venerdì 2 dicembre 2011

Il prete e i misteri di Gesù in power point

Corriere del Mezzogiorno

Nelle sue «lectio» in parrocchia don Luigi Vitale utilizza il computer. L'ultima frontiera della Chiesa 2.0



NAPOLI - Il mistero dell'incarnazione di Cristo? Si può comprendere meglio se in «power point» cioè attraverso un programma del computer che scorre schede informative e immagini tipo diapositive. È la chiesa 2.0, o meglio la parrocchia 2.0, in questo caso a Brusciano, centro del Nolano dove don Luigi Vitale ha radunato i fedeli per la sua nuova lectio incentrata su uno dei misteri della fede cristiana.
 
LA PROIEZIONE - Si spengono le luci e clic dopo clic appaiono, con l'ausilio di un proiettore, le schede, esplicate a voce da don Luigi. Alcuni passaggi chiave - «Parola», «Verbo di Dio» - vengono sottolineati in rosso e viola. Poi è la volta delle icone - stoffe liturgiche, dipinti, mosaici antichi - che illustrano la vicenda sacra e l'Antico testamento. Se pensiamo che la riunione coi fedeli viene poi filmata e pubblicata su You Tube, uno dei social network più famosi, il cerchio della Curia telematica si chiude.
 
Alessandro Chetta
02 dicembre 2011

Il consigliere comunale a cena con il boss

Corriere della sera


Armando Vagliati si è giustificato: «Ho avuto frequentazioni con Lampada, ma non sapevo chi fosse»



MILANO - «Ci appoggiamo tutti in un progetto con Armandix e gli diamo una mano ad Armandix». Mancano venti minuti alle 17 di giovedì 19 novembre 2009. Al telefono Francesco Morelli, il consigliere regionale del Pdl arrestato martedì, parla con Giulio Lampada, il giovane boss che sguazza tra affari, ’ndrangheta e politica.

Anche Lampada finirà in galera, accusato di associazione mafiosa. I due, padrino e politico, parlano del grande progetto: «appoggiare Armandix». Gli uomini della squadra Mobile di Milano ascoltano. Sanno perfettamente a chi si riferisce Lampada.

Perché Armandix, è un’immagine nitida fin dal 2006 quando un rapporto riservato dei Servizi segreti invita ad approfondire i contatti tra il rampollo dei Condello e Armando Vagliati, consigliere comunale in procinto di iniziare il terzo mandato con l’elezione di Letizia Moratti. Nel 2006 Vagliati è candidato, incontra Lampada nel suo comitato elettorale. Intorno a lui ci sono gli agenti della Prima sezione guidata da Maria José Falcicchia.

Il RAPPORTO 2006 - I poliziotti annotano: «Il 26 ed il 27 maggio scorsi, alla vigilia delle elezioni amministrative a Milano, Giulio Lampada e la moglie si sono recati a cena con Armando Vagliati, nato a Milano il 9 marzo 1951, consigliere comunale di Forza Italia a Milano dal '97, eletto pure l’ultima occasione, membro della segreteria politica cittadina del movimento politico».

Si parla anche di incontri durante la festa elettorale della Lista Moratti, alla discoteca Le Banque. L’inchiesta resta segreta per lungo tempo. Poi i poliziotti agganciano il filone dell’usura, della famiglia Valle, della ’ndrangheta, che porterà agli arresti del luglio 2010. Anche la procura di Reggio Calabria si trova ad indagare sui Lampada, gli investigatori di Milano e Reggio lavorano a stretto contatto.

Lo sforzo viene ripagato dalle parole del gip Giuseppe Gennari, nell’ordinanza di custodia cautelare: «E parlando di sforzo, non si deve fare a meno di indirizzare una menzione speciale alla polizia di Stato e, in particolare, alla Mobile milanese. Qui siamo indubbiamente di fronte ad indagini assai impegnative, condotte con un livello di professionalità eccezionale e non comune.

Gli investigatori sono rimasti letteralmente "incollati" agli indagati anche nelle situazioni più difficili». Perché l’inchiesta ha riguardato anche due magistrati, un finanziere, diversi politici, ma gli uomini guidati a Milano da Alessandro Giuliano e a Reggio da Renato Cortese non hanno mai tradito il riserbo intorno all’indagine. Passione e fiuto.

I VALLE - Vagliati, insomma, pur non indagato, è in rapporti stretti con la famiglia Lampada. Tanto che, scrive ancora il gip, la famiglia mafiosa Valle-Lampada «ostacola il libero esercizio di voto» in occasione della sua elezione al consiglio comunale. Non è provato che Vagliati abbia preso i voti della ’ndrangheta. Di sicuro, invece, i Lampada dicono al telefono di volere sostenere lui e Antonio Oliverio, all’epoca assessore provinciale dell’Udeur.

A Vagliati la famiglia Valle paga anche le spese per le vacanze al sud. I poliziotti documentano il pagamento di una fattura da 882 euro per voli verso la Calabria. In cambio, Giulio Lampada, sostiene di avere in Vagliati «un elemento di riferimento nel Comune per la risoluzione di diverse problematiche». Una di queste emerge ancora prima degli arresti, quasi per caso.

