domenica 27 maggio 2012

L'immagine può ingannare ma è il dettaglio che brucia

Corriere della sera

Il caso della senatrice Finocchiaro all'Ikea con scorta





Una vita di scorta, questo ci vorrebbe quando in quella «vera» inciampiamo in qualcosa di fastidioso. Hanno fatto molto discutere le fotografie che ritraggono Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, mentre fa la spesa all'Ikea accompagnata da tre uomini di scorta. Gentilmente, uno dei tre spingeva il carrello. Su Internet si sono scatenati: non solo è stato creato all'istante l'hashtag #finocchiarovergogna, ma sono fioriti i commenti più feroci: «gli agenti usati come domestici», «ritirate la scorta alla Finocchiaro», «vergogna, usare le braccia della scorta per andare a fare la spesa» e altre cosucce del genere. La senatrice si è subito difesa: «Avere la scorta per me non è un piacere. Mi è stata imposta e nonostante ciò provo a fare una vita normale». In effetti, bisognerebbe conoscere i motivi per cui è stata dotata di una scorta e magari apprezzare la cortesia del poliziotto.

Ma Anna Finocchiaro dovrebbe aver imparato che le fotografie hanno una loro vita autonoma e che comunque, da decenni, l'immagine è un atto mirato a rivelare particolari, a raccontare qualcosa di più su noi stessi e sul mondo. Si chiedeva Leonardo Sciascia: «Che cosa è la fotografia se non verità momentanea, verità di un momento che contraddice altre verità di altri momenti?».

La «verità» di quella fotografia è spietata: i tre uomini della scorta sembrano interessati solo al contenuto low cost del carrello, nessuno ha l'atteggiamento del bodyguard, lo sguardo attento a possibili pericoli. È vero, ogni fotografia ha una storia alle spalle che noi non conosciamo, ma è altrettanto vero che la forza di una fotografia sta nel conservare, passibili di indagine, momenti che sfuggono alle nostre consuetudini: esistono, sono lì davanti ai nostri occhi, ma non li vediamo.

«Finocchiaro all'Ikea» ribalta la «vita normale», è l'immagine perfetta della separatezza che ormai esiste fra i politici di maggior peso e la gente comune: gli uni votati sempre più all'ostentazione, gli altri alla sobrietà, che qui appare come la virtù dei fessi.

Quel carrello di scorta offre il fianco al ridicolo. Che, a volte, danneggia più di una colpa tutta da dimostrare.



27 maggio 2012 | 18:35




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Lo studente sedicenne che risolve l'enigma matematico di Newton

Corriere della sera

Il quesito ha scervellato gli studiosi per 350 anni. Ray, di origine indiana, ha calcolato esattamente la traiettoria di un proiettile



Shouryya RayShouryya Ray

MILANO - «Ci sono persone ingenue che si conoscono e fanno un abile uso della loro ingenuità» recita un noto aforisma di François de La Rochefoucauld. A questa schiera di individui appartiene certamente il giovane Shouryya Ray che grazie alla sua «ingenuità da scolaretto» è riuscito a risolvere un quesito matematico posto per la prima volta dal grande Isaac Newton e che per circa 350 anni ha scervellato gli studiosi.

PROBLEMI - Il sedicenne, di origine indiana, ma che vive da quattro anni a Dresda, è riuscito a calcolare esattamente la traiettoria di un proiettile sottoposto a forza di gravità e alla resistenza dell'aria. Poi come se non bastasse, ha risolto anche un secondo problema riuscendo a stimare precisamente il tipo d’impatto e di rimbalzo che segue quando un determinato corpo sbatte contro un muro. I due problemi di fisica meccanica e le loro soluzioni potrebbero apportare grandi benefici alla scienza balistica e per questo il giovane Ray è stato celebrato sui quotidiani internazionali come un giovane genio. Da parte sua il sedicenne ha confessato che è stata la sua ingenuità a portarlo verso la soluzione dei problemi: «Quando i miei professori mi hanno detto che questi quesiti non avevano soluzioni, ho pensato tra me e me: Bene, non c'è nulla di male nel provare. Alla fine questa ingenuità da scolaretto mi ha aiutato».

