martedì 5 luglio 2011

No Tav, rubata pistola ai carabinieri La polizia: basta manifestazioni

Il Messaggero


TORINO - Un carabiniere circondato e picchiato dai black block, la sua pistola trafugata, trattenuta ma poi restituita dagli stessi dimostranti alle forze dell'ordine: è stato questo il momento più drammatico degli scontri di domenica in Valle di Susa durante la manifestazione No Tav. È accaduto all'altezza della frazione Ramats, vicino all'area archeologica, dove gli attacchi degli antagonisti hanno raggiunto il culmine della violenza. La vicenda era già circolata nelle stesse ore fra gli esponenti No Tav stanziati nella zona della «baita», vicino ai viadotti dell'autostrada del Frejus, ma nell'immediatezza non era stato possibile orientarsi tra le voci che si accavallavano. In seguito sono state raccolte le conferme che hanno consentito di ricostruire nei contorni essenziali l'episodio, che oggi, tra l'altro, è stato anche raccontato da un bisettimanale della Valle di Susa.




Alcuni, fra i dimostranti dell'ala estremista, aveva pensato che la pistola «sotto sequestro» potesse essere utilizzata
per ottenere una sorta di contropartita: c'era chi credeva che si potesse far liberare uno o più arrestati. Le forze dell'ordine, però, sono state irremovibili, e la quasi totalità del movimento - compresi gli esponenti dei centri sociali - si è pronunciata per la restituzione dell'arma, considerata un oggetto particolarmente scomodo e pericoloso da custodire in una situazione del genere. Nella discussione sono stati coinvolti anche gli avvocati del «legal team», i quali, comunque, non rilasciano dichiarazioni, conferme o commenti di alcun tipo. Secondo le indiscrezioni che circolavano domenica, in cambio della pistola era stato ottenuto il ritorno in libertà dell'attivista bolognese (peraltro mai arrestato, ma solo denunciato) che, dopo essere stato fermato, in quelle ore si trovava in cura nel presidio medico allestito dalle forze dell'ordine all'interno dell'area del cantiere. Dettaglio che si è poi rivelato privo di fondamento.

L' Ugl della Polizia di Stato questa mattina ha consegnato al Ministro dell'Interno, al Prefetto e al Questore di Torino
una lettera di richiesta per ottenere «il divieto di effettuare manifestazioni in valle di Susa in corrispondenza del Cantiere interessato ai lavori Tav». Lo rende noto il vice segretario nazionale, Luca Pantanella. «Pur esprimendo la nostra preoccupazione per quanto sia da ritenere impopolare, la nostra richiesta - spiega il vice segretario - è supportata dalla reiterata incapacità degli organizzatori di controllare le frange estreme che nulla hanno a che vedere con i manifestanti della Val di Susa, ma che incitati all'odio e allo scontro da alcuni leader del momento sfruttano le manifestazioni al solo scopo di sovvertire l'ordine costituito e attaccare l'uomo in divisa ossia colui che in quel momento rappresenta lo Stato». Secondo l'Ugl Polizia di Stato «non è possibile affrontare ulteriormente questi individui con i normali mezzi e strumenti normativi».


Martedì 05 Luglio 2011 - 16:45    Ultimo aggiornamento: 17:41



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La Cassazione: basta mariti violenti stop a subcultura maschilista in famiglia

Il Messaggero


ROMA - La Corte di Cassazione d'ora in poi rifiuterà la concessione delle attenuanti ai mariti violenti che invocano clemenza sostenendo di prendere ancora ad esempio il modello del padre e marito padrone. Non ci sarà dunque nessuna scusante per quella che viene definita dai supremi giudici «subcultura maschilista e intollerante» di quegli uomini che pensano di avere «il controllo della situazione», in famiglia usando le offese e la violenza nei confronti della moglie senza accettare il principio dell'uguaglianza dei coniugi e senza rendersi conto dell'ormai avvenuto cambiamento dei costumi.

Per questi motivi la sesta sezione penale della Cassazione ha confermato la condanna per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate nei confronti di Nazareno C., un marito pugliese che per trent'anni, a partire dal secondo giorno di matrimonio, aveva vessato la moglie Archina D.G. che solo dopo tanto tempo ha deciso di denunciarlo.

A Nazareno C., marito violento, che chiedeva una condanna più mite, i supremi hanno risposto che «atteggiamenti derivanti da subculture in cui sopravvivono autorappresentazioni di superiorità di genere e pretese da padre/marito-padrone» non possono essere assolutamente prese in considerazione per mettere in dubbio la mancanza di consapevolezza nella commissione delle prevaricazioni nè, tanto meno, possono mettere in discussione «l'imputabilità» del despota familiare. «Il fatto che tali atteggiamenti siano proseguiti per ben trent'anni - sottolinea la Cassazione con la sentenza 26153 - non può essere considerato un elemento che porta alla concessione delle circostanze «scriminanti o attenuanti», in quanto costituisce «il costume abituale di un anacronistico pater familias maschilista e intollerante, refrattario alla modificazione del costume e alla vigenza delle leggi della Repubblica che hanno progressivamente dato attuazione al principio costituzionale di uguaglianza tra i coniugi».

Per tre decenni Nazareno C. aveva trattato la moglie Archina «come un oggetto di sua esclusiva proprietà alla quale si sono poi ribellati i figli, in particolare quella femmina, che ha dato forza alla madre per ribellarsi e denunciare l'uomo». Confermato così il verdetto severo emesso dalla Corte d'Appello di Bari il 18 maggio 2009 che aveva convalidato la pronuncia emessa dal Tribunale di Foggia il 17 ottobre 2005. Il verdetto della Cassazione è stato esteso da Franco Ippolito, segretario generale della Suprema Corte e braccio destro del primo presidente Ernesto Lupo.


Martedì 05 Luglio 2011 - 18:30




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Preti pedofili, spacciatore: «Don Seppia mi chiedeva bimbi tra i 10 e i 12 anni»

Il Messaggero

Il pusher: quando proposi una 15enne mi disse che non era di suo gradimento. Per tre anni l'ho rifornito di cocaina




ROMA

Don Riccardo Seppia, l'ex parroco di Sestri Ponente (Genova), arrestato a maggio per abusi sessuali su minori e cessione di stupefacenti, avrebbe chiesto a uno spacciatore 26enne della Guinea che viveva a Milano di procurargli bambini tra i 10 e 12 anni. Lo ha raccontato lo stesso pusher, fermato per spaccio il 21 giugno su richiesta del pm di Milano Luca Gaglio, durante l'interrogatorio di garanzia davanti al gip del capoluogo lombardo Maria Vicidomini.

«Don Riccardo Seppia mi chiedeva di procurargli non solo cocaina, consegnatagli per tre anni puntualmente ogni due settimane, ma anche bambini tra i 10 e i 12 anni. E quando gli ho proposto una ragazzina portoghese di 15, mi ha risposto che non era di suo gradimento». È quanto ha dichiarato davanti al gip di Milano Maria Vicidomini lo spacciatore del prete finito in carcere nei mesi scorsi per pedofilia.

Il 26enne porta quindi nuove fonti di prova a carico del parroco, la cui posizione ora è al vaglio della procura di Genova. A gennaio lo spacciatore aveva cercato di raggiungere la Spagna per sposarsi e ottenere così la cittadinanza. La Polaria lo ha bloccato in aeroporto e lo ha denunciato a piede libero per sostituzione di persona perché cercava di superare la dogana con un passaporto falso. Un modo per non ostacolare l'indagine in corso della procura di Milano. Il fermo è scattato in occasione di un nuovo tentativo del 26enne di andare a sposarsi in Spagna con una portoghese. Stava per partire con l'aiuto di un camionista quando sono scattate le manette. Il monitoraggio dei carabinieri nel frattempo ha documentato da parte dell'indagato un'attività quotidiana di spaccio di droga, quasi esclusivamente cocaina.

Ha servito don Seppia dal 2008 fino al dicembre 2010 finché il cliente si è rivolto a uno spacciatore genovese. Gliela consegnava a domicilio, comprandone piccole dosi che tagliava un attimo prima di portargliele. Quando è stato fermato, il 26enne era in possesso di 14 ovuli di cocaina che ha ingoiato nel tentativo di nasconderli . È stato piantonato in ospedale finché li ha espulsi e nella sua abitazione gli investigatori hanno trovato anche 20 grammi di cannabis. Alle spalle ha giá una condanna per droga ed è recidivo specifico infraquinquennale. Era stato indicato come proprio spacciatore dallo stesso don Seppia, il cui arresto è stato recentemente confermato dai giudici del Riesame di Genova.


Martedì 05 Luglio 2011 - 18:50




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Donna parcheggia in mezzo alla strada e se ne va, traffico nel caos

Il Mattino

Una donna a via Epomeo parcheggia al centro della strada. Bastano le quattro frecce accese, secondo la conducente, per poter lasciare la vettura al centro della carreggiata. Inutile dire che nello stradone di Soccavo si scatena il caos, con pullman e auto ferme. E tanti napoletani a commentare...
E non basta neanche l'intervento dei vigili urbani. Bisogna aspettare la donna che torna in auto.






