn. 41096/11; 12506/11; 11958/10). Il medesimo principio è implicitamente presupposto da quelle decisioni che hanno costantemente escluso esulare dall’area di prestazione prostituiva il mero fatto di denudarsi dietro corrispettivo onde eccitare l’istinto sessuale, salvo che non si accompagnino anche sfioramenti carnali.

Riepilogo delle conversazioni telefoniche. I tabulati permettono di comprendere – spiegano gli ermellini – che, tra la donna e l’imputato, il pagamento avvenisse perché la prima effettuasse chiamate per accresce l’eccitazione dell’altro figuro. Sicché non era la ragazza a compiere propriamente atti sessuali, né su se stessa né su altre persone, ma era il cliente a procurarseli. Esclusa quindi l’attività di prostituzione, in quanto «le prestazioni vocali effettuate non possono equivalere a prestazioni sessuali, non impegnando zone corporali erogene». Da qui l’annullamento senza rinvio della pronuncia, almeno limitatamente alle telefonate predette. Qualche dubbio in più resta sul buon senso dei protagonisti della vicenda, ma questo tipo di analisi non è compito del giudice di legittimità.

Visconti di Modrone Guido



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Data di nascita: 19/07/1838
Luogo di nascita: Milano
Data del decesso: 15/11/1902
Luogo di decesso: Milano
Padre: Uberto
Madre: Gropallo Giovanna
Nobile al momento della nomina: Si
Nobile ereditario: Si

Titoli nobiliari:
Duca
Marchese di Vimodrone
Conte di Lonate Pozzolo
Signore di Corgeno
Consignore di Somma, Crenna e Agnadello
Patrizio milanese
Don
titoli riconosciuti con sovrana risoluzione austroungarica del 27 novembre 1816

Coniuge: Renzi Ida (variante dialettale Rensi)
Figli: Uberto, senatore
Giovanni, padre di Ida, Raimonda, Carla, Ruggero
Raimonda
Carla
Ruggero
Giuseppe, padre di Guido, Anna, Luigi, Luchino
Guido Carlo, conte, senatore (vedi scheda)
Fratelli:
Raimondo
Guido
Luigi

Luogo di residenza: Milano
Indirizzo: Via Cerva 28
Professione: Industriale

Cariche politico - amministrative:

Sindaco di Macherio
 
Cariche amministrative:
Consigliere comunale di Somma Lombardo
Consigliere comunale di Besate

