venerdì 31 agosto 2012

Lo schiavo di Grillo: un mutuo di 20 anni per pagargli in cachet

Libero

Filippo Facci ricorda la vicenda del consigliere comunale con la madre disabile costretto a svenarsi per pagarlo

La Festa dell'Unità fu rovinata dalla pioggia, ma il giullare ligure non volle ricontrattare il compenso. E rovinò un 26enne per vent'anni


È il caso di ricordare che Giuseppe Piero Grillo, un uomo notoriamente munifico e che nei giorni scorsi si è lagnato dei cachet altrui alla Festa dell'Unità (o come si chiama ora) agli inizi degli anni Ottanta partecipò a una Festa dell’Unità a Dicomano, nel fiorentino, per un cachet prefissato di 35 milioni di lire. C'era passato anche Benigni, da quelle parti. La sera dello spettacolo, però, venne giù una pioggia da paura e allo spettacolo di Grillo - che arrivò pure in ritardo - non venne praticamente nessuno, perlomeno rispetto alle aspettative: l'incasso fu di soli 15 milioni di lire.

Sicché, com'era logico per via delle spese comunque elevate, i compagni di Dicomano cercarono di ricontrattare il compenso: niente da fare, manco a parlarne, neppure una lira di sconto. E siccome nella sezione comunista provinciale - tutta giovanile -  l’unico che aveva una busta paga era tal Franco Innocenti, un 26enne che per il resto possedeva solo una vecchia Vespa 150, il ragazzo fu costretto a stipulare un mutuo ventennale con la Banca Toscana: questo nonostante avesse la madre invalida al cento per cento. L'ex giovane, che ora ha 55 anni, ha raccontato questa storia scrivendo una lettera a L'Unità del 20 settembre 2007. Giuseppe Piero Grillo, come pare evidente, anche in quel caso prese a cuore il futuro delle venture generazioni.

di Filippo Facci

Tom Tom arriva anche su Android Fine dell'esclusiva Apple

La Stampa

FEDERICO GUERRINI




I tempi cambiani e anche i leader di mercato devono monitorare con attenzione le trasformazioni in atto nel loro settore, per non farsi cogliere impreparati. Questo spiega forse come mai TomTom, in un momento in cui sempre più consumatori utilizzano il proprio smartphone, e i relativi software, come ausilio per la navigazione stradale, abbia deciso di lanciare l'applicazione per sistema operativo Android del proprio celebre prodotto, che si va ad affiancare a quella già disponibile da un paio d'anni per iOs. L'annuncio è stato dato nel corso dell'Ifa, la fiera dell'elettronica di Berlino che oggi apre ufficialmente le porte al pubblico, dopo un paio di giorni di anteprime per la stampa.

“Il passaggio ad Android è stato naturale – racconta a La Stampa Corinne Vigreux, direttore esecutivo di TomTom – sempre più persone lo usano, molti di coloro che avevano cellulari con questo sistema operativo volevano poter installare il nostro programma”. Le caratteristiche saranno le stesse di quelle già presenti nella versione per dispositivi Apple, ad eccezione delle funzioni di integrazione coi social network, che servono a migliorare le notizie su viabilità e traffico sulla base delle segnalazioni degli utenti, che in un primo tempo saranno assenti. Anche l'interfaccia grafica sarà leggermente diversa, per via delle ovvie differenze di gestione dei menù.

Con lo sbarco su Android potrebbe porsi un problema di competizione con le applicazioni di navigazione gratuite già disponibili su questa piattaforma, alcune di marchio Google e già preinstallate sul sistema, ma Vigreux si dice tranquilla: “applicazioni di navigazione gratuite o a basso prezzo esistono anche su iTunes – spiega – ma questo non ci impedisce di essere leader di mercato nella maggior parte delle classifiche nazionali. Credo che la gente voglia informazioni di qualità per la propria navigazione satellitare, e non ci sono molti prodotti che offrano questo”. Il prezzo dovrebbe essere più o meno lo stesso di quello del software per Apple, ossia attorno ai 50 euro.

Per quanto riguarda ultime tendenze e i prossimi scenari di questo particolare settore dell'elettronica di consumo, la manager dell'azienda olandese vede arrivare alcuni cambiamenti: “è chiaro che il mercato si sta un po' saturando – afferma – per cui ci stiamo concentrando molto sul “replacement market”, prodotti e nuove funzioni per chi vuole sostituire il proprio navigatore dopo tre-quattro anni di licenza. Sul fronte B2B abbiamo molti accordi di licenza con aziende ed enti pubblici che adoperano la nostra tecnologia per le mappe. E abbiamo attivato anche alcune partnership dal lato consumer, per esempio con Nike che usa i nostri dati per il suo orologio con Gps per gli atleti. Quello che ci preme prima di tutto – chiosa – è comunque, fornire dati di navigazione sempre più aggiornati, veloci, numerosi e affidabili ai nostri clienti”.

