sabato 2 giugno 2012

Al Vittoriano Napolitano apre il 2 Giugno «Cerimonia sobria ed essenziale»

Corriere della sera

Ultima celebrazione della festa della Repubblica per il presidente. Omaggio al Milite Ignoto. Poi la parata in via dei Fori Imperiali. Minuto di silenzio e applausi della gente

ROMA - Cappellino bianco e occhiali da sole per proteggersi dal sole. A piedi fino all'altare della Patria dove depone una corona di alloro in memoria dei caduti. Inizia così il 2 Giugno del presidente Giorgio Napolitano che celebra a Roma la Festa della Repubblica, la numero 66, la sua ultima da capo dello Stato. Molti applausi lo accolgono al suo passaggio, sia al suo arrivo, sia quando sulla Lancia presidenziale con la cappotte aperta, lascia piazza Venezia per fare ritorno al Quirinale. Molte le persone affollate (ma meno degli altri anni) dietro le transenne in una Roma assolata e per il resto deserta. (Guarda lo schema della parata)

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LA PARATA - L'Inno di Mameli dà il via alla Parata delle forze armate su via dei Fori Imperiali. Poi c'è il minuto di silenzio. È l'omaggio voluto dal presidente per le vittime del sisma in Emilia e gli emiliani ancora martellati da decine e decine di scosse di terremoto ogni giorno. È a loro che Napolitano rivolge il proprio pensiero in questa giornata di festa, da molti negli ultimi giorni contestata, che il capo dello Stato ha fortemente voluto per dare un «segnale di coesione nazionale», anche se in tono più sobrio (e di durata inferiore) per rispettare i morti del sisma. Vicino alla tribuna d'onore sono stati esposti i gonfaloni delle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romana e delle province di Bologna, Ferrara, Mantova, Modena, Reggio Emilia e Rovigo.


STOP ALLE FRECCE E ALLA MUSICA - In via dei Fori Imperiali, non sfilano i sistemi d'arma e i cavalli, tutti i militari vanno a piedi. E non ci sono fanfare, né musica di alcun tipo, ma solo il rullare dei tamburi. E non c'è il passaggio finale delle Frecce tricolori. Musica si sente all'arrivo dei Bersaglieri che con la loro fanfara rallegrano la parata. Ma anche loro, al momento del passaggio davanti al presidente della Repubblica interrompono la musica limitandosi a sfilare di corsa davanti alla tribuna d'onore.

La parata del 2 Giugno ai Fori Imperiali La parata del 2 Giugno ai Fori Imperiali La parata del 2 Giugno ai Fori Imperiali La parata del 2 Giugno ai Fori Imperiali La parata del 2 Giugno ai Fori Imperiali La parata del 2 Giugno ai Fori Imperiali


«SOLENNITA' E ESSENZIALITA'» - E a fine parata, il presidente Napolitano ha inviato un messaggio al ministro della Difesa di Paola per commentare la cerimonia: ««Al termine della tradizionale Rivista militare, svoltasi anche quest'anno con grande affettuosa partecipazione della cittadinanza, le esprimo il mio compiacimento per il perfetto svolgimento della manifestazione. Ho molto apprezzato come, senza nulla togliere alla solennità della celebrazione, ella abbia saputo conferire all'evento i toni di sobrietà ed essenzialità che si impongono nel difficile periodo che sta attraversando il Paese colpito in questi giorni da accadimenti sconvolgenti e gravi perdite di vite umane. L'impeccabile assetto formale, la determinazione e la percepibile motivazione dei giovani militari e civili che hanno sfilato rispecchiano la dedizione e la professionalità che quotidianamente essi pongono al servizio del Paese e della comunità internazionale. Voglia, signor Ministro, far pervenire il mio più sentito apprezzamento a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell'evento».

APPLAUSO AI MARO' - Omaggio della parata militare anche ai due marò trattenuti in India con l'accusa di aver ucciso due pescatori. Al passaggio del contingente della Marina militare, i nomi di Massimiliano La Torre e Salvatore Girone - scanditi dallo speaker - sono stati accolti da un lungo applauso.

AUTORITA' - Ad attendere Napolitano al Vittoriano, tra gli altri, il presidente del Consiglio Mario Monti, i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani ed il presidente della Corte Costituzionale, Alfonso Quaranta. Il presidente della Repubblica, accompagnato dal ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola e dal capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Biagio Abrate, ha deposto una corona di alloro al sacello del Milite ignoto. Tutti poi saranno sul palco delle autorità montato in via dei Fori Imperiali: da qui assistono alla sfilata.

