sabato 24 marzo 2012

La Balivo testimonial pubblicitaria» L'Ordine dei giornalisti la sospende

Corriere del Mezzogiorno

La conduttrice tv, pubblicista, ha posato per uno spot attività vietata dal codice deontologico della categoria



Caterina Balivo
Caterina Balivo

NAPOLI - Alla fine ala sanzione è arrivata. Il Consiglio dell'Ordine dei giornalisti della Campania, presieduto da Ottavio Lucarelli, ha sospeso per sei mesi la giornalista pubblicista nonché apprezzata conduttrice tv Caterina Balivo, perché testimonial di un noto marchio di moda. Mettersi in posa per uno spot è vietato dal codice deontologico della categoria. I consiglieri dell'Ordine hanno ritenuto che la Balivo, originaria di Aversa, abbia in questo caso trasgredito la regola imposta ai giornalisti.

ESPOSTO - Il provvedimento le è stato notificato oggi. A caldeggiare la sanzione era stato in primis il consigliere dell'Ordine nazionale Pierluigi Roesler Franz, che aveva presentato l'esposto.


Al. Ch.
24 marzo 2012




Powered by ScribeFire.

Terme di Fiuggi comprate dagli inglesi

Corriere della sera

Trovato l'accordo con la finanziaria Vikay Financial Service che ha opzionato l'80% del pacchetto azionario. Pronti a investire 15 milioni di euro nel prossimo triennio




L'ingresso delle Terme
ROMA - A fatica e con ritardo di circa un mese, ma alla fine l’accordo è arrivato. Le terme di Fiuggi si apprestano a passare sotto il controllo della società inglese Vikay Financial Service, (intermediazione finanziaria), unica alternativa per cercare di superare la crisi. Dopo settimane di incertezza, polemiche e complesse trattative, la finanziaria londinese ha firmato un preliminare con la società Terme di Fiuggi SPA & Golf, che si prepara dunque a uscire di scena, dopo aver gestito con bilancio in rosso, negli ultimi due anni gli stabilimenti termali più famosi d’Italia, alle prese con un’emorragia di presenze.

SOLUZIONE - Gli inglesi, che dovrebbero investire quindici milioni di euro nel prossimo triennio (altrettanti dovrebbero essere quelli indiretti garantiti da partner privati), hanno opzionato l’acquisto dell’ottanta per cento dell’intero pacchetto azionario dell’azienda termale, gestita da una cordata d’imprenditori locali guidata da Emilio Foglietta De Paolis. L’intesa è stata trovata per 1,9 milioni ( rispetto alla richiesta di tre milioni per rilevare l’intera azienda termale) e ora si conta di definire, entro due settimane, anche il restante venti per cento, arrivando così alla cessione totale della società. L’accordo preliminare, siglato davanti a un notaio, porterà la Vikay Financial Service entro qualche giorno a gestire le fonti dell’oligominerale che cura i calcoli e del campo da golf a diciotto buche, il più antico e prestigioso d’Italia. Gli inglesi, per ora nelle intenzioni, puntano a rilanciare i flussi turistici dall’Italia e dall’estero, consolidare e promuovere il marchio, creare nuove attività, sviluppare servizi ricreativi e sportivi. Quattro le aree d’intervento: salute, benessere fisico, benessere mentale, divertimento.

PROSPETTIVE - La strada è tutta in salita. La stagione termale incombe e bisogna fare in fretta. La Vikay dovrà lavorare per recuperare il tempo perduto. A fine marzo è ancora tutto da organizzare per garantire l’apertura degli stabilimenti termali e una regolare attività al campo da golf. Non sarà semplice. Anche perché si dovrà trovare una soluzione al nodo del personale, con il futuro dei 168 lavoratori tutto da definire. Gli inglesi mirano ad allungare la stagione termale, che da sempre compresa tra marzo a metà ottobre, con l’obiettivo di dare lavoro a cento persone nel giro dei prossimi tre anni.

“SENZA ALTERNATIVA”- “ Siamo convinti di aver fatto un buon accordo – commenta Alfonso De Santis, vicepresidente uscente dell’azienda termale - Del resto, non c’era alternativa”. Un’operazione che soddisfa fino a un certo punto. “Abbiamo rinunciato a circa un milione di euro - aggiunge Emilio Foglietta De Paolis, presidente di “Terme di Fiuggi spa &Golf -, ma l’importante adesso è che l’accordo sia positivo per il rilancio della città e del suo comprensorio”. Nella capitale turistica della Ciociaria lo sperano davvero tutti.



Antonio Mariozzi
24 marzo 2012 | 19:53



Powered by ScribeFire.

Le lettere d'amore della «Volpe del deserto» per una relazione finita tragicamente

Corriere della sera

La ragazza bavarese si suicidò dopo la breve e tormenta relazione col futuro generale



Josep Pan davanti ad un quadro di RommelJosep Pan davanti ad un quadro di Rommel

MILANO - Le lettere romantiche della «Volpe del deserto» svelano un amore giovanile finito tragicamente. La storia l’ha tramandato come un generale tutto di un pezzo, geniale nella tattica militare e leale sul campo di battaglia. Tuttavia sembra che in amore Erwin Rommel fu tutt'altro che una persona cavalleresca. Lo dimostrano le 150 missive scritte negli anni precedenti alla Grande Guerra dall'allora giovane militare tedesco a Walburga Stemmer, una ragazza bavarese con la quale Rommel ebbe una breve, ma intensa storia d'amore. Sebbene le lettere siano intrise di parole romantiche e di grande passione, il futuro generale non mantenne mai la promessa di andare a vivere con la ragazza e con Gertrud, la figlia che intanto era nata dalla loro relazione. Più tardi il matrimonio di Rommel con la moglie Lucie Mollin e la nascita del suo primo figlio legittimo avrebbero provocato il suicidio dell'ex amante

LA RELAZIONE - Josep Pan, nipote di Walburga e di Rommel, conserva con gran cura le lettere spedite dal generale a sua nonna e intende usarle come ispirazione per scrivere un libro. Secondo il settantaduenne, che nel suo salotto tiene in bella mostra una foto nella quale sono immortalati il generale e sua nonna qualche anno prima della Grande Guerra, i due si sarebbero incontrati per la prima volta nel 1910 a uno spettacolo teatrale. Lui aveva diciannovenne anni, la ragazza appena diciotto. Subito nacque una passione travolgente e i due da allora si scrissero lettere piene di romanticismo e passione. Dalle missive - spiega Pan al tabloid tedesco Bild - si evince che Rommel coprì la relazione unicamente per salvare la carriera militare: «Walburga diede i natali a mia madre Gertrud Stemmer, l'otto dicembre del 1913 - dichiara al tabloid il settantaduenne - Poco dopo Rommel si allontanò da lei e nel 1916 sposò Lucie Mollin». Eppure negli anni precedenti alla Prima Guerra Mondiale Rommel promise più volte a Walburga che un giorno sarebbero andati a vivere assieme e salutò con grande felicità la nascita di Gertrud che chiamava «il mio topolino».

