giovedì 24 maggio 2012

Caso Orlandi, «a Sant'Apollinare trovate ossa di trenta anni fa»

Il Messaggero

La presentazione del libro di Orlandi e Peronaci. Il fratello di Emanuela: collegamento tra attentato al Papa, Calvi e sequestro



ROMA - «Nella basilica di Sant'Apollinare trovate ossa di trenta, quaranta anni fa». E' quanto è emerso durante la presentazione del libro "Mia sorella Emanuela" di Pietro Orlandi e fabrizio Peronaci.«Ho sempre creduto che ci sia un filo conduttore tra l'attentato al Papa, la morte di Calvi e il rapimento di Emanuela». Ne è sicuro Pietro, mentre Walter Veltroni fa un appello: «C'è gente che a Roma sa. Basterebbe inviare una lettera, anche in forma anonima». Ventinove anni dal sequestro di Emanuela Orlandi, monsignor Piero Vergari indagato per concorso in sequestro, la salma di Renatino analizzata, analisi del Dna anche su ossa recenti trovate nella basilica di Sant'Apollinare. Se ne continua a parlare di Emanuela Orlandi, anche ieri in una libreria di Roma dove Pietro Orlandi e il giornalista Fabrizio Peronaci, hanno presentato la nuova edizione del libro «Mia sorella Emanuela» di Orlandi e Peronaci. E anche oggi con un'intervista a Pietro Olrnadi a SkyTg24.

Pietro Orlandi. «Dopo 29 anni ci sono gli elementi a disposizione per arrivare alla verità sul rapimento di mia sorella» ha detto Pietro Orlandi. «Ho sempre creduto che ci sia un filo conduttore tra l'attentato al Papa, la morte di Calvi e il rapimento di Emanuela - ha proseguito Pietro Orlandi -. Mia sorella è stata rapita perchè era una cittadina vaticana. Nel colloquio che ebbi con Alì Agca lui mi disse che Emanuela era stata rapita dal Vaticano, aiutato da Cia e Sismi. Quando sono tornato in Italia, dopo aver parlato con Agca, ero convinto che i magistrati mi avrebbero chiamato per verbalizzare quelle dichiarazioni. Ma non è stato così». Fabrizio Peronaci ha ricordato tre fatti: «Nel 1981 l'attentato a Giovanni Paolo II, nel 1982 la morte di Calvi, nel 1983 il rapimento di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, la storia - ha detto - va letta». Peronaci ha anche affermato che alcune delle ossa trovate a Sant'Apollinare risalgono a 30, 40 anni fa. «Di chi sono quelle ossa?» ha incalzato Veltroni.

Don Piero Vergari. Olrandi ha raccontato che Suor Dolores, la suora che gestiva il coro della scuola di musica di Sant'Apollinare frequentata da Emanuela, non ha mai fatto andare le ragazze dentro la basilica. «Non so il motivo, ma è come se non si fidasse». Ieri, durante la trasmissione Chi l'ha visto? molte le domande che sono state fatte: come mai un monsignor da Sant'Apollinare viene trasferito in una parrocchia di un paese lontano come Turania, ai confini tra Lazio e Abruzzo? Inoltre il vescovo di Tivoli fece chiudere l'Associazione degli Oblati della Regina Apostolorum aperta da monsignor Vergari a Turania.

Walter Veltroni. «C'è gente che a Roma sa. Qualcuno non vuole andare a raccontare tutto alla magistratura. Basterebbe inviare una lettera, anche in forma anonima, per aiutare dopo tanti anni la famiglia Orlandi ad uscire da questa tortura» ha detto Veltroni durante la presentazione del libro. «Sarebbe bello - ha aggiunto Veltroni - se domenica Benedetto XVI al termine dell'Angelus, dicesse una parola sul dolore della famiglia Orlandi».

La manifestazione. Orlandi ha invitato i cittadini alla manifestazione di domenica per chiedere la vaerità non solo su Emanuela, ma su tutte le persone scomparse. L'appuntamento è alle 9.30 in Campidoglio.


Giovedì 24 Maggio 2012 - 12:46
Ultimo aggiornamento: 17:47




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Dall'Ikea passando per Taranto, dobbiamo fidarci delle foto?

