sabato 28 aprile 2012

Domenica si beatifica Toniolo, esempio per i politici cattolici

Il Messaggero


di Franca Giansoldati


Città del Vaticano - Domenica nella basilica di San Paolo fuori le Mura, verrà beatificato Giuseppe Toniolo, un economista cattolico vissuto a cavallo della metà dell’800 e i primi del ’900 e considerato un simbolo per tutti i politici cattolici. Toniolo diffuse la dottrina sociale della Chiesa nella società dell’epoca, in un clima di opposizione al cristianesimo, insistendo soprattutto sul rapporto tra etica ed economia. «Il suo esempio è valido anche oggi. E quando parlava di democrazia cristiana non si riferiva a un partito e nemmeno a una forma particolare di governo. Egli alludeva a un ordinamento civile nel quale tutte le forze sociali, giuridiche ed economiche cooperano al bene comune su basi di libertà, fraternità e giustizia» afferma monsignor Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace. La celebrazione sarà presieduta dal cardinale Salvatore De Giorgi e vi si attendono circa cinquemila persone, tra cui molti politici.



Padre di sette figli, professore di economia, nel 1907, fu promotore della prima Settimana Sociale dei cattolici nonché presidente dell’Unione popolare e sostenitore del credito cooperativo. Una figura illuminante per l’impegno dei cattolici nella vita politica ed economica. Il laicato lo descriveva come un grande gigante addormentato capace di essere il lievito in ogni settore sociale. Il postulatore della causa di beatificazione, monsignor Domenico Sorrentino ricorda il suo lavoro intellettuale. «E’ un santo di una attualità unica, soprattutto pensando al panorama che viviamo per la crisi economica. Toniolo si è contrapposto, sia al marxismo che al capitalismo: ha difeso la piccola proprietà privata, ha difeso i diritti dei lavoratori, si è impegnato per la diffusione della Rerum Novarum».

Toniolo nei suoi scritti elaborò una sua teoria sociologica che affermava il prevalere dell’etica e dello spirito cristiano sulle leggi dell’economia. Propose il riposo festivo, la limitazione delle ore lavorative, la difesa della piccola proprietà, la tutela del lavoro delle donne e dei ragazzi. Dal punto di vista religioso è stato fautore di una azione più incisiva dei cattolici in campo sociale. Dal 1984 in poi divenne uno degli animatori del movimento della democrazia cristiana difendendo il valore sociale della religione. Morì a Pisa nel 1918 e le sue spoglie riposano a Pieve di Soligo. E’ stato dichiarato venerabile nel 1971 e il 4 gennaio dello scorso anno Papa Ratzinger ha autorizzato la promulgazione del decreto del miracolo attribuito alla sua intercessione.

Il miracolo che ha permesso la beatificazione di Toniolo è singolare. Nel 2006, un giovane imprenditore di Pieve di Soligo – in Piemonte - cade dall’altezza di diversi metri riportando gravi fratture, battendo il capo, ed entrando di conseguenza in coma. Per alcuni giorni la situazione sembrava volgere al peggio. La famiglia non esita a rivolgersi così alla parrocchia, che invita i fedeli alla preghiera invocando sia Toniolo che Sant’Antonio da Padova. Francesco Bortolini nel giro di pochi giorni, in concomitanza con questa preghiera, comincia a star meglio, fino a riprendersi del tutto.

Venerdì 27 Aprile 2012 - 18:56    Ultimo aggiornamento: 19:53



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California: è caccia al meteorite

Corriere della sera

Studiosi e appassionati accorrono nella contea di El Dorado per i frammenti provenienti dalla fascia degli asteroidi


MILANO - Una scia di pietre nere cadute dal cielo, da Sacramento in California a Las Vegas nel Nevada, ha scatenato negli Stati Uniti quella che è stata battezzata la «caccia al meteorite». A decine, fra astronomi di grandi istituzioni come la Nasa o semplici collezionisti che comprano e vendono i loro campioni su eBay, sono sguinzagliati lungo oltre 500 chilometri a ridosso della West Coast per accaparrarsi quel che resta di una grande fireball (palla di fuoco) apparsa giorni fa. L’oggetto, luminoso quanto la luna piena, è sfrecciato nei cieli della California esattamente alle 7,51 di domenica 22 aprile, producendo un grande boato e lasciandosi dietro una densa scia di fumo.

