martedì 30 agosto 2011

Contro la legge Levi. oggi vi spiego come acquistare i libri scontati del 50%

I Segreti della casta




Il 20 luglio il parlamento ha promulgato la legge Levi.

Dal 1 settembre sarà  "consentita la vendita dei libri ai consumatori finali, da chiunque e con qualsiasi modalità effettuata, compresa la vendita per corrispondenza anche nel caso in cui abbia luogo mediante attività di commercio elettronico, con uno sconto fino ad una percentuale massima del 15 per cento sul prezzo fissato".

Le grande catene di distribuzione, abbattendo i costi e i passaggi dei mediatori, da qualche tempo offrivano sconti del 30-40% sul prezzo di copertina.
Dal 1 settembre tutto questo non sarà più possibile e i libri in lingua italiana si dovranno acquistare senza particolari sconti, a differenza di quelli stranieri che si potranno continuare a trovare scontati. Per salvaguardare la lobby dei librai, si colpiscono i piccoli editori, ma soprattutto i consumatori.

Le famiglie che con l'avvio dell'anno scolastico si trovano a dover combattere da soli contro il caro-libri non potranno più usufruire di sconti particolari e dovranno quindi sborsare ulteriori centinaia di euro per mandare i loro figli a scuola con il lusso di un libro vero e non fotocopiato.

VOGLIONO UN POPOLO DI IGNORANTI, CHE SPENDANO I LORO SOLDI IN "GRATTA E VINCI", NON CERTO IN LIBRI!

ECCO COME ACQUISTARE PER L'ULTIMA VOLTA I LIBRI SCONTATI DEL 50%

Il trucco consiste nel sommare gli sconti di 4 differenti campagne promozionali, cumulabili,  attualmente operative sul sito della Feltrinelli,  che però vende i libri di qualsiasi casa editrice.
Fino alle 23.59 del 31 agosto hanno messo lo sconto del 30% su tutti i libri, qualsiasi autore o editore.

Dopo aver selezionato i libri da acquistare, nella pagina riepilogativa inserisci prima di concludere l'acquisto un codice sconto:  promoagosto2011 (per acquisti di 39 euro) per avere un altro 12% di sconto.
Poi prendete lo "Sconto Più" previsto per l'acquisto online. non fate l'errore, come feci qualche mese fà, di rincorrere gli sconti incrementali, perchè poi ogni sei mesi li azzerano!

Infine vi prendete l'8% iscrivendovi al sito tradedoubler e linkandovi l'accesso.
In questo modo i libri che vi verrebbero a costare 70 euro, ve li trovate all'incirca a 35 euro!





Powered by ScribeFire.

Fontanelle, spavento per due turisti Prigionieri tra le "capuzzelle" come Totò

Corriere del Mezzogiorno

I custodi hanno chiuso la struttura e sono andati via. Avvertita la polizia ma le chiavi arrivano dopo un'ora



NAPOLI - Una gita in città trasformatasi in un piccolo film horror, o comico, a seconda dei punti di vista. Un turista siciliano e una sua amica napoletana sono infatti rimasti chiusi all'interno del Cimitero delle Fontanelle nella Sanità per più di un'ora. I visitatori stavano camminando tra le «capuzzelle», i teschi che da sempre attirano la curiosità e la devozione dei napoletani, quando i custodi, che probabilmente non si erano accorti che i due erano ancora dentro (o se ne erano dimenticati) hanno chiuso le grotte e sono andati via.

E così si devono essere presi un bello spavento i due malcapitati quando all'uscita hanno trovato il portone metallico chiuso. Proprio come Totò che nella Livella, essendosi attardato dopo aver reso omaggio al «loculo marmoreo e' zi' Vicenza» poi «rimanett' rinchiuso priggiuniero, muort' e paura... nnanz e cannelott'».

Subito la coppia ha chiesto soccorso alla polizia che a sua volta ha girato la richiesta, per competenza, alla municipale. Immediatamente sono stati allertati i dipendenti delle Catacombe di Napoli che però hanno risposto che la custodia del cimitero delle Fontanelle è affidata alla Napoli Servizi e che quindi loro non disponevano delle chiavi. I telefoni della partecipata comunale hanno squillato a vuoto per parecchio tempo prima che qualcuno finalmente rispondesse. Risultato: dopo più di un'ora è finalmente arrivato un addetto del Comune che ha liberato i due malcapitati, proprio mentre erano giunti sul posto anche i vigili del fuoco, pronti a sfondare il portone. Per fortuna i due stavano bene e hanno solo avuto un piccolo spavento. Di sicuro però questa gita non la dimenticheranno mai.



Walter Medolla
30 agosto 2011




Powered by ScribeFire.

Londra e la gaffe sul memo segreto "Afghanistan migliore senza Karzai"

La Stampa





Powered by ScribeFire.

Mussolini e Josè di Savoia amanti Il segreto svelato in una lettera

Corriere della sera

Era indirizzata ad Antonio Terzi, ex vice-direttore del Corriere della Sera



Benito Mussolini intento a redigere una lettera

MILANO - Maria José di Savoia e Benito Mussolini sono stati amanti. Finora se ne era solo sussurrato, ma una lettera pubblicata dal settimanale OGGI in edicola da mercoledì conferma quella relazione, conosciuta anche dalla moglie di Mussolini, Rachele.

