domenica 22 maggio 2011

Il Pdl insulta Pisapia: «Con lui sindaco droga libera e assessori ex terroristi»

La Stampa

Bossi: no a zingaropoli a Milano. Il candidato di centrosinistra: sono in difficoltà. Denunciate aggressioni da entrambe le parti







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Megalopoli-fantasma del miracolo cinese

La Stampa



Grattacieli senza inquilini, strade vuote, interi quartieri deserti.

Prezzi alle stelle: i cinesi sono ancora troppo poveri per comprare



ILARIA MARIA SALA
HONG KONG

La città di Sanya, nell’isola tropicale cinese di Hainan, si affaccia su un bel mare trasparente, unico in tutto il Paese. Ma il boom costruttivo di Hainan non è diverso da quello che si può vedere altrove: i grattacieli poco lontani dal mare, che offrono viste sconfinate sul Mblu, sono senz’altro attraenti per i potenziali acquirenti, che arrivano sull’isola un aereo dopo l’altro. Alcuni sono qui per le prime vacanze al mare della loro vita. La maggior parte per visitare dei progetti immobiliari appena finiti o ancora in costruzione, per fare un investimento: «Bisognava comprare qualche anno fa», dice Bao Zhilong, direttrice di una piccola agenzia turistica che ormai dispera di potersi acquistare una casa: «I prezzi sono impazziti».

Eppure, appena un paio di chilometri più a Nord della spiaggia di Sanya, ecco che appare una delle tante città spettrali della Cina: una torre dietro l’altra, grattacieli a quaranta piani di una ventina d’appartamenti ciascuno, strade semideserte e gru in piena attività che continuano a costruire senza sosta. I grattacieli proseguono fino a dieci chilometri verso l’interno, ed è inevitabile restare perplessi chiedendosi chi mai vorrà comprarsi appartamenti e villette così lontani da alcuna attrazione.

A Chongqing, una municipalità di 31 milioni di abitanti nell’interno della Cina, il boom nelle costruzioni è spettacolare come a Sanya: Xu Lin, una giovane agente immobiliare, ha l’aria un po’ a disagio nel dire: «Sì, stanno costruendo troppo… non so davvero come verranno assorbiti tutti questi appartamenti, anche perché i prezzi salgono così in fretta!».

Deliri locali
Ovunque, la stessa cosa: palazzoni, palazzoni, e ancora palazzoni, che espandono in modo incontrollato le città preesistenti, e creano anche dieci nuove città l’anno. Alcune di queste sono progetti interamente ideati dalle autorità locali per stimolare il Prodotto interno lordo, ma poi restano vuote. Come la città di Kangbashi, a trenta chilometri da Ordos, nelle steppe della Mongolia interna, una delle più famose «città fantasma» della Cina: costruita nel 2004 per ospitare 300 mila persone, oggi resta ancora semivuota. C’è un curioso museo d’arte dalla forma irregolare e un po’ bulbosa, viali alberati con villette e shopping malls. Per il momento è tutto vuoto. Gli abitanti sono meno di trentamila - per lo più impiegati governativi convinti a venire ad abitare qui dopo una serie di articoli della stampa cinese critici della megalomania e inutilità del progetto.

Dalla Mongolia interna al dinamico Guangdong, una delle regioni a più alto Pil dell’intera nazione, ecco che Dongguan (una delle città-fabbrica locali) ha costruito il più grande centro commerciale del mondo, il South China Mall. E’ talmente grande da essere attraversato da un canale, che si può percorrere in gondola - e infatti un’imitazione del campanile di San Marco a Venezia lo sovrasta, insieme a una replica dell’Arco di Trionfo di Parigi. I suoi 1500 negozi però sono quasi tutti chiusi e sfitti, e le uniche persone che percorrono il South China Mall sono gli addetti alle pulizie.

Qualche centinaio di chilometri più in là, a Daya Bay, c’è una nuova città costruita per contenere dodici milioni di persone. Il 70 per cento delle case costruite qui è ancora vuoto, cinque anni dopo. Non che nessuno stia comprando, qui e altrove: solo che gli acquirenti sono per lo più investitori, che hanno deciso che il boom immobiliare aiuterà ad aumentare il loro capitale, e aspettano per rivendere.

