domenica 22 aprile 2012

Cavallucci marini, fine della favola

La Stampa
La zampa.it

La specie si sta estinguendo: ecco i progetti per salvarli allevandoli negli acquari


PAOLO MASTROLILLI
inviato a new york

Senza di loro il mare non sarebbe più lo stesso. I sogni dei bambini, le favole, il fascino di specie misteriose e singolari scomparirebbero in un colpo solo, lasciando un vuoto incolmabile nella realtà e nella fantasia. Eppure i cavallucci marini rischiano l’estinzione, vittime come sempre dell’incoscienza degli esseri umani. Perciò diversi acquari negli Stati Uniti hanno avviato programmi per allevarli, nella speranza di ripopolare i mari o quanto meno frenare la caccia.

Secondo calcoli ancora approssimativi, ogni anno circa venti milioni di cavallucci vengono venduti in tutto il mondo. Fanno gola prima di tutto al mercato cinese della medicina tradizionale, dove vengono essiccati per improbabili trattamenti terapeutici, e poi ai collezionisti. Altri milioni di cavallucci sono vittime involontarie della pesca, in particolare di quella al gambero che si pratica trascinando le reti sul fondale, dove restano impigliati anche se non sono l’obiettivo delle battute. Poi ci sono quelli che muoiono a causa della distruzione del loro habitat, provocata dall’inquinamento e ancora dai pescherecci. Il risultato, secondo l’International Union for Conservation of Nature, è che almeno un quarto delle quarantacinque speci di cavallucci marini esistenti al mondo rischiano di sparire. Una corsa verso l’estinzione che si è accelerata negli ultimi anni, anche perché pochi finora si erano posti seriamente il problema di salvarli.

Le cose forse stanno cambiando adesso, come ha raccontato il «Washington Post». Diversi acquari, negli Stati Uniti e nel resto del pianeta, si stanno mobilitando per allevare in cattività i cavallucci. Lo scopo è duplice: ripopolare i mari, oppure fornire un’alternativa alla vendita degli esemplari catturati nel loro ambiente naturale. Nessuna di queste soluzioni è ideale, perché gli interventi più efficaci naturalmente comincerebbero dall’impedire un presunto mercato medico basato soprattutto sulla superstizione, limitare la pesca, evitare la distruzione dei fondali e frenare anche la curiosità dei collezionisti. Questi fronti però sono duri da scalfire, e quindi nel frattempo i biologi marini cercano di costruire le alternative nelle loro vasche.

Le strutture che si stanno mobilitando sono parecchie. Tra le altre, in Florida ci sono il Mote Marine Laboratory e il SeaWorld Parks & Entertainment di Orlando, in collaborazione con la University of Florida; in California il Birch Aquarium alla Scripps Institution of Oceanography di La Jolla; il Monterey Bay Aquarium e l’Aquarium of the Pacific di Long Beach; alcune istituzioni a Long Island e sulla costa atlantica, e la Zoological Society di Londra. Non è un lavoro facile, per le abitudini riproduttive dei cavallucci che vivono in coppia, per l’alimentazione e per la temperatura. E poi non è facile convincere i cinesi e i collezionisti a comprare animaletti allevati. L’alternativa, però, è vederli sparire per sempre dai mari del mondo.



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Anche il ministro Ornaghi celebra la Storia a Dongo

Il Giorno

I Iavori del lungolago (800mila euro l’importo) hanno preservato la ringhiera e la porzione di muro in cui sono ancora ben visibili i fori dei proiettili con i quali IL  28 aprile ‘45 furono fucilati i gerarchi fascisti



di Marco Palumbo

Dongo, 22 aprile 2012



Fino a oggi tanti luoghi storici del territorio sono stati luoghi muti. Dongo è un minuscolo Comune che ha contribuito dove comunque è stata scritta la storia d’Italia. È giusto parlarne, soprattutto per le nuove generazioni». Quello del ministro ai Beni Culturali Lorenzo Ornaghi ieri alle 13 non è stato solo il rituale taglio del nastro del nuovo lungolago, l’inizio dell’ambizioso percorso storico-culturale-turistico collegato alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Dall’Altolago, tra lo sventolio di decine di tricolori (protagonisti gli alunni delle primarie) e un giro in Lucia (l’imbarcazione simbolo del Lario) a completare la coreografia, è definitivamente decollata un’iniziativa cui Provincia e Comuni interessati - Dongo, Musso e Mezzegra - puntavano dritti dal 2002 e che il prossimo anno potrebbe portare in Centro e Altolago 30mila nuovi turisti.

