martedì 7 agosto 2012

Ebano «illegale» per le chitarre Gli Usa multano la Gibson

Corriere della sera

Legname dal Madagascar sequestrato. L'azienda si difende: «Acquisto regolare. Ma il processo ci costava troppo»

Trecentomila dollari per aver importato illegalmente ebano dal Madagascar. E' la multa inflitta alla Gibson, la società statunitense che produce alcune delle chitarre più famose del mondo, usate da artisti come come B.B. King (la sua, nera, si chiama «Lucille»), Jimmy Page, Angus Young, The Edge, Mick Taylor per citare i più noti. L'azienda, martedì 7 agosto, ha preferito raggiungere un accordo economico con il governo statunitense ed evitare un processo penale che nel corso del tempo sarebbe potuto costare parecchio. Oltre alla multa, la Gibson ha accettato di versare 50.000 dollari alla National Fish and Wildlife Foundation (ente statunitense che si occupa di preservare il patrimonio naturale) e di rinunciare al legno che le autorità americane avevano sequestrato durante una perquisizione avvenuta lo scorso anno e che varrebbe circa 200.000 dollari.


Gibson  1957 Les Paul Custom VOS , uno dei modelli con tastiera in ebanoGibson 1957 Les Paul Custom VOS , uno dei modelli con tastiera in ebano

DISBOSCAMENTO - Il legno pregiato sarebbe stato usato dalla società di Nashville per la fabbricazione di tastiere per alcuni modelli di chitarre. Ma la società, acquistandolo, avrebbe violato il Lacey Act del 2008 che «rende illegale importare, esportare, trasportare, vendere o acquistare nel territorio americano elementi della flora e della fauna e i loro derivati, provenienti da siti naturali non autorizzati di tutto il mondo». Secondo il ministero della Giustizia statunitense, la Gibson ha riconosciuto «di non aver preso alcuna iniziativa dopo essere stata informata che l'ebano acquistato in Madagascar poteva essere stato ottenuto violando le leggi che puniscono il disboscamento e lo sfruttamento di foreste preziose». Il disboscamento illegale è diventato uno dei problemi più grandi del Madagascar soprattutto dopo l'avvento al potere del presidente Andry Rajoelina nel 2009. Un rapporto della Banca Mondiale afferma che il legname illegalmente esportato vale, per la criminalità organizzata locale, circa 15 miliardi di dollari l’anno.

NESSUNA IRREGOLARITA' - Da parte sua la Gibson ribadisce tuttora che nessuna illegalità o irregolarità è stata commessa dall'azienda. Ma i dirigenti della società ritengono più conveniente un accordo con il governo per evitare di portare avanti una lunga e costosa causa legale. Nel settembre del 2011, pochi giorni dopo la perquisizione negli stabilimenti della società, l'amministratore delegato Henry Juszkiewicz aveva rivelato che la Gibson non era colpevole di «alcun contrabbando» e aveva accusato il governo di «eccessivo zelo». Adesso ai media americani ha ribadito: «Siamo stati costretti a risolvere il caso in modo da evitare un processo che ci poteva costare milioni di dollari e ci avrebbe fatto perdere tanto tempo. Adesso possiamo tornare a fare il nostro lavoro, cioè fabbricare chitarre»


Fancesco Tortora
7 agosto 2012 | 17:26

Lo smalto più caro del mondo con frammenti di diamante nero che piace alle star

Corriere della sera

Creato da un designer di gioielli, il cosmetico costa 250 mila dollari. Poi della stessa linea cioccolatini a forma di brillante

Lo smalto Black DiamondLo smalto Black Diamond

Il designer di gioielli Azature, appassionato di diamanti neri, un giorno ha pensato: «Perché non trasferire questo stile anche nelle unghie?». E fu così che nacque Black Diamond, uno smalto ai diamanti al prezzo dei diamanti, con l’intento di preservare lo stile e l’eleganza di questa pietra associata all’amore eterno. In un mondo in cui la crisi globale rischia di mettere in discussione il superfluo che ci era stato regalato dal modello del capitalismo, c’è invece chi ha il problema di non saper come spendere i propri soldi. Non è una frase retorica ed esiste veramente un circuito di iniziative, negozi, stilisti, ristoranti studiati appositamente per chi ha a disposizione cifre da capogiro e deve in qualche modo farne uso.

