giovedì 14 giugno 2012

Mangiato da uno «zombie» a Miami, diffuse le foto-choc della vittima

Il Mattino

MIAMI - Era stato letteralmente mangiato, il mese scorso, da un uomo nudo a Miami che gli aveva strappato gran parte della faccia a morsi. Oggi il The Sun mostra le prime immagini di Ronald Poppo, il senzatetto sfigurato da Eugene Rudy, un ragazzo di colore ucciso dalla polizia che, senza vestiti, aveva attaccato Poppo. «Ronald Poppo sta bene - hanno detto i medici che hanno salvato l'uomo - ma dovrà rimanere ancora in ospedale per la ricostruzione del volto».
Ancora oscuri i motivi dell'aggressione.

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(ATTENZIONE! SCONSIGLIATE A UN PUBBLICO SENSIBILE - Guarda le foto)

Episodi di cannibalismo, governo Usa smentisce un'epidemia di zombie



Mercoledì 13 Giugno 2012 - 16:36    Ultimo aggiornamento: Giovedì 14 Giugno - 14:25

Performance shock contro la vivisezione

Corriere della sera

L'iniziativa di Lush e Occupy Green Hill


Performance shock di Occupy Green Hill, in collaborazione con un noto marchio di cosmetici naturali, contro la vivisezione mercoledì in pieno centro a Roma. Gli attivisti hanno simulato un test da laboratorio utilizzando una cavia umana per chiedere l'abolizione degli esperimenti sugli animali in Italia.

E' caccia all'oro nelle viscere del Monte Rosa

La Stampa

Nella miniera di Pestarena ultimata una scala con 420 gradini per ispezionare nuovi filoni


FOTOGALLERY
Alla scoperta delle miniere tra oro e misteri

 

Teresio Valsesia

La scala in ferro conta 420 gradini e scende quasi verticale nel pozzo maggiore della miniera, partendo da Pestarena per arrivare al «Livello 33». L’opera è stata terminata nei giorni scorsi e permette di compiere in sicurezza le ricerche finalizzate a individuare nuovi filoni. Nello stesso tempo servirà a facilitare la visita delle gallerie per una loro apertura ai turisti. Sono questi i due obiettivi che si propone la società «Miniere di Pestarena» che ha rilevato la concessione per rivitalizzare quelli che erano i giacimenti auriferi più importanti d’Italia, chiusi nel 1961, dopo secoli di intenso sfruttamento. Ora però i lavori di recupero segneranno una pausa in attesa che la società possa reperire nuovi finanziamenti.

«La scala appena terminata costituisce un unicum, poiché non dispone di nessun pianerottolo, dice Vincenzo Nanni, vice presidente dell’Associazione “Figli della miniera” che riunisce alcune centinaia di ex minatori e i loro familiari, impegnata attivamente a recuperare le memorie di Pestarena, il paese dell’oro. Contestualmente è stata elettrificata la parte bassa della galleria che entra nelle viscere della montagna a Campioli, frazione di Ceppomorelli, collegandosi con la base della scala. Sarà così possibile effettuare la traversata completa della miniera: circa 3 chilometri di sviluppo. Però attualmente bisogna compiere una chicane sotterranea, a causa di una frana che ostruisce un tratto del percorso.

Il sottosuolo di Pestarena è interamente traforato in verticale e in orizzontale, e attesta gli incredibili lavori effettuati in passato alla ricerca dell’oro. Dai recenti sondaggi in zone ancora inesplorate emerge che la presenza del prezioso minerale minerale è ancora abbondante. Ma questa ricchezza era già stata anticipata dalle previsioni elaborate dall’ingegnere tedesco. René Bruck, l’ultimo direttore della miniera. La ripresa delle perforazioni sembra però ancora lontana anche se il prezzo dell’oro è molto alto, a differenza degli anni Sessanta quando l’amministrazione statale chiuse troppo frettolosamente i battenti.

Recentemente la miniera è stata visitata dalla torinese Claudia Chiappino, unica donna ingegnere minerario, che è impegnata nello studio di tutte le gallerie abbandonate. L’hanno accompagnata l’ingegner Daniele Trologo, direttore dei lavori, e Vincenzo Nanni, figlio di uno storico minatore e profondo conoscitore di questo affascinante mondo sotterraneo. Quello di Macugnaga era il più importante giacimento aurifero d’Italia e accrebbe il suo primato negli anni Trenta del secolo scorso, al tempo dell’autarchia mussoliniana, quando gli impianti vennero assunti direttamente dallo Stato. Nel dopoguerra il corso dell’oro era al minimo e l’estrazione venne rallentata. Nel 1961, dopo una tragedia che fece quattro vittime, la chiusura.

Ma dove va Google a cercare le risposte?

La Stampa

Il sito web più visitato al mondo ci svela alcuni segreti


BRUNO RUFFILLI


TORINO

Click. Invia. Basta un quarto di secondo e la risposta arriva, la pagina si popola di collegamenti da esplorare. Nel tempo di una ricerca su Google nel mondo viene alla luce un bambino (sono quattro i neonati ogni secondo), dieci fulmini cadono in qualche parte della Terra, nel cosmo nascono mille nuove stelle. Un quarto di secondo è un battito di ciglia, è il tempo in cui Usain Bolt percorre quasi tre metri, è l’istante infinito in cui ci si innamora.