Martedì 05 Luglio 2011 - 17:46    Ultimo aggiornamento: 17:52



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I "thanki" non erano mezzi eversivi», i Serenissimi assolti dalla Cassazione

Corriere della sera


Gli autori dell'assalto al campanile di San Marco il 9 maggio 1997 non erano terroristi «perché gli strumenti usati non erano offensivi». La Suprema corte deposita i motivi della sentenza definitiva



Il thanko dei Serenissimi in piazza San Marco (web)
Il thanko dei Serenissimi in piazza San Marco (web)

ROMA - I tre ex Serenissimi padovani che la notte tra l'8 e il 9 maggio 1997 organizzarono l'assalto al campanile di San Marco a bordo di due «thanki» (ovvero rudimentali trattori) non erano terroristi o eversori. Lo dice la Cassazione, che, a 14 anni dai fatti, assolve definitivamente dall'accusa di aver costituito una banda armata e l'associazione sovversiva «Veneto Serenissimo Governo» per finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico tre ex Serenissimi padovani: Cristian e Flavio Contin, e Gilberto Buson, già condannati per l'assalto al campanile di San Marco.

La Sesta sezione penale - nelle motivazioni depositate con le quali ha boociato il ricorso della Procura veneziana - spiega che legittimamente la Corte d'appello di Venezia, nel marzo 2007, si era pronunciata a favore del terzetto in quanto «l'organismo associativo in questione, pur perseguendo un programma eversivo dell'ordine democratico e pur proponendosi atti di violenza, era tuttavia strumentalmente inidoneo al perseguimento dello scopo eversivo, data l'assoluta carenza di disponibilità strumentali che tale programma potessero attuare». Nulla da eccepire, da parte di piazza Cavour, anche sulla offensività dei mezzi utilizzati per l'assalto, come invece rivendicava la procura veneziana. Sul punto, la Cassazione ha sposato la tesi di merito che aveva fatto notare come i «thanki» non erano altro che «trattori rudimentali», lontani dall'essere ritenuti «mezzi eversivi».

(Adnkronos)
05 luglio 2011




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Da Facebook e Twitter gli ordini»

Corriere della sera

Blitz contro Anonymus

Province, respinta la proposta di legge dell'Idv per sopprimerle

Corriere della sera

Voto alla Camera: si astiene il Pd, sì del Terzo Polo Di Pietro: traditi gli impegni elettorali



MILANO - Le province, per ora, non si toccano. Con i voti contrari del Pdl e la decisiva astensione del Pd, la Camera dice infatti «no» alla proposta di legge sulla loro soppressione presentata dall'Idv. Un risultato che accende la polemica all'interno delle opposizioni, visto che non solo il partito di Antonio Di Pietro ma anche il Terzo Polo ha invece votato a favore.

I NUMERI
- Più in dettaglio, la Camera ha respinto innanzitutto il mantenimento del primo articolo del testo, quello che cancellava le parole «le province» dal Titolo V della Costituzione (225 i voti contrari, 83 quelli a favore, 240 gli astenuti). Poi, è stata bocciata l'intera proposta di legge dell'Idv.

LA POLEMICA - «Si è verificato un tradimento generalizzato degli impegni e dei programmi elettorali fatti da destra a sinistra - attacca Di Pietro -. Tutti hanno fatto a gara nel far sognare gli italiani sul fatto che si sarebbe tagliata la "casta" eliminando le province e poi non hanno mantenuto gli impegni. In aula si è verificata una maggioranza trasversale: la maggioranza della "casta"». «Mi dispiace molto perché il Pd ha perso l'occasione per fare una cosa saggia, visto che se avessero votato a favore il governo sarebbe andato in minoranza» rincara la dose il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. Il Pd risponde con Pier Luigi Bersani: «Non ci facciano per favore tirate demagogiche, noi abbiamo una nostra proposta che prevede di ridurre e accorpare le Province ma bisogna anche dire come si fa, perché le Province gestiscono un certo numero di cose importanti, come ad esempio i permessi per l'urbanistica».

Redazione online
05 luglio 2011 18:45



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Sulla bara del caporale Tuccillo si riparlano Berlusconi e Fini

Corriere del Mezzogiorno

 

Funerali solenni a Roma con le massime autorità. Nel pomeriggio funzione in Campania, nella basilica di Nola

 

È una basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma gremita quella in cui l'ordinario militare monsignor Vincenzo Pelvi sta celebrando i funerali di Gaetano Tuccillo, il caporal maggiore capo ucciso in Afghanistan. Nelle prime file, da una parte, i familiari del militare, affranti: la mamma, il papà, che a stento trattiene le lacrime, la moglie sposata da meno di un anno, gli altri parenti. Dall'altra le massime autorità dello Stato: insieme al presidente Napolitano, a Fini, Schifani, Berlusconi e La Russa, anche il presidente della Corte Costituzionale Quaranta, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Letta, i capi di Stato maggiore della Difesa e dell'Esercito, Abrate e Valotto, la governatrice del Lazio Polverini, oltre al parlamentare del Pdl Gianfranco Paglia, ex parà della Folgore costretto su una sedia a rotelle dopo essere stato ferito in Afghanistan.

 

AVVOLTO NEL TRICOLORE - Molti i parlamentari e gli esponenti di Governo presenti, molte le autorità militari. Nella chiesa, tra gli altri, anche l'ambasciatore Usa David Thorne. La bara, avvolta nel tricolore, è sistemata accanto all'altare. Sopra è appoggiata la foto di un Gaetano sorridente. Davanti, su un cuscino, il cappello e le decorazioni.

 

 

COLLOQUIO FINI-BERLUSCONI - Nella chiesa di Santa Maria degli Angeli c'è stato un colloquio di cinque minuti tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi. Lo scambio di opinioni tra il presidente della Camera e il premier è avvenuto mentre insieme alle altre alte cariche dello Stato, attendevano l'arrivo del feretro. Poco prima che il feretro fosse condotto a spalla nella chiesa, Fini e Berlusconi hanno interrotto la conversazione per prestare attenzione alla cerimonia religiosa.

FUNERALI PRIVATI E LUTTO CITTADINO - I funerali «privati» si terranno nella chiesa cattedrale di Nola, in piazza Duomo, alle 17,30, e saranno presieduti dal vescovo Beniamino Depalma, vescovo-arcivescovo di Nola. Intanto proclamato il lutto cittadino a Palma Campania e a Revine per la morte di Tuccillo: con un'ordinanza il sindaco Battista Zardet ha stabilito che domani dalle 11 alle 12, in concomitanza con i funerali di Stato a Roma, gli ambienti pubblici sospendano ogni attività. Per tutta la giornata, inoltre, nel paese in cui il soldato risiedeva con la moglie, vi saranno bandiere a mezz'asta o listate a lutto. «Stiamo anche preparando per domenica una cerimonia in onore di questo ragazzo nella chiesa parrocchiale della frazione di Lago che lui frequentava con la moglie - annuncia il sindaco -. Abbiamo preso già contatto con il battaglione logistico Ariete di cui Tuccillo faceva parte». Domenica è il giorno in cui, dopo i funerali di Stato e dopo la cerimonia privata a Nola, Evelyn, la vedova olandese del militare ucciso in Afghanistan, dovrebbe rientrare a Revine, dove è vissuta tanto tempo.

 

Redazione online
05 luglio 2011

Pausa fumo? Solo se timbri il badge E i dipendenti comunali protestano

Corriere della sera


Il sindaco Renzi ha fissato la norma di strisciare il badge prima di uscire a fumare per i dipendenti comunali




FIRENZE - Se vuoi fumare «striscia» il badge. Tutti i dipendenti del Comune di Firenze, in tutte le strutture dell'amministrazione e non solo in Palazzo Vecchio, dovranno timbrare il cartellino in uscita per la pausa sigaretta. Lo ha deciso il sindaco Matteo Renzi che martedì ha annunciato l'intenzione di allargare il provvedimento finora adottato nell'ufficio anagrafe.

Renzi ha spiegato che la giunta ha dato mandato ai tecnici per estendere la nuova norma a tutti gli uffici comunali. «In un momento in cui ci sono cassaintegrati che crescono - ha sottolineato Renzi - giovani senza lavoro, il compito dei dipendenti pubblici è quello di cercare di dare il buon esempio. Se viene chiesto a chi vuole stare 20 minuti fuori a fumare una sigaretta o a prendere un caffè di timbrare in uscita e poi in entrata il badge, mi sembra un principio di buonsenso e sacrosanto». «In tutte le aziende private è così - ha aggiunto - sarà così anche al Comune di Firenze».

