venerdì 22 giugno 2012

Il futuro di Internet è negli standard aperti, ma attenzione a tablet e smartphone"

La Stampa

 

Tristan Nitot di Mozilla anticipa il suo intervento alla Sesta Conferenza Italiana sul Software Libero: «Il successo di Firefox dimostra che esiste un'alternativa al dominio di Microsoft , Apple e Google»

BRUNO RUFFILLI

Tristan Nitot, francese, è tra i fondatori della sezione europea di Mozilla. Che è uno dei nomi più attivi nella diffusione del software libero, e dalle ceneri dello storico Netscape negli anni ha sviluppato Firefox, oggi tra i browser più diffusi al mondo. Ma il web cambia velocemente, e se dieci anni fa Microsoft dominava il settore con Explorer, oggi a internet si accede sempre più spesso da apparecchi mobili, trascurando il browser in favore delle app. Smartphone e tablet, però, non sono strumenti trasparenti, ma vengono concepiti come parte di ecosistemi chiusi e non compatibili tra loro. Di questo parlerà Nitot

 

alla Sesta Conferenza Italiana sul Software Libero, in programma oggi e domani ad Ancona presso la Facoltà di Ingegneria dell'Università Politecnica delle Marche. Il tema del suo intervento è “User Freedom and control on the Web: from desktop to mobile”. Gli abbiamo rivolto in anteprima alcune domande.


Mozilla ha debuttato dieci anni fa, quando Internet Explorer di Microsoft era il dominatore assoluto tra i browser. Adesso è Chrome di Google e voi siete oltre il 20 per cento. Cosa è cambiato?
“Abbiamo raggiunto il nostro scopo, che allora sembrava pazzesco: volevamo dare a tutti la possibilità di scegliere tra più browser e ci siamo riusciti. Oggi ci siamo noi, Apple, Google, Opera e altri. Anche Microsoft ha cambiato atteggiamento, e l’ultima versione di Explorer è molto migliore di un tempo”.


E Google fa paura come la Microsoft di una volta?
“Non è importante chi detenga il monopolio, ma il problema arriva quando qualcuno – forte di una posizione dominante - non investe più nello sviluppo di un browser migliore. Perché il navigatore è la porta maestra per accedere al web, e se non si evolve il browser anche il web ne risente negativamente”.


Oggi questa porta si apre sempre più spesso attraverso uno smartphone…
“Vero: ormai gli smartphone vendono più dei pc. Non è una situazione negativa in sé, ma potrebbe diventarlo se internet su smartphone e tablet rimanesse chiusa come oggi. Pensiamo ad Apple: hanno inventato un ottimo prodotto come l’iPhone, che ha rivoluzionato il mercato, ma con l’App Store hanno introdotto un modello pericoloso, che poi è stato imitato da altri”.


Pericoloso perché?
“Tutto il software che si può installare su iPhone e iPad arriva dallo store ufficiale Apple, anche se è gratis. Questo comporta due ordini di problemi. Primo, la censura: Cupertino ha respinto app per motivi politici, di opportunità, di concorrenza. Ma oggi gli smartphone sono usati per comunicare e rappresentano l’interfaccia tra te e il mondo, ed è assurdo che qualcuno a migliaia di chilometri da te possa decidere cosa puoi fare e cosa no, lo trovo molto preoccupante. Poi c’è una questione più tecnica, ma non meno importante, ed è il controllo: quando il linguaggio è stato inventato la gente poteva ascoltare e parlare, con la scrittura tutti possono leggere e scrivere. Oggi negli smartphone questa parità non esiste più: per poter realizzare un’app bisogna usare hardware e software forniti dalla stessa piattaforma”.


Ma internet è stata fin dall’inizio un luogo dove hanno convissuto diversi standard incompatibili, dov’è la novità?
“Certo, anni fa era impossibile mandare una mail o un messaggio a qualcuno che avesse un provider diverso dal tuo, ma internet ha cominciato a progredire davvero solo quando certi standard sono emersi. E non ci illudiamo che oggi sia un luogo aperto perché posso scrivere quello che voglio su Facebook, la libertà è avere gli strumenti e la conoscenza a disposizione per cambiare. Stiamo costruendo una società digitale molto diversa da quella dove vorrei che i miei figli vivessero, ma noi di Mozilla siamo qui per ricordare che un’alternativa esiste”.


Siete un’organizzazione no profit, come influisce la crisi sulla vostra attività?
“Praticamente tutto quello che guadagniamo arriva dalle ricerche su Google attraverso Firefox. Abbiamo appena rinnovato il contratto e posso dire che siamo molto soddisfatti. La crisi non ci tocca, abbiamo una struttura minima e spese irrilevanti, si basa tutto sul volontariato”.


E intanto qualche mese fa al Mobile World Congress di Barcellona avete annunciato un sistema operativo per smartphone, quando uscirà?
“Boot to Gecko uscirà all’inizio del prossimo anno in Brasile, poi affronteremo altri mercarti. Vogliamo portare anche nel mondo degli apparecchi mobili la possibilità di scelta, abbiamo adottato standard riconosciuti da tutti e nel nostro store non ci sarà nessuna censura, e le app saranno in Html5, compatibili con le altre piattaforme”.


Ma alla fine Jobs non si è mosso dalla sua parte quando ha negato il supporto su iOS alla piattaforma flash, che è proprietaria Adobe, spingendo invece per l’adozione di Html5?
“Non dico che tutto quello che Apple ha fatto è sbagliato, anzi, in questo caso è vero che l’abbandono di Flash ha accelerato la crescita di Html5 che è uno standard condiviso”.


Arriverà anche Firefox per iPad?
“Noi ci stiamo pensando, ma Apple non vuole”.


Eppure esistono altri browser sull’App Store…
“Sono solo interfacce diverse per lo stesso webkit che usa Apple”.


Anche con Microsoft 8 potrebbe esserci qualche problema: pare che non sarà possibile installare il vostro browser sui tablet con processore Arm, come il nuovo Surface presentato pochi giorni fa. È vero?
“Pare davvero che non sarà possibile, ma non sono io la persona che se ne occupa. So solo che sul loro sito c’era una pagina dedicata alla loro nuova visione aperta e condivisa del software e adesso non riesco più a trovarla”.


Come mai secondo lei la gente scambia il controllo, quindi la libertà, e la privacy, con la semplicità d’uso?
“Il cervello umano funziona in un modo strano: non crediamo che ci sia un problema finché non lo sperimentiamo. Così, ad esempio, accade con la privacy: non la viviamo come una priorità se non quando ci accorgiamo che è a rischio per qualche motivo. Ci stiamo comportando come chi paga tutto con la carta di credito, salvo poi accorgersi che ha finito i soldi. Noi, invece, cerchiamo di far capire come il nostro comportamento sul web di oggi sia stia poco a poco costruendo il web di domani. Per questo, ad esempio, abbiamo messo a disposizione Collusion, un plugin per Firefox che consente di controllare quali siti tracciano le nostre informazioni e cosa sanno di noi”.


Come sarà internet del futuro, si troveranno standard comuni o si andrà verso tanti giardini recintati, perfetti, ma tra loro incompatibili?
“Mi pare il caso di citare Alan Kay, un genio americano dell’informatica, che dice: “Il modo migliore per predire il futuro è inventarlo”. Non so che cosa succederà fra cinque, dieci o vent’anni, ma so quello che vogliamo noi: dare a tutti la possibilità di partecipare alla costruzione dell’internet del futuro, condividere conoscenze e informazioni senza chiedere il permesso a nessuno, sperimentare e inventare in piena libertà”.

Classici ateniesi contro Goethe e Hegel Un duello di civiltà in novanta minuti

Corriere della sera

La sfida Germania-Grecia come metafora di un dialogo culturale interrotto


Sbagliò sul punto più importante, il grande Johann Joachim Winckelmann, arrivando all'erronea convinzione, nel cuore del Settecento, che la statuaria e i palazzi dell'antica Grecia fossero bianchi come il marmo. E invece erano colorati. Coloratissimi.
Con questo errore Winckelmann avrebbe perpetuato uno stereotipo duro a morire, ma con le sue instancabili ricerche avrebbe inaugurato un plurisecolare rapporto di venerazione estetica della Germania e dell'Europa nei confronti della classicità greca. Avrebbe costruito il paradigma del moderno classicismo. Germania e Grecia: il classicismo e la classicità. Altro che conflitti sull'euro. Altro che quarti di finale negli Europei di calcio.
Stasera si confronteranno in campo due modelli, due tradizioni, due destini. Il destino della Grecia classica, che nella storia perderà, rispetto alle sfavillanti glorie del passato, sempre più rilevanza. Che vedrà assottigliarsi il suo peso politico. Che conoscerà il declino economico, si avvicinerà al crac finanziario e cercherà in una partita di calcio di riconquistare fierezza e orgoglio di sé rispetto alla strapotenza che oggi sembra schiacciarla. E dall'altra parte il destino della cultura tedesca, che ha messo la classicità greca su un piedistallo. Che ha sconvolto, ispirato, ipnotizzato legioni di scrittori, filosofi, musicisti, artisti tedeschi, tutti inclini a fare della Grecia il loro archetipo culturale, il bersaglio del loro amore sconfinato e della loro maledizione spirituale. Nietzsche folgorato dal sempiterno contrasto tra l'apollineo e il dionisiaco. Schiller che aveva la Grecia conficcata nella mente quando elaborò la contrapposizione tra la poesia degli antichi («ingenua») e quella dei moderni («sentimentale»). Heidegger che scrutava l'Essere, il Divenire, il predominio della Tecnica colloquiando incessantemente con Parmenide ed Eraclito. Un intreccio inestricabile che condiziona tre secoli almeno di cultura europea.