La caccia ai resti del bolide La caccia ai resti del bolide La caccia ai resti del bolide La caccia ai resti del bolide La caccia ai resti del bolide La caccia ai resti del bolide

FRAMMENTI - Fin qui niente di strano: si tratta di uno dei tanti bolidi che, di tanto in tanto, solcano i cieli in tutto il mondo, hanno commentato lì per lì gli astronomi californiani. A generare il fenomeno è stato, molto probabilmente, uno dei frammenti schizzato via dalla fascia degli asteroidi (una specie di deposito di detriti planetari posto fra le orbite di Marte e Giove), poi avvicinatosi alla Terra, tanto da essere risucchiato dalla sua potente forza d’attrazione gravitazionale. All’ingresso con l’atmosfera, a causa delle elevatissime temperature generate dall’attrito, questi frammenti di asteroidi si disintegrano con una spettacolare esplosione. Di solito, del corpo penetrato in atmosfera non restano altro che una scia di fumo sospesa nell’aria e una miriade di microscopiche sferule cosmiche.




CONDRITI CARBONACEE - Ma stavolta è andata diversamente, racconta Peter Jenniskens, esperto di meteoriti presso l’Ames Research Center della Nasa: «Abbiamo cominciato a trovare frammenti grandi alcuni centimetri presso l’Hernningsen Lotus Park e poi negli immediati dintorni. Sono inequivocabilmente dei meteoriti, con la tipica crosta di fusione che si forma all’ingresso con l’atmosfera. A una prima analisi sembrano condriti carbonacee, frammenti dello stesso materiale da cui si aggregarono i pianeti circa quattro miliardi e mezzo di anni fa». Il bottino appare prezioso non solo perché l’analisi di questi frammenti aggiunge informazioni su quelli che sono considerati i mattoni costitutivi del nostro sistema solare, ma anche perché all’interno delle condriti carbonacee sono stati trovati vari tipi di amminoacidi: i composti fondamentali dei viventi, rafforzando la convinzione che gli ingredienti della vita sono sparsi ovunque nell’universo.

TESTIMONIANZE - «Il nostro proposito, oltre che assicurare ai laboratori scientifici il maggior numero dei meteoriti caduti a terra», aggiunge Jenniskens, «è anche quello di stabilire da dove provenisse il bolide del 22 aprile. Cosa che sarà possibile raccogliendo il maggior numero di testimonianze sulla sua traiettoria. Per questo abbiamo lanciato un appello ai testimoni oculari e anche ai possessori di telecamere di sorveglianza, nella speranza che il bolide sia stato inquadrato da qualcuna di esse».

Da una prima valutazione, basata sulla luminosità apparente del bolide, sulla sua traiettoria, e sul bang acustico che ha accompagnato la sua esplosione, gli esperti valutano che il corpo celeste fosse di modeste dimensioni, non superiori a quelle di un’automobile di media cilindrata, e che una cospicua parte dei suoi frammenti sia concentrata nella contea di El Dorado, in California, dove ora si sta radunando la maggior parte dei cacciatori di meteoriti, molti dei quali hanno già trovato altri frammenti e li esibiscono orgogliosamente a emittenti televisive e giornali locali. Per singolare coincidenza, diversi frammenti del bolide californiano sono stati raccolti a Sutter’s Mill, il villaggio in cui Marshall e Sutter, nel lontano 1848, trovarono le pepite d’oro nascoste fra le sabbie fluviali, dando origine alla mitica «febbre dell’oro» che, in pochi anni, richiamò nella zona centinaia di migliaia di americani a caccia di fortuna.

