martedì 3 gennaio 2012

Stracquadanio su Equitalia: «Metodi mafiosi»

Corriere della sera

Il parlamentare pdl a Radio 24
 

Equitalia è un pezzo di Stato controllato da Agenzia delle entrate e Inps, non un ente di riscossione privata



I silenzi allarmanti della politica su una vera campagna terroristica


di  DARIO DI VICO



Gli inquirenti hanno dichiarato di essere a buon punto e c'è solo da sperarlo. Perché la catena di attentati che ha come obiettivo gli uomini e le sedi di Equitalia si sta configurando come un vera e propria campagna terroristica. Che può avere un solo obiettivo: intimidire e disarticolare uno dei principali strumenti di lotta all'evasione di cui dispone lo Stato italiano.

Sì, perché è proprio il caso di ricordarlo: Equitalia non è un'agenzia privata incaricata della riscossione ma è un «pezzo» della Repubblica italiana, giuridicamente controllato al 51% dall'Agenzia delle entrate e al 49% dall'Inps. Nasce a metà degli anni 2000 per ripubblicizzare un sistema di riscossione largamente inefficiente e chi ha scelto di bombardarla si è messo scientemente contro lo Stato e la legalità. Niente di più niente di meno della criminalità organizzata. Della camorra, della mafia e della 'ndrangheta.

 
La cosa singolare - e a suo modo preoccupante - è però un'altra: la solitudine nella quale sono stati lasciati in queste settimane gli uomini di Equitalia, come se combattessero una loro «guerra privata» e non fosse invece in discussione un pezzo di legalità repubblicana. Ci saremmo aspettati da parte delle forze politiche e delle parti sociali un clima di sostegno, manifestazioni di solidarietà (simbolica) nei territori, una perentoria presa di distanza dalle bande armate.
 
Niente di tutto ciò è accaduto o comunque assai poco. Con il risultato che il campo è stato occupato nelle ultime settimane da messaggi ambigui e contraddittori che spesso hanno finito per presentare gli attentatori come dei moderni Robin Hood amici della piccola impresa. Il resto lo ha fatto Beppe Grillo che ha invitato gli italiani a comprendere le ragioni degli attentatori e ha chiesto al presidente del Consiglio Mario Monti di chiudere Equitalia. Se dovessimo dar retta a Grillo la Repubblica italiana conseguirebbe in un colpo solo due splendidi risultati: a) decretare il successo delle forze eversive; b) depotenziare la lotta all'evasione fiscale.
 
Sostenere in questo delicato momento Equitalia vuol dire essere totalmente d'accordo sulla normativa e sui metodi impiegati per la riscossione coattiva? Certo che no, siamo una società aperta e non dobbiamo avere nessun timore di discutere il merito e magari dividerci nel giudizio. Con il passaggio dalle banche ad Equitalia la riscossione cosiddetta «coattiva» è passata dal 3 al 10% e quest'incremento si è accompagnato all'emergere di tensioni. Le organizzazioni dei Piccoli sostengono che la normativa oggi è squilibrata (a favore dell'Agenzia delle entrate e a scapito del contribuente) e che serve un ripensamento complessivo.
 
Il rischio maggiore è che l'azione di riscossione si indirizzi solo sui beni visibili di artigiani e commercianti e lasci invece sostanzialmente intatti gli interessi di chi porta capitali all'estero o si nasconde dietro dei trust. Il sistema oggi appare, ancora una volta, forte con i deboli e debole con i forti. E lo dimostrerebbero alcune metodologie applicate da Equitalia, come le aste al ribasso e il sequestro dei beni di produzione, che sono fieramente contestate dagli operatori economici morosi.
 
Il governo Monti sembra aver preso coscienza delle contraddizioni presenti nelle norme, oltre che della delicata situazione che stanno vivendo i Piccoli, e nella recente manovra ha adottato due misure che vanno giudicate con favore, l'allungamento della rateizzazione dei ruoli e la normalizzazione dei costi della riscossione. Ma è solo un passo e per orientare i successivi non c'è niente di meglio di una discussione pubblica sui metodi e gli obiettivi della lotta all'evasione fiscale. Una democrazia matura non teme i conflitti sociali ma sa che prima di tutto deve mettere a tacere i terroristi.
 
