giovedì 12 aprile 2012

Asse Forza Nuova-No Tav Spunta un video sul web E gli antagonisti s'infuriano

di -

Una telefonata tra il leader valsusino Perino e un dirigente forzanuovista sancisce la partecipazione del partito alla lotta No Tav.

ASCOLTA LA TELEFONATA


L'asse tra rossi e neri per fermare la Tav esiste e Forza Nuova consegna le prove alla rete. Mettendo in imbarazzo i vertici del movimento contro l'Alta velocità.



Manifestazione NoTav a Milano
Manifestazione NoTav a Milano

Già davanti alla sede del nostro giornale, lo scorso 9 marzo, avevano annunciato una collaborazione tra il partito della destra radicale e i manifestanti valsusini, guidati da Alberto Perino. E ora a dare consistenza alle ipotesi c'è una telefonata, tra lo stesso Perino e un dirigente milanese di Forza Nuova, che avvalorerebbe la tesi di un coinvolgimento nella lotta contro la Torino-Lione. Nel breve audio caricato su YouTube, i due leader discutono su come integrarsi per lottare contro la costruzione della linea ad alta velocità. Perino fa presente l'inutilità di una lotta che rimanga ancorata alla Val Susa, definita "un imbuto" e chiede invece a Forza Nuova di espandere la lotta, distogliendo l'attenzione della polizia dalla valle, portando anche nelle città le manifestazioni.


Proposta accolta subito dal dirigente forzanuovista, che chiede anche al leader NoTav indicazioni sulla disponibilità di materiale informativa e su come ricevere le bandiere da portare in corteo, da esporre. Poi conferma la sua disponibilità a mettere in atto, praticamente da subito, blitz, incursioni e flash mob per sostenere le idee dei No Tav. Telefonata, quella tra Perino e Forza Nuova, che incuriosisce, se è vero che fino a poco tempo il leader dei manifestanti valsusini faceva presente come i No Tav della valle si siano sempre legati a idee vicine a quelle della resistenza e dell'antifascismo. Idee che non sembrano esattamente coincidenti con quelle del gruppo di estrema destra. Incuriosisce e lascia perplessi i No Tav, che sostengono si stia cercando di strumentalizzare il movimento e non esitano a parlare di una traccia audio opportunamente modificata e sostanzialmente falsa.




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Argentina, Lavitola tornerà in Italia

Corriere della sera

L'ex direttore dell'Avanti! dovrebbe imbarcarsi su un volo domenica sera e atterrare lunedì mattina. avvertiti i giudici


MILANO- Valter Lavitola rientra lunedì in Italia per costituirsi. Lo rivela l'Ansa, spiegando che l'ex direttore dell'Avanti! dovrebbe imbarcarsi dall'Argentina su un volo Alitalia domenica sera e dovrebbe atterrare lunedì. I giudici che si occupano del suo caso sono già stati avvertiti dai suoi legali.


LA LATITANZA- Dopo essere stato in varie parti del mondo, da Panama al Brasile, dal Medio Oriente all'Argentina, Lavitola, che descrivono «sereno» - riferiscono le fonti - lascia Buenos Aires, per affrontare la giustizia italiana. Prima di costituirsi, però, dopo essersi consultato con i suoi legali che lo hanno raggiunto due volte in Argentina, ha completato un dossier sui suoi trascorsi in Italia che «ha rinchiuso in una cassaforte all'estero». Lavitola è coinvolto nell'inchiesta che vede imputati Giampiero Tarantini, la moglie Nicla, ai danni di Silvio Berlusconi per tentata estorsione. Il facciendiere da quando è scoppiato lo scandalo, non è mai tornato in Italia. Una latitanza durata quasi otto mesi.

Redazione Online 12 aprile 2012 | 22:01

Dopo 75 anni la Georgia chiude il museo di Stalin

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Dal 1937 ospita i memorabilia del dittatore sovietico. Ora il ministro della Cultura ha deciso che non si può più "glorificarlo" e vuole trasformarlo in un museo delle atrocità staliniane

Alla fine, all'alba del 2012, la Georgia ha deciso che deve distaccarsi dal suo cittadino più noto, Josep Stalin, e smettere di «glorificare il dittatore sovietico».