LA LETTERA - La lettera è firmata da Romano Mussolini, il figlio del duce morto cinque anni fa, risale al 1971 ed è indirizzata ad Antonio Terzi, già vicedirettore del Corriere della Sera. L'ha rinvenuta il figlio di Terzi. Scrive Romano Mussolini: «Posso in perfetta buona fede confermare che spesso in casa nostra si è parlato dei rapporti sia politici sia sentimentali tra Maria José e mio padre, e ti posso dire con sincerità che mia madre a tale proposito è stata sempre (anche se coi logici riserbi) assai esplicita: tra mio padre e l’allora Principessa di Piemonte v’è stato un breve periodo di relazione sentimentale intima, poi credo sicuramente interrotta per volontà di mio Padre». L'autenticità della lettera è stata confermata a Oggi da Maria Scicolone, ex moglie di Romano Mussolini.


Redazione Online
30 agosto 2011 18:29



Powered by ScribeFire.

Senza lettere gli adesivi antivandali

Corriere del mezzogiorno

Staccate dopo pochi mesi: spesi 36mila euro per 19 pezzi. Comprati e posti sui mezzi dell'Amiu perché indistruttibili


Trani diventa Iran
Trani diventa Iran

TRANI — Dovevano resistere alle azioni vandaliche e, anche per questo, sono costati 36mila euro. Ma i 19 adesivi pubblicitari usati dall'Amiu sugli automezzi di raccolta dei rifiuti (costati quindi quasi 1900 euro ciascuno) forse dureranno meno di quelli normali e senza azioni vandaliche: quattro mesi dopo essere stati applicati, già alcune lettere (come si vede nella foto in pagina) si sono in parte staccate.

E' il caso di un motocarro tipo Ape rintracciato in giro per la città, uno di quelli che dovrebbe veicolare un messaggio preciso da parte della spa comunale che si occupa della raccolta e dello smaltimento rifiuti a Trani: fate la raccolta differenziata e, così, dimostrerete di amare Trani. Anche per questo quegli adesivi (alcuni riportano la scritta «I love Trani», altri «La differenziata a portata di mano», altri ancora le varie tipologie di rifiuti da differenziare indicate con un colore diverso) sono costati tanto, a sentire il presidente Franco Sotero. Sarebbero, cioè, una campagna pubblicitaria vera e propria, veicolata direttamente sugli automezzi anziché su normali cartelloni o depliant.

Anche perché - spiegò a giugno il presidente - la campagna pubblicitaria tradizionale sarebbe costate molto di più. Si ricorse perciò agli adesivi su 19 mezzi per la raccolta, di cui dieci motocarri (tipo Ape), sei più grandi con vasca e altri tre altrettanto grandi con sponde laterali e posteriori. Gli adesivi, poi, erano «stampe digitali su pvc adesivo laminato di cast e plastificato con ulteriore film antivandalismo», fornite da un'azienda specializzata. La spesa, ritenuta già di per sé un vero sperpero di denaro pubblico da più parti, destò ulteriore scalpore perché la fattura venne pagata il 3 maggio, cioè il giorno dopo l'attribuzione di un premio produzione da 60mila euro allo stesso presidente dell'Amiu, che oltre alla raccolta dei rifiuti a Trani gestisce la discarica comunale a servizio del bacino Bari 1.

Il premio venne ritenuto immotivatio perché l'azienda (a totale partecipazione del Comune) aveva chiuso sì in positivo il bilancio 2010, ma con un utile di soli 250mila euro rinvenienti peraltro dall'adeguamento Istat delle tariffe di conferimento dei rifiuti (da parte degli altri Comuni dell'Ato) dovute per gli anni precedenti. Ma, come si affrettò a far notare, tra maggio e giugno scorsi, il consigliere comunale del Pd, Fabrizio Ferrante, che denunciò i vari sprechi della ex municipalizzata, si trattava di «somme non ancora materialmente incassate, dal momento che alcuni Comuni hanno anche contestato gli adeguamenti Istat». Dunque, l'Amiu avrebbe speso, male, i soldi che nemmeno avrebbe.


Carmen Carbonara
22 agosto 2011
(ultima modifica: 29 agosto 2011)



Powered by ScribeFire.

Schiaffo al figlio nelle vie di Stoccolma Arrestato un consigliere di Canosa

Corriere della sera

L'uomo, Giovanni Colasante, era in partenza per i fiordi. È ai domiciliari in attesa della sentenza del 6 settembre



Schiaffo galeotto
Schiaffo galeotto


CANOSA DI PUGLIA - Come una piacevole vacanza con la famiglia, nella bella Stoccolma, si può trasformare in un soggiorno forzato. A raccontarlo potrà essere Giovanni Colasante, 46 enne consigliere comunale di Canosa di Puglia, centro a pochi chilometri da Andria. Per lui fatale è stato uno schiaffo diretto al figlio 12 enne motivato da un rimprovero tra le strade della capitale svedese. Un gesto non consentito dall'ordinamento locale che ha causato l'arresto dell'uomo poi trasformato in obbligo di firma fino al giorno del giudizio (previsto il 6 settembre). Resta a Stoccolma anche la moglie, mentre il figlio è dovuto tornare a casa assieme al resto della compagnia vacanziera.

LA SANZIONE - In Svezia non è tollerato usare anche forme lievi di violenza contro i figli. È un reato grave che corrisponde al maltrattamento. L'uomo, martedì scorso, è stato ammanettato, denunciato dalle autorità locali e tenuto in carcere per tre giorni. Per questo ha dovuto rinunciare alla gita in nave tra i fiordi prevista per il giorno successivo, in attesa del giudizio. La famiglia si è stretta nel massimo riserbo, ma nella città pugliese qualcuno ha diffuso la notizia e si è subito sparsa la voce. Ora si aspetta la decisione definitiva del giudice svedese.


