sabato 31 dicembre 2011

Napolitano: «I sacrifici non saranno inutili »

Corriere della sera

Così il Presidente della Repubblica ha ringraziato gli italiani



Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
MILANO- Nel tradizionale discorso di fine anno il capo dello Stato ha iniziato ringraziando gli italiani per l'impegno civile: «Per la grande mobilitazione, per la celebrazione e lo spirito di iniziativa che si è acceso nelle più diverse istituzioni e comunità, portando le celebrazioni del centocinquantenario dell'Unità d'Italia a un successo, per quantità e qualità, superiore anche alle previsioni più ottimistiche».


AVANTI CON RIGORE - Nel sottolineare la difficile situazione economica il presidente della Repubblica ha ricordato che «è inutile farsi illusioni: il debito pesa come un macigno e i tassi sono pericolosamente alti». L'emergenza non è passata, ma rassicura Napolitano «i frutti non mancheranno. I sacrifici non risulteranno inutili». L'alternativa è una sola: la recessione con tutte le conseguenze che ne derivano. E chi non è convinto dovrebbe pensare «ad assicurare un futuro ai giovani».

NUOVE FORME DI SICUREZZA SOCIALE - Con un accenno alle pensioni e alle nuove regole del mercato del lavoro, l'inquilino del Colle ha chiarito che «l'Italia deve definire nuove forme di sicurezza sociale che sono state finora trascurate a favore di una copertura pensionistica più alta che in altri paesi».
 
SRADICARE CORRUZIONE ED EVASIONE - In un passaggio successivo dell'ultimo discorso del 2011, il capo dello stato si è scagliato contro le «patologie che affliggono l'Italia». «Corruzione ed evasione, non si può fare a meno di metterle nel mirino quando si parla di conti pubblici da raddrizzare. E' un'opera di lunga lena che richiede preparazione di strumenti efficaci e continuità, ma è giusto, anzi sacrosanto, fare appello perchè si agisca in queste direzioni». A partire dagli anni ottanta la spesa pubblicata italiana, ha ricordato Napolitano, è cresciuta in modo incontrollato e insostenibile: «C'è chi ne ha tratto e continua a trarne indebito profitto: a ciò si legano strettamente fenomeni di dilagante corruzione e parassitismo, di diffusa illegalità e anche di inquinamento criminale».
 
RICOSTRUIRE LA FIDUCIA - E in un discorso che può apparire severo, Napolitano ha acceso la alimentato la fiamma della speranza: «La fiducia in noi stessi è il solido fondamento su cui possiamo costruire, con spirito di coesione, con senso dello stare insieme di fronte alle difficoltà nella comunità». L'anno che si apre sarà un banco di prova, «una grande occasione per il cambiamento e per il balzo in avanti di cui l'Italia ha bisogno».

Un cambiamento che interesserà tutti, in particolar modo la classe politica: «Non c'è futuro per l'Italia senza rigenerazione della politica e della fiducia nella politica». Ai cittadini Napolitano ha invitato a guardare «senza pregiudizi la prova che le forze politiche daranno in questo periodo della loro capacità di rinnovarsi e di risolvere i problemi del paese».
 
L'EUROPA FERMI LA SPECULAZIONE - E sull'instabilità finanziaria il capo dello Stato ha auspicato una risposta comune da parte delle istituzioni europee: «Occorrono senza ulteriori indugi scelte adeguate e solidali per bloccare le pressioni speculative contro i titoli del debito di singoli paesi come l'Italia, perchè il bersaglio è l'Europa, ed europea dev'essere la risposta».
 
UN AZZARDO SCIOGLIERE LE CAMERE- Quasi nelle battute finali, Napolitano ha difeso ancora una volta la nascita del governo Monti, ricordando che « la formazione dell'esecutivo è stata il punto di arrivo di una travagliata crisi politica». Con il riconoscimento all'ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi di «aver preso responsabilmente atto della situazione». «L'apertura crisi di governo, uno scioglimento anticipato delle Camere e il conseguente scontro elettorale, avrebbe rappresentato un azzardo pesante dal punto di vista dell'interesse generale del Paese».
 
