mercoledì 11 aprile 2012

Ecco i segreti della cartella «The Family»

Corriere della sera

Le presunte elargizioni alla famiglia Bossi. Maroni e Stefani in procura a Milano: «È nostro interesse accertare la verità


Maroni: «Qualcuno ha approfittato della buonafede di Bossi» MILANO - Le multe del Trota, i lavori di ristrutturazione della casa di Gemonio, la polizza di assicurazione, le spese per le cure mediche. C'è questo e altro nella cartella «The Family» (ecco i documenti), la documentazione che l'ex tesoriere Francesco Belsito custodiva nella sua cassaforte a Roma e che, ipotizzano gli investigatori, riguarda i pagamenti in favore dei familiari di Umberto Bossi. Le carte prelevate dai carabinieri del Noe, su ordine delle procure di Milano e di Napoli, raccontano nei dettagli quello che costituisce il cuore dell'inchiesta, ovvero il presunto uso privatistico del denaro proveniente dalle casse del Carroccio. Un centinaio di pagine, a cominciare da quella con l'intestazione che Belsito aveva dato all'insieme di fatture, ricevute, bonifici bancari, estratti conto, notifiche di contravvenzioni e altro materiale che dal 4 aprile scorso è all'esame degli inquirenti: la scritta in grassetto è «The Family», più sotto i nomi Umberto Sirio Renzo e un solo cognome, quello di Bossi. All'interno una sottocartella con il nome UMBERTO.

I DOCUMENTI - Tra i documenti ritenuti più interessanti, un bonifico da 779,38 euro per il pagamento della polizza sulla casa di Bossi a Gemonio diretto a una compagnia assicurativa e che ha come ordinante la Lega Nord. Il fax con conferma di pagamento partì dalla segreteria particolare dello stesso Belsito, all'epoca sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri. Vi è poi la fattura dell'architetto per «l'ampliamento edificio residenziale Comune di Gemonio». All'attenzione degli investigatori figura inoltre un assegno del Banco di Napoli da 2.000 euro firmato da Francesco Belsito in qualità di segretario amministrativo federale del Carroccio e, nella stessa data, il 17 luglio 2010, presso la stessa banca, il pagamento di alcune tasse a carico di Umberto Bossi per un ammontare di circa 1.300 euro.

Dalle casse del Carroccio - da quanto emerge dalla lettura dei documenti sequestrati - provenivano i soldi per il pagamento delle contravvenzioni stradali contestate a Renzo Bossi, proprietario di una Audi A6 che ha collezionato una serie davvero notevole di multe. A rilevare le infrazioni, dall'eccesso di velocità sulle autostrade al transito in centri storici chiusi al traffico alla sosta sul marciapiede, polizia stradale e vigili urbani di Bologna, Modena, Milano, Rovigo, Vicenza, Padova ecc... Spesso sui verbali trasmessi a Belsito, evidentemente per i pagamenti, il tesoriere annotava la località e il motivo della presenza nella zona: Festa Lega Nord Ferrara, Festa Lega Nord Bologna, «Pranzo con dott Panini Rosi Mauro Angelo Alessandri».

Si è scoperto, a tale proposito, che una collaboratrice del tesoriere, Tiziana Vivian, ha adoperato la carta intestata della Presidenza del Consiglio per trasmettere a un consulente l'elenco delle multe contestate a Renzo Bossi. Uno dei documenti sequestrati nella cassaforte dell'ex tesoriere è rappresentato da una missiva inviata al dott. Marabiso, che in un altro documento risulta consulente del lavoro e revisore contabile. «Come d'accordi con il sottosegretario Belsito, si inviano i documenti allegati», scrive Vivian il 14 luglio dello scorso anno. Segue «elenco multe da pagare» ovvero quattro verbali di contravvenzioni elevate dai vigili urbani per un totale di 674,53 euro.

Si passa poi al capitolo del pagamento delle cure mediche: la cartella contiene, tra l'altro, un bonifico di 9901,62 euro partito dal conto della Lega Nord presso la filiale di Roma del Banco di Napoli a favore degli Istituti di ricovero e cura dove è stato operato Sirio, figlio del leader della Lega. Nel fascicolo ci sono anche le fatture emesse dalla clinica.