Corriere della sera

Il caso Taranto e Finocchiaro
Pierluigi Battista

Grillo: un autogol la norma contro il Movimento 5 stelle

La Stampa


Il comico attacca: "A noi niente rimborsi elettorali? Va bene così, tanto non li avremmo accettati"




Beppe Grillo


roma

E' polemica sulla norma della Camera che votando la nuova disciplina dei rimborsi elettorali ha approvato una norma proposta dall’Udc Pierluigi Mantini. Si tratta di una sorta di norma anti-Grillo. «Ma no - spiega Mantini - io la intenderei in maniera opposta casomai..». L’erogazione dei rimborsi - dice in sostanza la norma - deve essere condizionata all’esistenza di uno Statuto nel partito che richiederà i finanziamenti. Uno Statuto «conformato a principi democratici nella vita interna con particolare riguardo alla scelta dei candidati, al rispetto delle minoranze, ai diritti degli iscritti». E visto che il Movimento 5 Stelle, semmai un domani volesse usufruire dei rimborsi elettorali che oggi rifiuta, dovrebbe uniformare a queste regole il “Non-Statuto” di sette articoli che campeggia sul sito, la norma si presta a letture opposte.

Nel day after a farsi interviene direttamente Grillo: «Invece di tagliare i loro contributi di un miliardo di euro, i partiti li tagliano al M5S che non li vuole. Geniale!», scrive il comico sul suo blog. L'attacco è rivolto in particolare a Pier Ferdinando Casini, per l’emendamento dell’Udc alla legge "Abc" sui finanziamenti, approvato ieri in Aula alla Camera, che stabilisce che possono percepire i rimborsi solo quei partiti che hanno uno Statuto. Una norma «ad hoc per il Movimento 5 Stelle», scrive Grillo. Ma, obietta, il M5S ha in realtà un regolamento, chiamato ’Non Statutò, che è «uno statuto a tutti gli effetti». Ma soprattutto, sottolinea il comico, il M5S «i soldi non li vuole»: «rinuncerà ai rimborsi per le prossime politiche».

E allora, sostiene Grillo, «l’emendamento udiccino» che «conteneva anche un appello alla democrazia» interna ai partiti, «è un autogol, una mossa degna di Tafazzi, del QI di Casini. I candidati nei partiti sono infatti ’nominatì dai segretari di partito grazie alla legge elettorale "Porcellum", alla faccia della democrazia interna, quindi non potranno più percepire rimborsi. Giusto? Giusto! A proposito - scherza - qualcuno mi presta i soldi per la colazione?». «La febbre terzana che ha colpito Bersani che sproloquia di ’non vittorià ha colpito anche Azzurro Caltagirone, in arte Casini», scrive Beppe Grillo in un post intitolato «Il QI di Casini». E, a rendere ancor più esplicito il messaggio, illustrato da una foto ritoccata di Einstein con il volto del leader Udc e accanto la scritta ’Un’idea diversà.

«La mossa piercasinanda (copyright Travaglio) è da vero politico consumato - scrive Grillo - Riflettete: se il M5S non vuole i soldi è allora necessaria una legge ad hoc per impedirgli di prenderli! L’Udc - spiega - ha presentato un emendamento che condiziona l’erogazione dei contributi all’esistenza di uno Statuto, che tutti i partiti hanno, come è ovvio e quindi è ad hoc per il M5S. La Camera ha approvato entusiasta con 342 sì, 104 astenuti e 54 no». «Il M5S - prosegue il blogger - ha uno Statuto di soli 7 punti che non prevede neppure l’esistenza di un tesoriere, nè tanto meno di finanziamenti elettorali. Si chiama ’Non Statutò, ma è uno Statuto a tutti gli effetti. Lo propongo come modello ai partiti, non invocherò il copyright».

Intanto l'Aula della Camera ha approvato l'articolo 6 della legge sul finanziamento pubblico ai partiti: via libera quindi all'istituzione di una Commissione ad hoc cui sarà affidato il compito di controllare i bilanci dei partiti che abbiano conseguito almeno il 2 per cento alla Camera o che abbiano eletto almeno un deputato o un senatore o un parlamentare europeo o un consigliere regionale o un consigliere delle province di Trento e Bolzano. La Commissione sarà composta da cinque membri, di cui uno designato dal primo presidente della Corte di Cassazione, uno designato dal presidente del Consiglio di Stato e tre designati dal presidente della Corte dei Conti. Due di questi ultimi devono essere revisori contabili iscritti nel relativo registro.

