venerdì 25 maggio 2012

Vaticanleaks» , è il maggiordomo del Papa il corvo che ha fatto uscire dal Vaticano le carte

Corriere della sera

Arrestato Paolo Gabriele, «in possesso di documenti riservati» (afferma la Santa Sede). Benedetto XVI: addolorato e colpito


MILANO - È il maggiordomo del Papa il "corvo" che ha fatto uscire dal Vaticano le carte segrete. Si tratta di Paolo Gabriele, aiutante di camera della famiglia pontificia (in sostanza il cameriere del Pontefice) che è stato già arrestato. Benedetto XVI, informato dell'accaduto, secondo una fonte vicina al Pontefice ne sarebbe rimasto «addolorato e colpito». Venerdì mattina Gabriele sarebbe stato ascoltato in un interrogatorio dal promotore di giustizia vaticano, Nicola Picardi.

DOCUMENTI RISERVATI - Le autorità vaticane avevano poi dato notizia del fermo di una persona «in possesso illecito di documenti riservati». Almeno così aveva riferito in mattinata il responsabile della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, senza però rivelare il nome del "corvo". Ma secondo alcune indiscrezioni, una mole ingente di documenti riservati è stata trovata dalla Gendarmeria Vaticana nell'appartamento di Gabriele, inserito nella «Famiglia del Papa» dopo essere stato a servizio del prefetto della Casa Pontificia, monsignor James Harwey.

Paoletto, sempre al fianco del Papa Paoletto, sempre al fianco del Papa Paoletto, sempre al fianco del Papa Paoletto, sempre al fianco del Papa Paoletto, sempre al fianco del Papa Paoletto, sempre al fianco del Papa



IL MAGGIORDOMO - Gabriele, Paoletto negli ambienti vaticani, figura nell'Annuario Pontificio con la qualifica di «aiutante di camera» di Benedetto XVI ed è tra i «familiari» di Sua Santità. Fa parte infatti del ristretto gruppo di persone ammesse all'interno della «famiglia pontificia». Una selezionatissima cerchia di persone che lavorano a contatto con il Papa: uno staff di collaboratori in cui figurano anche quattro laiche, coordinate da una suora tedesca. È diventato maggiordomo del Pontefice nel 2006, con il passaggio di consegne da parte di Angelo Gugel, per anni a servizio di Giovanni Paolo II. Gabriele sarebbe uno dei pochi laici ammessi all'interno delle stanze degli appartamenti papali.




LE FUNZIONI - Il suo ruolo prevede la cittadinanza vaticana e infatti vive con la famiglia in una palazzina all'interno della mura leonine, nella zona residenziale dello Stato. Già fin dalle prime ore del mattino, l'aiutante di camera compare nella stanza del Pontefice per aiutarlo a vestirsi e partecipa alla messa che il Papa celebra in forma privata nella Cappella dell'Appartamento. L'aiutante lo segue poi negli appuntamenti della giornata, come le udienze pubbliche e private. Tra i suoi compiti, anche quello di servire il Pontefice al momento del pranzo quando, non di rado, egli stesso siede poi alla tavola di Benedetto XVI per consumare i pasti. Alla sera, prepara la stanza da letto del Pontefice e si congeda quando Ratzinger si ritira nel suo studio. Inoltre, assiste il Papa anche durante i viaggi. Proprio per il suo ruolo, ha accesso a tutte le «chiavi» che aprono porte, scale e ascensori tra i più riservati del mondo.




IL LIBRO DI NUZZI - Nei giorni scorsi il Vaticano aveva definito «atto criminoso» la pubblicazione di documenti riservati e di lettere private al Papa in un libro del giornalista Gianluigi Nuzzi. Lettere top secret indirizzate al Pontefice e al segretario particolare, Georg Ganswein. Documenti riservati sul caso Boffo, su Emanuela Orlandi, su incontri privati di Benedetto XVI. D'altro canto fra le numerose carte uscite in questi mesi dai sacri palazzi, molte non sembrano aver a che fare direttamente con l'Appartamento del Papa, sono comunicazioni interne fra cardinali e lati funzionari, il che lascia aperta la porta all'ipotesi dell'esistenza di più talpe, una possibilità che a quanto pare non è stata scartata e anzi è oggetto di indagine. In quanto a Gabriele, è certo che possedeva documenti «che non doveva avere», tuttavia bisognerà verificare se è stato lui a passarli o in che modo questo sia avvenuto. C i sarà un processo che seguirà le norme della legge vaticana.

GOTTI TEDESCHI - L'arresto del maggiordomo è solo l'ultimo capitolo del Vaticanleaks e dello scontro interno al Vaticano degli ultimi giorni: giovedì la discussa sfiducia al presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi. Il banchiere guidava l'Istituto per le opere di religione - la cosiddetta banca vaticana - dal 2009, un periodo relativamente breve ma denso di avvenimenti e tensioni.