Cariche e titoli:
Cofinanziatore dei lavori di restauro del Castello Sforzesco di Milano
Presidente della Società anonima esercente per il teatro "La Scala" (1898-1902)
Membro della Società storica lombarda (Milano)
Membro del Consiglio d'amministrazione della Società d’incoraggiamento d’arti e mestieri (Milano)
Membro della Società degli artisti e patriottica (Milano)
Membro del Circolo filologico milanese
Membro della Società per le belle arti ed esposizione permanente (Milano)
Membro dell'Accademia dei Filodrammatici (Milano)
Membro dell'Associazione per l’incoraggiamento all’intelligenza (Milano)
Membro dell'Opera pia “Scuola e famiglia” protettrice di scolari poveri (Milano)
Membro dell'Opera pia Guardia medica-chirurgica notturna (Milano)
Membro della Società di patronato per gli adulti liberati dal carcere della provincia di Milano
Membro del Sottocomitato regionale lombardo della Croce rossa italiana
Membro del Comitato per la fondazione di asili infantili di campagna nella provincia di Milano
Patrono/benefattore dell'Asilo infantile del comune di Besate
Patrono/benefattore dell'Asilo infantile “Luigi Ponti” di Vimercate
Membro della Società orticola di Lombardia (Milano)
Membro della Società agraria di Lombardia (Milano)
Membro del Patronato d’assicurazione e soccorso per gli infortuni del lavoro (Milano)
Membro della Società di mutuo soccorso di Vaprio d’Adda
Membro della Società democratica di mutuo soccorso fra i reduci delle patrie battaglie di Milano
Membro della Società di mutuo soccorso fra i reduci delle patrie battaglie “Italia e Savoia”, Milano
Membro della Società di mutuo soccorso fra il personale subalterno delle Regie Poste della città di Milano
Membro della Società di mutuo soccorso pubblici cocchieri di Milano e sobborghi
Membro della Società di mutuo soccorso fra gli operai e contadini di Maslianico ed uniti
Membro della Società di mutuo soccorso “La concordia” di Canegrate
Membro della Associazione generale di mutuo soccorso degli operai di Milano
Membro del Pio istituto teatrale, Milano
Membro del Pio Istituto tipografico, Milano
Membro della Società dell’Unione, Milano
Membro della Società milanese per la caccia a cavallo, Milano
Membro della Società degli Steeple-Chases d’Italia, Roma
Membro della Società veneta per la caccia al cervo
Membro della Società canottieri di Milano
Membro della Società del tiro al piccione, Milano
Membro della Compagnia di assicurazione di Milano
Membro della Banca lombarda di depositi e conti correnti, Milano
Membro della Banca nazionale del Regno d’Italia, poi Banca d’Italia
Membro della Banca agricola milanese
Membro della Banca generale (Genova)
Membro della Mutua associazione dei proprietari di case per lo spurgo dei pozzi neri in Milano
Membro della Società edificatrice di case per operai, bagni e lavatoi pubblici in Milano
Membro del Riformatori Marchiondi-Spagliardi, Milano
Membro del Pio Istituto oftalmico, Milano
Membro del Società canottieri Lario, Como
Membro del Società delle regate sul Lago di Como
Membro del Società anonima per l'esercizio dei teatri alla Scala e Canobbiana, Milano
Membro del Società anonima pel tramway Monza-Casatenovo-Monticello-Barzanò
Membro del Società anonima briantea per la costruzione della ferrovia Monza-Calolzio
Tra i benefattori del Pio Istituto dei rachitici, Milano

Punta Perotti, respinto ricorso dell'Italia Risarcimento da 49 milioni ai costruttori

Il Messaggero

Nel gennaio 2009 i giudici europei avevano stabilito che la confisca dell'ecomostro, demolito nel 2006, era arbitraria


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STRASBURGO - La Grande Camera di Strasburgo ha respinto il ricorso del governo italiano contro la sentenza di primo grado della Corte europea dei diritti dell'uomo che, nel maggio scorso, aveva condannato lo Stato italiano a versare 49 milioni di euro alle tre società- Sud Fondi, Mabar e Iema - costruttrici di Punta Perotti.
 
L'ecomostro - tre edifici di 13 piani ciascuno sul lungomare sud di Bari, che di fatto impedivano la vista del mare - venne abbattuto in due fasi (il 2 e 24 aprile 2006) dopo una lunga battaglia giudiziaria, sotto gli occhi di migliaia di persone che assisterono all'abbattimento anche in diretta televisiva.
 
Il risarcimento è dovuto per danni materiali seguiti alla confisca dei terreni di loro proprietà. I giudici europei già nel gennaio 2009 stabilirono che la confisca era stata illegittima e arbitraria e che aveva di conseguenza violato il diritto alla proprietà delle tre imprese. La Corte di primo grado aveva anche sottolineato che le tre imprese non erano ritornate in possesso dei terreni in quanto nel frattempo sono stati destinati a parco pubblico, né potranno recuperare gli immobili confiscati perché sono stati abbattuti.


Giovedì 04 Ottobre 2012 - 16:55

Ecco come sopravvivere a Celentano

Massimiliano Parente - Ven, 05/10/2012 - 09:29

Se non fa la predica che gusto c'è? E non ditegli che Lady Gaga lo imita. Ecco il vademecum per per non cadere nei soliti luoghi comuni celentaneschi

Io non vado mai in televisione, come Flaubert credo che ogni scrittore debba lasciare alla posterità l'illusione di non essere vissuto, ma da Alessio Vinci, a Domenica Live, domenica pomeriggio su Canale 5, non potevo non andare, perché si parla del ritorno di Adriano Celentano e è sempre una figata quando ritorna Celentano.


