mercoledì 21 marzo 2012

E stato aperto al pubblico l’archivio di Albert Einstein

di -

Ottantamila documenti sono stati digitalizzati e resi disponibili. Il progetto è stato realizzato dall'Università Ebraica di Gerusalemme


Scartabellare tra gli appunti e le lettere di un genio. Misurare le somiglianze tra lui e noi. Vedere come nascono le sue grandi intuizioni e magari sghignazzare dei suoi brutti disegnini annoiati.



Albert Einstein

È una tentazione voyeuristica che prende quasi tutti, basta vedere le code che si formano quando vengono messi in mostra gli scritti di Leonardo. Ma solitamente l’accesso a questo tipo di documentazione è riservato a professoroni che, sorvegliatissimi e in guanti bianchi, esaminano le carte in fondazioni e archivi super protetti. Ora a questa curiosità, almeno per quanto riguarda Albert Einsten, sarà possibile dare libero sfogo in maniera molto più semplice.

Migliaia di documenti del suo archivio, conservato presso l’Università Ebraica di Gerusalemme, sono stati digitalizzati e resi disponibili sul sito www.alberteinstein.info. Il progetto per mettere online l’archivio del padre della relatività è stato realizzato dall’Università Ebraica di Gerusalemme, insieme all’organizzazione «Einstein Papers Project» di Pasadena e alla Princeton University Press, editore delle opere dello scienziato. Si tratta di una massa di documenti sterminata. Di cui da ieri mattina è visibile, sul sito, una gallery d’assaggio. Tra i pezzi forti, cliccatissima, c’è la pagina scritta a mano dove compare per la prima volta la rivoluzionaria equazione che ci dice che l’energia è uguale alla massa per la velocità della luce alla seconda. Non mancano, poi, materiali relativi alla sua vita privata, alle sue idee politiche e religiose.

Sul versante più «intimo» - anche se è poco noto, lo scienziato era uno sciupafemmine: «preferisco i vizi silenziosi alle virtù pretenziose...». Spiccano le 24 lettere d’amore scambiate con la sua seconda moglie, Elsa, mentre era ancora sposato con Mileva, la prima, e biglietti inviati e ricevuti da altre amanti. Non manca una missiva ricevuta da una bambina di sei anni che suggerisce un bel giro dal barbiere: «Caro signor Einstein... Ho visto una sua fotografia su un giornale.

Credo che dovrebbe tagliarsi i capelli, così starebbe meglio». E tra gli altri documenti ce n’è anche uno che dovrebbe sfatare una leggenda: le famose insufficienze di Einstein in matematica. C’è la sua pagella del 1876, tutti voti alti (la scala andava dall’1 al 6 e il voto più basso è un 3 in francese, in fisica e matematica prese il massimo). Sul versante pubblico sono state rese note alcune lettere praticamente sconosciute. In una il fisico scrisse all’editore Falastin per proporre di creare un «Consiglio segreto» per arrivare a una soluzione del conflitto tra arabi e israeliani. Einstein immaginava un gruppo di otto ebrei e arabi - un fisico, un giurista, un sindacalista e un religioso per entrambe le parti - da far incontrare ogni settimana in segreto.

Quando l’archivio sarà completo saranno visibili oltre 80mila documenti. Finora sono stati messi online solo quelli datati fino al 1922. Certo, la gran parte del materiale, agli studiosi è già nota. Ma in una messe simile può darsi che qualche novità salti fuori. Soprattutto sulle due questioni su cui i biografi litigano di più: la posizione di Einstein rispetto alla religione e rispetto alla bomba atomica.




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Liste antisemite su sito neonazista: schedati 163 professori italiani

Il Messaggero

Il Viminale aumenta la vigilanza su scuole ebraiche e sinagoghe. Riccardi: «Squallida provocazione»


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FIRENZE - Professori di diritto, filosofi, storici, economisti, e letterati, titolari di cattedre in 26 facoltà italiane. I loro nomi, tra cui quelli di molti noti intellettuali, compaiono nella lista nera pubblicata sul sito neonazista “Holywar”. Sono 163 i docenti italiani finiti nell'elenco. Sono accusati di essere “sayanim” - cioè devoti- e di collaborare con i servizi segreti israeliani. «Per questo - mette in guardia il sito - sono da considerare persone molto pericolose». E l'elenco non è l'unico, perchè Holywar ha un'intera sezione dedicata al nostro Paese.

Dentro ci si trovano anche i nomi di altre personalità, accusate di essere “complici” di Israele: tra gli italiani, direttori di giornali, editorialisti, cronisti, semiologi, filosofi, scrittori, deputati, parlamentari europei e, ovviamente, esponenti della comunità ebraica. Sulla comparsa di questi elenchi sarebbero in corso accertamenti della Digos e della polizia postale. E il Dipartimento della Pubblica Sicurezza ha inviato una circolare a prefetti e questori per innalzare la vigilanza e la tutela sugli obiettivi sensibili legati alla comunità ebraica e aumentare il livello dell'attività informativa e investigativa.