Redazione online31 dicembre 2011 | 21:56

Il ministro Terzi deferisce il console fasciorock

Corriere della sera

Mario Vattani, attuale console a Osaka, leader di una band che inneggia a Salò. E' stato consigliere di Alemanno




ROMA - Deferito alla Commissione di disciplina del Ministero degli esteri. E' stato un articolo comparso il 29 dicembre sul quotidiano l'Unità a convincere il ministro Terzi dell'urgenza di un intervento sul caso di Mario Vattani, console italiano a Osaka e figlio d'arte (suo padre, Umberto, ex segretario generale della Farnesina, è tra i diplomatici più conosciuti d'Italia). Il console, però, risulta essere anche il leader del gruppo fasciorock «Sotto fascia semplice», noto negli ambienti neofascisti vicini a Casapound con il nome di Katanga.

 
CASAPOUND - Proprio durante un'esibizione con il gruppo, lo scorso maggio a Roma, in occasione di un raduno organizzato da Casapound, Vattani è stato immortalato in alcuni video mentre duetta con Gianluca Iannone, leader degli Zeta Zero Alfa. I filmati, finiti su youtube, mostrano il diplomatico mentre intona versi contro i pacifisti e i disobbedienti, davanti al pubblico che, davanti al palco, tende le braccia per il saluto romano.

Pezzi che inneggiano alla a Salò e alla «bandiera nera» («Io so che tra cinque anni / a primavera alzerò la bandiera nera»). Ad annunciare la presentazione di un'interrogazione urgente al capo della diplomazia italiana era stato il Pd con Roberto Morassut: «Nelle prossime ore presenteremo un'interrogazione urgente al ministro degli Esteri, Giulio Terzi, per sapere se ritenga opportuna la nomina a console generale d'Italia in Giappone di Mario Vattani, funzionario della Farnesina e leader di un gruppo musicale vicino agli ambienti di Casapound».
 
Vattani insieme al sindaco Alemanno e alla moglie Isabella Rauti
 
CONSIGLIERE DEL SINDACO - Mario Vattani, 45 anni appena compiuti, è stato per tre anni - dal 2008 al 2011 - consigliere diplomatico del sindaco Alemanno, e prima sempre con lui, al Ministero dell'Agricoltura, da luglio è volato in Giappone dove è stato promosso console generale d’Italia a Osaka. Ma Vattani ha fatto parlare di sé anche in passato.

Giovanissimo, finisce su tutti i giornali, insieme all’amico Stefano Andrini - anche lui al centro di polemiche dopo che Alemanno lo nominò ad di Ama- e ad altri militanti dell’estrema destra in seguito al pestaggio di due giovani di sinistra davanti al cinema Capranica. Prosciolto dalle accuse, intraprende la carriera diplomatica, che lo porta a ricoprire per due volte la carica di consigliere per le relazioni internazionali di Gianni Alemanno, prima al ministero dell'Agricoltura e poi al Campidoglio. In quegli anni, Vattani si accompagna ad Alemanno in diversi viaggi, tra cui quelli ad Auschwitz e a Hiroshima.

 
Un'immagine ufficiale di Vattani console

ANPI - Sul caso era intervenuto anche l'Anpi nazionale. «Le ridicole nere esibizioni notturne di Mario Vattani, console italiano in Giappone, non possono non preoccuparci in quanto rivelatrici di un clima di nostalgismo fascista che è penetrato fin dentro le istituzioni», scrive Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell'Associazione partigiani Anpi.

 
Redazione 30 dicembre 2011 (modifica il 31 dicembre 2011)

Il mistero del soldato gigante al funerale di Kim Jong-il e i sospetti di foto-ritocco

Corriere della sera

L'anomalia in una fotografia diffusa dall'Associated Press. Secondo alcuni si tratterebbe di un giocatore di basket




MILANO - Un soldato gigante svetta tra la folla accorsa a Pyongyang per i funerali di Kim Jong-il. In una foto diffusa dall'Associated Press, si nota un militare decisamente più alto degli altri, la cui statura misurerebbe sui 2, 40 metri. L'uomo se ne sta in ultima fila e non sembra certo aver problemi di visuale rispetto ai suoi compagni. Ma, a meno di non voler identificare il gigante in Ri "Michael" Myung Hun, ex giocatore di basket coreano alto 2,35 metri, secondo molti osservatori l'anomalia dimostrerebbe come le immagini siano state ritoccate da zelanti funzionari per far apparire le forze armate più numerose.