Franco Foresta Martin
28 aprile 2012 | 17:31

Blitz a Green, gli animalisti liberano i cani

Corriere della sera

Blitz nell'allevamento, liberati decine di beagle nascosti in borse e sotto gli indumenti; La Digos ferma 12 persone



Alla fine ce l'hanno fatta. Decine di beagle rinchiusi a Green Hill sono stati liberati. Intorno alle 16.15 un gruppetto di manifestanti ha prima scagliato sassi contro il canile che alleva 2500 beagle destinati alla vivisezione e poi ha scavalcato la recinzione per raggiungere le gabbie dove sono rinchiusi gli animali. Polizia, Carabinieri e vigili sono subito intervenuti bloccando altri attivisti che tentavano di entrare. Ma ormai altri loro compagni, dall'interno dell'allevamento hanno aperto i cancelli e divelto il filo spinato. Quando gli animalisti sono apparsi con i cucciolotti stretti tra le braccia la gioia dei manifestanti si è palesata con urla e applausi. Decine e decine i cuccioli che sono stati liberati, passati di mano in mano al di là della recinzione. Poi il fuggi fuggi generale, con gli attivisti che hanno raggiunto i loro pullman, nascondendo i cuccioli, chi nella borsa, chi sotto gli indumenti. La polizia ha fermato per accertamenti 12 persone, trattenute in caserma a Montichiari.

Blitz a Green Hill, liberati i cuccioli di beagle Blitz a Green Hill, liberati i cuccioli di beagle Blitz a Green Hill, liberati i cuccioli di beagle Blitz a Green Hill, liberati i cuccioli di beagle Blitz a Green Hill, liberati i cuccioli di beagle Blitz a Green Hill, liberati i cuccioli di beagle

Green Hill sono arrivati da mezza Italia in pullman. Sono partiti da Milano, Roma, Bologna, Genova, Torino, Bolzano, Rieti, Pisa. E con slogan inequivocabili e la fascia nera al braccio sono partiti dal piazzale del palazzetto dello Sport. Direzione: l'allevamento lager che nutre 2500 beagle l'anno da destinare alla vivisezione (praticata In lutto, per tutti i cuccioli destinati ai tavoli di laboratorio. Nella Giornata mondiale per gli animali nei laboratori, si sono ritrovati per la quinta volta in meno di un anno a protestare per le vie del paese della Bassa bresciana.
Irruzione nell'allevamento-lager Irruzione nell'allevamento-lager Irruzione nell'allevamento-lager Irruzione nell'allevamento-lager Irruzione nell'allevamento-lager Irruzione nell'allevamento-lager

Nei pressi del Municipio, intorno alle 15.30, sono partiti slogan contro il sindaco Elena Zanola e il comune («Montichiari vergogna d'Italia!»). Poi tutti verso il colle San Zeno, dove si trova la «fabbrica della morte», con le forze dell'ordine che tengono a debita distanza i manifestanti. Un gruppo di attivisti ha dribblato il cordone delle forze dell'ordine per arrivare all'allevamento attraverso i campi. Qui partono gli slogan diretti alla multinazionale Marshall: «Assassini», «Basta sperimentazione», «Liberate subito quei 2500 cuccioli di beagle» allevati all'interno della società controllata dalla Marshall. Poi la sassaiola e il blitz.


L'appello al parlamento. Dai manifestanti arriva anche l'ennesimo appello al Parlamento, affinché approvi la legge che vieta l'allevamento in Italia di cani, gatti e primati destinati alla vivisezione. «Siamo in un momento particolarmente delicato della nostra battaglia - spiega Giancarlo Paderno, di Occupy Green Hill - perchè se siamo ad un passo dall'approvazione di una legge che vieti l'allevamento di animali domestici (cani, gatti) destinati alla vivisezione, dall'altra dobbiamo fare i conti con diverse resistenze».