La schedatura dei prof fatta dal sito antisemita ha interessato le università di mezza Italia: Roma, Trieste, Torino, Udine, Venezia, Milano, Pavia, Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Genova, Firenze (la presenza di quattro docenti dell'ateneo del capoluogo toscano è indicata oggi su “Il Corriere Fiorentino”), Pisa, Perugia, Urbino, Macerata, Napoli, Chieti, Cassino, Lecce, Bari, in Calabria e a Palermo. Sul sito compaiono anche i nomi di due professori italiani che insegnano in Inghilterra e in Germania. Già nel febbraio scorso, il sito Holywar, insieme a un altro portale neonazista,

“Stormfront”, era finito nel mirino degli agenti dopo la pubblicazione di un'altra lista, in cui venivano riportati 78 cognomi di pisani ebrei. Tre mesi fa era stata la volta di nomi di esponenti della comunità ebraica romana ad essere pubblicati. Le indagini però non sono bastate a frenare la propaganda antisemita condotta dalle pagine web del portale, che anzi pare aver ampliato i suoi elenchi, fornendo indicazioni per individuare gli ebrei e le famiglie di origine ebraica residenti in Italia. E per chi vuole approfondire la ricerca, sono indicate anche le zone. Se non è una »caccia all'ebreo« quella a cui ci si trova davanti, è qualcosa di molto simile.

Un elenco, l'ennesimo, riporta 1650 cognomi riconducibili a circa 10.000 famiglie italiane di origine ebraica. I cognomi sono raggruppati sia in ordine alfabetico che in base alla provincia dove sono più diffusi. I patronimici, definiti “i cognomi degli ebrei e dei falsi convertiti”, sono raccolti in liste diverse per ciascuna delle zone ritenute a maggiore diffusione. In particolare, nella sezione del sito denominata «il problema della sinagoga di Satana», si trova l'elenco delle famiglie di origine ebraica di Roma, Firenze, Pitigliano (Grosseto), Pisa, Livorno e Genova. Sempre sulla pagine web in cui è riportato l'elenco, compare l'invito a scaricare dalla

rete un film di propaganda antisemita uscito in Germania nel 1940, «per conoscere - viene spiegato - la minaccia che viene dalla lobby ebraica». L'attenzione è alta nella Comunità ebraica. Secondo il presidente della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici «c'è oramai bisogno di una legge, a livello internazionale», che blocchi sul web i fenomeni di incitamento all'odio xenofobo, al razzismo, e quindi all'antisemitismo, «così come avviene per la pedopornografia». Per il presidente degli ebrei romani, l'Italia potrebbe farsi promotrice europea di questa legge da portare poi all'Onu. Pacifici ha anche sottolineato la necessità che si velocizzino i processi già in corso contro i criminali sul web.


Martedì 20 Marzo 2012 - 22:48   
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 21 Marzo - 11:54

Foto choc, Diliberto e la fan vogliono Fornero al cimitero

di Redazione - 21 marzo 2012, 09:28

Una signora manifesta davanti a Palazzo Chigi contro la riforma del lavoro. Poi si fa scattare una foto con il segretario dei comunisti italiani, Oliviero Diliberto, ex ministro della Giustizia nel governo D'Alema


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Roma - Lei sorride, un po’ imbarazzata. Lui è divertito, chiede di potersi fare una foto insieme. Sono una manifestante e Oliviero Diliberto, ieri davanti a Palazzo Chigi.

Peccato che la signora, che stava protestando insieme con altre contro la riforma del lavoro messa in cantiere dal governo Monti, porti addosso una maglietta con una scritta tutt’altro che rispettosa degli appelli al dialogo: «La Fornero al Cimitero». Né più né meno. Arrivare ad augurare la morte a un ministro è troppo anche per il segretario nazionale del Partito dei comunisti italiani ed ex ministro della Giustizia nel governo D’Alema. L’immagine, scattata e messa online dal sito di indiscrezioni politiche «ilportaborse.com», farà di certo discutere. Diliberto si è intrattenuto e ha anche intonato slogan contro la Fornero: «L’articolo 18 è una norma di civiltà, è inammissibile intaccarla. Ci aveva provato Berlusconi e non ci era riuscito. Vedrete, signore, non ci riuscirà nemmeno Monti», ha apostrofato le manifestanti, che hanno ricambiato il loro beniamino con abbracci e applausi.

Attori con sindrome di down negli spot per la giornata mondiale

Il Messaggero

ROMA - Una innovativa campagna di comunicazione a favore dell'integrazione delle persone con sindrome di Down. Il 21 marzo, Giornata Mondiale sulla sindrome di Down, in tv, sulla stampa e su www.coordown.it arriveranno le versioni alternative di spot e campagne stampa di alcuni dei principali marchi italiani e internazionali, nei quali gli attori originali sono stati sostituiti da colleghi con sindrome di Down. «La scelta della data del 21/03 non è casuale: la sindrome di Down, detta anche Trisomia 21, è caratterizzata dalla presenza di un cromosoma in più - tre invece di due - nella coppia cromosomica 21 all'interno delle cellule», ricordano i promotori della campagna.