I nuovi ricchi in cerca di lusso
Gillem Tulloch, direttore della Forensic Asia Ltd. di Hong Kong, non è di quest’avviso: «Siamo davanti a una bolla speculativa senza precedenti», dice, prevedendo una crisi di proporzioni significative: «Si calcola che ci siano circa 64 milioni di appartamenti vuoti in Cina. Aspettavamo i dati aggiornati in aprile, ma ancora non sono stati pubblicati. La Cina è un Paese a capitale chiuso, e c’è molto contante in circolazione: per superare la crisi del 2008 Pechino ha immesso fondi nel mercato, aumentando in modo insostenibile l’inflazione. Ad acquistare sono in particolare i nuovi ricchi cinesi che si interessano di proprietà di lusso. Questo mentre molti altri non possono permettersi nemmeno quello di cui hanno bisogno». Tulloch è pessimista sul futuro, e prevede che la bolla scoppierà di qui a due anni, portandosi dietro la valuta cinese «che dovrà svalutare in modo massiccio», dice, ricordando come prima della crisi delle monete del 1997, che ebbe origine in Thailandia, tutti reputassero le valute delle «tigri asiatiche» sottocosto. L’inflazione cinese (che continua a essere superiore al 5 per cento malgrado i tentativi del governo centrale di abbassarla) «sta facendo perdere competitività alla Cina, ma quel “ribilanciarsi” dell’economia di cui tanto si parla non è ancora in atto: la Cina è un Paese che continua ad avere le esportazioni come motore principale di crescita, i consumi restano molto indietro perché il salario medio è molto basso».

«La crisi è inevitabile»
Le retribuzioni dei cinesi infatti restano sotto il livello di 1000 euro all’anno, secondo alcune statistiche. Tulloch non rimane convinto da nessuno degli argomenti solitamente avanzati per difendere la sostenibilità della crescita economica cinese (non ultimo quello che il governo di Pechino farà l’impossibile per impedire uno scoppio della bolla immobiliare), reputando che tutto quello che è avvenuto finora è servito soltanto a «ritardare l’inevitabile», peggiorando la situazione e rendendo più profondala crisi.

Quello che succederà è naturalmente ancora un mistero. Meno misteriosa invece è la desolazione di luoghi come Chenggong, nello Yunnan, dove si trova un campus costruito per ospitare 2,3 milioni di studenti. Ce ne sono undicimila. O di Zhengzhou, dove un intero nuovo quartiere di periferia appena finito, con alberghi, centri commerciali e torri residenziali, non ha nemmeno un pedone per la strada. Il dibattito sull’immobiliare cinese è aperto.



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Arabia Saudita, sfida il divieto di guidare: la polizia religiosa interviene e l'arresta

Quotidiano.net


Manal al-Sherif, una ragazza saudita di 32 anni, ha deciso di farsi riprendere alla guida di un'auto. Un gesto che è stato immediatamente punito. Il 17 giugno le donne si metteranno al volante per protestare contro il bando


Riad, 22 maggio 2011.


Donna al volante, pericolo per uno dei paesi più conservatori del mondo. Manal al-Sherif, una ragazza saudita di 32 anni, ha deciso di farsi riprendere alla guida di un'auto. Il suo video è stato pubblicato su Facebook e YouTube, a sostegno di una campagna che chiede l'abolizione del divieto che in Arabia Saudita impedisce all'altra metà del cielo di provare l'ebbrezza della velocità. Un gesto di sfida inaccettabile, che le autorità hanno immediatamente punito. "Mi hanno fermata - ha spiegato alla Cnn - e poi mi hanno arrestata".

Le autorità l'hanno rilasciata poco dopo. L'attivista dei diritti civili Walid Abou el-Kheir ha affermato che al-Sherif è stata fermata dalla polizia religiosa, che in Arabia Saudita è incaricata di far osservare i dettami dell'Islam. Il Paese guidato da re Abdullah è l'unico al mondo che vieta alle donne (anche straniere) di mettersi al volante di un'auto. Il gruppo guidato da Manal al-Sherif sta cercando di spingere le istituzioni a rivedere questa legge. "La nostra - spiega la donna sulla pagina Facebook Insegnami a guidare, così potrò proteggermi da sola - è una campagna che vuole aiutare le donne del nostro Paese. Cosa succede se mentre siamo in macchina al conducente viene un infarto? Allah ci perdonerà se ci metteremo al volante nei casi di emergenza".