A SCUOLA - La passione per «l'intrinseca bellezza» della matematica gli è stata trasmessa da suo padre Subhashis che è un ingegnere e che sin da quando era piccolo ha stimolato la mente di Shouryya con calcoli aritmetici. A sei anni il giovane genio era già in grado di risolvere complicate equazioni. Nonostante sia arrivato in Germania senza conoscere una parola di tedesco, in pochi mesi il ragazzo è riuscito a imparare la lingua e adesso parla perfettamente con i suoi amici teutonici. La sua incredibile intelligenza è stata subito notata a scuola e per questo gli insegnanti hanno deciso di inserirlo in una classe dove la maggior parte degli alunni ha almeno due anni più di lui. Ormai neppure il padre riesce a stargli dietro: «Per risolvere i due problemi non ha mai discusso con me - dichiara il genitore - I calcoli matematici che ha usato sono oltre la mia portata». A chi lo esalta per le sue doti scolastiche, Shouryya risponde: «In realtà ci sono cose in cui potrei migliorare a scuola - dichiara il sedicenne - Una di queste è il gioco del calcio».



Francesco Tortora
27 maggio 2012 | 16:54




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In marcia dal Campidoglio a San Pietro: per chiedere «verità per Emanuela»

Corriere della sera

Papa Benedetto XVI non cita la ragazza nell'Angelus. E dalla piazza si alzano grida di protesta: «Vergogna»


ROMA - Emozione per il successo della marcia per Emanuela Orlandi, la delusione per il mancato riferimento alla ragazza nell'Angelus del Papa. Una giornata segnata da sentimento contrastanti, iniziata presto. Cittadini arrivati da Udine e da Varese, dal Piemonte e dalla Campania. Presidenti di Provincia come Andrea Barducci (Firenze), con il gonfalone, e sindaci come Stefano Simoncini (Osimo), con la fascia tricolore. Esponenti del mondo del cinema e della cultura, dopo che il produttore e regista Renzo Rossellini ha fatto circolare un «Manifesto per Emanuela» già sottoscritto da Marco Bellocchio, Liliana Cavani, Dacia Maraini, Francesca Archibugi. E, ancora, associazioni antimafia come «Libera», comitati civici e giovanili, una folta rappresentanza del gruppo Facebook (14 mila iscritti) che da mesi sostiene la causa della famiglia Orlandi.


E una gigantografia con la foto di Emanuela Orlandi e la scritta «Verità per Emanuela» che da domenica mattina campeggia in piazza del Campidoglio da una finestra dei Musei capitolini. «In questa foto c'è il sorriso di tante altre persone a cui la malvagità umana ha negato la possibilità alla vita - ha commentato Pietro Orlandi, fratello della ragazza scomparsa nel giugno di 29 anni fa - oggi marciamo per la dignità di questo paese e per la credibilità della Chiesa». In piazza del Campidoglio il manifesto è stato srotolato alla presenza del presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, del sindaco di Roma Gianni Alemanno e dell'ex primo cittadino della Capitale Walter Veltroni che di recente si è interessato all'intrigo Orlandi-De Pedis, con un'interrogazione al Viminale sulla «indegna sepoltura» del boss a Sant'Apollinare.

«VERGOGNA» - E a San Pietro sono arrivati, anche se in ordine sparso, dopo l'invito da parte delle forze dell'ordine a disperdersi prima di entrare in piazza. La marcia, partita dal Campidoglio è arrivata fino a Castel Sant'Angelo, poi i partecipanti hanno raggiunto alla spicciolata la piazza dove Benedetto XVI celebrava l'Angelus portando un grande mazzo di palloncini che sosteneva una le foto di Emanuela per cui si chiede «verità». La speranza dichiarata era che il papa facesse un riferimento alla ragazza. Ma dopo la preghiera dell'Angelus il papa ha salutato alcuni dei movimenti presenti in piazza - tra cui l'Associazione sclerosi multipla, una rappresentanza della Polizia di stato, e la Federazione italiana di tiro con l'arco. Nessuna parola nella preghiera per Emanuela come era stato evocata dal fratello. A quel punto dal gruppo si è levato un coro che scandiva il nome della ragazza e più volte la parola «Vergogna».




