sabato 27 agosto 2011

Brasile, Battisti si fa intervistare: "Vivo di collette, non ho paura di niente e non mi pento di nulla"

Quotidiano.net

L'ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo (Pac) parla alla rivista brasiliana Istoè: "Non mi posso pentire di ciò che non ho commesso"




Un'immagine di Cesare Battisti mentre riceve la visita di alcuni deputati dell'opposizione in una prigione di Brasilia (Ansa)

Roma, 27 agosto 2011



"Non ho paura di niente" e "non mi pento di niente": lo afferma Cesare Battisti, ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo (Pac), in un’intervista alla rivista brasiliana Istoè.

L’articolo si intitola: 'Battisti, cittadino del Brasile'.  "Avevo già esperienza di prigione e libertà - afferma l’ex terrorista rosso rilasciato in giugno dal carcere di Brasilia - Sapevo che dopo l’inferno della prigione c’è un altro inferno fuori dalla cella".

Battisti, che dice di vivere di "collette" del suo gruppo di appoggio in diversi paesi, afferma di stare portando in Brasile la 'Lettura Furiosa', ong francese di Luiz Rosa, che secondo Istoè riceve l’appoggio dell’Unione Europea. E aggiunge di non avere paura di niente: "Sono libero. Ho molto rispetto per le autorità brasiliane.

Spero di poter ringraziare personalmente le molte persone che mi hanno aiutato, principalmente Tarso Genro. Se fosse possibile, se non incomodo nessuno, mi piacerebbe molto anche ringraziare il presidente Lula". L’ex ministro della giustizia, Genro, ha accolto nel 2009 come rifugiato in Brasile Battisti prima che la sua decisione fosse annullata dal Supremo Tribunale Federale.

"Non mi pento di niente - dice più avanti l’ex militante dei Pac (Proletari armati per il comunismo) -. Non posso pentirmi di ciò che non ho commesso. Loro stanno accusandomi di omicidi. I responsabili sono stati arrestati e torturati. Quando si sono verificate le morti, io non facevo più parte dell’organizzazione’’.

Alla fine Battisti risponde a una domanda sul boicottaggio ai mondiali di calcio del 2014 in Brasile, ventilata da più parti in Italia: "Alla maggioranza degli italiani non importa nulla.  Dietro questa campagna vi sono gruppi di estrema destra manipolati. Ma ci sono anche quelli che mi difendono"






Powered by ScribeFire.

Linux: 20 anni vissuti felicemente open

La Stampa


VALERIO MARIANI

Vent'anni fa nasceva ufficialmente Linux, il sistema operativo creato quasi per caso da Linus Torvalds, e con lui un concetto, l'open source, che nel corso degli anni è diventata la linfa vitale del Web 2.0. Il nostro omaggio.

Era il 2000, e non il 1991, mese più mese meno e un allora timido quotidiano online, La Stampa.it, si affacciava alla web-ribalta con la voglia di dimostrare che anche di qualcosa di diverso si poteva scrivere, oltre ovviamente a coprire la cronaca come tutti. Tra le buone idee che vennero all'anima de La Stampa.it, ci fu quella di inaugurare una rubrica fissa di cui accettai volentieri la responsabilità.

Con dieci anni di ritardo partì Mondo Linux ma era la prima volta che un quotidiano a diffusione nazionale pubblicava sul suo sito una notizia alla settimana su quel mondo che, almeno in Italia, era ancora poco noto. Nonostante, come detto, fossimo comunque dieci anni in ritardo rispetto all'intuizione di Linus Torvalds.

Ancora oggi qualcuno mi scrive chiedendo conto di quella rubrica che, dopo qualche anno silenziosamente ha ceduto il posto ad argomenti molto più d'appeal, ovvero molto più indicizzabili su Google, così come Linux e il suo creatore, Linus Torvalds, hanno volentieri ceduto la ribalta a piattaforme, hardware e personaggi molto più trendy, ma senza smettere di lavorare alle evoluzioni del sistema operativo e dei suoi dialetti.

La storia è quella tipica di una invenzione ai tempi di Internet, lo studente Linus Torvalds costruisce un emulatore di terminale per accedere al sistema Unix della sua università e arriva a un kernel grazie anche alle componenti del progetto Gnu. Poi Torvalds rese pubblico il codice sorgente della sua creazione e chiese la disponibilità degli sviluppatori per migliorare e ampliare il neonato Linux. Era nato il concetto di open source, di collaboratività gratuita a un'innovazione che, per definizione, non poteva avere proprietari e che poggiava su un puro sentimento di partecipazione money free.

Ci fu l'interessamento e la partecipazione di giganti del software come Ibm, Sun e Novell non senza dubbi sull'eventuale modello di business da applicare. Con Linux, il focus si spostò dalla pura vendita delle licenze software alla distribuzione dei servizi pre e post implementazione del software stesso. Una vera e propria rivoluzione. Si pensò che Linux potesse addirittura competere contro il gigante Microsoft nell'ambito dei Pc desktop, ma non era quella la strada da percorrere, piuttosto una molto più discreta e non per questo meno affidabile.

Oggi Linux è il cuore della maggioranza dei servizi dei giganti del web, di server, terminali, smart Tv, console e di qualche Pc con la sua ottima distribuzione Ubuntu, ma la sua consacrazione più evidente l'ha raggiunta con Android, cervello di più di cento milioni di smart phone nel mondo. Tanti auguri Linus e tanti auguri open source (e un pochino tanti auguri anche a Windows Xp - forse il miglior sistema operativo mai sfornato da Microsoft - che oggi compie dieci anni).