L’ABBANDONO - Walburga non si riprese mai dall'abbandono, ma in fondo al cuore sperò sempre che Rommel tornasse sui suoi passi. Tuttavia le ultime illusioni della ragazza crollarono quando il generale divenne di nuovo padre: «Mia madre morì nel 1928, pochi mesi dopo che il generale ebbe da Lucie il suo primo figlio Manfred - dichiara Pan - Rommel era stato l'unico amore di mia nonna. Finché lui e Lucie non ebbero figli, Walburga s'illuse che prima o poi il generale potesse tornare. Ma quando seppe che Lucie era incinta, prese un’overdose di farmaci. Si disse che fosse morta di polmonite, ma solo più tardi il dottore confessò a mia madre che Walburga si era tolta la vita. Nonostante la tragica fine della madre, Gertrud scambiò centinaia di lettere con suo padre e la loro fitta corrispondenza non irritò mai la moglie Lucie. Inoltre per Rommel sua figlia cucì una sciarpa che la Volpe nel Deserto indossò spesso sui campi di battaglia.



Francesco Tortora
24 marzo 2012 | 18:32



Powered by ScribeFire.

Detrito -proiettile contro la stazione spaziale Astronauti costretti a fuggire nella Soyuz

Corriere della sera

Un frammento di un vecchio satellite russo è passato a tutta velocità a ridosso dell'Iss. Ma la minaccia è passata



Una veduta della stazione spaziale internazionale, fotografata dall'astronauta italiano Paolo Nespoli dall'interno della Soyuz
MILANO - Un frammento di un vecchio satellite russo è passato a tutta velocità nei pressi della Stazione spaziale internazionale (Iss), costringendo l'equipaggio a cercare rapidamente rifugio all'interno delle due capsule Soyuz. Lo riferiscono le agenzie spaziali russa e americana. Il frammento vagante proveniva dal satellite russo Cosmos 2251 lanciato nel 1993 ed entrato in collisione con un satellite di telecomunicazioni americano Iridium-33 nel febbraio 2009.

LA TERZA VOLTA - La Nasa ha indicato via Twitter che si tratta della terza volta che un equipaggio è costretto a rifugiarsi nelle capsule Soyuz a causa del transito di detriti di satellite. Secondo l'agenzia spaziale russa il frammento è passato a circa 23 chilometri dalla stazione internazionale, costringendo gli astronauti - tre russi, due americani e un olandese - a cercare protezione nelle navicelle concepite per riportarli a terra in caso di emergenza. «La minaccia è ormai passata», ha rassicurato un responsabile del centro di controllo della missione russa all'agenzia Interfax: «Gli astronauti possono continuare la loro missione».



(Fonte Afp)
24 marzo 2012 | 19:02




Powered by ScribeFire.

Calabria, tariffe dell'acqua sbagliate errore nella conversione da lira all'euro

Corriere della sera

Alla base un banale svarione matematico che risale al 2003



CATANZARO - Ora c'è pure una deliberazione della Corte dei conti: le tariffe dell'acqua calabrese sono sbagliate. Alla base di tutto c'è un banale errore matematico nella conversione dalla lira alla moneta unica che è già costato svariati milioni di euro. Lo strafalcione è contenuto nel documento che dà il via alla (parziale) “privatizzazione” dell'acqua. La convenzione siglata dalla Sorical (è la società a capitale misto che gestisce a queste latitudini le risorse idriche) e dalla Regione Calabria porta la data del 13 giugno 2003 e affida alla prima gli acquedotti regionali. Fa di più: fissa il prezzo di partenza delle forniture idriche. È un passaggio chiave. Perché fissa il costo di un metro cubo d'acqua a 0,15 euro, «pari a 286,04 lire, per acque erogate a gravità» e a 0,25 euro, «pari a 468,75 lire, per acque erogate per sollevamento e/o potabilizzate».

LA CONVENZIONE - Notazione importante: i prezzi in lire erano stati fissati con una delibera del 15 dicembre 2000, che stabiliva «di approvare, per l'anno 2001, la previsione in 286,04 e 468,75 lire al metro cubo i costi presunti per l'acqua», Iva esclusa. Tutto torna: è questo il documento al quale si fa riferimento nell'atto di convenzione, sono queste le somme. Il problema, però, riguarda sempre la conversione da lire a euro (ricordiamo che bisogna dividere per 1936,27). Basta una calcolatrice per scoprire che 0,15 euro non sono affatto «pari a 286,04 lire».

La cifra esatta avrebbe dovuto essere 0,1477 euro, per l'acqua erogata a gravità. Allo stesso modo, il prezzo esatto per l'acqua erogata a sollevamento avrebbe dovuto essere di 0.242 euro al metro cubo, e non di 0,25. L'errore ha determinato un aumento immediato del prezzo dell'acqua fornita a gravità dell'1,56% e di quella fornita per sollevamento del 3,31%. «Occorre evidenziare – si legge nella deliberazione dei magistrati contabili – che le predette differenze, sia pure di pochi centesimi rispetto al valore unitario della tariffa, rapportati ai volumi di metri cubi erogati annualmente dalla società Sorical, determinano diversi milioni di euro di maggiore fatturato».

COMITATO PER L'ACQUA - Gli attivisti del Comitato per l’acqua pubblica hanno provato a fare due conti: è saltato fuori che la differenza tra le tariffe inesatte e quelle corrette è costata circa 1,8 milioni di euro all’anno. Il calcolo, però, è per difetto: l’incidenza più pesante deriva dal fatto che le tariffe “sbagliate” sono state considerate come base per gli adeguamenti successivi. Tutta la vicenda, tra l'altro, è stata condensata in una diffida che gli esponenti del Comitato hanno inviato proprio oggi al premier Mario Monti e al governatore Peppe Scopelliti oltre che al Procuratore regionale della Corte dei conti e a quello generale della Corte d'Appello di Catanzaro. Tra le altre cose, l'aumento del costo dell'acqua, a sentire ancora il Comitato per l'acqua pubblica, non sarebbe stato possibile prima del 31 dicembre 2008. Innanzitutto perché l'accordo integrativo Sorical-Regione prevedeva che le tariffe decise nella convenzione fossero «bloccate fino al 1° gennaio 2006».