3 gennaio 2012 | 16:22

Calze sexy e lacrime d'amore: ecco i doni della Befana 2012

Corriere del Mezzogiorno

Da Gay-Odin a Dolce idea, immancabili i soldoni di cioccolato, a latte o fondente, e il carbone commestibile


NAPOLI - Porterà anche tutte le feste via, ma di certo la Befana non arriva a mani vuote. Come da tradizione le calze della Befana sono stracolme di dolciumi, cioccolato di ogni tipo, caramelle e zuccherini. Ma che siate stati buoni o cattivi, in ogni calza che si rispetti non può mancare la giusta dose di carbone, meglio se commestibile, magari da sciogliere nel the, come suggerito da Marisa del Vecchio, titolare della storica cioccolateria napoletana Gay-Odin.
 



SOLDONI DI CIOCCOLATO - Ma cosa non può mancare nelle calze napoletane? Di sicuro non si può fare a meno dei soldoni di cioccolato, a latte o fondente, che oltre ad essere una delizia per il palato, sono anche dei portafortuna. Immancabili dolci dell’Epifania sono le «Dolci idee» dell’omonima cioccolateria partenopea, da mettere in calza, secondo Viviana Venditti, con praline di cioccolato e baci di oro nero.
 
NOVITA' SEXY - La vera novità del 2012 è la calza sexy, a rete nera e rossa, con tanto di tacco , firmata Gay-Odin, da riempire con lacrime d’amore e le più tradizionali noci, ghiande e il tronchetto «foresta». Tutto cioccolato preparato a mano. E se si esagera? Niente paura. «Il nostro è un alimento nutracentrico – spiega Marisa del Vecchio – oltre alle capacità nutritive ha anche quelle curative, perché i prodotti primi (mandorle, nocciole e chicchi di cacao) sono tostati a legno. In questo modo, le sostanze nutrienti dei semi non sono distrutte».
 
Rachele Tarantino
03 gennaio 2012

L'assassino di Lipari incastrato dal Dna

Corriere della sera

Fermato un netturbino di 36 anni residente sull'isola i carabinieri lo sottraggono al tentativo di linciaggio




LIPARI - Sarebbe un netturbino di 36 anni l'assassino di Eufemia Biviano la pensionata sessantenne uccisa la vigila di Natale a Lipari. Decisivo per le indagini l'esame del Dna che ha incastrato Roberto Cannistrà fermato martedì mattina dai carabinieri che lo hanno anche sottratto ad un tentativo di linciaggio da parte della folla. Per l'isola si tratta infatti della fine di un incubo.  «Oggi - afferma il sindaco Mariano Bruno - ci sentiamo più contenti ed esprimiamo tutta la nostra gratitudine ai carabinieri». Persino il parroco Peppino Mirabito ha avuto parole di apprezzamento per il lavoro dei carabinieri mentre la gente di Lipari ha salutato con un un lungo applauso la partenza della motovedetta con a bordo il presunto assassino.

 
LA RABBIA - Jeans, maglione blu a righe bianche, giubbotto sul capo per non farsi fotografare in mattinata Cannistrà è stato trasferito, a bordo di una motovedetta, a Milazzo. Ad attenderlo al molo un gruppo di isolani inferociti. «Bastardo, ammazzatelo, devi morire - hanno gridato- vogliamo sputargli in faccia» tanto che i carabinieri hanno faticato a tenere lontano la folla. Ora si attende la convalida del fermo da parte del Gip di Messina.
 