PS: gli articoli di Mondo Linux sono in giro da qualche parte sul web, dal 2000 al 2005 firmavo i pezzi con lo pseudonimo di Lorenzo Mantero, qui gli ultimi pubblicati.




Powered by ScribeFire.

Filettino, ecco il Comune che si crede un principato

di


Il paesino nel frusinate protesta contro la soppressione dei piccoli Comuni con una provocazione: fondare un principato. Con tanto di stemma e banconote proprie



Frosinone - Ha già fatto parlare di sé per aver coniato banconote proprie. Ora il Principato di Filettino, dopo lo stemma e le prime magliette sbarca su internet. Così da questa mattina il sito del principato è online e conterrà notizie, foto, curiosità, interviste e rassegna stampa. Per evitare la soppressione e l’accorpamento con Trevi nel Lazio (distante solo una decina di chilometri), il primo cittadino ha avviato il progetto per realizzare il "principato". Un’idea che ha subito scatenato tanta attenzione e curiosità, finendo su tutti i principali media italiani e richiamando anche l’attenzione del New York Times, della prima rete della tv di Stato russa e perfino di uno dei più importanti quotidiani del Giappone.
"Federalismo comunale" Sellari, che guida una lista civica vicina al Pdl, sostiene: "Il nostro è il primo vero esempio di federalismo comunale. In un momento in cui in Italia si parla tanto di riforma federale, noi cerchiamo di fare fatti concreti con un progetto innovativo che, proprio per questo, sta riscuotendo consensi e successo. Puntiamo davvero a conquistare vera autonomia di gestione e abbiamo le risorse finanziarie per farlo". E per attivare l’iter che porterebbe  all’autonomia il paese, il sindaco ha chiamato il addirittura l’avvocato Carlo Taormina. 



L'attenzione dei media internazionalei Dagli Usa alla Russia, fino al Giappone, il futuro "principato" ha intanto assunto una dimensione internazionale. Persino un inviato del prestigioso New York Times ha realizzato un ampio servizio sul paese. È bastato lanciare la sola idea del principato, sulla cui realizzazione il sindaco ancora scommette, per finire sotto i riflettori dei media, italiani e non. "Diventare principe - ha raccontato il sindaco all’inviato del New York Times - è il sogno di tutti ed è anche il mio. Il mio obiettivo è trasformare il paese. Dopo il decreto del governo abbiamo deciso di partire ufficialmente con questo progetto. Immagino un paese diverso rispetto a oggi e vogliamo arrivare presto a costituire il nostro principato. Tra le mie sfide ho messo anche questa. Abbiamo già una soluzione che arriverà a concretizzarsi".
La curiosità dei turisti A Filettino, intanto, continua l’arrivo di turisti e curiosi, anche da fuori regione. "C’è un flusso di turisti strepitoso - ha detto Sellari - vengono anche da centinaia di chilometri. In questi giorni abbiamo raggiunto le 20 mila presenze. C’è un turismo giornaliero in grande crescita". In dieci giorni, al Comune sono arrivate circa 12 mila e-mail, mentre il fiorito, la banconota del principato, continua ad andare a ruba: anche oggi ne sono state consegnate alcune centinaia di esemplari.
L'appello a Berlusconi Il prossimo 17 settembre è stato convocato proprio a Filettino un vertice di tutti i piccoli comuni, a cui è stato invitato anche il premier. "Si festeggia l’Unità d’Italia - ha detto il sindaco - poi si vogliono cancellare i comuni e la dignità degli italiani. Il presidente Berlusconi venga a confrontarsi con i sindaci dei piccoli paesi. Vogliamo aprire un dialogo con il governo. Si fa prima e meglio a togliere dodici parlamentari che costano allo Stato come duemila piccoli comuni".




Powered by ScribeFire.

Morta Alessandra Sgarella, sequestrata nel '97 Ieri arrestato dopo 13 anni l'ultimo dei rapitori

di


Si è spenta nella notte l'imprenditrice 52 anni sequestrata per nove mesi nel 1997. Proprio ieri è stato arrestato Francesco Perre l'ultimo dei rapitori ancora libero



Milano

Si è spenta nella notte, al termine di una lunga malattia, Alessandra Sgarella Vavassori, 52 anni, l’imprenditrice che venne sequestrata per nove mesi tra il 1997 e il 1998. Proprio ieri è stato arrestato l’ultimo componente ancora libero della banda che la sequestrò: Francesco Perre, affiliato alla cosca Barbaro della ’ndrangheta, era ricercato dal 1999 perchè condannato in via definitiva a 28 anni di reclusione per il sequestro. L’imprenditrice fu rapita a Milano l’11 dicembre del 1997 e rilasciata il 4 settembre successivo a Locri.



Powered by ScribeFire.