IL DENTISTA - Tra i documenti vi è anche la fattura del dentista di Umberto Bossi per un importo di 1500 euro. Oggi la cartella The Family, insieme con altri atti dell'inchiesta, è stata trasmessa alla Procura di Napoli al procuratore regionale della Corte dei Conti della Campania, Tommaso Cottone. Il procuratore Cottone, qualora venisse accertato il danno erariale per l'uso improprio dei contributi alla Lega, potrebbe avviare un'azione di responsabilità nei confronti dell'ex tesoriere e disporre il sequestro di beni.Intanto l'inchiesta sui rimborsi elettorali alla Lega nord arriva anche all'attenzione della Corte dei conti. Dopo un incontro negli uffici della Procura, il procuratore aggiunto Francesco Greco, che coordina il filone napoletano dell'inchiesta, ha trasmesso una serie di atti al procuratore regionale della Corte dei conti della Campania, Tommaso Cottone.



LUCE SUI CONTI - Nella mattinata di mercoledì Roberto Maroni, con il nuovo tesoriere Stefano Stefani, ha chiesto di incontrare i pm. «È stata raggirata la buona fede di Bossi». «Pronti a costituirci parte civile». «Disposti a fornire tutta la documentazione». Così nelle pause degli incontri, Maroni snocciola, informazioni, dichiarazioni, intenzioni. «Il nostro interesse è quello di accertare la verità», dice l'ex ministro dell'Interno. «Ieri, la Lega ha dato incarico alla società di revisione Price Waterhouse di verificare la situazione patrimoniale della Lega. La nostra intenzione è fare pulizia e chiarezza», dice, «siamo pronti a prendere provvedimenti senza guardare in faccia a nessuno». I due dirigenti della Lega hanno illustrato agli inquirenti le scelte operate per fare luce sui conti del partito. «Non vogliamo nascondere nulla - aggiunge Maroni - vogliamo garantire la piena e leale collaborazione della Lega». L'esponente del triumvirato leghista, che ha preso la guida della formazione politica dopo le dimissioni di Umberto Bossi, ha definito l'incontro con i pm che indagano sui rimborsi elettorali una «visita di cortesia».



COMPLOTTO - Ai cronisti che gli fanno notare che martedì a Bergamo si e parlato di un complotto giudiziario ai danni della Lega, Maroni ribatte: «Voi avete parlato di complotti». E ribadisce che nella Lega non ci sono correnti e nega che vi sia una parte della Lega esclusa dalla definizione di «barbari sognanti» da lui coniata, in omaggio a un poeta triestino. «Non c'è una mia corrente, siamo tutti barbari sognanti», aggiunge. E rispondendo a chi gli ha fatto notare che nelle carte dell'indagine viene definito «barbaro sognante», Maroni spiega di avere preso in prestito questa definizione da Scipio Slataper, intellettuale irredentista triestino.



BELSITO - Nel frattempo le inchieste giudiziarie si aprono a catena (ora anche Bologna e Genova, dopo Milano, Napoli e Reggio Calabria), ognuno cerca e dà le proprie spiegazioni. «Non ho mai fatto nulla da solo, in tanti della Lega sapevano, avevano il controllo di tutti i miei atti. Per la mia parte so di aver sempre amministrato correttamente», attacca l'ex tesoriere del Carroccio, Francesco Belsito, in un'intervista al quotidiano genovese Il Secolo XIX. «Sono assolutamente convinto - aggiunge - di non aver agito male. Io ero un contabile, un amministratore di beni, non ho mai agito per i fatti miei».
«Nel partito molte persone sapevano quel che facevo», conclude l'ex tesoriere della Lega che giovedì, al prossimo Consiglio federale partito verrà espulso, come annunciato da Maroni.



IL CEMENTIFICIO - Ombre di «strani affari» coinvolgono anche Roberto Calderoli che, secondo quanto pubblicato da La Stampa, sarebbe l'intermediatore in un affare da 300 mila euro. Secondo il quotidiano torinese gli inquirenti, seguendo le relazioni dei carabinieri del Noe, stanno indagando sui movimenti di denaro a un cementificio della bergamasca. Si tratterebbe di soldi del rimborso elettorale che sarebbe poi stato restituito. «Mai ho conosciuto in vita mia né mai ho intrattenuto rapporti con cementifici o titolari di tali attività», fa sapere in una nota il coordinatore delle segreterie della Lega. «E, di conseguenza, mai ho promosso o intermediato alcunché. La notizia oltre che infondata è veramente ridicola», dice Calderoli che aggiunge: «Non vorrei, di questo passo, trovarmi domani o in un prossimo futuro sui giornali, come responsabile d'aver favorito il finanziamento di basi Ufo sul pianeta Terra». Ipotesi «non più surreale, falsa e grottesca», dice Calderoli, dell'intermediazione al cementificio. «Ancora una volta ribadisco che qualunque risorsa mi sia pervenuta dalla Lega nord è dovuta a titolo di rimborso di spese da me sostenute in qualità di coordinatore delle segreterie nazionali della Lega nord», insiste il segretario leghista. «E che le stesse sono sempre state dal sottoscritto devolute a favore del movimento. Va da sé che mi tutelerò nelle sedi competenti».