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Anzi, nell'attesa vi fornisco qui un piccolo vademecum per non cadere nei soliti luoghi comuni celentaneschi.

1 Forse non è vero che Teeth di Lady Gaga è copiata da Prinsencolinensinainciusol ma la voce l'ho messa in giro io, con una lettera a Dagospia, ripresa poi ovunque con effetto slavina. Su Le Matin addirittura: «un écrivain italien, Massimiliano Parente, a relevé ce qui pour lui est un plagiat scandaleux». Esagerati, piuttosto è segno che Celentano è anche un po' Lady Gaga con quarant'anni d'anticipo, o Lady Gaga è Celentano con quaranta di ritardo.
2 Con questo concerto saranno contenti tutti i detrattori che lo preferiscono «quando canta». Però, su: Celentano senza predica è come un Big Mac senza hamburger, come una Minetti senza tette.
3 Tanto Celentano predicherà lo stesso, e a proposito di messia: Celentano non ci fa, ci è. Chi lo conosce, da Yuppi Du a Joan Lui al fantastico Fantastico 1987, sa che Celentano non crede in Gesù Cristo, piuttosto è convinto che Gesù Cristo creda in lui.
4 D'accordo, le canzoni più belle di Celentano non le ha scritte lui, ma lui le celentanizza e diventano le canzoni «di» Celentano. Come i film «di» Celentano. Solo Jovanotti gli rifila scarti inauditi e inaudibili, tipo La cumbia di chi cambia, credo per boicottarlo.
5 È un altro luogo comune pensare che la mente manageriale di Celentano sia Claudia Mori: dietro Celentano c'è la Mori, ma dietro la Mori c'è di nuovo Celentano. Cioè: la Mori serve a far credere che il messia non si sporchi mai le mani con gli affari.
6 Uè ragazzi, Adriano dimenticava i testi delle canzoni a vent'anni, scommettiamo che a settantaquattro non sbaglia una strofa? Sarà l'aria di Galbiate? Da studiare.
7 Celentano è come il dollaro, non ha bisogno di cambiare: gli stivaletti con la cerniera laterale, la maglietta a maniche lunghe con i cordini, l'arte di essere spettinato senza avere i capelli.
8 A ogni ritorno di Celentano c'è chi attacca e chi difende Celentano o entrambe le cose ormai perfino nello stesso articolo, come questo.
9 Misteri della fede: Celentano non passa mai di moda ma i suoi imitatori sono passati di moda, non se ne trova mezzo neppure nei Villaggi Valtur.
10 In ogni caso Celentano ritorna sempre, è l'eterno ritorno: ritorna in Rai, ritorna in concerto, ritorna a Mediaset, prima o poi ritornerà al cinema. L'unico posto dove non è ancora tornato è nella via Gluck, perché lì non cresce più l'erba, ormai lo sanno anche i sassi.

L'uomo si scopre simile all'ostrica (dalla cintola in su)

Corriere della sera

Possiedono parecchi geni uguali ai nostri e si tratta dei geni più importanti che mettono in fila le diverse parti del corpo


Le ostriche possiedono parecchi geni uguali ai nostri; e si tratta dei geni più importanti, quelli che mettono in fila le diverse parti del corpo, dalla testa ai piedi. Durante lo sviluppo embrionale questi geni, chiamati Hox, controllano l'esatta successione delle parti del corpo lungo l'asse principale, quello che va appunto dalla testa alle estremità inferiori. Tali geni sono stati originariamente visti nel moscerino della frutta, l'ormai famosa drosofila, e sono presenti in tutti gli animali superiori, compreso ovviamente l'uomo. Ma nelle ostriche c'è una novità: sono presenti solo i primi cinque, quelli «anteriori», che controllano la testa, il collo e il torace, giù giù fino alla cintola.