Tutto era partito dall'ufficio dell'anagrafe, dove a introdurre la norma era stato il nuovo dirigente Alessandro Bartolini, ex comandante della polizia municipale. E il sindaco ha colto con favore la novità, tanto da estenderla in meno di una settimana a tutti gli uffici dell'amministrazione. «Questo - ha spiegato Renzi -è un periodo in cui chi lavora per il pubblico ha una grande responsabilità. Ci sono licenziati, cassaintegrati, il settore privato va come deve andare. Dal settore pubblico ci aspettiamo un esempio. Allora, ciascuno è libero di poter prendere il caffè o di poter fare la pausa per la sigaretta, figuriamoci se qualcuno mette in discussione il diritto di fare certe cose, però la è serietà è quella di timbrare il cartellino, uscire, di prendersi il quarto d'ora che serve e poi rientrare. Altrimenti non facciamo una bella figura con i cittadini. Ma i dipendenti comunali sono in protesta.


05 luglio 2011





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Gli Anonymous rilanciano: “Siamo cittadini normali, protestiamo per i nostri diritti”

Corriere della sera


L’operazione della polizia postale contro la declinazione italiana del gruppo hacker degli Anonymous – raccontata in anteprima questa mattina da Corriere.it – ha ovviamente scatenato una vasta discussione nella Rete italiana (qui ne trovate un estratto da BlogBabel). Non solo perché si tratta di un’azione con pochi precedenti da noi – e che fa seguito a operazioni analoghe che hanno avuto luogo dagli Stati Uniti alla Spagna -, ma perché è arrivata alla vigilia di quella data da mesi etichettata dal Web italiano come quella del “Bavaglio alla Rete”. Domani l’Agcom dovrebbe esprimersi sulle nuove norme in difesa del diritto d’autore, varando di fatto il regolamento ventilato dallo scorso dicembre. Non è un caso che sulla bacheca online del gruppo hacker si trova il link alla discussione in Twitter #nowebcensure, collegata a quelle di AnonItaly, LulzSecItaly (altro gruppo hacker) e al thread dedicato alla cosiddetta Operation Italy.

Con questa dicitura, Anonops_Ita, come avevamo raccontato su questo blog, gli “anonimi” italiani avevano lanciato una sorta di guanto della sfida al governo italiano e al suo premier. Dopo gli attacchi ai siti del Pdl e di Silvio Berlusconi, quelli ai siti istituzionali e – non a caso – all’Agcom hanno portato alla reazione da parte della Polizia Postale. La comunità hacker – rappresentata dal gruppo “in chiaro” che fa riferimento all’Hackmeeting – ha etichettato l’azione di sicurezza come “repressione”: la discussione sull’argomento la si può leggere sul sito di Autistici.org.

Con toni più militanti del solito il gruppo degli “anonimi” italiani rilancia con un “comunicato stampa” pubblicato sul sito – lo vedete più sotto – dopo il blitz di questa mattina. “Gli Anonymous italiani non sono caduti davanti a questo vile tentativo di smantellare l’organizzazione e annunciano conseguenze per le azioni compiute dalle forze dell’ordine”. Un rilancio con toni che sembrano sempre più da “cyberguerra”, con gli anonimi che però in un altro punto vogliono specificare che loro non sono “pericolosi hacker come definito dai media” ma “persone come tutti arrestate mentre protestavano pacificamente per i nostri diritti”. Intanto questa sera ci sarà la Notte della Rete, il lato legale della protesta. Cosa accadrà nel prossimo futuro nel e del Web italiano è tutto da scoprire.







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Immagini mozzafiato dal lato oscuro della luna

Quotidiano.net

Le rielaborazioni di alcuni affascinanti scorci del nostro satellite, catturati nel dettaglio dal Lunar Reconnaissance Orbiter.

Il pi greco è morto, viva il pi greco

Corriere della sera


La proposta degli studiosi inglesi: «Aboliamolo».
Ma c'è chi è contrario: «Idea priva di senso matematico»






MILANO - «Pi greco è morto? Ma che sciocchezza!». Umberto Zannier, ordinario di geometria presso la Scuola Normale di Pisa, liquida così la provocazione lanciata recentemente da un gruppo di matematici inglesi che vorrebbero sostituire al celebre 3.14 il suo doppio, un valore numerico denominato tau e approssimato a 6.28. Il senso dell’operazione? Secondo uno dei proponenti, Kevin Houston, della scuola di matematica dell'Università di Leeds, rendere la matematica avanzata «considerevolmente più facile, semplificando le formule». A parere di Zannier, una mossa «priva di senso matematico, poiché il significato di pi greco è intrinseco, cioè legato al rapporto tra la circonferenza e il diametro. Ma soprattutto inutile, perché esistono consuetudini ormai accettate: cambiarle comporta un’inerzia talmente grande che non ne vale certo la pena». Numero «interessante perché universale - come spiega Zannier - il pi greco è una costante che non abbiamo "inventato" noi com’è successo ad esempio con misure come il metro, che sono convenzionali – ragione per cui nel mondo anglosassone se ne usano altre. Il pi greco sarebbe esattamente lo stesso anche se lo dovessero calcolare i marziani».
FUORI DAI CONFINI - È forse anche per questo che il 3.14 esce di quando in quando dai rigidi confini della matematica per far parlare di sé. È del 1988, presso l’Exploratorium di San Francisco, la prima celebrazione del «Pi Day», nato su iniziativa del fisico americano Larry Shaw, che propose il 14 di marzo (3.14 secondo la grafia inglese) come giorno di festa. Il Guinness World Records registra i primati di chi sa recitare a memoria il maggior numero possibile di decimali (detentore del primato attuale è il cinese Chao Lu, con 67,890 cifre recitate in 24 ore e 4 minuti) e di chi ne calcola il valore con maggiore precisione. Nell’ultimo caso il primato spetta a Shigeru Kondo, ingegnere informatico giapponese, che ha calcolato il valore del pigreco in 5.000 miliardi di cifre decimali. Se per «portare la matematica nelle piazze» ogni iniziativa è buona, entrano in gioco anche i record di casa nostra . Di recente a Udine 768 bambini, ragazzi e adulti vestiti con magliette con impressa una cifra si sono disposti per formare la più lunga sequenza umana mondiale del pi greco.

Elisabetta Curzel

05 luglio 2011 15:18



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Ho pagato gli esponenti del Pd»

Corriere della sera
ROMA

Paganelli: me li indicava Morichini. Smeriglio lascia il carcere. L'ad della Rotkopf ai giudici: ho dato soldi a 7 politici e alla fondazione di D'Alema



Racconta di aver pagato i soggetti elencati nell'appunto sequestrato dalla finanza ma sostiene che ha consegnato il denaro a Vincenzo Morichini, l'ex responsabile delle agenzie Ina-Assitalia indagato per corruzione e false fatture. Viscardo Paganelli, finito in carcere con il figlio Riccardo e con Franco Pronzato, già consulente di Pier Luigi Bersani al ministero dei Trasporti, risponde per quattro ore alle domande del pm Paolo Ielo. E alla fine l'interrogatorio, chiesto dal difensore Pasquale Bartolo, viene secretato.

«Era Morichini a consigliarmi chi pagare, perché poi avrei avuto dei vantaggi», accusa Paganelli, arrestato per una mazzetta da 40 mila euro a Pronzato. L'amministratore delegato della Rotkopf Aviation avrebbe versato, secondo i casi, tangenti o contributi regolari - e come tali iscritti in bilancio - per una somma vicina ai duecentomila euro: destinatari dei finanziamenti, sette politici (tra cui Pronzato, la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini e l'eurodeputato del Pd Roberto Gualtieri), Umbria Jazz e, in due occasioni, ItalianiEuropei, la fondazione di Massimo D'Alema.

«Ho dato ventimila euro alla Marini, altrettanti a Umbria Jazz e 15 mila a Gualtieri», sostiene Paganelli. «A quest'ultimo - continua - ho versato un contributo elettorale perché volevo raggiungere una certa forza nel partito, in modo da poter avanzare delle richieste». Resta il dubbio se il denaro sia finito nelle mani dei soggetti elencati nel «pizzino»: poiché Morichini ha trattenuto la metà della tangente destinata a Pronzato, la Procura vuole accertare se anche negli altri casi abbia consegnato solo una parte del denaro. A questo dubbio l'ex amministratore delle agenzie Ina-Assitalia potrà rispondere nei prossimi giorni, quando sarà interrogato a palazzo di giustizia.

Altre domande puntano a chiarire il capitolo dei cinque voli (tre in Puglia) che nel 2010 sarebbero stati offerti a Massimo D'Alema. Paganelli assicura: «Nessuno ha mai viaggiato gratis con la mia società, come risulta anche dalla contabilità aziendale». Sarebbe stato Morichini - avendo maturato dei crediti con la Rotkpof Aviation - a regalare le trasferte al presidente del Copasir. E il pm Ielo, dopo aver contestato all'imprenditore nuove intercettazioni ambientali, lo avrebbe interrogato pure sui rapporti con altri esponenti di primo piano del Pd.