 
Secondo questa teoria il gigante sarebbe una svista commessa da un tecnico poco esperto di Photoshop, che non avrebbe rispettato le proporzioni nel fotoritocco. Stando a quanto riferito dall'ufficio italiano dell'Associated Press è «possibile che qualcuno abbia messo mano alle immagini perché in Corea l'agenzia si deve appoggiare a fotografi locali che sono controllati dal regime, ma analizzando a fondo i pixel non si notano segni di manipolazione». Sempre dall'Associated Press fanno anche sapere che lo stesso uomo è stato immortalato da un'altra angolazione da un diverso fotografo. «Difficile dunque», sottolineano ancora dall'agenzia «che il fotoritocco sia stato fatto nello stesso modo su immagini diverse».
 
Clicca sull'immagine per ingrandire


 

Marta Serafini 
30 dicembre 2011 (modifica il 31 dicembre 2011)

Morto Mirko Tremaglia, aveva 85 anni

Corriere della sera

È stato ministro per gli Italiani all'Estero. Eletto con il Pdl nel 2008 era poi passato a al gruppo di Futuro e Libertà




MILANO - È morto, nella sua casa di Bergamo, all'età di 85 anni l'ex ministro Mirko Tremaglia. Lo si apprende in ambienti parlamentari. Tremaglia, nato a Bergamo il 17 novembre del 1926, è stato ministro per gli Italiani all'Estero. Eletto con il Pdl nel 2008 era poi passato a al gruppo di Futuro e Libertà.


LA LEGGE PER VOTARE ALL'ESTERO - Padre della legge per gli italiani all'estero, Tremaglia partecipò alla Repubblica sociale di Salò e fu imprigionato nel '45 nel campo di concentramento di Coltano in provincia di Pisa. Deputato dal 1972, prima nel Msi, poi in An e nel Pdl. È passato in Fli nel luglio del 2010.
 
TERZI - «Sono profondamente addolorato e colpito dalla perdita di una così grande personalità del nostro mondo politico che per oltre 40 anni si era interamente dedicata alla causa degli Italiani nel mondo, alla difesa ed alla proiezione dell'italianità nel mondo, della cultura e dei valori del nostro Paese». Con queste parole il Ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha commentato la scomparsa di Mirko Tremaglia.

«Come uomo di governo - prosegue Terzi - quale Ministro per gli Italiani nel Mondo, nonchè nella sua lunga attività parlamentare, Mirko Tremaglia si era affermato come insostituibile punto di riferimento delle nostre comunità all'estero in tutti i continenti, dall'Europa, alle Americhe, all'Asia, all'Africa, valorizzando gli organismi rappresentativi delle nostre collettività all'estero e contribuendo attivamente, con la promozione delle necessarie modifiche normative, all'attribuzione agli italiani all'estero del fondamentale diritto di voto».
 
Redazione Online30 dicembre 2011 | 22:37

E morto don Verzé, aveva 91 anni

Corriere della sera

Il fondatore del San Raffaele stroncato da arresto cardiocircolatorio




MILANO - Don Luigi Verzè è morto oggi a Milano, all'età di 91 anni. Lo si apprende da fonti vicine al San Raffaele. Il fondatore del San Raffaele è deceduto intorno alle 7.30 presso l'Unita Coronarica dell'Ospedale, dove era stato ricoverato durante la notte alle ore 2.30 per l'aggravarsi della sua situazione cardiaca.