LE INDAGINI - Il cadavere di Eufemia Biviano era stata trovato nel garage della propria abitazione, in contrada Quattropani, ferita a morte da un fendente alla gola. Sul luogo del delitto sarebbero state trovate anche tracce biologiche che hanno portato prima a sospettare poi ad incastrare il netturbino. Anche se resta misterioso il movente. L'ipotesi più accreditata è quella di un tentativo di rapina degenerato per la reazione della vittima. Ma non si escludono altre ipotesi compresa la pista passionale.
 
Redazione online3 gennaio 2012 | 17:11

Inghilterra, resti umani nel bosco della regina

Corriere della sera

Ritrovati il primo gennaio, sarebbero di una donna. Difficili le indagini: il corpo è rimasto lì per qualche tempo




MILANO - La polizia del Norfolk sta indagando sul ritrovamento dei resti umani nel bosco della residenza reale di Sandringham, dove la famiglia reale, a partire dalla regina Elisabetta II sta trascorrendo le vacanze. Il caso è stato classificato come omicidio. L'ispettore Jes Fry ha fatto sapere che il corpo apparteneva a una donna. Le autorità stanno esaminando casi di omicidio avvenuti in tutto il Paese in cerca di eventuali collegamenti.


INDAGINE COMPLESSA - La polizia era stata avvertita poco dopo le 17 italiane di domenica da un passante il cui cane aveva trovato il corpo nei boschi di Anmer, un borgo abitato da poche decine di persone, a 4,8 chilometri da Sandringham House, residenza della famiglia reale dal 1862. La regina Elisabetta e suo marito principe Filippo passano nella tenuta una parte delle loro vacanze. «L'indagine - ha detto Fry - è appena iniziata e potrebbe essere piuttosto complessa. Il corpo era rimasto lì per qualche tempo». La polizia ha isolato l'area e sta effettuando ricerche. Dal sito ufficiale di Sandringham si apprende che la metà della residenza è in affitto. Le autorità hanno promesso di rivelare altri dettagli del ritrovamento ancora oggi.
 
Redazione Online3 gennaio 2012 | 17:39

Più di sedicimila euro al mese: il record dei parlamentari italiani

Corriere della sera

Le tabelle pubblicate dalla Commissione Giovannini. Al secondo posto i francesi con 13.500





ROMA - Più di 16 mila euro lordi al mese in tasca. Contro i 13.500 di un deputato francese, i 12.600 di uno tedesco, i poco più di 10 mila euro che guadagna un rappresentante della Camera olandese, i 9.200 di un deputato belga, gli 8.650 di un austriaco, per non parlare dei 4.630 euro che costituiscono il «misero» appannaggio di un deputato spagnolo.

Le tabelle che mettono a nudo i privilegi della politica italiana sono lì, appena pubblicate dalla Commissione Giovannini sul sito della Funzione pubblica: gli eletti del Bel Paese costano da un minimo del 20 per cento fino al 400 per cento in più rispetto ai colleghi. Dati che parlano chiaro, ma che rischiano di servire a ben poco.
 
PARLAMENTARI STRAPAGATI - Deputati e senatori italiani, insomma, si mettono in tasca il 60% in più rispetto alla media europea. Ma quella media resta pur sempre un calcolo «a spanne», come ammette la stessa Commissione, e su queste basi sarà molto difficile, anzi praticamente impossibile, far scattare la mannaia sui costi della politica italiana. La norma voluta da Giulio Tremonti e attesa dai presidenti di Camera e Senato sembrava molto semplice, stipendi parametrati alla media europea, ma in realtà rischia di rivelarsi inapplicabile.

Quell'articolo del decreto di luglio, come scrive la stessa Commissione, presenta infatti «aspetti di ambiguità e talvolta di contraddittorietà». E il gruppo di lavoro guidato dal presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, composto da esperti di chiara fama, compreso un rappresentante di Eurostat, è letteralmente impazzito per tirarne fuori qualcosa di sensato. Senza riuscirci.

