mercoledì 4 aprile 2012

Di Pietro: «Monti ha i suicidi sulla coscienza»

Corriere della sera

Il leader Idv: «Mentre il presidente Monti dice le bugie sulla crisi che sarebbe finita ci sono persone che si ammazzano»


MILANO - Durissimo, più del solito. «Mentre il presidente Monti dice le bugie sulla crisi che sarebbe finita ci sono persone che si suicidano. Quelle persone che si suicidano il presidente Monti le ha sulla coscienza»: è questo l'attacco che il leader dell'Idv Antonio Di Pietro riserva al governo durante le dichiarazioni di voto nell'aula della Camera sul dl semplificazioni poi approvato da Montecitorio.


L'INVETTIVA - Apostrofando il governo come «ladro» e «latitante», Di Pietro, duramente contestato dai banchi del Pd, osserva: «I problemi del paese non si risolvono con l'articolo 18 ma con una nuova legge elettorale che cambi questa platea che indegnamente compone il nostro Parlamento». Infine, il leader di Idv si rivolge ancora al governo: «Siete arrivati per risolvere i problemi e fate pagare l'Imu agli ospizi esentandone le fondazioni bancarie. Siete al servizio delle lobby».

LE REAZIONI - Immediate le reazioni delle forze politiche alle parole di Di Pietro. «Le parole dell'onorevole Di Pietro sono inaccettabili e ancor più gravi perchè pronunciate in un'aula parlamentare. Un conto è criticare, come è legittimo fare, i provvedimenti del presidente Monti e del governo per il contrasto alla crisi, un'altra è attribuirgli direttamente una qualche responsabilità sui recenti dolorosi fatti di cronaca che hanno visto coinvolti imprenditori italiani. Passano i governi, ma il modo di fare opposizione di Di Pietro resta sempre scandito da strumentalizzazioni e propaganda irresponsabile» sottolinea in una nota il vice capogruppo dell'Udc alla Camera, Gian Luca Galletti.

«Inaccettabile e da condannare con totale fermezza». Questo il commento del deputato Francesco Boccia del Partito Democratico. «Ritengo grave e pericoloso - aggiunge Boccia - che un leader di partito usi un simile linguaggio in Parlamento. In questo caso non c'entra niente la libertà di criticare, anche duramente, la politica del governo, ma si tratta solo di un esempio di irresponsabilità».  «Da Di Pietro sono giunte oggi parole insensate e violente contro il presidente del Consiglio, Mario Monti. Scegliere, come ha fatto l'ex magistrato ed ex ministro della Repubblica, la logica del "tanto peggio, tanto meglio", strumentalizzando le difficoltà di tanti italiani, è da irresponsabile» ha sottolineato successivamente il capogruppo di Fli alla Camera, Benedetto Della Vedova.

Critico con Di Pietro anche Maurizio Lupi del Pdl: «Le parole irresponsabili pronunciate da Antonio di Pietro offendono la memoria di tutti coloro che la crisi ha spinto verso il gesto disperato del suicidio. Invece di colpevolizzare il presidente monti il leader Dell idv farebbe bene ad abbassare i toni per evitare che una situazione già tesa peggiori. Non strumentalizziamo i morti lavoriamo tutti insieme per evitare che certi gesti si ripetano».

Redazione Online4 aprile 2012 | 17:45

Zante, l'isola di Foscolo è la patria dei falsi ciechi

Corriere della sera

Su 39mila abitanti circa 700 sono presunti non vedenti: l'1,8%, circa nove volte superiore alla media europea



L'isola di Zante che diede i natali a Ugo FoscoloL'isola di Zante che diede i natali a Ugo Foscolo