I lavori del lungolago (800mila euro l’importo) hanno preservato la ringhiera e la porzione di muro in cui sono ancora ben visibili i fori dei proiettili con i quali alle 17.30 del 28 aprile ‘45 furono fucilati i gerarchi fascisti. Il sindaco Mauro Robba, accompagnato dal prefetto Michele Tortora e dall’assessore alla Cultura della Provincia Mario Colombo, annuncia: «In rete ci saranno a breve 40 luoghi storici del territorio. Questo percorso troverà spazio anche nel Museo “D-day” di Arromanches, Comune di poco più di 600 abitanti in Normandia, gemellato da tempo con Dongo. Lì ogni anno 350mila visitatori tornano sui luoghi dello Sbarco delle forze alleate».

La cerimonia è iniziata nella «Sala d’Oro» di Palazzo Manzi, sede del Municipio. «Una location non casuale - sottolinea l’assessore comunale alla Cultura, Elena Caproni -. Questa mura furono testimoni di avvenimenti che segnarono la storia del Paese». Dal ministro Ornaghi due citazioni sentite per « Giorgio Rumi e per Gianfranco Miglio», due illustri figure cui l’Alto lago deve molto». Ad accogliere il ministro dei Beni Culturali, c’erano numerosi sindaci. Il primo cittadino di Musso, Ugo Bertera e il vicesindaco di Mezzegra, Alberto Gerletti hanno così avuto modo di ribadire «l’importanza di questa giornata, in cui il territorio è finalmente riuscito a dare un segnale forte circa passato, presente e futuro». Non poteva mancare anche un accenno all’attualità.

Così il sindaco di Dongo, Mauro Robba, ha ricordato«la crisi che sta mordendo forte anche l’Alto lago. La riqualificazione del lungolago può essere l’inizio di un nuovo corso per l’economia di questi luoghi, dove all’industria (la Ferriera di Dongo in particolare, ndr) può e deve sostituirsi il turismo. Il Governo non ci abbandoni. Nel ‘95 fu il presidente del Senato Carlo Luigi Scognamiglio a inaugurare il Museo della Resistenza. Oggi è un ministro della Repubblica a tagliare il nastro del percorso storico legato alla Seconda Guerra Mondiale. Per noi è un segnale di speranza».




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Allarme Rc auto, in molti non la rinnovano Cento sequestri al mese

Corriere della sera


In aumento automobilisti che circolano con l'assicurazione scaduta o tagliandi falsi. Incidenti provocati da veicoli non coperti ricadono sulla collettività




ROMA - In media a Roma, secondo un'indagine di Altroconsumo, un automobilista di 35 anni paga 698 euro per il premio dell'assicurazione. Circa la metà di un coetaneo napoletano e quasi 200 euro in più di un milanese. È il costo medio dell'Rc auto che non tutti possono permettersi, anche se poi circolano lo stesso. La conferma arriva con il numero di fermi amministrativi di veicoli dall'inizio dell'anno sorpresi in strada con l'assicurazione scaduta. Sarebbero circa 300 - ma il dato è ancora provvisorio - i provvedimenti presi in questo senso dalle forze dell'ordine dal gennaio scorso. La multa è salata, 838 euro, e le conseguenze pesanti: fermo amministrativo ai fini della confisca che scatta se, entro 30 giorni, il proprietario dell'auto non dimostra di aver pagato sia la sanzione sia il premio.

Un fenomeno con evidenti risvolti sociali e non solo perché, in caso di incidente, il risarcimento dei danni ricade interamente sul proprietario del veicolo, ma anche perché emerge una difficoltà oggettiva di alcuni a pagare le polizze. Secondo una statistica sull'Rc auto di Ania, l'associazione delle assicurazioni, emerge che solo nella Capitale nel 2011 il numero degli assicurati è diminuito di 9.061 unità (2.729.086 contro 2.738.147). Un dato che segue anche l'andamento nazionale dove è stata registrata una diminuzione di oltre 260 mila assicurati (da 43.260.806 a 43.001.241).

E, visto anche il numero di fermi amministrativi, c'è il sospetto che una discreta percentuale di chi non ha rinnovato la polizza nella Capitale stia continuando a circolare senza copertura assicurativa. Ma non basta. C'è un altro dato preoccupante. Sempre secondo Ania, infatti, nel 2010 Roma era al terzo posto nella classifica delle peggiori province italiane per la frequenza di sinistri con 10.35% subito dietro Prato (11.70%) e Napoli(14.21%). Una percentuale, quella romana, staccata di oltre due punti dalla media nazionale (8,13%) e ben lontana dalle province migliori (Udine, Gorizia e Rovigo).