Arsenale bellico sotto il ghiacciaio sciolto a Trento

La Stampa


Una pattuglia della stazione del soccorso alpino della Guardia di finanza (Sagf) di Tione di Trento ha rinvenuto 200 granate del calibro 85/100 mm, da 7 e 10 chili l'una, risalenti al primo conflitto mondiale. Lo comunica, in una nota, il Comando provinciale di Trento. Il ritrovamento e' avvenuto a seguito di un parziale scioglimento dei ghiacciai perenni della Vedretta di Nardis del gruppo della Presanella, in una posizione piu' nascosta e ad una quota di quasi 3200 metri, al di sotto della Cima Ago di Nardis, e' stata cosi' individuata un'area di alcune centinaia di metri quadrati, ove giacevano disseminati gli ordigni bellici. L'area e' stata geo localizzata attraverso l'utilizzo di strumentazione Gps e sottoposta a rilievi fotografici dalla componente specialistica d'alta montagna della Guardia di finanza ed immediatamente segnalata al Commissariato di governo per la Provincia autonoma di Trento, per la messa in sicurezza.


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Sì alle telecamere all'ingresso del palazzo, non c'è privacy

La Stampa


Non c'è violazione della privacy se un proprietario di un immobile, che non risulta un condominio, installa per la propria sicurezza un impianto di videosorveglianza che riprende anche gli altri abitanti del palazzo, in entrata e uscita dall'ingresso. Questo perché lo spazio tra il cancello e l'ingresso, se visibile anche all'esterno, da altre persone, risulta un luogo dove non c'è riservatezza. Lo rileva la Cassazione accogliendo il ricorso di un cittadino contro la sentenza del Tribunale di Messina che aveva fatto rimuovere le telecamere sul fabbricato di sua proprietà perché violavano la privacy degli altri inquilini. Era stata la stessa nuora dell'uomo, un messinese, che viveva nell'immobile del suocero, a chiedere la rimozione delle telecamere perché non voleva essere ripresa.

In Tribunale il suocero aveva sostenuto l'esigenza di tenere le telecamere perché aveva subito intimidazioni e minacce e due anni prima dei malviventi avevano sparato sul palazzo. Sempre secondo il suocero, l'immobile non costituiva un condominio essendo lui il proprietario in via esclusiva degli appartamenti e quindi non doveva chiedere l'autorizzazione. Ma il giudice di merito aveva ritenuto che, poiché vi abitavano altre persone, le riprese costituivano una violazione. Non così per la Prima Sezione Civile della Cassazione che, nella sentenza n.14346, chiarisce: anche se il fabbricato non è un condominio con `aree comuni´ (le quali non possono essere considerate «luoghi di privata dimora o domicilio»), «se l'azione, pur svolgendosi in luoghi di privata dimora, può essere liberamente osservata dagli estranei, senza ricorrere a particolari accorgimenti (nella specie si tratta dello spazio, esterno del fabbricato, intercorrente fra il cancello e il portone d'ingresso), il titolare del domicilio non può evidentemente accampare una pretesa alla riservatezza».

(ANSA).

Lady Diana, 15 anni senza la principessa triste

La Stampa


Era la notte del 31 agosto 1997, esattamente 15 anni fa. Sotto il Ponte de l'Alma, a Parigi, uno dei tunnel del lungosenna, finiva contro un pilastro di cemento la favola triste di Lady D, la principessa del popolo. Il suo ricordo non si è mai cancellato dal cuore degli inglesi, ogni giorno centinaia di persone rendono omaggio al memoriale di Lady D ad Hyde Park ed è in uscita un film sulla sua vita, interpretato da Naomi Watts.

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Apple, «svelato il contenuto del manuale segreto dei dipendenti di Cupertino»

Corriere della sera

Ma dire al cliente che il Mac è andato in crash. Meglio: «ha smesso di funzionare». La formazione dei commessi

Una delle pagine del manuale (da Gizmodo)Una delle pagine del manuale (da Gizmodo)

Il segreto è stato svelato. E il manuale di Apple di addestramento dei suoi rivenditori è stato reso pubblico. Ad alzare il velo è il sito di tech Gizmodo, che è entratato in possesso di una copia del Genius Training Student Workbook.