BLACK DIAMOND - Dopo l’acqua al prezzo di champagne e lo champagne al prezzo d’oro, dopo le suite d’albergo pagate come case e i vestiti pagati al prezzo di una barca, arriva uno smalto che a prima vista sembra pieno di glitter argentati. Bello, a chi piace il genere, ma inimmaginabile nella sua composizione e tanto meno nel suo valore. In realtà questo smalto è decisamente particolare, se non altro perché contiene ben 267 scaglie di diamanti neri, che hanno regalato il nome, per nulla casuale, al preziosissimo articolo che si chiama appunto Black Diamond. Considerata la composizione non stupisce che questo prodotto per unghie lussuose costi ben 250 mila dollari, che tradotto sarebbe sui 200 mila euro.

IL MARCHIO DI RIHANNA - Dietro questo cosmetico preziosissimo c’è il marchio di Hollywood Azature, con sedi anche a Londra, New York, Parigi e Mosca e una clientela decisamente non comune. Star del cinema, ereditiere, cantanti del momento: un esercito di ragazze come Rihanna, Beyonce, Paris Hilton (o magari anche ragazzi) disperatamente in cerca di un brand che si adatti anche al loro portafogli, considerata l’inadeguatezza di quelli di cui fanno uso i comuni mortali (anche quando sono esclusivi). Nella parte del sito di questo marchio extralusso dedicata al mondo di Azature (The world of Azature) si possono scovare altri prodotti decisamente poco convenzionali (tra i quali cioccolatini a forma di diamante dal costo esorbitante). Azature ha pensato anche a una versione del suo smalto di diamanti adatta ai comuni mortali, proponendo uno smaltino da solo 22 euro con un’unica scaglia di diamante.

L’IDEA ORIGINALE - Il lussuoso prodotto spodesta dal trono di smalto più caro del mondo il Gold Rush, messo in commercio lo scorso anno dall'inglese Models Own a 130 mila dollari, giustificati dall’oro di 24 carati contenuto nel prezioso articolo. L’idea in sé dunque non è originale visto che qualcuno aveva già pensato a un matrimonio tra pietre o metalli preziosi e smalto.

Emanuela Di Pasqua
7 agosto 2012 | 13:24

La Camusso sogna altre Fiat ma è la Cgil che le fa scappare

Libero

L'idea di Susanna per uscire dalla crisi è di trovare altri imprenditori che producano auto in Italia


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Quello che la Camusso fa finta di non sapere è che nel nostro Paese investirebbe solo un pazzo: costo del lavoro alle stelle, mancano le infrastrutture, burocrazia insopportabile
Domenica pomeriggio, ad Erice, provincia di Trapani, Sicilia rovente, la Camusso ha deciso di improvvisarsi anche imprenditrice e ha esposto il suo piano per il settore auto. In sintesi: «Bisogna uscire dall’idea che solo la Fiat può produrre auto in questo Paese, anche perché, com’è evidente, i suoi investimenti continuano a diminuire e non rappresentano una prospettiva». Frase lapidaria, ad effetto. Ma la sindacalista della Cgil, aspirante presidente della Confindustria, fa finta di non sapere che la burocrazia italiana è insopportabile, gli incentivi auto sono praticamente assenti che le nfrastrutture italiane sono roba da metà del secolo scorso, che il costo del lavoro è esorbitante. In pratica quale imprenditore anche non perfettamente sano di mente, in queste condizioni, può decidere di investire in Italia?

