domenica 4 marzo 2012

Lourdes, i medici attestano una nuova guarigione

La Stampa

È il caso della suora salesiana Luigina Traverso. Ora spetta al vescovo di Casale Monferrato pronunciarsi

Andrea Tornielli
Città del Vaticano

ec7ec3a85e

La missiva proveniente da Lourdes è stata spedita il 10 febbraio 2012, vigilia del 154° anniversario della prima apparizione a Bernadette Soubirous. Jacques Terrier, vescovo ormai dimissionario della diocesi dei Pirenei divenuta meta di pellegrinaggi da ogni parte del mondo, ha scritto al vescovo di Casale Monferrato Alceste Catella, comunicandogli che il «Bureau Medical» di Lourdes - il comitato medico internazionale chiamato a esaminare e a pronunciarsi sulle presunte guarigioni avvenute dopo la visita al santuario mariano – ha riconosciuto come inspiegabile allo stato attuale delle conoscenze scientifiche «la guarigione di suor Luigina Traverso».

L’iter scientifico relativo al caso della religiosa salesiana che lavora come economa presso l’Istituto San Giuseppe di San Salvatore Monferrato è dunque concluso, spetta ora al vescovo Catella dare la sua interpretazione ed eventualmente proclamare la guarigione miracolosa. Suor Luigina Traverso, è nata a Novi Ligure nel 1934. Nel luglio 1965, informa un comunicato del presidente casalese dell’Oftal (associazione che accompagna i malati nei pellegrinaggi a Lourdes), la religiosa aveva partecipato «al pellegrinaggio Oftal di Tortona, gravemente ammalata di “lombatosciatica paralizzante in meningocele”».

Era in barella, non camminava da tempo, aveva subito moltissime operazioni senza alcun esito positivo. «Poco prima della partenza aveva subito un controllo medico in cui si rilevava “Paziente in condizioni generali sofferenti, pallida, ipotesa: cicatrice chirurgica fresca ed asciutta, dolente alla pressione… rigidità e contrattura del tratto lombo-sacrale della colonna. Mobilità del piede ridotta per paresi dei muscoli tibiale anteriore, estensore dell’alluce, estensore comune delle dita. Ipoefficienza del tricipite surale e del tibiale posteriore. Peroni inerti, decubito prono obbligato”».

Suor Luigina va dunque pellegrina a Lourdes, e con fede si immerge nelle piscine di del santuario. Poi il 23 luglio, durante la processione eucaristica la religiosa salesiana riferisce alle accompagnatrici che erano con lei di aver sentito al passaggio del celebrante con l’ostia consacrata «un forte calore penetrare nel suo corpo e la voglia di mettersi in piedi». La suora si sente meglio e nota «l’improvvisa ripresa della motilità del piede e la scomparsa del dolore». Riportata nella propria camera, alla presenza del  responsabile del pellegrinaggio, il dottor Danilo Cebrelli e del delegato vescovile monsignor Lorenzo Ferrarazzo, si mette seduta sul letto.


«La religiosa chiede di poter ricevere la benedizione da parte di Ferrarazzo, che replica in modo esplicito: “Suor Luigina, se vuol ricevere la benedizione, si alzi e venga mettersi in ginocchio a pregare”. Suor Luigina prontamente ubbidisce, scende dal letto e si inginocchia».
Al ritorno del pellegrinaggio, la suora è guarita e il 27 luglio del 1965, il professor Claudio Rinaldi attesta: «Buone condizioni generali, rachide in asse, indolente, cicatrice chirurgica indolente, assenza di contrattura muscolare e rigidità segmentaria. Arti inferiori completamente mobili con forza pari e simmetrica, anche i fini movimenti di estensione separata dell’ alluce delle dita erano possibili. Lasègue negativo, riflessi patellari pronti, achilleo dx pronto, sx assente. Sensibilità normale». Nell’agosto 1965 ricompare anche il riflesso achilleo sinistro. Da allora suor Luigina non ha più accusato alcuna manifestazione della patologia che l’aveva resa invalida.

Nel luglio 2010, molti anni dopo dall’apertura della pratica, in occasione del pellegrinaggio Oftal di Tortona, il caso di suor Luigina Traverso è stato nuovamente presentato e valutato dal Bureau Medical ed è stato espresso giudizio unanime di «guarigione completa e permanente». Il vescovo di Casale Monferrato, alla domanda se dunque si tratti di un miracolo, ha risposto: «Questo non possiamo ancora affermarlo perché è solo competenza della Chiesa certificarlo; abbiamo però qui la base scientifica inoppugnabile per poter giungere a tale certezza. 


È gioia grande poter fare questa comunicazione e mi offre l’occasione per rinnovare il mio caldo invito a partecipare numerosi al pellegrinaggio diocesano: andare a Lourdes per dire un “grazie” a Maria, Madre sempre attenta alla supplica dei suoi figli».
«La nostra Associazione Oftal e la nostra diocesi di Casale Monferrato – afferma nel comunicato il presidente diocesano Alberto Busto – sono di nuovo guardate amorevolmente da Maria, dopo la guarigione straordinaria accaduta il 2 giugno 1950 al casalese Evasio Ganora, riconosciuto poi dalla Chiesa solennemente come miracolo nel 1955. I numeri parlano finora di sei miracoli riconosciuti, accaduti a Lourdes a italiani.