IL CIPE - E poi perché il Cipe (unico ente autorizzato a farlo) non aveva emanato direttive di adeguamento fino al 2007. Solo in una delle delibere del 2008, il Comitato interministeriale aveva previsto adeguamenti dal 31 dicembre dello stesso anno in poi. Prima di allora le tariffe avrebbero dovuto essere congelate. E invece, come documenta un dossier degli attivisti, i primi aumenti risalgono al 2002. La stima è che dal novembre 2004 al 31 dicembre 2008, «gli importi pagati in più dai Comuni calabresi siano non inferiori a 30 milioni di euro». Questo senza calcolare l'errore iniziale, quello nella conversione, che fa salire il computo a 37 milioni. Un'estensione del ragionamento al 31 dicembre 2010, porta la cifra a 74 milioni di euro.



Antonio Ricchio
24 marzo 2012 | 13:30




Powered by ScribeFire.

Canada, in arrivo nave fantasma dello tsunami

Corriere della sera

Avvistata al largo della Columbia Britannica, era "partita"da Hachinohe, 10.000 km più a ovest: è in buone condizioni



Arrugginita e ferita, ma ancora a galla, la nave giapponese è sopravvissuta allo tsunami dell'11/03/11 (Canadian Department of National Defence)Arrugginita e ferita, ma ancora a galla, la nave giapponese è sopravvissuta allo tsunami dell'11/03/11 (Canadian Department of National Defence)

MILANO - Un anno per mare, anzi, un anno e un paio di settimane: qualsiasi marinaio ne uscirebbe fiaccato. Ma non a bordo del misterioso peschereccio che sta per approdare sulle coste della Columbia Britannica, in Canada, o quanto meno passarci vicino. Si tratta, infatti, di una imbarcazione giapponese scampata allo tsunami dell'11 marzo 2011, trascinata al largo dalle onde e avvistato ora da un aereo della difesa canadese.

BUONE CONDIZIONI - Marc Proulx, coordinatore marittimo del Joint Rescue Coordination Center (Jrcc) della British Columbia, ha spiegato: «Sembra piuttosto solida anche se è striata di ruggine per un anno di permanenza in mare». La nave è parte di uno dei tanti giganteschi campi di detriti galleggianti che si sono formati dopo il terribile terremoto, con annesso maremoto. Adesso si trova a circa 120 miglia nautiche dalle isole Queen Charlotte, nei pressi di Cape Saint James. Dopo l'avvistamento da parte dell'aviazione canadese, già lo scorso 20 marzo, e dopo aver verificato che non ci fosse nessuno a bordo («O perlomeno nessuno in pericolo», ha spiegato un altro membro del Jrcc), sono state contattate le autorità di Tokio che hanno identificato il proprietario del peschereccio grazie al numero di telaio. La barca era destinata alla pesca dei calamari, e ha iniziato il suo lungo e lugubre viaggio da Hachinohe, nella prefettura di Aomori. Potrebbe concluderlo ora a circa 10.000 km di distanza.

ISOLE DI DETRITI - La nave, di cui non è stato divulgato il nome, non è però l'unico residuo dello tsunami che sembra destinato ad arrivare in Canada, in Alaska o nello stato di Washington. Diverse previsioni sostengono infatti che entro il 2013 le coste dell'isola di Vancouver dovrebbero iniziare a ricevere detriti in massa, dopo diversi ritrovamenti di materiale proveniente da Cina e Corea del Sud avvenuti nei mesi scorsi, in particolare a Tofino e Ucluelet. In mezzo all'oceano Pacifico, infatti, "navigano" ancora diversi ammassi di materiale proveniente dalle zone disastrate.


Maria Strada
24 marzo 2012 | 15:29



Powered by ScribeFire.

Adesso l'Esselunga marcia su Roma e punta sull’ex Standa

di -

Al big dei supermercati italiani sarebbe riuscito il colpaccio: potrebbe rilevare un buon numero di ex punti vendita della Standa. È pronto lo sbarco di Caprotti nel Lazio


Ad Esselunga, il big dei supermercati italiani, sarebbe riuscito il colpaccio. Almeno questo vocifera il mercato, anche se i dettagli sono tutt’altro che definiti.



Da tempo si parla di un suo possibile ingresso a Roma, dove Caprotti non ha mai messo piede. Per la verità due supermercati sono già in costruzione e per altri due tocca fare in fretta prima che scadano i permessi a costruire, ottenuti da tempo. Esselunga potrebbe ora dare un’accellerata rilevando un buon numero di ex punti vendita della Standa. La casa degli italiani è finita da tempo nella mani del gruppo tedesco Rewe-Billa, che ha ora intenzione di cederla.

E Caprotti non si sarebbe fatto soffiare il colpo. Forte, fortissimo, nel Nord, il gruppo è assente dal Centro-sud. Lo sbarco veloce a Roma e nel Lazio è davvero un colpo di scena. Anche se chi conosce bene il gruppo sa che Caprotti ha un modello di supermercati che non è certo sovrapponibile a quello della Standa. Il format prevede spazi molto grandi, tra i tremila e i quattromila metri quadri, e mai nei centri commerciali, con costi per punto vendita (come Esselunga comanda) che si aggirano sui 40 milioni.

Se dovesse comprare in blocco, come il mercato rumoreggia, potrebbe tenere per sè solo una parte. Staremo a vedere. Ma sul fronte della grande distribuzione, l’altro grande colpo è quello assestatato dal governo Monti. Con il Decreto liberalizzazioni, approvato proprio due giorni fa dal Parlamento, si introduce all’articolo 62, una rigida scansione dei tempi di pagamento nei confronti dei fornitori da parte dei big della grande distribuzione. Per i generi alimentari freschi Coop, Carrefour, Esselunga, Conad e compagnia dovranno pagare a trenta giorni e per quelli non freschi il limite sale a due mesi.

