martedì 14 giugno 2011

Ecco il giubbotto antiproiettile del futuro Non ferma solo i colpi, ma azzera i traumi

Quotidiano.net

E' stato inventato e brevettato dall'azienda Cit sr di Empoli


Le prove di sparo sull'innovativa piastra balistica Cit srl di Empoli

Empoli, 14 giugno 2011

Una moderna “corazza” in grado non solo di fermare i proiettili, ma di azzerare i traumi, spesso causa di ferite gravissime e di decessi nei casi di conflitto a fuoco. La straordinaria tecnologia è stata inventata e brevettata da Cosimo Cioffi di Empoli (Firenze) e sviluppata dalla società Cit srl, formata insieme alla moglie Elvira Bagneschi. 

Oggi, per la prima volta, i due imprenditori hanno deciso di mostrare foto e filmati sulle prestazioni eccezionali del materiale, a testimonianza della sua caratteristica più stupefacente: l’azzeramento del trauma. Un’efficacia che il prodotto garantisce per tutti i proiettili convenzionali incluso il 762x54 (il famoso dragunov russo) anche con colpi a raffica, caratteristica dei fucili militari.

Il nuovo materiale in polimeri e leghe (la cui esatta composizione resta coperta da brevetti nazionali e internazionali) ha applicazioni sorprendenti non solo nella realizzazione di giubbotti antiproiettile, anti taglio, anti trauma, anti stiletto e anti rimbalzo, ma anche in blindature e schermature (in campo militare e civile) da raggi e radiazioni di vario tipo.


Le prove di sparo (che vi mostriamo in esclusiva) sono avvenute davanti al dottor Giuseppe Panichi, medico legale presso l’Inps di Firenze. Dopo una pistola calibro nove e una 357 magnum, sono state ripetute con calibri sempre più grossi, fino al Kalashnikov, un AK 47, con proiettili full metal jacket. In ogni caso (anche nella prova ripetuta davanti ai nostri occhi su un manichino): sulla parte posteriore, quella a contatto col corpo, la piastra balistica è rimasta priva di ammaccature. Aprendola, non si trovano le ogive deformate, ma schegge minuscole, nelle quali la pallottola si è polverizzata. La speranza è che adesso una tecnologia come questa possa continuare a svilupparsi ed essere prodotta in Italia.




Lisa Ciardi




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Bologna, un drone sorvola la città per mappare il centro storico

Il Giorno


I voli, organizzati in collaborazione con il DAPT (Dipartimento di Architettura e Pianificazione Territoriale) dAlla Facoltà di Ingegneria dell’Università, hanno lo scopo di documentare la residenza comunale e le aree limitrofe




Bologna, 13 giugno 2011 - Quello che, questa mattina dalle 7 alle 11, ha sorvolato piazza Maggiore non era Ufo, ma un microdrone (MD4-200 Microdrones GmbH) con il quale la società EYE-SKY Srl di Bologna ha effettuato una serie di voli sulla piazza e su Palazzo D’Accursio.

I voli, organizzati in seno alla collaborazione avviata con il DAPT (Dipartimento di Architettura e Pianificazione Territoriale) della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna, hanno lo scopo di documentare la residenza comunale e le aree limitrofe con fotografie aeree di dettaglio. Le stesse fotografie aeree, con tecniche fotogrammetriche, permettono di impostare un rilievo tridimensionale degli elementi architettonici del palazzo difficilmente accessibili con tecniche tradizionali.

Nell’occasione sono state eseguite anche suggestive riprese aeree di Bologna con l’intento di realizzare una vista panoramica a 360° della città da Piazza Maggiore.





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Camorra, altro bacio sulla bocca stavolta tra boss e figlio 15enne

Il Mattino


Blitz dei militari contro i D'Amico a San Giovanni a Teduccio Carabinieri e fotografi insultati: donne e bambini del clan
si alzano le gonne e si abbassano i pantaloni


Camorra, insulti e sberleffi contro giornalisti e fotografi (NewFotoSud)

 Il bacio sulla bocca tra il boss e il figlio (YouReporter)





NAPOLI

Ancora unbacio camorrista, sulla bocca. Questa volta tra un boss e il figlio, un ragazzino di neanche quindici anni. Accade a Napoli, nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, alla periferia della città. I carabinieri arrivano davanti casa di Salvatore d'Amico, uno dei capi dell'omonimo clan che oggi è stato decimato da 24 arresti. Lui esce spavaldo. Ad aspettarlo, davanti al portone, con telecamere di videosorveglianza in ogni angolo, c'è suo figlio: capelli rasati, giubbotto, braccia alzate.

Il papà quasi lo scuote quando lo vede, poi lo bacia sulla bocca. Un bacio camorrista come quello che, a Napoli, c'era stato proprio pochi giorni fa, davanti alla Questura, quando furono arrestati due latitanti, Danilo d'Agnese e Carmine Amato, reggente del clan Amato-Pagani. A San Giovanni a Teduccio, oggi, anche tanti insulti nei confronti dei fotografi e operatori tv: gestacci, offese. C'era la mamma del boss, anziana, che ha alzato la gonna davanti agli obbiettivi delle macchine fotografiche. E insulti e gestacci anche dai ragazzini, di poco più dieci anni d'età, uno dei quali ha perfino abbassato lo slip. Per lui, il boss, invece applausi mentre andava via e mentre mandava baci, questa volta a tutti. 

Il blitz. I carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere arrestando 24 persone appartenenti al clan camorristico D'Amico, operante a San Giovanni a Teduccio, e ritenute responsabili a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni, associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di stupefacenti e violazione alla legge sulle armi.

Nel corso d'indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia sviluppate con attività tradizionali e tecniche e integrate da dichiarazioni di collaboratori di giustizia, i militari dell'Arma hanno identificato capi ed elementi di spicco del clan documentando intese e alleanze con i clan Mazzarella e Formicola durante una lunga fase di lotta armata contro il clan Reale-Rinaldi per conquistare il predominio sugli affari illeciti: estorsioni a tappeto venivano compiute ai danni di commercianti, artigiani e imprenditori con l'imposizione di gadget natalizi (calendari, agendine e altro) pagati a prezzo esorbitante.

Dall'indagine è emerso anche l'attività di traffico e spaccio di cocaina e marijuana con canale di rifornimento dal clan Lo Russo, presente nel quartiere Miano.