Le ostriche sono quindi animali come noi «dalla cintola in su», come il dantesco Farinata degli Uberti. Gli altri cinque geni, diciamo «posteriori», in noi costruiscono la regione sacrale e le gambe, mentre nelle ostriche quella regione manca e vi si forma invece il peduncolo, quell'organo abbastanza tenace che tiene le ostriche, e tutti gli altri bivalvi che tanto ci piacciono, saldamente attaccate alla roccia. Va detto che nelle illustrazioni di molte favole antiche e meno antiche compaiono talvolta esseri fantastici con una testa e un torace attaccati per un peduncolo a un supporto solido, per esempio una foglia.

Sia come sia, questa sconvolgente conclusione si può trovare in un bellissimo lavoro scientifico appena pubblicato sulla rivista Nature di questa settimana, a opera di Guofan Zhang, coadiuvato da una cinquantina di collaboratori. Un team internazionale ha determinato la sequenza dei circa trentamila geni che compongono il genoma di questo prelibato mollusco e l'ha messa a disposizione degli scienziati di tutto il mondo, ciascuno dei quali ci ha potuto leggere le informazioni che più lo interessavano. E sono molte.

Accanto a quelle che ne riguardano appunto lo sviluppo, e in particolare la formazione del peduncolo e del guscio, ce ne sono tantissime altre, particolarmente ghiotte perché non sono molti i molluschi di cui sia stato analizzato il genoma completo. Si è visto per esempio che il Dna di queste specie è particolarmente ricco di geni pronti a intervenire a ogni significativo cambiamento ambientale. Sono i geni dell'adattamento veloce, particolarmente utile alla sopravvivenza di specie che devono affrontare quotidianamente l'alternarsi delle maree e le relative variazioni del livello dell'acqua nella quale vivono, nonché lunghi periodi di relativa siccità. Per sopravvivere quindi questi organismi sono diventati particolarmente attenti a quello che succede loro intorno e alle risposte più o meno immediate che tutto questo richiede.

Si tratta di conferme, se ce ne fosse bisogno, della varietà delle strutture corporee e dei processi fisiologici delle diverse specie, ciascuna delle quali ha una sua storia di vita e di morte, storia che resta scritta, fortunatamente per noi, nel suo genoma. E la mirabile conferma del fatto che, nonostante tutte queste vicissitudini, gli esseri viventi hanno una storia comune di quasi quattro miliardi di anni, che ha mantenuto intatte le strutture meglio riuscite, come i geni Hox, e ha modificato quello che era necessario modificare.

Edoardo Boncinelli
5 ottobre 2012 | 8:06

Per Monti 32 mila euro al mese di stipendio

Nico Di Giuseppe - Gio, 04/10/2012 - 18:38

Altro che sacricfici: il presidente del Consiglio incassa uno stipendio da nababbo. Alla faccia della sobrietà e del rigore

Più volte ha chiesto sacrifici agli italiani.


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Lui ha perfino rinunciato al compenso da presidente del Consiglio (nonostante i contributi pensionistici il Prof li continui) e da ministro dell'Economia (incarico quest'ultimo ricoperto adesso da Grilli). Il tutto in nome della sobrietà e dei conti ordine, ché i tempi non sono floridi.

Peccato però che Mario Monti, in termini di sobrietà e austerità, non sia proprio un asso. Infatti, secondo i conti in tasca al premier fatti da Dagospia, il bocconiano incassa uno stipendio mensile di 32mila euro. Per arrivare alla cifra complessiva, si deve partire dalla remunerazione di Commissario europeo (iniziò a lavorare a Bruxelles nel 1995): 9mila euro lordi mensili. Senza considerare che le pensioni e le indennità degli ex commissari sono fissati da Consiglio d'Europa e che gli ex commissari godono di un regime fiscale meno pressante e punitivo del nostro.