Turismo, Terzi: "Chi si espone potrebbe rimborsare lo Stato"

Lucio Di Marzo - Mar, 07/08/2012 - 10:46

Il ministero degli Esteri richiama i turisti a maggiore cautela. E avverte: "Un dl prevede il rimborso delle spese sostenute per riportare a casa gli italiani"


"Negli ultimi 8 mesi i sequestri di nostri connazionali sono quasi raddoppiati rispetto agli otto mesi precedenti".

Il dato viene riportato dal ministro degli Esteri, Giulio Terzi, allarmato dall'escalation. È una statistica importante, che fa dire al ministro, ai microfoni del Tg1, che è necessario fare maggiore attenzione, che servono "prudenza e cautela".

E che "c’è un decreto legislativo che prevede che gli Esteri possano chiedere il rimborso delle spese sostenute per riportare a casa persone che si espongono inutilmente ai rischi". I turisti sprovveduti potrebbero dunque trovarsi costretti a rimborsare le spese che il ministero si sarà dovuto accollare in caso di un sequestro.

Anche "nelle zone turistiche del Mar Rosso, come Sharm El Sheikh, Marsa Alam e Hurgada", secondo la Farnesina "si registrano purtroppo nuove tensioni, turbolenze e elementi di pericolosità", dovute all'aggressività delle tribù beduine, che si sono rese responsabili di "frequenti atti di intimidazione e violenza". Assolutamente da evitare, per chi si trovasse nell'area, le escursioni nel deserto, "anche se nel contesto di manifestazioni organizzate da Tour Operator".

Errore sottolineato in pubblico, non è offesa: però è punibile la reazione spropositata della dipendente

La Stampa

L’esigenza di una maggiore riservatezza non può rendere gravi le frasi con cui è stata evidenziata la carenza della lavoratrice. A maggior ragione se la censura è oggettiva, delimitata e non scantona... Forse si potrebbe badare di più alle esigenze di riservatezza, ma, senza dubbio, ciò non rende addirittura offensive le frasi utilizzate per sottolineare comportamenti ed errori della lavoratrice. Di conseguenza, la reazione sopra le righe della dipendente non può essere considerata non punibile (Cassazione, sentenza 18965/12). Botta e risposta. Eppure proprio questa è l’ottica della decisione assunta dal Giudice di pace: dipendente ‘salva’ per la «reciprocità delle ingiurie», ossia per lo ‘scambio di complimenti’ con la propria ‘capo squadra’.

Ma è una visione legittima? Non per la ‘capo squadra’, costituitasi parte civile. Difatti, è il Procuratore Generale a presentare ricorso per cassazione, proponendo una rivisitazione dell’episodio. Più precisamente, viene sottolineato che la ‘capo squadra’ si era limitata a smentire quanto detto dalla dipendente rivolta al ‘capo settore’, ossia di «aver sempre eseguito gli ordini». Tale intervento, secondo il Procuratore Generale, non poteva avere portata offensiva né essere considerato come «richiamo effettuato senza garanzie di riservatezza», perché, banalmente, sollecitato dalla dipendente, collocato «nell’ambito del rapporto di lavoro» e concernente «una specifica condotta, non la sfera personale» della dipendente.

Nessuna ritorsione. Per sciogliere i nodi della vicenda, comunque, i giudici di Cassazione richiamano la giurisprudenza, seppur datata: in sostanza, la censura, anche netta, di «un errato comportamento del dipendente», effettuata da una figura gerarchicamente superiore, non ha «potenzialità ingiuriosa». Ne consegue che la reazione della dipendente è da valutare come assolutamente sproporzionata, anche considerando gli epiteti utilizzati, ossia «maniaca, boicottatrice e bugiarda», rivolti alla ‘capo squadra’, il cui richiamo è valutato, ora, come legittimo e moderato. Ecco perché la questione va rimessa nuovamente al Giudice di pace – la cui pronuncia è azzerata –, che dovrà tener presente quando indicato in Cassazione: nessun fondamento per l’ipotesi di ritorsione da parte della dipendente.

