domenica 1 gennaio 2012

Israele: Bambini in piazza con la stella di David

Corriere della sera

Casacche e scritte «ebreo» sul petto. È l'ultimo capitolo del conflitto tra ultraortodossi e maggioranza moderata o laica




GERUSALEMME – Sono riapparse le uniformi dei lager, a Gerusalemme. Nel quartiere ultraortodosso di Mea Sharim, la sera dell’ultimo dell’anno, la polizia è stata ricevuta da un migliaio di manifestanti, alcuni dei quali indossavano provocatoriamente le famigerate casacche a righe, come relativo copricapo, le stelle gialle di Davide, le scritte “ebreo”, in tedesco, cucite sul petto. Non ci sono stati incidenti gravi, ma le raggelanti immagini aspettavano questa mattina i lettori israeliani in edicola e su internet. È l’ultimo capitolo del recente conflitto che divide il paese tra la minoranza ultraortodossa ed estremista dalla maggioranza, religiosa tradizionalista, moderata o del tutto laica.

DIVISE - Gli ultraortodossi si sentono vittime di una persecuzione da parte del resto della società, nonostante il loro partito, Shas, sia rappresentato nel governo. Così in pochi giorni sono state confezionate le riedizioni delle divise imposte dai nazisti agli ebrei nei campi di concentramento, durante la seconda guerra mondiale; e anche i bambini si sono presentati con il terrificante abbigliamento in Kikar Hashabbat, la piazza di Shabat, alla manifestazione indetta, originariamente, contro l’incarcerazione per vandalismo di un “haredi”, un ultraortodosso. Furibonda la reazione di Tzipi Livni, leader dell’opposizione su Facebook: “Apporre stemmi gialli sui bambini è una grossa offesa alla memoria dell’Olocausto” ha lasciato scritto nel suo profilo.


DONNE AL LIMITE - Anche nel dibattito in corso sulla segregazione femminile negli ambienti ultraortodossi, «ci sono linee che non si possono superare» ha precisato la Livni. E il laburista Ehud Barak si è dichiarato “allucinato e scioccato” dalle immagini dei bambini con gli orrendi simboli della persecuzione nazista.

Il ministro degli Interni, Eli Yishai, del partito di Shas, ha condannato i recenti episodi di violenza, l’uso dei simboli dell’Olocausto e il fanatismo, sottolineando che appartiene a minoranze; ma ha aggiunto che gli “haredim”, la cui comunità appartiene, sono esasperati dalle «critiche selvagge». Tutto è cominciato una decina di giorni fa, a Bet Shemesh, cittadina a ovest di Gerusalemme, dove una bambina di 7 anni è stata investita di sputi e insulti da un gruppo di zeloti ortodossi, scandalizzati dal suo abbigliamento “immodesto”. In difesa della ragazzina sono scesi in campo governo, opposizione e buona parte dell’opinione pubblica israeliana.
 
REGOLE - Ma altri incidenti sono accaduti nei giorni successivi quando una soldatessa, come altre israeliane in altre occasioni, non ha rispettato la regola religiosa (contraria alla legge statale) che impone alle donne di sedersi tutte nelle file posteriori, ben separate dagli uomini, sugli autobus delle linee cosiddette “mehadrin”, utilizzate soprattutto dagli ultraortodossi.

La soldatessa è stata insultata e chiamata “prostituta” da un 45enne studente di teologia, padre di 12 figli; la polizia è intervenuta e l’uomo è agli arresti domiciliari fino al 10 gennaio. Ma nei quartieri più osservanti, dove i rabbini più estremisti appoggiano la divisione dei marciapiedi tra maschili e femminili e dove maniche e gonne lunghe sono imperativi per le donne, è esplosa la protesta in difesa delle abitudini e dai veti dettati dall’interpretazione più radicale della legge religiosa.
 
Elisabetta Rosaspina1 gennaio 2012 | 18:16

Benvenuto 2012

Corriere della sera

Le prime feste nel mondo  - Sydney