venerdì 30 dicembre 2011

Botti killer, sequestri e arresti in Campania L'appello del questore: «Non sparate» Le bombe spread, Monti e Cavani

Il Mattino

Nel Salernitano botti nascosti tra frutta e verdura. Denunce e arresti in tutta la regione. Nei guai anche due minorenni



NAPOLI - Con l'approssimarsi della notte dell'ultimo dell'anno, si intensifica a Napoli ed in tutta Italia l'attività di contrasto alla detenzione di fuochi proibiti. In una serie di operazioni la Guardia di Finanza di Napoli ha scoperto una fabbrica e due depositi di fuochi clandestini , sequestrato 4 tonnellate di botti illegali, 80 kg di polvere esplodente e 37 metri di miccia. Una persona è stata arrestata 4 denunciate.



L'appello del questore. «Da giorni insisto nel dire ai cittadini napoletani di festeggiare l'arrivo del nuovo anno in modo finalmente diverso. Ogni anno si consuma un dramma con un numero incredibile di feriti. Una città moderna e civile non può permettere che la notte di Capodanno si trasformi in una barbarie». Lo ha detto il questore di Napoli Luigi Merolla incontrando i cronisti nella «loro» sala stampa situata al pianoterra della Questura, per i tradizionali auguri di fine anno. Il questore conversando con i cronisti ha poi parlato, tra l'altro, delle operazioni di contrasto al fenomeno dei botti illegali.

«Chiedo ai miei cittadini di pensare anche ai bambini, spesso vittime innocenti dei botti proibiti. Voglio ricordare soprattutto agli adulti di fare attenzione anche nel modo di festeggiare con i fuochi legali perchè anche questi se non bene utilizzati possono provocare delle vittime». Proprio oggi la polizia ha sequestrato una tonnellata di fuochi nel napoletano. Lo stesso era avvenuto con altri ingenti sequestri nei giorni scorsi. «Opereremo controlli in tutte le strade -ha proseguito il questore- e nei negozi fino all'ultimo minuto prima di mezzanotte per evitare che anche un solo botto che potrebbe provocare seri danni venga venduto».




Fuorigrotta. Nel quartiere di Fuorigrotta sequestrati dai carabinieri in un garage 150 chilogrammi di materiale esplodente; trovata anche una pistola semiautomatica. Due persone arrestate: Alfonso De Vita, 33 anni, ed Ernesto Cuomo, 49 anni, entrambi già noti alle forze dell'ordine. Nel garage, oltre ai fuochi pirotecnici, trovata una pistola semiautomatica di fabbricazione russa, una tokarev tt33 con matricola abrasa; l'arma è stata inviata al raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche di Roma per verificare il suo eventuale utilizzo in fatti di sangue o di intimidazione.

Castellammare. A Castellammare di Stabia, invece, trovati 120 chilogrammi di fuochi in un bagagliaio. A Castellammare di Stabia, invece, due persone sono state denunciate. Nel corso di ispezione alla vettura, i militari hanno trovato i due in possesso di circa 120 chilogrammi di materiale esplodente di IV e V categoria detenuto senza alcuna autorizzazione e trasportato senza rispettare alcuna delle norme previste.




Piano di Sorrento. In un terreno a Piano di Sorrento, a Napoli, le Fiamme Gialle hanno scoperto un deposito abusivo dove era stoccata una tonnellata di fuochi, detenuti illecitamente. Una persona è stata denunciata a piede libero.

Cicciano. A Cicciano, sempre in provincia di Napoli, presso l'abitazione di una persona denunciata a piede libero, è stata scoperta una "santa barbara" costituita da 16.099 fuochi proibiti ed un deposito con altri 14.943 fuochi artigianali illegali.