ALEMANNO ASSENTE - Non è presente invece il sindaco della Capitale Gianni Alemanno, di solito sempre in prima fila in queste occasioni. Nei giorni scorsi si era detto favorevole all'annullamento della Parata in segno di lutto per le vittime del sisma in Emilia. E sabato mattina non si è presentato in tribuna d'onore. Al suo posto, il presidente dell'assemblea capitolina Marco Pomarici. Presenti, invece, sia la presidente della Regione Lazio Renata Polverini che il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti.

MINISTRO CANCELLIERI - «L'importante è che la cerimonia sia molto sobria e piena di significati: e i significati, qui, ci sono tutti». È quanto sottolinea il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri, anche lei in via dei Fori Imperiali. «Il 2 giugno è una giornata molto bella, in cui festeggiamo la Repubblica e le sue radici -osserva la titolare del Viminale- dobbiamo sentirci tutti uniti, vicino alla Repubblica». Questa celebrazione «è un segno di riconoscimento, per quanti operano in Italia e all'estero e portano in alto il nome del nostro Paese».

IL MESSAGGIO - In mattinata Napolitano ha inviato un messaggio alle forze armate. «Un riconoscimento particolarmente sentito va ai reparti intervenuti con la Protezione Civile in soccorso dei cittadini emiliani che un disastroso terremoto ha, in questi giorni, così duramente e dolorosamente colpito. Con il loro impegno essi testimoniano ancora una volta la totale dedizione delle Forze Armate alla nostra Italia ed alla sua gente di cui sono nobile espressione. Quei reparti saranno oggi virtualmente al fianco delle unità che sfileranno in Roma» scrive Giorgio Napolitano nel messaggio inviato al Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Biagio Abrate.

LA CONTESTAZIONE - Bloccato sul nascere un flash mob organizzato dal gruppo «Voci del deserto» vicino al Colosseo. Uno dei partecipanti indossava un cartello stile uomo sandwich per contestare la parata. Ma le forze dell'ordine hanno fermato lui e gli altri identificandoli e impedendo quindi la protesta.

Redazione Roma Online2 giugno 2012 | 17:23


Fanfare mute alla parata del 2 Giugno. E tutti andranno a piedi

Ecco come sarà la sfilata: settori ridotti da 6 a 3 e minuto di silenzio per le vittime del sisma. Durata ridotta: 50 minuti

Corriere della sera

ROMA - Il presidente Napolitano ha insistito perché la parata militare ai Fori Imperiali si svolgesse regolarmente, nonostante i disastri dell'Emilia Romagna. Ma sarà una sfilata in tono minore, «sobria», come lui l'ha definita. Ben diversa da quella dell'anno scorso che coincideva con i 150 dell'Unità d'Italia, occasione per la quale arrivarono capi di Stato e di governo di 81 Paesi, fra cui il vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden e il leader afghano Karzai. (Guarda il grafico)

Napolitano ha voluto mantenere la celebrazione della Festa della Repubblica per offrire al Paese un senso di normalità, ma anche perché questo sarà il suo ultimo 2 Giugno da capo dello Stato. Al Quirinale controllano ogni dettaglio della sfilata. Apportano continue modifiche. Lo schema che qui presentiamo corrisponde all'ultima versione approvata, ma oggi potrebbe subire qualche altra piccola variazione.

In segno di rispetto per la gente dell'Emilia Romagna, dopo gli onori al presidente della Repubblica, sarà osservato un minuto di silenzio. Non solo. La musica di bande e fanfare e i canti militari si interromperanno durante il passaggio davanti al palco presidenziale. Farà eccezione la brigata Sassari che potrà continuare senza interruzione il canto del suo inno, che parla di orgoglio e di dolore.

Rispetto a come i capi militari avevano concepito la parata nelle scorse settimane, sono stati eliminati tutti i mezzi e si è rinunciato al passaggio della pattuglia acrobatica dell'Aeronautica e alla sua scia tricolore. Dei sei settori in cui la manifestazione si articolava ne sono rimasti tre. Il primo contempla la partecipazione di Accademie e scuole militari, il passaggio di bandiere e gonfaloni, in particolare i vessilli dell'Unione Europea, dell'Onu e della Nato.

Nel secondo settore troviamo i reparti operativi, alpini, paracadutisti, lagunari, reggimento San Marco, carabinieri del Tuscania. E infine il terzo settore è dedicato a vari corpi, granatieri di Sardegna, Capitanerie di porto, Croce rossa, Polizia, fanfare e bande, Corpo forestale, Servizio civile. In chiusura, un reparto dei vigili urbani della capitale.