Martedì 14 Giugno 2011 - 10:11    Ultimo aggiornamento: 17:38




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Narcos: L'arena dei sequestrati obbligati a lottare come gladiatori

Corriere della sera


Costretti a battersi con bastoni, coltelli e mazze. Violenza senza fine. Interrotta solo dalla morte di uno dei duellanti




WASHINGTON – È il racconto di un criminale. Dunque va preso con le molle. Ecco ciò che ha rivelato al quotidiano texano “Houston Chronicle”: i narcos messicani organizzano combattimenti tra le persone rapite. Nuovi gladiatori costretti a battersi con bastoni, coltelli e mazze. Lo scontro finisce solo con la morte di uno dei duellanti.

ARRUOLATI O CARNE DA MACELLO - La storia era già emersa alcune settimane fa dopo la scoperta di una fossa comune con 200 cadaveri vicino a San Fernando, Tamaulipas. Alcune delle vittime presentavano fratture estese al cranio e il medico legale aveva stabilito che erano state eliminate con grossi martelli. Poi è emersa una prima testimonianza. I Los Zetas, uno dei principali cartelli della droga, hanno bloccato diversi bus diretti verso il confine americano ed hanno sequestrato dozzine di passeggeri poi trasferiti in alcune fattorie. Quindi è iniziata la selezione: chi ha accettato di essere arruolato è stato risparmiato, altri sono stati assassinati e altri ancora sono finiti a fare i “gladiatori”.

SCONTRI MORTALI - E, successivamente, avrebbero partecipato a scontri mortali organizzati nei ranch che servono da accampamenti. Non avevano scelta. Se si fossero rifiutati sarebbero stati freddati sul posto. Il sicario intervistato dal Chornicle non ha assistito alla lotta dei gladiatori ma ha raccolto le confidenze di alcuni complici. Che hanno aggiunto anche altri particolari. Sembra anche che alcuni ostaggi siano stati mandati in missioni suicide nelle località controllate dal “Golfo”, organizzazione impegnata in una battaglia senza limiti con i Los Zetas.

MOSTRI DA COMBATTIMENTO - Fonti investigative si sono rifiutate di confermare la versione del narco-bandito ma alcuni esperti, pur con cautela, sostengono che sia credibile. Del resto è sufficiente ricordare il trattamento riservato dai cartelli ai loro avversari. Decapitazioni, scuoiamenti, persone appese ai ponti e bruciate vive sono solo alcuni dei supplizi usati dai narcos. Massacri documentati dai blog messicani che pubblicano immagini orrende. Alcune ottenute dalla polizia, altre inviate dagli stessi banditi per vantarsi delle loro “imprese” e ammonire i rivali. Le invenzioni criminali nella regione di Tamaulipas non sono una sorpresa. I Los Zetas e il Golfo hanno, infatti, iniziato a usare dei blindati “fatti in casa” – dei veri mostri – nei combattimenti o per scortare i carichi di droga destinati agli Usa.


Guido Olimpio
14 giugno 2011





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India, AAA cercasi boia disperatamente

di Redazione


Lo stato himalayano di Assam ha lanciato un singolare appello: A.A.A. Boia cercasi. Ma nessuno ha risposto. In India vivono un miliardo e duecentomila persone ma non si riesce a trovare un "esecutore autorizzato"

 

 

Le esecuzioni capitali in India sono una rarità. L’ultima ha avuto luogo nel 2004. Ma lo scorso mese di maggio il presidente indiano ha respinto la richiesta di clemenza di un condannato morte. Una decisione inattesa, che adesso deve essere messa in pratica. Lo stato himalayano di Assam così ha lanciato un singolare appello: A.A.A. Boia cercasi. Ma nessuno ha risposto. Perché in India vivono un miliardo e duecentomila persone - ci sono banchieri e guru, miliardari e agricoltori, autisti di risciò e ribelli maoisti, studenti e star di Bollywood -, ma non si riesce a trovare un "esecutore autorizzato". La ricerca è faticosa, nonostante le autorità locali stiano provando a percorrere ogni strada, riferisce oggi il New York Times

Riviste e quotidiani hanno pubblicato un appello, che suona come un macabro annuncio: "La nazione cerca qualcuno che che metta il cappio attorno al collo di un assassino". Poi, come all’improvviso, si è accesa una luce. Ed è arrivata l’idea giusta. Qualcuno ha pensato a un nome e un cognome, Kala Kumar. Solo pochi anni fa, la scelta naturale sarebbe caduta su di lui, boia, figlio di boia. Impiccò uno dei due assassini di Indira Ghandi, nel 1989. Ma è morto da anni, passando il testimone al figlio Mammu Singh. Mammu, durante la sua carriera, ha provveduto a eseguire 11 condanne a morte. 

Ma anche lui è deceduto e così il suo erede naturale - Pawan Kumar - ha deciso di proseguire il lavoro del padre "e mantenere la tradizione di famiglia". Ha già presentato le sue credenziali. Ma la burocrazia in India impone tempi lunghi e Pawan è ancora in attesa di una risposta. I 75 dollari al mese che spettano al "boia" di professione sono un buon motivo per aspettare. Però i tempi stringono e la condanna a morte va eseguita. Il mese prossimo farà un colloquio. Se andrà bene, lo stato di Assam avrà trovato il suo uomo.

Dalla Cei alle associazioni i cattolici vanno a sinistra: torna il cattocomunismo?

di Andrea Indini


Avvenire loda la "macchina delle sberle", la Cei chiede un cambio di governo. I cattolici si spostano a sinistra disattendendo gli imput del Papa. Sembra che stia tornando il cattocomunismo...



Roma - Che fine ha fatto il voto dei cattolici? Dalle amministrative alla consultazione referendaria sembra tornare quella lontana voglia di catto-comunismo. Termini da Prima Repubblica, connotazioni che si sperava essere state già archiviate da tempo. Eppure il vero vento che cambia sembra spirare tra le parrocchie e l'associazionismo cattolico. Tanto che Avvenire, quotidiano solitamente moderato, celebra la "macchina delle sberle" che sta mandando a casa il governo Berlusconi.

Cosa è cambiato in questi anni? Sicuramente si è trattato di un processo silenzioso e continuo. Un "vento" - per dirla col vocabolario della sinistra - che è riuscito ad affascinare l'elettorato cattolico che si è stufato di votare i centristi. Lo dimostra il laboratorio milanese dove il neosindaco Giuliano Pisapia ha vinto grazie anche al sostegno dell'ala radicale della sinistra (da Rifondazione all'Idv, dai vendoliani alle frange extraparlamentari) ma ha preferito formare una Giunta in cui la società civile e i cattolici hanno la meglio.

Così, chi si aspettava una squadra pesantemente rossa si è trovato ad avere a che fare con un'accozzaglia di ex centristi. Non è, infatti, sfuggito ai grandi esclusi che il portafoglio di Palazzo Marino è andato nelle mani di un esponente del Terzo Polo, Bruno Tabacci - espressione dei poteri forti che vorrebbero dire la loro sulla vendita di importanti partecipate del Comune - e che come vicesindaco non è stato nominato il piddì "trombato" Stefano Boeri ma Maria Grazia Guida, vicepresidente di quella Casa della Carità guidata da don Virginio Colmegna e che, dopo aver intascato svariati milioni di euro dalla Giunta Moratti, le ha voltato le spalle. 

