martedì 14 agosto 2012

Guida da 45 anni senza patente, lo scoprono per un divieto di sosta

Corriere della sera

Schio. Multa a un 65enne che non ha mai avuto la licenza di guida. L'auto intestata a lui era assicurata. Rischia fino a 9.000 euro e la confisca dei veicolo


Cattura
SCHIO (Vicenza) - Per 45 anni ha circolato con un’auto a lui intestata, regolarmente assicurata, ma senza la patente di guida, che non aveva mai conseguito. E’ sempre andata bene al 65enne di Schio. Almeno fino a pochi giorni fa quando ha parcheggiato la macchina in divieto di sosta. Gli agenti di polizia locale hanno scoperto, non senza un pizzico di stupore, il suo «segreto». Tutta colpa di un parcheggio vietato, tra l’altro solo in quel giorno, per consentire le operazioni di pulizia della strada. Quando il 65enne ha notato i due vigili vicini alla sua Fiat Croma, armati di penna e blocchetto, per compilare la relativa multa, ha cominciato a inveire e a insultarli.

Ma solo per poco: quando gli hanno chiesto i documenti identificativi, l’automobilista si è allontanato, rifiutandosi di fornire le sue generalità. Ci hanno poi pensato al comando di Schio a identificarlo, scoprendo che era sprovvisto di patente: mai frequentato un corso di guida, mai sostenuto un esame, tantomeno di teoria. Dettaglio per nulla trascurabile visto che l'uomo da sempre gira con l'autovettura a lui intestata e coperta da regolare polizza assicurativa. Rintracciato, il 65enne è quindi stato denunciato per guida senza patente. Rischia un'ammenda da 2257 a 9032 euro mentre il veicolo è stato posto in stato di fermo amministrativo per tre mesi. In caso venisse nuovamente sorpreso alla guida scatterebbero invece l'arresto e la confisca del veicolo.

B.C.
14 agosto 2012

Bologna, il grillino Giovanni Favia ammette: pago per andare in tv. E scoppia il caso

Francesco Maria Del Vigo - Mar, 14/08/2012 - 11:27

Repubblica lancia il caso: il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Giovanni Favia compra spazi in tv con i soldi pubblici. Lui ammette candidamente: "L'informazione non è libera, continuerò a pagare per andare in tv". Ma la base grillina s'infuria


Grosso guaio per Beppe Grillo. Ve la ricordate la fatwa che aveva scagliato durante l'ultima campagna elettorale? Al bando le televisioni: è severamente vietato ai candidati del Movimento 5 Stelle rilasciare interviste tv.


Beppe Grillo con il grillino Giovanni Favia

Un editto talebano che aveva creato non pochi mal di pancia all'interno dei pentastellati. Un precetto che era stato violato, per primo, proprio dal leader supremo che si è sempre concesso interviste fiume a quotidiani e televisioni straniere. Un po' come dire: qui comando io e faccio quello che voglio, anche concionare per ore davanti alle telecamere.

Adesso la questione, come un boomerang, torna dritta in mezzo alla fronte del nonpiùcomico. A Bologna, capitale morale e serbatoio di voti del grillismo, è scoppiato il caso dei politici (tutti) che utilizzano soldi pubblici per pagarsi interviste e comparsate nelle tv e nelle radio locali. Dobbiamo comunicare coi cittadini, dicono loro. Ma tra quelli che fanno shopping di visibilità, a sorpresa, compare anche Giovanni Favia consigliere regionale del M5S. Favia - in un'intervista a Repubblica - lo ammette candidamente e rilancia: "L'informazione non è libera e io continuerò a pagare per andare in tv".

Ricapitoliamo: Beppe Grillo vieta di andare in tv e i suoi, non solo infrangono l'editto catodico, ma addirittura pagano per poter apparire sul piccolo schermo. E lo fanno pure coi soldi pubblici. E la sbandierata potenza mediatica della Rete? La televisione che corrompe e deforma tutto? Ma soprattutto: la promessa di non dilapidare i soldi pubblici? Per il momento da Genova tutto tace. Ma tutti gli occhi sono puntati sul blog di Grillo, la gazzetta ufficiale del Movimento che ha il potere di mettere alla porta chiunque non piaccia più al leader supremo.