Quindi chiuderà il museo a lui dedicato, e che fu inaugurato nel 1937, in pieno terrore staliniano. L'idea è del ministro della Cultura Rurua: è lui ad avere affermato che ormai la Georgia non possa più tributare onori al dittatore, visto che oltretutto il Paese è indipendente da oltre vent'anni, dall'ormai storico 1991. Insomma il museo sarà smantellato, ma solo nel contenuto: infatti la svolta è tale, per la Georgia, che si trasformerà in una esposizione permanente per ricordare le atrocità del dittatore sovietico. I dettagli per ora non sono noti ma - secondo Memorial, una organizzazione russa che si occupa di tutelare i diritti umani e la memoria delle vittime - solo stando ai numeri accertati, per ordine di Stalin sono state fucilate 724mila persone, mentre milioni sono state sterminate nei gulag e ancora migliaia e migliaia hanno dovuto subire deportazioni etniche.

Insomma il museo - promemoria della ferocia staliniana non dovrebbe mancare di materiale. Fino a oggi invece ha ospitato le memorabilia del georgiano, oggetti ossequiosamente conservati per la gioia di tutti gli irriducibili dell'era del socialismo reale e di moltissimi turisti curiosi di scoprire la vita quotidiana e che cosa sia appartenuto all'uomo che ha dominato per anni la Russia. Quindi lì, in bella vista, finora ci sono stati il cappotto, la pipa, il telefono, gli stivali, i piatti di casa Stalin. E poi qualche immancabile busto e qualche quadro, oltre ai regali ricevuti nel corso della sua esistenza e della sua carriera politica.

Il museo, così concepito, è rimasto intatto per decenni, per settantacinque lunghissimi anni: costruito intorno alla casa natale del dittatore, è stato mantenuto infatti anche dopo la «destalinizzazione» e poi ancora quando la Georgia si è staccata dall'ex Unione Sovietica. Insomma aveva resistito quasi a tutto, a differenza della statua di Stalin, fatta sparire dalla piazza di Gori un paio di anni fa. Ora però per il museo staliniano sembra davvero finita. Anche se qualcuno (in patria e non solo) si ostinerà a rimpiangerlo, nonostante tutto, di sicuro.


Twitter: @ele0norab




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Euro 2012, la Panini "convoca" Balotelli Cassano rimane a casa almeno per l'album

Corriere della sera

Esce l'album per i campionati che scattano l'8 giugno «Obbligati ad anticipare le scelte di Prandelli e dei ct

La Nazionale formato PaniniLa Nazionale formato Panini

MILANO - La Panini ha scelto la «sua» Nazionale italiana per la partecipazione agli Europei di calcio, a 57 giorni dal calcio d'inizio della competizione (8 giugno) in Polonia e Ucraina. L'azienda modenese ha infatti pubblicato e distribuito nelle edicole la nuova collezione di figurine Uefa Euro 2012. Rimangono a casa, secondo le figurine, Antonio Cassano e Giuseppe Rossi, reduci entrambi da importanti infortuni (il primo, operato al cuore, è appena rientrato; il secondo ha subito a ottobre la rottura del legamento crociato del ginocchio destro e deve ancora tornare in campo con il suo Villarreal).

Balotelli e De Rossi
NON C'È CASSANO - Questi sono i «convocati» azzurri secondo l'album (ma il ct Cesare Prandelli deve ancora decidere): Gianluigi Buffon e Morgan De Sanctis; Giorgio Chiellini, Andrea Barzagli, Andrea Ranocchia, Federico Balzaretti, Domenico Criscito e Christian Maggio; Daniele De Rossi, Andrea Pirlo, Thiago Motta, Claudio Marchisio, Riccardo Montolivo, Alberto Aquilani e Simone Pepe; Sebastian Giovinco, Pablo Daniel Osvaldo, Antonio Di Natale, Giampaolo Pazzini e Mario Balotelli. Per Supermario, per De Rossi e per Buffon anche il vanto di avere una figurina In action, cioè in movimento. La numerazione degli azzurri, almeno nell'album, va dal 316 di Buffon al 338 di Balotelli.

Buffon e Pazzini
«OBBLIGATI AD ANTICIPARE» - Scegliere i giocatori prima del tempo è, ovviamente, un rischio e a Modena lo sanno bene: «I tempi tecnici di realizzazione della collezione ci obbligano ad anticipare le scelte di Prandelli e degli allenatori delle altre Nazionali del torneo europeo», ha spiegato Antonio Allegra, direttore mercato Italia Figurine e Card di Panini. Le figurine verranno diffuse in 80 paesi e, almeno in europa, sono ormai un oggetto di scambio transfrontaliero.