Le amministrative hanno aperto la strada. La consultazione referendaria ha confermato il trend. Non tanto nei numeri (già di per sé molto forti), quanto nei commenti che sono fioccati sui giornali cattolici. In primis Avvenire, appunto. " Il responso dei quattro referendum è chiaro, chiarissimo", spiega il direttore Marco Tarquinio nell'editoriale intitolato La macchina delle sberle. Quella delle sberle, sottolinea il giornale dei vescovi italiani, può sembrare un’immagine forte, ma "forte è soprattutto la realtà che fotografa e segnala.

Nelle urne ma - prima ancora - nei circuiti associativi e nei circoli formali e informali, nei passa-parola di piazza e di internet, si è messa in moto una vera e propria 'macchina delle sberle'. Oggi la dose maggiore è toccata indubbiamente a chi governa - la coalizione Pdl-Lega e il suo leader Silvio Berlusconi - ma i destinatari potenziali sono un pò tutti i protagonisti della scena politica nazionale". In sostanza, c’è ormai "una vasta e crescente insofferenza per la qualità della politica attuale". Un contributo al cambiamento "è venuto e potrà ancora venire dai cattolici italiani, che hanno le idee chiare su ciò che negoziabile non è".

Ma da dove arriva e vuole arrivare questo cambiamento?

Se Milano è solo l'inizio, il laboratorio ha radici profonde e passa anche dal porporato del cardinale Dionigi Tettamanzi che non è mai stato tanto tenero con il centrodestra. Ora, pare, il Vaticano vuole dare una sterzata alla diocesi meneghina mandando il cardinale Angelo Scola. "Si districherà tra rile­vanti e molto diverse eredità

scriveva domenica scorsa Giuliano Ferarra - ho l’impressione che il fu­turo pastore dei milanesi do­vrà, per i profili laici che sono parte della missione di un ve­scovo, scegliere tra una strate­gia della riconciliazione e una strategia della contraddizio­ne". Perché, da troppi anni, la diocesi e più in generale l'associazionismo meneghino ha abbracciato il buonismo e il relativismo del cattocomunismo.

"Abbiamo liberato Milano", ha tuonato il leader del Sel Nichi Vendola che ora punta a "liberare" i Palazzi romani. Stupisce che a far da sponda al governatore pugliese vi siano i vescovi. Non è infatti un caso che negli ultimi giorni la Cei si sia esposta con forza: "Il quorum superato di slancio va ben al di là del merito dei quesiti: rappresenta un messaggio diretto degli elettori, al di là degli schieramenti, direttamente al governo".

Un messaggio chiaro che, in qualche modo, abbraccia e interpreta il comune sentire dei cattolici. Stupisce, però, che questo sentire disattenda gli imput ripetuti più e più volte da papa Benedetto XVI sui valori non negoziabili. Valori che, col voto alla sinistra, vengono disattesi. Non è infatti un caso se dalla Giunta di Pisapia sia evaporato nel nulla l'assessorato alla Famiglia. Forse, proprio per combattere questa deriva il Santo Padre sta pensando di investire Scola di un incarico così importante.






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Caso Ruby, la Boccassini spara: "In questura un attacco militare"

di Redazione


Il procuratore aggiunto in tribunale per le repliche alle 16 eccezioni presentate dalla difesa di Silvio Berlusconi nel processo per il caso Ruby: "Nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 si sono presentate prima la Minetti e poi la Conceicao: "Abbiamo avuto un accerchiamento militare e si è diretto tutto in questura". Poi dice no al trasferimento del processo a Monza e accusa: "La difesa sapeva le cose prima dell'accusa"



Milano - Ilda la rossa spara alzo zero. La famosa notte tra il 27 e il 28 maggio 2010, quando Ruby, secondo l’accusa, venne rilasciata in seguito alle telefonate di Silvio Berlusconi, in questura si è verificato "come un attacco militare" perché in successione negli uffici di via Fatebenefratelli si sono presentate prima la consigliera regionale Nicole Minetti e poi la brasiliana Michelle Conceicao. Lo ha detto il procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini, replicando davanti ai giudici della quarta sezione penale alle eccezioni presentate dalla difesa del premier. Il pm ha ricordato che le indagini hanno ricostruito "tutto il tragitto" attraverso le celle telefoniche che ha portato la Minetti in questura quella notte "come un attacco militare". Negli uffici di via Fatebenefratelli, infatti, si era presentata poco dopo, come ha aggiunto la Boccassini, "anche la Conceicao che aveva saputo che la minore era in questura". Secondo il procuratore aggiunto, dunque, la notte in cui Ruby venne rilasciata e poi affidata alla consigliera regionale "abbiamo avuto un accerchiamento militare e si è diretto tutto in questura".
I tempi del processo È stato aggiornato al 18 luglio prossimo il processo sul caso Ruby che vede imputato Berlusconi per concussione e prostituzione minorile. In mattinata il pm Boccassini ha replicato, in meno di due ore, alle eccezioni preliminari presentate dalle difese del premier chiedendo che vengano tutte respinte. Nel corso della prossima udienza i giudici decideranno nel merito delle questioni sollevate con una lunga ordinanza.
No al trasferimento "Il processo a Berlusconi per concussione e prostituzione minorile deve restare al tribunale ordinario di Milano, non deve essere trasferito né al tribunale dei ministri per competenza funzionale né a quello di Monza per competenza territoriale". Lo ha detto ancora in aula la Boccassini spiegando che non c’è nessun reato ministeriale, commesso cioè da Berlusconi nell’esercizio delle sue funzioni. Il pm ha ribadito che il premier abusò della qualità del suo incarico non delle sue funzioni. No anche al trasferimento a Monza. "È vero che il funzionario di polizia Ostuni ricevette la telefonata del premier al fine di far affidare la minorenne Ruby nella sua casa di Sesto San Giovanni ma ciò non significa come dice la difesa che il reato si consumò a Sesto, distretto giudiziario di Monza. La minore venne affidata a Nicole Minetti che si recò in questura a Milano. Il reato si consumò a Milano".
L'accusa e la difesa "Indagini regolari, non c’è stata nessuna violazione dei diritti della difesa di Berlusconi che è stato messo nelle condizioni di difendersi con tutte le carte a disposizione, più di quanto succede normalmente alle persone sottoposte a indagine. A leggere bene si può vedere che le difese sapevano di
più del pubblico ministero da prima". Ha continuato il pm replicando alle eccezioni formulate dagli avvocati del premier nelle scorse udienze. Il pm ha spiegato che i legali di Berlusconi fecero indagini difensive già prima che il loro assistito ricevesse il 14 gennaio l’invito a comparire. "I risultati di queste indagini sono stati depositati in procura il 21 gennaio" ha aggiunto la rappresentante dell’accusa. "Berlusconi ricevette un invito a comparire di 389 pagine dove c’erano tutti gli elementi raccolti dall’accusa" ha ricordato la Boccassini per poi concludere: "Il 14 marzo la difesa ha presentato richieste all’ufficio del pm in relazione ad atti coperti in parte da omissis". Secondo la Boccassini "con il rito immediato non è stato compresso alcun diritto dell’indagato, la difesa non ha ragione di lamentarsi".