Screen 2012.6.22 14-57-46.1


La scoperta di un legame spirituale ed estetico che, certo, ha anche a che fare con una partita di calcio. Con le vicissitudini dell'euro. Con la debolezza della Grecia. L'agonismo olimpico moderno viene riesumato con esplicito richiamo di quello greco. E la riflessione politica moderna ha sempre avuto come interlocutore ideale il modello dell'estetica greca. «La bellezza classica con la sua infinita estensione di contenuto, materia e forma è stato il dono conferito al popolo greco e noi dobbiamo onorare questo popolo per aver creato l'arte nella sua più alta vitalità»: così scriveva Hegel, per il quale lo Spirito del Mondo stava oramai transitando e compiutamente realizzandosi, dalla Grecia mediterranea del mondo antico, nello Stato forte della Prussia dell'Ottocento.
E aggiungeva, Hegel: «I Greci vivevano nel giusto mezzo fra la libertà soggettiva autocosciente e la sostanza etica. Essi non persistevano nell'unità orientale priva di libertà, che ha come conseguenza un dispotismo religioso e politico, in quanto il soggetto sparisce, non avendo egli come persona alcun diritto». Tradotto: l'eredità della Grecia è l'eredità della libertà occidentale ed europea e dei diritti individuali («soggettivi») contrapposta all'asfissiante e autoritaria «unità orientale». E che oggi quell'eredità sia messa in discussione dal collasso finanziario, dall'ascesa dei nazisti nel Parlamento di Atene (un tempo palcoscenico ideale della satire di Aristofane), vorrà pur conoscere un'eco in una gara sportiva di interesse mondiale che fatalmente vede contrapposti la schiacciante supremazia politica ed economica della Germania, e la paura della voragine di marca greca.
La Grecia, dal punto di vista storico e politico, non contava più nulla sugli scenari del mondo già da secoli. Quando il romantico Byron, spirito poetico indomito e ribelle, andò a morire per l'indipendenza della Grecia, portava nel suo cuore un mito, non un territorio e un arcipelago di isole la cui irrilevanza appariva, già allora, sempre più evidente. La Roma antica, la prima, quella dei Cesari, si salverà da questa crescente marginalità trasformandosi nella Seconda Roma, quella dei Papi. Atene, invece, sarà soltanto un porto importante come il Pireo. Sarà trasfigurata però con l'imponenza dell'Acropoli. Con la filosofia greca. Con la classicità resa un modello irraggiungibile di purezza e di equilibrio dal classicismo, germanico e non solo germanico.


L'impero britannico si porterà via i fregi del Partenone, da allora oggetto di controversia infinita, ma la cui traslazione indica simbolicamente la marginalizzazione dello scenario ateniese in cui erano nati e di cui si erano spiritualmente alimentati. E un po' di classicità greca venne idealmente trasposta anche a Weimar, relativamente piccola ma centrale località che Goethe, nutrito di cultura classica, porterà a un livello mondiale di fama e di prestigio. Lo stesso Goethe che trasferirà nella storia delle idee elaborate in Germania il conflitto tra spirito romantico, incarnato nella figura del Werther, e sobrietà classica.
Lo stesso conflitto che un secolo dopo, archiviata l'ubriacatura wagneriana in cui la mitologia del Nord aveva tentato di rimpiazzare quella della Grecia mediterranea, verrà ripreso e incorporato nell'opera letteraria di Thomas Mann in cui l'attesa della catastrofe viene drappeggiata con le vesti eleganti di una Kultur . È il classicismo che non viene scosso da una liberatoria estasi dionisiaca, ma da una cupa e apocalittica discesa nel demoniaco. Quando Weimar non sarà più una citazione goethiana della classicità, ma il luogo di una Repubblica che conoscerà la sconfitta e la disgregazione.
Pochi anni dopo, dopo che Heidegger, discettando dell'Essere, conferiva al Führer la missione di riportare la Germania alla grandezza millenaria del passato, Leni Riefenstahl consegnerà con la sua monumentalizzazione epica dell' Olimpiade del '36 a Berlino il tentativo di legare il presente del Reich con la classicità dei corpi degli atleti. Anche in questo caso lo sport dispiega tutto il suo valore simbolico per farsi manifestazione del Potere. E stasera, la classicità oramai passata della Grecia si scontrerà in un'arena sportiva con il classicismo dei nuovi potenti tedeschi che trattano oramai Atene come un debitore refrattario e insolvibile, un minorenne discolo e scialacquatore incapace di sintonizzarsi con i ritmi e le ferree necessità della moderna economia finanziaria. Platone e Aristotele non gareggeranno con Kant e Hegel. E la tragedia greca non verrà declamata in uno stadio molto diverso dagli anfiteatri dove si narravano le gesta degli dei e degli antichi eroi. Ma l'eco di un rapporto di odio-amore tra l'antica Grecia e la moderna Germania, che ne ha voluto prima riesumare lo spirito classico per poi mettere Atene con le spalle al muro nel nome della stabilità economica, risuonerà in uno stadio capace di calamitare l'interesse mediatico globale.
Nella Grecia antica classica si combatteva contro i «barbari» e contro il dispotismo dell'«unità orientale» evocata da Hegel. Oggi i barbari non si sa dove siano finiti. Una gara sportiva, una banale partita di calcio giocata in un clima incandescente, forse ne scoverà una traccia.

Pierluigi Battista
22 giugno 2012 | 14:48

Il mistero di Enigma svelato al museo

di Marta Calcagno - 22 giugno 2012, 08:00

 

A cent'anni dalla nascita del matematico, crittografo e filosofo inglese Alan Turing (1912-1954), il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci gli dedica una mostra: da domani sarà possibile vedere il risultato di un lungo lavoro di approfondimento del Museo e dell'Università Statale di Milano sull'esperto di crittografia e codificazione che visse in Inghilterra a cavallo fra le due Guerre Mondiali e che ha contribuito a creare le basi per l'informatica di oggi.

 

Screen 2012.6.22 13-58-31.8

 

La grande importanza di Alan Turing per la tecnologia moderna si nota già dalla Seconda guerra mondiale: il matematico inglese è stato in grado di formalizzare teoricamente il principio con cui era possibile decifrare i messaggi criptati che si scambiavano fra loro i paesi dell'Asse (Italia e Germania) attraverso «Enigma», la macchina brevettata già nel 1918 dal tedesco Arthur Scherbius per scrivere sotto forma di codici segreti i messaggi economici che le banche volevano scambiarsi, e adottata dall'esercito nazista durante la guerra. Turing venne arruolato a Bletchley Park, il principale centro di crittoanalisi del Regno Unito, dove ideò The Bombe, ovvero quella macchina in grado di leggere i messaggi di Enigma. Ecco perch´ domani, alle 18.30, la mostra si apre con la messa in funzione di un esemplare di Enigma e una spiegazione di come gli Alleati riuscirono a forzare il codice: «Questo è un progetto tutto italiano – dice Luca Reduzzi, ideatore e curatore-.

Un'operazione di ricerca, resterà visibile qui almeno per un anno, non abbiamo ancora una data di fine». Video, documenti e testimonianze che raccontano una personalità complessa e di grande importanza per lo sviluppo attuale dell'informatica. Già negli anni '30 Turing aveva formalizzato il principio che permetteva alle macchine di fare i calcoli. Non fu Turing a costruire la prima calcolatrice, lui era un teorico. Studiando tutte le ricerche che fin dal 1600 (Pascal) l'uomo aveva realizzato per semplificare le operazioni matematiche, Turing inventa la Macchina Universale, formalizza il concetto di algoritmo di elaborazione dei dati inseriti in una macchina. Dopo The Bombe e le calcolatrici, i computer. A partire dal 1950 Turing apre un'altra nuova strada, epocale, per lo sviluppo dell'informatica e dell'elettronica nota come il “Test” di Turing: un criterio per valutare se è possibile creare un'intelligenza artificiale in grado di elaborare sue idee ed esprimerle.

La mostra al Museo della Scienza e della Tecnologia propone anche un approfondimento che si allarga a tutta la storia del calcolo automatico e dell'informatica: saranno presenti esempi di modelli da calcolo meccanici progettati da Pascal, Leibniz e Poleni all'inizio del XIX secolo e del XVIII secolo, fino ad arrivare al McIntosh della Apple, che per primo nel 1984 introdusse l'interfaccia grafica «a finestre» e il mouse di serie. Eppure non è una mostra solo di tecnologia. La figura di Turing si ricorda anche per la sua personalità tormentata e complessa: l'Inghilterra moralista del Novecento lo condannò duramente per la sua omosessualità, costringendolo a sottoporsi a trattamenti chimici. Fu probabilmente in seguito alle conseguenze subite per la diffusa omofobia inglese che si tolse la vita nel 1954 (poco prima di compiere quarantadue anni) mangiando una mela avvelenata con cianuro.

