sabato 26 maggio 2012

Don Vitaliano, solidarietà al corvo: stritolato in gioco più grande di lui

Corriere del Mezzogiorno

Sul suo blog, il religioso esprime vicinanza a Gabriele il maggiordomo del Papa ora in stato di fermo



Vitaliano Della SalaVitaliano Della Sala

NAPOLI - Don Vitaliano Della Sala, il «prete no-global», spesso nell'occhio del ciclone per i fortissimi dissidi con la gerarchia diocesana e vaticana, sul suo blog esprime solidarietà a Paolo Gabriele, il maggiordomo del Papa che si trova in stato di fermo con l'accusa di aver sottratto documenti riservati del Pontefice e di aver contribuito alla loro divulgazione.

CAPRO ESPIATORIO - «È finito stritolato in un gioco più grande di lui - dice don Vitaliano a proposito dell'aiutante di camera di Benedetto XVI - e adesso viene consegnato come un capro espiatorio».

CHIESA SORDA E DISTANTE - Duro l'affondo del religioso: «A cominciare da domani nella omelia domenicale inviterò i miei parrocchiani ad astenersi dal versare l'otto per mille alla Chiesa cattolica». «Preti e laici, la Chiesa che sta in basso, non hanno alcuna voce in capitolo - lamenta Vitaliano - la loro ansia di rinnovamento spirituale che chiedono anche e soprattutto alla Chiesa che sta in alto, non viene ascoltata. Dunque - conclude - non resta che astenersi dal sostenere chi si dimostra sordo e distante».

SOSPENSIONE - A Don Vitaliano Della Sala, 49 anni, i frequenti contrasti con le gerarchie ecclesiastiche costarono anche una sospensione a divinis da parte dell'Abate del Santuario di Montevergine, monsignor Tarcisio Nazzaro, che nel frattempo lo aveva rimosso d'autorità dalla guida della parrocchia di Sant' Angelo a Scala, nell'Avellinese.


Redazione online26 maggio 2012



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Le gravi ipotesi di padre Amorth sono ignorate dal Vaticano”

La Stampa


Intervista con Piero Orlandi alla vigilia della Marcia per Emanuela in programma a Roma. L’esorcista aveva parlato di festini e adescamenti da parte di un gendarme



giacomo galeazzi
città del vaticano



Pietro Orlandi, lei domenica guiderà un corteo a Roma per chiedere la verità sulla scomparsa di sua sorella Emanuela. Come si svolgerà la manifestazione?
«L'appuntamento è per domenica 27 a piazza del Campidoglio alle 9.30. Verrà appesa la gigantografia di Emanuela sulla facciata del palazzo del Campidoglio e dopo alcuni interventi, tra i quali quelli di Alemanno, Zingaretti e Veltroni, inizierà la marcia che ci porterà a S.Pietro. Marceremo in silenzio per Emanuela e per tutte quelle persone alle quali la giustizia è stata negata. La presenza di tanti comuni d'Italia è la dimostrazione che c'è un Paese onesto con un forte senso della giustizia che crede che valori come verità, giustizia e rispetto della vita siano fondamentali in una società civile. Credo che anche una semplice marcia può determinare l'inizio di un cambiamento nelle coscienze di chi ci governa e nella nostra chiesa».


La procura di Roma ha indagato l'ex rettore della basilica di Sant'Apollinare, monsignor Piero Vergari e sta interrogando persone informate dei fatti. Come valuta le novità dell'inchiesta?
«In maniera positiva. Mi auguro che questa collaborazione tra Vaticano e magistratura, dalla mia famiglia richiesta da anni perché decisiva per arrivare alla verità, sia dettata da una sincera e trasparente volontà di fare chiarezza».


In tutto il mondo i mass media stanno seguendo il caso Orlandi: spera che questa mobilitazione spinga a parlare chi in Italia e in Vaticano finora non lo ha fatto?
«Me lo auguro di cuore. Certo, la pressione dell'opinione pubblica in quest'ultimo periodo è stata determinante. Il tentativo portato avanti per anni nel cercare di far dimenticare e seppellire questa vicenda mi pare definitivamente fallito. Se c'è determinazione e volontà credo ci siano elementi, costituiti da anni di indagine, che possono portare quanto prima a conoscere tutta la verità su quanto accaduto a mia sorella. Quella della Santa Sede dovrebbe essere una collaborazione attiva, hanno le capacità per farlo. Emanuela è una cittadina vaticana e il primo Stato interessato a pretendere chiarezza deve essere il Vaticano».



Nella nuova edizione del libro "Mia sorella Emanuela" che lei ha scritto con Fabrizio Peronaci compare la trascrizione integrale del colloquio avuto con Alì Agca nel 2010. Quali indicazioni le ha fornito l'attentatore di Giovanni Paolo II?
«Ha fornito uno scenario che io credo sia giusto approfondire, se non altro per poter poi scartare questa pista senza lasciare dubbi in sospeso. Agca sostiene che mia sorella sia stata rapita da elementi del Vaticano, con la collaborazione del Sismi per il prelevamento e della Cia, per la gestione del sequestro. Parla anche di un ruolo dell'Opus Dei, mi ha indicato Villa Tevere, come loro sede, e consigliato di parlare con il cardinale Giovanni Battista Re».


 Lei l'ha fatto?
«Sì, l'ho incontrato. Ha allargato le braccia dicendo di non saperne nulla. Poi mi fatto una sua ipotesi, legata ai servizi segreti dell'Est: che Emanuela sia stata rapita per evitare che Agca facesse i nomi dei mandanti dell'attentato al Papa».