Sorpresi, i politici citati nel «pizzino» rivendicano la propria estraneità all'inchiesta. Sottolinea Gualtieri: «Apprendo con stupore dell'esistenza, tra le carte del dottor Viscardo Paganelli, di un appunto contenente il mio nome. Escludo di aver mai conosciuto il dottor Paganelli e tantomeno di aver ricevuto denaro da lui o da persone riconducibili alle sue società. Ho dato mandato ai miei legali ad agire nelle sedi competenti a tutela della mia onorabilità». La Marini annuncia «una comunicazione al consiglio regionale per il rispetto istituzionale a cui si ispira la mia azione di governo e soprattutto perché mi sento diffamata e calunniata».

E intanto già libero Giuseppe Smeriglio, arrestato il 28 giugno con Pronzato e con i Paganelli. Una scarcerazione a tamburo battente disposta dal gip Elvira Tamburelli, con il parere favorevole della Procura, al termine dell'interrogatorio di garanzia. Il manager, spiega l'avvocato Marcello Di Stante, ha dimostrato che l'asserita tangente da 24 mila euro altro non era che il compenso per una consulenza in materia di trasporto merci ottenuta dalla Rotkopf Aviation: ricostruzione confermata dall'estratto conto del 6 maggio scorso prodotto dalla difesa.

Lavinia Di Gianvito
05 luglio 2011 10:35



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Scoperta immensa fortuna nei sottorranei di un tempio Indù

Corriere della sera



Archeologi scoprono sacchi pieni di diamanti, smeraldi, rubini, zaffiri, perle, monete d'oro e d'argento






MILANO - Potrebbe sembrare la trama di un’antica favola orientale o l'ultimo capitolo della saga di Indiana Jones, ma l'incredibile fortuna scoperta recentemente in un tempio indiano, definita «la madre di tutti i tesori», è reale e ha rapidamente conquistato le prime pagine di tanti quotidiani internazionali. La settimana scorsa un gruppo di sette archeologi ha scovato nei sotterranei segreti del tempio indù Sri Padmanabhaswamy a Thiruvananthapuram, capitale dello stato di Kerala, un favoloso tesoro da 900 milioni di rupie (circa 14 miliardi di euro). Nelle camere segrete del tempio i ricercatori hanno scoperto sacchi pieni di diamanti, smeraldi, rubini, zaffiri, perle e centinaia di migliaia di monete d'oro e d'argento.
LE RICCHEZZE - - L’immensa fortuna era custodita nella cappella reale degli antichi sovrani dello Stato principesco di Travancore ed era ammassata in sei sotterranei, molte dei quali non sono mai stati visitati negli ultimi 150 anni. Tra le reliquie scovate, vi sarebbero decine di statue e corone in oro e argento, splendide collane utilizzate dai sovrani di Travancore nelle cerimonie religiose e mille chili di monete d'oro che risalgono al periodo della Compagnia delle Indie. Una parte del tesoro sarebbe stato accumulato mettendo assieme le offerte votive che i fedeli nel corso degli ultimi secoli hanno donato a Vishnu, divinità maschile indù a cui è dedicato il tempio che risale a XVI secolo, mentre il resto delle ricchezze deriverebbe dal commercio di avorio, spezie e legno di sandalo . Dal 1947, anno dell'indipendenza indiano, il tempio è stato gestito da una fondazione legata alla famiglia dei maharaja che governavano il territorio e recentemente, dopo una sentenza della Corte Suprema, è stata istituita una commissione con l'incarico di riportare alla luce i beni e i segreti custodi all'interno del tempio.
SICUREZZA - Le autorità indiane hanno fatto sapere che custodiranno gelosamente il tesoro e un centinaio di uomini armati quotidianamente sorveglierà il luogo sacro: «Prenderemo le misure più adeguate per assicurare la sicurezza del tempio in accordo con la famiglia reale di Travancore che continuerà a gestire il luogo sacro assieme al capo religioso del santuario» ha confermato Oommen Chandy, il governatore dello Stato di Kerala. Adesso in India si aperto un animato dibattito sul destino dello straordinario tesoro. C'è chi afferma che potrebbe essere usato per ripianare l'intero debito pubblico dello stato di Kerala. Altri invece vorrebbero che fosse investito per la ristrutturazione del tempio oppure portato in uno dei musei più importanti dello stato indiano: «Le ricchezze appartengono al tempio e saranno custodite dove sono state trovate - ha dichiarato al Times of India (http://articles.timesofindia.indiatimes.com/2011-07-04/thiruvananthapuram/29735333_1_kg-of-gold-coins-chief-priest-temple) il governatore dello Stato di Kerala. Questo tesoro ha un significato storico e religioso»
Francesco Tortora
05 luglio 2011 13:57



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Mura romane dagli scavi del metrò Spunta l'ippodromo di Neapolis?

Corriere del Mezzogiorno

Resti di opus reticolatum: nei pressi del cantiere sorgeva la struttura sportiva dell'antica città


NAPOLI - Nuove interessanti scoperte archeologiche affiorano in via Nolana, in pieno centro storico di Napoli (zona Rettifilo). Lo scavo iniziato un anno fa a seguito dei lavori per la realizzazione del pozzo di ventilazione della nuova metropolitana di Napoli, ha riportato alla luce resti di fondazioni precedenti al risanamento. Ora tocca alle mura d’epoca romana.


SCAVO ESTIVO - Nell’area di scavo di via Nolana, un gruppo nutrito di archeologi, sta riportato alla luce parte di mura in opera reticolata d’epoca romana. La scoperta, oltre quattro metri dall’attuale piano stradale, aggiunge interessanti informazioni circa il perimetro sud-orientale dell’antica Neapolis, area deputata allo svago e alle attività sportive.

Via Nolana, i reperti archeologici: le foto
 
OPERA RETICOLATA - Quando si scava in un'area ricca di storia come Napoli, le sorprese non mancano. Nel caso specifico i rinvenimenti di via Nolana mostrano, sotto il livello delle fondazioni precedenti all’intervento del risanamento, anche parti di mura in opera reticolata d’epoca romana. Nello stesso punto ma ad un livello di poco superiore diversi mesi fa erano state estratte alcune ossa e una grossa anfora, quasi integra.

IPPODROMO DI NEAPOLIS? - Sovrapponendo la pianta di Napoli greco-romana, di Bartolomeo Capasso risalente al 1904, con l’attuale area di scavo, sorprende la vicinanza con il settore nord orientale dell’ippodromo dell’antica Neapolis. Struttura sportiva o strutture di pertinenza e di servizio? In attesa di ulteriori scoperte, stretto riserbo da parte della soprintendenza napoletana. Fino ad oggi lo scavo ha permesso di recuperare diversi reperti, in gran parte vasellame. Tuttavia, diverse ossa di animali sono state rilevate, durante gli scavi di riqualificazione, anche nell’area dell’odierna porta Nolana.

Antonio Cangiano
05 luglio 2011

Striscioni di protesta per le strade di Palermo Il testo: "Siamo indagati, faremo i deputati"

Quotidiano.net


Sotto accusa l’Assemblea regionale siciliana con i suoi 27 parlamentari indagati, quattro dei quali arrestati, l’ultimo giovedì scorso per tentata concussione, falso e abuso d’ufficio





Palermo, striscioni con la scritta "Siamo indagati e condannati, vogliamo fare i deputati". (Ansa)

Palermo, 5 luglio 2011

L’indignazione viaggia sugli striscioni affissi questa notte nelle strade di Palermo: “Siamo indagati e condannati, vogliamo fare i deputati”, è la provocazione lanciata. Sono apparsi nei pressi dell’universita’, nelle centrali vie Liberta’, Notarbartolo, Autonomia Siciliana e nella zona dello stadio.

Sotto accusa l’Assemblea regionale siciliana con i suoi indagati e arrestati. Negli striscioni anche un appuntamento per le 17 davanti a Palazzo dei Normanni, sede dell’Ars, dove e’ prevista la seduta d’aula. L’iniziativa e’ da collegare anche al recente voto di Sala d’Ercole che, resistendo alla sentenza della prima sezione civile del tribunale di Palermo e alle conclusioni della Commissione verifica poteri dell’Ars, ha salvato a maggioranza (38 voti contro 35) il seggio del deputato regionale del Pid Santo Catalano, dichiarato ineleggibile perche’ ha patteggiato in appello una condanna a un anno e undici mesi per abusivismo edilizio e, in concorso, per abuso d’ufficio.