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Rubati gli occhiali del Mahatma Ghandi

Il Tempo



Erano custoditi in un ashram, museo e luogo di meditazione, nell'India occidentale. Ora le autorità dell'Istituto hanno intenzione di sporgere denuncia.

Mahatma Ghandi Qualcuno ha rubato i celebri occhiali rotondi del Mahatma Ghandi. Erano custoditi nell'ashram Sevagram, a circa 75 chilometri da Nagpur nello Stato occidentale del Maharashtra. Un reperto di grande valore per la cultura indiana, perché appartenuto al padre della lotta pacifica per l'indipendenza dell'India.
Il personale del museo si è accorto che gli occhiali erano stati portati via durante i preparativi per le celebrazioni dell'anniversario della fondazione dell'ashram. Ora le autorità dell'Istituto sporgeranno denuncia formale contro ignoti.


14/06/2011




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Reggio Emilia, locomotore senza conduttore urta vagoni, sfonda un capannone e deraglia: danni per 1 milione

Il Mattino


BOLOGNA - Un grave atto criminale, che poteva avere conseguenze tragiche e che ha provocato danni per un milione di euro. La direzione della Fer, Ferrovie Emilia-Romagna, definisce così quello che è successo nella notte tra sabato e domenica scorsi nello scalo di Dinazzano, a Casalgrande (Reggio Emilia), quando qualcuno si è introdotto nell'area, ha messo in moto un locomotore per poi lanciarlo alla velocità massima contro un convoglio fermo dentro un capannone. «L'atto compiuto presuppone - spiega un comunicato della Fer - perizia e padronanza nella guida del locomotore: elementi che lasciano indurre all'idea che non si sia trattato di una 'bravata' o di un atto vandalico o di un gesto di protesta non meditata. Al contrario: sulla base della dinamica dei fatti la Direzione di Fer ritiene che si sia compiuto un grave atto di natura criminosa che non solo ha provocato danni ingenti alla proprietà, oltre un milione, ma che poteva, potenzialmente, avere anche delle conseguenze tragiche. Infatti l'intera area è sottoposta al servizio di controllo delle guardie giurate che, casualità ha voluto, non si trovassero in quel momento nel retro del capannone sfondato».

La dinamica. Nella notte fra sabato e domenica - come riferisce il quotidiano Reggionline - qualcuno ha azionato un locomotore in sosta e lo ha messo in movimento. Il mezzo, prima di uscire dai binari, ha travolto un vagone vuoto e lo ha spinto contro un capannone e poi contro un'intera fila di vagoni che si è spostata. Alla fine sono rimasti danneggiati un locomotore, tre vagoni merci e due portoni che sono stati sfondati. Sulla vicenda indagano i carabinieri coordinati dal sostituto procuratore. Nello scalo merci è arrivato anche il sindaco di Casalgrande Andrea Rossi che ha voluto vedere di persona quanto accaduto. Della vicenda è stato informato anche il prefetto Antonella De Miro. Quel che è certo è che, per avviare una motrice, è necessaria una procedura particolare che non tutti conoscono e quindi chi ha operato è una persona esperta del settore.

Nella mattinata nello Scalo la Direzione di Fer si è incontrata con il Sindaco di Reggio Emilia, Del Rio, e di Casalgrande, Rossi, unitamente alla Direzione della Dinazzano Po e alle forze dell'ordine per prendere visione dell'accaduto. La Fer «esprime un forte ringraziamento a tutte le istituzioni che sono intervenute e in particolare al Prefetto per l'immediato e tempestivo interessamento e alle forze dell'ordine che già in queste ore si stanno impegnando nelle indagini». La Direzione della Fer annuncia di essersi «già messa a disposizione degli inquirenti per tutta la collaborazione necessaria nella consapevolezza che ci troviamo di fronte a un atto che non ha precedenti e le cui caratteristiche violenti e criminali meritano un forte livello di attenzione per assicurare alla giustizia colpevoli e ideatori». Già oggi lo scalo è tornato alla normalità.

Lunedì 13 Giugno 2011 - 18:18    Ultimo aggiornamento: 20:23




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Firenze, multata per aver dato riso ai piccioni

La Stampa






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Rai, via libera ai palinsesti ma scoppia il caso Fazio

Il Messaggero


Il conduttore vuole garanzie e lavorare ancora con Saviano
Salvi i programmi di Rai3, la maggioranza accetta la linea Lei







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Guidatore colpevole anche se la vittima dell'incidente muore per un errore medico

La Stampa


Secondo la Cassazione (sentenza 22165/11) la morte di una persona coinvolta in un incidente non è da addebitarsi al medico, anche se quest'ultimo commette negligenze nel curarlo.

Il caso

Un incidente stradale, accaduto nella Repubblica Ceca, aveva coinvolto tre donne rimaste gravemente ferite a causa di un sorpasso effettuato da un pirata della strada in un punto vietato. Una delle tre, dopo i primi soccorsi, venne portata in Italia per essere sottoposta a particolari cure mediche salvavita ma nonostante ciò, anche per l'accertata incuria dei medici e del personale sanitario, morì in seguito a un’embolia.
La Cassazione ha stabilito che le responsabilità del personale medico non bastano per scagionare il pirata dall’accusa di omicidio colposo. L’omicidio è stato causato in primo luogo per l’incidente e poi per le mancanze sanitarie. Il codice penale italiano (articolo 589 comma 2) afferma che "se il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina di circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da 1 a 5 anni".

Secondo la Cassazione, vige sempre il principio del nesso causale, in base al quale chi ha la prima colpa di qualcosa, paga per tutti.