Invece degli usuali 80 minuti, la cerimonia durerà 50 minuti. Per la prima volta, sfileranno a piedi i rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d'arma. Ma in apertura, come omaggio alle donne che indossano la divisa, subito dietro la banda dei Carabinieri, si metteranno in mostra due suonatrici, una col clarino, l'altra col sassofono.

Cancellata per vari anni, la parata del 2 Giugno fu ripristinata nel 2000 per volere del presidente Ciampi. E da allora si svolge regolarmente per celebrare l'anniversario della Repubblica, che quest'anno compie 66 anni.

Marco Nese
1 giugno 2012 (modifica il 2 giugno 2012)


Auto blu nascoste, pochi leader politici. Sul Colle il ricevimento della sobrietà

L'evento ai giardini del Quirinale. L'ironia del ministro Giarda: bisognava tassare gli invitati. Il presidente: difficile controllare l'evasione

Corriere della sera


ROMA - Gli abbracci. Giorgio Napolitano, verso il tramonto, stringe e bacia Gaia Servadio, giornalista e scrittrice, amica da una vita. Altro abbraccio tra il ministro del Lavoro Elsa Fornero (tailleur pantalone grigio scuro e camicia bianca) e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà. Bis di Catricalà con Pier Ferdinando Casini, che tiene per mano Azzurra Caltagirone. Di nuovo un abbraccio, questo imprevedibile, tra Mario Monti e una truccatissima Donatella Versace: ma pochi secondi dopo il presidente del Consiglio chiacchiera a lungo, e qui l'affetto è evidente, con Maria Alessandra dalla Torre Baffi, vedova del mitico Paolo.

Questo ricevimento al Quirinale per la Festa della Repubblica 2012 non è solo sobrio. È soprattutto low profile . Niente bande, solo l'inno nazionale. Auto blu discretamente non parcheggiate in piazza del Quirinale per evitare sfilate di vip. Il catering dell'associazione Libera di Don Ciotti (ringraziato dal presidente) con prodotti delle terre confiscate dalla criminalità ridotto al minimo, miniassaggi da finger food , cibo da tenere con le dita, e niente piatti (però eccellenti vini bianchi).

Il biglietto consegnato all'entrata che invita a «offrire un contributo in favore delle popolazioni colpite dal terremoto» sul conto del segretariato generale del Quirinale. C'è spazio per uno scambio di battute tra Napolitano e il ministro per i Rapporti col Parlamento, Piero Giarda. Il ministro, che aveva proposto (scherzando?) di far pagare mille euro a invitato all'ingresso: «Presidente, io glielo avevo detto che bisognava tassare gli invitati...» Napolitano: «Ma qui è difficile controllare l'evasione...». Clio Napolitano, ridendo: «Ora non si possono più chiedere tutti i soldi in contanti»

Low profile anche il parterre politico in senso partitico classico, al netto del governo tecnico. Niente Silvio Berlusconi. Niente Pier Luigi Bersani. Ovviamente niente Antonio Di Pietro. Davanti alla Coffe House del 1741 sedie in vimini anni Cinquanta. Giorgio Napolitano, sua moglie Clio in blu elettrico, Gianfranco Fini, Renato Schifani. Anche Paola Severino è in blu quasi notte, la giacca richiama uno smoking. C'è la Primissima Repubblica (Gerardo Bianco), il glorioso Vaticano d'un tempo (il cardinale Achille Silvestrini, classe 1923), l'aristocrazia romana (la principessa Maria Camilla Pallavicini e suo figlio Moroello Diaz della Vittoria), la moda (l'ormai marmorizzato Renato Balestra, Lella Curiel). E poi, in una variegata insalata della società italiana, l'architetto Vittorio Gregotti, il linguista Tullio de Mauro, Stefano Rodotà, Lucio Villari, Fabrizio Cicchitto e Walter Veltroni con la figlia Martina, Mariapia Garavaglia con spilla tricolore in oro («regalo di mio marito»), Francesco Rutelli con Barbara Palombelli, lì c'è il regista Mario Martone, più in là il Martone sottosegretario, Michel.