VERANO - Alla marcia - che cade in un momento delicato per la Santa Sede, dopo l'arresto del presunto «corvo» - ha dato il patrocinio il sindaco, Gianni Alemanno. «Sarebbe bello - aveva detto Veltroni - se papa Benedetto XVI pronunciasse una parola all'Angelus sul dolore della famiglia di Emanuela». Due sindaci (l'attuale e il precedente) di opposta estrazione, dunque, uniti in una mobilitazione nata e cresciuta dal basso: «Questo caso si intreccia con molti capitoli oscuri della storia degli anni '80 - aveva detto Alemanno al momento di annunciare il sostegno del Campidoglio - che continuano ad avvelenare la memoria collettiva del nostro Paese». Capitoli oscuri come quello della sepoltura del boss De Pedis nella chiesa di Sant'Apollinare. «Tra pochi giorni la salma di De Pedis sarà portata al Verano»ha annunciato Alemanno durante il suo intervento in piazza del Campidoglio. Il corpo di «Renatino» dovrebbe poi essere cremato.

PETIZIONE ONLINE - La testa del corteo è aperta dalle parole «Verità e giustizia», composte con cartelli indossati dai manifestanti. Preannunciato anche un volo di palloncini. A far crescere l'interesse è stata negli ultimi mesi una petizione on line lanciata ad ottobre e indirizzata al pontefice. «Santità, mi rivolgo a Lei nella sua duplice veste di capo di Stato e di rappresentante di Cristo in terra - ha scritto il fratello - per chiederLe di porre in essere tutto ciò che è umanamente possibile per accertare la verità sulla sorte della Sua connazionale Emanuela Orlandi». Le adesioni sono state oltre 80 mila. E l'appello non è caduto nel vuoto: dalla Santa Sede negli ultimi tempi sono arrivati segnali di collaborazione. Di certo, tutto ciò accade sotto gli occhi del mondo: a documentare la «battaglia di Pietro» tra gli altri la Bbc e la tv tedesca, oltre ai molti corrispondenti esteri che da due settimane, dopo l'apertura della tomba di «Renatino», seguono il doppio giallo paragonandolo a un romanzo di Dan Brown. «Solo che la misteriosa scomparsa di Emanuela Orlandi - scrivono - è realtà».

Fabrizio Peronaci e Redazione Ro
ma online
27 maggio 2012 | 16:40

Un'ora di lavoro? 18mila euro La Regione Sicilia tra sprechi e infinita ricerca di personale

di -

Da gennaio a oggi, la Commissione per la qualità della legislazione si è riunita solo due volte, per mezz'ora. La Regione ha 1900 dirigenti, ma alcuni uffici sono "vuoti"


"Tu, tu non mi basti mai, davvero non mi basti mai". La canzone di Lucio Dalla potrebbe essere il nuovo slogan musicale della Regione Sicilia, alla quale i dipendenti davvero non bastano mai.



La sede dell'Ars
La sede dell'Ars

E' una eterna e insaziabile ricerca di personale. Non importa se al momento ci siano oltre 16mila dipendenti, a cui si aggiungono circa 1900 dirigenti (che messi a confronti con i 3mila della Regione Lombardia sono una enormità), il must è assumere. E lo ha riscoperto la Regione quando si è accorta che ci sono uffici di musei, parchi e soprintendenze senza "guida". Il tutto quando la stagione turistica è alle porte. All'appello mancano i "vertici" in 38 strutture centrali e periferiche. E così, alla stessa stregua di quello che fece dieci giorni fa il direttore generale del Dipartimento dei Trasporti, Vincenzo Falgares (avviando la ricerca di "regionali interessati a trasferirsi da un ufficio all'altro", cioè camminatori), anche il dirigente generale del dipartimento Beni culturali, Gesualdo Campo si è visto costretto a indire il nuovo "bando": AAA dirigente cercasi.