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Ebbene il CoorDown, Coordinamento nazionale associazioni delle persone con sindrome di Down, e l'agenzia di pubblicità Saatchi & Saatchi vogliono promuovere l'importanza dell'integrazione: realizzandone un esempio eccezionale. Per questo di alcune campagne pubblicitarie di grandi marchi nazionali e internazionali, partner nel progetto, è stata realizzata una versione alternativa solo per il 21 marzo 2012. Nella versione speciale un attore dello spot originale o della campagna stampa è stato sostituito da un attore con sindrome di Down. I partner che hanno aderito all'iniziativa sono Averna, Carrefour, CartaSi, Enel, Illycaffè, Pampers, Toyota. Con lo stesso spirito persone con sindrome di Down saranno protagoniste di presenze e partecipazioni all'interno di vari programmi televisivi. Per vedere tutti gli spot e le campagne stampa del progetto si può visitare la pagina www.coordown.it.
 
«Le persone con sindrome di Down, se messe nelle condizioni migliori, possono integrarsi nella società e contribuire attivamente al suo sviluppo. Possono laurearsi, possono lavorare con impegno e soddisfazione, possono guidare l'auto, possono suonare uno strumento, possono fare sport, anche a livello agonistico», ricordano i promotori in una nota. Direttori creativi del progetto sono Agostino Toscana, Alessandro Orlandi, oltre a Luca Lorenzini e Luca Pannese, rispettivamente anche copywriter e art director del progetto. «Siamo orgogliosi di poter far parte di un progetto di comunicazione così innovativo in cui crediamo molto, in occasione della Giornata mondiale - ha sottolineato Sergio Silvestre, coordinatore nazionale CoorDown - e siamo grati alla Saatchi & Saatchi e a tutti i partner del progetto per il prezioso sostegno e la sensibilità dimostrata. Sul tema dell'inclusione c'è ancora molto da fare, soprattutto in campo lavorativo e scolastico, a partire dai pregiudizi delle persone. L'idea vincente di questa campagna è il messaggio di normalità.

Le persone con sindrome di Down hanno il diritto di esprimere le loro capacità e di avere le stesse opportunità di chiunque altro e invece troppo spesso sono considerati diversi e incapaci di condurre una vita autonoma». «Siamo molto fieri di questa iniziativa che, andando ben al di là della solita campagna sociale, ha coinvolto tutta una serie di persone, aziende e associazioni che ne hanno amplificato l'impatto e il significato - ha dichiarato Giuseppe Caiazza, Chief Executive Officer di Saatchi & Saatchi in Italia - Va dato merito a CoorDown di aver capito subito come questo approccio innovativo e unico avrebbe attirato l'attenzione dell'opinione pubblica in maniera massiccia a sostegno di questa importante causa».

Martedì 20 Marzo 2012 - 21:33   
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 21 Marzo - 13:59

Inchiesta su false sim Telecom, indagata società e 99 persone

Il Giorno

Un giro di carte sim falsamente intestate, spesso a persone inesistenti o con identità fittizia, e nella quale risulta coinvolta la società. Tra i reati contestati quelli di associazione per delinquere, ricettazione e falso



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Milano, 21 marzo 2012


Sono 99, tra cui 12 tra manager e dipendenti Telecom, gli indagati nell’inchiesta della procura di Milano su un giro di carte sim falsamente intestate, spesso a persone inesistenti o con identità fittizia, e nella quale risulta coinvolta la società. Gli inquirenti hanno notificato un avviso di garanzia all'amministratore delegato di Telecom Italia Marco Patuano, in quanto legale rappresentante della società. Tra i reati contestati quelli di associazione per delinquere, ricettazione e falso. Solo per il 2008, si ipotizza un illecito profitto di 231 milioni

Da quanto si è appreso, nell’inchiesta, coordinata dai pm Francesco Cajani e Massimiliano Carducci e condotta dai carabinieri, non è ipotizzato il reato di truffa ma è contestata tutta una serie di altri reati: associazione per delinquere, ricettazione e falso in relazione a una serie di operazioni di intestazione fittizia di schede sim a persone inesistenti. Per la vicenda risulta indagata anche la società di via Negri in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti che prevede l’attuazione di modelli organizzativi e di controllo sui suoi dipendenti.

Addio a Tonino Guerra, poeta e sceneggiatore al fianco di Fellini e dei maestri del Novecento

Corriere della sera

Si è spento nel giorno della poesia il 92enne poeta e sceneggiatore romagnolo collaboratore di tanti grandi registi

MILANO - È morto mercoledì mattina, nel giorno della poesia, Tonino Guerra, poeta e sceneggiatore romagnolo collaboratore di tanti grandi registi, da Fellini ad Antonioni, da Rosi ai fratelli Taviani. Nato nel 1920, aveva da poco compiuto (il 16 marzo) 92 anni. Da qualche tempo, avendo sentito che la fine si avvicinava, aveva scelto di tornare a vivere nella natia Santarcangelo, lasciando la casa-museo di Pennabilli - sede dell'associazione a lui intitolata - nella quale aveva vissuto dagli anni Ottanta. Ammalato da qualche mese, Guerra si era aggravato nelle ultime settimane ed era stato ricoverato a Rimini per accertamenti, ma i sanitari lo avevano rimandato a casa. Accanto a lui nell'ora del trapasso, anche il figlio Andrea Guerra, noto musicista. «Alle 8.30 della mattina del 21 marzo 2012, in Piazza Ganganelli, a Santarcangelo, nella casa di Tonino Guerra è entrato il silenzio», hanno comunicato la moglie Lora e il figlio Andrea.