Redazione Online12 aprile 2012 | 21:14


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Ridere del terrore: in Siria gli attivisti mettono in campo la satira (animata) contro il regime

Corriere della sera

I cartoni del gruppo anti-Assad riscuotono grande successo sul web. Tre nuovi episodi in anteprima mondiale a Firenze


MILANO - “Le abbiamo provate tutte con questo popolo, ma senza ottenere risultati, la cosa migliore è chiamare Ahmadinejad, vediamo se lui ha una soluzione”. Bashar Al-Assad, in preda al panico per le incalzanti rivolte del popolo siriano, si rivolge al fidato dittatore iraniano nella speranza di consigli preziosi: “Pronto Najad? Il mio popolo si sta ribellando, non mi vogliono più. Hanno dei cartelli con scritto: ti odiamo Bashar! Non possiamo più sopportare tutto questo!”

CONSIGLI SPIETATI - Tutto secondo copione, almeno ascoltando la risposta di Ahmadinejad, implacabile dall’altra parte della cornetta: “Calmati, le lacrime non risolveranno i tuoi problemi. La soluzione è semplice”. Una soluzione semplice anche per il Grand Ayatollah Ali Khamenei, Suprema guida della rivoluzione iraniana, che sfodera consigli spietati ad Assad: “Assedia tutte le città, uccidi un quarto della popolazione, togli cibo e medicine, sfigura i cadaveri dei martiri, rapisci un bambino di 13 anni e uccidilo, bombarda i depositi di acqua e fai sparire tutti i malati dagli ospedali. Ah, dimenticavo... menti molto!”




SATIRA ANTI-REGIME - E’ soltanto satira d’animazione, una conversazione immaginata dai WikiSham, un noto gruppo di attivisti siriani esperti in grafica digitale e animazione, ma niente esclude che telefonate come quella appena descritte siano realmente avvenute, visto il profondo legame che intercorre tra Ahmadinejad e Bashar al Assad e i metodi messi in atto per reprimere le rispettive popolazioni.

SBEFFEGGIARE IL TERRORE - I brevi cartoni animati inscenati dai Wikisham si intitolano “Il Palazzo del Popolo” (dal nome della sede presidenziale siriana) e sono già quattro le puntate realizzate. Girano su youtube e stanno riscuotendo sempre più successo. Ogni sketch è un modo originale, bizzarro e stravagante per prendere la rivoluzione siriana sul ridere, per sbeffeggiare il terrore che serpeggia tra le strade di Damasco e per esorcizzare la paura che attanaglia decine di migliaia di siriani. Una satira spietata che deride, oltre a Bashar al-Assad, il fratello del presidente siriano Maher, capo del braccio militare del regime, e il cugino Rami Makhluf, indicato come il banchiere del potere. Non vengono risparmiati nemmeno Ahmadinejad e la Guida suprema iraniana Ali Khamenei.

ASSAD E BAN KI-MOON - Tra i vari episodi, quello in cui il presidente Assad si preoccupa della visita ispettiva del segretario dell’Onu Ban Ki-Moon. “Ti pare normale che uno uccida il suo popolo come stai facendo tu?” domanda duramente il segretario delle Nazioni Unite. Assad risponde disinvolto: “Non ti preoccupare, abbiamo trovato una soluzione dicendo che sono tutte spie. Calmati Ban Ki-Moon, sono solo 1200 persone uccise, non vale la pena preoccuparsi”.

ANTEPRIMA MONDIALE - In anteprima mondiale assoluta, tre episodi inediti dei cartoni animati siriani saranno visibili alla terza edizione di «Film Middle East Now», il festival internazionale sul Medioriente organizzato dall’associazione Map of Creation che, tra il 12 e il 16 aprile a Firenze (cinema Odeon e Auditorium Stensen), porterà sul grande schermo film e documentari che testimoniano, andando oltre pregiudizi e luoghi comuni, la contemporaneità di paesi come Iraq, Iran, Libano, Israele, Egitto, Palestina, Giordania, Yemen, Dubai, Afghanistan, Siria e Bahrein.