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E tra il click e i risultati pure succedono molte cose. Anzi, alcune succedono anche prima: i motori di ricerca come Google utilizzano dei software robot, detti «crawler» o «spider» che analizzano il web, leggono le pagine, controllano i «link» e inviano i risultati ai «data center». Sono sempre in movimento, un esercito instancabile che cerca di mettere ordine nella tempesta di nuove informazioni che nascono su Internet, navigando tra siti di importanti giornali e blog trascurati da anni, senza dimenticare social network, aziende, istituzioni, dizionari, forum.

I dati raccolti sono analizzati nei vari centri di calcolo di Google (ma ovviamente succede lo stesso con Bing o gli altri motori di ricerca), per costruire una specie di indice del web. Quello di Mountain View è uno dei più grandi al mondo, ed è il frutto di un lavoro che ha comportato un milione di ore di elaborazione informatica. Quindi arriva il momento della ricerca, e anche qui c’è una sorpresa. I motori di ricerca suggeriscono possibili temi appena si comincia a digitare qualche lettera, completando le parole secondo le «query» più frequenti. Una novità a cui siamo ormai abituati, ma «Google Instant» è stato introdotto nemmeno due anni fa.

Una semplificazione, che nasconde un processo assai complesso: una volta scelto il termine da cercare, i dati viaggiano fino a uno dei data center (Google ne ha 11 sparsi nel mondo), e non è detto che la risposta arrivi da quello più vicino. In Belgio o Finlandia potrebbero essere sovraccarichi, mentre magari nel North Carolina c’è un computer che potrebbe rispondere prima alla nostra domanda. In media, ogni richiesta viaggia (alla velocità della luce) per 2400 chilometri, tra reti cellulari, cavi di rame, fibra ottica.

A decidere i risultati è un algoritmo, una formula matematica che analizza l’indice del web e scova i «link» più adatti: lo hanno inventato i due fondatori di Google, Larry Page e Sergej Brin, ispirandosi al lavoro di un italiano, il padovano Massimo Marchiori.
L’algoritmo «PageRank» nacque nel 1998, e da allora è cambiato costantemente per fornire risultati sempre più precisi: solo lo scorso anno gli aggiornamenti sono stati oltre cinquecento. Deve funzionare al meglio, perché è con le ricerche hanno fatto la fortuna dell’azienda, nata in un garage della California e oggi il sito più visitato del mondo, tanto da diventare sinonimo della ricerca sul web, con miliardi di interrogazioni ogni giorno.

Eppure Google sbaglia ancora, ingannato da omonimie, abbagliato dalla ricerca delle notizie più fresche, confuso dall’assenza del contesto, che nel linguaggio comune permette di definire meglio il significato dei singoli termini. È la sfida della ricerca semantica: trasformare una raccolta di informazioni in conoscenza organica; prima o poi ci si arriverà, e allora forse da Mountain View giungerà la risposta perfetta. Rimarrà solo da trovare la domanda giusta.

Sonja, la mamma single anti-ebrei che imbarazza il Twitter della Svezia

La Stampa

Sull'account «democratico» frasi choc sulla razza. Le autorità: «Ma non cadiamo nella censura»



Sonja Abrahamsson, «madre single e senza titoli di studi» di 27 anni

 

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Un'iniziativa per la libertà di espressione lanciata dalle autorità svedesi via Twitter è finita sotto accusa per le domande sollevate da una cittadina sugli ebrei. Stoccolma ha infatti lanciato «un account democratico di Twitter», che ogni settimana è a disposizione di un cittadino, libero di sollevare gli argomenti che preferisce.

Questa settimana è stata la volta di Sonja Abrahamsson, «madre single e senza titoli di studi» di 27 anni, secondo la sua stessa descrizione, che ha scritto: «Non capisci se una persona è ebrea se non gli vedi il pene, ma anche in questo caso non puoi esserne certo. Nella Germania nazista, dovevano esporre le stelle gialle sulle maniche. Se non lo avessero fatto, non avrebbero mai potuto sapere chi era ebreo e chi no».

Non contenta, ha poi chiesto cosa significhi essere ebreo: «Perchè i nazisti parlavano della razza? Ha a che fare con robe di sangue?». Immediate le repliche indignate, tanto che Sonja Abrahamsson ha subito chiesto scusa: «Mi dispiace se alcuni di voi hanno ritenuto offensive le mie parole. Non era mia intenzione. Semplicemente, non capisco perché la gente odi così tanto gli ebrei. Ho pensato fosse una buona idea fare domande in modo che le persone istruite sparse nel mondo potessero rispondermi. Ma è stata una cattiva idea». Le autorità svedesi hanno ammesso di essere state sommerse di commenti, ma hanno fatto sapere che non intendono prendere provvedimenti.

«Non vogliamo sconvolgere le persone, ma allo stesso tempo è importante non cadere nella censura», ha detto il responsabile della comunicazione dell'Ufficio del Turismo, Maria Ziv.