Come spiega il Giornale di Sicilia, senza "testa" ci sono "uffici importanti per la gestione di attività dei parchi archeologici di Pantelleria, Segesta, di musei ad Agrigento e Palermo, di soprintendenze in vari parti della Sicilia". Ma per alcune sedi che scarseggiano di personale, ce ne sono altre che invece sono più affollate di un autobus nell'ora di punta. Un esempio su tutti: alla Soat di Castelvetrano (sezione operativa di assistenza tecnica gestito dall'assessorato all'Agricoltura), si contano addirittura 120 dipendenti, dirigenti compresi. In realtà, più che la voglia di personale, ciò che causa l'ennesima richiesta di uomini è un ingranaggio bloccato. Si tratta della mobilità. Se un ufficio richiede un dipendente a un altro ufficio della Regione serve il nulla-osta del dirigente, che difficilmente viene concesso. E così l'apparato si blocca.   Accanto allo spreco di personale e all'infinita ricerca di dipendenti, in Sicilia c'è un altro primato. Riguarda il parlamento siciliano e, in tempi di spending review e antipolitica, fa sobbalzare dalla sedia.

Cinquanta minuti in tutto, dieci minuti al mese: tanto (pochissimo in realtà) hanno lavorato da gennaio a oggi i nove deputati della commissione per la qualità della legislazione dell’Ars. Una commissione che, di sole indennità, grava sulle tasche dei contribuenti per 250mila euro. Secondo il resoconto delle riunioni, riportato nel sito ufficiale della Assemblea regionale, la commissione si è riunita il 22 febbraio scorso per la prima volta dalle 12.10 alle 12.30 e Il 13 marzo dallle 15.30 alle 16. Stop. La commissione è stata costituita nel 2008 e si propone come compito quello di giudicare l'omogeneità, la semplicità e la chiarezza dei disegni di legge del parlamento siciliano. Delle due l'una: o i disegni di legge sono semplicissimi e chiarissimi oppure l'utilità della commissione è scarsa. E se a ciò si aggiunge che tra il primo maggio 2011 e il 30 aprile 2012 l'Ars ha approvato 34 leggi, di cui 22 di iniziativa parlamentare e ha presentato 185 disegni di legge (secondo il "Rapporto annuale sullo stato dell’attività legislativa e parlamentare"), la domanda nasce spontanea: a che serve la Commissione per la qualità della legislazione dell'Ars?



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Hacker beffa l'Ordine degli avvocati di Padova: spariti 400mila euro

Il Messaggero

Quattro bonifici partiti senza che nessuno se ne accorgesse. Il tesoriere: solo io ho la password e la cambio con regolarità


PADOVA

I funzionari della Cariveneto sono riusciti a bloccare l’ultimo bonifico di 90mila euro. Forse riusciranno a recuperarne un secondo, di oltre 200mila euro. Ma per il momento in mano a un hacker sconosciuto ci sono 400mila euro prelevati dal conto bancario dell’Ordine degli avvocati di Padova. Quattrocento mila euro che sono spariti con tre bonifici fatti via computer tra il 20 e il 22 maggio senza che alcuno se ne rendesse conto. Ma al quarto bonifico in banca si sono insospettiti e hanno chiesto l’autorizzazione all’operazione. E sono riusciti a bloccare l’ultimo "transito" di 90 mila euro.