Una boccata di ossigeno per i fornitori e qualche problemino in più per le grandi catene di supermercati. Ma anche in questo caso il big boss di Esselunga avrà da guadagnare. Il marchio lombardo già paga infatti a trentacinque giorni, contro anche i cento delle Coop o ancora peggio dei francesi della Carrefour. Non è un caso se dal coro di accese critiche che la norma ha fatto rilevare da parte dei leader del settore, brillasse l’assenza di Caprotti, che pure non è restio a polemiche anche forti quando qualcosa non gli garbi.

P.S.: Nella piccola city della finanza milanese l’approdo di Andrea Orcel in Ubs e il contemporaneo abbandono di Bank of America-Merrill Lynch, non ha stupito più di tanto. La grande banca commerciale americana stava un po’ larga alla superstar delle grandi advisory bancarie. Certo aver perso Passera e Profumo dalla prime due banche italiane aveva ridotto i suoi spazi di manovra. Così come la rarefazione degli affari con il suo grande e terzo committente, lo spagnolo Botin. Orcel viene considerato un one man show e Bofa non era proprio casa sua.

In Ubs ritrova il banchiere che da senior aveva reso grande la boutique Merrill Lynch agli inizi degli anni ’90. Il ticinese Ermotti era il boss di Tamagnini, Pellegrini e proprio di Orcel quando Merrill Lynch era tra le star delle banche d’affari anche in Italia. Un banchiere suo amico commenta: non ce lo vedevo Andrea a vendere prodotti di corporate banking, come pretendevano gli americani di Bank of America.




Powered by ScribeFire.

Bindi Bechis smaschera la faccia di bronzo Pd: Ecco come Rosy salvò i vitalizi d'oro della Casta

Libero

La sera del 14 dicembre i deputati si blindano le pensioni. Qualcuno protesta e la democratica li stronca: "Deligittimate la Camera"


Screen 2012.3.24 9-32-9.1

La sera del 14 dicembre scorso la Casta si salvò i vitalizi. Un blitz in piena regola, nottetempo, con i deputati chiusi nell'ufficio di presidenza guidato da Gianfranco Fini: ne uscirono con una promessa, anche i parlamentari come tutti gli italiani dal primo gennaio 2012 avrebbero calcolato con il metodo contributivo la loro pensione. Peccato che per loro il calcolo non si basi sui contributi di tutta la vita, ma resti ancorato agli ultimi cinque anni (congelato al 31 dicembre 2011, secondo il sistema retributivo) con un integrativo calcolato con il metodo contributivo per i restanti 15-16 mesi di legislatura. Qualcuno, come il segretario di presidenza dell'IdV Silvana Mura e il leghista Giacomo Stucchi, ha protestato. Reazione durissima dalla Casta e in particolare da un deputato di lungo corso che condanna "la posizione di chi sostiene che occorra di fare di più, ritenendo che tale gioco al rialzo finisca per delegittimare la Camera dei deputati e tutti i suoi componenti". A dichiararlo fu Rosy Bindi, democratica

Il governo accoglie richieste delle banche Tornano le commissioni sui prestiti

Il Messaggero



Via libera al decreto dal Consiglio dei ministri: cancellato l'azzeramento delle commissioni


ROMA - Tornano le commissioni bancarie sui prestiti cancellate via emendamento dal decreto liberalizzazioni. Ma con un "tetto" trimestrale dello 0,5%. Si accende contemporaneamente un "faro" sul credito erogato, soprattutto alle piccole e medie imprese. E questo controllo sarà esercitato da un Osservatorio al quale parteciperanno Bankitalia e il ministero dello Sviluppo. Osservatorio che potrà, ad esempio, chiedere a una banca di riesaminare il dossier di richiesta di credito di un cliente e questo nonostante una prima pronuncia già negativa.

Il decreto. Sono queste le novità varate oggi dal Consiglio dei ministri dopo un lungo braccio di ferro tra Governo e Parlamento (su chi doveva intervenire) in seguito alla scelta del presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari, di rimettere il mandato proprio per protesta contro - come la definì - «l'imposizione di prezzi amministrati». Il governo corregge dunque il tiro del Parlamento (le clausole che introducevano le commissioni furono cancellate con un emendamento della senatrice del Pd, Anna Rita Fioroni, ndr) ma ne approfitta anche per ribadire quanto già scritto nero su bianco in un Odg approvato alla Camera.

Le pmi. La maggioranza chiedeva infatti al governo di adoperarsi affinchè in Europa «siano promossi» prestiti in favore delle pmi. E il dl varato oggi punta su questo: «in adempimento all'ordine del giorno si prevede l'introduzione di meccanismi di monitoraggio dell'accesso al credito, con particolare riguardo alle pmi. La misura viene incontro all'esigenza avvertita nel tessuto produttivo, e in particolare da parte delle piccole e medie imprese, di rendere più efficienti le procedure di erogazione dei finanziamenti da parte delle banche. A tale scopo, si è delineato un tipo di verifica non invasiva su questa fondamentale attività bancaria, prevedendo l'istituzione di un ufficio pubblico, tecnicamente qualificato. 

L'osservatorio, che si avvarrà delle strutture ministeriali già esistenti, eserciterà le seguenti competenze: può attivarsi per richiedere, se ve ne sono gli estremi, un riesame da parte della stessa banca di sue decisioni negative; può formulare raccomandazioni volte a migliorare i processi di verifica del merito del credito, in relazione agli specifici contesti in cui operano le singole filiali; può segnalare all'Autorità per la concorrenza ipotesi di intese o pratiche concordate, se ne riscontra gli indizi».

La collaborazione della Banca d'Italia. Sono stati inoltre disciplinati «il potere di richiedere informazioni alle banche e la possibilità di avvalersi della collaborazione della Banca d'Italia. Via libera del Consiglio dei ministri al decreto legge sulle commissioni bancarie sugli affidamenti, azzerate dal decreto liberalizzazioni approvate ieri dalla Camera.Un ordine del giorno al provvedimento approvato da Montecitorio chiedeva al governo di cancellare la norma, furiosamente osteggiata dalle banche, e di ripristinare la situazione precedente. Il decreto approvato oggi recepisce l'ordine del giorno e cancella la norma.

L'Idv: ennesimo, vergognoso decreto salva-banche. «I partiti di maggioranza hanno fatto a gara per asciugare le lacrime dei vertici dell'Abi, con il benestare del governo che ha approvato l'ennesimo, vergognoso decreto salva-banche: le commissioni bancarie che erano uscite dalla porta rientrano dalla finestra». Lo afferma il Capogruppo dell'Italia dei Valori in Commissione Finanze al Senato, Elio Lannutti. «I prestiti bancari - aggiunge - sono già ben retribuiti da tassi di interesse ai limiti dell'usura, ma evidentemente i tecnici hanno ceduto ai ricatti dei banchieri che continuano a ricevere 'paccate' di miliardi della Bce. 