Redazione Online
11 aprile 2012 | 22:04

Ora la bici si vive a scatto fisso

La Stampa


Un po' moda, un po' filosofia, si diffonde nelle nostre città la mania delle due ruote da pista



Quasi senza accessori, hanno i pedali collegati direttamente al pignone. I più estremi le usano senza freni


MAURIZIO TERNAVASIO
torino

Da filosofia urbana a moda: il destino della bicicletta a scatto fisso è segnato da qualche tempo, cioè da quando si è diffusa nelle principali città italiane, anche nella sua variante più pura, cioè «brakeless», ossia senza freni. Eppure per il codice della strada chi le usa è punibile con una multa di 150 euro. Il movimento nasce nella New York negli anni 70 su imitazione dei pony express, che per svolgere al meglio il loro lavoro avevano bisogno di cicli il più possibile leggeri e che richiedessero il minimo di manutenzione: per questo via guaine, cambi, fanali, carter, parafanghi, luci, campanello e soprattutto tutto l’apparato frenante. Il fenomeno approda in Italia alla fine degli Anni 90 partendo da Milano, per iniziativa di due ragazzi reduci da un viaggio negli Stati Uniti che «contagiano» in fretta associazioni come Bicifissa (fondato dal famoso Aldone), Milano Fixed e, a Torino, 10cento. Appassionati che, per fare proseliti, non utilizzano i contatti tradizionali, ma soltanto blog, reti sociali e video, radunando così attorno a sé un variegato popolo di studenti, imprenditori, professionisti e semplici padri di famiglia accomunati dalla passione per la bici e per un suo utilizzo il più possibile a impatto zero.

«Il nostro è un discorso ecologico, e non politico: chi usa lo scatto fisso in genere non ha un preciso colore politico», dice Andrea, uno dei patiti della primissima ora. «Scatto fisso significa che i pedali sono tutt’uno con la ruota posteriore: in pratica, lo stesso principio delle biciclette da pista», spiega Angelo, 30 anni, uno dei tre fondatori (con il fratello Francesco e con Salvatore) di 10cento. L’utilizzo di questi mezzi è, nella maggioranza dei casi, dovuto alla ricerca di linee pulite ed essenziali: in pratica, l’equivalente delle moto chiamate «naked». E il modo di pedalare è spesso frutto di un’evoluzione. «Nel mio caso, dopo essermi avvicinato alla bicicletta per passione e per ambientalismo – spiega il fratello Francesco – sono passato dalla bici da corsa alla mountain bike, da quella da ciclocross a quella a scatto fisso». Che dà, a chi la usa, sensazioni uniche. «Questo tipo di trazione, con o senza freni, offre un controllo totale della marcia centimetro per centimetro: è il cervello che decide quando andare avanti e quando invece rallentare».

La cosa meno naturale è il percorso in discesa, che obbliga comunque a pedalare. E quella più difficile, per chi ha adottato la versione «brakeless», è la frenata. «La si ottiene con varie tecniche, tutte piuttosto empiriche: innanzitutto rallentando la pedalata sino all’arresto totale delle ruote, ma anche posizionando il corpo in un certo modo: alzandosi dal sellino o spostando il peso in avanti. Ma mai staccando dai pedali i piedi, bloccati dai puntali: anche perché con uno si spinge, e con l’altro si tira». Ma anche gli utenti più esperti del pignone fisso consigliano di montare almeno un freno. «La linea e il peso conta, ma conta anche la sicurezza, specie nel traffico cittadino e quando piove», dice Angelo. E saranno più di 100 gli appassionati che il 22 aprile, con o senza freni, ma comunque con lo scatto fisso, si ritroveranno al via della quinta edizione della Milano-Torino, organizzata dal negozio Ciclistica del capoluogo lombardo e da 10cento.