Redazione online
30 agosto 2011




Powered by ScribeFire.

Chitarre Gibson a rischio incriminazione «Fatte con legni in via di estinzione»

Il Messaggero


ROMA - Vanno in crisi le chitarre Gibson, mito del rock, dopo i raid federali effettuati a Memphis e a Nashville nelle fabbriche dove vengono realizzate: le chitarre più famose del mondo sarebbero fatte con legni pregiati ricavati da alberi in via di estinzione. Se le accuse dovessero essere confermate, costituirebbero una macchia indelebile su uno strumento apprezzato dalle icone del rock and roll, da John Lennon a Jimmy Page, da Santana a Edge degli U2.


L'inchiesta dell'U.S. Fish and Wildlife Service, di cui scrive oggi il quotidiano britannico Times, ha portato al sequestro di numerosi campioni di legno, hard drive di computer e decine di chitarre. Le autorità - scrive il giornale londinese - potrebbero incriminare la Gibson per aver importato illegalmente ebano, mogano e palissandro dall'India in barba alle leggi americane che ne proibiscono il commercio.

L'azienda, che produce la SG usata da Angus Young di AC/DC e ha realizzato la J-160E acustica elettrica usata da John Lennon, oltre alla mitica Les Paul, la chitarra best-seller di tutti i tempi, ha negato ogni addebito. «Combatteremo fino in fondo per dimostrare la nostra innocenza» ha detto l'amministratore delegato Henry Juszskiewicz, secondo cui la Gibson è stata presa di mira ingiustamente e solo in base ad un cavillo legale relativo a dove è stato trattato il legno: «Se fosse stato lavorato in India tutto sarebbe stato legale».

Le autorità federali sono intervenute dopo il sequestro di una partita di ebano indiano arrivato all'aeroporto di Dallas il 22 giugno che non identificava la Gibson, ma dava invece un altro nome come destinatario finale del materiale. E' la seconda volta che le fabbriche Gibson vengono visitate dagli agenti federali. Accadde nel 2009, quando l'azienda finì sotto accusa di aver usato legni importati illegalmente dal Madagascar. In quell'occasione il caso venne archiviato senza conseguenze legali.

La Gibson ha 107 anni e ogni anno vende chitarre per meno di 500 milioni di dollari,
ciò nonostante di recente ha effettuato 600 assunzioni. «Abbiamo un sacco di problemi a mandar avanti la baracca. I raid federali sono stati un colpo da cui sarà difficile riprenderci» si è lamentato l'amministratore delegato con il Financial Times.

L'azione contro la Gibson ha diviso il mondo musicale e i commercianti di legni rari. Dick Boak, direttore delle relazioni con gli artisti della C.F.Martin and Company, ha descritto le difficoltà nel convincere i musicisti a passare a strumenti fatti con legni eco-sostenibili. Mentre Gulab Gidwani, presidente di Exotic Woods Company, è convinto che la Gibson sia stata presa di mira ingiustamente: «Non c'è nulla di inconsueto in quel che stanno importando».

Lunedì 29 Agosto 2011 - 17:33    Ultimo aggiornamento: 17:55




Powered by ScribeFire.

L'Inter non ci rimborsa il debito, pronti a pignorare un suo giocatore»

Corriere della sera

La richiesta in tribunale di un'azienda veneta: il club nerazzurro deve loro 85mila euro


MILANO - Chissà se finiranno per mettere i bastoni fra le ruote a qualche trasferimento minore dell'ultimo minuto. Certo che la proposta ha un vago sapore surreale. I titolari di un'azienda di piscine e vasche idromassaggio di Eraclea sono pronti a «pignorare» un calciatore dell'Inter qualora la società neroazzurra non saldasse un debito di 85mila euro già riconosciuto dal giudice.

LA RICHIESTA - Ad avanzare l'insolita richiesta i responsabili della «Cemi» che all'azienda di Moratti hanno fornito vasche benessere al centro di allenamento di Appiano Gentile (Como). Il contratto, come precisa il quotidiano «La Nuova Venezia», prevedeva parte del pagamento in messaggi pubblicitari e parte in contanti, appunto quegli 85mila euro che a Eraclea non sarebbero mai arrivati. Il giudice, a cui la Cemi si è rivolta, ha emesso un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, ma dei soldi non c'è ancora alcuna traccia. «Potremo a questo punto - hanno spiegato i legali dell'azienda veneziana - pignorare i conti correnti dell'Inter o uno dei suoi giocatori».



Redazione Online
30 agosto 2011 11:41



Powered by ScribeFire.

Scambiata per terrorista alla base Usa Ore d'incubo per impiegata Banconapoli Colpa di due fili mal messi da elettrauto

Il Mattino

di Giuseppe Crimaldi

NAPOLI - Fermata, interrogata e bloccata negli uffici per quasi quattro ore. È la sorte toccata a una dipendente del Banco di Napoli che lavora presso la filiale interna alla base della Us Navy di Capodichino.
È certamente una brutta avventura quella capitata venerdì scorso a Désirée D’Accicco, 35enne napoletana, dal 2004 in servizio presso l’istituto di credito.