Ripristinare le commissioni bancarie, con la sola preghiera di trasparenza per gli istituti di credito protetti dalla mancata vigilanza di da Bankitalia, è l'ennesimo schiaffo alle famiglie e alle imprese strozzate dal mancato accesso al credito e da costi di gestione dei conti correnti tra i più alti d'Europa. Se l'Abi canta vittoria, ancora una volta sono le forze produttive del Paese ad essere messe in ginocchio da Governo e maggioranza che - conclude Lannutti - trovano sempre il modo di tutelare i poteri forti e inasprire le vessazioni a danno dei consumatori».

Venerdì 23 Marzo 2012 - 17:50    Ultimo aggiornamento: 22:52



Powered by ScribeFire.

Bollino rosso in tv e niente porno di notte per tutelare i minori

La Stampa


Giro di vite del governo sulla tutela dei minori in tv. Tra le novità principali il fatto che il bollino (rosso, giallo o verde) dovrà rimanere in sovrimpressione durante tutta la durata delle trasmissioni e non solo all’inizio e che sarà vietato anche in orario notturno trasmettere programmi «pornografici o violenti gravemente nocivi», fatte salve le pay per view. È quanto prevede uno schema di decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri, come si legge nella nota di Palazzo Chigi, che «aggiorna e potenzia la normativa di disciplina dell’esercizio delle attività televisive a tutela degli spettatori di minore età».

«Il Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro per gli affari europei, ha approvato uno schema di decreto legislativo che aggiorna e potenzia la normativa di disciplina dell’esercizio delle attività televisive a tutela degli spettatori di minore età. Le modifiche approvate uniformano, sul piano lessicale, le norme italiane con la disciplina comunitaria e la arricchiscono con alcune ulteriori previsioni a tutela dei minori, recependo gli orientamenti espressi dal Comitato per la Tutela dei minori. In particolare, i piccoli spettatori sono garantiti mediante la presenza per tutto il programma (e non più solo all’inizio) del simbolo visivo che avverte dei contenuti inadatti e mediante un più ampio utilizzo delle nuove tecnologie che consentono al genitore di utilizzare codici personali di accesso».

Scatta poi il divieto assoluto di trasmettere programmi pornografici o violenti gravemente nocivi per i minori anche in orari notturni, esclusi solo i programmi specificamente acquistabili a pagamento, con una più incisiva distinzione delle diversità tra il regime riferibile alle trasmissioni lineari (sia in chiaro che a pagamento) e quello per le trasmissioni non lineari, le sole che potranno ospitare programmi vietati ai minori di 18 anni». In risposta alle indicazioni ricevute dalla Commissione europea sono state infine eliminate le ambiguità relative alla disciplina dei trailers inerenti le opere di nazionalità europea. In particolare, si escludono, a certe condizioni, i messaggi promozionali a favore dell’incremento della lettura e i trailers cinematografici di opere di origine europea ai fini del calcolo dei limiti di affollamento pubblicitario. «Con il medesimo decreto è stata anche definita la quota minima percentuale da destinare alla produzione delle opere cinematografiche di espressione originale italiana ovunque prodotte».

Articolo tratto dall'edizione cartacea di La Stampa del 24 marzo 2012



Powered by ScribeFire.

Donna di 28 anni muore dopo test Medicinale comprato su eBay

Corriere del Mezzogiorno

Altre 2 persone in ospedale dopo aver fatto stesso esame. È stato appurato che la ragazza è deceduta per avvelenamento dopo aver ingerito la sostanza


Accertamenti in corso


BARLETTA - Una donna di 28 anni è morta e altre due, di 45 e 62 anni sono finite in ospedale, dopo essere state sottoposte a un test per le intolleranze alimentari in uno studio medico privato nel centro di Barletta. I malori nelle tre donne sono insorti dopo aver assunto, per via orale, la sostanza per il test. La vittima qualche settimana fa, si era sottoposta a questa tipologia d'esame, sempre nello stesso studio medico e aveva accusato malori dai quali si era ripresa qualche ora dopo. Questa mattina la ragazza, così come è stato appena appurato dagli esami, è morta per avvelenamento dopo aver ingerito il prodotto utilizzato normalmente per i test per le intolleranze alimentari. Si tratta del sorbitolo che, però, era stato comprato dallo studio medico dall'Inghilterra attraverso Ebay ed era quasi certamente contaminato.



L'ALLARME - Per questo la procura di Trani ha già provveduto a informare il ministero della Salute, perché dirami l'allerta. Campioni dei liquidi biologici della ragazza sono stati mandati al centro antiveleni di Pavia per essere esaminati. Sul suo corpo, intanto, il pm Michele Ruggiero ha già disposto l'autopsia, che sarà eseguita dal medico legale Giancarlo Divella. Gli esami tossicologici saranno, invece, affidati al professor Roberto Gagliano Candela.

LE ALTRE PAZIENTI - Le altre due donne sono state immediatamente soccorse dal 118 e portate nell'ospedale di Barletta dove è stato allertato il centro antiveleni. Per i medici una delle due donne colte da malore è ormai fuori pericolo, mente l'altra è ancora sotto osservazione. Sono ricoverate nei reparti di Medicina e di Anestesia e Rianimazione.

LO STUDIO MEDICO - Il fatto è successo nel centro di gastroenterologia del dottor Ruggero Spinazzola, in via Rizzitelli, associato con quello del dottor Pappagallo di Molfetta. Il medicinale che avrebbe causato la morte della donna e il malore degli altri due pazienti sarebbe stato comprato su eBay. A quanto si è appreso, il medicinale sarebbe stato acquistato via internet dal mercato inglese ma potrebbe trattarsi di un prodotto di provenienza cinese. Lo studio è ora sotto sequestro. Sul posto oltre alla polizia e al pm Michele Ruggiero, ci sono i carabinieri del Nas per verificare se l'attività fosse autorizzata e che cosa sia successo.