Jacopo Storni
12 aprile 2012 | 15:41

Neonata data per morta, ma è viva dopo 12 ore di cella frigorifera

Corriere della sera

La donna ha partorito dopo appena sei mesi: la bimba è stata dichiarata deceduta dopo venti minuti. Ma non era vero


Analia Bouter con il marito Fabian VeronAnalia Bouter con il marito Fabian Veron

MILANO – Aprono la bara, dopo molta insistenza, e scoprono che la loro bambina data per morta è ancora viva. Volevano vederla un’ultima volta quella bimba già amata e subito persa, nata prematuramente dopo appena sei mesi, che non aveva dato alla nascita alcun segno di vita ed era stata da subito dichiarata deceduta.

DODICI ORE DI OBITORIO - Dopo dodici ore di obitorio, il corpicino freddo come un iceberg, Analia Bouter e il marito Fabian Veron sono finalmente autorizzati a dire alla neonata il loro último adiós (ultimo saluto). Toccano la mano della loro bimba, poi il volto. E a quel punto il miracolo: un piccolo pianto riscalda quella cella frigorifera e i due genitori scoprono che la piccola è viva e ha resistito, miracolosamente, a dodici ore di obitorio. «Ridevamo e poi piangevamo e poi ridevamo ancora», ha dichiarato Analia in un’intervista a TeleNoticias ripresa da un quotidiano locale, in preda all’emozione e alla felicità, ma anche al risentimento per la struttura ospedaliera che con molta disinvoltura, forse troppa, ha dato la figlioletta per deceduta.




MIRACOLO DELLA LUCE - È accaduto in Argentina, nella provincia settentrionale di Chaco, dove Analia Bouter e il marito si sono recati all’obitorio per vedere un’ultima volta la bimba, nata prematura, e dichiarata morta poco dopo la nascita. La donna ha avvertito un flebile vagito, scoprendo così il colossale errore dei medici. Ora la piccola Luz Milagros (miracolo della luce), seppur in gravi condizioni, è stabile e in leggerissimo miglioramento. Cinque tra medici e operatori sanitari dell’ospedale Perrando della città Resistencia sono stati sospesi ed è in corso un’inchiesta per accertare le responsabilità, come ha fatto sapere il vice segretario della Salute della provincia di Chaco, Rafael Sabatinelli.

FELICITÀ E CHOC – La neo mamma subito ha pensato seriamente di soffrire di allucinazioni e solo dopo qualche minuto ha realizzato, quasi con la paura di essere felice, che tutto era vero e che la sua bimba era ancora viva e sarebbe sopravvissuta. I medici, come spiega Analia, hanno certificato il decesso della piccola dopo appena venti minuti, impedendo oltretutto alla coppia di vedere la propria figlioletta prima di dodici ore. Molti interrogativi rimangono ancora senza alcuna risposta. La signora Bouter ha partorito altri quattro figli nella propria vita, senza alcuna complicazione, mentre questa volta i medici hanno optato per un’anestesia totale che alla donna è parsa da subito incomprensibile.

MIRACOLI O ERRORI COLOSSALI – I medici li definiscono casi inusuali ma che fanno parte della medicina: in realtà il decesso accertato al quale fa seguito un’improvvisa “resurrezione” del morto è già avvenuto altre volte, con grande stupore (per usare un eufemismo) di parenti e addetti ai lavori. La letteratura medica ne conta altri, o per gravi inadempienze dei medici o per inspiegabili avvenimenti che hanno del miracoloso. Ora Luz Milagros è in miglioramento, anche se mamma e papà ancora non hanno ricevuto il certificato di nascita. E anche volendo considerare le gravissime colpe a carico del personale ospedaliero (ancora tutte da accertare), rimane misterioso come la piccina possa essere sopravvissuta, in quelle condizioni, a dodici lunghe ore di cella frigorifera.

Emanuela Di Pasqua
12 aprile 2012 | 18:09

Il governo pensa a una tassa sugli sms per finanziare la Protezione civile

Il Mattino

L'ipotesi è contenuta nella bozza di riforma del settore che potrebbe essere varata già venerdi per decreto legge




ROMA - Una tassa sugli sms per finanziare la riforma della Protezione civile, che potrebbe arrivare già venerdì prossimo per decreto legge. E' la novita contenuta nel provvedimento di riassetto ordinamentale del settore. In sostanza, il fondo contro le calamità verrebbe alimentato attingendo da una parte agli aumenti delle accise della benzina e, in alternativa, appunto, con un maggiore introito derivante dalla tassazione sugli sms gestiti dalle società telefoniche.