Sarà per via della sindrome da avvicinamento verso l’11 settembre, o per la mai sopita paura di un ritorno di fiamma degli attentati contro i cosiddetti obiettivi «sensibili»; sarà stata pura sfortuna, fatto sta che venerdì mattina la donna è incappata in un controllo disposto ai cancelli d’ingresso della base militare che è di competenza delle autorità militari statunitensi. Ma quel che è più grave, è che dalle 8,20 del mattino per lei è iniziata un’odissea durata quasi quattro ore. Quattro ore in cui D’Accicco è come scomparsa, inghiottita in un buco nero.


È la stessa Désirée - che, dopo aver ricevuto la solidarietà del capo del personale del Banco di Napoli, nelle prossime ore potrebbe presentare anche un esposto in Procura - a ricostruire l’accaduto. «Pur conoscendomi da mesi - spiega - le guardie di turno ai cancelli, venerdì mattina mi hanno fermato per un controllo. La sfortuna è stata che dal vano sottostante lo sterzo della mia “Twingo” fuoriuscivano due fili, che avevo sistemato alla meglio con del nastro isolante. Vedendo questi fili, i militari hanno fatto scattare l’allarme».

Fatta scendere dalla macchina, la D’Accicco è stata scortata su un marciapedi, sotto sorveglianza di due militari armati, che in breve sono diventati quattro. «Nel frattempo, altri militari ispezionavano scrupolosamente l’interno dell’auto. a quel punto altri soldati mi hanno portato in un piazzale, facendomi sedere su una panchina, sotto il sole».

Passano 10, 20 minuti, e alla giovane viene impedito persino di comunicare con il direttore della filiale del Banco di Napoli, per avvisare quello che le sta accadendo. «Non mi hanno consentito nemmeno di tenere la borsa - prosegue - Dopodiché, sotto scorta di sei militari, sono stata condotta in un ufficio: qui mi ha interrogato un uomo in borghese, che mi ha anche comunicato l’arrivo degli artificieri dei carabinieri».

Gli americani temevano qualcosa. Se non un attentato, qualcosa di molto simile. E il guaio è che dai sofisticatissimi controlli emergeva la positività ad una sostanza alcaloide, potenziale trasmettitore per l’innesco di un ordigno. Naturalmente Désirée è caduta dalle nuvole quando le è stato chiesto conto di quella sostanza.

«Alla fine - ricostruisce - e solo alla fine mi è stato spiegato che quella sostanza potrebbe essere stata contenuta dalla colla dello scotch o dai residui di uno spray usato dai carrozzieri»...


Martedì 30 Agosto
2011 - 10:55    Ultimo aggiornamento: 10:57



Powered by ScribeFire.

Moglie tradita scopre foto hard della rivale e si vendica con migliaia di e-mail

Il Messaggero


VITERBO - A Civita Castellana la vendetta corre sul web. Soprattutto quando si tratta di tradimento (nel senso di corna, come si usa dire nel linguaggio comune). Sicché, non ci ha pensato due volte la signora che, dopo aver scoperto una relazione extra-coniugale tra la sua metà e un’avvenente quarantenne, è andata a spulciare nel computer dell’uomo, trovando le prove del misfatto: foto e video hard della donna, che lasciavano poco spazio a dubbi di sorta.
E allora, ecco la vendetta, tremenda vendetta. La moglie sbertucciata ha iniziato a inviare una quantità industriale di e-mail a conoscenti, aziende, attività commerciali, uffici della cittadina del Viterbese – fino a ieri nota soprattutto per le sue industrie ceramiche - con allegati - ovviamente - foto e video. Specificando un oggetto dell’e-mail quanto mai chiaro: «foto e video di xxx, spediti al suo amante (mio marito) e scoperti da me». Chiaro, no?

Ma non è tutto. Perché nello spazio sottostante, la vendicatrice cibernetica ha spiegato anche il motivo del gesto: «Stanca di subire, finalmente ho deciso di far vedere a tutti l’altra faccia di questa nobildonna, una strega con gli atteggiamenti da signora, meschina, priva di ogni senso del pudore. Dopo che ha distrutto la mia famiglia intendo ripagarla con la stessa moneta».

Detto e fatto. Se voleva creare un vero e proprio pandemonio, l’autrice del gesto c’è riuscita in pieno. E in pochissimo tempo. Perché quelle e-mail sono state peggio di un fulmine a ciel sereno: hanno fatto il giro della capitale dell’agro falisco con la velocità della luce, scatenando ovviamente illazioni a non finire. Tanto che ieri mattina a Civita Castellana non si parlava d’altro. Anche perché nelle foto la signora appare in abiti succinti, con tanto di calze autoreggenti, e in posizioni che ricordano certe riviste patinate dedicate soprattutto a un pubblico adulto.

La vendetta, insomma, è riuscita, visto che la moglie tradita ha raggiunto lo scopo di mettere alla berlina la propria rivale. Ma l’interrogativo che ora si pone è quali conseguenze potrà avere un simile gesto, anche di carattere penale.

Martedì 30 Agosto 2011 - 12:39




Powered by ScribeFire.

Pirateria digitale, tutto come previsto: vietati i torrent, è l'ora dei cyberlocker

Corriere della sera

Tra i dieci siti più utilizzati per il download cinque sono di file hosting. Tramonta Pirate bay: solo sesto




Il sito «The Pirate Bay» è stato vietato in Italia nel 2010

MILANO – E’ il file hosting il nuovo spettro della pirateria su Internet. A sancirne definitivamente l’ascesa è una speciale classifica compilata da Torrentfreak.com, che mette in fila i dieci siti di file sharing più cliccati in lingua inglese. Ai primi cinque posti ci sono solo siti «Cyberlocker», come viene chiamata questa evoluzione del download di file, legali e illegali, dalla Rete. E in totale su dieci, appena due (The Pirate Bay e Torrentz.eu) sono torrent.