 Dito puntato contro i 27 parlamentari indagati, quattro dei quali arrestati, l’ultimo giovedi’ scorso per tentata concussione, falso e abuso d’ufficio.
agi




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Cucchi, due testimoni: lo hanno menato, si vedeva che stava veramente male

Il Messaggero

Un medico: rifiutò il ricovero al Fatebenefratelli ma aveva due vertebre fratturate e un forte mal di scheina



ROMA - Quattro medici, un’infermiera, alcuni detenuti all’epoca dei fatti, un poliziotto penitenziario. Sono nove i testimoni che oggi hanno testimoniato nella settima udienza del processo che, davanti alla III Corte d’assise di Roma presieduta da Evelina Canale, si occupa della morte di Stefano Cucchi, il romano di 31 anni fermato il 15 ottobre 2009 mentre stava cedendo sostanza stupefacente e morto una settimana dopo nella struttura di medicina protetta dell’ospedale “Sandro Pertini”.

Tra coloro che sono stati citati dai pm Vincenzo Barba e Maria Francesca Loy, oltre a tre persone che all’epoca dei fatti da detenuti erano presenti nelle celle del tribunale di Roma in attesa di essere sottoposti all’udienza di convalida del loro arresto, anche quattro medici (due del carcere di Regina Coeli e due dell’ospedale romano Fatebenefratelli) che in quei giorni ebbero a che fare con Cucchi.

La cella delle botte. «Chiesi di andare nella cella con Cucchi perchè ero solo, ma una guardia penitenziaria mi fece segno di no, facendo il gesto come se in quella cella si prendevano botte». È la testimonianza di Marco Fabrizi, sentito oggi che era nelle celle di sicurezza del tribunale di Roma, a pochi passi dalla cella dove Cucchi aspettava prima di essere portato per la convalida del suo arresto per droga avvenuto la notte precedente.

Un’ex detenuta: stava male, si vedeva. Annamaria Costanzo, conobbe anche lei Cucchi nelle celle del tribunale. «Fu lui a fermarmi mentre ero nel corridoio - ha detto - Mi chiese una sigaretta, mi disse che era in cella per un po’ di fumo e che stava male perchè non gli volevano dare le medicine. Continuava a dire “sto male” e gli domandai “ma che ti hanno menato?”. Mi rispose di sì e che erano state le guardie che l’avevano arrestato. Io quella sigaretta gliela diedi dicendogli “speriamo che non è l’ultima che ti fumi”, perchè vidi che stava veramente male». Dichiarazioni, queste, che la donna non ha mai reso in precedenza; circostanza oggi motivata con il fatto che pensava «che andava tutto in cavalleria».

Ho visto picchiarlo.
In aula, a testimoniare è stata anche chiamata una terza donna all’epoca detenuta. Silvana Cappuccio ha detto che, mentre si trovava in cella, sdraiata perchè stava poco bene, sentì «un fracasso». Ecco che allora si alzò e guardò dallo spioncino della cella cosa stessa accadendo. «Ricordo di un ragazzo in cella accanto alla mia - ha detto - Chiedeva una sigaretta; a un tratto lo tirarono fuori e lo schiaffeggiarono. Cadde a terra, lo trascinavano e continuavano a picchiarlo. Diceva di star male e che non riusciva ad alzarsi, ma gli rispondevano “adesso chiamiamo un dottore”». Incalzata dalle domande e dalla richiesta di precisazioni ha però risposto con tanti “non ricordo”.

Un medico: rifiutò il ricovero al Fatebenefratelli ma aveva due vertebre fratturate. Il 16 ottobre 2009, poche ore dopo il suo arresto per droga, Stefano Cucchi fu portato all’ospedale romano Fatebenefratelli perchè lamentava dolori alla schiena, ma rifiutò il ricovero. La conferma processuale è arrivata, nel corso dell’udienza di oggi da Cesare Calderini, il medico che prese in cura il giovane nella struttura ospedaliera. «Visitai Cucchi alla presenza delle guardie penitenziarie - ha detto - Gli chiesi cos’era successo e mi rispose che era caduto dalle scale la sera prima. Era arrivato in reparto camminando normalmente, era leggermente segnato sotto entrambe le palpebre. Segni che non destarono la mia preoccupazione. Esclusi fossero dettati da causa traumatica, non aveva un occhio pestato». Ragione questa per la quale il medico si concentrò «sul forte dolore alla schiena che Cucchi lamentava. Al livello del tratto lombo-sacrale aveva i segni di un trauma recente, e richiesi esami radiografici. Contattai poi il radiologo che vide due fratture, l’ortopedico e il neurologo. Decidemmo insieme come necessario tenere il paziente in osservazione per fare ulteriori accertamenti ma Cucchi rifiutò il ricovero, e io rimasi stupito, mi sembrò una cosa strana. Era stato sempre tranquillo, si era fatto fare tutti gli esami tranquillamente». Le circostanze per le quali fu consigliato il ricovero del giovane sono state confermate in aula anche da Francesco Tibuzzi, il neurologo che quel giorno visitò Cucchi al Fatebenefratelli.

Sul banco degli imputati ci sono dodici persone: i sei medici che ebbero in cura il giovane (Aldo Fierro, Silvia Di Carlo, Flaminia Bruno, Stefania Corbi, Luigi De Marchis Preite, Rosita Caponetti), tre infermieri (Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe) e tre agenti della polizia penitenziaria (Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici). I reati contestati, a vario titolo e a seconda delle posizioni, vanno dalle lesioni, all’abuso di autorità, al favoreggiamento, all’abbandono di incapace, all’abuso d’ufficio e alla falsità ideologica.
Secondo l’accusa, Cucchi fu picchiato nelle camere di sicurezza del tribunale in attesa dell’udienza di convalida, caddero nel nulla le sue richieste di farmaci, e in ospedale praticamente fu reso incapace di provvedere a se stesso e lasciato senza assistenza, tanto da portarlo alla morte.
Lunedì 04 Luglio 2011 - 17:43    Ultimo aggiornamento: 17:45




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Pensioni? Tagliate queste

Il Tempo


Vitalizi della Regione Lazio per 16 milioni all'anno.


Il Consiglio regionale del lazio Loro, quelli che ce l'hanno fatta, portano a casa un assegno che va dai 3 ai 6 mila euro netti al mese, che si aggiunge alla pensione (spesso maturata fuori dalla politica) o, se lavorano ancora, allo stipendio. Ci sono anche quelli che, dopo l'impegno alla Pisana, sono approdati in Parlamento. E dunque hanno raddoppiato: due istituzioni due vitalizi. Ci sono invece quelli che hanno smesso proprio di fare politica ma non dimenticheranno mai la Regione.

Il motivo è evidente. Nel Lazio la legge assegnerebbe il vitalizio a 55 anni ma un emendamento approvato tempo fa ha previsto la possibilità di ottenerlo 5 anni prima con una riduzione progressiva dal 25 al 5 per cento fino, appunto, ai 55 anni in cui si ha diritto all'intera somma. Quasi tutti gli ex consiglieri lo chiedono allo scoccare del cinquantesimo anno d'età. Anche gli ex presidenti. Da ultimo Piero Marrazzo. Il giornalista, tornato alla Rai, riceverà dalla Regione Lazio per tutta la vita quasi 3 mila euro netti al mese.

Anche se, ovviamente, ha uno stipendio e avrà una ricca pensione maturata negli anni di lavoro giornalistico. Ma lo fanno tutti: lo dice la legge, nessuno ruba niente. Bastano 50 anni e una sola legislatura, cioè cinque anni passati in Consiglio regionale. In questo caso, che riguarda 93 ex della Pisana, si ha diritto a un assegno di 3.150 euro netti al mese. Se invece si è stati eletti per due legislature (come è successo a 69 ex consiglieri) allora il vitalizio sale: 5.150 euro netti al mese.

Infine i più fortunati: nel Lazio sono 18. Hanno trascorso 15 anni in Consiglio e hanno diritto a 5.890 euro al mese. Poi ci sono gli assegni di reversibilità, dati ai familiari di ex consiglieri deceduti. Per le casse della Regione è una spesa piuttosto rilevante visto che un eletto alla Pisana ha già uno stipendio base di 8 mila euro al mese. A cui vanno aggiunte eventuali indennità: il capogruppo ha 1.500 euro in più al mese, il presidente di Commissione 1.800, il vice 800. Inoltre ogni consigliere può contare su 4.190 euro al mese per il «rapporto eletto-elettori», cioè per «curare» il consenso nel proprio territorio. Anche se tredici consiglieri su settanta si ritrovano in Aula senza aver preso nemmeno un voto.

Sono i candidati che facevano parte del listino collegato alla Polverini: di fatto il premio di maggioranza. Ma nel Lazio, a differenza della manovra del ministro Tremonti che sembra aver rinunciato a mettere a dieta i politici, qualcosa si muove. È stato lo stesso presidente del Consiglio regionale Mario Abbruzzese, a presentare, insieme con Isabella Rauti e Giancarlo Miele (Pdl), una proposta di legge per innalzare l'età da 50 a 60 anni e per ridurre l'assegno.