Chi ritiene possa fornire elementi utili all'inchiesta? Si aspetta rogatorie alla Santa Sede per qualche ecclesiastico o gendarme vaticano?
«Non dovrebbero essere necessarie rogatorie. La collaborazione dovrebbe essere spontanea, dettata da quei valori che ci ha insegnato Gesù: verità e rispetto della vita».


Quale messaggio si sente di rivolgere alle tante persone che, a partire dai comuni italiani, la sostengono nella sua ricerca della verità?
«Grazie a tutti, di cuore. Questa solidarietà mi dà la forza di andare avanti. Non la dimenticherò mai».


Crede alla pista dell'adescamento sessuale indicata dal capo mondiale degli esorcisti, padre Gabriele Amorth?
«Credo che sia giunto il momento che le persone convinte che i fatti siano andati in un certo modo comincino a fare i nomi. Non basta dire: io credo, io ho sentito. Le dichiarazioni di padre Amorth sono pesantissime a prescindere che siano legate o meno a Emanuela. Parla con sicurezza dell'esistenza di festini e adescamenti da parte di un gendarme, e queste valutazioni dovrebbero essere subito preso in considerazione dal Vaticano. E' una questione morale che riguarda la credibilità della Chiesa. Sono rimasto colpito e imbarazzato difronte alle dichiarazioni recenti del segretario generale della Cei, secondo il quale i vescovi non essendo pubblici ufficiali non sono tenuti a denunciare fatti legati alla pedofilia. Queste parole non fanno bene alla Chiesa».


L'ispezione nella tomba del boss della Magliana, Renatino De Pedis a Sant'Apollinare ha aiutato l'indagine sulla scomparsa di sua sorella?
«Siamo in attesa che terminino le analisi sulle ossa. Qualora fossero negative, come spero con tutto il cuore, avremo tolto un dubbio che ci assillava da anni.


Quali sviluppi si attende? Crede che i cinque indagati saranno rinviati a giudizio?
«Mi aspetto che le indagini vadano avanti a 360 gradi e non escludo nulla. Valuterà la magistratura, nella quale continuo a confidare».



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Happy birthday Golden Gate

Corriere della sera

Il ponte di San Francisco compie 75 anni

Muoversi con il pensiero C'è una carrozzina che sa farlo

Corriere della sera

Una moto può essere guidata senza gambe e senza braccia



MILANO - C’è la carrozzina che gira per la casa guidata dal pensiero e le stampelle “al contrario”. Una bicicletta a quattro ruote motorizzata che fa scendere dai monti anche chi muove male le mani o la sedia che permette momenti di intimità anche a chi ha perso uso di gambe e bacino. E un guanto che permette fa da acceleratore senza modificare l’auto. Reatech, Fiera su accessibilità, inclusione e autonomia, dedicata alle persone con disabilità e alle loro famiglie (ma anche ad anziani e persone che hanno problemi temporanei o permanenti), si chiude domenica a Milano-Rho e mostra soluzioni innovative: dallo sport alla domotica, dai computer ai motori passando per la cultura e lo spettacolo. Vi sono proposte di ogni tipo, divertenti e creativi per ogni attività della vita, dalla mobilità al sesso. Già, anche il sesso.

AMORE - «Per fare l’amore, almeno uno dei due deve muoversi», commentava un ragazzo paraplegico. Con “Intimate Rider”, seggiolino basculante nato negli States e proposto dal designer Danilo Ragona per Able to Enjoy, anche due persone para o tetraplegiche possono non avere problemi nell’intimità: la sedia si muove e, se si vuole con un tavolino per il partner, è la persona con disabilità a condurre (330 euro e 180 per l’accessorio). «Sta bene in salotto, possiamo personalizzarla con pelle, alkantara o tessuto per averla in tinta con i divani», spiega Ragona, rimasto in carrozzina dopo un incidente a 21 anni, che naturalmente l’ha provata: «Fantastica, in certe posizioni anche più comoda del letto per lei. E può essere utile a tutte le coppie con un po’ di fantasia, mica solo a chi ha una disabilità».

MOBILITÀ - La tecnologia aiuta anche la mobilità. L’acceleratore manuale wireless, promosso da Fiat Autonomy e nato da Fadiel e Guidosimplex (fra 900 e 1000 euro), si calza come un miniguanto e si aziona con il pollice, è di diversi colori e non ha bisogno di adattamenti specifici sull’auto. La Buggy Bike è una speciale bicicletta a quattro ruote per tutti i tipi di terreno, anche quello fuoristrada più difficili, che può essere munita di motore per persone con tetraplegia grave e paralisi cerebrali. Si guida, frena e accelera solo con una o due mani, fra poco anche con un joystick al posto del manubrio. La si può affittare da Freewhite al Sestriere o comprare attraverso GDG-disport (5.500 euro, con motore 8.600).

Per chi invece è amputato agli arti (inferiori o superiori o tutti e quattro) e volesse tornare in moto, ecco quella adattata da Fulvio Marotto, meccanico rimasto senza mani e gambe dopo una meningite, che può essere guidata anche da amputati (adattamenti su qualsiasi mezzo con costi variabili fra 1.000 e 2.500 euro). Ci sono accorgimenti di design anche per mezzi come le stampelle: rivoluzionarie le Tompona, create da Renato Brignone. In titanio, bellissime da vedere e disegnate al contrario di quelle tradizionali, più resistenti e leggere, senza perni per l’allungamento, ma incastrate, ne migliorano l’uso (750 euro).