Redazione Online25 maggio 2012 | 21:05

Finocchiaro: "A spingere il carrello era il mio autista"

Libero

Dopo lo scandalo delle foto scattate all'Ikea si difende: "Non era un uomo delle istituzioni"


Le fotografie scattate alla sentarice del Pd, Anna Finocchiaro, immortalata all'Ikea al fianco di guardie del corpo e assistenti che le spingono il carrello della spesa e le reggono il padellame, ha suscitato clamore e sollevato un vespaio di polemiche. Dopo essersi difesa a caldo su Twitter ("la scorta me l'hanno imposta e non è certo un piacere"), la democratica ritorna sulla vicenda per porvi la proverbiale "pezza peggiore del buco". "Sono andata da Ikea, non è la prima volta che ci vado e non sarà l'ultima", premette.






"Si trattava di un autista" . "Chi portava il carrello non era un rappresentate delle forze dell'ordine né un rappresentante del Senato - ha assicurato la presidente dei Senatori del Pd rispondendo ai cronisti -. Si trattava di un autista che conosco da 20 anni e che ha avuto la carineria di spingere il carrello. Cosa ci sia di strano non lo capisco. Detto questo - ha aggiunto la Finocchiaro -, chi ha una tutela deve sempre avvertire dei suoi movimenti. E poi - ha ribadito -, non ho chiesto io la scorta, mi è stata assegnata quando ero candidata in Sicilia e da allora il ministero dell'Interno continua a ravvisare la necessità che io l'abbia". Per la Finocchiaro - che ha invece glissato su chi fosse l'uomo che le reggeva le padelle -, in buona sostanza, l'autista serve a guidare il carrello...




Powered by ScribeFire.

Via Medina, dal cantiere del metrò spunta scheletro datato tra VII e l'VIII d. C.

Corriere del Mezzogiorno

«Era in una tomba a fossa. Non si ipotizza una necropoli»


NAPOLI - Un'altra scoperta fatta nel sottosuolo napoletano. Uno scheletro umano, infatti, è stato trovato nel cantiere della Metropolitana collinare in piazza Municipio, a Napoli. Secondo una prima valutazione di personale della Soprintendenza ai beni architettonici, risalirebbe all'epoca medievale.



Trovato scheletro risalente al medioevo




DAL 600 DOPO CRISTO - Lo scheletro viene datato tra il VII e l'VIII secolo dopo Cristo. Il ritrovamento è avvenuto dal lato di via Medina, dove è in fase di realizzazione la scala di accesso alla stazione Municipio. «Lo scheletro si trovava - ha detto all'Ansa l' archeologa Daniela Giampaolo - ad una profondità di circa 8 metri, in una tomba a fossa, scavata nel terreno. Non sono stati trovati altri reperti accanto allo scheletro, e, dunque, non si può ipotizzare al momento che si possa trattare di una necropoli». Secondo l'archeologa «si tratta di un ritrovamento importante, ma che non costituisce una novità e che non deve sorprendere in un'area come quella di piazza Municipio».

SCOPERTO DAGLI OPERAI- La scoperta è stata fatta da alcuni operai, che hanno avvertito la Soprintendenza e le forze dell'ordine. Lo scheletro era interrato nel fango.

Redazione online 25 maggio 2012

Funerali di Stato per Placido Rizzotto

di -

A sessantaquattro anni dalla morte lo Stato ha celebrato i funerali di Stato al sindacalista rapito e ucciso da Cosa nostra. I resti di Rizzotto furono trovati solo nel 2009. La cerimonia si è svolta alla presenza di Napolitano


Sono trascorsi sessantaquattro anni dalla morte di Placido Rizzotto, rapito e ucciso dalla mafia nel 1948 per il suo impegno a favore dei contadini siciliani. Di lui si erano letteralmente perse le tracce.



GIorgio Napolitano
GIorgio Napolitano

I suoi resti furono trovati solo nel 2009 nelle foibe di Rocca Busambra, sui monti Sicani (Palermo). Il successivo esame del Dna confermò che erano proprio i suoi. Per troppi anni sembrava che la giustizia si fosse dimenticata di lui. Ora finalmente lo Stato ne ha onorato la memoria con i funerali di Stato. La cerimonia si è svolta nella chiesa madre di Corleone alla presenza del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano e del segretario della Cgil, Susanna Camusso. Presenti anche la sorella e il nipote omonimo del sindacalista.

