martedì 5 giugno 2012

Terremoto: i satelliti italiani che misurano gli spostamenti del terreno

Corriere della sera

Con i radar a bordo dei quattro Cosmo-SkyMed, molto più accurati dei sistemi Gps


MILANO - Cosmo-SkyMed, con i suoi quattro satelliti radar, passerà sopra l’Emilia Romagna: i nuovi dati che rileverà ci faranno sapere tra pochi giorni con estrema precisione sotto quali Comuni passa la faglia, cioè il percorso della zona di rottura che ha causato i recenti terremoti, l’estensione dell’area colpita e di quanto si è deformata la superficie in quel punto. «Il nostro Paese è l’unico ad avere un simile sistema di osservazione che si avvale di onde radar elettromagnetiche inviate da apposite antenne poste sui satelliti che, rimbalzando sulla crosta terrestre, vengono recepite dai radar», spiega Stefano Salvi, dirigente tecnologo all’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). «Con una tecnica chiamata interferometria differenziale i ricercatori dell’Ingv e del Cnr-Irea potranno rielaborare la distanza di ogni punto della superficie terrestre dai satelliti, ottenere la distanza dei punti prima e dopo il sisma e misurare quindi in centimetri gli spostamenti del terreno».


VANTAGGI - Questi quattro «grandi occhi» che dall’orbita scrutano la nostra Penisola funzionano giorno e notte e in qualsiasi condizione atmosferica. Anche con il cielo coperto da nuvole riescono a darci in tempi brevissimi un quadro d’insieme della situazione, non rilevabile con le metodiche ottiche standard. «Permettono infatti di eseguire misure su aree molto grandi, dell’ordine di centinaia di chilometri quadrati e di ottenere una maggiore densità di punti rilevati che si tramuta in misure molto più precise di quelle ottenibili con il Gps installati su cento stazioni distanti l’una dall’altra 15 chilometri», precisa Stefano Salvi.
Gli spostamenti del terremoto del 20 maggio (da Irea-Cnr)Gli spostamenti del terremoto del 20 maggio (da Irea-Cnr)

DAI PUNTI AL MODELLO - Le informazioni radar ottenute consentono di studiare i movimenti co-sismici che rilasciano energia durante i terremoti, i movimenti lenti che accumulano energia nelle faglie (fasi intersismiche) e i movimenti post-sismici che possono durare mesi. Se ben mappati con modelli matematici, danno un indizio della disposizione del sottosuolo della zona colpita dal sisma. Il terremoto dell’Aquila aveva per esempio provocato un allontanamento dei margini della faglia e di conseguenza uno sprofondamento a forma di cucchiaio della piana su cui poggia la città. Nel caso del sisma emiliano del 20 maggio è avvenuto l’opposto: la faglia, essendo di tipo compressivo, ha provocato un sollevamento di circa 15 centimetri dell’Appenino sulla pianura Padana.
Le informazioni radar consentono anche di individuare la geometria della faglia, dove è dislocata, quali sono le sue caratteristiche di rottura e come si è propagata. Danno inoltre l’opportunità di riprodurre le deformazioni della crosta viste dal satellite e di costruire una mappa dello spostamento del suolo. «Il risultato è il cosiddetto interferogramma, cioè una mappa di deformazione espressa in cicli di colore. Ogni ciclo, o frangia, rappresenta uno spostamento del suolo di 1,5 centimetri in incremento o decremento rispetto a quella successiva», spiega Salvi. «Consente di effettuare un’analisi di ciò che è successo prima e dopo e di creare un modello del terremoto».

Manuela Campanelli
5 giugno 2012 | 15:08

Chiude Blockbuster Italia, l'annuncio ufficiale sul sito internet: «Grazie a tutti»

Corriere della sera

Dopo l'acquisizione dei punti vendita da parte della catena di parafarmacie «Essere Benessere», l'addio ufficiale





MILANO - Ne è stata annunciata la morte in più di qualche occasione, ora è ufficiale: Blockbuster Italia chiude i battenti. Ne dà notizia lo stesso sito internet della catena di videonoleggio: «L'avventura di Blockbuster Italia finisce qui. È stato per noi un piacere divertirvi o semplicemente tenervi compagnia in questi 18 anni».

LA STORIA - Era infatti il 1994 quando la società americana di acquisto e noleggio di dvd, arrivò in Italia (il ramo italiano era all'inizio al 60% della Standa di Silvio Berlusconi e 40% di Blockbuster). Era l'epoca di un'apertura di punto vendita a settimana, del «cinema a casa tua» per una tesserina plastificata che costava 10.000 lire. Poi arrivò la tv on demand fino allo streaming e il download. Una concorrenza che ha decretato la fine di un modello di business, la sconfitta dell'homevideo.