La bozza. In base alla bozza in elaborazione, il coordinamento rimarrebbe incardinato presso la Presidenza del Consiglio dei ministri ma è prevista la possibilità di delegarlo al ministro dell'Interno, con il Viminale che a quel punto potrebbe avvalersi del Dipartimento della Protezione civile. Il provvedimento, in tutto undici articoli, comprenderebbe anche un riassetto delle competenze per quanto riguarda le emergenze incendi, con il coordinamento unificato per la gestione della flotta aerea trasferito ai Vigili del Fuoco. Lo stato di emergenza, poi, potrebbe essere sottoposto a vincoli temporali, con la previsione di una durata fissata in 60 giorni, prorogabile ad un massimo di cento giorni.

Verso un decreto legge. Non è esclusa l'adozione di un decreto legge. Il decreto, si legge infatti nella bozza del provvedimento, viene emanato «ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di emanare disposizioni per il riordino del Servizio nazionale di protezione civile e il rafforzamento della sua capacità operativa, nonché di garantire il corretto impiego e reintegro del Fondo nazionale di protezione civile, al fine di rendere più incisivi gli interventi di protezione civile da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri». Il provvedimento conterrebbe una serie di modifiche alla legge 225 del 24 febbraio 1992.

Giovedì 12 Aprile 2012 - 12:59    Ultimo aggiornamento: 13:00



Due centesimi a sms per finanziare la Protezione civile, l'ipotesi tramonta


Salta l'accisa sui messaggini sui cellulari: era prevista nella bozza del decreto di riforma



MILANO - Sarebbe già morta l’ipotesi di finanziare parzialmente la Protezione Civile con un’accisa sugli sms. Il passaggio che era comparso nell’articolo 4, comma h, della bozza di decreto legge di riforma della Protezione Civile, che dovrebbe essere esaminata e approvata domani in Consiglio dei ministri, prevedeva la possibilità - in aggiunta a un rincaro delle accise sulle benzine - di tassare fino a un massimo di 2 centesimi di euro i brevi messaggi di testo.

 
TASSA PARADOSSALE- Un intervento che non solo sarebbe risultato mediaticamente altamente impopolare ma che avrebbe rischiato anche di rimanere inapplicato: metà degli sms inviati fa parte infatti di contratti a pacchetto e sostanzialmente tutti gli operatori «regalano» alcune centinaia di sms inviabili con le tariffe flat. In alcuni casi il costo di un messaggio, considerato ormai una commodity e di cui gli italiani sono dei campioni (nel 2011, fonte AgCom, ne sono stati inviati la bellezza di 90 miliardi su 8.000 miliardi nel mondo), scende fino a un centesimo. Sarebbe stato dunque un paradosso applicare una tassa doppia rispetto al costo del servizio stesso.

MARGINI RISICATI - Il rincaro sarebbe facilmente ricaduto sui clienti. Non è un mistero infatti che gli operatori mobili non se la passino troppo bene per quanto riguarda il business del mercato domestico, considerato ormai un segmento maturo con margini sempre più risicati e possibilità di espansione nulla, tanto che gli operatori passano il tempo a strapparsi i clienti tra di loro. l'Asstel, l'associazione di settore, stava già preparando un intervento durissimo in risposta al comma nato all’interno dello stesso governo. Da quanto si apprende l'ipotesi sarebbe morta su consiglio di dipartimenti di alcuni ministeri.
Massimo Sideri


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Riccardo Bossi lasciato a piedi dalla sua scuderia

Corriere della sera

Il team manager annuncia la rottura con il primo figlio del leader leghista che a Monza aveva distrutto la sua Bmw


Riccardo BossiRiccardo Bossi

MILANO - Non è un periodo facile per la famiglia Bossi. Non bastano le grane giudiziarie, ci si mette anche il lavoro. Che nel caso di Riccardo Bossi è per l'appunto pilota di auto da corsa. Il primogenito del senatur, nato nel '79 dal primo matrimonio con Gigliola Guidali, avrebbe dovuto gareggiare a Imola i prossimi 21 e 22 aprile. Per lui sarebbe stata la seconda prova dell'anno nel campionato Superstars. Ma il patron della sua squadra ha detto che basta la prima: «Tra me e Riccardo Bossi c'è un diverso modo di concepire l'attività sportiva», spiega Gianni Giudici, lunghissimo curriculum nel mondo delle corse e collaborazioni con nomi importanti dell'automobilismo: «Per me si corre con un unico obiettivo, vincere. Lui forse la pensa diversamente».



