giovedì 16 agosto 2012

Vita anti crisi:in vendita denti e capelli umani

Corriere della sera

Dopo le polemiche il sito Etsy.com mette al bando le parti umane. Ma non denti e capelli. E nasce un nuovo mercato
Tutto all'asta. Quando il borsellino è vuoto oltre a tagliare le spese superflue si pensa anche a eliminare quello che si possiede. Addio gioielli della nonna, via l'auto

Denti in vendita online Denti in vendita online

per una più economica bicicletta. E se non bastasse? Per alcuni la soluzione è vendere denti e capelli. Rigorosamente online. Ed è l'imput per la nascita di un nuovo mercato del trash. Monili, orecchini e braccialetti con canini e molari.

PER FETICISTI - Fino a un paio di anni fa su Etsy.com in vendita c'erano non solo oggetti convenzionali: mobili, abiti, chincaglierie. Ma anche parti del corpo umano, liquidi (sempre umani), ossa, scheletri, pozioni, veleni, droghe di ogni genere , prodotti nemmeno troppo nascosti all'interno del sito. Bastava una semplice ricerca per nome per trovare una vasta scelta di prodotti illegali. Ma dopo le numerose polemiche sorte il sito è stato costretto a servirsi di un regolamento e a fare una selezione dei prodotti da vendere.

IL SITO DELL'HOME MADE - Etsy.com è una sorta di Ebay, ma più alla mano. Si mettono in vendita oggetti e manufatti home made, a prezzi molto bassi. Gli introiti derivano da 20 centesimi per ogni annuncio pubblicato, e dal 3,5% sul prezzo finale della compravendita. Il sito ha avuto dal 2005 - anno in cui è stato lanciato da Robert Kalin Chris Maguire, Haim Schoppik e Jared Tarbell - grande successo. Nel 2010 si contavano oltre 5 milioni di utenti. L'anno scorso il complesso delle vendite della piattaforma ha superato il mezzo miliardo di dollari, ma è da lì che sono iniziati i problemi.

IL NUOVO REGOLAMENTO - In vendita per esempio denti umani ma non ossa. «Vogliamo che Etsy si mantenga un mercato sia per venditori che per acquirenti» spiegano i responsabili sul sito. In molti casi i prodotti sono stati tolti dal listino perchè «erano del tutto illegali», altri semplicemente perchè non rispondevano «allo spirito di Etsy». Le sole parti umane permesse sono denti e capelli. Prodotti che hanno vivacizzato il mercato. Non è difficile, infatti, trovare annunci di braccialetti, collane e orecchini fatti con molari e canini, persino con denti da latte di bambini. I capelli sono tra i prodotti più ricercati. Per parrucche ed extension.

Molto in crescita poi il settore dei peli animali: con una quota mensile di pochi euro si adotta una pecora - o un qualsiasi animale dal pelo lungo - e ogni mese si riceve una pacco con la pelliccia dell'animale scelto.sole parti umane permesse sono denti e capelli. Prodotti che hanno vivacizzato il mercato. Non è difficile, infatti, trovare annunci di braccialetti, collane e orecchini fatti con molari e canini, persino con denti da latte di bambini. I capelli sono tra i prodotti più ricercati. Per parrucche ed extension. Molto in crescita poi il settore dei peli animali: con una quota mensile di pochi euro si adotta una pecora - o un qualsiasi animale dal pelo lungo - e ogni mese si riceve una pacco con la pelliccia dell'animale scelto.


Ilaria Moran
i16 agosto 2012 | 19:38

Messaggi gay sul sito del premier ugandese: gli hacker attaccano contro la legge omofobica

Corriere della sera

L'attacco di Anonymous: in un fotomontaggio il premier si scusa con i gay. Prossimo obiettivo, il Sudan

La schermata del sito del premier ugandese
La schermata del sito del premier ugandese "defacciato" da Anonymous


L'operazione si chiama #OpFuckAfrica ed è di quelle destinate a far discutere, in quanto porta all'attenzione dell'opinione pubblica mondiale il problema del rispetto dei diritti dei gay nel mondo, e in particolare in Africa.
 
«CI HAI DISGUSTATO» - In segno di protesta contro una legge considerata medioevale, il sito web del governo ugandese è stato attaccato da un gruppo di hacker che sono riusciti a inserire sulla homepage messaggi a favore dei diritti degli omosessuali. Lo ha confermato alla Bbc un funzionario del governo. In una schermata fotomontata si vede il Primo ministro che si scusa con tutti gli omosessuali residenti in Uganda e che manifesta il suo sostegno a una marcia gay pride. In Uganda le relazioni omosessuali sono illegali e i gay, emarginati socialmente, sono spesso bersaglio di aggressioni fisiche.

All'inizio di quest'anno un progetto di legge, che prevede l'inasprimento delle pene per gli atti omosessuali da 14 anni all'ergastolo, è stato nuovamente presentato in Parlamento. Un emendamento prevede inoltre la pena di morte per coloro che si rendono colpevoli di «omosessualità aggravata», nei casi in cui una delle due persone sia un minore, un disabile o un sieropositivo. Secondo la Bbc dietro all'attacco hacker vi è un attivista denominato DramaSett3r, il gruppo The Elite Society e Anonymous. Sul sito del primo ministro è apparso anche un messaggio: «La violazione dei diritti LGBT che stai portando avanti ci ha letteralmente disgustato».

TANGO DOWN ANCHE PER IL SUDAN - Ma non è solo l'Uganda a essere finita nel mirino. Su Twitter infatti come obiettivo successivo dell'operazione #OpFuckAfrica viene indicato il Sudan, con una lunghissima lista di siti governativi da abbattere. E anche in questo caso i giustizieri del web vogliono vendicare i diritti degli omosessuali africani che vengono costantemente violati in molti paesi.


Marta Serafini
@martaserafini16 agosto 2012 | 20:46

Sudafrica, polizia spara sui minatori: 18 morti

Corriere della sera

Marikana, la settimana scorsa altre 10 vittime negli scontri. In lotta per un aumento: ora guadagnano 400 euro

I minatori contestano i tagli salariali I minatori contestano i tagli salariali

La polizia sudafricana ha aperto il fuoco sui minatori che protestavano. È successo nei pressi della miniera di platino di Marikana, nella mattinata di giovedì. Secondo le prime ricostruzioni ci sarebbero almeno 7 vittime. Ma secondo altre fonti, i corpi ritrovati sul luogo della sparatoria ammonterebbero ad almeno 18.


Cattura Video

NELLA MINIERA - Nei giorni scorsi 10 persone, tra cui due poliziotti, sono state uccise in scontri tra sostenitori di due diversi sindacati. I disordini erano iniziati venerdì, quando i lavoratori avevano incrociato le braccia nell'ambito di una disputa sui salari. Lo sciopero è poi degenerato in un conflitto aperto tra i membri dei due sindacati che si fanno concorrenza. Oggi centinaia di minatori si sono radunati nuovamente nei pressi della miniera. Molti di loro erano armati di machete, bastoni e altre armi, e hanno ballato e cantato, osservati da agenti di sicurezza. La polizia ha permesso ai minatori di manifestare, mentre sono in corso negoziati volti a porre fine alla protesta. Poi però la situazione si è fatta sempre più tesa. Temendo di non poter controllare la folla, la polizia ha quindi aperto il fuoco.

 Sudafrica, la strage dei minatori Sudafrica, la strage dei minatori Sudafrica, la strage dei minatori Sudafrica, la strage dei minatori Sudafrica, la strage dei minatori

LA VERTENZA SINDACALE - La miniera è gestita dalla società Lonmin, il terzo più grande produttore di platino del mondo. Nel sito a 100 km da Johannnesburg lavorano oltre 3.000 minatori. Guadagnano in media 400 euro al mese. I sindacati chiedono un aumento pari al triplo della paga attuale. L'azienda non intende cedere, e minaccia licenziamenti di massa.