Lo precisa una nota del S.Raffaele. Proprio quella di oggi avrebbe dovuto essere la giornata clou per il San Raffaele: in mattinata infatti è prevista l'asta con l'apertura delle buste con le offerte. Per comprare il San Raffaele s’annuncia una sfida tra i big della sanità italiana. In gara ci sono — salvo colpi di scena dell’ultima ora — gli imprenditori Giuseppe Rotelli (gruppo ospedaliero San Donato) e Gianfelice Rocca (gruppo Humanitas).

Entro mezzogiorno arriveranno al notaio Enrico Chiodi Daelli le proposte d’acquisto alternative all’offerta presentata lo scorso ottobre dalla cordata della Santa Sede, su indicazione del Segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone. Finora i protagonisti del salvataggio sono stati l’Istituto per le opere di religione (Ior) e l’imprenditore Vittorio Malacalza: la loro offerta, avanzata per evitare il crac del San Raffaele, è di 250 milioni (più un accollo di passività per altri 500 milioni). Ma con oggi nella partita entreranno — se la notte appena trascorsa non ha cambiato le cose — altri contendenti: per partecipare alla gara ci deve essere un rilancio di almeno 50 milioni.


IL PRETE MANAGER - Don Luigi era nato il 14 marzo 1920 a Illasi, in provincia di Verona. Nel 1947 si era laureato in Lettere classiche e Filosofia con padre Gemelli all'Universitá Cattolica di Milano e nel 1948 è stato ordinato sacerdote. Successivamente è diventato segretario del santo don Giovanni Calabria. Nel 1958 ha fondato l'Associazione Monte Tabor e nella seconda metà degli anni Sessanta sono iniziati i lavori di costruzione dell'ospedale a Segrate, alle porte di Milano.
Il 30 aprile 1970 è nata la Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor, a cui viene conferito il San Raffaele in costruzione. Il 31 ottobre 1971 viene accolto il primo malato, mentre nel 1972 il San Raffaele viene riconosciuto Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico e dal 1982 è diventato polo universitario della Facoltá di Medicina e Chirurgia dell'Universitá Statale di Milano.
 
L'OSPEDALE - Negli anni Ottanta, a fianco dell'ospedale, che oggi ha una capienza di circa 1.300 posti letto e una struttura di 11 dipartimenti e 45 specialità cliniche, don Verzè si è dedicato alla realizzazione e all'ampliamento di strutture specializzate, come il Dimer, Dipartimento per la Medicina Riabilitativa, il Dicor, Dipartimento per le Malattie Cardiovascolari, il Centro San Luigi Gonzaga per l'assistenza ai malati di Aids, il Dipartimento di Neuroscienze presso il San Raffaele Turro.
Nel 1992 è nato il Dibit1, il Dipartimento di Biotecnologie e Centro di Ricerca scientifica. Nel 2003 ha costituito il Movimento Medicina-Sacerdozio e nel 2010 è stato inaugurato il Dibit2 che ospita aule universitarie e nuovi laboratori per la genomica e proteomica. Nel corso del 2011 sono emersi i problemi finanziari del San Raffaele, dovuti all'elevato indebitamento del gruppo.
 

«Il Signore ti vuole a Milano» , la vita di don Verzè, il prete imprenditore del San Raffaele


Dalla prima pietra a Segrate ai progetti in Brasile
Dal legame con Berlusconi al crack finanziario del 2011


MILANO - Don Luigi Verzè, il prete-imprenditore che ha legato indissolubilmente il suo nome all'ospedale San Raffaele di Milano, è nato il 14 marzo 1920 a Illasi in provincia di Verona. Dopo la laurea in Lettere classiche e Filosofia con Padre Gemelli nel 1947 all'Università Cattolica di Milano, nel 1948 venne ordinato sacerdote. Segretario di don Giovanni Calabria e prediletto del cardinale Ildefonso Schuster, Don Verzè, avviò subito scuole di avviamento professionale in falegnameria, officina, stamperia e motoristica per ragazzi di periferia. Successivamente arrivarono le case-albergo per anziani.
 
