sabato 24 dicembre 2011

Fiorello & Boccelli



Senatore e sindaco Il doppio incarico di Azzollini

Corriere della sera

Antonio Azzollini, parlamentare dal 1996, è stato eletto sindaco nel 2006. Come ha fatto a ricandidarsi al Senato nel 2008 visto che era già sindaco e una legge lo vietava?
Bernardo Iovene



La legge 60 del 1953 sulle incompatibilità vieta a un sindaco di una città che supera i 20 mila abitanti di candidarsi a parlamentare. Antonio Azzollini, è parlamentare dal 1996, è stato eletto sindaco nel 2006, come ha fatto a ricandidarsi al senato nel 2008 visto che era già sindaco?

Semplice: si è dimesso da primo cittadino di Molfetta 180 giorni prima delle elezioni politiche del 13 Aprile 2008, in questo modo l’avvocato Antonio Azzollini si è ricandidato contemporaneamente a sindaco e senatore. Nell’intervista, fatta nel 2010, Azzollini smentisce di essere stato eletto sindaco il 13 aprile, nello stesso giorno in cui è stato eletto senatore.

Sinceramente in quel momento ho pensato che sicuramente ero io a sbagliare e ho voluto credergli, invece consultando i dati del ministero dell’Interno viene fuori che la data di elezione è proprio il 13 aprile del 2008, ma la proclamazione a senatore è del 23 aprile mentre la nomina a sindaco è del 29 aprile perché è andato al ballottaggio.

Ma se avesse vinto al primo turno sarebbe stato nominato prima sindaco (il 14 aprile), e poi senatore (23 aprile), quindi incompatibile. Molfetta dopo due anni è tornata a votare solo perchè il sindaco voleva riconfermare il suo doppio incarico. Per 6 mesi la città è stata governata da un commissario prefettizio. Nella puntata di Report GLI SDOPPIATI del 21 marzo 2010 abbiamo documentato dettagliatamente tutti i doppi incarichi dei parlamentari.

Il 21 ottobre di quest’anno, la Corte Costituzionale “dichiara l’illegittimità costituzionale degli articoli 1, 2, 3 e 4 della legge 15 febbraio 1953, n. 60 (Incompatibilità parlamentari), nella parte in cui non prevedono l’incompatibilità tra la carica di parlamentare e quella di sindaco di Comune con popolazione superiore ai 20.000 abitanti”.

La sentenza è stata recepita dalla giunta delle elezioni della Camera, i deputati che fanno i sindaci di città superiori ai 20 mila abitanti hanno dovuto optare per l’una o l’altra carica. Ma al Senato c’è stato un colpo di scena, la Lega Nord e il Pdl hanno votato contro la sentenza della Corte costituzionale, per cui paradossalmente un senatore continuerà a fare il sindaco, mentre un deputato no. Buon anno.