Pechino, ora il governo vuole rendere "legale" il rapimento dei dissidenti

di

Secondo le associazioni per i diritti umani il governo cinese sta cercando di approvare degli emendamenti che consentano di detenere i sospetti in un luogo segreto per sei mesi, senza l'obbligo di avvertire le famiglie 



Pechino

Scomparire nel nulla, per almeno sei mesi, senza lasciare traccia. In Cina è possibile e forse diventerà anche legale. Questo l’obiettivo, nemmeno troppo celato, di un progetto di modifica del codice penale cinese. Il governo di Pechino, infatti, mira a introdurre degli emendamenti che consentano di detenere i sospetti in un luogo segreto per sei mesi, senza l'obbligo di avvertire le famiglie. A denunciare i propositi del governo cinese sono oggi diverse associazioni per i diritti dell’uomo.

Il testo autorizzerebbe la polizia a usare questa forma di detenzione negli affari che riguardano la sicurezza nazionale, il terrorismo e la corruzione, se gli arresti domiciliari rischiassero di nuocere alle inchieste. "Questo permetterebbe di legalizzare la scomparsa" dei dissidenti, prassi "sempre più frequente negli ultimi tempi" ha dichiarato Joshua Rosenzweig, responsabile dell’associazione Dui Hua, che ha sede a Hong Kong. Decine di dissidenti sono "scomparsi" dopo essere stati arrestati negli ultimi mesi, tra cui l’artista Ai Weiwei, liberato a giugno dopo tre mesi di detenzione.




Powered by ScribeFire.

Bandiere rosse e privilegi d'oro: ecco la "casta" dei sindacalisti

di


Le tre grandi sigle Cgil, Cisl e Uil operano in regime di oligopolio nel business Non vogliono fare sacrifici e incrociano persino le braccia contro la manovra. Nel 2011 il ministero ha stanziato 287,5 milioni a favore dei patronati. Alla rivoluzione. il sindacato dei metalmeccanici si mette in luce per le posizioni oltranziste nella contrattazione, come è avvenuto sulla vicenda Fiat. E la Cgil teme sempre di essere scavalcata a sinistra




Con leggi e leggine si sono rita­gliati privilegi su privilegi. Una norma qui, un articolo là e tutto s’incastra al punto giusto. I sinda­cati dovrebbero tutelare i lavora­tori, ma in realtà sono, come ha in­­titolato un suo libro il giornalista dell’ Espresso Stefano Livadiotti, l’altra casta. Una nomenklatura che spesso si sovrappone e si con­fonde con quell­a ospitata sui ban­chi di Palazzo Madama e Monteci­torio. Nella scorsa legislatura 53 deputati e 27 senatori, per un tota­le di 80 parlamentari, provenivano dalla Triplice.

Secondo Livadiotti costituiscono il terzo gruppo par­lamentare, insomma formano una lobby agguerrita quanto se non più di quella degli avvocati. E nel tempo hanno strutturato un si­stema di potere studiato fin nei dettagli.Non che non abbiano me­riti storici impo­rtantissimi nell’af­francamento di milioni di italiani, ma col tempo i sindacati hanno cambiato pelle. E anima. Basti dire che i rappresentanti dei lavoratori hanno un patrimo­nio immobiliare immenso, ma non pagano un euro di Ici. Si fa un gran parlare di questi tempi delle sanzioni di cui gode la Chiesa cat­tolica ma i sindacati non versano un centesimo. Altro che santa eva­sione. Il lucchetto è stato fabbrica­to col decreto legislativo numero 504 del 30 dicembre 1992, in pie­no governo Amato.

Con quella tro­vata, i beni sono stati messi in sicu­rezza: lo Stato non può chiedere un centesimo. Peccato, perché non si tratterebbe di spiccioli. Per capirci la Cgil dice di avere 3mila sedi in giro per l’Italia. È una sorta di autocertificazione perché, al­tra prerogativa ad personam , i sin­dacati non sono tenuti a presenta­re i loro bilanci consolidati. Sfug­gono ad un’accurata radiografia e non offrono trasparenza, una mer­ce che invece richiedono punti­gliosamente agli imprenditori. Dunque, la Cgil dispone di un al­bero con 3mila foglie ma la Cisl fa anche meglio: 5mila sedi. Uno sproposito. E la Uil, per quel che se ne sa, ha concentrato le sue pro­prietà nella pancia di una spa, la Labour Uil, che possiede immobi­li per 35 milioni di euro.

Lo Stato che passa al pettine le ricchezze dei contribuenti non osa avvici­narsi a questi beni. Il motivo? La legge equipara i sindacati, e in ve­rità pure i partiti, alle Onlus, le or­ganizzazioni non lucrative di utili­tà sociale. Dunque la Triplice sta sullo stesso piano degli enti che raccolgono fondi contro questa o quella malattia e s’impegnano per qualche nobile causa sociale. Insomma, niente tasse e map­pe s­fuocate perché in questa mate­ria gli obblighi non esistono. E pe­rò lo Stato ha alzato un altro ponte levatoio collegando il passato al presente con un balzo vertigino­so.

Risultato: le principali sigle hanno ereditato le sedi dei sinda­cati di epoca fascista. Gli immobi­li del Ventennio sono stati asse­gnati a Cgil, Cisl Uil, Cisnal (l’at­tuale Ugl) e Cida (Confederazio­ne dei dirigenti d’azienda). Senza tasse, va da sé, come indica un’al­tra norma: la 902 del 1977. Leggi e leggine. Così un testo ad hoc , questa volta del 1991, permet­te alle associazioni riconosciute dal Cnel di poter creare i centri di assistenza fiscale. I mitici Caf. Qui i lavoratori ricevono assistenza prima di compilare la dichiarazio­ne dei redditi.