Redazione Online28 aprile 2012 | 18:29

Usa, Nutella amara: risarcimento da 3 milioni Class action per una pubblicità ingannevole

Corriere della sera

La ditta italiana accetta di cambiare la campagna marketing. Ma l'L.A.: «È buonissima: mamme, leggete meglio le etichette»


La celebre scena della Nutella nel film Bianca di Nanni MorettiLa celebre scena della Nutella nel film Bianca di Nanni Moretti

MILANO - La battaglia nutrizionista della mamma americana ha un sapore amaro per Nutella. Ferrero USA Inc, filiale statunitense dell'omonima multinazionale piemontese e produttrice della crema al cioccolato e nocciole più famosa del mondo, è stata condannata da un tribunale americano a pagare un risarcimento di oltre 3 milioni di dollari per una pubblicità «ingannevole» trasmessa negli Usa e che descrive la Nutella come un prodotto «nutriente» e «salutare». Il giudice ha anche deciso che chiunque dimostri di aver acquistato un barattolo di Nutella negli Stati Uniti tra l'1 gennaio 2008 e il 3 febbraio 2012 può presentare denuncia fino al prossimo 5 luglio e avrà diritto a 4 dollari per ogni confezione comprata (i clienti di Nutella però potranno essere risarciti al massimo per l'acquisto di 5 barattoli).




LA CLASS ACTION - La sentenza è l'ultimo atto di una battaglia iniziata nel febbraio del 2011 da Athena Hohenberg, una mamma di San Diego che al tempo dichiarò di aver deciso di dare da mangiare alla figlia di 4 anni la crema al cioccolato dopo aver visto in tv la pubblicità incriminata. La donna ha rilevato che nello spot la Nutella era presentata come un prodotto nutriente e «parte di una colazione equilibrata e sana», adatta ai bambini. Più tardi, invece, avrebbe scoperto che la famosa cioccolata conteneva «pericolosi livelli di grassi saturi» e non era affatto salutare.

Anzi la mamma americana sarebbe rimasta letteralmente scioccata dopo aver saputo che - a differenza di ciò che si diceva nello spot - solo due cucchiai di nutella contenevano circa 200 calorie, di cui la metà era composta da grassi. La Hohenberg, a cui più tardi si sarebbero aggiunti tanti altri genitori americani trasformando così la causa legale in due diverse class action (una promossa dai cittadini californiani, un'altra dai consumatori che vivono negli altri stati americani), ha chiesto l'immediato ritiro dello spot e la restituzione da parte dell'azienda dei guadagni ottenuti grazie a una «campagna pubblicitaria fraudolenta».

NUOVA CAMPAGNA MARKETING - Dopo la sentenza di condanna, la filiale americana della Ferrero, ha accettato di cambiare la sua campagna marketing negli Usa e di modificare l'etichetta presente sulla confezione dove saranno specificati i livelli di grassi e di zuccheri contenuti nel prodotto. Inoltre nuove correzioni saranno apportate anche al sito web dell'azienda e soprattutto saranno realizzati nuovi spot pubblicitari: «La Ferrero Usa Inc. continua a sostenere il suo prodotto e s'impegna a migliorarne la qualità in moda da ottenere la soddisfazione dei consumatori - ha dichiarato un portavoce della filiale americana -

Crediamo che è nell'interesse della compagnia risolvere queste controversie e perciò abbiamo raggiunto un accordo con le parti interessate». Le modifiche della strategia di marketing riguarderanno unicamente l'attività negli Usa: «L'accordo transattivo raggiunto da Ferrero negli Stati Uniti è relativo al solo contenzioso nato dalla pubblicità trasmessa negli Stati Uniti e alla conformità di quest'ultima alle esigenze della legislazione americana: ha dichiarato in un comunicato la multinazionale piemontese - Non vi è nessun tipo di necessità di correggere da parte dell'azienda i suoi comportamenti commerciali e pubblicitari negli altri paesi, né intervenendo sulla confezione del prodotto, né sul posizionamento di marketing».

