martedì 22 maggio 2012

Il sindaco festeggia, sbuca la pistola: sul web impazza foto di Stefàno armato

Corriere del Mezzogiorno

L'immagine pubblicata su un quotidiano locale. Dopo la vittoria al ballottaggio sul candidato Cito



TARANTO - I mortaretti fatti esplodere per strada, per festeggiare la vittoria, non li ha graditi, Ezio Stefàno. E tuttavia al suo comitato elettorale in via Principe Amedeo, ai festeggiamenti per la riconferma a sindaco di Taranto, si è presentato con fondina e pistola.




IL SINDACO - «Sono passato di là soltanto per pochissimi minuti e per invitare tutti a non festeggiare, visto che a Brindisi si stavano celebrando i funerali di Melissa Bassi. Sono stato lì per pochi secondi». In quel gigantesco bailamme formatosi nell’angusto locale abitualmente utilizzato come sede di Sds, il suo movimento politico, stretto tra l’attrezzatura sistemata lì da ben due emittenti per le rispettive dirette televisive e la folla, districandosi tra le urla di giubilo dei militanti e le richieste di commenti da parte dei cronisti, Stefàno come accade in queste circostanze, si è scatenato, ha saltato, ha sollevato le braccia in segno di vittoria e dispensato baci e pacche sulle spalle a chi l’ha sostenuto.

SPUNTA L'ARMA - In tutto questo movimento, spunta la pistola, ben ancorata, assicura lui e per la quale il sindaco il porto d’armi da trent’anni. Per difesa personale. Fotocamere e telecamere immortalano Stefàno che festeggia e la sua pistola. Stefàno non è il primo sindaco armato di Taranto. Mentre sul web si scatena la polemica sull’opportunità, per l’appena rieletto sindaco, di presentarsi davanti alle telecamere con la pistola nella cintura, qualcuno ricorda quando fu l’ex sindaco ed ex parlamentare Giancarlo Cito (oggi in galera per diverse condanne passate in giudicato) ad agitare un’arma. E a suscitare un’ondata di sdegno. «Non c’è da far paragoni tra me e Cito – risponde seccato Stefàno -. Io ho una pistola soltanto per difendermi. Sono stato minacciato, anche di recente, perché rinunciassi a correre per la riconferma a sindaco, ma non mi sono fatto intimorire. Io non ho mai fatto del male a nessuno. Né ho mai inteso farlo. Ma avendo rinunciato alla scorta, avrò almeno il diritto di difendermi?».



Adriana Logroscino
22 maggio 2012




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Grillo 'opera' Bersani: "Trattamento sanitario Presto dovrà lavorare"

Quotidiano.net

E poi: "Dalla prima panchina darà il becchime ai piccioni"



'Chi ha creato la disoccupazione? Il M5S oppure vent'anni di inciuci con il Pdl - chiede il comico a capo della nuova formazione corsara e trasversale -. Chi ha benedetto la legge sul precariato ieri e la 'ristrutturazione' dell'articolo 18 oggi?". Botte anche a Renzi


Roma, 22 maggio 2012



All'indomani della conquista di Parma, evento simbolo della storia poliitca italiana, Beppe Grillo alza il tiro del suo Movimento 5 Stelle e ora punta ad eliminare l'ultimo leader nazionale rimasto in campo: il segretario del Pd, Pierluigi Bersani.

'PAROLE FORTI' - "Il non morto (ma quasi) di un partito mai nato Bersani ha detto di aver 'non vinto' a Parma, Comacchio e Mira. Chiamate un'ambulanza per un TSO (ndr, trattamento sanitario obbligatorio)''. Beppe Grillo dalle pagine del suo blog attacca Pier Luigi Bersani. Il comico critica le affermazioni del segretario del Pd sui ballottaggi e, all'invito di Bersani a un confronto sui temi del lavoro, risponde così: ''Prima di parlare di lavoro, Bersani dovrebbe lavorare, ci provi, in futuro ne avrà bisogno''.

'MORTO VIVENTE' - Parma e la via Emilia. Grillo non molla la presa: ''Bersani - scrive sul suo blog - è affranto: non potrà più costruire l'ennesimo inceneritore nella sua Emilia". "A Parma - continua - non ci sarà un tumorificio come in altre città governate dal Pdmenoelle come con l'ebetino a Firenze (Matteo Renzi, ndr). Grillo definisce Bersani ''morto vivente'' e fornisce le coordinate interpretative: ''creatura mostruosa generata dalla resurrezione di un cadavere'', dicendo che si può riferire ''a vari tipi di creature fantastiche, come ad esempio zombie, vampiri, mummie, o pdmenoellini'' .

'ALTRO CHE NICKY'

''Il pollo che si crede un'aquila - prosegue Grillo, attaccando Bersani - è tornato sui suoi cavalli di battaglia elettorali ('Non cederemo ai populismi e ai qualunquismi') e alle argomentazioni politiche sulla vittoria del M5S a Parma dovuta a 'una destra che si è rimpannucciata sostenendo il grillino'. Rimpannucciato il grillino, belin, Bersani batte nell'eloquio Vendola 5 a 0!''.