Volla e Acerra. Inoltre, ad Acerra e Volla, nel Napoletano, sono stati sequestrati 28.776 fuochi illecitamente detenuti da due persone che sono state denunciate. Infine,in un casolare semidiroccato, alle falde del Vesuvio, le Fiamme gialle hanno scoperto una fabbrica clandestina dedita alla produzione di micidiali fuochi d'artificio dove hanno sequestrato circa 4000 artifizi pirotecnici artigianali vietati, oltre ad un ingente quantitativo di materiale per la fabbricazione degli ordigni (37 metri di miccia, spaghi, cartoncini, collanti e tutto l'occorrente per il confezionamento), 80 kg di polvere pirica, quantitativo sufficiente per innescare un'esplosione dalle conseguenze disastrose. Il responsabile, di 63 anni, napoletano, è stato arrestato per produzione abusiva di materiale esplodente e detenzione di armi clandestine in quanto trovato in possesso di un fucile a canna mozza privo del numero di matricola e circa 60 cartucce.

Casoria. I carabinieri hanno denunciato un 32enne di Caivano (Napoli) per possesso di fuochi di artificio. Nella sua abitazione i militari circa 300 chilogrammi di botti custoditi, dicono gli investigatori, senza rispettare le norme in materia di detenzione di materiale esplodente. Sul posto sono intervenuti gli artificieri del comando provinciale di Napoli che hanno provveduto alla campionatura e al ritiro dei botti per la distruzione.

San Giorgio a Cremano. Qui i carabinieri hanno arrestato Ciro Troia, 54enne pregiudicato, e denunciato due suoi complici, un 16enne e un 15enne, studenti entrambi incensurati per detenzione illegale di materiale esplodente. Nel corso di un controllo in abitazione, i militari della stazione locale hanno trovato 245 ordigni esplodenti "rendini" del peso complessivo di 10 kg oltre a 150 chilogrammi di materiale esplodente di IV e V categoria. Il tutto è stato affidato al nucleo antisabotaggio dei carabinieri. L'arrestato sarà processato con rito direttissimo.

Salerno. Due persone arrestate, sequestrate tre tonnellate di fuochi pirotecnici, mille micce ed inneschi, un fucile, settantacinque cartucce e 170 mila euro in contanti. È il bilancio di una operazione dei militari della Guardia di Finanza del comando provinciale di Salerno che in collaborazione con gli artificieri della questura del capoluogo hanno fatto irruzione in tre palazzine della zona industriale di Sarno. In manette sono finiti padre e figlio di 55 e 32 anni, quest'ultimo titolare di un'impresa di commercializzazione all'ingrosso di prodotti agricoli; accanto a verdure e materiali utilizzati per i mercati ortofrutticoli, erano stipate decine di scatoli di fuochi pirotecnici illegalmente detenute.

I due avevano adibito una parte dei locali commerciali della ditta e le proprie abitazioni private, alla produzione, al deposito e alla vendita di prodotti pirotecnici illegali. Le indagini hanno, poi, accertato che l'imprenditore arrestato si dedicava anche alla realizzazione di spettacoli pirotecnici. Sono stati infatti rinvenuti e sequestrati trenta mortai, tre centraline per il controllo delle sequenze di accensione dei fuochi d'artificio durante le manifestazioni, oltre mille tra micce, inneschi, nonché seicento metri di cavi elettrici da detonazione ed altri attrezzi per la realizzazione di manufatti esplosivi artigianali e proibiti.

Rinvenute anche alcune centinaia di micidiali ordigni artigianali del peso oscillante tra il mezzo chilogrammo ed i due chili, potenti ordigni che in caso di deflagrazione avrebbero distrutto le palazzine dove erano conservati. In una cassaforte, poi, i militari hanno rinvenuto la somma di denaro in contante, quasi esclusivamente in banconote da 50 e 100 euro, molto probabilmente frutto dell'illecita attività. Per gli arrestati la procura della repubblica di Nocera Inferiore, ha disposto gli arresti domiciliari.