LE COLLABORAZIONI - Tra le collaborazioni più feconde quelle con Michelangelo Antonioni (con cui ha realizzato «L'avventura», «L'eclisse», «La notte», «Deserto Rosso», «Blow-up», «Zabriskie Point», «Al di là delle nuvole», quest'ultimo anche con Wim Wenders) e Federico Fellini (con cui ha firmato «Amarcord», «E la nave va» e «Ginger e Fred») ma anche con Andrej Tarkovskij, Francesco Rosi, Luchino Visconti, Theo Angelopoulos, i fratelli Taviani, Marco Bellocchio, Vittorio De Sica, Jose Marìa Sánchez, Elio Petri, Giuseppe De Santis, Mario Monicelli.

DALLA PRIGIONIA AL SET - Maestro elementare, nel 1943, durante la seconda guerra mondiale venne deportato in Germania e internato in un campo di concentramento a Troisdorf. «Mi ritrovai con alcuni romagnoli che ogni sera mi chiedevano di recitare qualcosa nel nostro dialetto. Allora scrissi per loro tutta una serie di poesie in romagnolo», raccontava sull'origine della sua vena poetica. Dopo la Liberazione si era laureato in pedagogia presso l'Università di Urbino (1946), con una tesi orale sulla poesia dialettale. Fece leggere i suoi componimenti a Carlo Bo. Ottenuti riscontri positivi, decise di pubblicarli, a sue spese. La raccolta s'intitolava «I scarabocc» (Gli scarabocchi) e Bo ne firmò la prefazione. Diventò membro di un gruppo di poeti, «E circal de giudeizi» (Il circolo della saggezza), di cui facevano parte anche Raffaello Baldini e Nino Pedretti.


DALLA POESIA AI PAESAGGI - Negli anni 80 tornò in Romagna, dove, oltre a continuare la sua produzione poetica, si diede all'architettura del paesaggio, disegnando fontane, piazze e scalinate per i paesi della sua terra. Si dedicò anche alla pittura e alla creazione di installazioni artistiche da lui ribattezzate «I luoghi dell'anima». Ha lavorato molto anche all'estero, con il russo Andrej Tarkovskij a partire dagli anni '80 con «Nostalghia» e con il regista greco Theo Angelopoulos, con cui ha collaborato anche più recentemente ne «La polvere del tempo». Nel 2010 per i suoi 90 anni ha vinto il David di Donatello alla carriera. Dai primi del 2000 Guerra era diventato testimonial della catena di negozi UniEuro, creando il tormentone «L'ottimismo è il sapore della vita!» in tanti spot per la televisione. Lascia una produzione culturale sconfinata che ha profondamente inciso nella cultura del nostro Paese.
Redazione online21 marzo 2012 | 12:39© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ufficio sotto organico? No al danno da stress

La Stampa


Secondo la Cassazione (sentenza 4324/12) il fatto che gli impiegati lavorino in uffici spesso sotto organico, con un carico di lavoro da smaltire è dunque maggiore, non comporta il diritto del dipendente ad essere risarcito dal datore per le «condizioni stressanti» nelle quali svolge le sue mansioni. Con questa decisione è stato respinto il ricorso di un impiegato di una Regione che aveva chiesto il risarcimento dei danni «per l’attività lavorativa svolta in ambiente insalubre ed in condizioni stressanti, tenuto conto della mole di lavoro a lui affidata». La Corte di Appello, come già avvenuto in primo grado, aveva respinto la richiesta di risarcimento perchè durante il dibattimento era emersa «una condizione di lavoro, nonostante le carenze di organico e le deficienze dell’ambiente di lavoro, largamente presente in non poche realtà lavorative, e, quindi, non connotata da tale anomalia e gravità da poter costituire causa di danno».

L'uomo, però, si è rivolto alla Cassazione facendo presente di soffrire di patologie «strettamente connesse ad un eccesso di attività lavorativa e ad un ambiente di lavoro malsano», tanto che aveva anche avviato la pratica per il riconoscimento della causa di servizio. I supremi giudici, però, hanno ritenuto il verdetto della Corte d’Appello «immune» da censure. Secondo la Cassazione, con «argomentazione plausibile, è stato escluso il diritto al risarcimento del danno da stress in quanto le circostanze in cui avveniva la prestazione lavorativa, come hanno riferito anche i suoi colleghi di lavoro, è quella »in cui si trova ad operare la maggioranza dei lavoratori, dal momento che il fatto che il lavoro generi stress, anche in ragione degli organici ridotti ed in presenza di ambienti di lavoro a volte non confortevoli, costituisce un dato valevole in moltissime realtà lavorative».