CRITICHE ALL'INIZIATIVA - Le due class action contro Nutella sono state accolte favorevolmente dalla stampa americana, ma non mancano le voci dissonanti. Ad esempio il settimanale L.A. Weekly ha messo in dubbio i benefici dell'iniziativa e ha invitato le mamme californiane a leggere più attentamente le etichette dei prodotti: «Provate a preparare da sole gli spuntini ai vostri figli - si legge su un blog della rivista di Los Angeles - Se preparate cibi buoni, vedrete che un barattolo di Nutella, di tanto in tanto, non uccide nessuno. E poi è dannatamente buona quando è spalmata su una crêpe».

Francesco Tortora
28 aprile 2012 | 14:27

India, Piaggio sbarca con la nuova Vespa A Baramati produrrà 150mila pezzi l'anno

Corriere della sera


È il terzo stabilimento in zona per la ditta di Pontedera «Per noi indiani questa moto resta un vero mito»



Una vespa vecchia sulla strada per AgraUna vespa vecchia sulla strada per Agra

NEW DELHI – Tredici anni dopo, lo sbarco delle moto giapponesi è ormai un'invasione. Sono ovunque: dagli antichi mercati di Delhi ai vicoli di Agra, dalle viuzze dal traffico impossibile di Varanasi alla strada che conduce alla fortezza di Amber davanti al sentiero degli elefanti che trasportano la lunga coda di turisti accaldati. Eppure sulle strade dell'India, ancora viaggia la mitica Vespa (o magari il suo clone ricostruito e corretto) quasi sempre montata da tre e persino quattro persone e ancora amata se pur ormai un po' decrepita.

IL RITORNO - Da sabato, però, con la benedizione di Ganesh, il dio elefante con la proboscide, uno degli dei più amati dagli induisti, la Vespa della Piaggio di Pontedera è formalmente tornata in India. Si dice che porti prosperità e fortuna, Ganesh, e il terzo stabilimento inaugurato a Baramati da Roberto Colaninno e dal figlio Matteo (che produrrà la nuova Vespa), sembra nascere dunque con il migliore auspicio.
CENTOCINQUANTAMILA ALL'ANNO - Qui saranno prodotte ogni anno 150 mila scooter «Vespa LX», modello studiato appositamente per il mercato indiano, con telaio, sospensioni e pneumatici a prova di traffico e strade locali e capace di percorrere più di 60 chilometri con un litro. Costerà 66 mila rupie (circa mille euro) e dovrebbe essere un buon concorrente del motociclo Honda, una moto da 100 cc che in questi anni ha spopolato in tutti gli stati indiani. «La Vespa per noi indiani resta un mito – dice Yasin, colletto bianco di New Delhi – il suo ritorno non passerà inosservato».
Al mercato di Jaipur


Marco Gasperetti

28 aprile 2012 | 14:48



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Da Emanuela a Maria Concetta, le 157 donne uccise dalle mafie

Corriere del Mezzogiorno


La pentita che beve l'acido, l'adultera ammazzata davanti al fratello, la bimba di sei mesi colpita in auto



ROMA — La prima fu Emanuela Sansone, 17 anni, figlia d'una bettoliera di Palermo. L'ammazzarono come s'ammazza un cane, due giorni dopo Natale, il 27 dicembre del 1896, perché pensavano che la madre avesse denunciato dei mafiosi per fabbricazione di banconote false. L'ultima, in un elenco dell'orrore destinato purtroppo ad allungarsi, è stata Maria Concetta Cacciola, 31 anni, figlia del boss di Rosarno: aveva provato a ribellarsi al destino, s'era pentita, poi era tornata indietro. Il 22 agosto del 2011 è entrata in bagno, ha preso una bottiglia di acido muriatico, quelle che vendono nei supermercati, e l'ha mandata giù tutta. Suicida. Anzi, no. Suicidata.

Eccole qui le donne ammazzate da mafia, camorra, 'ndrangheta e sacra corona. Sono 157. E le loro storie, adesso, sono raccolte in un dossier dell'associazione «daSud» dal titolo Sdisonorate. Un elenco per non dimenticare. Ma, soprattutto, per «sfatare l'assurda credenza che i clan, in virtù di un presunto codice d'onore, non uccidano le donne». Le uccidono eccome. «Sono morte per l'impegno politico, sono state suicidate, sono state oggetto di vendette trasversali, sono rimaste incastrate in una situazione familiare e mafiosa da cui non sono riuscite a uscire». Il tratto comune a tutte è da brividi: «Sono definite intoccabili, eppure proprio questa è la ragione per cui vengono prese di mira».