L'omaggio di Napolitano

"Anche la vicenda di Placido Rizzotto fa parte della memoria condivisa di questo Paese", ha detto il Presidente della Repubblica al termine dei funerali. "Abbiamo appena finito di celebrare i 150 anni dell’unità d’Italia e sebbene la vicenda Rizzotto non ne faccia parte, non possiamo non considerarla a pieno titolo come elemento della memoria condivisa degli italiani".

Il ricordo dei nipoti

"Siamo finalmente riusciti a dare a mio zio una degna sepoltura. Ma abbiamo dovuto attendere 64 anni. Si è preferito, infatti, insabbiare tutto", ha detto Angelo Rizzotto, nipote del sindacalista. "Zio Placido - inizia così l’intervento di Placido Rizzotto, nipote omonimo del sindacalista ucciso dalla mafia - non ti ho mai conosciuto personalmente ma solo attraverso le parole appassionate di chi ti ha vissuto accanto: nonna Rosa ad esempio, che ho sempre visto vestita di nero".


Placido Rizzotto

L'omelia dell'arcivescovo

"Chi ha assassinato Placido Rizzotto è il vero perdente, come lo sono tutti gli assassini che sono perdenti agli occhi di Dio e della società umana". È uno dei passaggi dell’omelia dell’arcivescovo di Monreale, Salvatore Di Cristina. "Sono troppi 64 anni di attesa per i funerali - ha aggiunto il presule - oggi non è solo un atto dovuto ma un atto di culto, il rito cristiano delle esequie".

Nencini (Psi): "Non dire che l'ha ucciso la mafia è come ucciderlo due volte"

Come riporta l'Avanti online! il segretario del Psi, Riccardo Nencini, ha polemizzato con monsignor Di Cristina, che durante le esequie non ha mai citato la parola mafia: "E’ stata la mafia ad uccidere Placido Rizzotto. Non dicendolo, lo uccideremo due volte".

Le indagini di Carlo Alberto Dalla Chiesa

A occuparsi delle indagini sulla morte di Rizzotto fu un giovane capitano dei carabinieri, Carlo Alberto Dalla Chiesa. Vennero arrestati e processati due uomini, Vincenzo Collura e Pasquale Criscione, che ammisero di aver partecipato al rapimento insieme a Luciano Liggio. Furono trovate anche alcune tracce della vittima, a conferma dell'avvenuta esecuzione, ma non il corpo. La vicenda processuale, però, si concluse con l'assoluzione degli imputati per insufficienza di prove (nel frattempo tutti avevano ritrattato).

Nel nome di Rizzotto un film e il vino

L'impegno sindacale e il sacrificio di Rizzotto sono raccontati in un bel film di Pasquale Scimeca del 2000. Quando uscì la pellicola ricevette alcune critiche perché stranamente (o forse no?) ometteva di ricordare la militanza del sindacalista nelle file socialiste. Rizzotto è ricordato anche grazie al vino prodotto dalla cooperativa siciliana "Placido Rizzotto Libera Terra" di San Giuseppe Jato.

Le uve utilizzate provengono da vigneti confiscati alla mafia nell'Alto Belice Corleonese.


- Orlando Sacchelli su Twitter



Powered by ScribeFire.

Google fa un favore a Microsoft Cancellati milioni di link per siti-pirata

Corriere della sera

Eliminati 5,4 milioni di contenuti, siti web e link



MILANO - Nella lotta contro le violazioni del copyright il motore di ricerca Google ha deciso di premere il tasto «cancella». Il colosso di Mountain View ha infatti eliminato in grande stile milioni di link dalle proprie pagine dei risultati, precedentemente segnalati dai possessori dei diritti d’autore. «Non vogliamo che gli utenti finiscano sui siti pirata», dice Google nel suo «Rapporto sulla trasparenza». La maggior parte di reclami? Da Microsoft.

MILIONI DI DOMANDE - A causa di presunte violazioni del diritto d’autore, Google ha eliminato dalla sua offerta lo scorso anno in 5,4 milioni di casi contenuti, siti web e link. Il numero di richieste è in costante crescita. Tuttavia, specifica Google, il portale video di YouTube e il servizio Blogger non sono stati inclusi nella statistica. Ogni mese, Google dice di elaborare una media di circa 1,2 milioni di richieste inoltrate da oltre mille distinti proprietari di diritti d’autore. Tra i dati cancellati sono stati ben 3,3 milioni i link (Url) nei risultati di ricerca. Google ha dichiarato di aver accettato il 97 per cento di tutte le richieste ricevute dal luglio al dicembre del 2011. «La lotta contro la pirateria online è molto importante», ha scritto sul blog della società il manager Fred von Lohmann. «Non vogliamo che i nostri risultati di ricerca conducano la gente a dei posti nella Rete dove vengono infranti i diritti d'autore».