DESTINAZIONE GIARDINETTI

Il comico è un fiume in piena contro il segretario del Pd, che invita ad ''accompagnare alla prima panchina con un sacchetto di becchime per i piccioni''. ''Non è finita qui - scrive -. Per il non morto (ma quasi) la crisi della destra provoca 'un vuoto d'aria'. In pratica il peto in cui si dissolvono i partiti''.

'INCIUCIONE' - All'affermazione di Bersani secondo cui il lavoro è un ''punto inevaso'' da Grillo, il fondatore del M5S replica: ''Chi ha creato la disoccupazione? Il M5S oppure vent'anni di inciuci con il Pdl, di investimenti nei catorci della Fiat e nella cementificazione del Paese invece che in innovazione? Chi ha svenduto a debito la Telecom se non D'Alema condannandola a un nanismo industriale? Chi ha benedetto la legge sul precariato ieri e la 'ristrutturazione' dell'articolo 18 oggi? Prima di parlare di lavoro - conclude Grillo - Bersani dovrebbe lavorare, ci provi, in futuro ne avrà bisogno''.



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Videointervista con l'uomo sospettato della strage di Brindisi «E' stato un incubo. Sono innocente»

Il Mattino


di Antonio Manzo

BRINDISI - Siamo in casa dell'uomo che per un giorno ed una notte è stato sospettato da inquirenti ed investigatori di aver pigiato il tasto del telecomando della strage alla scuola di Brindisi.


Ha cinquant'anni, e racconta nel dettaglio la lunga paura di una giornata trascorsa in questura fino alle tre del mattino quando lo hanno rimandato a casa con tante scuse. Ha aperto la porta e mi ha detto: "Ora vorrei essere lasciato in pace dopo questa terribile avventura. Ho pagato con il sospetto l'avere la mano destra paralizzata che fa il paio con l'immagine del video dell'attentatore che ha la mano destra nella tasca destra. Ho pagato con il sospetto la mia capacità di lavorare con computer, radiotelevisioni e tutto quanto c'è di informatica. Ieri mattina sono venuti a casa mia poliziotti e carabinieri, mi hanno spinto su un divano. Con me c'era la mia bambina di 3 anni che poi è venuta con me e per tutta la notte è stata con me in questura".

L'uomo racconta i momenti della tragedia: "La mattina della strage io stavo dormendo. Ho sentito un botto tremendo e pensavo che fosse esploso un pezzo di Montecatini, la fabbrica chimica che abbiamo qui a Brindisi". Sul tavolo del soggiorno ci sono pezzi di computer e telecomandi, tutto quello che è stato messo a soqquadro dagli investigatori. Poi alla fine il saluto con l'uomo uscito da un incubo ma pronto a riprendere la sua vita di ogni giorno.

Martedì 22 Maggio 2012 - 12:06    Ultimo aggiornamento: 13:19




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Pedofilia, vescovi: non siamo polizia, non siamo obbligati a denunciare

Il Messaggero

CITTÀ DEL VATICANO - «Nell'ordinamento italiano il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale, né di incaricato di pubblico servizio, non ha l'obbligo giuridico di denunciare all'autorità giudiziariastatuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti» di pedofilia. Lo affermano le linee guida della Cei elaborate dalla Cei per i casi di abuso sessuale da parte del clero e presentate oggi da monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei.





«Non possiamo chiedere al vescovo di diventare un pubblico ufficiale - dice monsignor Crociata - formalizzare la richiesta al vescovo di denunciare i casi di abuso vuol dire andare contro l'ordinamento, del resto su questo problema la cooperazione con la magistratura è un fatto ordinario. E' chiaro a tutti noi vescovi che bisogna collaborare con le autorità civili, ciò non vuol dire che noi si possa operare in modo difforme da quanto prevede la legislazione». Il Segretario della Cei ha anche detto che il vescovo, laddove si riconosca la fondatezza delle accuse, «può incoraggiare le vittime a rivolgersi alla magistratura».

«Il vescovo è responsable di tutto». Rispetto al fatto che poi le linee guida non prevedano l'istituzione - come in altri Paesi - di un vescovo responsabile a livello nazionale per il dossier abusi, Crociata ha ribadito che «in Italia non c'è bisogno di un'autorità terza per seguire questi casi, il vescovo è responsabile di tutto nella propria diocesi anche in questo campo». Crociata ha poi messo in luce il particolare rapporto che esiste in Italia fra i singoli vescovi e la Congregazione per la dottrina della fede, sottolineando che i vescovi spesso si rivolgono direttamente in Vaticano agli organismi competenti per la questione pedofilia.

Martedì 22 Maggio 2012 - 15:06
Ultimo aggiornamento: 15:09





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