Benzina, pompe truccate per l'esodo blitz della Finanza, 23 denunce

Il Messaggero



 ROMA - La Guardia di finanza ha controllato nelle due ultime settimane di traffico intenso 2.400 distributori stradali di carburante: sono state contestate 356 irregolarità. Nei casi più gravi sono stati denunciati 23 gestori, per frode in commercio, con il sequestro di 53 tra colonnine e pistole erogatrici che erogavano meno di quanto indicato. In particolare, 2 gestori, a Palermo, vendevano gasolio per autotrazione Š risultato annacquato con sostanze chimiche di bassa qualità. A seguito dei controlli, fra l'altro, sono stati sequestrati in Liguria e in Sicilia 21.079 litri di prodotti petroliferi, insieme ai distributori (i contatori delle colonnine erano stati manomessi). Altri 132 gestori sono stati sanzionati per violazione alla disciplina sui prezzi e 18 gestori per la rimozione dei sigilli che assicurano il corretto e regolare funzionamento degli impianti.

Negli altri casi, sono stati sanzionati dalla Gdf: 114 gestori, per violazione alla disciplina sui prezzi esposti, non corrispondenti a quanto indicato dalle colonnine dopo il rifornimento; 18 gestori per la rimozione dei sigilli che assicurano il corretto e regolare funzionamento degli impianti. In 197 casi è stata avviata la procedura per la revisione degli erogatori da parte dell'Ufficio Metrico della Camera di Commercio, che dovrà procedere ad una nuova taratura degli impianti. Le frodi sui carburanti - precisa la Gdf - colpiscono non solo gli automobilisti, ma anche le casse dello Stato. Infatti, la miscelazione con prodotti petroliferi diversi, non soggetti ad imposte e di minor costo, da un lato fornisce agli utenti un prodotto scadente quando non dannoso per la meccanica, dall' altro consente di creare «riserve occulte» di carburante venduto separatamente «in nero».

Tra i casi più eclatanti scoperti negli ultimi mesi quello riguardante 56 aziende lombarde e piemontesi che hanno contrabbandato da Livigno quasi 1 milione di litri di gasolio installando serbatoi supplementari nei propri camion. Infatti, la normativa consente di introdurre nel territorio dello Stato, in esenzione dal pagamento di imposte, esclusivamente il carburante contenuto nel serbatoio installato «di serie» dalla casa costruttrice. A Palermo, due pregiudicati avevano aperto una pompa di benzina completamente abusiva in un'area recintata, videosorvegliata e chiusa da un cancello elettrico comandato a distanza cui potevano accedere soltanto gli autotrasportatori conosciuti. Il gasolio era contenuto in cisterne nascoste in container o autocarri parcheggiati nel piazzale.


Martedì 14 Agosto 2012 - 11:52
Ultimo aggiornamento: 12:13

Ha 5 grammi di coca, il giudice: è scorta estiva

Corriere della sera

Il giovane è stato inseguito dai carabinieri perché colto in flagrante mentre acquistava la droga. È stato assolto
Cinque grammi di cocaina? «Abbondante per un uso personale, ma che non è raro che nei periodi estivi vi sia la tendenza a fare scorta». Con questa motivazione un giudice a Forlì ha assolto un ragazzo che a Forlì arrestato appunto per droga, dopo essere stato inseguito dai carabinieri.