  I «Cyberlocker» sono siti che permettono l’archiviazione e la condivisione di dati, attraverso server dedicati. Un sistema che può essere utilizzato, quindi, anche per «scaricare» file in modo illegale, facendosi beffa – ancora una volta – del diritto d’autore. Al primo posto della classifica si colloca 4shared (con 2,5 miliardi di pagine viste e 55 milioni di utenti unici al mese), seguito da Megaupload (37 milioni di utenti unici al mese) e Mediafire (34 milioni). «Solo» quinto il più famoso Rapidshare. Il sito tedesco (con sede in Svizzera) è stato protagonista di numerose battaglie legali, legate a problemi di pirateria.

Nel 2007 il tribunale di Duesseldorf, su denuncia della Gema (la Siae tedesca), aveva costretto il sito a controllare la «legalità» della provenienza dei file musicali che venivano caricati sul server. Nel 2010, un’altra sentenza, questa volta americana, ha ribaltato il risultato. La denuncia proveniva da Perfect 10, azienda californiana specializzata in contenuti per soli adulti, che sosteneva la violazione del copyright relativo alla pubblicazione di alcune immagini: in quel caso i giudici ritennero il servizio di file hosting non responsabile dei contenuti caricati.

CACCIA ALLE STREGHE Siti di condivisione di file, tribunali, pirateria. È il motivo che si ripete dal 2001, anno in cui venne messo sotto accusa Napster. Allora si credeva che per risolvere il problema bastasse far chiudere il sito. E a rimetterci fu proprio l’antesignano del «peer to peer». E la caccia alle streghe è proseguita: la «tecnologia» si è evoluta ed è stata la volta dei torrent.

Si è puntato quindi il dito contro The Pirate Bay, il sito svedese, messo al bando in Italia nel 2010. La richiesta dei governi era sempre la stessa: chiedere ai fornitori di servizi Internet (ISP) di «controllare» i propri utenti. Il caso più famoso è stato quello francese: che sempre nel 2010 ha approvato la controversa legge Hadopi, famosa con il nome «Tre errori e sei sconnesso». L'effetto, per altro previsto, è stato un aumento della pirateria: gli utenti d'oltralpe hanno smesso di utilizzare i siti di torrent «banditi» dalla legge e si sono riversati sui «Cyberlocker», contribuendo al loro successo.

ADDIO TORRENT - La classifica stilata da Torrentfreak evidenzia però un risultato importante: l’inesorabile declino del tanto temuto torrent. I tempi sono dunque cambiati, ma le minacce non si sono affatto affievolite. Stando sempre alla classifica, sommando le stime di traffico (fornite da Google) dei 5 siti di file hosting più visitati, si arriva all’incredibile cifra di 183 milioni di utenti unici al mese. Difficile pensare – come sostiene anche MarkMonitor, azienda specializzata nel proteggere i marchi aziendali – che tutte queste persone debbano solo inviare un documento alla sede estera della propria azienda.



Maddalena Montecucco
30 agosto 2011 12:47



Powered by ScribeFire.

Cani e gatti in casa: vietato vietare

La Stampa

La zampa.it



Anche nelle case di riposo i compagni di una vita potranno sempre seguire


Alla Camera una proposta di legge per cancellare i regolamenti condominiali contrari




ANTONELLA MARIOTTI
Torino

Vietato vietare. In estrema sintesi è questa la proposta di legge della deputata Gabriella Giammanco, Pdl, che vorrebbe cancellare tutti quei regolamenti condominiali che vietano, appunto, di tenere un animale in famiglia. La deputata è la stessa che si oppone ai circhi con animali, prima firmataria di una legge in tal senso, e che ha fatto modificare il codice della strada per obbligare al soccorso dei quattro zampe feriti sull'asfalto.

Adesso l'obiettivo sono i regolamenti condominiali e se la legge Giammanco verrà approvata - è in commissione giustizia a Montecitorio - via libera a cani, gatti e anche conigli, cavie e a tutti gli altri animali che ormai abitano le case degli italiani. Certo se qualcuno vuol tenersi la capra o il maiale (George Clooney ha pianto per diversi mesi il suo Max) la cosa è un pochino più complessa e si deve segnalarne la presenza all'Asl.

Nello zoo di famiglia ci sono almeno 45 milioni di animali, sette milioni di cani, quasi otto di gatti, il doppio di pesci e 12 di uccellini. Poi diecimila i serpenti «dichiarati» mentre «solo» tremila sono i leoni, le tigri e i ghepardi. Tutti costano due milioni e mezzo ogni anno per cibo, veterinario e cure. I problemi arrivano se il piccolo «peloso» non è gradito al vicino di pianerottolo, o se il regolamento di convivenza vieta all'origine la presenza di animali. Finora il divieto doveva essere introdotto nel regolamento all'atto del contratto di acquisto. Cioè se il costruttore decide per il no all'animale, quando si acquista una casa bisogna tenerne conto. Solo dopo un'assemblea condominiale si può cambiare rotta, ma non sempre è facile. E qui interviene la nuova legge cancellando la possibilità di divieto all'origine.