IN AMERICA - Una sconfitta partita dall'America e arrivata da tempo anche in Italia. Negli Stati Uniti Blockbuster è stata comprata per 320,6 milioni di dollari da Dish network, dopo che Netflix (noleggio di dvd e giochi via Internet) aveva ormai piegato il colosso del videonoleggio. «Mi è venuta l'idea di Netflix - ha spiegato il fondatore Reed Hastings - quando mi è capitato di essere in ritardo di sei settimane a restituire un film che avevo preso in affitto. Dovevo pagare una penale di 40 dollari e non volevo dirlo a mia moglie. Andando quel giorno in palestra, mi sono reso conto che quello era un miglior modello di business: potevi pagare 30-40 dollari al mese e andarci ad allenarti poco o tanto, a tuo piacere».

IN ITALIA - In Italia, nel giugno 2011 il braccio italiano di Blockbuster è stata posto in liquidazione volontaria, con il successivo concordato preventivo e l'acquisizione dei punti vendita da parte di «Essere Benessere», catena di parafarmacie.

Corinna De Cesare
corinnadecesare5 giugno 2012 | 15:38

Licenzia un dipendente, assumi una web agency

Corriere della sera

«Licenziare un dipendente per assumere un'intera web agency con tanto di grafica, web master, web designer conviene!»


L'annuncio sul web della KiRweb: «Licenzia un dipendente, assumi una web-agency»L'annuncio sul web della KiRweb: «Licenzia un dipendente, assumi una web-agency»

MILANO - L'affermazione-choc: «Licenzia un dipendente, assumi una web agency». La motivazione: «Che colpa abbiamo se costiamo meno di un dipendente? Ha presente quanto costa a un'azienda assumere un web master, un web designer, un seo. Noi ammortizziamo tutto proponendo un costo irrisorio e proponendo tutte queste figure contemporaneamente», dice senza remore Riccardo Pirrone, amministratore della KiRweb, agenzia romana specializzata nella creazione di siti internet e nella loro indicizzazione sui motori di ricerca. Assicura Pirrone che l'annuncio - pur ammettendo il cattivo gusto in un momento in cui l'occupazione è il problema numero uno - ha raggiunto l'effetto sperato: «Abbiamo avuto diverse manifestazioni d'interesse sui nostri servizi ed è quello che volevamo. Significa che la pubblicità-choc colpisce e crea subito immedesimazione».

LA CONSULENZA - A ben vedere è la definitiva conferma del trionfo della consulenza nel settore dei servizi. Meglio appaltare all'esterno che conservare internamente. Soprattutto è la testimonianza di un costo del lavoro che scoraggia le imprese a formare internamente figure professionali che invece possono essere trovate sul mercato a un costo infinitamente più basso. Con l'effetto (immediato) di una continua crescita di consulenti, piccoli imprenditori, professionisti a partita iva (o co-titolari di società per accomandita o a responsabilità limitata) che lavorano per conto delle aziende e scoraggiano a tutti gli effetti il lavoro dipendente.

I dettagli dell'offerta, la cui naturale pre-condizione sembrerebbe essere quella di "licenziare un dipendente" sono presto spiegati: un piano marketing, l'aggiornamento e lo sviluppo di siti-web, un migliore posizionamento sui motori di ricerca, campagne di digital marketing sui social network come Facebook e Twitter, l'implementazione di banner pubblicitari, la creazione di una mailing list per l'invio di newsletter. Costo totale? 350 euro al mese, una sorta di abbonamento.

Peccato che l'ipotesi iniziale - licenziare appunto una persona - abbia immediatamente sconcertato, tale da aver suscitato gli strali e l'indignazione di alcuni che su forum e blog hanno condiviso l'annuncio per evidenziarne la presunta immoralità. «Abbiamo subito provveduto a cancellare l'annuncio (in realtà l'inserzione è ancora in bella vista sul sito; ndr.) - dice Pirrone - ma la sostanza non cambia: costiamo meno di un dipendente». Non solo la retribuzione netta, ma anche il cuneo fiscale e contributivo che grava sulle aziende e che finisce spesso per decurtare al ribasso gli stipendi.

Fabio Savelli
@FabioSavelli5 giugno 2012 | 17:40

Il timore di credere alla scienza

Corriere della sera


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di Simone Fanti

L’ho letta una prima volta e ho gioito. L’ho letta una seconda volta e il sorriso si è un po’ spento sul mio viso. La terza lettura ha riaperto il cassetto dei dubbi che accompagnano la mia vita di paraplegico in attesa che una scoperta scientifica mi consenta di camminare. Di cosa sto parlando? Della notizia pubblicata su Science e riportata nella sezione Salute del Corriere.it dal titolo Tornare a camminare dopo una paralisi in cui si racconta come Grégoire Courtine, 37 enne ricercatore del laboratorio di Spinal cord repair al Swiss Federal Institute of Technology di Losanna, abbia condotto con successo diversi esperimenti dimostrando che è possibile la ripresa del movimento in topi, rimasti paralizzati dopo un grave trauma, grazie a un mix di farmaci e impulsi elettrici.