LA VICENDA- Il giovane, uno studente straniero, domenica sera è stato visto comprare la droga. Dopo un breve inseguimento per le vie del centro, è stato arrestato dai carabinieri. l ragazzo aveva gettato l'involucro con la droga all'interno di una pizzeria in chiusura ma, rinvenuta la cocaina da parte degli uomini dell'Arma, aveva spiegato di aver acquistato poco prima lo stupefacente per uso personale. In mattinata l'arresto è stato convalidato, ma alla successiva richiesta di rito abbreviato il giudice del tribunale di Forlì, Alessandro Trinci, ha riconosciuto che il quantitativo di sostanza stupefacente rinvenuto è sì 'abbondantè per un uso personale, ma che non è raro che nei periodi estivi vi sia la tendenza a fare scorta in vista della partenza per le vacanze o per maggiori difficoltà di reperire la merce dai fornitori che si trasferiscono nelle località turistiche. Lo studente straniero è stato dunque assolto per perchè il fatto non sussiste e gli sono stati restituiti 120 euro sequestrati al momento dell'arresto in quanto ritenuti provento di spaccio.

Redazione Online13 agosto 2012 | 20:19

Google dichiara guerra ai pirati: e "abbassa" i siti che violano il copyright di film e musica

Corriere della sera

L'annuncio di Mountain View: «Abbiamo modificato l'algoritmo per contrastare la pirateria»

La maschera di ricerca di GoogleLa maschera di ricerca di Google

Vita dura per i pirati su Google. Il gruppo di Mountain View ha annunciato la modifica del suo algoritmo con l'obiettivo di tenere più bassi nei risultati i siti che favoriscono la pirateria, soprattutto di film e canzoni.

LA GUERRA CON APPLE - Mountain View è stata chiara. Colpirà gli indirizzi su cui ha ricevuto molte segnalazioni da parte delle major del disco o dei film (4,2 milioni negli ultimi 30 giorni, riferisce Google). «In un solo giorno, riceviamo e ci facciamo carico di più richieste di rimozione per violazione di copyright di tutte quelle gestite durante l’intero 2009», riferiscono da Google. E Amit Singhal, capo ingegnere, ha spiegato: «A partire da settimana prossima prenderemo ancora più sul serio queste richieste». Ma non solo. Singhal ha anche aggiunto: «Vogliamo che i nostri utenti abbiano accesso a contenuti di qualità e non a siti spazzatura». L'iniziativa ha incontrato ovviamente il plauso delle major discografiche e cinematografiche. Ma in realtà dietro potrebbe esserci di più che un intento legalitario. Google ha infatti bisogno dell'alleanza con le major per sostenere i contenuti di YouTube contro l’arcinemico Apple (iTunes). Di recente infatti Cupertino ha annunciato che la prossima versione di iOS 6 non conterrà più YouTube.

Marta Serafini
@martaserafini14 agosto 2012 | 15:00

Grillo sul blog evoca Mussolini "Parlamentari larve ben pagate"

La Stampa

Ritratto del Duce e duro attacco contro la politica: "Chiudete le Camere e sgombrate gli uffici"


L'editoriale apparso sul blog di Beppe Grillo

 

Sotto un evocativo ritratto di Mussolini, la cui mascella volitiva si stacca virilmente dallo sfondo scuro della foto, Beppe Grillo chiede quest’oggi la chiusura del Parlamento, gratificando deputati e senatori della definizione di «larve ben pagate». «Il Parlamento è chiuso per ferie. Nessuno se ne è accorto. Il governo Monti sta superando infatti il record dei decreti legge e dei voti di fiducia. I peones possono solo schiacciare un pulsante con sopra scritto ’Sì buana!’», scrive il comico. «Il Parlamento è svuotato di qualunque significato, il governo, oltre che governare (si fa per dire), legifera al suo posto», prosegue Grillo, «Deputati e senatori servono solo a prendere lo stipendio e a obbedire agli ordini di partito votando sì a qualunque porcata. Bisogna prenderne atto e licenziarli, approfittarne mentre trascorrono un agosto dorato». Segue la richiesta: «Chiudete il Parlamento, sgombrate i loro uffici. Camera e Senato sono ormai ridotti peggio dell'aula "sorda e grigia" evocata da Mussolini. I parlamentari a larve di democrazia ben pagate».