L'AMICO FUORI DALL'OBITORIO - Teresa, 28 anni, tranese, aveva problemi di acidità di stomaco. A raccontarlo, fuori dall’obitorio dell’ospedale di Barletta, è Giovanni uno dei suoi amici, arrivati da Trani intorno all’ora di pranzo non appena avvisatodi quello che era successo. L'aveva accompagnata diverse volte nello studio di gastroenterologia «Pappagallo» a Molfetta. «Teresa è stata sottoposta prima a una gastroscopia e poi a una colonscopia su consiglio del dottor Pappagallo, che la mandava però allo studio Spinazzola a Barletta», ha raccontato il giovane, che l’ha sempre accompagnata nelle visite mediche.

«Dopo alcune analisi, ha ritenuto di farla sottoporre a test per le intolleranze alimentari». E, qui, secondo il racconto del ragazzo sarebbero sorti i problemi. «Il primo – prosegue – lo ha fatto due settimane fa per verificare l’intolleranza al lattosio: è stata male tutto il giorno dopo averlo fatto. In quell’occasione non volle essere accompagnata. Il secondo era oggi. Da quello che mi hanno detto, le avrebbero fatto un’iniezione. Era un medicinale americano. Poi si è sentita male, ma non è stata l’unica. Solo che lei – dice piangendo – poi è morta».

LE REAZIONI - «Nell'esprimere piena solidarietà e vicinanza ai familiari della donna morta manifestiamo grande preoccupazione per la ricostruzione giornalistica dell'accaduto». Lo afferma in una nota la capogruppo del Pd nella commissione affari sociali della Camera, Margherita Miotto. «Sarebbe inquietante - sottolinea - se fosse confermata la notizia che la morte e i malori sono stati provocati da medicinali acquistati online da parte di uno studio medico non convenzionato. Occorre aprire al più presto un'indagine conoscitiva per verificare la diffusione e i rischi della cosiddetta sanità low cost. »Il Pd - annuncia - presenterà immediatamente un'interrogazione parlamentare per chiedere al Governo di disporre un'ispezione e acquisire tutti gli elementi utili per far chiarezza sul caso».


Carmen Carbonara
24 marzo 2012





Powered by ScribeFire.

Il progetto mistico di quelli come Augias

Corriere della sera

Corrado Augias
Corrado Augias ha raddoppiato: «Le storie. Diario italiano» va in onda tutti i giorni alle 12.45 e il meglio viene replicato alle 20.10, prima di «Un posto al sole». Così Rai3, con un certo trionfalismo, può dire di «portare la cultura all'ora di cena». Pranzo e cena.E meno male che «il popolare giornalista e scrittore» se ne doveva andare. Si era fatto ospitare dalla collega «giornalista e scrittrice» Daria Bignardi (29 gennaio 2011) per lamentare la scarsa attenzione che la Rai mostrava nei suoi confronti e annunciare l'addio: l'età, i libri da scrivere, gli affetti da coltivare: «Basta televisione, vorrei dedicare questa ultima parte della mia vita ad altre cose». Come mai è rimasto? Ha ceduto all'insistenza, vecchia formula con cui un tempo si giustificava la pubblicazione di un libro modesto.Dovremmo dunque essere contenti del doppio incarico e di avere, pranzo e cena, una fetta di cultura. C'è un piccolo però, quasi insignificante.

Gli Augias non fanno cultura, gli Augias sono «devoti della cultura», categoria cui Marc Fumaroli ha dedicato un libro decisivo, «Lo stato culturale». Per dire: Philippe Daverio fa cultura (mette brillantemente la sua competenza al servizio del mezzo), gli Augias (ce ne sono tanti) usano la parola cultura come schermo, la impregnano di un significato volontaristico e missionario (ah, quel pubblico da redimere composto materialmente e idealmente di professoresse!), la fanno diventare qualcosa di simile a un progetto mistico, a una pianificazione, a un catechismo sociale, a un gadget da servizio pubblico.Gli Augias sono gli idoli del ceto medio riflessivo, soddisfatti di apparire credendosi un'apparizione. E, sempre cedendo all'insistenza di qualche principio superiore, usano la «cultura» con un certo dirigismo che, per altro, influenza il mercato dei libri. Vorrebbero dedicare una parte della loro vita ad altre cose, ma per fortuna poi si mettono al nostro servizio in quella vasta e sorprendente vanity fair che è la tv.


24 marzo 2012 | 8:19



Powered by ScribeFire.

Cina, stop ai trapianti con gli organi dei condannati a morte

Corriere della sera

Ma il programma sperimentale non funziona: in pochi accettano di donare dopo il decesso



Un'infermiera in un ospedale cinese Un'infermiera in un ospedale cinese

MILANO - La Cina ha deciso di mettere fine al controverso sistema di espianti di organi dai prigionieri giustiziati. Entro cinque anni il paese adotterà un nuovo sistema su base nazionale per le donazioni di organi da destinare ai trapianti, secondo quanto riferito alcuni media cinesi.

PRIGIONIERI "VOLONTARI" - Il nuovo programma di trapianti è stato lanciato in via sperimentale in 16 delle 31 province cinesi e un sistema nazionale entrerà in vigore in tutto il paese tra un minimo di tre e un massimo di cinque anni. Ma è molto difficile che venga rispettata scadenza annunciata dalle autorità, dato che, secondo i dati ufficiali, fino al 15 marzo sono state condotte poco più di 200 donazioni volontarie nelle aree dove è partita la sperimentazione. Davvero poche, anche a causa delle grandi resistenze culturali dei cinesi che non concepiscono l'espianto di un organo dopo una morte. Secondo le stime più recenti, ad oggi, circa due terzi dei trapianti di organi in Cina avvengono grazie all'espianto dalle salme dei condannati a morte.

Stando ai rapporti delle organizzazioni per i diritti umani, i prigionieri ricevono pressioni per “offrirsi volontari” per la donazione. Inoltre la Cina è il paese del mondo dove si esegue il maggior numero di condanne a morte. Il loro numero è un segreto di Stato ma secondo le valutazioni dei gruppi umanitari sarebbero tra le duemila e le ottomila all' anno. I reati per i quali la pena di morte può essere comminata sono 55, tra cui molti reati non di sangue, come la corruzione. Alcuni dei "dead men talking" sono giovanissimi, come un ventenne che ha ucciso la madre che gli aveva negato i soldi per giocare ai computer-game.