Ai componenti della Commissione non è corrisposto alcun compenso per l'attività prestata ai sensi della legge sul finanziamento pubblico. Per la durata dell'incarico (quattro anni rinnovabili una sola volta) inoltre i membri non possono assumere altri incarichi o funzioni. Per il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, la Commissione così composta «rappresenta una semplice attenuazione» di quel «vulnus costituzionale» da lui evidenziato nella lettera inviata al presidente della Camera, Gianfranco Fini, in cui rivendicava all'organo da lui presieduto il controllo dei conti dei partiti. La soluzione della Commissione a 5 è «accettabile - ha scritto Giampaolino - solo e nella misura in cui il coordinamento della Commissione sia attribuito ai rappresentanti di questa Corte».




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Incidente sull'Amerigo Vespucci Muore un marinaio

Corriere della sera

Alessandro Nasta, 29 anni, di Brindisi. Sottocapo di III classe è deceduto durante il trasporto in elicottero al Gemelli di Roma


MILANO - Una scivolata dall'albero principale. La corsa inutile all'ospedale. Il sottocapo di III classe Alessandro Nasta è morto. Marinaio da un anno e mezzo sulla nave scuola della Marina militare Amerigo Vespucci, stava facendo «normale attività», gesti e azioni di cui era considerato esperto, dicono dalla Marina Militare. La "scivolata" letale è avvenuta mentre la nave era in navigazione da La Spezia e Civitavecchia. Normale attività di marinai esperti, insistono dalla Marina Militare che ha comunque aperto gli accertamenti per comprendere la dinamica dell'incidente. Alessandro Nasta è stato soccorso immediatamente dall'unità medica di bordo. Ferito grave, ma vivo. Ma duratnte il viaggio in elicottero verso Roma non c'e l'ha fatta. Era nato a Brindisi, non era sposato.


La nave Amerigo Vespucci

 La nave Amerigo Vespucci La nave Amerigo Vespucci La nave Amerigo Vespucci La nave Amerigo Vespucci La nave Amerigo Vespucci

Redazione Online24 maggio 2012 | 17:21

Nel 1992 Repubblica chiamava guitto Falcone Ma l'articolo è sparito

di -

Nel gennaio 1992 Repubblica massacrò Falcone: "Un comico del carrozzone televisivo". Oggi di quell'articolo non c'è più traccia. Noi lo abbiamo trovato. La sinistra dava del guitto a Falcone


Ieri è stato celebrato il ventennale della strage di Capaci, dove persero la vita il giudice Falcone, sua moglie e tre uomini della scorta.Tutti i giornali, giustamente, hanno dato ampio risalto alla memoria del magistrato massacrato dalla mafia.



Giovanni Falcone
Giovanni Falcone


Anche Repubblica, che per l'occasione ha preparato un cofanetto (film + libro) in vendita a 12,90 euro. Fa un certo effetto leggere cosa scriveva Repubblica nel 1992: "Falcone sciorina sentenze in tivù, è un comico, un guitto, che può gareggiare coi comici del sabato sera" (la Repubblica, 9 gennaio 1992).

Diciamo la verità, non era una carineria. A firmare l'articolo fu Sandro Viola. Venti anni fa Repubblica prese di mira Falcone accusandolo di essere "preso da una febbre di presenzialismo. Sembra dominato da quell’impulso irrefrenabile a parlare, quella smania di pronunciarsi, di sciorinare sentenze sulle pagine dei giornali o negli studi televisivi, spingendolo a gareggiare con i comici del sabato sera. In Falcone si avverte l’eruzione di una vanità, d’una spinta a descriversi, a celebrarsi, come se ne colgono nelle interviste del ministro De Michelis o dei guitti televisivi".


Per rileggere il testo completo di quell'articolo siamo andati a cercarlo nell'archivio online del sito di Repubblica. Ma non l'abbiamo trovato. Non crediamo sia stato rimosso volutamente. Forse non è masi stato caricato nel sistema. Che dimenticanza, eppure è un pezzo di storia. Per fortuna, però, ci pensa Google. Digitando le parole "Falcone 9 gennaio 1992 la Repubblica" si trovano molti siti che citano quel testo di Viola, con tanto di foto. Ve lo riproponiamo (leggi l'articolo di Sandro Viola / Falcone, che peccato...). E' interessante leggerlo, per farsi un'idea e per capire



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All'Ikea con scorta, accuse web a Finocchiaro

Corriere della sera

La senatrice: mi è stata imposta




ROMA - La fotografia è del settimanale Chi , il commento, a mo' di didascalia, del sito Dagospia che la ripubblica: «Nel regno della casa low cost la senatrice del Pd acquista padelle antiaderenti e uno stendibiancheria. Consultandosi con i suoi bodyguard. Anna Finocchiaro, all'Ikea con tanto di sacca gialla, cerca tra gli scaffali, confrontando prezzi e consistenza delle pentole. In alto, con le guardie del corpo prima dell'uscita».