PENSIERO - La tecnologia aiuta il movimento in casa anche a chi si muove con molta difficoltà oppure non si muove affatto. La Roby Wheelchair, studiata al Politecnico di Milano grazie ad Andrea Bonarini, che insegna Intelligenza artificiale e robotica, rileva gli ostacoli con una telecamera grazie a sensori o marker posti sul soffitto e permette di essere guidata con un touchscreen, la voce, un solo muscolo facciale o addirittura il pensiero, captando il segnale elettrico del cervello dopo aver posto diverse scelte (cucina, sala, bagno ecc.). Il sistema ha un costo variabile fra i 1.000 e i 5.000 euro, a secondo dei sensori. La domotica, con praticamente ogni apparecchio comandato attraverso voce o cellulare, fa il resto (con Sistema Casa, presente a Reatech, soluzioni da 5.000 a 25.000 euro).

COMUNICAZIONE - Ci sono accorgimenti tecnologici e creativi anche sulla comunicazione. Con “Speech to braille”, app per qualsiasi smartphone con Android, si parla a una persona sordocieca: la parola detta al cellulare viene tradotta in braille in un dispositivo (circa 350 euro, ora in fase di prototipo), guanto o ditale, che viene indossato e percepita attraverso elettrostimolazione. Ci sono sistemi di eye tracking, controllo di computer con gli occhi, dedicati non soltanto ad adulti, per esempio con Sla, ma pure a bambini affetti da tetraparesi infantile anche senza fonazione, per permettere di conoscere e imparare (Srlabs li propone a qualche migliaio di euro, rimborsabili dal Servizio Sanitario).

Robobraille, un servizio gratuito rintracciabile su www.subvedenti.it, ha l'obiettivo di promuovere nelle scuole italiane, dalle elementari all’università le potenzialità di un servizio che rendendo la lettura accessibile a chi ha specifiche difficoltà, favorisce l'inclusione degli alunni ipovedenti e dislessici: nel giro di pochi minuti, un comune documento di testo, inclusi il PDF e le immagini GIF/JPG, si trasforma in un file audio ascoltabile direttamente dal computer o attraverso un lettore MP3.

SPETTACOLO - Il cinema per una persona sorda è ora realtà sempre: con Moviereading, altra app per smartphone (1,59 euro per film, ma alcuni cinema, come quelli Uci, la rimborsano), i sottotitoli appaiono sul cellulare. È anche interfacciabile con occhiali Epson (599 euro): indossandoli, le scritte è come se apparissero sullo schermo, senza spostare lo sguardo. Utile anche per chi vuole imparare le lingue. Proprio la fruibilità dello spettacolo è al centro dell’impegno di Laura Raffaelli, divenuta cieca per un incidente in moto, che attraverso Blindsight Project, mostra quanto sia possibile e semplice rendere uno spettacolo accessibile.


Claudio Arrigoni
26 maggio 2012



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La protagoniste di «Saving Face» contro la visione del film in Pakistan

Corriere della sera

Temono di essere bandite dalla loro stessa comunità



La loro storia di dolore e brutalità è diventata un documentario di 40 minuti premiato con l’Oscar. Ma ora alcune delle protagoniste di «Saving Face» (il film che racconta la storia di Zakia e Rukhsana, sfregiate con l’acido dai loro mariti e rinate con una nuova faccia grazie al chirurgo anglo pakistano Mohammad Jawad) stanno cercando di bloccarne la visione in Pakistan per il timore di essere bandite dalla loro stessa comunità. Ad appoggiarle nella loro battaglia legale contro i registi Sharmeen Obaid Chinoy e Daniel Junge è la «Acid Survivors Foundation Pakistan» (ASF), che pure ha partecipato alla realizzazione della pellicola e alle celebrazioni successive alla vittoria della statuetta hollywoodiana.

GARANZIE SCRITTE - Secondo l’avvocato Naveed Muzaffar Khan, che rappresenta l’organizzazione umanitaria, i due registi avrebbero infatti dato garanzie scritte alle donne apparse in «Saving Face» che il documentario non sarebbe mai stato trasmesso in Pakistan, a meno che ognuna di loro non ne avesse dato esplicita autorizzazione. Cosa che a quanto pare nessuna delle sopravvissute avrebbe fatto. «Non avremmo mai pensato che il film avrebbe vinto l’Oscar – ha spiegato alla France Press la 22enne Naila Farhat, che appare brevemente nel documentario raccontando di come a 13 anni venne deturpata dall’acido tiratole da un uomo che si rifiutò di sposare – e non abbiamo mai dato l’autorizzazione a trasmetterlo in Pakistan, perché è completamente sbagliato ed è irrispettoso nei confronti delle nostre famiglie».

Ma Obaid Chinoy e Junge respingono quelle che definiscono «delle false accuse» e si dicono pronti alla battaglia in tribunale. «Tutti coloro che hanno partecipato al documentario erano informati del fatto che la pellicola sarebbe stata distribuita globalmente, e quindi anche in Pakistan – si legge in un comunicato congiunto dei due registi, pubblicato pure dall’ingleseThe Independent– e tutti hanno firmato una liberatoria in tal senso, disponibile anche in lingua urdu e spiegata in ogni punto dalla stessa ASF, proprio per evitare che ci fossero ambiguità e che fossero garantiti i più elevati standard etici».


I REGISTI - Contrariamente a quanto sostenuto, i registi hanno anche spiegato di non aver preso alcun impegno finanziario nei confronti delle partecipanti al film, ma di aver comunque raccolto dei soldi per le due protagoniste principali. «Sarebbe un vero peccato se “Saving Face” non venisse trasmesso in Pakistan – ha concluso il comunicato di Obaid Chinoy e Junge – perché siamo convinti che il compito dei media sia quello di raccontare le violazioni dei diritti umani, non di nasconderle, e perché crediamo che il pubblico pakistano, che fra l’altro ci ha sempre dato totale appoggio, meriti di vedere il primo film del paese a vincere un Oscar».