Lo scandalo in Vaticano congela i nuovi vescovi

La Stampa
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Tempi lunghi per la scelta dei successori di Miglio a Ivrea e Versaldi ad Alessandria


Giacomo Galeazzi
Città del Vaticano


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Per la Chiesa, si sa, i secoli sono giorni. Sorprende, però, la situazione di stallo nelle nomine episcopali in Piemonte. In un momento in cui la Santa Sede è scossa dagli scandali «Vatileaks» e Ior, appare destinata a protrarsi ancora per tutta l’estate l’ormai lunga attesa delle diocesi di Alessandria e Ivrea, senza pastore rispettivamente da settembre e da febbraio. Alle promozioni di Giuseppe Versaldi (oggi presidente a Roma della Prefettura per gli affari economici) e di Arrigo Miglio (arcivescovo metropolita di Cagliari) non ha ancora fatto seguito la designazione dei loro successori. Domani pomeriggio alle 17 e 30, il cardinale Versaldi prenderà possesso del Santuario del Sacro Cuore, la chiesa salesiana di cui come porporato della Curia romana è titolare per decisione di Benedetto XVI.

«Non esiste uno specifico “problema piemontese”, la Congregazione per i vescovi sta seguendo la normale procedura, è ben nota alla situazione delle due diocesi», riferisce alla “Stampa” una fonte autorizzata della Santa Sede. La scelta degli ordinari di Alessandria e Ivrea costituiscono anche la cartina al tornasole per valutare il grado di salute della «leadership» del piemontese Bertone sulla macchina curiale. Di pari passo con le difficoltà create al segretario di Stato da «Vatileaks», cresce l’influenza sulla regione dell’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, vicepresidente dell’episcopato nazionale. Ordinato sacerdote ad Acqui Terme, Nosiglia viene portato nella diocesi di Roma e quindi a compiti di responsabilità nella Conferenza episcopale italiana dal cardinale Camillo Ruini, plenipotenziario wojtyliano per l’Italia. Ai due bertoniani Versaldi e Miglio, potrebbero perciò succedere presuli vicini al «partito Cei» di Bagnasco e Ruini.

Le diocesi che aspettano nuovi vescovi sono tante, anche oltre l’Italia. Il clamore provocato dalle fughe di notizie e dalle lotte fra cordate all’ombra del Cupolone concentra le attenzioni di tutti sui problemi interni alle mura leonine e le nomine vengono così lasciate in secondo piano. In questi giorni, poi il responsabile dei dossier episcopali e cioè il cardinale Marc Ouellet, prefetto dei vescovi, si trova in Irlanda per partecipare al congresso eucaristico. Tanti in Curia si stanno interessando alle nomine in Piemonte.

Nei Sacri Palazzi sono numerosi, infatti, i piemontesi con incarichi di responsabilità. Dal «premier» salesiano della Santa Sede Tarcisio Bertone (di Romano Canavese) all’ex governatore vaticano Giovanni Lajolo (Novara), dal Decano del Sacro Collegio Angelo Sodano (Isola d’Asti) al portavoce papale padre Federico Lombardi (Saluzzo), dal sottosegretario Cei Mauro Rivella (Moncalieri) al rappresentante all’Onu Celestino Migliore (Cuneo) al delegato pontificio a Strasburgo Aldo Giordano (Cuneo), dal cardinale patrono dell’Ordine di Malta Paolo Sardi (Ricaldone) al presidente del governatorato Giuseppe Bertello (Foglizzo)e ,appunto, al ministro dell’Economia, Versaldi.

Il Piemonte, inoltre, è la patria dei grandi apostoli della misericordia come don Luigi Orione, fondatore della Piccola Opera della divina provvidenza e della Congregazione delle Piccole Suore Missionarie della Carità. L’influenza sabauda in Curia è cresciuta di pari passo con la ramificazione Oltretevere della presenza salesiana. Significativamente a Versaldi, bertoniano «doc», è andato il titolo della basilica romana dei Salesiani. La partita tra Bertone e Nosiglia per le diocesi piemontesi è tutta aperta.

Sos Equitalia Cartelle illegittime e tanta confusione

di Laura Muzzi - 14 giugno 2012, 10:19

Non sempre Equitalia opera nel rispetto delle regole. I casi di atti illegittimi sono all’ordine del giorno: troppe persone si sono viste recapitare a casa cartelle pazze


Non sempre Equitalia opera nel rispetto delle regole. I casi di atti illegittimi sono all’ordine del giorno. Solo allo sportello "Sos Equitalia" del Movimento Difesa del Cittadino sono arrivati migliaia di casi di persone che si sono viste recapitare a casa delle vere cartelle pazze (guarda la videoinchiesta).



Cosa fare dunque per difendersi? In quali casi ci troviamo di fronte a veri abusi da contrastare? Siamo andati a sbirciare tra gli innumerevoli faldoni arrivati sulla scrivania dell’avvocato Dalila Loiacono, responsabile dello sportello "Sos Equitalia", servizio a disposizione del cittadino proprio per orientarsi e capire come agire quando si riceve una cartella esattoriale. "Sono moltissime – afferma Loiacono - le segnalazioni dei cittadini che ci sottopongono cartelle di pagamento  per crediti erariali risalenti addirittura al 1990, senza che siano mai intervenuti atti interruttivi della prescrizione; intimazioni di pagamento ove vengono applicate maggiorazioni non comprensibili o non consentite, cartelle recanti sanzioni amministrative e/o avvisi di accertamento mai notificati al contribuente".