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Leonardo: l'Autoritratto fermo almeno per due anni

La Stampa

L’Autoritratto di Leonardo è ‘malato’, è molto ‘sofferente’. Questa è la diagnosi dell’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione dopo un mese di analisi del disegno. L’opera ora rientrerà a Torino, nella Biblioteca Reale dove è custodito ma dalle anticipazioni fornite questa mattina l'allarme sullo stato di salute è confermato: ci sono macchie di foxing, che sono poi quelle che danno quel strano colore bruno-rossastro o bruno giallastro al supporto e lo indeboliscono.

L'Autoritratto ora rientrerà alla Biblioteca Reale di Torino ma con il divieto assoluto di essere ancora esposto. Per due anni – ha chiarito Maria Cristina Misiti, direttore dell’Istituto per il Restauro – dovrà riposare’. 'Il protocollo degli Uffizi prevede che per ogni tre mesi in cui un disegno è stato movimentato poi deve stare due anni fermo senza essere sottoposto a stress', spiega ancora Maria Cristina Misiti. Questo non impedisce che possa essere iniziato un intervento di restauro ma la decisione verrà soltanto a giugno dopo un convegno internazionale per discuterne e concordare come procedere.



Non lasciamo Internet ai martusciello

La Stampa


JUAN CARLOS DE MARTIN

I resoconti parlamentari riportano che il 28 luglio 2010 alle ore 19.39 il Senato elesse consigliere dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AgCom) una persona identificata semplicemente come «Martusciello» (usiamo questa vicenda solo come esempio, il più recente di una prassi che va ben oltre il caso specifico). Martusciello ottenne 132 voti, in nettissimo vantaggio sul secondo classificato con appena 7 preferenze. In quell’occasione, però, le schede bianche furono ben 115 su 286 senatori votanti. Come mai così tante schede bianche?

A leggere il resoconto stenografico della votazione è legittimo sospettare che molti senatori votarono scheda bianca non perché insoddisfatti dei candidati, come pure sarebbe stato legittimo, ma perché in realtà non c’erano affatto candidati ufficiali! Proprio così: i senatori - come per altro era già successo sistematicamente in precedenza - furono chiamati a votare per l’importante carica di consigliere AgCom senza che fossero stati preventivamente identificati dei candidati ufficiali. Al posto di curriculum e di altre informazioni utili per valutare un candidato - le sue competenze, storia e idee - solo un cognome, presumibilmente fatto arrivare ai senatori via SMS o passaparola. «Ma Martusciello chi, di preciso?» chiese in quella sera d’estate, ironicamente, il senatore radicale Marco Perduca: «Su Facebook ce ne sono almeno otto».

Quella votazione del luglio 2010 non fu un’eccezione: come risulta dal resoconto stenografico di quella seduta, i consiglieri di una delle più importanti autorità indipendenti della Repubblica erano davvero stati tutti sempre eletti sostanzialmente allo stesso modo. Ovvero senza identificare in anticipo e pubblicamente i candidati, senza deposito e valutazione di curriculum, senza audizioni.

E’ ora di cambiare metodo; la posta in gioco, infatti, è troppo alta per continuare così. A maggio il Presidente del Consiglio dovrà scegliere un nuovo presidente AgCom, mentre Camera e Senato dovranno eleggere i quattro membri del nuovo consiglio. Quelle cinque persone potranno influenzare in maniera considerevole, in positivo o in negativo, lo sviluppo dell’Italia nei prossimi anni. Perché a loro spetterà prendere decisioni su aspetti cruciali di una società della conoscenza come la nostra, ovvero, su radio, televisione, telefonia, Internet. Mezzi cruciali sia per lo sviluppo economico sia per la qualità democratica del nostro Paese. È quindi doveroso che il percorso che porterà alla elezione dei nuovi consiglieri AgCom sia il più possibile trasparente e informato.

In modo che deputati e senatori - e con loro tutta la pubblica opinione - possano farsi un’idea approfondita delle competenze, delle idee e delle intenzioni di un gruppo ben definito di candidati. Per poi arrivare a votare con piena consapevolezza le persone ritenute più in grado - per competenze tecniche, dirittura morale, assenza di conflitti di interesse - a salvaguardare e promuovere il bene pubblico in un ambito così importante. È un’occasione che in questo momento governo e partiti non possono mancare di cogliere per far fare un altro, importante passo in avanti al Paese lungo la strada della trasparenza e del merito.




Legislatura 16º - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 414 del 28/07/2010


Risultato di votazione (ore 19,39)

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione a scrutinio segreto per l'elezione di un componente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni:

Senatori votanti
286
Hanno ottenuto voti:
Martusciello
132
Caliendo
7
Piersilvio Berlusconi
5
Silvio Berlusconi
4
Vita
3
Dell'Utri
2
Dispersi
8
Schede bianche
115
Schede nulle
10

Proclamo eletto per la nomina a componente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni il senatore Antonio Martusciello.


PERDUCA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, come si fa a sapere che in effetti si tratti di Antonio Martusciello senatore e non Antonio Martusciello e basta? Sulle schede c'è scritto senatore Antonio Martusciello?

PRESIDENTE. L'errore è mio, senatore Perduca. Sulle schede c'è scritto Antonio Martusciello. Inoltre, non è un senatore, ma un ex deputato.