Di Pietro ora dà ragione a Craxi: "Napolitano era al soldo di Mosca"

Roberto Scafuri - Mar, 07/08/2012 - 09:32

Roma: Volendo sintetizzare alla sua maniera, luoghi comuni e pro­verbi della zia compresi, si dovreb­be constatare: tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino.

La gatta Antonio Di Pietro - car­riera costruita sui roghi e il lardo di Tangentopoli - da qualche tempo è tornato a percorrere sentieri di guerra: questioni di visibilità e di concorrenza lo inducono a tenere alta la tensione nel centrosinistra. Così il presidente Giorgio Napolita­no è ora nel suo mirino. Motivo del­la polemica, l’intricata vicenda del­la trattativa Stato-mafia e le inter­cettazioni delle telefonate tra il Col­le e Nicola Mancino. Nell’ultima intervista, rilasciata al settimanale Oggi , l’ex Pm arriva in sostanza a dare del ladro al Presi­dente per via dei trascorsi di uomo di spicco del Pci. Affermazione estrema, ai limiti del vilipendio, che Di Pietro perciò esterna per via indiretta. Anzi, non esitando a pa­rarsi dietro la figura del l’arcinemi­co Bettino Craxi, cui finisce per da­re ragione, pur di agguantare l’ob­biettivo.

«Ci sono due Giorgio Na­politano - dice - quello che ci rac­conta oggi la pubblicistica ufficia­le, il limpido garante della Costitu­zione, e quello che raccontò l’im­putato Bettino Craxi in un interro­gatorio formale, reso nel 1993, du­rante una pubblica udienza del processo Enimont, uno dei più im­portanti di Tangentopoli. Craxi de­scriveva quel Napolitano, espo­ne­nte di spicco del Pci nonché pre­sidente della Camera, come uomo molto attento al sistema della Pri­ma Repubblica, specie coltivando i suoi rapporti con Mosca. Io credo che in quell’interrogatorio forma­le, che io condussi davanti al giudi­ce, Craxi stesse rivelando fatti veri, perché accusò pure se stesso e poi gli altri di finanziamento illecito dei partiti. Ora delle due l’una: o quei fatti raccontati non avevano ri­levanza penale oppure non vedo perché si sia usato il sistema dei due pesi e delle due misure».

Senonché esistono anche due Antonio Di Pietro.Uno,l’integerri­mo accusatore delle malefatte pub­bliche, che va avanti senza guarda­re in faccia a nessuno (così, alme­no, i suoi fan devono raffigurarse­lo). L’altro, il politico spregiudica­to e un po’ straccione che non esita a estrapolare fuori dal contesto le parole di un morto, sulla cui vicen­da peraltro ha costruito la carriera, pur di screditare il nemico del mo­mento. Ma quest’ultimo, il Di Pie­tro­Mister Hide , commette uno sbaglio peggiore, accorgendosi vent’anni dopo che il Pci era al cen­tro di un complesso giro di finan­ziamenti, sui quali la Procura di Mi­lano dell’­epoca non ha mai indaga­to come poteva e doveva. «Due pe­si e due misure», ipse dixit. Benve­nuto Tonino. Ma, accecato dal dito ammonito­re, Di Pietro non s’avvede della lu­na che rischiara il passato.