In Arabia Saudita le famiglie più ricche assumono degli autisti che vengono pagati dai 300 ai 400 dollari al mese per accompagnare le donne al lavoro, a scuola o dal dottore. Chi non può permettersi questa spesa, può contare unicamente su parenti e amici. La battaglia per far cancellare il divieto è solo all'inizio. Attraverso Facebook, il gruppo di volontari che si è riunito attorno a Manal al-Sherif ha deciso di sfidare apertamente le autorità: il 17 giugno ha invitato tutte le donne saudite a mettersi al volante di una macchina. Più di 12mila persone hanno già dato la loro adesione. Per dare ulteriore slancio alla campagna, Manal al-Sherif aveva deciso di farsi riprendere mentre guidava. E' stato proprio questo video, pubblicato venerdì, a metterla nei guai.

Il countdown è già iniziato. In ogni caso, i volontari suggeriscono a chi raccoglierà il loro appello di non fare resistenza nel caso in cui venissero fermati dalla polizia. "Non vogliamo infrangere la legge. Siamo qui - precisa la donna su Facebook - solamente per rivendicare i nostri diritti più elementari".


di Luca Bolognini









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La vittima del pestaggio "Scalciava e mi urlava: questa città è nostra"

di Chiara Campo


Il racconto di Franca Rizzi: "Mi ha colpito sulla schiena Sono caduta e ha continuato...". Il pericolo: "Mi avevano già minacciato. Preoccupata? C’è aria di ’68"



«Quell’uomo sembrava un carro armato, un energu­meno, anche quando sono caduta ha continuato a dar­mi pedate, dicevano viva Pi­sapia la città è nostra, la città è nostra». Franca Rizzi, 65 anni, è ricoverato al secon­do piano, reparto di Neuro­logia dell’ospedale San Car­lo.


Se l’è vista brutta, cosa si ricorda?
«Era un gruppo di militan­ti del candidato sindaco del Pd, avevano le spille e i vo­lantini con il nome di Giulia­no Pisapia. Avevano i fi­schietti, la Moratti era appe­na passata davanti a tre o quattro bancarelle ma non riusciva a parlare con i citta­dini. E poi è stato un atti­mo ».

Cosa è successo?
«Uno del gruppo ha visto che avevo la spilla con Leti­zia Moratti sindaco e mi ha presa a ginocchiate nella schiena. Io dicevo di smet­terla ma non c’è stato verso e sono caduta. E non si è fer­mato. Sono piena di lividi e non sto in piedi».

Era la prima volta che le succedeva?
«Qualche settimana fa vo­lantinavo in via Washington e sono venuti a minacciar­mi. Mi vedono combattiva e se ne approfittano. Ma non è una battaglia, io chiedo so­lo che l­a Moratti possa gover­nare ancora Milano, loro in­vece ora si sentono ancora più forti e pensano di poter fare quello che vogliono».

È preoccupata?
«Non tanto per me, io se mi tenessi in piedi tornerei a volantinare anche adesso. E neanche per i miei figli che sono grandi. Ma dobbiamo essere preoccupati per i no­stri nipoti, mi sembra che siamo tornati al clima del ’68, c’è un’aria tesa non vor­rei che dovessimo sentirci in pericolo».

Il sindaco è venuto a tro­varla, è rimasto nella sua stanza per mezz’ora. Co­sa vi siete dette?
«È stata molto dolce, ha vo­luto sapere come sto e mi ha confortata. La Moratti è una persona eccezionale, rilas­sante, la città ha bisogno di essere guidata da una don­na come lei, non di rivoluzio­nari come Pisapia».




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Giuliano e Letizia "Ecco cosa vogliamo fare per questa città"

La Stampa



Letizia Moratti (41,58%), Giuliano Pisapia (48,04%)


Programmi a confronto per i due aspiranti sindaco


MARCO ALFIERI

MILANO

In teoria alle amministrative si vota per chi ti organizza il servizio idrico, la spazzatura, i trasporti urbani, gli asili nido, la sicurezza, il verde pubblico, le biblioteche civiche e gli spazi ricreativi. Cose concrete, quotidiane. Anche in realtà come Milano. Eppure questi sono giorni di ordalia: effetti speciali e bieche caricature, ben oltre la tradizionale propaganda. Dovendo inseguire il rivale, è soprattutto il centrodestra che attacca le ricette di Giuliano Pisapia. Ma cosa c’è scritto davvero nei programmi dei candidati a sindaco di Milano, nei punti più caldi sollevati in vista del ballottaggio?