Ecco Valentino Parlato, con lui Napolitano è molto affettuoso, così come lo è con Gianni Bisiach, un capitolo di storia Rai. Lunga lista di cineasti, artisti e attori: Paolo Baratta, Giuliano Montaldo, Carla Fracci, Giorgio Albertazzi con Borsalino blu, Lino Banfi, Paolo Villaggio in caffettano, Milena Vukotic, il ticket matrimoniale Bassanini-Lanzillotta. L'ultima chiacchierata di Napolitano, fitta, è con Massimo D'Alema e Fabrizio Barca. Il presidente si ritira.

I bambini possono finalmente giocare con i corazzieri. Pioggia di sassolini. L'alta uniforme si rilassa, si muove. Una risata. Una foto. Gran materiale per ricordi indelebili, da adulti.

Paolo Conti
2 giugno 2012 | 10:59



Frecce Tricolori sul mare di Ostia. Rabbia e polemiche: Air Show inopportuno

La tre giorni dell'evento sul litorale: festa per le forze armate. Previsto un milione di persone. Sel, Verdi e Idv: andava sospeso in segno di lutto per le vittime del terremoto

Corriere della sera

OSTIA - Evento inopportuno o manifestazione di richiamo per Ostia? Il “Roma International Air Show” avvia i motori tra le polemiche. La seconda edizione della parata sopra il mare del litorale capitolino, già promossa nel maggio 2009, prende il via in queste ore, ma è già oggetto di aspre critiche. Tre giorni di in cui spiccherà l’attesa esibizione delle Frecce Tricolori, ma che colorerà i cieli di Ostia anche con gli stormi di team internazionali, dalle Red Arrows alla Patrouille de France, dalle spagnole Patrulla Aguila e Patrulla Aspa, al Blue Impulse, l’olandese Team 60 e i Falcons della Royal Jordanian. Una festa ideata anche per celebrare le forze armate, con velivoli della Marina Militare, della Guardia di Finanza, del Corpo Forestale dello Stato, i Canadair della Protezione Civile e il Reparto Sperimentale Volo di Pratica di Mare. Venerdì e sabato sono previsti i primi passaggi degli aerei, domenica dalle 13 alle 17 la parata principale che si potrà ammirare dal lungomare di Ostia.

UN MILIONE DI PRESENZE - «Quello che sta per iniziare è un evento di grande prestigio e di grande mobilitazione, sono attese tra le 800mila e il milione di persone. – sottolinea l’assessore ai lavori pubblici con delega alla sicurezza del XIII Municipio, Amerigo Olive - Invitiamo il pubblico a usufruire del mezzo pubblico, così da non intasare con le auto private l’intero Litorale romano». La Polizia Locale di Roma Capitale metterà in campo tutti i sui uomini, oltre 150, per gestire l’evento. La kermesse aeronautica è promossa dall’Aeroclub “Volere e Volare”, con l’organizzazione tecnica di ASD Team Italia e la collaborazione del Municipio XIII, ha il patrocinio di Roma Capitale, del Ministero della Difesa, della Camera dei Deputati e della Regione Lazio.

«DATE I SOLDI AI TERREMOTATI» - L’appello arriva dai gruppi di Sel, Verdi e Idv del Tredicesimo. « Di fronte al dramma di migliaia di persone colpite dal terremoto e in segno di rispetto della giornata di lutto nazionale proclamata per il 4 giugno, chiedevamo di sospendere l’Air Show”, sottolinea Andrea Gasparini, portavoce Verdi del XIII Municipio. Fondi dei privati da devolvere alle popolazioni dell’Emilia, questa la richiesta di Alessandro Cicchinelli, coordinatore locale dell’Idv, cui ha fatto eco la veemente protesta di Sinistra Ecologia e Libertà. «Ritieniamo assolutamente inopportuno e offensivo, nei confronti di chi in questi momenti sta soffrendo i drammatici disagi causati dal terremoto in Emilia, che si svolga ad Ostia la manifestazione, che verrebbe legittimamente letta come un inutile spreco di danaro. – sottolinea il coordinatore Sandro Lorenzatti – I velivoli brucerebbero infatti decine di migliaia di euro in carburante per poche ore di esibizione, soldi che sarebbero molto meglio utilizzati se devoluti, assieme agli introiti degli sponsor, alle popolazioni terremotate».