Redazione Online16 agosto 2012 | 17:49

La classifica dei matusalemme della politica 100 onorevoli da 20 anni in Parlamento

Corriere della sera

Pedica (Idv) stila l'elenco dei parlamentari più longevi. La petizione: «Non votarli più, cosa hanno fatto per il Paese?»

Una petizione per non votare più i soliti vecchi nomi della politica. La lancia Stefano Pedica, senatore dell'Italia dei Valori, che ha stilato la classifica dei cento parlamentari con maggiore anzianità di servizio. Chiedendo ai propri amici su Facebook di non votarli più: «Cosa hanno fatto per il Paese? Cento in meno».

LA CLASSIFICA - Il parlamentare con maggiore permanenza alla Camera è Giorgio La Malfa, ex ministro negli anni 80, tra i leader del Partito Repubblicano, di cui suo padre Ugo è stato uno storico dirigente: il suo debutto da onorevole risale al 1972. Al secondo posto Mario Tassone, (Udc) deputato da 34 anni e 14 giorni. Quindi Francesco Colucci (PdL) 33 anni e 34 giorni. Al quarto posto, appaiati, due "big" della scena politica nazionale: l'attuale presidente della Camera Gianfranco Fini (Fli) e il leader Udc Pier Ferdinando Casini, entrambi con 29 anni e 32 giorni.

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IL SENATO - Al Senato è il presidente della Commissione Antimafia Beppe Pisanu ad essere saldamente al primo posto: 38 anni e 128 giorni per lui. Il secondo, Altero Matteoli del Pdl, è staccato di ben 9 anni, come il collega di partito Filippo Berselli. La presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro è all'ottavo posto con 25 anni e 42 giorni, più di Emma Bonino (21 anni e 90 giorni), ma soprattutto più di Franco Marini: 20 anni e 111 giorni. Maurizio Gasparri e i leghisti Roberto Calderoli e Roberto Castelli sono parlamentari da 20 anni.
E Pedica? Lui non lo scrive ma, eletto la prima volta alla Camera il 6 giugno 2006 (ora è al Senato), finora ha trascorso da onorevole 6 anni e 71 giorni.

Redazione Online16 agosto 2012 | 15:31

Il sindaco non andrà al ramadan Scontro coi musulmani: «Delusi»

Alberto Giannoni - Mer, 15/08/2012 - 08:58


Una tempesta agostana che nessuno si aspettava. L'amletico sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, è riuscito a far arrabbiare anche i musulmani, tutt'altro che mal disposti verso di lui. Evidentemente la gestione dei rapporti con le comunità religiose non è il suo forte. Così, dopo una pasticciata gestione del caso Dalai Lama, arriva questo nuovo incidente diplomatico.Tutto ruota intorno alla festa di Id al Fitr, la festa di rottura del digiuno che conclude il ramadan, il mese sacro di preghiera. La cerimonia è prevista per il 19 agosto, domenica. Il coordinamento delle comunità musulmane di Milano, che ha promosso una celebrazione unitaria a cui parteciperanno una decina di centri islamici, ha ottenuto dal Comune una sede ambita e centrale, l'Arena. La festa, insomma, sarà importante.

Sono previste almeno 10mila persone, daranno il loro contributo al servizio d'ordine 250 volontari e la preghiera - tradotta per la prima volta in tre lingue, anche italiano e «bangla» - sarà condotta da un personaggio di peso nel mondo islamico, il tunisino Abdel Fattah Mourou, uno dei fondatori del partito musulmano «moderato» che ha vinto le elezioni in Tunisia.Bene, i musulmani si aspettavano una partecipazione istituzionale all'altezza di questa sforzo organizzativo. Una partecipazione che «desse un segnale», dicono. «Il segnale che il vento è cambiato» spiega Davide Piccardo, portavoce del coordinamento delle comunità islamiche milanesi. Insomma, dopo quella del vice lo scorso anno, speravano nella partecipazione del sindaco. E per questo lo hanno formalmente invitato, e lo hanno fatto circa 3 mesi fa. Ma il sindaco ha comunicato che non andrà.

«Non andrà perché non è a Milano» precisano da Palazzo Marino, aggiungendo che la partecipazione del Comune sarà assicurata dall'assessore al Lavoro, Cristina Tajani. Troppo poco per il Caim, che ha preso carta e penna per far sapere a Palazzo Marino che i delegati del sindaco - anche se troveranno «porte aperte» - non saranno particolarmente graditi. «Egregio sindaco - ha scritto Piccardo - questa è una delle due ricorrenze più importanti per noi musulmani». «Quest'anno - si legge - per la prima volta la comunità islamica milanese ha trovato un consenso ampio per una celebrazione comune che grazie alla disponibilità della sua amministrazione si svolgerà in un luogo finalmente all'altezza». Piccardo parla di una «discriminazione particolarmente odiosa» che i musulmani avrebbero subito negli anni scorsi, e la contrappone all'apertura «di una stagione nuova».

Il passaggio successivo è conseguente: «Proprio per questo - si legge - crediamo che garantire la sua presenza, così come ha fatto durante quest'anno nelle grandi occasioni pubbliche delle comunità cattolica, ebraica e buddista, testimonierebbe al meglio la volontà di riconoscere alla comunità islamica pari dignità. Le rinnovo quindi il nostro invito a partecipare alla celebrazione e ribadisco che l'invito è rivolto in maniera esclusiva a lei». «Sì, siamo delusi - conferma Piccardo - Noi lo abbiamo invitato con largo anticipo e il sindaco doveva esserci. Il vicesindaco non sarà in città, sappiamo che questi sono i giorni in cui il sindaco garantisce la sua presenza. Se manderà un delegato troverà porte aperte ma lo spazio era solo per lui. Se non viene lui sarà per un'altra volta». Il messaggio è chiaro. Il pasticcio anche.


Accetti l'invito in moschea senza fare sconti agli imam

AlGia - Mer, 15/08/2012 - 08:58


«Pisapia deve andare e parlare chiaro. Come ha fatto con il Papa a Milano». Ecco qual è il punto, secondo il segretario dell'Associazione Amici di Israele, Davide Romano: «Se non si presenta, il sindaco dimostra che qualcosa non va. Perché usare con i musulmani un atteggiamento diverso dalle altre religioni?». Il sospetto, insomma, è che Pisapia abbia rigettato il pressante invito della comunità islamica perché non si sente libero di adottare la stessa linea di franchezza e «orgoglio laico» tenuta coi cattolici (con risultati modesti, a dire il vero).Quindi, Romano, lei è d'accordo con i centri islamici?«Sì, Pisapia deve essere coerente e incontrare i nostri “cugini musulmani”.

Per loro è importante e mi pare doveroso trattarli come gli altri. E questo vuol dire parlar chiaro anche con loro, e mettere i puntini sulle “ì”».Per dire cosa?«Beh, insomma, i diritti civili devono essere rivendicati con tutti. Non credo che ci possano essere zone d'ombra o di silenzio. Insisto sul dialogo. Meglio un dialogo franco che un silenzio assordante».E un silenzio imbarazzato sarebbe la conferma di un'immaturità del mondo islamico che invece vuole pari dignità..

.«Certo, oltretutto la comunità islamica è molto vasta e variegata. Andare e dire certe cose sarebbe un segnale che rafforzerebbe gli esponenti più aperti e meno conservatori di quel mondo».Stiamo parlando dei diritti delle donne e dei rischi di integralismo?«Anche. Per esempio so che l'imam all'Arena sarà un importante esponente del partito di governo in Tunisia, dove in questi giorni si preparano misure discriminatorie per le donne».

Il committente insoddisfatto ottiene la risoluzione: difformità troppo marcata

La Stampa

Per risolvere il contratto di appalto per i vizi dell’opera, si richiede un inadempimento più grave di quello richiesto per la semplice risoluzione della compravendita dovuta ai vizi della cosa. La valutazione circa le difformità è basata su criteri subiettivi – e non più obiettivi – quando si esplicita nel contratto un particolare impiego dell’opera. Il principio è ricordato dalla Cassazione Civile con l’ordinanza n. 7942/12.