«In realtà non è che si litighi poi così tanto per gli animali, però...»: parola di Carlo Parodi, direttore dell'ufficio studi dell'Associazione nazionale amministratori di condominio. Che spiega: «Da uno dei rapporti Censis sulle principali cause di liti condominiali la questione degli animali è in realtà al terzo posto. Personalmente faccio da 30 anni l'amministratore di condominio e non ho trovato grosse conflittualità. Il problema è che si deve fare attenzione quando si acquista una casa a leggere bene il regolamento condominiale».

Una sentenza della Cassazione infatti ha sancito che si possono inserire tutti i divieti che si vogliono. Allora come fare? «Non ci si può opporre ma devo dire - precisa Parodi - che le difficoltà arrivano se il cane di casa sporca parti comuni o se abbaia anche di notte. Di solito sono ben accolti anche quando il regolamentolo vieta».

Per l'onorevole Giammanco però non si tratta di «introdurre una normativa che possa essere applicata indifferentemente a ogni animale, ma solo agli animali domestici posseduti per compagnia e senza scopi alimentari. Solo per questi animali, che sono definiti animali familiari». Inutile sottolineare che le associazioni animaliste esultano e sono tutte a favore della legge. «I problemi nascono nelle case degli Enti.

E in tutte quelle realtà di accoglienza di persone in difficoltà, dove l'animale di casa deve essere lasciato per strada o in canili e gattili. Sono scelte laceranti per chi già è provato».

Carla Rocchi, presidente dell'Ente nazionale protezione animali, appoggia la proposta ma rilancia per tutte quelle realtà pubbliche o private di aiuto che ancora sono troppo «antropocentriche».

Nella proposta Giammanco c'è posto anche per una apertura in questo senso: gli animali domestici potranno seguire i propri padroni in caso di ricovero per anziani, in ospedale e in case di accoglienza. Se la pet-therapy è riconosciuta scientificamente come efficace, perché proibire quella fatta in casa?





Powered by ScribeFire.

Arrestato lo zio di Obama: guidava ubriaco

La Stampa





Powered by ScribeFire.

Le signore Tremonti e Bossi nel club dei baby pensionati

Libero





Alla fine le pensioni di anzianità saranno effettivamente toccate facendo formalmente finta di non farlo grazie alla revisione delle norme sui riscatti del servizio militare e degli anni di laurea. Perché fosse tabù percorrere quella via più che in recondite ragioni geopolitiche (in pensione presto vanno soprattutto i padani) o di equità sociali, è chiaro seguendo i percorsi previdenziali personali di gran parte di maggioranza e opposizione.

Metà Italia vip di oggi - e in particolare la casta politico-sindacale - è in pensione anticipata da anni. E non pochi hanno sfruttato le numerose leggi di favore che l’Italia varò nella previdenza negli anni Ottanta.

A sollevare il velo sulle baby pensioni nel 1997 fu il settimanale Il Mondo, che riuscì a consultare fra mille polemiche la banca dati dell’Inps. Basta tornare a quelle tabelle per comprendere bene la resistenza attuale a fermare lo scandalo delle pensioni di anzianità.



Conflitti d’interesse - Chi avrebbe dovuto varare quella norma - il ministro dell’Economia Giulio Tremonti - si sarebbe trovato addirittura in doppio conflitto di interesse personale. Sono baby pensionate da anni infatti sia Fausta Beltrametti, consorte del ministro,  che la sorella Angiola Tremonti. Entrambe hanno sfruttato una normativa di cui solo l’Italia si era dotata, che consentiva ai dipendenti pubblici di andare in pensione di anzianità avendo versato 14 anni, sei mesi e un giorno di contributi. Molti insegnanti ad esempio sono andati in pensione grazie a quella legge.
La signora Beltrametti in Tremonti - nata il 18 giugno 1947, cioè due mesi esatti prima del futuro marito - andò in pensione nel settembre del 1986, a 39 anni compiuti da poco.

 All’epoca dell’inchiesta del Mondo, 14 anni fa, percepiva circa mille euro al mese di pensione. Poi l’importo sarà stato rivalutato negli anni. La cosa sicura è che la consorte del ministro dell’Economia ha versato contributi per 181 mesi e al momento ha già riscosso 300 ratei di pensione, 119 mesi più di quanto versato.

La sorella del ministro, Angiola Tremonti, è andata in pensione un pizzico più tardi: nel 1989 con 1.100 euro al mese a 40 anni da poco compiuti. Ha versato contributi per 181 mesi, sta riscuotendo la pensione da 264 mesi, 83 in più di quanto versato. Come in casa Tremonti anche in casa Bossi sarebbe stato difficile fare una battaglia contro le pensioni di anzianità. La consorte del leader della Lega Nord, Manuela Marrone, è baby pensionata dal 1996, quando aveva appena 42 anni. Ad oggi ha già riscosso 5 mensilità più dei contributi versati.

Ma è ancora giovane, e le auguriamo di avere questa fortuna ancora per decenni. Anche nelle fila dell’opposizione ci sono sfilze di baby pensionati. Il più giovane è Antonio Di Pietro, che in pensione è andato nel 1995 a 45 anni di età (2 mila euro circa di importo all’epoca). Ha versato 264 mensilità di contributi, e finora ha riscosso 192 ratei pensionistici. Anche lui è giovane: supererà il giro di boa fra 7 anni esatti, quando la vita da pensionato (solo sulla carta) avrà superato quella ufficiale lavorativa. Meno giovane, ma certamente più ricco, il manager squalo per eccellenza degli anni Settanta e Ottanta: Cesare Romiti. Ha lavorato una vita, ma in pensione è andato nel 1977 quando aveva solo 54 anni. E al momento ha già ricevuto indietro 4 anni più di quelli versati.