Ma oltre a chi non paga c'è anche chi truffa le assicurazioni, circolando con falsi tagliandi oppure chiedendo alle compagnie risarcimenti per incidenti mai avvenuti. Secondo l'Isvap - l'Istituto di vigilanza sulle assicurazioni - i sinistri Rc auto in Italia nel 2010 riconducibili ad azioni illegali sono stati quasi 70 mila (69.763) per un danno di 298 milioni di euro. Si tratta di fenomeni contro i quali da gennaio, grazie anche alla legge sulle liberalizzazioni, è scesa in campo la «dematerializzazione» dei contrassegni assicurativi: le forze dell'ordine possono utilizzare varchi Ztl, telepass, tutor e autovelox per controllare la copertura Rc dei veicoli.

«I veicoli non assicurati sono sempre esistiti - spiega Vittorio Verdone, direttore del Settore auto di Ania -. Il fenomeno è grave perché i costi degli incidenti provocati da questi veicoli sono a carico della collettività con il Fondo di garanzie per le vittime della strada. Non assicurarsi - aggiunge Verdone - è inoltre un atto di grave incoscienza: il sistema pubblico, dopo aver pagato i danneggiati, si rivale sugli autori degli incidenti e i costi da restituire possono mettere in crisi i patrimoni familiari».

Secondo il direttore auto infine «non assicurarsi perché i prezzi delle polizze sono alti non è una difesa, è un atto illecito. Quanto ai livelli dei premi, è vero che a Roma i prezzi sono più elevati, ma questo dipende dall'alta rischiosità del territorio per numero di incidenti, numero di feriti e numero delle frodi e delle speculazioni che affliggono la Rc auto».


Rinaldo Frignani
22 aprile 2012 | 19:17



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Sempre più coperti alla mensa dei poveri

Corriere della sera

Racconta padre Giulio Pozzi: «Da qualche anno ci siamo trovati a far fronte ad un afflusso imprevisto di persone»


MILANO - Trecento ospiti a pranzo, ogni giorno. I Carmelitani Scalzi avevano avviato la loro Opera Messa della Carità offrendo un pranzo domenicale, ottant’anni fa.

La mensa dei Carmelitani Scalzi in via CanovaLa mensa dei Carmelitani Scalzi in via Canova
Oggi tutto è cambiato e quel pranzo domenicale è diventato quotidiano. Non solo questo è cambiato. Racconta padre Giulio Pozzi, che della mensa di via Canova 4, alle spalle della chiesa del Corpus Domini, è il punto di riferimento: «Da qualche anno ci siamo trovati a far fronte ad un afflusso imprevisto di persone. Non sono più gli homeless ma italiani che hanno perso il lavoro e giovani stranieri arrivati in Italia alla ricerca di una vita dignitosa: badanti, operai che non hanno più nulla. Il cibo che ci consegnano i volontari di Siticibo è la metà di quello che serviamo quotidianamente a queste persone. Ci consegnano soprattutto primi piatti di ottima qualità e poi i nostri volontari fanno il giro dei panettieri che ci danno pane e pizze».

Siticibo, come viene raccontato domenica 22 aprile sulle pagine del Corriere -Città del Bene, è un programma del Banco Alimentare della Lombardia (Onlus che conta 450 volontari) che in particolare a Milano, dove il bisogno si concentra come in tutte le metropoli, ridistribuisce più di 2400 tonnellate di alimenti a 245 strutture caritative cittadine a cui fanno riferimento più di 48.000 indigenti. Oltre 14 tonnellate di alimenti sono andate a sostegno dei reparti mobili impiegati nel piano anti-freddo.

«I rifornimenti garantiti dai volontari di Siticibo ci hanno consentito di trasformare la mensa portandola da 120 posti a 300 –racconta ancora padre Giulio-. Ovvero, per la verità, il nostro intento era quello, perché non volevamo lasciare le persone sul marciapiede ad aspettare, e il progetto ha coinciso proprio con l’arrivo dei furgoni di cibo portato dalle mense aziendali: quando si dice la Provvidenza!». Non sprecare il cibo e applicare la “Legge del Buon Samaritano” (voluta dal Banco Alimentare), legge che consente il recupero di alimenti non serviti dalle mense aziendali, ospedali, refettori scolastici, hotel per donarlo agli enti che offrono pasti è un po’ come dare una mano alla Provvidenza.