«Si partirà nei pressi dello storico impianto del Vigorelli, chiuso da tempo, e si arriverà di fronte al Motovelodromo di corso Casale, non più utilizzato per quella che era la sua funzione originaria: un modo per ricordare la storia ciclistica del nostro Paese».



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Stephen Hawking e il caschetto per la lettura del pensiero

La Stampa


Il grande scienziato paralizzato potrebbe comunicare in futuro attraverso le onde cerebrali

FEDERICO GUERRINI

Di dispositivi che cercano di tradurre gli stimoli cerebrali in parole e azioni, ormai ne esistono sul mercato diversi. Non tutti possono però vantare un “testimonial” così prestigioso come l'astrofisico Stephen Hawking. Celebre anche in Italia per i suoi libri sulla natura del tempo e sulla nascita dell'Universo, Hawking è stato colpito dall'adolescenza da un'atrofia muscolare progressiva (un disturbo collegato alla sclerosi laterale amiotrofica, o “Sla”), una malattia degenerativa che ne ha ridotto mano a mano le capacità di espressione e movimento.

Negli ultimi tempi il grande scienziato è riuscito a comunicare mediante degli speciali occhiali a infrarossi, messi a punto da Ibm, in grado di tradurre i movimenti delle guance in parole pronunciate da un sintetizzatore vocale, ma perfino questo sistema sembra diventato sempre meno efficace via via che l'infermità progredisce. Per questo sta facendo notizia l'esperimento ideato da un team di ricercatori con a capo il dottor Philip Low della società NeuroVigil, che punta a restituire a Hawking la facoltà di esprimersi tramite la lettura delle onde cerebrali. Dispositivo cardine del progetto è un caschetto collegato a un congegno delle dimensioni di una scatola di fiammiferi, chiamato iBrain, dotato di un software capace di rilevare variazioni nell'attività cerebrale e associarle a precisi significati.

“L'idea – ha raccontato Low al New York Times – è quella di capire se Stephen riesce ad usare la sua mente per creare un patter ripetitivo e coerente che un computer può tradurre, mettiamo, in una parola, una lettera o per comandare il Pc”. Un primo test effettuato a Cambridge, in Inghilterra, dove Hawking vive e lavora, ha dato risultati positivi, per quanto limitati: chiedendo allo scienziato di immaginare di stare stringendo una palla con la mano destra, è stato possibile isolare i segnali cerebrali corrispondenti; ora Low e il suo team vogliono allargare lo studio a un vasto campione di pazienti che soffrono di malattie neurodegenerative simili a quella dello scienziato, che da parte sua appare entusiasta di poter dare il suo contributo anche in questo settore.

“Voglio aiutare la ricerca, incoraggiare gli investimenti in questo settore e soprattutto, offrire qualche speranza per il futuro alle persone cui è stata diagnosticata la Sla o altre malattie simili - ha affermato”. I ricercatori di NeuroVigil continueranno a lavorare con Hawking nel corso della prossima estate, e i primi dati raccolti verranno presentati al convegno per neuroscienziati “Francis Crick Memorial Conference” in programma proprio a Cambridge a luglio. La strada per arrivare a una vera e propria lettura del pensiero, in ogni caso, è ancora lunga.



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Sisma di magnitudo 8,6 a . Rientra l'allarme tsunami in oceano Indiano

Corriere della sera

Due ore dopo un'altra scossa di 8,2 Richter. Allerta in 26 Paesi fino in Tanzania e Kenya


MILANO - Due forti scosse di terremoto sono avvenute mercoledì nell'oceano Indiano al largo della costa sud-occidentale di Sumatra. La prima di 8,6 gradi della scala Richter è stata registrata alle 10,38 (tutti gli orari sono riportati in ora italiana), la seconda di 8,2 gradi un po' più a nord alle 12,43. Onde anomale di circa un metro si sono abbattute sulle a Meulaboh, in Indonesia, la città più vicina all'epicentro, e sull'isola Nias. Un allarme tsunami è stato lanciato per ben 26 Paesi, dall'Indonesia fino alle coste africane di Tanzania e Kenia, ma verso le 15 il Centro di allerta tsunami del Pacifico ha reso noto che l'allarme è rientrato, con l'avvertenza però di non abbassare la guardia per la possibilità di forti correnti locali. Nell'isola di Simeulue, sempre in Indonesia, il mare è arretrato di circa 10 metri, lo hanno riferito alcuni testimoni alla Reuters.