È un furto colossale per l’Ordine degli avvocati di Padova. Per carità, il conto non è stato svuotato perchè è uno degli Ordini più importanti e numerosi del Veneto. Ma il Consiglio, presieduto da Lorenzo Locatelli, si è riunito subito dopo la segnalazione della banca. Ed è stato deciso di presentare subito una denuncia, che è stata depositata giovedì mattina al comando provinciale dei carabinieri. E ieri il procuratore aggiunto Matteo Stuccilli ha aperto un’inchiesta. In sostanza, l’Ordine rivuole i suoi soldi nel conto.

Solo il consigliere tesoriere, che ricopre il ruolo da molti anni, conosceva la password del conto corrente. E la cambiava periodicamente. Insomma, neanche il presidente Locatelli conosceva il "codice". Figuriamoci le impiegate. E le operazioni del tesoriere sono tutte documentate dagli estratti conto. Nessuna spesa o pagamento sono stati fatti senza l’autorizzazione del Consiglio dell’Ordine. Ecco, gli avvocati vogliono sapere dove sono finiti. Anzi, li rivogliono nel conto. Ieri pomeriggio c’è stato un altro Consiglio dell’Ordine al quale ha partecipato anche un funzionario della Cariveneto. Ha informato i consiglieri che in banca si sta seguendo le tracce dei bonifici. Certo, c’è la speranza di individuare gli autori e recuperare i soldi. Una versione ufficiale del furto non c’è. Ma i bonifici sarebbero stati fatti da una persona fisica, non una società, e il denaro sarebbe finito in conti olandesi e polacchi. Questo sarebbe il risultato degli accertamenti che stanno compiendo i funzionari della banca.

Di chi è la colpa? Nessuna responsabilità da parte dell’Ordine degli avvocati. Le operazioni del tesoriere sono tutte chiare. E nessuno conosceva la password. Certo, neanche la banca è responsabile di operazioni che avrebbero svuotato di 400mila euro il conto degli avvocati. La responsabilità è del sistema telematico che permette a chi riesce di scavalcare i muri informatici di fare quello che vuole.

Ma una domanda è spontanea. La banca poteva insospettirsi di questi bonifici? Insomma, l’andamento contabile dell’Ordine degli avvocati è pressoché costante. Le entrate sono date dalle quote degli iscritti e dalle vendite di fotocopie e altre piccole cose. Per le uscite ci sono gli stipendi del personale amministrativo e le spese dell’Ordine. Non spostamenti di denaro all’estero per 400mila euro.
Sabato 26 Maggio 2012 - 15:11
Ultimo aggiornamento: 15:14




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Il mese finisce alla terza settimana

La Stampa

La Compagnia di San Paolo: «Destineremo più risorse alle politiche sociali»




L'associazione "Terza Settimana" è nata per aiutare le famiglie impoverite dalla crisi con la consegna a domicilio di generi alimentari
maria teresa martinengo
Torino

Insieme alla lunga lettera di plauso del ministro Profumo, una «medaglia» importante gli studenti volontari dell’associazione «Terza Settimana» l’hanno ricevuta da Giuseppina e da Linda, due mamme in difficoltà alla cui porta un giorno hanno suonato con il dono della spesa. «Se penso a mio figlio da grande, lo vorrei come uno di questi ragazzi», ha detto Giuseppina alla festa dei volontari che si è tenuta ieri pomeriggio al Fluido. «Spero che questo momento passi, spero di trovare lavoro. E da 97 volontari che siete, diventeremo 98», ha detto la giovane donna. Linda ha aggiunto: «Voi non andate in tivù, non avete simboli sulle magliette, ma il segno di quello che fate ci resta dentro».

È giovane la «Terza settimana», nata per aiutare le famiglie impoverite dalla crisi con la consegna a domicilio di generi alimentari freschi. La sua attività, iniziata nell’inverno scorso, si basa soprattutto sui giovani, 67 studenti di vari istituti torinesi su 97 volontari (inoltre, 11 ragazzi hanno svolto servizio all’associazione durante una sospensione). «Raggiungiamo settimanalmente 45 famiglie segnalate dalla Caritas - ha spiegato il presidente, Bruno Ferragatta, insegnante, ex consigliere comunale -, 50 dall’Ufficio Pio, 35 dalla cooperativa Di Vittorio, 18 dai centri di ascolto della diocesi». Ancora: «Da gennaio abbiamo fatto 1800 consegne per 27 tonnellate di frutta e verdura, in media 15 chili a famiglia per settimana. Per il 59% si tratta di nuclei italiani, il 27% con oltre 5 componenti».