Angri. Una vera e propria fabbrica clandestina di "cipolle" e "trac" pronti per essere piazzati sul mercato nero del napoletano a cifre da capogiro. La guardia di finanza di Nocera Inferiore ha scoperto ad Angri, in provincia di Salerno, nascosto in una cantina, un laboratorio illegale di botti senza alcuna licenza o permesso e contrario alla norme di sicurezza. I finanzieri hanno arrestato in flagranza G.B, un pregiudicato 50enne di Angri originario di Napoli. L'uomo è stato sorpreso dai militari mentre stava costruendo i fuochi esplosivi.

All'interno dello scantinato sono stati trovati e sequestrati circa 5.500 botti di considerevoli dimensioni pronti per essere venduti, una grande quantità di involucri di varie dimensioni per il confezionamento, 2mila micce, inneschi singoli, inneschi collegati a gruppi e un quintale di esplosivo in polvere, misture piriche di titanio, zolfo, perclorato ed alluminio frammisto a crusca. L'attenzione degli investigatori è ora concentrata sulla ricostruzione della filiera "abusiva" della commercializzazione di polvere pirica oggetto di sequestro.

Craxi e l'inchiesta mani pulite

Palamara censura il web Ma si faceva insultare da Cossiga



Libertà di stampa


Il 2011 sopra le righe degli «smodati»

Corriere del Mezzogiorno

Un videoblob racconta fatti e misfatti dei personaggi politici, sportivi e del mondo dello spettacolo partenopei

Da Mastella («Se vince de Magistris mi suicido») al nuovo sindaco che «scassa tutto». Dai neomelodici confusi a De Laurentiis e la sua passione «smodata»



NAPOLI - Un blob sul 2011 napoletano riassunto in due minuti. Il fil rouge (video) però non ha la pretesa di legare le news più importanti accavallatesi a migliaia nell'anno al capolinea. Pesca piuttosto nel pozzo senza fondo di atti, misfatti ed epiche gesta eccessive, sopra le righe, clamorose, dei personaggi politici, sportivi e dello mondo dello spettacolo partenopei. Da Mastella a de Magistris, dai neomelodici a De Laurentiis. Una nuova videorubrica che non poteva che titolarsi «Gli smodati».


Redazione online
30 dicembre 2011

Regno Unito, il mistero della città invasa dalla schiuma

Il Messaggero


ROMA - Cleveleys, una cittadina sul mare vicino a Blackpool in Gran Bretagna, è stata invasa da una schiuma biancastra che ne ha trasformato la fisionomia come dopo una forte nevicata. Litri di schiuma bianca sono arrivati con le onde sul lungomare e ricoperto marciapiedi, auto e case della Princess Promenade con uno strato spesso di materiale oleoso. L'origine della sostanza resta un mistero, il ministero dell'Ambiente ha aperto un'inchiesta. Potrebbe trattarsi di alghe in decomposizione.




Venerdì 30 Dicembre 2011 - 11:36    Ultimo aggiornamento: 14:13



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L’America dice addio a Ben il ragazzo che ha visto la luce

La Stampa

In un video racconta: tre volte in punto di morte, era bellissimo






paolo mastrolilli

inviato a new york


La storia di un ragazzo del Texas sta commuovendo l’America. Lui, Ben Breedlove, è morto il giorno di Natale per un attacco di cuore, provocato da una malformazione che lo ha perseguitato tutta la vita. Il video che ha lasciato come testimonianza, però, è diventato un fenomeno e un’ispirazione, e lo hanno già visto mezzo milione di persone su Internet.

Ben aveva 18 anni e viveva ad Austin. Era nato affetto da cardiomiopatia ipertrofica, una condizione in cui una parte del cuore è più spessa delle altre, impedendo il battito regolare. Frequentava la Westlake High School ed era molto attivo su YouTube, dove gestiva due canali piuttosto popolari, «BreedloveTV» e «OurAdvice4You». Il 18 dicembre, per ragioni che la sua famiglia ancora non conosce, ha deciso di registrare un nuovo video. In sostanza la storia della sua vita e della sua lotta per sfuggire alla morte, raccontata attraverso una serie di cartoncini scritti e mostrati in silenzio alla telecamera.