LA STRAGE - Come Emanuela. E come tutte le altre. Angela Talluto, un anno, uccisa a Montelepre il 7 settembre del '45 dal bandito Salvatore Giuliano. Margherita Clesceri, Vincenza Spina e Eleonora Moschetto, tutte morte nella strage di Portella della Ginestra, primo maggio del '47, la stessa mattanza che lascia per terra il corpo senza vita di Vincenzina La Fata, una bambina di 8 anni. Già, le bambine. O le ragazzine. Massacrate per errore, vendetta, rancori. Anna Prestigiacomo la uccidono a 15 anni, a Palermo, con un fucile caricato a pallettoni: è il 26 giugno 1959, a sparare è un bulletto di borgata che non tollera un amore rifiutato. Neppure tre mesi dopo, il 19 settembre, un'altra bambina viene uccisa a Palermo: Giuseppina Savoca, 12 anni, colpita per errore dai killer che volevano ammazzare un pregiudicato. Maria e Natalia Stillitano, invece, le uccide Domenico Maisano il 22 dicembre del '62: è una faida tra famiglie, quella che si consuma a Drosi, nella piana di Gioia Tauro, e il delitto delle due ragazze (hanno 22 e 21 anni) è una vendetta contro lo zio. Una vendetta sarà il movente anche degli omicidi di Concetta Iaria (36 anni, massacrata il 27 gennaio del '65 nella sua casa di Sant'Eufemia di Aspromonte con il figlio di 12 anni perché il marito aveva ucciso due persone sette mesi prima) e Maria Immacolata Macrì, ammazzata a Mammola il primo giugno del '69 da un'altra donna, Maria Teresa Ferraro, madre di un ragazzo ucciso dal nipote della Macrì.

LA FRECCIA DEL SUD - E sono vittime di mafia anche Rita Cacicca, Rosa Fazzari, Nicolina Mazzocchio, Letizia Palumbo e Adriana Vassalla: si pensava fossero morte in un «semplice» deragliamento del Freccia del Sud partito da Palermo il 22 luglio del 1970, ma 23 anni dopo il pentito Giacomo Ubaldo Lario racconterà che s'è trattato di un attentato stragista organizzato dalla 'ndrangheta e da pezzi dell'eversione nera. Fa paura, questo calendario delle vittime. A scorrerlo, si scopre che quasi non passa anno senza che almeno una donna venga uccisa. Ricordare in un articolo tutti i nomi e tutte le storie è impossibile. Alcune, però, aiutano a capire perché non si può tacere. Come quella di Filomena Morlando, insegnante uccisa per errore durante un agguato a Giugliano contro Francesco Bidognetti (17 dicembre 1980). O di Francesca Moccia, fruttivendola, ammazzata durante un raid nel centro di Napoli (21 marzo dell'81).

IL CODICE - Quando non è il caso criminale, è la premeditazione. Rossella Casini è una bellissima ragazza fiorentina che s'innamora di un giovane di Palmi e, quando scoppia la faida in Calabria, si precipita giù per convincerlo a collaborare con la giustizia. Scompare il 22 febbraio dell'81, 13 anni dopo si scoprirà che è stata uccisa e fatta a pezzi. Una morte violenta tocca anche ad Annunziata Pesce, nipote del boss calabrese Giuseppe, che tradisce il marito con un carabiniere: il 20 marzo dell'81 il cugino l'ammazza davanti al fratello più grande, come vuole il «codice» delle 'ndrine.