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L'Ordine dei giornalisti sospende Sallusti E lui: "È persecuzione"

di Redazione


Come già successo a Feltri, adesso anche il direttore Sallusti è stato sospeso per due mesi perché ha consentito la collaborazione al senatore Renato Farina, già radiato dall’Ordine



Milano - Ancora una volta il Giornale finisce sotto tiro. Come già successo a Vittorio Feltri, adesso anche il direttore Alessandro Sallusti è stato sospeso per due mesi in seguito ad una azione disciplinare avviata dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia.
Il Giornale sotto tiro Il provvedimento di oggi è stato adottato perché Sallusti ha consentito la collaborazione per il quotidiano di via Negri del senatore Renato Farina radiato dell’Ordine nazionale dei Giornalisti. Medesima sanzione, per lo stesso motivo, era stata adottata nei confronti dell’ex direttore del Giornale, ora editorialista. Anche Feltri, infatti, era stato condannato in primo grado a una sospensione di sei mesi per il caso Boffo e per Farina. In appello la pena era stata poi dimezzata a tre mesi di sospensione.
Sallusti: è una persecuzione "È in atto una vera e propria persecuzione giudiziaria nei confronti dei giornalisti del Giornale - commenta a caldo il direttore -. E' una sentenza vergognosa e inconcepibile. Per fortuna non è esecutiva, faremo ricorso all’Ordine nazionale, altrimenti già oggi avrei dovuto liberare la mia scrivania". "Sono esterrefatto - spiega Sallusti - sono cose che si riferiscono ad anni fa e solo oggi arriva questa sentenza. Renato Farina era stato radiato dall’Ordine, si era dimesso dal Giornale, non ha ricevuto un centesimo per i suoi articoli. Qualcuno mi deve dire cosa avrei violato. Insomma Farina è come qualunque cittadino a cui è riconosciuto il diritto costituzionale di poter scrivere su un giornale. C’è un chiaro vuoto legislativo su questa materia e questa sentenza conferma ancora una volta che c’è una vera e propria persecuzione sia nei nostri confronti, vedi il caso di Feltri, sia nei confronti, più in generale, di tutti i giornalisti cosiddetti di centrodestrà".




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C'era il medico di bordo sulle navi di duemila anni fa

Corriere della sera


In un relitto ritrovato vicino a Pimobino è stata scoperta una vera cassetta di pronto soccorso




Sulle navi romane c'era

MILANO

Fra il 140 e il 120 avanti Cristo, Roma era in piena espansione in tutto il Mediterraneo. Poco tempo prima si era conclusa la terza guerra punica: sotto il comando del console Scipione Emiliano era stata distrutta Cartagine, nello stesso periodo la Grecia era diventata una provincia romana a tutti gli effetti. Erano gli anni dei due fratelli Gracchi, Tiberio e Gaio; la ricchezza pioveva su Roma, fulcro del mondo. Proprio in quel periodo un veliero, solcando il mar Tirreno di ritorno da un viaggio nel Mediterraneo, incappò in una tempesta e naufragò nel Golfo di Baratti, nei pressi di Piombino. Non è dato sapere che cosa successe all'equipaggio e ai passeggeri, ma di certo a bordo c'era un medico, con la sua "cassetta del pronto soccorso": lo hanno dimostrato gli studi di archeologi e biologi, duemila anni dopo il naufragio.

Il relitto del Pozzino (dal nome della baia dove affondò il veliero) è rimasto a 18 metri di profondità fino al 1974, quando fu individuato sotto un intrico di posidonia e iniziarono le missioni subacquee per riportarne a galla i tesori e svelarne i misteri. La nave, lunga 15 metri e larga 3, trasportava anfore, brocche, coppe di vetro, ceramiche, lucerne, tutte provenienti da Paesi del Mediterraneo orientale e dell'Asia Minore. Subito si capì che a bordo doveva esserci un medico, perché fra le altre cose vennero rinvenuti uno specillo (strumento lungo e sottile usato per esplorare le ferite), una ventosa in bronzo per i salassi, una brocchetta con filtro, un mortaio. Poi, nel 1989, la sorpresa: in una cassetta di legno c'erano 136 cilindretti in legno, rivestiti di stagno, contenevano una discreta quantità di dischetti. Perfettamente conservati grazie alla sigillatura ed esposti al Museo Archeologico del Territorio di Populonia a Piombino, hanno iniziato a svelare i loro segreti 20 anni dopo il ritrovamento.

Si tratta di pastiglie a base di erbe, antesignane delle attuali pillole: lo hanno accertato Robert Fleischer e Alain Touwaide dello Smithsonian Conservation Biology Institute di Washington (Usa), in collaborazione con il Laboratorio di Analisi della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, analizzandone con tecniche di biologia molecolare il contenuto. Luigi Campanella, direttore del Polo Museale della Sapienza di Roma, dove sono stati presentati gli ultimi risultati delle ricerche sul relitto del Pozzino, spiega: «In quelle pastiglie di circa un centimetro di diametro c'erano estratti di piante. I ricercatori hanno analizzato il Dna e identificato diverse specie vegetali utilizzate per curare infiammazioni, disturbi ai reni, tosse. Il medico, in pratica, aveva con sé l'armamentario per intervenire su piccoli, comuni malanni».

Le piante sono state riconosciute confrontando i tratti di Dna rilevati nelle pastiglie con le sequenze genetiche nel database dei National Institutes of Health statunitensi: in ogni "pillola" pare ci fossero una decina di erbe diverse, fra cui cipolla, carota, noce, cavolo, sedano, prezzemolo, ravanello, biancospino, achillea, ibisco. Tutte erbe abbondantemente presenti nei testi medici dell'antichità; probabilmente il medico di bordo le metteva assieme aiutandosi con il mortaio e gli altri strumenti che aveva con sé sulla nave. Gli storici ritengono probabile che le pillole venissero disciolte in acqua o vino, per essere poi bevute o applicate sulla pelle. Capire quali fossero le erbe contenute nelle pastiglie ha richiesto anni di lavoro ed è stata un'impresa non da poco. Come è possibile riuscire a fare indagini tanto accurate su reperti così antichi? «Senza dubbio è cruciale la qualità del materiale rinvenuto - spiega Gino Fornaciari, direttore della Divisione di Paleopatologia, Storia della Medicina e Bioetica dell'Università di Pisa -. Le tecniche attuali però ci aiutano molto, perché sono estremamente precise. La biologia molecolare, con l'analisi delle proteine e del Dna, è applicabile ai reperti di migliaia di anni fa come a campioni "freschi", senza differenza».