LE PAROLE SONO IMPORTANTI - Nel tomo, in primo luogo viene spiegato ai commessi dei negozi come comportarsi per vendere più iProdotti possibili. Ma non solo. Prima di essere assunti i dipendenti Apple vengono sottoposti a un addestramento di 14 giorni, chiamato con un termine decisamente militare, Bootcamp. Vietato chiamarlo corso di formazione. L'obiettivo e far diventare i ragazzi con la maglietta blu più empatici e persuasivi. Il tutto senza che si permettano mai di essere insistenti. Attraverso lezioni dal ritmo serrato, sia tecniche che psicologiche, gli insegnamenti vengono trasmessi con brevi frasi, da ripetere come un mantra. Il termine empatia - scrive ancora Gizmodo - ricorre nel manuale migliaia di volte. Qualche esempio? Se un cliente si lamenta che il prezzo di un Mac è troppo alto, il commesso deve rispondere: «Capisco quello che provi a riguardo, anche io avevo la tua stessa percezione. Ma poi ho scoperto che questo è il suo giusto valore».

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TERMINI VIETATI - Nessuna conferma arriva da Cupertino sulle tecniche utilizzate. Ma sempre secondo Gizmodo il manuale Genius presenterebbe altri venti scenari possibili. Ogni critica del cliente deve essere volta in positivo, ovviamente partendo dal presupposto che ha sempre ragione. Volgare ribaltamento di frittata? Non si dice mai che il computer «è andato in crash», ma ha «smesso di rispondere». Il bug non è un baco ma una «situazione», solo per citare gli esempi più divertenti. E queste conversazioni alquanto surreali sono «considerate essenziali per mantenere la tradizione di vendita al dettaglio di Apple», come riporta Gizmodo. Un'assurdità da guru del coaching? Se si pensa la cura maniacale che Steve Jobs ha sempre messo nella progettazione dei «cubi trasparenti» in cui si vendono i prodotti di Cupertino, non c'è da stupirsi che anche l'aspetto psicologico sia ossessivamente curato in ogni dettaglio.


Marta Serafini
@martaserafini30 agosto 2012 (modifica il 31 agosto 2012)

Lampadine a incandescenza: dal 1° settembre l'addio definitivo

Corriere della sera

Erano rimaste sul mercato solo quelle da 45 watt: ora solo led e lampade a fluorescenza. Con problemi di smaltimento

A sinistra una lampadina a incandescenza, a destra una a fluorescenza (Ansa)A sinistra una lampadina a incandescenza, a destra una a fluorescenza (Ansa)

MILANO - Anche le ultime vecchie lampadine a incandescenza, quelle da 25 a 45 watt (W), ci salutano. Dal 1° settembre non saranno più vendute in tutta Europa l'ultima tipologia di lampadine a incandescenza ancora sul mercato. Dal 2009, infatti, a ogni primo giorno di settembre sono state messe al bando le varie tipologie: nel 2009 quelle da 100 W, l'anno dopo quelle da 75W e nel 2011 quelle da 60W. Ora tocca alle ultime, quelle da 25 fino a 45 watt.

COMPATTE E A LED - D'ora in poi si potranno acquistare solo le lampadine compatte (alogene e fluorescenti) e a led, che consumano in media l'80% in meno e garantiscono minori immissioni di CO2 nell'ambiente. I vantaggi delle lampadine compatte e dei led sono notevoli. Sostituendo una lampadina a incandescenza da 75W con una equivalente a risparmio energetico (di soli 15 W) si risparmia il 70% dei costi. Calcolando il costo medio annuo di elettricità, oltre al prezzo della lampadina stessa e la sua durata, si passa da 42 a 12 euro (considerando un'accensione per 7 ore al giorno). Inoltre la lampadina a incandescenza avrebbe emesso nella sua vita 76 kg di CO2, l’equivalente lampadina ad alta efficienza ne emette solo 15 kg, con un risparmio in emissioni di circa l’80%. Secondo l'Enel, le lampadine fluorescenti durano in media 8-10 volte di più di quelle tradizionali.

SMALTIMENTO - Ricordiamo però che le lampadine a fluorescenza, che contengono sostanze tossiche (mercurio), non vanno gettate nella spazzatura ma smaltite nei dovuti modi. Nel 2011 il consorzio Ecolamp ne ha raccolte 1.500 tonnellate in oltre 1.600 Comuni recuperando quasi 120 tonnellate tra mercurio e altri materiali tossici sottratti alla dispersione nell’ambiente. «Abbiamo bisogno che i distributori, soprattutto supermercati e ipermercati, accettino di collocare i contenitori per la raccolta diretta», commentava il direttore generale di Ecolamp, Fabrizio D’Amico. «Sono ancora una minoranza quelli che espongono i nostri scatoloni che, invece, dovrebbero essere a disposizione dei consumatori in ogni punto vendita».