«Salve, io sono Ben Breedlove», comincia lui con un sorriso. Spiega la sua malattia e dice che ha «imbrogliato la morte tre volte». La prima quando a 4 anni era stato colpito da un attacco. Mentre lo portavano in ospedale aveva avuto una visione: «C’era questa grande luce splendente sopra di me. Non potevo capire cosa fosse perché era così abbagliante. Dissi a mia madre: “Guarda la luce”, e la indicai. Lei rispose che non vedeva nulla. Non c’erano luci nella stanza. Io non potevo toglierle gli occhi da dosso. E non potevo evitare di sorridere. Non avevo alcuna preoccupazione, come se tutto il resto non esistesse. Non riesco neppure a descrivere quanto fosse pacifico. Io non dimenticherò MAI la sensazione di quel giorno».

Dopo il primo attacco Ben si era rimesso e aveva vissuto relativamente bene fino al 2007, quando il cuore era tornato a dargli problemi. Il 3 maggio 2009 i medici gli avevano impiantato un pacemaker. L’estate scorsa, poi, era arrivata la seconda occasione in cui aveva «imbrogliato la morte». Si era dovuto operare alle tonsille, ma era andato in arresto cardiaco: «E’ un miracolo che mi abbiano salvato. Avevo paura di morire, ma sono COSÌ felice che non sia successo».

Il terzo incontro ravvicinato con la morte è stato il 6 dicembre scorso. Ben si trovava a scuola ed era svenuto. Aveva sentito gli infermieri che cercavano di rianimarlo, ma dicevano che non aveva più battito: «Ho pensato, stavolta ci siamo. Sto morendo». Poi la stessa visione pacifica di quando aveva 4 anni, stavolta in una stanza bianca: «Indossavo un bel vestito, e con me c’era il mio rapper favorito, Kid Cudi. Mi guardai allo specchio ed ero ORGOGLIOSO di me, di tutta la mia vita. Era la MIGLIORE sensazione. Poi Kid Cudi mi ha detto: “Vai”. Subito dopo mi sono svegliato. Non avrei mai voluto lasciare quel posto. Avrei desiderato non svegliarmi MAI». Il video si chiude con due cartelli: «Credete negli angeli o in Dio? Io sì». Una settimana dopo, la sera di Natale, Ben è morto.



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Maradona show: con la pallina da tennis incanta Djokovic

Corriere della sera

È successo ad Abu Dhabi



I giornalisti della stampa estera in Italia orfani di Berlusconi

Corriere della sera

«Si è dimezzato il lavoro»
 
di Ambra Craighero



Incendio su un sottomarino nucleare russo: nessuna fuga di radiazioni

Corriere della sera

Lo riferisce l'agenzia di stampa russa Ria citando il ministero delle emergenze. Nessuna vittima



MOSCA - Un incendio è scoppiato sullo scafo di un sottomarino nucleare a Musmansk. Lo hanno reso noto sia il ministero delle situazioni di emergenza che quello della difesa russi. Quest'ultimo assicura, secondo quanto riporta l'agenzia di stampa Interfax, che le squadre di soccorso hanno spento le fiamme. L'incendio dell'«Yekaterinburg», che è avvenuto in un cantiere navale non ha provocato danni al reattore nucleare e nessuna fuga radioattiva, ha assicurato una fonte della Flotta di cui fa parte.

Le fiamme sono divampate nelle parti in legno del sottomarino a causa di «violazioni delle norme di sicurezza», ha spiegato una nota del ministero della situazioni di emergenza. L'equipaggio del sottomarino è stato evacuato in condizioni di sicurezza. L'Yekaterinburg può essere armato con testate nucleari.
 
ATTRACCATO - Nessuno è morto o rimasto ferito nell'incendio ha confermato il capo della procura generale russo. Mentre il ministero della difesa ha precisato che le fiamme sono divampate sul sottomarino mentre era in fase di riparazione e che i due reattori nucleari di cui è dotato erano spenti. Il portavoce della Flotta del Nord, il capitano Vadim Serga, ha assicurato inoltre che «non è possibile che le fiamme oltrepassino la scocca esterna e non vi è minaccia per gli equipaggiamenti a bordo», ovvero per i reattori e i sistemi d'arma.