Dalai Lama, Beppe Grillo attacca Pisapia: «La Cina ha occupato anche Palazzo Marino»

Corriere della sera

 

Trovata intanto una soluzione alternativa: seduta straordinaria del consiglio comunale con il leader spirituale tibetano

 

MILANO - «Il Comune di Milano, una volta capitale morale, in seguito Milano da bere, e oggi senza neppure una qualunque identità, ha rifiutato la cittadinanza onoraria al Dalai Lama. Gli era stata promessa». Beppe Grillo sul suo blog attacca il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, in un post dal titolo eloquente: «Pisapippa e il Dalai Lama». Grillo ci va giù pesante: parla di «ragioni di bottega» dietro la decisione (alla quale la Cina si era opposta), di «solito teatrino all'italiana» e insulta il sindaco definendolo «la nuova maschera lombarda a far la figura di m...: il facondo Pisapippa, una via di mezzo tra Balanzone e Arlecchino, il "vorrei ma non posso" di piazza della Scala, il dimissionario dall'Expo, ma anche no». Secondo Grillo, la Cina «oltre ad aver occupato il Tibet, ha occupato anche Palazzo Marino».

 

Il Dalai Lama a Milano Il Dalai Lama a Milano Il Dalai Lama a Milano Il Dalai Lama a Milano Il Dalai Lama a Milano Il Dalai Lama a Milano

L'INCONTRO - «Ho avuto l'onore di incontrare il Dalai Lama nella sua ultima visita a Milano - racconta Grillo -. Mi concesse mezz'ora del suo prezioso tempo e, alla fine del colloquio, mi donò una sciarpa bianca e un forte abbraccio. Gli promisi il mio appoggio». Grillo poi aggiunge: «Mi è arrivata notizia di una telefonata direttamente al presidente del Consiglio Comunale di Milano da alte autorità cinesi perché dissuadesse Pisapia dalla cittadinanza onoraria al Dalai Lama. Spero che non sia vero e che, nel caso, si sia risposto con un vaff... in cinese. Ma senza dubbio mi illudo. In Tibet sta avvenendo qualcosa di inaudito, contro l'occupazione cinese si stanno dando fuoco le giovani madri. Finora era successo solo per gli uomini. Il Tibet è circondato da un muro di omertà alla cui costruzione partecipa anche l'Italia. Buttiamo giù il muro. I muri sono da sempre impastati con il sangue dei popoli».

SEDUTA STRAORDINARIA IN CONSIGLIO - Intanto, Palazzo Marino comunica che il Dalai Lama parteciperà a una seduta staordinaria di Consiglio comunale. L'ok della massima guida spirituale tibetana alla «via d'uscita alternativa» per districare il pasticcio della promessa cittadinanza onoraria poi naufragata è quindi arrivato: il Premio Nobel avrebbe dato la sua disponibilità a partecipare a una seduta d'aula straordinaria in suo onore, della durata di un'ora, durante la quale potrà rivolgersi alla città. L'appuntamento sarà per il primo giorno di presenza del Dalai Lama nel capoluogo lombardo, martedì 26 giugno prossimo, alle 11.

 

Redazione Milano online22 giugno 2012 | 14:38

Scandalo in Ungheria, un deputato fa il test per dimostrare la «purezza della razza»

Corriere della sera

 

La condanna: «Non esiste alcun fondamento scientifico alle teorie che affermano la superiorità genetica di un popolo»

 

Un test genetico per dimostrare «la purezza etnica» e provare di non essere rom o ebreo. È successo in Ungheria dove un deputato dell'estrema destra , quando era ancora candidato per le elezioni del 2010, si è sottoposto ad analisi cliniche per dimostrare che di essere geneticamente «puro». Lo scandalo, universalmente condannato nel Paese e nella comunità scientifica internazionale, è scoppiato giorni fa a Budapest quando su vari siti internet è stato pubblicato il certificato stilato da un laboratorio privato, il Nagy Gén, in cui è stato oscurato il nome del politico che ha richiesto l'atto. Secondo la stampa locale si tratterebbe comunque di un parlamentare dell'ultradestra di Jobbik, il partito che nelle ultime elezioni ha ottenuto il 17% dei voti.

LA CONDANNA - Immediata la condanna da parte delle istituzioni pubbliche e scientifiche ungheresi. Il Consiglio per la ricerca medica in Ungheria (Ett) è insorto e ha definito «professionalmente sbagliato, eticamente inaccettabile e illegale» il documento avviando le procedure per un'inchiesta. Il direttore dell'istituto di genetica dell'Accademia ungherese delle scienze, Istvàn Raskò ha sottolineato l'incosistenza del documento: «È impossibile dedurre le origini etniche dalle variazioni genetiche presenti nel genoma». Lo scienziato si è inoltre detto molto preoccupato: «È una vicenda dannosa anche per gli studi genetici». Anche la Società Europea di Genetica Umana si è associata alle condanne, ribadendo l'assenza di basi scientifiche su quanto sostenuto dal parlamentare ungherese e la grave violazione dei diritti umani. L'autorevole rivista Nature ha dedicato una pagina all'argomento, stigmatizzando l'accaduto. Lydia Gall, ricercatrice di Human Rights Watch per i Balcani e l'Europa orientale si è detta allarmata: «Nella situazione di grave tensione nazionalistica che vive l'Ungheria, dove la violenza razziale contro i Rom è in crescita, è preoccupante che un deputato sia ricorso a un attestato di "purezza razziale" per "confermare" la sua "purezza" ungherese ai potenziali elettori. Azioni del genere aumenteranno solo l'odio razziale verso le minoranze, in particolare ebrei e rom».

IL TEST - Il deputato si è sottoposto ad un test genetico dove sono stati analizzati 18 marcatori del suo Dna. «Da un punto di vista biologico e genetico non esistono differenze nel genoma umano delle popolazioni che vivono sulla Terra che permettano di caratterizzare etnie specifiche - spiega Franca Dagna Bricarelli, direttore dell’Istituto Ligure di Genetica - e non esiste alcun fondamento scientifico a sostegno delle distorte teorie che affermano la superiorità genetica di un popolo rispetto a un altro o che identificano differenze genetiche che caratterizzino un gruppo rispetto a un altro. Aspetti fenotipici stigmatizzati come differenze tra africani ed europei, per esempio il colore della pelle, la morfologia del volto e l'altezza sono espressione di adattamenti alle diverse condizioni climatiche ed ambientali che si sono verificate nel corso dell'evoluzione. Quelle stesse caratteristiche del genoma possono essere esattamente uguali in un ebreo, in un africano o neozelandese. Le dichiarazioni di quel laboratorio privato non hanno alcun fondamento scientifico».

LA REPLICA DEL LABORATORIO - Il test di «purezza etnica» sarebbe stato pubblicato a marzo su un sito internet di estrema destra. Il laboratorio che ha effettuato l'esame, il Nagy Gén, dopo le numerose critiche si difende respingendo «ogni forma di discriminazione, non avendo il diritto, in questo senso, di giudicare le motivazioni per cui un individuo chiede di fare un test».

GLI STUDI RECENTI - I più recenti studi sul genoma umano riguardante individui di diverse popolazioni hanno ulteriormente dimostrato che ognuno di noi è unico e diverso dagli altri (salvo i gemelli monozigoti) ma il genoma dei singoli individui del genere umano è caratterizzato da una variabilità continua e non esistono marcatori del DNA presenti solo in una popolazione e assenti in un’altra. Inoltre non dobbiamo dimenticare che ognuno di noi è la risultante dell'interazione tra il nostro genoma, ereditato dagli antenati, e i fattori ambientali, intesi in senso ampio, includendo anche quelli culturali e sociali, che condizionano la nostra vita.Inoltre una serie di documenti europei si sono espressi su questo tema condannando le discriminazioni basate sulle caratteristiche genetiche.

 

Cristina Marrone

22 giugno 2012 | 13:11

Candidamente… albini

Corriere della sera

Screen 2012.6.12 11-21-11.7

 

 

di Simone Fanti

 

Mai incontrato una persona albina? Vi pongo questa domanda per una vicenda che mi è capitata qualche settimana fa quando via mail mi giunse la richiesta, da parte dello staff del portale web Albinismo (il 7 luglio a Roma la convention nazionale), per scrivere la presentazione di un libro proprio su questo tema. Mi incuriosì, forse perché qualche giorno prima avevo letto la notizia che a Palermo da una coppia di colore era nato un figlio bianco albino. Decisi di contattarli. Ma cosa sapevo in realtà su queste persone? Poco o pochissimo l’ammetto. Sapevo vagamente che era causato da un’anomalia genetica, che questa mutazione porta alla scarsa produzione di melanina e quindi a pelle bianchissima e capelli biondo cenere se non bianchi e a forti difficoltà visive che da ignorante consideravo il vero handicap. Ma non era così.

Poteva l’essere troppo bianchi portare a forme di isolamento da parte della società? Forse in società tribali africane, ma – pensavo – non in Italia. Qualche forma di isolamento persiste, soprattutto tra le persone meno acculturate», spiega Isabella Macchiarulo del portale Albinismo.eu, «certo l’handicap visivo preclude molte strade, anche lavorative, ma ne lascia aperte molte altre, comunque  oggi la diagnosi precoce dell’anomalia, permette digestire fin dall’inizio alcuni problemi». Così perso nelle mie riflessioni, mi faccio convincere a leggere il libro.