Dal canto suo l'Italia dei Valori ha presentato una norma per abolire i vitalizi ed è intenzionata a proporre un emendamento specifico nell'assestamento di bilancio che sarà discusso dall'Aula nei prossimi giorni. Ma non è tutto. Rifondazione Comunista, che ha preparato una proposta di legge simile, comincerà tra pochi giorni una raccolta di firme per un referendum abrogativo: ci vogliono 50 mila sottoscrizioni. E se dal canto suo la Pisana ha ridotto le spese di rappresentanza, le auto blu e cancellato il contratto di locazione per la costosa sede nel centro storico di Roma, generando in tutto nell'ultimo anno risparmi per 6 milioni, ora tocca al portafoglio dei politici. Ci daranno davvero un taglio?


Alberto Di Majo

05/07/2011





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Notte della Rete, il web sfodera gli artigli

Corriere della sera

Manifestazione a Roma con politici, creativi e blogger
Intanto all'AgCom nuove dimissioni del relatore.


MILANO - Si incontreranno questa sera a Roma per difendere la libertà del Web «minacciata» dalla delibera in discussione all'Agcom sull'enforcement per il diritto d'autore online. Un provvedimento che ha innescato una vasta mobilitazione online. Alla Notte della Rete, così è stata ribattezzata l'iniziativa, parteciperanno politici, giornalisti e blogger, pronti a contestare «la censura dell'Agcom» con la propria voce, dopo averlo fatto con la voce dei propri pensieri «liberamente espressi sul web». «Perché è proprio questo il reale fine dell'AgCom - spiegano gli organizzatori - una sostanziale restrizione della libertà di espressione». L'appuntamento è per le 17 alla Domus Talenti. Ci saranno tra gli altri Olivero Beha, Emma Bonino, Antonio Di Pietro, Dario Fo, Alessandro Gilioli, Peter Gomez, Beppe Giulietti, Fabio Granata, Margherita Hack, Ignazio Marino e Franca Rame.

INTANTO ALL'AGCOMSI DIMETTE UN ALTRO RELATORE - Le nuove norme sul diritto d'autore online non divide solo la Rete. Ma anche il consiglio direttivo dell'AgCom, l'autorità per le comunicazioni che sta per varare il provvedimento. Dopo le dimissioni da relatore del commissario Nicola D'Angelo, il lunedì 4 luglio ha rinunciato anche il suo successore Gianluigi Magri. Da indiscrezioni si apprende che la sua decisione sarebbe da ricollegare alle polemiche che si sono scatenate sul web dopo la sostituzione dell'altro relatore, Nicola D'Angelo, con il commissario Sebastiano Sortino. Secondo il popolo della rete, infatti, la sostituzione sarebbe sospetta, perchè D'Angelo avrebbe espresso perplessità sul provvedimento. L'intenzione di Magri, con le dimissioni, sarebbe quindi di svelenire il clima ed evitare strumentalizzazioni, respingendo qualsiasi illazione su un'estromissione 'calcolatà del collega D'Angelo. Per quanto riguarda il provvedimento, adesso si attende la mossa del presidente dell'Agcom Corrado Calabrò, che deve decidere se nominare o meno un nuovo relatore accanto a Sortino

ANCHE VENDOLA CONTRO LE NUOVE NORME - Molti i politici che hanno già aderito alla manifestazione. Il governatore della Puglia e leader di Sel Nichi Vendola parla di attentato alla rivoluzione web. «Internet è molto di più di un nuovo modo di comunicare tra i tanti - spiega -. È il più importante mezzo di produzione, ri-produzione e fruizione del sapere, di condivisione della conoscenza e persino delle esperienze di vita. In quanto rete è un luogo che non divide più così nettamente produttori e consumatori: chiunque può diventare giornalista, scrittore, regista, musicista, rompendo le vecchie mediazioni del passato. È una rivoluzione vera e propria: chi era sotto ora può essere sopra, chi era periferia può diventare centro». Il presidente di Sinistra Ecologia Libertá ha riassunto il proprio pensiero sul punto sul proprio sito- «Ma perchè la Rete continui - prosegue il leader di Sel - ad essere questo luogo straordinario occorre che rimanga libera. Le decisioni che l'Autoritá Garante per le Comunicazioni si accinge a prendere non aiutano l'espressione della libertá ma rischiano di fare dell'Italia uno dei Paesi più chiusi, dove con il pretesto della tutela del diritto d'autore potrebbero realizzarsi veri interventi censori. È sacrosanto tutelare il diritto d'autore - insiste Vendola - ma questo non può essere fatto a discapito della Rete. Serve invece una grande revisione del copyright che trovi il modo di assicurare i diritti di tutti».

LA POSIZIONE DEGLI AUTORI - «In nessun documento nè comunicato dell'Associazione è mai stata avanzata la richiesta di chiudere siti nazionali nè internazionali, nè tantomeno di altre misure 'liberticidè»: La comunità dei 100autori, associazione che riunisce circa 400 tra registi, sceneggiatori e operatori di cinema e tv, ribadisce la propria sul problema della fruizione delle opere cinematografiche e di fiction in rete. «E non c'è volontà liberticida nell'auspicare, come chiedono i 100autori, che si apra una ampia discussione sulla delibera Agcom - aggiunge l'associazione - così che tutti i soggetti interessati possano dare il loro contributo di idee e conoscenze per aggiornare l'attuale diritto d'autore alle nuove tecnologie e per riflettere sul complesso rapporto tra libertà di informazione e di espressione individuale, che non può essere ridotto demagogicamente a identità. Nulla vieta che alla fine di questa consultazione le proposte avanzate dall'Autorità - e che per ora non conosciamo - possano essere radicalmente emendate o rigettate»


Redazione online
05 luglio 2011 11:25





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Anonymous, svelata la rete in Italia

Corriere della sera

Perquisizioni all'alba. Il leader, 26 anni, risiede nel Canton Ticino, firmava le azioni in rete come "Thre"


MILANO - Gli Anonymous non sono più «anonymous», almeno in Italia. Con una raffica di perquisizioni che si sono svolte questa mattina all'alba, la Polizia informatica guidata da Antonio Apruzzese ha concluso la fase delle indagini sugli attacchi orchestrati dal gruppo di hacker negli ultimi mesi.

IL CAPO DEL GRUPPO - Il Cnaipic della PolCom avrebbe individuato anche il promotore del gruppo che, da quanto si apprende, è un italiano di 26 anni che vive in Canton Ticino noto in rete come Thre (il suo cognome all'anagrafe sarebbe Frey). La PolCom é entrata nella sua abitazione all'alba per perquisire le macchine da cui sono stati gestiti gli attacchi. Insieme a lui altri 2 hacker sono stati denunciati, mentre sono 36 in tutto gli informatici al momento coinvolti nelle indagini della Polizia nel quadro dell'operazione «Secure Italy». Nel gruppo operano anche dei minorenni. Da gennaio fino a poche ore fa gli attacchi dimostrativi del ramo italiano di Anonymous avevano colpito sia i siti di aziende come Eni, Finmeccanica, Poste e Unicredit, sia quelli istituzionali come Senato, Camera dei Deputati, Palazzo Chigi e AgCom, tutti obiettivi scelti in seguito a fatti di cronaca o decisioni relative alla Rete. La scelta dei target avverrebbe con una votazione che interessa anche il network internazionale di Anonymous.


LA STRATEGIA DEL VIMINALE - La linea seguita dal Viminale, che nei primi mesi aveva optato per un approccio soft per evitare di dare troppa importanza e visibilità al gruppo, sarebbe cambiata dopo le ultime scorribande. Secondo una fonte investigativa non ci sarebbe nessuna volontà di mettere un "bavaglio" alla rete. Non si perseguono i reati di opinione, ma solo i danni causati che sarebbero ingenti anche se la politica delle aziende colpite é quella di non rivelare nulla. Tra gli attacchi piú riusciti ci sarebbero quelli ai danni dell'Eni. Le accuse non dovrebbero portare a degli arresti ma da parte dei danneggiati potrebbero ora partire le cause civili. Secondo fonti del ministero degli Interni da oggi é massima allerta: non sono escluse infatti azioni dimostrative da parte degli altri rami internazionali di Anonymous contro il segnale lanciato dal Viminale agli affiliati italiani.

Massimo Sideri
05 luglio 2011 10:49

Droga, 34 arresti: business da 750mila euro al mese. In manette il boss Casillo

Corriere del Mezzogiorno

 

Svelato accordo fra i clan locali: unirono le forze per ostacolare i rivali nelle «piazze» di Boscoreale

 

NAPOLI - C’è anche il boss Francesco Casillo, 37 anni, ritenuto il capo del clan camorristico Aquino-Annunziata, tra le 34 persone arrestate dai carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata, a Boscoreale, nel Vesuviano. L’inchiesta ha svelato l’esistenza di un accordo tra i clan Aquino-Annunziata di Boscoreale e Gionta di Torre Annunziata per impedire che in una piazza di spaccio, al rione Piano Napoli di Boscoreale, ai confini tra i due comuni, entrassero altre organizzazioni criminali.