La forza di venti uomini con il robot da indossare

La Stampa

Il Body Extender è stato finanziato dal ministero della Difesa




“Lavora con la forza di venti braccia!” prometteva la pubblicità televisiva di una macchina per fare la pasta in casa, ma il paradosso ora è una realtà, ognuno potrà avere la forza di venti uomini, ammesso che gli sia possibile indossare il primo esoscheletro per la servo amplificazione di forza. L’apparato, realizzato in Italia, finora  era stato visto solamente nei film fantascientifici, ma il prototipo è apparso in un'immagine senza data diffusa solo ieri (fonte Ansa). Sembrerebbe essere il più complesso sistema robotico indossabile fin' ora costruito, è stato sviluppato dalla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa ed è finanziato dal ministero della Difesa. La sua prima applicazione sarà sicuramente in ambito militare, ma potrà essere utilissimo anche per operazioni di protezione civile particolarmente impegnative. Il "body extender" italiano è costituito da un corpo centrale a cui sono collegati 4 arti robotici (2 braccia e 2 gambe), caratterizzato da capacità di movimento paragonabili a quelle del corpo umano.

E’ in pratica una protesi totale che costituisce uno scheletro cibernetico che può essere indossato, l’apparato fornisce una sorta di muscolatura artificiale che potenzia le capacità del fisico dell’ umano a lui collegato di ben venti volte. Un apparecchio simile, anche se  più mastodontico, era usato nel film “Avatar” di Cameron dal perfido colonnello Miles Quaritch, il capo della sicurezza della compagnia interplanetaria terrestre che accupava nel 2154 il pianeta Pandora, anche se, nella battaglia finale lo abbattono comunque le frecce avvelenate della regina dei Na'vi. Sempre Cameron però aveva preconizzato un esoscheletro molto simile al Body Extender italiano nel suo precedente “Aliens scontro finale”. In questo caso siamo nel 2179, l’eroina principale Ripley per farla finita in modo radicale con il bavoso mostro alieno entra in un esoscheletro da carico industriale, dotato anche di lanciafiamme.

Infine è impossibile non ricordare che tutta la mitologia dei robot giapponesi, indimenticabili protagonisti delle serie di anime degli anni70, era basata sull’ esasperazione del concetto di esoscheletro. L’idea base di tutte le filiazioni fantastiche di quell’epopea, da Mazinga Z in poi, era quella di ragazzi alla guida d’immensi simulacri robotici che si muovevano in combattimento come metafora meccanica del loro pilota. La novità che rende unico al mondo il dispositivo messo a punto dai ricercatori pisani è rappresentata dall'elevato numero di gradi di libertà (ben 22) consentiti all'operatore.  Ogni grado di libertà è dotato di un sensore di posizione angolare controllato in modo indipendente dagli altri, attraverso un motore elettrico dedicato. Chi lo utilizza  può compiere passi avanti, indietro e laterali, roteare sul posto, accovacciarsi, salire e scendere gradini. Inoltre, utilizzando entrambe le braccia robotiche, si possono sollevare e sostenere carichi fino a 100 chilogrammi, anche per lunghi intervalli di tempo. L' esoscheletro made in Italy ha inoltre dei sensori di forza, collocati in corrispondenza dei punti di contatto con il corpo dell'operatore, questi permettono all' apparato di "capire" le intenzioni di movimento.




Supertelecamere e pallone col microchip Computer in campo contro i gol fantasma

Il Mattino

ROMA - L' "Occhio di falco" e il pallone col microchip: eccole le ultime due carte rimaste nel mazzo della Fifa per scacciare il gol fantasma, autentica spina nel fianco della classe arbitrale ancora al centro delle polemiche in Serie A dopo l'ennesimo episodio da dimenticare. Quello della svista imperdonabile del guardalinee del big-match Milan-Juventus che non ha visto, e quindi ingiustamente non ha fatto convalidare, la rete di Muntari del possibile 2-0. Ultima gaffe firmata dalle giacchette nere che hanno condizionato tante partite importanti, al punto che il governo del calcio internazionale è impegnato a trovare una soluzione per eliminare queste sviste.

E così, l'International Board della Fifa (Ifab-organo che discute e decide le Regole del Gioco), riunito oggi a Londra, ha deciso di puntare su due tecnologie: quella Made in England chiamata Hawk-Eye ("occhio di falco", usato già abbondantemente nel tennis ) basato sull'uso di telecamere; e quella ideata dalla tedesca GoalRef che utilizza un pallone con microchip e sfrutta i campi magnetici. Due rimedi per eliminare la "piaga" del gol fantasma ammessi ai test finali Fifa, in base ai quali sarà presa una decisione definitiva sull'eventuale adozione o meno, il 2 luglio a Kiev, in occasione di una sessione speciale, all'indomani della finale degli Europei.