La bozza del libro arriva via mail e comincio a sfogliarlo, leggendo da principio i curriculum vitae degli autori, tutti medici affermati ed esperti della materia. Chiamo Maria Cristina Patrosso, genetista responsabile del progetto Struttura di genetica medica e di Oculistica pediatrica del Niguarda Ca’ Granda, che mi spiega che «Il paziente albino ha due problematiche importanti: da un lato la sua pelle è priva di melanina e quindi più esposta ai raggi del sole dannosi per la pelle – l’incidenza del tumore della pelle (in particolare il carcinoma squamocellulare) è più elevata nel corso degli anni rispetto alla media nazionale – dall’altro la traslucenza iridea porta a un visus molto ridotto». Che tradotto significa una vista ridotta al lumicino.

Non procedo oltre nelle spiegazioni scientifiche che lascio agli esperti e ad altre sezioni del giornale, ma torno all’indice del libro e lo scorro alla ricerca – deformazione professionale da quando lavoro ad Ok Salute e Benessere – di ciò che più mi affascina: le storie delle persone.

Becero voyerismo? No intima consapevolezza che una malattia porta con sé mille rivoli di umanità. E sono quelli di cui sono “ghiotto”. Ed ecco, che tra le pagine del libro, incontro Vincenzo che con immensa semplicità racconta la storia della sua infanzia in Sicilia, del suo primo anno di scuola, in cui non conoscendo la sue difficoltà visive la maestra lo mise in ultima fila (con il risultato delle bocciatura). «A quel tempo soffrivo moltissimo», confessa Vincenzo, «a undici anni iniziai a tingermi i capelli con il consenso della mia famiglia. Consenso che alimentava sempre più complessi e fantasmi: non doveva esserci ricrescita bianca e la tinta la rifacevo anche solo dopo venti giorni dall’ultima. Mi tingevo anche le sopracciglia». Un gesto, a mio avviso, sintomatico della sensazione di sentirsi diversi e poco accettati dalla società. Una sensazione che si legge chiara nel racconto di una donna, una mamma vecchio stile, così preferisce firmarsi, che racconta «ai miei tempi gli albini sembravano provenire da un altro pianeta: sguardi insistenti e risolini erano all’ordine del giorno».

Sembrano storie di anni fa, ma non è così. Silvana, madre di una bimba di 7 anni spiega cosa significa essere madri di una bimba albina nel XXI secolo: «all’inizio è stata dura e a volte lo è ancora… quando portavo Ilenia (la figlia di 7 anni , n.d.r.) nel passeggino tentavo incosciamente di nasconderla dagli sguardi altrui per non sentire le cattiverie delle persone. Adesso so che è ignoranza, ma all’epoca per me erano cattiverie e facevano male, molto male…». E torno a chiedermi perché un mondo come il nostro non sia in grado di vedere la diversità come una ricchezza… e rubando la battuta a Isabella vi mando un candido saluto.

Sesso con le missionarie, il Vaticano sospende sacerdote per "atti immorali"

Il Mattino

 

Luigi Prandin allontanato. Espulsa anche la co-fondatrice della Comunità Villaregia Maria Luigia Corona: l'avrebbe coperto

 

Screen 2012.6.22 12-50-57.4

 

di Laura Lorenzini

ROVIGO - Si sarebbe macchiato di «gravi comportamenti immorali». In altre parole, di atti sessuali su alcune missionarie. Forse in sedi all’estero. Un’accusa che si abbatte come un ciclone su padre Luigi Prandin, fondatore della Comunità missionaria di Villaregia, colpendo anche la cofondatrice Maria Luigia Corona che sarebbe stata a conoscenza dei fatti ma avrebbe taciuto.
Entrambi sono stati sollevati dall’incarico di presidenti della comunità dal Pontificio consiglio per i laici (Pcpl) di Roma, che ha nominato al loro posto un commissario pontificio. È Amedeo Cencini, sacerdote canossiano, che guiderà la comunità nel periodo di transizione. Uno scandalo che getta sconcerto nella comunità, fondata nel 1981 da Prandin, missionario originario del Veneziano e dalla teologa sarda Corona nel segno della fede e delle missioni nel mondo, con la casa madre a Villaregia di Porto Viro e 14 centri in Italia e nel mondo, tra cui quello di Pordenone. Imbarazzo e disorientamento tra i 600 membri e gli oltre 500 mila simpatizzanti nel mondo.

A padre Amedeo Cencini la santa sede ha affidato il compito di far luce in una vicenda che sarebbe emersa in seguito a lettere anonime, indirizzate anche al vescovo di Chioggia, monsignor Tessarolo. Il vescovo ne ha informato i suoi sacerdoti, ma senza mai scendere in particolari, che si intuiscono molto delicati. Padre Matteo, della Comunità, è prudente: «Non possiamo dare né notizie ufficiali, né ufficiose. Viviamo nella sofferenza, ma nulla è cambiato nel trend giornaliero». La missionaria Giovanna ha fiducia nei due fondatori: «Sappiamo che tanti santi hanno sofferto per calunnie e invidie. Padre Pio, per 12 anni, è stato perseguitato. Alla fine emergerà la verità. Spero che i calunniatori si pentano».


Intanto, per cercare di restituire un po’ di serenità, la Comunità chiarisce in una nota ufficiale i fatti e i provvedimenti assunti: «In seguito a un’indagine approfondita del Pontificio consiglio per i laici sull’operato dei fondatori - si legge - è stata decisa la rimozione di padre Prandin e di Maria Luigia Corona da presidenti e la loro dimissione dalla Comunità a motivo di gravi comportamenti immorali di padre Luigi nei confronti di alcune missionarie maggiorenni, avvenuti in passato, di cui la fondatrice era a conoscenza. Il Pontificio, riconfermando che il carisma dell'opera è un dono per tutta la chiesa, ha incoraggiato la Comunità missionaria di Villaregia a proseguire la sua azione evangelizzatrice. Questo invito si estende anche a tutti volontari e i membri aggregati, impegnati nelle attività di evangelizzazione e di solidarietà internazionale a favore dei più poveri presenti nei Paesi in via di sviluppo».

 

Venerdì 22 Giugno 2012 - 10:39    Ultimo aggiornamento: 12:42

Lincoln l’ammazzavampiri E se non fosse solo fantasia?

di Luca Crovi - 22 giugno 2012, 08:00

 

Il presidente Usa era appassionato d’occulto (e di asce). Per questo ora è un super eroe horror. Molto credibile

 

A bramo Lincoln era un cacciatore di vampiri. Molti storici potrebbero inquietarsi davanti a un’affermazione del genere ma i lettori americani che hanno divorato le pagine de La leggenda del cacciatore di vampiri - Il diario segreto del presidente (Editrice Nord) di Seth Grahame-Smith sono convinti che ci sia qualcosa di vero in quella affermazione. Questa bizzarra ipotesi viene sviluppata in un originale romanzo horror in cui sono mescolate pagine dei diari veri del presidente americano, fotografie dell’epoca e racconti in prima persona che ci danno un’appassionante versione alternativa della storia americana. Seth Grahame-Smith era già diventato un autore di culto grazie al fortunatissimo Orgoglio e pregiudizio e zombie con il quale aveva dimostrato di saper reinventare il classico di Jane Austen in chiave splatter.

La leggenda del cacciatore di vampiri dimostra che il buon sangue letterario non mente fin dalla sua premessa: «Per più di duecentocinquanta anni, fra il 1607 e il 1865, i vampiri hanno popolato le ombre degli Stati Uniti d’America. Pochi umani credevano alla loro esistenza. Abramo Lincoln è stato tra i più zelanti cacciatori di vampiri del suo tempo, e di questa lotta ha tenuto per tutta la vita un diario segreto. Le dicerie sull’esistenza del diario appassionano da tempo gli storici e i biografi di Lincoln. I più ritengono che si tratti di una leggenda». E proprio su leggende credibili e verità storiche mescolate ad arte è costruito tutto il libro di Grahame-Smith che per mesi ha stazionato nelle zone alte della top ten dei bestsellers del New York Times.

Tutto ha inizio nell’Indiana nel 1818 quando Abramo Lincoln assiste impotente alla morte di sua mamma. Solo anni più tardi scoprirà che a toglierle il respiro è stato un vampiro e deciderà così di dedicare la vita alla caccia dei signori della notte. Per certo, sappiano che il futuro presidente degli Stati Uniti fu davvero un uomo dotato di una forza fisica incredibile e che apprese fin da bambino l’uso dell’ascia, arma che nel romanzo gli vediamo impugnare contro i vampiri. Seth Grahame-Smith sostiene di avere scritto il suo libro pensando «sia agli appassionati di storia che a quelli di vampiri senza voler fare alcuna concorrenza a Stephanie Meyer». Così, per rendere intrigante la trama, l’autore ri-racconta in chiave horror molti degli eventi misteriosi che rivoluzionarono la vita del futuro presidente americano: da quando sopravvisse nel 1818 a una terribile caduta da cavallo a quando venne processato nel 1858 per omicidio ma venne scagionato perché dimostrò la sua innocenza mostrando uno strano calendario; da quando gli venne predetta la morte nel 1861 da uno sconosciuto a quando nel 1865 scampò a un pericoloso rapimento.


Dietro a questi eventi c’è un tassello della parallela guerra contro i vampiri. «Ci sono più di quindicimila libri che parlano di Lincoln - spiega Grahmame-Smith - Analizzano la sua infanzia, la sua salute mentale, la sua sessualità, le sue opinioni su razza, religione e giustizia. Quasi tutti contengono una buona dose di verità. Alcuni hanno persino accennato all’esistenza di un diario segreto e a una sua personale ossessione per l’occulto. Eppure nessuno di essi contiene una sola parola riguardo alla lotta più importante della sua vita. Una lotta che finì per riversarsi sui campi di battaglia della Guerra Civile».