 

 

Le persone arrestate sono accusate a vario titolo di associazione a delinquere per traffico di droga, detenzione e porto abusivo di armi, ed anche del tentativo di indurre un pentito a ritrattare le dichiarazioni rese minacciando i suoi familiari. L’inchiesta partita nel marzo 2009 fino al maggio scorso ha visto più di 100 persone indagate e ha portato al sequestro di cocaina, marijuana, crack e droghe sintetiche, nonchè pistole e fucili mitragliatori.

I carabinieri del gruppo di Torre Annunziata, guidati dal colonnello Andrea Paris e coordinati dalla Dia di Napoli, hanno documentato i traffici di droga della compagine criminale che gestiva la «piazza di spaccio» nel rione di Boscoreale, che riforniva tossici ma anche pusher, e che fruttava 750mila euro al mese. Contemporaneamente agli arresti di questa mattina i militari hanno sottoposto a sequestro preventivo beni mobili, immobili e societari riconducibili ad alcuni arrestati del valore stimato due milioni di euro. Casillo è stato arrestato nella sua villa di Boscoreale. Una dimora quadrifamiliare con piscina, palme, bar e barbecue. Sullo sfondo anche una statua di Gesù.

 

Francesco Parrella
05 luglio 2011

Le patatine fritte, una droga irresistibile: somigliano tanto alla marijuana

Il Messaggero

Uno studio diretto dall'italiano Piomelli: stimolano il rilascio di endocannabinoidi, dopo la prima non si riesce mai a fermarsi




ROMA - Una patatina fritta tira l'altra, come le ciliegie. O forse sarebbe meglio dire, dopo uno studio di un team dell'università californiana di Irvine diretto dall'italiano Daniele Piomelli, come le canne. Non quelle al vento, ma quelle fatte di marijuana. E nonostante tutti sappiano che la patatina fritta in quantità proprio bene non fa, non si riesce a limitarsi, bisogna continuare a mangiarne finchè il piatto, o la busta, non resta vuota.

Quella che sembrava solo una questione di gola è invece ascrivibile a una ragione chimica precisa: le patatine fritte, ma anche le le altre schifezze, sono come una vera e propria droga, con tutte le conseguenze della dipendenza.

I grassi di questi cibi inducono lo stomaco a produrre droghe naturali simili alla marijuana
, gli endocannabinoidi, che accendono il segnale di no stop, cioè l'irresistibile desiderio di mangiarne ancora.

La nuova scoperta dell'equipe di Piomelli sembra anche rinforzare l'idea del cibo come droga. Nello studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, si sostiene che vengono sfruttati gli stessi meccanismi neurali delle droghe per farci cadere nella rete dell'abbuffata senza controllo.

I ricercatori hanno studiato su topolini cosa succede quando mangiamo cibi grassi
: il problema inizia sulla punta della lingua, qui i grassi comunicano direttamente col cervello e attivano un sistema di trasmissione che invia un messaggio allo stomaco. I grassi chiedono cioè allo stomaco di indurre il rilascio dalle sue pareti delle droghe naturali dell'organismo, gli endocannabinoidi. Questi fanno il resto: attivano il segnale che induce a voler ancora quel cibo e quindi finiamo per stramangiare senza riuscire a dire basta. Peraltro altre sostanze contenute nei cibi come le proteine non sembrano avere questo potere drogante sullo stomaco.


Lunedì 04 Luglio 2011 - 22:50    Ultimo aggiornamento: 22:53




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No al risarcimento del danno biologico per la mamma che perde la figlia nel sinistro

La Stampa


In caso di morte del prossimo congiunto lo stato di prostrazione in cui si possono trovare i congiunti superstiti può essere risarcito come danno non patrimoniale e non come danno biologico. Lo ha stabilito la Cassazione (sentenza 2557/11).

Il caso


La vicenda tratta di un incidente stradale nel quale ha trovato la morte una ragazza romana travolta da una autovettura. Il Tribunale di Roma ha condannato il proprietario dell’auto, l’assicurazione ed il Comune di Roma. La Corte d’appello della capitale ha riformato in parte la sentenza assolvendo il Comune ed equiparando anche le posizioni dei genitori e dei fratelli. Avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma la madre della ragazza deceduta ha presentato ricorso in Cassazione.

I giudici di piazza Cavour hanno respinto il ricorso della donna. Hanno spiegato che l’interesse fatto valere è quello della intangibilità della sfera degli affetti e della reciproca solidarietà nell’ambito della famiglia ricollegabile ad alcuni precetti costituzionali. Tale interesse non ha natura economica e la sua lesione non apre la via al risarcimento previsto all’articolo 2043 del codice civile. Escluso che alla madre della vittima spetti il danno biologico, la Suprema Corte ha reputato corretta l’interpretazione dei giudici di merito includendo in quello non patrimoniale lo stato di prostrazione con tutti i sintomi connessi alla perdita del figlio.





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Sette miliardi di opportunità per la Terra

La Stampa

Il Fondo Onu per la popolazione lancia l'iniziativa "Sette miliardi di persone, sette miliardi di azioni".

Ma la questione rimane aperta: "Una nuova opportunità o una minaccia globale?"

PAOLO MASTROLILLI



INVIATO A NEW YORK

L’ orologio ticchetta inesorabile, sul sito dello «United Nations Population Fund»: alle otto di ieri sera sulla Terra c’erano 6 miliardi, 929 milioni e 976.450 esseri umani. Entro la fine dell’anno raggiungeremo la soglia dei sette miliardi, anche se le stime variano: accadrà a luglio, secondo il «Census Bureau» americano, mentre l’Onu scommette sulla fine di ottobre.

Per non farsi prendere comunque di sorpresa, l’Unfpa, ossia l’organo sussidiario dell’Assemblea Generale che si occupa dei temi della polazione, lancerà già domani la prima iniziativa globale su questo traguardo storico. L’ha chiamata «7 Billion People, 7 Billion Actions», ossia sette miliardi di persone, sette miliardi di azioni. Con l’aiuto di grandi sponsor, da Facebook all’Ibm, chiederà alle aziende, ai media, alle organizzazioni non governative, alle università, alle agenzie dell’Onu, alle singole persone, di raccontare storie concrete oppure prendere impegni su come affrontare i problemi più pressanti dell’umanità. Sette miliardi di persone sono un’opportunità o una minaccia?

Sette, ovviamente, sono le chiavi offerte per rispondere: povertà e ineguaglianza, perché ridurre la povertà riduce anche la crescita della popolazione; donne e ragazze, perché eliminare le discriminazioni sessuali accelera il progresso; giovani, perché con l’interconnessione tecnologica stanno cambiando il mondo, ma bisogna garantire loro un futuro; salute riproduttiva, anche se su questo punto sono già garantite le polemiche; ambiente, perché dal nostro comportamento dipenderà la salute della Terra; invecchiamento, perché con la fertilità che scende e la vita media che si allunga, dovremo trovare nuovi modelli sociali; urbanizzazione, perché i prossimi due miliardi di esseri umani in arrivo vivranno nelle città, e quindi bisogna cominciare a pianificare in fretta la loro sistemazione.

Non è detto che questi siano gli unici temi, o i temi migliori, su cui impostare la riflessione. Infatti dietro la siglia Unfpa, e la sua ex direttrice Nafis Sadik, molti vedono solo l’istituzione protagonista della Conferenza del Cairo nel 1994, ossessionata dall’obiettivo di limitare le nascite. Ad esempio, quando al punto 4 chiede di «assicurare che ogni bambino sia voluto», l’Unfpa usa un linguaggio in codice per promuovere politiche di pianificazione famigliare che provocano ancora forti divisioni.

Ormai, però, il tema è più grande di così, e forse qualche numero aiuta ad inquadrarlo. Eravamo appena 3 miliardi nel 1960, e l’ultimo miliardo lo abbiamo aggiunto in appena 12 anni, dal 1999 ad oggi. Nel 2050 dovremmo essere 10 miliardi e mezzo e le città con più di 10 milioni di abitanti sono già oltre 20. Eppure i tassi di crescita stanno rallentando, un po’ ovunque. In Europa siamo scesi sotto la media di due figli per coppia, con Paesi tipo l’Italia che ormai ospitano quasi «razze in via di estinzione». Ma anche la Cina è scesa da 6 figli di media nel 1965 a 1,5 di oggi, mentre il Brasile ha dimezzato le nascite e l’Iran le ha ridotte del 70%. Resta fuori controllo l’Africa subsahariana, che però rappresenta solo il 16% della popolazione mondiale, secondo le stime del «National Geographic». L’India fatica a centrare i suoi obiettivi, ma per fare un esempio positivo, nello Stato del Kerala è bastato investire sull’istruzione delle donne per ridurre il tasso di fertilità all’1,7%. In molti casi si tratta di risultati raggiunti senza politiche imposte, come quella del figlio unico in Cina, le sterilizzazioni o gli aborti forzati: sviluppo, benessere ed istruzione cambiano anche il modo di vedere la famiglia, limitandone le dimensioni con metodi che non dividono.