Conclude il coordinatore delle strutture di accoglienza milanesi gestite dall’Ordine dei Padri Somaschi, Valerio Pedroni: «L’aiuto fornito da Siticibo grazie agli alimenti che consegnano al centro che ospita 150 donne con bambini vittime di violenza e maltrattamenti, è su due fronti: è una risorsa alimentare di grande qualità, non è cibo omologato, sono menù studiati e calibrati da un punto di vista nutrizionale. E inoltre ci consente di abbattere i costi e di investire le risorse nel percorso di recupero».


Anna Tagliacarne
22 aprile 2012 | 13:20




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Partigiano Bottazzi contestato all'Avogadro Studenti di destra: Resistenza come favoletta

Corriere della sera

Gruppo di Lotta Studentesca contro il presidente Anpi del II Municipio ospite del liceo: raccontano di aver sconfitto nemico in maniera "coccolosa". La preside chiama la polizia



ROMA - Il partigiano Mario Bottazzi è stato contestato sabato mattina, durante la sua partecipazione ad una assemblea presso il liceo Avogadro di Roma, dal gruppo di destra legato a Forza Nuova, Lotta Studentesca. «Sabato - polemizzano da Lotta studentesca- si è svolta all'Avogadro una assemblea organizzata dal collettivo di sinistra sul tema della cosiddetta "liberazione", al quale ha partecipato come unico ospite Mario Bottazzi, presidente dell'Anpi II municipio. I militanti di Lotta Studentesca presenti nella scuola hanno chiesto inutilmente, nei giorni passati, che vi fosse un contraddittorio sul tema, ma i "padroncini" della storia si sono rifiutati. E allora è stata studiata la beffa».

LA DOMANDA - Nel corso dell'assemblea, un militante di Ls, riporta una nota dell'associazione studentesca, «si è alzato per fare una domanda al "partigiano", chiedendogli non dei morti repubblicani, o delle stragi alleate, delle vendette a guerra finita (domanda troppo facile!), ma il perché ci fosse stata una strage di giovani cattolici non legati in nessun modo al fascismo. Il partigiano ovviamente ha rifiutato di rispondere a domande da lui definite provocatorie». A quel punto è stato aperto uno striscione con scritto «Papà castoro raccontaci una storia», una provocazione che per Ls serviva a «sottolineare come la guerra di resistenza italiana venga narrata agli studenti come una favoletta in cui i "buoni" hanno sconfitto il feroce nemico assassino in maniera pulita, quasi coccolosa». La preside del liceo ha chiamato la polizia.



(fonte Dire)
21 aprile 2012 | 15:15




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Gli alberi perduti nel silenzio di Milano

Corriere della sera

Ho letto dei platani abbattuti vicino alla Stazione e mi chiedo: Giuliano, sei stato tu? Hai un solo modo per rimediare: rivestire di verde la strada con un giardino dorato



di ADRIANO CELENTANO


Adriano Celentano
Ho letto una segnalazione sconcertante attraverso la rubrica curata da Isabella Bossi Fedrigotti sull'inserto milanese del Corriere della Sera da parte di Francesco Rossi, un ragazzo che trovandosi casualmente a passare nei pressi della Stazione Centrale, ha assistito all'ennesimo SCEMPIO milanese. «Mi soffermo - racconta il ragazzo - e vedo oltre una recinzione di cantiere, una fila sterminata di tronchi di ALBERI segati di netto alla base. Alcuni di questi secolari, il cui tronco misura oltre un metro di diametro. Non ho potuto fare a meno di fotografare l'orribile gesto, quasi come per chiedere aiuto almeno all'immagine di ciò che la mia macchina stava impressionando. Oltre a non realizzare nuovo verde come si dovrebbe» - dice amareggiato il ragazzo - «si continua a distruggere l'esistente con più di 100 anni di vita. Mi domando - insiste il ragazzo - chi ha autorizzato questa distruzione sotto gli occhi di tutti quei milanesi che come degli "IGNAVI" hanno fatto finta di non vedere una simile violenza».


Vedo le foto che ha scattato quel ragazzo e non posso crederci. Non posso credere che quel Sindaco con la faccia da bambino abbia potuto dare un ordine del genere. Anzi non ci credo. Giuliano sei stato tu?... No, dimmelo se sei stato tu, perché hai solo un modo per rimediare. Certo la SVISTA è madornale, se veramente è stata una svista, e comunque i milanesi sarebbero pronti a perdonarti se tu, nel luogo dove è avvenuto lo SCEMPIO, mettessi in atto ciò che nessun Sindaco ha mai avuto il coraggio di fare e che diventerebbe il più bel messaggio contro la CEMENTIFICAZIONE ARMATA.