BAMBINI SPAVENTATI - Nessun passo indietro da parte dell’amministrazione lidense che parla di evento importante per Ostia. «Polemiche inutili», si limita a commentare l’assessore Olive. La manifestazione sarà dedicata alle vittime del sisma, hanno specificato dal Campidoglio: un minuto di silenzio precederà il volo delle Frecce Tricolori. Il popolo dei social network sembra schierarsi contro l’evento. «Un F16 sta volando per le prove dell'Air Show. Mi sta crollando casa e i gatti sono terrorizzati. Andrà così per tre giorni”, si lamenta su Twitter Maria Pamela, «Ostia non è in guerra, #airshow #inutilita #inquinamento #disagio», aggiunge Alessio. E i disagi più drammatici li vivranno in questi tre giorni i bambini con disabilità. «Mia figlia soffre di iperacusia, piange e si tappa le orecchie. Non sappiamo più cosa fare, come calmarla», racconta Maurizio Z., papà di una bimba di sei anni, mentre venerdì pomeriggio i primi aerei supersonici sfrecciano su Ostia. «Sono soprattutto i bambini autistici a spaventarsi perché non capiscono da dove viene questo rumore fortissimo», spiega Laura B., logopedista, che lavora in un centro di assistenza disabili del lido.

Valeria Costantini
2 giugno 2012 | 12:40

Anche Eluana vittima della guerra in Vaticano

Libero

Misteriosa assenza del caso Englaro nel memorandum del Pontefice





C’è un mistero, nella storia della cena che avrebbe dovuto restare segreta tra Joseph Ratzinger e Giorgio Napolitano, e che il libro di Gianluigi Nuzzi, “Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI”, ha reso invece di pubblico dominio. C’è un’assenza che non si riesce a spiegare, tra gli argomenti trattati a tavola la sera del 19 gennaio 2009 e così dettagliatamente illustrati al pontefice nel memorandum preparato dai suoi collaboratori.

O che forse si può spiegare molto facilmente. Il grande assente è Eluana Englaro, la cui vicenda non ha diviso solo il mondo della politica e gli osservatori italiani, ma anche la stessa Chiesa, creando in essa ferita profonde e non ancora rimarginate.

Scrive Nuzzi: «La tonaca che prepara l’incontro è il numero tre della segreteria di Stato, ovvero uno dei più stretti collaboratori del cardinale Bertone: monsignor Dominique Mamberti, ministro degli Esteri della Santa Sede. Con il consigliere diplomatico monsignor Antonio Filipazzi, Mamberti individua gli argomenti da affrontare e suggerire direttamente al pontefice. In particolare, Filipazzi è esperto di questioni italiane. (…) Viene predisposta un’articolata nota preparatoria, un documento che ben esprime la moral suasion».

La cartellina prevede l’immancabile biografia dell’ospite, cui segue il dossier politicamente rilevante: «Alcuni temi di interesse per la Santa Sede e la Chiesa in Italia». I toni, nota Nuzzi, «sono diretti, le indicazioni esplicite, da programma di un partito politico. Il primo, sottolineato, è proprio il valore e la centralità della famiglia». Nella nota predisposta per il papa si legge che «potrebbero risultare utili un sistema di tassazione del reddito delle famiglie che tenga conto, accanto all’ammontare del reddito percepito, anche del numero dei componenti della famiglia e quindi delle spese per il mantenimento dei familiari; la previsione di aiuti a sostegno della natalità che non siano solo una tantum; l’adozione di misure volte a incentivare la realizzazione di servizi per la prima infanzia. Allo stesso tempo si devono evitare equiparazioni legislative o amministrative fra le famiglie fondate sul matrimonio e altri tipi di unione.

Due esponenti del governo (Brunetta e Rotondi) hanno purtroppo fatto annunci in tal senso». Si suggerisce quindi di portare la discussione sul disegno di legge in materia di cure di fine vita («Si deve escludere qualsiasi forma di eutanasia, attiva e emissiva, diretta o indiretta, e ogni assolutizzazione del consenso») e di chiedere la piena attuazione della parità scolastica («Il problema attende sempre una soluzione, pena la scomparsa di molte scuole paritarie, con aggravi sensibili per lo stesso bilancio dello Stato»). Mamberti e Filipazzi fanno quindi il punto sulla «situazione generale socio-economica», rappresentano a Ratzinger che Napolitano potrebbe svolgere un ruolo da paciere su una controversia storico-politica relativa alle leggi razziali, che ha visto protagonisti Gianfranco Fini e l’Osservatore Romano, e illustrano la traccia per ricomporre la polemica sulla legge sulle fonti dello Stato della Città del Vaticano.