TRASPARENZA - Per rendere chiara la portata del fenomeno Google ha pubblicato tutti i dati nel Transparency Report; prima d’ora in questo rapporto (pubblicato per la prima volta due anni fa) venivano elencate soprattutto le richieste di rimozione dei contenuti indicizzati e pubblicati che arrivavano dai governi. Insomma, informazioni sui problemi di pirateria e diritti d’autore erano poche o nulle. Le segnalazioni che giungono a Mountain View sulla violazione delle leggi sul diritto d’autore vengono elaborate in media entro 11 ore; in caso di organizzazioni note, che hanno lo status di «partner affidabile», il processo di verifica ed eventuale rimozione di un link si riduce a 7 ore.

MICROSOFT - Al primo posto nella classifica dove sono elencati i proprietari dei copyright violati c’è Microsoft, seguita dal gruppo Nbc Universal; dall'associazione delle industrie discografiche Usa RIAA; dalla inglese British Recorded Music Industry e da diversi produttori di contenuti pornografici. Come si evince dai grafici pubblicati da Google, lo scorso anno Microsoft ha inviato 2,54 milioni di richieste per la rimozione di altrettante Url. Google sottolinea però che non ogni richiesta di eliminazione di contenuti è sempre giustificata. Per esempio, di recente ne ha respinto una inviata da una scuola guida in Gran Bretagna che aveva chiesto di rimuovere un risultato di ricerca che rimandava ad un’azienda concorrente.


Elmar Burchia
25 maggio 2012 | 11:49


Powered by ScribeFire.

Morta la vera ragazza di Bube: ispirò Cassola e Comencini

di -

Nada Giorgi fu la musa ispiratrice del romanzo di Carlo Cassola, che appena uscito nel 1960 guadagnò il Premio Strega


A more e destino per il cinico Lacan sono sinonimi: e il sentimento che ha legato Nada Giorgi a Renato Ciandri sembra confermarlo. Poco importa che a un certo punto, come al solito, sia arrivata la letteratura, sotto il nome di Carlo Cassola, a farci sopra un romanzo.




Ha ragione il Gruppo 63? La ragazza di Bube è un romanzo da stazione? Si vedrà. Se non è da stazione, di sicuro è stato a lungo lettura «obbligata» di quasi tutti gli alunni delle scuole italiane. Ma la notizia di oggi è un’altra: la ragazza di Bube, quella vera, cioè proprio Nada Giorgi, è morta. All’ospedale di Ponte a Niccheri a Firenze, ieri mattina. Aveva 85 anni. Ne ha dato annuncio Massimo Biagioni, autore per Polistampa di una biografia su di lei (Nada. La ragazza di Bube).

Fu Nada la musa ispiratrice del romanzo di Cassola, che appena uscito nel 1960 si guadagnò il Premio Strega. Fu sempre lei ad accusare lo scrittore di «aver tradito la verità storica dei fatti di cui era stata testimone». La vicenda è nota: nel 1943 Renato conosce Nada - all’epoca sedicenne, cioè tre anni più giovane di lui - a Torre Decima (Pontassieve, in Valdarno). È già partigiano nell’anima: qualche mese dopo si aggrega alla formazione «Stella Rossa». Si combatte sul monte Giovi, ma arrivano gli angloamericani a risolvere la situazione: Bube però non consegna le armi.

Nel maggio del 1945 Renato e Nada tornano a Pontassieve per la Festa della Madonna del Sasso insieme ad altri partigiani che a un certo punto, fazzoletti rossi al collo, vogliono entrare in chiesa. Il prete preferirebbe di no. Scoppia un alterco. Giunge sul posto un maresciallo dei carabinieri con suo figlio: il ragazzo, non si sa perché dal momento che è solo diciassettenne, è armato. E, peggio, ha pure paura ed esplode all’improvviso un colpo che uccide Antonio Panchetti, uno dei partigiani. Tumulto, reazione. Risultato: altri due morti. Ma la ricostruzione storica è piuttosto confusa. «Bube» è accusato dell’omicidio: «ingiustamente» come ha sempre sostenuto Nada. Preferisce darsi alla macchia. La sua «ragazza» gli porta viveri e sigarette, ma Renato allunga la fuga sino in Francia. Condannato a 19 anni in contumacia, scovato dall’Interpol nel 1950, carcerato fino al 1961, muore a 57 anni nel 1981. Nada l’ha difeso fino all’ultimo.

Fini qui, la vita. La letteratura comincia quando Carlo Cassola incontra alla fine degli anni Cinquanta a Colle Val d’Elsa Nada e Renato, ne ascolta la storia ma soprattutto prende quegli appunti mentali che gli permetteranno di scrivere La ragazza di Bube, tre anni dopo la pubblicazione trasfigurato in film da Luigi Comencini con Claudia Cardinale nella parte di Nadia.



Powered by ScribeFire.