«La scienza offre grandi opportunità all'archeologia, oggi - aggiunge Campanella -. Grazie alle certezze delle analisi biologiche possiamo corroborare le nostre teorie o proporne di nuove, svelando misteri del passato». È proprio questa la parte affascinante del lavoro di questa sorta di "polizia scientifica" dell'antichità: con i metodi di oggi si può scoprire come vivevano i nostri antenati e magari trarne qualche insegnamento. Infatti, lo scopo neanche troppo nascosto degli scienziati che lavorano sulle pillole del relitto del Pozzino, fra le medicine più antiche arrivate fino a noi, è trovare qualche "mix" millenario che possa essere riscoperto dalla medicina attuale per la cura di qualche malattia. Gli "investigatori del passato" lavorano anche sui resti umani riesumati dagli archeologi: «Oltre a cercare di capire come gli antichi si curavano, può esserci utile anche comprendere come e di che cosa si ammalavano - spiega Fornaciari -. La paleopatologia, che studia le malattie del passato, aiuta a capire come si viveva nelle diverse epoche storiche, perché le patologie non sono mai eventi casuali ma sono prodotti dell'ambiente. E può servire ai medici di oggi: così come può essere interessante scovare rimedi in voga nell'antichità e provare a riproporli aggiornati, è altrettanto importante sapere come si sono evolute nei secoli malattie che ci affliggono ancora oggi. Tracciare la loro storia significa conoscerle meglio e magari trovare nuovi mezzi per combatterle con più efficacia.


Elena Meli
14 giugno 2011



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La resa di Lampedusa: "Abbandonati dai turisti"

La Stampa



Gli spot non sono bastati a contrastare l'emoraggia di turisti

Inutili appelli e spot tv: prenotazioni in picchiata (-80%), stagione compromessa



LAURA ANELLO
LAMPEDUSA (Agrigento)

Se non fosse che in costume da bagno si è dispensati dal saluto militare, qui alla spiaggia della Guitgia sarebbe tutto uno scattare sull'attenti. «Buongiorno, capitano», scatta un tenente abbronzato trattenendosi a stento dal portarsi la mano alla testa. «Salve, maggiore», scandisce un sottufficiale unendo i talloni sulla sabbia. Sì, sono loro adesso - le forze armate finite sul fronte di una guerra annegata nell'azzurro come nel film «Mediterraneo» - i più assidui frequentatori dell'isola di Lampedusa. Colonnelli, marescialli, sergenti, funzionari della Protezione civile, operatori umanitari, medici, mediatori culturali. I turisti, quelli veri, arrivano con il contagocce. «Ottanta per cento in meno dell'anno scorso», denuncia il sindaco Dino De Rubeis, volato ieri a Roma per incontrare la neo-coordinatrice degli interventi sull'isola, il ministro siciliano dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo.

Sabato sono arrivati solo due charter, contro i sette in media dell'anno scorso. E neanche pieni. In tutto, con i voli di linea, 470 visitatori a fronte dei 3.500 dei bei tempi. Il camping «La Roccia», paradiso spartano nel verde, viaggia intorno alle cento prenotazioni su un totale di ottocento posti tra bungalow e posti per roulotte. Del casinò e del campo da golf promessi da Berlusconi due mesi fa davanti alla piazza plaudente non c'è traccia, così come degli sgravi fiscali, della moratoria sui debiti, della zona franca, dell'abbattimento sui costi del carburante per i pescatori, della candidatura dell'isola al Nobel della pace e così via.

I provvedimenti economici, proposti come emendamenti del «decreto Sviluppo», sono stati appena giudicati inammissibili dal presidente della Camera Fini, gli altri sono rimasti sogni. O incubi, visto che un bel pezzo di isola aveva riso all'idea dei golfisti in brache e cappellino su un'isola che sembra un pezzo d'Africa finita per sbaglio in Europa. «L'errore che si continua a fare qui - dice Paola La Rosa del B&B Cala Pisana, cinque stanze da cui quasi tocchi il mare - è puntare su un turismo di numeri. Questa è un'isola per pochi, un ecosistema fragilissimo, bisognerebbe piuttosto destagionalizzare, fare iniziative di qualità. Non si può pensare di risolvere il problema abbassando i prezzi dei biglietti aerei e facendo venire qui migliaia di persone ad agosto. Detto ciò, i costi dei voli sono davvero spropositati».

Squilla il telefono, neanche a farlo apposta. Quattro milanesi disdicono la prenotazione di una stanza: «Trecentocinquanta euro a persona, 1.400 euro solo per il volo: non ce la facciamo», dicono mentre rientrano Chiara e Marco, ospiti entusiasti: «L'isola dei Conigli? Un paradiso, eravamo non più di cinquanta, la spiaggia tutta per noi».

Già. Gli annunciati voli a tariffe ridotte si sono rivelati poco più di una trovata pubblicitaria. Quasi una boutade la possibilità di spendere anche in alta stagione i buoni-vacanza per gli indigenti: a essere convenzionati sono in tutto due alberghi su 82, e tra i più costosi. Con il timbro «fatto» ci sono solo gli spot: più di cento passaggi televisivi, secondo il ministro Brambilla. Ma i fondali da sogno, il fascino di un'isola di bellezza estrema non sono stati sufficienti a vincere la diffidenza di coppie e famiglie, convinte di trovare qui un assedio di immigrati. Che invece approdano al porto. E spariscono, invisibili, con il loro carico di dolore e di speranza, dietro i cancelli dei centri di accoglienza e di identificazione. «Il nostro appeal non è stato sufficiente a spazzare dalla mente mesi e mesi di notizie negative», dice Damiano Lombardo, presidente di Federalberghi nelle isole Pelagie, una posizione diventata di trincea.
E se gli alberghi arrancano, gli affittacamere in nero (un comparto pari a quello regolare, duemila posti letto o giù di lì), tremano ancora di più. «Qui - racconta Mauro Seminara, palermitano trasferito da tre anni - ci sono centinaia di famiglie che campano tutto l'anno con l'affitto di tre stanzette ai turisti e un lavoro da cameriere in un hotel. Saltato l'uno e l'altro, non resta che la fame».

Antonio Martello, presidente del Consorzio albergatori, è uno dei pionieri del turismo lampedusano: «Un danno paragonabile a una calamità naturale», dice passeggiando per il corso che la sera è deserto. Solo i militari a fare i galanti con le sparute turiste in short: «Permette, signorina?». Per le turiste il corteggiamento è assicurato. Dovrebbero metterlo nei depliant.




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I numeri del referendum: Legittimo impedimento

La Stampa


14/06/2011 - REFERENDUM 2011, I PROBLEMI CON LA GIUSTIZIA

Legittimo impedimento: ecco cosa succede adesso




Il presidente del Consiglio durante un'udienza in tribunale a Milano

Pochi effetti pratici dopo la sentenza della Corte Costituzionale.
Resta la bocciatura della politica da parte dei cittadini
delle leggi ad personam



PAOLO COLONNELLO

ROMA

Nei fatti, adesso che il referendum ha abrogato anche l'ultimo residuo della legge sul legittimo impedimento varata dal governo il 7 aprile del 2010, ai processi di Silvio Berlusconi non cambierà assolutamente nulla.