IL LEGAME CON MILANO - Ma è nel 1958 che arriva la fondazione dell`Associazione Monte Tabor, quella a cui, nel bene e nel male, il sacerdote legherà per sempre il suo nome. «Il Signore ti vuole a Milano. Là sorgerà un`Opera che farà parlar di sé l`Europa intera», ripeteva citando S. Giovanni Calabria che nel 1950 lo aveva inviato a Milano proprio con questo ordine. Nella seconda metà degli anni `60 iniziano i lavori di costruzione dell`ospedale a Segrate, al confine con Milano. Il 24 ottobre 1969 i sindaci di Milano e di Segrate pongono la prima pietra. Il 30 aprile 1970 nasce la Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor, cui viene conferito il San Raffaele in costruzione.
 
IL RAPPORTO CON BERLUSCONI - Con la nascita del San Raffaele inizia il sodalizio con Silvio Berlusconi che lo aiuterà nell'impresa di realizzare il complesso ospedaliero. Il sacerdote, in occasione della sua discesa in campo nel 1994, lo definirà una benedizione per il Paese. Nell'ottobre 1971 viene accolto il primo malato, nel 1972 il San Raffaele viene riconosciuto Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico e dal 1982 diventa polo universitario della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell`Università Statale di Milano. Negli anni `80, a fianco dell`Ospedale, che oggi ha una capienza di oltre 1300 posti letto e una struttura di 11 dipartimenti e 51 specialità cliniche, don Luigi si concentra sulla realizzazione e l`ampliamento di strutture sempre più specializzate.
 
L'UNIVERSITA' - Nel 1996 fonda l`Università Vita-Salute San Raffaele, di cui è Rettore. Nel 2010 inaugura il Dibit2 che ospita aule universitarie e nuovi laboratori per la genomica e proteomica e un corpo centrale - Basilica San Raffaele - un ambiente di interscambio culturale tra le diverse discipline umanistiche e scientifiche. Alla prima pietra se ne sono aggiunte altre, sia in Italia sia all`estero.
 
I PROGETTI - Don Verzé non si è fermato a Milano ma è andato nel Veneto, in Puglia, in Sardegna, in Sicilia, e nel mondo. Il Fondatore diffonde l'attività assistenziale attraverso la Ong Aispo (Associazione Italiana per la Solidarietà tra i Popoli), grazie alla quale dà vita a progetti a Salvador de Bahia e in altre località del Brasile. Poi in Africa, in Colombia, in India, in Afghanistan, in Iraq. Era il 20 marzo del 2010 quando nel festeggiare il suo novantesimo compleanno alla presenza del cardinal Carlo Maria Martini e dell'amico di sempre Silvio Berlusconi aveva annunciato che il suo ospedale, il san Raffaele Vita, stava lavorando per assicurare la vita almeno fino a 120 anni.
 
IL CRACK - Una statua di otto metri dell'arcangelo Raffaele che svetta, bianca e oro, sulla cupola del dipartimento di medicina molecolare è l'immagine simbolica che don Verzè ha voluto dare dell'ospedale a cui si dedicato per tutta la vita. Un simbolo di ostentata grandezza di un colosso finanziario che proprio nel 2011 è andato incontro a una profondissima crisi finanziaria per uscire dalla quale si reso necessario l'intervento dello Ior, la banca Vaticana. I vertici dell'ospedale sono stati coinvolti in un'inchiesta con risvolti clamorosi con accuse di bancarotta e associazione a delinquere.
 
Redazione Milano online31 dicembre 2011 | 11:29

Sud cancellato dalla cartina

Il Mattino


di Virman Cusenza

Videomessaggio di auguri di Virman Cusenza, direttore responsabile del Mattino di Napoli, ai lettori del maggiore quotidiano del Mezzogiorno.






Non ho le doti del vignettista e quindi non posso cavarmela con un folgorante tratto di penna che semplificherebbe il compito. Però un'immagine voglio offrirvela. Se dovessi tratteggiare il nostro Paese all'alba del 2012, nonché allo scadere dell'amaro centocinquantesimo compleanno dell'Unità d'Italia, lo disegnerei simile a certi scatti dal satellite: con lo Stivalone coperto per più di metà da nubi, soprattutto sotto la Linea Gotica, quasi a sfigurarne la sagoma. E qua e là qualche lembo a Mezzogiorno affiorante grazie ad un insperato squarcio di luce. Il Sud nella nostra fotografia-vignetta sembra essersi dissolto, svaporato.