Paolo Virtuani31 agosto 2012 | 12:51

Paolo Villaggio sulle paraolimpiadi di Londra: "Una esaltazione delle disgrazie"

Nico Di Giuseppe - Ven, 31/08/2012 - 19:16

Fantozzi non usa mezzi termini: "Le Paralimpiadi di Londra sembrano una specie di riconoscenza o esaltazione della disgrazia, fanno tristezza"


"Le Paralimpiadi di Londra fanno molta tristezza, non sono entusiasmanti, sono la rappresentazione di alcune disgrazie e non si dovrebbero fare perché sembra una specie di riconoscenza o di esaltazione della disgrazia".


Non usa mezzi termini Paolo Villaggio per definire la manifestazione sportiva di Londra. Nel corso del programma La Zanzara su Radio24, Fantozzi rincara la dose: "Non fa ridere una partita di pallacanestro di gente seduta in sedia a rotelle, io non le guardo, fa tristezza vedere gente che si trascina sulla sedia con arti artificiali. Mi sembra un po' fastidioso, non è divertente". Secondo l'attore italiano, "ce n’è una, cieca, che fa i 200 metri in pista. Dicevano che si allena con due persone a fianco che le dicono dove andare. Tanto vale allora correre con il bastone. La mia non è crudeltà ma è crudele esaltare una finta pietà. Questo è ipocrita. Sembrano Olimpiadi organizzate da De Amicis con dei "personaggini"".

Le parole di Villaggio hanno scatenato la reazione di Luca Pancalli, presidente del Comitato italiano paralimpico. "Le parole di Villaggio si commentano da sole. Prima di parlare in questi termini dovrebbe farsi un giro a Londra, stringere le mani di questi atleti che con le loro storie hanno molto più da insegnare di quanto non faccia lui", ha commentato Pancalli. Che poi ha aggiunto: "A me fa tristezza ascoltare le sue parole. Lui non guarda le Paralimpiadi? Ce ne faremo una ragione. Siamo in un Paese libero e lui può dire quello che vuole, ma le sue parole sono offensive nei confronti delle persone che fanno e vivono lo sport".

Colpo di scena: la voce del Gabibbo è gialla (e abita un faro pieno di cadaveri)

Massimo M. Veronese - Ven, 31/08/2012 - 18:08

Fa parlare il pupazzo più famoso della tv, ma scrive thriller mozzafiato. "Il Faro delle lacrime" di Lorenzo Beccati costa meno di 5 euro e ha come protagonisti il mare d’Irlanda, uno strano criminologo e un’indimenticabile bambina

Lorenzo Beccati è il tipico caso di doppia personalità, l’identikit del perfetto insospettabile: lo senti ma non lo vedi, e se apri il Gabibbo, dove vive, non è lui la persona che ci trovi dentro.



Nemmeno la voce, in fondo, è sua. Dice che quel timbro roco e un po’ strascicato gliel’ha regalato un ergastolano amico suo. Autore di Striscia la Notizia e Paperissima, voce del Gabibbo, Beccati è una mente criminale, un uomo pieno di segreti. Ha scritto undici libri l’ultimo, «Il faro delle lacrime», è un giallo, il primo ambientato ai giorni nostri, protagonisti un faro in mezzo al mare d’Irlanda, un guardiano italiano criminologo mancato e cadaveri che non finiscono mai. Il mistero è anche che un libro così costi meno di cinque euro, 4,90 per la precisione. Cerchiamo di indagare. Senza fare la fine dei besughi...

I personaggi dei suoi libri, e in particolare de «Il faro delle lacrime», esistono o sono una sua invenzione?«I personaggi dei miei libri sono delle invenzioni, ma finiscono per assomigliare a qualcuno di reale».

Chi o cosa le ha ispirato il libro?«La scintilla è sempre un'immagine: quadri, stampe, cataloghi. Nel caso del mio ultimo giallo, si è trattato del bel libro "Fari" di A.L. Mariotti».

Quale dei suo libri le ha dato più soddisfazione?«Mi sono divertito molto a scrivere "74 nani russi", ma la soddisfazione maggiore l'ho avuta con la trilogia de "Il guaritore di maiali", tradotta anche all'estero».

Cos'ha «Il faro delle lacrime» di diverso dagli altri?«É il mio primo romanzo in epoca contemporanea. Inoltre mi sono voluto cimentare con il genere "camera chiusa". La mia "camera chiusa" è un inaccessibile faro in mezzo al mare».