Gli alberi tagliati in via Sammartini Gli alberi tagliati in via Sammartini    Gli alberi tagliati in via Sammartini    Gli alberi tagliati in via Sammartini    Gli alberi tagliati in via Sammartini    Gli alberi tagliati in via Sammartini


La cosa da fare nella zona martoriata, bada bene, non solo nello spazio dove c'è stata la strage dei Platani (la vendetta contro l'involontario peccato di promiscuità) richiede qualcosa in più. Qualcosa che a questo punto coinvolga per intero la strada incriminata, ove per tutta la sua larghezza, dal muro della stazione a quello del palazzo di fronte e quindi per tutta la sua lunghezza, sia rivestita di VERDE, dove né i pullman né le macchine potranno avere accesso. Con una pista ciclabile di colore arancione dai bordi viola chiaro, che per la gioia dei passanti diventerebbe il «Giardino dorato» dei bambini. Quei bambini a cui la città del cemento proibisce di giocare.


Mi rendo conto di ciò che ti chiedo, lo so non è facile. E forse anche in questo caso, come si usa dire, non tutti i mali vengono per nuocere. Il sacrificio di quei Platani potrebbe diventare il grande richiamo di una svolta importante che solo un Sindaco può fare. Un Sindaco che non ha paura anche se rischia di essere cacciato. La confusione nella quale si trova non soltanto l'Italia, ma l'intero pianeta, è tale che non possiamo più aspettare caro Giuliano. Un pensiero che ormai coltivo da tempo e che stranamente sembra essere certificato da una stupenda frase che avevo letto su un libro di cui ora non ricordo il titolo, ma che mi colpì a tal punto che la imparai a memoria: «Nulla, eccetto il cuore egoistico dell'uomo, vive solo per sé. Né l'uccello che fende l'aria né l'animale che si muove sul terreno: tutti si rendono utili ad altre vite. Non vi è foglia della foresta o umile filo d'erba che non svolga il suo compito. Ogni albero, arbusto o foglia elabora e trasmette quegli elementi di vita senza i quali non potrebbero sussistere né uomini né animali» .

Ecco una cosa per la quale l'uomo moderno ha smarrito la strada. Il senso della bellezza. Quella bellezza che ci tiene in vita solo se ci rendiamo utili ad altre vite. Caro Giuliano, a chiederti questo piccolo sacrificio colorato di verde non sono soltanto io e neanche le tante vite che abitano a Milano, forse ancora non ti sei accorto, ma è l'intero paese che da tempo attende che qualcuno da qualche parte dell'Italia abbia la Beata sfrontatezza di metterci la faccia su un gesto che potrebbe sigillare l'INIZIO del cambiamento.


Quel cambiamento che ci distoglie dal cancro del cemento utilizzato solo per fare soldi. Quel cambiamento che ci accomuna nella BELLEZZA dei paesaggi dove persino l'economia, in funzione di ESSA, può rifiorire. Poveri illusi quei governatori e politici che credono nel miracolo economico. Le cose andranno sempre peggio perché nessuno ha il coraggio di rivoltare le tasche e scuotere la polvere che ha corrotto l'intero vestito. I discorsi ormai si accavallano in preda a uno stato confusionale in un turbinio di nomi e nomignoli che sembrano aver perso il senso del loro significato. Politica, Spread, Antipolitica, Rimborso, Finanziamento. Ognuno si accalora per avere il primato di chi ce lo spiega PEGGIO.


Mentre invece basterebbe fermarsi. Anche se questo, da principio, ci può costare in sacrifici e perdite di denaro. Che non sono certo quei sacrifici che ci impone il Governo Monti quando commette il grave errore di aumentare l'unica cosa che invece dovrebbe essere drasticamente abbassata. Le tasse. «Ma aumenta il debito pubblico» dice lui, può darsi. Ma forse è arrivato il momento di fregarsene. Nel senso che bisogna pensare una cosa alla volta. Il costo attuale delle tasse blocca gli investimenti delle piccole e medie imprese, impedisce al cittadino di spendere, di consumare e la famosa crescita tanto invocata anche dalle formiche non potrà che recedere. Certo, abbassando le tasse il debito pubblico aumenta, in quanto lo Stato si scontra non solo con i problemi che comportano una minore entrata nelle casse dello Stato, ma soprattutto si scontra con quell'arco di TEMPO necessario affinché gli italiani, tutti insieme, raggiungano le condizioni di normale regime per tornare a spendere e consumare. A quel punto il debito pubblico non può che diminuire. Perché se si spende di più significa che si guadagna di più: e se si guadagna di più anche lo Stato incasserà di più.