IL TERRENO - Nel febbraio 2010 a Palazzo Marino si discute delle varianti al Pgt. La giunta è guidata dal Letizia Moratti e Vagliati (conosciuto per essere poco avvezzo al protagonismo in Consiglio) presenta come primo firmatario un emendamento per trasformare da agricolo ad edificabile un terreno in via Campazzino, nei dintorni di via Ripamonti.

Gli allora consiglieri di minoranza Pierfrancesco Majorino e David Gentili (Pd) sono stupiti da tanta solerzia (poche settimane prima era stato arrestato Camillo Milko Pennisi) e fanno alcune ricerche. Salta fuori che tra i quattro proprietari del terreno c’è anche l’allora capo di gabinetto del sindaco Alberto Bonetti Baroggi. La questione viene denunciata pubblicamente da Gentili e Majorino, il piano salta. Ma la figuraccia politica nasconde altro.

Uno dei titolari è in trattativa con Lampada. Il progetto è acquistare a 600 mila euro e costruire per 2 milioni. Basta usare «l’amico in Comune» e trasformare il terreno da agricolo ad edificabile, Vagliati infatti garantisce, almeno a quanto dice Lampada, che la cosa «si può mettere in moto». L’affare salta perché i Lampada decidono di rimandare, di avere prima la certezza che il nuovo Pgt renda l’area edificabile. Poi scoppia il caso politico e l’emendamento di Vagliati viene accantonato dalla maggioranza.

LA FOTOGRAFIA — Il 14 settembre 2009 c’è la «prova regina» dei rapporti tra Giulio Lampada e il consigliere comunale, che comunque non evidenzia niente di illegale, visto che il politico non è indagato. L’occasione è una cena al ristorante Alice di via Adige. C’è Lampada e ci sono il politico reggino Morelli e, appunto, Vagliati.

È proprio il boss calabrese a «dare un passaggio» con la sua Bentley a Vagliati. I due si incontrano in via Palma, dove ha sede il comitato elettorale del consigliere Pdl. A cena, nonostante il conto salato da pagare di tasca propria, ci sono anche gli agenti della squadra Mobile di Milano. Mangiano e filmano, ma soprattutto ascoltano: Vagliati — come scrivono nel loro rapporto — afferma: «La garanzia di La Russa è alta.

Tu sei coordinatore e vai insieme, e vai insieme...». Si parla dell’elezione di Morelli alle Regionali calabresi, si pianifica una strategia per la campagna elettorale. L’immagine del boss a tavola con il politico milanese finisce agli atti dell’inchiesta sul tavolo dei pm Ilda Boccassini, Alessandra Dolci, Paolo Storari.


IN CERCA DEL BOSS - I rapporti tra Lampada e Vagliati continuano come niente fosse, anche quando da Reggio Calabria iniziano a circolare le prime voci su Lampada e i rapporti con la politica che confluiranno poi nell’inchiesta Meta del Ros dei carabinieri. Ma quando arrivano le soffiate delle inchieste in corso su Francesco e Fortunato Valle, cognato di Lampada, Giulio sparisce dalla circolazione, inizia una sorta di latitanza volontaria.

E Vagliati? Il 29 gennaio 2010 esasperato chiama l’amico Morelli in Calabria. «Giulio ha il terrore, ha il terrore del telefono. Uno è il cognato tu sei te», Lampada non risponde più perché ha saputo dell’indagine sul cognato: «Prima - dice Vagliati intercettato — veniva qua tutti i giorni, rompeva le balle dalla mattina alla sera il ragazzo, se non gli rispondevo si incazzava.

Adesso che è il momento clou mi crolla una delle colonne portanti». In ballo, annotano i poliziotti, ci sono le elezioni regionali che vedono Vagliati candidato. Scrive il gip Gennari: «Questa telefonata è straordinariamente grave. Vagliati si lamenta di non riuscire più a contattare Lampada. Giulio Lampada ha preso impegni, chiaramente riconducibili alla prossima campagna elettorale, che però dimostra di non mantenere.

Quello che interessa sottolineare è la reazione di Vagliati. Il consigliere - prosegue il gip -, apprende che gli stretti parenti di Lampada sono indagati per reati che chiunque poteva comprendere gravissimi. Il consigliere non può non capire che quello che Giulio ha saputo non può e non deve essere di pubblico dominio. E nonostante ciò il consigliere continua a cercare utili contatti con Lampada». Vagliati si candiderà (e verrà eletto) poi anche alle comunali del 2011.

LA DIFESA — «Ho avuto frequentazioni con Lampada, ma non sapevo chi fosse», tanto che «da quando è uscito il primo articolo che lo riguardava ho interrotto ogni rapporto»: Vagliati ieri in aula si è difeso così. Nel suo discorso, in risposta alla richiesta di spiegazioni rivoltagli proprio dal consigliere Pd David Gentili, Vagliati ha anche parlato dell'emendamento presentato al vecchio Pgt che, nelle ipotesi dell'accusa, sarebbe stato preparato per favorire il boss.

«Un emendamento è la cosa più trasparente che un consigliere possa fare», ha detto, e «lo ripresenterei ancora». Quindi Vagliati ha aggiunto: «Basta con la caccia alle streghe. Se avessi fatto qualcosa di male oggi non sarei qui» e «giustificherò tutto ciò che mi verrà chiesto ma non ho nulla da temere».
 
Cesare Giuzzi2 dicembre 2011 | 9:28