Anziano offeso, giovane condannato per ingiuria. Nessuna attenuante per la bassa levatura culturale

La Stampa


L’epiteto utilizzato all’indirizzo di un uomo deve essere ancora considerato offensivo, nonostante l’evoluzione della società: non ci si può limitare a considerarlo come espressivo di disprezzo. E comunque il presunto scarso livello culturale dell’offensore non può rendere la lesione all’onore meno grave. Né la rivendicazione di una (presunta) bassa levatura culturale né il richiamo a una interpretazione ‘aggiornata’ sul ‘peso’ da attribuire alle parole possono modificare la valutazione sui reati relativi alle offese rivolte all’onore della persona. Apostrofare un uomo col termine ‘str...’, quindi, rende assolutamente legittimo l’addebito dell’ingiuria (Cassazione, sentenza 19289/12). E' chiarissima la linea seguita sia in primo che in secondo grado: per i giudici, difatti, l’epiteto rivolto da un giovane a un anziano è da censurare.

Nessun dubbio, quindi, sulla condanna. Perché il ‘peso’ della parola è evidente. Né, peraltro, è credibile – perché non corredata da elementi concreti – l’ipotesi, avanzata dal giovane, di essersi recato fuori città, assieme ad alcuni amici, nei giorni della presunta aggressione verbale nei confronti dell’anziano. Peraltro, sempre secondo i giudici, non è da trascurare il contesto comune delle due persone, ossia un condominio, con relativi, complicati rapporti. Ma è ancora sulla «valenza offensiva» attribuita che batte il giovane, attraverso il proprio legale, col ricorso proposto in Cassazione. La tesi difensiva è chiara, almeno secondo il punto di vista dell’uomo finito sotto accusa: il termine utilizzato «esprimerebbe meno dissenso, anche alla luce del basso grado culturale di chi l’aveva pronunciato».

Visione sensata? Assolutamente no, per i giudici di Cassazione, i quali confermano la condanna. Difatti, l’offesa costituita dall’epiteto ‘str...’ non può essere attenuata da una presunta «bassa levatura culturale», a maggior ragione tenendo presente il quadro di riferimento costituito da «contrasti condominiali». Poi, pur tenendo conto dei possibili aggiornamenti sul ‘peso’ delle parole, alla luce dell’evoluzione della società, esistono, comunque, «limiti invalicabili a tutela della dignità umana» e «alcune modalità espressive» sono oggettivamente, «per la carica di disprezzo che esse manifestano e per la riconoscibile volontà di umiliare il destinatario», da ritenere «offensive e inaccettabili in qualsiasi contesto pronunciato».

Il frigorifero innovativo di Scholtés

La Stampa


La mancanza di spazio in cucina non impedisce, agli amanti di eleganza e tecnologia, di avere un frigorifero innovativo e altamente performante. Chi non ha spazio nella propria cucina, ma non vuole rinunciare all'eleganza e alla tecnologia, può ricorrere a Scholtés, brand che propone frigoriferi a cassettoni che si sviluppano in orizzontale e non in verticale.

I cassetti che compongono questo elettrodomestico sono due e sono totalmente separati per quanto riguarda la temperatura. Generalmente, il cassetto superiore va dai 5 ai 7 gradi ed è l'ideale per frutta, verdura, uova, burro e vino, mentre quello anteriore, con una temperatura dai 2 ai 5 gradi, è in grado di conservare al meglio formaggi, carne e pesce. Questo frigorifero innovativo si farà ammirare anche per le rifiniture a base di argento, che impediscono la proliferazione di batteri e muffe, ma anche per la funzionalità degli scomparti, ben fruibili grazie alla dotazione di cestelli e scomparti, oltre ad una wine area davvero apprezzabile.