Multe prescritte, mai notificate, maggiorazioni incomprensibili. La lista di nomi che leggiamo nell’elenco è davvero lunga. C’è la signora Cochero che si è vista recapitare a casa una cartella con una richiesta di oltre cinquecento euro di pagamento per una multa mai arrivata. Aveva cambiato residenza e nonostante si fosse recata al Comune e avesse fatto tutti i passaggi e i documenti del caso ha scoperto che le multe arrivano ancora al vecchio inidrizzo dopo quattro anni. C’è il signor Paolo che la sanzione avrebbe voluto pagarla, si è recato all’agenzia dell’Entrate ma lì gli hanno risposto che non ne sapevano nulla e che la sua pratica era passata ad Equitalia. Il signor Paolo allora con portafoglio in mano è andato direttamente ad Equitalia sperando di poter pagare e chiudere la questione ma anche lì del suo fascicolo nessuna traccia e così adesso dovrà aspettare che arrivi la cartella a casa, chissà quando, con tutti gli interessi del caso.

Immaginate poi di scoprire un giorno che la vostra casa è stata ipotecata e che la vostra macchina è sotto fermo amministrativo, e dunque inutilizzabile, senza avere idea del perché. E ancora peggio, dopo che con molta difficoltà avete scoperto perché, questo si riveli essere un atto illegittimo, un errore di Equitalia che però, anche essendo tale, non è facilmente revocabile. È quello che è successo al sig. Stefano che ancora oggi sta lottando per risolvere la situazione. L’iscrizione di ipoteca per debiti inferiori agli 8000 euro è illegittima. Lo dice non solo la legge n. 73/2010 ma anche la Sentenza della Cassazione a Sezioni Unite del 10.04.2012 n. 5771 eppure, nonostante la copiosa giurisprudenza a riguardo, Equitalia continua ad ipotecare case per cifre inferiori. "Ci sono poi numerosi episodi – continua l’avvocato Loiacono - di fermi amministrativi del tutto sproporzionati rispetto al debito vantato dall'Amministrazione o comunque adottati dal Concessionario malgrado sia stata pronunciata una sentenza di accoglimento del ricorso ovvero un provvedimento di sospensione e/o di sgravio dell'atto impugnato. Vi sono poi casi in cui i cittadini chiedono semplicemente di poter pagare mediante rateizzazioni personalizzate, tenuto conto delle loro effettive condizioni di reddito, e non secondo schemi standard".

Non va meglio alle imprese. Le situazioni sono le più varie. "Ci sono casi di esecuzioni iniziate – afferma la responsabile dello sportello 'Sos Equitalia' di MDC - nei confronti di ex soci d’impresa in forza di cartelle esattoriali notificate alla sede dell’impresa quando la stessa risultava già cancellata dal relativo registro; imprenditori ai quali viene richiesto il pagamento di somme ingenti, nonostante vantino crediti per importi di almeno il doppio nei confronti della Pubblica Amministrazione, in alcuni casi oggetto di decreto ingiuntivo".

La campagna dei Leoni:«Rispettare le regole»

Corriere della sera

Adesivi gialli sui finestrini: «Guardatemi! Ho parcheggiato dove mi pareva alla faccia vostra!»


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MILANO - I manifesti-adesivi sono appiccicati alle auto in divieto di sosta. Il testo è una (provocatoria) ammissione di colpa: «Guardatemi! Ho parcheggiato dove mi pareva alla faccia vostra!» La campagna di censura stradale e di sensibilizzazione al rispetto delle regole è stata lanciata da un groppo di trentenni riuniti sotto la sigla «Lambs or lions», cioè «agnelli o leoni». Questo giovane comitato civico (www.lambsorlions.it, info@lambsorlions.it, da qualche giorno, ruggisce: «Perché tutto cambi, i primi a cambiare dobbiamo essere noi stessi. Basta a chi non rispetta le regole. Basta a chi insegue i propri interessi e sacrifica quelli della comunità». Primo obiettivo: gli automobilisti milanesi indisciplinati.


Redazione Cronaca di Milano14 giugno 2012 | 9:00

Milano Zingaropoli»: Pdl e Lega condannati per discriminazione

Corriere della sera

Il giudice ha dato ragione all'associazione Naga, che aveva intentato una causa civile


I manifesti della Lega apparsi a maggio 2011I manifesti della Lega apparsi a maggio 2011

MILANO - Lega e Pdl sono stati condannati - primo caso del genere in Italia - per discriminazione, in relazione ai manifesti e ai discorsi nei quali, durante la campagna elettorale del maggio 2011, avevano usato il termine «Zingaropoli». «Emerge con chiarezza la valenza gravemente offensiva e umiliante di tale espressione, che ha l'effetto non solo di violare la dignità dei gruppi etnici sinti e rom, ma altresì di favorire un clima intimidatorio e ostile nei loro confronti»: così scrive il giudice del Tribunale di Milano Orietta Miccichè nella sentenza, depositata lo scorso 24 maggio. A intentare la causa civile nei confronti dei due partiti politici era stata l'associazione Naga, associazione volontaria di assistenza socio sanitaria e per i diritti di cittadini stranieri, rom e sinti. Il giudice ha stabilito un risarcimento di 3.007 euro, a carico di Lega Nord e Pdl; mentre la rimozione dei manifesti, una delle richieste avanzate dal Naga nel ricorso, ovviamente non è più applicabile perché i cartelloni sono spariti da tempo. I due partiti dovranno rimborsare le spese di giudizio e la sentenza dovrà essere pubblicata entro 30 giorni sul Corriere della Sera.