Immaginate l’effetto dirompente che una notizia come questa può generare nella mente di chi come me, un giorno sì e l’altro pure, spera di riacquistare quella parte del proprio corpo che il trauma ha lasciato semimorta e incontrollabile. L’articolo, seppur scritto con il massimo della prudenza – com’è doveroso che sia essendo un trial su topolini di laboratorio – non mi ha lasciato indifferente. Non avrebbe lasciato indifferente un malato oncologico o una persona con sclerosi multipla, se una scoperta scientifica avesse ventilato l’ipotesi di una rapida guarigione. La mia mente ha spiccato il volo verso quei desideri reconditi e forse infantili: la voglia di una corsa, le passeggiate in montagna, una semplice sgambettata mano nella mano con la mia compagna sulla battigia del mare…

Era inevitabile, ma undici anni di paraplegia sono tanti, abbastanza per raffreddare gli entusiasmi.
Quando un incidente mi spezzò la spina dorsale, quasi per autoconvincermi della guarigione prossima, avevo fissato in dieci anni il tempo in cui la scienza mi avrebbe rimesso in piedi. Riposi le speranze nelle prodigiose cellule staminali che sembrava potessero fare miracoli, ma rimasi deluso. Le staminali effettivamente davano benefici (stiamo sempre parlando di esperimenti sui ratti da laboratorio), ma questi miglioramenti poi si estinguevano in breve tempo a causa di rigetto del sistema immunitario o perché queste nuove cellule degeneravano in tumori. Anche se pian piano si sta venendo a capo di questi problemi, il percorso è ancora lungo.

Ricordo le voci di cure miracolose che spinsero alcuni tetraplegici a pensare di testare su se stessi le cellule staminali senza attendere che la scienza medica completasse il suo lavoro. Alcuni pensarono di provare vie alternative come quella proposta del medico cinese Huang di Pechino: un trapianto di cellule gliali olfattive embrionali da oltre 25 mila euro – che comprendeva anche agopuntura e massaggio cinese. Forse qualcuno poi l’ha veramente fatto, ma nessun giornale ha mai scritto di un tetraplegico che sia tornato a camminare.

Qualche mese fa mi accorsi che la data immaginaria che mi ero fissato per tornare a camminare era scaduta senza che la scienza medica mi avesse permesso di migliorare. E non fu un momento piacevole: mi sentii quasi come se avessi fallito un appuntamento fondamentale per la mia vita. Ma erano tutte mie fantasie, impalcature mentali fragili perché sostenute dalla speranza di tornare all’esistenza precedente all’incidente. Quasi fosse migliore. Poi guardai indietro e tirai le somme della mia esistenza: ero riuscito a costruirmi una vita soddisfacente. Sono un uomo fortunato: ho una compagna meravigliosa che supplice alle mie mancanze, lenisce i miei dolori e, cosa non meno importante, mi scuote vigorosamente quando il termometro dell’umore raggiunge i minimi. Una figlia adottiva che oramai non vede più la mia disabilità e che mi fa dannare come fanno tutte le adolescenti. E un lavoro che mi fa vivere dignitosamente.

Oggi però ho paura, nonostante la notizia di Losanna, di fissare un altro traguardo ed è per questo che il sorriso mi si è spento in volto. Non lo nego: lo studio di Grégoire Courtine che ha ottenuto la pubblicazione su giornali scientifici di primo piano – Science e Nature neuroscience – mi ha spinto a fantasticare una vita senza carrozzina, ma la paura di un’altra delusione è troppo forte. Quanti dubbi a cui solo la scienza potrà dare risposte: accanto al movimento tornerà anche la sensibilità? E quanto sarà intenso il dolore durante la deambulazione? E ancora: questo esperimento vale solo per le lesioni recenti o sono comprese quelle d’antan come la mia? Ma forse prima ancora di rispondere a queste domande la ricerca dovrà dimostrare che la via scelta è quella giusta.

Lo Stato non paga i danni per le trasfusioni infette "Pignorate Equitalia"

Quotidiano.net

Trento, lo chiede un avvocato per un totale di 250mila euro


Ai due pazienti che hanno contratto epatite C con trasfusioni è stato riconosciuto ma mai versato l'indennizzo. E uno di loro è morto nel 2009 fa a 45 anni

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TRENTO, 5 giugno 2012

La legge del contrappasso rischia di costare cara ad Equitalia, che di solito è molto sollecita nel richiedere i pagamenti dovuti da altri, ma che stavolta si vede pretendere pagamenti per vie legali. Succede a Trento, dove sono ben due le richieste di pignoramento contro Equitalia per un totale di quasi 250mila euro. In sostanza lo Stato non ha pagato gli indennizzi da danni da epatite C contratta con trasfusioni. I due casi riguardano un uomo che ha contratto la malattia 25 anni fa e nel frattempo è morto (e i parenti chiedono oltre 150.000 euro) e un anziano ancora in vita, al quale spettano 90mila euro di risarcimento, riportano i quotidiani locali.