Il sisma in Indonesia Il sisma in Indonesia Il sisma in Indonesia Il sisma in Indonesia Il sisma in Indonesia Il sisma in Indonesia



MOVIMENTI ORIZZONTALI - Le scosse sono avvenute più o meno nella stessa zona dove avvenne il grande terremoto di 9,1 gradi del 26 dicembre 2004 che, con il seguente tsunami, provocò quasi 228 mila vittime. Anche in questo caso le onde sismiche sono state avvertite in tutto il sud-est asiatico: dall'India a Singapore. L'epicentro della prima scossa è stato localizzato a circa 33 km di profondità, il secondo è stato più superficiale (16,4 km). Le scosse sono avvenute lungo la linea di contatto che segna la subduzione della placca indo-australiana sotto quella asiatica. Secondo gli esperti, nella prima scossa la componente orizzontale dello spostamento è risultata maggiore di quella verticale, a differenza di quanto avvenne nel 2004.


IL PERICOLO - Onde anomale di bassa intensità si sono abbattute anche sulle spiagge di Banda Aceh, che venne devastata dal maremoto di Santo Stefano 2004, e Simeulue - isola colpita da un altro forte sisma (8,6) il 28 marzo 2005 che fece oltre 1.300 morti. Le notizie giunte da quelle zone parlano di scene di panico tra la popolazione per il terremoto, ma non segnalano danni rilevanti. La componente orizzontale dello spostamento connessa al movimento delle placche tettoniche ha infatti limitato secondo gli esperti la generazione di un'onda distruttiva nella colonna d'acqua sovrastante l'epicentro. Lo stesso Centro di allerta tsunami del Pacifico, a circa due ore dalla scossa, ha reso noto che le boe oceaniche d'altura che misurano le onde anomale - dislocate dopo il 2004 - hanno riscontrato una differenza verticale di 35 centimetri dalla cima dell'onda al cavo più basso, pari quindi a un'altezza massima dell'onda di 17 cm sul livello medio del mare. Non sufficiente quindi a generare un maremoto devastante, però si tratta di una misurazione effettuata al largo mentre è noto che l'altezza delle onde aumenta in prossimità della costa. In alcune baie quindi può essere arrivata un'onda considerevole.


ALLARMI - Per precauzione la Thailandia ha ordinato alle popolazioni che vivono sulle coste del mar delle Andamane di rifugiarsi sulle alture in luoghi sicuri e l'aeroporto di Phuket è stato chiuso. L'India ha lanciato un allarme tsunami per le vicine isole Nicobare e Andamane e per le coste sulla terraferma: a Chennai (ex Madras) il porto è stato chiuso in previsione dell'arrivo di onde anomale. Per precauzione era stata chiusa anche la centrale nucleare di Kalpakaam. Prima di ritirare l'allarme, nelle zone costiere indiane la polizia con i megafoni ha avvertito le persone di allontanarsi dal mare. Allerta anche in Sri Lanka: le autorità hanno interrotto l'erogazione dell'elettricità e fermato i treni lungo tutta la costa. Le autorità di Mauritius, anche dopo il rientro dell'allarme, hanno sconsigliato di avventurarsi in mare. In Tanzania e Kenia si attende però l'arrivo di onde di 1,50-3 metri tra le ore 18 e le 20.


IL PRESIDENTE TRANQUILLIZZA - Il presidente indonesiano, Susilo Bambang Yudhoyono, ha tranquillizzato i suoi concittadini. Mentre si trovava in una conferenza stampa congiunta con il premier britannico David Cameron in visita in Indonesia, ha riferito che «a Banda Aceh non ci sono al momento notizie di danni o di onde distruttive, ma l'allarme rimane in vigore. La situazione è sotto controllo, c'è stato solo un po' di panico e la gente si è rifugiata in luoghi elevati». Il presidente ha aggiunto che ha dato ordine di inviare subito squadre di soccorso nella provincia di Banda Aceh.