Nella sede di via Pragelato 24 E il venerdì mattina, l’«Emporio Solidale» accoglie famiglie segnalate dagli enti per la «spesa diretta». Due sportelli dentistici attivi grazie a due odontoiatri si sono aggiunti da qualche tempo. Ieri, nella giornata del «grazie» e della consegna degli attestati per il credito formativo, nel locale sul Po sono intervenuti i rappresentanti degli enti che partecipano al progetto, Compagnia di San Paolo, Ufficio Pio, Atc, Di Vittorio, Caritas, la preside Maria Torelli del Regina Margherita. «La Compagnia sostiene l’attività dell’Ufficio Pio - ha detto il neopresidente Sergio Chiamparino - e farà anche qualche sforzo in più per sostenerla. 

Se la Compagnia non investe in politiche sociali in un momento di difficoltà come questo non si capisce quando dovrebbe farlo». Chiamparino ha poi sottolineato come la città, negli anni passati, abbia costruito quel sistema di rete che oggi, con la crisi, può continuare a dare risposte alle persone. Poi, rivolto ai giovani volontari: «Quando sono diventato sindaco ero più introverso, meno aperto alla relazione con la gente, poi ho capito che bisognava davvero mettersi a disposizione. E questo ha fatto bene a me, mi ha cambiato. Così capiterà a voi: lavorare per gli altri fa bene anche a noi stessi».




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Illegittimo il licenziamento della dipendente incinta che si allontana dal posto di lavoro per un malore

La Stampa

E' nullo il licenziamento intimato alla lavoratrice durante la gravidanza: non costituisce giusta causa l’aver abbandonato il posto di lavoro a causa di un malore. Lo ha stabilito la Cassazione, con la sentenza 1089/12.

Il caso

La commessa di un negozio impugna il licenziamento, intimatole per ingiustificato abbandono del posto di lavoro. Sostiene che, a causa di un malore, era andata al Pronto Soccorso, dove aveva saputo di essere incinta. Due giorni dopo, mentre si trovava in negozio, aveva avvertito forti dolori e aveva dovuto abbandonare il negozio per andare all’ospedale, segnalando l’emergenza al datore di lavoro e provvedendo a farsi sostituire. In ospedale le veniva prescritto riposo assoluto e la lavoratrice trasmetteva il certificato medico al datore che, invece, rispondeva con una lettera di licenziamento. Tribunale e Corte d’appello dichiaravano illegittimo il licenziamento e il datore di lavoro proponeva ricorso per cassazione.

Determinante, ai fini della dichiarazione di nullità del licenziamento, è la conoscenza dello stato di gravidanza della lavoratrice da parte del datore. La Cassazione condivide le valutazioni della Corte territoriale, secondo cui dal materiale probatorio deve ritenersi assolutamente accertato che il datore fosse a conoscenza dello stato di gravidanza al momento del licenziamento: la lavoratrice, infatti, aveva reso edotto il datore subito dopo aver appreso la notizia, dopo la prima visita al Pronto Soccorso (cioè due giorni prima l’assenza dal negozio e tre giorni prima del licenziamento). Tanto basta a dichiarare illegittimo il licenziamento, in applicazione dell’art. 54, comma 2, d. lgs. 151/2001.