Il sottomarino Yekaterinburg K-84 è il fiore all'occhiello della Flotta navale russa peraltro in disarmo, e viene spesso usato in esercitazioni e test a cui presiedono le autorità. È stato varato nel 1985 ed è parte della Flotta del Nord russa. È uno dei sette sottomarini di classe Delta IV, i sottomarini strategici, in servizio, tutti con la Flotta del nord e può essere armato con 16 missili balistici a testata multipla Sineva.
 
Redazione Online29 dicembre 2011 | 19:05

Passera, la trasparenza la applichi prima a se stesso

Corriere della sera

Da azionista di Intesa al Campus Biomedico, dalla Lario hotel a Villa D'este, dall'operazione Alitalia (con i debiti a carico nostro) a Super Ministro. Faccia lo sforzo di allontanarsi dai suoi affari e noi faremo lo sforzo di credere che agirà nell'interesse generale.

 

Milena Gabanelli e Giovanna Boursier



“Se l’insalata costa di più perché l’IVA è aumentata, io ne vendo di meno, ma la benzina che metto nel furgone quando vado all’ortomercato adesso è più cara, anche se carico 10 cassette invece di 20!”, mi dice il fruttivendolo. Lo stesso giorno, in ascensore, incontro il vicino del piano di sopra: “A fine gennaio non mi rinnoveranno il contratto alla Coop e quindi venderò la macchina perché non so con cosa pagare l’assicurazione”.

Siamo in recessione e sarà dura “quasi” per tutti. Le ragioni sono state spiegate e rispiegate, ma quel “quasi” fa la differenza e chi governa un paese non può non sapere che, quando la maggior parte dei cittadini è allo stremo, prima di chiedere “ancora uno sforzo”, occorre dare almeno l’impressione che i primi a “sforzarsi” siano proprio coloro che decidono per tutti.

Corrado Passera è Ministro dello Sviluppo, Infrastrutture, Trasporti e i suoi ministeri dovranno, più di altri, partorire una crescita che per ora non si intravede. Considera giustamente prioritario saldare i debiti della Pubblica Amministrazione e pensa di farlo con i titoli di stato. Obiezione: l’azienda creditrice con questi titoli potrà pagare gli stipendi ai suoi dipendenti? In caso affermativo, perché non allargare questa modalità al mensile degli onorevoli...
 
Come ministro deve controllare e decidere se finanziare quelli che fino a ieri erano suoi clienti o soci nella grande industria italiana (dall’editoria alle telecomunicazioni, dai trasporti al settore energetico). Lo farà nell’interesse generale, della banca o di questa o quella società partecipata? Tra l’altro la crisi è stata generata anche da quel potere finanziario che lui prima deteneva, e allora ci chiediamo: non c’era proprio nessun altro all’altezza di quell’incarico?

Certamente sì, ma Monti ha scelto Passera e Passera ha accettato. Per sistemarsi, visto che per le banche non sono più i tempi delle vacche grasse? O per spirito di dedizione alla grande causa? Poco importa, ma se davvero gli sta a cuore l’uscita dalla palude, ha l’opportunità di dimostrarlo liberandosi subito di tutti quei vischiosi, possibili conflitti. Le ombre e i sospetti uccidono e, in questo momento, la forma è anche sostanza.

 
Possiede 7 milioni e mezzo di azioni di Intesa San Paolo: le venda domattina, invece di continuare a dire “Le venderò”. Capiamo che è una disgrazia, perché quando le ha comprate valevano di più, ma è un gesto che l’avvicinerebbe a tanti disgraziati veri. Inoltre ci toglierebbe il pensiero obliquo che, da azionista di Intesa, possa interferire nelle scelte che rigurdano NTV, la società di Montezemolo e Della Valle (di cui Intesa possiede il 20%), che dovrebbe partire a gennaio e far concorrenza a Trenitalia.