UNA LEGGE SCRITTA MALE - Non solo per i tempi strettissimi che sono stati concessi alla Commissione, o perché la richiesta di una proroga è stata rifiutata da Palazzo Chigi, che ha ricordato come il termine ultimo per la consegna del lavoro sia quello del 31 marzo 2012. Alla Commissione ci sono volute intere settimane per arrivare a definire che cosa debba essere considerato nel «trattamento economico omnicomprensivo» cui fa riferimento la legge per le cariche apicali della pubblica amministrazione. Altre settimane di lavoro, confronti, discussioni, per dare un senso alla definizione, invece, del «costo» relativo al trattamento economico omnicomprensivo che la legge prescrive di calcolare per i parlamentari.

Poi c'è stato il problema dell'individuazione degli organismi «omologhi» a quelli italiani che in molti casi negli altri Paesi non ci sono (solo 16 istituzioni sulle 31 considerate dalla legge italiana perché fossero parametrate a quelle europee, hanno dei corrispondenti più o meno simili), la definizione del concetto di retribuzione (la legge italiana fa riferimento al lordo, ma come si sa a parità di retribuzione lorda le tasse e contributi fanno una differenza abissale), poi quello della ponderazione sul Pil (già, ma di quale Pil, se a prezzi correnti o a parità di potere d'acquisto la legge non lo dice), ed infine la raccolta dei dati. Spesso non ufficiali, e che sono arrivati attraverso i canali diplomatici solo a partire dal 13 dicembre scorso. Fatto sta che dopo tre mesi di riunioni a spron battuto, la Commissione Giovannini ha alzato le braccia e si è arresa.


Montecitorio
LA COMMISSIONE S'ARRENDE - Ha pubblicato il rapporto entro il 31 dicembre come prevede la legge. Ma le conclusioni sono disarmanti: «La Commissione considera i dati contenuti del tutto provvisori e di qualità insufficiente per una loro utilizzazione ai fini indicati dalla legge». Se qualcuno pensa di tagliare gli stipendi dei parlamentari e dei vertici dell'amministrazione pubblica usando questa strada, dice in sostanza la Commissione, si sbaglia di grosso. «Di fatto è stato chiesto alla Commissione di condurre in pochi mesi lo studio degli assetti istituzionali e organizzativi di sei Paesi, più l'Italia, con un dettaglio mai realizzato in letteratura e visto l'utilizzo a fini legali dei risultati, con l'esigenza di raccogliere dati di elevata qualità, inconfutabili e pienamente comparabili».

Considerati tutti i limiti, non deve stupire la conclusione del rapporto Giovannini. «Nonostante l'impegno profuso e tenendo conto dell'estrema delicatezza del compito ad essa affidato, nonché delle attese dell'opinione pubblica sui suoi risultati, la Commissione non è in condizione di effettuare il calcolo di nessuna delle medie di riferimento con l'accuratezza richiesta dalla normativa».
Abbiamo scherzato?

Può darsi. «Le difficoltà finora incontrate dovrebbero far riflettere il legislatore sull'effettiva applicabilità della norma di riferimento della quale (non a caso) non si trova alcuna analogia negli altri principali Paesi dell'Unione europea», si legge nel rapporto della Commissione. Insomma: per andare avanti servono dei correttivi alla legge, e bisognerà pensarli molto presto, perché il mandato ultimo della Commissione scadrà alla fine di marzo.
 
STIPENDI E PENSIONI D'ORO - Così, in attesa delle mitiche «medie» ci si deve così accontentare di una paio di tabelle riferite al trattamento economico e previdenziale dei deputati e dei senatori italiani ed europei, ma piene zeppe di note a margine e farcite di formulette matematiche. Oltre a questo, il rapporto della Commissione non si spinge. Non servirà a tagliare gli stipendi dei nostri parlamentari, ma se non altro offre all'opinione pubblica un paio di conferme, verificate scientificamente, e scontatissime.

Su base omogenea, quindi senza contare la spesa per i collaboratori, e dunque considerando soltanto l'assegno materialmente incassato, i parlamentari italiani sono i più pagati d'Europa. Se si considera anche il contributo per portaborse e uffici stampa gli italiani sono battuti solo dai francesi, ma con una differenza fondamentale. In Italia i contributi per i collaboratori (3.690 euro per i deputati, 4.180 per i senatori) sono erogati formalmente ai gruppi politici di appartenenza, sotto la voce spese di rappresentanza, ma poi da questi vengono girati ai rispettivi titolari.