Ciao Giuliano, hai l'opportunità di mettere la sveglia dove l'ora ancora non è in ritardo. Lo stesso gesto fatto fra qualche tempo, potrebbe non avere la stessa forza.


Adriano Celentano21 aprile 2012 | 15:44



Il Comune replica a Celentano: «Platani abbattuti, fatto inaccettabile»

Le radici danneggiate dai lavori di GrandiStazioni: la società dovrà ripristinarli a sue spese



MILANO - Il Comune di Milano replica all'intervento di Adriano Celentano sul Corrierea proposito dei platani tagliati in via Sammartini. La nota diramata da Palazzo Marino sposa le posizioni del cantante e parla di «gravissimi danni ai platani nelle vicinanze di Stazione Centrale», definendo il fatto «inaccettabile». «Proprio per questo, accertate le responsabilità, è già stata prevista l'opera di ripristino a cura e spese della società GrandiStazioni engineering», prosegue la nota.
 
RADICI DANNEGGIATE - Palazzo Marino, in relazione all'abbattimento dei 15 platani, precisa che, purtroppo, nonostante le indicazioni tecniche di salvaguardia date al momento della cessione dell’area a GrandiStazioni, dove la società sta svolgendo lavori di riqualificazione, sono state gravemente danneggiate le radici degli alberi presenti, compromettendone la stabilità.

NUOVI ALBERI - Per rimediare al danno provocato, GrandiStazioni ora dovrà provvedere alla realizzazione di vasche di espansione radicali, che ospiteranno nuovi platani, e alla manutenzione dell'area per una durata di tre anni. «Il Comune di Milano metterà in atto tutte le misure di controllo necessarie affinché i lavori vengano ultimati nel corso del prossimo autunno/inverno, ricostituendo il patrimonio arboreo comunale», conclude la nota.



Redazione Milano online
21 aprile 2012 | 15:46





Da trisnonna a trisnipote: 5 generazioni di napoletani in una foto

Il Mattino


di Chiara Graziani


QUARTO - Dice la Bibbia, possa tu vedere i figli dei tuoi figli. La signora Anna ha avuto questa ricompensa e di più. il 4 marzo ha preso fra le braccia Adriano Nunziale. Il figlio, della figlia, del figlio, di suo figlio. Nata a San Genaro Vesuviano all'alba della grande guerra, ha attraversato una dittatura, un'altra guerra che abbiamo giurato di non replicare mai più, un'Italia che è cresciuta ed ha mandato all'università tre generazioni ed è vissuta nella convinzione che ogni figlio avrebbe avuto più di suo padre.



Adriano arriva all'alba di un mondo che non sappiamo prevedere e che cambierà mentre lui cresce. Qualcuno già vuole convincerci che Adriano dovrà rassegnarsi ad avere, e sperare, di meno. La trisnonna non gli ha detto nulla del genere. A 94 anni appartiene a quella parte del genere umano che ha costruito una normale felicità in mezzo a mille catastrofi. Oggi, invidiabilmente autonoma, è un riferimento per quattro generazioni.

Giancarlo Romano, suo nipote, 50 anni, che vive a Quarto, dice che la signora Anna non perde di vista i piccoli gesti. Guai a scartare troppo polpa sbucciando la mela o le patate, ad esempio. Diffida dei consumi inutili, quelli che ci hanno insegnato come scontati. Perfino l'acqua comprata al supermercato, invece che presa dal rubinetto, le pare superflua. A pensarci bene la trisnonna Anna ha le capacità che le consentirebbero di affrontare il mondo nuovo.
Che è riservato, però, ad Adriano.

Luana, la bisnipote, le ha messo in braccio l'ultimo arrivato. Una famiglia cresciuta nei decenni e nelle generazioni. La mamma di Adriano ha un buon lavoro fisso, il padre è un avvocato. Ma la lezione della sua trisnonna sarà per lui, forse, una sicurezza più forte.

Mercoledì 18 Aprile 2012 - 17:42    Ultimo aggiornamento: Sabato 21 Aprile - 16:08



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Adesso la sinistra lo odia Vendola: "Grillo come il Cav È xenofobo e omofobo"

di -

Prima ridevano e ora piangono. La sinistra dichiara guerra a Beppe Grillo perché gli ruba i voti. Il governatore della Puglia: "Mi ricorda Berlusconi". E Bersani: "Non prendiamo lezioni da lui"


Ah, ridevano, quanto ridevano. Prima. Quando moralizzava (a pagamento) dai palazzetti dello sport, profetizzava crac economici e tragedie finanziarie, spacciava nozioni approssimative di ecologia e spandeva qualunquismo a profusione.