La lavoratrice ha avvertito il datore, prima di farsi sostituire e abbandonare il posto di lavoro. Infondate, a questo punto, le ulteriori censure con cui il datore rivendica una giusta causa di licenziamento, per avere la dipendente affidato il negozio a persona estranea all’azienda. Rileva, sul punto, il Collegio che i giudici del merito hanno correttamente osservato, sempre sulla base del materiale probatorio, come la lavoratrice, prima di recarsi all’ospedale, avesse telefonato ad un altro negozio della stessa società e che l’altra dipendente di quel negozio le avesse inviato una persona per la sostituzione temporanea. Il negozio, quindi, è stato affidato a questa persona, espressamente inviata da una dipendente della società. Nessun rimprovero, in questo senso, può essere mosso alla lavoratrice che, costretta a recarsi in ospedale, si è attivata per farsi sostituire ed ha in ogni caso avvertito il datore di lavoro.




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La Gioconda di Leonardo sta morendo»

Il Messaggero


ROMA - La Gioconda sta morendo? Da decenni risuona tra le pareti del Louvre uno dei dibattiti più appassionati del mondo dell'arte: quello tra sostenitori e oppositori di un restauro della MonnaLisa di Leonardo da Vinci.




Due scuole di pensiero, due filosofie opposte si scontrano è in gioco il futuro del ritratto più famoso del mondo. È l'analisi che fa il quotidiano spagnolo El Pais che si chiede: «Dobbiamo continuare a guardare Monna Lisa misteriosa e evanescente che viene ancora ammirata da 20.000 visitatori ogni giorno, o serve un'operazione urgente per rimuovere cuore aperto colori ad un paziente in pericolo?». Il responsabile del Louvre per la la pittura italiana del XVI secolo, Vincent Dieulevin, intervistato da El Pais, fa notare: «La Gioconda, ora, sembra un morto, è un dipinto che sta lentamente scomparendo, e se non si fa nulla il paziente può peggiorare». I colori, insomma, a suo giudizio e di altri esperti erano «molto più vivi di Quelli attuali, sono divenuti opachi per effetto del tempo, delle vernici protettive».

Dieulevin è un esperto qualificato di Leonardo e ha coordinato il restauro di uno dei capolavori del genio da Vinci: Sant'Anna con la Vergine e il Bambino. Nell'intervista rileva: «Il quadro è grigio, incolore, l'opera di Leonardo non era cosi». Nel caso si dovesse procedere con il restauro, «se lo facciamo con La Gioconda utilizzeremo esattamente lo stesso metodo utilizzato con Sant'Anna». Ma aggiunge «al momento non ci sono piani per questo». Ma pensa che sia necessario? «Assolutamente», risponde lo studioso, perché «la pittura di Leonardo da Vinci è piena di vita e ora, quando guardiamo la Gioconda, sembra di vedere una donna morta».

Alla base del controverso processo di restauro di Sant'Anna, un progressivo e millimetrico alleggerimento degli strati di vernice. «I restauratori non hanno eliminato tutti gli strati di vernice», evitando «il contatto diretto con la materia pittorica di Leonardo» e rispettando la «patina del tempo». Per questo il team, con l'italiana Cinzia Pasquali e Dieulevin in testa, ha usato un sofisticato dispositivo, in grado di misurare con assoluta precisione lo spessore di ogni strato di vernice, che «consente un controllo quasi matematico del restauro».

Sabato 26 Maggio 2012 - 22:42
Ultimo aggiornamento: 23:40




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Ella, la controfigura di Elisabetta

La Stampa

Londra, da 24 anni prova percorsi, discorsi, gesti della regina. Tutto  gratis. "Un privilegio e un onore"




Ella Slac, la controfigura della Regina

ANDREA AMALAGUTI
Londra

C’ è una donna la cui vita anticipa di 24 ore quella di Sua Maestà. Di più. Ne segna il percorso, ne prevede i passi, i gesti, gli inchini e i discorsi. Ne presuppone la postura, lo sguardo, i saluti, il rapporto con le telecamere e la mette al sicuro dalle inquadrature scorrette. Un’ombra che arriva prima del sole reale, affinché Elisabetta II si possa presentare ai Sudditi e al Pianeta intero senza incertezze e al massimo del proprio sobrio, inappuntabile, infallibile splendore. Si chiama Ella Slack ed è alta come la Regina, si veste come la Regina, parla come la Regina e saluta le folle come la Regina.