(LuxRevolution.com)
Scholtés, www.scholtes.it

Il bomber nigeriano e il gol Gli ultrà del Varese lasciano lo stadio

Corriere della sera

La società: è stato insultato e ha reagito

VARESE - Mai abituarsi ai paradossi e alle isterie del calcio italico, accade sempre qualcosa capace di aggiornare la galleria degli orrori. E così, mentre a Londra la fiaccola olimpica mandava i suoi ultimi bagliori, allo stadio «Franco Ossola» di Varese andava in scena una commedia dell'assurdo in cui il centravanti della squadra di casa - fin lì ricoperto di insulti a sfondo razziale - segnava un gol e gli ultrà della Curva anziché esultare abbandonavano lo stadio per protesta. Dulcis in fundo, la società dopo la partita diramava un asciutto comunicato in cui sosteneva che il giocatore domandava scusa ai tifosi.

In ballo c'era niente più e niente meno che il secondo turno di Coppa Italia, in cui il Varese (serie B) si è trovato di fronte i dilettanti bergamaschi del Pontisola, che erano riusciti pure a passare in vantaggio. E allora perché tanto accalorarsi? Il fatto è che in campo con la maglia biancorossa dei padroni di casa c'era Giulio Osarimen Ebagua, attaccante nigeriano in Italia da quando è bambino, fisico e carattere esuberanti. Giulio non è giocatore che rispetta il «codice d'onore» dei curvaioli: non bacia la maglia, non fa giuramenti, non fa mistero di voler puntare al grande palcoscenico del calcio. Dopo due stagioni trionfali a Varese, l'anno scorso si è giocato la chance al Torino; è andata male ed è tornato coi biancorossi.

È stata la sua condanna. Al fischio d'inizio domenica sera - prima partita ufficiale della stagione - la Curva Nord ha cominciato a fischiarlo, insultarlo, a innalzare i ben noti «buuu!». «Il razzismo non c'entra l'abbiamo fatto perché Ebagua ha mancato di rispetto alla città» scriveranno poi gli ultrà nei loro forum. Sarà, ma guarda caso gli insulti sempre lì andavano a mirare, al colore della pelle, all'Africa. Tanto che anche la società ha già ammesso che il Varese verrà multato dalla Federcalcio per i cori razzisti della tifoseria.

Si arriva di questo passo al minuto 28 della ripresa quando - con il Varese sotto di un gol - Giulio Ebagua spedisce in rete la palla del pareggio. Incurante di ogni diplomazia il giocatore corre sotto la Curva che lo sta svillaneggiando, si porta l'indice alla bocca, urla parole irriferibili, alza anche il dito medio finché un compagno lo porta via di peso. Dagli spalti ripiegano gli striscioni e abbandonano la scena. Gli altri settori del «Franco Ossola», per la verità, intonano cori a favore del giocatore. Mica è finita però, perché a partita conclusa (vittoria 2 a 1 del Varese), gli ultrà assediano gli spogliatoi, pretendendo un «chiarimento» e il pullman della squadra deve allontanarsi protetto dalla polizia.

Poco dopo la società diffonde una dichiarazione: «Il giocatore chiede scusa alla tifoseria per il suo gesto». Sembrava la firma sull'atto di divorzio tra Ebagua e Varese ma ieri il presidente Antonio Rosati, con un nuovo comunicato ha corretto il tiro: «Il gesto di Ebagua è da condannare e nelle opportune sedi prenderemo i giusti provvedimenti, ma mi sento di sostenere che il ragazzo ha reagito a cori ripetuti e discriminanti per lui e per la sua razza». Resta da capire quale sarà il prosieguo del rapporto tra l'atleta e il club. La Curva pretende un «chiarimento»; è una fetta minoritaria del tifo biancorosso. Ma è quella in grado di farsi valere di più.