LA FIGLIA DEL GIUDICE - Palmira Martinelli, invece, viene uccisa a Fasano lo stesso anno: ha 14 anni, la bruciano viva con alcol e fiammiferi perché si rifiuta di prostituirsi. Sei mesi dopo, a Cava de' Tirreni, il killer che vuole ammazzare il magistrato Alfonso Lamberti uccide per errore la figlia Simonetta: è il 29 maggio dell'82, la bambina ha solo 10 anni. Valentina Guarino, la più piccola vittima della faida di Taranto, ha invece appena sei mesi quando il 9 gennaio del '91, seduta in braccio alla madre a bordo di una Lancia Prisma, viene colpita a morte dai sicari che mirano al padre. Maria, 17 anni, per morire sceglie una domenica. È il 10 luglio dell'83, e nella sua casa di Fabrizia (Vibo Valentia) c'è grande agitazione. È arrivato l'uomo cui è stata promessa in moglie: lei vorrebbe vivere la sua adolescenza, ma non può opporsi a questo matrimonio combinato dalla famiglia. Così mette i suoi jeans preferiti attillati sui fianchi, indossa una maglietta blu, colora le unghie con lo smalto brillante, pettina i ricci mediterranei. E poi si spara un colpo di fucile in pieno stomaco.

GLI ESTORSORI - Agata Azzolina, invece, vende gioielli e pellicce a Niscemi. Il 21 marzo del '97 va in piazza come tutti ad ascoltare il presidente del Consiglio Romano Prodi e il presidente della Camera Luciano Violante parlare di antimafia. Poi torna nel suo negozio, «Papillon», e riceve la visita di due estorsori. Li manda lo stesso clan che cinque mesi prima gli ha ucciso marito e figlio, ma lei non si piega, denuncia tutto alla polizia, fa nomi e cognomi. Poi minacciano di uccidere la figlia. E Agata, la notte del 22 marzo, s'impicca in cucina. Gli investigatori troveranno una corda di nylon e un biglietto proprio alla figlia: «Perdonami».

IL FIDANZATO - A volte si muore innocenti e si viene ricordati più di altri (Valentina Terracciano, Annalisa Durante, Silvia Ruotolo, Maria Colangiuli), a volte si crepa perché l'assassino non ci vede bene (Palma Scamardella, 35 anni, l'ammazzano il 15 dicembre del 1994 scambiandola — attraverso i rami di un albero — per lo zio, suo vicino di casa e vero bersaglio dell'agguato), a volte perché s'imbocca l'autostrada nel momento sbagliato (Rosa Zaza torna da una vacanza in Croazia con il marito quando i contrabbandieri in fuga da un posto di blocco la travolgono), altre volte per la storia sbagliata. Gelsomina Esposito, Mina, ha 22 anni e fa l'operaia in una fabbrica di pelletteria. Il 21 novembre del 2004 viene invitata da un amico, ma è una trappola: pensano che lei sappia dove si nasconda il fidanzato, un rivale del clan Di Lauro. Ma lei non sa. O non vuole tradire. La torturano. L'ammazzano. La bruciano.

LE DONNE SUICIDATE - E non vuole parlare neppure Lea Garofalo, collaboratrice di giustizia calabrese. L'attirano a Monza con la scusa della figlia, ma il comitato d'accoglienza è ben diverso: una pistola, il magazzino dove interrogarla, l'appezzamento dove farla sparire. E un furgone carico di cinquanta litri di acido. Chissà se Maria Concetta Cacciola conosce la storia di Lea, quando decide di ammazzarsi. O quella di Santa «Tita» Boccafusca, che prima denuncia il marito boss, poi (16 aprile 2011) beve l'acido. Quattro mesi dopo, morirà così anche Maria Concetta. L'ultima vittima di una mafia che le donne, se non le ammazza, le suicida.