Dopo Bruxelles, c'è l'incarico di Senatore a Vita. Diecimila euro a cui vanno sommati la "diaria" ridotta (sic) a 3.500 euro mensili dal primo gennaio 2011, il rimborso spese per l'esercizio del mandato (altri 2.090 euro), un rimborso forfettario per "spese generali" di 1.650 euro, biglietti gratuiti per aerei, treni e navi, esenzione dal pedaggio autostradale e "l'assegno di fine mandato". Il tutto per più di 20.000 euro al mese, scrive il ragioniere Dago. Insomma, aggiungendo poi la pensione di professore universitario, Monti incasserà all'incirca 32mila euro al mese. Alla faccia della sobrietà.

Il sottosegretario regionale che intasca il vitalizio per inabilità al lavoro

Corriere della sera

Una pensione di invalidità di 7 mila euro oltre allo stipendio. Ma Sarra presiede convegni e inaugura strade

Alberto Sarra Alberto Sarra

Lunga vita ad Alberto Sarra. Ma è giusto che riceva dalla Regione Calabria un vitalizio di invalidità di 7.490,33 euro al mese, dieci volte più alto di quei portatori di handicap che non sono neppure in grado di soffiarsi il naso? Ed è giusto che accumuli un'altra indennità come sottosegretario regionale nonostante risulti disabile al 100%?

Chiariamo subito: il pensionato-sottosegretario ha, come paziente, tutta la nostra solidarietà. Reggino, avvocato, 46 anni, da sempre amico, compagno di basket e camerata politico del governatore Giuseppe Scopelliti, già consigliere e assessore provinciale di Reggio, criticato da alcuni giornali locali per avere accettato la difesa di personaggi in odore di 'ndrangheta, Alberto Sarra fu colpito nei primi giorni del 2010, quando stava scadendo il suo mandato di consigliere regionale, da uno choc emorragico.

Salvato grazie a un delicato intervento chirurgico, si perse le elezioni di marzo. Tre mesi dopo, visto che era in forma, l'amico Scopelliti lo nominava già sottosegretario regionale alla presidenza, una ridicola carica da retrobottega politico inventata dalla precedente giunta sinistrorsa di Agazio Loiero, mantenuta dal centrodestra e destinata ad essere abolita al prossimo giro proprio perché insensata.

Da allora, l'archivio dell' Ansa trabocca di notizie su di lui: 156 dispacci. Lui che incontra i presidenti delle Comunità montane. Lui che presiede conferenze dei servizi sulle frane. Lui che inaugura nuove strade. Lui che si occupa dei consorzi industriali. Lui che riceve l'ambasciatrice cubana in Italia. Lui che cerca di risolvere il nodo dei forestali. Insomma, instancabile. Si sa com'è: governare una Regione è una faticaccia. Come dice Roberto Formigoni, «per fare politica, ci vuole un fisico bestiale».

Contemporaneamente, mentre gli amici si congratulavano per il suo attivismo, il dinamico sottosegretario avviava le pratiche per farsi riconoscere invalido al lavoro. Finché il 13 giugno scorso, mentre lui era impantanato nelle trattative sulla forestazione, una commissione di cui faceva parte il suo cardiologo di fiducia Enzo Amodeo, dichiarava che «considerata la patologia - aneurismi dei grossi vasi arteriosi del collo e del tronco complicati da dissezioni della aorta torico-addominale - si ritiene l'avvocato Alberto Sarra permanentemente inabile a proficuo lavoro».

La settimana dopo, record mondiale di velocità burocratica, l'Ufficio di presidenza del Consiglio regionale riconosceva al sottosegretario l'«inabilità totale e permanente dal lavoro». Poche settimane d'attesa e il Bollettino Ufficiale, come ha raccontato Antonio Ricchio sul Corriere della Calabria , pubblicava la Determinazione 439 che concedeva a Sarra un assegno mensile di 7.490,33 euro «al lordo delle ritenute di legge, a titolo di vitalizio, con decorrenza dal 7 gennaio 2010». Per capirci: gli riconosceva gli arretrati per un totale di 30 mesi pari (stando a quei numeri) a circa 225 mila euro. Cioè quanto un normale disabile totale e permanente, uno che non solo non è in grado di ricevere l'ambasciatore bielorusso ma magari neppure di portarsi il cibo alla bocca, prende in 24 anni e mezzo.