Attenzione: la con­sulenza è gratuita perché, ancora una volta, è lo Stato a metterci la faccia e ad allungare la mano. Per ogni pratica compilata lo Stato versa un compenso. È un busi­ness che vale (secondo dati del 2007) 330 milioni di euro. Soldi e un trattamento di lusso. Altro capitolo, altro scivolo, altro privilegio: quello dei patronati. Ogni sindacato ha il suo. Il moti­vo? Tutelare i cittadini nel rappor­to con gli enti previdenziali. Co­me i Caf, ma sul versante pensio­nati. Questa volta la legge è la 152 del 2001.

Lo Stato assegna ai patro­nati lo 0,226 dei contributi obbli­gatori incassati dall’Inps, dal­l’Inpdap e dall’Inail. Altri trecen­to e passa milioni che servono per far cassa. E per tenere in piedi la baracca. Le stime, in assenza di bi­lanci, sono approssimative ma i sindacati mantengono un appara­to di prima grandezza e hanno cir­ca 20mila dipendenti. Sono i nu­meri di una multinazionale che però si comporta come un’azien­dina con meno di 15 dipendenti.

Altrove, vedi lo Statuto dei lavo­­ratori, le tute blu sono tutelate tan­t’è che Berlusconi a suo tempo aveva provato, invano, ad aprire una breccia proponendo la can­cellazione dell’articolo 18. Ma dal­le parti della Triplice valgono al­tre regole, diciamo così, più libe­ral o, se si vuole, meno restrittive. Un’altra leggina, questa volta del 1990, offre a Cgil, Cisl, Uil la possi­bilità di mandare a casa i dipen­denti senza tante questioni. In­somma, è la libertà di licenzia­mento. Una bestemmia per gene­razioni di «difensori» degli ope­rai, dei contadini e degli impiega­ti.

Ma non nel sancta sanctorum dei diritti. Due pesi e due misure. Come sempre. O almeno spesso. Per non smarrire le ragioni degli ultimi si sono trasformati nei pri­mi. Creando appunto un’altra ca­sta. Ora, la Cgil di Susanna Camus­so proclama lo sciopero generale per il 6 settembre e chiama a rac­colta milioni di uomini e donne. Un appello, legittimo, ci manche­rebbe. Ma per una volta i sindaca­ti farebbero bene a guardarsi allo specchio. Forse, qualcuno non si riconoscerebbe più.



Powered by ScribeFire.

Archeologi: «Trovata la Tavola rotonda di re Artù, è in un castello scozzese»

La cagnolina paralizzata torna a vivere

La Stampa


FOTOGALLERY

Ciuchcia, una cagnolina di soli quattro mesi, era stata trovata sui binari di una stazione ferroviaria nei pressi di Lodz, nella Polonia centrale, dove era stata brutalmente abbandonata insieme ai suoi due fratelli. Un treno li ha investiti: i due cuccioli non sono sopravvissuti, mentre lei, purtroppo paralizzata agli arti inferiori, è stata immediatamente portata in un rifugio per animali. Qui ha trovato le cure amorevoli che le potranno far dimenticare il trauma subito e per lei è stata costruita una speciale "sedia a rotelle" grazie alla quale può camminare, correre e giocare.



Powered by ScribeFire.

Le bizze reali di Harry: vuole mangiare in pace e fa cacciare tutti i commensali dal ristorante

di

Il ribelle di Buckingham palace è entrato in un ristorante e ha ordinato di mandare via tutti i clienti del locae: scoppia la polemica in Inghilterra. Dopo Cameron e i reali di Svezia continua l'estate dei misunderstanding 



E' l'estate dei vip che fanno le bizze al ristorante. Il primo ministro inglese David Cameron, a dire il vero, ha manifestato un aplomb tipicamente british davanti alla cameriera che non lo ha riconosciuto: ha alzato i tacchi e, come tutti i comuni mortali, è andato a prendersi da solo l'italico cappuccino. Una piccola ferita nell'orgoglio nobiliare è stata inflitta alla famiglia reale svedese rimbalzata, per mancanza di prenotazione, da un ristorante in Germania ha riparato in una pizzeria italiana Ma il principino Harry, la pecora nera di Buckingham palace, è andato oltre. Sarà per il fastidio di essere riconosciuto, o magari per il timore di non essere riconosciuto, che il figlio di Carlo, per sicurezza, ha fatto sgomberare un intero bistrot per poter cenare in santa pace.

Martedì scorso è entrato nel famoso ristorante Kesgrave Hall, dell’esclusiva catena Milsom, a Kesgrave, vicino Ipswich, nel Suffolk, e ha ordinato di far andare via gli altri clienti. Voleva mangiare con calma. Ora è polemica in Gran Bretagna. Ai commensali, cui è stato chiesto di alzarsi per permettere al principino di gustare le pietanze con amici e tre guardie del corpo nella più completa privacy, quel che è accaduto non è proprio andato giù. "Inizialmente, tutti erano eccitatissimi all’idea di vedere Harry da vicino - ha riportato un cliente al Daily Star - Non capita tutti i giorni di poter cenare con un membro della famiglia reale come vicino di tavolo. Ma poi ci hanno detto che se volevamo mangiare dovevamo spostarci di fuori, perchè Harry e il suo gruppo avevano ricevuto un trattamento speciale ed era stato riservato loro un intero piano, malgrado il ristorante non accetti prenotazioni. Ma era una serata fredda e Harry non ha nemmeno usato tutti i tavoli a disposizione". Le bizze nobiliari, questa volta, non sono andate giù a nessuno. 