A chi scrive gialli nella vita succedono mai "cose gialle"?«Per fortuna, no...»

Perché piacciono tanto i gialli? Non bastano i fatti di cronaca?«I gialli servono a esorcizzare il male che ci circonda nella vita reale».

E perché siamo sempre attirati da fatti di sangue?«È un po' come quei vecchi che ogni giorno leggono i necrologi e pensano "anche oggi non è toccato a me"...»

C'è un fatto di cronaca, di ieri e di oggi, di cui Lorenzo Beccati scriverebbe volentieri?«Davvero Socrate non ha lasciato nulla di scritto? E se qualcuno avesse fatto sparire le sue pagine? E se un uomo sapesse dove sono ora?».

Cosa c'è di bene nel Male?«L'idea che possa essere sconfitto».

Perchè il Male affascina e il Bene no?«Il Bene è la normalità, il Male la trasgressione. Di questi tempi, il Male è potere e il Bene una debolezza».

Esiste il delitto perfetto?«Direi proprio di sì. Altrimenti come si spiega che in Italia la maggior parte di delitti rimane impunita?».

C'è una morale alla fine del suo libro?«Nessuna morale. Ho il dubbio che anche questa, in fondo, sia una morale».

L'ultimo giallo letto che l’ha appassionata?«Ho troppi amici giallisti e vorrei conservare il loro saluto...»

Il suo libro giallo preferito di sempre?«Il quinto giorno di Frank Schästzing per la sua originalità».

Il suo autore preferito?«Francesco Biamonti, anche se non era un giallista. Ha scritto romanzi straordinari, potenti e diretti come poesie».

É facile scrivere facile?«È facile per chi possiede quel dono. Gli altri possono tentare, ma non ci riusciranno del tutto».

Di quale consiglio ha fatto più tesoro?«Scrivere tenendo ben presente tutti i cinque sensi. Anche se solo descritti, tatto, olfatto, udito, gusto e vista, tengono desta l'attenzione del lettore, rendendolo più partecipe».

Qual è il primo dovere di uno scrittore di gialli?«Imbrogliare il lettore fino a fargli credere di avere scoperto tutto in anticipo».

Lei in genere simpatizza per i buoni o per i cattivi?«Parteggio sempre per i buoni. Ne hanno più bisogno».

Il mistero si deve sempre svelare?«Direi di sì. Come minimo, si devono fornire gli strumenti per arrivare alla soluzione».

Si scrive ancora per i posteri o solo per i contemporanei?«Si dice che in fondo uno scrittore scriva per una sola persona. Nel mio caso, le persone sono due persone, una che c'è e l'altra che verrà. Mistero».

Lorenzo Beccati di che cosa ha paura?«Temo sopra ogni cosa la sofferenza degli altri e gli scarafaggi».

Tre cose che odia a morte nella vita«L'ostinazione a sbagliare, l'egoismo, i mimi di strada».

Ma il Gabibbo potrebbe essere un insospettabile assassino?«Direi di più. In un cortometraggio, presentato alla mostra del cinema di Venezia, dal titolo "Il perfezionista", il Gabibbo ordiva un piano per uccidere se stesso, riuscendoci»....chi potrebbe essere la vittima perfetta?«Dario Ballantini, alias Valentino, Maroni, Alfano... con tutte quelle identità...»...chi la donna fatale...«Senz'altro Stefania Petyx. Per chi ha la sventura d'incontrarla, sono guai. A indagare ci metterei il suo bassotto. Innegabile che abbia fiuto...»...chi l'infallibile segugio...«Valerio Staffelli. Imbattibile a seguire le tracce delle persone da attapirare»....e chi il maggiordomo?.«Max Laudadio ha il fisico giusto: allampanato e con lo sguardo inquietante. L'assassino ideale però è al 100% Brumotti. Impensabile che possa fare del male».Tre buoni motivi per leggere il suo libro.«Uno: oltre a Jo il guardiano c'è un personaggio particolarmente riuscito, Kikka: una fantastica ragazza Down che non potrete dimenticare; due: i colpi di scena si susseguono con un ritmo forsennato; tre: farete del bene alla piccola editoria». ...e tre cattivissimi motivi per leggerlo lo stesso«Uno: butterete via solo 4,90 euro, un prezzo politico che ho fortemente voluto; due: potreste poi rifilarlo al vostro peggio nemico; tre: è utile da mettere sotto la gamba di un tavolino che balla. L'ho collaudato io stesso...»