Tutto sembra incredibile e allo stesso tempo possibile nella narrazione ironica e allucinata di Seth Grahme-Smith e gli appassionati di camei non potranno che emozionarsi davanti all’incontro fra Abramo Lincoln ed Edgar Allan Poe: il cacciatore di vampiri suggestionerà il maestro dell’horror americano dandogli spunti per creare la sua «non morta» Lady Ligeia. La leggende del cacciatore di vampiri è diventato anche un pirotecnico horror movie realizzato dal regista kazako Timur Bekmambetov (già autore del ciclo de I guardiani del giorno e di Wanted) che approderà nei cinema italiani il prossimo 20 luglio e in cui a vestire i ruoli del presidente Abramo Lincoln e del vampiro Henry Sturgess sono rispettivamente gli attori Benjamin Walker e Dominic Cooper.

Hollywood ha già sperimentato il talento di Seth Grahme-Smith facendogli sceneggiare Dark Shadows di Tim Burton e il regista americano, entusiasta, non solo ha deciso di produrre La leggende del cacciatore di vampiri ma ha anche affidato allo scrittore la sceneggiatura del suo prossimo Beetlejuice 2.

Tessa torna a casa dopo quattro anni

La Stampa

Screen 2012.6.12 11-14-55.3

 

 

E' di nuovo con la sua padroncina il cane che tutti credevano fosse stato mangiato dai coyote

Immagine d'archivio

 

Il suo cucciolo era scomparso quattro anni fa. Ma la piccola Sophie Roorda, 11 anni, non se ne era mai fatta una ragione. La famiglia temeva che Tessa, questo il nome del quattrozampe, fosse stata mangiata da coyote, presenti in gran numero nei pressi della loro abitazione, ma qualche giorno fa si sono potuti ricredere. Una famiglia ha avvistato un cane randagio, magro e spaurito, e ha cercato di avvicinarsi. Dopo essere riusciti a raggiungerlo, lo hanno portato all'ospedale veterinario della zona, dove il medico ha potuto riscontrare la presenza del microchip. Quella placchetta di metallo conteneva le informazioni che hanno permesso a Tessa e alla sua disperata padroncina Sophie di tornare a correre insieme.


Jeff, il padre della bambina, è andato a prendere il cane all'ospedale: «Mi è venuta incontro scodinzolando: sembrava piuttosto felice di vedermi - ha raccontato a stltoday.com -. Ora sarei proprio curioso di sapere cosa le è successo in questi quatro anni».
I genitori di Sophie hanno tentato in tutti i modi di riempire lo spazio lasciato vuoto dal cane nel cuore della bimba: le hanno comprato un gatto e uno Shi-Tzu. «All'epoca, il nonno e la nonna di Sophie erano appena mancati - ha raccontato la madre della bambina -  poi è scomparsa Tessa. Era un momento davvero difficile». Un mese fa, poi, il gatto è stato ritrovato morto, mangiato dai coyote. Ulteriore prova alla teoria della famiglia che Tessa avesse subito la stessa sorte. Poi però hanno ricevuto la telefonata dall'ospedale, che ha cambiato tutto. Non c'è voluto molto perchè Tessa, la sua padroncina e il resto della famiglia ritrovassero l'affiatamento di un tempo.

Parma, c'è un fallimento dietro il nuovo assessore

La Stampa

 

Era il responsabile dell’Urbanistica del sindaco grillino: ieri si è dimesso

Federico Pizzarotti, con la moglie Cinzia, il giorno dell’elezione a sindaco

 

FRANCO GIUBILEI

parma

 

Incassa uno sganassone politico imbarazzante la giunta parmigiana guidata da Federico Pizzarotti, primo esponente della lista di Beppe Grillo ad aver conquistato un grosso centro del nord. Un assessore chiave della nuova amministrazione, il titolare di urbanistica, lavori pubblici e patrimonio Roberto Bruni, architetto 53enne, ha una macchia nel suo passato da imprenditore di quelle che, in un movimento che ha sempre fatto della moralità e dell’intransigenza le chiavi principali del suo successo: la sua azienda, la Thauma Sas di Collecchio, è fallita, la procedura si è chiusa l’anno scorso davanti al tribunale di Parma. Oggi era in programma la conferenza stampa per presentare proprio l’assessore Bruni, oltre al suo collega alla cultura Ferraris, ma Bruni, per placare le polemiche, ha anticipato i tempi rinunciando all’incarico «per garantire la serena prosecuzione dell’attività politico amministrativa dell’Amministrazione comunale».


Esiste un precedente specifico legato a un assessore provinciale, Michele Pagani, che nel luglio 2004 era stato nominato titolare delle politiche per lo sviluppo economico e l’innovazione dall’allora presidente della provincia, il Pd Vincenzo Bernazzoli, e presentò le dimissioni non appena si seppe che nei suoi confronti gravava una richiesta di ammissione al concordato preventivo.
Ieri un sito di informazione locale aveva anche riportato il commento del neo amministratore della giunta grillina Bruni, che oltre ad ammettere che il nuovo sindaco sarebbe stato a conoscenza della vicenda, rinviava le spiegazioni a oggi, pur parlando di «gioco al massacro» nei suoi confronti: «È tutto vero per carità, la mia famiglia ne era già a conoscenza, ma mia madre insomma…, passa dal ricevere una notizia di un certo tipo ad una notizia d’altro genere».

 

Nella serata di ieri poi, l’incontro con il sindaco Federico Pizzarotti e alla fine uno scarno comunicato in cui si comunicava che «di comune accordo con il sindaco», «a fronte delle polemiche sollevate circa la figura dell’architetto Bruni» il neo assessore rinunciava all’incarico prima ancora di assumerlo. Il can-can parmigiano sulle magagne fallimentari di Bruni è stato sollevato da una mail spedita all’edizione online della Gazzetta di Parma: «Ma il Sindaco ha letto bene il curriculum del nuovo assessore all’Urbanistica Bruni? – si chiede una lettrice con ironico riferimento alle intenzioni sbandierate da Pizzarotti già in campagna elettorale –. E lui ha fatto presente nel curriculum che ha alle spalle il fallimento della sua Thauma Sas, a causa del quale tante famiglie ancora oggi piangono per aver perduto quanto avevano investito con immensi sacrifici? È questo il concetto di meritocrazia?».


Il primo atto del tribunale di Parma riguardante il fallimento della società in accomandita semplice diBruni, azienda edile che aveva sede a Collecchio, in provincia di Parma, poi la vicenda concorsuale si è chiusa poco meno di un anno fa.
Il neo assessore Bruni non ha voluto nascondere il suo stato d’animo: «Il mio contributo comunque può darsi che continuerà a rimanere in altre formule per il bene dei cittadini. Adesso sono amareggiato per la virulenza con cui sono stato aggredito».

Vaticano, ecco il Giubileo della Fede che per combattere la secolarizzazione

Il Messaggero

di Franca Giansoldati

 

Città del Vaticano – Chiese vuote la domenica, diminuzione dei battesimi, calo dei matrimoni, carenza di vocazioni. Il panorama della Chiesa cattolica in Occidente non è dei più rosei e così Papa Ratzinger ha deciso di correre ai ripari indicendo l'anno della fede, per dodici mesi vescovi e sacerdoti di tutta Europa rifletteranno su come cambiare il modo di annunciare Cristo, mettendo a punto nuove strategie di comunicazione e di penetrazione del Vangelo nelle città. Tutto per contrastare la dilagante secolarizzazione. A curare questo progetto è monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione che ha illustrato il piano annuale messo a punto dal suo dicastero.

 

In tutto sono stati calendarizzati 15 eventi internazionali presieduti dal Papa e che verranno via via aggiornati su www.annusfidei.va, il sito dedicato all'anno della fede. Si tratta di raduni dedicati di volta in volta a religiosi, seminaristi, catechisti, movimenti, associazioni mariane ma anche beatificazioni e canonizzazioni.L'Anno della Fede era stato annunciato l'anno scorso da Benedetto XVI con queste parole. “Proprio per dare impulso alla missione della Chiesa di condurre gli uomini fuori dal deserto ho deciso di indire un Anno della Fede”. Inizierà l’11 ottobre 2012, in occasione del 5oesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, e terminerà il 24 novembre 2013, Solennità di Cristo Re dell’Universo.
Di seguito il calendario dei principali eventi:


l'11 ottobre ci sarà la solenne apertura dell'Anno della fede in piazza san Pietro. Vi sarà una grande messa concelebrata da tutti i padri sinodali e dai presidenti delle conferenze episcopali del mondo. Domenica 21 ottobre ci sarà la canonizzazione di 6 martiri: Jacques Barthieu sacerdote gesuita, martire missionario in Madagascar (1896); Pietro Calungsod laico catechista, martire nelle Filippine (1672); Giovanni Battista Piamarta, sacerdote testimone della fede nell'educazione alla gioventù (1913); Madre Marianne (Barbara Cope) testimone della fede nel lebbrosario di Molokai (1918); Maria del Monte Carmelo, religiosa in Spagna (1911), Caterina Tekakwitha, laica indiana convertita alla fede cattolica (1680), e Anna Schäffer, laica bavarese (1925).