Claudio Del Frate
14 agosto 2012 | 9:22

Bufera Penati, un anno dopo La prescrizione si avvicina

Il Giorno

Il Sistema Sesto è la storia, a carico di Filippo Penati più altri 21, a vario titolo accusati di corruzione, concussione e finanziamento illecito dei partiti

di Marinella Rossi
Sesto San Giovanni, 14 agosto 2012


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Infuriava, proprio un’estate fa. Era la scoperta da “par condicio” che anche nella roccaforte del centro sinistra più ortodosso si praticava da quindici anni circa - sotto e per nome di Filippo Penati, ex sindaco di Sesto San Giovanni ed ex presidente della Provincia di Milano - l’olimpiade consociativa della tangente. «Chi non pagava non lavorava» è la sintesi - da intercettazioni depositate nelle carte dell’inchiesta chiusa appena il 10 giugno scorso - e di cui un imprenditore (Giuseppe Pasini) rende tutto il senso. «Quando loro hanno deciso di non farti lavorare, non ti fanno lavorare. Ti fanno perdere anche l’anima, pretendono tutto e in cambio non hai mai niente... per darti quello che è il diritto vogliono i soldi, ma tu gli dai i soldi e non ti danno niente».

Un anno dopo: in realtà la storia, appena a un passo dalla richiesta di rinvio a giudizio dopo la pausa feriale, a carico di Filippo Penati più altri 21, a vario titolo accusati di corruzione, concussione e finanziamento illecito dei partiti, comincia a fine 2009. E comincia a Milano: i pubblici ministeri indagano sulla rete di società che emette fatture false nell’ambito della bonifica, mancata bonifica in verità, dell’area Santa Giulia, allora di Luigi Zunino, e s’imbattono anello dopo anello nell’imprenditore della società di tarsporti Caronte, Piero Di Caterina.

E’ lui l’accusatore numero uno, almeno in ordine di tempo, di Penati. «Nel corso degli anni, a partire dal 1999 ho versato a vario titolo, attraverso dazioni di denaro a Penati, notevoli somme», quelle che sarebbero state definite le «tangenti con l’elastico», perché in parte restituite sotto forma di «varie opzioni, spesso incolcudenti». Si svela così il cosiddetto “Sistema Sesto (San Giovanni)”: affari e tangenti per la riqualificazione dell’area ex Falck. Dietro Di Caterina, a ruota, giunge altro imprenditore, il Pasini di cui si diceva, primo proprietario dell’area dismessa: racconta pressioni da esponenti del Pd lomabrdo, soldi per ottenere varianti al piano regolatore, parla di 5,7 miliardi in lire, di stecche.

Sì, perchè si parla di lire, ancora a datare la storia e metterla sotto la scure della prescrizione. Non fosse che la Procura di Milano, la quale individua reati avvenuti in altra sede, invia questo inizio d’inchiesta a Monza. E Monza cammina, va avanti, risale la china degli anni, tanto da mettere comunque in salvo almeno parte del processo (se un giudice decreterà il rinvio a giudizio) dalla prescrizione. I pm di Monza Walter Mapelli e Franca Macchia definiscono, nell’avviso di chiusura indagini, Penati e i suoi uomini piazzati nei punti nodali del potere locale, «il direttorio finanziario democratico» che corre lungo «un quindicennio di sfruttamento della fuznione pubblica a fini di arricchimento privato».

Le accuse. Tangenti per la riqualificazione delle aree Falck ed Ercole Marelli, finanziamenti occulti per campagne elettorali, imposizione delle coop rosse, appalti pilotati. Con i capi A e B dell’imputazione - area ex Marelli - i pm accusano l’ex sindaco di Sesto di avere indotto due imprenditori a un’iniqua permuta dei terreni: fatti del 2000 che oggi si prescriverebbero nel 2015, e con la nuova legge - Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione - sarebbero già prescritti nel 2010 (in quanto la nuova normativa taglia i tempi per la concussione).

Nel capo C si accusa Penati di avere indotto il costruttore Pasini a promettergli 20 miliardi di lire, versaglierne 4 e affidare incarichi per 1,8 milioni di euro a due professionisti delle coop rosse per l’area ex Falck: accusa questa fino al 2004, prescrizione attualmente al 2019, ma con la nuova legge al 2014 (termine davvero stretto per tre gradi di giudizio). Con “Fare Metropoli”, fondazione creata da Penati, la Procura lo accusa di avere messo in piedi un deposito- contenitore di denaro per la sua impresa politica, e del tutto vuoto di operatività come l’organizzazione di eventi: versamenti diretti a Fare Metropoli o all’architetto Renato Sarno, come tarmite di Penati stesso, per un milione e 398 mila euro nel solo biennio 2008-2009 e 2008-2010.