Ricordate la storia che abbiamo raccontato mesi fa di Giulia, la ragazza padovana con «insufficienza mentale medio-grave in paraparesi spastica»? Per permetterle di vivere seguendola 24 ore al giorno il padre e la madre Gloriano e Mariagrazia, obbligata a lasciare il lavoro per dedicarsi solo alla figlia, ricevono una pensione mensile lorda di 270,60 euro più un'indennità d'accompagnamento di 487,39 per un totale di 757 euro e 99 centesimi. Un decimo.

«E di casi così in Italia, di persone che dipendono dai familiari in tutto e per tutto, ce ne saranno almeno centomila», spiega Pietro Barbieri, presidente della Fish, la federazione italiana delle associazioni di sostegno all'handicap. «Sia chiaro: se Sarra non è più in grado di lavorare, è giusto che l'invalidità gli sia riconosciuta. Ma nessuno nelle sue condizioni, in Italia, ha mai visto un vitalizio con delle cifre simili. Nessuno».
Di più: quel vitalizio stratosferico rispetto ai trattamenti miserabili concessi agli altri invalidi totali che non fanno parte del mondo dorato della politica, va a sommarsi con l'indennità e le altre prebende riconosciute ai sottosegretari regionali calabresi.

Per carità, non ci permetteremmo mai di sottovalutare i problemi avuti dall'esponente pidiellino. Anzi, che abbia trovato la forza per riprendersi è una cosa che non può che rallegrare noi e tutti i cittadini. Ma c'è o non c'è una contraddizione tra quella invalidità assoluta e permanente a ogni lavoro e la sua permanenza ai vertici del governo di una regione italiana?

E sono accettabili quelle cifre in un paese come l'Italia che dal 2008 al 2013, come dice un'analisi di Antonio Misiani, ha visto il Fondo per le politiche sociali precipitare nelle tabelle degli stanziamenti da 929,3 milioni di euro a 44,6? Come possono capire i cittadini calabresi, sapendo che la loro regione risulta essere, stando ai dati Istat, l'ultima delle ultime per stanziamenti nell'assistenza e nell'aiuto alla disabilità?

Gian Antonio Stella
5 ottobre 2012 | 7:33

Paghiamo ancora 800mila euro per i viaggi degli ex deputati

Paolo Bracalini - Ven, 05/10/2012 - 08:25

Un altro peso per i contribuenti. Ogni ex onorevole che torna a Roma per attività politiche è rimborsato dalla Camera: uno spreco da 800mila euro. E chi ha più legislature alle spalle può arrivare fino a mille euro. Tra gli ex deputati che viaggiano a spese nostre ci sono l'ex pornostar Ilona Staller, gli ex terroristi Toni Negri, Sergio D'Elia e Massimo Abbatangelo, il no global Francesco Caruso e il giornalista Eugenio Scalfari

«Con quel poco che ci danno come vitalizio, per gente che ha 80 anni e magari è malata, ha difficoltà a muoversi, e deve andare avanti con 4mila euro di pensione.


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Molti di noi non riescono a campare, e a Roma non ci vengono neppure più» dice con amarezza Gerardo Bianco, ex ministro e presidente dell'«Associazione ex parlamentari», con 1600 associati su 2700 ex deputati e senatori complessivi, vivi e vegeti malgrado le ristrettezze. «Chi come me ha fatto più di 4 legislature arriva a 5.500 euro, ma altri prendono anche meno, la maggioranza è sui 4mila. Ci sono situazioni difficili, oggi mi ha scritto un ex deputato ligure, con tre by-pass, che se la prende con me perché dal 2005 i nostri vitalizi non vengono più adeguati. Per chi ha dedicato la vita alla politica è umiliante. Capisco che rispetto a una pensione di operaio sono tanti soldi, ma altri funzionari dello Stato hanno pensioni molto più alte».