COMMERCIO ILLEGALE - Il viceministro della salute Huang Jiefu ha aggiunto anche che il sistema di trapianti deve essere cambiato perché i condannati tendono a essere più esposti alle infezioni e il periodo di sopravvivenza di chi si sottopone a un'operazione di impianto è quindi molto più basso in Cina rispetto ad altri paesi del mondo. Così il governo si è deciso e annunciato di voler abolire questa pratica: «La Cina ha promesso che entro 3-5 anni cambierà completamente questo metodo anomalo di ottenere gli organi solo dai prigionieri», ha detto. E' difficile però credere che le cose cambino rapidamente in un Paese dove la popolazione supera 1,3 miliardi di abitanti e dove la domanda di trapianti supera abbondantemente l'offerta. Ogni anno circa 1,5 milioni di persone necessitano di un trapianto ma ne vengono effettuati appena 10mila. E non è altrettanto difficile immaginare come la situazione fornisca un forte incentivo al commercio illegale.



Marta Serafini
Twitter: @martaserafini
23 marzo 2012 | 17:03


Powered by ScribeFire.

Ferdinando Agnini, martire delle fosse Ardeatine La sua storia per non dimenticare

La Stampa


Studente di medicina, venne fucilato quando non aveva ancora 20 anni
Le fosse Ardeatine  portano incise le storie di uomini che hanno deciso di combattere dalla parte , ed è importante ripeterlo in anni in cui si cerca di mescolare tutto,  di comprendere chi fece la scelta opposta. Di dire che tanto erano tutti.  Il sangue di quei giovani rischia di sbiadirsi al sole accecante del revisionismo. Ed è importante ricordare i nomi e i cognomi, le storie e le scelte di chi si è opposto al fascismo, Di chi è stato trucidato alle fosse Ardeatine. E tra loro Ferdinando Agnini, studente di medicina, fucilato quando non aveva ancora 20 anni.

Una storia di cuore , ideali e coraggio che deve essere ricordata. Tanti ragazzi come lui ci hanno regalato un paese libero. Dopo l’8 settembre 1943 Agnini organizza insieme a compagni del quartiere Montesacro, zona a nord est di Roma, e del liceo Orazio,(l’unico liceo romano di periferia) il gruppo dell’Arsi (Associazione Rivoluzionaria Studentesca Italiana).  I ragazzi hanno tra i 14 e i 20 anni, hanno sogni e passioni comuni, giocano a pallone, si ritrovano al bar Bonelli di piazza Sempione o nuotano alla spiaggetta su fiume Aniene vicina al Ponte Vecchio. Un amicizia forte, un gruppo che condivide ideali, la voglia di lottare contro l’occupazione tedesca e quello che rimane del fascismo. Non hanno paura di rischiare la vita per quello che ritengono giusto e spesso sono più coraggiosi dei vecchi combattenti partigiani. Ferdinando Agnini è un leader naturale, un amico speciale, con un sorriso che disarma, alto e dinoccolato. Sempre in giro a trovare proseliti, a tenere le fila tra le persone, diffondere materiale di propaganda. A scivere il suo foglio clandestino.

Insieme a lui si pone alla testa del gruppo anche Nicola Rainelli, studente di medicina come Ferdinando, e con un villino in via Monte Argentario, vuoto, lasciato libero dai genitori scappati al sud con il governo Badoglio. E’ il luogo ideale per nascondere le armi, ma anche per ritrovarsi per progettare azioni di sabotaggio, incontrare le ragazze, parlare del futuro.

L’Arsi vuole essere, come scrive Agnini, una forza capace di risvegliare la coscienza individuale e collettiva. Le azioni di sabotaggio sono continue,  come il taglio dei fili delle linee telefoniche tedesche. Agnini e gli altri manifestano contro le disposizioni del Rettore che impongono per dare gli esami di presentarsi con il certificato di presentazione al distretto militare. Si progetta di boicottare le lezioni  e di costituire un comitato studentesco cittadino in cui far confluire l’Arsi. I tedeschi sotto pressione dal non riuscire a fermare la resistenza usano qualche per farsi dare i nomi di attivisti e fiancheggiatori. Il 3 febbraio del ’43 entrano a Montesacro con un elenco di nomi e indirizzi. Riescono ad arrestare qualcuno dei ragazzi dell’Arsi, ma non Agnini. E riuscito a scappare e quando decide di tornare, quindici giorni dopo, viene arrestato. Si fida di un poliziotto a cui da un biglietto per il padre in cui chiede di avvertire gli amici.

Mai fidarsi di un fascista: il giorno dopo viene arrestato anche il padre Gaetano. Tutti e due sono trascinati a via Tasso. Ferdinando viene torturato e il padre ascolta in una cella vicino, urla che non dimenticherà mai. Nelle celle vicini altri compagni di lotta, come Lallo che compirà i suoi 18 anni in quel posto di orrore e verrà fucilato anche lui alle Ardeatine il 24 marzo. Dopo la Liberazione, sulla facciata dell'Istituto "Quinto Orazio Flacco", a Monte Sacro, è stata apposta una lapide "In questa Aula - Pur in oscuri tempi di vivere servile - A forti e liberi sensi - Educò mente e cuore - Ferdinando Agnini - che alle Fosse Ardeatine il 24.3.1944 - Immolava - Vittima consapevole - La sua giovinezza all'umanità libera - Professori e studenti lo vollero ricordare.




Giacomo Lariccia - Roma occupata // Strage delle Fosse Ardeatine 24 marzo 1944


Powered by ScribeFire.

Vita e miracoli del Paròn d’Europa

Corriere della sera


Ricorre a maggio il centenario del grande allenatore del Milan, che lo stesso giorno — 61 anni dopo — perse all’ultima giornata la stella del decimo scudetto. Fu accusato di fare catenaccio, ma schierava tre punte più Rivera e fu il primo italiano a conquistare la Coppa dei Campioni



calcio_600x350


«Me ’mbriago perché no go squadra». Era la primavera del 1973. E l’allarmata confidenza di Nereo Rocco all’amico Gianni Brera, durante una cena annaffiata più del solito dal buon vino, suonava esagerata. Il Milan accusava un calo rispetto a qualche mese prima, ma restava primo in classifica ed era in finale di Coppa delle Coppe. A dispetto di quanto si diceva sul difensivismo di Rocco, i rossoneri si apprestavano a stabilire il record di reti per il campionato a sedici squadre (alla fine sarebbero state 65) e avevano disputato quella che è tuttora la partita con il maggior numero di gol nella storia della Serie A (Milan-Atalanta 9-3, 15 ottobre 1972).