PERDUCA (PD). Come si fa a sapere che l'Antonio Martusciello di cui si parla è proprio quella persona?

PRESIDENTE. La Presidenza si limita a comunicare i risultati, che poi sono quelli riportati nelle schede. Nelle schede è scritto Antonio Martusciello, al di là delle qualifiche da me richiamate, che non dovevo dare e che comunque erano riferite al passato.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, indipendentemente dal suo errore, che può essere derivato dalla fretta di comunicare i risultati, per cui è stato dato un titolo che non appartiene a quella persona, come si fa a sapere - posto che sulla scheda è scritto Martusciello o Antonio Martusciello - che effettivamente si sta facendo riferimento ad un determinato Martusciello, piuttosto che non ad altri otto omonimi presenti su Facebook, o ad altri (come nel caso di quell'Antonio Martusciello che risiede a Foggia e che con la senatrice Poretti abbiamo trovato sulle «Pagine bianche»poco fa), visto e considerato che non è stata annunciata alcuna candidatura?

Lo spero che non sia lo stesso Antonio Martusciello che ha già lavorato per Fininvest, perché mi sembrerebbe un controsenso, e sono certo che i colleghi che hanno votato per lui non volevano eleggere quell'Antonio Martusciello a componente dell'Autorità per le comunicazioni.
In ogni caso, non riesco a capire come si possa proclamare su queste basi l'elezione di qualcuno con un nome ed un cognome tanto diffusi in Italia. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Senatore Perduca, lei pone una questione di ordine generale sul modo in cui si procede alla formazione di candidature, all'indicazione di curricula e poi alle elezioni. La sua richiesta può essere giusta e condivisibile; resta il fatto che fino a quando ciò non sarà determinato - e ad oggi così non è - tutte le elezioni che avvengono con tale metodo sia alla Camera che al Senato osservano come procedura generale quella che qui è stata seguita: viene scritto il nome e viene fornita l'indicazione del risultato.

Quindi, ci può essere una sua sollecitazione e si può avanzare una legittima proposta di revisione regolamentare o legislativa, ma sicuramente non può essere sollevata una questione, se non di condivisione sulla proposta e sul merito, rispetto alla procedura; infatti, ciò varrebbe per questa, ma anche per le precedenti cento elezioni che si sono già svolte in tutti i campi.

LONGO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LONGO (PdL). Signor Presidente, il senatore Perduca propone una questione di grandissimo rilievo. Mi pare di capire che nelle prossime votazioni dovremo indicare nome e cognome (magari anche il soprannome), luogo e data di nascita, luogo di residenza o dimora abituale, per evitare le osservazioni avanzate dai radicali.
Tra l'altro, io sono particolarmente sorpreso perché in precedenti occasioni in questa sede di votazioni di questo tipo il grande problema testé evidenziato non è stato sollevato, come ben ricorderà il senatore Perduca. Trovo che i radicali si siano un po' dispersi perché si sono accorti del problema soltanto oggi. (Commenti del senatore Perduca).

PORETTI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PORETTI (PD). Signor Presidente, innanzi tutto una domanda: ora cosa succederà? Voi cercherete nell'elenco telefonico o nelle anagrafi di tutti i Comuni d'Italia tutti gli Antonio Martusciello oppure individuerete un altro modo per comunicare al signor Antonio Martusciello - a quale dei tanti? - che è stato eletto componente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni?
Credo sia utile sapere quello che succederà, perché semplicemente "spippolando" su Internet, noi abbiamo trovato su Facebook otto persone che si chiamano Antonio Martusciello (uno era neonato e, quindi, non lo abbiamo considerato).

Infine, vorrei rivolgere un appunto al senatore Longo. Ritengo non ci sia bisogno di scrivere nome, cognome, luogo e data di nascita, perché basterebbe depositare precedentemente le candidature e quindi sapere chi sono i candidati, se sono compatibili, per esempio, con le direttive europee che richiedono, per le candidature alle autorità indipendenti, un profilo di indipendenza: forse questo sarebbe già bastato per fermare la candidatura di uno dei tanti Antonio Martusciello, che è stato parlamentare e membro di Forza Italia.
IZZO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

IZZO (PdL). Signor Presidente, sarò brevissimo. Intervengo nel dibattito perché le osservazioni svolte dai colleghi potrebbero ingenerare qualche dubbio, ma ritengo che lei molto precisamente abbia chiarito che finora ci si è sempre comportati in questo modo: cioè, è bastato indicare il nome ed il cognome del candidato. Era normale che il candidato fosse quello indicato dalla parte considerata maggioranza.

Credo che, nel caso specifico, il candidato eletto sia Antonio Martusciello, già deputato al Parlamento, Sottosegretario e anche Vice Ministro del Governo Berlusconi nell'arco di tempo che va dal 2001 al 2006.
Probabilmente, le osservazioni prodotte potranno determinare - ed in tal senso si potrebbero accogliere - una raccomandazione, da affidare al presidente Schifani e al Consiglio di Presidenza, affinché sia chiarito meglio come dovranno svolgersi le successive votazioni. Credo però che sul caso specifico non vi sia dubbio che il candidato votato dal Popolo della Libertà, ed eletto, sia Antonio Martusciello, già Vice Ministro del Governo Berlusconi negli anni 2001-2006.