Il caso


Una società promuove ricorso contro un privato per ottenere la condanna al pagamento di un’ingente somma a titolo di corrispettivo per mobili e arredi casalinghi eseguiti su misura. La Corte d’Appello statuisce la risoluzione del contratto. La s.r.l., all’ultimo grado di giudizio, ricorre con tre motivi di impugnazione: il primo legato all’effettivo adempimento della fornitura, come appurato da relazione del c.t.u.; il secondo basato sulla supposta violazione di legge nell’applicare l’art. 1457 c.c. (posto che il termine fissato dalle parti sarebbe stato rinunciato dal soggetto, il quale nulla aveva opposto all’esecuzione tardiva del contratto); il terzo per presunta scorretta applicazione dell’art 1453 c.c. a causa di errati rilevamenti circa i comportamenti delle parti.

Secondo i principi affermati presso la Suprema Corte, ai fini della risoluzione del contratto di appalto per i vizi dell’opera si richiede un inadempimento più grave di quello richiesto per la risoluzione della compravendita per i vizi della cosa. Pertanto la possibilità di chiedere la risoluzione del contratto di appalto è ammessa solo nell’ipotesi in cui l’opera sia totalmente inadatta alla destinazione propria e affetta da tare incidenti in modo notevole sulla funzionalità complessiva.

Qualora i vizi siano agevolmente eliminabili, il committente può solo domandare uno dei rimedi ex art. 1668 c.c., salvo il risarcimento del danno per colpa dell’appaltatore. La valutazione delle difformità deve avvenire in base a criteri obiettivi, ossia considerando la destinazione che l’opera riceverebbe dalla generalità delle persone; invece va compiuta con criteri subiettivi quando le possibilità di un particolare impiego siano appositamente dedotte in contratto (precedenti sentenze 7061/02, 10571/01, 9078/94). Incombe poi al committente l’onere probatorio in ordine alla sussistenza dei vizi dedotti, mentre compete all’appaltatore addurre l’esistenza di eventuali cause impedenti la rivalsa del diritto. I giudici di merito – nel valutare

complessivamente la prestazione fornita dalla società ricorrente (la quale, al momento di richiesta di emissione del decreto ingiuntivo per il saldo del prezzo, non aveva completato l’arredo) – hanno accertato che la mobilia era di una tipologia affatto diversa rispetto a quella concordata. Del resto il prezzo complessivo pattuito con riferimento all’arredo, assai elevato, e la mancato rifinitura dello stesso, hanno indotto il giudice di seconde cure a considerare la prestazione unitaria come del tutto inadeguata alla finalità preordinata. Non poteva che conseguirne, quindi, la risoluzione del contratto per inadempimento.

Viminale: in un anno 10.663 manifestazioni

Libero Pennucci - Gio, 16/08/2012 - 13:08

L'Italia raccontata attraverso i dati diffusi dal Ministero dell'Interno: in dodici mesi sono sbarcati 17.365 migranti e sono stati arrestati 2.041 mafiosi. I beni sottratti alla mafia hanno portato allo Stato più di quattro miliardi. Ancora pesantissimo il bilancio degli incidenti stradali: in dodici mesi 2.058 vittime e più di sessantamila feriti


La Patria della protesta permanente. Ventinove manifestazioni al giorno, praticamente una all'ora, per un anno intero.



Il risultato di questa moltiplicazione di scioperi e proteste è stupefacente: 10.663. E' questo il numero della manifestazioni che ci sono state nel nostro Paese dal primo agosto del 2011 al 31 luglio del 2012. L'immagine dell'Italia raccontata attraverso i numeri diffusi dal Viminale è l'encefalogramma di un Paese schizofrenico. Delle diecimila manifestazioni annuali 4.497 sono a carattere sindacale o occupazionale e in 304 casi sono finite con degli scontri tra gli scioperanti e le forze dell'ordine. Insomma un Paese di santi, poeti, navigatori ma soprattutto scioperanti. Un Paese bloccato, anche nel senso fisico dei centri cittadini blindati per i cortei,  da scioperi, sit in e tafferugli.

Immigrazione

Non solo scioperanti. Secondo il report ferragostano fornito dal Ministero dell'Interno negli ultimi dodici mesi sono sbarcati 17.365 immigrati. I permessi di soggiorno sono stati 115.016 per lavoro autonomo, 921.080 per lavoro subordinato e 524.406 per ricongiungimenti. Le richieste di protezione internazionale sono state 33.656. In 2.244 casi è stato riconosciuto lo status di rifugiato, per 3.217 persone sono state applicate le misure di protezione sussidiaria. Gli immigrati che amano di più le sponde italiane sono di nazionalità marocchina (215.659), seguiti da Albania (208.129), Cina (165.107), Ucraina (117.601) e Moldavia (84.401).

Duemila mafiosi in manette

Un anno proficuo nella lotta alla criminalità organizzata. Sono stati 2.041 i mafiosi arrestati tra il 1 agosto del 2011 e il 31 luglio di quest’anno. I latitanti catturati sono stati 82, 18 dei quali inseriti nella lista di massima pericolosità. I Comuni sciolti per mafia sono stati 22. I beni sequestrati sono stati 12.139 (tra cui 723 aziende), per un valore complessivo di 4,124 mld di euro. Le confische sono state 3.218 (213 aziende), per un valore di 1,567 mld di euro. Solo in Sicilia sono stati 5.103 beni alla criminalità organizzata.  Al secondo posto la Campania (3.225), poi Calabria (2.260), Puglia (1.244), Lazio (948) e Lombardia (636).

La strada continua a uccidere

E' ancora altissimo il bilancio delle vittime della strada 2.058 persone e altre 63.397 sono rimaste ferite. Le violazioni accertate dalla forze dell'ordine sono state 2.754.372, di cui 759.185 per eccesso di velocità. Le pattuglie impiegate per i controlli sono state 4.691.786, mentre i controlli effettuati con etilometri e precursori sono stati 1.819.315.

Meglio rischiare il cancro che morire subito di fame

Vittorio Feltri - Gio, 16/08/2012 - 10:47

Se l’Ilva si paralizza, migliaia di famiglie non mangiano più. Magistrati e ministri si chiedano quale sia il danno minore


Se è vero, come non dubitiamo, che l’acciaieria di Taranto-la più impor­tante d’Europa - inquinava (inqui­na) al punto da incrementare il numero di morti per cancro, ovvio che fosse (sia) in­dispensabile e urgente intervenire.



Ma da qui a chiudere lo stabilimento per consen­tire di renderlo innocuo e di bonificare la zona, c’erano in mezzo altre soluzioni me­no drastiche e più vantaggiose. Anche perché, fermare un impianto si­mile, significa porre le premesse affinché non riprenda mai più a funzionare (espe­rienza docet) e, quindi, privare la città, la Puglia e l’Italia di una delle poche realtà produttive d’eccellenza (se non altro quantitativa), infine favorire la concorrenza internazionale e precludersi la possibilità di recu­perare le quote di mercato cedu­te ad altri.

Chiunque comprende che sia­mo di fronte a un guaio serio. D’al­tronde, prendersela con la magi­stratura che ha ordinato la so­spensione dell’attività è un eser­cizio gratuito. Essa infatti appli­ca ( male o bene) le leggi, e se que­ste le consentono di assumere certe decisioni, la responsabilità non è sua ma di chi - il Parlamen­to - ha approvato tali leggi ovvero non le ha riformate allo scopo di evitare situazioni assurde come quella in cui si trovano ora l’Ilva e le migliaia di persone che vi lavo­rano.