Questioni di denaro - Insomma, il copione prevedeva che quella sera si parlasse innanzitutto di legislazione, argomento che peraltro la Costituzione italiana affida al Parlamento e che quindi appare difficilmente conciliabile con il mandato istituzionale di Napolitano. I suggeritori vaticani riuscirono anche a prendere sul serio, mettendoli in cima alla lista degli argomenti, i Dico di Brunetta e Rotondi, ai quali era contraria persino la maggioranza del Pdl. E ovviamente si parlò di soldi e altre questioni pratiche: la cena sarà stata privata, ma gli argomenti trattati erano decisamente pubblici. Non era previsto, invece, che si parlasse del caso Englaro.

Eppure, da mesi, la vicenda di Eluana stava al centro di un durissimo scontro politico. E non era difficile intuire che presto sarebbe finita in capo al Quirinale. Lo scontro istituzionale si era aperto il 9 luglio del 2008, quando la Corte d’appello di Milano, attivata dalla Cassazione in seguito alle richieste di Beppino Englaro, padre della ragazza, aveva autorizzato la sospensione dell’alimentazione per Eluana. Sette giorni dopo il parlamento aveva sollevato conflitto di attribuzione contro la decisione della Cassazione, respinto l’8 ottobre dalla Consulta.

A metà dicembre intervenne il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: firmò un atto di indirizzo per le Regioni, nel quale si definiva «illegale» l’interruzione di nutrizione ed idratazione «a qualunque persona diversamente abile». Il 17 gennaio, due giorni prima dell’incontro tra Napolitano e il papa, Sacconi, denunciato dai radicali, fu iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Roma. Il 6 febbraio il governo arrivò a varare un decreto per vietare lo stop all’alimentazione della ragazza, ma Napolitano rifiutò di firmarlo. Eluana morì il 9 febbraio 2009 in una clinica di Udine.

È questo il clima nel quale si incontrano Ratzinger e la coppia presidenziale. Perché, allora, nel dossier delle questioni che il papa avrebbe dovuto affrontare con Napolitano si accenna a ogni argomento d’attualità, scottante o tiepido che fosse, ma non al più importante di tutti? Per rispondere non ci sono certezze né documenti. Ci sono però indizi, che portano tutti nella stessa direzione. Monsignor Mamberti e monsignor Filipazzi sono ambedue molti vicini al segretario di Stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone.

La stessa autorità alla quale fa riferimento il quotidiano della Santa Sede, l’Osservatore Romano, diretto allora e oggi da Giovanni Maria Vian. Né Bertone né l’Osservatore né Vian hanno mai fatto una battaglia politica sulla questione Englaro. In netto contrasto, anche in questo caso, con la Conferenza episcopale italiana e il cardinale Angelo Bagnasco, che la presiede.

Quotidiani contro Tra l’Osservatore Romano e Avvenire, il quotidiano della Cei, diretto ancora da Dino Boffo, arrivarono a volare gli stracci. Avvenire, il giorno dopo la pronuncia della Cassazione, titolò «Condanna a morte per Eluana». E per mesi dedicò alla vicenda la parte più importante del proprio sfoglio, schierandosi contro chi voleva staccare il sondino alla ragazza e trovando sponda politica in grandissima parte del Pdl, incluso Silvio Berlusconi. Così non fece invece l’Osservatore.

Che non solo tenne la notizia bassissima, ma quando la trattò non si esimette dal criticare, in alcuni commenti a firma di Lucetta Scaraffia, quella parte del mondo cattolico autrice di proposte «non abbastanza convincenti», che ha fatto ricorso a «toni un po’ esaltati ed esibiti, talora con accenti eccessivi, proprio quando sono così importanti la pacatezza e l’equilibrio». Impossibile non vederci un riferimento alla condotta battagliera di Boffo e di Avvenire, che infatti si sentirono chiamati direttamente in causa.

La novità che emerge ora dal libro di Nuzzi è che chi prepara i dossier politici più importanti per il papa, anche in preparazione di vertici con i massimi interlocutori italiani, risponde direttamente alla segreteria di Stato vaticana e sembra seguirne pedissequamente la linea. Nella perenne contrapposizione tra la segreteria di Stato e i vertici della Cei, la prima è in grado di influenzare i colloqui e le trattative del pontefice, anche indirizzandoli su posizioni diverse, per non dire opposte, a quelle dei vescovi italiani. Con quali risultati sulla condotta di Ratzinger, è impossibile dirlo. Lo si può solo intuire.


di Fausto Carioti




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11 settembre, camorra informata in anticipo dell'attentato» Leggi il racconto choc del pentito

Il Mattino

di Leandro Del Gaudio

NAPOLI - Alcuni esponenti della camorra napoletana erano a conoscenza degli attentati alle torri gemelle di New York (11 settembre del 2001), ma anche delle bombe nella stazione di Madrid (11 marzo 2004). E non solo: alcuni camorristi si sono vantati per anni di aver ospitato nei propri covi napoletani i protagonisti del doppio attentato terroristico. 