Gianluca Abate
28 aprile 2012



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Concertone, non c'è ancora il via libera Il Comune vuole che paghino i sindacati

Il Messaggero

Lettera del Campidoglio a Cgil e Cisl e Uil: «Servono 240 mila euro per le spese»


di Mauro Evangelisti


ROMA - 27 aprile, lettera del direttore dell’Ufficio di Gabinetto del sindaco, Alessandro Voglino, a Cgil, Cisl e Uil. Oggetto: l’autorizzazione (che ancora non c’è) all’uso di piazza San Giovanni per il concertone del primo maggio. Ricorda Voglino: «Il rilascio della concessione di occupazione suolo pubblico è subordinato alla presentazione» della copia del contratto con l’Ama per la pulizia di piazza San Giovanni, con l’Ares 118 per le misure di protezione sanitaria, con l’Atac «per i servizi di trasporto aggiuntivi». Detto in altri termini: il Campidoglio non ha ancora autorizzato il concerto del I Maggio perché prima vuole la certezza che, a differenza di quanto è avvenuto fino all’edizione dell’anno scorso, i sindacati paghino tutte le spese. 


La lista dei costi. Quest’anno il Campidoglio agisce in modo preventivo e presenta una lista dei costi che porta a un totale di oltre 240 mila euro. Nello specifico: 18.370 euro all’Ama per il noleggio dei bagni chimici; 38.123 euro sempre all’Ama per la pulizia dell’area; 46.000 euro all’Atac per il potenziamento del trasporto pubblico; 117.000 euro per gli straordinari della Polizia municipale; 5.000 euro per l’occupazione del suolo pubblico; 19.000 euro per il servizio del 118.

Le spese ai sindacati. Federico Guidi è il presidente della Commissione bilancio che il 10 aprile ha chiesto che i sindacati paghino le spese del concertone del I maggio di piazza San Giovanni. Spiega Guidi: «È più che giusto far pagare i servizi pubblici per un evento privato. Stiamo parlando di una manifestazione che è diventata un evento canoro più che sindacale, perché deve godere di un regime di esenzione? Queste spese non possono essere pagate dai romani in un momento di crisi economica che determina una riduzione di risorse agli enti locali da parte del governo. Abbiamo chiesto di applicare la vigente normativa». La tesi di Roma Capitale: il concerto non è più una manifestazione sindacale visto che i comizi non si svolgeranno a Roma. Inoltre, il concerto è un evento importante che gode dei diritti televisivi e di ricche sponsorizzazioni.

Il Gabinetto del sindaco Alemanno già il 23 aprile aveva scritto una prima volta a Cgil, Cisl e Uil. In un fax urgente firmato sempre dal direttore Alessandro Voglino con oggetto «Concerto del I Maggio in piazza San Giovanni», si legge: «L’amministrazione capitolina non potrà sostenere le spese relative ai servizi di decoro urbano (bagni chimici, cassonetti per la raccolta differenziata, pulizia dell’area dopo il concerto), nonché per eventuali oneri quali il prolungamento dell’orario del trasporto pubblico. Pertanto i costi relativi ai suddetti servizi saranno a carico delle organizzazioni sindacali».

A queste lettere va aggiunta poi una lunga serie di preventivi.
L’Ama, ad esempio, ha quantificato le spese per i wc chimici (oltre 200), per la pulizia generale, per il posizionamento di dieci cassonetti della differenziata: 64 mila euro. Per quanto riguarda il trasporto pubblico l’Atac ha scritto al Gabinetto del sindaco ipotizzando che «il prolungamento dei servizi sulle linee metropolitane fino all’1.30 del 2 maggio e le 28 corse in più sulla A e le 20 sulla B» costerà oltre 41 mila euro.

Il braccio di ferro tra Alemanno e gli organizzatori
del concerto del I maggio, vale a dire i sindacati, va avanti da diversi anni. Già nel 2010 Alemanno tuonò contro i sindacati: «Bisogna affermare il principio che quando si fanno manifestazioni a Roma i costi di pulizia, servizi e interventi sanitari devono essere pagati dagli organizzatori». L’anno scorso dal Pdl attaccarono: «Se i sindacati non vogliono pagare nulla il Comune non deve autorizzare il concerto, anche perché non è una manifestazione di precari e disoccupati, ma un grande evento venduto in Tv con relativi diritti».

Sabato 28 Aprile 2012 - 10:28    Ultimo aggiornamento: 13:15




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