L’unica speranza è che nei prossimi giorni prevalga sulle questioni di diritto (troppo spes­so affidate ad azzeccagarbugli) il senso comune se non il buonsen­so. La fabbrica emette sostanze tossiche? Da quando? Da sem­pre. E le autorità se ne accorgono solo ora? Fino al 1996 la proprietà era statale, e nessuno aveva mai fiatato. Adesso invece si arresta­no i dirigenti e gli amministrato­ri, solo perché la gestione è priva­ta. Assurdo. Per fare giustizia si commette una grave ingiustizia.

A parte ciò, chi ha detto che non si possono modificare gli im­pianti senza bloccarli? Non è ve­ro. Intervenire mentre essi gira­no a pieno regime ne facilita il per­fezionamento, applicando il me­todo empirico. Per concludere, si tenga conto del pensiero della gente del luogo:se l’Ilva si paraliz­za, oltre diecimila operai restano disoccupati e oltre diecimila fa­miglie non mangiano più. Mora­le: meglio che qualcuno muoia lentamente di tumore o che tutti crepino velocemente di fame? Qual è il minor danno?

Sia chiaro. Entro un anno, se ci si impegna, lo stabilimento può essere a norma. Non saranno do­dici mesi in più o in meno a salva­re la vita di chi si è già ammalato. Ciò che è stato è stato. Pensare al futuro vuol dire agire subito ma senza trascurare il presente. Qualcuno ha detto: per preveni­re gli incidenti stradali, o ridurne il numero, non è indispensabile chiudere le strade. Lo stesso di­scorso vale per le fabbriche.

Torna Kim Dotcom: "Presto un nuovo Megaupload"

Clarissa Gigante - Gio, 16/08/2012 - 10:35

Il 38enne tedesco era stato arrestato per aver creato un sito attraverso il quale scaricare file coperti da copyright. Entro l'anno un sistema "indistruttibile"


Kim Dotcom non si arrende: il suo sito di file sharing, Megaupload, era il più usato sul web per guardare film in streaming (cioè direttamente dal browser), scambiarsi musica o altri file, il più delle volte illegali.


Il fondatore di Megaupload, Kim Dotcom

Era inevitabile che prima o poi venisse chiuso per violazione di copyright. Eppure il 38enne tedesco, in libertà su cauzione in Nuova Zelanda e ricercato dagli Usa, non getta la spugna e sul suo account Twitter promette una nuova versione del sito, che sarà "indistruttibile" e che comprenderà una sorta di boutique di musica online. "So che tutti lo aspettate. Arriva. Quest’anno. Lo giuro. Più grande. Più capace. Più veloce. 100% di sicurezza e indistruttibile", ha cinguettato promettendo il lancio di un sistema chiamato Megabox e pubblicando le foto del nuovo quartier generale a Hong Kong.

Il vecchio sistema si basava sul caricamento sui server di file criptati. In questo modo si otteneva un link da condividere con i propri amici e con il quale scaricare nuovamente il file o, in caso di video o musica, usufruirne direttamente sul web. Un metodo nato per lo scambio legale di documenti di grossa dimensione, ma che si prestava alla condivisione di file piratati. Dietro a un sistema relativemente semplice, c'erano però diversi server, ora sequestrati. Resta da capire, quindi, come il re dei pirati online possa rimettere in piedi il suo regno dal momento che i suoi beni sono stati congelati dopo l'arresto.

La vittoria di Libero: il governo taglia le scorte di Fini e della Casta

Libero


Cattura
Tagli alle scorte di primo e secondo grado per «razionalizzare le spese. Ma senza furori ideologici perché il nostro Paese ancora piange le morti di personalità, che non sono state ben protette». Lo ha annunciato il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, nel corso della conferenza stampa di Ferragosto. Al termine del tradizionale collegamento con i punti nevralgici della sicurezza del nostro Paese il ministro ha anticipato che i tagli della spending review colpiranno anche il livello più' alto di protezione. «Finora abbiamo razionalizzato il terzo e quarto livello. Ora si apre la fase due. Ma siamo consapevoli che abbassare la guardia sarebbe un grave errore». I tagli però, ha assicurato il ministro, dovrebbero salvaguardare il turn over delle forze dell'ordine: «Quello previsto, del 20 per cento, può creare difficoltà operative». Soprattutto alla vigilia di quello che, ha ripetuto, «sarà un autunno caldo».


Cattura Guarda il video dello sfottò a Gianfry

Le 6 regole per la raccolta estiva della plastica

Corriere della sera

La campagna «In vacanza. Il riciclo degli imballaggi in plastica vale doppio»


MILANO - Hanno una vita media che va dai cinque ai 600 anni. I sacchetti di plastica, durano da 35 a 60 anni mentre le bottiglie in Pet fino a 450, e le damigiane in plastica arrivano anche a 600 anni. Ogni contenitore in plastica può essere ingerito dagli animali marini – che lo scambiano per cibo - causandone la morte. Può compromettere la funzionalità degli organi interni di alcune specie o si può trasformare in una trappola per altre. Secondo il Wwf la plastica rappresenta circa il 70-80% dei rifiuti marini macroscopici in mare aperto mentre sulle coste la situazione è ancora peggiore: i sacchetti sono la quarta tipologia di rifiuti più frequenti, dopo le bottiglie (seguono a ruota i mozziconi di sigaretta, vita media dieci anni).

LE SEI REGOLE - Ecco perché proprio per i mesi estivi CoRePla, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio, il recupero dei rifiuti di imballaggi in plastica, lancia la campagna In vacanza. Il riciclo degli imballaggi in plastica vale doppio, presentando sei regole per mantenere le spiagge pulite. «Basta il semplice gesto di portare via con noi, fino al sacco o al casonetto per la raccolta della plastica e se non lo troviamo sino al paese più vicino, le bottiglie dell’acqua e i vasetti di yogurt, i piatti e i bicchieri di plastica, riciclabili anch’essi da pochi mesi, e tutto ciò che rientra nella grande categoria degli imballaggi: flaconi, sacchetti, pellicole», raccomanda Giuseppe Rossi, presidente di CoRePla. «Ovviamente non sono imballaggi i palloni, le palette da sabbia e nemmeno i sandali o le sdraio», spiega con pazienza il presidente.

Che sottolinea: « Quest’anno puntiamo a raggiungere 700 mila tonnellate di imballaggi in plastica raccolti in maniera differenziata, aumentando il tasso di riciclo fino a superare le 430 mila tonnellate: questo risultato sarà un grande contributo per il risparmio di materie prime e per l’economia italiana, ma anche una grande opportunità per l’ambiente. Gli imballaggi in plastica sono un aiuto nella vita quotidiana, e se valorizzati correttamente una volta esaurita la loro funzione originaria, non costituiscono alcun problema per l’ambiente. Il problema è casomai il comportamento incivile e irresponsabile di chi li abbandona: la plastica non ha le gambe e dispersa nei mari, sulle spiagge, nei fiumi, nei boschi non ci finisce da sola».

CIBO PER ANIMALI - Negli apparati digerenti degli animali marini i biologi hanno trovato di tutto. Uno studio recente afferma che nell'Adriatico una tartaruga Caretta caretta su tre ospita nel proprio stomaco non i soliti resti di molluschi, granchi o pesce, ma sacchetti della spesa, imballaggi, cordini, polistirolo espanso, filo per la pesca. E sono almeno 267 le specie marine nei cui stomaci si trovano pezzi più o meno grandi di plastica, tra cui tartarughe. Uno studio ha rivelato che l’80% delle tartarughe del Mediterraneo occidentale presentano rifiuti nello stomaco. E non è così strano se si pensa che dei 260 milioni di tonnellate di plastica prodotte ogni anno, circa il 10% finisce in mare (il 20% da navi e il restante 80% dalla terraferma) per un totale di 46 mila pezzi di plastica galleggianti in ogni miglio quadrato di oceano, un mare di immondizia lungo circa 2.700 chilometri.