MILANO - La terra che diede i natali a Ugo Foscolo è diventata l'isola dei falsi ciechi. Lo denuncia un reportage comparso martedì scorso sul Wall Street Journal che rivela come sulle «sacre sponde» di Zante, l’isola cantata nella celebre ode A Zacinto dal poeta italiano e menzionata per la prima volta nell'Iliade e nell'Odissea dal grande Omero (poeta che tra l'altro la tradizione ha tramandato come una persona cieca), vivrebbero circa 700 presunti non vendenti su una popolazione complessiva di 39.000 abitanti. Secondo i numeri presentati dal quotidiano economico americano i ciechi di Zante corrisponderebbero all'1,8% della popolazione totale dell'isola, cifra che stando a uno studio effettuato nel 2004 dall'Organizzazione mondiale del Sanità è nove volte superiore alla media dei non vedenti presenti nella maggior parte dei paesi europei.

TRUFFE E INDULGENZA - Tra i cittadini che negli scorsi anni hanno richiesto e ottenuto l'indennità di disabilità per cecità, ci sarebbero anche un taxista e un cacciatore di uccelli ai quali lo Stato avrebbe concesso una pensione di circa 724 euro ogni due mesi: «A Zante - ironizza amaramente il quotidiano ellenico Ethnos - i ciechi vedono solo il colore dei soldi». Tuttavia negli ultimi tempi, anche a causa della crisi che ha colpito le finanze greche e che ha messo il paese sotto la pressione dei creditori internazionali, anche nella splendida isola dello Ionio qualcosa è cambiato. Il sindaco Stelios Bozikis nel 2011 ha condotto un’inchiesta per scovare i falsi ciechi e Nikolaos Vartzelis, l'oftalmologo locale, sospettato di aver ottenuto mazzette in cambio di diagnosi fasulle, è stato costretto a dimettersi. In un'intervista rilasciata alla fine di marzo ai media locali, Vartzelis ha confessato di essere pronto ad andare in pensione e ha respinto le accuse di corruzione: «Ci sono casi di persone che non hanno aiuti, non sanno come sfamarsi e forse in alcune situazioni abbiamo chiuso un occhio. Siamo stati indulgenti, ma sempre nei limiti della legge».

RIDUZIONE DEI COSTI - Nell'ultimo anno la Grecia ha intensificato gli sforzi per lottare contro la corruzione e ridurre i costi. A tutti coloro che denunciano una disabilità è stato ordinato di registrarsi in un database centralizzato. L'iniziativa ha avuto un parziale successo: alla fine del 2011 sono stati segnalati circa 36.000 casi in meno d’invalidità. Ai non vedenti di Zante inoltre è stato chiesto di rifare gli esami in un ospedale ad Atene, presentandosi di persona o inviando un proprio rappresentante. Solo 190 dei 700 cittadini dell’isola che fino all'anno scorso si dichiaravano non vedenti hanno effettuato i nuovi esami e adesso continuano a beneficiare della pensione.

SIMBOLI DELLA CORRUZIONE - Se la terra natale di Foscolo è diventata famosa per essere l'isola dei falsi ciechi, altri luoghi ellenici non sono da meno e sono considerati i simboli della corruzione che costa ogni anno centinaia di migliaia di euro alla Grecia. Ad esempio la regione di Viotia, nella Grecia centrale, è abitata da un gran numero di cittadini che denunciano di soffrire d’asma, mentre l'isola di Kalymnos è la terra con il più alto tasso di malati mentali. Non si tratta d’insolite coincidenze - denuncia Costas Bakouris, direttore della sezione greca dell'Organizzazione non governativa anticorruzione Transparency international - ma di vere e proprie truffe ai danni dello Stato: «Tutto ciò è il risultato di una collusione, a livello locale, tra il clientelismo delle autorità che rilasciano le pensioni guadagnando voti elettorali e la corruzione del personale medico, mal pagato, che rilascia falsi certificati».


4 aprile 2012 | 15:22




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Caso Orlandi, riaprire la tomba del boss la procura valuta l'ipotesi

Il Messaggero

Il capo degli inquirenti Pignatone coordinerà in prima persona l'inchiesta. Il magistrato emette una nota




di Massimo Martinelli

ROMA - Poche righe, ma eloquenti. E Giuseppe Pignatone segna il percorso nel prossimo futuro di una delle indagini più delicate per la procura che dirige da due settimane, quella sulla scomparsa di Emanuela Orlandi.