Redazione Online11 aprile 2012 | 16:51

Pescatori come i notai. Numero chiuso sul lago di Como

Quotidiano.net

Non più di ottanta sulle rive


Lecco si prepara a copiare l'iniziativa della Provincia di Como, che intende limitare il numero di pescatori professionisti: "Così salviamo la produttività del lago"




di Marco Palumbo

Como, 11 aprile 2012


Il troppo stroppia anche nel più profondo e pescoso dei laghi alpini. Così la Provincia di Como ha deciso di alzare gli argini e porre un limite perentorio e invalicabile al numero dei pescatori professionisti che potrebbero potenzialmente operare nelle acque del lago di Como. Il provvedimento - unico nel suo genere, che sarà replicato in fotocopia anche dalla Provincia di Lecco - verrà votato lunedì dal Consiglio provinciale, dopo aver già ottenuto il via libera da Giunta, commissione consiliare e consulta della pesca.
«Attualmente i pescatori professionisti sono 72. 


Si è deciso di fissare il limite massimo a 80, dopodiché eventuali richieste finiranno in una lista d’attesa. Si tratta di un intervento tecnico finalizzato a una pesca sostenibile e basato su studi scientifici - sottolineano l’assessore alla Pesca di Villa Saporiti, Ivano Polledrotti e il tecnico ittico dell’ente, Carlo Romanò -. Per alcune specie ittiche, come il lavarello, il prelievo non può aumentare ulteriormente. Non si tratta solo di un problema relativo al pescato, che per il lavarello si attesta tra le 90 e le 110 tonnellate annue. Vi sono concause che comunque non vanno sottovalutate, ad esempio il tasso di mortalità. La limitazione del numero dei pescatori professionisti chiude di fatto una serie di iniziative poste in essere negli anni per preservare il Lario e le specie ittiche che lo popolano».

Più che protezionismo, il provvedimento di Villa Saporiti può essere inquadrato come autotutela, soprattutto per gli anni a venire. Diventare pescatore professionista, sul lago di Como (come sugli altri laghi) è tutto sommato semplice: basta versare i 42 euro annui della tassa di concessione regionale e partecipare a un corso di formazione professionale di 2 settimane. «Il Lario non ha una produttività infinita - fa notare Carlo Romanò -. E la presenza dei pescatori professionisti fa commisurata a questa produttività. Stavamo lavorando da tempo al provvedimento.

Obiettivamente non abbiamo in questo momento nuove domande di potenziali candidati a una licenza da professionista. Dovessimo trovarsi in futuro davanti a un boom di richieste, ci sarebbe un limite, supportato da rilievi e osservazioni scientifiche, oltre il quale non si può andare». Il pescato globale supera oggi, seppur di poco, le 200 tonnellate annue. Le specie principe - lavarello e persico - sembrano tenere il passo, anche se - come raccontato pocanzi per il lavarello - vi sono alcuni fattori da tenere sotto stretto monitoraggio. Non è poi un caso che le alborelle quest’anno siano nuovamente off limit. «La logica di fondo è che la domanda non può superare l’offerta - conclude Carlo Romanò -. Siamo certi della bontà dell’iniziativa approvata in tutte le sedi in cui è stata illustrata». Dunque, Villa Saporiti termina il proprio mandato (a fine maggio è atteso il commissario prefettizio che reggerà le sorti dell’ente) con un provvedimento destinato a durare a lungo negli anni.



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Cause morte Cucchi: disposta una maxi perizia

Quotidiano.net

La sorella Ilaria: "Il fallimento dei consulenti dell'accusa"



La corte d'assise di Roma ha deciso alla fine del dibattimento: ci vorrà una perizia per chiarire cause della morte e decorso sanitario di Stefano Cucchi, morto il 22 ottobre del 2009 nel padiglione penitenziario dell’ospedale Sandro Pertini


Roma, 11 aprile 2012



Una perizia per chiarire cause della morte e decorso sanitario di Stefano Cucchi, morto il 22 ottobre del 2009 nel padiglione penitenziario dell’ospedale Sandro Pertini. I giudici della III corte d’assise di Roma conferiranno incarico al collegio esperti, che dovrà esser nominato, il 9 maggio prossimo. La decisione del collegio, presieduto da Evelina Canale, è arrivata alla chiusura del dibattimento. Sotto processo ci sono 12 persone, tra cui 6 agenti di polizia penitenziaria, tre medici e tre infermieri.

L’avvocato Gaetano Scalise, difensore del primario del primario del ‘Pertini’ Enrico Fierro, ha spiegato: “Apprezzo il provvedimento della Corte perché dimostra come la consulenza del pm sia franata di fronte alle critiche dei consulenti di parte dimostrando così che era già fondata la richiesta presentata in sede di udienza preliminare. Confidiamo nell’equilibrio del collegio di periti che verrà nominato, con la speranza che questo sia costituito non solo da medici legali ma anche da clinici”.