L'INCIDENTE - Nel Superstars gareggiano ex piloti di Formula Uno, come Vitantonio Liuzzi e Mika Salo, e bolidi V8 delle marche più note, dalla Jaguar alla Maserati, dalla Mercedes all'Audi. La frattura tra Riccardo Bossi e il suo team è maturata nel corso della prima gara del campionato, a Monza, lo scorso primo aprile, davanti a ben 31mila spettatori. Al quarto giro il figliolo del leader della Lega è andato a sbattere con la sua Bmw contro un muro. Non pago di aver perso nell'impatto un pneumatico e parte del retrotreno, ha ingranato la prima ed è ripartito. Aggravando il bilancio dei danni . «Come ha guidato? È ripartito senza una ruota, valuti lei». Giudici non intende spiegare oltre, ed il cellulare di Bossi jr in questi giorni di bufera squilla a vuoto. Tutto lascia credere che la separazione non è stata per nulla consensuale: «Diciamo che il ragazzo dovrebbe lavorare sulla sua attitudine al gioco di squadra». Aggiunge il manager, che però è pronto a riconoscere al suo ex pilota quanto meno l'onore delle armi: «Ha cominciato tardi con l'automobilismo, e a Monza non ha avuto molto tempo per le prove. Deve però farsi un sereno esame di coscienza, e capire cosa vuole davvero da questo sport».

L'INCHIESTA - Il nome di Riccardo Bossi ricorre negli atti giudiziari delle inchieste che hanno investito la Lega in questi giorni. Secondo quanto riferiscono al telefono l'ex tesoriere Francesco Belsito e alcune dipendenti amministrative del partito, parte dei fondi distratti dalle casse sarebbero serviti per pagare anche alcune sue spese. Accuse che hanno indotto suo fratello alle dimissioni. Nel 2003, anche Riccardo aveva avuto un incarico dal partito di famiglia, era stato nominato assistente dell'europarlamentare Francesco Speroni, con una retribuzione a tre zeri. Ma durò nove mesi, poi lasciò. La sua passione erano e restano i motori.

Antonio Castaldo
@gorazio11 aprile 2012 (modifica il 12 aprile 2012)

Quando Borsellino sorrideva ancora

Corriere della sera

Immagini di vita privata come furono selezionate e commentate dallo stesso giudice ucciso dalla mafia



Quest’anno saranno vent’anni, il prossimo 19 luglio. Quel giorno del 1992, alle 16,58, esplose l’autobomba che uccise il procuratore aggiunto di Palermo Paolo Borsellino e cinque agenti di polizia addetti alla sua protezione: Claudio Traina, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Cusina, Emanuela Loi. Ma il ventennale della morte del magistrato antimafia erede naturale e unico di Giovanni Falcone – dilaniato da un’altra esplosione appena due mesi prima, il 23 maggio a Capaci, insieme alla moglie Francesca e a tre uomini della scorta – è già cominciato.

A marzo la Procura di Caltanissetta, all’esito di nuove e clamorose indagini, ha ottenuto altri arresti per quell’attentato dai risvolti ancora misteriosi, e l’omicidio Borsellino è tornato di bruciante attualità. Con inquietanti retroscena venuti alla luce, e altrettanti rimasti senza spiegazione. L’eliminazione del giudice s’intreccia con i segreti della presunta trattativa tra pezzi dello Stato e uomini di Cosa nostra, fino all’ipotesi che sia stata anticipata proprio perché Borsellino ne era venuto a conoscenza, e avrebbe costituito un ostacolo insormontabile. E i successivi depistaggi delle indagini potrebbero essere un’ulteriore conseguenza di quel patto inconfessabile.

Per la famiglia del giudice – la moglie Agnese e i figli Lucia, Manfredi e Fiammetta – è ripreso il tormento dei ricordi, dei quesiti insoluti, delle dolorose sollecitazioni esterne. Ma anche stavolta, come quasi sempre in passato, sono voluti rimanere in disparte. Hanno scelto la via del silenzio, lasciando a inquirenti e giudici il compito di arrivare alla verità, se mai ci riusciranno. Loro, dopo vent’anni, continuano ad aspettare.

Una cosa, però, hanno deciso di fare in vista della ricorrenza di luglio anticipata dalle nuove rivelazioni. Far parlare le immagini raccolte negli album di famiglia che raccontano l’uomo Borsellino: il marito e il padre che pure nei momenti più difficili o drammatici del suo lavoro non mancava di dedicarsi alla moglie, ai figli e agli amici con i quali amava trascorrere tutto il tempo che poteva. Con la grande carica di affetto, ironia e voglia di vivere che era capace di trasmettere.