Simona Marchetti
26 maggio 2012 | 14:27



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Il giovane Obama e la marijuana colpo basso nella corsa alla Casa Bianca

Corriere della sera

Tra qualche settimana sarà pubblicato «Barack Obama: The Story», biografia che sta già facendo discutere l’America



MILANO - «Il primo presidente fatto»: si avvicinano le presidenziali americane di novembre, si accorciano le distanze nei sondaggi tra il possibile candidato repubblicano e quello democratico e, dunque, è inevitabile il moltiplicarsi dei colpi sotto la cintura. Tra qualche settimana sarà pubblicato negli Stati Uniti il libro «Barack Obama: The Story», una biografia dell’inquilino della Casa Bianca che sta già facendo discutere l’America. In particolare, vengono rivelati nuovi dettagli sul «rapporto» fra Obama e la marijuana: «Si facevano chiamare la “banda di cannaioli”; promuovevano la cosiddetta "Total Absorption" (fumare inalando completamente il fumo). E Barry era sempre presente».

POLVERONE - Se l'ex presidente Bill Clinton aveva ammesso di aver fumato marijuana - con la precisazione di «non aver inalato» -, Barack Obama non ha nemmeno mai provato a dire di non aver inalato. Infatti, è oramai risaputo che l’attuale presidente degli Stati Uniti fumasse le canne da giovane. Nella sua autobiografia del 1995 «I sogni di mio padre», infatti, Obama diceva di aver fatto «uso frequente» di canne e affini. Non era però noto che l'allora studente universitario avesse lanciato «tendenze» nel consumo di cannabis.

La nuova biografia - non autorizzata - uscirà negli Usa il prossimo 19 giugno. Non è scritta da uno qualunque, ma dal giornalista americano e premio Pulitzer David Maraniss. Nelle 672 pagine sono raccolte numerose interviste – una anche allo stesso Obama – e materiali inediti che l’autore ha recuperato contattando le persone più vicine al presidente. Il libro finisce con l’inizio degli studi di Obama a Harvard, nel 1988. Tra qualche anno verrà pubblicato un secondo volume. Ma già questi primi 27 anni di vita del figlio di una donna bianca del Kansas e di un uomo nero del Kenya stanno sollevando un polverone.

«TOTAL ABSORTION» - Venerdì scorso è stato il blog newyorkese BuzzFeed a pubblicare i primi estratti. Si tratta di alcuni passaggi che rivelano il rapporto di Obama con la marijuana durante il periodo della High School alle Hawaii. In particolare, viene raccontato «il come» veniva consumata la sostanza. Obama, che ai tempi si faceva chiamare Barry, aveva fondato coi suoi compagni la «Choom Gang», termine in slang per indicare un gruppo di fumatori d’erba. Obama era noto per aver introdotto un paio di tendenze nel fumare marijuana, scrive Maraniss.

Era un convinto praticante della tecnica a quei tempi in voga tra i fumatori più accaniti, quella di «sputare» fuori il fumo il più tardi possibile: la «Total Absortion», o semplicemente «TA». Si stava seduti tutti insieme, generalmente in circolo, e a chi per primo buttava fuori il fumo veniva inflitta una penalità molto severa, fino all'esclusione dalla «Choom gang». Un gruppo nel quale il giovane Obama mostrava evidentemente già le doti da leader. Altra «tecnica» prediletta dalla gang era quella di fumare erba in auto, coi finestrini chiusi, così da «non disperdere nulla». Il gruppo prediligeva poi solo la «birra dalle bottiglie verdi», cioè le marche Heineken, Becks e St Pauli Girl.

MEA CULPA - Oltre a ciò, scrive Maraniss, all’interno della banda il futuro presidente Usa sarebbe stato anche l’artefice del cosidetto «principio di rottura»: mentre la canna girava il presidente, ad un certo punto, gridava «interrotto!» e scroccava un tiro in più. La didascalia alla foto nell'annuario dell’ultima liceo di Obama recita: «Ringrazio la Choom Gang e Ray per tutti i bei momenti». Ray era colui che avrebbe fornito Obama & co. della droga. Nella sua autobiografia «Dreams from My Father», Obama spiegava che «la marijuana l’aveva aiutato». «E anche il vizio del bere. Forse anche un po’ di coca se ce la si potesse permettere. Eronia no». In seguito dichiarò di non essere orgoglioso di aver consumato droga a quei tempi: «È stato un errore».

BIOGRAFIE - Per l’autore si tratta in ogni caso di una bella pubblicità, che arriva appena due settimane dopo i clamorosi estratti del libro pubblicati dall’edizione statunitense di Vanity Fair e che raccontano i primi amori del futuro Comandante in capo. Due donne, Genevieve Cook e Alex McNear, ricordano la loro relazione con Obama all’inizio degli anni Ottanta (durante il periodo newyorkese), e citano i loro diari dell’epoca. Le reazioni dei media all’opera di David Maraniss sono contrastanti: per il portale Politico si tratta di un «libro pericoloso per Obama». Discordanti le opinioni anche sui social network. Su Twitter, una follower dell’autore scrive: «Non ho mica votato l’Obama teenager, ho scelto quello più vecchio, il tipo saggio - ma, hey, grazie per il dramma :)». Risponde l'autore: «Hai assolutamente ragione, questo è appunto uno dei rischi quando si scrivono le biografie nella cultura politica moderna degli Stati Uniti».