LA SORELLA: IL FALLIMENTO DEI CONSULENTI DEI PM - "La corte ha predisposto oggi perizia per accertare le cause della morte di Stefano. Questo è il fallimento dei consulenti dei pubblici ministeri. Noi lo avevamo già detto un anno fa in udienza preliminare”. Così ha detto Ilaria Cucchi in merito alla decisione dei giudici della III corte d’assise che hanno disposto una perizia per chiarire le cause del decesso del fratello. “C’è tanta amarezza per l’atteggiamento dei pm nei confronti di coloro che hanno causato la morte di Stefano. Però ho fiducia in questa corte e nella giustizia”.



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Busto Arsizio, una salma attende sepoltura da 4 anni

Quotidiano.net


Tutto per un documento che ha in mano il figlio della donna il quale, dopo aver chiesto l’autopsia, è sparito dalla circolazione. Senza di esso non è possibile procedere alla tumulazione

Varese, 11 aprile 2012



Da quattro anni sta aspettando che si riesca a risolvere quegli ‘intoppi burocratici’ che impediscono una sua degna sepoltura. Ad attendere c’e’ un cadavere, quello di Viviana Bassani, una donna di Busto Arsizio (Varese), che dal giorno del suo decesso e’ parcheggiato in una cella frigorifera della camera mortuaria del cimitero bustocco. Tutto per un documento che ha in mano il figlio della donna il quale, dopo aver chiesto l’autopsia, è sparito dalla circolazione.

Senza quel pezzo di carta non è possibile procedere alla tumulazione. In Comune nessuno è riuscito a sbloccare la situazione e ora Agesp Servizi, che da un anno gestisce i servizi cimiteriali lancia un ultimatum a Palazzo Gilardoni: “Ancora una settimana per risolvere la questione altrimenti ci prenderemo la responsabilità di tumulare la salma per dare la dignità di una sepoltura a questa concittadina”. Sul decesso della donna la Procura di Busto aveva aperto un’inchiesta per verificare se la morte fosse dovuta ad una cattiva assistenza sanitaria, viste le sue precarie condizioni di salute, ma è già stata chiusa da diverso tempo proprio sulla scorta dell’autopsia. La salma finirebbe in un campo comune, ma finora non si è trovato il modo per autorizzare la procedura.


fonte Agi



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Lumia 900 non funziona: Nokia nei guai

Quotidiano.net

Software obsoleto, l'alleanza con Microsoft parte male

Smacco di immagine per Nokia su uno dei modelli di punta dei suoi nuovi smartphone equipaggiati con il sistema operativo Windows Phones. Per risolvere la questione i clienti americani dovranno aspettare lunedì 16 aprile

New York, 11 aprile 2012



Smacco di immagine per Nokia su uno dei modelli di punta dei suoi nuovi smartphone equipaggiati con il sistema operativo Windows Phones. Il gigante finlandese ha riferito di aver riscontrato un difetto di programmazione del Lumia 900, il modello apripista sul passaggio al sistema operativo di Microsoft frutto di una alleanza globale del gruppo, che può implicare problemi di connessione sul mercato americano.

E per risolvere la questione i clienti americani che hanno già acquistato questo modello dovranno aspettare lunedì 16 aprile, quando verrà reso disponibile un aggiornamento di software tramite “Zune”, il portale di prodotti software di Microsoft. L’episodio che rischia di arrecare danni di immagine al colosso globale dei cellulari che da mesi sta faticosamente cercando di rilanciarsi nel cruciale segmento degli smartphone, dove subisce l’agguerrita concorrenza di gruppi come Apple e Samsung.

Il Lumia 900 è uno dei primi modelli su cui si basa la strategia di riconquista di Nokia, basata sull’alleanza con Microsoft. Il problema in questione riguarda proprio il software. L’annuncio dei problemi sul software non è avvenuto con un normale comunicato stampa, ma con una “conversazione” su un portale internet dedicato ai clienti, firmata da due dirigenti di Nokia: Chris Weber e Jo Harlow. “Abbiamo individuato una questione legata al software. In breve, è stato scoperto un aspetto della gestione della memoria che, in alcuni casi, può portare a perdita della connettività - spiegano Weber e Harlow -. Si tratta di un aspetto legato al software e non legato ne all’apparecchio né alle reti di connessione”.