«Questo è un importante passo avanti per noi, ma è importante condurre i test - le parole del segretario generale della Football Association, Alex Horne - il sistema che si sceglierà dovrà essere preciso, altrimenti non avrebbe senso». Altri sei sistemi al vaglio della Fifa sono stati invece scartati dopo una serie di esperimenti condotti in Svizzera. Tra questi anche quello Made in Italy denominato "Gol line technology" e sperimentato allo stadio Friuli dall'Udinese con il Cnr di Bari.

I delegati Fifa erano arrivati a Udine ai primi di novembre e la prima impressione sull'esperimento sembrava positiva, ma oggi è arrivata la doccia fredda, anche se notizie ufficiali i tecnici dell'Istituto sui sistemi intelligenti per l'automazione che hanno brevettato il sistema finora non ne hanno. «Aspettiamo di conoscere nel dettaglio - spiega il referente Arcangelo Distante - la valutazione che è stata data al nostro sistema. In base a quello decideremo insieme alla Figc cosa fare».


Sabato 03 Marzo
2012 - 21:21    Ultimo aggiornamento: 21:25



Powered by ScribeFire.

Animali da ricerca, l’Italia discute

La Stampa
La zampa.it

E le proteste degli attivisti bloccano l’arrivo di 900 macachi destinati alla sperimentazione




SARA RICOTTA VOZA
milano

Aentrare nel sito della Harlan, la multinazionale americana che - come si legge - fornisce «prodotti e servizi» finalizzati «alla cura umana e all’uso di animali da ricerca» qualcuno scoprirà forse per la prima volta che cosa è in concreto una parte della ricerca medica di base. Cliccando su «prezzi e promozioni» si vede un topino bianco che esce da una tazza, cliccando su «prodotti e servizi» se ne trova uno bruno. La sperimentazione «in vivo», cioè su animali, è prevista e regolata dalla legge italiana e una direttiva europea del 2010 intende uniformare la situazione in tutta Europa. Niente di irregolare, dunque, se non fosse che la notizia dell’arrivo alla sede italiana della Harlan - a Corrazzana, neoprovincia di Monza e Brianza - di un maxicarico di 900 macachi destinati alla sperimentazione ha convinto non solo quasi tutte le associazioni animaliste, ma anche molti cittadini e alcuni esponenti politici che sia ora di rimettere in discussione la ricerca su animali vivi in Italia, promuovendo sistemi «alternativi».

La vicenda è scoppiata a fine febbraio quando una prima «tranche» di macachi è effettivamente arrivata dalla Cina a Fiumicino e da lì in Brianza (sarebbero 104). Sono cominciati i presidi davanti alla sede della Harlan da parte delle associazioni di difesa degli animali e le prese di posizione dei politici. Fabio Granata (Fli) e Maria Vittoria Brambilla (Pdl) hanno presentato interrogazioni parlamentari al ministro della salute Balduzzi, che ha mandato Nas e Carabinieri a ispezionare lo stabilimento, risultato poi conforme alle disposizioni normative.

Ma la Brambilla, da ex ministro del Turismo è diventata anche la prima interlocutrice del presidente della Harlan David Broker, volato a Corrazzana da Indianapolis dopo pochi giorni dallo scoppio del caso. L’ex ministra lo ha incontrato e gli ha chiesto di «poter ritirare le 104 scimmie già arrivate per salvare loro la vita». Per le altre centinaia che avrebbero dovuto completare il carico «questa garanzia mi è già stata data». Ha chiesto anche di far entrare telecamere e giornalisti per documentare come vengono trattati gli animali, ma su questo l’azienda si sarebbe presa due settimane di tempo per rispondere.

Non tutti però si fidano delle rassicurazioni ufficiali: ieri per tutto il giorno associazioni e cittadini hanno presidiato pacificamente la sede della Harlan. Nella vicenda ha anche un ruolo il governatore Roberto Formigoni, cui cinque sigle pro-animali (Enpa, Lav, Leidaa, Lndc, Oipa) chiedono di dare «rapida attuazione alla proposta di legge da lui presentata e che prevede il divieto di allevamento di cani, gatti e primati destinati alla vivisezione sul territorio lombardo».

Oltre ai macachi della Brianza, infatti, da tempo è sotto i riflettori un allevamento di beagle - sempre a fini di sperimentazione - in provincia di Brescia. E il mondo scientifico e delle associazioni dei malati? L’oncologo Umberto Veronesi ha dichiarato che «non c’è ragione al mondo per cui si debbano sacrificare dei primati, che sono nostri fratelli e sorelle». Mentre Maria Antonietta Coscioni, deputata radicale e presidente dell’Associazione Luca Coscioni invita a non fare «confusione, equiparando sperimentazione scientifica a vivisezione». In serata si schiera anche il senatore Carlo Giovanardi: «Sarebbe interessante avere anche l’opinione delle associazioni dei malati e di chi ha un familiare che può avere speranza di guarigione solo attraverso i progressi della ricerca».



Powered by ScribeFire.