Molto più semplicemente in Francia c'è una linea di credito offerta dal Parlamento per pagare i collaboratori, che se non viene utilizzata, deve essere restituita. Mentre in quasi tutti gli altri Paesi, spesso, il collaboratore del deputato o del senatore è già un dipendente stipendiato dell'istituzione di appartenenza.

Anche sul trattamento previdenziale dei nostri parlamentari c'era qualche vago sospetto, che la Commissione Giovannini puntualmente conferma. Almeno fino al 31 dicembre scorso, quando è scattato il meccanismo del contributivo pro rata, gli italiani primeggiavano in Europa. Dopo cinque anni di mandato il vitalizio maturato era di 2.486 euro al mese, in Francia di 780 euro. Tre volte di meno. Maturato, per giunta, con una contribuzione previdenziale superiore: oltre il 10% dello stipendio contro l'8,6% versato dai parlamentari italiani.
 
Mario Sensini3 gennaio 2012 | 17:55

Gli assorbenti che fanno infuriare la comunità transgender

Corriere della sera

Spot con gara di «femminilità» tra una bionda e una drag queen, scatta la protesta: «Disgustati e offesi»




MILANO - La pubblicità degli assorbenti australiani Libra fa arrabbiare la comunità trans neozelandese. In tv è stato trasmesso per poche ore, ma era già bastata la pubblicazione su Facebook dell’anteprima lo scorso 21 dicembre per scatenare le forti proteste delle associazioni che difendono i diritti delle transgender. La réclame che intende promuovere con ironia gli assorbenti Libra è stata giudicata fortemente offensiva e «chiaramente transfobica» e dopo innumerevoli polemiche è stata ritirata dalla società australiana.
 
LE IMMAGINI - L'anteprima dello spot che dura poco più di trenta secondi è ambientata in un bagno femminile di una discoteca. Una ragazza bionda e una drag queen si dirigono contemporaneamente verso le specchio per truccarsi. Inizia una sorta di gara di bellezza e soprattutto di femminilità. Prima le due rivali coprono le ciglia dei loro occhi con il mascara.
Poi armate di rossetto abbelliscono le loro labbra. Infine in segno di sfida la drag queen mostra quanto il suo seno sia più prorompente rispetto a quella della giovane bionda. Sembra che la gara sia irrimediabilmente perduta per la ragazza che però ha il colpo di genio: estrae dalla sua borsetta un pacco di assorbenti che naturalmente mancano alla drag queen. Quest'ultima, indispettita, lascia sconfitta il bagno. Sullo schermo compare lo slogan: "Libra gets girls" (Libra ti rende donna).

 
POLEMICHE - Cherise Witehira, presidente di un'associazione transgender neozelandese definisce lo spot «chiaramente transfobico» e spiega: «La pubblicità è offensiva perché dice chiaramente che l'unico modo per essere donna è avere le mestruazioni. Inoltre veicola il luogo comune secondo cui le transgender non siano persone normali». Dello stesso avviso Sally Goldner, a capo di un'omologa associazione australiana che boccia senza appello lo spot: «È chiaro che ci suggerisce che una transgender non è una donna».

La Goldner afferma che la réclame non solo offende la categoria di persone che lei rappresenta, ma anche «tutte quelle donne che non possono avere il ciclo». Anche su Facebook si è sollevata la protesta: «Non penso di essere mai stata così disgustata e offesa da uno spot che promuove assorbenti (a dire il vero, molti di questi sono terribili) - scrive l'utente Bex Alphabet - Libra si deve vergognare. Sarò felice di non comprare i vostri prodotti".
 