Nomadi

Per Pdl e Lega se Pisapia vincesse trasformerebbe Milano «in una zingaropoli islamica». Di nomadi il programma dell’avvocato parla nel capitolo «Immigrazione non è illegalità. Il laboratorio di via Padova». L’esperienza dei campi rom viene definita «negativa». Da superare. Per questo «il problema della casa può essere affrontato guardando alle esperienze di autocostruzione» sperimentate nella democratica Torino e nella leghista Verona e cofinanziate dall’attuale ministero del Lavoro. Il programma di Letizia Moratti punta invece «sull’azzeramento dei campi irregolari», ma quelli «regolari messi in sicurezza e ridotti» rimarrebbero.

Moschea

Pisapia vorrebbe aprirne una in ogni quartiere della città, accusano i suoi avversari. In realtà nel suo programma si punta a concentrare il culto «in un grande centro di cultura islamica che comprenda, oltre alla moschea, spazi di incontro e aggregazione». Potrebbe diventare «una grande opportunità culturale per Milano». Di moschea, invece, non c’è menzione nell’agenda del sindaco uscente. Ma il consiglio comunale nel novembre 2009 ha approvato le linee guida per la costruzione di centri di culto islamici. E i primi firmatari sono stati proprio due esponenti del Pdl, Aldo Brandirali e Michele Mardegan. Inoltre, un centro multiculturale è previsto nel nuovo Piano urbanistico appena approvato dalla giunta Moratti.

Stanze del buco e centri sociali

Di stanze del buco non c’è traccia nelle 31 pagine del programma di Pisapia. Anche i centri sociali, che pure lo appoggiano, non vengono menzionati. A sua volta il centrodestra mette al centro della sua azione sgomberi «degli stabili occupati dai centri sociali» e ordinanze.

Sicurezza

Pisapia, se eletto, punta a «revocare le ordinanze inutili e dannose». «Illuminare di più i quartieri, i parchi e le zone periferiche». «Incentivare chi riapre i negozi sfitti». E «aumentare la frequenza dei mezzi pubblici negli orari notturni». In più la Polizia locale tornerà ad occuparsi di «infrazioni ambientali, urbanistiche, nei cantieri, annonarie e da circolazione stradale: non il corpo paramilitare agli ordini di De Corato». Moratti, se con fermata, promette la prosecuzione del «Progetto Sierra», ossia «il pattugliamento della città a velocità ridotta»; «l’aumento della sicurezza suimezzi pubblici»; «la diffusione dei braccialetti anti aggressione» e «il pattugliamento di sorveglianza vicino alle stazioni ferroviarie ».

Diritti civili

Il centrosinistra propone un registro simbolico delle unioni civili. «E’ doveroso – si legge nel programma - che l’amministrazione promuova e tuteli i diritti costituzionali attinenti alla dignità e alla libertà delle persone ». Il voto, invece, è materia di competenza nazionale. Ma Pisapia propone una modifica dello statuto del Comune perché ai referendum cittadini possano parteciparvi anche cittadini stranieri residenti. Su questi punti, il programma di centrodestra non si esprime.

Tasse

Letizia Moratti accusa Pisapia di voler alzare le tasse ai commercianti. Nel programma dell’avvocato si punta a privilegiare il prelievo sull’utilizzo/ consumo della città rispetto al prelievo sui redditi e ad aggiornare il catasto delle proprietà immobiliari per recuperare maggior gettito grazie ad una più corretta rappresentazione del valore delle proprietà ai fini dell’Ici seconda casa. In quello dell’attuale sindaco, invece, è prevista l’introduzione dell’Imu con l’intento di rimodularla al ribasso per le imprese artigiane e commerciali in difficoltà e in periferia, e per le nuove imprese ad alta tecnologia.