Il 25 gennaio 2013: la tradizionale celebrazione ecumenica nella basilica di San Paolo fuori le Mura che avrà un carattere ecumenico più solenne. Sarà imponente. Sabato 2 febbraio è stata fissata la messa per i religiosi di tutto il mondo e il 24 marzo, domenica delle Palme, sarà come sempre dedicata ai giovani che si preparano alla Giornata Mondiale della Gioventù. Il 28 aprile, invece, il Papa cresimerà un piccolo gruppo di giovani. Il 5 maggio sarà dedicata alle Confraternite e il 18 maggio a tutti i movimenti, antichi e nuovi, con il pellegrinaggio alla Tomba di Pietro. La festa del Corpus Domini, domenica 2 giugno, ci sarà una solenne adorazione eucaristica in contemporanea in tutto il mondo. Nella cattedrale di ogni diocesi e in ogni chiesa alla stessa ora si realizzerà il silenzio della contemplazione a testimonianza della fede che contempla il mistero del Dio vivo e presente in mezzo a noi con il suo Corpo e il suo Sangue.


Domenica 16 giugno sarà dedicata alla difesa della vita umana e della dignità della persona. Domenica 7 luglio arriveranno a Roma tutti i seminaristi, le novizie, i novizi mentre dal 23 al 28 luglio è fissata la Giornata Mondiale della Gioventù a Rio de Janeiro. Il 29 settembre sarà dedicato ai catechisti e il 13 ottobre a tutte le realtà mariane. Infine domenica 24 novembre sarà celebrata la giornata conclusiva.
Il calendario ha spiegato monsignor Fisichella, "è molto più ampio di questi grandi eventi. Diversi dicasteri hanno già messo in programma iniziative che sono pubblicate nel calendario. A secondo delle proprie competenze, i dicasteri celebreranno il cinquantesimo anniversario del Vaticano II con appositi congressi e iniziative culturali”.

Giovedì 21 Giugno 2012 - 19:20
Ultimo aggiornamento: Venerdì 22 Giugno - 12:22

Lavoro, l'ironia del Wsj sulla riforma: «Svuota il Lago di Como con mestolo e cannuccia»

Corriere della sera

 

Il sarcasmo:«L'imprenditore può assumere persone a condizione che siano disabili, provenienti dalla Sardegna e con gli occhi blu»

 

La pagina di oggi sul Wall Street Journal con l'articolo in questioneLa pagina di oggi sul Wall Street Journal con l'articolo in questione

Sono le legislazioni sul lavoro a frenare l'economia italiana: questa in sintesi la conclusione di un lungo, e in alcuni tratti ironico, commento pubblicato dal Wall Street Journal. Il giornale riferisce che il premier italiano Mario Monti ha varato un nuovo decreto sulla crescita per far risollevare «l'economia moribonda dell'Italia». Incentivi alla ricerca, crediti di imposta per l'assunzione di alte professionalità, fino alla vendita di alcuni asset.

MESTOLO E CANNUCCIA - «Potranno queste misure risolvere i problemi dell'economia italiana?», si chiede Wsj. E si dà anche una risposta: «Solo nel senso che teoricamente è possibile svuotare il lago di Como con mestolo e cannuccia». Di seguito illustra tutte le leggi e i costi che un imprenditore deve affrontare nella gestione del personale. «Immagina di essere un ambizioso imprenditore italiano che cerca di avviare un nuovo business», scrive il Wsj, portando una serie di esempi e concludendo che non solo tutte queste protezioni e assicurazioni «sottraggono il 47,6% dalla media delle paghe italiane, secondo l'Ocse» ma anche che «tu, al posto dell'imprenditore, sei consapevole di ciò e allora si può spiegare la tentazione di restare piccoli e tenere quanto possibile del tuo business fuori dai bilanci. E questo mercato grigio e nero misura per più di un quarto dell'economia italiana». Poi la conclusione ironica: «Con un po' di fortuna comunque puoi scoprire - dice Wsj rivolgendosi all'ipotetico nuovo imprenditore italiano - una scappatoia nel nuovo decreto Sviluppo di Monti che ti consente di assumere un po' più di persone senza incorrere in troppi costi, a condizione che tutti i nuovi assunti siano disabili, provenienti dalla Sardegna, con gli occhi blu e tra i 46 e 53 anni».

 

Redazione Online22 giugno 2012 | 11:41

Urban mining»: tra i rifiuti elettronici c'è una vera miniera

Corriere della sera

 

Non solo non vanno gettati in strada e smaltiti nelle apposite strutture, ma contengono minerali preziosi

 

Dalla spiaggia di Donnalucata, in Sicilia (N. Cannata, da Raeeporter)Dalla spiaggia di Donnalucata, in Sicilia (N. Cannata, da Raeeporter)

 

MILANO - Immaginate una montagna di frigoriferi e lavatrici da buttare. Un lavoraccio. Roba pesante. Molto materiale da recuperare, molto da riciclare e quantità di elementi che potrebbero finire dispersi nell’ambiente se non fossero correttamente trattati. Gas, metalli, plastiche. Per gestire 86 mila 711 tonnellate di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee), nel 2011 Ecodom, sistema collettivo specializzato nella gestione dei grandi elettrodomestici bianchi, ha organizzato 38 mila trasporti, per un totale di 8 milioni di chilometri percorsi.

SMALTIMENTO - Smaltire correttamente frigoriferi e lavastoviglie, riciclando e trattando i materiali, lo scorso anno ha evitato l’emissione in atmosfera di 1,46 milioni tonnellate di CO2, nonostante i chilometri fatti. «In Italia solo il 4 per cento dei Raee è smaltito attraverso la rete dei negozi, che si rivolgono a consorzi simili al nostro, mentre in Olanda questo passaggio avviene nel 40% dei casi. Qui è tutto più complicato a causa delle leggi. Il risultato? Lo vediamo nei campi, su cigli delle strade, sotto forma di frigoriferi e televisori abbandonati: questi atti sono un crimine nei confronti dell’ambiente, per i gas che si disperdono, per le discariche abusive che si creano, ma anche per i materiali che non si recuperano », ha spiegato Giorgio Arienti, direttore generale Ecodom nel corso della conferenza Rifiuti si è, risorse si diventa, svoltasi a Milano il 19 giugno.

RAEEREPORTER - Ecodom, in collaborazione con Legambiente, ha lanciato un anno e mezzo fa la campagna Professione: RAEEporter che mira a sensibilizzare i cittadini sul corretto smaltimento dei Raee. L’idea è semplice e ha avuto molto successo: sono arrivate migliaia di foto e video attraverso i social network che ritraggono frigoriferi, scaldabagni, computer, lavatrici, forni abbandonati ai margini delle strade, nei campi, sulle spiagge o nelle discariche abusive. Ecodom pubblica immagini e video sul sito, premia i cittadini più attivi e, soprattutto, segnala agli enti competenti perché rimuovano i Raee.

RECUPERO - Dalle segnalazioni 2.0, alle strategie industriali mirate al recupero di materie prime strategiche. Il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, ha aperto con questo tema il convegno Tecnologie e strategie per una politica industriale sostenibile. Urban mining e riciclo delle materie prime. Una proposta per l’area metropolitana di Roma, che si è svolto il 20 giugno nelle sede della Provincia. Organizzato in collaborazione con Enea e Bioprojectgroup, il convegno ha vagliato la possibilità di realizzare nell’area romana impianti tecnologici per il recupero e il riciclo di materie prime «strategiche» – Terre rare e metalli preziosi - dai rifiuti Raee. Fondamentali per l’elettronica, secondo dati recentemente presentati dalla Comunità europea, sono elementi ad alta criticità per il reperimento.

URBAN MINING - Il concetto Urban mining, inteso come possibilità di ottenere risorse utilizzando i rifiuti urbani, come ciclo di recupero e reimpiego di materiali la cui domanda è in costate aumento ma la cui reperibilità è difficoltosa, rientra dunque nei progetti su cui lavorare. «L’Europa si trova in una posizione particolarmente vulnerabile a causa della forte dipendenza dalle importazioni per molti di questi materiali da un numero ristretto di Paesi che detengono il monopolio», è stato detto. Secondo recenti stime, nel 2011 in Italia sono state raccolte più di 260 mila tonnellate di Raee, con un incremento di circa il 15% rispetto all’anno 2010. I Raee contengono una grande varietà di sostanze organiche e inorganiche (oltre mille): i rifiuti di questo tipo possono contenere fino al 61% in metalli e al 21% in plastiche di vario tipo. Per esempio: una scheda a circuito stampato (Pcb) può contenere fino al 20% in peso di rame e fino a 250 grammi a tonnellata di oro.

VALORE - Se è interessante il valore economico delle quantità indicate (250 grammi di oro oggi hanno un valore di mercato rilevante, oltre 10 mila euro) i relatori intervenuti, tra i quali Danilo Bonato, presidente del Centro coordinamento Raee, e Roberto Morabito, direttore Unità tecnica tecnologie ambientali di Enea, hanno centrato gli interventi sulle tecnologie ambientali e sul piano d’azione per incentivarne lo sviluppo.