Il comunicato.E soprattutto traccia un solco profondo tra il sistema delle «indiscrezioni», come quelle filtrate due giorni dagli inquirenti che si occupavano del caso, diretti da Giancarlo Capaldo, e il nuovo corso della procura di piazzale Clodio. Le soffiate arrivate nelle redazioni puntavano il dito contro il Vaticano: «C’è ancora qualcuno che conosce la verità sulla scomparsa della ragazza». E gettavano la spugna sul caso De Pedis: «Inutile riaprire quella tomba nella basilica in piazza Sant’Apollinare». Ieri è arrivato il comunicato ufficiale di Pignatone: «Ogni ulteriore iniziativa di indagine nel procedimento sulla scomparsa di Emanuela Orlandi sarà diretta e coordinata dal procuratore della Repubblica che ha assunto la responsabilità della Direzione distrettuale antimafia».

La precisazione.Come dire: quelle che sono state pubblicate, sono considerazioni personali di chi non è più incaricato di seguire il caso. E ancora, per essere più chiaro: «Le dichiarazioni e le valutazioni sul procedimento per la scomparsa della Orlandi attribuite da alcuni organi di informazione ad anonimi inquirenti della procura di Roma non esprimono la posizione dell’Ufficio».

La famiglia
. E’ un segnale forte, dalla duplice valenza. Il primo messaggio è alla famiglia di Emanuela Orlandi, al fratello Pietro e a tutti quelli che ancora chiedono di sapere la verità: le indagini proseguiranno in tutte le direzioni, indistintamente. E se sarà ritenuto di interesse investigativo riaprire la tomba del boss della Magliana, individuata proprio da un’inchiesta del Messaggero del luglio ’97, la lapide sarà scoperchiata. Quella di Pignatone è anche una risposta a distanza ai familiari di Emanuela, che ieri, attraverso il loro legale, Massimo Krogh, hanno ribadito di aver «vissuto con dignità questa tragedia e che non sono disposti a rassegnarsi all'oscurità». Questo avviene proprio almeno un gendarme del Vaticano sarebbe stato identificato a scattare alcune fotografie il 21 gennaio scorso durante una manifestazione organizzata dai parenti di Emanuela davanti alla basilica di Sant’Apollinare. L’iniziativa era stata indetta per chiedere «verità e giustizia» proprio davanti la basilica dove è sepolto De Pedis, che secondo gli inquirenti avrebbe avuto un ruolo nel sequestro della ragazza avvenuto 28 anni fa.

Le deleghe. E poi c’è il secondo significato, da attribuire al comunicato di Pignatone, diretto a tutti i magistrati della procura di Roma. Serve a spiegare che lui non si sente di passaggio. Che resterà a piazzale Clodio per gli otto anni che la legge gli consente senza rinchiudersi nel suo ufficio, ma agendo in prima persona, con chi ritiene maggiormente meritevole di fiducia. In questo quadro si inserisce anche la ridistribuzione delle deleghe ai suoi Aggiunti, di pochi giorni fa. A Giancarlo Capaldo, già titolare della Direzione Distrettuale Antimafia e che per alcuni mesi ha svolto le delicata funzione di procuratore capo reggente, è andato il coordinamento del pool di magistrati che si occupano di terrorismo. E Pignatone ha tenuto per sé, almeno per il momento, a delega strategica alla direzione della Dda. Mentre a Franco Ionta, rientrato a piazzale Clodio dopo un lungo periodo sulla poltrona «pesante» di capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, è andata la delega alle indagini sull’immigrazione clandestina e sull’esecuzione delle pene.

Mercoledì 04 Aprile 2012 - 09:29    Ultimo aggiornamento: 13:38




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