Lavoro

Pisapia propone di trasformare Afol, l’agenzia di formazione e orientamento lavoro, in un centro attrezzato della formazione. Inoltre, tra le proteste del centrodestra, promette la modifica della legge che vieta la partecipazione ai concorsi pubblici (sportellisti, conducenti di mezzi, tassisti) ai cittadini stranieri, introducendo il requisito di residenza/permesso di soggiorno. Moratti, infine, punta su agevolazioni per i negozi di vicinato e l’imprenditorialità giovanile. Incentivi all’apertura di locali e negozi. Potenziamento della fondazione Welfare ambrosiano e del Celav, il Centro di accompagnamento al lavoro. Eppure di tutti questi temi, nel dibattito infuocato, non sembra esservi traccia.




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Di Pietro grida sempre alla censura Ma è lui il re dei presenzialisti tv

di Laura Cesaretti


Tonino, che si atteggia a vittima del "regime" berlusconiano, è invece il politico più visto in televisione dagli italiani: dominatore incontrastato nei talk show della Rai. E subito dopo di lui il finiano Bocchino. I dati in uno studio dei radicali consegnato al Quirinale




Roma - In pieno putiferio contro i «comizi» (copyright del presidente Rai Garimberti) di Berlusconi in tv, il leader radicale Marco Pannella sale al Quirinale e denuncia - carte alla mano - la «comunicazione violenta del potere».

Quando Giorgio Napolitano leggerà il dossier che Pannella gli ha portato, fitto di dati e statistiche (elaborati dal Centro d’ascolto dell’informazione televisiva), avrà forse una sorpresa: sapete chi è il politico più assiduamente presente nelle cosiddette trasmissioni di approfondimento politico, e nelle fasce di massimo ascolto, quello che più spesso gli italiani si vedono spuntare a sera dal video di casa? Antonio Di Pietro.

Proprio lui, il Masaniello anti «regime», il grande castigatore (un po’ oscurato oggi dall’urlatore Grillo) che ogni giorno tuona contro la tv asservita al Cavaliere e che giusto ieri denunciava con toni altamente indignati l’«occupazione di cinque televisioni» da parte del premier e le «bugie a reti unificate» di Berlusconi. E che, nel frattempo, si metteva d’accordo con Bruno Vespa per occupare la massima ribalta pre-elettorale dei prossimi giorni: sarà lui, infatti, l’antagonista di Berlusconi nella puntata di mercoledì di Porta a Porta, alla vigilia dei ballottaggi. Antagonista solo virtuale e a distanza, visto che si tratterà di due interviste separate, ma tant’è: visto che Pierluigi Bersani ha declinato l’invito a fare da spalla al premier («Non è Berlusconi a fare la mia agenda»), l’offerta è stata girata a Tonino, che ha immediatamente accettato.

Servirà a far ulteriormente lievitare le statistiche offerte ieri dai Radicali a Napolitano: l’incrocio tra dati sulle presenze dei politici nei salotti tv e dati Auditel sull’ascolto delle relative trasmissioni, ha consentito di stilare una graduatoria piuttosto inaspettata dei politici cui è stata offerta la massima audience tv. Risultato? «Il primatista assoluto è Di Pietro», spiega Pannella. Lo studio prende in considerazione otto trasmissioni Rai, nel periodo marzo 2010-maggio 2011: Porta a porta, Ballarò, Annozero, L’ultima parola, In 1/2 ora, Che tempo che fa,

Telecamere e Agorà. Di Pietro, presente per 29 volte, totalizza 107 milioni di ascolti (poco meno della metà ad Annozero, 42 milioni). La medaglia d’argento? Se la aggiudica un altro grande oppositore del premier, Italo Bocchino, con 93,3 milioni di ascolti (trasmissione più generosa Ballarò). Terzo posto al ministro della Difesa La Russa, con 90,1 milioni di ascolti (soprattutto a Porta a porta). Quarto e quinto sono altri due esponenti della maggioranza: Maurizio Lupi (83,6 milioni) e assai staccato Roberto Cota (69,3).