Ma perché dovremmo celebrare come un successo il contenimento delle nascite? Secondo Thomas Malthus, anno 1798, perché alla lunga la Terra non avrà abbastanza risorse per tutte queste persone, e quindi toccherà alle guerre e alle malattie di ricostruire l’equilibrio. Finora, per fortuna, questa previsione si è dimostrata largamente sbagliata, così come quella di Paul Ehrlich, che ancora nel 1968 metteva in guardia dalla «Population bomb».

Di sicuro c’è che finora l’ingegnosità degli esseri umani ha trovato risposte adeguate quasi a tutte le nostre esigenze, e magari non staremmo neppure a fare questi discorsi, se il progresso della medicina non avesse fatto balzare a 77 anni l’aspettativa di vita nei Paesipiù sviluppati. Anche l’India è passata dai 38 anni del 1952 ai 64 di oggi, e la Cina da 41 a 73. Storie concrete e positive, dunque, come quelle che l’Unfpa spera di mettere insieme da tutto il mondo, per smentire ancora Malthus e trasformare quel numero immenso di esseri umani in sette miliardi di opportunità.



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Okkupanti abusivi ma "intoccabili"

Il Tempo


San Lorenzo, l'incredibile vicenda del "Palazzo" in piazza dei Sanniti. Da tre mesi Action presidia l'ex cinema dove dovrebbe aprire una casa da gioco.


Roma, l'ex cinema Palazzo a San Lorenzo «La proprietà è un furto», sosteneva il filosofo e anarchico francese Pierre-Joseph Proudhon. Era metà dell'800. Qualcuno tentò di mettere in pratica il suo assunto. E si arrivò al socialismo reale, che non distribuì la ricchezza ma si limitò a sostituire lo Stato ai privati. Oggi, nei Paesi dove regna l'economia di mercato (anche in quelli ex comunisti) «la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge», come recita l'articolo 42 della nostra Costituzione.

Eppure nella Capitale può accadere che un gruppo di persone occupino un locale con la forza, privino i suoi legittimi proprietari della possibilità di gestirlo e ne traggano vantaggio economico abusivamente. Il tutto in palese violazione della legge. Senza che nessuno intervenga. E trovando pure chi, con falsa retorica radical-chic, li difende e accusa gli imprenditori di voler privare i cittadini dello spazio per farne, invece, una sala da gioco con annesso centro culturale.

È un reato? No. Un abuso? Nemmeno. Ma non c'è neppure bisogno di entrare nel merito. Basta raccontare questa storia dal sapore gogoliano, emblematica dell'incapacità del Belpaese di garantire libere intraprese e di far rispettare il diritto. A sintetizzarla in modo esauriente e chiaro è stato, con un'interrogazione parlamentare, il deputato del Pdl Francesco Aracri. Il 15 dicembre 2010 la società «Camene Spa» stipula un contratto di locazione commerciale per l'affitto dell'ex cinema «Palazzo» in piazza dei Sanniti, a San Lorenzo.

Obiettivo: realizzare un «negozio del gioco» con tanto di autorizzazione dei Monopoli e delle altre autorità interessate. Nei locali, inoltre, è previsto uno spazio per l'associazione culturare «Cicero», che svolge attività di divulgazione scientifica del patrimonio storico e artistico, che organizzerà conferenze, spettacoli di intrattenimento, percorsi espositivi. Nel gennaio di quest'anno partono i lavori di ristrutturazione. Il progetto prevede la creazione di 50 posti di lavoro. Il 15 aprile, quando le opere sono quasi concluse, una ventina di persone che fanno riferimento ad Action si introducono nell'immobile, allontanano bruscamente gli operai e occupano i locali.

La Camene denuncia i fatti alla Procura. Segnala al commissarato di zona che nell'ex cinema ci sono un montacarichi che arriva fino a 14 metri di altezza, 150 metri quadrati di copertura in eternit (cioè di amianto cancerogeno) per il quale la Asl ha «intimato l'immediata rimozione» e, infine, una cabina ad alta tensione non presidiata. Se qualcuno si fa male, l'amministratrice della Spa, che è anche custode dei suddetti locali, potrebbe essere chiamata in causa. Per questo interessa della questione anche i carabinieri, i vigili del fuoco e la prefettura. Invano.

Lo sgombero richiesto non viene effettuato. Il pm titolare dell'inchiesta chiede l'archiviazione, scrivendo che si tratta (è già passato un mese) di «una introduzione momentanea». Il presidente della provincia Zingaretti, solidale con gli occupanti, si schiera contro il «nuovo scempio speculativo» e suggerisce che «spazi come questo, nel rispetto dei privati e del mercato, possano mantenere intatta la loro valenza sociale».

Intanto, mentre i Robin Hood di Action organizzano nello spazio sequestrato abusivamente spettacoli, smerciano senza alcun permesso birra, vino e pop-corn, la Camene sborsa ogni mese 15.000 euro d'affitto. Anche l'investimento della società (circa un milione di euro) è a rischio. Ma sono speculatori privati, capitalisti, affamatori e sfruttatori del popolo... Del «popolo», però, fanno parte anche i 50 futuri occupati nella casa da gioco e i contribuenti che, se la Camene chiederà un risarcimento allo Stato, ne pagheranno indirettamente le spese. Per non parlare del mancato incasso (sempre statale) dei Monopoli. A rimetterci, insomma, saranno come al solito i cittadini. Compresi quelli di San Lorenzo.


Maurizio Chigi

05/07/2011





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Ecco dove buttano i nostri soldi

di Nicola Porro


Paghiamo ancora per i terremoti di decine di anni fa o per i mutui contratti nell’altro secolo. Non solo ci trasciniamo la pesante eredità del debito pubblico, ma anche leggi di spesa i cui effetti si protraggono nel tempo. Questa è la vera bomba ad orologeria, che è già scoppiata e tra le cui macerie viviamo ogni giorno. Si mischiano interessi particolari, diritti acquisiti (nel lontanissimo passato), e circoli di interesse che non hanno alcuna intenzione di mollare la presa.



Un’inchiesta dettagliata, voce per voce, del mostruoso bilancio dello Stato. Ecco cosa ci siamo proposti di fare. Un grande economista liberale di inizio ’900, Amilcare Puviani, sosteneva come i conti dello Stato rappresentino una gigantesca illusione finanziaria. La loro scarsa trasparenza dà l’illusione che i nostri governanti, di qualsiasi ordine, grado e colore, perseguano l’interesse pubblico, ma nella realtà tutelano le molteplici caste che negli anni si sono succedute.
La caratteristica principale dei bilanci pubblici (oltre alla loro scarsa trasparenza) è il cosiddetto effetto trascinamento. Se per qualche motivo, in qualche epoca storica, si decide di destinare delle risorse ad un comparto, ad una combriccola, ad una finalità, tagliare ciò che è stato elargito è difficilissimo. I casi di cui scrive oggi Gian Maria De Francesco sono clamorosi. Paghiamo ancora per i terremoti di decine di anni fa o per i mutui contratti nell’altro secolo. Non solo ci trasciniamo la pesante eredità del debito pubblico, ma anche leggi di spesa i cui effetti si protraggono nel tempo.
Questa è la vera bomba ad orologeria, che è già scoppiata e tra le cui macerie viviamo ogni giorno. La politica, indipendentemente dal suo colore, ha una straordinaria incapacità di intervento. Si mischiano interessi particolari, diritti acquisiti (nel lontanissimo passato), e circoli di interesse che non hanno alcuna intenzione di mollare la presa. Una politica forte dovrebbe intervenire senza indugio. E nelle prossime settimane, in più puntate della nostra inchiesta, indicheremo nome, cognome e indirizzo dei capitoli di bilancio sui quali esercitare le forbici.
Ma una politica è forte quando su di essa non cadono sospetti. Prima di disboscare le follie del passato, deve tagliare dentro casa sua. Il ridimensionamento dei costi della politica (come abbiamo abbondantemente sostenuto ieri) non è risolutivo dei saldi complessivi. Ma gli uomini del Parlamento non possono chiedere un penny alle tante corporazioni che li circondano, se prima non hanno la coscienza pulita. Nella nostra inchiesta documenteremo bene anche i conti che riguardano gli uomini pubblici. Ma la lotta alla casta (come ora si usa definire) ha un senso solo se essa è lotta nei confronti di tutte le caste. E il bilancio dello Stato è la perfetta fotografia di questa Italia medievale. In cui ognuno ha un pezzetto di bilancio che in qualche maniera lo riguarda. Si tende in genere a pensare che la forbice vada usata solo per il vicino e ci si considera immuni dallo spreco e dall’elargizione. Non è così.
Con un bilancio dello Stato che vale in termini numerici più della metà della ricchezza prodotta in un anno in Italia, questa è una comoda illusione in cui i presunti virtuosi fingono di accomodarsi. Godetevi, senza farvi il sangue troppo amaro, la lettura.




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