Editori e  cantanti - Anche il suo avversario dell’epoca, Carlo De Benedetti, non ha resistito al fascino della pensione anticipata a carico dell’Inpdai. Per quanto straricco e ancora in servizio, ha appeso al chiodo la sua vita lavorativa ufficiale nel 1993 quando aveva ancora 58 anni, facendosi erogare da quel momento 4 mila euro al mese di pensione. Non è un manager, ma sicuramente fa parte dei super-ricchi di Italia. Eppure anche Adriano Celentano ha sentito bisogno della pensione ancora in tenera età. Pensioncina da mille euro al mese conquistata nel lontano 1988 appena compiuti i 50 anni di età. Avendo versato 300 mensilità di contributi e nel frattempo riscosso 276 ratei di pensioni, arriverà al giro di boa fra due anni esatti, quando potrà fregiarsi anche lui del titolo di “supermantenuto di Italia”.


di Franco Bechis

30/08/2011





Powered by ScribeFire.

Fanno sesso nella stanza d'albergo vista stadio Cori e incitazioni dai tifosi presenti sugli spalti

di

Una coppietta belga viene beccata da un intero stadio mentre si esprime in effusioni molto poco velate. La storia finisce sui giornali. Incredula la reazione dei due: "Eravamo convinti che i vetri fossero oscurati"



Bruxelles - A giudicare dal tifo sugli spalti, il match che coinvolgeva il Sint-Truiden, squadra di calcio belga, doveva essere eccezionalmente ricco di emozioni. Ma le ovazioni del pubblico questa volta non erano dedicate al beniamino della squadra del cuore, nè tanto meno a una gara eccellente del team, quanto invece a una prestazione di altro tipo, che si stava svolgendo a pochi metri di distanza dallo stadio. Protagonisti della prestazione Alicia Tenderness e fidanzato, alloggiati in un albergo con vista sullo stadio, beccati da un'intera ala del campo sportivo a esibirsi in effusioni piuttoste spinte, davanti alla finestra della loro stanza d'albergo. Una domenica differente per i tifosi della squadra di calcio, che si sono adattati rapidamente alla situazione, indirizzando alla coppia i cori normalmente riservati a incitare la propria squadra del cuore.
Reazione incredula La coppia, apparentemente ignara di tutto, si è accorto dell'accaduto soltanto la mattina dopo. "Non riuscivo a spiegarmi la freddezza con cui sono stata trattata il giorno dopo dai receptionists dell'albergo", ha dichiarato la 26enne Alicia. "Solo dopo avere visto i giornali che riportavano la notizia mi sono resa conto dell'accaduto. Pensavo che le finestre del nostro alloggio fossero schermate dall'esterno". Un po' meno conciliante la reazione della dirigenza della squadra di calcio belga. "Ai nostri match non di rado assistono anche dei bambini. In futuro situazioni del genere non dovranno più ripetersi".




Powered by ScribeFire.

Cina, il generale e lo spionaggio: beffa su YouTube

La Stampa


Forte imbarazzo a Pechino per un video postato su YouTube da un anonimo gruppo di hacker. Nel filmato il generale cinese Jin Yinan parla di operazioni segrete di controspionaggio condotte dal gigante asiatico. Si viene così a scoprire che l'ex ambasciatore in Corea del Sud Li Bin - poi condannato a 7 anni di carcere per corruzione - passava informazioni riservate sulla Corea del Nord che compromettevano la posizione della Cina nei negoziati sul nucleare di Pyongyang. Jin parla anche della cattura di un alto ufficiale, Tong Daning, che aveva rivelato le future strategie monetarie cinesi agli eterni nemici di Taiwan, che  grazie a queste informazioni evitarono ingenti perdite nei cambi. Un doppio gioco che gli è però costato la vita: i tribunali cinesi lo fecero giustiziare nel 2006. E' il secondo sgambetto elettronico a Pechino in pochi giorni, dopo la pubblicazione sul Wall Street Journal del video in cui si mostra il programma di software cinese per attaccare i siti americani.






Powered by ScribeFire.

L'Ikea del post mortem

La Stampa


Ai visitatori sarà chiesto di donare il proprio cadavere

   Arriva per la prima volta in Italia  l’artista “plastificatore” di cadaveri Gunther Von Hagens.  La mostra "Body Worlds - Il vero mondo del corpo umano", si aprirà dal 14 settembre negli spazi delle Officine Farneto, vicino allo Stadio Olimpico.
  Body Worlds è l’unica mostra dedicata all’anatomia umana, con un proprio programma di donazione dei corpi curato dall’Institute for Plastination, che conta circa 13000 donatori registrati.
Von Hagens si è conquistato la celebrità creando sculture con pezzi di corpi  “plastinati” con un procedimento che rende i tessuti praticamente eterni; sarà un contrasto interessante  l’ apertura nella città delle sante reliquie a questa inquietante mostra di salme incorrotte, non per virtù eroica, ma per trattamento tecnologico.