Scusandosi per l’accaduto, Nokia offre due opzioni ai clienti: aspettare l’aggiornamento di software il 16 aprile o ottenere un nuovo Lumia 900 con il software aggiornato. Inoltre coloro che hanno già acquistato o acquisteranno un Lumia 900 entro il 21 aprile negli Usa riceveranno 100 dollari di credito verso l’operatore di Tlc AT&T.




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Bare con le foto dei calciatori: il Napoli diffida l'azienda «non sono autorizzate»

Il Mattino

di Maria Chiara Aulisio

NAPOLI - Una azienda di onoranze funebri propone la bara personalizzata del Napoli con tanto di fotografia del campione preferito. Ma Il calcio Napoli non ne sa nulla e spiega che il prodotto non solo non è autorizzato ma è «lesivo dell'immagine».




Tutto inizia con un articolo in cui Fabio Bellomunno, giovane patron della storica ditta di onoranze funebri napoletana, racconta le novità del settore e spiega di essere l'ideatore di una nuova linea di bare personalizzate modello extra-lusso. Roba da ricchi, insomma, persone molto facoltose che anche l’ultimo viaggio se lo vogliono fare a gusto loro e senza badare a spese. «Devo essere sincero? Con la bara del Napoli ho qualche difficoltà pure io, è una questione di scaramanzia. E se poi perde? Alla fine si direbbe che è stata colpa delle nostre bare e non sarebbe giusto. Ma vallo a spiegare ai napoletani». Certo, tutti i torti Bellomunno non ha: lui propone la bara azzurra, il Napoli perde, la patente di jettatore non gliela toglie più nessuno. Senza contare che ancora non sappiamo che cosa ne pensano Hamsik, Cavani e Lavezzi fotografati e stampati a dimensione quasi naturale sul coperchio di mogano della nuovissima bara modello tifoso. Quanto costa? Parecchio.

Minimo 1500 euro, massimo 2500, ma è chiaro che dipende da come la si vuole. Modello classico o moderno? Noce, frassino o mogano? Interni semplici o imbottiti? Pittura matta o lucida? «I prezzi cambiano - prosegue il titolare - e non vale solo per la bara del Napoli. Se il rivestimento interno lo vogliono in seta pura, in pelle o in velluto pregiato il costo lievita. Anche con le pitture bisogna fare attenzione, adesso va molto di moda il satinato che chiaramente costa più del colore base e le richieste non si contano insieme con una serie di stravaganze che, per carità cristiana, vi risparmio». 

Già, perché dopo la bara del Napoli, il velluto, la seta, il satinato, le foto del defunto sulla cassa, i cuori e i fiori da applicare sui lati del feretro, c’è ancora dell’altro. Si chiama «cristallizzazione delle ceneri» l’ultima tendenza in materia di cremazioni, una pratica inquietante che lascia vagamente perplesso anche Fabio Bellomunno. Che ormai - assicura - non si meraviglia più di niente. «Cristallizziamo, certo che sì. E anche con una discreta frequenza. In poche parole: si prendono le ceneri del vostro caro, si cristallizzano ben bene e se ne fanno pietre da incastonare su orecchini, bracciali, collane, anelli e ciondoli». Defunti da indossare, insomma. Avendo buona cura di non farseli scippare.

Dopo la pubblicazione dell'articolo, la società sportiva ha diffuso una nota: «La società sportiva calcio Napoli comunica che l’iniziativa descritta non è mai stata autorizzata e, pertanto, non è ufficiale. Il prodotto, non autorizzato, è lesivo dell’immagine della SSCNapoli S.p.A., dei marchi di sua proprietà nonché dell’immagine e della persona dei suoi calciatori tesserati, che tra l’altro, non hanno in nessun modo autorizzato tale iniziativa. La SSCNapoli S.p.A., si riserva pertanto di perseguire l’iniziativa in ogni sede giudiziaria, sia con riguardo l’uso non autorizzato dei propri segni distintivi, sia con riguardo al danno all’immagine e al decoro della SSCN, sia con riguardo alla tutela dell’immagine dei propri calciatori, i cui diritti, come è noto sono stati ceduti in esclusiva alla Società Sportiva Calcio Napoli».

Mercoledì 11 Aprile 2012 - 11:14    Ultimo aggiornamento: 19:50



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