Da una parte perché tra i vari collegi giudicanti e le difese è stato trovato da tempo un «gentlemen agreement» che ha stabilito a priori un calendario delle udienze "irrinunciabili" nelle quali le difese si sono impegnate a non bloccare lo svolgimento delle stesse anche a fronte di eventuali legittimi impedimenti o assenze del Premier (come è accaduto ieri, per esempio, al processo per i diritti tivù Mediaset); dall’altra perché la sentenza della Corte Costituzionale del gennaio scorso aveva in pratica già svuotato la legge abrogata ieri, bocciandola nelle sue parti più rilevanti come quella dell’insindacabilità da parte della magistratura sull’autocertificazione di Palazzo Chigi.

In vita rimaneva soltanto la possibilità di far valere, tra i vari motivi «d'impedimento», quelli previsti dal comma 1 della legge, ovvero «il concomitante esercizio di una o più delle attribuzioni previste dalle leggi e dai regolamenti» nonché le funzioni «coessenziali» dei vari impegni di un Presidente del Consiglio. Per capirsi meglio: l'inaugurazione di un ponte o di un palazzo o la presenza a una cerimonia di qualsiasi natura, avrebbero finora potuto rientrare tra i motivi di un legittimo impedimento da avanzare in aula. Da oggi questo non sarà più possibile.

Bisogna riconoscere comunque, che dopo la decisione della Consulta, che aveva consentito la ripresa dei vari processi dalla fine di febbraio, le difese del Cavaliere non avevano mai fatto ricorso alla nuova legge, limitandosi a chiedere l'attuazione delle vecchie norme che ovviamente rimangono in vita e consentono al Presidente del Consiglio, in caso d'improrogabili impegni di governo, di non partecipare alle udienze che lo riguardano chiedendone perfino il rinvio. Nell’ambito insomma del normale esercizio del diritto di difesa che prevede per le parti, ovvero avvocati e magistrati, potere esecutivo e giudiziario, "una leale collaborazione" così come raccomandato più volte dalla Consulta. Che significa non abusare dei propri privilegi da parte di esponenti del governo o parlamentari e contemperare i propri impegni con quelli degli illustri imputati da parte del collegio giudicante o del pm. A maggior ragione, la natura del voto referendario di ieri può leggersi come squisitamente politica, il segnale cioè che il Paese è contrario alle cosiddette "leggi ad personam".

Ieri comunque gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo apparivano ben poco colpiti dall'esito referendario che affondava definitivamente una legge da loro stessi voluta e che avevano già dato per persa dopo la sostanziale bocciatura della Consulta. Sembra di capire che i legali ormai non ragionino più in termini «politici», cioè valutando le ripercussioni d'immagine e di consenso per eventuali condanne del Premier, ma in termini sempre più pratici e personali. Con una strategia che miri cioè a salvare concretamente e senza danni «l'uomo» Silvio Berlusconi dai suoi numerosi processi. Fermo restando che l'unico vero danno inevitabile sarà la decisione della Corte d'Appello sul risarcimento milionario alla Cir di De Benedetti per lo «scippo» del «Lodo Mondadori», rimangono da stabilire a questo punto pesi e contrappesi dei tempi di prescrizione dei vari processi penali.

Il più insidioso, per la natura del reato di corruzione in atti giudiziari e per il precedente di una sentenza passata in giudicato del coimputato, ovvero il processo Mills, dovrebbe cadere in prescrizione nel gennaio 2012. Non è escluso che si arrivi a una sentenza di primo grado in ottobre, ma nessuna Cassazione farebbe in tempo a confermarla. Il processo Mediaset diritti tivù invece si prescrive nel 2014 ma qui al massimo, ragionano gli avvocati, ci potrà essere una condanna di tipo fiscale. Idem, e con minori danni, per Mediatrade. Rimane il processo Ruby, di cui stamattina si svolgerà una nuova udienza con le repliche del pm Ilda Boccassini alle eccezioni delle difese: un disastro dal punto di vista dell’immagine. Ma per i legali rimane comunque una partita ancora tutta da giocare. I cui esiti non sono ancora scontati.




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I numeri del referendum: Acqua

La Stampa


14/06/2011 - REFERENDUM

Acqua: il problema incomincia ora



Il rompicapo: senza i privati chi investirà i 60 miliardi necessari?
I Comuni costretti a ricomprare , e le aziende potrebbero andare in tribunale



RAFFAELLO MASCI
ROMA

E adesso che cosa cambierà nella gestione dell’acqua? «Ah, saperlo - commenta il sindaco di Asti, Giorgio Galvagno, che è anche il responsabile per i Servizi pubblici locali dell’Anci -. Nei Comuni ci troveremo ad affrontare una situazione di incertezza, con problemi di raccordo fra la legislazione europea e quella nazionale in materia. Una situazione di fronte alla quale bisognerà vedere quale sarà l’intento del legislatore nazionale, ma che nel frattempo impone agli amministratori locali una riflessione sul tema».

In sostanza si attendono lumi da una nuova legge, ma nelle more dovranno essere i Comuni stessi a organizzarsi, ovviamente all’interno degli Ato (gli ambiti territoriali ottimali, una specie di Asl dei servizi). La legge Ronchi, che è stata abrogata, imponeva la privatizzazione di almeno il 40% delle società di gestione dei servizi idrici, entro l’anno, e questo obbligo - ovviamente - non c’è più. Resta però la normativa comunitaria che consente, invece, di affidare la gestione del servizio sia alle società pubbliche, che a quelle private che alle miste, attraverso un sistema di gare. La possibilità di gestione privata, dunque, non è più vincolante ma resta come possibilità.

Ma qui nasce un nuovo problema. Questa possibilità, infatti, è del tutto teorica, perché il secondo referendum ha abolito la possibilità per i privati di avere una «adeguata remunerazione del capitale investito» (quel tanto discusso 7%). E quindi quale soggetto imprenditoriale vorrà impegnarsi in un business dal quale non potrà avere un ritorno certo e interessante? A complicare ulteriormente il quadro, poi, c’è il fatto che il referendum ha sì soppresso la norma che consente ai privati di guadagnare, ma non ha abolito il cosiddetto «metodo normalizzato» di definizione delle tariffe che, al suo interno, prevede anche un ritorno economico per gli investimenti. Siamo, quindi, di fronte a un rompicapo.