In altre parole il capogruppo del Pd al Senato è stata ripresa mentre fa la spesa da Ikea, aiutata dalle sue guardie del corpo che le spingono il carrello pieno di acquisti. E, sempre Dagospia , si chiede: «D'accordo, trascinare il carrello riempiendolo di padelle antiaderenti e pentole, alla caccia di uno stendibiancheria, può essere anche faticoso per una signora come la senatrice Finocchiaro. Ma, con i venti gelidi che da tempo stanno investendo la casta politica, fra grilli e cavallette, la battagliera esponente del Pd aveva proprio bisogno di utilizzare le braccia dei suoi tre uomini di scorta come servizievoli domestici?».

Lo stesso fanno in molti su twitter prendendosela con la capogruppo, inventano persino l'hastag #finocchiarovergogna, c'è chi propone di toglierle la scorta. Interviene anche il vicedirettore di Rai2, Gianluigi Paragone: «La foto di Finocchiaro all'Ikea, che tratta gli uomini di scorta come inservienti, è un'offesa». Risponde, sempre su twitter, la diretta interessata: «Avere la scorta per me non è un piacere. Mi è stata imposta e nonostante ciò provo a fare una vita normale, anche da Ikea». Ed anche la sua risposta viene ritwittata.

24 maggio 2012 | 10:33



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Sciolto il mistero sull'origine della Bibbia di Marco Polo

Corriere della sera

Analizzate per la prima volta le proteine del materiale antico. Il volume duecentesco è in pelle di vitello, non in feto d'agnello



Una pagina della «Bibbia di Marco Polo»Una pagina della «Bibbia di Marco Polo»

Sciolto il mistero della «Bibbia di Marco Polo». È un piccolo libro alto 16,5 centimetri e largo 11, noto per questo come «Bibbia da mano», che risale agli anni trenta del Duecento. Custodito nella Biblioteca medicea di Firenze è stato analizzato dagli esperti del Politecnico di Milano per cercare di risolvere un enigma che si trascina da sempre senza una risposta precisa. Su quale tipo di pergamena era stata scritta la piccola Bibbia?

L'ANALISI DEL PROTEOMA - Il primo motivo era legato al fatto che il foglio è sottilissimo, appena 80 micron (millesimi di millimetro), per cui si riteneva fossero state impiegate pelli di feti d'agnello. Ma era una risposta legata più alla tradizione che alla scienza perché il loro utilizzo era diffuso nei libri e documenti ecclesiastici di pregio. Ma al Dipartimento di chimica, materiali e ingegneria chimica «Giulio Natta» del Politecnico milanese Lucia Toniolo e Pier Giorgio Righetti hanno compiuto un'indagine mai attuata arrivando a studiare il proteoma del materiale (cioè le proteine che lo compongono): è la prima volta al mondo che si effettua su una pergamena tanto antica.

IL VITELLO - Analizzando la miscela di proteine di un campione attraverso la spettrometria di massa e confrontando i dati con adeguati database i due ricercatori sono arrivati a stabilire che si tratta di pelle di vitello. E il risultato è stato pubblicato sul Journal of Proteomics. Così si è dimostrato che è possibile compiere analisi sofisticatissime anche su tessuti d'animale molto invecchiati identificandone la provenienza ampliando gli studi sulle tecnologie per la produzione dei supporti alla scrittura. Ma si è pure sfatata una leggenda legata ai feti d'agnello perché se fosse stata vera, la strage degli agnelli avrebbe assunto proporzioni incredibili. Solo la Bibbia di Marco Polo ha 500 pagine che corrispondono a quanti animali? Incredibile, appunto. Un risultato quello ottenuto al Politecnico di Milano, prezioso quindi per gli storici e per tutti coloro che indagano nel nostro passato attraverso i manoscritti.

MARCO POLO - Il prezioso libro prodotto in Francia nel XIII secolo è passato di man in mano dopo aver percorso la via della Seta. E veniva battezzata «Bibbia di Marco Polo» forse solo perché il grande mercante veneziano la ebbe in visione durante uno dei suoi viaggi.