È il contenuto di un verbale di interrogatorio firmato da un collaboratore di giustizia di nuova generazione: si chiama Biagio Di Lanno ed è un ex affiliato al clan Polverino, la potente cosca maranese specializzata - tra l’altro - nel traffico di hashish in mezzo mondo. Ed è proprio sulle rotte della droga - base operativa in Spagna - che alcuni esponenti dei Polverino stringono rapporti con uno degli esponenti della strategia del terrore culminata nell’ormai fatidico 11 settembre del 2001 e nell’esplosione delle stazione di Madrid.

Sembra pura fantasia, se non fosse che il collaboratore di giustizia viene ritenuto attendibile dal pool anticamorra che in questi mesi ha smantellato il clan che fa capo a Giuseppe Polverino, boss arrestato qualche mese fa in Spagna dopo una lunga latitanza. Ma andiamo con ordine, a partire dalla storia di Rachid, il cui volto viene mostrato al pentito in una fotografia: «Lo conosco - spiega - è un grossista di hashish, era uno di noi». È qui che il collaboratore di giustizia si sofferma su un pranzo che si sarebbe svolto nell’estate dello stesso anno dell’assalto alle Twin Towers: «Rachid venne a pranzo a casa di Sabatino Cerullo, al quale partecipai io e Angelo D’Alterio ed un altro marocchino che accompagnava Rachid».

Sulla identità del secondo marocchino, il pentito non ha dubbi: è uno dei kamikaze impegnati nella strage del 2001, tanto da essere additato come uno di «quelli che si va ad uccidere». Ma ecco come la camorra avrebbe conosciuto l’esistenza dell’attacco alle torri di Manhattan: Rachid ricevette una telefonata da un altro suo sodale, con cui dialogava in spagnolo. Al termine di questa telefonata, Rachid parlò con Angelo D’Alterio, dicendogli che sarebbe accaduto qualcosa utilizzando degli aerei; per ”qualcosa” si intendeva un attentato e aggiunse anche che sarebbe accaduto qualcosa sui treni metropolitani in Spagna. Sul momento rimasi molto interdetto, perché era un argomento molto diverso da quelli ordinariamente oggetto delle nostre conversazioni.

Quella telefonata ha invece assunto ben altro valore quando sono avvenuti gli attentati alle torri gemelle a New York e alla metropolitana di Madrid. Qui la memoria si fa meno lineare, dal momento che tra New York e Madrid passano tre anni, anche se sembra vivido il ricordo sulle sensazioni provocate in seno al clan: «Ricordo che Sabatino Cerulo, proprio all’indomani di questi terribili attentati, si vantava di aver ospitato presso la sua abitazione una persona che aveva avuto a che fare con coloro che avevano commesso l’attentato».

Insomma, telefonate e conversazioni in spagnolo, commenti in napoletano, tutto pochi mesi prima dell’attentato che ha cambiato la recente storia dell’Occidente, evidentemente all’insaputa - ammesso che sia vero il racconto del pentito - delle attività di intelligence delle polizie di mezzo mondo. Poi, il pentito aggiunge anche particolari su un possibile «fratello» di Rachid deciso a trasformarsi in martire della causa jadista: «Angelo D’Alterio, che aveva un rapporto molto stretto con Rachid, spesso nelle sue conversazioni con Sabatino Cerullo commentava, all’indomani del pranzo e della telefonata fatta in spagnolo da Rachid, in questo modo: ”Hai capito, il fratello di questo (ovvero di Rachid) si va ad uccidere!”».

Inchiesta condotta dai pm Antonello Ardituro e Marco Del Gaudio, decisivi gli accertamenti dei carabinieri del comando provinciale di Napoli guidato dal colonnello Marco Minicucci, dal reparto e dal nucleo investigativo rispettivamente guidati da Giancarlo Scafuri e Lorenzo D’Aloja. Seguono particolari sul passaggio nel napoletano di Rachid, sulla abitudine dei marocchini di chiamarsi «fratelli», un po’ come il «frate’» usato dai napoletani, sulla «bella stagione» trascorsa dai due potenziali terroristi in scooter per le masserie del Napoletano sotto la copertura della camorra. Metti un pranzo con gente informata dei piani stragisti, «uno di noi» assieme al «fratello» che aveva deciso di uccidersi, quella storia di aerei e metro saltate in aria: storie che entrano in un fascicolo della Dda di Napoli.