Ma non è tutto. Delle circa 110 società di gestione del servizio idrico, una quarantina hanno già al loro interno un soggetto privato, il quale ha tirato fuori dei soldi sapendo di trovarsi di fronte ad una concessione lunga (in genere 20-30 anni) e ad una ricaduta economica importante. Ora, per queste società la concessione non cambia, ma il business cambia eccome. E’ possibile, quindi, che molte (o alcune) di queste società facciano ricorso alle carte bollate e protestino per il repentino cambiamento, che trasforma i loro investimenti in flop.

La soluzione sarebbe, a questo punto, una ripubblicizzazione totale dell’acqua, con i Comuni che ricomprano le quote cedute ai privati: costo stimato un miliardo, che andrebbe ad aggiungersi ai due miliardi l’anno per 30 anni necessari a risistemare la rete idrica (60 miliardi in 30 anni). Questi soldi, posto che i privati daranno forfait, chi li tirerà fuori? Forse nessuno.

Per i finanziamenti non ci sono scenari al momento. Quanto alla normativa, la soluzione potrebbe venire da un nuovo intervento legislativo. Ma, per intanto e per rispondere ai quesiti dell’Anci, si potrebbe demandare il tutto a un parere del Consiglio di Stato (che qualcuno, però, dovrebbe interpellare).


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I numeri del referendum: Nucleare

La Stampa


14/06/2011 - REFERENDUM 2011

Nucleare, un altro schiaffo dopo l'87




Cosa succede ora? Bloccato il progetto del governo di avviare la costruzione di nuove centrali atomiche, dovrà essere adottata una nuova disciplina di modalità di adozione della Strategia energetica nazionale

Ora restano solo le energie verdi, mentre la società Enel- Edf sarà sciolta.

Ma l'elettricità non manca: la potenza installata è il doppio del fabbisogno



ROBERTO GIOVANNINI

ROMA

«Follow the money», seguite il danaro. Un buon metodo per capire che succederà ora che l’Italia ha rinunciato presumibilmente per i prossimi trent’anni all’energia elettrica di fonte nucleare. Ieri in Borsa, acclarato che il quorum c’era, i titoli delle aziende del settore delle energie rinnovabili hanno cominciato a salire vorticosamente. Società come Kerself, ErgyCapital e K.R. Energy hanno guadagnato dal 14 al 15%. Risultato a doppia faccia quello di Enel: la holding, che certamente perderà l’affare con la francese Edf per la realizzazione di almeno quattro megareattori, ha perduto lo 0,13%; Enel Green Power, la controllata delle rinnovabili, ha guadagnato l’1,67%. In generale, sono andate male un po’ tutte le grandi società del settore elettrico. Del resto, il nucleare sarebbe stato un grosso affare per pochi colossi; le rinnovabili sono un business su misura per i «piccoli».

Insomma, il futuro energetico del paese - come ha dovuto riconoscere lo stesso Berlusconi - da adesso in poi è legato a doppio filo (elettrico) con le fonti rinnovabili: solare termico, solare fotovoltaico, idroelettrico, eolico, biomassa, geotermico. Una transizione che per la maggioranza degli addetti ai lavori si potrà compiere con relativa tranquillità, senza l’angoscia di dover stare al buio. Primo, perché nella migliore delle ipotesi il nucleare italiano cancellato dal referendum avrebbe potuto cominciare a dare un contributo significativo intorno al 2020-25. Secondo, perché come si capisce osservando i dati ufficiali forniti da Terna l’Italia non ha un particolare bisogno immediato di energia elettrica. Nel 2010 disponiamo di una potenza installata - la capacità di generare elettricità in un dato istante - di 110,8 GW. La punta massima storica di potenza richiesta - era la calda estate del 2007 - fu di 56,8 GW. Una potenza adeguata per sostenere consumi anch’essi stazionari, a quota 338 GWh sempre nel 2010, assicurati per il 64,8% da fonti tradizionali (45,4% gas, 11,2 dal carbone), per il 22,2% dalle rinnovabili, per il 13% dalle importazioni.

La tendenza è chiara: negli ultimi 18 mesi sono stati installati 3 GW di fotovoltaico ed eolico, tantissimi. Il problema rendere questa elettricità più conveniente, favorendo l’innovazione tecnologica ed eliminando la fetta di truffe mirate a catturare gli incentivi pubblici. Gradualmente, potrà sostituire quella di fonte fossile. Per adesso la corrente «verde» è più cara. Le bollette certo non caleranno per un po’.

E il nucleare? Che fine farà tutto l’armamentario costruito dal 2008 in poi? Le ricerche su dove piazzare le centrali, ovviamente, finiranno al macero. L’Agenzia per la sicurezza nucleare un ruolo ce l’avrà: ci sono ancora le vecchie centrali non ancora decommissionate, bisogna trovare un deposito per quelle scorie. La ricerca continuerà, anche se ovviamente si lavorerà all’estero: Enel continua a gestire centrali in Slovacchia, Spagna e (in joint venture) Francia. I «contratti» con Edf per le centrali nucleari italiane non esistono e non ci saranno penali da pagare: a parte intese non impegnative, in concreto esiste solo una società mista Enel-Edf (Sviluppo Nucleare Italia) che doveva fare uno studio di fattibilità per i 4 reattori voluti dal governo Berlusconi. Che non si faranno più.




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I numeri del referendum: tutti i risultati comune per comune

La Stampa


Ultimo aggiornamento: 14/06/2011 00:44:00


Scheda numero 1: SERVIZI PUBBLICI LOCALI
enti pervenuti: 8092/8092
sezioni pervenute: 61599/61599
percentuale votanti: 57,04 %
schede bianche: 261697
schede nulle: 100128
schede contestate: 397
votanti: 26876193
Si
95,84 %
25411102 voti
No
4,16 %
1102869 voti

Scheda numero 2: TARIFFA SERVIZIO IDRICO
enti pervenuti: 8092/8092
sezioni pervenute: 61599/61599
percentuale votanti: 57,05 %
schede bianche: 202742
schede nulle: 88568
schede contestate: 252
votanti: 26880782
Si
96,32 %
25609682 voti
No
3,68 %
979538 voti

Scheda numero 3: ENERGIA ELETTRICA NUCLEARE
enti pervenuti: 8092/8092
sezioni pervenute: 61599/61599
percentuale votanti: 57,01 %
schede bianche: 196038
schede nulle: 91852
schede contestate: 291
votanti: 26862995
Si
94,75 %
25180252 voti
No
5,25 %
1394562 voti

Scheda numero 4: LEGITTIMO IMPEDIMENTO
enti pervenuti: 8092/8092
sezioni pervenute: 61599/61599
percentuale votanti: 57,00 %
schede bianche: 249682
schede nulle: 102699
schede contestate: 306
votanti: 26858978
Si
95,15 %
25220804 voti
No
4,85 %
1285487 voti




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