Poi c’è lo 0,11% di partecipazioni nel Campus Biomedico Spa, una società per azioni con sede a Milano, legata all’omonima università privata di Roma, con annesso Policlinico, nata nel ’93 per volontà dell’Opus Dei. Certamente il suo investimento ha ragioni etiche e non di profitto, ma siccome questa società è legata a un’università e a un centro di ricerca che ruotano nell’orbita dei finanziamenti pubblici, sarebbe bene che il ministro ne uscisse.

Anche per indicare la volontà di un distacco da un mondo (quello dell’Opus Dei) che non brilla per trasparenza, parola che invece il Ministro usa spesso. Dovrebbe liberarsi anche di quel 10.77% del Day Hospital International Srl che sta ad Aosta ed appartiene al gruppo D.H.I. Dovrebbe essere un centro diagnostico e forse anche una clinica privata. Il centro era nato per mandare gli eventuali utili alla sanità africana, ma sembrerebbe in perdita e quindi nulla di fatto per gli Africani.
 
Nella sua storia professionale c’è una liquidità consistente parcheggiata per una decina d’anni nella zona franca di Madeira (come ha recentemente scritto Gerevini sul Corsera), perché facendosi due conti era più conveniente.

C’è il fratello piazzato nel cda della NH hotel, a zero stipendio ma a grande conflitto, visto che Intesa è azionista al 44%. Poi c’è l’eredità della famiglia d’origine, un 33% della Lariohotels Spa, che a sua volta ha una piccola quota dell’hotel Villa d’Este di Cernobbio (dove ogni anno si riunisce il gotha di finanza, politica e imprenditoria).

Anche da questo sarebbe opportuno allontanarsi per sgombrare il campo da malignità. La maggioranza della società Villa D’Este (il più lussuoso albergo del mondo) la compra Loris Fontana, l’operazione è finanziata da Intesa, che sta anche nel patto di sindacato. Nulla di male, se questo non sembrasse il surrettizio controllo dei grandi alberghi del lago di Como. Il gruppo Fontana poi lo ritroviamo nella cordata Alitalia.
 
E su Alitalia val la pena di rinfrescare la memoria: nell’estate del 2008, Intesa San Paolo, ex alleata di Air One, viene nominata da Berlusconi advisor di Alitalia. L’Amministratore Delegato Corrado Passera deve fare un piano e trovare una cordata. ll piano si chiama "Fenice" e prevede che debiti, passivo ed esuberi siano a carico dello Stato, mentre l’attivo finisca dentro una nuova società, che si fonda con Air One.

La cordata nasce il 27 agosto e si infila in uno strumento già esistente e messo a disposizione da Intesa, che si chiama Cai (una srl che prima produceva passamaneria..). Intesa da advisor diventa socio e fra i soci c’è pure Air One, il che significa: fine della concorrenza sulla rotta Roma–Milano. Ciò è vietato dalle norme antitrust, ma il giorno dopo - con un decreto ad hoc - le norme vengono sospese. Intesa, amministrata da Passera, è stata quindi prima advisor, poi socia e sicuramente anche creditrice di alcuni soci, compresa Air One. A valutare Alitalia per conto del governo, invece, c'è Banca Leonardo, che ha dentro alcuni dei soci che comprano: Benetton, Ligresti, Tronchetti Provera...
 
Insomma,una storia che di regole, trasparenza e libera concorrenza - di cui oggi il ministro si riempie ogni giorno la bocca - ne ha ben poca. A tre anni di distanza, mentre stiamo ancora pagando i debiti di Alitalia, è possibile che debba prendere posizione sulla fusione con Air France o sul destino stesso dell’azienda. Ecco, con questo curriculum, perché oggi dovremmo pensare che il Passera-super Ministro sarà “sopra le parti”? E’ veramente difficile ma, non avendo alternative, si può fare uno sforzo, a condizione che ne faccia uno anche lui: quello di liberarsi di tutti gli ingombri. Subito, non quando gli fa comodo, visto che ai comuni cittadini non è stato concesso di scegliere quando prendersi la mazzata. Dimostri che anche nel suo ambiente si possono avere ideali nobili. Coraggio, ci stupisca!
 