Nichi Vendola

Se la prendeva coi politici, ma per loro erano solo i buffetti di un comico un po' guascone. In fin dei conti tolleravano anche i deliri del genovese, anche quando difendeva la violenza e offendeva i deputati (ovviamente del Pdl). Un tempo la sinistra si coccolava Beppe Grillo. Ora, se non si mettono a piangere, poco ci manca. Quel "diavolo" al pesto ha messo i piedi nel loro orticello.

Parola d'ordine: serrare i ranghi. I sondaggi diffusi negli ultimi giorni fanno vacillare i vertici del Partito Democratico e del Sel di Nichi Vendola. Beppe Grillo e il suo Movimento 5 Stelle potrebbe superare il sette per cento di voti. Il politico genovese (ormai non lo si può più chiamare comico) da alcune settimane batte tutta la penisola a bordo di un camper (preso in prestito dai militanti) per mettere in atto la più tradizionale delle attività politiche: la campagna elettorale.

Una propaganda vecchio stampo, alla faccia di blog, meet-up e forum virtuali. Al ritmo di quattro comizi al giorno Grillo divora chilometri e blandisce platee. A Varese millanta simpatie leghiste e occhieggia al popolo padano, ma il suo principale target sono i partiti di sinistra. E Vendola e Bersani lo sanno bene. Il governatore della Puglia, in un'intervista al Secolo XIX, cerca di smontare Grillo con un paragone che, nella sua personale "narrazione" è il più squalificante: Grillo è come Berlusconi.

E' già diventato il nemico assoluto. "Siamo alla fine di un’esperienza nata con la crisi della Prima Repubblica, di un’epoca che aveva visto sfondare chi aveva attaccato il sistema partitocratico. Tra il ’92 e il ’94 era apparso questo uomo nuovo, Berlusconi, che vinse in nome dell’antipolitica, perseguendo un consenso aggressivo, con un populismo disinvolto e come alternativo al fango istituzionalizzato". Il Movimento 5 Stelle, prosegue Vendola, "usa forme tipiche del populismo di destra, ha persino tratti xenofobi e omofobi".

Pier Luigi Bersani si scompone solo quando gli toccano il portafogli: "Sono per mettere un limite alle spese elettorali: dove non ci sono mettere i tetti, dove ci sono abbassarsli. Ma noi non prendiamo lezioni, nemmeno da Grillo". La prosa è più sobria di quella vendoliana, ma la sostanza è sempre la stessa: la sinistra ha paura. Il furore anti politico di Grillo rischia di fare razzia di elettori proprio nel campo del centrosinistra.





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Il "nero" dei servizi postali, il fronte degli extracomunitari nella spedizione dei pacchi

Corriere della sera

Il recapito della corrispondenza polverizzato tra una serie di piccole imprese in sub-appalto, perché la logica predominante delle multinazionali è la corsa «al massimo ribasso»



MILANO - «Non vogliono finanziare il welfare italiano». Detta così - al netto della sua apparente ingenuità - è un'affermazione dai contenuti apocalittici. Soprattutto perché gli extra-comunitari sono ormai l'architrave portante dello stato sociale italiano, in termini di contribuzione alla fiscalità generale. E lo saranno sempre di più nei prossimi anni (lo confermano anche le ultime proiezioni Censis), in un Paese in cui i figli si fanno sempre di meno e la forza-lavoro da oltre-frontiera è fondamentale soprattutto per i mestieri legati alla cura della persona.

La pronuncia Domenico D'Ercole, della segreteria nazionale della Filt Cgil, che chiarisce: «Vogliono moneta contante, soprattutto sono spesso avulsi dalle logiche delle grandi centrali cooperative del Paese. Lavorano in proprio e spesso vengono premiati negli appalti se l'unica discriminante nel recapito dei servizi di corrispondenza è la corsa al massimo ribasso». Il tutto avviene spesso in spregio del contratto collettivo merci, spedizioni e logistica (che prevede logiche stringenti anche in termini retributivi e previdenziali per i "postini" utilizzati). Disattendendo persino il DURC (documento unico di regolarità contributiva), cioè l'attestazione dell'assolvimento, da parte dell'impresa, degli obblighi legislativi e contrattuali nei confronti di Inps e Inail.