VIETATO L'ABBANDONO - Secondo il dossier Wwf Spiagge d'Italia, si stima che siano circa 6,4 milioni le tonnellate di rifiuti negli oceani del mondo. Cosa possiamo fare noi? Sicuramente non abbandonare la plastica dove capita. Ma nemmeno l’alluminio, il vetro, la carta o ciò che è biodegradabile, perché nulla si smaterializza come in un film di fantascienza. «Anche se in vacanza è un po’ più complicato, perché magari cambia il colore del cassonetto o cambia la modalità della raccolta, facciamo un piccolo sforzo per non abbandonare plastica, vetro e pile nella caletta o nel bosco dove siamo stati», sottolineano dal CoRePla.

SFORZO COMUNE - E i Comuni cosa devono fare per facilitare la vita ai cittadini volenterosi? «Le nostre località turistiche sono un patrimonio e anche le amministrazioni devono offrire servizi ambientali adeguati ai flussi turistici, con corrette informazioni e un buon servizio di raccolta differenziata. Noi ripetiamo da anni che gli imballaggi vanno vuotati e non lavati per non sprecare inutilmente acqua potabile, eppure molti Comuni suggeriscono il lavaggio, sbagliando per un eccesso di zelo non sostenibile. È ovvio che nei piatti di plastica non devono esserci ossa di pollo o gusci di cozze, ma noi non chiediamo di lavarli e questo vale anche per i vasetti di yogurt», concludono dal CoRePla. «Così come alcune amministrazioni, caratterizzate da una visione miope del riciclaggio, chiedono ai cittadini di raccogliere solo bottiglie trasparenti. Lo fanno per ignoranza, per conservatorismo, senza capire che sono loro a perdere in corrispettivi perché i Comuni più fanno la differenziata e più guadagnano».

Anna Tagliacarne
16 agosto 2012 | 12:38

La preghiera "etero" dell'arcivescovo di Parigi contro i matrimoni omosessuali di Hollande

Corriere della sera

L'appello alle diocesi dell'arcivescovo di Parigi André Vingt-Trois contro il piano di legalizzare i matrimoni omosessuali

PARIGI – Un appello del cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, alle diocesi a pregare perché i bambini sempre «possano beneficiare pienamente dell’amore di un padre e di una madre» ha innescato la polemica di Ferragosto in Francia: la preghiera redatta dai vertici ecclesiastici per la messa solenne dell’Assunzione è considerata la risposta al progetto di legge con cui il governo di François Hollande intende legalizzare i matrimoni omosessuali entro il 2013.

LA CONFERENZA - Non è una novità che la Conferenza Episcopale, presieduta dallo stesso cardinale Vingt-Trois dal 2007, proponga ai parroci un testo, uguale per tutti, da leggere ai fedeli il 15 agosto, nelle celebrazioni di tutto il paese. La tradizione risale al 17esimo secolo, anche se era stata semi abbandonata dopo la Seconda guerra mondiale. L’indicazione può essere seguita o non, ma questa volta la preghiera è stata considerata un messaggio dal contenuto “fortemente politico”, in chiave anti governativa. La Chiesa francese, insomma, avrebbe avviato così la controffensiva al programma del presidente della Repubblica (da cento giorni), il socialista Hollande, deciso a seguire le orme di José Luis Rodriguez Zapatero in Spagna: aprire le unioni civili e le adozioni anche alle coppie omosessuali.

LA PREGHIERA - La breve preghiera si divide in quattro intenzioni: illuminare coloro che sono chiamati a decidere sui tagli alla spesa sociale, dei quali sono vittime molti concittadini; guidare i neo eletti in parlamento, «perché il loro senso del bene comune abbia la meglio sulle istanze particolari e perché abbiano la forza di seguire le indicazioni della loro coscienza». Poi s’invita a pregare per l’unità della famiglia, il sostegno reciproco dei suoi componenti e quello della società. E infine le ultime righe, dedicate ai bambini e ai giovani, all’origine della diatriba. Era chiaro fin dall’inizio che non tutti i parroci avrebbero letto quell’allusivo paragrafo e una delle prime defezioni accertate è stata quella della chiesa parigina di Saint-Merri, nel Marais, conosciuta per la sua apertura verso la comunità omosessuale. Il parroco, Jacques Merienne, ha glissato però su qualunque tipo di antagonismo con le gerarchie ecclesiastiche: «Semplicemente, avevamo già preparato un altro testo sulle testimonianze di vita dei nostri parrocchiani».

IL MOVIMENTO - A Saint-Merri, ricorda il quotidiano Le Monde, si riunisce ogni venerdì il movimento omosessuale cristiano “David e Jonathan” per momenti di preghiera comunitaria. Il presidente dell’associazione, Patrick Sanguinetti ha precisato però allo stesso quotidiano che la chiesa di Saint-Merri non è una “gay Church” all’americana: «La nostra parrocchia è frequentata anche da omofobi e da persone diffidenti verso l’Islam o contrarie all’immigrazione. Tutto ciò serve a creare un dibattito». Non ci sta a essere tacciato di omofobia l’arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin che, dalle colonne de Le Figaro rivendica il diritto di augurare a un bambino le gioie dell’amore di un padre e una madre. Mentre l’associazione degli eletti negli enti locali contro l’Aids, attraverso il suo presidente, Jean-Luc Romero, invita i cattolici a rispettare «i valori dell’amore e della tolleranza; e a pregare perché il cardinale Vingt-Trois ritrovi il cammino della ragione ricordandogli che il voto democratico vale per tutti».

SULLE ORME - Il cammino di Hollande sulle orme di Zapatero non si annuncia troppo difficile: la sinistra (dai socialisti ai comunisti, dai radicali ai verdi) lo sostiene all’unanimità, assicurandogli la maggioranza in parlamento, mentre destra e centro-destra sono formalmente contrari, ma internamente divisi sul tema. Quanto alla società francese, un sondaggio tra duemila persone eseguito dall’Istituto francese dell’opinione pubblica (Ifop), pubblicato dalla rivista digitale La lettre de l’opinion, certifica che il matrimonio omosessuale trova l’approvazione del 65% dei francesi e del 45% dei francesi cattolici praticanti. Sull’apertura delle adozioni a coppie dello stesso sesso, i favorevoli scendono, rispettivamente, al 53% e al 36%.

Elisabetta Rosaspina
15 agosto 2012 | 14:54

Le schiave sessuali del Giappone in guerra attendono ancora giustizia

Corriere della sera
di Riccardo Noury

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Questa è una storia di donne che invecchiano, e muoiono, senza aver ottenuto giustizia. La racconto oggi, in occasione del 67° anniversario della dichiarazione di resa del Giappone, con cui finì la Seconda guerra mondiale. Dal 1932, sul fronte asiatico del conflitto, 200.000 donne vennero ridotte in schiavitù sessuale dall’esercito giapponese in Cina, Borneo, Filippine, Singapore, Taiwan, Malaysia, Myanmar, Indonesia (cito i paesi e territori coi loro nomi attuali) e in molte isole del Pacifico.

Rapite, portate via con l’inganno o vendute da famiglie povere nei territori occupati, furono costrette per mesi e anni a lavorare nelle “stazioni di conforto” allestite per la soldataglia. La maggior parte di loro aveva meno di 20 anni, le più piccole 12. Le sopravvissute, tornate a casa dopo il 1945, hanno portato dentro di sé il trauma della violenza. Isolate, povere, ammalate, vergognose, molte sono morte senza essere mai riuscite a raccontare l’orrore della loro esperienza.