Powered by ScribeFire.

Custode ortodossia cattolica cercasi

La Stampa

All’inizio del 2012 Benedetto XVI dovrà nominare il successore del cardinale Levada alla guida della Congregazione per la dottrina della fede. Numerosi i candidati, italiani e stranieri



ANDREA TORNIELLI

Città del Vaticano


All’inizio del 2012 Benedetto XVI dovrà decidere una nomina chiave per il suo pontificato: quella del Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il capo del dicastero più delicato della Curia romana, incarico che Ratzinger ha ricoperto per 24 anni prima di essere eletto Papa.

La scelta del suo successore all’ex Sant’Uffizio fu la prima impegnativa nomina del pontificato. Benedetto XVI scelse, il 13 maggio nel 2005, l’arcivescovo di San Francisco, William Joseph Levada, che da sacerdote aveva lavorato nella Congregazione e che lui aveva avuto modo di conoscere non appena arrivato a Roma.

Levada ha compiuto 75 anni, l’età canonica delle dimissioni, lo scorso giugno. Come avvenuto per altri capi dicastero, una proroga sarebbe stata naturale, ma lo stesso cardinale avrebbe fatto sapere che non intende continuare nell’incarico oltre la fine del 2011, quando festeggerà i 50 anni di sacerdozio, il prossimo 20 dicembre.

La scelta del suo successore non è certo facile. La Congregazione per la dottrina è cruciale e non si deve dimenticare come negli ultimi anni lo sia diventato ancora di più, a motivo della gestione dei casi di abusi sessuali che vedono implicati dei chierici. Sotto la responsabilità dell’ex Sant’Uffizio, a motivo della recente riforma voluta da Benedetto XVI, ricadono anche altri dossier scottanti: quello del rapporto con la Fraternità San Pio X fondata da monsignor Lefebvre, come pure quello degli ordinariati per gli anglicani che desiderano rientrare nella comunione con Roma.

Il lavoro di Levada in questi anni non è stato sempre facile. La Congregazione, dopo oltre un ventennio di gestione Ratzinger, era abituata a lavorare in un certo modo e con certi ritmi, nel rispetto delle competenze di ciascuno e della collegialità. Non è un mistero che nel primo periodo di Levada vi sia stata qualche incomprensione con l’allora segretario del dicastero, l’arcivescovo salesiano Angelo Amato, poi promosso alla guida della Congregazione dei santi. Di fatto, nonostante gli impegni incombenti, a motivo dei rapporti di lunga data con molti di coloro che lavorano all’ex Sant’Uffizio, il Pontefice ha continuato ad avere un occhio particolare di riguardo e attenzione per quello che era stato il suo dicastero.

Al cardinale Levada, originario di Long Beach, nel momento in cui verranno accolte le dimissioni, potrebbe essere assegnato un incarico finora ricoperto da un altro porporato statunitense, John Patrick Foley, quello di Gran maestro dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro

Chi sarà il nuovo custode dell’ortodossia cattolica? È ancora presto per dirlo. Un candidato forte sarebbe stato lo stesso cardinale Angelo Amato, che conosce molto bene sia la Congregazione, per avervi lavorato, e sia Ratzinger, per essere stato il suo numero due. Amato però ha già compiuto 73 anni, e in caso di eventuale nomina all’ex Sant’Uffizio significherebbe per lui avere davanti un anno e mezzo prima di compiere l’età canonica delle dimissioni.

Inoltre, è fuori dubbio che negli ultimi tempi si sia molto rinforzata la pattuglia degli italiani che sono a capo dei dicasteri curiali: è italiano il Segretario di Stato Tarcisio Bertone, il Prefetto dei santi Angelo Amato, il Prefetto del clero Mauro Piacenza, il Prefetto di Propaganda fide Fernando Filoni, il cardinale bibliotecario Raffaele Farina, il “ministro della cultura” Gianfranco Ravasi, il Penitenziere maggiore Fortunato Baldelli, il presidente della Prefettura per gli affari economici Velasio De Paolis, il presidente del Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali, Claudio Maria Celli, il presidente dell’Apsa Domenico Calcagno, il presidente del Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione Rino Fisichella, il presidente del Pontificio consiglio per i migranti Antonio Maria Vegliò, il presidente del Governatorato vaticano Giovanni Lajolo. Nella lista ci sono anche il presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, Ennio Antonelli, il presidente del Pontificio consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi, Francesco Coccopalmerio.
Non è dunque semplice ipotizzare che anche l’importante congregazione per la dottrina della fede venga affidata a un italiano. Un candidato di cui si parla e che gode della stima di Benedetto XVI, è Gehrardt Ludwig Muller, 64 anni il prossimo dicembre, dal 2002 vescovo di Regensburg, la diocesi dove vive il fratello del Papa, Georg Ratzinger. Un altro possibile candidato, sebbene più defilato, è il francese Roland Minnerath, vescovo di Digione, membro della Commissione teologica internazionale
Molto meno probabili sono altre due possibili candidature: quella dell’attuale segretario del dicastero, il gesuita spagnolo Luis Francisco Ladaria Ferrer; e quella dell’attuale segretario della Congregazione del culto divino, il domenicano statunitense Joseph Augustine Di Noi


Anche se in tempi recenti la Congregazione per la dottrina della fede – un tempo chiamata la Suprema – è stata spesso alla ribalta internazionale per la gestione dei casi di pedofilia del clero, il dicastero ha il compito di custodire l’ortodossia cattolica e di promuovere la fede: il 2012 sarà un anno importante, in quanto si ricorderà il ventennale della pubblicazione del nuovo Catechismo della Chiesa cattolica.