La sensazione si è purtroppo rafforzata ascoltando giovedì la conferenza stampa del professor Mario Monti, nella quale la parola Meridione, Mezzogiorno, Sud (comunque la si voglia declinare) non è mai stata evocata, nemmeno per errore. Ma non di una svista dev'essersi trattato, quanto di una scelta ponderata dal presidente del Consiglio (milanese come Berlusconi) per evitare di scontentare le già irascibili contrade padane opportunamente vellicate da Umberto Bossi, dalla nuova comodissima postazione all'opposizione.

Il Sud non è solo letteralmente sparito anche dall'agenda del governo tecnico. Ma è materialmente sprofondato in un cul de sac, vedendo moltiplicati tutti gli effetti della crisi che ha investito il resto del Paese. In un'Italia con il segno meno nell'anno alle porte, il Mezzogiorno viaggia verso percentuali a due cifre, autorizzando la traduzione della più generale recessione in autentica povertà.

Solo qualche flash aritmetico: la ricchezza prodotta per abitante qui è pari ai due terzi della media nazionale (dati Unioncamere). Il reddito medio delle famiglie è inferiore di un quarto rispetto a quello del Nord. Quasi il 13 per cento vive a livelli di povertà, valore doppio rispetto al Centro e triplo in confronto con il Nord (Istat).

Già affiora in sottofondo la risposta nordista: e come la mettiamo con l'economia sommersa e il lavoro nero? A parte che su questo fronte ampi riscontri ci dimostrano il sorpasso in graduatoria da parte di regioni come il Veneto quel che atterrisce è proprio la mancanza di una visione globale del Paese in cui il Sud è una parte, non pretendiamo strategica, ma almeno integrante.

L'arresto di Michele Zagaria ci ha offerto uno sconfortante assaggio. Il giorno dopo l'arresto, il destino del boss più potente e infiltrato della camorra è diventato per l'opinione pubblica nazionale una notizia più degna di folklore che di approfondimento. Un fatto locale da affidare a inchieste altrettanto territoriali e non un filone che apre squarci su un vorticoso riciclaggio internazionale che attraversa non solo l'Italia, partendo da Sud ma mettendo profonde radici a Nord, ma addirittura l'Europa fino all'Asia. L'approccio al caso Zagaria è esemplare dello strabismo nazionale.

E soprattutto di quella secessione strisciante ormai dato di fatto. Sparito il Mezzogiorno, evaporato Zagaria...l'unica certezza che resta al Sud è l'uomo del Colle. Quel Giorgio Napolitano che da prezioso traghettatore di questo 2011, ne siamo certi, non mancherà di surrogare il deficit evidente dei governi nei confronti di questa parte d'Italia. Non con l'assistenzialismo che vorrebbe Bossi per giustificare le sue campagne ormai sfiatate.

Ma rimettendo in piedi un sistema trasparente e virtuoso di finanziamenti e sanzioni altrettanto efficaci tutte le volte vengano travalicati i criteri di efficienza e di autonomia. Insomma, quel federalismo non egoista che abbiamo sempre apprezzato e agognato. Di progetti e spunti non ne mancano: dal credito d'imposta alle imprese per smuovere l'occupazione a progetti di innovazione industriale che non siano sempre amministrazione e turismo.

E Napoli? Nel nostro scatto-vignetta, rappresenta un lembo dove qualche nube s'è pur diradata. Un pezzo d'Italia dove è possibile realizzare quel che il governo Monti vorrebbe ottenere in Europa: l'aggancio ad una realtà a cui si appartiene profondamente e che si è contribuito a fondare, senza figli e figliastri e senza imporre forzate andature come accade ai cavalli di un cocchio a quattro. L'andatura non la farà mai il più veloce ma gli altri tre. Ogni riferimento alla Merkel e a Bossi (fatte le debite proporzioni) è puramente voluto.



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