RITIRO - Dopo alcuni giorni l'azienda ha fatto un passo indietro e in un comunicato, dopo aver chiesto scusa, ha spiegato di aver ritirato lo spot. Non è la prima volta che una pubblicità in cui compaiono transgender scatena grandi polemiche. Nel 2006 fu la volta di una réclame della Opel che mostrava una transgender mentre dichiarava al suo dottore di essere pentita di aver accettato di fare l'operazione per cambiare sesso: «Solo Opel - dichiarava il claim pubblicitario - ti permette un test di prova di tre giorni». Anche in quel caso lo spot fu immediatamente ritirato dopo le proteste della comunità transgender.
 
Francesco Tortora3 gennaio 2012 | 14:56

Trovato il corpo del Rambo di Seattle

Corriere della sera

L'uomo, veterano dell'Iraq, aveva freddato una ranger


MILANO - La polizia ha trovato il corpo senza vita del 24enne Benjamin Colton Barnes, già ribattezzato dai media locali come un «nuovo Rambo». L'uomo ha ucciso una ranger di 34 anni nel parco naturale di Mount Rainier nello Stato di Washington ed era un reduce dell'Iraq.
 

 
IN UN FOSSATO - Il ritrovamento è stato il risultato di una caccia durata tutto il giorno in uno dei parchi più belli del nordovest degli Stati Uniti, il Mount Rainier National Park - a 130 chilometri da Seattle, nello Stato di Washington. A seminare il terrore in questo luogo frequentato dai turisti è stato un veterano della guerra in Iraq che, dopo aver forzato un posto di blocco, ha sparato ed ucciso una ranger, Margaret Anderson, madre di due bambine piccole, dandosi poi alla fuga nella neve e nascondendosi nel bosco portando con sé più di un'arma da fuoco.

La sua corsa però è finita in un fossato tra gli alberi. Resta ancora da chiarire la causa della sua morte, anche se il medico legale ha parlato di assideramento. La polizia già da stamattina aveva invitato tutti gli ospiti del parco a non muoversi dagli ostelli e dai rifugi della zona, e oltre cento persone erano rimaste per ore bloccate all'interno della riserva naturale. I turisti e le persone che lavorano nel parco erano stati poi poco alla volta evacuati, mentre le ricerche dell'omicida continuavano senza sosta.

 
REDUCE DI GUERRA - L'omicida era abituato a resistere anche in condizioni estreme, ha spiegato la polizia. Ma non solo. Era già ricercato per alcuni episodi di violenza, l'ultimo una sparatoria avvenuta nella notte di Capodanno a Skyway, vicino a Seattle, nel corso della quale quattro persone erano rimaste ferite. I conoscenti raccontano come il giovane non si fosse mai ripreso dalla esperienza di guerra in Iraq dove ha prestato servizio dal 2007 al 2008.
 
Redazione Online3 gennaio 2012 | 13:11

Samsung contro Apple, "clonata" pure la bimba degli spot

Corriere della sera

Battaglie in tribunale e a colpi di spot tra i due colossi. Provocazione dei coreani: stessa protagonista
Ottolina



Maratona di New York, correre costa di più L'iscrizione alla gara aumenta del 39%

Corriere della sera

Sale a 347 (da 281) il costo per i runner stranieri




MILANO - La crisi si fa sentire anche sugli amanti della corsa. Correre la maratona di New York, l'evento podistico più atteso e seguito del mondo, quest'anno costerà salato, fino al 39% in più rispetto all'anno passato.

Il costo base per prendere il via assieme agli oltre 40 mila che in media ogni anno si mettono in fila a due passi dal ponte di Verrazano-Narrows è di 216 dollari a fronte dei 156 dollari dello scorso anno, ma solo per i membri del New York Road Runners.
Per i residenti negli Stati Uniti non membri del New York Road Runner l'iscrizione salirà a 255 dollari, contro i 196 dollari del 2011. Per gli stranieri che saranno accettati alla maratona il prezzo di iscrizione sarà di 347 dollari, contro i 281 dollari del 2011.