LA CAMPAGNA - La Lega, in particolare, è stata condannata per comportamento discriminatorio per aver affisso i manifesti elettorali con lo slogan: «Milano Zingaropoli». Il Pdl invece per una frase dell'ex leader e allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi che, nel cosiddetto «Appello per Milano» entrato a far parte del programma politico del partito, aveva affermato: «Milano non può, alla vigilia dell'Expo 2015, diventare una città islamica, una Zingaropoli piena di campi rom e assediata dagli stranieri a cui la sinistra dà anche il diritto di voto». «Per la prima volta in Italia viene depositato un provvedimento giudiziario che condanna dei partiti politici per discriminazione», è il commento del presidente del Naga Pietro Massarotto. Anche il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa Thomas Hammarberg, a seguito della visita da lui effettuata in Italia durante la campagna elettorale milanese dell’anno scorso, aveva affermato di essere rimasto scioccato dai manifesti visti in città.

«FATTORE DI PAURA SOCIALE» - Nel ricorso presentato dal Naga si sosteneva che non fosse «né possibile né legittimo per un partito politico utilizzare slogan e dichiarazioni manifestamente discriminatorie nei confronti di alcune comunità e gruppi sociali - nello specifico, nei confronti di una minoranza protetta ex lege (i Rom) - utilizzando l'esistenza stessa di detti gruppi e comunità come fattore di paura sociale nonché utilizzando termini apertamente denigratori e dispregiativi come Zingaropoli, proseguono dal Naga nella nota. E il giudice ha accolto tale impostazione. Conclude Massarotto: «Speriamo che questo rappresenti un passo verso l'effettiva tutela delle minoranze nel nostro Paese, ma quello che più speriamo è di non dover mai più intervenire per questo genere di discriminazioni istituzionali».

SALVINI - «Ma dove vive certa gente? Gli unici discriminati sono i milanesi che vivono nelle vicinanze dei campi rom o che ci litigano quotidianamente in metropolitana, sugli autobus o ai semafori», è la reazione di Matteo Salvini, neo segretario regionale della Lega. «Che la giunta Pisapia non faccia nulla per risolvere il problema è sotto gli occhi di tutti: i dati della Questura confermano che nell’ultimo anno la presenza di rom e più che raddoppiata e di sgomberi dei campi non se ne parla più. La sentenza di oggi - prosegue - non può che incitare la Lega Nord e tutta la gente per bene a continuare a lottare perché a Milano cessino abusi e violenze e la nostra città non rischi di diventare punto di attrazione per clandestini, abusivi e nullafacenti in genere».

Redazione Milano online13 giugno 2012 | 19:20

Due colpi contro i fondali del Giglio: Concordia, la verità nella scatola nera

La Stampa

La registrazione incastra Schettino: due botti distinti a pochi secondi l'uno dall'altro


La nave da crociera Costa Concordia riversa su un fianco sugli scogli "Le Scole" all'isola del Giglio. Sulla fiancata è visibile lo squarcio


La nave Costa Concordia pilotata dal comandante Francesco Schettino urtò due volte contro i fondali del Giglio prima di fare naufragio. è quanto sembra emergere dagli esami fonici eseguiti sulle registrazioni della "scatola nera", che in queste settimane viene esaminata nell'ambito dell'incidente probatorio disposto dal gip. Secondo quanto si apprende, si odono in plancia di comando due forti rumori, due botti - verosimilmente gli urti contro il fondale dell'Isola del Giglio - a distanza di pochi secondi l'uno dall'altro.
Secondo una ricostruzione che emerge da parte della perizia, non ci fu quindi un solo urto contro le secche del Giglio, ma ben due ad una certa distanza di spazio e di tempo, e ora gli inquirenti vogliono stabilire nel dettaglio quale fu il comportamento di Schettino tra il primo e il secondo colpo, entrambi udibili in plancia.

Il primo "botto" registrato dagli strumenti audio-video sarebbe stato dato dalla Costa Concordia contro scogli affiorenti al largo del Giglio, probabilmente quelli che hanno causato lo squarcio, decisivo per l'affondamento, apertosi su una fiancata. Mentre, solo il colpo udito successivamente, alcuni secondi dopo, più rumoroso, sarebbe stato tirato contro Le Scole, lo scoglio di cui un grande frammento è rimasto incagliato nella nave fino allo spiaggiamento presso il porto del Giglio, e che è visibile ancora.

Tra le attività dei periti impegnati nell'esame della "scatola nera" della Costa Concordia c'è stata la "ripulitura" dell'audio dalle tracce di suoni interferenti con i dialoghi degli indagati. Ed è anche a grazie a questo accorgimento tecnico che i periti hanno potuto udire in modo più distinto il primo colpo della nave contro i fondali.

Vaticano, l'infinita trattativa con Israele rischia di infiammare il mondo arabo

Il Messaggero
di Franca Giansoldati

CITTA' DEL VATICANO - La trattativa infinita sulle tasse che Israele vorrebbe fare pagare alla Chiesa cattolica (e che si è da poco conclusa con l’ennesimonulla di fatto) ha rischiato di infiammare l’intero mondo arabo tanto che il Vaticano ha dovuto affrettarsi a smentire che non vi è nessun riconoscimento implicito della sovranità territoriale israeliana su Gerusalemme Est.