IL CASO - Proprio una settimana fa l'ultima scoperta: ben 37 lavoratori in nero. Non in una società qualunque ma in un'azienda controllata al 100% da Poste Italiane. Una visita degli ispettori del lavoro ha verificato la presenza di lavoratori in nero in cooperative e società che lavorano per la Sda Express, che effettua consegne per conto di Poste Italiane. Nel mirino, infatti, non i dipendenti diretti della Sda Express ma di quelle società esterne alle quali la Sda appalta la consegna di pacchi e pacchetti. Gli ispettori avrebbero trovato 37 persone senza lo straccio di un contratto, altre che ricevevano due terzi della retribuzione sotto voci come «trasferta» e «diaria», voci non tassabili. Così in un sol colpo si evadevano contributi previdenziali e Irpef.

LO SPIN OFF - Sda Express proprio lunedì ha rilevato alcuni rami d'azienda italiani della multinazionale americana Ups, per uno spin off che si giustifica con la perfetta integrazione di mercato tra le due società (Ups è un corriere internazionale, Sda è maggiormente attiva nel trasporto domestico) e che anima qualche preoccupazione sul fronte occupazionale, data la probabile sovrapposizione di alcuni ruoli aziendali.


LA FILIERA - Ma è a valle della filiera che le preoccupazioni sono più forti. Perché i servizi postali danno luogo a una serie di sub-appalti per la fornitura di pacchi che è totalmente scevra dalle considerazioni di trasparenza messi nero su bianco dal codice degli appalti pubblici. Qui di pubblico non c'è nulla, si tratta di accordi tra privati e in alcune parti del Paese, soprattutto al Nord-Italia, l'indotto è rappresentato da una serie di piccole imprese spedizioniere frutto della carica di vitalità rappresentata da stranieri che si sono messi in proprio scommettendo su se stessi e sulla loro voglia di capitalismo. Il corollario è che però la penetrazione sindacale è praticamente nulla, dice D'Ercole, «e anche i diritti dei lavoratori diventano più difficili da difendere, in un settore così polverizzato e frammentato». Ecco perché la Filt Cgil si sta battendo affinché venga rispettato uno degli articoli inseriti all'interno dell'ultimo contratto del comparto spedizioni, merci e logistica, che prevede di appaltare i servizi di corrispondenza solo ad imprese che lo applicano. Così il costo del lavoro è ben determinabile e le condizioni di partenza sono uguali per tutti i concorrenti.


Fabio Savelli
21 aprile 2012 | 14:09


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La bambina che ha vinto il premio di scrittura senza avere le mani

Corriere della sera


La storia della piccola Annie Clark commuove l'America



Annie Clark (Ap)MILANO - La piccola Annie Clark non ha la mano sinistra e nemmeno quella destra. Ciò non ha impedito alla bambina di sette anni di aggiudicarsi il primo premio di un concorso nazionale di calligrafia in Pennsylvania. La penna la tiene tra le sue braccia. E la storia emoziona l’America.

PREMIO -
Come la maggior parte dei suoi coetanei, anche Annie Clark è in grado di vestirsi da sola, di tagliare un pezzo di carta con le forbici, usare il suo iPod o aprire una lattina. La bambina ha sviluppato una tecnica tutta sua, una tecnica che per lei è diventata vitale visto che è nata senza mani. Ora ha vinto un concorso di bella scrittura.
Annie frequenta la prima classe della Wilson Christian Academy di West Mifflin, in Pennsylvania. È diligente, coscienziosa, impara dai suoi errori e ambisce alla perfezione, riferisce il giornale Pittsburgh Post Gazette. (http://www.post-gazette.com/stories/local/neighborhoods-south/first-grader-without-hands-wins-award-for-writing-632011/ ) La ragazzina si è aggiudicata il Premio Speciale Nicholas Maxim, un concorso nazionale di calligrafia sponsorizzato da una casa editrice di libri di testo e aperto quest'anno anche agli studenti con disabilità. Ha ricevuto un trofeo e una somma in denaro di 1000 dollari.

Il testo di Annie selezionato per partecipare al concorsoDETERMINATA -
Mercoledì scorso, appena appreso di aver vinto, Clark è rimasta sorpresa. Ciononostante, al termine della cerimonia di premiazione la bambina non è andata a festeggiare ma insieme ai suoi compagni è tornata in classe perché non voleva perdersi la lezione di matematica. La piccola ha grandi sogni: vuole diventare una scrittrice. «Annie è sempre stata molto determinata in tutto quello che fa; è sicura di sè quando deve decidere cosa vestirsi o cosa vuole mangiare», ha detto papà Tom. «Va in bicicletta, nuota e riesce a scrivere sulle tastiere», aggiunge la madre Mary Ellen. I genitori hanno nove figli, sei dei quali adottati dalla Cina e quattro di loro con una disabilità alle braccia o alle gambe.



Elmar Burchia
21 aprile 2012


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