 
I MOTIVI DEL RINCARO - L'aumento dei prezzi è legato alle richieste più onerose del New York Police Department, che, per recuperare i costi di straordinari e uomini dispiegati per la città per garantire la sicurezza dell'evento, ha chiesto una cifra maggiore agli organizzatori. Lo riporta il New York Times.

Per compensare l'aumento dei costi, gli organizzatori della maratona, il New York Road Runners, prevedono di ingrandirla accettando un maggior numero di iscrizioni e di raddoppiare la taglia della «mezza maratona», che si corre in marzo, a 15.000 partecipanti, il doppio del 2010.
Le iscrizioni per la maratona si sono aperte lunedì, con il New York Road Runners che ha iniziato ad accettare le domande per la lotteria che consentirà di gareggiare gratuitamente. Le richieste sono state subito elevate: 17.500 nelle prime cinque ore.
 
Redazione Online3 gennaio 2012 | 14:34

Addio allo spadaccino di Hollywood

Corriere della sera

Morto ad 89 anni a Londra Bob Anderson: insegno a tirare di scherma a tutti i più grandi divi del cinema


MILANO - Lo potremmo chiamare semplicemente lo spadaccino di Hollywood. E non solo perché ha insegnato a tirare di scherma a tutti i grandi attori dei film d'azione da Errol Flynn in avanti. Ma soprattutto perché si devono a lui nelle parti di stunt man alcuni dei più grandi duelli della storia del cinema. Ci ha lasciati ad 89 anni Bob Anderson, un nome che non dice nulla se non agli addetti ai lavori, ma che milioni di persone hanno visto in azione come stunt man.
 



LA VITA - Tutti ricordano la prima volta che Dart Fener, il cattivo di Guerre Stellari, sfoderò la sua spada laser rossa incrociandola con quella blu di Obi-Wan Kenobi. Pochi però sanno che sotto la maschera nera di Anakin Skywalker nella trilogia originaria c'era lui, Bob Anderson. Ex campione olimpico britannico (partecipò ai Giochi Olimpici del 1952) Anderson, è deceduto a Londra, aveva insegnato le arti del combattimento agli interpreti di Guerre Stellari e del Signore degli Anelli, opera nella quale aveva dato uno stile di combattimento diverso a ciascuna delle razze presenti nella saga di Tolkien. Particolare e rimasto oscuro a lungo il suo apporto per la trilogia originaria di Star Wars. Tutti sanno che la parte di Fener era stata di David Prowse e la voce sotto la maschera era quella di James Earl Jones.
 
Bob AndersonBob Anderson
 
Ma praticamente nessuno sapeva che fu Anderson a combattere in gran parte dei duelli, fino a quando Mark Hamill, l'attore che ha dato il volto a Luke Skywalker, non lo rivelò in una intervista del 1983. Lo spadaccino di Hollywood lavorò anche in vari film di James Bond, in Highlander, alcuni film di Zorro ed il primo Pirati dei Caraibi. Era così bravo e così importante era stato il suo contributo per il cinema che il regista e scrittore Daniel McNicoll gli aveva dedicato una parte importante di un celebre documentario «Reclaming the blade».
 
Redazione Online2 gennaio 2012 (modifica il 3 gennaio 2012)

Il cavallo rapito e seviziato dai clan dopo due anni torna in gara e vince

Corriere del Mezzogiorno

Iglesias venne rapito a Napoli. Ora torna al trionfo dopo un lunghissimo calvario. Salvato da un frate


 
NAPOLI - Che San Francesco avesse un feeling speciale con gli animali lo sanno tutti. Ma che riuscisse a fare miracoli anche in pista (ottocento anni dopo) e far vincere, anzi stravincere, un cavallo dato per finito, rapito e seviziato dalla camorra e poi infortunato, non lo avrebbe sospettato nessuno. Esagerazioni da animalisti blasfemi? Affatto. Che in questa risurrezione equina ci sia lo spirito del patrono d'Italia lo dice pure il padre francescano Danilo Reverberi. Forse non sarà un dottore della Chiesa, il frate, ma dell'ippica sa tutto e di quel cavallino perduto, al secolo Iglesias, conosce ogni trotto.
 