PRESIDENTE. Vi sono infatti due questioni diverse l'una dall'altra. La prima è quella sollevata dai senatori Perduca e Poretti, i quali hanno avanzato una loro proposta, che ha comunque una legittimità, che poi sarà esaminata nel merito. La proposta è che, quando si effettuano nomine, anche se vengono indicate dai Gruppi, siano consegnati i nomi, i cognomi ed i curricula. È una questione che sarà esaminata, se lo sarà, quando arriverà alla discussione ed al confronto in Parlamento.

Altra questione è questa nomina, avvenuta secondo le procedure e le modalità di tutte le altre nomine precedenti. È evidente che, come avvenuto per le nomine precedenti, la Presidenza e il Consiglio di Presidenza si regoleranno in modo molto chiaro e cioè secondo il principio della buona fede e della interpretazione secondo prassi, perché essendo un'indicazione venuta da un Gruppo di maggioranza, che doveva esprimere questo candidato, è evidente che il candidato non ha bisogno, una volta indicato nell'elezione, di essere trovato sull'elenco telefonico, né su Facebook.

Si può discutere sulle modalità di elezione, non su questa modalità di elezione, perché si potrebbe discutere anche sulle cento elezioni precedenti e anche più. (Applausi del senatore Izzo).
Questo è dunque l'esito della votazione che ho comunicato.





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Cefalonia, rinviato a giudizio ex militare tedesco 89enne

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La procura militare di Roma ha disposto il rinvio a giudizio per Alfred Stork, ex militare della Wehrmacht, accusato dell'uccisione di 117 ufficiali italiani


Quasi settant'anni dopo l'eccidio di Cefalonia, nel quale furono giustiziati a centinaia i soldati italiani, è stato richiesto il rinvio a giudizio da parte della procura militare di Roma per un ex militare tedesco, Alfred Stork. L'uomo è accusato dell'uccisione di "almeno 117 ufficiali italiani", avendo partecipato all'ultima parte dell'eccidio, le fucilazioni degli ufficiali alla Casetta Rossa. Gli inquirenti, spiega il procuratore militare di Roma, Marco De Paolis, sono arrivati all'incriminazione dell'ex caporale nell'ambito di un'inchiesta a carico di Otmar Muhlhauser, ex ufficiale morto nel 2009 mentre era in corso un'udienza preliminare nei suoi confronti. Proprio dalle indagini legate a Muhlhauser erano emersi sospetti che riguardavano altri soldati della Wehrmacht, Gregor Steffens e Peter Werner, entrambi quasi novantenni.

Per loro il tribunale militare aveva però disposto l'archiviazione del caso, per la mancanza di riscontri. Per Stork invece gli inquirenti ritengono di avere prove per dimostrare la sua partecipazione materiale alla fucilazione alla Casetta Rossa del 24 settembre '43. Dalla loro anche la confessione resa dall'uomo nel 2005, quando Stork ammise di aver partecipato a uno dei plotoni di esecuzione. Il numero complessivo delle vittime italiane a Cefalonia ondeggia tra 10mila persone, l’intera Divisione Acqui e 2.300, un quarto morti in combattimento e gli altri fucilati, a cui andrebbero aggiunti altri 1500 decessi avvenuti durante il trasporto via mare. A parte la condanna inflitta dal Tribunale di Norimberga al generale Hubert Lanz, condannato a 12 anni, di cui solo tre scontati, per la strage non è mai stato trovato un colpevole.



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Creata la prima stampante che cancella

Corriere della sera


L'hanno realizzata alcuni ricercatori dell'università di Cambridge: ecologica ma per ora è solo un prototipo




MILANO - L'avvento del pc doveva liberarci dalla carta. Sappiamo tutti invece come è andata a finire. Si stampa come e più di prima. Con gravi danni per l'ambiente. Ma se lo stesso foglio potesse essere utilizzato più volte? Il miglioramento per l'ecologia sarebbe immediato. È questo l'obiettivo raggiunto da alcuni ricercatori dell'Università di Cambridge che hanno realizzato la prima stampante laser in grado di cancellare oltre che scrivere.

COME FUNZIONA - Mentre una normale stampante laser fornisce una carica positiva a ogni singolo pixel su carta a cui poi aderiranno singole particelle del toner, una stampante che cancella funziona in maniera del tutto diversa. In questo caso infatti brevissime pulsazioni laser dell'ordine dei picosecondi (un millesimo di secondo è composto da un miliardo di picosecondi) sono usate per vaporizzare il toner presente sul foglio senza danneggiare la carta in quanto il particolare tipo di luce viene assorbito dal toner ma passa attraverso le fibre di cellulosa di cui è composta la carta.