Nel primo caso il riconoscimento dell’indennizzo venne ottenuto, ma il denaro non è mai arrivato: il poveretto è morto tre anni fa a soli 45 anni e ora sono i parenti a proseguire la sua battaglia.
Lo stesso è successo a un signore di 67 anni, che prosegue la sua battaglia contro l’epatite, come pure contro la patologia che l’aveva portato alle trasfusioni. Stesso iter, stessa approvazione del giudice a Trento per l’indennizzo. Ma anche niente denaro che arriva.

Le richieste di pignoramento ora sono al vaglio del giudice dell’esecuzione di Bolzano, dove ha sede Equitalia.

Processo Breivik,

Corriere della sera

il giudice gioca al solitario sul pc


Uno dei cinque giudici pizzicato dalle telecamere - Ernst Henning Eielsen, uno dei cinque giudici del processo al killer norvegese Anders Breivik è stato pizzicato mentre in aula, nel bel mezzo di un'udienza, gioca al solitario sul suo pc. Un portavoce del tribunale ha provato a difendere il 'giudice distratto' spiegando che "esistono diverse maniere di rimanere concentrati". Parole che non sono bastate a placare le polemiche. Breivik è sotto processo per l'uccisione di 77 persone negli attentati del 22 luglio del 2011 a Oslo e sull'isola di Utoya

Utilitaria, c'eravamo tanto motorizzati

La Stampa

Una storia della vettura che ha cambiato il costume e l'immaginario degli italiani nel Secolo breve


La 500 Giardiniera della Fiat (1960)

 

MASSIMILIANO PANARARI

Parlare di «utilitaria» è come dire l’autobiografia della nostra nazione. Lo dimostra, con dovizia di fonti e particolari, l’interessante libro L’Italia a quattro ruote (il Mulino, pp. 266, € 24), scritto dallo storico contemporaneista Daniele Marchesini, una storia della vettura utilitaria che permette di osservare i mutamenti del costume e i grandi tornanti di svolta nelle culture e negli stili di consumo di questo Paese. Tutto, giustappunto, filtrato attraverso i vetri di una Topolino, una 850, o, assai più recentemente, di una Panda, perché se il processo di motorizzazione privata di massa ha una sua cifra caratteristica in Italia, questa coincide proprio con l’egemonia dell’utilitaria – come testimonia anche, dal punto di vista linguistico, l’utilizzo da parte nostra di questo, che sarebbe un aggettivo, alla stregua di sostantivo tout court (cosa che non capita nelle altre lingue).

Il movimento manifestazione di progresso e la macchina espressione di vita rappresentano temi centrali della cultura italiana del Secolo breve (basti pensare al futurismo). Ma, con l’epopea dell’utilitaria, possiamo dire che la civiltà delle macchine cessa di essere utopia positivista per incarnarsi nella realtà, diventando una componente centrale (e trasversale) dell’immaginario degli italiani. Ad agevolare questo processo, naturalmente, ci pensa l’età dell’abbondanza garantita dal boom e dal miracolo economico, che inaugura nuove prospettive e accende desideri di consumo. Gli italiani tutti, borghesi e proletari, bruciano così di passione prima per gli scooter (la Vespa e la Lambretta), e poi, dopo la sfortunata stagione delle microvetture (come l’Isetta della fabbrica Iso di Bresso, troppo costosa per ottenere successo), per le quattro ruote, come la 1400, l’ammiraglia Fiat immessa nel mercato nel 1950.

Le diffidenze e le allergie culturali, infatti, paiono più localizzate ai piani alti, come dalle parti del sociologo dell’elitismo Vilfredo Pareto irritato, già alla metà degli Anni Dieci, da un certo macchinismo e «fondamentalismo motoristico». E, ancora, ai vertici della sinistra e del mondo cattolico che accomunavano l’auto agli altri status symbol della perdizione: un «paniere» che comprendeva blue-jeans, cinema, «nuova musica» e i flipper. Nella fase iniziale del dopoguerra, le masse lavoratrici sembravano piuttosto alle prese con il problema di paghe medie orarie che non consentivano di coronare adeguatamente il sogno consumistico. Nel ’57, infatti, come evidenziava la Doxa, solamente l’1% degli operai possedeva un’auto, a fronte del 66% che spasimava ardentemente per averla.

Una sorta di «svolta» (un’inversione a U, verrebbe da dire…), si compie con la 600, che spezza il fronte socialcomunista e cattolico del non expedit nei confronti dell’auto vettore di capitalismo e «corruzione morale», e appare maggiormente accettabile a parte della direzione del Pci e delle gerarchie ecclesiastiche. D’altronde, tale era la passione in seno al movimento operaio per l’auto, che, nel ’52, si produce l’araba fenice della «macchinetta Fiom», risposta «proletaria» e combattente all’azienda di Torino – e soprattutto virtuale, visto che si fermerà alla maquette di presentazione, realizzata senza organi meccanici.