Negli ultimi anni, alcune donne, sebbene molto anziane, hanno deciso e trovato la forza di togliere il tappo dalla bocca. Hanno parlato, accusato, denunciato. Hanno fondato associazioni, come in Corea del Sud. Hanno intrapreso lunghi viaggi all’estero per far sapere al mondo la storia rimossa delle “donne di conforto”. Una di loro è Gil Won-ok. Nel 1998, 53 anni dopo la sua liberazione, ha raccontato al Parlamento europeo come a 13 anni venne rapita con l’ingannevole promessa di un lavoro in una fabbrica della Cina, per poi ritrovarsi schiava dell’esercito imperiale nel nord-est del paese occupato. Da allora, ha viaggiato in Australia, Olanda, Stati Uniti ed è stata anche in Giappone, per pretendere le scuse da parte del governo.Recentemente, si è schierata dalla parte delle donne sopravvissute allo stupro nella Repubblica democratica del Congo.

Le autorità di Tokio non hanno mai espresso chiare parole di rincrescimento, accettato di assumere piena responsabilità legale o fornito una riparazione effettiva e adeguata. Tutte le questioni relative alla giustizia, dicono, sono state sistemate coi trattati di pace. I risarcimenti economici finora proposti sono stati rifiutati dalle sopravvissute, che li hanno giudicati un tentativo di comprare il loro silenzio. Sul sistema di riduzione in schiavitù sessuale durante la Seconda guerra mondiale, i testi scolastici giapponesi preferiscono ancora non approfondire.

Nel 2007, la Camera dei rappresentanti degli Usa ha adottato una rivoluzione che descrive quel sistema come un fatto “senza precedenti per dimensione e crudeltà” e “uno dei principali casi di traffico di esseri umani nel XX secolo, chiedendo al governo giapponese di rendere giustizia alle sopravvissute. Analoghe risoluzioni sono state adottate dai parlamenti di Canada, Olanda, Corea del Sud e Taiwan e dal Parlamento europeo.

Le medesime richieste sono state avanzate da vari organi delle Nazioni Unite, tra cui il Comitato per i diritti umani, il Comitato contro la tortura e il Comitato per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne. Ma per il Giappone, evidentemente, la faccenda si è chiusa il 15 agosto di 67 anni fa.

Assange, scontro tra Inghilterra ed Ecuador Londra: «Non lascerà l'ambasciat a da libero»

Corriere della sera

Tensione tra i governi, a breve la decisione di Quito Scotland Yard arresta tre manifestanti pro Assange

Cattura Video

Si fanno sempre più caldi i toni dello scontro diplomatico tra Ecuador e Gran Bretagna sul caso Assange. Londra è «determinata a estradare il fondatore di Wikileaks in Svezia dove è accusato di stupro e violenza sessuale», ha annunciato un portavoce del Foreign Office, spiegando anche che «il Regno Unito ha l'obbligo giuridico di estradare Assange. Rimaniamo determinati a rispettare tale obbligo». E ha assicurato «che se ci arrivasse una richiesta di salvacondotto, la rifiuteremmo». In ogni caso il ministro degli Esteri ecuadoriano Ricardo Patino ha fissato per giovedì la decisione sul caso. Ma manifestazioni di sostegno non si sono fatte attendere. E a Londra Scotland Yard ha arrestato tre persone davanti alla sede diplomatica di Knightsbridge.

MINACCE -Il governo ecuadoriano ha attaccato su più fronti, e con durezza, la Gran Bretagna, denunciando una «minaccia» ricevuta dalle autorità britanniche, sia «a voce sia scritta», di un «attacco» all'ambasciata del paese sudamericano a Londra per arrestare Assange. Sulla base di una serie di norme internazionali, la Gran Bretagna potrebbe «prendere le azioni necessarie per arrestare Assange nell'ambasciata» , afferma il testo di una lettera citata dall'agenzia ecuadoriana «Andes».

Per Londra, la «strada» di tale azioni rimarrà aperta «nel caso in cui Voi non risolverete la questione della presenza del Sig. Assange» nell'ambasciata. Precisando però che l'augurio è «di non dover arrivare a tal punto». «Nel Regno Unito c'è una base legale» che potrebbe permettere tali azioni, continua il testo, ricordando «la legge sulle sedi diplomatiche e consolari del 1987». Pur comprendendo «la forte pressione politica in Ecuador» per il caso Assange, si sottolinea inoltre che la «situazione dovrà essere risolta qui, nel Regno Unito, in linea con i nostri obblighi legali», ricordando che nel caso di un via libera di Quito all'asilo, Londra «respingerà» l'eventuale richiesta di un salvacondotto.

La sede dell'ambasciata dell'Ecuador a LondraLa sede dell'ambasciata dell'Ecuador a Londra


NORME ONU - «L'ingresso non autorizzato di qualsiasi autorità britannica nell'ambasciata - ha ricordato il ministro Patino - sarà considerata una violazione» del diritto internazionale e delle norme Onu. Si tratterebbe di un fatto «improprio per un Paese democratico, civile e rispettoso del diritto», ha spiegato, ricordando che l'Ecuador «non è una colonia» del Regno Unito e che il suo Paese è pronto a convocare riunioni d'urgenza dell'Unasur (blocco che raggruppa 12 paesi del Sudamerica) e dell'Organizzazione degli stati americani (Osa).

LA VICENDA - Assange si è rifugiato nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra lo scorso 19 giugno per evitare l'estradizione in Svezia, dove è ricercato per essere interrogato in relazione alle accuse di molestie sessuali avanzate da due donne. L'uomo respinge le accuse e sostiene che l'estradizione potrebbe essere il primo passo verso il suo trasferimento negli Stati Uniti, dove teme di essere incriminato per la diffusione di circa 250mila documenti segreti del governo di Washington.

Redazione online16 agosto 2012 | 13:07

In vigore la nuova ricetta con il principio attivo

Corriere della sera

Il medico può indicare il nome commerciale del farmaco solo nel caso che sia «non sostituibile» e motivando la scelta


MILANO - È in vigore, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, la norma sulla nuova ricetta del Servizio sanitario nazionale con l'indicazione del principio attivo al posto del nome commerciale del farmaco. Sulla ricetta rossa deve ora comparire il nome della sostanza, contenuta nel farmaco, che possiede proprietà terapeutiche. Questo è già sufficiente perché la ricetta sia valida e possa essere presentata dall'assistito in farmacia per acquistare il prodotto dal prezzo più basso contenente quel principio attivo.

NON SOSTITUIBILITÀ - Il medico può aggiungere sulla ricetta, oltre al principio attivo, anche il nome commerciale di un farmaco, specificando che esso è «non sostituibile», ma in tal caso deve giustificare la non sostituibilità con una sintetica motivazione scritta. In questo caso il farmacista dovrà consegnare il prodotto indicato dal medico nella ricetta. Il Ministero della Salute sottolinea che queste disposizioni «non riguardano le terapie croniche già in corso» per evitare possibili, seppur rari, inconvenienti nel passaggio da un medicinale all'altro, sia pure di uguale composizione. Resta ferma la possibilità per il paziente, già prevista dal decreto "Cresci Italia" di chiedere al farmacista un medicinale, sia equivalente che di marca, con lo stesso principio attivo ma con un costo più alto, pagando a proprie spese la differenza di prezzo rispetto al farmaco meno costoso.

«POCA INFORMAZIONE» - La nuova modalità di prescrizione dei farmaci «potrebbe determinare un aumento della conflittualità medico-paziente nei presidi di guardia medica e guardia turistica» secondo Silvestro Scotti, vice segretario nazionale Fimmg (Federazione italiana medici medicina generale), che parla di «mancanza di adeguate informazioni ai cittadini» e critica la scelta di promulgare le nuove disposizioni a Ferragosto. Secondo Scotti, «l'assenza di informazione agli utenti mette questi nella condizione di non dotarsi delle opportune documentazioni da produrre al medico che li vede occasionalmente e che quindi non ha strumenti di valutazione, se non la dichiarazione verbale del cittadino, per collegare le proprie decisioni a un primo episodio di patologia cronica o a un nuovo episodio di patologia non cronica».