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«L’Accordo a cui stiamo lavorando riguarda la vita, le attività e il regime fiscale della Chiesa Cattolica in Israele. Nell’Accordo ci si vuole tenere al margine delle dispute territoriali: Non si parlerà di Gerusalemme Est, né di località nella Cisgiordania», ha precisato monsignor Ettore Balestrero, sottosegretario agli Esteri, di ritorno dai negoziati. La commissione bilaterale mista che da circa dieci anni si riunisce periodicamente o a Roma o a Gerusalemme per definire lo status giuridico da assegnare alle strutture cattoliche che operano sul suolo israeliano – chiese, monasteri, ospedali, scuole, asili, ospizi – ancora una volta ha rimandato sine die la firma dell’accordo. Un accordo che dovrebbe concludere il riconoscimento del 1993 che ha portato alle relazioni bilaterali i due Stati.

L’ultimo scoglio da superare riguarda le questioni economiche delle istituzioni presenti in Terra Santa, in tutto centinaia di realtà operanti sul territorio senza avere un adeguato riconoscimento giuridico. La strada è ancora in salita e anche stavolta il comunicato emesso al termine della riunione definisce la prossima tappa come quella definitiva. Chissà. Il prossimo appuntamento è stato fissato tra sei mesi, a dicembre. In realtà a frenare il cammino in corso ci sono diversi nodi di natura politica non secondari, tra cui il riconoscimento implicito dei confini territoriali del 1967, anche se la Santa Sede si è affrettata a smentire – soprattutto per rassicurare i palestinesi - che non vi sarà un cambiamento di posizione sulla questione di Gerusalemme Est.

Ad allarmare il mondo arabo è una bozza di accordo circolata in ambito diplomatico che nella lista di proprietà cattoliche comprendeva alcune strutture situate in Cisgiordania e a Gerusalemme Est o in altre zone occupate nel 1967. «Già da tempo, comunque, si è deciso di trattare, nell’Accordo che si firmerà, solo alcune proprietà, che non si trovano a Gerusalemme Est o in Cisgiordania. Non è esatto, quindi, affermare che la Santa Sede, con l’accordo, violerebbe la IV Convenzione di Ginevra per la protezione delle persone civili in tempo di guerra. La confusione e l’allarme sono dovuti all’uso indebito di uno strumento di lavoro, superato da tempo e, comunque, ancora in elaborazione», ha precisato Ballestrero.

Una questione non da poco e affrontata anche da monsignor Mamberti, ministro degli esteri vaticano, in una lettera a Ekmeleddin Ihasanoglu, segretario generale dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica. Il mese scorso Mamberti scriveva che la Chiesa vuole che Israele definisca il regime fiscale di tutte le realtà cattoliche sul suolo israeliano e le tratti con equità sia che si trovino all’interno dello Stato, sia che si trovino in quelle aree dove Israele «esercita di fatto la sua autorità».


Mercoledì 13 Giugno 2012 - 14:29
Ultimo aggiornamento: 22:06

Patrimonio pubblico in vendita, ecco i beni nel mirino

Il Messaggero

ROMA La parola d’ordine è accelerare. Applicare con la massima velocità possibile i vari meccanismi legislativi pensati per la valorizzazione e la cessione del patrimonio pubblico, che finora non hanno ancora portato risultati significativi. La spinta riguarda sia gli immobili sia le società pubbliche, ma nel settore mobiliare l’attenzione è concentrata sui servizi pubblici locali.

Il quadro si presenta certo meno propizio, rispetto alla grande stagione delle privatizzazioni, gli anni Novanta: per i prezzi di Borsa e per la rarefazione dei grandi acquirenti internazionali. Si punta dunque ad usare strumenti diversi, che permettano di sfruttare tutte le possibilità. Alcuni di questi strumenti sono già in campo, ma devono essere resi operativi in tempi più rapidi. È il caso della Sgr (Società gestione del risparmio) prevista da una delle manovre della scorsa estate. Il suo compito è istituire fondi che partecipino a quelli immobiliari costituiti da enti territoriali, ai quali Comuni e Regioni devono conferire immobili.

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Terminata la fase di gestazione la Sgr dovrebbe essere ora pronta a partire. Inoltre in base ad un’altra norma di fine 2011 - il ministero dell’Economia può trasferire beni immobili dello Stato a fondi comuni di investimento immobiliari e società di gestione del risparmio: i proventi della cessione delle quote dovrebbero andare direttamente alla riduzione del debito pubblico. Infine anche l’Agenzia del Demanio ha la possibilità di promuovere società, consorzi e fondi, sempre con l’obiettivo di valorizzare e alienare il patrimonio sia statale sia degli altri enti; l’Agenzia fornisce la struttura tecnica di supporto.

Sul fronte delle utilities, sono già in vigore le norme che spingono gli enti locali a scendere sotto il 30 per cento. Oltre a premi sotto forma di maggiori risorse per gli investimenti. Le cifre, da qualsiasi parte le si guardi, sono colossali. Nell’ultima legge di stabilità del governo Berlusconi si parlava di 5 miliardi l’anno per tre anni, quindi 15 miliardi da incassare tra il 2012 e il 2014, solo per la parte immobili. Arrivato a fine 2011 a Palazzo Chigi Mario Monti rinnovò l’impegno sulle cessioni sul quale la Ue ha puntato l’attenzione. La prima cifra ipotizzata stimava 340 milioni, da incassare subito per quattro immobili della Difesa. Tra questi c’erano la caserma di via Guido Reni a Roma, altre in vetrina a Bologna e Torino.