L’ex Pm sta infatti confessando, a vent’an­ni di distanza, che quei fatti citati da Craxi durante il processo Eni­mont, a lui sembrarono «penal­mente rilevanti». Attenzione: Di Pietro non dice che, ripensandoci dopo, con il senno del poi, s’è fatto un’idea diversa da allora.No,argo­menta che i fatti rivelati da Craxi gli parvero veri perché il leader del Psi «accusò pure se stesso...». Ciono­nostante, il Pubblico Accusatore ben si guardò dall’avviare un’azio­ne penale sulla notizia criminis re­sagli in un’aula dibattimentale, luogo che più sacro non si potreb­be, come la legge avrebbe impo­sto. Craxi spiegò come funzionava il sistema e per quali motivi nessuno poteva tirarsene fuori. Tra gli esem­pi, citò quello dell’allora presiden­te della Camera:

«Sarebbe come credere - disse - che Napolitano, ministro degli Esteri del Pci per tan­ti anni, che aveva i rapporti con tut­te le nomenklature dell’Est a parti­re da quelle dell’Urss, non si fosse mai accorto del grande traffico che avveniva sotto di lui, tra i vari rap­presentanti e amministratori del Pci e i Paesi dell’Est. Cosa non cre­dibile! ». Cosa ancora più incredibi­le, il Di Pietro-due non avvertì al­cun senso del dovere, alcun impe­rativo categorico. Bisognava colpi­re il Capo del sistema, preda ambi­ta, dalla quale dipendeva il suo suc­cesso come Pm. Una verità che tor­na a galla, dunque. E che, come ne­mesi, rischia di tirar giù nel gorgo l’ex Terrore di Tangentopoli.

Mummie scoperte in una cripta Ancona restaura gli abiti intatti

Il Mattino

I reperti in una chiesa di Monsapolo del Tronto. Trovati corredi di gente comune del '700


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ANCONA - Venti corpi mummificati, appartenenti non a religiosi o nobili come solitamente avviene in questo tipo di ritrovamenti, ma a contadini del '700, sono stati scoperti nella cripta della chiesa della Santissima Annunziata di Monsampolo del Tronto. Il ritrovamento è storicamente importante perchè può permettere di ricostruire usi e costumi della vita quotidiana dell'epoca grazie ai corredi intatti indossati dalle mummie. Su questi abiti, vesti femminili, gilet maschili, calze, cuffie camicie (tutti molto rappezzati, ma anche ricchi di particolari come merletti e bottoncini) sono iniziati i restauri a cura del Laboratorio della Congrega di Ancona. La particolarità è che lana e seta, tipiche dell'abbigliamento dei ricchi, si conservano negli anni, mentre i tessuti di fibra vegetale indossati dal popolo si distruggono in poco tempo. Di conseguenza ci sono pochissimi abiti conservati delle persone comuni del '700. Le testimonianze storiche si basano soprattutto su tavole e dipinti. Mummie e abiti ricostruiti verranno sposti in una mostra a Monsapolo nel 2013. I venti corpi sono probabilmente di contadini particolarmente devoti, che per questo hanno ottenuto la sepoltura in chiesa. Gli abiti sono quelli indossati durante le feste.


Lunedì 06 Agosto 2012 - 11:01

Airbag, il cuscino magico ha 25 anni: in arrivo quelli sulle cinture e sul tetto

Il Mattino

La prima vettura ad avere i dispositivi gonfiabili fu la Mercedes Classe S presentata al salone di Francoforte del 1987, ma il brevetto risale agli anni '50. Ora alcune vetture hanno 12 airbag, la nuova Volvo V40 ne ha uno sul cofano per i pedoni.

di Nicola Desiderio

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ROMA - L’airbag ha 25 anni e a festeggiarlo è la Mercedes, la prima casa ad averlo montato nel 1987 sulla Classe S modello 126 dando il via a un’evoluzione fondamentale della sicurezza in auto tanto che oggi tutte le auto hanno almeno 2 airbag a protezione dei passeggeri, ed è giù uscito dall’abitacolo per offrire la sua protezione anche ai pedoni.