Tra gli indagati in questa tranche anche l’ex presidente di Bpm Massimo Ponzellini (per 5mila euro di dazioni) ed Enrico Corali, presidente di Banca di Legnano (per 10 mila euro). La prescrizione, in questo caso, è più lunga a venire: non scatterà fino al 2016-2017. E infine, ancora aperta in indagini, la faccenda delle supervalutazioni della quota Serravalle: la vendita alla Provincia di Milano del 15 per cento della Serravalle da parte del gruppo Gavio cui Penati risulta legatissimo e al quale avrebbe garantito una splusvalenzxa di 179 milioni di euro: azioni acquistate a 2.9 dai Gavio e rivendute alla Provincia a 8.83.


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Regalo non gradito per le over 65: un ventaglio che sponsorizza i funerali

Corriere della sera

Le signore hanno ricevuto un gadget col nome di un'agenzia di pompe funebri. Il Comune: noi non c'entriamo


Il ventaglio poco augurale regalato alle signore a Solbiate OlonaIl ventaglio poco augurale regalato alle signore a Solbiate Olona

MILANO - Un regalo «da brivido». A Solbiate Olona, nel Varesotto, le signore che hanno partecipato, giovedì, all'annuale pranzo, organizzato dal Comune per gli over 65 che vivono soli o hanno parenti in vacanza, hanno trovato sul tavolo, in dono per ciascuna di loro, un ventaglio. Regalo apprezzato per affrontare il caldo di questi giorni. Alla consegna del gadget, tutte si sono mostrate felici, ma, non appena l'hanno aperto, in molte hanno storto il naso: su una piega era scritto chiaramente il nome e il recapito telefonico di una nota agenzia di onoranze funebri della zona.

IL COMUNE NEGA - Sarcastico il commento del presidente di un'associazione locale, l'Iniziativa 21058, Lucio Ghioldi, dopo aver visto il ventaglio portato a casa dalla madre: «Evidentemente la giunta comunale ha preso seriamente in parola i consigli degli esperti che indicano investimenti sul futuro. Così, dopo aver speso mezzo milione di euro per ampliare il cimitero, l'assessorato ai Servizi sociali ha offerto come regalo alle donne un ventaglio sponsorizzato da un'azienda funebre come se volesse «sollecitarle» ad un celere utilizzo dei nuovi spazi del camposanto ...». Ma il Comune ha precisato di aver omaggiato le signore con orchidee e di non avere nulla a che fare con l'insolito dono (che sarebbe stato fatto da una società sportiva locale).

Redazione Milano online13 agosto 2012 | 15:41

L'elicottero caccia i panfili La protesta dei principi

Corriere della sera

Allontanati dalle isole protette. «Andremo all'estero»

Yatch all'ancora nell'isola di Mortorio, nell'area protetta della Maddalena, prima che scattasse il blitzYatch all'ancora nell'isola di Mortorio, nell'area protetta della Maddalena, prima che scattasse il blitz

PORTOROTONDO - Un elicottero cala sugli yacht fra le isole Mortorio e Soffi. «Zona interdetta, andate via». Ci sono un centinaio di imbarcazioni. C'è chi si allontana subito e chi ignora l'ordine e rimane. Arriva anche una motovedetta, l'intimazione viene ripetuta, c'è il rischio di sanzioni salate e tutti infine levano le ancore. In pochi giorni è il secondo blitz della Guardia costiera di Olbia ed è rivolta fra i diportisti: «Basta con i divieti, siamo stufi: andiamo via dalla Sardegna».