Seguono Pier Ferdinando Casini (58,1) e - buon settimo - Pier Luigi Bersani (52,7). Ancora a scendere Rosy Bindi, Matteo Renzi, Nichi Vendola, Angelino Alfano. Fuori gara Berlusconi, che non compare in quelle trasmissioni. E fuori gara pure Marco Pannella, che nei salotti tv esaminati ha totalizzato zero inviti. «La scelta - denuncia lui - viene fatta solo all’interno del regime, nei suoi vari gradi». E il più interno al regime, è il sottinteso, è proprio l’onnipresente Di Pietro. Il quale infatti, in privato, si lamenta solo di una testata che a suo dire lo tratta male; e che invece di lui «segue sempre Bersani»: il Tg3, guarda caso appaltato al Pd nella lottizzazione Rai.

Resta da analizzare se tanti ascolti abbiano poi giovato alla causa dipietrista: a giudicare dai risultati elettorali pessimi, si direbbe di no.




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Invece ha fatto bene Senza Silvio i rivali in tv segnano a porta vuota

di Alessandro Sallusti


Da Annozero a Ballarò, la sinistra è sempre in onda con i suoi spot. Il premier non poteva fare altrimenti, altro che libertà di stampa a rischio





Giuliano Ferrara si po­ne una domanda fon­data, la stessa che di­versi lettori-elettori si fanno in queste ore di grande tensione politica. E cioè: fa bene oppure no Berlusconi ad alzare i toni del­lo scontro con gli avversari, ad usare la tv in modo massiccio, offrendo così il fianco alle criti­che? Ferrara, argomentando, giunge alla sofferta conclusio­ne che il Cavaliere sta sbaglian­do, malconsigliato, a fare quel­lo che fa. Invidio l’intelligenza e l’acu­tezza politica di Ferrara.

Il ma­laugurato giorno che Vittorio Feltri lasciò questo giornale, l’editore mi chiese se avevo bi­s­ogno di qualche cosa per sen­tirmi più tranquillo. Io risposi senza pensarci due volte: Giu­liano Ferrara. Sono stato ac­contentato e sono certo di aver fatto un regalo ai lettori. Giuliano è esattamente co­me Berlusconi, non si può prenderne solo un pezzo, quel­lo che di volta in volta più pia­ce. Come tutti gli uomini liberi è un personaggio scomodo, in­gombrante, non divisibile. Le analisi di Ferrara non so­no mai banali o scontate, il che non vuol dire che per for­za debbano essere sottoscritte a prescindere. Di quella che pubblichiamo oggi mi lascia­no perplesso un paio di cose.

Per esempio che Berlusconi agisca su consiglio di qualcu­no. L’uomo conosce il premier meglio e più di quanto lo cono­sca io, e quindi mi sorprende come possa immaginare che segua i consigli di chicchessia. A me sembra che Berlusconi, da sempre, ascolti tutti, ma poi decida di testa sua. Pensar­lo in balia di presunti falchi, co­me fanno alcuni uomini mo­desti della sua corte e i giornali dell’opposizione, è semplice­mente ridicolo, funzionale a squallide faide interne al parti­to. Se Berlusconi ha deciso di continuare la campagna elet­torale sulla linea dura, dun­que, è soltanto farina del suo sacco. Avrà i suoi motivi per farlo e fino a ora l’ha sempre azzecca­ta, con grande beneficio an­che per i cortigiani ora impau­riti dall’ipotesi di una prima sconfitta.

I quali motivi, peral­tro, non mi sembrano poi co­sì misteriosi o complicati. Prendiamo le contestate ap­parizioni tv dell’altra sera.Ec­cessive? Forse. Di certo l’op­posizione non ha questa ne­cessità, avendo gratuitamen­te spazi enormi e compiacen­ti dentro trasmissioni eletto­rali­mascherate da contenito­ri di giornalismo indipenden­te. Gli spot di Bersani e Pisa­pia si chiamano Ballarò , An­nozero , Che tempo che fa ecce­tera eccetera. Sono spot che durano più di qualche minu­to, siamo alla pubblicità in­gannevole mandata in onda con la complicità dell’Ordine dei giornalisti.

Come si fa a riequilibrare una simile ingiustizia? Of­frendo l’altra guancia, oppu­re reclamando con forza prendendosi, là dove possibi­le, ciò che la malafede ha tol­to? Io penso che Berlusconi bene faccia a scegliere la se­conda via perché altrimenti a furia di arretrare e tacere la si­n­istra si prenderà davvero tut­to. Faccio un piccolo esem­pio personale. Ieri sono stato a ritirare il premio di Giornali­smo Hemingway, forse il più prestigioso riconoscimento alla nostra professione. Una giuria evidentemente di paz­zi l’­ha assegnato a maggioran­za al Giornale per le sue batta­glie dell’ultimo anno.