LINEE GUIDA - I punti fondamentali sono: la conservazione delle risorse naturali (materie prime, acqua ed energia); riduzione della quantità e tossicità delle emissioni e dei rifiuti; trattamento ecocompatibile dei rifiuti e promozione del riuso e riciclo. In ambito europeo le linee guida per una gestione sostenibile dei rifiuti rappresentano una svolta attraverso l’adozione di una gerarchia di azioni (waste hierarchy), che assegna massima priorità alla prevenzione e poi, in ordine decrescente al riuso, al riciclaggio dei rifiuti come materie prime secondarie e al loro recupero come fonti di energia. Lo smaltimento - e quindi la discarica - si configura come opzione residuale, da adottarsi per i flussi di rifiuti che non sono, o non sono ulteriormente, suscettibili di recupero.

 

Anna Tagliacarne

21 giugno 2012 (modifica il 22 giugno 2012)

Andrea Doria, la beffa delle foto storiche trafugate su Internet

La Stampa

 

Ispettore navale di Novara aveva acquistato e restaurato i vecchi negativi per pubblicarli in un libro. Le stesse immagini scoperte in vendita su un sito. Per il giudice non c'è reato

 

Il transatlantico affondò nel 1956 al largo di New York

 

Claudio Bressani

 

Con un paziente lavoro di ricerca ha rintracciato da un antiquario a New York gli scatti dei due fotografi di bordo dell’Andrea Doria, Italo Rainato e Lorenzo Volante, ha acquistato i negativi originali ed inediti delle immagini realizzate durante i viaggi del transatlantico, varato nel 1951 e affondato al largo delle coste americane nel 1956. Poi li ha digitalizzati, restaurati al computer e utilizzati per il suo libro «Andrea Doria, 101 viaggi», pubblicato da Hoepli nel 2006.


Due anni dopo l’ispettore navale Maurizio Eliseo, 44 anni, di Novara, forse il maggior esperto di storia navale italiana, ha scoperto per caso che le stesse immagini erano in vendita a una manciata di euro su un sito internet (www.picturesarchive.com) di un negozio di Mortara specializzato in foto d’epoca. Nessun dubbio che quegli scatti fossero i suoi: i ritocchi che aveva apportato agli originali li rendevano inconfondibili. È partita così prima una diffida nei confronti del titolare del sito, che non ha sortito effetti, e poi una denuncia. Ma il processo per ricettazione a carico di Paolo Fongaro, 57 anni, di Castello d’Agogna, si è concluso davanti Tribunale di Vigevano con un’assoluzione perché il fatto non sussiste.


Da quanto è emerso in aula, e in attesa del deposito della motivazione, il giudice Stefano Scati ha ritenuto le immagini non protette dal diritto d’autore e quindi utilizzabili: escluso che fossero foto artistiche (allora la tutela sarebbe spettata all’autore delle immagini, mentre l’operazione di ritocco fu un mero restauro) è emerso che non erano accompagnate da alcuna indicazione circa il titolare dei diritti, che in ogni caso, visto il tempo trascorso, sarebbero scaduti. Lo stesso pm aveva chiesto l’assoluzione. «Per il mio cliente - ha detto in aula il legale di parte civile, l’avvocato Giovanna Berra di Milano - significherebbe essere cornuto e mazziato. Uno dedica la propria vita a ricerche storiche, cerca e trova rare immagini in giro per il mondo, le compra, le mette a posto, crea un imponente archivio privato. Poi consegna un dischetto ad una casa editrice per realizzare un libro e, anni dopo, si trova quelle foto su un sito al quale non si sa come siano pervenute. Sono rimaste in vendita fino a procedimento penale avviato».


La magistratura aveva aperto anche un’inchiesta per il furto del dischetto, che è stata archiviata perché il responsabile è rimasto ignoto. «L’imputato - ha detto il suo avvocato, Anna Maria Ghigna - sostiene di aver comprato un dischetto con le immagini in un mercatino e non c’è alcuna prova che non sia così». Quella per le navi passeggeri è una passione oltre che una professione per Maurizio Eliseo. Nato e residente a Novara ma cittadino del mondo, ha lavorato come consulente degli allestimenti di numerose importanti unità da crociera, dalla Costa (Victoria e Concordia) alla Cunard Line (Queen Mary II) e di imbarcazioni private come lo yacht di 95 metri dell’emiro del Qatar. Ha un archivio privato imponente, ha scritto 15 libri, collaborato a musei e documentari tivù.

 

DOCUMENTO Da Stampa Sera: "L'Andrea Doria è colata a picco"
DOCUMENTO Da La Stampa: "Così affondò l'Andrea Doria"
DOCUMENTO Da La nuova Stampa: Il felice varo a Sestri dell'Andrea Doria

Radio Padania contro la bimba disabile «Torni in Ucraina»

Il Mattino

 

Conduttore di una rassegna stampa contro gli stranieri prende di mira la bambina che ha ricominciato a camminare

 

20120621_rad

 

TREVISO - La bambina ucraina disabile «può andarsene con le sue gambe a casa sua». Non l'ha detto qualche seguace di partiti filonazisti, ma il conduttore di una trasmissione di Radio Padania Libera, Pierluigi Pellegrin, che sull'emittente leghista conduce una sorta di rassegna stampa xenofoba, che cerca di mettere in rilievo molti episodi negativi commessi da stranieri.


Se, di solito, nel mirino finiscono adulti che hanno commesso crimini, ieri Pellegrin se l'è presa con una bambina disabile ucraina, che finalmente poteva cominciare a camminare dopo una serie di terapie all'Arep di Villorba (Treviso). Pellegrin non è nuovo a uscite del genere ed è uno che ha detto: «Io i neri li chiamo negri per gusto personale, per il piacere un po’ perverso di essere insultato dai progressisti», come ricorda Daniele Sensi, il giornalista che ha ascoltato e registrato il commento.


Vi proponiamo l'audio di una parte della trasmissione (la parte sulla bambina ucraina è dal minuto 2'20" in poi):

Vatileaks, l'attacco del cardinale di Parigi «La curia così com'è non funziona»

Il Messaggero

di Franca Giansoldati

CITTA' DEL VATICANO - Il modo in cui tanti documenti sono stati trafugati dalle stanze del Papa, per poi finire sulla stampa, fino all'arresto di Paolo Gabriele, il maggiordomo infedele agli arresti domiciliari da 28 giorni, stanno creando enorme sconcerto tra i cardinali stranieri.Per la prima volta da quando è scoppiato il caso del corvo e della fuga delle carte private, uno dei cardinali europei più autorevoli, Andrè Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi e presidente della Conferenza episcopale francese, ha espresso pesanti dubbi sul meccanismo che regola la Curia romana, dando per scontato il pensionamento del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone dovuto all'età (78 anni).

 
Il porporato francese per esternare il suo disappunto e farsi portavoce dell'opinione di diversi vescovi, ha scelto di rilasciare una intervista a Radio Notre Dame, una emittente cattolica che il sito della diocesi parigina ha riportato puntualmente poco dopo. Per Vingt Trois l'apparato amministrativo vaticano, così come è concepito, fa acqua da tutte le parti. «E' vero che l'organizzazione della Curia ha diversi secoli. E non è certo adatta in tutto al funzionamento attuale della Chiesa. Dopo il Concilio, quando Paolo VI ha voluto avviare dei nuovi progetti, è stato costretto a creare organismi ad hoc. Così, Benedetto XVI ha creato il pontificio consiglio per la Nuova evangelizzazione. Tutto questo permette di avanzare, ma non riforma il funzionamento dell'insieme del sistema».

Una bocciatura così marcata da parte di un cardinale di questi tempi è merce rara. Ma Vingt Troys ha aggiunto: «Oggi ogni dicastero funziona per se stesso e le comunicazioni tra loro sono a volte lente se non addirittura inesistenti, a meno che non avvengano attraverso le conversazioni dei cardinali». Ciò che manca a suo parere è la sinergia che dovrebbe avere un sistema complesso per non incepparsi. «Un lavoro di affinamento e coordinazione del funzionamento è sicuramente necessario. Ma a ogni pontificato si levano ciclicamente delle voci per dire che infine il nuovo Papa riformerà la Curia e la farà funzionare. Si vede che non è così facile da fare...».
L'autorevole porporato, interpellato su Vatileaks, non ha dubbi.

«Ci sono fenomeni di natura differenti. Il primo è il lancio del libro di un giornalista italiano (Gianluigi Nuzzi, ndr.) e il desiderio di farne un evento mediatico. A ciò si aggiunge il clima, piuttosto abituale a Roma di dicerie e commenti che vanno avanti all'infinito». Insomma un chiacchiericcio. «Infine, ci sono i fatti stessi: la sottrazione di documenti confidenziali e l'arresto del maggiordomo del Papa. Tutto ciò è molto triste, innanzitutto per lo stesso Benedetto XVI che vede tradita la fiducia che ha accordato al suo ambiente più vicino. E' anche un disagio per l'intera Chiesa, che non sa cosa pensare del funzionamento della Curia».


Quanto al cardinale Bertone, l'arcivescovo di Parigi sembra coltivare pochi dubbi sulla sua tenuta. «Il cardinale Bertone ha 78 anni. Non c'è bisogno di rivelazioni segrete per sapere che la sua partenza dalla segreteria di Stato è prevedibile».