«Un miracolo? Un grande miracolo! Tutti ad Assisi sappiamo chedietro la vittoria di Iglesias c'è San Francesco», conferma padre Danilo con il sorriso di chi ha quasi ricevuto una grazia. «È una stella che si è riaccesa in questo Natale — racconta — prima, tremolante, con una vittoriuccia il 4 dicembre, incoraggiante certo, ma non decisiva. E poi con la luce immensa del 29 dicembre quando all'ippodromo di Montegiorgio, nelle Marche, il cavallo ha staccato tutti con un tempo (1'13''8) da campioni».




Una storia incredibile, quella del «cavallo di San Francesco», arrivata nel mezzo della più grande crisi dell'ippica italiana, con ippodromi chiusi per scioperi e puledri di belle speranze che rischiano persino di finire al macello. Forse è la stella cometa del dio dei cavalli per dire agli umani «seguitemi e aiutate l'ippica, rendetela più trasparente e onesta, però salvatela».

Proprio come è successo a Iglesias, sette anni suonati, nato il 21 aprile del 2004 nell'allevamento di Sergio Carfagna, oggi anche ristoratore, sotto la basilica di San Francesco. Solo quel luogo, così straordinario, bastava a dare al cavallino un blasone mica male. La benedizione di padre Danilo, ex bancario milanese folgorato dal saio e dall'ippica, ha fatto il resto. E lui, Iglesias, ha iniziato a volare.

«Che era un campione me ne sono accorto subito — racconta Carfagna —. Lo avevo mandato a farsi le ossa a Montecatini da uno dei migliori allevatori al mondo. Di lui dicevano che era il nuovo Varenne e alla vigilia di Gran Premio di Roma, la gara che tutti vorrebbero vincere, era il favorito». Arriva la scalogna. A due giorni dalla corsa Iglesias si infortuna. Si decide di mandarlo in cura in un centro vicino a Napoli.
 
Ma qui, siamo a fine marzo 2009, accade il fattaccio: l'animale viene rapito, forse dalla Camorra. «Ricevo telefonate anonime che mi chiedono 200 mila euro di riscatto — ricorda l'allevatore Sergio Carfagna —. Io non cedo e spero. Lo rilasciano il 3 giugno». Iglesias è l'ombra di se stesso: pelle e ossa, barcolla, è nervoso. Sergio chiama padre Danilo e insieme corrono a riprenderlo. Quando lo vedono in quelle condizioni si commuovono.

Padre Danilo si avvicina e l'avvertono di stare attento perché il cavallo sembra impazzito, scalcia e dà morsi. «E invece mi riconosce subito — racconta il frate — e si inchina con la testa, si fa coccolare. Non la dimenticherà mai quella scena». Fine dell'incubo? No, inizio di un lungo calvario. All'inizio Iglesias sembra rispondere bene alle cure, poi si infortuna di nuovo. Dopo le cure si decide di mandarlo in pensione, farà lo stallone, riproduzione. Eppure Sergio e padre Danilo sono convinti che ci possa essere un'altra vita per il «piccolo Varenne».
 
Tornano gli allenamenti. E le benedizioni. È così grande l'attaccamento di Carfagna, che la provincia di Perugia gli assegna il premio «Un animale per amico». «Non ci sono parole per descrivere l'attaccamento di Sergio al suo cavallo — spiega Marco Vinicio Guasticchi, presidente della provincia —. Siamo convinti che il cavallo può tornare grande». Il sogno si avvera giovedì 29 dicembre a Montegiorgio. Una resurrezione. Davanti a un pubblico incredulo il trottatore insicuro e impaurito si trasforma e torna il piccolo Varenne. Ora ad Assisi dicono che se il cavallo di San Francesco è tornato grande anche l'ippica può guarire. Ma forse ci vuole un altro miracolo.

 
Marco Gasperetti
03 gennaio 2012