Nella fretta di allontanarsi dalle isolette riesce a mimetizzarsi qualche vip ospite di yacht charter (affittati da società, «scudo» ideale per nascondere l'identità degli ospiti). Filtra qualche nome. L'attore Massimo Boldi: «No, io non c'ero. Sono a Portofino. Ma è vero che non vado in Costa Smeralda da qualche anno. Eppure potrei arrivare ovunque: il mio yacht ha un motore elettrico, inquinamento zero. Posti incantevoli, però troppi sono proibiti. Tornerò quando ci saranno meno divieti». E Alessandro Nannini, già pilota di Formula 1: «In Sardegna vado da sempre, c'ero anche qualche settimana fa. E sulle isole ci sono dovuto andare di nascosto. C'è un tam tam, i diportisti si passano voce e prima che arrivino i controlli si va via. Ma così non va. O si cambia o tanti non torneranno».

Fra lo stuolo di portorotondini storici, habitués di Mortorio e dintorni, sorpresi dai blitz e infuriati («Ci sentiamo trattati come terroristi»), che minacciano di far le valigie i Bormioli (industriali del vetro), il principe-banchiere tedesco Manfred Windisch-Graetz, Augusto Ruffo di Calabria (anche lui principe), il chirurgo romano Vario Fedrighi, l'imprenditore Sergio Odello, l'avvocato Gabriele Ragnini.
Mortorio e Soffi sono il crocevia marino della Costa Smeralda, di fronte a Portorotondo, Cala di Volpe e Liscia Ruia, un mix di insenature, scogliere, graniti, mare cristallino. Andarci è quasi un obbligo per i tender che scendono dai grandi panfili di russi e sceicchi arabi e i gommoni con famigliole in gita domenicale. Ma le isole sono «zona alfa» del parco nazionale dell'arcipelago della Maddalena, tutela ambientale assoluta, proibiti transito di natanti, ancoraggio e, in certi punti, anche fare il bagno.

A far rispettare i divieti sei forze di mare: Guardia di finanza, carabinieri, polizia, forestali, nucleo ecologico regionale, vigili comunali di Arzachena e Guardia costiera di Olbia. Che dal 6 al 16 agosto schiera anche l'elicottero AB 412, 4 uomini di equipaggio, e dal 10 giugno ha effettuato più di 450 controlli: «Abbiamo compiuto ricognizioni su Mortorio, Soffi e Budelli - conferma il capitano di fregata Pietro Mele, comandante del velivolo - ci siamo abbassati e col sistema di altoparlanti abbiamo ripetuto più volte in italiano e in inglese l'ordine di abbandonare la zona interdetta. Qualcuno non andava via e allora abbiamo chiesto l'intervento della motovedetta».
 
A Portorotondo non ce l'hanno con la Guardia costiera che, dicono, «fa il suo dovere, applica le norme e anzi ha evitato di dare sanzioni». Sono furenti perché «l'ente parco della Maddalena ha concentrato - afferma Roberto Azzi, titolare di un'avviata attività di yachting - i divieti nelle isole vicine alla Costa Smeralda e li ha alquanto allentati altrove. Qui - protesta - sono in gioco più di mille posti di lavoro fra nautica e indotto. Già c'è un calo pauroso di turisti e la stagione è compromessa. Se fanno fuggire anche i diportisti...».

Ma la fuga è soprattutto dei proprietari di grandi barche battenti bandiera italiana. Molti hanno preferito fare rotta per Corsica o Costa Azzurra. «Il 95 per cento delle barche presenti è di stranieri» conferma Giacomo Pileri, direttore del marina di Portorotondo. Dopo la «cacciata» da Mortorio e Soffi è tam tam fra i vip: come già per Cortina e Courmayeur a Natale e Capodanno, in Costa Smeralda è aria di Ferragosto col fisco. Forse non ci saranno gli annunciati (e temuti) blitz di Guardia di finanza e Agenzia delle Entrate, ma intanto è meglio girare al largo.


Alberto Pinna
14 agosto 2012 | 8:10