Giovedì 21 Giugno 2012 - 20:53
Ultimo aggiornamento: Venerdì 22 Giugno - 00:09

Noi, tra i segreti dei ghiacci alpini"

La Stampa

 

Sul Monte Rosa parte un progetto di carotaggio: "Studieremo il clima di 120
anni fa"

 

Alcuni degli 11 alpinisti che stanno seguendo il progetto di trivellazione del Rosa

FOTOGALLERY

Sul Rosa si scava nei ghiacci. Un viaggio nel tempo

 

ENRICO MARTINET

alagna valsesia

 

Pare un’aurora boreale quando nel giorno del solstizio estivo il sole colora d’arancio il mare glaciale del Monte Rosa. Ai 4250 metri del Colle del Lys, spartiacque italo-svizzero, c’è un campo base di stile himalayano. Undici uomini che dormono in tende rosse dalla silhouette dei tepee dei nativi d’America e lavorano sotto una cupola telata gialla in cui una carotatrice (sonda elettromeccanica a filo) si avvita nei 120 metri che separano la candida superficie dalla roccia di base. Undici uomini che sono lassù da martedì, sbucati da una bufera e che fino a ieri hanno lottato con nevicate e urla di vento.


Ma il solstizio ha portato quiete. E dato poesia alla ricerca scientifica e al lavoro di liberare le tende dagli accumuli di neve. Quel sole spuntato dalla cresta della Gnifetti sormontata dal rifugio Margherita, il più alto d’Europa, è una sorpresa. La guida di Alagna Valsesia, Sergio Gabbio che con il collega Michele Cucchi è lassù per offrire esperienza e sicurezza, dice: «Mai visto uno spettacolo del genere. E’ un premio». Quel campo base è parte di un progetto internazionale che ha come capofila il Comitato di Bergamo Everest-K2-

 

Consiglio nazionale delle ricerche. Lo scienziato di riferimento è Valter Maggi, glaciologo, professore all’Università Bicocca di Milano.
Obiettivo: salvare le informazioni custodite dai ghiacciai. Quella sonda sotto la tenda gialla comandata da due motori elettrici tirerà fuori 30 «carote» di ghiaccio lunghe un metro e con un diametro di sette centimetri e mezzo. Saranno esaminate, altre conservate per quando la scienza avrà fatto altri passi importanti. «I ghiacciai diminuiscono in modo impressionante - dice Maggi -. Dobbiamo archiviare i loro segreti. Qui sul Rosa, raggiunta la profondità di 120 metri, avremo la storia dell’influenza umana sull’arco alpino di cento anni».


L’altro obiettivo è testare il sistema di perforazione per poi spostarlo in un ambiente ancora più severo e che custodisce mille anni di storia glaciale: in Himalaya, sul Cho Oyu, un Ottomila, il prossimo anno saranno fatti altri prelievi di ghiaccio. L’archivio delle «carote» glaciali non polari ha cominciato a ricevere i primi campioni vent’anni fa. Ora però scienziati e ricercatori vogliono accelerare. Te m p e r a t u r e più miti «rischiano di disperdere un patrimonio di conoscenza irripetibile». L’Italia è impegnata con il progetto ambientale «Next Zeta». Non solo indicazioni per la meteorologia e l’inquinamento, ma anche storia delle piccole vite di insetti e batteri o di presenze inanimate come solfati e metalli.


Ricorda il professor Maggi: «A circa 30 metri di profondità qui sul Rosa è stato trovato uno strato di sabbia sahariana di 20 centimetri di spessore. E’ la testimonianza di quanto accadde nel 1977 quando le tempeste trasportarono polveri del Sahara fino in Norvegia». E i ghiacciai del Rosa hanno anche conservato tracce dell’isotopo radioattivo Cesio 137 liberato dall’esplosione della centrale nucleare di Cernobil nel 1986.

Messico, si stringe il cerchio attorno al padrino

Corriere della sera

 

Nel mirino Joaquim El Chapo Guzman, il più importante dei boss del narcotraffico. Arrestato suo figlio Jesus «El Gordo»

 

Jesus Alfredo «el gordo», figlio presunto del padrino Guzman, arrestato in Messico (Afp)Jesus Alfredo «el gordo», figlio presunto del padrino Guzman, arrestato in Messico (Afp)

 

WASHINGTON - Le elezioni presidenziali in Messico sono vicine - si vota il 1 luglio - e qualcuno ha ipotizzato che sia imminente un'azione clamorosa contro i narcos. Un arresto eccellente. E forse è solo una coincidenza ma in queste ore ad essere sotto pressione è il clan di Joaquin El Chapo Guzman, il padrino più importante. Giovedì è stata annunciata la cattura nello stato di Jalisco di Jesus Alfredo, 26 anni. Secondo le autorità si tratta del «presunto figlio» del super boss. Quel «presunto» fa capire di come sia difficile a volte identificare i personaggi del grande crimine messicano e dunque sulla sua identità può ancora esserci un piccolo dubbio.

LE AZIONI DEL GORDO - Per gli americani Jesus, detto anche «El Gordo», ha partecipato a spedizioni di droga, si è occupato di riciclaggio e il suo nome è emerso in un’inchiesta della procura di Chicago. Con le stesse accuse è finita nella lista nera del Tesoro la prima moglie di Guzman, Maria Hernandez. Dopo di lei, il capo ha sposato Griselda Lopez e, nel 2007, la diciottenne Emma Coronel che le ha dato due gemelli. Aspetto curioso: invece di partorire in Messico, si è ricoverata in una clinica della California, dove i due bimbi sono nati un anno fa. Un viaggio noto alle autorità statunitensi che ne hanno seguito le mosse ma che non sono intervenute in quanto la ragazza non è accusata di nulla.

INTELLIGENCE E SOFFIATE - Sull’operazione che ha portato all’arresto del presunto Jesus due elementi. Il primo è che è stata condotta dalla Marina, il corpo militare che opera a stretto contatto con le agenzie investigative Usa. E per questo ha ricevuto molto supporto - intercettazioni, mezzi - per condurre la lotta ai narcos. Il secondo aspetto è legato al primo: Jesus è caduto nella rete dopo «un lavoro di intelligence». Potrebbero averlo individuato per una soffiata o magari per una conversazione captata grazie alla tecnologia Usa. Il suo arresto, anche se non incide sul network, è comunque un colpo al prestigio del padrino che, solo pochi giorni fa, ha dovuto incassare anche uno «sfregio». Un commando, infatti, ha freddato Obied Zapeda, 24 anni, uno dei suoi tanti nipoti. Il giovane era in casa, a Culiacan, e stava festeggiando la Festa del Papà quando sono arrivati dei sicari che hanno aperto il fuoco. Oltre a Zapeda sono stati uccisi due suoi amici.

LE ZONE DI CONFINE - Il triplice omicidio è solo uno dei molti attacchi lanciati dai nemici di Guzman. Il padrino, da mesi, ha impegnato le sue forze nella conquista delle regioni di confine. E in alcune - come a Ciudad Juarez - ha vinto dopo aver piegato i rivali a raffiche di Kalashnikov. Ma in altre regioni i Los Zetas, i Beltran Leyva e formazioni minori alleate hanno reagito inviando squadre di killer. Incursioni conclusesi con esecuzioni e conflitti a fuoco prolungati. Battaglie a volte accompagnate da delazioni alla polizia per far intercettare un carico o segnalare la presenza di covi narcos. In questo duello feroce e senza regole tutto è permesso.

 

Guido Olimpio

21 giugno 2012 | 23:58

Caso Aldrovandi, 3 anni e 6 mesi ai 4 poliziotti

Corriere della sera

 

Dopo circa 4 ore di consiglio, ha riconosciuto l'eccesso colposo da parte degli agenti nell'adempimento del loro dovere

 

Una foto di Federico Aldrovandi, 18 anni, studente di Ferrara, morto in circostanze ancora da chiarire, davanti agli agenti di polizia intervenuti per calmarlo (Ansa)Una foto di Federico Aldrovandi, 18 anni, studente di Ferrara, morto in circostanze ancora da chiarire, davanti agli agenti di polizia intervenuti per calmarlo (Ansa)

 

MILANO - La Cassazione ha reso definitiva la condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione per omicidio colposo di Federico Aldrovandi ai 4 poliziotti Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri. In particolare la quarta sezione penale ha respinto il ricorso presentato dalla difesa dei 4 agenti contro la condanna che era giá stata emessa dalla Corte d'Appello di Bologna il 10 giugno del 2011. La drammatica vicenda ha al centro lo studente 18enne ucciso la sera del 25 settembre del 2005 per i colpi ricevuti dai 4 poliziotti chiamati da una donna che aveva visto il giovane in stato di agitazione in via Ippodromo a Ferrara.

 

LA SENTENZA - Piazza Cavour, dopo circa 4 ore di camera di consiglio, ha riconosciuto l'eccesso colposo da parte dei 4 poliziotti nell'adempimento del loro dovere. Anche in primo grado il tribunale di Ferrara aveva emesso la stessa sentenza di condanna. I poliziotti non rischiano il carcere visto che 3 anni sono coperti dall'indulto. Tuttavia a condanna definitiva scatteranno i provvedimenti disciplinari. In Cassazione i famigliari di Federico Aldrovandi non si cono costituiti parte civile dopo aver raggiunto una transazione con il ministero dell'Interno e dopo aver ricevuto le scuse del capo della Polizia Antonio Manganelli che ha incontrato i genitori del giovane durante una visita privata. I poliziotti condannati definitivamente sono ancora in servizio ma non più nella città dove sono accaduti i fatti.

 

Redazione Online21 giugno 2012 | 21:17