Powered by ScribeFire.

S'innamora di un gatto, lo rapisce ed è denunciata

Il Mattino di padova

Mobilitata la Procura della Repubblica di Venezia per una quarantenne di Arzergrande che finisce nei guai per essersi portata via l'animale ora restituito alla famiglia proprietaria dai carabinieri. L'accusa è furto aggravato



ARZERGRANDE. Uscita dal carcere veneziano alla Giudecca, superato un periodo in prova lavorando per una cooperativa, una padovana di 40 anni finisce ancora nei guai con la giustizia. A tradirla l'amore per i gatti. Anzi, per un gatto in particolare, che la donna non ha esitato a rapire, e che, una volta smascherata, non voleva più restituire ai proprietari.

La vicenda comincia nel marzo scorso, quando una coppia di veneziani dell'isola della Giudecca al ritorno da un viaggio scopre che il l'amato gatto non c'è più. All'inizio marito e moglie pensano che sia scappato, temono il peggio. Poi, parlando con qualche vicino di casa scoprono che il gatto sta bene. E' "semplicemente" stato portato via, rubato.

Da chi? Da C.D., 40 anni, di Arzergrande, ex detenuta che una volta uscita dal carcere, abitando alla Giudecca e lavorando per una cooperativa della zona che fornisce servizi, aveva fatto amicizia con diversi abitanti dell'isola. Tra questi anche la coppia proprietaria del gatto, animale di cui la quarantenne si era innamorata.

Dal momento in cui hanno scoperto l'identità della ladra per i due proprietari del simpatico animale è cominciata un'autentica odissea, finalizzata a riportarlo a casa. Sono riusciti a contattare la donna, che nel frattempo aveva lasciato Venezia, e hanno ricevuto diverse rassicurazioni sul fatto che avrebbe riconsegnato il gatto. Promesse tutte tradite.

Alla fine, il mese scorso, si sono decisi a denunciare il fatto ai carabinieri. A quel punto si è mossa la Procura della Repubblica di Venezia, che ha emesso un decreto di perquisizione. La donna a quel punto non ha potuto far altro che riconsegnare il gatto, rimediando peraltro una denuncia per furto aggravato.



Powered by ScribeFire.

Le carte dei pm su Penati e i suoi «Direttorio finanziario democratico»

Corriere della sera


L'accusa: un sistema di corruzione attivo per 15 anni



MILANO

Il dirigente del Pd Filippo Penati, il suo ex capo di gabinetto Giordano Vimercati e gli altri esponenti di quello che la Procura di Monza chiama «direttorio finanziario democratico» in «un quindicennio di sfruttamento della funzione pubblica a fini di arricchimento privato e di illecito finanziamento alla politica a Sesto San Giovanni», hanno «un peccato originale» da scontare: «Il peccato originale degli ingenti finanziamenti percepiti durante il duplice mandato di sindaco condiziona tutt'ora le decisioni di Penati indipendentemente dal tempo trascorso e dal ruolo ricoperto».

La vittoria del centrosinistra e la reiterazione del delitto

Al punto che i pubblici ministeri Walter Mapelli e Franca Macchia arrivano a ritenere che «la vittoria del centrosinistra alle recenti elezioni amministrative ampli il rischio di reiterazione del delitto».
A reggere questa prognosi è un sms intercettato il pomeriggio della vittoria di Giuliano Pisapia a Milano, il 13 giugno scorso, tra il non indagato Antonio Rugari (già successore di Vimercati alla presidenza del Consorzio Trasporti Pubblici dei Comuni del Nord Milanese) e Flippo Penati. Appena prima, uno degli imprenditori che a quell'epoca stanno già accusando Penati, Piero Di Caterina, titolare di una ditta di autotrasporti urbani in contenzioso per milioni di euro con la municipalizzata dei trasporti Atm, ha telefonato a Rugari «per manifestare l'intenzione di contattare quelli che sarebbero stati nominati assessori nella nuova giunta milanese, al verosimile scopo di risolvere il contenzioso con Atm per la suddivisione degli introiti».

Poi Penati riceve questo sms da Rugari: «Ciao Filippo, considerata come è andata a Milano, credo che si possa tentare di risolvere la questione di Piero (Di Caterina, ndr ), prima che si vada oltre certi limiti e si degeneri. Magari ci possiamo vedere per capire come possiamo agire». Penati risponde proponendo un incontro nella settimana seguente. «Ciò che allarma - osservano i pm - è il riferimento alla vittoria alle recenti elezioni, con conseguente deduzione che le liti su pagamenti illeciti vengano composte con commesse e denaro pubblico». Mentre la gip Anna Magelli coglie soprattutto la permanente disponibilità di Penati, il riferimento «a quanto Di Caterina stava riferendo agli organi inquirenti e dunque alle indagini in corso delle quali Penati e Rugari erano già (anche se non ufficialmente) informati», è in definitiva la conferma che «Penati evidentemente si sente costantemente in debito con Di Caterina e ne teme le rivelazioni».