Elmar Burchia
26 maggio 2012 | 14:02




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Anthony è sordo rifiuta l’apparecchio acustico La Marvel gli dedica un nuovo supereroe

Corriere della sera


La madre del piccolo fan di libri a fumetti chiede aiuto. E la casa editrice crea per lui un personaggio «Blue ear»



MILANO - Anthony Smith, quattro anni, fan sfegatato di libri a fumetti, è sordo dall’orecchio destro e da quello sinistro quasi non ci sente. Il bambino del New Hampshire si rifiuta di mettere l'apparecchio acustico, che ha ribatezzato «Blue Ear» (orecchio blu) - dal colore della speciale protesi -, perchè «neppure i supereroi lo fanno». Così, dopo innumerevoli tentativi andati a vuoto per aiutare il figlio, la mamma di Anthony decide di chiedere aiuto alla Marvel. La risposta è stata una sorpresa.

ORECCHIO BLU - La vicenda del piccolo Anthony Smith ha commosso la blogosfera: il bambino quell’apparecchio acustico proprio non se lo vuole mettere, gli dà fastidio. E poi, nemmeno gli eroi dei fumetti per cui stravede li indossano. Come dargli torto? Tuttavia, a breve dovrà andare a scuola e abituarsi alla protesi. La madre, Christina D’Allesandro, le prova tutte - senza successo. Disperata, decide infine di scrivere una mail alla Marvel Comics, la casa editrice che nella sua galassia di supereroi annovera L’uomo ragno; Hulk, Iron Man. Chiede aiuto. E pronta arriva la risposta. Dopo qualche giorno nella cassetta delle lettere trova un’immagine di «Hawkeye». «Occhio di Falco», infatti, è già un personaggio noto nei fumetti della Marvel. Risale al 1984 e in una delle strisce lo si vede indossare proprio un apparecchio acustico dopo aver perso l’udito a causa di un’esplosione.

NUOVO EROE - Forse questo gesto sarebbe bastato per convincere il bambino audioleso a mettersi finalmente l’«orecchio blu». Marvel, però, fa di più: il giorno seguente c’è di nuovo posta per D’Allesandro. Il mittente: ancora la famosa casa di fumetti. E stavolta c’è la striscia di un nuovissimo personaggio: «Blue Ear», Anthony ovviamente, ora non vuole più togliersi la protesi; la mamma è felicissima ed esprime tutta la sua gioia e riconoscenza attraverso interviste alle tv locali. Essendo anch’io padre di un bambino, posso capire cosa abbia spinto Christina a fare questo passo», ha detto l’editore di Marvel, Bill Rosemann. «La sua storia ci ha commosso tutti».



Elmar Burchia
26 maggio 2012 | 15:17




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Sisma in Emilia, ora è corsa all'acquisto di Parmigiano Reggiano

Corriere della sera

Venduti 12 milioni di chili di forme recuperate dal crollo dei magazzini di stagionatura distrutti dal terremoto


MILANO - C'è stata una vera gara di solidarietà alla prima vendita dei 12 milioni di chili di Parmigiano Reggiano recuperato dal crollo dei magazzini di stagionatura distrutti dal terremoto. Lo rende noto la Coldiretti che ha organizzato l'iniziativa per fare ripartire al più presto l'economia e il lavoro, con il prodotto motore e simbolo dei territori colpiti dal sisma, che contano danni di almeno 250 milioni per il solo settore agroalimentare con crolli e lesioni degli edifici rurali (case, stalle, fienili e serre), danni ai macchinari e perdita degli animali sotto le macerie.




13 MAGAZZINI COLPITI - Il terremoto, sottolinea Coldiretti, ha colpito duramente 13 magazzini di stagionatura del Parmigiano Reggiano Dop facendo rovinare a terra migliaia di forme da peso di 40 chili l'una a causa del crollo delle «scalere», le grandi scaffalature di stagionatura che sono collassate sotto le scosse. Si stima che circa la metà delle forme di Parmigiano immagazzinate sia stata danneggiata: e non possa quindi continuare la stagionatura ed in particolare è andato perso il 70 per cento del parmigiano che ha fino a tre mesi di stagionatura, il 50 per cento di quello fino a nove mesi e il 40 per cento del formaggio che ha fino a dodici mesi.

I PUNTI VENDITA - Il terremoto è stato grave perché - continua la Coldiretti - oltre a provocare il crollo dei monumenti ha provocato anche il crollo del patrimonio agricolo del territorio colpito dal sisma che agricoltori e consumatori sono ora impegnati a salvare in una lotta contro il tempo. Le forme irrecuperabili sono destinate alla produzione di formaggio fuso con perdite economiche enormi. Nei magazzini colpiti dal sisma si trovava circa il 10 per cento della produzione italiana di Parmigiano Reggiano che è - ricorda la Coldiretti - di circa 3,3 milioni di forme all'anno. A questi numeri vanno aggiunte le altre centomila forme di Grana Padano nei magazzini del mantovano, pari all'll,2 per cento della produzione totale.

Le forme di Parmigiano salvate sono in trasferimento nei magazzini non danneggiati dopo aver fatto le verifiche di stabilità e ora si cerca di ripartire con l'iniziativa Coldiretti/Campagna Amica per sostenere le aree agricole colpite dal sisma e favorirne al più presto il ritorno alla normalità. Da questo fine settimana è infatti possibile acquistare il Parmigiano Reggiano «terremotato», già stagionato e controllato dal Consorzio di Tutela, in tagli da un chilogrammo e al prezzo di mercato fissato dal caseificio di origine, per evitare distorsioni e speculazioni. L'iniziativa degli agricoltori è destinata ad estendersi in molte città italiane ma parte dal Punto di vendita di Campagna Amica di Modena in Via Vignolese 82/86, dai mercati di Campagna Amica del quartiere Modena Est in piazza Liberazione e in altri punti vendita delle città di Modena e di Ferrara.