Eppure a Elizabeth Alexandra Mary, figlia di Re Giorgio VI e di Elizabeth Bowes Lyon, da sessant’anni anima della Gran Bretagna e Governatrice suprema della Chiesa Anglicana, non ha neppure mai stretto la mano. «Ci siamo sfiorate un pomeriggio. Mi guardò per un istante durante una prova a Palazzo. Mi sono emozionata come una bambina». Non è un sosia armato come quelli di Saddam Hussein e neppure una caricatura da circo da esporre in popolari programmi da piccolo schermo assieme alle copie di Elvis Presley e Michael Jackson. Piuttosto, da 24 anni, è la chiave di uno dei cerimoniali più antichi e sofisticati della terra, una regina virtuale, eppure in carne, ossa ed emozioni, scelta per le prove generali dei Grandi Eventi di Buckingham Palace.

E la sua presenza non è mai stata tanto necessaria quanto nell’anno del Giubileo di Diamante. «Adoro Sua Maestà. Ha continuamente gli occhi del mondo addosso eppure in sessant’anni non ha mai fatto un passo sbagliato. Per me è un onore e un privilegio sentirmi parte della sua straordinaria avventura». Dunque non percepisce un penny. Nata 69 anni fa a Ramsey, sull’Isola di Man, Ella Slack, i cui lineamenti del viso ricordano in modo molto vago quelli di Elisabetta, ha lavorato per tutta la vita alla «Bbc», sua unica e vera famiglia. Partita segretaria è arrivata a gestire parte dell’informazione sportiva. 

Nel 1988 era a Whitehall dove una troupe della tv stava facendo le prove per le celebrazioni del giorno della memoria davanti al Cenotafio. Era esattamente lì che Sua Maestà il giorno successivo avrebbe appoggiato le corone. «Il regista si ricordò che l’anno prima Elisabetta si era lamentata perché il sole le era arrivato negli occhi proprio nel momento più solenne della cerimonia. Mi chiese se potevo simulare il percorso della Regina per regolare senza incertezze le telecamere. In fondo tu sei un paio di centimetri più bassa di lei, mi disse».

Ella Slack lo fece come un vezzo. E fu una rivelazione. Si infervorò a tal punto che quel capriccio finì per assumere l’aria di una passione, approvata e sostenuta dalle eminenze grigie del Palazzo. Era come se quell’esercizio di stile le consegnasse una dimensione nuova, «persino ubriacante». Da quel giorno si porta dentro una strana vibrazione, una scarica elettrica. 

«Quante persone possono dire di essere stati su una carrozza reale o di avere attraversato la passerella d’onore del Castello di Windsor prima della Regina?». Solo lei, che il 28 aprile dell’anno scorso ha attraversato lo stradone che corre di fianco a St.James Park, a bordo di un cocchio trainato da quattro cavalli e scortato dalle Scots Guards, mentre migliaia di persone arrivate a Buckingham Palace per il matrimonio di William e Kate la salutavano con l’entusiasmo destinato solo alle divinità di sangue blu. 

«Una sensazione bellissima. Sorridevo, salutavo e mi rendevo conto quanto strana e stressante potesse essere l’esistenza di Elisabetta». A marzo ha anticipato Sua Maestà nelle prove per la parata sul Tamigi del 3 di giugno e all’inizio di maggio si è seduta sul trono della House of Lords per mimare il discorso di presentazione del programma di governo. «Una volta mi vestivo come capitava. Oggi anche il taglio di capelli ricorda quello della Sovrana. Credo che sia fatta di acciaio. E spero che non si ritiri mai». È una donna che spera nel Paradiso, Ella Slack, ma da vent’anni crede soprattutto nell’istante del giorno prima. Quello in cui la Gran Bretagna è lei.




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