Ristrettezze che poi li tengono lontani dalla vecchia Camera, anche se il viaggio - biglietto aereo o treno - è pagato dalla Camera dei deputati. Il totale spunta nel bilancio consuntivo appena approvato. Ottocentomila euro in un anno per «Rimborsi di viaggio ai deputati cessati dal mandato». Il rimborso spetta agli ex deputati e non agli ex senatori, a cui è stato tagliato nel 2010, insieme a una bella sforbiciata anche sui viaggi degli ex inquilini della Camera (1.650.000 euro, all'anno, in meno rispetto a prima). Si è introdotto poi un sistema che porterà con gli anni all'esaurimento della scorta.

Ma quali viaggi rimborsano? Non le gite al mare o i week end in agriturismo, ma solo i viaggi dalla città di residenza a Roma, motivati per attività politiche legate al vecchio mandato. Per gli ex deputati con più legislature siamo sui mille euro l'anno di rimborsi, ma è impossibile definire una cifra precisa di rimborso spettante agli ex (categoria di cui fanno parte molte meteore, da Cicciolina a Sergio D'Elia al no global Caruso, anche loro tra i possibili beneficiari di viaggi rimborsati). Dipende da due fattori: l'età dell'ex deputato (il contributo cala con l'aumentare degli anni) e la durata del mandato (più soldi per più legislature).

«È un meccanismo complicato» conferma l'onorevole questore della Camera, Gabriele Albonetti. Non è chiarissimo che tipo di documentazione debba produrre l'ex deputato (e nemmeno se lo debba fare) per dimostrare che il suo è un viaggio istituzionale a Roma. Comunque sia, stando a quanto dice Bianco, nove legislature da deputato alle spalle, l'assegno mensile della maggioranza degli ex non basta per sostenere trasferte a Roma, poiché l'albergo e il vitto non sono rimborsati, diversamente dai viaggi.

Eppure la spesa della Camera per i vitalizi degli ex tocca una cifra ragguardevole: 96.605.000 euro di «vitalizi diretti» e 24.500.000 di «vitalizi di reversibilità» goduti da vedove e figli. Dentro ci sono anche ex parlamentari per un giorno, come il radicale Luca Boneschi, eletto il 12 maggio 1982, dimessosi il 13 maggio 1982, un giorno dopo. Per quelle 24 ore di duro lavoro Boneschi prende 3.108 euro lordi al mese di pensione. Ma ci sono altri pensionati senza sforzo.

Paolo Prodi, fratello di Romano, è stato in Parlamento 126 giorni, per una pensione di 3.108 euro. Stesso vitalizio per Eugenio Scalfari e anche per Toni Negri, che invece lo ha fatto per 64 giorni complessivi. Loro però non fanno parte dell'«Associazione ex parlamentari». «In altri Paesi le associazioni di ex deputati vengono trattate coi guanti bianchi, in Italia invece no. Tra di noi ci sono ex ministri, ex sottosegretari, relatori di finanziarie, gente di grande spessore e competenza, come Visco, Cacciari, Zanone, Filippo Maria Pandolfi». Si sono anche offerti di fare da consulenti, gratis, per il governo, ma Monti non sembra molto interessato. «Ci ha risposto cortesemente - racconta Bianco - che avrebbe tenuto in considerazione la cosa».

Poi più niente. Non vale più la pena di venire a Roma. Nonostante le molte iniziative dell'associazione: convegni sui moti risorgimentali, sul debito pubblico italiano, sui costi della democrazia... E sul nuovo regime sui vitalizi, quello contributivo, introdotto nel 2011. Che ha destato enormi preoccupazioni tra gli ex parlamentari che, confortati dal parere di studi legali, hanno preparato ricorsi per difendere il «diritto acquisito». Se viaggeranno alla volta di Roma, sarà per dibattere in udienza.