Bene, per protesta, La Repubblica e il Corriere hanno ritirato, fat­to senza precedenti, i loro giu­rati, perché il giornalismo non di sinistra non può e non deve avere diritto di cittadi­nanza, tantomeno di premio. Di fronte a questo dovrem­mo tacere o denunciare l’ipo­crisia di quell’evidentemen­te falso difensore della libertà di stampa, ex comunista ma­scherato da sincero democra­tico di Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere , già pe­raltro punito dai suoi lettori che lo stanno abbandonan­do in percentuali a due cifre?

E se scriviamo questo, oggi il suddetto sincero paladino dell’indipendenza dei giorna­li dai propri editori a chi tele­fonerà, come gli è uso, per protestare e minacciare sfra­celli? No, caro maestro Ferrara, siamo circondati da mascal­zoni, alcuni dichiarati (i me­no peggio), altri camuffati da persone per bene. Non meritano di essere ricambia­ti con una moneta diversa da quella che usano loro. Il fatto che tu possa scrivere ciò che davvero credi è la prova che il Giornale ha tito­lo per ottenere il premio He­mingway. E per dire ciò che pensa sempre. Se poi alla Moratti (o a Maurizio Lupi) non piace, pazienza. Che pensino a vincere le elezio­ni, che è il loro mestiere, non il nostro.




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Preso il picchiatore pro Pisapia La vittima: "Ecco com'è andata"

di Chiara Campo


È in ospedale la madre dell’assessore Rizzi, presa a calci e ginocchiate al mercato di via Osoppo da un militante del candidato di sinistra: la donna presenta diversi traumi, il più importante alla cervicale. La vittima: "Scalciava e urlava: questa città è nostra" (leggi il racconto). Il pestaggio sotto gli occhi della Moratti: "È un episodio di brutale violenza". La Russa: "Clima di intolleranza che non si registrava da tempo". Pisapia: "Noi aggrediti due volte"



Milano - Non si abbassano i toni, ma si alzano pure le mani ora nella campagna elettorale per il ballottaggio a Milano. E una donna di 65 anni, colpevole di volantinaggio a favore di Letizia Moratti (ancora) sindaco, finisce all’ospedale San Carlo, sottoposta a esami del sangue, elettrocardiogramma, tac e radiografie. «Presenta diversi traumi, il più importante è alla cervicale» è il bollettino del primario del pronto soccorso Renato Dacco, che ha ricoverato sotto osservazione per la notte la signora Francesca Pagani, detta Franca, rimandata a oggi la prognosi.

Non è una militante qualunque, ma la mamma dell’assessore comunale uscente allo Sport, Alan Rizzi, e moglie del senatore Enrico scomparso 5 anni fa. E chissà se gliele avesse date ancora più forti il Pisapia-Boy - supporter del candidato sindaco del centrosinistra Giuliano - che tra le bancarelle del mercato di via Osoppo ha aggredito la donna poco dopo le 13, quando era assieme alla Moratti, al consigliere neoeletto del Pdl Pietro Tatarella, all’assessore regionale Stefano Maullu e al vicesindaco Riccardo De Corato.

È un attimo, una decina di aderenti al comitato di Pisapia, diversi con le magliette arancioni, le spille e i volantini, si avvicinano al corteo con i fischietti, impediscono alla Moratti di parlare con i commercianti e i cittadini, la insultano. Un uomo di 56 anni prende a ginocchiate la signora Rizzi, che cade. Continua a calciare anche quando è a terra. Sono momenti di tensione, lo stesso militante tira un pugno anche a Tatarella. Mentre tenta di scappare un ambulante lo blocca ma viene minacciato: «Lasciami andare o domani torno e ti distruggo il bancone».