Rocco tuttavia si vantava di conoscere i suoi ragazzi meglio dei loro padri: li aveva forgiati o rigenerati (era specialista nel recuperare giocatori ritenuti in disarmo) uno per uno, con i metodi bruschi e paterni che, assieme all’origine triestina, gli avevano procurato il soprannome di Paròn (padrone). Dopo un’annata al vertice, la spia della benzina segnava rosso fuoco. La finale europea di Salonicco, contro i poderosi inglesi del Leeds, fu una battaglia disperata, in mezzo al fango, e anche un mezzo furto: il Milan segnò al terzo minuto con un calcio da fermo di Luciano Chiarugi e si chiuse a riccio per il resto del match, portando a casa il trofeo grazie alle parate di Villiam Vecchi e a un arbitraggio piuttosto generoso. Quattro giorni dopo, sul campo di Verona, fu una catastrofe: la squadra rossonera, esausta, subì cinque gol dai gialloblù e perse lo scudetto — sarebbe stato il decimo, quello della stella — all’ultima giornata, scavalcata dalla Juventus.

Era il 20 maggio 1973: per una carognata del destino, il giorno del sessantunesimo compleanno di Rocco. Era nato nel 1912, figlio di un macellaio e suddito dell’impero asburgico. Il nonno si chiamava Ludwig Rock, viennese trapiantato in riva all’Adriatico, poi il cognome era stato cambiato sotto il fascismo. Pochi come lui rappresentano Trieste, che gli ha intitolato lo stadio inaugurato nel 1992 e quest’anno dedica varie iniziative al suo centenario: Rocco simboleggia l’anima più popolare e schietta della città, ma anche la sua vocazione internazionale, dato che è stato il primo (e per lungo tempo il solo) allenatore italiano di club a vincere in Europa.

Il secondo, prima della rivoluzione di Arrigo Sacchi, è stato il suo fedele allievo Giovanni Trapattoni Espansivo, corpulento (qualcuno lo paragonava all’omino dei pneumatici Michelin), allo stadio teneva il cappello sempre calcato in testa. Di lui nella memoria collettiva sono rimasti soprattutto gli aneddoti curiosi, l’ironia istintiva, l’umanità travolgente. Dice tutto il nomignolo Paròn, ormai proverbiale per i veneti burberi, ma dal cuore grande: così veniva chiamato ad esempio Giulio Nascimbeni, tifoso rossonero e storico capo della redazione cultura del «Corriere».

Il bel libro Nereo Rocco di Gigi Garanzini (Mondadori) è una miniera infinita di testimonianze sugli scherzi, le abbondanti libagioni, le battute salaci (a volte fin troppo) sempre rigorosamente in dialetto triestino. La più celebre resta la risposta a un cronista che, alla vigilia di Padova-Juventus, gli disse: «Vinca il migliore». «Ciò, sperem de no», replicò il Paròn, che allenava i veneti. Ma Rocco non è solo colore, niente affatto. È anzi doveroso sottolineare il suo valore come tecnico, perché realizzò alcuni piccolimiracoli calcistici. Arrivò secondo al debutto da allenatore in Serie A nel 1947-48 con la Triestina; fece del Padova un piccolo protagonista degli anni Cinquanta, terzo in classifica nel 1957-58; vinse con il Milan nel 1963 la prima Coppa dei Campioni mai conquistata da una squadra italiana. Ma il capolavoro fu il ritorno in rossonero nel 1967, dopo una parentesi al Torino.

La società di via Turati non aveva allora le enormi risorse poi investite da Silvio Berlusconi e neppure più quelle, notevoli, che in precedenza aveva elargito Andrea Rizzoli. Il presidente era un giovanissimo Franco Carraro, subentrato al padre Luigi morto da poco. E la campagna acquisti fu modesta, addirittura si concluse con un saldo attivo di 500 milioni. Arrivarono due atleti ritenuti bolliti, Saul Malatrasi e Kurt Hamrin, più il portiere Fabio Cudicini, che la Roma aveva ceduto al Brescia. Si aggiunse a torneo iniziato il ventenne Pierino Prati, che vinse la classifica dei cannonieri alla sua prima vera stagione in Serie A, 1967-68, mentre il Milan conquistava scudetto e Coppa delle Coppe. Seguirono nel 1969 la Coppa dei Campioni e l’Intercontinentale. Tutto (o quasi) merito di Rocco: fu impareggiabile nel motivare i giovani e rilanciare i veterani, dando la priorità alle doti caratteriali. Prima che ai calciatori, guardava agli uomini.

Si è molto parlato di «catenaccio» del Paròn, di una filosofia all’insegna del «primo non prenderle». E di certo i giovanottoni del suo Padova (i famosi «manzi») marcavano a uomo, senza complimenti. Anche nel Milan aveva predisposto quella che chiamava «linea Maginot», peraltro ben più solida dell’originale. Tuttavia il Diavolo di Rocco dominò l’Europa schierando sempre tre attaccanti —Hamrin, Prati e Angelo Sormani — anche in casa del leggendario Manchester United. In più c’era il talento cristallino, ma non certo dedito alla copertura, del pupillo prediletto di Rocco: Gianni Rivera.

Per lui stravedeva, era disposto persino ad accapigliarsi con Brera. Nella godibilissima conversazione tra i due (ora in parte disponibile su YouTube) filmata da Gianni Minà a casa di Rocco, naturalmente davanti a parecchie bottiglie di quello buono, il Paròn difende Rivera con toni quasi estasiati. In italiano sembra non trovare i termini adatti, che certo gli sarebbero venuti ben più facilmente in triestino. Parla di «fantasia», poi di «arte», alla fine, un po’ esitante, arriva a dire «genio».

Fu anche per affetto verso Rivera che Rocco accettò di tornare nel 1977 a prendere in mano un Milan allo sbando per disastri societari ed errori tecnici. Lo salvò dalla retrocessione e per giunta si aggiudicò la Coppa Italia, particolarmente gradita ai tifosi perché vinta in una finale tutta milanese a San Siro contro l’Inter.
Poi rimase in rossonero dietro le quinte, ma venne tradito dall’amore per il vino. Una brutta broncopolmonite si sommò agli effetti di un’incipiente cirrosi ed ebbe il sopravvento su di lui il 20 febbraio 1979, tre mesi prima del suo sessantasettesimo compleanno. La sorte, ancora una volta maligna, gli tolse così la soddisfazione di festeggiarlo assieme alla stella del decimo scudetto, quella che gli era sfuggita nel fatale pomeriggio di Verona, conquistata dal Milan il 6 maggio 1979. Nessuno l’aveva meritata più di lui.

Antonio Carioti



Powered by ScribeFire.