È la civiltà dell’auto, nella quale il motore, sotto le sembianze dell’utilitaria, identifica un pilastro essenziale della cultura «pop». Non eravamo ai livelli degli Stati Uniti – dove, come annotava Marshall McLuhan in Gli strumenti del comunicare, per un giovane si rivelava molto più gratificante arrivare all’età della patente di guida piuttosto che a quella del voto – ma anche da noi l’automobilizzazione di massa rendeva il traguardo della patente assai significativo, una sorta di rito di iniziazione collettivo.
E la ragione risiedeva precisamente nell’auto «alla portata di tutti», con tutto ciò che si portava dietro in termini di immaginario – a partire dal «potenzialmente illimitato» orizzonte della libertà di circolazione e movimento, che pure doveva fare i conti, all’inizio, con infrastrutture parecchio carenti e con una modalità di guida selvaggia e assai poco «europea» (tanto che, nel solo anno 1954, riportava Quattroruote, si verificarono 126.232 incidenti). E un altro impulso fondamentale lo darà l’Autostrada del Sole, con i suoi autogrill, inusitati templi del consumo e del tempo libero.

L’utilitaria finisce così con l’occupare, davvero, i desideri di tutti quanti. Se dobbiamo pensare a una delle manifestazioni più anticipatrici della in seguito imprescindibile «targetizzazione» dei consumatori, si tratta proprio della vendita di utilitarie, su cui si fa le ossa la Direzione stampa e propaganda della Fiat. Così, se la 600 si identificava con la vettura familiare per eccellenza (pubblicizzata da persone impeccabilmente e seriosamente abbigliate), la 500 si rivolgeva ai giovani, perché meno compassata, ma diveniva anche – grazie al lavoro promozionale e di marketing – un’auto «docile» e meno «impegnativa», destinata alle signore e donne di casa quale seconda macchina.

E anche l’utilitaria, prodotto, va da sé, alquanto standard, diventerà oggetto di quel fenomeno di personalizzazione dell’automobile che ne farà, col passare del tempo, un’ulteriore protesi dell’io e dei processi, sempre più marcati, di individualizzazione degli italiani.

Locomotiva a vapore abbandonata la storica 835 da 25 anni sui binari

Il Mattino

di Pasquale Sorrentino

POLLA. Da venticinque anni sui binari della stazione di Polla è parcheggiata una locomotiva, la storica 835. Si tratta di un treno a vapore del reparto ferroviario italiano la cui produzione iniziò agli albori del Novecento. E proprio perché storica, dopo un ultimo viaggio tra Polla e Atena Lucana (trainata da un mezzo diesel) avvenuto proprio nel 1987, doveva essere trasformata in un monumento all’interno dell’atrio di una scuola pollese.

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Il progetto, almeno stando a quanto raccontano le cronache dell’epoca, prevedeva il trasferimento del mezzo dalla stazione alla scuola per la creazione di un monumento che confermasse l’importanza del trasporto ferroviario. Ma proprio in quel periodo il tratto ferroviario Sicignano-Lagonegro veniva chiuso per delle riparazioni temporanee e, come ormai è risaputo, non fu mai più riaperto, nonostante progetti e promesse, soprattutto elettorali. La locomotiva quindi è rimasta sul binario della stazione di Polla, abbandonata a se stessa e alle mercé di intemperie e vandali.

Dopo 25 anni il mezzo, danneggiato in modo quasi irreparabile, è ancora parcheggiato senza alcuna cura sul binario morto della stazione di Polla. Nell’ultimo periodo le Ferrovie dello Stato hanno effettuato un censimento per valutare quanti mezzi sono «parcheggiati» nelle varie stazioni di tutta Italia. È stata segnalata, naturalmente, anche la presenza della vecchia 835 (un pezzo raro). Un imput per non lasciare decadere ancor di più la storica locomotiva?

Da diverso tempo anche i cittadini di Polla chiedono una sistemazione più consona della locomotiva che nel frattempo è diventata un monumento, sì ma al treno che non c’è da 25 anni. In stato di abbandono anche gli uffici della stazione. Questi sono in comodato d’uso del Comune di Polla e dopo aver ospitato per diversi anni un’associazione agroalimentare sono vuoti da diversi anni. Diversi i progetti in cantiere, tra questi anche quello di trasferirvi la sede della Pro Loco. Fu bocciata invece l’idea di aprirvi un museo.

Martedì 05 Giugno 2012 - 11:56

Profezia Maya, anticipata a oggi la fine del mondo?

Corriere della sera

La fine del mondo sarebbe ormai vicinissima, anticipata rispetto al fatidico 21 dicembre 2012 profetizzato, secondo qualcuno, dai Maya. Ad accelerare il tutto, dicono i sostenitori della teoria della imminente fine del mondo, sarebbe il passaggio di Venere tra il Sole e la Terra, che avverrà la notte tra il 5 e 6 giugno. Un allineamento portatore di eventi nefasti secondo alcuni e che si ripeterà solo tra altri 105 anni, nel 2117. Su Twitter in molti fanno ironia e gli hashtag #finedelmondo e #mayarrendersi sono i più gettonati.