MENO CO2 - Questa procedura permetterebbe di effettuare passi da gigante nella riduzione della CO2 che si produce sia per realizzare la carta che per riciclarla. I ricercatori di Cambridge stimano che nel migliore dei casi un foglio potrebbe essere riscritto e cancellato per venti volte prima di non essere più impiegabile. Nella peggiore una volta sola: un procedimento che taglierebbe le emissioni di anidride carbonica rispetto al riciclo della carta del 50%. Purtroppo però i laser che emettono pulsazioni nell'ordine dei picosecondi non sono ancora patrimonio delle normali stampanti commerciali e prima che lo diventino dovremo aspettare un bel pezzo.



Marco Letizia
20 marzo 2012 | 18:21



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Stalker, la legge non basta. E se invece che in prigione li rieducassimo?

Corriere della sera



Saimo Luchetti, muratore di 23 anni, sabato ha picchiato e poi spinto l’ex fidanzata Andrea Toccaceli, 18, giù da un viadotto lungo la statale 73bis, nelle Marche: un volo di 15 metri. Dopo, si è buttato anche lui. Ricoverati, lei è grave.Sui giornali li chiamano “drammi della gelosia”. Per la legge è stalking. Nel 2011 sono state uccise 128 donne in Italia, 10 in più dell’anno precedente. Spesso non si riesce a fermare l’assalitore prima che succeda l’irreparabile, anche se la vittima lo denuncia molto prima: la legge lo può mandare in galera, colpisce il sintomo non la malattia. Uscito dal carcere, l’uomo è pronto di nuovo a colpire la donna che pensa di sua proprietà. La cronaca nera è piena di casi.

L’Osservatorio Nazionale Stalking sostiene da anni che la sola coercizione (detenzione domiciliare o carcere) non aiuta nè il persecutore nè la vittima e che lo stalker va aiutato. Siete d’accordo?

La sola coercizione non aiuta il persecutore, che da solo non può e spesso non vuole affrontare il suo problema psicologico, e non aiuta la vittima perché in un caso su tre il suo persecutore, dopo la denuncia e talvolta dopo la condanna, continua a molestarla, spesso con intensità e ferocia anche maggiori.
L’Osservatorio Nazionale Stalking sostiene un’altra strada, ossia la necessità di un percorso di risocializzazione, coordinato da esperti psicologici. Dal 2007 ha istituito un Centro Presunti Autori, gratuito, che fino ad oggi ha seguito 130 stalker: nel 40 per cento dei casi ”si è raggiunto un contenimento completo degli atti persecutori mentre nel 25 per cento l’attività vessatoria è almeno diminuita”.

L’ordinamento italiano ha accolto il reato di stalking tre anni fa, ma l’efficacia della legge 612-bis non è eccellente. Il trend di donne uccise per mano di un familiare o un partner è in costante ascesa dal 2009, nonostante l’aumento di denunce e di richieste di misure cautelari. Da anni l’Osservatorio insiste sulla necessità di “lavorare con i presunti autori dello stalking”: secondo i loro dati, infatti, uno stalker su tre, dopo la denuncia e anche dopo la condanna, continua imperterrito a perseguitare la vittima. La coercizione insomma è inefficace o quanto meno non basta. La condotta criminosa dello stalker affonderebbe infatti le proprie radici in un disagio psicologico dello stalker, “soggetto che spesso presenta gravi difficoltà ad elaborare l’abbandono della persona amata”.

Un po’ debole, forse, l’analisi delle ragioni di questa difficoltà che, secondo i promotori dell’Osservatorio, sarebbe da ricercare, un po’ banalmente, “in un’infanzia vissuta nel dramma della trascuratezza”. In ogni caso, dal 2007 il Centro Presunti Autori si fa carico dei padri-compagni-mariti/padroni, che martirizzano le donne per i motivi più futili: l’obbiettivo è di recuperare gli stalker con percorsi di psicoterapia mirati ad una presa di coscienza del problema e all’elaborazione dei vissuti personali non superati. Il progetto pilota, ora finanziato dalla Regione Lazio, secondo l’Osservatorio andrebbe esteso in maniera capillare in tutte le regioni, per garantire un monitoraggio del fenomeno serio e qualificato.

La dinamica dello stalking, concludono gli esperti dell’Osservatorio, ha un altissimo rischio di recidiva e di passaggio all’atto grave senza manifestazioni intermedie: spesso si passa dalla violenza psicologica agli atti persecutori, di solito dopo una separazione o un rifiuto, fino all’omicidio. Non sfugge che l’Osservatorio in qualche modo punta anche a mettere lo stalker sotto una luce diversa: l’odiatissimo uomo che fa violenza sulla donna, in una lettura di questo tipo, va “compreso” e aiutato.


Difficile, per noi donne, nutrire “pietas” per queste persone, ma è pur vero che bisogna capire come “nasce” uno stalker, colui che agisce con atti persecutori, o un gaslighter, colui che agisce violenza psicologica/manipolazione affettiva. Personalità borderline, sicuramente, che però secondo l’Osservatorio non sono caratterizzate da psicopatologie mentali gravi (solo il 5% degli stalker ne soffrirebbe, il 75% è affetto da “rigidità relazionale”, il 20% da “disturbo della personalità”).E voi, cosa pensate: meglio la giustizia punitiva in questi casi o la più lunga e complessa strada della giustizia riparativa? Quale può dare risultati migliori?


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