Ben più consistente il patrimonio immobiliare complessivo: 368 miliardi di cui 225 da attribuire ai Comuni e 40 a Regioni e Province. Solo 42 miliardi sono liberi e di questi 25 sono comunali. Non tutti i beni sono appetibili e quindi vendibili. Oltre al tesoro immobiliare, gli enti locali hanno in mano altri «gioielli». Sono circa 2.000 le società che offrono i servizi: acqua e energia soprattutto oltre ai trasporti (633) generalmente in perdita. Ma sull’apertura ai privati è in corso un duro braccio di ferro. Per avere un’idea dei valori, Brescia e Milano controllano (55%) A2A che capitalizza in Borsa 1,4 miliardi; Hera ne vale 1,13 ed è di proprietà dei comuni di Imola, Ferrara, Rimini e Ravenna; Acea (51% del comune di Roma) in Borsa vale 805,2 milioni e Iren (Parma e Reggio Emilia) 412,6. Valori depressi dalla bufera sui mercati. Lo Stato potrebbe aprire il capitale di Ferrovie e Poste, 100% del Tesoro.

L.Ci. e B.C.

Giovedì 14 Giugno 2012 - 08:41

Quelle donne vittime due volte

Corriere della sera

Una riflessione sulla tragica fine di Marika, la giovane lettone uccisa dal notaio con cui aveva una relazione


di ISABELLA BOSSI FEDRIGOTTI

Pace ai morti, prima di tutto. Nel tragico caso del notaio assassino di sé e della sua giovane amante, viene però da chiedersi, perché mai, prima di rivolgere la pistola contro se stesso, egli abbia voluto uccidere la bellissima lettone cui era sentimentalmente legato da più di un anno, in modo premeditato oltretutto, vista la lettera di addio che aveva preparato in anticipo. Sono numerosi, si sa, i casi di omicidio-suicidio, tuttavia, nella maggioranza dei casi, l'uccisa, per aver perso ogni motivo di speranza, è consenziente, oppure è anziana e in qualche modo non più autosufficiente o, anche, malata incurabile, mentre la sfortunatissima vittima del notaio non era proprio nulla di tutto questo.

Un ritratto di Marika Sjakste, la ragazza uccisa: sognava un futuro nella modaUn ritratto di Marika Sjakste, la ragazza uccisa: sognava un futuro nella moda

Ma nemmeno la gelosia pare si possa considerare il motivo della tragedia, visto che, stando ai vicini di casa, la bella bionda si dedicava esclusivamente al suo buon amico. Perciò l'urlo di voce femminile che un condomino ha sentito echeggiare poco prima dei colpi di pistola, inevitabilmente fa pensare all'improvviso, assoluto terrore della poveretta nel sentirsi appoggiare un'arma alla tempia. E il pensiero fa rabbrividire. Si dice che l'uomo fosse mortalmente stressato, che fosse disperato per la doppia vita sentimentale autoimposta in quanto incapace di scegliere tra la famiglia che non aveva cessato di amare e la «fidanzata» che lo aveva stregato. Comprensibilissima la sua angoscia. Ma non bastava, per spegnere nel modo più radicale possibile questa angoscia, per definitivamente cancellare il suo stress, eliminare soltanto se stesso? Che bisogno c'era di trascinare nella morte, come un'antica sposa indiana che viene gettata sulla pira dove brucia il cadavere del marito, anche la sua ragazza?

«Se non puoi essere mia non sarai di nessuno»: è forse questo il motivo che ha indotto il notaio a non avere pietà della sua giovane amante, frase che non raramente si sente risuonare nelle cronache nere degli omicidi passionali? Oppure anch'egli, come non pochi altri mariti, fidanzati, ex mariti ed ex fidanzati, per qualche ragione giunti al limite, ha voluto finire nel sangue la sua compagna perché «l'amava troppo»? O è prevalso, invece, il sentimento che quella pur bellissima lettone esisteva soltanto finché esisteva lui stesso, roba sua, di stretta sua competenza in quanto da lui ospitata, mantenuta, custodita e controllata, e della quale, dunque, si sentiva di poter disporre a piacere, anche nel momento estremo, incurante di lei, della sua famiglia, dei suoi sogni e delle sue legittime, normali aspirazioni.

I sogni spezzati di Marika I sogni spezzati di Marika I sogni spezzati di Marika I sogni spezzati di Marika I sogni spezzati di Marika I sogni spezzati di Marika


Qualunque sia la verità, è una verità amarissima degna di lontani tempi e di luoghi ben distanti da Milano, che tristemente altera il ricordo del notaio di successo così brillante, così divertente e da tutti benvoluto. Qualcuno ora sosterrà certo che la colpa è della ragazza per essersi infilata - per amore, forse, di vita comoda - in una situazione scabrosa. Ma venire, a sangue freddo, ammazzata per questo, a 29 anni?