Quello che le donne cinesi non dicono

Corriere della sera

Lo scrittore Su Tong: quote rosa per nascondere discriminazione sessuale di Marco Del Corona

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La Cina non è femmina. La Cina è maschio, e tale resterà. «Lungo la costa orientale, nel Sud, nelle aree sviluppate, le donne non sono poi così diverse da quelle occidentali. Ma nell’entroterra profondo le cinesi restano le macchine da parto che sono sempre state». Legge del figlio unico o meno, deroghe incluse (e ce ne sono parecchie), nulla è cambiato. «L’antropologia femminile rispecchia la geografia della Cina». Su Tong ha saputo costruirsi la fama di autore capace di insinuare la propria scrittura nell’animo delle donne, accreditandosi come narratore «femminile».

Cipria, Vite di donne e soprattutto Mogli e concubine, trasformato in un film gelido e feroce da un magistrale Zhang Yimou che oggi non è più così esatto, hanno una cifra che tuttavia non appanna lo sguardo di Su. La seconda economia del mondo continua a restare un Paese per uomini: «È impensabile — dice alla “Lettura” —una leader femminile, in Cina. In Germania c’è Angela Merkel, in Brasile Dilma Rousseff. Da noi le donne sono soltanto una quota. Niente illusioni».

Non sarà al prossimo cambio di leadership e neppure al giro dopo che la Cina avvierà la sua rivoluzione di genere. «Non riesco a immaginare quando possa emergere una donna che segni una svolta». In vista del prossimo Politburo è stato fatto il nome di Liu Yandong, la donna più alta in grado nella gerarchia comunista, di cui qualcuno ipotizza l’ingresso nel comitato permanente. «Anche lei è una quota rosa. Nelle città, fra sette o otto vicesindaci c’è sempre una donna messa lì per non dare l’impressione che la discriminazione sessuale esista. Ma sulla scena della politica non siamo in grado di capire chi valga: mancano gli strumenti per farsi un’idea in questo campo. Non sappiamo giudicare il merito delle donne in politica, mentre invece ormai con cantanti e attrici siamo capaci. Ci vorrà tempo».

Su Tong, 48 anni e una figlia a Toronto, tiene la politica a distanza. La sua casa lo conferma: una villa in un compound costosissimo alla periferia di Nanchino, tutto vialetti in saliscendi, praticelli ben tosati e piante neanche fossero curate da acconciatori, una specie di sobborgo borghese statunitense ricreato in vitro. Su segue il tennis, «uno sport più lento rispetto al calcio», ma amava il football al punto da ricordare una spedizione «a San Siro con i miei amici scrittori Mo Yan, Yu Hua e Wang Shuo a vedere un Milan-Atalanta. Era il 1999».

Non lo scuote neppure la storia di Gu Kailai, moglie dell’alto dirigente comunista Bo Xilai caduto in disgrazia, accusata di aver fatto uccidere un businessman britannico molto intimo. «La storia è piena di donne rovinate. Di Bovary e affini. Ma gli scrittori hanno bisogno di metabolizzare le vicende della politica. Questa di Gu non è una vicenda su cui io scriverò. Lavoro a storie che solo io posso scrivere. E qui non è così. Però è un gran film. Mi colpisce che i cinesi ignorino la vita privata dei politici. Non sanno giudicarli. Bisogna essere capaci di filtrare le informazioni, di interpretarle. Non mi interessano i funzionari né sono invidioso di chi sta al potere: sono invidioso di chi scrive meglio di me.

Naturalmente non è che si possa starsene completamente fuori, dalla politica. Ma qual è il tuo diritto di commentare? Il vantaggio di stare a Nanchino è che è lontana sia da Pechino, quindi dalla politica, sia da Shanghai, quindi dal materialismo. Una vita distaccata. Il mio piccolo mondo».
Su Tong non è iscritto al Partito comunista, «e nemmeno a uno degli otto partiti democratici»; è vicepresidente dell’Associazione degli scrittori. A che serve? «A nulla». La moglie corregge sorridendo: «Falso. Paga uno stipendio, fornisce la copertura sanitaria, qualche volta ci dà un autista». In autunno il Partito comunista rinnoverà la leadership.

«Ogni tot di anni c’è un congresso. Una ripetizione. Il futuro? Non sono né ottimista né pessimista. I cinesi hanno una gran capacità di sopportare, chiedono pochissimo ai governanti. Una casa, un lavoro, un’auto. Vola l’economia, immobile la politica. Ma l’Occidente dev’essere paziente come siamo pazienti noi. Io stesso lo sono». Ubbidiente, si definiva in una nota autobiografica di vent’anni fa: «Lo sono ancora». Censurato? «Solo per una scena di sesso che poi hanno tolto da Riso».

Un autore cresciuto abbeverandosi al Sogno della camera rossa, al Jing Ping Mei, ai classici cinesi,ma conoscitore anche di Tolstoj e Flaubert, Kafka e Faulkner, e del nostro Italo Calvino, si stupisce di come accada in Cina «una cosa bizzarra» (dice così). «Tanti buoni libri hanno saputo descrivere i cambiamenti nelle campagne. Ma una visione d’insieme delle città non esiste. Molto strano. Manca un affresco sociale alla Guerra e pace della Cina urbana contemporanea, una Commedia umana alla Balzac. Vorrei provarci io, collegando i destini dei personaggi ai cambiamenti del Paese. Come nel libro che completerò in estate.