   Von Hagens, ha inventato il sistema che permette la conservazione per dei corpi umani tramite la sostituzione dei liquidi con dei polimeri di silicone. Questa tecnica rende i reperti organici rigidi ed inodori, mantenendo inalterati i colori. In pratica, dopo aver preparato i cadaveri, più o meno come dovesse imbalsamarli,  riesce a far diventare di plastica ogni cellula. Poi posiziona il corpo nelle pose che ha immaginato, fino a che il composto si solidifica, “immortalando” così quella postura.   
   L’artista aveva anche pensato di mettere in vendita pezzi anatomici plastinati come soprammobili o souvenir, ma si sollevò una tale indignazione che fu costretto a ritirare i modelli dal suo sito internet. Von Hagens fu anche accusato di far ricorso a cadaveri di giustiziati cinesi per la materia prima delle sue creazioni esposte in tutto il mondo, in un articolo pubblicato su Der Spiegel  del gennaio 2004 si riportano come “prove” a carico di Von Hagens lettere di lavoro, riservate, in cui si discute di come procurarsi i corpi da “plastinare”.

    Von Hagens è tornato alla ribalta delle cronache dopo la morte di Michael Jackson. Allora dichiarò che era stato contattato da un collaboratore di Jackson: pare che la popstar avrebbe voluto essere plastinata dopo la morte Von Hagens si era detto disposto a procedere sul corpo del Re del pop, con l’intenzione di immortalarlo in uno dei suoi famosi passi di danza. In effetti, la notizia era stata data mesi prima del decesso dal Daily Star del 15 marzo 2009: «Jackson to have body stuffed by doctor death».

     L’outlet della plastica resurrezione, che ora anche  i romani potranno visitare,  è composto gruppi di ex-umani spogliati della pelle, come fossero iconografie di san Bartolomeo, con muscoli, viscere e ossa in bella vista. Le sue sono moderne danze della morte, ma senza nessun monito medievale a considerare la vita dello spirito come l’unica capace di sfidare il tempo.

   La plastinazione in effetti eternizza e spoglia il cadavere di ogni orrore putrefattivo. In pratica banalizza la morte, trasformando il cadavere in un oggetto da esposizione. L’uomo moderno ha forse bisogno di questa rassicurazione, il cadavere plastinato non sarà mai ricettacolo di nessun fantasma, anima inquieta, spirito dell’oltretomba. E’ un oggetto riciclato, tanto quanto la bottiglia di plastica che diventa una panchina da giardino in re-plastic, come declamava una nota pubblicità per la raccolta differenziata. Il cadavere plastinato è un “re-cadavere” o “ex-cadavere”, un gadget cha morte non potrà più armare di falce per tormentarci con la sua ossessiva allegoria.

  Continuo a provare un certo disagio, quando al giusto orrore che ci facevano i racconti sui paralume di pelle umana, macabro bricolage dei criminali nazisti custodi di Lager, affianco la serenità con cui migliaia di visitatori sfilano, con le loro famiglie, ad ammirare le ornamentali allegorie cadaveriche di Von Hagens come un’improbabile  Ikea del post mortem. Per di più ogni visitatore della mostra sarà invitato all'uscita a firmare un foglio grazie al quale, alla sua morte,  potrà donare  il proprio corpo perché entri nella galleria dei plastinati.




Powered by ScribeFire.

Disabile lasciato a terra da Alitalia «Rispettate tutte le normative»

Corriere della sera

Rifiutato l'imbarco a Pietro Barbieri, presidente della Federazione per il superamento dell'handicap (Fish) L'azienda: incompleta la documentazione richiesta


ROMA - Un disabile si è visto rifiutare l'imbarco su un volo Alitalia Roma-Milano perchè i responsabili della compagnia hanno giudicato incompleta la dichiarazione richiesta per persone in carrozzina. È la denuncia che fa il presidente della Federazione italiana per il superamento dell'handicap (Fish), Pietro Barbieri, protagonista dell'episodio. Ma Alitalia replica spiegando che senza questa dichiarazione, nel rispetto della normativa italiana e internazionale, il passeggero non può essere accettato a bordo.

IMBARCO RIFIUTATO - L'associazione spiega che Barbieri si è presentato «alla reception di Alitalia per essere imbarcato sul volo per Milano» e ha «dichiarato di essere in carrozzina, non in grado di deambulare nemmeno per pochi passi, di essere accompagnato». E non ha chiesto servizi aggiuntivi, nè l'uso della barella. Ma «i responsabili di Alitalia hanno giudicato incompleta la dichiarazione di Barbieri e rifiutato l'imbarco, opponendo le proprie prassi interne secondo cui i dati sui servizi aggiuntivi e sull'uso della barella, oltre a quelli sanitari, vanno comunque dichiarati».

ESPOSTO - «Dopo un tentativo di spiegazione con la responsabile passeggeri speciali di Alitalia andato a vuoto - spiega Barbieri - ho formalmente presentato l'esposto alla stazione aeroportuale della Polizia di Stato. Ora farò seguire la segnalazione all'Enac nelle forme previste dal regolamento europeo. Poi valuteremo con i legali della Fish un'azione in giudizio con richiesta di danni».


MODULO MEDIF NECESSARIO - Interpellata sulla vicenda Alitalia spiega che «la compilazione del Medif (Medical Information Form) viene richiesta da anni a tutti i passeggeri che necessitano della sedia a rotelle in tutte le fasi dell'imbarco, dello sbarco, per muoversi nell'aerostazione e all'interno dell'aereo (WCHC - wheelchair cabin). La compilazione di questo modulo nasce da esigenze di sicurezza e di operativit… della compagnia e dei passeggeri definite nel rispetto delle Leggi italiane, della normativa internazionale sul trasporto aereo e della normativa IATA (International Air Transport Association)». «La mancata o parziale compilazione di questo modulo - prosegue la compagnia - fa sì che il passeggero non possa essere accettato a bordo dell'aereo». (Fonte Ansa)

29 agosto 2011 19:56



Powered by ScribeFire.