La Stella e il cuscino.
La Classe S presentata nel 1987 al Salone di Francoforte ha due airbag frontali ed è frutto di un lavoro di sviluppo partito nel 1981. Sin dall’inizio è concepito come un cuscino alloggiato nel piantone dello sterzo e sul cruscotto di fronte al passeggero, in ogni caso collegato a una piccola carica pirotecnica e ad un serbatoio di azoto la cui attivazione viene decisa da un sensore che rileva un forte urto frontale della vettura. Se quest’ultimo avviene, il cuscino esplode uscendo da un vano per evitare il contatto della testa con parti dell’abitacolo altrimenti micidiali per l’integrità fisica degli occupanti. Il sistema agisce insieme alla cinture di sicurezza le quali, grazie all’azione contemporanea del pretensionatore, vengono strette ulteriormente per mantenere il passeggero ancorato, protetto dal contatto con qualsiasi parte pericolosa per la propria incolumità come il volante. A questo concetto la Mercedes aveva addirittura lavorato sin dalla metà dal 1966.

Le radici negli anni ’50.
Presto i moduli diventano più piccoli permettendo di ridurre le dimensioni dei piantoni e recuperare un po’ di spazio per il cassetto portaoggetti. Subito dopo l’airbag arriva anche sulla Classe E modello 124, nel 1992 l’airbag per il guidatore diventa di serie per tutte le Mercedes, nel 1994 diventa standard quello per il passeggero. Intanto è già partita l’evoluzione che porta agli airbag laterali, a quelli a tendina, posteriori e per le ginocchia. Il principio del cuscino gonfiabile come dispositivo di protezione in caso di incidente risale addirittura all’inizio degli anni ’50 grazie al tedesco Walter Linderer (brevetto DE 896312 del 6 ottobre 1951) e dell’americano John W. Hedrik (brevetto U.S. 2649311 del 18 agosto 1953), ma è nel 1969 arriva il primo vero impulso legislativo con il governo degli Stati Uniti che indica nello sviluppo di dispositivi di protezione per i passeggeri la via maestra per migliorare la sicurezza in auto.

La sicurezza è d’obbligo.
L’airbag dal1987 si è evoluto moltissimo e, pur non essendo obbligatorio per legge, lo è diventato di fatto e averne almeno due è diventato irrinunciabile. L’UE prevede di renderlo obbligatorio per i motociclisti. Nel frattempo diventato molto più compatto, più nascosto e la sua strategia di attivazione si è fatta molto più sofisticata tanto da tenere conto del peso e della posizione del passeggero oltre che della violenza dell’impatto. In qualche caso, esplodono con intensità e tempi diversi per offrire il meglio della protezione su ogni lato visto che gli airbag si sono moltiplicati fino a 12 (due frontali, due laterali, due per le ginocchia, due a tendina, due laterali posteriori).

L’evoluzione del cuscino però non si ferma anzi recentemente ha regalato due importanti novità. La più importante dal punto di vista concettuale è il suo utilizzo esterno sulla nuova Volvo V40 per la protezione dei pedoni. La nuova auto svedese infatti ha un grande airbag sotto il cofano che, in caso di urto, si solleva lasciando che il cuscino si gonfi coprendo parte del parabrezza. In questo modo viene ridotto al minimo il rischio di lesioni per la testa. Per il 2013 la prossima novità viene da Ford ed è l’airbag integrato nella cintura di sicurezza posteriore, atteso al debutto sulla nuova Mondeo che offre una migliore protezione del petto e un miglior ancoraggio del passeggero al sedile.

Si finirà con il tetto.
Ma non è finita qui. Nel 2014 infatti TRW, uno dei più gradi fornitori al mondo di componenti per la sicurezza in auto, ha pronto l’airbag da tetto, che si apre a soffietto dall’alto ed è destinato a offrire maggiore protezione in caso di ribaltamento sostituendo l’airbag frontale per il passeggero e restituendo ai progettisti la libertà di disegnare la plancia con meno vincoli e con maggior spazio per i passeggeri. L’innovazione migliorerà anche la sicurezza per i bambini se vengono sistemati con il seggiolone sul sedile anteriore. Ancora ignoti il marchio e il modello che per primi si avvarranno di questo nuovo cuscino d’aria.