Inquinamento istruttorio ad opera dei politici indagati


L'altro indice del «peccato originale» del «direttorio finanziario democratico», per i pm, è «la sistematica attività di inquinamento istruttorio tutt'ora in corso ad opera dei politici indagati, con pressioni su vittime e complici»: tentativi «incomprensibili ed illogici se i fatti raccontati fossero semplicemente inventati o anche solo non qualificabili come delitti».

Tra i vari episodi, oltre alla «passeggiata» cercata in maggio da Penati con il suo accusatore Pasini e da questi percepita come il suggerimento di una linea minimizzatrice da tenere con i magistrati, spiccano i retroscena della convocazione come teste in Procura ricevuta il 26 aprile dall'ex segretaria di Vimercati, R. A., che subito chiama il portavoce di Penati, Franco Maggi, il quale un minuto dopo avvisa il vicepresidente pd del Consiglio regionale. I due fissano al volo un appuntamento, per le dieci della stessa sera.

Il giorno dopo la donna anticipa al marito che «quello che so non glielo dico...(ai magistrati, ndr ) faccio finta di non sa... io non so niente». E in effetti «la sera, dopo l'interrogatorio, viene intercettato un rassicurante sms» del portavoce a Penati («no tel no news no problem»), per i pm chiaramente riferito all'esito della deposizione.

Ma il giorno seguente la donna si tradisce al telefono con un conoscente, svelando che si era incontrata con Vimercati, il quale per i pm «non è un caso si preoccupi dei riflessi romani dell'inchiesta». Dice la donna: «Poi ieri sera a casa mia è venuto Vimercati... chiaramente la cosa si è ripercossa su Roma... cioè è un casino... hanno tutti i telefoni sotto controllo... il mio probabilmente no, ma i loro si...».
Duplice la valutazione che ne traggono i pm: da un lato il segno di una «scelta di fedeltà e appartenenza di partito rispetto ai doveri di cittadino e testimone»; dall'altro lato, «proprio il riferimento alle preoccupazioni romane dà spessore alla tesi del doppio binario di finanziamento per il piano di lottizzazione Falck: un primo flusso a Penati e (all'epoca) a Vimercati per le esigenze della Federazione metropolitana milanese del partito, un secondo flusso alle persone indicate da Omar Degli Esposti ed alle cooperative emiliane per il livello nazionale».

Convinzione che nei pm è rafforzata dall'ascolto delle più recenti intercettazioni di Vimercati, nelle quali a sorpresa appare soggetto che «rientra in gioco nella veste di consulente delle cooperative emiliane e di persona di collegamento tra gli interessi del committente e il segretario generale del Comune di Sesto, Bertoli».

Vimercati, il partito di Roma e le cooperative emiliane

Già a proposito delle tangenti di dieci anni fa, Luca Pasini (figlio del costruttore Giuseppe, cioè di chi secondo anche il gip Magelli si sarebbe visto «subordinare da Penati e Vimercati la fattibilità concreta del piano Falck a un contributo alla politica e all'ingresso delle cooperative emiliane nell'affare») aveva riferito ai pm che «da Vimercati ci venne detto che le cooperative avrebbero garantito la parte romana del partito». Adesso, osservano i pm, le intercettazioni mostrano «la straordinaria attualità» del fatto che «a dieci anni di distanza Vimercati e Degli Esposti (il pure indagato vicepresidente delle cooperative rosse emiliane, ndr ) sono ancora coinvolti nell'operazione non più come compagni di avventura di Pasini bensì di Bizzi»: cioè dell'immobiliarista subentrato nel progetto Falck a Zunino, che a sua volta era subentrato a Pasini e che è indagato nell'ipotesi che abbia «comprato» nel 2006 con 700 mila euro all'assessore comunale all'Edilizia Di Leva il raddoppio delle volumetrie.

Da queste nuove intercettazioni i pm ricavano come sia «evidente che il vecchio gruppo dirigente del Pds metropolitano, formalmente senza alcun titolo, non solo si tiene informato sugli sviluppi del progetto Falck, ma ne influenza l'andamento riservato». Ecco ad esempio il direttore generale del Comune (Marco Bertoli) e Vimercati accennare il 12 maggio al fatto che l'attuale sindaco di centrosinistra Oldrini sia stato messo al corrente delle «nostre diplomazie segrete».

Ecco il 16 maggio Vimercati vantarsi di aver interferito nell'attività del nuovo proprietario delle aree Falck, Bizzi («Io gli ho messo dentro un chiodo lì, in quella vicenda degli avvocati, che ne basta la metà»); e Bertoli promettere piena disponibilità alle cooperative, «tu semmai dici ai bolognesi che se hanno bisogno del Comune, il Comune è qui, per andare avanti nell'istruttoria tecnica siamo sempre qui». Inoltre «in una conversazione del 31 maggio Vimercati tratta direttamente con Bertoli le metrature da riconoscere nelle varie fasi del piano di lottizzazione Falck, a dimostrazione del ruolo attivo che ancora ricopre nell'interesse delle cooperative».