Si svolge dalla fine degli anni Ottanta al 2000: tre personaggi legati da uno stupro, la ragazza vittima, il colpevole che vive libero e impunito, un innocente chiuso in galera per dieci anni, che uscendo trova una Cina trasformata. Diviso in tre parti, racconta la storia da tre punti di vista». Freddo con la tecnologia («non che non mi piaccia, ma non capisco perché la gente impazzisca per Weibo», il Twitter cinese), a Su non restano che le donne. Che, nei suoi libri, sono capaci di ogni efferatezza: «Non mi eramai piaciuto come le donne venivano descritte nei libri. Prevalevano i protagonisti maschili perché gli scrittori ignoravano come fossero le donne.

Io cerco di scoprire le loro debolezze perché le considero persone maiuscole, e per dare alle donne l’uguaglianza che spetta loro, parto dal contrario, dai difetti, dalle debolezze. Ne hanno come gli uomini. E sotto la mia penna sono tutti uguali».

http://leviedellasia.corriere.it
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Marco Del Corona

Venere, la passeggiata sul Sole e la profezia Maya. Pronti stanotte all'evento del secolo

Il Mattino

ROMA - Conto alla rovescia per il transito di Venere: il pianeta Venere fra la mezzanotte e l'alba di domani 6 giugno transiterà davanti al disco della nostra stella. Un evento astronomico imperdibile visto che il prossimo transito di Venere avverrà tra 105 anni, l'11 dicembre del 2117. Il pianeta più lucente si allineerà con Sole e Terra. E la vedremo camminare sul Sole, per una volta simile ad un punto di buio invece che ad una stella.

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L'occasione non poteva che stuzzicare la fantasia dei fanatici della profezia Maya, quella che vuole la fine del mondo fissata al 21 dicembre (meglio non prendere impegni). L'allineamento, si legge in giro per il web, potrebbe anticiparla. Visti i tempi del transito lo scopriremo presto. Prima di domani mattina all'alba. Preparare un abito adatto. Più che un abito occorrono lenti filtranti adatte. Guardare il Sole direttamente danneggia la vista: non fidatevi delle lenti affumicate a casa, consigliatevi con un ottico e godetevi l'evento astronomico del secolo.

Il transito di Venere, oltre a essere un vero e proprio spettacolo astronomico perchè il pianeta apparirà come una sorta di neo in movimento sulla superficie del sole, sarà anche un'occasione unica per studiare l'atmosfera del pianeta e per affinare le tecniche utilizzate per studiare e scoprire i pianeti extrasolari: molti, infatti, sono stati scoperti con questa tecnica e ci rivelano che l'universo è pieno di pianeti abitabili e, forse, abitati.



Il transito, dunque, sarà monitorato da Terra e dallo spazio. Una spedizione di astronomi guidata dall'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), per esempio, osserverà il transito dalle Isole Svalbard, oltre il circolo polare artico. Fra gli strumenti che dallo spazio osserveranno Venere mentre eclissa il Sole vi saranno le sonde dell'Agenzia spaziale europea (Esa), Venus express e Proba-2, l'osservatorio solare Soho di Esa e Nasa, il telescopio Hubble gestito da Nasa ed Esa e la missione internazionale Hinode.

In Italia il passaggio sarà visibile nella parte finale e sono favorite, spiega l'Unione Astrofili Italiani (Uai), le località ad Est. Per l'occasione l'Inaf ha organizzato per il pubblico osservazioni dal vivo a Padova, a Palermo a Bologna e a Catania.

Martedì 05 Giugno 2012 - 12:32    Ultimo aggiornamento: 13:13

La rottura della faglia e le scosse Perché si stanno spostando a ovest?

Corriere della sera


1 I picchi più intensi dei terremoti che hanno colpito la pianura Padana si sono mossi nel tempo, non hanno cioè colpito sempre lo stesso luogo. Dove si sono scatenati?
I geofisici scrutano con attenzione i punti in cui la terra trema più violentemente perché rappresentano dei punti di riferimento attorno ai quali costruire delle spiegazioni su quello che succede nel sottosuolo. Si tratta di un'arte complicata dal fatto che non sono note in dettaglio le caratteristiche sotterranee e, soprattutto, come il suolo stia reagendo dopo la scossa violenta (5.9 della scala Richter) del 20 maggio scorso, preceduta nella stessa area qualche ora prima da un sisma della magnitudo di 4,1.