Lunedì 06 Agosto 2012 - 18:17    Ultimo aggiornamento: 20:02

Il ministro contro Aldo, Giovanni e Giacomo

Corriere della sera

Catania:«Quello spot sui 'villici' mi fa girare le scatole per lo stereotipo dell’agricoltore come soggetto marginale»

Lo spot della discordiaLo spot della discordia

Il «giramento di scatole» e «l’agricoltore come soggetto marginale». Il ministro mescola il linguaggio più colloquiale a quello più burocratico per esprimere il suo fastidio: «Mi fa davvero girare le scatole quello spot pubblicitario di una compagnia telefonica che sta passando in questi giorni, perché purtroppo vedo con fastidio che continua ad esistere lo stereotipo dell’agricoltore come soggetto marginale».

Il ministro CataniaIl ministro Catania

I VILLICI - La questione delle Politiche Agricole gli sta veramente a cuore, è dal 1978 che prima come funzionario ora come ministro se ne occupa. Per questo a Mario Catania lo spot telefonico di Wind con Aldo Giovanni e Giacomo non piace. Il trio comico compare dallo scorso 20 maggio in una serie di quattro pubblicità: Aldo e Giovanni interpretano due «villici», dall’aria non furbissima per la verità, proprietari di un agriturismo, mentre Giacomo è il tipico «cittadino» che va in vacanza in campagna per cercare un contatto con la natura, anche se non riesce a rinunciare a wifi e pay per view.

NESSUNO STEREOTIPO - Nell’ultimo della serie Giacomo lascia la fattoria: «Vacanza finita, ma sai che mi sento un po’ country? Arrivederci villico, stia attento a non farsi male». Ma così distrae Giovanni che si tira una martellata su un dito. Poi sfila un tassello e fa crollare l’impalcatura di legno di una casa a cui sta lavorando Aldo. Segue offerta commerciale. Wind respinge l’accusa. Nessuno stereotipo — dicono —, il bersaglio comico della pubblicità non sono «i villici», ma piuttosto il cittadino. Quello che ne esce peggio, nell’ironia dei comici — spiegano — è il «soggetto metropolitano», uno che anche quando va in vacanza non riesce a staccare veramente e vuole essere sempre connesso. Nell’ultimo spot — spiegano ancora — è lui il più maldestro dei tre, perché prima distrae Giovanni e poi fa crollare l’impalcatura di Aldo. Caso chiuso, fino al prossimo spot.

Renato Franco
@ErreEffe76 agosto 2012 | 22:50


Il ministro contro lo spot di Aldo, Giovanni e Giacomo


I “contadini” Aldo e Giovanni e il “cittadino” Giacomo nello spot

Negli spot  Aldo, Giovanni sono contadini un po’ tonti che  faticano a parlare, con voce roca, e,  in un caso, prendono a sputi in faccia il cittadino Giacomo. Il canovaccio è quello eterno della contrapposizione tra il signore di città e quelli che ai suoi occhi sono “i villici”. L’effetto comico è assicurato. Ma non piace al nostro ministro dell’Agricoltura, Mario Catania. Che si è scagliato contro la pubblicità della Wind.
Mi fa davvero girare le scatole quello spot pubblicitario di una compagnia telefonica che sta passando in questi giorni, perchè purtroppo vedo con fastidio che continua ad esistere lo stereotipo dell’agricoltore come soggetto marginale.
Nei giorni in cui bruciano pezzi pregiati d’Italia come la Riserva dello Zingaro perché mancano i Canadair, il ministro se la prende con Aldo, Giovanni e Giacomo. E dice:
Non capisco come si possa concepire soltanto una roba del genere. In questo Paese c’è stata una sottocultura dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione molto pesante e marcata. Abbiamo vissuto una fase di 30-40 anni in cui per i giovani lavorare in agricoltura era considerato scandaloso e repellente, ma oggi c’è un nuovo e diverso atteggiamento.