Giovanni Caprara
24 maggio 2012 | 10:03



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Una piazza a Berlinguer , ma Milano continua a dimenticare Bettino Craxi»

Corriere della sera

Stefania Craxi al sindaco: «Una gigantesca ingiustizia non inserire il leader socialista nella toponomastica cittadina»



Caro sindaco,

apprendo con stupore che una piazza di Milano sarà domani intitolata a Enrico Berlinguer: una pratica aperta e rapidamente giunta a conclusione!

Negli uffici del Comune di Milano c'è un altro fascicolo aperto da anni e mai chiuso per l'opportunismo di Letizia Moratti, timorosa di un voto contrario della Lega, il cui moralismo vediamo oggi di che pasta fosse fatto: la pratica che includerebbe nella toponomastica cittadina il nome di un grande milanese, Bettino Craxi. Cosa c'entra Berlinguer con Milano? A Milano il leader comunista è sempre stato sconfitto dai socialisti, Milano è una città socialista come testimonia la lunga sequenza di sindaci susseguitisi dall'avvento della Repubblica; non basta certo una sola prova elettorale a cambiare la fisionomia di una città. E quali meriti nazionali può vantare Berlinguer? Egli fu sicuramente un uomo onesto e virtuoso, ma pose le sue non comuni capacità al servizio di un'ideologia condannata dalla storia e di una politica sbagliata, dagli effetti disastrosi. E non parliamo nemmeno della sua eredità, l'antisocialismo viscerale dei «ragazzi di Berlinguer»: Occhetto, D'Alema, Veltroni, protagonisti dell'orribile biennio '92-94.

Non credo, caro Sindaco, che tu abbia particolari motivi di riconoscenza verso Berlinguer, data la tua militanza giovanile e quella odierna; credo che presto riconoscerai l'errore di aver premiato a Milano l'avversario dell'uomo che è stato determinante per fare del capoluogo lombardo una grande capitale europea, incitando e aiutando la volontà di crescita dei suoi cittadini. Bettino Craxi giace oltremare, ma gli italiani, soprattutto i milanesi, non hanno dimenticato che se l'Italia è stabilmente nel G8, fra i Grandi della Terra, lo devono proprio all'ultimo grande leader del Psi, al suo coraggio, alla capacità con cui ha tenuto testa, fino a sconfiggerla, alla politica sbagliata del segretario comunista. I socialisti non si opporranno e non insceneranno gazzarre contro l'omaggio a Berlinguer, che resta comunque un combattente per l'elevazione delle classi più deboli. Ma rimane un problema di gigantesca ingiustizia, che andrebbe colmata se si vuol volgere verso la solidarietà i sentimenti dei milanesi.


Stefania Craxi
24 maggio 2012 | 12:08



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Licenziata perché sexy: commessa dal seno grande fa causa a negozio intimo

Il Mattino




WASHINGTON - Lauren Odes, una voluttuosa signora bionda assunta solo lo scorso 24 aprile da un negozio di intimo nel cuore di Manhattan noto per i suoi completini sexy e la sua pubblicità osè non se lo sarebbe mai aspettato: eppure è stata licenziata su due piedi, solo una settimana dopo aver preso servizio come impiegata, per essere troppo sexy. In particolare per avere un seno troppo voluminoso. Almeno questo è quanto sostiene la donna che ha fatto causa al negozio 'Native Intimates', sostenendo di essere oggetto di discriminazione per la forma del suo corpo. 

 Rappresentata legalmente dalla nota avvocata di vip hollywoodiani e non, Gloria Allred, Odes ha dichiarato: «Sono rimasta scioccata quando il manager mi ha detto che sono troppo provocante e che il mio seno è troppo grosso». A suo avviso, il manager le avrebbe inoltre fatto sapere che causa del suo licenziamento era anche il fatto che il padrone del negozio, un ebreo ortodosso, non gradiva il suo abbigliamento. Curiosamente sulla vetrina del negozio, a fare pubblicità agli intimi, è la foto di una donna che si stringe i seni voluminosi. Nei documenti presentati in tribunale, la donna fa appello a due tipi di discriminazione: una di carattere religioso e una basata sul sesso e sostiene di essere stata messa alla porta «per essere attraente,per non essersi conformata ai limiti religiosi imposti dai superiori e per avere determinate parti del corpo».

Giovedì 24 Maggio 2012 - 11:28    Ultimo aggiornamento: 11:29



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