L'ipocentro era a 6,3 chilometri di profondità tra le provincie di Modena (Finale Emilia), di Ferrara, Rovigo e Mantova. Immediatamente dopo venivano rilevati un paio di picchi (il maggiore 5.1 della scala Richter) che colpivano invece leggermente più ad est. Ma a segnare l'andamento in maniera più marcata e nella direzione opposta, cioè verso ovest, era il grappolo di terremoti del 29 maggio (5.8 della scala Richter, il primo) seguito rapidamente da altri due con valori intorno ai cinque gradi (5.3 il massimo). Questa è stata la giornata con il maggior numero di picchi massimi scatenati tutti nella mattinata. L'evento allargava il fronte del sisma di una decina di chilometri raggiungendo così i cinquanta chilometri. Il terzo atto si registra il 3 giugno (con 5.1 della scala Richter). E si manifesta nella stessa area del precedente del 29 maggio, quindi sempre in direzione ovest.

2 A questo punto si può pensare che, se ci saranno altre scosse, continueranno sempre verso occidente?
Naturalmente non si può sapere perché è impossibile predire quando, come e dove si manifestino. Si può per il momento tracciare un andamento che servirà poi, una volta il fenomeno sia ritenuto concluso, a descrivere il suo svolgimento e tracciarne la storia. La migrazione dei picchi, cioè il loro andamento, è interessante per ipotizzare ciò che accade.

3 Ma perché questo modo di procedere?
La prima scossa, la più violenta, è quella che ha segnato l'evento. Tutte le altre che si stanno succedendo sono ritenute la coda del colpo più intenso. E rientrano in un quadro conosciuto e ipotizzabile.

4 Qual è il meccanismo che provoca la successione degli eventi nel tempo?
Tutto avviene in una fascia di sottosuolo tra i dieci e i quindici chilometri di profondità. L'energia che si era accumulata in centinaia di anni, ad un certo punto si è scaricata il 20 maggio causando il primo sisma. Ma quel giorno il livello della sua intensità non aveva evidentemente liberato tutta l'energia generata dalla spinta degli Appennini verso le Alpi. Anzi se ciò fosse accaduto si sarebbe verificato un terremoto ben più forte dei 5.9 gradi di magnitudo con effetti ancora più disastrosi per l'ambiente e soprattutto per la popolazione.

5 Da quel momento massimo la rimanente energia dove è finita?
Continua ad uscire con gli eventi che vengono registrati in grande numero. La quantità totale deve essere stata consistente se riesce a farsi sentire periodicamente con livelli che superano i cinque gradi oltre alla intensa sequenza di piccole scosse.

6 Ma, in pratica, che cosa sta succedendo nel sottosuolo?
Tutta l'area caricata nel tempo si sta rompendo in piccoli pezzi lungo una linea di faglia est-ovest continuando un processo innescato il 20 maggio con la rottura più rilevante. Il punto è che il tipo di frammentazione delle strutture sotterranee dipende dalla distribuzione delle caratteristiche geologiche che i geologi non conoscono e non possono certo immaginare a tavolino.

7 Quindi il fenomeno potrebbe proseguire a lungo?
Questo non è possibile dirlo anche per un altro motivo. Oltre alla quantità di energia che entra in gioco e deve sfuggire, interviene un fenomeno di influenza nella sequenza delle fratture che è oltremodo eterogeneo e va a complicare ulteriormente le cose e, insieme, la loro spiegazione.

8 Come è possibile tenere sotto controllo una situazione così diffusa e complessa?
L'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) segue gli eventi avvalendosi della «Rete accelerometrica nazionale-Ran» distribuita in tutte le regioni della Penisola. Nel 1997 era gestita dall'Enel e disponeva di 237 stazioni analogiche. Oggi invece è controllata dal Servizio di monitoraggio sismico del territorio della Protezione Civile e, dopo aver iniziato nel 2007 la conversione della tecnologia, adesso è formata da 464 stazioni digitali che convogliano i dati al centro di acquisizione Ran di Roma.

Tutti gli strumenti misurano le accelerazioni del suolo. Dopo il primo sisma nella Val Padana sono state installate altre stazioni mobili per aumentare il dettaglio nel controllo del fenomeno. Nell'occasione sono scesi anche i geofisici francesi con i loro apparati per cui, complessivamente, si sono aggiunti oltre una trentina di nuovi rilevatori.

twitter@giovannicaprara
(Le risposte sono state redatte con la collaborazione di Massimo Cocco dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia).
Giovanni Caprara5 giugno 2012 | 9:34


Il grafico

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Una nuova forte, interminabile scossa intorno alle 21,20 di domenica sera, potenza 5.1 della scala Richter con epicentro a Novi di Modena, un po' più a nord ovest rispetto alle due scosse del 20 e 29 maggio. Questa volta almeno però non si registrano morti e feriti, solo malori di quanti, soprattutto anzini, non reggono lo stress di allarmi continui. I crolli, quelli sì, ci sono stati. Ridotta definitivamente in macerie la torre dell'orologio di Novi che era già stata semidistrutta dal sisma del 29 maggio.Altri crolli si sono verificati anche nelle zone di Finale Emilia e San Possidonio. La scossa delle 21.20 è stata sentita nitida a Mantova e anche a Bologna, a Milano, in Veneto, in tutto il nord est. Oggi scuole chiuse nei comuni di Modena, Sassuolo, Maranello e Fiorano.





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29 maggio 2012 (modifica il 31 maggio 2012)