14 giugno 2012 | 9:05

L'ultimo libro di Battisti La lagna dell'assassino che si crede scrittore

Libero

"Faccio al muro" è la tredicesima "fatica" l'ennesimo delirio di grandezza dell'uomo condannato per rapine e quattro omicidi


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A settembre l’editore DeriveApprodi, apprendiamo da Affaritaliani.it, manderà in libreria il tredicesimo romanzo thriller di Cesare Battisti, Faccia al muro, da poco uscito in Francia per Flammarion. Riepiloghiamo brevemente la vicenda di Battisti: condannato in via definitiva per rapine e quattro omicidi, militante dei proletari armati per il comunismo, nel 1981 evade dal carcere di Frosinone e ripara prima in Francia, quindi in Brasile, e un anno fa la corte costituzionale di quel Paese ne vieta l’estradizione in Italia. Battisti è uno di quelli che, come un organetto della banda (armata), ripete che «la mia generazione ha perso», e con questa retorica si difende e si fa difendere da colleghi scrittori che, anche se non mettono la mano sul fuoco per lui perché hanno paura di dover poi imparare a lavorare con la mancina, ne sono sedotti: firmano appelli, invocano pacificazioni. C’è chi, come Massimo Carlotto, dice che le condanne in contumacia inflitte a Battisti non lo persuadono, sono giudizi viziati. La sua fine mente di giallista gli impedisce stranamente di precisare che la contumacia è stata determinata dal fatto che Battisti si è dileguato prima della sentenza. Stenio Solinas, recensendo sul Giornale il romanzo, ha confessato che la sua lettura gli ha provocato «fastidio».

Noi non l’abbiamo letto ma, da quanto ne riferisce, la storia di Augusto, alter ego di Cesare, «maceria degli anni Settanta» e «vecchio coglione sognatore oggi», che si atteggia a vittima dei «guardiani dell’ordine» mentre lui è un pifferaio impavido, anche se magari un po’ spregiudicato, della Rivoluzione (sì, con la erre maiuscola, mica stiamo parlando del moto della Terra attorno al Sole, bensì della Rivoluzione a colpi di pistola, roba seria), be’, altro che fastidio, ci dà direttamente il vomito. La lagna vittimistica dell’ex terrorista «indebolito da anni di persecuzioni» che in Brasile conosce la prostituta dal cuore d’oro, e già che c’è pure degli ottimi avvocati per evitare la galera, non è solo un déjà vu letterario di infimo livello, ma anche una prolusione difensiva mascherata che ci risparmiamo volentieri. Che se ne rimanga lì dov’è, Battisti, e che gli editori italiani stampino pure tutti i suoi romanzi e, se li trova, che abbia i suoi lettori che prestano fede a come racconta la storia Augusto, Cesare, e tutti i nomi che ben si accoppiano al suo delirio di grandezza. Non gli auguriamo certo di fare la fine di Cesare, quello vero.

Un po’ intristisce che l’editore italiano, per porsi a riparo da polemiche, dica che «bisogna separare l’opera letteraria dalla vicenda giudiziaria». Neanche stessimo parlando di Céline, autore dalle idee e dalle azioni discutibili ma sicuramente artefice di una «opera letteraria» notevolissima. Nel caso di Battisti, più che separare, bisognerebbe differenziare, come la spazzatura. In ossequio alle progressive idee ecologiche che certo il protagonista del suo romanzo, che non si risparmia passaggi esotici tra le meraviglie naturali del Brasile, non può non condividere. La soluzione perfetta sarebbe differenziare così: il libro nel bidone della carta, e l’autore in cella. Ma un simile rispetto rigoroso per l’ambiente è ancora, per noi, un’utopia. E dobbiamo rassegnarci alle manifestazioni oltreoceaniche di questo scrittore condannato a difendersi e a lamentarsi dei «nemici del mondo libero». La differenza tra noi e lui sta che noi ci accontentiamo di vagheggiarla, la nostra utopia, lui, sentenze alla mano, la imponeva con la violenza. E ora che i filosofi, definitivamente in crisi di visibilità, ci ripropongono il vetusto elogio della violenza ma con sobrio trucco femminista (lo fa Luisa Muraro in un libro intitolato Dio è violent, perché è violento pure con la lingua italiana) ci piace restare al catechismo: Dio è buono. E la clandestinità di Battisti è solo un triste epilogo di una vita cattivi.

di Giordano Tedoldi

Coppie di fatto, perde il diritto alla casa il minore trasferito con la mamma

La Stampa

I figli minori delle coppie di fatto, se trasferiti altrove da uno dei genitori a causa degli scorretti comportamenti dell’altro, rischiano di perdere il diritto a reclamare di poter tornare a vivere nella casa familiare qualora vivano ormai da tempo in un altro contesto. Lo afferma la Cassazione (sentenza 9371/12).

Il caso

Una coppia di fatto va in crisi. Si conviveva nella casa dell’uomo, con una bambina piccola che subiva comportamenti scorretti da parte dal padre. Proprio per questa ragione la madre della piccola aveva deciso di andare via dal prestigioso appartamento del partner nel quale vivevano tutti e tre. La madre aveva avuto l’affidamento in esclusiva della bimba e il diritto a ricevere dal padre tremila euro ogni mese; il padre era tenuto a vedere la minore solo con il supporto degli assistenti sociali.

La donna aveva chiesto alla Corte d’appello l’assegnazione dell’appartamento dell’ex compagno nel quale il nucleo familiare viveva unito prima che lei si trovasse costretta ad abbandonarlo. La Corte d’appello aveva respinto la richiesta: «pur essendo lei la affidataria esclusiva, ormai, di fatto, la minore viveva lontana da quella abitazione da circa tre anni, un lasso di tempo che ha determinato nella minore l’adattamento ad altro ambiente di vita e ad altre abitudini». Decisione confermata dalla Suprema Corte che ha respinto il reclamo della madre della bimba e la richiesta del padre di ridurre l’assegno da versare per la figlia sostenendo che, in realtà, la sua ex compagna guadagnava più di lui.