(fonte: Agi)
26 maggio 2012 | 11:53

Se nell'aeroporto fantasma chiedono il premio di produzione

Corriere della sera

Scioperano i 70 dipendenti. L'azienda: un'idea senza senso



Lo scalo 'Gabriele D'Annunzio' di Montichiari in provincia di BresciaLo scalo 'Gabriele D'Annunzio' di Montichiari in provincia di Brescia

MILANO - «Di tutto avremmo bisogno, tranne che di finire sui giornali per storie come queste...»: Virginio Bettinsoli, presidente della società che gestisce l'aeroporto «D'Annunzio» di Montichiari (Brescia) prova invano a tamponare la falla. Ma come si può far passare sotto silenzio quello che è accaduto mercoledì nel tormentato scalo lombardo? Il sindacato di base Usb ha proclamato uno sciopero chiedendo per i circa 70 dipendenti della «D'Annunzio» il pagamento del premio di produzione e degli straordinari. Oltre all'assunzione di una serie di lavoratori precari. Nulla di strano, se non fosse che a Montichiari, ormai da due anni, non c'è più un volo di linea, non atterra neanche un monoplano, eccezion fatta per 9 voli delle Poste Italiane concentrati ogni notte tra l'una e le tre.

Per il resto della giornata i 4 chilometri di pista restano deserti, deserti i banchi del check in, senza lavoro i controllori di volo, i vigili del fuoco, i finanzieri, i poliziotti e i tassisti che presidiano questo scalo fantasma. La società di gestione, composta da enti pubblici bresciani, veronesi e trentini deve di continuo ripianare perdite che nel corso degli anni hanno superato i 30 milioni di euro e il 50% del personale è in cassa integrazione. Eppure si è arrivati al surreale sciopero di mercoledì che, per inciso, ha provocato disagi anche ai 9 voli superstiti della notte.
«Ma non siamo così sciocchi da chiedere il premio di risultato per questi ultimi anni, quando non c'è più un movimento: lo sollecitiamo per gli anni passati, ad esempio il 2007 e il 2009 quando a Montichiari qualcosa passava» specifica Mario Carleschi rappresentante dell'Usb. Già, solo che in quegli anni al massimo c'erano tre collegamenti giornalieri, non certo un'attività frenetica.

Il sindacato di base è la sigla che raccoglie i maggiori consensi tra il personale di Montichiari. «La realtà è che su questo scalo vige la massima incertezza - spiega Carleschi - e non si vedono prospettive per il domani. Da lì nasce il nostro sciopero, che punta a risultati concreti nell'interesse dei lavoratori». Ragionamento che non fa una grinza; ma come giustificare il pagamento di straordinari o l'assunzione dei precari se all'aeroporto manca il pane quotidiano, vale a dire passeggeri, decolli e atterraggi? «La società - prosegue il sindacalista - ha messo in cassa integrazione i lavoratori e anche per l'assistenza ai voli postali il personale è ridotto all'osso. Così basta che un atterraggio ritardi, che ci sia congestione nel carico e scarico delle merci e i lavoratori devono prolungare la loro permanenza oltre l'orario stabilito. Una parte di loro è inoltre assunta con contratto a termine e cambia di continuo: vi sembra logico che un'azienda faccia ricorso a dei precari quando ha i dipendenti in cassa integrazione?».

La logica, per la verità, viene meno in altre circostanze quando si parla dei rapporti sindacali dentro l'aeroporto bresciano; si è detto che l'Usb gode di largo consenso ma siccome non è firmatario dei contratti a livello nazionale la società «D'Annunzio» non riconosce la sigla autonoma come interlocutore. Così il dialogo tra le parti deve spesso avvenire attraverso convocazioni del prefetto.
«Ma ditemi voi come si può chiedere il pagamento di straordinari o bonus di risultato - si sfoga il presidente Bettinsoli - se solo nel 2011 abbiamo totalizzato 4 milioni perdite e non ci sono voli. È una richiesta senza senso che non sta in piedi e nemmeno i sindacati confederali l'hanno avanzata».

«Certo che quelli hanno una bella pretesa a reclamare l'applicazione del premio di produzione» ironizza a questo proposito Mauro Scalvini, segretario della categoria dei trasporti per la Cisl di Brescia. E perché mai? «Perché nel 2009 fu l'Usb a sollecitare la bocciatura di un accordo in quel senso. E dunque adesso a cosa si vogliono appellare? Piuttosto, si discuta per dare un serio futuro a Montichiari».
Già, il futuro: per il momento le idee appaiono poche ma confuse. Ancora nel marzo scorso l'assessore regionale lombardo Raffaele Cattaneo, rispondendo a un'interpellanza, auspicava per il D'Annunzio il traguardo di 3 milioni di passeggeri l'anno entro il 2015 mentre il Pd a Verona ne chiede


Claudio Del Frate
6 maggio 2012 | 7:43



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Grillo e l’ombra di Casaleggio il guru con il mito di Re Artù

La Stampa

Uffici nel centro di Milano, nello staff esperti di finanza e giornalisti




Beppe Grillo con il guru Gianroberto Casaleggio
MARCO ALFIERI
milano

Ma chi comanda davvero nel Movimento? Certo Beppe Grillo è il frontman, ma dietro al boom elettorale e alle prime faide grilline ci sarebbe la manina di un persuasore occulto. «Telespalla Bob, il personaggio dei Simpson», ironizzano nell’entourage di Tonino di Pietro, altro adepto fulminato sulla via del web.