(Fonte: Ansa)16 agosto 2012 | 10:17

Roma, cane lasciato morire in giardino I padroni? In vacanza

Il Messaggero

La denuncia dell'associazione Earth: i vicini hanno provato a lanciargli cibo dai balconi


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ROMA - Lo hanno lasciato solo per quattro giorni: senza acqua né riparo per il sole torrido dell'estate. I vicini hanno provato lanciare cibo a quel povero cane che, colpito da artrosi non riusciva neanchepiù a muoversi. Abbandonato nel giardino della propria casa in via Virginia, zona Appio-Tuscolano, dai padroni che sono partiti per le vacanze. Alla fine qualcuno ha chiamato lo 060606 che gestisce la campagna estiva di protezione degli animali. Vigili e ASL sono intervenuti ma per il cane non c'era più nulla da fare ed è stato abbattuto.

A denunciare la storia l'associazione Earth. «Non ne potevano più i condomini di un palazzo di Via Virginia: Erano oramai anni che guardavano dall'alto la sofferenza di quel grosso cane lasciato tutto il giorno da solo e senza riparo in giardino sia che nevicasse che con il sole più cocente. Mai una cura per lui che spesso rimaneva anche senza cibo ed acqua, tanto che i condomini gli lanciavano avanzi dai balconi per nutrirlo. Da alcuni mesi poi il cane si era anche ammalato e l'artrite non gli permetteva di muoversi bene, ma nemmeno questo ha indotto i proprietari a prendersi cura di lui, e così sono partiti per le vacanze estive. L'animale è stato lasciato solo senza cibo né acqua che i condomini hanno provveduto a calare dall'alto».

«Abbiamo richiesto un intervento urgente e congiunto di vigili ed ASL poiché bisognava entrare in una proprietà privata - spiega Valentina Coppola, presidente di Earth - ma per il cane non c'è stato nulla da fare ed i medici della Asl al loro arrivo hanno dovuto abbatterlo». L'associazione ha depositato denuncia in procura per maltrattamento di animale ex L 544-ter C.P. e annuncia che si costituirà parte civile nel processo a carico dei proprietari: «Questo cane è vissuto senza mai conoscere l'affetto di una famiglia, non permetteremo che anche la sua morte passi sotto silenziò».


Giovedì 16 Agosto 2012 - 11:31
Ultimo aggiornamento: 11:40

Elvis, il mistero rivive 35 anni dopo

La Stampa

Nessuna rassegnazione per la morte del cantante: avvistamenti, supposizioni ed enigmi ancora irrisolti


Elvis Presley, concerto al Madison Square Garden, giugno 1972

 

Luana Giacovelli (AGB)
torino

Una star del rock’n roll non può andarsene senza un velo di mistero intorno. “Elvis Presley è davvero morto”? Questa è la domanda con cui milioni di persone continuano a torturarsi da 35 anni. Scrittori, musicisti, filmmaker e fan hanno indossato l’impermeabile da investigatore tentando a lungo di scoprire quale mistero si nasconde dietro l’idolo del rock. Erail 16 agosto del 1977 quando i telegiornali di tutto il mondo annunciarono la morte del mito per arresto cardiaco, ma la voce che il cantante avesse inscenato tutto, si sparse subito a macchia d'olio. Come il set di un appassionante thriller, la scena del crimine è stata analizzata più e più volte.  Non si può accettare la morte di un Dio, soprattutto quando i conti, proprio non tornano.

Perché sulla lapide del cantante il nome inciso è “Elvis Aaron Presley” quando nei documenti il suo secondo nome è Aron? E’ possibile commettere un errore così grossolano? E ancora, di chi è quella grafia che ha apposto la firma sul certificato di morte? Dopo esperte indagini il risultato è stato questo: la mano che ha firmato il documento è la stessache firmava i suoi autografi e scriveva le sue lettere. Il terzo enigma riguarda il peso delle sue spoglie. Elvis alla morte pesava 120 kg, ma la sua bara ne pesava solo 90.

Sottraendo 20 kg, che è all’incirca il peso di una bara, è possibile che la sua anima fosse di 50 kg? Nelgrande polverone sollevato dalla sua morte, giornalisti e curiosi assediarono il Baptist Memorial Hospital, ma nessun medico volle rilasciare dichiarazioni sull’effettiva morte del singer. A distanza di 35 anni alcuni operatori dell’ospedale, presenti all’arrivo della stella, continuano ad affermare che quell’uomo non era lui. In effetti, le foto del corpo lo ritraggono perfetto, in pace, coi lineamenti rilassati, ma con qualcosa che non convince. E’ così impeccabile da risultare finto. Che in quella bara non sia sepolta una statua di cera?

Numerose sono poi le segnalazioni di avvistamento e le supposizioni sulla sua vita attuale. C’è chi sostiene che Elvis si aggiri già da molto tempo nel parco della sua dimora di Graceland. Una donna racconta di averlo incontrato, invecchiato e su una sedia a rotelle, e di avere le prove fotografiche dell’incontro. Quello scatto infatti, sottoposto all’analisi di un rinomato detective esperto in materia di identikit, avrebbe generato un responso sorprendente.

Secondo l’investigatore, il volto della persona che si trovava sulla sedia a rotelle è senza alcun dubbio quello di Elvis Presley. Ci sono ancora delle ipotesi che sostengono che a causa di alcune confidenze su segreti di Stato fatte da Nixon, il cantante sia stato fatto fuori o messo sotto copertura nel programma di Protezione dell’FBI. C’è chi addirittura nell’FBI lo vede arruolato con il nome di John Carpenter, le cui iniziali J.C. starebbero per Jesus Christ, Elvis come una divinità infatti, ha avuto il potere di togliersi la vita per evadere da se stesso.

La misteriosa scomparsa del cantante ha ispirato numerose serie tv, film, libri, fumetti, opere d’arte.  Nel racconto di Stephen King “E hanno una band dell'altro mondo”, Elvis Presley è il sindaco della città. Il mito vive anche nelle serie tv, da How I Met Your Mother, agli episodi dei Simpson e di X-Files, dove spesso Elvis va in giro per il mondo sotto mentite spoglie. Nel cinema, la rappresentazione più celebre della vita dell’artista arriva nel 2002 col film Bubba Ho-Tep, in cui Bruce Campbell, interpreta un uomo rinchiuso in un ospizio che afferma di essere il vero Elvis e di essersi sostituito, agli inizi degli anni ’70, ad un’altra persona, morta e sepolta al suo posto. Nel ventaglio delle ipotesi, c'è chi sostiene che The King sia un alieno. Nel film Man in black, Agente K afferma che il cantante non è morto, ma solo tornato a casa. Identica ipotesi è cantata dai Dire Straits in “Calling Elvis”.
 
La vita del cantante è sempre stata invidiata, ma la sua morte gode di un fascino inarrestabile. Nessuno può sapere dove sia ora, l’unica certezza è che dal cielo o col sorriso in un posto sperduto sulla terra, la storia continua ad essere piena di enigmi. Bisognerà attendere ancora alcuni anni per la pubblicazione dei documenti relativi all’autopsia e fino a quel momento, attenti ad Elvis!

Taglia per sterminare il pesce leone predatore del Mar dei Caraibi

La Stampa

La Colombia non sa come fermarlo: originario di altri oceani, quasi privo di antagonisti naturali minaccia l'ecosistema


Il pesce leone

 

Lorenzo Cairoli

Se fosse il primo aprile potremmo pensare a una burla ma la notizia è vera. In un briefing a Santa Marta il presidente colombiano Juan Manuel Santos ha messo una taglia sul pesce leone, nemmeno si trattasse di Timoleon Jimenez o Pablo Catatumbo. Ancora non si conosce l'entità della ricompensa ma da oggi il Ministro dell'Ambiente, Frank Pearl, è pronto a staccare assegni a tutti i pescatori che metteranno fine all'infestazione di questo spietato predatore dall'aria ingannevolmente innocua. Il pesce leone, che l'Istituto Humboldt ha subito soprannominato "el devorador del caribe" è un pesce di una voracità impressionante, capace di fare tabula rasa della fauna ittica locale in pochi mesi, un parassita aggressivo e velenoso che distrugge le barriere coralline divorando i pesci che le abitano, le larve e gli avannotti che sono fondamentali per la crescita e la sopravvivenza di questo ecosistema. 