L'album di Paolo Borsellino L'album di Paolo Borsellino    L'album di Paolo Borsellino    L'album di Paolo Borsellino    L'album di Paolo Borsellino    L'album di Paolo Borsellino


FOTO PRIVATE DI UN UOMO PUBBLICO
Sono le fotografie private e pubbliche della vita di Paolo Borsellino, spezzata a 52 anni d’età dal tritolo mafioso, selezionate da lui stesso e sistemate nei grandi album divisi per anni, con tanto di brevi didascalie scritte a matita con la sua calligrafia minuta e chiara. Dai primi anni di un bambino nato nel 1940, quando l’Italia si preparava a entrare nella seconda guerra mondiale, fino alle ultime istantanee del ’92. Sono i momenti più belli, ma anche più brutti e tesi, dell’esistenza del giudice assassinato dalla mafia perché di certo rappresentava per Cosa nostra un nemico e un pericolo. Ma forse anche per qualche altro motivo.

Il figlio Manfredi, oggi quarantenne commissario di polizia, spiega che “dopo vent’anni non c’è motivo di tenere riservate queste immagini che sono più eloquenti di qualsiasi racconto per ricordare mio padre”. A volte compare anche lui, accanto al papà quasi sempre sorridente: in casa o all’aria aperta, in città o nei luoghi di vacanza. Quelli scelti volontariamente per viaggi e soggiorni – la Tunisia, il parco degli Abruzzi, l’isola di Pantelleria e altre località di mare, la montagna con la neve poco apprezzata dal giudice – e quelli imposti dal lavoro e dalle esigenze di sicurezza: come l’isola dell’Asinara dove Borsellino e Falcone trascorsero l’estate del 1985 con le rispettive famiglie, mentre scrivevano l’ordinanza di rinvio a giudizio del maxi-processo alle cosche.

In questa sorta di foto-storia pubblico e privato si mescolano, così com’erano mescolati nella vita del giudice. Ci sono i ritratti della prima comunione, e poi le immagini della laurea, del matrimonio, dei momenti di relax, delle trasferte per lavoro. Ricordi fissati sulla pellicola con gli amici che hanno subito la sua stessa sorte, assassinati da Cosa nostra: Giovanni Falcone e il commissario Ninni Cassarà. Le foto dei funerali e quelle in ufficio, da solo o coi colleghi di Palermo e della Procura di Marsala, che Borsellino guidò dal 1986 alla fine del 1991, prima di tornare a Palermo.

Non furono mesi tranquilli, gli ultimi trascorsi dal magistrato nel palazzo di giustizia ribattezzato “dei veleni”. Per via dei dissapori col procuratore Giammanco, e dopo la morte di Falcone per i tormenti che si portava dentro, confidati alla moglie il giorno prima di morire: “Mi disse che non sarebbe stata la mafia a ucciderlo, della quale non aveva paura, ma sarebbero stati i suoi colleghi e altri a permettere che ciò potesse accadere”, ha testimoniato la signora Agnese ricordando l’ultima passeggiata col marito, sul lungomare di Carini. All’indomani della strage di Capaci, Borsellino cominciò una corsa contro il tempo per cercare di capire chi e perché aveva voluto ammazzare il suo amico Giovanni con tanto clamore. Si rammaricava per non poter svolgere le indagini, affidate alla Procura di Caltanissetta; aveva delle idee che voleva affidare ai titolari dell’inchiesta, lo disse più volte pubblicamente, ma in quasi due mesi nessun inquirente trovò il tempo di ascoltarlo.

Nel suo ultimo discorso pubblico, il commiato dai colleghi di Marsala tante volte rimandato e celebrato solo il 4 luglio ’92, non ebbe timore di far trapelare i suoi turbamenti: “Sono un uomo profondamente cambiato… Voi sapete perché, lo immaginate… La morte di Giovanni Falcone mi ha talmente colpito, come magistrato ma soprattutto come uomo che ha vissuto con lui la sua vita fin da bambino, che oggi sono tanti gli interrogativi ai quali non so dare risposta”. Vent’anni dopo, se ne sono aggiunti altri ancora.




11 aprile 2012
(modifica il 12 aprile 2012)



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