Milena Gabanelli e Giovanna Boursier
28 dicembre 2011(ultima modifica: 30 dicembre 2011 | 7:20)

Al mercato delle bombe di Napoli: ecco i botti che uccidono

Corriere della sera

di Antonio Crispino


Costa fino a 70 euro: è potente come 10 bombe carta e può uccidere in un raggio di 200 mt. Come comprarlo dai ragazzini che per 1.300 euro ti vendono anche una pistola

 

NAPOLI - Nel raggio di 200 mt non ci deve essere niente e nessuno. Commetto l'errore di lasciare la telecamera a 50 metri di distanza. Per riprendere meglio la deflagrazione. Appoggio sopra un microfono direzionale. Lo ritroverò spaccato a terra a causa dell'onda d'urto. E' la bomba spread, l'ordigno in voga quest'anno nei mercati clandestini di Napoli e provincia. Ce ne sono con varie dimensioni, forme, nomi. La potenza devastante più o meno è la stessa: l'equivalente di dieci "bombe carta" messe insieme. Il costo varia dai 40 ai 70 euro. Poi c'è la variante cinese, sui 50 euro. Ha più polvere nera all'interno, la confezione colorata e la scritta Spread tutto intorno. Per comprarla bisogna essere conosciuti nel giro. E quelli più noti sono i minorenni, i principali acquirenti di botti illegali.


Proprio a uno di loro, Rocco (nome di fantasia), chiediamo di farci da Cicerone. Si comincia da una delle tante bancarelle che in questi giorni si trovano per strada. Apparentemente espongono articoli di libera vendita. Rocco ci mostra come si fa. Si rivolge sicuro a uno di loro e chiede dei "cobra". Sono dei candelotti classificati nella IV categoria di pericolosità (la più elevata). Sono vietati ai minori di 18 anni.

Occorre il porto d'armi per farli esplodere (o l'autorizzazione della Prefettura). Al venditore poco importa se lui ne ha solo 13. Entra in una macchina parcheggiata poco distante, infila i candelotti nelle sacche della felpa e strada facendo li passa con destrezza al ragazzino di turno. Grazie alle sue dritte arriviamo a un tizio che costruisce bombe su ordinazione. «... Ad esempio, tu mi dici: "Mi serve una bomba per buttare giù una casa".

E io ti costruisco una bomba per buttare giù la casa». Parla di "clienti", "sconti", "offerta speciale" come se vendesse abbigliamento o alimentari. Nel suo campionario, invece, ci sono addirittura pistole. Non pistole a salve. «No, no... armi vere. Una bella pistola automatica calibro 7,65. Con 1300 euro te la vado a prendere in questo momento... e se non ti fidi, la posso provare davanti a te… bum, bum... un paio di colpi su quel lampione".

A questo punto, il meno che possiamo chiedergli è di confezionare la bomba spread. Qualche giorno dopo ci fa sapere che la bomba è pronta. Ci dà appuntamento la sera in piazza. E' in una busta di cartone. La tiene con due mani perché è pesante. La esibisce davanti a tutti; è impressionante per dimensione e peso.

La Guardia di Finanza di Marcianise, che ha proceduto al sequestro di un articolo simile, ci informa che è catalogabile nella categoria "Armi da guerra", al punto che è prevista l'applicazione di una normativa speciale. Si rischia la detenzione in carcere fino a 12 anni. «Ha effetti mortali per chi si trova nelle immediate vicinanze e menomanti per coloro che rientrano nel raggio di 200 metri» spiega il capitano Giovanni Esposito. Il resto lo si può capire guardando le immagini dell'esplosione.
 
29 dicembre 2011 (modifica il 30 dicembre 2011)