La domanda che si pongono quasi tutti gli ittiologi è come abbia potuto un pesce così lento, autoctono dell'Oceano Indiano, intraprendere un interminabile viaggio transoceanico passando per Indonesia, Malaysia, Australia e Nuova Zelanda e poi radicarsi nel Mar dei Caraibi. Le ipotesi non si contano ma la più credibile, quella che la scienza ufficiale appoggia con maggior convinzione è che questa infestazione abbia avuto origine da un gesto sciagurato - uno o più proprietari di acquari liberarono irresponsabilmente alcuni esemplari di questi pesci nelle acque della Florida - un po' come fa Matt Dillon nel finale struggente di "Rusty il selvaggio".

Così la pensa anche un pezzo da novanta come Ricardo Betancur, dottore in biologia molecolare della George Washington University, che ha analizzato i dati genetici di 755 pesci leoni catturati al largo delle isole Bermuda, Bahamas e delle coste statunitensi arrivando alla conclusione che sono completamente diversi da quelli dei pesci leoni pescati in Asia. Un'altra ipotesi plausibile, sostiene Betancur, fu la devastazione di alcuni acquari statunitensi nel 1992 a causa dell'uragano Andrew. Recenti ricerche effettuate alle Bahamas hanno dimostrato che un efficacissimo antidoto naturale contro questi predatori sono le cernie. Purtroppo la pesca indiscriminata di cernie in Colombia ne ha ridotto la popolazione in modo drammatico.

L'anticalcare fai da te

La Stampa

Il calcare è il nemico numero uno di superfici lavabili ed elettrodomestici: ecco qualche consiglio per eliminarlo con ingredienti semplici e naturali

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Uno dei principali nemici di elettrodomestici e superfici che vengono a contatto con l'acqua è il calcare, che si forma, ad esempio, su piastrelle, lavandini, box doccia e all'interno di lavatrice e caffettiera, compromettendone la funzionalità.
 
Un decalcificatore naturale sarebbe la soluzione ideale, ma in mancanza di quello ci sono alcuni rimedi naturali di facile applicazione e poco dispendiosi. L'ingrediente naturale più usato contro il calcare è sicuramente l'aceto, preferibilmente bianco, perfetto anche per i materiali più delicati come, ad esempio, il marmo. E' efficace anche sul vetro, sulle superfici interne di frigorifero e forno e sui piani cottura, mentre sarebbe meglio evitare di usarlo su rame e ottone. Basta discioglierlo in una bacinella d'acqua, senza però diluirlo troppo, e poi applicarlo con una spugnetta morbida e lasciarlo agire qualche minuto, per poi sciacquare con acqua tiepida.

Per prevenire la formazione di calcare nella lavatrice, invece, basta aggiungere con una certa frequenza un bicchiere d'aceto nella vaschetta dell'ammorbidente durante il normale lavaggi dei vestiti. La sua azione anticalcare è efficace anche sui filtri del lavandino, che andranno lasciati immersi in acqua e aceto per un'ora circa. Anche il bicarbonato è un'efficace alleato contro il calcare, ma bisogna evitare di usarlo su lana e seta. Per quanto riguarda la lavatrice, può essere aggiunto direttamente al detersivo: 25 grammi direttamente nella vaschetta durante il lavaggio dei capi. Per la pulizia delle superfici, invece, il bicarbonato di sodio è molto efficace disciolto in acqua insieme all'aceto bianco, da applicare con la spugnetta e da rimuovere sempre con acqua tiepida.
 
Dalla natura acida e dal forte effetto anticalcare è poi l'acido citrico (evitare l'uso su marmo, legno e cotto). Questa sostanza, è disponibile in polvere naturale da sciogliere nell'acqua. La quantità da utilizzare sarà di circa centottanta-duecento grammi in un litro d'acqua. Infine il pomodoro, semplicemente da tagliare a pezzetti e lasciar agire sulle superfici, soprattutto sui lavandini e sull'ottone.

(LuxRevolution.com)

I guanti non proteggono, due pompieri ustionati

Corriere della sera

Forniti dal ministero. Due vigili del fuoco in pronto soccorso per le scottature, uno è ricoverato. L’incidente è stato segnalato in questura, la Cisl avverte Roma


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VICENZA — Domenica sera, due vigili del fuoco si addentrano in un appartamento di Torri di Quartesolo che sta bruciando per un corto circuito. Devono assicurarsi che all’interno non ci sia nessuno. Trascorrono alcuni minuti nell’immobile, a temperature elevate, facendosi largo tra fumo e fiamme. Quanto basta per ritrovarsi le mani ustionate, con le dita deformi, coperte di bolle alte un paio di centimetri.

E questo nonostante indossassero i guanti forniti dal ministero dell’Interno, che fanno parte dei cosiddetti dispositivi di protezione individuale. Tutti regolarmente indossati e calzati. Entrambi gli operatori, dei trentenni vicentini, sono stati portati all’ospedale San Bortolo del capoluogo, per essere medicati. I sanitari hanno diagnosticato loro ustioni di secondo grado. I l vigile del fuoco permanente se la caverà in una decina di giorni, così come riportato nel referto medico, il volontario discontinuo, con la pelle più chiara, dopo una notte passata in astanteria, è stato invece ricoverato nel reparto di chirurgia plastica. È sotto stretta osservazione e non si sa ancora quando verrà dimesso.

Domenica sera i due facevano parte della squadra intervenuta a Torri di Quartesolo, coordinata dal capo partenza Luca Bianucci. Sono entrati assieme nell’appartamento in fiamme, avendo accesso dalla finestra del bagno, per controllare se effettivamente, come era stato loro segnalato, c’erano madre e figlia all’interno. La ricerca è stata negativa e nel giro di qualche minuto sono usciti. Una volta bagnati, come da prassi, si sono tolti i guanti di protezione: entrambi avevano le mani compromesse. Con ustioni di secondo grado stando al referto dell’ospedale San Bortolo. Uno dei due si trova ancora ricoverato: è sotto osservazione, per scongiurare eventuali infezioni. L’incidente sul lavoro è stato regolarmente denunciato in questura. Un episodio che ha fatto molto parlare in questi giorni al comando di via Farini. Non senza un velo di preoccupazione da parte del personale.

«Siamo scioccati per quanto accaduto domenica sera. È un episodio molto grave, che ci fa nutrire dei seri dubbi sulla qualità dei dispositivi di protezione individuale che vengono forniti al personale in servizio - commenta Daniele Nodari, segretario regionale della Federazione nazionale sicurezza Cisl del Veneto e capo squadra esperto in servizio al comando di Vicenza - Ora vogliamo vederci chiaro, capire come sia potuto accadere visto che si tratta di guanti collaudati e certificati. I due colleghi sono entrati in un appartamento con alte temperature, ma non c’è stato contatto. E ciò nonostante i guanti non hanno mantenuto un isolamento termico. Per entrambi gli operatori. Il che fa riflettere: sono rimasti ustionati tutti e due, e solo alle mani, perché nel resto del corpo i dispositivi di protezione hanno funzionato».

Nodari è deciso ad andare fino in fondo. «Solleveremo il problema a Roma, perché vogliamo siamo fatte le dovute verifiche - precisa - daremo mandato alla segreteria nazionale della Cisl di interrogare il Dipartimento per capire come possa essere successo questo: se si tratta di una partita di guanti scadenti, se sia accaduto ancora. E ci auguriamo che anche il comando faccia lo stesso. È necessario siano fatti accertamenti: vogliamo, esigiamo delle risposte».

Benedetta Centin
16 agosto 2012