Fuor dai soprannomi Gianroberto Casaleggio, milanese 58enne, per alcuni «l’auricolare» di Grillo, non fa nulla per nascondere l’aria da guru. Chioma riccioluta e brizzolata, occhialini alla John Lennon, dalla sua scrivania con dietro le foto di Tex lancia strali contro tutto ciò che puzza di stantio: la carta stampata, la vecchia politica e i centri di potere, di cui aggiorna un dettagliatissimo mappone digitale. Casaleggio per alimentare l’alone di mistero non rilascia interviste ma comunica per videomessaggi. Di più. La teoria sul web veicolata da questo signore perennemente in giacca e cravatta, amante di Gengis Khan, della fantascienza di Asimov e del sociologo McLuhan, rasenta l’apocalisse: «entro il 2018 il mondo sarà diviso in due. L’Occidente con democrazia diretta e libero accesso a Internet e il trio liberticida Cina-Russia-Medio Oriente». Due anni dopo «ci sarà una nuova guerra mondiale, la riduzione della popolazione a un miliardo, la catarsi e finalmente la rinascita verso Gaia, il governo mondiale...».

Per Casaleggio la Rete è strumento di battaglia e pedagogia. Una crociata che ha folgorato l’ex luddista Grillo, il quale era solito sventrare pc durante gli spettacoli. Poi l’incontro, la conversione alla terra promessa digitale e la collaborazione. In poco tempo il suo blog, grazie al guru, diventa uno dei siti più influenti della rete. Ma se Grillo vive nel web una seconda giovinezza da profeta della democrazia internet, la direzione d’orchestra si trova a Milano a pochi passi dalla Scala, in via Morone, tra banchieri ed avvocati di grido. E’ qui che ha sede dal 2004 la società di comunicazione Casaleggio Associati, cervello della rete dei Meetup e della strategia del movimento. Tra i soci storici, oltre al figlio Davide e a Mario Buchich, gente conosciuta nel mondo degli affari e della finanza (sbertucciati ad ogni comizio da Grillo!) come Enrico Sassoon, ex direttore di Mondo economico , già editorialista del Sole 24 Ore , alla guida dell’American Chamber of Commerce e oggi della rivista di management Harvard business review .

In precedenza, dopo il diploma da perito informatico e una manciata di esami in fisica, Casaleggio ha lavorato in Olivetti fino a diventare ad della Webegg, joint-venture tra l’azienda di Ivrea e Telecom specializzata in consulenza internet. Leggenda vuole che, appassionato di Re Artù, tenesse le riunioni a una tavola rotonda nel castello di Belgioioso (Pavia).

«Gianroberto è antipatico, ombroso, ma bisogna riconoscergli del genio», racconta un vecchio collaboratore. Caso emblematico è il rapporto con Di Pietro. A consigliargli Casaleggio è l’amico Grillo. Tonino si fida e dietro il suo spin (pagato dal partito 700 mila euro l’anno) comincia il rinascimento web, sfociato in un blog di successo. I collaboratori del leader Idv ricordano ancora la volta in cui, re-insediatosi Romano Prodi a Palazzo Chigi (2006), il guru intervenne alla riunione dei portavoce ministeriali dissacrando la vecchia comunicazione, davanti ad un Silvio Sircana esterrefatto: «esisterà solo internet...».

A detta di molti è lui il vero ideologo del Movimento 5 stelle. Al pari dei popolarissimi V-Day e di un pamphlet/ manifesto scritto col comico, dal titolo inequivoco: Siamo in guerra . «Anche in casa nostra», ironizza un frondista che ne denuncia la presa occulta su un movimento fondato sul totem della trasparenza. Polemiche non nuove. Lo scorso giugno, durante un incontro milanese tra eletti, Grillo e Casaleggio, ci furono tensioni quando il guru comunicò alcune scelte di organigramma prese nel chiuso di una stanza. A marzo, invece, 11 consiglieri del M5S si sono sbottonati così su Facebook: «Temo che quella di Casaleggio sia una volontà di portare avanti un esperimento, solo che noi siamo le cavie…». C’è poi chi denuncia l’obbligo di concordare con il guru contenuti di intervistee video.

«Con Grillo si sentono 2-3 volte al giorno. Le strategie vengono pianificate con minuzia di particolari…». Per questo il niet di Grillo a Tavolazzi, scelto da Pizzarotti per la poltrona di dg a Parma, per molti è solo l’ultima persuasione occulta di un guru sempre più segretario di partito…



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Armstrong: "Non eravamo pronti alla missione Luna"

La Stampa

L’astronauta: sarebbe stato meglio rinviare, ma c’era la sfida con i russi




20 luglio 1969: Armstrong e Aldrin piantano la bandiera americana sulla superficie della Luna


ALEX MALLEY

Questa intervista al canale australiano CPA, è una delle poche date da Armstrong dopo il viaggio sulla Luna

La gente ama le teorie di cospirazione, ed è vero che ne vennero fuori anche a proposito del nostro atterraggio sulla Luna. Ma io ero sereno, sapevo che prima o poi qualcun altro sarebbe andato lassù, e avrebbe trovato l’attrezzatura e la macchina fotografica, che avevamo lasciato noi». Neil Armstrong racconta la sua avventura con modestia, acume, e prospettiva da grande pioniere del viaggio umano nella conoscenza. «Con 800 mila persone che lavoravano per la Nasa, come si sarebbe potuto tenere il segreto?» scherza all’idea di una messa in scena. Armstrong ha 81 anni, e 43 ne sono passati da quando è stato il primo essere umano a mettere piede sulla superficie lunare, assieme al collega Buzz Aldrin. Ricorda i dettagli minuti sulle traversie tecniche che l’emozione e l’estrema tensione del momento hanno impresso nella sua memoria. Ed anche l’enorme soddisfazione per il risultato raggiunto, tecnico e ideale.

Ci racconta gli ultimi 12 minuti prima dell’allunaggio?