Sabato 02 Giugno 2012 - 11:09    Ultimo aggiornamento: 14:47




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Siria, il video shock: cadavere maciullato dai carri armati

Il Mattino

Una colonna di carri armati siriani lungo una stretta strada sterata, la videocamera di un soldato a bordo di un corazzato inquadra un cadavere. E' dilaniato dal passaggio del tank che precede. Anche il mezzo dal quale vengono effettuate le riprese passerà sul cadavere maciullato.



Il video è stato pubblicato su Facebook dall'Osservatorio siriano per i diritti umani, con base a Londra. «Video trapelato. Molto pericoloso. Mostra l'esercito di Assad calpestare un cittadino con un carro armato nella località di Barra, a Jabal Zawiya», recita la didascalia postata dagli attivisti.


Con la diplomazia internazionale che condanna i massacri in Siria, evocando «crimini contro l'umanità», nel paese, inftti, si continua a morire ogni giorno: solo oggi si contano almeno 28 morti, per lo più civili tra cui un bimbo di tre anni, mentre emergono prove dell'uccisione sommaria ieri sera da parte dei lealisti di 17 «operai» a sud-ovest di Homs. A Ginevra, il Consiglio Onu sui diritti umani ha approvato a maggioranza, contrari Cina, Russia e Cuba, una risoluzione di condanna del massacro di Hula, avvenuto una settimana fa e nel quale erano state uccise 108 persone di cui una quarantina di bambini.

Secondo l'Alto commissario Onu sui diritti umani Navy Pillay, citata nella risoluzione, le atrocità di Hula potrebbero costituire crimini contro l'umanità. Damasco non ha finora garantito accesso al proprio territorio alla Commissione di inchiesta Onu.


Venerdì 01 Giugno 2012 - 21:18   
Ultimo aggiornamento: Sabato 02 Giugno - 14:50

Sanità, 12enne con la paghetta aiuta ospedale in Somalia: premiato dal ministro africano

Il Giorno

Il ragazzo di Stezzano ha inviato in totale 6mila euro

Grazie ai risparmi di Andrea Ravizza,  l'istituto sanitario di Galkayo è stato ristrutturato e all'ingresso della Pediatria vi è una sua foto a lui intitolata, con sotto una targa di ringraziamento



Stezzano, 1 giugno 2012



"Ambassador of good will. Andrea Ravizza ha 12 anni, e anche se non ha mai visto l’Africa è molto conosciuto in Somalia, a Galkayo nella regione del Puntland. Lì la sua foto campeggia davanti all’ingresso della Pediatria, a lui intitolata, con sotto una targa di ringraziamento. Questo ragazzo di Stezzano, un comune di quasi 13 mila anime nella Bergamasca, per i somali del Puntland è un baby-mecenate a cui rendere onore, con tanto di visita ufficiale del ministro della Sanità e consegna di pergamena durante una cerimonia allestita in grande stile a scuola.

Da quando aveva 5-6 anni Andrea rinuncia ai regali che di solito si ricevono per i compleanni, a Natale nel giorno di Santa Lucia, in occasioni speciali come la prima comunione. Fa convertire l’equivalente in dollari dal papà e li spedisce, destinazione Puntland. A oggi ha inviato 6 mila euro: soldi che i camici bianchi somali hanno trasformato in strumenti salvavita per i piccoli pazienti dell’ospedale regionale di Galkayo, a 200 chilometri da Mogadiscio, e che sono serviti persino per ristrutturare l’intera ala che ospita la Pediatria. Con le paghette di Andrea sono stati comprati letti, montati infissi in alluminio, vetri e porte che fino a quel momento erano un miraggio. Ora i bambini del Puntland hanno un luogo dignitoso dove curarsi.

E per il piccolo bergamasco si è mosso persino il ministro della Sanità del Puntland, Ali Abdullahi Warsame, che accompagnato dal neurochirurgo Mohamed Jama Salad, presidente della Puntland medical association, ha voluto insignire Andrea del titolo di ‘Ambassador of good will’. La cerimonia si è tenuta oggi nella scuola media Francesco Nullo di Stezzano. Vi ha partecipato persino il sindaco ed è stato proiettato un filmato per mostrare ai compagni di Andrea il ‘miracolo delle paghette’. Diretto a Ginevra per un convegno mondiale, il rappresentante politico del Puntland ha deciso di fare una tappa in Lombardia, principalmente per premiare Andrea.




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