In aprile anche Vimercati, come in maggio Penati con il quale l'ex capo di gabinetto è entrato in rotta negli ultimi anni, avvicina in strada Pasini, in un altro di quegli episodi che ai pm appaiono interferenze sull'indagine allora ancora non pubblica. La registrazione del colloquio fatta dagli inquirenti fallisce per il troppo rumore all'aperto, e così non resta che il racconto di Pasini: «Vimercati crede che il mascalzone in questa vicenda sia stato Penati perché non ha tenuto fede alle promesse, cosa che, se fosse avvenuta, avrebbe reso tutti felici e contenti».



27 agosto 2011 09:19



Powered by ScribeFire.

Rinunciate alla Prescrizione

Corriere della sera

Un atto di coerenza per i Democratici


I l Pd sta perdendo la battaglia di Stalingrado. Se continua così, finirà che gli iscritti dovranno fare una class action contro Filippo Penati. Il danno che la vicenda di Sesto San Giovanni sta infatti arrecando al partito di Bersani è molto serio, e ogni mossa dell'indagato tende ad aggravarlo.
Alla notizia che il gip aveva confermato «l'esistenza di numerosi e gravissimi fatti di corruzione», ma non li aveva considerati «concussione» evitandogli così l'arresto, Penati ha infatti festeggiato con una dichiarazione surreale, come se fosse stato assolto. Poi ieri qualcuno deve averglielo fatto notare, ed è arrivata l'autosospensione dal partito e dal gruppo consiliare alla Regione Lombardia, la procedura standard che si usa nel Pd per evitare l'espulsione. Con essa, la carriera politica dell'uomo che era stato incaricato da Bersani di strappare il Nord a Berlusconi si può considerare praticamente finita.


Stavolta infatti non si può neanche dire «aspettiamo il processo»
, perché il processo non ci sarà per avvenuta prescrizione. Penati potrebbe certo rinunciare alla decorrenza dei termini, per ottenere un proscioglimento nel merito o la sentenza di assoluzione. Ma ieri, pur dichiarandosi innocente, non ha anticipato niente del genere. È suo diritto, ovviamente, e il garantismo consiste anche nel difendersi dal processo, oltre che nel processo. Però Bersani deve sapere che d'ora in poi l'argomento contro il ricorso alla prescrizione, tante volte rinfacciato a Berlusconi e agli indagati dell'altra parte politica, non potrà mai più essere usato dal Pd. Per un partito che ha obbligato i suoi parlamentari a votare per l'arresto di Tedesco, accusato di fatti meno gravi di quelli contestati a Penati, è un brutto contrappasso.

Ma non è questo l'unico danno che la vicenda arreca al Pd
. Il punto cruciale, infatti, è che Penati non può essere trattato come una «mela marcia». Non c'è niente di «marcio» in quest'uomo politico che si è fatto le ossa nella gavetta comunista, prima da sindaco e poi da presidente di Provincia, salendo un po' alla volta fino a diventare il braccio destro di Bersani, alle cui truppe aveva portato la bandiera dei riformisti lombardi. Penati non commerciava in Rolex falsi e non girava in Ferrari. Se ha preso le mazzette che gli vengono contestate, le ha prese per finanziare la sua ascesa politica e quella dei suoi compagni. Ed è sgradevole che il gip, seguendo una moda ormai invalsa tra i magistrati, infili nella sua sentenza gratuiti commenti da corsivista, scrivendo che si è comportato come un «delinquente matricolato».

Ma è proprio perché Penati non è delinquente matricolato che il Pd è nei guai
. Quello emerso a Sesto San Giovanni è infatti un «sistema», anzi un «sistemone» di finanziamento della politica. Non c'è solo Penati. C'è il suo capo di gabinetto, c'è l'assessore della giunta seguente, e per una vicenda minore è indagato anche l'attuale sindaco. Il pm parla di un «direttorio finanziario democratico» in opera da almeno 15 anni, di un vero e proprio «peccato originale». È di quel peccato originale che il vertice del Pd sta ostinatamente evitando di parlare, assumendo un atteggiamento da vergine offesa che le circostanze davvero non giustificano. Se infatti le cose funzionavano così a Sesto San Giovanni, che era un po' la boutique del governo della sinistra nel Nord, se coinvolgevano le Coop, se proseguivano nell'inquinamento probatorio fino ai giorni nostri, se perfino il successo elettorale a Milano poteva diventare occasione per reiterare il reato tacitando l'imprenditore amico, titolare per altro di una società il cui nome, «Caronte», diceva già tutto; beh, allora vuol dire che si trattava di una pratica radicata, antica ed evidentemente tollerata. Il punto è: quanto è estesa? Troppe fondazioni, troppe correnti, troppi feudi locali nel Pd cercano risorse per vivere, affermarsi e contare a Roma un po' come ha fatto Penati in questi anni.

Non so se nel Pd ci sono ancora i probiviri come c'erano una volta nel Pci.
Ma, se ci sono, Bersani dovrebbe sguinzagliarli in giro per l'Italia, dovrebbe essere lui a promuovere un'inchiesta, a scrutare dentro e dietro i potentati piccoli e grandi che esistono nel suo partito, alcuni dei quali - Penati e le Coop di sicuro - fanno parte integrante della sua constituency personale. Il Pd ha proposto nella «contromanovra» un drastico taglio dei costi della politica. Ma non c'è nessun aspetto della politica italiana che costi più della corruzione. La credibilità di un partito che vuole curare il Paese sta anche nella capacità di curare innanzitutto se stesso.



27 agosto 2011 09:10



Powered by ScribeFire.