Viene comunque fermato e identificato dai vigili in borghese che assistono alla scena e consegnano l’aggressore alla polizia. «Questo è il clima che i fan di Pisapia stanno costruendo in maniera scientifica per impedire alla Moratti di parlare con i cittadini - denuncia De Corato - un modus operandi che già abbiamo visto in passato ad alcune inaugurazioni. Ma ora si ripete in forme più violente. Non cadremo nel tranello, presenterò subito come deputato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno per chiedere conto delle indagini che verranno effettuate per accertare chi siano i responsabili». Che ci sia un clima surriscaldato sotto la Madonnina lo confermano i colonnelli di Lega e Pdl che fanno campagna nei mercati e nei quartieri da un mese. «I nostri militanti ci aiutano per passione, sono volontari, se continuano a ricevere insulti e minacce dai Pisapia-Boys dovremo fare un’assicurazione agli iscritti vittime di pestaggi» azzarda l’assessore del Carroccio Alessandro Morelli.

In serata il sindaco fa visita con il ministro Ignazio La Russa e il vicesindaco alla donna ricoverata in ospedale. La Moratti è visibilmente scossa: «Sono senza parole per il racconto che mi ha fatto, è stata un’aggressione molto violenta che non può in alcun modo essere giustificata». La signora, riferisce il sindaco, «è ancora sotto shock e ci sarà anche uno psicologo ad aiutarla. È stata aggredita da un fan di Pisapia». Che ieri ha rivolto i suoi auguri di pronta guarigione alla vittima, ha sottolineato di aver «sempre tenuto i toni bassi» durante tutta la campagna e si è augurato che il rush finale «possa svolgersi in un clima sereno».

Ribatte la Moratti, «mi auguro che alle parole seguano poi per coerenza dei comportamenti. Oggi è una giornata triste per Milano. Condanno ogni gesto di violenza, Milano non è questa. Da parte mia continuo la campagna come sempre dialogando con i cittadini». La Russa avverte «nei riguardi della Moratti un clima da anni ’70 che non si registrava da tempo, di assoluta intolleranza, come se Milano fosse appannaggio solo di chi sostiene Pisapia». Anche il premier Silvio Berlusconi si è informato personalmente sullo stato di salute di Franca Rizzi. Pisapia ha denunciato a sua volta due aggressioni di segno opposto, seguite da denunce, «una in via Osoppo e l’altra in centro, esponenti del Pdl hanno aggredito miei militanti». Nel gazebo del centro dove è scoppiata la rissa uno dei protagonisti agitava minacciosamente una catena. Non era del Pdl.






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Lasciata in auto, la piccola Elena è morta La mamma: mio marito è innocente

Corriere della sera

 

Deceduta dopo tre giorni di ricovero la piccola di 22 mesi dimenticata dal papà in un parcheggio per 5 ore

 

MILANO - La piccola Elena Petrizzi è morta. A comunicarlo, intorno alla mezzanotte, è stata la Direzione sanitaria del presidio materno-infantile Salesi di Ancona. La morte cerebrale della bambina di 22 mesi è stata dichiarata alle 17. Subito dopo è scattato il periodo di osservazione di sei ore, seguito dalla competente commissione medico legale, che alle 23 ha accertato il decesso. Il 18 maggio scorso Elena era stata dimenticata per cinque ore in auto dal padre, a Teramo. L'uomo era andato a lavorare convinto di aver già accompagnato la piccola alla scuola materna. La bambina di 22 mesi non ha mai superato lo stato di coma, nonostante un intervento chirurgico cui è stata sottoposta nelle ultime ore per ridurre un vasto edema cerebrale.

 

 

EDEMA CEREBRALE- Le condizioni della piccola Elena erano apparse disperate sin da subito. «L'elettroencefalogramma della bambina non è normale, ma non è piatto», aveva spiegato sabato pomeriggio la Direzione sanitaria del Salesi di Ancona. «L'intervento di decompressione cerebrale effettuato venerdì nel tardo pomeriggio - spiegava un bollettino medico emesso in mattinata - ha evidenziato un imponente edema cerebrale. Questo si inserisce in una situazione di insufficienza renale». Le condizioni della bambina erano pertanto definite «gravissime».

 

 

LA MADRE SCAGIONA IL MARITO - «Mio marito è un buon padre, non ha nessuna colpa». Lo ha detto, leggendo un messaggio, Chiara Sciarrini, la madre della bimba. La donna, in lacrime, ha letto un messaggio alle telecamere dei giornali: «Non c'entra nulla. Non ho mai accusato Lucio e mai lo farò perché lui non è colpevole».

 

Redazione online
21 maggio 2011(ultima modifica: 22 maggio 2011)