«Ci avvicinavamo e il computer di bordo ci stava mostrando dove la navicella sarebbe atterrata. Ma era un posto accidentato, brutto. Proprio al fianco di un cratere di circa 100-150 metri, con delle discese molto ripide coperte da pietre tonde enormi. Un luogo dove non era bello scendere».

Che cosa avete deciso allora?

«Arrivati a tre minuti dalla meta, sono passato alla guida manuale del mezzo, come fosse un elicottero. Dovevamo trovare un punto più agevole stando al di fuori del cratere. Siamo a 70 metri, vedo un’area più soffice. (Armstrong parla mentre sullo schermo corrono due immagini parallele: a sinistra il filmato reale girato dal velivolo, con la Luna che è sempre più vicina, a destra la mappa della stessa area, anch’essa in avvicinamento, come è riprodotta oggi da GoogleSpace). Sulla sinistra vedete la polvere che si sta sollevando… Sappiamo a questo punto che ci sono restati 20 secondi di carburante per finire il volo d’andata…. Ecco, questa è l’ombra della mia gamba che sta per toccare il terreno. Eagle è atterrata».

C’era tempo per emozionarsi?

«Per una stretta di mano… ma in quel momento sapevamo di essere a rischio per l’altissima temperatura. Il nostro pensiero era per i problemi termici che potevano venire fuori. Dovevamo essere pronti a risalire in tempo per ripartire, dopo quello che dovevamo fare lì».

Come piantare la bandiera americana sul suolo lunare… «Avevamo raggiunto in quel momento l’obiettivo che il presidente John Fitzgerald Kennedy aveva indicato. A quello pensai, mentre il presidente (Nixon, ndr) chiamò dalla Casa Bianca per complimentarsi. Dobbiamo riconoscere che questo traguardo non sarebbe stato raggiunto senza la concorrenza dei sovietici. Bisogna mettere quell’impresa nel contesto storico: un russo era già andato in orbita, noi avevamo mandato solo Alan Shepard, ma per 20 minuti. Fissare, come fece JFK, l’obiettivo della Luna con alle spalle solo 20 minuti di volo era al di là del credibile, su un piano tecnologico».

Ma andò bene… «Non era solo una corsa tecnica allo spazio. Allora c’erano due concezioni ideologiche sul futuro del mondo che si scontravano. E fu una gara che permise ad entrambi i nostri programmi di compiere ciò che è stato possibile. Mettemmo dai due lati della bandiera i medaglioni con i nomi dei nostri compagni della Nasa e degli astronauti russi morti nel corso della sfida cosmica fino a quel punto. Fu un momento di estrema tenerezza».

«Un piccolo passo per l’uomo ma un balzo gigantesco per l’umanità». Quando pensò a questa frase che disse, e che è poi rimasta il simbolo del successo di Apollo 11?


«Soltanto dopo che l’atterraggio era riuscito bene».

Nel viaggio non tutto era andato perfettamente però…
«Beh, il computer aveva lanciato a un certo punto un allarme, mentre eravamo in fase di discesa. Sono momenti complessi, molte cose devono succedere contemporaneamente. Io non aveva capito di che cosa volesse avvisarci il computer, e chiesi aiuto alla torre di controllo sulla Terra. Non ci misero molto a risolvere il giallo, c’erano problemi di sovraccarico per il software, ma tutto era ok per ciò che riguardava la manovra di atterraggio».

Aveva avuto paura quando le fu chiesto se la sua squadra era pronta per partire?


«Sarebbe meglio aspettare un mese, dissi ai miei capi, ma siamo in una gara e bisogna prendere le opportunità quando ci sono. Siamo pronti. Sapevo che avevamo il 90% di chance di tornare vivi sulla Terra, ma solo il 50% di possibilità di atterrare con successo al primo tentativo».

Sul futuro delle conquiste spaziali cosa prova oggi, con il budget della Nasa per il 2013 tagliato del 38%?


«La Nasa è stato uno degli investimenti pubblici di maggior successo nel motivare gli studenti a far bene e a raggiungere ciò che possono raggiungere, ed è triste che stiamo oggi indirizzando il programma spaziale in una direzione che ridurrà l’entusiasmo per i giovani».


Traduzione di Glauco Maggi



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Il bimbo torna alla mamma se i nonni sono invadenti

La Stampa


Il minore è affidato congiuntamente ai genitori, ma se a casa del padre i nonni vogliono sostituirsi alla figura materna, viene collocato prevalentemente presso la madre. Lo ha deciso la Cassazione (sentenza 7770/12) autorizzando il "cambio di collocazione" di una bambina.

Il caso

Una coppia di Tivoli si divide: la bimba è affidata congiuntamente ai genitori, a mamma e papà. Il Tribunale la colloca presso di lui. A casa l`uomo si fa aiutare dai familiari. In appello, i giudici mandano la bambina a vivere con la madre perchè i nonni tendono troppo a sostituirsi ai genitori. Il ricorso in Cassazione non serve: pur lamentando il disorientamento della bambina, l'argomento non convince. La Suprema Corte, infatti, rende definitiva la permanenza presso la madre perchè l'adozione - pur nell'affidamento condiviso - della prevalente collocazione della minore presso la madre è il naturale sviluppo del processo evolutivo di un "intenso reciproco legame affettivo" fra lei e la figlia, e, dall'altro, di aspetti negativi relativi al collocamento della minore presso la casa paterna, "troppo invischiato con le figure parentali presenti che, pur fungendo da supporto, tendono a sostituirsi troppo spesso alla figura materna nelle comuni attività della vita quotidiana e spesso non rendono i colloqui e le scelte della coppia liberi dalla loro influenza".




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